sabato 21 febbraio 2009

RAGIONIER CASORIA?


Roma: ritrovato in una valigia il corpo di un amministratore di condominio.
L'uomo, 63 anni, era scomparso da venerdì. Trovato in un appartamento di via Urbano II da lui amministrato.
(corriere.it)
(da "la banda degli onesti")

BIOTESTAMENTO





Piazza Farnese: manifestazione di MicroMega a favore del Testamento Biologico

ROSA


ELUANA: DEL BUE, BEPPINO SOCIALISTA? ANCHE PER LUI ROSA PUGNO

Beppino socialista? Non lo sapevo, ma in fondo non e' una sorpresa: non poteva che essere un socialista a sfidare il sistema in nome della liberta' di scelta e della laicita' dello Stato, sancite dalla Carta Costituzionale: e non sarebbe male per le elezioni europee riprendere anche in nome di Beppino la 'Rosa nel Pugno'. A parlare e' Mauro Del Bue, socialista ed animatore con Marco Pannella dell'Assemblea dei Mille di Chianciano, dopo il disastro elettorale del 13-14 Aprile 2008. "Stiamo lavorando ad una lista che comprenda noi socialisti, i Radicali, i Verdi, Sd e il gruppo di Vendola - spiega Del Bue - pero' non sarebbe affatto male riprendere il progetto della Rosa nel Pugno anche in nome di Beppino: ricorda Loris Fortuna? Ho cominciato a far politica nel Psi proprio nella componente autonomista di Fortuna e proprio nel 1974, l'anno della grande vittoria del referendum sul divorzio: e Fortuna poi si batte' insieme ad altri per la depenalizzazione dell'aborto". Insomma, Beppino Englaro e il suo appello "spero in una rinascita del Psi" ha colto di 'sorpresa' ma fin ad un certo punto. "Mi fa certamente piacere che Beppino si dica socialista, ma poi se penso all'assoluta convergenza sul tema della liberta' di scelta, della laicita' dello Stato, come sancisce la Costituzione Repubblicana, beh, la sua battaglia si inserisce a pieno titolo - spiega Del Bue - sta dentro la storia socialista: benvenuto, allora, Beppino". Ma questa "gran bella notizia - conclude Del Bue - dovrebbe far riflettere i compagni socialisti che stanno nella Pdl: sia quelli che si vantano di esser coerenti con la loro storia socialista, sia quelli che hanno promosso, assunto atti e posizioni contrarie alla giusta e sacrosanta battaglia di Beppino". (agi)

DARIO


Ore 17,20. Dario Franceschini è stato eletto nuovo segretario del Partito Democratico. L'assemblea costituente ha dato 1047 voti a Franceschini e 92 al competitore Arturo Parisi. Hanno compessivamente votato 1258 componenti dell'Assemblea. Gli aventi diritto erano 2825. Nemmeno la metà dei componenti l'Assemblea ha partecipato al voto ed all'elezione del successore di Walter Veltroni. Con l'elezione di Franceschini assume un ruolo sempre più importante all'interno del PD nazionale il nostro amico Antonello Giacomelli.

MARCO


Teleambiente. Marco Pannella è ospite di "Incontri con..." rubrica bisettimanale condotta da Giuseppe Vecchio.



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VATICANATE


Il Papa:
"La selezione genetica è un attentato all'umanità"

Pur non citando esplicitamente il caso di Eluana Englaro, Papa Ratzinger è tornato a denunciare oggi con forza il rischio di un ritorno a forme di eutanasia eugenetica. "Ogni discriminazione" sulla base di differenze "riconducibili a reali o presunti fattori genetici è un attentato contro l'intera umanità", ha detto Benedetto XVI ricevendo in udienza questa mattina in Vaticano i partecipanti al convegno "Le nuove frontiere della genetica". Il Papa ha indicato il pericolo che la pratica eugenetica, responsabile in passato di inaudite violenze, si stia ripresentando anche oggi "discriminando chi è disabile" o peggio "giungendo alla selezione e al rifiuto della vita". "E' necessario ribadire che ogni discriminazione esercitata da qualsiasi potere nei confronti di persone, popoli o etnie sulla base di differenze riconducibili a reali o presunti fattori genetici è un attentato contro l'intera umanità", ha affermato con forza il pontefice. "Lo sviluppo biologico, psichico, culturale o lo stato di salute non possono mai diventare un elemento discriminante", ha ammonito. "E' necessario, al contrario - ha insistito - consolidare la cultura dell'accoglienza e dell'amore che testimoniano concretamente la solidarietà verso chi soffre, abbattendo le barriere che spesso la società erige discriminando chi è disabile e affetto da patologie, o peggio giungendo alla selezione ed al rifiuto della vita in nome di un ideale astratto di salute e di perfezione fisica". Facendo invece riferimento alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, Benedetto XVI ha ribadito: "Se l'uomo viene ridotto ad oggetto di manipolazione sperimentale fin dai primi stadi del suo sviluppo, ciò significa che le biotecnologie mediche si arrendono all'arbitrio del più forte", ha aggiunto. Il Papa ha ricordato come nel passato l'eugenetica abbia prodotto "forme inaudite di autentica discriminazione e violenza". Nonostante questo, ha osservato, "appaiono ancora ai nostri giorni manifestazioni preoccupanti di questa pratica odiosa , che si presenta con tratti diversi". "Certo ha osservato - non vengono riproposte ideologie eugenetiche e razziali che in passato hanno umiliato l'uomo e provocato sofferenze immani, ma si insinua una nuova mentalità che tende a giustificare una diversa considerazione della vita e della dignità personale fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale". "Viene così indebolito - ha rilevato Ratzinger - il rispetto che è dovuto a ogni essere umano, anche in presenza di un difetto nel suo sviluppo o di una malattia genetica che potrà manifestarsi nel corso della sua vita, e sono penalizzati fin dal concepimento quei figli la cui vita è giudicata come non degna di essere vissuta".
(repubblica.it)

VERDI


I Verdi fiorentini hanno deciso di NON appoggiare la candidatura a sindaco di Matteo Renzi. Secondo gli ambientalisti la candidatura di Renzi, anche per i consensi che ha ricevuto da elettori del centrodestra ed il sostegno aperto di settori decisivi del mondo imprenditoriale e confindustriale fiorentino, assomiglia pericolosamente, per modalità, cultura e temi, a quella di un berlusconcino di centrosinistra. I Verdi considerano inesistente l'approccio di Renzi alle tematiche care al partito della Francescato. In nessuno dei cento punti presentati da Renzi nel corso della vittoriosa campagna per le primarie c'è un riferimento esplicito ad impegni e spunti ecologisti.

I Verdi fiorentini si sfilano dunque dal carro del presunto vincitore appellandosi e chiamando a raccolta per un'alleanza elettorale le forze che si sono schierate anche al difuori del centrosinistra. I Verdi lavoreranno, pertanto, per un'aggregazione che veda riuniti la Sinistra, RC, la lista di Ornella De Zordo, gli amici di Valdo Spini, i vari comitati cittadini.

COALIZIONE


Si è svolta questa mattina a Firenze, nella sede di Forza Italia, l'annunciata riunione di lavoro delle forze che intendono proporre un credibile competitore al candidato del CentroSinistra Massimo Carlesi. Intorno al tavolo, davanti a Riccardo Migliori e Massimo Parisi, coordinatori toscani di AN e FI, insieme all'on. Riccardo Mazzoni del PdL, del capogruppo regionale di FI, Avv. Alberto Magnolfi ed i responsabili locali di FI, Giovanni Luchetti e Giorgio Silli, e di AN, Maurizio Bettazzi, Filippo Bernocchi, Gianni Cenni, si sono alternati rappresentanti de La Destra; dei Giovani Pratesi; di Prato per Noi; di Prato Libera e Sicura, della lista civica "Taiti per Prato", dell'associazione radicale Liber@Mente Prato, di insieme per Prato, dei popolari democratici. Assenze annunciate quelle dell'UDC, della Lega, di Giovani e Famiglia. Ogni esponente di queste liste e forze politiche ha potuto esprimere in assoluta libertà le proprie opinioni circa la situazione politica e le proprie preferenze per la candidatura a sindaco dello schieramento. Nessuno ha posto veti rispetto alla partecipazione di altre forze se non la lista Prato Libera e Sicura nei confronti di "Taiti per Prato". Veti, peraltro, non accettati dalle altre componenti. Toccherà adesso ai dirigenti regionali di tirare le somme delle consultazioni effettuate che, per altri versi, continueranno la prossima settimana. Con l'obbiettivo di arrivare alla presentazione di coalizione e candidato sindaco lunedì 2 marzo.

