sabato 31 gennaio 2009

UROLOGIA


Avendo subito un intervento d’urgenza – d’emergenza, direbbe un giudice di Cassazione – per un cancro alla prostata, ho guardato ieri mattina dal mio letto clinico l’intera inaugurazione dell’anno giudiziario dal Palazzaccio su Rai 1. La cerimonia era lunga, i commenti dei commentatori impedivano di seguire i passi cruciali dei discorsi, le telecamere indugiavano, brave e disperate, sui dettagli, così ho ripiegato su una fraterna ispezione fisiognomica delle innumerevoli autorità presenti. Al termine della quale ho pensato che la chiave di volta è nel rapporto fra la giustizia e l’urologia. Fra l’emergenza giustizia, e l’emergenza urologica. Adriano Sofri (foglio.it)

EMAIL


• Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale-PD, membro della Commissione giustizia della Camera

Pubblicherò, senza censura, tutte le email che mi sono arrivate sulla vicenda della visita mia e di Sergio D’Elia ai romeni arrestati a Guidonia, quattro dei quali attualmente detenuti a Rebibbia. Raccoglierò e pubblicherò anche tutti i commenti inseriti nei siti dei quotidiani on line e su facebook e siti analoghi.
Credo che rappresentino uno spaccato significativo dell’Italia. Un po’ come accadde con “radio parolaccia” su Radio Radicale a metà degli anni ottanta. Cioè le telefonate che arrivavano sulle segreterie telefoniche di Radio Radicale e che venivano mandate in onda senza alcun tipo di filtro. Allora non c’erano ancora gli immigrati, ma c’era l’affermarsi della Lega e il turpiloquio riguardava tanto la contrapposizione nord-sud quanto i tabu sessuali e la rivalità fra squadre di calcio, mescolando spesso assieme tutti i fattori.
Inutile dire che fra i post che leggo e che oggi mi insultano per essere andata a trovare i sei rumeni a Rebibbia dopo le segnalazioni di pestaggi che mi erano arrivate, molti dei cosiddetti difensori delle vittime dello stupro, usano nei miei confronti lo stesso identico linguaggio degli stupratori.
Io li comprendo: perché, infatti, dovrebbero comportarsi in modo diverso dagli stupratori dei media, soprattutto televisivi, che propongono la gogna mediatica degli arresti, dopo essere stati convocati, insieme al popolo inferocito, in caserma? Perché gli autori del turpiloquio nei miei confronti, dovrebbero avere il senso della legalità e del rispetto delle regole se le istituzioni sono le prime a violarle? Perché dovrebbero sentirsi “protetti” se i Sindaci esprimono solidarietà a parole, ma non fanno alcunché per recuperare i quartieri degradati delle città, per illuminarle molto di più, per disseminare telecamere ovunque e per tirare fuori dagli uffici e mettere in strada i vigili urbani? Cosa dovrebbe rassicurarli? I quasi 4 milioni di processi già pendenti, la maggior parte dei quali non giungeranno mai a sentenza perché prescritti a causa di un sistema giudiziario lento e quindi inefficace?
Io e i radicali, siamo oggi il bersaglio perché abbiamo fatto quel che riteniamo giusto anche se scomodo e impopolare perché siamo convinti che laddove c’è strage di legalità prima o poi ci sarà anche strage di vite umane. E che la giustizia deve essere giusta per essere anche efficace. (radicali.it)

1 MILIONE


Un milione di posti di lavoro da realizzare in un arco decennale grazie alla green economy. Walter Veltroni ha tracciato le linee della "rivoluzione verde" per l'Italia del Pd a conclusione del primo appuntamento in vista della Conferenza programmatica di aprile. "Sarà un piano decennale serio e moderno per un milione di posti di lavoro, o prodotti o salvati, con scarsi costi e molti benefici", aggiunge il segretario del Pd, che ricorda come l'unica leva, l'unico traino, l'unica forma di crescita virtuosa del Pil è la rivoluzione ambientale". Secondo Veltroni non solo è necessaria una rivoluzione verde "per trasferire il mondo alle generazioni future, ma bisogna fare di più" nel settore automobilistico, dell'edilizia, fino ad arrivare "alla rottamazione del petrolio che è una scelta economica e politica". Nel piano decennale, osserva Veltroni, ci sarà "la rottamazione dei vecchi meccanismi" perché "abbiamo il know-how per fare questa scelta e oltre che liberarsi del petrolio rispettare i parametri di Kyoto". "Scegliendo per l'Italia la via della green economy si sostiene e si rilancia l'economia; si rispettano gli impegni presi a livello europeo; entro tre mesi il Governo faccia finalmente conoscere quali sono i piani d'azione per il rispetto degli obiettivi '20-20-20', come hanno fatto Francia, Gran Bretagna e Germania; si coinvolgono, fra nuovi lavori e riqualificazione di quelli esistenti un milione di posti di lavoro nei prossimi cinque anni", ha detto Veltroni intervenendo al convegno "Un nuovo new deal ecologico", organizzato dagli Ecologisti democratici, nella sede di Largo del Nazareno.
Sulla crisi economica, Veltroni attacca il governo, che definisce "assolutamente inerte". Per il segretario del Pd "c'è una distanza dalle condizioni di vita della società. Quando Berlusconi dice che un calo del Pil del 2% non è un problema è perché non gli importa di sapere che una flessione del 2% del Pil significa 600mila posti di lavoro in meno". "Piange il cuore - continua - vedere il governo di questo paese in questo stato. Ci vorrebbe un De Gasperi o un Ciampi, un presidente del Consiglio che sappia unire il paese". Berlusconi, invece, è completamente assente, continua Veltroni. "Un'assenza persino fisica: si occupa di tutt'altro, fa campagna elettorale in Sardegna. E' come se la crisi non lo riguardasse". Non si fa attendere la replica di Paolo Bonaiuti: "Il governo c'è, è presente, prende misure per sostenere l'economia d'accordo con gli altri paesi europei", dice il portavoce di Berlusconi, aggiungendo che gli attacchi della sinistra sono solo fumo, non proposte concrete. Nel suo piano "verde" il segretario del Pd ha parlato anche di ecoincentivi alle auto ma vincolati a un piano di "ricerca e innovazione per basso consumo e basse emissioni oltre a incentivare il trasporto pubblico". Per quanto riguarda le infrastrutture Veltroni indica "la soluzione di un fondo a rotazione per finanziare i migliori progetti cantierabili subito e non al 2011". Si guarda poi "a raddoppiare le fonti di energia rinnovabili nei prossimi dieci anni e a un progetto di strategia nazionale in questo settore" finanziato con soldi pubblici. Tra le altre proposte per un "New Deal ecologico" c'è la riqualificazione energetica degli edifici, rendendo permanenti le agevolazioni fiscali del 55% per gli interventi di efficienza; il trasporto pubblico, favorendo gli investimenti pubblici per il rinnovo del parco mezzi con autobus a metano; ecoincentivi per elettrdomestici a basso consumo e alta efficienza energetica; misure per favorire la ricerca e l'innovazione tecnologica; incentivi per il riciclo dei rifiuti e per l'industria ad essi collegata. (repubblica.it)

BECKHAM


“A Berlusconi e Veltroni, i coniugi Beckham della politica italiana, artefici del patto del salvagente perchè ad affogare erano entrambi, voglio ricordare che nell’art.48 della Costituzione si legge che il voto deve essere ‘libero, segreto, uguale’. Sull’uguale mi sembra proprio che non ci siamo e, dunque, se la riforma elettorale giovedì, vincendo ogni primato, diventerà legge in meno di diciotto ore, noi socialisti lotteremo e combatteremo fino alla morte”. Lo ha sostenuto il segretario del Partito parlando a Salerno al Congresso della FGS. Nencini, dopo aver detto di sentirsi “forte” per il vero ruolo di garante della Costituzione ancora in vigore, svolto sempre dal presidente della Repubblica, si è soffermato sulle “lesioni alla democrazia inferte in questi ultimi anni di politica: dai cambiamenti striscianti alle regole fino al caso Villari”. “Protesteremo sul luogo del delitto la prossima settimana sia pur nel rispetto delle Istituzioni, ma anche nel rispetto dovuto alla mamma delle Istituzioni: la Carta Costituzionale”. Sempre restando sul tema dello sbarramento elettorale al 4% Nencini ha affermato che “il nodo è l’attacco alla democrazia non la cifra numerica della soglia” e che la “campagna elettorale è oramai in corso”. “Una campagna elettorale europea per la quale il discorso della governabilità assicurata dalla sparizione dei partiti piccoli è una sciocchezza, dal momento che il Parlamento Europeo non è retto da questo principo, peraltro falso anche a livello italiano”.Ricordato infine che “tutta la storia italiana è passata attraverso la presenza del Partito Socialista” e che “non c’è mai stata legge che non sia stata votata o proposta dai socialisti” Nencini ha invitato il movimento giovanile del partito a non scimmiottare i politici nazionali bensì a “battersi e produrre azioni di volontariato laico nei luoghi simbolo di questa Italia: le strade dove muoiono i ragazzi all’uscita dalle discoteche, i Call Center, Lampedusa. Simboli di destini e di menzogne”.Infine Nencini ha concluso l’intervento affermando di non aver mai ricevuto alcuna proposta di ingresso per il Ps nelle liste europee del Partito Democratico e sostenendo che il democratico Tonini “sta in questi giorni raccontando una sua personalissima e falsa versione della legge elettorale riguardo il finanziamento e i rimborsi”.

