sabato 7 marzo 2009

SANDRA












Presentazione del libro "Il Volo" di Sandra Alvino: Bar Maddalena, h. 17,00

TIBET


Roma: 10 marzo, “Tibet , ora più che mai”, Assemblea Enti locali, Maratona oratoria e Fiaccolata silenziosa

Nel 50° anniversario della fuga dal Tibet occupato del Dalai Lama e di circa 100.000 tibetani, avvenuto il 10 marzo 1959 in occasione della rivolta di Lhasa repressa nel sangue dalle guardie rosse comuniste di Mao, si svolgeranno a Roma una serie di iniziative pubbliche.
La più significativa sarà senz’altro la “maratona oratoria” prevista dalle 15.00 alle 18.00 in piazza Montecitorio, di fronte all’ingresso principale della Camera dei Deputati, in concomitanza con la discussione e la votazione in aula della mozione “Mecacci” in sostegno dell’autonomia tibetana e della politica nonviolenta del Dalai Lama.
Dal palco sono annunciati numerosi interventi di rappresentanti di associazioni, enti locali, istituti culturali e religiosi, politici e parlamentari dell’Intergruppo parlamentare per il Tibet, tra i quali già si possono segnalare:
• MATTEO MECACCI - presidente
• GIANNI VERNETTI – vicepresidente
• LUCIO MALAN – vicepresidente
• MARCO MARSILIO
• FIAMMA NIRESTEIN
• EMERENZIO BARBIERI
• MAURIZIO FISTAROL
• PIETRO MARCENARO
• MARCO ZACCHERA
• PIERLUIGI MANTINI
• ROBERTO DI GIOVAN PAOLO
· MARGHERITA BONIVER
· BENEDETTO DELLA VEDOVA
Alle ore 18.30 è invece previsto l’assembramento in piazza Madonna di Loreto / piazza Venezia per la partenza di una fiaccolata nonviolenta e silenziosa che, attraverso i Fori Imperiali, giungerà al Colosseo, che sarà illuminato in segno di sostegno dell’amministrazione capitolina alla causa tibetana e a supporto della battaglia nonviolenta del Dalai Lama.
Le manifestazioni sono organizzate dalla Comunità tibetana con il supporto ed il sostegno di: Ass. Donne Tibetane in Italia, Ass. Italia-Tibet, Ass. Radicali Roma, Students for Free Tibet Italia, Ass. Animalisti Italiani, Ass. Amici del Tibet, Ass. Rimè onlus, Lao Gai Foundation, Ass. Il Divenire, Ass. AREF onlus, Società libera, Progetto Asia, Istituto Samantabhadra, Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito e dell’Intergruppo Parlamentare per il Tibet.
Nella mattinata, inoltre, dalle ore 11.30 è prevista anche l’Assemblea Generale dell’Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet presso la Sede della Regione Piemonte – via delle Quattro Fontane 116. L’associazione comprende circa 200 enti loccali italiani e parteciperanno: Mariacristina Spinosa, Coordinatrice nazionale dell’Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet e Consigliere regionale del Piemonte; Claudio Cardelli, Presidente Associazione Italia-Tibet; Giampiero Leo, Coordinatore nazionale dell’Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet e Consigliere regionale del Piemonte; Thupten Tenzin Presidente della Comunità tibetana in Italia; Dechen Dolkar, Presidente dell’Associazione Donne Tibetane in Italia; Massimiliano Iervolino, delegato della Provincia di Roma ai Diritti Umani. Interviene Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani
. (radicali.it)

STAMINALI


STAMINALI: OSSERVATORE, DISSENSO CHIESA SU DECISIONE OBAMA


L'Osservatore Romano esprime oggi dissenso sulla decisione del neo presidente degli Stati Uniti Barak Obama di abolire i "limiti" alle ricerche con le cellule staminali enbionali. "La posizione della Chiesa Cattolica - ricorda il giornale vaticano - e' stata espressa piu' volte in passato, in previsione della possibilita' che le limitazioni al finanziamento per la ricerche sulle staminali embrionali potessero essere rimosse". L'Osservatore cita in particolare la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, che in occasione dell'assemblea plenaria di primavera tenuta a Orlando, in Florida, nel giugno scorso, aveva votato un documento dedicato specificatamente a questo tema affermando: "sembra innegabile che una volta oltrepassata la fondamentale linea morale che ci impedisce di trattare gli esseri umani come meri oggetti di ricerca, non ci sara' piu' un punto di arresto". La ricerca sulle staminali embrionali, scrive ancora l'Osservatore, "era stata percio' definita, in quell'occasione come 'profondamente immorale' e superflua, in considerazione dei recenti sviluppi delle ricerche scientifiche. Piu' recentemente - conclude il giornale diretto dal prof. Giovanni maria Vian - il presidente della Conferenza Episcopale, il card. Justin Francis Rigali, aveva scritto una lettera ai membri del Congresso, nella quale rivolgeva un appello affinche' fossero mantenute le leggi a difesa della vita, fra le quali il Dickey/Wicker Amendment, in virtu' del quale veniva appunto vietato il finanziamento federale alle ricerche sugli embrioni". (repubblica.it)

BIOARCHITETTURA


Visita guidata ad un esempio di architettura bioclimatica: giovedì 12 marzo 2009 a Prato


Nella nostra città è in costruzione una civile abitazione che rispetta i principi e gli studi di edilizia sostenibile: basso impatto ambientale e risparmio energetico.
La casa, in legno, è in costruzione in via delle Sacca, in prossimità dell'incrocio con via F.lli Cervi.
L'intervento è estremamente interessante per tutti i progettisti che desiderano aggiornarsi sulla bioedilizia esaminando un caso concreto. L'
ufficio edilizia sostenibile organizza una visita alla casa in fase di costruzione.
Tutti i progettisti interessati alla visita possono presentarsi direttamente giovedì 12 marzo alle 14.00 in via delle Sacca.
(comune.prato.it)

ROTTAMAZIONE


Edilizia. Zamparutti: si a piano straordinario se è di rottamazione edilizia

• Elisabetta Zamparutti, deputata radicale eletta nelle liste del Pd e componente la Commissione Ambiente, sul piano straordinario per l’edilizia del Governo ha dichiarato:

“Il piano straordinario che serve al nostro Paese è quello di rottamazione dell’edilizia post-bellica priva di interesse storico, di qualità e di criteri antisismici, per incentivare la quale si può anche prevedere una compensazione volumetrica (oltre a defiscalizzazioni o cambi di destinazione d’uso).
Come Radicali siamo pronti a sostenere una forte politica edilizia purchè ponga al centro la riqualificazione del patrimonio edilizio (pubblico e privato) esistente e ponga fine alla crescita illimitata delle città e del consumo del territorio per il quale serve un vero e proprio piano di “restauro” dallo scempio inflitto da 60 di regime partitocratrico che ha fatto del nostro Paese, quello più (e peggio) urbanizzato d’Europa rispetto alla popolazione, con gli attuali 120 milioni di vani per circa 60 milioni di abitanti (nel 1945, quando gli abitanti erano 46 milioni, i vani erano 35 milioni)”.
(radicali.it)

STAMINALI


STAMINALI: CONGRESSO MONDIALE BRUXELLES APPLAUDE OBAMA



Un lunghissimo e scrosciante applauso per aver mantenuto la promessa: togliere il 'divieto' di Bush alla ricerca sulle cellule staminali embrionali e dare a questa linea promettente di ricerca i dovuti finanziamenti. Cosi', nella sua giornata finale, il secondo Congresso Mondiale per 'la libera ricerca' e per la 'liberta' di ricerca scientifica', promosso a Bruxelles dall'Associazione Luca Coscioni, ha accolto la 'bella notizia', illustrata da Marco Perduca, del Presidente degli Usa Barack Obama di finanziare la ricerca sulle cellule embrionali. "Good, very good: ottima la decisione di aver tolto divieti e proibizionismo alla ricerca sulle cellule embrionali, meglio di cosi'...", dice il direttore della Fondazione 'Ebri-Rita Levi Montalcini', il neurofisiologo del dipartimento 'Neuroscienze' dell'Universita' di Torino, Piergiorgio Strata. "La decisione di Obama e' un segnale di speranza - aggiunge l'eurodeputato Marco Cappato - per la comunita' scientifica internazionale, per tutti i cittadini, nonche' una battuta d'arresto per i fondamentalismi che operano su scala globale. E' motivo - nota - di particolare soddisfazione il fatto che, tale decisione sia stata comunicata proprio durante il Congresso Mondiale per la liberta' di ricerca scientifica, organizzato dall'Associazione Luca Coscioni". Dove da tre giorni Ministri, premi Nobel e scienziati sono riuniti per assumere nuove iniziative per la liberta' di ricerca. "Alla luce della decisione di Obama risulta ancora piu' assurda ed umiliante per i ricercatori italiani la proibizione che il Governo italiano ha introdotto di soppiatto contro il parere del Comitato Scientifico nei nuovi bandi per i finanziamenti alla ricerca sulle staminali", annota Cappato. (repubblica.it)

EUTANASIA


Terminata


Due esempi. Il primo: la signora Barbara Houch, 71enne dell’Oregon, diceva di soffrire in maniera intollerabile. Una sera si sedette e guardò il figlio Randy che mescolava un liquido velenoso nel cioccolato del budino, poi si lasciò imboccare davanti alla famiglia riunita per l’occasione: «Non c’era niente di buono in tv, comunque» furono le ultime sarcastiche parole.
Il secondo esempio è stato raccontato da un medico olandese intervistato dall’Avvenire, Karel Gunning: «Conosco un internista che curava una paziente con cancro ai polmoni. Arriva una crisi respiratoria, che rende necessario il ricovero. La paziente si ribella: non voglio l’eutanasia, implora. Il medico l’assicura, l’accompagna lui stesso in clinica, la sorveglia. Dopo 36 ore la paziente respira normalmente, le condizioni generali sono migliorate. Il medico va a dormire. Il mattino dopo non trova più la sua malata:un collega gliel’aveva terminata perché mancavano letti liberi».
Ciò posto: se tanti italiani non hanno ancora ben compreso le differenze tra eutanasia e accanimento terapeutico e testamento biologico e consenso informato e suicidio assistito, infine, è anche perché tanta classe politica e giornalistica ha confuso volutamente le carte. Volendo ricominciare da capo, una certezza l’abbiamo: quanto sopra si chiama eutanasia. C’è qualcuno che la chiede?
(giornale.it)