BIOTESTAMENTO


"Firmate il testamento biologico, faremo una class action contro il governo". Mercoledì sera al Puccini la prima uscita pubblica dell´associazione "Liberi di decidere"


di Ilaria Ciuti

Alfredo Zuppiroli «LIBERI di decidere». Sembra elementare. Invece è diventata una «battaglia di civiltà», una dichiarazione scandalosa quella dei venti fondatori, a Firenze il 2 febbraio scorso, dell´associazione così titolata. Mercoledì, ore 21 al Puccini, farà la sua prima uscita pubblica presentando il proprio modello di testamento biologico, una «carta di autodeterminazione improntata alla libertà di rivendicare il diritto di scegliere le cure a cui sottoporsi», spiega il cardiologo e presidente del comitato di bioetica della Regione, Alfredo Zuppiroli, che è uno dei fondatori dell´associazione. Chiunque lo potrà firmare sul posto, gratuitamente davanti al notaio. «Il diritto lo potrebbe comunque riconoscere valido e servirà per promuovere una class action contro il governo», dice Zuppiroli, annunciando che l´associazione appoggerà il referendum contro il testamento biologico del governo in via di approvazione che obbliga a nutrizione e idratazione forzate. «Fuori dalla falsa contrapposizione di chi è per la vita e chi per la morte ma per la libertà di ognuno di decidere della propria salute», precisa Zuppiroli annunciando numerosi cattolici in sala mercoledì.Ecco il testamento che si potrà firmare mercoledì prossimo e che servirà anche alla class action contro il governo. Poche parole: «In caso di malattie che determinino perdita di coscienza definibile permanente, chiedo di non subire né trattamenti terapeutici né idratazione e nutrizione forzata». Libero di andarsene chi sottoscrive il testamento, libero di restare chi lo voglia. Liberi di rispettare, sottolinea Zuppiroli, l´articolo 32 della Costituzione: «Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge», e la legge «non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Da queste basi partono i fondatori di «Liberi di decidere», tra gli altri, oltre a Zuppiroli, anche Vittoria Franco, la presidente dell´associazione di cure palliative File, Donatella Carmi Bartolozzi, il presidente dell´ordine dei medici, Antonio Panti, Sergio Staino, i consiglieri comunali Claudia Livi, che è anche ginecologa, e Alberto Formigli, la sociologa Mariella Orsi, Stefano Stefani, l´uomo del cinema di qualità a Firenze. Perché non si confonda l´etica con il diritto. Cosa che invece ha fatto, secondo Zuppiroli, la presidente Pd della commissione sanità del senato, Dorina Bianchi, che si è astenuta sul ddl del governo. «Ormai siamo vittime di una banalizzazione ideologica - dice il cardiologo - Bianchi poteva benissimo votare contro una legge non garantista lasciando intatte le sue convinzioni etiche». Pericoloso in ogni caso lo stato etico figuriamoci quando «vuole imporre la visione neanche della Chiesa tutta, ma di una parte di essa, delle gerarchie vaticane», continua Zuppiroli tirando in ballo Bobbio per spiegare come sia giusto separare «valori freddi quali il diritto, le leggi, il rispetto delle regole», che devono essere pubblici, da quelli «caldi come il credo religioso, le passioni, i valori etici che ognuno coltiva dentro di sé». Perché «solo i primi assicurano la possibilità di convivenza tra diversi». L´associazione fiorentina chiede dunque «una legge leggera che assicuri a tutti la libertà di scelta». E´ lo stato di diritto, «lo stato laico che assicura uguali possibilità a laici e credenti».Tornando al ddl del governo, la neonata associazione si oppone «alla falsificazione da azzeccagarbugli, che nutrizione e idratazione forzate non siano un trattamento medico, e dunque rifiutabili, ma un fatto naturale». Spiega Zuppiroli: «Lo stato vegetativo permanente quello in cui la povera Eluana è stata 17 anni, è uno stato di perdita irreversibile della coscienza. Puoi respirare autonomamente e il sangue circola ma che non hai più nessun rapporto con le sensazioni e l´ambiente. Non è uno stato naturale. Deriva da una rianimazione non riuscita, i medici non hanno lo stesso potere di Gesù Cristo che disse a Lazzaro rialzati e non svegliati per restare in stato vegetativo. Chi non si sente sicuro e preferisce restare pur in uno stato vegetativo deve poterlo fare. Ma è uno stato innaturale. Come non si vanno a comprare nei negozi alimentari le sostanze della nutrizione e dell´idratazione forzate, sono prodotti farmaceutici industriali, un trattamento medico che si può rifiutare». C´è un´ingiustizia che turba il medico: la differenza di possibilità di scelta tra chi è cosciente e chi no. «Ospedali, corsie, ambulatori, si basano tutti sul consenso informato. Nessuno cura un paziente contro le sue scelte. Gli si dice che deve fare questo o quello e, in certi casi, che se non esegue rischia la vita. Ma se lui rifiuta non lo si può obbligare - spiega Zuppiroli - Sa quante volta capita che uno rifiuti una coronarografia che potrebbe salvare il suo cuore, la dialisi, esami che reputa troppo invasivi. Pochi giorni fa una signora che aveva un´occlusione del 90% a tre coronarie ha detto no al by pass: voglio vivere gli ultimi giorni in pace, senza operarmi. E se ne è andata serena». Vale per i testimoni di Geova che rifiutano le trasfusioni, più preoccupati dell´anima che del corpo. «I medici non possono obbligarli ma se uno di loro è direttore sanitario di un ospedale può rifiutare le trasfusioni per sé ma non ha diritto di fare lo stesso nel suo ospedale». (repubblicafirenze.it)

BIOTESTAMENTO


Testamento biologico,Veronesi attacca: «Testo Pdl un obbrobrio giuridico»


Il ddl sul testamento biologico messo a punto dal Pdl e approvato ieri in commissione Sanità è un «obbrobrio giuridico». Umberto Veronesi non fa sconti: il testo, dice il senatore Pd, da un lato dà la possibilità di esprimere la propria volontà, e dall'altro non garantisce nei fatti che questa venga rispettata. Insomma, taglia corto, «si cannibalizza». È invece «un peccato» che in Commissione al Senato Ignazio Marino non sia più capogruppo del Pd, ruolo passato all'ex Udc Dorina Bianchi che nella votazione di ieri si è astenuta. «Marino - dice - è un amico e sostiene una legge intelligente». Beppino Englaro in tv. Intanto, Beppino Englaro, che ieri aveva bollato il testo come una «vera barbarie» esortando gli italiani a scendere in piazza, ha deciso di «rompere» il silenzio per la prima volta dopo la morte della figlia. Parlerà domani a Che Tempo che fa, in onda domani su Raitre. Saranno tanti gli argomenti che verranno affrontati, a partire dalla legge sul testamento biologico, di cui si continuerà a dibattere sabato prossimo a Roma in Piazza Farnese, alla manifestazione organizzata da Micromega. Manifestazione a cui Englaro ha già deciso di aderire in collegamento telefonico. In piazza ci saranno anche i radicali «per opporsi alla legge contro il testamento biologico», garantisce Marco Cappato, deputato europeo e segretario dell'Associazione Luca Coscioni. Roccella: «Prevedibile». Una discesa in campo, quella di papà Beppino, che Eugenia Roccella si aspettava: «Che il dottor Englaro si sarebbe impegnato al di là del proprio caso personale era prevedibile». Quanto al caso Englaro, per il sottosegretario «ha segnato uno spartiacque in ogni caso. C'è una grande parte d'Italia, una parte che ritengo maggioritaria, che ha sofferto insieme ad Eluana, ha vissuto questa morte di disidratazione e di denutrizione con grande angoscia e che pensa che questo non debba più verificarsi». Il referendum. E, «visto che si ha paura del referendum la pensano così anche molti dell'opposizione», aggiunge Roccella col pensiero al Pd che ieri in commissione Sanità si è spaccata sul voto al ddl Calabrò.Gasparri: campagna politica pro-eutanasia. Maurizio Gasparri, invece, va giù duro: «Le parole di Beppino Englaro dimostrano che non eravamo soltanto di fronte ad un dramma umano e familiare, ma ad una precisa iniziativa politica». Il papà di Eluana, prosegue il capogruppo del Pdl al Senato, «invade il campo con espressioni offensive nei confronti del Parlamento, dove esiste invece una forte maggioranza schierata in difesa della vita». Insomma, si tratta di una «campagna politica in favore dell'eutanasia». Comunque, la maggioranza va avanti «senza subire le minacce di chi evidentemente agisce in base a logiche che non sono personali o individuali, ma di ben altra natura», garantisce il senatore, padre della mozione che rende idratazione e alimentazione obbligatorie.D'Alema: Pd «confuso». Massimo D'Alema intanto sul fine vita spara a zero sul partito. A cominciare dalla defenestrazione del capogruppo Pd in commissione Sanità: un grande partito, osserva, «non può non capire che in un momento come questo sostituire Ignazio Marino dalla commissione che discute di testamento biologico è un grave errore». Il partito, dice l'ex ministro degli Esteri, manda messaggi «confusi».Marino: ddl lede i diritti delle persone. Ignazio Marino, che per primo ha parlato di referendum, ribadisce la bocciatura al testo partorito dalla maggioranza. «Questa legge - insiste il senatore Pd - di fatto contiene un passo indietro sostanziale rispetto ai diritti delle persone. Qui addirittura si arriva a toccare i diritti di scelta delle persone che sono in sé e si possono esprimere». (messaggero.it)

VIACRUCIS


Se l’Udc non si apre a sinistra

di Filippo Boretti, direttore di Crocevia.


