mercoledì 30 dicembre 2009

VERDI


"Radicali e Verdi? è una buona idea" - Michele Boato risponde all'articolo di Staderini e Cappato su Terra
29 dicembre 2009
• Dal quotidiano Terra del 29 dicembre

Quando, nel 1985, l'"Arcipelago Verde" ha fatto il salto verso la politica, presentandosi non più solo alle elezioni comunali in qualche città, ma in quasi tutte le regioni, il sostegno di Marco Pannella e dei Radicali fu determinante: non solo per la cessione del "sole che ride", divenuto allora simbolo ufficiale dei Verdi nelle istituzioni (salvo che in Sud Tirolo ed in Friuli VG, dove fu scelta la colomba), ma anche per la presentazione stessa di liste in regioni importanti, come il Lazio, Puglia, Campania ed altre. Tanto che la scelta di rappresentare le neonate Liste Verdi alla prima Tribuna elettorale toccò al sottoscritto (dopo un sorteggio con Alex Langer e Rosa Filippini) per volontà di Marco, che rappresentava la maggioranza delle liste presentate. Ora il patrimonio (che pure era cresciuto, negli anni 1990-95 anche a percentuali a due cifre, per esempio con 4 consiglieri in Reg.Veneto) è del tutto dilapidato, non solo nelle cifre, ma, peggio, nella credibilità. Truppe cammellate di Centri sociali sempre pronti a menar le mani oppure di Comunione e Liberazione, pilotate nei Verdi di varie regioni, assessori che di ambiente non sapevano nulla, ma di tessere e di poltrone moltissimo. Tutto questo e molto altro sono all'origine dell'anomalia italiana. In tutta Europa (non solo in Germania) alle elezioni europee del 2009 i Verdi hanno un successo fenomenale: in Francia Europe Ecologie ottiene il 16,3%, secondo partito al pari dei socialisti, 12,4 in Finlandia, 11 in Portogallo, 10,8 in Svezia, 9,5 in Austria, 9 nel Regno Unito, 8,5 in Belgio, e via via fino al 5 in Grecia e 4% in Spagna. In Italia, invece, l'eclissi totale, dentro il buco nero delle Sinistre Arcobaleno e Libertà. L'ecologismo in Italia è finito? No di certo nella miriade di associazioni e comitati: Amici della bicicletta o Leghe anti caccia, AmicoAlbero o Elettrosmog Stop, Gruppi di acquisto solidale o Ecoistituti. Ma il disorientamento politico è grandissimo: lontano da una destra senza valori, da una lega che ha inquinato il federalismo di razzismo e da una sinistra opportunista, arrivista, nepotista, l'arcipelago ecologista sostiene volta a volta la lista o il candidato che appare "meno peggio" o, sempre più spesso, nessuno. La proposta di una coalizione radicali-ecologisti alle regionali del 2010 (rilanciata a livello nazionale da Staderini e Cappato, e nel Veneto da Bortoluzzi) può essere, come nel 1985, un sentiero, per uscire dal deserto in cui si sono persi gli ambientalisti, per fare le proposte di cui la nostra società ha un enorme bisogno. Il tempo è ora, discutiamone apertamente.


Michele Boato direttore rivista Gaia ed Ecoistituto del Veneto

CUORE


ASSEDIO AL CUORE DELLA CITTA’

Finalmente anche qualche giornalista se n’è accorto! E bene ha fatto Barbara Burzi a scriverlo sulle pagine de Il Tirreno di Prato del 29 dicembre (“Le auto si riprendono il centro”)...
E’ accaduto quello che tanti cittadini e comitati avevano paventato prima e dopo l’ordinanza dei primi di dicembre che ha messo mano alla riduzione della ztl: tanti automobilisti l’hanno letta come un varco all’accesso libero e alla sosta selvaggia. Complici la gratuità dei parcheggi e il poco controllo.
L’illegalità (perchè anche questa è illegalità) domina incontrastata, gli autobus rallentano le loro corse, ciclisti e pedoni sono costretti a percorsi tortuosi e pericolosi; per tacere di inquinamento ed estetica.
Anche la giunta precedente non si era distinta per iniziative tese davvero a facilitare l’accesso al centro senza l’auto privata, ma questa, in esclusiva assonanza con le associazioni dei commercianti, ha iniziato con la riduzione della zona a traffico limitato.
A quando le barriere elettroniche? I residenti sono stufi di pagare la tassa annuale di permesso, spesso anche l’abbonamento ai parcheggi coperti, per ricevere in cambio la riduzione dei propri diritti causati dall’inosservanza delle regole e dallo scarso controllo.
Giusta è poi l’occasione per tornare anche sulle affermazioni del Sig. Tani, presidente dell’Associazione Centro Storico dell’Unione Commercianti di Prato, che nel suo delirante intervento apparso sul quotidiano Il Tirreno del 22/12/2009, stigmatizza l’ex Assessore Massimo Carlesi, per la “sfida culturale” che egli volle lanciare con l’approvazione del Piano Urbano della Mobilità.
Eppure, per tutti quei cittadini che riescono a guardare con obbiettività la realtà che ci circonda, appare chiaro che il problema è diametralmente opposto, ovvero nell’assoluta mancanza di una politica in grado di proporre proprio quelle sfide culturali nelle quali trovare la via d’uscita dai molti problemi del centro storico e della città in genere.
Proprio per questo, il PUM di Carlesi, a causa anche e soprattutto del svuotamento dei suoi contenuti più virtuosi che nel tempo si è voluto operare, appare sempre di più come il canto del cigno di una politica sempre più incapace di proporre soluzioni lungimiranti e di ampio respiro.
E’ così che a tutti quei cittadini che vorrebbero disporre di un centro storico vivo e vitale, per tutti gli aspetti della vita di una città, tra cui non ultimo quello del commercio, è immancabile che sorga il dubbio che la radice di certi problemi non stia anche nell’incapacità di taluni commercianti di farsi promotori quelle sfide culturali che il centro storico attende da tempo e che sicuramente troverebbero il favore della cittadinanza.