CHIC


E il radical chic scivola sull’umido


Quel fascista di Alemanno questa volta l’ha fatta grossa: ha colpito gli intellettuali (inutile aggiungere «di sinistra»: in Italia gli intellettuali sono sempre «di sinistra», e in particolare quelli di Roma sono «de sinistra») facendo sbattere loro il muso contro uno dei totem del politicamente corretto: la raccolta differenziata dei rifiuti. Un mito dell’ecologismo, dell’ambientalismo, dei nemici dell’effetto serra e del buco nell’ozono.L’intellettuale «de sinistra» - che è poi la riproposizione del sempiterno generone romano, lo stesso che negli anni Trenta si abboffava intorno a Ciano e che negli anni Settanta discettava in salotto di rivoluzione proletaria - abita a Trastevere, ex quartiere popolare, oggi fichissimo. E non ha gradito l’arrivo, a Trastevere, dei sacchi marroncini per la mondezza organica, di quelli blu per la plastica e il vetro, di quelli bianchi per la carta e di quelli grigi per i «non riciclabili». Ditemi voi se dopo aver assolto al proprio dovere civile con una cena in terrazza parlando del rischio-regime, uno deve anche separare il caviale avanzato dai vuoti di Krug.L’altro ieri sul Riformista Rina Gagliardi ha lanciato il proprio grido di dolore. «Da quando, nel mio quartiere - Trastevere, cuore di Roma - è cominciata la raccolta, appunto, differenziata, la mia vita quotidiana è diventata un piccolo inferno». Intanto per il casino di capire che-cosa-mettere-dove. E poi per le modalità di consegna del pattume a quei pezzenti degli operatori ecologici: «Ah, gli orari: ciascuno di questi sacchi, a giorni alterni, va portato (“esposto”) sulla strada, davanti al proprio portone, un po’ prima delle sette del mattino: e se ti beccano fuori orario, metti alle sette e mezzo, sono multe salate e partacce».«Credetemi», continua la signora: «la mia vita quotidiana sta diventando davvero cupa». E sì che è sempre stata, dice, «un’ambientalista convinta», e come tale sostenitrice della raccolta differenziata. «In teoria, naturalmente», precisa. «Non ho cambiato posizione», aggiunge, ma sempre «in teoria». È la pratica che rompe le balle. Così anche i progressisti si lasciano andare a quel becero vizio reazionario che è il rimpianto dei bei tempi andati: «Mi è tornato alla memoria», scrive Rina Gagliardi, «il porta-a-porta della mia infanzia. Gli spazzini... si facevano le scale ogni mattina, bussavano a tutte le porte, ritiravano un unico sacco di mondezza, scherzavano con l’esercito di casalinghe con le quali, intanto, avevano costruito vere amicizie, consegnavano un nuovo sacco e se ne andavano stanchi, tra una bestemmia toscana e l’altra, ma, chissà, felici. Era tutto straordinariamente più semplice».Siccome in un certo milieu la solidarietà è una variabile indipendente, ieri - sempre sul Riformista - è intervenuto a sostegno Chicco Testa raccontando le proprie disavventure con il tetra pack: «Credo di capire - ha scritto - come si senta Rina Gagliardi di fronte alle orribili complicazioni della raccolta differenziata a Trastevere». È proprio vero che soltanto quando si soffre si comprende la sofferenza del prossimo. «Abito anch’io a Trastevere», ha scritto Testa, «e mi sono sentito un perfetto imbecille di fronte alle istruzioni affisse sul portone del mio stabile». Dopo di che cominciano i distinguo: va bene la raccolta differenziata, però c’è modo e modo. Questo, conclude Testa, «non è di sinistra».

Per un certo verso siamo di fronte a un vizio tipicamente italiano, che è quello del «non nel mio giardino», riproposizione in tempo di pace dell’«armiamoci e partite» degli anni ruggenti. È un vizio trasversale, colpisce gli italiani di ogni credo politico. Quello di destra, ad esempio, invoca più galere, ma non nella propria città, e il ritorno delle centrali nucleari, ma non nel raggio di un migliaio di chilometri. Quello di sinistra difende i centri sociali a patto che non siano nel proprio quartiere, e i campi rom, ma non nella propria provincia.Ma per un altro verso siamo di fronte alla dimostrazione di come dietro a ogni conformismo ci sia sempre un’ipocrisia. Una volta il perbenismo era andare a messa con la famiglia e nascondere l’amante; dare centomila lire in beneficenza e rubare cento milioni al fisco; invocare un esercito forte e pagare una mazzetta per l’insufficienza toracica del rampollo. Oggi per essere perbene devi difendere altri valori e altri soggetti. Ma ogni conformismo nasconde una trappola, che è quella di passare, appunto, dalla «teoria» alla pratica: e la teoria è che la raccolta differenziata è una conquista di civiltà, la pratica è aridatece lo spazzino.Chissà che cosa succederebbe, ad esempio, se a certi genitori ex sessantottini si presentasse una situazione tipo quella di Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer. Che so, se un figlio presentasse il suo fidanzato o una figlia la sua fidanzata; oppure se il nuovo genero/a venisse dalla Romania. Ci fosse un regista non progressista, potrebbe ricavarne un altro film: indovina chi sviene a cena. (giornale.it)

STING


Sting, l'artista «vignaiolo»
La rockstar inglese ospite a Figline per il convegno sull'ambiente. Racconterà la sua esperienza di viticoltore

Per la prima volta Sting si «metterà a nudo», dismettendo i panni della rockstar per raccontare il suo grande rapporto con la terra toscana e la sua esperienza di viticoltore.
IL CANTANTE E LA TOSCANA. È il celebre artista inglese, l’ospite più atteso del convegno «Attualità e futuro della terra di Toscana», in programma il 10 marzo al teatro Garibaldi di Figline Valdarno. Nella veste di relatore, Sting porterà il proprio contributo alla giornata di riflessione tutta dedicata ai temi dell’ambiente e della biodiversità, raccontando il suo impegno ecologista ma soprattutto la sua esperienza di vignaiolo nella tenuta il Palagio a Figline Valdarno. Da anni nell’azienda a 30 km da Firenze, eletta a suo «rifugio» dal resto del mondo, il leader dei Police produce infatti vino e, per la prima volta, parlerà in pubblico del proprio lavoro in vigna e dei suoi segreti di cantiniere. A fianco del cantante, tra gli altri, il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi, il direttore dell’Arsia Maria Grazia Mammuccini e il presidente dell’Accademia dei Georgofili Franco Scaramuzzi.
(corrierefiorentino.it)

CENNI


La decisione fulminea e repentina con la quale Roberto Cenni ha deciso di smentire sue precedenti prese di posizione negative accettando l'investitura a candidato sindaco dell'opposizione cittadina, è, ovviamente, a squadernare tutto il quadro politico cittadino.

Non solo perchè Cenni ha messo d'accordo, una volta per tutte si spera, le varie fazioni interne al PdL ed a riunificare sotto il suo nome l'insieme del centrodestra pratese ma, anche perchè, e soprattutto, potrà convergere sul suo nome l'UDC, ed una serie di liste civiche per ora assai tiepide nei confronti del PdL pratese. Se dunque pare già acquisito l'appoggio di "Prato per Noi" del notaio La Gamba, di "Insieme per Prato" di Vaiani e Bacarella, di Giovani e Famiglia di Sandro Ciardi diventa anche possibile un outing per Cenni da parte della Lista Civica "Taiti per Prato" e, probabilmente, un ripensamento della Lista "Giovani Pratesi" e dell'ala autonomista del PS che, fino ad oggi, accreditavano come loro candidato Aldo Milone della Lista "Prato Libera e Scura". Cosicchè ai nastri di partenza delle amministrative di giugno sarebbe adesso possibile ipotizzare il seguente scenario di candidati e liste:


MASSIMO CARLESI


Partito Democratico

Italia dei Valori

La Sinistra


ROBERTO CENNI


Partito delle Libertà
Lista Civica "CENNI"
UDC
LEGA
LA DESTRA
Prato per Noi
Insieme per Prato
Giovani e Famiglia
e, probabilmente,
"Taiti per Prato"

Oltre i due principali e quasi esaustivi schieramenti si presenteranno:

ALDO MILONE

Prato Libera e Scura

ed i candidati, per ora ignoti, sostenuti da: Rifondazione Comunista, Beppe Grillo ed alcuni comitati civici.
A questo punto è evidente che la lotta per la poltrona di sindaco sarebbe un gioco a due tra Massimo Carlesi e Roberto Cenni. Agli altri sarebbero riservate briciole di consenso e, nel caso, di Aldo Milone sarebbe a rischio la sua stessa rielezione in consiglio comunale. Chi voleva votare pe lui, infatti, sarà fortemente tentato di non disperdere il suo voto e, sin dal primo turno, si orienterà sul candidato unitario dell'opposizione, unico ad avere grandi possibilità di vittoria già al primo turno.

RECIFE


La bambina di Recife di nove anni, violentata da tre, incinta di due gemelli, i medici che le danno dei farmaci per abortire, l’arcivescovo che li scomunica irrevocabilmente, il Vaticano che malinconicamente approva. Perché dovrei parlarne proprio io, e proprio sul Foglio? Non so, ma mi sembra impossibile non farlo. Del resto non ne parlo affatto, non dico una sola parola di commento.
di Adriano Sofri
(foglio.it)

VEGETARIANS


SESSO: VEGETARIANI, CON NOSTRA DIETA MENO RISCHI DI FLOP

Vegetariani alla riscossa: una dieta senza proteine e grassi animali non provoca alcun danno alla vita sessuale delle persone. Anzi. A seguito della notizia pubblicata nei giorni scorsi secondo cui "i vegetariani sono a rischio 'flop' sotto le lenzuola" a causa della loro alimentazione, la Societa' Scientifica di Nutrizione Vegetariana in una nota precisa che "non esiste nessuno studio scientifico che metta in relazione la dieta vegetariana con la riduzione del desiderio sessuale, ne' con la disfunzione erettile; una deficienza conclamata di zinco, invocata come fattore responsabile di questa sventura, non e' mai stata osservata nei vegetariani". Per quanto riguarda il desiderio sessuale, aggiungono i vegetariani, "dati preliminari di uno studio da noi condotto e ancora in corso in Italia non evidenziano differenza significative in questo parametro tra vegani, latto-ovo-vegetariani, pescivori e carnivori. La disfunzione erettile, invece, appare correlata con la salute delle arterie e con la funzionalita' dell'endotelio". Quindi la controffensiva: "e' ben dimostrato da studi scientifici che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 25% di sviluppare malattie cardiovascolari correlate all'arteriosclerosi; e' inoltre riscontro di piu' studi scientifici che i vegetariani abbiano una migliore funzionalita' dell'endotelio, probabilmente correlata non solo alle migliori condizioni della parete arteriosa ma anche alla ricchezza di arginina della dieta. Questa sostanza - ecco 'l'affondo' dei vegetariani - e' infatti il precursore dell'ossido nitrico, potente vasodilatatore, la cui produzione a livello dell'organo sessuale maschile e' tra i meccanismi responsabili del suo corretto funzionamento". La conclusione a cui giunge la Societa' Scientifica di Nutrizione Vegetariana e' che per quanto riguarda il desiderio sessuale, "non esistono studi che mostrino differenze tra vegan, vegetariani, carnivori, mentre i dati attualmente disponibili e succintamente richiamati permettono di ipotizzare che i vegetariani siano a rischio ridotto di disfunzione erettile rispetto ai carnivori". (repubblica.it)

venerdì 6 marzo 2009

GRAZIE (GRAZIA)