«Difficilmente, oggi, a Prato, la rigenerazione della Città potrà avvenire grazie alla sola spinta dei due maggiori partiti rappresentativi, PD e PdL; dal primo per una serie di problemi interni ed esterni di provenienza nazionale, dall’altro perché mai nessuna opposizione si è preparata ad amministrare la città. Carlesi dovrà combattere su più fronti (quello interno di un apparato che in parte è minacciato e tende a sfaldarsi, e quello esterno di una società civile che attende da lui l’impossibile), da domani (M), invece, il molto probabile candidato sindaco del PdL, dovrà combattere per vincere, avendo un apparato politico che lo sostiene guardando a Roma, ovvero avendo molti comitati cittadini non favorevoli.Nell’un caso e nell’altro, nessuno dei due candidati ha in sé la capacità di riassumere ciò che Prato necessita per affrontare la crisi che tra pochi mesi ci investirà: un sempre maggior numero di persone perderà il lavoro da qui a pochi mesi. C’è una realtà nuova, invece, a Prato e questa è rappresentata dai comitati cittadini – inascoltati, snobbati dalla politica – che hanno saputo serrare le fila grazie all’aver costituito un serio "Coordinamento dei Comitati Cittadini"; questa realtà "nuova" è stato un primo passo verso la giusta riappropriazione dello spazio pubblico e politico.Ora, difficilmente chi ha fatto già questo passo in avanti tornerà ad appoggiare gli attuali partiti istituzionali in crisi; per cui o rimarrà smembrata antipolitica andando ad elemosinare, con tanti bei sacchettini, centinaia di voti alle prossime amministrative, oppure avrà l’ulteriore forza di accostarsi alla politica, non dico unitariamente, ma cercando di "federarsi". A ben vedere il suo leader naturale potrebbe essere lo stesso presidente che li coordina e che per tutto questo tempo ha saputo tenerli assieme: Paolo Andrea Sanesi.Ciò è sufficiente per dare a Prato un’ulteriore chance politica? Mentre l’Udc candida Roberto Caverni a sindaco, stimabile ed encomiabile cittadino, questo piccolo, ma significativo partito cittadino, perde l’occasione di smarcarsi veramente dal centro-destra e diventare l’unica forza politica che potrebbe dialogare coi comitati cittadini, in fase di analisi, ed appoggiare una coalizione che si interpone fra PD e PdL in difficoltà per così porsi al vero servizio della Città e del Bene Comune.So che alcuni giovani dell’Udc ed alcuni membri dei comitati cittadini mostrano singolarmente interesse nei confronti delle mie analisi, ma questo non basta per dare sostanza ad una realtà – unica nel suo genere qui a Prato – che darebbe la vera novità alla politica cittadina.Infatti, non solo non si sente il bisogno politico di un partito vecchio che occupa apparentemente la scena al centro del quadro politico-istituzionale di Prato, oltretutto ancora troppo vicino al PdL, ma si sente solo la necessità di una forza politica seria che possa dare autorevolezza alle forze sociali che nel frattempo si sono già frapposte a PD e PdL occupando in gran parte la scena politica di questo famigerato luogo definibile a ben ragione – e non faziosamente – Centro.Va assolutamente lodato il grande sforzo di Paolo Andrea Sanesi che per tutto questo tempo non solo ha saputo riunire e togliere i comitati dalla periferia politica di Prato, ma adesso gli ha condotti – consapevolmente o meno – al centro del quadro politico-istituzionale. I comitati per il fatto che si parlino e che siano coordinati hanno già dato vita ad una realtà pre-politica che gli suggerisce di non tornare più ai loro luoghi di partenza, fossero essi quelli di destra o di centro o di sinistra, ma di rimanere abbastanza compatti sostenendo qualche valido uomo di "centro", non inquadrabile in ex-logiche di partito.Se l’Udc non si sposta a sinistra, paradosso della sua storia, abbandonando definitivamente il suo riferimento a destra, per imparentarsi coi comitati cittadini di Prato, perderà l’occasione di dare alla città un buon 10% da spendere in dialogo, analisi e confronto nel momento che il vincitore uscirà da PD o da PdL. Una forza di Centro così costituita non potrà essere perdente, ma solo spina nel fianco e definitivamente capace di combattere con le armi della politica fra partiti istituzionali che necessitano di rinnovarsi, ma che non lo riescono a fare partendo solo dal loro interno.Una "terza via" al Centro, potrebbe agevolare la rigenerazione di tutta intera la classe dirigente pratese, a partire dagli stessi comitati, obbligandoli al definitivo passo in avanti per non tornare più indietro. Per cui, gli stessi comitati, ci pensino bene prima di sprecare questa occasione, trovino il loro campione, da spendere come candidato provinciale (in questo caso in una sana logica di scambio), ed obblighino un partito piccolo, ma abbastanza virtuoso, come l’Udc di Prato, ad una sana trasformazione per il Bene della Città.Solo unendo dal basso i comitati con una forza politica istituzionale potrà nascere una concreta "terza via" strategica che non si pone né a destra, né a sinistra, ma si candida, quale spina nel fianco, a "governare la crisi" al di là della sua improbabile vittoria; così facendo acquisirà e consenso e autorevolezza da spendere per il Bene della Città nel dopo elezioni. Oggi a Prato non si sente la mancanza di coloro che vanno contro qualcosa, ma di qualcuno che dica come affrontare la crisi assieme; e la crisi si affronta senza ricette pre-confezionate stando seduti intorno ad uno stesso tavolo per analizzare, proporre, promuovere.Come l’immigrazione è una condizione irreversibile per le nostre società, così è irreversibile una realtà instabile nella società globalizzata dove tutto è in continuo movimento. Per questo la "crisi" di Prato è votata a permanere, non a durare solo alcuni mesi; e per questo il governo che dobbiamo dare alla Città e alla sua Provincia non può ricalcare logiche di parte o contro-parte. Il Centro non è affatto votato a scomparire a Prato, ma ad essere sempre più risolutore, fonte di equilibrio e di dialogo anche in politica.Oggi è necessario che le decine di sacchettini che i comitati/liste civiche stanno preparando per raccogliere consenso alle prossime amministrative si trasformino in pochi essenziali sacchetti affinché i voti catturati da ciascuna di loro non si tramuti in caos, ma in responsabilità politica di governo del consenso prima di un possibile secondo turno. Per il Bene Comune, i Comitati cittadini si devono assumere questa responsabilità, non moltiplicare le liste civiche ed andare in ordine sparso. Il risultato sarebbe solo un disordine politico non benefico per alcuno.Chi si trova al Centro, oggi a Prato, ha molto su cui riflettere per saper prendere la decisione giusta e responsabile per il Bene Comune. Non basta decidere di partire ed andare da soli per dare il meglio alla Città, a volte merita un passo indietro e ripartire assieme. Qualcuno, e forse più di uno, fra comitati e partito di "centro", in questo momento sta perdendo l’occasione di trasformarsi per occuparsi realmente del Bene Comune mettendosi a servizio della Città e della Provincia». (pratoblog.it)

LUCA


Tre anni fa ci ha lasciato Luca Coscioni, lo ricordiamo nelle piazze di 40 citta' e ai congressi. Partecipa

Il 20 febbraio 2006 moriva a Orvieto Luca Coscioni. Oggi, di fronte al fondamentalismo clericale che si è impadronito del potere dello Stato Vaticano e di quello italiano, il nostro posto per ricordare Luca -comprensibilmente dimenticato dai cerimonieri del regime, nelle sue articolazioni partitiche e mediatiche - sono le piazze e i congressi del suo partito.
Ti invitiamo a partecipare per questo ai tavoli sulla petizione al Parlamento italiano per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico che si terranno in questo fine settimana
in tutta Italia.
Inoltre domani l'Associazione Luca Coscioni e Radicali italiani parteciperanno alla manifestazione indetta da Micromega in Piazza Farnese per opporsi alla "legge CONTRO il testamento biologico". Dal 27 febbraio al primo marzo saremo a Chianciano, per il Settimo Congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito [
info per partecipare], mentre dal 5 al 7 marzo si terrà la Seconda riunione del Congresso Mondiale per al libertà di ricerca [info per partecipare] e, in presenza di Premi Nobel e Ministri (non italiani), proseguiremo quel progetto di congresso permanente "dal corpo dei malati al cuore della politica", che unis! ca scienziati, politici e cittadini (in particolare persone malate e disabili) lanciato da Luca due giorni prima della sua morte. A chi si interroga su come uscire dalle sabbie mobili della partitocrazia italiana, tanto nelle sue versioni trionfanti quanto in quelle in ritirata, la memoria di Luca Coscioni potrebbe fornire indicazioni decisive. "Potrebbe", se soltanto l'Italia fosse una democrazia.
Marco Cappato - Rocco Berardo

segretario e tesoriere Associazione Luca Coscioni
******************
Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Tel: +390668979286Fax: +390668805396
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COALIZIONE


Stamattina a Firenze, nella sede di Forza Italia della centralissima Via degli Speziali, i vertici regionali di Forza Italia ed Alleanza Nazionale, Massimo Parisi e Riccardo Migliori, incontreranno i responsabili dei partiti e delle forze politiche pratesi che intendono contendere al candidato del PD Massimo Carlesi la poltrona di sindaco di Prato. La riunione, probabilmente decisiva, dovrà sciogliere il nodo delle alleanze ed indicare il candidato sindaco unitario. L'occasione non può essere persa! La crisi prolungata del PD, pratese e nazionale, offrono le migliori condizioni politiche di partenza per realizzare anche a Prato un cambio epocale di classe dirigente. Le primarie del PD vinte da Carlesi hanno messo in luce la rottura della fiducia che si è ormai consumata tra i cittadini ed il modello di governo prolungatosi per oltre 60 anni. Nonostante la grande visibilità mediatica delle primarie e nonostante l'appassionante confronto interno tra l'outsider Carlesi ed il rappresentante della casta Paolo Abati, la partecipazione è stata assai deludente. Nonostante che si siano fatti entrare in campo anche le comunità degli stranieri e la presenza dell'IdV e della sinistra, i cittadini che si sono recati alle urne del PD sono stati, unico caso in Toscana, inferiori a quelli che si erano recati ai seggi nell'ottobre 2007 per l'elezione di Veltroni. Le cui dimissioni da segretario nazionale stanno innescando nuove tensioni e nuovi cali d'appeal per il PD, puntualmente registrati dai sondaggi. Nei quali, ormai, i democrats sono di poco sopra il 20% delle preferenze dei cittadini, con una perdita secca di 10 punti percentuali rispetto all'aprile 2008. La frana di consensi è, a nostro avviso, destinata ad aggravarsi da qui al 6 e 7 giugno. Quale che sia la scelta del nuovo segretario, Franceschini o altro, si aprirà una vera e propria rissa nel PD tra le varie componenti e tra i vari esponenti. Limando, ancora, la dote di consenso del partito. In questa situazione non solo appare decisiva l'unità che il centrodestra potrà trovare stamani a Firenze ma determinante sarò pure la sua capacità di attrarre dalla sua parte forze nuove e diverse che con la loro presenza diano il segno, anche visivo, della volontà di vittoria dello schieramento alternativo al PD. Da questo punto di vista appare perdente ed incomprensibile la scelta dell'UDC di chiamarsi fuori dalla grande coalizione che si prospetta e di presentarsi con il proprio candidato Roberto Caverni. Mai come nelle prossime elezioni le "terze vie" e le furbizie politiche si dimostreranno inconsistenti e inefficienti. Il voto dei cittadini, per la forza delle cose locali e nazionali, si polarizzerà sui due maggiori schieramenti. I soli che, nel corretto giudizio degli elettori, avranno la possibilità di vincere il 6 e 7 giugno prossimi.