Coordinamento Comitati Cittadini di Prato

martedì 29 dicembre 2009

CARLORIPADIMEANA


COPENHAGEN


La Conferenza sul Clima di Copenhagen voleva salvare dal global warming gli orsi polari bianchi, ed è invece riuscita a far arrivare in Danimarca gli umani neri e incappucciati, i black bloc, che sfasciano le città storiche, concludendo così con un clamoroso fallimento. È stata una Conferenza partita male: preparata con atteggiamenti retorici e teatrali e, soprattutto, fondata su basi scientifiche controverse e manipolate, messe sotto accusa prima dell’inizio dei Lavori dai dati emersi con lo scandalo del climate-gate dell’Università dell’East Anglia, falsità confermate durante i lavori quando Al Gore, annunciando l’avanzato scongelamento del Polo Nord, ha citato una fonte che a distanza di poche ore ha smentito l’ex Vicepresidente americano di quanto gli aveva attribuito. La gestione della Conferenza da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, dello stesso Al Gore, del Principe Carlo e del Consigliere del Premier Brown, Nicolas Stern, è stata demagogica e imprudente. Un forte contributo in questa direzione isterica e catastrofista è venuto anche per mesi e mesi dal Presidente Barack Obama. Così, è accaduto che una capitale europea bene organizzata è stata messa in ginocchio per dodici lunghi giorni concludendosi con un flop planetario.
Comunque, è preferibile un fallimento ad un cattivo compromesso. Le parole di Obama hanno fatto altre volte miracoli, ma mi pare che la sua capacità di illusionismo climatico si stia riducendo: nel caso global warming, infatti, il Presidente non ha avuto dalla sua il Senato, e dunque alla fine della recita Hillary Clinton ha annunciato cento miliardi di dollari ai paesi più poveri per abbattere le loro emissioni. Questa decisione priva di altri impegni fermi e vincolanti degli Stati Uniti si iscrive ancora nella politica dei doni salva coscienza che tentano, in questo caso, di occultare gli altri mancati impegni degli USA. Il problema non si risolve certo così. Non sono infatti le emissioni CO2 dei paesi emergenti a costituire il maggior problema. Se si vuole abbattere l’inquinamento antropico del pianeta bisogna cominciare col farlo negli USA, in Cina e, a seguire, in India, in Messico, in Brasile.
La Conferenza ha svelato molte cose importanti di cui si dovrà tener conto. Prima di tutto è emerso che non è all’ordine del giorno la fine della civiltà industriale basata sul carbone, che include la siderurgia, la metalmeccanica, la petrolchimica. La società contemporanea carbon-free non è pronta. Il potere politico, è un’altra constatazione dopo la Conferenza di Copenhagen, non ha imboccato la strada del nucleare che è il modo diretto, piaccia o no, per ridurre il CO2. Eloquente a tale proposito il silenzio della grande Russia nucleare. Si è inoltre visto che la green industry a oggi è molto esile: lo constatiamo con una punta di ironia proprio nel momento in cui ci propongono, con incorreggibile retorica, una nuova generazione di biciclette con pedalata assistita, messa a punto da un italiano negli Stati Uniti. Si deve riconoscere da parte di osservatori onesti e realisti che non si vive di reti digitali intelligenti, le smart grid, peraltro costosissime, che dovrebbero sostituire tutti gli elettrocondotti, le grandi reti energetiche, ecc. . Non basta che l’Enel abbia delle tecnologie per chiudere nelle miniere dismesse il CO2 in eccesso per parlare di una consistente green industry italiana.
La Conferenza di Copenhagen è nata su attese sviluppate in modo abnorme nelle opinioni pubbliche che, sulla base di una cattiva cultura e di dati scientifici manipolati per scolpire nel bronzo che l’uomo sta alterando il clima producendo il riscaldamento globale, e che a tal fine occorrono misure autoritarie e spese sovrumane per evitare l’Apocalisse, si attendevano la palingenesi onusiana. Al Gore e Ban Ki-moon hanno già proposto di fare un nuovo summit a fine 2010 in Messico, preceduto da un incontro preparatorio a Bonn verso la metà del 2010. Anche lì, a Bonn e poi in Messico, si rischia di non concludere alcunché di efficace e reale, se non verrà rimossa la premessa, oggi ancora indiscutibile, che è alla base della teoria del global warming: è l’uomo che governa il clima e che solo lo può modificare. Se si vuol fare davvero qualcosa per sbloccare lo stallo in cui la grande impostura climatica ha paralizzato le Nazioni Unite, come abbiamo visto a Copenhagen quando decine di migliaia di giovani giunti da tutto il mondo hanno vissuto la frustrazione dello scacco, e l’inutilità degli scontri ripetuti contro la polizia secondo il piano dei black bloc, si deve, credo, compiere uno scrupoloso approfondimento scientifico del problema, senza più consegnarci agli apocalittici di professione. Abbiamo veramente bisogno prima di tutto di buona scienza e non del piagnisteo, per giunta violento, come a Copenhagen, sulla ingiustizia economica come capro espiatorio di tutti i problemi. In questo quadro fatto di dure realtà l’Europa deve ripensare a chi affidarsi: non può continuare a mettersi nelle mani delle lobby apocalittiche che serrano il Primo Ministro Gordon Brown, con il maturo Principe ereditario, gli enarchi a Parigi, Legambiente, Greenpeace e Rifkin a Roma. Così si crea solo frustrazione, temporanea retorica e nulla di fatto.
In Italia, ad esempio, una opinione diversa esiste e si è rafforzata nel 2009, ma molti non la conoscono per il silenzio, non innocente, di una parte della Comunicazione ufficiale. Parole di verità, invece, hanno scritto in particolare Il Foglio e Liberal. Le analisi del Centro Bruno Leoni hanno offerto una consistente e accuratissima argomentazione contro gli scenari estremi dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change). Ci sono poi illustri scienziati e grandi divulgatori, come Antonino Zichichi, Franco Prodi, Franco Battaglia, Folco Quilici, che hanno anche loro detto e scritto parole pesate e autorevoli. Anche nel mondo politico non sono mancate posizioni scettiche e propositive. Scettiche verso i pareri adottati a maggioranza dall’IPCC e intrisi di previsioni catastrofiche, grandi città sommerse, i Poli geografici liquefatti, la fine dell’ecosistema. Basti pensare alla posizione, molto critica, assunta autorevolmente dal Presidente della Commissione Ambiente del Senato, Antonio d’Alì. Lo stesso Governo italiano è apparso tra i meno demagogici e dogmatici dell’Unione Europea: penso ad alcune obiezioni che all’inizio dell’anno 2009 vennero dal Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo e dallo stesso Presidente Berlusconi. Ciononostante, però, l’Italia a Copenhagen non ha giocato alcun ruolo. Non ha pesato. Vorrei ricordare, poi, che sull’eolico (la carta preferita dalle lobby italiane per le energie rinnovabili) è scoppiato uno scandalo sovranazionale. Basti leggere l’Herald Tribune americano di lunedì 14 dicembre, dove si racconta in prima pagina che al seguito delle rinnovabili arrivano le frodi. E si citano i paesi dove sono avvenute prima che altrove queste illegalità: l’Italia guida il gruppo che comprende la Spagna e il Portogallo.
Non si può continuare a percorrere piste sbagliate. Ci si romperà la testa. Segnalo che il Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klauss ha impostato con chiarezza il problema che ci attende, tra i maggiori del futuro, in materia di energia e clima. Quel parere merita di essere studiato.
L’Italia dovrebbe prepararsi ad una stagione di accertamento della verità scientifica affrontando il grande inganno che finora ha dominato la scena ufficiale. Dall’Italia dovrebbe venire una valutazione veritiera delle potenzialità della green economy, che al momento non sono quelle della sua supposta chimerica “travolgente espansione”. Prima di Copenhagen alcuni di noi in Italia volevano organizzare, a Volterra, un incontro che ponesse la questione del futuro climatico e energetico del pianeta in modo diverso. Sì, volevamo invitare Vaclav Klauss, uomini politici aperti e problematici, come d’Alì, Casini, Bondi e Granata, numerosi grandi scienziati e tutti coloro che a livello internazionale non vogliono affidarsi solo alle vulgate terrorizzanti promosse anche da interessi non innocenti delle lobby economiche. Quel Convegno avrebbe dovuto riaprire le pregiudiziali scientifiche dell’IPCC, contestandone, dove vi sono, gli errori. Qualcuno ha pensato che non ce l’avremmo fatta a mettere in discussione i presupposti scientifici manipolati del Vertice sul clima, sostenuti ideologicamente e politicamente, senza riserve da una maggioranza dei paesi partecipanti. I fatti hanno dimostrato che avremmo fatto bene a organizzare quel Convegno, anche se è molto faticoso e stressante chiamare un incontro internazionale in controtendenza, libero, indipendente, razionale. Rimango del parere che quello che non abbiamo fatto sarà bene fare in vista delle due tappe di Bonn e del Messico, dopo Copenhagen. La grande impostura è visibile a occhio nudo. Lo stallo egualmente. Ma i molti profeti dell’apocalisse, quelli naif e quelli del business, ci riproveranno. Sarebbe bene che questa volta fossero piegati dalla conoscenza e dalla razionalità.
Carlo Ripa di Meana

lunedì 28 dicembre 2009

VERONESI


COMUNICATO STAMPA


Nella lunga intervista odierna Sandro Veronesi, genius loci, affronta molti temi ed esprime il suo punto di vista sulla crisi della filiera tessile e della città.Molti dei suoi spunti sono anche condivisibili perchè individuano con moltissima approssimazione il tragitto che ha percorso la città dall'età della prosperità a questa stagione di ristrettezze.Assai meno condivisibile appare il suo giudizio sull'attuale governo di Prato e sul ruolo che al suo interno gioca la Lega.Nessun cittadino si poteva aspettare che il cambio di governo spazzasse via, miracolosamente, tutte le difficoltà della città. Ovvero che il nuovo governo non potesse avere davanti a sè momenti di incertezza. D'altra parte i 6 mesi trascorsi non paiono davvero sufficienti a dettare giudizi perentori sulle qualità dei nuovi governanti. Che, comunque, si vanno segnalando per la ricerca di nuove vie nell'azione amministrativa dopo anni di imbalsamazione dei problemi o del loro aggravamento. Stereotipato appare poi il giudizio sulla Lega. Al di là della propaganda questo partito è coinvolto da pochi giorni all'interno della nuova Giunta. Con un assessorato affidato ad una persona che sicuramente dovrà dimostrare il suo valore ma che ha già calamitato su di sè giudizi positivi intanto per quello che ha fatto in passato e per le dichiarazioni programmatiche scevre da ogni segno di populismo o demagogia. Consigliamo a Veronesi, che ha compiaciuto, magari standosene in silenzio negli ultimi 15 anni, le scelte (o non scelte..)effettuate dalle amministrazioni di centrosinistra, di avere un minimo di pazienza ovvero di non affidare a considerazioni perentorie e quasi arroganti, la critica al nuovo governo cittadino.

Prato, 28.12.2009

Avv. Massimo Taiti

AMORE


Pannella: il 2010 e le patetiche e stralunate risposte ai propri incubi del povero, caro Silvio


Roma, 27 dicembre 2009

• dichiarazione di Marco Pannella

“Partito dell’amore”, “Gasparri (e forse anche Don Pierino) condottiero”, “2010 fine guerra e flagello droga”, “nuova Costituzione” partitocratica a ritmo conosciuto storicamente solo dalle dittature,…

Insomma, si conferma – temo – che l’atroce, tremenda immagine di Berlusconi del 13 dicembre a Piazza Duomo, simboleggi sempre più non solo la realtà politica e personale di Berlusconi e quella del Paese, di tutto il Paese.
D’Alesconi, Raiset, Santespa affasciati: ecco il nuovo fascio ex antifascista. Il 2010 sarà primo della nuova Era, quella del… Partito dell’amore (subito benedetto oggi dal Papa) dopo quella del P.N.F.?
Penso di no.
Dal Partito Radicale, dalla sua storia centenaria, con i Gobetti e gli Einaudi, i Salvemini e i Rosselli, i Silone e gli Sturzo, gli Altiero Spinelli e gli Ernesto Rossi, i Calamandrei e i Pannunzio, dovrà affermarsi una più che credibile, viva alternativa di Regime: quella con la forza della sola storica, vivente alterità italiana; Radicale.
(radicali.it)

GENI


LA GENIALITA’ AL POTERE


La genialita’ non si esprime in luoghi prevedibili,con regole stabilite,per quantità programmate .Si appalesa ed erompe come un fulmine divinatorio dalle zone celebrali di rarissime e spesso misconosciute intellettualità.Caratteristica saliente della genialita’e’ la sua automatica realizzazione di soluzioni operative uniche fra le ipotesi,le proposte,i progetti che per anni girano inutilmente intorno a un problema .
Percio’quando ,come a Prato,l’insolito fenomeno pubblicamente si manifesta ,gli autori del colpo di genio devono ricevere tempestivamente adeguato riconoscimento .E’quello che intendiamo fare con seria e convinta determinazione.Perche’,come vedrete,si tratta di una indicazione strategica fondamentale,proiettabile in un ampio orizzonte temporale.Proprio quello di cui si sente la drammatica mancanza in questi tempi di crisi profondamente diffusa.
Il fatto.”LA NAZIONE”dell’ 11 dicembre,in cronaca di Prato,pubblica su quattro colonne:”PDL –per Natale acquisti in centro”.Sottotitolo:”L’appello di Mazzoni e Bernocchi a tutti i rappresentanti del Partito”.
L’invito,anticipato dal titolo,a mò di inappropriato autodafè si distende ,riga dopo riga,in un appello accorato che assume dignità etico politica.Ne proponiamo un non facile ma emblematico riassunto.
“Riccardo Mazzoni e Filippo Bernocchi (rispettivamente coordinatore e vice-coordinatore del PDL pratese)propongono a tutti i rappresentanti del Partito nelle istituzioni (parlamento,regione,provincia ,comune,circoscrizioni )una giornata di shopping natalizio nei negozi del centro storico “.
Non bastavano le eterogenee iniziative assunte in questi giorni dai varii assessori in lodevole gara per”salvaguardare il centro storico”:caldarroste a go go ,piste gelate ,e wurstel altoatesini fumanti in piazza Duomo .Ci voleva di piu’ per salvare il “cuore pulsante della città”,le schiere precettate dei rappresentanti del PDL:uno tsunami benefico ,generoso e solidale che invade festosamente le strade e le piazze desertificate negli anni dal colpevole disinteresse delle precedenti insensibili amministrazioni comunali.
Siamo andati a verificare gli effetti della giornalistica mobilitazione dello stato maggiore pratese del partito di Berlusconi.Incredibile !Successo completo.Negozi stipati e strade affollate da centinaia di signore e signori tipici della buona borghesia,anche somaticamente inconfondibili .
Comprano senza esitazione ,allegri e spensierati,ma consapevoli di svolgere una determinante funzione politico-commerciale .Con affettuosa complicità abbracciano i titolari dei negozi che si sentono finalmente compensati della rilevante compatta adesione ellettorale del 21 giugno.La finalita’ dichiarata della nuova Giunta Comunale e’ stata raggiunta.Il centro storico e’ pieno.Ci sono gli indipendenti di sempre che da anni comprano in centro per propria autonoma decisione;arrivano a frotte quelli della nuova èlite,i rappresentanti del PDL.
Ma davanti alle vetrine scintillanti sostano silenziose e cupe decine e decine di donne e uomini .Sono le commesse e i commessi ,i piccoli negozianti e i bottegai della Prato esclusa dall’abbuffata natalizia riservata,con autorevole determinazione al “centro storico”.Sono il tessuto vivo,umano e operoso delle nostre periferie ,la cintura funzionale e indispensabile di raccordo con le meraviglie racchiuse entro le mura.Hanno negli occhi la rabbiosa insoddisfazione di chi subisce irrazionale ingiustizia.
Cari amici amanti devoti del “centro storico”.Bravi!Ora puo’ bastare.
Beate comunque le citta’ che non hanno bisogno di geni.
PS:Si discute da anni sulla “forma partito “piu’ adatta per rafforzare la democrazia e i consensi .Finalmente dopo i partiti di opinione ,quelli territoriali,regionali,liquidi e padronali,uno nuovo di zecca :il partito commerciale .Che infatti,nelle condizioni date, non poteva nascere se non a Prato.
CARLO MONTAINI