Avanti con le alleanze decise dal gruppo dirigente dei Verdi. Lo ha precisato la portavoce nazionale del Sole che ride, Grazia Francescato, che è intervenuta con una nota per smentire quanto scritto dal Manifesto del 5 marzo.
“Quanto riportato non risponde in alcun modo a verità. Dal Coordinamento nazionale dei Verdi, svoltosi ieri (mercoledì, ndr), non c’è stato nessuno stop sull’alleanza politico elettorale con Sinistra Democratica di Fava, il Partito Socialista di Nencini e il Movimento per la Sinistra di Vendola per le prossime elezioni europee su cui, anzi, si va avanti con decisione".
“Non è affatto vero che la delegazione incaricata di condurre le trattative con le altre forze politiche – ha aggiunto Francescato - è stata azzerata. Tutta la delegazione ed in particolare Loredana De Petris hanno la mia piena fiducia e quella del Coordinamento con cui lavorano in stretto contatto”.
Nel documento approvato mercoledì, ha precisato l’Ufficio stampa dei Verdi, non c’è alcun riferimento ai Gruppi consiliari dei Verdi nelle regioni e negli enti locali che, nel rispetto di un sano principio federale, godono di piena autonomia.
E sulle europee è interventuo anche Marco Lion, che apre le porte al movimento di Marco Pannella e Emma Bonino: “Fino ad oggi i Radicali non si sono ancora espressi sulla possibilità di partecipare all’alleanza tra i Verdi, Sinistra Democratica i Socialisti e il Movimento per la Sinistra di Vendola. Da parte nostra non c’è nessuna preclusione e se dovesse esserci una decisione in senso positivo siamo pronti a sostenere la loro partecipazione alla coalizione”.
“La porta non è affatto chiusa per i radicali – ha spiegato Lion - a condizione che ci sia chiarezza sulla scelta per il centrosinistra e su alcuni punti programmatici comuni per la Coalizione”.

AMMORTIZZATORI


Crisi economica e ammortizzatori sociali: altro che liberali, al potere c'è una maggioranza corporativa ed ultraconservatrice, come i sindacati

di Michele De Lucia

Ancora una volta il ministro Tremonti ha dichiarato che verranno potenziati gli ammortizzatori sociali (quelli già esistenti: dunque, niente riforme!), e che ci saranno risorse aggiuntive.
Il professor Giavazzi già da tempo ha suggerito di approfittare della grave crisi economica (e finanziaria, e sociale) in corso per adottare riforme – strutturali – che in altri momenti non si farebbero. In Italia queste parole sono state fino ad ora lettera morta, e sembrano destinate a restarlo ancora a lungo. Giavazzi ha più che ragione, ma non possiamo dimenticare che nel nostro Paese è successo quasi sempre l’inverso: all’emergenza si è risposto con l’emergenza (l’equivalente in economia delle leggi speciali “contro” il terrorismo degli anni Settanta e Ottanta), con la “committenza normativa” (leggasi: leggi ad aziendam), con un esercizio tale della discrezionalità da trasformare la stessa in puro e semplice arbitrio. È la storia della grande industria italiana, con la complicità di partitocrazia e sindacatocrazia (tutti ultraconservatori), sempre regolarmente ai danni dei lavoratori e dei più bisognosi, in grande maggioranza sprovvisti di qualsivoglia strumento di tutela contro la disoccupazione involontaria.
Insomma: la Cassa integrazione aumenta di oltre il 500%, i disoccupati rischiano di doversi contare a milioni, di certo milioni e milioni di cittadini italiani non possono contare nessun ammortizzatore sociale (nessuno), e ogni tanto Tremonti annuncia che no, le riforme no, ma un altro po’ di soldi di tanto in tanto si trovano. E come? E anche le proposte che arrivano dal centrosinistra, come si pensa di finanziarle? Aumentando le tasse? Non si può fare, e lo sanno. Aumentando il debito? Non si può fare nemmeno questo, e lo sanno.
Il modo c’è, ed è quello proposto dai radicali: equiparare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini ed innalzare gradualmente ma in tempi certi la soglia minima a 65 anni. In questo modo si possono trovare le risorse per una riforma degli ammortizzatori sociali efficace, efficiente e di tipo universalistico, senza estendere a macchia di leopardo strumenti inadeguati e suscettibili di abusi come la Cassa integrazione straordinaria.
Il resto sono chiacchiere, mentre la gente, sempre più numerosa, finisce per strada.
(notizie radicali, 875)

CENNI


Con l'ennesimo clamoroso colpo di scena si è, felicemente, conclusa oggi la telenovela del candidato che l'opposizione cittadina metterà in campo come avversario di Massimo Carlesi.
Sarà Roberto Cenni, il patron di Sasch e presidente della Fondazione Cariprato a sfidare l'outsider del centrosinistra! Proprio nel giorno in cui sembrava sicura la candidatura di Andrea Cavicchi è ricomparso sulla scena l'uomo cercato sin dal primo momento dal PdL e da Verdini in prima persona. E che, anche se a malincuore, aveva in un primo momento declinato l'invito.
Ma come in un racconto thriller di Stephen King, a volte i nostri eroi, dati per scomparsi, ritornano. Cenni, tra la trasparente esultanza dei dirigenti del centrodestra cittadino, ha già avuto il suo battesimo pubblico improvvisando una conferenza stampa ai piedi della statua del Datini in quella Piazza del Comune che potrebbe diventare il suo studio di lavoro per i prossimi cinque anni. E se le facce degli uomini del PdL mostravano un ritrovato entusiasmo, ben diverso appariva lo stato d'animo dei già afflitti dirigenti del PD che stavano lasciando l'aula del Consiglio Comunale dopo aver ascoltato le conclusioni del sindaco Romagnoli al termine della seduta straordinaria sulla sicurezza alla presenza del sottosegretario agli Interni, on. Alfredo Mantovano.
Il navigato battitore libero Mauro Vannoni non ha avuto difficoltà a dichiarare, dopo aver conosciuto la designazione di Cenni da parte dell'opposizione, che il proprietario della Sasch vincerà al primo turno. Interpretando in qualche modo i visibili timori che si intravedevano sulle facce dei leaders cittadini del PD.
Comunque vada la sensazione è che l'opposizione con la scesa in campo di Cenni ha segnato molti punti a suo vantaggio. Tanti da far recuperare in un solo colpo i tentennamenti, le mancate candidature, le lotte intestine che per due mesi hanno impedito a quella parte politica di marcare presenza nel dibattito cittadino. Da oggi tutto cambia. Roberto Cenni può diventare, davvero, l'uomo del cambiamento che una certa parte di Prato sognava da tempo.
La sua candidatura oltre a ricompattare tutto il PdL produrrà, forse, anche l'appoggio della stessa UDC che, con Roberto Caverni, appare disponibile ad un passo indietro. E l'indicazione di Cenni può condurre nelle file dell'opposizione diverse altre forze al momento incerte sul da farsi. Ma, da domani, ne sapremo certamente di più.

SICUREZZA



Intervento dell'avv. Massimo Taiti, capogruppo della Lista Civica "Taiti per Prato", durante il Consiglio Comunale sulla sicurezza di oggi 6 marzo, alla presenza del Sottosegretario agli Interni, on. Alfredo Mantovano.