RADICALI



CONGRESSO ITALIANO DEL PARTITO RADICALE NONVIOLENTO TRANSNAZIONALE E TRANSPARTITO

Chianciano Terme 27, 28 febbraio - 1 marzo 2009

PalaMontepaschi

venerdì 20 febbraio 2009

BEPPINO


Englaro, Viale: Roccella volgare. E’ Quagliarello che offende gli italiani con una legge vergogna. Manifestare contro Forza Italia

• Dichiarazione di Silvio Viale, medico radicale, membro della Direzione Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, del Direttivo di Exit-Italia e della Consulta di Bioetica

E’ volgare (La Stampa di oggi a pag. 9) che Eugenia Roccella rinfacci a Beppino Englaro di avere portato in politica una vicenda personale, quando è stata proprio la politica, lei per prima, a tentare di impedire il regolare e naturale sviluppo del caso di Eluana.. Doppiamente volgare, perché la legge proposta dagli accoliti della Roccella mette proprio in politica le vicende personali di tutti e impone una Morte di Stato con il prolungamento ad oltranza delle terapie nutrizionali. Volgare e ridicolo è anche Quagliarello, per il quale la parola "barbarie" pronunciata da Beppino Englaro offenderebbe il Parlamento. In realtà è Quagliarello che offende il Parlamento e gli italiani con una legge vergogna. Se fossero davvero convinti di rappresentare la maggioranza non dovrebbero temere un referendum di verifica come accadde per il divorzio e per l’aborto. Al contrario, invece, si fanno forti della truffa dell’astensionismo, ma sappiano che non è lontano il giorno in cui i sentimenti della maggioranza degli italiani respingerà il loro motto, "prima i soldi e poi la coscienza", con il quale tengono al guinzaglio l’intero paese. (radicali.it)

(Silvio Viale 339.3257406)

RONDE


Radicali: ronde della democrazia e cittadinanza in tutta Italia



Mentre il governo da via libera ai "volontari per la sicurezza", volti solamente a reprimere comportamenti devianti di cui vengono incolpate intere comunità di non italiani residenti nel nostro territorio, i Radicali lanciano in tutta Italia le "ronde della democrazia e cittadinanza".La campagna partirà domenica prossima a Roma dove, nell'ambito del raduno domenicale all'Anagnina della comunità romena, verranno allestiti tavoli informativi sul diritto di voto dei cittadini comunitari residenti in Italia. Dirigenti radicali tra i quali la parlamentare Rita Bernardini, distribuiranno i moduli per l'iscrizione alle liste elettorali per il prossimo election day e interverranno dal palco.Questa campagna informativa supplisce all'assoluta mancanza di risorse da parte del Governo che preferisce usarle per provvedimenti illiberali come quello votato oggi dal Consiglio dei Ministri.Nei giorni scorsi le associazioni di rumeni, polacchi e bulgari, insieme ai radicali, hanno raggiunto un comune obiettivo: la trasmissione da parte della RAI di uno spot informativo su diritto di voto e la scadenza del 9 marzo per l'iscrizione alle liste elettorali.Occorrerà inoltre vigilare sui Comuni affinché non siano frapposti ostacoli burocratici alla registrazione nelle liste aggiunte degli aventi diritto al voto.Solo dando concretezza ai diritti di cittadinanza scritti sulla carta è possibile sconfiggere il clima di intolleranza e di violenza che sempre di più rischia di caratterizzare i giorni che viviamo. Concorrere tutti assieme a dare vita alla comune patria europea ci rende più responsabili sia sul piano dei diritti che su quello dei doveri e del rispetto delle regole.I radicali infine fanno appello a tutte le associazioni e i movimenti che oggi denunciano lo scandalo delle "ronde" ad unirsi in questa comune reazione nonviolenta e liberale. (radicali.it)

SARDEGNA


In Sardegna (come nel resto d’Italia) ha perso, con la democrazia, solo l’ambiente

di Guido Biancardi

Sì, certo, Soru contro Berlusconi (stavolta senza bandane ma con Cappellacci). Ed ha vinto il secondo, con larghissimo margine. L'assenza di qualsiasi regola a tutela della comunicazione elettorale televisiva da parte di una Commissione di vigilanza tenuta in stato coatto di “invalidità (monca addirittura dei consiglieri) ha certamente influito sul risultato. Ma del fatto che il Presidente uscente non sia stato confermato portano la responsabilità i suoi conterranei. Era un'elezione regionale che vedeva contrapposti all'apparenza due sardi di diversa fede politica ed è stata commentata come una battaglia periferica degli eterni duellanti in fieri, PD Vs PdL, cioè.
In realtà, dietro questo velatura mediatica di comodo per coscienze ed intelletti vili, si sono scontrate due visioni del futuro della Sardegna: quella elitaria di Soru, di una riserva naturale da conservare “al silenzio ed al buio” ancora magici nell'isola al centro del Mediterraneo dove sono sconosciuti persino i terremoti ed i cui abitanti tagliano traguardi di eccezionale longevità introvabile altrove e “senza prezzo”, e quella “di meta di massa“ (anche se qualificata ed affluente) come espressione di un sogno di consumo per ceti dai più ai meno (relativamente) abbienti ivi guidati dalla prospettiva della “seconda casa in un paradiso in terra” in grado di alimentare, a crisi mondiale risolta, il ripristinato flusso di compratori che soprattutto dal nord più sviluppato e facoltoso ha già fagocitato le più belle ex coste vergini d'Europa (dalla Costa del sol, all'Algarve, alle Baleari...) ed oggi, “ha fame” di nuove prede. All'Aga Khan (al quale si deve almeno riconoscere il merito di aver reso possibile la creazione, fra l'altro, della Residenza Presidenziale di villa Certosa che, in luogo di Buckingham Palace o Balmoral piuttosto dell'Eliseo riceverà i “potenti 8 /9” della terra dopo le loro prossime fatiche alla Maddalena) che al rifiuto di un suo piano di nuova cementificazione del nord dell'isola ha da tempo ceduto e si è dedicato ad altre attività, ora sono subentrati i soliti immobiliaristi/costruttori di cui Berlusconi resta insuperata memoria di eccellenza con le celebrate città satellite di Milano; fra cui , tra gli altri “un ( altro) compagno di scuola“, come il senatore Comincioli, eletto nel Lodigiano.
Chi ha votato e deciso della probabile sorte della Regione Sardegna sono stati i sardi, quindi, non tanto perchè attirati come falene dallo splendore irresistibile del cavaliere, ma dalla visione della cuccagna che sembrava aprirsi per tutti i proprietari di pietraie pezzetti di pascolo residue attorno (almeno a vista mare all'orizzonte) della coste. Basta osservare la tendenza “di stile” delle neo-zone turistiche sotto Olbia o nel sud est della Sardegna solo per citare un paio fra le emergenti fungaie di centri, villaggi, resort, villini, bungalow, capanne...Povere vittime, così simili a quelle dei “sub-prime”, allora, o poveri speculatori?
Chi ha “perso” è, in ogni caso, l'ambiente, o meglio una visione strategica (ed economica e culturale) dell'ambiente. Ed a sconfiggerla irreparabilmente, temo, sono stati nostri concittadini che, finalmente in gradi di esprimere (“nazionalisticamente” quasi), una loro sovranità assoluta sul territorio che li ospita si sono sentiti liberi, senza remore, di potersi dedicare finalmente alla “sport nazionale” dello sfruttamento del territorio, cullandosi nel giustificatorio quanto illusorio pensiero che: poi, fatti i soldi, mi cercherò un posto tranquillo, “incontaminato”.
(notizie radicali, 866)

RISPARMIO


CARIPRATO



Prato, 10 febbraio 2009


Oggetto: Proposta di modifica unilaterale del Contratto.


Gentile Cliente,


il perdurare dell'andamento particolarmente sfavorevole della congiuntura internazionale ha determinato, nel dicembre scorso, un ulteriore e significativo decremento dei tassi di interesse sul mercato interbancario, con una flessione dei principali indici presi a riferimento (Tassi Euribor in particolare).

A fronte di tale situazione, con la necessità di rendere coerente l'andamento dei tassi applicati alla clientela con le variazioni riscontrate sul Mercato, con la presente La preavvisiamo che, a partire dal 15 marzo 2009, sarà applicata una riduzione di 0,2500 punti dei tassi creditori e debitori, non legati a indici e quindi a parametri di mercato, che regolano il rapporto a margine, fermo il minimo del tasso creditore allo 0,025%.

Le ricordiamo che tale comunicazione è stata inoltrata ai sensi dell'art. 118 Dlgs 385/1993 (Testo Unico legge bancaria), così come modificato dall'articolo 10 del DL 4/7/2006 n. 223 convertito nella legge 4//8/2006 n° 248.

Ricordiamo altresì che la stessa normativa sulla Trasparenza Bancaria riconosce al Cliente, qualora non volesse accettare la variazione delle condizioni proposte, la facoltà di recedere da contratto entro 60 giorni dal ricevimento della presente, alle condizioni precedentemente applicate senza aggravio di spese.

Ci è gradita l'occasione per porgere i migliori saluti.