RUMENI


Aggredito un ragazzo di quindici anni perché romeno

Cristian«Che cazzo guardate, stronzi? Siete romeni?». «Sì, perché?», ha risposto Cristian. Tanto è bastato perché i due italiani, due ragazzi di 17-18 anni, si scagliassero contro di lui e i suoi due amici, spingendoli verso la strada con il rischio di farli finire sotto una macchina. Cristian, 15 anni, ha rimediato un pugno in faccia. Un «uomo grande», un italiano, si è messo di mezzo, ha bloccato uno degli aggressori gridando: «Ma che fate? Non vedete che stanno arrivando le macchine?». Grazie a lui i tre ragazzini romeni sono riusciti a scappare e a seminare gli inseguitori. Però hanno avuto molta paura. Da due giorni Cristian sta male e non ha la forza di tornare a scuola perché teme di incontrare di nuovo quei due.L´aggressione è avvenuta mercoledì verso le 13,15 in piazza Dalmazia. Cristian e i suoi due amici erano usciti da scuola e stavano aspettando l´autobus. Chiacchieravano fra loro. «E non è vero che stavamo guardando quei due», precisa Cristian. Erano studenti? Avevano gli zaini? Cristian crede di no. «Non avevano niente, avevano i capelli ricci, da vagabondi», dice con tono di disapprovazione. Capelli arruffati, probabilmente. Cristian vive in condizioni difficilissime, ma cerca di essere ordinato. Dopo due anni passati in orfanotrofio a Bucarest, nell´estate 2007 ha finalmente potuto raggiungere in Italia la madre vedova, emigrata in cerca di lavoro. Ha vissuto per quasi un anno in una cabina Enel in via Panciatichi, poi nell´ex scuola Rosai (la sistemazione più dignitosa). Ma ora la ex Rosai è stata abbattuta e Cristian, sua madre e tanti altri si sono rifugiati nell´ex Meyer, dove hanno sofferto tanto freddo e ora si stanno un minimo organizzando.Nonostante la povertà, gli anni trascorsi lontano dalla mamma, le sistemazioni precarie, la difficoltà di impadronirsi di una lingua sconosciuta e improvvise febbri altissime che lo stremano e di cui i medici non riescono a stabilire le cause, Cristian studia, è in terza media e ha la ferma intenzione di frequentare una scuola superiore. Ha avuto la ventura di arrivare in Italia mentre cresceva l´ostilità contro gli immigrati romeni, specie dopo l´atroce omicidio di Giovanna Reggiani a Roma. Lui sostiene, però, che finora era andato tutto bene, che a scuola con i compagni non ci sono problemi e che i professori lo hanno sempre aiutato. Ma mercoledì, dopo lo stupro di gruppo di Guidonia che ha fatto salire di nuovo la tensione, ha visto l´odio negli occhi di quei due. E ha avuto molta paura. Tuttavia né lui né la madre hanno presentato denuncia. «La mamma che poteva fare? E´ impotente», scuote la testa il ragazzo. Due sgomberi e infiniti controlli da parte delle forze dell´ordine li hanno resi timorosi. «Cercano un modo per sbatterci fuori dal paese», si tormenta. Arrivato in Italia con tante speranze, ha capito di non essere gradito. Spesso sogna di tornare in Romania. Sua madre lo farebbe se là non li attendesse una povertà ancora più crudele. Dunque bisogna stringere i denti e sperare in un futuro migliore in Italia. Ma per un ragazzo di 15 anni è duro sentirsi un indesiderato. O, peggio ancora, un bersaglio da colpire. (repubblica.it)

DI PIETRO


L'Unione delle camere penali italiane ha depositato oggi presso la Procura della Repubblica di Roma una denuncia contro il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ipotizzando l'accusa di offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica. La denuncia, che fa riferimento a quanto accaduto durante la recente manifestazione di piazza a Roma, è stata firmata dal presidente delle Camere penali Oreste Dominioni e dal vicepresidente Renato Borzone. "Secondo quanto ha riferito la stampa - si legge nella denuncia - il parlamentare ha affermato nel corso di una nota e recente manifestazione di piazza 'vogliono farci ancora una volta lo scherzetto di piazza Navona. Ma in una civile piazza c'è il diritto di manifestare, presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d'accordo con alcuni suoi silenzi. A lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzò". "La vistosità della portata offensiva - si legge ancora - e delegittimante l'altissima funzione istituzionale esercitata dalla suprema carica dello Stato repubblicano, di tali affermazioni, ha determinato unanimi comportamenti di ferma indignazione. Tra questi l'opinione di un ex presidente della Repubblica che vi ha riscontrato un palese carattere di reato". Secondo la denuncia, "accusando il presidente della Repubblica di comportamenti non imparziali e omissivi assimilati a quelli di natura omertosa propri della mafia, l'onorevole Di Pietro ha oscurato la limpidezza morale e il credito di cui devono essere necessariamente circondate le attribuzioni al capo dello Stato, delegittimandolo nella persona e nella istituzione che rappresenta". Per l'Unione delle camera penali, dunque, "l'attacco al capo dello Stato si rivela palesemente strumentale a sostenere la presa di posizione dell'onorevole Di Pietro sui temi della riforma generale della giustizia. Trascinando nella mischia del confronto politico, l'aggressione che in questa sede si sottopone al vaglio della signoria vostra tenta di mettere in discussione l'adeguatezza del ruolo della suprema istituzione dello Stato nella gestione -quale garante della Costituzione- della futura ed eventuale vicenda parlamentare di riforma della giustizia". (corriere.it)

ELUANA


Caso Eluana, l'accusa dei giudici «Le sentenze vanno rispettate»

C'è la politica, la questione delle intercettazioni, il tema delle riforme. Ma ci sono anche casi speciali, che coinvolgono temi morali accanto a questioni giuridiche. E quello di Eluana Englaro è uno di questi casi. Per questo ha assunto una rilevanza speciale e simbolica nella relazione del presidente della Corte d'Appello di Milano, Giuseppe Grechi, all'apertura dell'anno giudiziario. «Né il potere legislativo né il potere esecutivo possono porre nel nulla le sentenze definitive» ha detto in un passaggio dell'intervento, parlando a braccio. Una frase che è comparsa anche in una diapositiva proiettata sui megaschermi dell'aula magna di Palazzo di Giustizia. Grechi ha sottolineato che «la Costituzione è fondata sulla separazione dei poteri per cui un potere non può interferire in un altro». E ha precisato che la Corte d'Appello civile di Milano «non ha invaso territori altrui» nel decidere sulla questione. «In uno Stato di diritto il giudice non può rifiutare una risposta, per quanto nuova o difficile sia la domanda di giustizia che gli viene rivolta. Per altro verso, nel cercare la risposta deve mantenere un atteggiamento di genuina umiltà e un costante ancoraggio ai principi della Costituzione. Nella vicenda di Eluana Englaro i giudici non hanno invaso territori altrui. Né il potere esecutivo, né il potere legislativo possono far finire nel nulla le sentenze definitive. La Corte Costituzionale, la Corte di Cassazione e la Corte europea dei diritti dell'uomo hanno già confermato la correttezza dell'operato della Corte d'Appello, che non ha invaso territori altrui». (corriere.it)

MERCATALE

La foto, scattata negli anni venti da un pallone aereostatico da Alfredo Massai, documenta il Centro Storico di Prato. In particolare è visibile nell'angolo a destra dell'immagine, la grande Piazza Mercatale. Come si vede allora la piazza era ancora una "piazza" e non un parcheggio di auto. Dove adesso regnano lamiere, plastica e i "dischi volanti" dell'illuminazione, c'era un grande triangolo erboso, bordeggiato da alberi e panchine. Dove adesso sopravvive un "giardino" spartitraffico alberato, realizzato alla fine degli anni trenta in occasione della costruzione della cosiddetta Casa del Fascio (attuale Ufficio del Registro e stazione della Guardia di Finanza) è visibile il bel giardino all'italiana progettato dall'architetto Valentini alla fine del 1700. Senza piantumazione di alberi poichè si era voluto salvaguardare l'intera dimensione spaziale della grande piazza delimitata a sud dalle cosiddette Case Nuove costruite circa 100 anni prima. In modo che dal Tabernacolo del Lippi a Nord alle Case Nuove a sud il Mercatale era oggetto urbanistico straordinario e godibile nella sua interezza. La speranza è che la promessa riqualificazione della piazza si orienti verso questa futura soluzione, riportando il Mercatale al suo splendore originario.