domenica 27 dicembre 2009

LIUXIAOBO


Cina. Mecacci: governo convochi ambasciatore cinese a Roma per chiedere rispetto libertà di Lu Xiaobo. Interrogazione al ministero degli Esteri
26 dicembre 2009

Dichiarazione di Matteo Mecacci, deputato radicale, membro commissione Esteri

"La sentenza emessa nelle scorse ore nei confronti del dissidente Lu Xiaobo da parte delle autorità cinesi, conferma quanto la Cina sia ancora lontano dal rispetto di alcuni principi fondamentali come la libertà di espressione e di critica politica.
Per queste ragioni e' importante che il Governo italiano non si limiti a prese di posizione rituali o collettive solo nell'ambito dell' Unione Europea, ma che faccia sentire la propria voce, anche con l'autorevolezza che gli dovrebbe derivare anche nel ruolo di Presidente del G8 ancora qualche giorno, convocando l'ambasciatore cinese in Italia per chiedere formalmente il rispetto della libertà individuale di Lu Xiaobo: un dissidente che e' colpevole solo di esprimere delle opinioni che non possono non essere difese e rispettate da un paese che voglia essere considerato autorevole a livello internazionale."

Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare


Interrogazione a risposta orale in commissione
al Ministero degli Esteri
Presentata da
MATTEO MECACCI



Premesso che;

come riportato
asianews.it e da diverse testate giornalistiche italiane come Il Corriere della Sera, e denunciato da diversi gruppi a favore dei diritti umani in Cina, tra i quali wemustact.org, il 25 dicembre 2009 Liu Xiaobo, dissidente non violento e “veterano” della protesta di Piazza Tiananmen del 1989, è stato condannato anni undici di reclusione per “incitamento alla sovversione”. L’accusa è quella di aver pubblicato su dei siti web stranieri alcuni articoli e di essere stato tra i firmatari della Charter 2008 ,un documento con il quale si chiedeva al Governo di Pechino un maggiore rispetto dei diritti umani in Cina e quelle riforme politiche e sociali, come la distinzione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, cambiamenti comunque necessari ad un giudizio indipendente, imparziale e competente nei tribunali cinesi;
diversi giornalisti e diplomatici stranieri non sono stati ammessi all’interno dell’aula del tribunale cinese dove si svolgeva il processo;
il diplomatico americano Gregory May abbia denunciato come il procedimento a carico del Sig. Liu Xiaobo sia stato “al di sotto degli standard internazionalmente riconosciuti dei diritti umani;
Nicholas Becquelin, ricercatore francese per Human Rights Watch ad Hong Kong, abbia affermato come la sentenza sia stata “molto, molto severa e riflette un indurimento politico che abbiamo osservato fin dal periodo di preparazione delle Olimpiadi di Pechino 2008”;
Il Governo francese ha espresso preoccupazione per la sentenza emessa dalle autorita' cinesi;

Chiede di sapere

quali iniziative abbia preso il Governo italiano nei confronti del Governo cinese per chiedere una liberazione immediata di Liu Xiaobo, sulla scia di quanto richiesto dal diplomatico americano Gregory May e del governo francese e se non ritenga opportuno convocare l'ambasciatore cinese a Roma per chiedere il rispetto della liberta' individuale di Lu Xiaobo

CANILE


CALICE


E' già la terza o quarta volta in 15 anni che a causa della rottura dell'argine del Calice l'area che comprende il canile comunale ed il depuratore della Gida viene esondata. Appare evidente che le uniche soluzioni possibili al ripetersi ogni tre o quattro anni degli episodi siano quelle che prevedono il trasferimento in altra zona della città del canile e della messa in sicurezza del depuratore. Ma è anche del tutto evidente che quella zona periferica della città non è affatto idonea ad ospitare altre strutture di servizio. Come l'ipotizzato inceneritore cittadino.

Prendiamo atto con soddisfazione e speranza delle dichiarazioni dell'assessore Mondanelli che mette all'ordine del giorno dell'amministrazione l'allestimento in un'altra zona della città del canile municipale.

E' una richiesta storica delle associazioni animaliste cittadine e risponde non solo al giusto criterio di costruire in un luogo sicuro l'asilo per i cani abbandonati e randagi. Ma anche a quello di rendere più avvicinabile dai cittadini che lo vogliono lo stesso canile, favorendo così le collaborazioni volontarie e le adozioni dei cani ospitati.

giovedì 24 dicembre 2009

REGIONALI


Staderini e Cappato ai Verdi: no a piccoli accordi di potere regionale

Roma, 23 dicembre 2009

• Intervento del Segretario di Radicali Italiani, Mario Staderini, e del Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, che sarà pubblicato domani giovedi 24 dicembre sul quotidiano“Terra”


Il progetto di una coalizione per le elezioni Regionali che includa i Verdi del Sole che ride e i Radicali della Lista Bonino-Pannella rischia di non vedere la luce, se non ci sarà da subito una reazione di cittadine e cittadini che lo facciano proprio. Nella riunione che abbiamo avuto domenica con la delegazione guidata da Angelo Bonelli abbiamo rilanciato la proposta di fare delle regionali l’occasione per rafforzare l’alternativa al regime anti-democratico italiano. Vogliamo infatti presentarci all’opinione pubblica e agli elettori con le nostre rispettive storie e con un programma di svolta sotto il segno dell’ambiente e della legalità democratica, da esprimere anche attraverso candidature a presidente di regione che siano autonome da quelle avanzate dai principali carrozzoni partitocratici.
L’annuncio di un’alleanza ambientalista e radicale potrebbe, ne siamo certi, creare quelle condizioni di entusiasmo per catalizzare l’interesse anche di altre forze laiche, a partire dai socialisti, ma anche tanti liberali, repubblicani, federalisti e democratici che vogliono spezzare la saldatura di potere tra le due principali gambe del regime italiano.
Purtroppo, nell’incontro e nelle ore subito successive, sono emerse da parte dei Verdi comprensibili e prevedibili –ma non per questo meno devastanti- resistenze che hanno poi determinato la proposta di uno scenario opposto a quello possibile e necessario.
Non più una coalizione nazionale autonoma, che potrebbe poi essere integrata da una o due “eccezioni” in ragione di particolari condizioni locali, ma una scelta affidata al “caso per caso”. Tradotto in pratica, coalizioni autonome dove non si ha nulla da perdere, altrimenti accordo con il PD là dove c’è una speranza, se non già veri e propri accordi e scambi già stipulati, nella compartecipazione al sottopotere locale.
Va da sé che una impostazione del genere può forse rendere qualcosa sul piano di qualche postazione istituzionale, ma certamente non potrà essere vissuta dall’opinione pubblica come una novità, come una “rottura” di assetti, innanzitutto sociali prima che politici. Valutare in base a presunte convenienze elettoralistiche –escludendo la possibilità di una sorpresa anche elettorale di un vero progetto politico- significa rinunciare in partenza a quello che invece il Congresso verde, nel sottrarsi dalla presa del cartello vendoliano ad aspirazione PD, sembrava invece aver reso possibile: realizzare anche in Italia il progetto di Daniel Cohn-Bendit e di Europa Ecologia di fare della questione ambientale elemento rivoluzionante degli assetti e dei blocchi conservatori (tanto di destra quanto di sinistra) della politica francese, creando una forza autonoma in grado poi, certo, di condizionare il Partito socialista francese e gli stessi centristi, ma non da una posizione di subalternità e dipendenza.
Noi continuiamo a credere non solo nella forza di quel progetto, ma anche nella possibilità di realizzarlo concretamente ed urgentemente nel nostro Paese, ribaltando l’impostazione alla quale i Verdi sembrano finora volersi affidare. Ci vuole coraggio, ma soprattutto fiducia nel popolo italiano, per il quale possiamo divenire la speranza contro il degrado delle istituzioni, dell’economia e dell’ambiente. Noi Radicali, con la Lista Bonino-Pannella, ci proveremo comunque. Alle cittadini e ai cittadini che vogliano dare una mano, chiediamo di contattarci subito: info@radicali.it, 06-689791

Mario Staderini, Segretario di Radicali italiani
Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni

BUONE


BUONE FESTE!!!!

mercoledì 23 dicembre 2009

DALESCONI


Intervista a Marco Pannella: "D'Alema al Copasir? Degno di Putin"


• da Il Fatto Quotidiano del 23 dicembre 2009


di Luca Telese


Intervistare Marco Pannella non è mai un compito facile. Questa volta, per esempio non mi ero ancora seduto, che lui già affondava la lama: II Fatto è un giornale di regime, ma non dei peggiori. Ecco perché non mi dispiace questa occasione.

Se persino il Fatto è di regime, chi non lo è?

