sabato 14 marzo 2009

ATENIESI


Spranghe e volantini: rivolta contro il lusso nelle strade di Atene. Commando anarchico assalta negozi e banche: la Grecia ripiomba nell'incubo.


di EMANUELE NOVAZIO


Erano una cinquantina, incappucciati e armati di spranghe. Ma l’incursione del commando anarchico nel centralissimo quartiere di Kolonaki, ad Atene, ha risvegliato ieri mattina gli incubi vissuti dalla capitale greca nel dicembre corso, quando l’omicidio senza motivo da parte della polizia di un quindicenne, Alexandros Grigoropoulos, scatenò la piazza. Anche ieri, sia pure per pochi minuti soltanto, ci sono stati assalti alle vetrine di negozi di lusso, a bancomat, alle filiali di banche nazionali e internazionali, alle auto parcheggiate. Poi la ritirata, fra cumuli di vetri infranti e porte divelte e fra le proteste indignate e sonore dei passanti, molto critici con la polizia che sarebbe intervenuta con grave ritardo. Prima che arrivassero le truppe antisommossa, i giovani anarchici sono fuggiti verso il vicino quartiere di Exarchia e si sono rifugiati all’interno della facoltà di Legge, dove gli interventi della polizia sono sottoposti a rigide condizioni. Dietro di sè, il commando ha lasciato volantini nei quali si chiede la liberazione di un giovane arrestato nel 2007 per rapina in una banca della capitale, e considerato membro di un gruppo anarchico coinvolto nei disordini di dicembre. L’azione di ieri è dunque collegata alle manifestazioni violente di tre mesi fa. Ma come quella esplosa quasi contemporaneamente a Salonicco, esprime tensioni sotterranee e diffuse. Anche perché si accompagna alle azioni di un terrorismo di sinistra che negli ultimi mesi ha ripreso vigore, e che dall’inizio dell’anno è già stato protagonista di 18 attacchi (il più vistoso, fallito, prevedeva l’esplosione di una bomba ad alto potenziale davanti a una filiale della Citibank nel centro di Atene). Il principale gruppo armato greco, «Lotta rivoluzionaria», ha rivendicato l’attentato: avvertendo che continuerà a «colpire interessi economici e politici e le forze di polizia», evitando però «spargimento di sangue innocente». Anche le azioni degli anarchici non sono una novità: quelle di ieri hanno attirato l’attenzione perché sono avvenute nel centro della capitale e della seconda città del Paese all’ora di punta. Ma dal dicembre scorso le incursioni di commando simili a queste sono state numerose. Il timore del governo è che i due filoni di protesta violenta si saldino: che il terrorismo cioè si faccia portavoce delle proteste dei circoli anarchici, o che questi ultimi diventino l’amplificatore delle tensioni all’origine dei gruppi della sinistra armata. Producendo una miscela difficilmente controllabile e in grado di diffondersi a macchia d’olio nelle principali città. La situazione generale del Paese, che ha dimenticato da tempo gli entusiasmi olimpici del 2004 e soffre di un malessere sempre più diffuso, non favorisce la soluzione di tensioni che hanno origini politiche, sociali ed economiche. Forse il premier Costas Karamanlis è ancora l’uomo politico più popolare di Grecia, ma guida un governo di centrodestra ormai privo dell’appoggio popolare (e affidato a una maggioranza continuamente a rischio, un solo voto): per gli scandali che lo hanno coinvolto o almeno lambito; per l’impossibilità di arginare la crescita impetuosa della disoccupazione (quella giovanile arriva al 25-30 per cento) e l’impoverimento dei ceti medi; e per l’incapacità di avviare le riforme indispensabili a fronteggiare le ricadute della crisi economica internazionale. La principale forza di opposizione, il socialista «Pasok», diviso fra i progressisti del suo leader George Papandreu e i tradizionalisti, non offre una convincente alternativa: anche in caso di nuove elezioni, il partito della «Nuova democrazia» di Karamalis potrebbe confermarsi al potere. In questo quadro di fragilità e insicurezza, la crisi mondiale esaspera le tensioni sociali: un quarto del pil greco dipende da turismo e noli marittimi, due settori fra i più esposti alle turbolenze internazionali. (lastampa.it)

IMMIGRATI


Immigrazione. Radicali. Legge sulla sicurezza crea vittime ancor prima di essere approvata

• Dichiarazione di Irene Testa, Segretario dell'Associazione Radicale Il Detenuto Ignoto e di Alessandro Gerardi membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

I timori per la imminente approvazione della norma, già passata al Senato, che impone ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si rivolgono al servizio sanitario nazionale, iniziano a creare, così come era prevedibile, le prime vittime. Così è successo a Joy Johnson, giovane nigeriana di 24 anni, prostituta irregolare che è stata trovata agonizzante da un cliente venerdì sera nelle campagne di Bari, e a nulla è valso l’intervento tempestivo del personale medico che ha disposto il suo ricovero in ospedale, dove è morta. Era malata da mesi di Tbc, sostengono i medici che l'hanno visitata, e se si fosse fatta curare prima non sarebbe morta. Il policlinico di Bari è stato chiuso per scongiurare contagi e non si esclude che la vittima potrebbe aver contagiato decine di persone che avevano avuto rapporti con lei. Tutto questo non rappresenterà certo un caso isolato ma è quanto potrebbe accadere a centinaia di cittadini extracomunitari, e ovviamente a scapito anche di quelli italiani e comunitari. Il Governo e la maggioranza si affrettino a sopprimere questa norma prima che sia troppo tardi.
(radicali.it)

DROGHE


Conferenza nazionale sulla droga. Mellano e Manfredi: un fallimento annunciato. Il probizionismo insegue i cambiamenti del mercato delle droghe, non li modifica in alcun modo.