RADICALI


Una delegazione radicale guidata da Marco Pannella ha partecipato ieri, invitata da Mastella e Nencini, alla riunione del Comitato per la Democrazia. Comitato del quale i radicali non fanno parte. Alla fine della riunione i radicali hanno sottoscritto il documento che definisce un attacco alla democrazia la proposta di legge di riforma per le elezioni europee che prevede uno sbarramento al 4% per concorrere alla elezione di deputati europei. Immediatamente dopo i radicali hanno precisato che non parteciperanno ad alcun cartello elettorale che venga proposto solo con lo scopo di superare la soglia imposta dall'accordo PD, PDL, UDC, LEGA e IDV. Per i radicali la battaglia politica deve condursi contro e per la fine del regime partitocratico italiano di cui la riforma per le europee è solo un aspetto. Il pacchetto d'accordo prevede anche l'accordo spartitorio sulla RAI che l'annullamento fortemente voluto da Veltroni e Berlusconi della Commissione di Vigilanza presieduta da Riccardo Villari ha spianato. Cosicchè il duo non solo avrà campo libero alle europee ma sarà spalleggiato, nella campagna elettorale, da tutto il sistema televisivo RAISET. Quale sarà allora il comportamento di Pannella e dei radicali alla scadenza delle elezioni europee? I radicali hanno, oggi, due rappresentanti a Bruxelles (lo stesso Marco Pannella e Marco Cappato). E, certamente, l'accordo raggiunto l'anno scorso per una presentazione dei radicali alle politiche italiane nelle liste del PD, prevedeva, forse informalmente, anche il rinnovo di accordi per le europee. Il PD avrebbe garantito ai radicali la conferma di due seggi. Si trattava di restare in attesa di come sarebbe stata riformata la legge elettorale. Se la riforma avesse comportato l'eliminazione della preferenza l'accordo sarebbe, probabilmente, andato in porto. Ma restando la preferenza è evidente l'impossibilità per il PD di garantire l'elezioni di due radicali. Non in grado, da soli, di spuntare l'elezione contro i candidati veltroniani. Pertanto non vediamo alcuna possibilità di accordi tra radicali e PD. A nostro parere ai Radicali Italiani resta solo la via di una loro presentazione solitaria alle europee con il simbolo della Lista Bonino, ovvero, con quello della Rosa nel Pugno, che è, adesso, dopo la fine dell'esperienza con i socialisti, ritornato nella piena disponibilità di Marco Pannella. L'altra opzione praticabile, e non sarebbe la prima volta, è quella della non presentazione di liste. Ma la riteniamo scarsamente praticabile perchè certificherebbe, in realtà, la definitiva scomparsa di una autonoma presenza dei radicali nel panorama politico italiano. Già le scorse politiche si sono svolte, sulla base dell'accordo-capestro subito dai democratici, senza che sulle schede comparisse il simbolo radicale. Una seconda volta, ed in occasione dell'appuntamento europeo, giudicato molto importante dai radicali, potrebbe scrivere l'epitaffio sulla storia del movimento radicale italiano. La presenza del simbolo radicale alle europee potrebbe contare anche su altre indicazioni confortanti. La prima è l'andamento positivo dei radicali rilevato dai sondaggisti. Pur scomparsi dai media italiani i radicali sono ancora attestati intorno al 2%, storica soglia delle preferenze degli elettori. Un altro elemento che fa premio sulla presenza solitaria dei radicali alle europee è la volontà di r/esistere al regime partitocratico. La campagna elettorale sarebbe sfruttata per portare fino in fondo queste valutazioni contando su un'audience non irrilevante come, purtroppo, avviene adesso. Il terzo motivo per il quale è prevedibile la presenza dei radicali sulle schede europee è lo scompaginamento che lo sbaramento al 4% determinerà su molte altre forze politiche minori. Costringendole, pur di cercare di sopravvivere, a rischiosi e confusi apparentamenti, lasciando campo libero alla proposizione delle numerose idee-proposte radicali. L'ultima considerazione per la quale prevediamo che i radicali saranno presenti alle europee è che, comunque vadano le consultazioni, non si tratterebbe per loro dell'ultima spiaggia possibile, così come è, invece, per Verdi, RC, SD, PdCI, Mastella ed altri. I radicali conserverebbero comunque una loro rappresentanza nel Parlamento italiano. I nove eletti nelle liste del PD potrebbero costituire la base minima, ma sicura e certa di r/esistenza partigiana nelle istituzioni e nel Paese. In conclusione è necessario esprimere ogni possibile rammarico per l'infelice scelta che i socialisti di Boselli fecero quando determinarono cocciutamente ed irresponsabilmente la fine dell'esperienza della Rosa nel Pugno. Che, con le sue proposte e battaglie politiche, avrebbe ora davanti a sè praterie sterminate da percorrere e da fertilizzare.

Associazione Radicale Liber@MentePrato

VITA


Se il presidente della Regione Lombardia fosse un ateo e non lei, Roberto Formigoni di Comunione e Liberazione, cambierebbe qualche cosa per Eluana Englaro? "Non credo, ho sentito molte parole da parte di altri presidenti di Regione, ma nessuno che abbia detto: "Portatela qua, è tutto a posto". Stiamo parlando di una vicenda che al limite e, anche se non nascondo la mia identità politica, in questo caso mi comporto da laico". Perché il Friuli dirà sì e la Lombardia ha detto no? "Non remo contro, non esiste un mio accanimento individualistico". E non pensa che in assoluto sia uno scandalo che un cittadino si rivolge ai Tribunali, ottiene ragione e non accade niente? "Mi sembra che il dibattito si sia aperto, c'è un confronto in atto in Parlamento. Poi, non è detto che le risposte vadano nelle direzioni che vengono invocate da chi si è rivolto ai Tribunali, perché non ci sono ancora leggi che parlano del fine-vita e c'è una magistratura che, a mio parere, non chiarisce". Corte d'appello, Cassazione e Tar in verità dicono che Eluana può ottenere la sospensione delle terapie... "Sì, ma il servizio sanitario nazionale non ha alcun protocollo sul tema e la sentenza non sospende niente. Noi delle Regioni siamo tra due fuochi dal punto di vista giuridico. E io sono orgoglioso di tutelare una vita". Ma l'obiezione degli Englaro è seria e profonda. Uno, questa vita non era gradita a Eluana. Due, lo stato vegetativo non esiste in natura. Viene prodotto dai medici, il paziente resta "staccato" dal mondo esterno e per molti questo tipo di esistenza non sembra figlia di Dio o dell'evoluzione, ma il prodotto di una medicina alla dottor Frankenstein... "Quella vita dovuta ai progressi della medicina la dico piena. Non la augureremmo a nessuno, ma suscita amore, no? Sappiamo che cosa passa nelle teste di queste persone? Aiutiamole per come possiamo". Il modo in cui aiutare Eluana spetta al papà, o no? "Un presidente di Regione, chiunque sia, che deve fare quando i pronunciamenti delle Corti confliggono con le leggi dello Stato? Non voglio e non posso "innovare" io la situazione. La sentenza del Tar non mi è stata ancora consegnata ed è appellabile in sessanta giorni. Sto rispettando le leggi e le sentenze al cento per cento". Ma lei è d'accordo nel merito delle sentenze? "Il mio amico Gianni, di cui Repubblica ha scritto, sta nella stanza accanto a Eluana e io lo vado a trovare. Gianni è lui, respira, dorme, si sveglia, sbadiglia, si agita, ogni secondo nella sua vita avvengono cose. Come si fa a dire che è un vegetale? Se esiste una minima possibilità di risveglio, non si perde la speranza". In medicina la possibilità che uno esca dallo stato vegetativo è dello 0,001. Non si dice zero perché si sperimenta sempre, ma dalle lesioni al cervello non c'è ritorno. "E allora cosa facciamo, mandiamo a morte queste persone?" Lei non manda a morte nessuno, è Eluana che chiede di essere lasciata morire in pace. "Già, già. Eluana però non ha lasciato una dichiarazione scritta, suo padre sicuramente dice il vero, ma so che altre amiche non hanno gli stessi ricordi, che sono stati presentati altri esposti". Siamo arrivati al punto, presidente. Questo accertamento sulla sua volontà spetta ai magistrati, non ai politici, ed è stato fatto. Non è che ogni volta si può rimettere in discussione ogni cosa. Quando è assolto per le tangenti, mica si torna da capo... "Non stiamo parlando di mazzette, ma di vita e morte. Perciò domando alla magistratura cose più chiare. C'è incertezza. Meglio dieci colpevoli fuori che un innocente in galera, non si dice così? E allora meglio dieci casi incerti, che uno vivo mandato a morte". Anche tutti i sondaggi dicono che la gente è stufa di questi ritardi che avvengono anche per colpa sua e del ministro Sacconi... "Non sta accadendo questo e poi, secondo me, c'è stata una grande banalizzazione di questa vicenda. La gente sa che Eluana morirà con una lunghissima e dolorosissima agonia? Morirà di fame e di sete, con dolori, crampi muscolari, generalizzati e dolorosi, le mucose si seccheranno e ci saranno ulcere, il corpo subirà crisi convulsive generalizzate". Ma chi gliel'ha detto? Il professor Borasio, consulente della chiesa tedesca, parla di una morte tranquilla, ci ricorda che i vecchi morivano di fame e sete... "Ma la certezza che non si soffre non c'è. E poi Eluana è lì, la sua vita non è zero, viene accudita da persone che non chiedono altro, ha senso darle questa morte artificiale anticipata?" Artificiale è considerata dal padre la sua vita attuale. Viene cambiata, girata se no si piaga, "invasa da mani altrui" ed Eluana non l'avrebbe voluto, questo è ormai è un fatto concreto. "Ma sempre una persona concreta che respira ho di fronte, questo io non posso dimenticarlo. Anzi, nemmeno voglio dimenticarlo". (repubblica.it)

CATTIVI AMICI












Le prime quattro foto, scattate alla riapertura, testimoniano lo stato attuale, dopo la ristrutturazione e "riqualificazione", dello storico, amato e centralissimo Giardino Buonamici. L'ultima foto area (foto Massai, archivio AFT) documenta lo stato del giardino negli anni venti. Si trattava, come si può ben vedere, di un bell'esempio di giardino pensile all'italiano annesso a palazzo signorile. La successiva acquisizione di Palazzo Banci-Buonamici al demanio pubblico, inframmezzato dalla realizzazione di un lucernario a servizio dell'agenzia cittadino del Monte dei Paschi di Siena, ha restituito alla città un incomprensibile ed irriconoscibile luogo senza identità e senza personalità. Se non quella rappresentata dai vari astrusi accrocchi, compreso l'invadente ed insopportabile impianto tecnologico per il condizionamento dell'aria, da riferire ai progettisti ed a chi ha deciso di concedere, incredibilmente, i vari nulla osta.



COMMERCIO


Massimo Vivoli, presidente della Confesercenti Toscana, ha lanciato ieri un grido d'allarme fortissimo presentando i dati UnionCamere (al settembre 2009) riguardanti il bilancio di aperture e chiusure di negozi commerciali in Toscana. Secondo Vivoli il bilancio è grave: in tutta la Toscana sono stati chiusi 6.737 negozi a fronte dell'apertura di sole nuove 4.568 botteghe. Secondo Confesercenti la stima per tutto il 2008 vedrà la perdita di circa 3.000 esercizi con la perdita del lavoro da parte di 10.000 addetti. I dati scorporati provincia per provincia vedono picchi di crisi concentrarsi nelle province di Firenze e Grosseto che persono circa 500 negozi ciascuna. Tutte le province toscane presentano un segno negativo. Tutte meno una: la provincia di Prato. Il nostro territorio infatti è l'unico che, a sorpresa, vede crescre il numero degli esercizi commerciali: che a fronte di 510 cessazioni presenta 550 nuove aperture con un saldo di 40 nuovi negozi! E dunque, nonostante il cassandrismo diffuso in città, Prato è ancora capace di crescere sfruttando quel dinamismo tradizionale che ha fatto la fortuna del nostro distretto. L'aumento registrato nel numero delle botteghe commerciali, specialmente quelle di piccole dimensioni, smentisce anche analisi frettolose che prevedevano che l'apertura di grandi centri commerciali, avrebbe causato la fine del commercio al dettaglio. Così come smentiscono clamorosamente le proposte avanzate da candidati alle primarie del PD che intendono richiedere una sorta di rottamazione dei piccoli negozi di vicinato.