Noi. Lo dimostrano settant`anni di battaglie contro la partitocrazia. Le datazioni con Pannella sono vari abili: a volte risalgono alla sua data di nascita, a volte alla Rivoluzione francese, altre volte all`università: "La democrazia della rappresentanza l`abbiamo inventata noi, all`Ugi", mi dice. Il luogo, invece, è sempre lo stesso. L`Ufficio-non-ufficio a via di Torre Argentina. Un grande tavolo ovale, lui, come sempre, a capotavola: scrive, legge, corregge. Questa volta i capelli argentei sono lunghi, pare il generale Custer. Non resisto, gli chiedo perché. Mi rivela che per andare da Fazio se li è raccolti con un codino. Non li taglia per una forma di protesta contro il suo storico barbiere abruzzese, Zazzera: "Ha avuto la cattiva idea di andare in pensione", dice, nell`unica nota di colore. Poi inizia a parlare con furia alluvionale di quel che gli sta a cuore. "C`è un nuovo patto del regime, il Dalesconi". Ma prima, ovviamente, mi mette un po` allo spiedo. Gli do del tu: con Pannella è impossibile il lei: "Vediamo cosa mi attribuisci, questa volta!", ammonisce.

Quello che mi dirai, più o meno.

Nell`ultima intervista hai stravolto persino il mio lessico. Non rispetti la letteralità delle mie parole!.

Se avessi sbobinato l`integrale ci sarebbe voluto un libro.

Per dire: tu scriveresti dalemoni, e non dalesconi.

Pansa ha inventato l`espressione.

Non mi importa. Io dico dalesconi, il peso onomastico deve essere equilibrato. C`è dale e sconi.

Quale è il nuovo patto?

Prima delle domande, se permetti, partiamo dalla cosa più seria.

Quale sarebbe?

L`immagine di Silvio ferito a Milano. E vorrei che tu scrivessi Silvio.

Cos`ha quell`immagine?

E` il simbolo più eloquente di come l`Italia sta oggi. E di come Berlusconi sta oggi.

Intendi dire ferito?

Intendo quel che tutti hanno visto. Se dico sta così, ognuno capisce.

Perché allora bisogna partire da questa immagine?

Il disegno di Berlusconi è in crisi.

Sembrerebbe il contrario.

Non mi importa quel che sembra, ma quello che vedo.

Dici che stanno costruendo un nuovo patto.

Oh, sì! Ma questo non toglie che non riusciranno a fare né la riforma, né la conservazione. Nemmeno Berlusconi si salva con il processo breve.

Tecnicamente sì, direi.

Ma politicamente no, ed è questo quello che conta.

Quindi pensi che Berlusconi sia sconfitto?

Non ho detto questo. Ma che il disegno che Berlusconi aveva in mente fino a ieri non c`è più. E che ora il regime ha bisogno di un nuovo assetto. Di cui Berlusconi è l`anello debole. Come lo fu Gelli.

Gelli? Anello "debole"?

"Come il regime in crisi nel 1978 fu costretto alla grande alleanza del compromesso, a vagheggiare il governo degli onesti - era contro solo Malagodi! - così adesso il regime ha bisogno del dalesconi".

Ti sei pentito dello slogan Pci-Pscalfari-P2-p38?

"Lo rivendico! Era così vero che quando il patto è saltato hanno scoperto, guarda caso, gli elenchi della P2. Così vero che quando cercavano Moro non lo hanno trovato. Ma quando le Br hanno preso Dozier le hanno beccate subito. Ma torniano ad oggi.

Non sei andato da Silvio.

Non vado né ai matrimoni né ai funerali. E` un modo per andare in tv.

Cosa pensi dei discorso di D`Alema sull`Inciucio?

Non usiamo quella parola, è una cosa troppo piccola.

Cos`è abbastanza grande?

Quel che torna è l`essenza del compromesso storico che portò all`assassinio di Moro.

Addirittura?

Cosa fa D`Alema? Esalta il togliattismo degli anni `50 e l`articolo 7, a favore del concordato: il primo atto del regime clerico-fascista che abbiamo combattuto coi diritti civili.

Nientemeno.

Tant`è vero che nello stesso tempo rispolvero l`odio contro gli azionisti e i liberali.

E Berlusconi che c`entra?

"D`Alema fa il komunista e scrivilo con la K! – e Berlusconi lo candida alla carica più importante a livello europeo. Tous se tien".

Mica tanto. La candidatura non è andata in porto.

(Sgrana gli occhi). Già! E allora ecco che sconi propone dale alla guida dei servizi segreti. Il cerchio si chiude di nuovo.

Il Copasir non è i servizi!

Peggio. E` la politica di controllo e di indirizzo.

E` come la Vigilanza Rai...

Col cavolo. La Vigilanza è pubblica. Il Copasir segreto.

Se c`è Rutelli è sicuro, se c`è D`Alema è un golpe?

Francesco infatti l`ha tenuta con grande correttezza.

Vuoi dire che D`Alema non farà altrettanto? Dico che la storia combinata di Berlusconi, che non senso dello Stato. E quella di D`Alema, che lo subordina alla ragion di partito, produce un`unità di intenti putiniano-gheddafiana. Putiniano evoca il liberticidio, l`omicidio politico della Politkovskaja

Anche questa unità può produrli. Non commissionarli, ma produrli.

E` un modo per distendere i toni.

"Cerchi il retroscena e non vedi la scena. Ho detto, non a caso, anche gheddafiana...

Insinui che c`è di mezzo la geopolitica del gas?

Dico che il patto su cui si regge il dalesconi è così fragile che non ci sarà nessun 25 luglio. La partitocrazia è debole.

E quindi?

L`unica possibile alternativa di regime è il sentimento di massa del popolo. E noi radicali.

martedì 22 dicembre 2009

CENTRO


PROGETTI CENTRALI


E' stato presentato questa mattina alla stampa cittadina lo studio dell'architetto Marco Mattei sul Centro Storico. La ponderosa ricerca è stata trasformata in una bella pubblicazione (Piano per il Centro Storico di Prato-Il quadro conoscitivo-le linee guida della riqualificazione-progetti e strategie, pag. 102, Ed. Polistampa) per volontà della Circoscrizione Prato Centro e del suo presidente Massimo Taiti.

Alla presenza del vicesindaco Goffredo Borchi, di Taiti e di molti altri intervenuti, Marco Mattei (reduce dallo strabiliante restauro funzionale della cimatoria Campolmi trasformata magicamente in una magnifica Biblioteca Centrale) ha spiegato la genesi del lavoro suo e del suo gruppo di collaboratori.

L'idea di uno studio sul futuro del centro storico cittadino era stata dell'ex sindaco Marco Romagnoli. Gli avvenimenti politici successivi all'incarico, con la giubilazione di Romagnoli da parte del suo partito, avevano impedito a Mattei la consegna della ricerca all'amministrazione comunale. Fino a quando il materiale raccolto non è sembrato assai interessante al nuovo presidente della circoscrizione Prato Centro. Che si è attivato con fondi istituzionali e con anche un decisivo aiuto della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato è riuscito a far editare la pubblicazione.

Si tratta, come dicevamo, di una ricerca assai ben riuscita sullo stato attuale e sulle prospettive della parte più pregiata della città. L'architetto Mattei passa in rassegna tutte le problematiche più importanti che riguardano la Prato antica (con uno sguardo fuori le mura al Macrolotto Zero). E per ogni spicchio della città murata esprime idee e progetti che tendano a riqualificarla ed a valorizzarne l'importanza anche in questi tempi di crisi dei tradizionali assetti economici cittadini.

Una delle idee più innovative presentate da Mattei riguarda il recupero del Bastione delle Forche come nuova porta d'accesso alla piazza Mercatale e dunque al Centro Storico.

Al Bastione mediceo Mattei ha dedicato un'attenzione particolare anche dal punto di vista progettuale immaginando di recuperare quell'area attualmente assai degradata come nuovo punto d'aggregazione sociale per i giovani insieme alla collocazione in quel punto nevralgico della città (tra Centro e Bisenzio) di un Museo che racconti al turista ed al viaggiatore l'intima e più antica identità pratese (dagli etruschi ai romani, dal medioevo al rinascimento).

Nella visione di Mattei il recupero del Bastione delle Forche, inserito in un progetto più ampio di recupero delle mura medievali cittadine all'interno del Parco delle Mura Urbane, rappresenta anche il primo tassello per la riqualificazione dell'adiacente Piazza Mercatale.

Ma lo studio-progetto di Marco Mattei si presenta, al di là delle singole questioni, come un pozzo dal quale attingere l'acqua fresca di idee e soluzioni per il centro storico pratese.

Ovviamente nessuna delle questioni affrontate ha le stigmate del dogma infallibile. Quanto, piuttosto, della proposta intelligente per una discussione aperta ad amministratori e cittadini sui destini futuri della città.

Adesso che tutto il lavoro fatto da Marco Mattei è fermato su carta e colori ed è, per merito del presidente della Circoscrizione Centro, a disposizione di tutti è necessario, opportuno ed anche urgente che Sindaco e Giunta trovino il sistema, la voglia, i finanziamenti per mettere mano a qualcuna delle ottime idee che Mattei ha squadernato. D'altra parte, non a caso probabilmente, lo stesso sindaco Roberto Cenni, nella conferenza di fine anno, si era particolarmente soffermato sul recupero e la riqualificazione del Bastione delle Forche, in completa sintonia con Mattei.

Se il tempo della semina è ormai passato è giusto avvicinarsi a quello del raccolto.

NEVE


PROTEZIONE CIVILE


Da ieri pomeriggio la temperatura è ricominciata a salire. Nella notte le precipitazioni sono diventate pioggia. Anche stamani piove. Prato si avvia così ad uscire dall'emergenza creata dall'abbondante (per i nostri costumi invernali..) nevicata di venerdì notte. Anche la disposta chiusura odierna delle scuole è stata opportunamente revocata. Si rientra, dunque, nella normalità.

Sabato e domenica la città ha vissuto ovviamente dei disagi e delle difficoltà. Purtuttavia deve essere segnalata la pronta reazione della Protezione Civile cittadina che non si è fatta trovare sprovvista di uomini e mezzi nel far fronte all'emergenza neve.

Tutte le principali arterie cittadine sono rimaste sempre percorribili perchè vi è stato un ingente spargimento di sale antighiaccio e sono entrati in funzione numerosi mezzi spazzaneve.

Certo non è stato possibile ridurre i disagi nelle mille strade periferiche. Ma questo non è immaginabile pretendere da nessuna amministrazione pubblica.

Nel complesso, anche con l'aiuto degli stessi cittadini che hanno contribuito a liberare la neve davanti ai loro portoni, la città ha reagito nel migliore dei modi possibile alla neve ed al gelo.

Anche le comunicazioni tra cittadini e Protezione Civile sono state gestite al meglio. Il numero verde è sempre stato disponibile a raccogliere tutte le segnalazioni che i pratesi hanno inteso far pervenire a chi era preposto a gestire l'emergenza meteorologica.