CARIPRATO-CASSA DI RISPARMIO DI PRATO SpA
Il Direttore Generale

PARTITO


La scommessa del “Partito Democratico” che non c’è e che vorremmo sia.


Lettera aperta a Stefano Menichini e Federico Orlando
di Valter Vecellio
Caro Menichini, caro Orlando,

basta ora parlare di Veltroni, almeno nei termini in cui se ne parla, se ne scrive. Il problema, piuttosto è il partito che non c’è, il partito che, a quanto pare, non si sa neppure immaginare… Doveva, voleva essere il Partito Democratico: l’organizzazione politica “altra” e alternativa al modello tradizionale di partito. Nei fatti si è tradotto in una sommatoria di convenienze, pochi ideali, idee-forza che non si sono tradotte in proposta e iniziativa politica, occupazione di postazioni di potere fine a se stessa. Quando si farà la storia di questi mesi, e si analizzeranno scelte e comportamenti, se ne ricaverà un quadro avvilente e sconcertante: lascia basiti la quantità di errori, le innumerevoli scempiaggini e corbellerie di cui si è stati capaci. Giudizio severo, liquidatorio?
Ma come definire il fatto che l’idea stessa di “partito democratico” è stata, nei fatti, nel concreto e nel quotidiano, dilapidata? Doveva, poteva essere una formazione aperta, capace di favorire aggregazioni; dove potessero convivere sensibilità le più diverse, come accade nei paesi anglosassoni. Niente di tutto ciò: logiche spartitorie e barattiere hanno creato solchi, fratture, allontanato energie. Si è riusciti mirabilmente a coniugare il peggio del “vecchio” col peggio del “nuovo”; e il gioco al massacro continua: basta sfogliare le cronache politiche di queste ore. Se il problema è il “che fare?”, e gli strumenti, gli “utensili” da utilizzare, ancora una volta – consapevoli del possibile e dell’improbabile – su tutti noi, spetta il compito, e grava la responsabilità, di indicare la possibile strada e possibilità di uscita da una situazione la cui gravità è sotto gli occhi di tutti. Se le “forme” sono anche “sostanza”, e se la “forma” è la durata delle cose, senza false modestie credo che i radicali debbano, ostinati e duri di cervice come sanno essere e sono, continuare a proporre come base di riflessione per il Partito Democratico quegli elementi di forma statutaria che da cinquant’anni li governa; in particolare alcuni punti fondamentali: iscrizione accolta senza possibilità che possa essere rifiutata; esplicita rivendicazione della positività della doppia e plurima tessera; nessuna possibilità di poter essere escluso dal partito, perché non ci sono i probiviri e altri meccanismi di espulsione; congresso a data fissa, aperto agli iscritti, che hanno, tutti, indistintamente, possibilità di candidarsi alla guida del partito, proporre e votare documenti; autonomia dei gruppi parlamentari e degli eletti…Perché non avviare un confronto serio, su questi temi? Perché non invitare i Gianfranco Pasquino, i Michele Salvati, i Luigi Manconi, i Fulvio Cammarano, a ragionare e dibattere su queste “follie”? E siamo proprio sicuri,, poi che si tratti di “follie”? Sicuri che la scommessa del Partito Democratico non passi anche da qui? Poi certo: mancano, sono mancate – si sono accuratamente evitate, verrebbe da dire – le occasioni di confronto e di dibattito, anche di scontro duro su temi urticanti e questioni che possono risultare laceranti, come quelle che oggi s’usa definire “eticamente sensibili”, e che sono null’altro che i diritti civili: testamento biologico, dignità della vita, quando comincia e quando finisce e chi può decidere se e quando non ha più senso di essere vissuta…Ma per dire: c’è un qualche motivo valido che induce a ritenere che il mondo cattolico si identifichi solo in Paola Binetti o Luigi Bobba? Ignazio Marino, non è cattolico al pari dei teo-Dem? C’è un “Partito del silenzio” che è tale perché è silenziato, ignorato, negato. Un “partito” che chiede – grida - di potersi esprimere, partecipare, decidere. Quando gli si darà voce, rappresentanza, ci si deciderà a ri/conoscerlo? Questo è il nucleo attorno al quale si può e di dovrebbe ragionare, quando si parla di Partito Democratico. Su questa base sarebbe utile, ma anche necessario e urgente, avviare una riflessione teorica e non astratta; su queste basi si potrebbero certamente costruire unità “laiche” nel senso più autentico del termine: da sempre si sostiene la necessità di processi politici che favoriscano l’unità laica delle forze, in luogo della sterile e vagheggiata unità delle forze laiche. Certo: poi si dovrà fare i conti anche con i radicali, con Marco Pannella e con Emma Bonino, presenze scomode e ingombranti. Ma davvero si ritiene conveniente continuare ad esorcizzarli con un “niet”, come ha fatto Goffredo Bettini, con una liquidatoria intervista che non gli fa davvero onore, e rivela piuttosto una miopia politica che, evidentemente, ha generato ben altri disastri? Non è preferibile una onesta lealtà a un’acritica, servile, fedeltà? Anche di questo discuteremo e ragioneremo, la prossima settimana, al congresso italiano del Partito Radicale Trasnazionale a Chianciano. Con voi, è sperabile, augurabile.
(notizie radicali, 866)

SPRETATI


Lettere - Parabole radicali
• da L'Espresso del 20 febbraio 2009, pag. 176

Cara Rossini,
in queste settimane di scontro sul caso Englaro tutti hanno detto la loro con toni forti, ma più di tutto mi hanno colpito quelli di alcuni personaggi onnipresenti in tv sia nei notiziari che nei talk show. Mi riferisco al senatore Gaetano Quagliariello, al sottosegretario Eugenia Roccella, al portavoce del Partito delle libertà Daniele Capezzone. Il primo alla notizia della tragica morte della ragazza ha urlato in Senato con le vene del collo gonfie: "Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata!. La seconda ha dichiarato più gelidamente: "Eluana è morta per la scelta di un uomo" (il padre, naturalmente). Il terzo l`ha presa larga chiedendo di abbassare i toni: formidabile quando lo ha chiesto a Veltroni e Bersani proprio il giorno in cui Berlusconi parlava della possibile maternità di Eluana. Che cosa unisce questi tre personaggi, oltre al tentativo ostinato di imporre una linea sui grandi temi che riguardano la vita, la morte e la coscienza di tutti? Li unisce un passato da militanti radicali, cioè di paladini della libera espressione della volontà individuale. Ce n`è abbastanza per chiedersi che cosa passi nella testa di persone capaci di diventare i più accaniti oppositori delle loro vecchie idee.
Adalberto Vizzi, email
La sindrome dello spretato, caro Vizzi. Una forma di nostalgia incattivita che guarda con rancore al proprio passato. Il termine, coniato per il clero, vale per tutti coloro che, spinti da qualche oscuro bisogno interno (o da qualche più esplicito richiamo esterno), ripudiano le idee forti di cui furono assertori. Vale per ex sacerdoti, ex comunisti, ex sessantottini, ultimamente anche per ex socialisti. I tre personaggi da lei citati erano molto di più che semplici militanti radicali. Eugenia Roccella si batté in prima linea per l`aborto e fu una delle promotrici del referendum radicale che voleva renderlo più accessibile. Gaetano Quagliariello è stato vicesegretario ai fianco del più celebre dei fuggitivi, Francesco Rutelli. Daniele Capezzone, pupillo di Pannella, è stato segretario fino al 2006. Come tutti gli spretati, anche loro sembrano incapaci di adeguare i loro sentimenti ai nuovi contesti e non si perdonano di aver vissuto accecati dalla fede. Esperti della dottrina che hanno tradito, non la perdono mai di vista, ne denunciano anche la più pallida apparizione e la attaccano con una coazione a ripetere che è il loro godimento e la loro perdizione. Stefania Rossini

SCISSIONE


di Marco Conti - La parola "scissione" non sembra più una bestemmia. Nel Pd le due anime, la cattolica-democratica e la diessino-comunista, non si sono integrate e difficilmente basterà un congresso per arrivare a quell'amalgama non riuscito denunciato poco tempo fa da Massimo D'Alema. La soluzione-ponte immaginata dall'attuale vertice con la nomina di Dario Franceschini a segretario, in attesa della elezioni Europee e dell'appuntamento congressuale del prossimo autunno, è dettata proprio dalla paura dell'implosione al quale rischia di andare incontro il partito.Le dimissioni di Walter Veltroni hanno colto di sorpresa anche l'ala più critica del partito che in questi mesi non ha di certo reso più intellegibile la linea dell'ex sindaco di Roma, e ha contribuito a spingere nella palude il principale partito d'opposizione. Dopo giorni di silenzio, oggi è tornato in pista Massimo D'Alema che, intervistato da "Repubblica", sostiene che la crisi del Pd di Veltroni deriva da «una politica confusa». Se poi la confusione sia tutta da attribuire all'incapacità del gruppo dirigente uscente o stia anche nella difficoltà a tenere insieme storie molto diverse, l'ex presidente del Consiglio non lo dice, anche se cita il dibattito sul caso-Englaro e il testamento-biologico come esempio di quell'eccesso di confusione. L'uscita di scena di Veltroni ha fatto venir meno il garante di quel patto che solo qualche mese fa spinse Rutelli ad archiviare la Margherita e Fassino i Ds. Il Lingotto incoronò Veltroni come leader di un partito di fatto inesistente, che ha continuato ad esserlo sino ad ora, senza sedi, classi dirigenti ed iscritti. E' per questo che l'uscita di scena del suo leader rischia ora di far implodere tutto il partito. L'addio di Veltroni non è quindi paragonabile a quello di un leader che si fa da parte perchè assume su di sè il peso di una nuova sconfitta elettorale perchè, come scrive oggi l'Unità, guardava con terrore quel rapido calo di consensi (22%) che ha avvicinato il Pd all'Idv di Di Pietro (14%).La sovraesposizione di Veltroni in un partito complesso come il Pd, ha permesso a molti leader ex Ds ed ex Margherita, di rimanere in secondo piano e di impegnarsi in quei giochetti di potere che gratificano anche quando sei all'opposizione. In un sistema sostanzialmente bipolare come il nostro, la cattiva saluta dell'opposizione non può non avere ricadute sulla maggioranza e sull'intero sistema sociale ed istituzionale. La parte di Paese che non si riconosce nell'attuale maggioranza o che ne contesta singole linee e provvedimenti, rischia infatti di trasferire la propria pressione verso altre istituzioni che però non hanno quel ruolo che deve invece assolvere il partito o la coalizione sconfitta dalle urne. Sindacato, magistratura e presidenza della Repubblica, rischiano quindi di essere coinvolti in compiti impropri, in un momento nel quale la crisi economica richiederebbe meno conflittualità. Il radicalizzarsi delle posizioni della Cgil, dove la sinistra antagonista ha trasferito il peso dell'assenza dal Parlamento. Le tensioni tra palazzo Chigi e Quirinale in materia di decreti e le recenti sentenze dei giudici contro Berlusconi e alcuni suoi stretti collaboratori, rischiano di essere più di una conferma di una deriva che andrebbe rapidamente contrastata. (messaggero.it)