AMARO LUCANO


Mentre la campagna elettorale per le primarie del PD si avvia ad entrare nelle due settimane conclusive e Paolo Abati e Massimo Carlesi, i due competitors per la poltrona di sindaco di Prato, mettono in campo tutte le loro risorse e capacità per vincerle, si riaffaccia prepotentemente alla ribalta politica, dopo 5 anni da desaparecido, Gianni Del Vecchio.

L'ex segretario dei Democratici di Sinistra della federazione pratese, sconfitto nel 2004 nella corsa alla candidatura da Antonello Giacomelli, allora Margherita e vice sindaco, che gli sbarrò ferocemente la strada verso Piazza del Comune, favorendo l'incoronazione di Marco Romagnoli, ha riacquistato visibilità. Sia come presidente dell'ATO 3, l'ente pubblico che ha il compito di gestire il ciclo dell'acqua nel medio Valdarno, sia come nuovo direttore amministrativo della clinica privata, ma ultraconvenzionata con la ASL 3, "Villa Fiorita". Come presidente dell'ATO, Del Vecchio è alle prese con la questione dei rimborsi dovuti a quei cittadini che pur non usufruendo della depurazione idrica erano stati chiamati, negli anni scorsi, a pagare lo stesso la tariffa relativa al servizio di depurazione. Una sentenza del 2008 stabilisce, infatti, che chi non conferisce le acque reflue ai depuratori, non può essere chiamato a pagare il servizio. E siccome sono centinaia di migliaia, specialmente in Comune di Firenze, le utenze non allacciate ai sistemi di depurazione, ATO 3 e Publiacqua devono rimborsare milioni di euro a tutti questi cittadini, aziende, imprese, ecc. Del Vecchio si è assunto la responsabilità di accollare queste somme indebitamente riscosse a tutti gli altri utenti, che vedranno le loro bollette idriche levitare di circa il 20% nei prossimi anni. Nel frattempo, e forse per garantirsi comunque un futuro di lavoro, il lucano Del Vecchio ha accettato di dirigere la clinica "Villa Fiorita". In questo caso con successo. Manageriale e politico poichè Del Vecchio è stato in grado di sottoscrivere immediatamente un accordo con la ASL pratese per l'effettuazione degli interventi chirurgici di elimimazione e/o riduzione della cataratta. Tagliando, in questo modo, le liste d'attesa pesantissime accumulate presso l'Ospedale di Prato.

TREIDEE


Gianni Mercatanti
1: progetto pluriennale verso la scuola materna, elementare e media inferiore per un programma diffuso e condiviso maestri/professori-alunni/studenti e genitori per una Educazione alla Cittadinanza Democratica ed a una Educazione alla legittimazione della Legalità, un programma decennale per tentare di costruire e dare strumenti ai cittadini del futuro
2: una ottimizzazione della macchina amministrativa comunale e provinciale, unendo e rafforzando dove si puo gli uffici, decentrare le rappresentanze comunali e provinciali nel territorio, specialmente nelle frazioni che sono una particolarita pratese e toscana
3: controllo e legalità, rivedere la funzione della polizia municipale che deve essere presente sul territorio come 'pubblici ufficiali" e non negli uffici come "amministrativi", questo discorso dovrebbe essere fatto alle forze di polizia nazionali, uno spreco di personale "specializzato", adesso chi fa le multe per divieto di sosta, etc sono altri soggetti
4: una campagna diffusa e pressante per arrivare ad una raccolta differenziata specialmente il alcuni contesti fino al 75%, cosa che non solo ASM deve fare ma anche i cittadini collaborando, altrimenti non possiamo esimerci da pensare anche all'utilizzo di un termovalorizzatore nella piana per cercare di risolvere i problemi dei rifiuti, il comune non puo pressare l'aziende produttrici ed i commercianti/supermercati a diminuirel'utilizzo di confezioni inutili.........
5: partecipazione attiva, democrazia partecipativa. Per partecipazione attiva si intende il diritto dei cittadini ad esprimere la propria opinione per contribuire alle scelte della "sfera pubblica".
6: un vero rinnovamento della classe politica ed amministrativa, aumentare i "poteri" alle circoscrizioni/frazioni, decentrare spazi culturali ed informativi alle frazioni,.
7: rivedere strutturalmente la visione della citta del territorio, della viabilita, anche con chi fino ad ora non era ben visto dalla giunta attuale, etc, etc

Fiorenzo Manetti
1: abolire le circoscrizioni oppure riformarle in modo che servano ai cittadini. Così come funzionano adesso (almeno quella EST), sono solo fonte di sprechi e disfunzioni basterebbe che gli amministratori riattivassero le "antenne" entrando in contatto e ascoltando i cittadini, come si faceva una volta, non ci sarebbe nemmeno bisogno dei "sondaggi". Naturalmente i servizi e gli uffici decentrati dovrebbero rimanere.
2: dotare la nostra città di una segnaletica decente come si addirrebbe ad una città moderna e di 200.000 abitanti come la nostra. Cartellonistica sia per la toponomastica che per le indicazioni dei percorsi perchè non tutti coloro che vengono da fuori sono provvisti di navigatore satellitare. Naturalmente curare di più il manto stradale e la pulizia sia delle strade che delle piste ciclabili che sono un vanto se tenute bene e una cattiva pubblicità se tenute come negli ultimi tempi (un'ambiente tenuto incute rispetto altrimenti vi è una reazione contraria).
3: frenare l'espansione dell'edilizia abitativa e sfruttare a fini collettivi il poco territorio rimasto disponibile e non agevolare i cambi di destinazione d'uso per quanto riguarda le fabbriche dismesse ma destinare anche quelle aree agli scopi sopra detti, anche per scoraggiare la chiusura di aziende che magari potrebbero ancora avere un futuro produttivo. Tutto questo servirebbe a non far diventare PRATO il dormitorio della vicina Firenze.La legalità ed il rispetto delle regole da parte di tutti dovrebbe essere sottinteso.

Anonimo
Dovete aumentare le corse dei mezzi pubblici il venerdì e il sabato sera... Poi per forza la gente beve e guida..... Questo e un grosso problema.. (www.abati2009.it)

GHEDDAFI


Immigrati, Perduca: quanti accordi occorrono perché Gheddafi mantenga le promesse?

• Dichiarazione di Marco Perduca, co-vicepresidente del senato del Partito Radicale Nonviolento, Senatore nel gruppo del Pd

Un accordo c'e' gia', lo ha firmato il ministro Amato nel 2007, i soldi son gia' stati stanziati, oltre 4,2 milioni di euro nel decreto di finanziamento delle missioni internazionali, martedi' si avra' il passaggio al Senato del trattato Italia-Libia, che ne aggiunge altrettanti per riparare dei danni del colonialismo regio e fascista, ma a quanto pare al partner necessario Gheddafi tutto cio' non basta perche' continua a ricattare l'Italia cogli arrivi di centinaia di immigrati verso Lampedusa. Possibile che il paese di naviganti, poeti ed eroi debba sottostare a queste sistematiche umiliazioni? Spero che qualche senatore abbia, se non altro un sussulto di "orgoglio patrio", se non altro, in vista del dibattito ultra-blindato della settimana prossima. (radicali.it)

PERSECUZIONE


Stalking: a quando una legge contro la persecuzione dalla lingua inglese?

• Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell'associazione radicale "Esperanto".
Approvato alla Camera il DDL 1440: Misure contro gli atti persecutori. Reato è perfettamente riconoscibile e identificabile attraverso questa locuzione della lingua italiana.
Eppure politici e media proprio per non farsi capire da tutti e da tutte lo hanno ribattezzato come "legge anti-stalking".
Giorgio Pagano, segretario dell'Associazione Radicale Esperanto: "Oramai nessuno si rende più conto dell'importanza per una democrazia di parlare a tutti, l'esterofollia dilaga e fa sempre più vittime.Nel caso della pubblicizzazione del DDL 1440, proprio le donne che sono maggiormente a rischio di episodi di molestie, ossia quelle che vivono in ambiti sociali e contesti culturali degradati, non sono messe in grado di comprendere che è stata fatta una legge che le difende. L'utilizzazione della parola inglese "stalking" fa si che i primi a non essere vicini alle vittime di questo reato sono proprio i politici e i giornalisti che avrebbero dovuto darne giusta pubblicità.
Siamo tutti vittime di "language stalking", molestati persecutoriamente dalla lingua inglese." (radicali.it)