E, difatti, a parte qualche piccola polemica di natura politica, la città ha registrato ed apprezzato l'impegno di tutti quanti, a cominciare dagli amministratori che hanno guidato tutte le operazioni, gli addetti ed i volontari del meccanismo di protezione civile dispiegato nell'occasione.



lunedì 21 dicembre 2009

QUALITA'


IL SOLE-OGGI


Le tradizionali classifiche sulla "qualità della vita" nelle province italiane del Sole24ore e di Italia Oggi inseriscono Prato, rispettivamente, al 73° e 101° posto!!

Per il Sole, dunque, Prato segnerebbe un leggero miglioramento (l'anno scorso eravamo al 75° posto) e per Italia Oggi segnala, invece, un netto peggioramento (l'anno scorso Prato era al 74° posto...). Sono le contraddizioni di conteggi che evidenziano la difficoltà di redigere omogeneamente queste compilazioni statistiche. In effetti è difficile comprendere il perchè Prato sia inserita in una classifica in una fascia di mezzo e nell'altra agli ultimissimi posti della graduatoria. O ancora le ragioni per cui nell'una ci sia un leggero miglioramento rispetto al 2008 e nell'altra un deciso peggioramento che porta Prato a "gareggiare" addirittura con Agrigento.

Dunque, come sempre in questi casi, conviene nè esaltarsi nè deprimersi alla lettura di queste classifiche. Che, al più, servono a segnalare tendenze, difficoltà o performances in corso d'opera ma, quasi mai, a descrivere realmente la qualità vera della vita nelle nostre città.

D'altra parte niente spiegherebbe (a parte qualche disgrazia....) significativi spostamenti nella posizione in graduatoria da una anno all'altro e neppure le grandi differenze che si possono leggere tra l'una e l'altra delle rilevazioni che ci vengono proposte.




BABBO


Letterina a Babbo Natale


Non ti chiedo niente per me, ogni anno, per tantissimi anni, mi hai portato quello che bastava e, come vedi, vivo contento di me.
Sai che mi piace riflettere sulla mia città, sulle donne e sugli uomini che ci vivono e ci lavorano.
Quest'anno ho seguito con inquieta tristezza le ansie, le trepidazioni, gli sconforti e le incertezze di tanti pratesi colpiti da una crisi che blocca le braccia e la mente.
Perciò, ti prego, porta a questa città regali utili e adatti alla situazione.
Personalmente mi permetto, sottovoce, di darti qualche suggerimento in proposito. Sono sicuro che avrai ringraziamenti sinceri ma anche insofferenti mugugni.Il destino delle persone generose!
· A tutti gli ex assessori non confermati
Una foto ricordo dell'ultimo ufficio completo di cornice in pelle

· Agli assidui frequentatori del famoso "tavolo di distretto"
Una ciambella salvaculo e un concorso di evasione in attesa che.........

· Ad Anna Beltrame - Assessore Comune di Prato
Due "palle" per l'albero di Natale

· Agli evasori fiscali di ogni etnia e professione
Un pezzo di carbone pesante sulla testa e il referto pubblicato
sui giornali a sei colonne

· Ai nostri bravissimi deputati
Niente - Hanno già avuto

· Ai progettisti della mastodontica struttura ex Banci
Una cartolina con una sola parola:
marameo!

· Al Console cinese
un galateo

· A Monsignor Simoni, Vescovo di Prato
un potentissimo megafono

· A Biscotti - Capo dell'opposizione Comune di Montemurlo
Una fascia tricolore da Sindaco

· Al Tribunale di Prato
cinque cancellieri

· A Roberto Cenni - Sindaco di Prato
una cravatta verde

· A Roberta Betti - Presidente Politeama
Un cesto di assegni per il "nostro" teatro

· Ai Commercianti del centro storico
Centinaia di bancarelle straniere tutti i giorni ,
nelle piazze della citta, dentro le mura

· A Mondanelli - Assessore Comune di Prato
Un grandissimo ufficio in Ospedale, più grande di quello del Direttore Generale

· Ai terzisti disperati
Una pacca sulle spalle, ma forte e definitiva

· A Milone - Assessore Comune di Prato
un fucilino a tappi con la tracolla tricolore

· Ai vucumprà senegalesi e non
Quindici giorni di ferie pagate in famiglia, nel loro paese

· All'Unione Industriale pratese
Una idea "coesa" per rilanciare l'industria tessile pratese

· All'operaio cassintegrato
l'elenco dei viaggi natalizi prenotati dai pratesi "bene"
per le Maldive

· A Otello Rondelli - Presidente dimissionario SORI
Una vecchissima tessera del PSI

· All'operaio ancora occupato
Un libretto con il te deum da recitare due volte
al giorno con il viso rivolto verso via Valentini

· A quelli che approfittando della crisi hanno fatto i quattrini sulle nostra pelle
Sputagli nel piatto il giorno di Natale

· Ai giovani che non ti chiedono più niente
Libri, libri, tanti libri

· Alle volontarie e ai volontari veri, quelli che non hanno "bisogno"
di pareggiare il bilancio
Passando la notte, mentre dormono, accarezzali anche per noi

· Ai sindacalisti degli enti pubblici pratesi
un santino di Brunetta formato naturale

· All'Assessore Caverni - Comune di Prato
Una "fornitura" di kebab per tre mesi

· All'Assessore Silli - Comune di Prato
Un pallottoliere per contare ................... i cinesi

· A chi ha partecipato alle primarie del 13 dicembre
Un fiocco ricordo di zucchero filato

· A Massimo Taiti - Presidente Circoscrizione centro
Un enorme ghiacciolo davanti alla finestra del salotto

· Al Prefetto di Prato
Cento finanzieri, cento poliziotti, cento
carabinieri e diciotto militari per affrontare “l'emergenza
esplosiva” denunciata dal Sindaco di Prato

· Ai Presidenti "di sinistra", incollati alle poltrone
Un grande specchio rotondo a misura di faccia

· Al PDL (Popolo delle libertà)
Un quintale di colla da falegname

· Al PD (Partito democrativo)
Un quintale di colla da falegname

· Alla Lega Nord
Un minareto di marzapane

· A Massimo Carlesi - Capo dell'opposizione al Comune di Prato
Un rosario tutto di misteri gaudiosi, per le sedute del
Consiglio Comunale

· A Gianni del Vecchio
Una laurea ad honorem in organizzazione sanitaria e idrogeologica

· Ad Ambra Giorgi - Vicepresidente Provincia di Prato
Aiutala a continuare così

· A Neri Direttore Biblioteca Lazzerini
Un cesto di mandarini, fichi secchi e cavallucci, coperti con un enorme "grazie"

· Adriano Benigni - Presidente ASM
Un cesto di mandarini , fichi secchi e cavallucci, e un biglietto per dove vuole lui.

· A Tosco Andreini
Mille anni di sole con tutti i suoi colori.

Carlo Montaini

20 dicembre 2009

venerdì 18 dicembre 2009

CENTRO


Il giorno 22 dicembre, ore 12, il Presidente della Circoscrizione Prato Centro, Massimo Taiti, ha il piacere di invitarVi alla conferenza stampa di presentazione del volume “Il Piano per il centro storico di Prato”, curato dall’architetto Marco Mattei, edito da Pagliai Editore, ed avente come oggetto le idee, le strategie, le proposte e le linee guida degli interventi di riqualificazione del centro storico.

giovedì 17 dicembre 2009

REGIME


Pannella: Berlusconi oggi è l'anello debole del Regime, Tremonti e Bossi puntano alla successione, D'Alema è complice

Roma, 16 dicembre 2009

"Oggi Silvio Berlusconi è assolutamente l'anello debole del Regime. Ne sono certo": così si è espresso Marco Pannella stamane nel corso di una conferenza stampa.
"Nel gennaio dell'81 - ricorda Pannella - con il mancato assassinio del giudice D'Urso, liberato grazie ai Radicali, l'anello debole del Regime partitocratico divenne il capo della P2 Licio Gelli, che infatti verrà arrestato poco dopo; analogamente oggi è in corso il tentativo di liquidare Berlusconi, presentandolo come un leader logorato e stanco.
L'aspirante alla successione è Giulio Tremonti, con un programma tutto " Dio, Patria e Famiglia" contro i "mercatisti", d'accordo con Bossi e con la complicità di D'Alema".
"Si va formando un accordo di potere sulle rovine della democrazia - denuncia Pannella – mentre noi pensiamo che Berlusconi non si deve toccare, ma battere con la democrazia e nella democrazia, da conquistare, e non nella partitocrazia attuale. Loro vogliono liberarsi da Berlusconi, noi dal regime partitocratico. Non esiste vera alternanza senza "alterità" politica, come dimostra la storia di questi sessant'anni.
"Ieri sera a Ballarò - ha aggiunto Pannella - sono stati presentati dei sondaggi di Pagnoncelli, che ha cercato di accreditarci del solito "zero virgola", mentre alle europee abbiamo avuto il 2,4% e abbiamo annunciato la presenza delle liste "Bonino-Pannella" alle regionali. Cercano così di convincere la gente che siamo ridotti elettoralmente a 1/5 delle europee di giugno, mentre "Il Clandestino" pubblica un sondaggio di Crespi che solo nel Lazio ci dà al 2,7%. Non esiste dietro a questo la regìa di un "Grande Vecchio"- è il giudizio di Pannella - Solo dei piccoli stronzi, ma pericolosi".
"Come ho preannunciato - ha concluso il leader radicale, giunto oggi all'ottavo giorno di sciopero della fame - il Satyagraha farà di questo inverno il più duro per i radicali, in cinquant'anni di lotta politica".
(radicali.it)

martedì 15 dicembre 2009

TRE


LE ULTIME TRE NOVITA'


Sono tre le notizie che ieri hanno segnato la politica cittadina.

La prima è l'avvenuta nomina di due nuovi assessori da parte del Sindaco Cenni.

Matteo Grazzini, Lega, è diventato assessore allo sport. Gianni Cenni, PdL, assessore all'urbanistica. Anche se annunciate dall'estate, se pure con la sorpresa Grazzini, le due nomine non solo vanno a sistemare definitivamente la Giunta Cenni ma rafforzano, oggettivamente, la maggioranza uscita dalle elezioni di giugno. La Lega, infatti, alleato non sempre malleabile, vede riconosciuto il suo ruolo di seconda forza della coalizione aggiudicandosi un assessorato di prestigio e conservando per Leonardo Soldi la guida, con la formula del consigliere delegato, delle politiche giovanili. Se in passato vi era stato qualche momento di frizione con sindaco ed alleati questa mossa li ha praticamente azzerati.