Se ad un osservatore imparziale mettessimo sotto il naso i dati e le analisi che caratterizzano oggi la nostra città probabilmente trarrebbe come conclusione che Prato e' una città a rischio di fallimento economico, sull’orlo del disfacimento sociale e della tenuta della vita comunitaria, pericolosamente affacciata su di un abisso di insicurezza, al limite di una crisi di nervi, facile preda della violenza metropolitana.In effetti Prato ha molti mali. La crisi economica che devasta tutti i sistemi industriali occidentali ed orientali colpisce un tessuto produttivo già di per sé abbondantemente messo in crisi dalla fine della filiera del tessile causata da una concorrenza sleale e non che i paesi emergenti ormai da molti anni hanno portato al nostro comparto. Crisi aggravata dalla mancanza di tempestivi interventi locali, regionali e nazionali volti a irrobustire i segmenti del tessile ancora concorrenziali ovvero a determinare nuove scelte di sviluppo dell’economia cittadina.Tutto ciò ha avuto come conseguenza inevitabili declini in termini di prodotto lordo, di esportazioni, di profitti e, di seguito, di fallimenti, e di disoccupazione.Nello stesso tempo la nostra città ha assistito, attonita ed impotente, a massicci flussi migratori, in special modo provenienti dalla Cina popolare, dall’Asia,ed, ultimamente, anche a grandi movimenti interni all’Unione Europea. Fenomeni che hanno fatto si che in meno di dieci anni Prato sia diventata la città con la comunità cinese più vasta d’Europa ed a capo di un distretto produttivo che non ha uguali forse nel mondo intero. Di pari passo all’ immigrazione regolare si e' venuta irrobustendo una immigrazione clandestina che non e' possibile per nessuno quantificare esattamente.Occorre dire con franchezza che questi fenomeni hanno avuto conseguenze negative ma anche positive. La comunità cinese, comunque la si voglia giudicare, permette a migliaia di nostri concittadini di poter prosperare ricavando reddito e profitto dalla sua estesissima presenza (es. treno). Così come la migrazione pakistana e' stata determinante per mantenere un’abbondante mano d’opera per quelle lavorazioni tessili (tintorie – rifinizioni) che non sono più appetibili per gli operai pratesi. Quella albanese, rumena, polacca ha fatto altrettanto nel settore edile.; ed, allo stesso modo, non possiamo davvero disconoscere il contributo che le centinaia e centinaia di badanti, provenienti dall’est europeo, dall’Africa, dall’America Latina, hanno dato alla soluzione di pressanti problemi di migliaia di famiglie.Dunque, le migrazioni sono state anche utili per la nostra città. Prato tuttavia percepisce, e' inutile nasconderlo, un senso di insicurezza che, spesso, condiziona la vita di moltissimi di noi. Molti quartieri sono diventati luoghi di residenza e di lavoro di queste comunità. Le loro abitudini, i loro gusti, i loro odori, i loro ritmi di vita e di lavoro, il loro modo di risiedere, mangiare, dormire, collidono il più delle volte con quelli dei cittadini pratesi.Da questo clima ed in questo quadro nasce il problema dell’insicurezza in città ovvero della percezione di mancanza di sicurezza da parte di molti di noi.Ma se, (usando una frase in voga in questi giorni), non vogliamo fare della prostituzione intellettuale, occorre dire forte e chiaro che la sicurezza urbana NON e' il primo problema di Prato e dei pratesi.Chi soffia sulla questione della sicurezza sono forze politiche che, confidano di lucrare consenso a buon mercato drammatizzando problemi che, analizzati correttamente, non porterebbero affatto nè a richiedere l’intervento dell’Esercito né ad autorizzare le ronde di improbabili volontari dell’ordine pubblico.La sicurezza e' una cosa seria e la sua gestione non può essere lasciata in mano di qualche sceriffo di periferia. Da questo punto di vista facendo davvero il gioco della verità occorre allora riferirsi agli unici professionisti dell’ordine pubblico cittadino: il prefetto e il questore. Entrambi hanno escluso con valide motivazioni sia l’utilizzo dei militari che il ricorso alle ronde.E se il parere dei vertici titolari della sicurezza cittadina non fosse accettato potremmo indicare univoche prese di posizione dei primi protagonisti della sicurezza delle nostre strade e delle nostre piazze: le forze dell’ordine ed i loro legittimi rappresentanti. Questi hanno sempre, di fatto, affermato come né l’ Esercito nè tantomeno le ronde siano necessarie ed anzi sarebbero nocive al mantenimento della sicurezza urbana. L’unica risposta che uno Stato credibile e moderno deve fornire ai propri cittadini è l’adeguamento degli organici e dei mezzi a disposizione della forza pubblica, unica in uno Stato di diritto ad avere l’autorità, la competenza, la professionalità per poter contrastare fenomeni di illegalità, di malvivenza e di delinquenza. D’altra parte l’unica ancora di salvezza per contrastare l’illegalità e l’insicurezza, percepita o meno, e' fare affidamento sulla nostra storia e sulla nostra cultura. Tra l’undicesimo ed il quattordicesimo secolo i Comuni italiani furono i protagonisti di un imponente sviluppo urbano che diede la vita a grandi e piccole città straordinariamente ricche, belle ed efficienti. In quel periodo, mentre in tutta Europa meno di una persona su venti risiedeva in un centro urbano, in Italia il rapporto era di uno a dieci e Milano ad esempio aveva raggiunto la considerevole cifra di 40.000 abitanti, quando Colonia, in Germania, non superava i 5.000. La struttura politico-amministrativa di queste nuove entità, paragonata ai parametri del periodo, si può ben definire "democratica": le decisioni erano prese solo in seguito ad ampie discussioni pubbliche e tutto questo spingeva questi cittadini a giurare fedeltà a una struttura che garantiva loro libertà e sicurezza. Le città così concepite appartenevano ad ogni singolo cittadino ed ognuno aveva un grande interesse per il buon governo della cosa comune. Basterebbe che i nostri amministratori si fermassero un attimo a riflettere (qualcuno comincia a farlo) e si accorgerebbero che se l’urbanistica non esercita, sicuramente, nessun effetto diretto sullagire criminoso, e' fuori di dubbio che un buon sistema di illuminazione, una migliore conservazione dell’ infrastrutture e degli arredi urbani e, soprattutto, un maggiore coinvolgimento degli abitanti nella gestione delle aree pubbliche, vissute come un’espansione del propria abitazione in senso comunitario, sarebbero gli unici strumenti in grado di ridurre notevolmente le occasioni di attività illecite. Le caratteristiche sociali del luogo, i fenomeni di segregazione e di emarginazione sociale, economica o abitativa, rappresentano le linee guida su cui dovrebbe svilupparsi un’efficace azione di prevenzione e sicurezza. Possiamo affermare che vivere in una grande città (e Prato lo è) provoca nei suoi abitanti un senso di profondo malessere. Da qui il sentimento di non appartenenza, il disinnamoramento spinto sino a comportamenti distruttivi esercitati sul comodo terreno della negazione o del disconoscimento della corresponsabilità civile. Non ama la città chi non può viverla nella sua completezza, chi, come nel caso delle città invisibili di Italo Calvino, non può goderne i più “intimi desideri”. Al di là della facile demagogia, la storia dei muri eretti in nome della sicurezza e abbattuti in nome della libertà dovrebbe pur averci insegnato qualcosa. Rinchiusi nel proprio castello, i suoi abitanti non sono mai riusciti a salvarsi dalla solitudine e ne sono sempre stati miseramente travolti. Le ricette che occorrono a Prato per ottenere il miglioramento della sicurezza urbana sono semplici: ottenere dal Governo il completamento degli organici delle Forze dell’Ordine per mettere in linea la città con altre consimili e tenendo di conto della peculiarità dell’odierna composizione sociale della comunità pratese. Ottenere dal Governo, dopo anni ed anni, di promesse non mantenute , sia nel caso di governi di centrodestra che di centrosinistra, il completamento degli organici del Tribunale. Se il sistema locale della giustizia non funziona a dovere ovvero non corrisponde alle esigenze dei cittadini, delle aziende, si ottiene un peggioramento delle condizioni generali di sicurezza ed un aumento delle apprensioni, delle ansie e del diffuso senso di insicurezza.
Allora, concludendo, il contributo che l’amministrazione comunale può dare davvero alla costruzione della più alta sicurezza per i propri cittadini e' quello di indirizzare la propria opera verso l’obbiettivo di una città pulita, ordinata, con servizi efficienti e di qualità, operando in modo che le n. 107 diverse etnie che ormai la abitano e la compongono come unica comunità diventino la forza della Prato di domani. Dalle comunità straniere si apprendano e si valorizzino la cultura, le tradizioni e i costumi. Che la città diventi il motore propulsivo anche verso i Paesi di provenienza di questi nuovi cittadini per ottenere così l’affermazione del diritto, della libertà e della democrazia. Recenti analisi hanno rammentato a tutti che Prato ha livelli di vita d’eccellenza in diversi campi ma ha anche, purtroppo, gravi cadute in altri. Evidenziando le criticità cittadine nel campo della pubblica istruzione (minor numero di laureati tra le province italiane) ed in quello della cultura. E’ in questi settori, dunque, che deve rivolgersi principalmente l’attività dell’amministrazione statale, regionale e locale. Aumentare il livello di scolarità dei pratesi è anche l’unico modo per assicurare un futuro migliore alla città. Così come gli investimenti lungimiranti sulla cultura e perché no sullo sport saranno il collante di tenuta di tutta la comunità sia pratese che straniera. I dati che sono stati divulgati proprio in questi giorni e che riguardano la frequentazione delle nostre istituzioni culturali (es. Museo Pecci) ci dicono che siamo relegati agli ultimi posti in Toscana ed all’ultimo posto tra le città di dimensioni simili alla nostra.Prato e' l’unico capoluogo di provincia italiana ad avere chiuso da venti anni, ormai, il proprio Museo Civico, museo che possiede tesori d’arte di inestimabile valore e significato ma che non possono essere esibiti né ai cittadini né ai turisti.E poi non e' possibile relegare fra “le cose impossibili” le grandi scoperte archeologiche di Gonfienti. Quei resti di città etrusca e quelle grandi opere d’arte sono le nostre radici più profonde. Sottovalutarle e/o ignorarle significa sottovalutare e/o ignorare la nostra storia più intima e più originale. Significa apprestarsi a vivere in una città che, se non è riuscita a valorizzare il suo buon passato, difficilmente si meriterà ed avrà diritto ad un buon futuro.

EMMA


Intervista a Emma Bonino: Lezioni di staminali? Non prendiamole dal Vaticano



• da La Repubblica - il Venerdì del 6 marzo 2009, pag. 27

di Riccardo Staglianò


Obama, tra le sue prime misure, apre alle staminali. L`Italia del 2009 va sulle barricate per Eluana. Si parla anche di questo a Bruxelles, da ieri sino a domani, nel Congresso mondiale perla libertà di ricerca scientifica organizzato dall`Associazione Luca Coscioni, di cui Emma Bonino è vicepresidente.
Noi italiani non solo fermi, ma tendenti all`indietro?
«Proprio così. In politica vince un approccio ascientifico, per non dire oscurantista, che va di pari passo con posizioni altrettanto reazionarie della Chiesa cattolica. All`interno della quale però cresce lo scontento, a giudicare dalle critiche del teologo Hans Kung che chiede, se capisco bene, una sorta di Concilio Vaticano III».
C`è più coraggio nella teologia che nella politica, sembrerebbe...
«Quando parla di pillola e celibato dei preti, Kung si interessa di un mondo che vive, non come coloro che fanno dell`embrione un feticcio e poi non si occupano dei diritti delle persone in carne e ossa. È come se le gerarchie trovassero nella politica italiana l`ultimo baluardo, cui aggrapparsi. E non si citi, quanto ad affrancamento, solo la Spagna di Zapatero. Il Belgio ha approvato, senza tanti drammi, una legge sull`eutanasia».
La libertà di ricerca scientifica è in pericolo perché il Vaticano è troppo forte o perché la classe politica è troppo debole?
«È la politica che non pone argini. C`è voluta Angela Merkel per dire a Ratzinger: "Proprio il cardinale negazionista dovevi prendere?". I nostri politici sono così poco convinti dei propri valori che li mutuano dalle gerarchie. Al punto che il cattolico Ignazio Marino viene additato come miscredente perché dice parole di scienza sul testamento biologico».