BEATRICE


Dopo aver passato 10 mesi nell'ombra ad elaborare il lutto della mancata ricandidatura alle politiche del 2008 (le preferirono, Franceschini, Bettini e Giacomelli, qualche squinzia delle loro segreterie particolari...) ritorna la ministro-ombra dell'ex governo Veltroni, Beatrice Magnolfi.Nel suo nuovo ruolo di queenmaker del candidato Massimo Carlesi. E, presunto, nuovo perno delle alleanze democrats pratesi. L'ex esponente socialista, nella sua ultima intervista a La Nazione, sparge miele a piene mani. Stende tappeti di rose verso gli esponenti della cordata Giacomelli-Lulli-Abati-Squittieri-Mosca-Esposito e cerca di rinsaldare l'esile coalizione di centrosinistra (un liquefatto PD ed un'evanescente Sinistra+Loredana Ferrara) aprendo i cordoni della ipotetica borsa nientemeno che all'UDC. Ovvero a quel partito che alleandosi in Sardegna con i berluscones ha, di fatto, deciso la sconfitta di Soru, le dimissioni di Veltroni e la morte annunciata del progetto PD. E' vero che le alleanze cittadine prescindono dagli schieramenti nazionali ma non si vede quali siano gli spunti programmatici che dovrebbero tenere insieme il solidarismo sociale di Carlesi, il velleitarismo veterocomunista della sinistra, il populismo giustizialista degli epigoni pratesi di Di Pietro, con le posizioni di Roberto Caverni, Enrico Mencattini, Francesco Querci, Nicola Longo e di tutta l'UDC. Ma, si sa, in politica tutto è possibile. D'altra parte la stessa UDC pratese è da mesi alla ricerca di una qualche possibile intesa con i presunti nuovi governi cittadini. Non essendo però immaginabile una alleanza subito con il centrosinistra, troppi traumi susciterebbe nei propri elettori questa posizione, se ne riparlerà al possibile ballottaggio. Se, beninteso, ci sarà.

MARINO


Ignazio Marino: «Un partito serio decide a maggioranza. Anche sull’etica»



Ignazio Marino, 54 anni, è tornato in Italia da tre anni. Viveva a Pittsburgh, poi a Philadeplhia. Dirigeva il centro trapianti di una delle più antiche università americane, il Jefferson medical college. Trapianti di fegato. «Ho scelto di occuparmi del fegato perché è l'intervento ancora oggi tecnicamente più difficile. Ero attratto, da ragazzo, dall'idea di poter fare qualcosa che non tutti sono in grado di fare». Opera ancora, la domenica e il lunedì, a Verona. E' nato a Genova, ha una figlia adolescente, ha studiato alla Cattolica. E' cattolico, cresciuto con gli scout. A chi entra nel suo ufficio - una mansarda a Sant'Ivo alla Sapienza - mostra una lettera indirizzata da Paolo VI ai medici cattolici nel 1970. «Legga, io non avrei saputo dire parole così». Scriveva il Papa: nella fase terminale di una malattia incurabile dovere del medico è «alleviare la sofferenza e non prolungare con qualunque mezzo una vita che non è più pienamente umana». Non pienamente umana.Parliamo della legge sul testamento biologico proprio oggi che in commissione il gruppo del Pd si è diviso: 6 senatori tra cui Marino hanno votato contro la proposta Calabrò, il ddl del governo, 3 si sono astenuti. Tra questi Dorina Bianchi, teo-dem che da pochi giorni ha preso il suo posto alla guida del gruppo Pd in commissione Sanità. Tra ex Ds ed ex Margherita si è consumato ieri uno scontro aspro che a molti è parso il prologo di quel che potrebbe accadere da domani nel Partito democratico. Anche di questo, delle sorti del partito, parliamo con Marino: pensa che si debba arrivare al più presto a «delle primarie vere, non di corrente». Di sé dice: «Non sono la persona più adatta, ma i candidati non si autocandidano. Quando c'è un'indicazione collettiva sono chiamati al confronto. Non è affatto una mia aspirazione ma se fosse utile ad un cammino comune, certo».Senatore, lei ha detto che se passasse questa legge bisognerebbe sottoporla a referendum. Marini ha commentato che le sue sono 'fantasie da scienziato'. Gasparri, dopo il voto di ieri, che 'la linea Marino è stata sconfitta'. Si sente sconfitto?«Siamo in un pasticcio, si dovrebbe ripartire dall'esame della realtà. Non c'è bisogno di essere scienziati per contare fino a dieci: se su 9 persone 6 esprimono un parere questa è la maggioranza. Ho osservato ieri che si dovrebbe tener conto dell'opinione della maggioranza, rappresentarla. Non vorrei che si arrivasse alla decisione di non decidere, tutto qui. Quel disegno di legge è incostituzionale e antiscientifico. Il centrodestra ha mostrato finora assoluta indisponibilità alle modifiche. Se passasse così com'è avremmo migliaia di ricorsi alla Corte costituzionale».Perché?«All'articolo 2 dice che l'attività medica non può in nessun caso consentire la morte del paziente. Welby non potrebbe più decidere di sé, domani: nessuno potrebbe staccare il respiratore a chi lo voglia. L'articolo 5 parla di idratazione e alimentazione come forme finalizzate ad alleviare le sofferenze e le esclude dal testamento biologico: anche a voler banalizzare e parlare, come si fa, di pane e acqua ciascun medico sa che non è questo ad alleviare le sofferenze del paziente. Inoltre mi domando, per paradosso: e l'aria? Perché non è contemplata la respirazione forzata che, come in assenza di capacità di deglutire, è determinata da una lesione neurologica e muscolare? All'articolo 6 il testamento biologico è di fatto reso inapplicabile. Si dice che bisogna andare ogni tre anni a depositarlo dal notaio, che i notai devono accoglierlo a titolo gratuito (non sono stati sentiti! Lo farebbero?) che bisogna andarci col medico di base e col fiduciario. Immagini questo corteo di persone che ogni tre anni va dal notaio. Un medico di base, che ha in media 1500 assistiti, dovrebbe andarci 500 volte all'anno, escludendo i festivi anche 3 volte al giorno. Una ragazza di 18 anni che voglia fare oggi la dichiarazione dovrebbe tornarci col corteo circa 24 volte nella vita. Tutto questo senza che le disposizioni siano vincolanti. E allora per cosa tanta fatica? Bisognerebbe piuttosto ripartire dalla Costituzione».Cosa intende?«La salute è un diritto di tutti gli individui, c'è scritto. Individui, non cittadini. Pensi al dibattito di questi giorni sulle cure mediche agli immigrati. Nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la sua volontà. Allora dov'è il problema se si fa una legge che lasci a ciascuno la scelta?»Lei, da cattolico, non sente il bisogno di fare proselitismo per le ragioni della vita?«I principi morali non si impongono per legge. La catechizzazione, eventualmente, si fa con l'esempio». Non hai mai avuto difficoltà a interrompere un trattamento?«L'ho avuta, sì, a lasciar andare un paziente. In questi casi la soluzione si trova dentro l'ospedale. Non ho mai tolto un respiratore, come spesso i parenti chiedono negli ultimi momenti per avere intimità col malato. Togliere il respiratore mi riesce difficilissimo. Ho chiesto di farlo ai miei collaboratori, se quella era la volontà espressa. Ho avuto una donna di 27 anni con un figlio di 5 colpita da un'epatite fulminante, dopo il trapianto il decorso ha avuto un esito pessimo ed eravamo oltre i protocolli: non c'era da insistere. Nonostante il parere dei colleghi ho deciso di trapiantarla di nuovo. Era il 2002, mi chiama ancora ogni tanto. Ho avuto un veterano del Vietnam colpito da epatite b, aveva un testamento biologico precisissimo: dopo due settimane di terapia intensiva il trattamento doveva essere sospeso. Suo fratello ha fatto cinque ore di volo per assicurarsi che fosse rispettato. Pensavo che ci fossero ancora possibilità, ho convocato il comitato etico dell'ospedale che ha deciso di rispettare la libera scelta del malato. Il vero umanesimo è rispettare la volontà degli uomini anche quando è difficile. Il ricorso alla tecnica finisce per essere idolatria, è una rinuncia alla carità cristiana che è ascolto. Sono credente ma il compito del legislatore è laico». Lei si è dimesso ad ottobre da capogruppo per presiedere la commissione d’inchiesta sull'efficienza del Servizio sanitario «Vorrei studiare gli indicatori sulla qualità e l'efficienza delle nostre Asl. Per esempio. Quante fratture di femore vengono operate entro 48 ore dal ricovero? Quanti giorni prima di un intervento programmato avviene il ricovero? Se avviene 5 giorni prima si stanno usando male i soldi. Si trovano le migliori Asl e le peggiori, si interviene non in base a un criterio clientelare o politico ma in base a dei parametri di qualità».Bisognerebbe poterlo fare anche in politica con le candidature.«Certo. Bisognerebbe entrare in una fase in cui si candida chi lo voglia, e su questo non ci sarà carenza. Tra chi lo voglia si dovrebbe scegliere chi sia più adatto a quel ruolo. Non equilibri alchemici tra correnti: il profilo. Bisognerebbe sottoporre le persone al giudizio degli elettori».E' soddisfatto di aver lasciato l'America per fare politica?«Un giorno, due anni fa, ho parlato in aula a favore di un emendamento alla finanziaria che assegnava 180 milioni di euro all'anno per indennizzare i pazienti danneggiati negli ospedali col sangue infetto. Ho raccontato di quelli che avevo visto, entrati con una frattura e usciti con l'Aids. I loro occhi. Tutta l'aula ha votato. Ci sono altri modi di fare qualcosa per la salute oltre lo sala operatoria».La chiesa non è sulle sue posizioni.«La chiesa sono le suore di Haiti che curano i lebbrosi, non è il clero. La chiesa universale ha una straordinaria capacità di esserci. Sono stato scout negli anni '70, si discuteva di campi estivi comuni: la coeducazione di maschi e femmine. Si immagina? Paolo VI non si oppose a quel processo. Controllo, certo, ma non ostacolo».Si candiderebbe alle primarie del Pd?(ride) «Non sono adatto. Franceschini si assume il compito e la responsabilità. Dovrà dare un segnale forte di discontinuità nella scelta delle persone. Poi si procederà secondo le regole. Bisogna poi arrivare alle primarie, certo. Magari per aree geografiche, con una competizione nel paese».E a quel punto lo farebbe?«Non credo di avere il profilo giusto. Però i candidati li indicano gli elettori. Se mi toccasse fare una parte di cammino non mi tirerei indietro». Beppino Englaro aderisce alla manifestazione di domani contro la «legge barbara». Lei sarà in piazza?«Difficile, c’è l'Assemblea nazionale». concita de gregorio (unità.it)