La seconda novità è da leggersi nelle dichiarazioni dell'assessore Bernocchi circa il ruolo del Comune all'interno di Consiag. Per la prima volta in assoluto un esponente della Giunta sostiene che può essere valutata l'ipotesi della dismissione della partecipazione pratese all'interno della holding pubblica.

Le quote del Comune, con qualche accortezza statutaria, potrebbero benissimo essere vendute a soggetti privati interessati. Liberando risorse ingenti per dare fiato ad investimenti diversi da parte dell'amministrazione comunale. A noi sembra una buona ipotesi di lavoro.

La terza ed ultima novità emersa ieri è lo scioglimento all'interno del PdL della lista civica Giovani Pratesi. Dopo aver ottenuto un buon risultato alle elezioni passate la lista con questa mossa contribuisce a semplificare il panorama interno della nuova maggioranza, affollato, per la verità, di molte componenti. Andando anche, e contemporaneamente, a rasserenare il clima interno alla stessa coalizione.

Quanto accaduto ieri spiana la strada all'operatività complessiva della nuova giunta comunale. Il sindaco e gli assessori adesso potranno dedicare la loro attenzione alla costruzione di un innovativo programma di governo per il 2010 ed, in prospettiva, per tutta la legislatura comunale. Buon lavoro a tutti.

lunedì 14 dicembre 2009

MATTEI



PRIMARIE


Come era stato facile prevedere Fabrizio Mattei ha vinto a mani basse nelle elezioni primarie del PD per la scelta dei candidati (uno per Prato) sicuri di essere eletti alle prossime regionali di marzo.


Secondo, ma molto distante dal consigliere uscente, si piazza Massimo Logli; terza Camilla Curcio.

Tutti e tre saranno nella lista del PD. Ma solo Mattei con la assoluta sicurezza dell'elezione.

L'affluenza, come prevedibile, è stata ancora più scarsa di quella del 2004. Naturalmente allo scarso appeal da parte degli elettori ha contribuito, questa volta, il fatto che le primarie non erano nate per la designazione del candidato presidente. L'assessore alla sanità toscana Enrico Rossi già da tempo ha in tasca la nomina da parte del suo partito e del suo schieramento.

La brutta e fredda giornata invernale ha fatto il resto.

Ultima dei cinque candidati è arrivata Cristina Pacini, consigliere uscente, battuta anche dal giovane Lorenzo Rocchi.

Dopo la seconda prova delle primarie regionali resta forte la sensazione che l'invenzione toscana di queste elezioni serva solo da foglia di fico per mascherare l'obbrobrio della legge elettorale regionale che non prevede nè collegi uninominali nè preferenze ma solo liste bloccatissime utili solo a confermare le volontà delle segreterie dei partiti.

Dispiace ed amareggia che proprio dalla "democratica" Toscana sia partita la "moda" delle leggi elettorali che riducono a zero la volontà degli elettori, escludendoli di fatto da qualsiasi peso nelle scelta dei loro rappresentanti a Firenze.

sabato 12 dicembre 2009

CRAXI


Intervista a Bobo Craxi: Bobo Craxi e i suoi socialisti in coalizione con Pannella&Bonino


da Il Clandestino del 11 dicembre 2009


di Antonio Arabia

Si avvicinano le elezioni regionali. Craxi e i Socialisti Uniti cosa faranno?

Presenteremo una lista con il garofano in molte regioni d`Italia e daremo vita ad una coalizione insieme alla lista Pannella/Bonino e ai Verdi.
Che spazio c`è? Sarà una nuova Rosa nel pugno?
Le minestre riscaldate non sono mai buone. Solitamente le regionali non sono propizie per esperimenti in materia politica, ma molti italiani dalle ultime politiche non sentono una rappresentanza politica e noi ci rivogliamo a loro anche e soprattutto per il futuro. Quella Rosa nel Pugno fu un esperimento riuscito per metà che si arenò sull`idea di costruire qualcosa di più.
Con i radicali il rapporto è storico, vero?
Nasce nel 1987 con le liste comuni, poi è proseguito nel 1992 quando Pannella si mise a capo dei Laico Socialisti in Parlamento. Il nostro rapporto ha delle radici antiche.
Il governo in che stato di salute si trova? La fiducia in Berlusconi è immutata, meno quella di alcuni ministri?
I venti della crisi non sono stati spazzati via e l`impulso più naturale è quello della stabilità e governabilità. il mio giudizio non cambia. Non c`è nulla di significativo e nulla che abbia impattato sul Paese. Agli italiani non sfugge che viviamo in un momento storico particolare.
Il ruolo di Fini?
Ha accettato di fondersi nel Pdl e si sta ritagliando un profilo politico che lo separi da Berlusconi. Lui ha una vocazione nazional-popolare, ma non nel senso gramsciano del termine, mentre Fini è più legato ad una idea di destra conservatrice reazionaria.
Perche reazionaria?
Al di là della scoperta dei valori laici e di compassionevole tolleranza verso gli ultimi, non dovevamo aspettare Fini per scoprire l`uguaglianza tra razze diverse, bastava leggere la capanna dello zio Tom. Fini persegue un filone che fu presente anche all`interno del partito unico, e parlo di Mussolini: è un liberalismo post giolittiano conservatore espressione di una parte dei ceti medio-alto borghesi e naturalmente nazionalista e quindi di destra. Modificando quella che fu l`ispirazione di fondo dell`alleanza nazionale immaginata da Pinuccio Tatarella molto più simile al Pdl.
L`opposizione? Possibilità di accordi con il Pd di Bersani?
Regione per regione si potrà valutare. La nostra forza è di opposizione al centro destra e bisogna dare gambe all`alternativa. Questa nascerà solo dallo scontro all`interno del centro sinistra di tesi, programmi orientamenti e vocazioni che sono in molti casi divergenti. Se non precipita la situazione politica, in questi tre anni dobbiamo costruire qualcosa di realmente diverso al semplice ritorno del modello dell`unione. Senza un area laica, riformista socialista, ambientalista e radicale penso non sia possibile tornare a Governare il Paese.
Bersani è l`uomo giusto per il centro sinistra italiano?
Personale apprezzamento sulla figura dì Bersani, è stato un ottimo uomo di Governo. Scarseggia una linea del centro sinistra e capire qual è stata la causa del proprio fallimento. Vi saranno ulteriori scosse nel Pd se non miglioreranno alle regionali. Veltroni non si poneva il compito di governare ma di perdere ma contare di un ampio consenso sul suo campo.

PRIMARIE


ALLE URNE?


Alzi pure la mano chi s'è accorto che domani si terranno, anche a Prato, le primarie del Partito Democratico per la scelta dei candidati alle prossime elezioni regionali.

Eppure per un posto di consigliere si confrontano in città ben cinque esponenti democrats: i consiglieri uscenti Fabrizio Mattei e Cristina Pacini, l'ex presidente della Provincia Massimo Logli, l'ex assessore comunale Camilla Curcio e l'outsider giovanile Lorenzo Rocchi.

Il confronto tra i candidati, se mai c'è stato, è stato relegato nelle (poche) assemblee dei Circoli del PD ed in qualche ritratto comparso sulla benevola stampa locale.

Cosicchè è facile prevedere che domani, dalle 8 alle 20, non moltissimi cittadini si recheranno a dare la propria indicazione nei 44 seggi disseminati in città. Probabilmente saranno di meno di quelli che andarono a scegliere i propri beniamini cinque anni fa, quando la Regione Toscana inaugurò queste primarie istituzionalizzate. Che, è bene ricordarlo, furono introdotte come una specie di foglia di fico della partecipazione, per mascherare in qualche modo la nuova legge elettorale regionale che non prevede alcuna possibilità per gli elettori di scegliersi nel segreto dell'urna i propri candidati preferiti. La legge toscana, che fece da apripista "democratica" alle successive leggi elettorali nazionali dello stesso tenore, prevede solo l'apposizione di un segno sul simbolo preferito. I consiglieri eletti risultano dalla posizione che hanno conquistato nell'ordine di lista o per il fatto di essere presenti in un listino regionale, pure bloccato.

Dunque queste primarie, nate per scopi non proprio attinenti ad una vera democrazia partecipata, sono state intanto snobbate da tutti gli altri partiti caratterizzandosi come sola prova interna al Partito Democratico.

In questa situazione il silenzio con il quale vengono vissute dal corpo elettorale queste elezioni è lo sconsolante risultato che era lecito attendersi.

Neppure ai candidati-concorrenti è apparso opportuno favorire una larga partecipazione alla giornata di domenica. Il ragionamento corrente è che proprio nella scarsa affluenza degli elettori starebbe una delle principali aspettative di successo personale. Tra i pochi che si recheranno alle urne si tratta di confidare nella fedeltà più elevata dei propri intimi sostenitori. Più che nel riuscire a convincere della propria candidatura un largo spettro di cittadini.

Le previsioni più attendibili prevedono un buon successo personale di Fabrizio Mattei. Che, a cominciare, dalla campagna per la scelta del nuovo segretario nazionale dei democrats pare essere riuscito a coltivare amicizie sia tra i sostenitori di Bersani che in quelli di Franceschini.

Attenzione, però, anche alla candidatura di Massimo Logli, ex presidente provinciale, che può sempre contare sulla capacità di mobilitazione del segmento cattolico degli ex margheritini.

mercoledì 9 dicembre 2009

ELEZIONI


Regionali: Staderini e Cappato si rivolgono ai Socialisti per una coalizione autonoma con anche i Verdi
Il Quotidiano ecologista “Terra” (preghiera di citare la fonte) pubblicherà domani, mercoledì 9 dicembre, una “Lettera aperta ai compagni Socialisti, su Regionali e oltre” di Mario STADERINI, Segretario di Radicali Italiani, e Marco CAPPATO, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni.


Roma, 8 dicembre 2009

Le elezioni regionali cadono in un momento di accelerazione del degrado istituzionale del nostro Paese. Ci rivolgiamo a voi Socialisti - organizzati e non, attivi o “in attesa”- perché riteniamo possibile, e quindi doveroso, usare questo appuntamento per rilanciare nel Paese un’alternativa riformatrice alla quotidiana rissa tra capipartito.