ASSINISTRA


Pannella divide i fondatori simbolo in alto mare ma la lista unitaria si farà

• da Il Manifesto del 6 marzo 2009, pag. 4

Libertà e sinistra. Parole cardine fin dall`89 (1789, non il XX secolo) attorno alle quali fervono da settimane le trattative tra ex Prc vendoliani, Sd, Verdi e socialisti. Limando e mediando alquanto si è passati via via dalla «Sinistra delle libertà» (12 febbraio) a «Sinistra per le libertà» (2 marzo) a «Sinistra per la libertà» (4 marzo). Ma dopo l`ultima richiesta di «pari dignità» proveniente dai Verdi, l`ultima possibile versione che si troverà sulla scheda elettorale di giugno si avvicina molto all`endiadi «Sinistra e la libertà». Con la prima parola scritta in colore rosso e la seconda, chissà perché, in verde, come suggerisce il documento approvato a maggioranza dal Sole che ride. «Si dà mandato al presidente nazionale e alla delegazione trattante - recita la mozione approvata a maggioranza mercoledì dagli ambientalisti - di concordare delle modifiche alla bozza del simbolo che mettano in risalto la pari dignità delle forze che sottoscrivono l`alleanza (per esempio: aggiungendo la congiunzione `e` al simbolo dei Verdi e dando alla scritta `libertà` il colore verde)». Si tratta tuttavia di prove tecniche, grafiche. Perché sul cartello elettorale che si presenterà alle europee nessuno dei soci fondatori, visto il no di Rifondazione, nutre dubbi di sorta. Rispondendo ai malumori dell`area dei Verdi contraria all`alleanza con la sinistra, la portavoce nazionale del Sole che ride Grazia Francescato conferma la sua «piena fiducia» a Loredana De Petris e alla delegazione impegnata nelle trattative. Il dado è tratto. Il testo approvato a maggioranza dagli ambientalisti ribadisce «che i Verdi aderiscono ad una alleanza elettorale per le elezioni europee» che «non comporta alcuno scioglimento né la partecipazione all`eventuale progetto costituente della Sinistra». Per le amministrative, però, «i Verdi presenteranno proprie liste autonome con il proprio simbolo ove possibile». Altrimenti ci si ritroverà uniti sulla scheda solo «se ci sarà il consenso unanime delle formazioni che sottoscrivono l`atto costitutivo dell`alleanza elettorale» per le europee. L`unica cosa certa, in ogni caso, è che il simbolo del Sole che ride sarà l`unico logo di partito presente sul cartello unitario (a parte i riferimenti parlamentari in Europa del Pse e del Gue). Perché è necessario per non raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni e perché certifica la caratteristica di cartello elettorale senza alludere a un partito nuovo che verrà. La rotta unitaria comunque è segnata. «Non faremo l`errore della Sinistra e l`arcobaleno», giurano come un sol uomo i vari contraenti del patto elettorale per le europee. Quindi candidature di prestigio e non col bilancino di partito e apertura ai movimenti e al territorio. A turbare i sonni della sinistra rosso-verde (col trattino) ci pensa però il fantasma radicale. I socialisti di Nencini, soprattutto, sperano che «fino all`ultimo momento utile» il movimento di Pannella aderisca al cartello unitario. I «vendoliani» e Sd però si dicono più pessimisti. Mentre i Verdi si dividono tra favorevoli e contrari.

CAVICCHI


Come già annunciato su questo blog due giorni fa pare che l'opposizione cittadina abbia fatto la sua scelta per la candidatura a sindaco. L'investitura di Andrea Cavicchi non è ancora stata ufficialmente formalizzata ma, almeno per il momento, sembra solo questione di ore. A meno che.... A meno che nuovi ripensamenti sulla candidatura a sindaco di Firenze per il PdL, con Giovanni Galli scartato a favore di una candidatura di un esponente di partito, non faccia crollare anche a Prato gli equilibri faticosamente raggiunti sul nome di Cavicchi. Se a Firenze alla fine fosse candidato un dirigente di Forza Italia, Alleanza nazionale pratese e regionale, potrebbe voler forzare la mano nella nostra città, secondo capoluogo della Toscana, pretendendo di avere a Prato un proprio rappresentante identitario. E sbaglierebbe di grosso, a nostro avviso. Giacchè la candidatura di Andrea Cavicchi appare dotata di quel mix che, da mesi, l'opposizione cittadina andava cercando. Ovvero un genuino esponente della società civile, proveniente dall'imprenditoria cittadina, impegnato nel mondo della cultura, del volontariato e dello sport, insieme a tutta la sua nota famiglia. E, vera novità, nuovo alla politica e dunque non "consumato" da precedenti esperienze. In grado di portare nella vita politica cittadina un vento inatteso di freschezza dato non solo dalla relativa giovane età ma anche e soprattutto dal dinamismo che sprigiona, anche mediaticamente, la sua persona e la sua figura.

Naturalmente queste ottime basi di partenza dovrebbero avere il conforto di idee nuove ed originali da portare nel confronto elettorale con l'eterno centrosinistra cittadino che, alle primarie, ha saputo introdurre, grazie ai cittadini, un elemento di rottura apprezzabile rappresentata dalla vittoria inattesa ed imprevedibile di Massimo Carlesi.

Cavicchi dovrà, a nostro giudizio, ricercare ed imporre un assetto dello schieramento che lo sosterrà teso a farsi apprezzare nel modo migliore dalla città e dagli elettori.

Da questo punto di vista vedremmo positivamente lo schierarsi del candidato Cavicchi garante di una sua personale lista civica del tipo "Cavicchi sindaco" ove avere al suo fianco amici fidati, altri imprenditori non catalogabili negli altri partiti e movimenti, indipendenti anche non riconducibili nettamente all'opposizione di centrodestra. Ma, naturalmente, non crediamo che la composizione della coalizione che sosterrà Cavicchi possa fare a meno dei simboli del PdL, della Lega, della Destra di Storace o di liste civiche, storiche o nuove, che hanno un loro elettorato fidelizzato che rimarrebbe, almeno in parte, spiazzato dalla sola presenza di un unica lista civica comprensiva di ogni esperienza politica cittadina.

giovedì 5 marzo 2009

DIRITTI


Care e cari,per informarvi che il prossimo 14 marzo, a Bologna, presso l'Hotel Europa (Via Boldrini, vicino Stazione), dalle 9 alle 20 terremo il 2°Congresso dell'Associazione Radicale Certi Diritti. Come sai la nostra Associazione si occupa dei temi dei diritti civili e della promozione di campagne per estendere alcune garanzie a chi ne e' escluso, in particolare quelli della comunita' lgbt(e). Ad un anno dalla nascita -e vista anche la situazione politica attuale - Certi Diritti ha bisogno di un forte rilancio organizzativo e di meglio definire le sue priorita' di iniziativa politica, in primis quella sull'Affermazione civile da noi promossa in tutta Italia con l'avvocatura di Rete Lenford. Stanno per nascere ovunque gruppi e cellule di Certi Diritti ed anche di questo il Congresso dovra' tenere conto. Ti chiediamo di aiutarci in questa fase di crescita e di sostenerci iscrivendoti, informando i radicali locali di questo appuntamento a Bologna, partecipando anche tu ai nostri lavori . Ti ringraziamo per quanto potrai fare e del supporto che ci vorrai dare, ne abbiamo davvero bisogno.Un caro saluto e... arrivederci a Bologna.
Sergio Rovasio

Segretario Associazione Radicale Certi Diritti

SALVATORE


Sulla morte di Salvatore Samperi: un compagno attento, presente, coraggioso

• Comunicato stampa dei dirigenti e dei parlamentari radicali

Salvatore Samperi, oltre ad essere il grande artista che è stato, ha rappresentato per tutti i radicali un compagno attento, presente, coraggioso, sempre disponibile ad intervenire direttamente mettendosi in gioco con generosità e altruismo. Il suo essere radicale, fuori quindi da congreghe e terrazze del potere e del sottopotere culturale, ha fatto sì che non vengano conosciute oggi il suo apporto alla nascita e alla realizzazione di Teleroma 56, la tv radicale, ormai definita da tutti gli studiosi di media italiani "storica" per le innovazioni e il ruolo che ha rappresentato negli anni 80 anche a livello nazionale ed internazionale. La lezione di Salvatore Samperi è stata di credere in ciò che si decide di fare e farlo al meglio, indipendentemente da quanto la sfida fosse improbabile. Con la sua fantasia e la sua intelligenza, Samperi ha inventato e dato forma ad idee che oggi nel cinema, nella tv, nella cultura del nostro Paese sono diventate patrimonio comune. Salvatore Samperi è stato e resta per noi il radicale di sempre che ci accompagna, a volte da vicino, a volte a distanza di uno sguardo, ma sempre sicuro della strada prescelta e dei compagni con cui percorrerla. (radicali.it)

STADIO


Nuovo stadio all'Osmannoro: Chini e Gianassi tentano il gol
Oggi a Sesto la presentazione di un progetto che vede d'accordo i due Comuni della piana. La proprietà dell'area: «Siamo sorpresi da questa iniziativa, completamente estranei, ma non contrari»

Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio d'accordo sullo stadio e la cittadella viola a Osmannoro Sud. Oggi il progetto di fattibilità sarà presentato dal sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, in una conferenza stampa dove sarà accompagnato anche dal sindaco di Campi, Adriano Chini. Dalla Fingen, la società proprietaria dei terreni dell'area dove potrebbero sorgere le nuove strutture sportive, fanno sapere di essere «sorpresi e spettatori di questa vicenda. Completamente estranei, ma non contrari». Certo è che i proprietari dell'area stanno per presentare il progetto di recupero con attività commerciali, produttive, che attendono di costruire da 25 anni. L'area di Osmannoro Sud sembra essere l'unica alternativa, per lo stadio, a quella di Castello, dopo i guai giudiziari degli ultimi mesi che hanno visto dimissioni di assessori e tecnici del Comune di Firenze.
GLI UMORI POLITICI - Una soluzione che peraltro andrebbe incontro ai desideri de La Sinistra, che con Eros Cruccolini e Marzia Monciatti durante la campagna elettorale delle primarie aveva proposto di realizzare lo stadio proprio a Osmannoro Sud. Cruccolini e Monciatti peraltro avevano incontrato il sindaco di Sesto, che nell'occasione aveva dichiarato la fattibilità dell'operazione. Difficile pensare che Gianassi e Chini si siano mossi senza accennare nulla a Diego Della Valle. Quanto al candidato sindaco del Pd Matteo Renzi, riceverebbe dei benefici politici, seppure involontari, dalla realizzazione dell'impianto. E se invece a Renzi avessero detto qualcosa, e lui fosse d'accordo, potrebbe essere questo il contentino che vuol concedere all'ala più radicale della coalizione? D'altronde il vincitore delle primarie ha già detto che aveva in mente altre soluzioni per lo stadio che esulassero da Castello. Ma c'è anche chi legge nella mossa della strana coppia Chini-Gianassi un tentativo di dettare le scelte di sviluppo della Piana. Resta da capire che fine farebbe il termovalorizzatore previsto non lontano da quell'area, nel Comune di Sesto.
OSMANNORO, SOLUZIONE MIGLIORE? - La Vis, valutazione impatto sanitario che aveva indicato quello di Osmannoro come migliore soluzione, parlava di un carico di inquinamento arrivato al limite. Forte di quell'indicazione, era stato Chini a dire che altri interventi avrebbero aumentato traffico e smog, rimettendo in discussione anche quella scelta. «Quando abbiamo deciso l'inceneritore — disse a settembre — c'è stata una valutazione di impatto sanitario che ci dice che quell'area va risanata e non dobbiamo metterci altri carici ambientali. Lo sanno tutti dal 2005. Ci mettiamo 7 o 8 interventi importanti: ma nessuno pensa che la vis è una cosa seria e dobbiamo tenerne conto?». E che ne sarebbe delle perplessità avanzate da Chini, sempre a settembre, quando spiegò che «all'Osmannoro, a pochi chilometri dagli altri, ci sono altri centri commerciali: I Gigli, l'Ipercoop a Sesto, Carrefour a Calenzano. Facciamo anche quello della cittadella viola? Singolarmente i progetti vanno bene, ma assieme sono una cosa spropositata, contro tutte le decisioni assunte dalla Regione, mi sembra un modo barbaro di affrontare i problemi. Perché mangiare una bistecca alla Fiorentina ogni tanto fa bene. Mangiarne sette in un giorno fa solo danni».
(corrierefiorentino.it)