CONGRESSO

CONGRESSO ITALIANO DEL PARTITO RADICALE NONVIOLENTO TRANSNAZIONALE E TRANSPARTITO

MASSIMO


Nonostante il grande successo riportato da Massimo Carlesi alle primarie del PD, la sua strada verso la carica più alta di Piazza del Comune appare difficile, in salita e assai scivolosa. Alle prevedibili difficoltà cittadine si sono aggiunti i drammatici e repentini avvenimenti nazionali. Sul versante pratese Carlesi si apprestava a cercare di rianimare, con accordi e blandizie varie, la schiera degli sconfitti abatiani, necessari per fare una campagna elettorale vincente alle elezioni di giugno, avendo come confine invalicabile ed imprescindibile le promesse di riduzione di Giunta e CdA delle aziende pubbliche. Lo spazio per gli accordi e le alleanze è molto stretto. Così come sono stretti i sentieri che conducono alla costruzione della lista elettorale. Molti dei più importanti signori delle preferenze e portatori di voti non sono più ricandidabili. Per altri, ad esempio Giovanni Mosca, presidente della Circoscrizione Ovest, è tramontata l'ipotesi, in caso di vittoria di Abati, di una promozione ad assessore. E, tutti lo sanno, se non vi è interesse diretto, questi personaggi difficilmente si spenderanno per portare voti, preferenze e consensi ad altri candidati. La deludente prestazione di Paolo Abati ha avuto ripercussioni pesanti nel mondo delle aziende pubbliche ed in Consiag in special modo. I suoi supporters, sbandati e preoccupati, cercano di recuperare rapporti di vcinanza con gli uomini di Carlesi. Ma la batosta si è fatta sentire e l'annichilimento, probabilmente, si proporrà fino alle elezioni di giugno. Quasi tutta questa gente non sarà in grado di mobilitarsi come in passato, funzionando da elemento catalizzatore di voti e preferenze. In questo quadro non proprio idilliaco è piombata su Carlesi e la sua squadra la notizia delle dimissioni di Veltroni e del prevedibile tsunami politico all'interno del PD che questo avvenimento provocherà. Comunque la si guardi il messaggio che arriva all'opinione pubblica è quello di un partito allo sbando, senza bussola, senza coesione interna, senza idee per il futuro, animato da guerre per correnti, in attesa che le elezioni europee ed amministrative di giugno si trasformino, inevitabilmente, nel colpo di pistola alla nuca. Se questo è l'attuale appeal nazionale del partito, l'appeal locale è messo anche peggio. Già dilaniati dalle modalità con le quali la "casta" aveva fatto fuori Marco Romagnoli e Massimo Logli, spezzati dalla vittoria di Carlesi, squassati dalle vicende nazionali, i democrats pratesi non appaiono in grado di rispondere al momento di grave crisi della città. Con una Giunta a fine mandato, esautorata, squalificata dall'interno del PD, con molti assessori sulla via di casa, senza alleanze credibili e di qualche sostanza programmatica, il messaggio che arriva ai pratesi appare chiaro: si salvi chi può. Dopo oltre 60 anni di guida gli eredi della sinistra non sono più in grado di tenere la coesione sociale necessaria ad indirizzare le politiche amministrative di Prato; non più in grado di praticare l'alleanza dei produttori (il patto e blocco sociale lavoratori-imprenditori che ha consentito al PCI ed ai suoi derivati di regnare indisturbato fino ad oggi); non sono più in grado di frenare la cisi e tantomeno di orientare lo sviluppo futuro della città. D'altra parte queste cose, al di là dell'avvenimento rappresentato dalla vittoria di un outsider, ce le avevano raccontate le primarie del PD. Nè Carlesi nè Abati sono riusciti ad intercettare i sentimenti profondi dei pratesi; a mobilitare fasce nuove di cittadinanza; a penetrare con i loro messaggi nei gangli più profondi della società; ad intravederne i cambiamenti. La partecipazione è stata deludente, inferiore alle attese, ed in controtendenza rispetto alla stessa Regione Toscana. A ben vedere la campana delle difficoltà era già risuonata, pesante, il 15 febbraio.

FIRENZI


IL SONDAGGIO
Razzanelli: «La candidatura a sindaco?Il "ragazzo" l'ha presa a destra»
Il capogruppo Udc in consiglio comunale ha presentato i risultati di un sondaggio pre-primarie: il 23 per cento di chi era intenzionato a votare Renzi, sarebbe stato di centrodestra
«Matteo Renzi si è guadagnato la candidatura a sindaco per il Pd grazie ai voti degli elettori di centrodestra che votandolo si sono regalati una sorta di controassicurazione. Senza di loro avremmo avuto un ballottaggio con Pistelli». A sostenerlo, è Mario Razzanelli, capogruppo Udc in Consiglio comunale e candidato sindaco della lista civica «Firenze c’è», presentando i risultati di un sondaggio da lui commissionato all’Istituto Freni che analizza l’orientamento dell’elettorato fiorentino nei confronti delle primarie e la composizione del voto.
IL SONDAGGIO - Il sondaggio è stato compiuto su 1.400 contatti che hanno generato 348 interviste complete. «Dal sondaggio - ha spiegato Razzanelli - emerge che, alla data del 5 febbraio, il 23% circa di chi era intenzionato a votare Renzi (pari a circa 3500 preferenze), proveniva da elettori del centrodestra: voti in prestito che in occasione delle amministrative torneranno ai rispettivi partiti». Per Razzanelli «l’elettorato di centrodestra ha votato Renzi perchè, nella convinzione che a giugno vinca il centrosinistra, ha voluto scegliere il meno peggio tra i candidati e ha preferito appoggiare quello a loro più vicino nel centrosinistra». Il candidato a sindaco ha poi spiegato che »al referendum contro le linee 2 e 3 della tramvia votarono in 124 mila persone, e fu detto che erano poche. Quelle delle primarie sono molte meno. In rapporto alle politiche, ha votato il 13% dell’elettorato. Ne consegue che per Renzi ha votato solo il 5% degli aventi diritto e la sua strada verso Palazzo Vecchio è molto lunga e irta di buche«. Da Razzanelli un invito poi al Pdl perchè «invece di creare una nuova lista civica scelga di appoggiarne una già esistente come ’Firenze c’è».
(corrierefiorentino.it)

giovedì 19 febbraio 2009

NETANYAHU


Lieberman se decanta por Netanyahu como jefe de un Gobierno de unidad en Israel. El líder del ultraderechista Beiteinu recomendará a Simón Peres un Ejecutivo entre su partido, el Likud y Kadima presidido por el ex primer ministro