venerdì 30 gennaio 2009

ACQUA


Per anni abbiamo pagato la tariffa per la depurazione senza essere tenuti a farlo, perché i reflui dell´acqua usata per lavarci e cucinare finivano in Arno senza essere depurati. Trecentomila fiorentini, tutti quelli sulla riva sinistra dell´Arno, parte degli abitanti di Scandicci, altri nella piana. Se assieme facessero partire le azioni giudiziarie, travolgerebbero Ato 3 Valdarno e Publiacque, creerebbero problemi seri al bilancio del Comune di Firenze. Tutto conseguenza di una sentenza pronunciata a ottobre dalla corte costituzionale: il verdetto ha stabilito che chi non gode della depurazione non può pagare questo servizio sotto forma di tariffa, cosa che invece hanno fatto per anni il 25% dell´oltre un milione di cittadini Ato3-Publiacqua. A tutti loro vanno restituiti i soldi anche se non li chiedono espressamente. Ato 3 e Publiacqua sono corsi ai ripari: nella bolletta di marzo chi ha pagato senza essere tenuto a farlo riceverà indietro i soldi, in totale 1,5 milioni di euro, pagati fino alla fine del 2008 a partire da quel 15 ottobre quando è stata pronunciata la sentenza, mentre dall´inizio del 2009 chi non gode dal servizio di depurazione non paga più. Ma se Ato, Publiacqua e Comune dovessero restituire i soldi del passato, come li obbliga a fare la sentenza, finirebbero nei guai finanziari. Dice il presidente dell´Ato 3 Valdarno Giovanni Del Vecchio: «I soldi delle tariffe sono stati investiti, noi non ne abbiamo più per nessuno, il Parlamento sta discutendo una legge che ci deve togliere da questa situazione».L´Ato, insomma, non restituisce i soldi del passato. Però trema. Perché se i cittadini si arrabbiano... Il loro diritto alla restituzione è ad oggi pieno ed esigibile in base al verdetto della Corte Costituzionale. Per quanto riguarda il territorio dell´Ato 3 Valdarno, si calcola che ogni anno siano stati incassati 8 milioni di euro pagati da oltre 300.000 cittadini (corrispondenti a 80.000 contratti di utenza) che invece non sarebbero stati tenuti a quell´esborso perché non godevano del servizio. Se la restituzione dovesse, come si ritiene, essere retroattiva di dieci anni, ovvero da quando si è passati dal pagamento della «tassa» a quello della «tariffa», gli utenti dovrebbero riavere indietro almeno 80 milioni di euro. Che fanno in parte carico ad Ato-Publiacqua, dal 2002 ad oggi. Ma tra il 1999 e il 2002 la tariffa per la depurazione delle acque l´hanno incassata Palazzo Vecchio e gli altri Comuni della piana, che quindi sono tenuti alla restituzione per la loro parte. Per Palazzo Vecchio il salasso sarebbe pesante considerando che fino al 2002 Firenze non aveva il depuratore. Un pasticciaccio brutto. «Il Parlamento deve toglierci da questo impiccio» ripete e confida Del Vecchio. «Potremmo restituire tutti quei soldi soltanto aumentando a dismisura e in modo insostenibile le future tariffe a carico di chi gode del depuratore. Sarebbe un paradosso: chi non inquina pagherebbe in quantità multipla anche per gli altri». (repubblica.it)

SOCIALISTI


''Per battere i fautori dello sbarramento elettorale alle Europee servono coesione dei partiti che siedono nel Comitato per la Democrazia ed un progetto politico da contrapporre ad un bipolarismo imposto dall'alto che richiama una 'bella' legge imposta dai militari brasiliani nell'ultima fase del loro regime. I militari stabilirono con decreto che ci fossero due soli partiti: Arena e Mdb. Decisero anche di indire le elezioni ma il partito di maggioranza – Arena – sarebbe comunque rimasto tale. Per legge''. Lo afferma il segretario nazionale del Partito Riccardo Nencini. Se l' ipotesi del C.L.N. non trovasse tutti d' accordo-aggiunge Nencini- sarà necessario promuovere una alleanza che vada dai Radicali al movimento di Vendola, dai Verdi a Sinistra Democratica. Una alleanza fra riformisti- sottolinea Nencini- da riproporre nelle elezioni amministrative del prossimo giugno. Un 'Patto per il futuro'-conclude il leader- del Partito Socialista-che si opponga alle violenze fatte alla Costituzione ed alla democrazia italiana e che dia voce alla sinistra delle libertà''.

PALATUCCI


Si è tenuta questa sera, nell'aula consiliare del palazzo comunale, nell'ambito della Giornata della Memoria la presentazione del libro di Angelo Picariello sulla vita di Giovanni Palatucci intitolato 'Capuozzo, accontenta questo ragazzo'. E' stato il sindaco Marco Romagnoli ad aprire la riunione, moderata da Andrea Fagioli, vicedirettore di Toscana Oggi. Sono intervenuti, con l'autore, il vescovo Gastone Simoni e il presidente del consiglio della Regione Toscana Riccardo Nencini.


Giovanni Palatucci (Biografia nel sito web della Polizia di Stato) Giovanni Palatucci è l'ultimo questore di Fiume, morto a 36 anni per mantenere fede ai suoi ideali. L'emanazione delle leggi razziali antisemitiche (luglio-novembre 1938) lo vide decisamente schierato in favore dei cittadini ebrei, ma anche di tutti coloro che, in fuga da altre nazioni occupate dalle armi tedesche, transitavano per il confine istriano. Nel marzo 1939 sottrasse alla cattura della Gestapo 800 ebrei tedeschi, in fuga dalla Germania nazista a bordo di un vapore greco. Il suo incarico di direttore dell'ufficio stranieri gli permise di trovare vari stratagemmi per mandare i perseguitati all'estero, verso i paesi liberi o nel campo di raccolta di Campagna (Salerno), dove era vescovo suo zio Mons. Giuseppe Maria Palatucci. La sua opera di salvataggio si intensificò all'indomani dell'8 settembre 1943, quando Fiume, assieme alla Venezia Giulia ed all'intera area istriana, venne annessa al Terzo Reich mediante una violenta occupazione militare. Nel febbraio del 1944 Palatucci divenne questore reggente di Fiume e garante istituzionale dell'Italia in quella zona. La 'sua' questura, con i suoi trecento uomini disarmati, divenne un riferimento di umanità e di salvezza per tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, e in particolare per i perseguitati ebrei. Palatucci distrusse tutto il materiale documentario riguardante gli ebrei e giacente presso i vari uffici della questura. Ingiunse all'Ufficio anagrafico del Comune di Fiume di non rilasciare alcun documento riguardante cittadini ebrei senza aver prima informato della cosa le autorità Repubblicane. Rifiutò fino all'ultimo di mettersi in salvo anche quando, nonostante i ripetuti inviti del Console svizzero a Trieste si separò - mettendola al sicuro - dalla donna che avrebbe voluto sposare, una ebrea slava. Oltre 5.000 furono gli ebrei e i perseguitati antifascisti salvati in quei sei anni.

QUATTROPERCENTO


Abbiamo partecipato ieri alla riunione tenutasi nella sede dei socialisti, accettando ben volentieri l’invito che ci era giunto in particolare da Clemente Mastella da una parte, da Mauro Del Bue e Bobo Craxi, anche a nome di Riccardo Nencini, dall’altra.
Abbiamo ascoltato con vero interesse gli interventi delle organizzazioni presenti, in genere già aderenti al “Comitato per la Democrazia”. Abbiamo confermato che la posizione radicale non condivide la centralità, anche attuale, della vicenda pre-elettorale europea per riconquistare la democrazia e la legalità costituzionale, condizioni essenziali perché si possa anche solo ipotizzare uno Stato di Diritto, scomparso da tempo e sempre più totalitariamente dalla vita del nostro Paese. L’evocazione, fatta in particolare da Clemente Mastella, di dar vita in questa occasione ad una sorta di nuovo CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) ci trova in linea di principio e di opportunità d’accordo. Ma un CLN presuppone, convergenti, individuazione e presa d’atto di un regime da urgentemente sconfiggere e radicalmente sostituire, e con quale altro.
È oggi indubbio che il sistema antidemocratico, e di “nuovo” monopartitismo, cerchi di salvarsi, accentuando e accentrando sempre di più il proprio potere incontrollato di manovra nella sua “stanza dei bottoni”. È altrettanto indubbio che si tenda sempre più e peggio a perpetrare ulteriori esclusioni dalla spartizione del bottino partitocratico, frutto della messa a sacco del Paese e del suo popolo. È pure indubbio che il frenetico e ansioso mutare delle leggi elettorali, sia volto a coartare, nella finzione “bipartitica”, il residuo privilegio partitocratico di nomina passiva (cui si è ridotto il defunto diritto all’elettorato passivo in Italia). Per tutto questo è evidente che l’insieme dei partiti “minori” o “piccoli” è oggi costretto a lottare letteralmente per la propria sopravvivenza.
Meritano, quindi, il sostegno dei democratici, che noi Radicali esprimiamo con convinzione.
Purtroppo compagni e amici “piccoli” sembrano ignorare quanto questa lotta sia stata indebolita dai misfatti già compiuti e accelerati in quest’ultimo anno. Con la vicenda del protervo agire e permanere del Parlamento italiano nella sua ribellione contro la legalità costituzionale, nella catena di delittuose azioni che tuttora proseguono e si aggravano - per cui sono stati formalmente soppressi con l’impedimento di atti obbligati di alta amministrazione ed esecuzione, e di funzionamento costituzionale delle Camere - sono stati impediti, ripetiamo, “OBBLIGHI INDEROGABILI” (Presidente della Repubblica dixit) dello Stato di Diritto Costituzionale Italiano.
Ma qui è un’altra storia che, purtroppo, partiti minimi e partiti massimi sembrano voler continuare a scrivere insieme…Rocco Berardo, tesoriere associazione Luca Coscioni (Europa, 31.1.09)

CARCERI


Bernardini e D’Elia: schiaffi, pugni e calci per i sei rumeni arrestati per i gravi fatti di Guidonia. Visita dei radicali a Rebibbia.

• Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale-PD, e Sergio D'Elia Segretario dell'Ass.ne Nessuno tocchi Caino

Nel corso di una visita al carcere di Rebibbia, abbiamo stamattina incontrato i sei rumeni accusati di violenza sessuale e rapina aggravata, arrestati tra lunedì e martedì scorsi a Guidonia.
Quello che abbiamo potuto constatare è che risultano confermate le segnalazioni di maltrattamenti che ci hanno portato ad effettuare la visita ispettiva.
Su uno di loro, che zoppicava vistosamente, erano visibili i segni di percosse su un occhio, sulle gambe e sull'anca destra. Altri due avevano gli occhi pesti, ma affermavano, uno di essere caduto e l'altro di essersi picchiato da solo per la disperazione.
Da quanto abbiamo potuto ascoltare, il pestaggio sarebbe avvenuto, a più riprese, nelle celle di sicurezza della caserma dei Carabinieri di Guidonia.
Del resto, non ci sentiamo di escludere che i sei rumeni abbiano subito ulteriori maltrattamenti, seppure di minore intensità e violenza fisica, anche al momento dell'ingresso a Rebibbia.
Proprio nei casi di reati del tipo in questione, riteniamo che la forza e la credibilità delle istituzioni risieda nel rispetto più rigoroso della legalità e del rispetto dei diritti umani delle persone accusate.
Su questi fatti i deputati radicali presenteranno oggi stesso un'interrogazione urgente ai Ministri della Difesa e della Giustizia
. (radicali.it)

QUATTROPERCENTO



MOZIONE
Il Consiglio Comunale di Prato
Premesso che:

1)Il Parlamento si appresta ad approvare una nuova legge per le elezioni europee che contrasta non tanto con le pur legittime aspirazioni di esistenza di partiti politici che vivono di tradizioni storiche e di progetti politici di interesse nazionale, ma con i diritti di democrazia sanciti dalla Carta costituzionale. Cambiare la legge elettorale e le norme di accesso al Parlamento europeo mentre è già da tempo in corso la preparazione delle liste e in qualche caso, dopo aver definito le stesse, anche la raccolta delle firme, caso unico in tutta Europa, rappresenta un grave attentato alla democrazia.
2)Questo avviene non alla luce di una esigenza di maggior equilibrio democratico e di minor frammentazione politica al Parlamento di Strasburgo, che peraltro non deve eleggere alcun governo, ma come esigenza dei due partiti maggiori del nostro paese che vogliono costruire un sistema fondato sulla loro assoluta supremazia forzando l’interpretazione delle norme come è avvenuto ad aprile, o cambiando improvvisamente, come sta avvenendo oggi, la legge elettorale europea. La responsabilità maggiore cade sul Pd e sul suo segretario Veltroni che tenta, con lo sbarramento elettorale al 4%, di frenare la sua caduta libera di consensi registrata in tutti i sondaggi. Questo cambiamento di legge avviene nel contesto di un grande baratto tra Pd e Pdl che investe anche altri atteggiamenti parlamentari e spartizioni di potere.

3)Si consolida così quel regime antidemocratico fondato sul falso bipartitismo all’italiana che tenta di spartirsi il finanziamento pubblico con denari degli italiani che non risparmieranno un euro, mentre i protagonisti sono forze politiche oligarchiche, con vertici non eletti democraticamente attraverso congressi e senza vita democratica al loro interno, che si pongono in netto contrasto con i principi stabiliti dall’articolo 49 della Costituzione.

Tutto ciò premesso il Consiglio Comunale:

-invita le forze politiche democratiche rappresentate nel Parlamento italiano a respingere la nuova legge per l'elezione della rappresentanza italiana nel Parlamento Europeo;

-si appella al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinchè, nella sua qualità di garante della Costituzione e delle garanzie democratiche fissate dalla Carta, operi per scongiurare la riduzione ulteriore degli spazi di democrazia in Italia.
Prato 30.01.2009
Lista Civica "Taiti per Prato"
Avv. Massimo Taiti

PLANETARIO


Al Centro di Galceti il 1° planetario digitale della Toscana

Viaggerà attraverso il tempo e lo spazio, dall'origine della vita al futuro e in galassie distanti anche 28 milioni di anni luce, il nuovo planetario digitale del Centro di Scienze naturali di Galceti, il primo in Toscana con queste caratteristiche. La sofisticata apparecchiatura è stata presentata stamani presso il Centro dal presidente Massimo Calissi, dai direttori Gilberto e Deanna Tozzi e dall'assessore ai Parchi ed Aree protette del Comune Camilla Curcio. A tenere la lezione di astronomia sotto la cupola del planetario sono stati Saverio Tozzi e Romano Bellocchio, collaboratori del Centro. Il nuovo sistema digitale sostituirà quello elettromeccanico utilizzato finora dal Centro, che sarà comunque usato per le lezioni ai bambini delle elementari per muovere i primi passi nel cosmo. Tramite un apposito software che elabora le immagini e le foto scattate dal telescopio in orbita Hubble negli angoli più sperduti dell'universo, il sistema permetterà effetti speciali, animazioni e simulazioni come 'lo spegnimento' dell'atmosfera terrestre per vedere le stelle anche di giorno, l'osservazione dei corpi celesti fino alla magnitudo 6, la librazione della Luna, cioè la sua oscillazione non visibile ad occhio nudo, o anche fatti storici come l'esplosione di una stella distante 6.500 anni luce dalla Terra avvenuta nel 1054, come documentano antichi trattati di astronomi arabi. La messa a fuoco va da 10 cm all'infinito e ci può spostare dalla propria città, al Polo nord o all'Equatore per vedere il cielo di questi luoghi. Ma le potenzialità di simulazione sono davvero tante: il passaggio di una cometa, eclisse di Sole e Luna, il sorgere della Terra dalla Luna o anche di Saturno dalla sua luna Titano, la rappresentazione della configurazione delle costellazioni con relativi nomi e figure mitologiche e la proiezione di più di 100 immagini di oggetti del cielo profondo e di più di 100.000 stelle. Inoltre il planetario sarà itinerante e potrà spostarsi presso scuole o associazioni che ne facciano richiesta: il sistema è infatti dotato di una cupola gonfiabile di 6 metri di diametro con 60 posti. Il costo, circa 30.000 euro, è stato coperto dall'assessorato all’Ambiente del Comune e dall’Assessorato alla Cultura della Regione Toscana nell’ambito del progetto Musei 2008. «E' un arricchimento della nostra offerta culturale di cui siamo ,olto orgogliosi - dice il presidente Calissi - e che avviene in un anno significativo: il 2009 è infatti l'anno internazionale dell'astronomia nella ricorrenza dei 400 anni dalle prime osservazioni di Galileo Galilei con il cannocchiale, che lo portarono alla scoperta dei satelliti di Giove». «Il nuovo planetario digitale è un investimento che aumenta il nostro patrimonio scientifico e culturale - ha aggiunto l'assessore Camilla Curcio - Sicuramente un'opportunità in più per i tanti cittadini appassionati di astronomia e per le scuole, ma anche una carta in più da spendere per il turismo ambientale, in costante aumento». La struttura si aggiunge all'osservatorio astronomico del Centro, che vanta quattro apparecchiature all'avanguardia come due riflettori, un rifrattore e un telescopio solare per vedere il cielo 'profondo', la nostra galassia e le macchie solari.

QUATTROPERCENTRO


Legge elettorale, comunisti contro il Pd


Un presidio contro la riforma della legge elettorale europea che prevede uno sbarramento al 4% è stato organizzato questa mattina da Rifondazione comunista e dai Comunisti italiani di fronte alla nuova sede del Pd inaugurata da Walter Veltroni. Esponenti dei due partiti hanno manifestato con bandiere e striscioni distribuendo anche un volantino che rappresenta una faccia composta dai volti di Veltroni e Silvio Berlusconi. Al momento del suo arrivo il segretario democratico si è fermato a parlare con i contestatori. "Abbiamo avuto uno scambio sincero e amichevole - ha commentato - gli ho detto quello in cui crediamo, che la legge italiana deve essere come le leggi elettorali di tutti gli altri paesi europei". Da giorni il composito fronte della sinistra radicale è sul piede di guerra nel tentativo di contrastare una legge che rischierebbe di lasciare diverse formazioni fuori anche dall'Europarlamento oltre che da Camera e Senato italiani. "Il Pd da solo non vincerà nemmeno fra trecento anni - ha sentenziato il leader del Pdci Oliviero Diliberto - Se vogliamo tornare alla vittoria deve schiantarsi l'intero gruppo dirigente". "Mentre Veltroni proclama diabolicamente l'autosufficienza del Pd - ha proseguito - Soru ha richiamato l'alleanza di centrosinistra, l'unica via per battere la destra". In previsione di una possibile sconfitta sul nodo del 4%, procedono però anche i tentativi di stringere alleanze e cartelli elettorali. Auspicio sottolineato in qualche misura oggi dallo stesso Veltroni. "Se in Francia e in Germania c'è la soglia al 5% se in Inghilterra lo sbarramento reale è al 9%, l'Italia non può arrivare con decine di gruppi politici, e poi mi auguro che la Sinistra radicale italiana ritrovi una dialettica più unitaria che di frammentazione perché una forza unita ovviamente supererà ampiamente il 4%, come è successo in Francia e in Germania", ha affermato il segretario del Pd. (repubblica.it)