MAX


Max Weber en la Casa Blanca
LLUÍS BASSETS 05/03/2009

Ningún gobernante puede eludir la disonancia entre la ética de la responsabilidad y la ética de la convicción estudiada por Max Weber hace casi un siglo en su conferencia La política como profesión. Como Barack Obama no iba a ser una excepción, no han bastado ni siquiera cien días para que empezaran a apuntar algunas minúsculas señales oscuras, todavía pequeñas motas de polvo, sobre su radiante imagen. El nuevo presidente dio pasos contundentes, solo llegar a la Casa Blanca, con sendos decretos presidenciales en los que se prohíbe la tortura y se programa el cierre de la base de Guantánamo para 2010. Su compromiso con esta política de respeto y promoción de los derechos humanos ha tenido un sonoro reflejo en dos de sus grandes discursos, en la toma de posesión y en su primera alocución ante las dos cámaras reunidas, que se sintetiza en su idea de hacer compatibles la seguridad nacional y la defensa de los valores democráticos.
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No es un buen comienzo que Hillary Clinton declare a China exenta en derechos humanos
Todas las exigencias que se le presentan se podrían resumir en cuatro: predicar con el ejemplo; reincorporarse a la comunidad internacional en la firma y cumplimiento de tratados y convenciones sobre derechos humanos; reformular y ajustar una política exterior acorde en su actitud rigurosa ante los incumplimientos de los países socios; e investigar y depurar razonablemente las responsabilidades respecto a los desmanes perpetrados durante la presidencia de George W. Bush. En los cuatro puntos todo está en mantillas, o lo que es aún peor, empiezan a producirse titubeos o muestras de criterio escaso.
No es un buen comienzo que Hillary Clinton, en su primera salida al exterior, declare las relaciones con China exentas de toda exigencia en este capítulo. La orden de detención contra el jefe de Estado sudanés, Omar al Bashir, viene a recordar a su vez alguna de las cuentas pendientes a liquidar con urgencia: Estados Unidos, que firmó con Bill Clinton el estatuto de creación de la Corte, no quiso luego ratificarlo, ya con Bush, y legisló en su contra, prohibiendo colaborar con ella y protegiendo a sus ciudadanos de sus acciones; aunque toda esta acción unilateralista no le impidió a Bush estar a favor de que Al Bashir fuera acusado de genocidio. Pero es evidente que Obama no podrá plantear a medio plazo una política exigente respecto a la situación de los derechos humanos en las dictaduras o democracias soberanas amigas si antes no ha dejado limpio y en orden el patio interior y a la vez se ha incorporado al grupo de países más cumplidores.
Y ahí es donde están llegando noticias inquietantes. Un alto cargo del Departamento de Justicia, Neal Katyal, ha sugerido a la Casa Blanca la creación de un tribunal de seguridad nacional que permita la detención preventiva por tiempo indefinido y sin juicio de determinados sospechosos de terrorismo. Detrás de estas ideas se halla la resolución del problema que plantea el cierre de Guantánamo, donde hay un grupo de terroristas que podrían quedar en libertad si el Gobierno se limitara a llevar a los presos ante un tribunal ordinario.
En tres de las sesiones congresuales de confirmación de sendos nombramientos presidenciales se han escuchado expresiones preocupantes respecto al escrupuloso respeto a los derechos humanos prometido por Obama en su campaña. Se trata de Elena Kagan, la procuradora general del Estado, que actúa en nombre del Gobierno ante el Tribunal Supremo; el fiscal general, Eric Holder; y el director de la CIA, Leon Panetta. La aplicación del código militar a los terroristas, de nuevo el concepto de tortura y las autorizaciones excepcionales a los servicios secretos para detenciones o secuestros ilegales son los puntos que no han quedado suficientemente aclarados y descartados en estas comparecencias.
Tampoco está claro que la nueva Administración dé vía libre a la exigencia de responsabilidades por las acciones ilegales realizadas desde la anterior Casa Blanca en la lucha antiterrorista. La CIA acaba de reconocer que autorizó la destrucción de 92 vídeos de interrogatorios, presumiblemente con uso de torturas, con una finalidad fácilmente reconocible de obstaculizar la investigación. El Departamento de Justicia ha levantado el secreto sobre nueve de los famosos memos de los consejeros legales de Bush que cubrían las acciones ilegales del Gobierno con sus opiniones jurídicas. Pero falta por desvelar todavía el contenido de otros 35 documentos secretos.
La responsabilidad de Obama es salvaguardar la seguridad de sus conciudadanos y defender sus intereses en el mundo. Cuanto más se aleje esta responsabilidad de sus convicciones, peor le irán las cosas. La razón es sencilla: Obama ha hecho de la transparencia política un instrumento y a la vez un objetivo; una convicción o valor dentro de su concepto de la sociedad democrática. De ahí que será la propia transparencia del sistema que está construyendo la que pondrá en evidencia sus fallos, sean sólo motas de polvo como ahora o se conviertan en horribles lamparones como los que rompieron la imagen de su antecesor.
(elpais.es)

BLOG






Dopo la denuncia pubblicato su questo blog e l'interrogazione presentata in Comune dal capogruppo della Lista Civica "Taiti per Prato" avv. Massimo Taiti, l'amministrazione della ASL 4 ha provveduto alla rimozione dei cartelli pubblicitari che erano stati, molto impropriamente, installati lungo il percorso d'ingresso all'Ospedale pratese. Evviva!

DAT


Testo della proposta di Legge sulla Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT)