Nella stagione che vide la nascita dell’entusiasmante progetto della Rosa nel Pugno, chiarimmo insieme che non si trattava di unire spezzoni “socialisti”, “liberali”, “laici” e “radicali”, ma di proporre finalmente una sintesi di quelle grandi storie politiche, non attraverso un’opera riverniciatura ideologica come quelle che continua ad appassionare ex-PCI ed ex-DC nel Partito democratico, ma su obiettivi di profondo cambiamento dello Stato, dei partiti, del livello di libertà individuale e qualità democratica. Alla base di quel tentativo c’era la necessità di porre l’esigenza “liberale” del diritto e della giustizia come grande questione sociale –e socialista!- del nostro tempo, a partire dal dissesto del Sistema giudiziario italiano che travolge milioni di famiglie. Marciammo a Natale per l’amnistia contro l’impunità delle prescrizioni, e lanciammo al Paese segnali dirompenti per la riforma laica dei diritti civili e di modernizzazione del welfare a favore degli esclusi.

Dopo che quel progetto fu stroncato sul nascere dalla reazione del Regime, oggi, di fronte a un PdL a leadership leghista che disattende ogni promessa liberale e sociale, a partire da quella sul taglio delle tasse, il Partito democratico è paralizzato dal conflitto tra “dialoganti” con Berlusconi e “intransigenti”, privo di un progetto alternativo di riforma e condannato alla subalternità, cioè a rappresentare la gamba debole della conservazione di un sessantennio, sempre meno democratico, al quale è urgente porre fine.

Ci rivolgiamo a voi perché riteniamo esista la possibilità di dare corpo a un progetto in grado di rompere i veti incrociati alle riforme. Possiamo infatti oggi, in vista delle elezioni regionali, realizzare l’aggregazione delle energie socialiste, radicali e ambientaliste, laiche, liberali e repubblicane, in un proposta elettorale che veda i nostri rispettivi simboli presenti “in coalizione” nelle Regioni italiane, esprimendo anche candidati autonomi alla presidenza delle Regioni. In particolare, la partecipazione del simbolo Verde del “sole che ride”, del simbolo Socialista e del simbolo Bonino-Pannella rappresenterebbe la continuazione ideale del grande tentativo della Rosa nel Pugno, in sintonia con quel movimento ecologista europeo che pone la questione ambientale al cuore dei rapporti sociali, produttivi e del lavoro, liberandola dalla marginalità ideologica alla quale pure in Italia è stata troppo a lungo confinata. Anche per questo affidiamo questa lettera a “Terra”, a pochi giorni dalla riunione degli Stati generali dell’Ecologia del 12 Dicembre promossi dai Verdi e alla quale parteciperemo.

Conosciamo le obiezioni che ci vengono sollevate sulla base delle esigenze di “schieramento” all’interno della partitocrazia italiana. Sappiamo bene come nel centrodestra per i socialisti sia innanzitutto sentita l’esigenza di “pesare” nei rapporti di forza della maggioranza. Così come siamo consapevoli della necessità, per i socialisti che fanno riferimento al centrosinistra, di difendere uno spazio nel recinto del Partito democratico, magari attraverso l’appendice di Sinistra e libertà.

Come Radicali, abbiamo dimostrato di non cedere a tentazioni identitarie quando abbiamo accettato di subire il veto su Pannella, D’Elia e Viale per non offrire la soddisfazione –in particolare Oltretevere- della nostra esclusione dal Parlamento. Ma renderemmo ora un cattivo servizio al Partito democratico, nei cui gruppi parlamentari pur siedono i nostri eletti, se ci rassegnassimo a subire una politica incapace di qualsiasi scatto liberale sulla giustizia, l’economia, la politica internazionale, la laicità; se accettassimo che la preferenza del Pd per l’Italia dei Valori, dimostrata con l’apparentamento del simbolo alle elezioni, si aggravi e stabilizzi come “scelta strategica”, così come “strategica” è la convergenza con il Pdl su Gheddafi e Putin, o su D’alema candidato di Berlusconi nella UE.

Continuando a ritenere necessaria la creazione di un grande “partito democratico”, e di un grande “partito conservatore / repubblicano” all’americana, non avremmo esitazioni a stringere alleanze che ci possano avvicinare a questo obiettivo e alla realizzazione di una vera alternativa antipartitocratica in Italia. Ma riteniamo che la praticabilità di un tale progetto dipenda innanzitutto dalla capacità di presentare al Paese, all’opinione pubblica, una nostra comune proposta di coalizione Socialisti-Verdi-Bonino/Pannella, di convergenza delle ormai secolari e gloriose storie laiche, liberali ed europee. Insieme avremmo certamente il dovere di confrontarci con questo Partito democratico, volti a conquistare un grande accordo politico nazionale con il PD che non si riduca all’accettazione di marginali concessioni nel sottopotere regionale; ma anche pronti al suo contrario, cioè ad avviare un grande scontro politico per la leadership riformatrice di questo Paese che guardi anche oltre la scadenza delle Regionali. Fatevi vivi, e al più presto.

Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani

Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni

lunedì 7 dicembre 2009

EUROPA


Premessa eccezionale
Forse ci avrei pensato anche da solo ma alcuni amici,molto amici,mi hanno anticipato suggerendomi di riunire le “Riflessioni settimanali” del 2009 in un libretto,più propriamente un pamphlet.
Ottimista e remissivo come sono, ho obbedito volentieri con natalizia.. prontezza.
L’editore Attucci,oltre i confini dell’amicizia, ha accettato di stampare in fretta il libretto che con lo scontato titolo
CARLO MONTAINI
RIFLESSIONI
SETTIMANALI
2009

Verrà presentato VENERDì 11 DICEMBRE ORE 21.00 presso la libreria
IL CASTELLO

da Bruno Gabellini,giornalista
Questa “premessa eccezionale” vale come amichevole e speranzoso invito.

Europa italiana

Diciamoci la verità.
Ripensandoci con la calma la trombatura di Massimo D’Alema a Ministro degli Esteri dell’Unione Europea,mi ha procurato un accidentale ma duraturo sollievo. Nonostante i finti piagnistei intonati dalle solite verginelle dai candidi manti:tutti lo volevano e,alla fine,nessuno se l’è preso.
Per me la sconfitta di D’Alema,confezionata a freddo sui piani incrociati di interessi scivolosi,è stata l’illuminazione improvvisa di un aristocratico teatro dove pensavo che attori di gran classe interpretassero,con leale professionalità,una parte dignitosa.
È apparsa invece,con impressionante evidenza,l’immagine dopolavoristica di un teatro di provincia frequentato da individui che beatamente si godono l’avventura europea. Non devono far altro che aspettare,obbedienti,che alcuni volponi uomini di mondo(pardon d’Europa) abbiano sistemato il gioco delle tre carte.
Allora è vero,succede come da noi in Italia a Roma,a Prato. La novità appagante è che ancora e finalmente “tutto il mondo è paese”,la commedia all’italiana si recita in tutto il mondo e noi ci sentiamo più amichevolmente europei. Perché ora tutti sanno che non è solo italiano l’inconcludente bizantinismo parolaio e l’inaffidabilità levantina:sono ritualità diffuse e istituzionalizzateai massimi vertici europei.
Avete sentito come anno eliminato il “nostro”?
Con gli stessi indecenti giochini,con le medesime beffarde ipocrisie in uso nel nostro criticato Paese. Allora dobbiamo ammetterlo è stato un messaggio positivo e confortante che riporta a dignità fatti,vicende e comportamenti pubblici da non frettolosamente deplorati come immorali e indegni di uomini civili. Così un po’ di sano revisionismo è indispensabile e meritorio,anche a Prato.
Qualcuno dell’ex PCI,un po’ attempato,ricorderà per esempio la famigerata deprecatissima “notte di Coiano” del 1983:all’alba un’intera classe politica,pulita e credulona(quella dei Giorgio Vestri e dei Landini,per intendersi) era stata completamente decapitata senza preavviso e senza regole da un gruppo di giovani intraprendenti e spregiudicati.
Anche qualche ex PSI dovrebbe serbare ricordo di un congresso vinto,con un vile capovolgimento delle alleanze,e la sorridente risposta data a chi,ingenuamente,chiedeva conto di un tale tradimento:”caro compagno,devi smettere di fare il poeta…”
Ora,cari compagni,avete diritto,anche se non ne sentite il bisogno,ad una congrua riabilitazione. La faremo in silenzio,senza clamore,soli con la nostra memoria. E voi scusateci se abbiamo avuto,in questi lunghi anni,qualche pensiero di non affettuosa comprensione.
Voi eravate,giovanissimi,già partiti per l’Europa e noi consapevolmente fermi su vecchi princìpi e su antiche credenze.
Tanto è vero che quasi tutti i protagonisti di quegli eventi considerati allora da molti politicamente spergevoli,sono vivi e vegeti e hanno rappresentato,senza interruzione,la classe dirigente del PCI,del PDS,dei Ds e ora,del PD. E molti che siedono da anni ai vari vertici del potere possono,con maggiore orgogliosa sicurezza di sé,proporsi all’ammirata considerazione degli elettori. Ora che sono stati perfino legittimati da una corte europea.
6 dicembre 2009

Carlo Montaini



P.S Per esperienza personale questa”Riflessione” riguarda i trascorsi di uomini della sinistra pratese. Altri potrebbero ricordare, senza sforzo,le riuscitissime emulazioni democristiane

PIAZZA


ITALIA NOSTRA

sezione di Prato
via delle Segherie 33A
59100 Prato
prato@italianostra.org

Prato, 7 dicembre 2009


Al Sindaco di Prato
Al Comandante della Polizia Municipale di Prato.


Nonostante le nostre ripetute segnalazioni, anche a mezzo stampa, sulla situazione di permanente non rispetto a Prato delle regole del Codice della Strada, in particolare nel centro storico, osserviamo che viene tollerato, pertanto consentito se non incentivato, il parcheggio delle auto sui marciapiedi, o aree assimilabili. Contemporaneamente, nelle oramai numerose vie senza marciapiede, non viene richiesto il rispetto delle distanze dal muro per la regolare sosta dei veicoli, costringendo i pedoni a transitare nel mezzo della strada. La sosta avviene anche in zone di particolare pregio storico ed architettonico, ove è leso il diritto dei cittadini a poter transitare a piedi e in sicurezza. Particolare degrado lo creano le auto che parcheggiano sotto il Castello dell’Imperatore, percorrendo tratti di marciapiede. Siamo quindi ad invitare il Sindaco ed il Comandante della Polizia Municipale a dare le opportune direttive alle forze addette a far rispettare il Codice della Strada, specialmente quelle in difesa dei più vulnerabili, i pedoni, affinché vengano costantemente monitorate e sia attuato una forma d’intervento efficace per il ripristino di questa legalità, che come tante altre, contribuiscono al degrado della città e rendono difficile la convivenza appunto civile, cioè nel rispetto delle regole.