MILK


“Milk” di Gus Van Sant: ritratto di un leader radicale

di Gianfranco Cercone
Come si diventa un leader? L’ultimo film di Gus Van Sant (candidato a otto premi Oscar, tra cui quello per il miglior film) racconta la biografia di Harvey Milk, un leader del movimento per i diritti degli omosessuali, nell’America degli anni Settanta. Milk determinò, apprendiamo, la nascita e lo sviluppo di Castro, il quartiere gay di San Francisco. Guidò una lotta, alla lunga vittoriosa, contro leggi sul lavoro discriminatorie per i gay. Eletto al consiglio comunale di San Francisco, fu il primo omosessuale dichiarato a ottenere una carica pubblica (ma la sua carriera fu stroncata, sanguinosamente, da un rivale politico). L’ambito delle sue lotte potrà apparire limitato al lettore radicale, che appartiene a una storia politica più ampia e variegata (ma, nel film, l’appello finale di Milk a “venir fuori” si rivolge anche ai neri, agli anziani, ai disabili e a tutti gli emarginati d’America). Certi suoi metodi potranno apparire discutibili. Eppure le somiglianze tra le due storie politiche sono a tratti impressionanti, e possono suscitare la sensazione di riconoscere un fratello cresciuto in un altro continente.
Non sono forse radicali i continui tavoli e volantinaggi per strada; il dialogo costante con la gente; le fiaccolate e i cortei convocati lì per lì, senza l’appoggio di nessuno dei ricchi o dei potenti di turno; la ricerca di invenzioni con cui “sbucare” in televisione e allargare la cerchia del consenso? Ma è ancor più radicale, forse, quella specie di trasformazione alchimistica per la quale storie private, trascinate nel disordine e nel dolore dell’emarginazione, una volta investite in una missione politica, sono rinvigorite da una nuova moralità.
Da questa materia, Gus Van Sant ha tratto tutto quello che poteva trarre un buon film americano; e anche qualcosa di più.
La ricostruzione degli ambienti, dei costumi, del clima dell’epoca si indovina attentissima; e si accompagna alla citazione dei modi, e dei vezzi, con cui certo cinema indipendente americano di quegli anni raccontava le storie di emarginati e ribelli. Ma questa ricerca “filologica” non toglie nulla all’impatto emotivo del racconto, che alterna felicità e dolore, esaltazioni e profondi scoramenti: tappe canoniche di quell’avventura senza garanzie che è la libera ricerca della propria felicità (unita, qui, alla rivendicazione di quella libertà).
Dove forse più si riconosce la sottigliezza di quel regista d’eccellenza che è Gus Van Sant è proprio nel ritratto di Milk, interpretato da Sean Penn. Tornando alla domanda iniziale: come diventa un leader? Lungi dal proporselo a priori, egli, in un primo tempo, sembra soltanto aspirare ad aprire un negozio a San Francisco insieme al suo amante. Poi, ostacolato dalla bigotteria di alcuni concittadini e dalla repressione della polizia, dovrà lottare per il semplice diritto ad esistere senza camuffarsi. Pur recando nella fisionomia e nel modo di gestire i segni di un’esistenza repressa e calpestata, se scopre in sé un carisma, la capacità di trascinare altri con lui, è perché le circostanze della sua vita gli rendono quella lotta necessaria come il respiro; tale da richiedere un totale e intimo investimento di se stesso. (notizie radicali, 850)

INTER NET


L’ombra delle scommesse sull’ultimo scudetto dell’Inter. In un rapporto inviato dalla polizia giudiziaria alla Procura della Repubblica di Milano, e da questa depositato agli atti, viene ricostruito per filo e per segno l’andamento delle ultime giornate del campionato di serie A 2008-2009. Si avanzano esplicite riserve sulla trasparenza delle scelte tecniche dell’Inter in quelle fatidiche giornate, quando uno scudetto ormai praticamente vinto rischiò di sfuggire dalle mani dei nerazzurri. Si critica la scelta di non schierare Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic nelle partite cruciali. E si dice, nero su bianco, che il giro delle scommesse venne avvantaggiato dalle scelte della società milanese.Il rapporto è stato ordinato alla polizia giudiziaria dal sostituto procuratore Stefano Civardi, che indaga sulla fuga di notizie che nel maggio scorso portò sulle pagine di Giornale e Corriere della sera le telefonate tra il pregiudicato Domenico Brescia - che di lì a pochi giorni sarebbe stato arrestato per traffico di droga - e alcuni uomini di punta della squadra Campione d’Italia: tra questi, l’allenatore Roberto Mancini, il capitano Javier Zanetti, il nazionale Marco Materazzi. Ma l’indagine non si è fermata alla caccia dei presunti responsabili della fuga di notizie. Con delega alla polizia, il pubblico ministero ha dato ordine di ricostruire cosa accadde nelle ultime giornate del campionato scorso. Con quali obiettivi? Con quali risultati? L’unica certezza è che gli accertamenti compiuti dalla polizia giudiziaria non sono stati ritenuti del tutto irrilevanti, tanto che il rapporto è stato accluso agli atti conclusivi dell’inchiesta depositati nelle scorse settimane.Il rapporto di tre pagine è basato prevalentemente su «fonti aperte», cioè pubbliche. È centrato sulla corsa a due tra Inter e Roma per la conquista dello scudetto, sulle oscillazioni del distacco tra le due formazioni e sull’impatto che queste ebbero sul business delle scommesse. Il rapporto analizza come gli allibratori - che a partire dalla metà del girone di ritorno sembravano dare per cosa fatta lo scudetto all’Inter, tanto da non accettare più puntate sulla formazione di Mancini - riaprano le quotazioni quando il distacco si riduce, arrivando persino a fare per favorita la Roma.Dalla lettura del rapporto si intuisce che l’ipotesi investigativa - mai esplicitata a chiare lettere, ma inequivocabile nella sostanza - è che l’Inter abbia rallentato deliberatamente la sua corsa al titolo, e che tra i motivi di questo comportamento autolesionista possano esserci rapporti di singoli tesserati nerazzurri con il mondo delle scommesse. E non è un caso che a essere chiamati in causa con nome e cognome siano due tesserati dell’Inter che risultano in contatto telefonico con il pregiudicato Brescia. Il tecnico Roberto Mancini («la strana scelta di Mancini») e il difensore centrale Materazzi, che nell’incontro col Siena impedisce al rigorista titolare Julio Cruz di calciare un penalty, incaricandosi dell’esecuzione. E sbagliando.È chiaro che non basta così poco per accusare Mancini, Materazzi o nessun altro di essersi messi al soldo degli allibratori. E infatti - almeno per quanto risulta ufficialmente - non vi sono procedimenti aperti a carico di nessuno. Ma del rapporto impressiona la minuzia con cui si addentra nelle scelte tecniche della panchina nerazzurra. E come le inserisce in una vicenda apparentemente inspiegabile, in cui in una situazione di classifica «con un distacco totale di 10 punti, tale da far accreditare la vittoria del campionato sicura all’Inter da parte di tutti gli organi di stampa e media radiotelevisivi» fa irruzione un brusco cambiamento di scenario in cui «vi è la sensazione che la squadra dell’Inter una volta raggiunto un certo vantaggio abbia tenuto un comportamento atto a programmare un lento riavvicinamento degli avversari». Grazie a questa evoluzione, si legge nel rapporto, il mondo delle scommesse tornò in quelle settimane a fare affari. «Sicuramente l’andamento così altalenante tenuto dalla squadra nerazzurra ha generato anche molte e diverse situazioni riconducibili al mondo delle scommesse legali». Gli incassi dei bookmaker tornano a salire. Poi, il 18 maggio, al Tardini di Parma, al sesto minuto del secondo tempo Mancini fa finalmente entrare Ibrahimovic. E tutto si sistema. Luca Fazzo (giornale.it)

XENOFOBIA


Migliaia di operai britannici sono scesi in sciopero per protestare contro altri lavoratori: italiani. È successo che una azienda italiana, la Irem, ha vinto regolarmente una gara d'appalto per costruire un nuovo impianto ad alta tecnologia in una raffineria della Total nel Lincolnshire, Nord dell'Inghilterra. Una commessa da 200 milioni di sterline. Ma nel cantiere la Irem ha portato un nucleo di tecnici specializzati venuti dall'Italia e da altri Paesi europei. Mercoledì le maestranze della Total hanno cominciato a protestare, sono scese in sciopero sostenendo che gli italiani "rubano i nostri posti"; hanno organizzato picchetti e issato cartelli con la scritta "British jobs for British workers": questa frase, Lavori britannici ai lavoratori britannici, era stata lanciata l'anno scorso dal primo ministro laburista Gordon Brown. Sono arrivati i cronisti dei giornali locali, di qualche tabloid londinese pronto a montare sulla storia degli «stranieri ladri di lavoro». Si sono mossi anche i sindacati, per sostenere che la Total avrebbe dovuto dare la preferenza alle aziende e alla manodopera del posto, già colpita dalla crisi. La compagnia francese ha risposto che la società italiana si è portata i suoi tecnici perché aveva bisogno di gente esperta e che nessun locale è stato licenziato, quindi non c'è stato proprio nessun furto di posti. Comunque lo sciopero va avanti ormai da tre giorni e si sta allargando ad altre regioni della Gran Bretagna: da North Killingholme, villaggio nel Nord dell'Inghilterra citato sulle carte geografiche solo perché' lì c'è la grande raffineria della Total teatro dello scontro, la protesta si è diffusa al Galles e anche alla Scozia. Da caso locale, è diventata la prima notizia dei tg della Bbc. Il ministro dell'Ambiente Hilary Benn è intervenuto per dire che gli inglesi «hanno il diritto di ricevere una risposta» dal governo. «Noi chiediamo solo che Gordon Brown mantenga la sua promessa: British jobs for British workers», gridano le tute blu inglesi, gallesi e scozzesi che sono unite da scioperi di solidarietà in una mezza dozzina almeno di impianti. Nessuna solidarietà per i circa trecento italiani venuti con la Irem e che sono alloggiati su una nave. I fotoreporter li hanno scrutati con i loro teleobiettivi per catturare immagini degli "usurpatori": qualcuno di loro ha reagito mostrando il dito medio o con il gesto dell'ombrello. I tabloid hanno finto di scandalizzarsi di fronte alla maleducazione. Però, nessuno a Londra sembra ricordare quello che gli studiosi chiamavano il "Modello Wimbledon": gli inglesi mettevano a disposizione il campo e poi imprese straniere e grandi gruppi internazionali erano invitati a giocare per rendere sempre più grande l'economia di Londra. Come con il torneo di tennis, vinto da tempo immemorabile da giocatori stranieri. Tutti felici, fino a questa crisi che riaccende anche la xenofobia. (corriere.it)

PRESIDENTE


LA RILEGITTIMAZIONE DEL CRETINO
E' stupefacente che oggigiorno si possa scrivere «il Presidente della Repubblica si può criticare» senza che suoni come una perfetta banalità. È chiaro che si può criticare: si può persino incrociarne lo sguardo senza trasformarsi in statue di sale. La specifica che in una democrazia si possa criticare qualcuno, da noi, torna a riaffacciarsi solo a proposito del capo dello Stato o della Magistratura o del Papa, ciò che qualcuno vorrebbe intangibile e sacrale. Questo unanimismo nel difendere Napolitano, ora, colpisce: perché non v'è proporzione tra quanto sia rispettato lui e quanto di meno lo siano la seconda e terza e quarta carica dello Stato.
Non sono i nomi a fare la differenza, è la postura. Un capo dello Stato che appaia discreto, secondo un certo italiano, è un buon capo dello Stato perché non disturba e non divide. Ma un capo dello Stato che appaia discreto, secondo lo stesso italiano, conta poco. Costui non capisce perché il capo dello Stato debba metaforizzare ogni parola in discorsi agli studenti o inaugurazioni e celebrazioni: non lo capisce e, in tempi di antipolitica e di platee sbeffeggianti, non pensa che sia colpa sua. Mai. Se dal Quirinale non gli arriva niente, pensa, è perché quello là dorme. Di Pietro e Grillo e Travaglio attizzano proprio questo: la giustificazione a posteriori di ogni ignoranza e pigrizia intellettuale, la rilegittimazione di ogni pregiudizio de panza. Non capisci? Colpa della casta. Filippo Facci
(giornale.it)

CONSIGLIO


Importante riunione del Consiglio Comunale di Prato Giovedì 5 febbraio, ore 16,00. All'ordine del giorno vi sono, tra le altre, tre proposte di delibera che riguardano l'assetto delle partecipazioni comunali nelle maggiori aziende pubbliche pratesi.