Emendamento del relatore 1.1000 Testo unificato
Sostituire gli articoli 1, 2, 3 con il seguente:
Art. 1
(Tutela della vita e della salute)
1. la presente legge secondo quanto stabilito dagli articoli 2, 13 e 32 della costituzione:
a)Riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e nell'ipotesi in cui la persona non sia piu' in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge.
b)Riconosce e garantisce la dignità di ogni persona in via prioritaria rispetto all'interesse della società e della scienza.
c)Tutela la salute come fondamentale diritto della persona ed interesse della collettività.
d)Garantisce la partecipazione del paziente all'identificazione informata e consapevole delle cure mediche piu' appropriate, riconoscendo come prioritaria l'alleanza terapeutica tra il medico e il paziente, che acquista peculiare valore proprio nella fase di fine vita.
e)Vieta ai sensi degli articoli 575, 579, 580 del codice penale ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio, considerato che l'attività medica in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza, non può essere orientata a produrre o consentire la morte del paziente.
f)Garantisce che in condizioni di morte prevista come imminente, il medico possa astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura.
2. riconosce il diritto del paziente ad essere protetto contro il dolore attraverso l'applicazione di tutte le terapie antidolorifiche disponibili e promuove la diffusione della cure palliative.
3. garantisce politiche sociali ed economiche volte alla presa in carico del paziente, in particolare dei soggetti incapaci di intendere e di volere e della sua famiglia.
Sostituire art. 10 con il seguente:
Art. 10
(Disposizioni finali)
1.E' istituito il Registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento nell'ambito di un archivio unico nazionale informatico. Il titolare del trattamento dei dati contenuti nel predetto archivio è il Ministero del Lavoro, della salute e delle Politiche sociali.
2.Con regolamento adottato ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988 da adottare entro 120 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, il Ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche sociali stabilisce, sentito il garante per la protezione dei dati personali, le regole tecniche e le modalità di accesso, di tenuta e di consultazione del registro di cui al comma 1. Il decreto stabilisce altresì termini e le forme entro i quali i soggetti che lo vorranno potranno compilare il DAT presso il medico di Medicina Generale e registrarle in uffici dedicati presso le Aziende Sanitarie Locali, le modalità di conservazione delle DAT presso le Aziende Sanitarie locali e le modalità di trasmissione telematica al registro di cui al comma 1.
3.La dichiarazione anticipata di Trattamento, le copie degli stessi, le formalità, le certificazioni, e qualsiasi altro documento sia cartaceo sia elettronico ad essi connessi e da essi dipendenti non sono soggetti all'obbligo di registrazione e sono esenti dall'imposta di bollo e da qualunque altro tributo.
Ddl Senato 10 - Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari
Testo unificato proposto dalla Commissione sanità
Art. 1
(Tutela della vita e della salute)
1.La Repubblica tutela la vita umana fino alla morte, accertata ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578.
2.La Repubblica, in attuazione degli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce la dignità della persona umana riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina.
3.La Repubblica riconosce come prioritaria rispetto all'interesse della società e della scienza la salvaguardia della persona umana.
4. La Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e nell’ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere e di volere.
5.La Repubblica, nel riconoscere la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, garantisce la partecipazione del paziente all'identificazione delle cure mediche più appropriate, riconoscendo come prioritaria l'alleanza terapeutica tra il medico e il paziente, che acquista peculiare valore proprio nella fase di fine vita.
Art. 2
(Divieto di eutanasia e di suicidio assistito)
1. Ogni forma di eutanasia, anche attraverso condotte omissive, e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio sono vietate ai sensi degli articoli 575, 579, 580 del codice penale.
2. L'attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente.
Art. 3
(Divieto di accanimento terapeutico)
1.Soprattutto in condizioni di morte prevista come imminente, il medico deve astenersi da trattamenti sanitari straordinari, non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura e/o di sostegno vitale del medesimo.
2. Il divieto di accanimento terapeutico non può legittimare attività che direttamente o indirettamente, per loro natura o nelle intenzioni di chi li richiede o li pone in essere, configurino pratiche di carattere eutanasico o di abbandono terapeutico.
Art. 4
(Consenso informato)
1. Salvo i casi previsti dalla legge, ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso esplicito ed attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole.
2.L'espressione del consenso è preceduta da accurate informazioni rese in maniera completa e comprensibile circa diagnosi, prognosi, scopo e natura del trattamento sanitario proposto, benefici e rischi prospettabili, eventuali effetti collaterali, nonchè circa le possibili alternative e le conseguenze del rifiuto del trattamento.
3. L'alleanza terapeutica così costituitasi all'interno della relazione medico paziente è rappresentata da un documento di consenso, firmato dal paziente, che diventa parte integrante della cartella clinica.
4. E' fatto salvo il diritto del soggetto interessato che presti o non presti il consenso al trattamento sanitario, di rifiutare in tutto o in parte le informazioni che gli competono. Il rifiuto può intervenire in qualunque momento e deve essere adeguatamente documentato.
5. Il consenso al trattamento sanitario può essere sempre revocato, anche parzialmente.
6. In caso di interdizione ai sensi dell’articolo 414 del codice civile, il consenso è prestato dal tutore che appone la firma in calce al documento. In caso di inabilitazione, ai sensi dell’articolo 415 del codice civile, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 349, comma 3 del codice civile relative agli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione. Qualora vi sia un amministratore di sostegno ai sensi dell'articolo 404 del codice civile e il decreto di nomina preveda l'assistenza in ordine alle situazioni di carattere sanitario, il consenso è prestato dall'amministratore di sostegno. La decisione di tali soggetti è adottata avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della salute dell’incapace e non può pertanto riguardare trattamenti sanitari in pregiudizio della vita dell’incapace stesso.
7. Il consenso al trattamento medico del minore è accordato o rifiutato dagli esercenti la potestà parentale o la tutela; la decisione di tali soggetti è adottata avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della salute psico-fisica del minore e non può pertanto riguardare trattamenti sanitari in pregiudizio della vita del minore.
8. Qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere e l’urgenza della situazione non consenta di acquisire il consenso così come indicato nei commi precedenti, il medico agisce in scienza e coscienza, conformemente ai principi dell’etica e della deontologia medica.
Art. 5
(Contenuti e limiti delle dichiarazioni anticipate di trattamento)
1. Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari e di fine vita in previsione di una eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere.
2. Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il soggetto dichiara il proprio orientamento circa l'attivazione e non attivazione di specifici trattamenti sanitari, che egli, in stato di piena capacità di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, è legittimato dalla legge e dal codice di deontologia medica a sottoporre al proprio medico curante.
3. Il soggetto può, in stato di piena capacità di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, dichiarare di accettare o meno di essere sottoposto a trattamenti sanitari sperimentali invasivi o ad alta rischiosità, che il medico ritenga possano essergli di giovamento, può altresì dichiarare di accettare o meno trattamenti sanitari che, anche a giudizio del medico avessero potenziale, ma non sicuro carattere di accanimento terapeutico.
4. Nella dichiarazione anticipata di trattamento può essere esplicitata la rinuncia da parte del soggetto ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamenti sanitari in quanto di carattere sproporzionato, futili, sperimentali, altamente invasive e invalidanti. Possono essere altresì inserite indicazioni da parte del redattore favorevoli o contrarie all'assistenza religiosa e alla donazione post mortem di tutti o di alcuni suoi organi.
5. Nella dichiarazione anticipata di trattamento il soggetto non può inserire indicazioni finalizzate all'eutanasia attiva o omissiva.
6. Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.
7. La dichiarazione anticipata di trattamento assume rilievo nel momento in cui è accertato che il soggetto in stato vegetativo non è più in grado di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze e per questo motivo non può assumere decisioni che lo riguardano. La valutazione dello stato clinico va formulata da un collegio medico formato da cinque medici (neurologo, neurofisiologo, neuroradiologo, medico curante e medico specialista della patologia) designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero.
Art. 6
(Forma e durata della dichiarazione anticipata di trattamento)
la Dichiarazione Anticipata di Trattamento.
2. Il notaio ne certifica l’autenticità ed attesta che il medico abbia informato con chiarezza il paziente delle possibili situazioni cliniche e dei possibili trattamenti di fine vita, al fine di rendere pienamente consapevole la dichiarazione di questi.
3. Le dichiarazioni anticipate di trattamento devono essere formulate in modo chiaro, libero e consapevole, manoscritte o dattiloscritte, nonché sottoscritte con firma autografa.
4. Salvo che il soggetto sia divenuto incapace,la Dichiarazione ha validità di tre anni, termine oltre il quale perde ogni efficacia. La dichiarazione anticipata di trattamento può essere indefinitamente rinnovata, con la forma prescritta nei commi precedenti.
5. La dichiarazione anticipata di trattamento può essere revocata o modificata in ogni momento dal soggetto interessato. La revoca, anche parziale, della dichiarazione deve essere sottoscritta dal soggetto interessato.
6. La dichiarazione anticipata di trattamento deve essere inserita nella cartella clinica dal momento in cui assume rilievo dal punto di vista clinico.
7. In condizioni di urgenza, la dichiarazione anticipata di trattamento non si applica ove non ne sia possibile una immediata acquisizione.
Art. 7
(Fiduciario)
1.Nella dichiarazione anticipata di trattamento è possibile la nomina di un fiduciario, maggiorenne, capace di intendere e di volere, che opera sempre e solo secondo le intenzioni legittimamente esplicitate dal soggetto nelle dichiarazioni anticipate, per farle conoscere e contribuire a realizzarne le volontà.
2.Il fiduciario appone la propria firma autografa al testo contenente le dichiarazioni anticipate.
3. Il fiduciario si impegna ad agire nell'esclusivo e migliore interesse del paziente.
4. Il fiduciario, in stretta collaborazione con il medico curante con il quale realizza l'alleanza terapeutica, si impegna a garantire che si tenga conto delle indicazioni sottoscritte dalla persona nella dichiarazione anticipata di trattamento.
5. Il fiduciario si impegna a vigilare perché al paziente vengano somministrate le migliori terapie palliative disponibili, evitando che si creino situazioni sia di accanimento terapeutico, sia di abbandono terapeutico.
6. Il fiduciario si impegna a verificare attentamente che il paziente non sia sottoposto a nessuna forma di eutanasia esplicita o surrettizia.
7. Il fiduciario può rinunciare per iscritto all'incarico, comunicandolo direttamente al dichiarante o, ove quest'ultimo fosse incapace di intendere e di volere, al medico responsabile del trattamento sanitario.
Art. 8
(Ruolo del medico)
1. La volontà espressa dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento è attentamente presa in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle.
2. Il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica. Le indicazioni sono valutate dal medico, sentito il fiduciario, in scienza e coscienza, in applicazione del principio dell'inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i principi di precauzione, proporzionalità e prudenza.
3. Il medico, nel caso di situazioni d'urgenza, sentito ove possibile il fiduciario, assume le decisioni di carattere terapeutico, in scienza e coscienza, secondo la propria competenza scientifico-professionale.
4. Nel caso in cui le dichiarazioni anticipate di trattamento non siano più corrispondenti agli sviluppi delle conoscenze tecnico-scientifiche e terapeutiche, il medico, sentito il fiduciario, può disattenderle, motivando la decisione nella cartella clinica.
5 Nel caso di controversia tra fiduciario ed il medico curante, la questione è sottoposta alla valutazione di un collegio di medici: medico legale, neurofisiologo, neuroradiologo, medico curante e medico specialista della patologia, designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero. Tale parere non è vincolante per il medico curante, il quale non sarà tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico.
Art . 9
(Autorizzazione giudiziaria)
1. In caso di contrasto tra soggetti parimenti legittimati ad esprimere il consenso al trattamento sanitario, la decisione è assunta, su istanza del pubblico ministero o da chiunque vi abbia interesse, dal giudice tutelare o, in caso di urgenza, da quest’ultimo sentito il medico curante.
2. L’autorizzazione giudiziaria è necessaria anche in caso di inadempimento o di rifiuto ingiustificato di prestazione del consenso o del dissenso ad un trattamento sanitario da parte di soggetti legittimati ad esprimerlo nei confronti di incapaci.
3. Nei casi di cui ai comma precedenti, il medico è tenuto a darne immediata segnalazione al pubblico ministero.
Art. 10
(Disposizioni finali)
1. Il contenuto della dichiarazione anticipata di trattamento non configura, ai fini della presente legge, dato sensibile ai sensi del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
2. E` istituito il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento nell’ambito di un archivio unico nazionale informatico presso il Consiglio nazionale del notariato.
3. L’archivio unico nazionale informatico è consultabile, in via telematica, unicamente dai notai, dall’autorità giudiziaria, dai dirigenti sanitari e dai medici responsabili del trattamento sanitario di soggetti in caso di incapacità.
4. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e d’intesa con il presidente del consiglio del notariato, (da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge) sono stabilite le regole tecniche e le modalità di tenuta e consultazione del registro di cui al comma 2.
5. La dichiarazione anticipata di trattamento, le copie degli stessi, le formalità, le certificazioni, e qualsiasi altro documento sia cartaceo sia elettronico ad essi connessi e da essi dipendenti non sono soggetti all’obbligo di registrazione e sono esenti dall’imposta di bollo e da qualunque altro tributo.

EMMA


• da Corriere della Sera del 5 marzo 2009, pag. 5

Emma Bonino racconta: «L`altro giorno alla stazione di Milano ho incontrato una donna, Maria, che correva trafelata. "Non vedo l`ora della pensione", mi ha detto. Ma se non dovessi occuparti di tutto il resto figli, genitori, la spesa - ti piacerebbe lavorare?, ho chiesto. "Certo!", ha detto scappando via».
Emma Bonino, senatrice radicale, la pensione a 65 anni per le donne è una sua battaglia.
«Sì, da molto tempo. Quando ero ministro di Prodi ho provato a farla approvare».
La sinistra radicale si oppose.
«Non c`era entusiasmo da parte di nessuno. Dicevano: aspettiamo la sentenza della Corte europea di giustizia. Così, la situazione delle donne italiane sul mercato del lavoro è sempre più patetica».
Patetica?
«In Italia lavorano 46 donne su cento, mentre la media europea è 60 su cento. In Italia 9 bambini su cento hanno accesso agli asili nido, in Europa 30 su cento».
Andrebbe bene il piano del governo? Arrivare per le donne alla pensione a 65 anni, con gradualità fra il 2010 e Il 2018?
«A me interessa che si faccia, con la gradualità che riterranno necessaria. D`altronde sono costretti: la sentenza europea è arrivata e prevede multe salatissime».
Ma la parificazione dell`età pensionabile non basta.
«Con i soldi che si risparmierebbero si debbono equiparare carriere e salari tra uomini e donne, detassare il lavoro femminile, come propone Ichino, e sostenere le donne che non cercano lavoro perché hanno troppi altri lavori da fare a casa».
Pensioni femminili a 65 anni anche per il settore privato?
«Sì, ma si può andare per gradi: questa è una scelta politica».
Dopo l`equiparazione donne-uomini si dovrà alzare l`età pensionabile di tutti? Ne hanno parlato Enrico Letta, Ciampi...
«Non deve essere un tabù. Il precedente governo Berlusconi fece lo "scalone", ma in modo che lo applicasse il governo successivo. Prodi modificò lo "scalone in "scalini". Accettai perché contemporaneamente fu data una delega al governo per riformare gli ammortizzatori sociali».
Ma non è successo nulla.
«La delega scadeva a gennaio 2009. Il governo attuale l`ha spostata a luglio. Oggi solo il 30 per cento di chi ha un lavoro ha qualche forma di protezione». Come si batte per tutto ciò, ora che è fuori dal governo? «Sta uscendo un mio libro: "Pensionata a chi?"».