Se va deshojando la margarita. El líder de Yisrael Beiteinu, Avigdor Lieberman, ha recomendado al presidente, Simón Peres, que encomiende la tarea de formar Gobierno a Benjamín Netanyahu, presidente del Likud. Aunque algunos dirigentes de su partido insinuaron que no apoyarían a ninguno de los dos candidatos con más escaños en el Parlamento (Likud y Kadima), finalmente se inclinaron por su aliado natural. En su tira y afloja para obtener cargos importantes en el futuro Gabinete, Lieberman tenía que vender cara su piel y no podía anunciar su respaldo a Netanyahu antes de su reunión con Peres. El camino se despeja para el derechista Netanyahu porque varios partidos extremistas -Unión Nacional, La Casa Judía y el ultraortodoxo Shas- también han anunciado su propósito de respaldar al aspirante del Likud. Al mismo tiempo se desvanece la alternativa de un Ejecutivo en el que Netanyahu y Livni rotaran en el cargo, como ya sucediera en la década de los años ochenta. "Desde nuestro punto de vista existen tres posibilidades: un Gobierno amplio, que es lo que deseamos; un Gobierno reducido, que sería un Ejecutivo paralizado, aunque no descartamos sentarnos en él, y la celebración reelecciones", explicó Lieberman al veterano mandatario. La preferencia del autoritario dirigente, claro referente de la población de origen soviético (más de un millón de israelíes), se explica por varias razones.
En primer lugar, si formaran parte del Gobierno el Likud, Kadima y Yisrael Beiteinu, sumarían 70 de los 120 escaños de la Kneset, lo que proporcionaría al Ejecutivo estabilidad para eludir unas elecciones anticipadas que nadie desea. No menos importante es que esa coalición -exenta de partidos religiosos y ultraortodoxos- permitiría a Lieberman impulsar su agenda sobre los derechos civiles de cientos de miles de inmigrantes impedidos de contraer matrimonio porque el rabinato monopoliza la institución y que además sufren enormes obstáculos para convertirse al judaísmo. Y, por último, son decenas de miles los votantes que optaron por Yisrael Beiteinu en
las elecciones del pasado día 10 confiando en que forjaría una alianza con el Likud. El último punto de su programa, las reformas para que el sistema político adquiera tintes presidencialistas, se augura más peliagudo. Ahora resta conocer la actitud de Livni, que insiste por activa y por pasiva en que encabezará la oposición si no es ella la designada primera ministra . Si Livni rechaza la inclusión en el Ejecutivo, Lieberman no descarta formar parte de un Gobierno con el resto de partidos radicales, una opción que suscita rechazo nada disimulado en la Casa Blanca por la cerrada actitud de estos grupos a toda concesión en la negociación con los palestinos. De momento, Meir Shitrit, dirigente de Kadima, ha advertido: "La decisión de Lieberman nos envía a la oposición". No obstante, habrá que esperar a las negociaciones que Netanyahu sostendrá con Livni para tratar de persuadirla de que se sume a su Gobierno. La presidenta de Kadima se muestra dura como una roca. "Kadima", dijo nada más conocerse el apoyo de Lieberman a Netanyahu, "no dará cobertura a un Gobierno paralizado dirigido por Netanyahu". (elpais.it)

BEPPINO


Beppino Englaro aderisce alla manifestazione di sabato a Roma"Sì alla vita, no alla tortura di Stato" organizzata da MicroMega
"In piazza contro una legge assurda e anticostituzionale"

"La legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare è una vera e propria barbarie. Una legge assurda e incostituzionale contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare". Con queste parole Beppino Englaro, intervistato da Paolo Flores d'Arcais, aderisce alla manifestazione "Sì alla vita, no alla tortura di Stato", organizzata da MicroMega, che si svolgerà a Roma, in piazza Farnese, sabato 21 febbraio alle ore 15. Ascolta l'audio integrale. Il padre di Eluana Englaro, protagonista di una lunga e dolorosa battaglia per affermare il diritto della figlia a morire, parteciperà alla manifestazione tramite un collegamento telefonico perché "i cittadini, che hanno le idee molto più chiare dei nostri parlamentari, devono tutelare i propri diritti fondamentali che questa legge mette in discussione preparando il terreno per un vero e proprio Stato etico". Se la legge in discussione in Parlamento dovesse essere approvata, Englaro si augura una rapida abrogazione da parte della Corte Costituzionale oppure quella del referendum sarà una via obbligata, vista la "manifesta anticostituzionalità di una legge che nega le libertà fondamentali dei cittadini". "La decisione sulla propria vita deve essere affidata a chi la vive" ha concluso Beppino Englaro. La netta presa di posizione del papà di Eluana arriva nel giorno in cui la commissione Sanità del Senato ha approvato l'adozione come testo base della proposta presentata dal Popolo della libertà. Il testo di Raffaele Calabrò è passato con 13 voti favorevoli, sei contrari e tre astenuti (i senatori del Pd Dorina Bianchi, Daniele Bosone e Claudio Gustavino). La votazione ha riproposto le divisioni interne al Partito democratico su questo delicatissimo tema. Nel Pd c'è chi, come la capogruppo in commissione Bianchi, fa "un'apertura di fiducia nei confronti del relatore", chi, come il senatore Ignazio Marino, ha già invocato il referendum su una legge che vieterebbe la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali, e chi, come la senatrice Paola Binetti, ha già lanciato la mobilitazione contro la "minaccia" del referendum. (repubblica.it)

BARATTIERI


Veltrusconi, De Lucia: Confalonieri ricorda male, il “coitus” tra Berlusconi e Veltroni (alias Pci ed eredi) è stato molto poco “interruptus”

• Dichiarazione di Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali italiani

L’intervista rilasciata oggi da Fedele Confalonieri al Corriere della Sera contiene delle notevoli imprecisioni. Il presidente di Mediaset, infatti, parla di “coitus interruptus” tra Berlusconi e Veltroni. Non è affatto così, e Confalonieri dovrebbe ricordarlo bene:
- nel 1985 il decreto Craxi salva-Berlusconi passò grazie all’apporto determinante del Pci, di cui Veltroni era Responsabile comunicazioni di massa, al termine di una trattativa di puro e assoluto stile partitocratico, che da una parte consegnò a Berlusconi il monopolio del privato, e dall’altra perfezionò la privatizzazione della Rai ad uso e consumo dei partiti, attraverso la lottizzazione anche dell’ultimo gradino del più oscuro dei sottoscala;
- negli anni successivi l’”anticomunista” Berlusconi ha continuato ad essere molto vicino alle vicende dei comunisti (italiani e non): dalla rivista “Il Moderno” alle Feste de l’Unità, passando per il contratto di esclusiva pubblicitaria con l’Unione Sovietica;
- Retequattro ha continuato ad occupare le frequenze, dal 1999, grazie ad una autorizzazione “provvisoria” del governo D’Alema.
Per stare ai giorni nostri: si è presa in ostaggio la Commissione parlamentare di Vigilanza, impedendole di funzionare e di adempiere ai propri obblighi; abbiamo assistito all’ennesima spartizione del cda della Rai; hanno fatto assieme la “nuova” legge elettorale per le europee; per non parlare della vicenda di Eluana Englaro (il punto più basso toccato da questo regime partitocratico infame e violento), in relazione alla quale abbiamo assistito alla resistibilissima ascesa di Dorina Bianchi, già relatrice nel 2004 della legge che ha proibito la fecondazione assistita e la ricerca scientifica in Italia. E come se non bastasse, hanno riempito ogni canale televisivo di preti, cardinali e agiografie di tutti i tipi…
Cosa c’è stato di “interrotto” allora? (radicali.it)

PARISI


Si complica la corsa di Dario Franceschini alla segreteria del Partito Democratico. Oggi Arturo Parisi ha annunciato di volersi candidare alla poltrona lasciata libera dalla fuga di Veltroni. E il buon Arturo, testardo come gli asinelli della sua isola, rappresenta l'ala ulivista e prodiana dei democrats. Ovvero una linea politica opposta a quella, farfugliata e sparpagliata, della maggioranza del PD della vocazione solitaria e maggioritaria. Parisi, infatti, punterebbe decisamente a riannodare i fili delle alleanze con la frantumata e quasi dispersa sinistra comunista, ex comunista, ambientalista, socialista e, forse, pannelliana. Sicuramente la mossa dell'ex ministro della difesa dell'ultimo governo di centrosinistra mira a sparigliare le mosse, le trappole, i trucchi della cordata dalemian-democristiana. Significativo, a questo proposito, lo stizzito commento di Pierluigi Bersani alla candidatura di Parisi "E' la democrazia. Bellezza!" L'aria, all'interno del PD, si fa sempre più frizzante.

BIOTESTAMENTO


Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni aderiscono alla manifestazione promossa da MicroMega "Sì al testamento biologico, no alla tortura di stato" che si terrà a Roma in piazza Farnese, sabato 21 febbraio ore 15.

Il disegno di legge a prima firma Calabrò sostenuto dalla maggioranza di Governo sarà imposto ai cittadini italiani senza, visti i numeri, grandi discussioni parlamentari. E' per questo urgente che tutti i cittadini si mobilitino, per rendere pubblico e manifestato il loro "no" a chi vuole imporre leggi clericali, sul corpo delle persone. Aderiamo anche per questo alla manifestazione di sabato prossimo a P.zza Farnese, invitando tutti i cittadini a una mobilitazione "preventiva".

CRISI


Coppia svaligia il proprio negozio. Fanno troppo rumore, smascherati


Protagonista della vicenda è una coppia di commercianti di Prato, lui 32 anni, lei 38, che ora deve rispondere di simulazione di reato e tentativo di truffa
Beffati dal troppo rumore mentre svaligiano il proprio negozio per farsi risarcire dall’assicurazione. Protagonista della vicenda è una coppia di commercianti di Prato, lui 32 anni, lei 38, che ora deve rispondere di simulazione di reato e tentativo di truffa. Tutto è cominciato le notte tra il 20 e 21 dicembre scorsi quando i due, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Prato, stavano svaligiando il proprio negozio ma, facendo troppo rumore, hanno svegliato un inquilino dello stabile che, temendo un vero furto, ha chiamato il 112. La centrale dei carabinieri ha così inviato una gazzella. Giunti sul posto, i militari non hanno notato segni di effrazione ma, senza farsene accorgere, hanno constatato che all’interno del locale c’erano i proprietari.
LA DENUNCIA PER FURTO - Il mattino dopo la coppia, sicura di non essere stata vista, si è presentata in caserma per denunciare il presunto furto, 10 mila euro tra liquori e generi alimentari. Nel corso delle successive settimane i carabinieri hanno effettuato una serie di accertamenti e interrogatori e hanno smascherato la coppia.
(corriere.it)