RICOGNIZIONE DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE DEL COMUNE DI PRATO - INDIRIZZI AI SENSI DELL'ART. 3 LEGGE N.244/2007.(Propone l'assessore Roberto Bencini)


RAPPORTO CON GLI ENTI PARTECIPATI: APPROVAZIONE INDIRIZZI PER L'ANNO 2009
(Propone il sindaco Marco Romagnoli)

SO.RI. SPA - APPROVAZIONE PIANO INDUSTRIALE 2009/2011 -(Propone l'assessore Roberto Bencini)

TESTAMENTO


Accanimento democratico

di Daniela Minerva


Il testo di legge sul testamento biologico presentato il 27 gennaio scorso dalla maggioranza azzera ogni discussione. Niente libertà di decidere se essere o meno alimentati e idratati a forza e quindi tenuti in vita oltre ogni definizione di vita stessa. Per molti, anche cattolici militanti, se sarà legge sarà una sconfitta, e peggiorerà di gran lunga il quadro legislativo. Ma il Pd si è dileguato davanti alla delicatezza del tema, e c’è da giurarci che questo testo non incontrerà ostacoli in Parlamento. Chi non rinuncia a opporsi è Emma Bonino, vicepresidente del Senato, che accusa il Partito democratico e lancia due proposte. Come valuta il disegno di legge presentato dal senatore della Pdl Leonardo Calabrò? Il testo della maggioranza è contro il testamento biologico perché afferma che nessuno può rinunciare all’alimentazione e all’idratazione forzate in quanto non sarebbero prestazioni mediche ma "forme di sostegno vitale" e quindi fuori dalla sfera decisionale dell’individuo. Su questa posizione convergono i teodem del Pd, facendo sì che in Parlamento la maggioranza abbia amplissimi numeri per portare a casa questa controriforma. Ma se il testamento biologico non può servire a decidere su nutrizione e idratazione artificiale è persino controproducente, perché è un passo indietro rispetto a quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione e a quanto già riconosciuto dalla magistratura nei confronti di Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli ed Eluana Englaro. L’assemblea dei gruppi parlamentari dei Pd tenuta lunedì 19 gennaio ha evitato un voto di maggioranza e ha preferito esprimere un "orientamento prevalente". Così, ha lasciato libertà di voto. Ha rinunciato a fare opposizione? L’unico modo per bloccare maggioranza e teodem, non essendo la loro posizione una novità, sarebbe stata una grande mobilitazione popolare, attorno e a partire dalla "rivoluzione di un padre", come l’ha chiamata Roberto Saviano su "Repubblica", che sta compiendo Beppino Englaro. Optare invece per una pura battaglia parlamentare, visti i numeri, è una complicità oltre che una resa. Aggravata da un atteggiamento elusivo perché altro non è se ci aggiungiamo l'"orientamento prevalente" su di un testo d’indirizzo, soprattutto di fronte al fatto che 88 senatori del Pd su 118 hanno firmato un testo legislativo, articolato e puntuale, a prima firma Ignazio Marino e che noi radicali abbiamo sottoscritto. Semmai è questo l’unico "orientamento prevalente" a essere emerso in maniera trasparente. Un atteggiamento pilatesco su questioni come il testamento biologico o le unioni di fatto è l’unico modo per tenere insieme il Pd. Le sembra un prezzo possibile? Dopo mesi di silenzio, Walter Veltroni ha pronunciato una sola frase, ma quanto mai significativa: "Meno la politica si occupa di queste cose, meglio è". Ovviamente seguito a ruota da autorevoli dirigenti che hanno dichiarato che non è attorno a "queste cose" che si costruisce l’identità del Pd. Viene da domandarsi: di grazia, se non su queste cose, su cosa si costruisce l’identità di un partito? Quello che è certo è che su questa grande battaglia laica non c’è stato alcun Circo Massimo o piazza San Giovanni. Di chi è la colpa? Di Veltroni e di tutto il gruppo dirigente del Pd, e di coloro che hanno posizioni magari non troppo distanti dalla mia, ma che non muovono un dito per affermarle. Come valuta il gesto del ministro Maurizio Sacconi, ex socialista, che ha sbarrato la strada con un ricatto alle strutture disponibili a dar seguito alla sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro? Come radicali abbiamo denunciato Sacconi per violenza privata nei confronti dei titolari della clinica. Aggiungo che è grave per Sacconi invocare la convenzione Onu sui disabili: Eluana non è "disabile", ma in stato vegetativo. Ed è paradossale che si sfrutti la sua infermità e incapacità d’intendere e di volere per sottrarle, in nome dei disabili, un diritto costituzionale, quello d’interrompere i trattamenti sanitari. Umberto Veronesi ha scritto che il disegno di legge è anticostituzionale e che è meglio non avere alcuna legge che questa legge.Sono d’accordo con Veronesi su tutta la linea, perché la libertà personale è un diritto non negoziabile. (L'espresso)

VIGILANZA COATTA


Massimo Donadi e Felice Belisario sono stati nominati componenti della Commissione di Vigilanza Rai, che nel frattempo è stata convocata per mercoledì 4 febbraio. La scelta è stata comunicata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, e dal presidente del Senato, Renato Schifani. Il capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera e il suo collega al Senato entrano dunque a far parte della Commissione dopo che i dipietristi non avevano indicato la loro scelta.
«Onorevole presidente, come già preannunciato nelle mie precedenti lettere del 26 e 28 gennaio scorso - si legge nella lettera inviata a Donadi e Belisario -, le comunico che, al fine di garantire la tempestiva ricostituzione dellai Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, ed in mancanza, da parte sua, della designazione prevista dall'articolo 2, comma 1, del regolamento della commissione, ho proceduto alla sua nomina a componente della commissione medesima». Immediata però la replica di Donadi e Belisario: «Non abbiamo la volontà di impedire il funzionamento della commissione di Vigilanza Rai. Prendiamo atto della nomina ma non andremo alla riunione». «Non parteciperemo ai lavori- aggiunge Donadi- e siccome non abbiamo intenzione di prendervi parte né di nominare i sostituti, è irrilevante che ci dimettiamo o meno». (corriere.it)

DEMOCRAZIA


UN GRAVE ATTENTATO ALLA DEMOCRAZIA

Si è riunito oggi, 29 gennaio 2009, il Comitato per la democrazia con la presenza dei rappresentanti di Rifondazione comunista, Partito socialista, Sinistra democratica, Radicali italiani, Pri, Psdi, Verdi, Partito d’Azione, Pli, Udeur, Liberaldemocratici, I socialisti. Il Comitato ha approvato questo documento:

1)Il Parlamento si appresta a iniziare l’iter di approvazione di una legge per le elezioni europee che contrasta non tanto con le pur legittime aspirazioni di esistenza di partiti politici che vivono di tradizioni storiche e di progetti politici di interesse nazionale, ma con i diritti di democrazia sanciti dalla Carta costituzionale. Cambiare la legge elettorale e le norme di accesso al Parlamento europeo mentre è già da tempo in corso la preparazione delle liste e in qualche caso, dopo aver definito le stesse, anche la raccolta delle firme, caso unico in tutta Europa, rappresenta un grave attentato alla democrazia.

2)Questo avviene non alla luce di una esigenza di maggior equilibrio democratico e di minor frammentazione politica al Parlamento di Strasburgo, che peraltro non deve eleggere alcun governo, ma come esigenza dei due partiti maggiori del nostro paese che vogliono costruire un sistema fondato sulla loro assoluta supremazia forzando l’interpretazione delle norme come è avvenuto ad aprile, o cambiando improvvisamente, come sta avvenendo oggi, la legge elettorale europea. La responsabilità maggiore cade sul Pd e sul suo segretario Veltroni che tenta, con lo sbarramento elettorale al 4%, di frenare la sua caduta libera di consensi registrata in tutti i sondaggi. Questo cambiamento di legge avviene nel contesto di un grande baratto tra Pd e Pdl che investe anche altri atteggiamenti parlamentari e spartizioni di potere.

3)Si consolida così quel regime antidemocratico fondato sul falso bipartitismo all’italiana che tenta di spartirsi il finanziamento pubblico con denari degli italiani che non risparmieranno un euro, mentre i protagonisti sono forze politiche oligarchiche, con vertici non eletti democraticamente attraverso congressi e senza vita democratica al loro interno, che si pongono in netto contrasto con i principi stabiliti dall’articolo 49 della Costituzione.

4)Il Comitato per la democrazia indice dunque per la giornata di martedì due iniziative di lotta. L’una con inizio alle ore 12 dinanzi al Quirinale e l’altra con inizio alle ore 14 a Montecitorio. Promuove nel contempo iniziative di protesta in tutte le città capoluogo e nei consigli regionali, provinciali e comunali. E sottopone a verifica tutte le alleanze locali. (www.comitatoperlademocrazia.it)