• da Il Messaggero del 5 marzo 2009, pag. 3
di Claudio Rizza

Emma Bonino sta per presentare il suo nuovo libro che, guarda caso, si chiama: «Pensionata: a chi?». E di fronte alla sollevazione del sindacato, con i no che piovono sia dalla Cgil che dalla Cisl, nota: «C`è poco da dire no. Quando ero ministro ho provato ad avvertire, avvisando che la sentenza sarebbe arrivata. Si doveva agire prima. Preparai una nota aggiuntiva sulla situazione delle donne e del mercato dei lavoro in Italia...».
E che diceva?
“Che la nostra situazione è patetica. Siamo gli ultimi nelle classifiche europee, sia per l`accesso delle donne al lavoro, sia per il loro livello salariale, sia per quanto riguarda gli sviluppi di carriera. Da noi solo l`8% dei bambini va all`asilo nido, rispetto al 50% dei danesi e al 45% dei francesi. La media stabilita dal programma di Lisbona dovrebbe essere del 30%. Da noi la donna fa, oltre alla baby sitter anche assistenza agli anziani, ai malati, ai suoceri, agli Zii”.
L`unica cosa è che va in pensione prima dell`uomo.
«Lo Stato non dà niente ma ci fa questa carità pelosa. Una cosa inaccettabile e patetica. La verità è che le donne andrebbero sostenute non a 60 anni ma quando sono giovani e hanno i figli, aiutate quando i bambini sono piccoli».
Lei è stata tra i primi a sostenere l`innalzamento dell`età pensionabile.
«Certo, ma avendo in cambio tutto il resto. C`è un emendamento del Pd che accoglie la sentenza europea e contestualmente chiede l`attuazione della direttiva 54. Cioé che vi sia parità nell`accesso al lavoro e che quei soldi risparmiati vengano usati per ottenere l`equiparazione, salari uguali agli uomini e possibilità uguali di carriera. L`innalzamento dell`età che riguarda solo la pubblica amministrazione è stato calcolato in 2377 milioni di euro. Non sono pochi».
E se la sentenza Ue non venisse applicata?
«Se non ci sbrighiamo tra un anno saremo condannati ad una multa salatissima. Cornuti e mazziati».
Sacconi ha detto che ancora non c`è una decisione.
«Io appoggio il piano Brunetta. La legge comunitaria andrà in aula al Senato la settimana prossima. E` l`occasione per voltare pagina e far sì che le donne non siano sostitutive dei servizi sociali. Al Nord il 60% delle donne ha accesso al mercato del lavoro, ed è in media europea. Al Sud solo il 30%. Ma se confrontiamo quante sono le donne in carriera o nei consigli di amministrazione la percentuale precipita allo zero virgola. Insomma, le donne non hanno servizi sociali, guadagnano meno, ma vengono mandate in pensione prima, naturalmente con un pensione inferiore agli uomini. Un successone».
Cremaschi sostiene che l`innalzamento sarebbe un "crimine sociale".
«Il vero crimine è costringere le donne a fare le baby sitter e le badanti, senza avere alcun aiuto dallo Stato. Oggi il mondo è cambiato, l`aspettativa di vita perla donna è di 80 anni, a 60 sei ancora giovanissima. E` inutile arroccarsi su posizioni non più adeguate ai nostri tempi».
E una riforma più generale delle pensioni per finanziare gli ammortizzatori sociali?
«Per me non è un tabù. Con la crisi che avanza e la cassa integrazione che si dilata, rischiamo di non poter dare niente a chi resta senza lavoro, ai co.co.co... certo sarebbe stato meglio non buttare i soldi su Alitalia o sull`Ici. Va benissimo la lotta all`evasione, come dice Franceschini. Ma le pensioni non possono essere un tabù».

• da Liberal del 5 marzo 2009, pag. 8/9
di Errico Novi

Parlare di pensioni è difficile e ieri se n`è avuta ulteriore prova. Tra i pochi a non demordere c`è la vicepresidente del Senato Emma Bonino, convinta che di fronte alla crisi sarebbe opportuno non farsi condizionare dai pregiudizi.
Governo e Regioni hanno già bloccato 8 miliardi per la cassa integrazione in deroga. Basteranno a tutelare il reddito?
Nessuno ha la palla di cristallo e questa crisi non sarà così breve, con molte persone che perderanno il posto di lavoro. Servono strumenti adeguati per proteggerli. E trovo che sia inadeguato, appunto, limitare la platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali varando unicamente interventi in deroga, con una generica disponibilità delle Regioni a mettere a disposizione fondi per l’estensione della Cassa integrazione guadagni: spesso significa coprire solo i lavoratori delle grandi aziende.
E gli altri? Non sarebbe utile garantirli proprio con i ricavi di un riassetto della previdenza?
Si tratta di milioni di lavoratori di piccole e micro-imprese che costituiscono gran parte del nostro tessuto produttivo, non coperti dalla Cig: un intervento a sostegno anche dei lavoratori del parasubordinato in queste aziende mi sembra più utile per evitare un crollo nei consumi e senza per questo superare, ci dicono gli economisti, gli 8 miliardi vagheggiati da governo e Regioni, anzi...
Nell`editoriale di ieri il Corriere della Sera ha sollecitato tutte le parti che invocano una riforma della previdenza a suggerire le modifiche da introdurre. Crede che Radicali, Udc e riformisti del Pd potrebbero fare proposte comuni?
Noi Radicali, da tempo immemorabile, siamo favorevoli a un innalzamento dell`età pensionabile. Come da nostra tradizione noi andiamo avanti con chi ci sta, senza preclusioni.
Dai sindacati e da alcuni settori del Pd arriva un`indicazione netta: eventuali risparmi sulle pensioni vanno destinati ai pensionati.
Per quanto riguarda l`attività lavorativa delle donne, è così discontinua che una rete di servizi in grado di assicurare parità retributiva e di carriera è funzionale solo se interviene ben prima dell`età della pensione. In generale sindacati e Pd non possono ignorare che l`aspettativa di vita si è allungata e che il sistema attuale è insostenibile da tempo: nessun Paese si può oggi consentire una spesa sociale dedicata in gran parte alle pensioni invece che ad altri strumenti di protezione del reddito.
Sacconi sostiene che in tempo di crisi non bisogna aggiungere insicurezza a insicurezza, e che dunque della riforma previdenziale è meglio non discutere ora.
Guardi che l`equiparazione dell`età pensionabile uomo-donna è un tabù che forse riusciremo a infrangere solo grazie all`Europa, chi è contrario lo era pure quando la recessione non aveva ancora dispiegato i suoi effetti e l`economia aveva il vento in poppa. Io dico che quando si prendono iniziative demagogiche come l`abolizione dell`Ici o si accollano sulle spalle degli italiani i debiti di Alitalia c`è poco da salire in cattedra. La mia impressione è che, in particolare in questo momento di crisi, varie leve vadano usate: riprendere la lotta all`evasione ma anche non considerare tabù un intervento sulle pensioni. E magari in momenti di crisi come questo le persone lo capirebbero ancora meglio.
C`è una mezza frenata persino sull`innalzamento per le donne.
Almeno tutti riconoscono che si tratta di un atto dovuto vista la sentenza della Corte di Giustizia europea. Ragionevolezza vuole che prevalga la linea portata avanti da Brunetta: cominciare a creare concrete politiche equiparatrici, passare da un apparente dietrofront a un avanti marsh...

• da La Discussione del 5 marzo 2009, pag. 6

Non è un argomento nuovo per Emma Bonino. Anzi, è quasi un leitmotiv. La storica leader radicale, ora vice presidente del Senato eletta nelle liste del Partito democratico, aveva manifestato da tempo il suo desiderio di vedere elevato nel nostro Paese il limite anagrafico in cui far andare obbligatoriamente in pensione le donne. Come ministro per le Politiche europee ed il Commercio internazionale nella passata legislatura, aveva dichiarato: «Sono da sempre favorevole all`innalzamento dell`età pensionabile per le donne: Non per fare cassa, ma si tratta anche di una questione di diritti, come ci dice la Commissione europea che ha presentato un ricorso contro l`Italia alla Corte di Giustizia europea per discriminazione contro le donne». Due anni dopo, mentre la maggioranza di centrodestra ne discute, Bonino fa il tifo per il responsabile dell`innovazione nella Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che «pareva che fosse piuttosto sicuro e determinato, e mi auguro che lo rimanga. E mi auguro che la linea Brunetta prevalga all`interno del governo». La senatrice ricorda che, «rispetto alla media europea, che è dei 60 per cento, in Italia solo 46 donne su cento lavorano. Con dati disperanti nel Centro-Sud».

• da La Padania del 5 marzo 2009, pag. 3

«In Italia solo il 30% dei lavoratori ha una qualche forma di sussidio. Il governo Prodi ha avuto un lungo dibattito sulle pensioni, ha tolto lo scalone, e nel famoso protocollo di luglio si prevedeva una delega al governo di fare una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali entro il gennaio 2009. II governo ha rinviato a luglio questa delega, e penso che la rinvierà ancora». Lo ha ricordato Emma Bonino, intervistata da Radio Radicale sulle misure di sostegno ai disoccupati e sulla riforma degli ammortizzatori sociali e delle pensioni. «Questa crisi - conclude non sarà così breve, e molte persone perderanno il posto di lavoro. Servono strumenti per proteggerli come gli ammortizzatori sociali» (radicali.it)