Andrea Abati
Pres. Italia Nostra sez. di Prato

venerdì 4 dicembre 2009

LANDSCAPE


CAREZZE


Ho le mani libere per le carezze

Il grande eretico della politica sta per compiere 80 anni. Dal primo sciopero della fame al capodanno con Berlusconi, qui racconta il suo passato (e il nostro futuro)
• da "Vanity Fair"

di Marco Pannella

Era una calda mattina di primavera del 1961. All’Arc de Triomphe, a Parigi, un vecchio anarchico nonviolento digiunava per protestare contro la guerra in Algeria, «Si chiamava Louis Lecoin, uno che, contro la tradizione anarchica aveva chiesto addirittura al papa di intervenire per salvare Sacco e Vanzetti. Io allora vivevo là come corrispondente del Giorno, e mi unii a lui. Dopo cinque giorni lui smise, e smisi anch’io. Però la causa, quella contro la guerra coloniale, la riportai con me quando tornai in Italia».
Il primo sciopero della fame non si scorda mai. Marco Pannella aveva 31 anni, era giornalista e radicale: lo era in politica (aveva fondato il partito con Scalfari, Valiani, Pannunzio, Carandini nel 1956) lo era nella vita; come racconta nella lunga intervista raccolta da Stefano Rolando nel libro Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti) appena arrivato nelle librerie e che ricostruisce i suoi 65 anni di militanza politica (si è iscritto al partito liberale quando ne aveva 15). Pannella, che tra pochi mesi compirà 80 anni e mi accoglie nella vecchia sede dei radicali, a Roma così: «Questa sì che è una notizia! Un giornalista nella nostra sede. Sembra che ormai nessun organo d’informazione sia interessato a ciò che diciamo».
Vuole dirmi che si sente solo?
«Sono loro che sono soli! Loro con le loro scorte! Se io cammino per strada nessuno mi chiede raccomandazioni, ma se prendiamo una iniziativa tutti gli italiani ne discutono e prendono posizione. Perchè i problemi che noi poniamo sono quelli delle famiglie italiane».
Al recente congresso radicale di Chianciano ha lanciato un appello ai verdi e ai socialisti per una nuova alleanza e una nuova coalizione fondata sui temi dell’ambientalismo: si è ispirato all’unica forza di sinistra vincente in Europa, quella di Daniel Cohn Bendit in Francia?
«Ciò che il mio amico Daniel ha detto, e cioè che la battaglia ecologista è troppo importante per stare chiusa dentro uno schieramento, è esattamente il senso della nostra storia politica. Secondo me, sia sull’ecologia sia sui diritti civili e umani, qualche ideuzza a Daniel l’abbiamo ispirata anche noi che da molti anni, e spesso al parlamento europeo, abbiamo condotto battaglie di questo tipo. Io, ora, vorrei aiutare verdi e socialisti a venire fuori dalla situazione di isolamento politico per ripartire. Insieme».
Una nuova rosa nel pugno.
«Bello quel simbolo, eh? Pensi che Mitterand lo volle dare a noi e non al Pci: lo comprammo nel 1976. Ed era nostro anche il simbolo del sole che ride, poi l’abbiamo regalato ai verdi: noi l’avevamo preso dai danesi nel 1973.
Mi sta dicendo che quella di Chiancino non è una novità, che la linea politica radicale non è mai cambiata?
«Esatto. È una linea che ha 55 anni ed è sopravvissuta con grande continuità. Le altre proposte politiche sono tutte morte nel frattempo. Siamo il più vecchio partito italiano e, a naso, direi anche quello che durerà di più tra quelli che ci sono oggi».
Davvero Bersani le sta simpatico come ha sostenuto a Chianciano?
«Bersani mi è molto simpatico. Ma è davanti a un compito molto difficile…»
Perché?
«Perché gli ex comunisti hanno cambiato tutto ma senza metabolizzare niente. Trent’anni fa per il mondo marxista lo stato di diritto era un inganno di classe, anche la democrazia politica lo era. Ora invece difendono lo stato di diritto e la democrazia politica e il mercato, ma al loro interno non c’è mai stato un dibattito, una riflessione come successe al congresso del 1959 a Bad Godesberg per la Spd (in quel congresso la socialdemocrazia tedesca abbandonò il marxismo, ndr): devono fare i conti con una vecchia storia che non riescono a rinnovare.
Però lei, sempre a Chianciano ha detto che bisogna allearsi al Pd.
«Da una vita inseguo i comunisti per assorbirli, megalomane come sono, nella rivoluzione liberale. Cito come esempio il referendum sul divorzio: lì riuscimmo ad assorbirli. Prima erano contrari, poi all’ultimo momento accettarono di sostenerlo e vennero con noi. Il loro popolo era d’accordo con quella iniziativa politica, ma i dirigenti avevano paura di perdere, e avevano paura che andasse a culo il rapporto con la Dc. La battaglia sul divorzio e l’aborto ha unito l’Italia: è la democrazia che unisce. Ne discutevano tutti: giovani, anziani, uomini, donne, al nord come al sud…».
Parliamo del presente: Berlusconi come sta?
«Male, sta come sta il Paese. Nel ‘94 si era illuso davvero di potere giocare un ruolo liberaldemocratico e fino al ’96, sia pure decrescendo d’intensità, lo ha giocato. Ma oggi è l’ultimo di loro: l’ultimo rappresentante della partitocrazia. Come un auto in folle su una strada in discesa: precipita sempre più velocemente senza riuscire ad aggrapparsi a nulla. Non governa la maggioranza? Ma non ha mai governato nulla, nel senso liberale della parola. E oggi lo fa con tutte le frustrazioni dei potenti impotenti che diventano prepotenti. Con un’aggravante: che ha assunto potere e forza in un Paese che non è più democratico, che non è più uno stato di diritto».
Addirittura...
«L’Italia è un regime antidemocratico. E soprattutto non è uno stato di diritto. Nessuno guarda alla legalità. Il presidente della Repubblica è costretto continuamente ad azioni e parole da arbitro verso i partiti, ma siccome fuori dai partiti non ci sono poteri, anche il capo dello Stato non è arbitro di nulla. È questo il nodo del problema. Tutti dicono: salviamo la democrazia, ma non fanno nulla per fermare il degrado. E io avverto: quando non c’è democrazia, è un miracolo che la società non si trasformi da civile in incivile seguendo la strada della violenza».
Ed è colpa di Berlusconi?
«No, è stata la Prima Repubblica che ha distrutto la Costituzione. Parlo del periodo dagli anni ’50 in poi. Perché non c’è una differenza antropologica tra destra e sinistra, anche se questo non vuol dire che sono uguali. Sessant’anni di partitocrazia antifascista, venuta dopo 20 di partitocrazia fascista: è la metamorfosi del Male. L’abbiamo scritto nella Peste italiana, ed è un documento che spiega come siamo arrivati a uno nuovo regime totalitario».
Quindi colpa dei partiti. Tutti.
«Esatto. Sono stati loro che hanno stracciato le regole democratiche che i padri costituenti intesero porre alla base della Carta fondamentale dello Stato. Sono stati loro che si sono impadroniti del sistema politico-istituzionale del nostro Paese. Noi, per parte nostra, siamo partigiani, siamo sulla montagna. E abbiamo le mani libere per le carezze. Perchè non le abbiamo occupate dal “bottino”».
Torniamo a Berlusconi.
«Quando entrò in politica, nella campagna del ‘94, io dissi: quello è davvero, ma davvero capace di tutto. Contro di lui c’erano i “quasi buoni a niente”, per questo feci la Rosa nel pugno per cercare di stimolare i “quasi buoni a niente”. Perché pensavo: se “il capace di tutto” va a sbattere, bisogna impedire che sbatta con tutto il Paese. E lì fummo determinanti, perchè portammo via 400 mila voti a Berlusconi».
Ma in quell’occasione ci fu una convergenza elettorale con Berlusconi.
«Lui aveva molta stima nei miei confronti. Fu un suo atto di liberalità a farci avere diversi eletti: 6 deputati e 2 senatori. Allora gli piaceva ancora essere l’antipartitocrate liberale. Ma piano piano la storia ci insegue… e dal ‘96 è diventato l’ultimo di loro. Da quel momento per lui è finita la novità che lo aveva molto motivato in politica, e ha avuto bisogno di distrarsi: forse è lì che ha cominciato ad andare a puttane...».
Qualche aneddoto personale sul suo conto?
«Mi ricordo quando andai a Drive In. Parlai con lui e c’era Confalonieri. Mi dissero: non abbiamo spazio politico in cui ospitarti, di molto popolare per ora abbiamo solo Drive In ma è una trasmissione di intrattenimento: belle cosce, comici, quelle cose lì... Io dico: va benissimo. E vidi uno sguardo sgomento. Sembrava dicesse: come, questo fa lo sciopero della fame, fa il radicale e… va a Drive In? Mi colpì l’ingenuità, e qualche volta l’ingenuità ha parentela con l’innocenza... Un’altra volta mi invitò a Natale a Sankt Moritz. Mi disse: vieni siamo solo Veronica, che era molto simpatizzante dei radicali, io e i bambini. Per convincermi mi raccontò che mamma Rosa gli diceva sempre: l’unico di cui puoi fidarti è Pannella. Io non andai, pensavo di trovarmi in mezzo a gente che non mi andava. Invece erano veramente solo loro così per capodanno mandò un aereo a prendermi e festeggiammo insieme».
Lei ha definito Emma Bonino l’«Obama europea», riuscirete a candidarla pr le regionali nel Lazio?
«Quando lanciammo “Emma for president” successe una cosa senza precedenti: una donna, radicale -e cioè una che era favorevole a tutte quelle cose per cui veniamo messi sempre all’indice: aborto, froci, lesbiche… -,una così era in testa a tutti i sondaggi senza andare in tv e senza nessun mezzo d’informazione che la sosteneva. Una cosa che è durata dei mesi. Aprile ‘99: a dieci giorni dalla convocazione del Parlamento per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, Emma era in testa nei sondaggi di 40 punti, 65% contro poco più del 20 degli altri. E anche in Parlamento c’era un movimento che la sosteneva. Poi Berlusconi bloccò tutto. Ma tutta la vicenda di “Emma for president” è una storia che ricorda molto da vicino la storia di Obama. La nostra lista sarà presente alle Regionali, vedremo». (notizieradicali, 1036)
NOTE
Intervista di Roberto Delera