Commentando la conclusione dei lavori della Quinta Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“E’ stata la peggiore conferenza nazionale svoltasi finora: le sue conclusioni erano già state annunciate dal sottosegretario Giovanardi all’inizio, il suo fallimento è tutto scritto – per chi volgia leggere e non fare lo struzzo - in una realtà nazionale e transnazionale che vede sempre più droghe presenti sul mercato, sempre più mafie e organizzazioni criminali in campo per spartirsi il monopolio della produzione, commercio e vendita al dettaglio di tali droghe garantito loro dal proibizionismo, sempre più profitti del narcotraffico che penetrano e inquinano le economie legali.
La conferenza nazionale avrebbe dovuto discutere dell’appello a porre fine al proibizionismo lanciato da 500 economisti statunitensi; abbiamo, invece, assistito all’esaltazione della “cristoterapia”, alla demolizione della “riduzione del danno”, all’ennesima stigmatizzazione del metadone (come se fosse quello il problema!) e, dulcis in fundo, ai buoni propositi di aggiornare le tabelle delle sostanze stupefacenti. Qualcuno dovrebbe dire a Giovanardi che le tabelle, a partire dal 1990, sono state aggiornate decine di volte; la legge ha inseguito i cambiamenti del mercato, non li ha minimamente modificati.
Ma è inutile chiedere a Giovanardi di cambiare idea; ha costruito le sue fortune politiche sulla trita e ritrita ripetizione dei proclami proibizionisti, perché dovrebbe cambiare?”.
(radicali.it)

PRODI


Entrando con la moglie nel Circolo bolognese del PD a chiedere la tessera del partito Romano Prodi si è tolto qualche altro sassolino dalla scarpa. Appartato, solitario e scontroso finchè è stato segretario Walter Veltroni, adesso il professore emiliano rientra alla grande tra i democrats. Sicuramente non per tornare nell'agone della politica attiva come principale protagonista ma certamente per sottolineare, a modo suo ed a parer suo, una discontinuità che si è venuta a creare nel PD con l'elezione del nuovo segretario Dario Franceschini. Proveniente, come lui, dalla Balena Bianca e, quel che più conta, intenzionato a far ripercorrere al PD la via tracciata dall'ex presidente del Consiglio, ovvero quella che porta alla riedizione ammodernata e rivitalizzata del vecchio Ulivo prodiano. La vivacità, almeno verbale, di Franceschini e la sua mano tesa alle forze politiche alla sinistra del PD hanno fatto il miracolo di rinverdire le speranze e la fiducia di Romano Prodi. Il cui ritorno, proprio adesso, segna la sua rivincita su Veltroni al quale non ha mai risparmiato l'accusa, magari sottesa, di aver avuto larga parte nella caduta del suo governo. Fu infatti l'annuncio fatto da Veltroni, frettoloso di avere ai suoi piedi il nuovo partito e voglioso di sperimentare nuovi baratti con Berlusconi, a segnare la fine dell'Ulivo e dell'esperienza prodiana. Adesso, con la consueta bonomia che sprizza da tutti i suoi artigli, Prodi gli rende pan per focaccia.

CASTELLO











Il taglio degli arbusti che sul lato di Viale Piave ostacolavano la corretta visione del monumentale Castello federiciano continua a far discutere cittadini ed istituzioni. La Presidente della Circoscrizione Centro lo giustifica adducendo anche misure di sicurezza necessarie: quelle piante venivano utilizzate anche come nascondiglio di droga. Italia Nostra rileva, correttamente, che il risultato lascia comunque a desiderare come soluzione estetica. In effetti l'asportazione totale degli arbusti ha lasciato in piena vista i grossi fari dell'illuminazione delle mura ed anche una centralina elettrica, oltre le grandi radici delle piante tagliate. Ci pare giusto che l'assessorato competente trovi la soluzione per sopperire. A parere nostro i fari dovrebbero essere affossati nel prato fino all'altezza della lampada, così come la centralina. Nell'immediato l'assessorato all'ambiente potrebbe rimediare con piccoli cespugli verdi che nascondano gli elementi tecnologici e le radici degli arbusti.





Segnaliamo, infine, che la parte prospiciente il portale d'ingresso, già sconciato dalla brutta ringhiera di ferro, presenta uno stato di degrado non più tollerabile, in particolare ai piedi della scala sinistra del Monumento. Dove, peraltro, insistono due grosse piante senza particolare pregi che inquinano sia la visione del Castello dell'Imperatore che quella della Basilica delle Carceri.





COALIZIONE


AMMINISTRATIVE: IDV A PD, NON SIAMO LIMONE DA SPREMERE


"Di questo passo l'esito delle prossime amministrative non sara' brillante: il centrosinistra perdera' colpi se il Pd non decide di cambiare passo e strategia", afferma il capogruppo IdV al Senato e componente dell'Ufficio di presidenza del partito, Felice Belisario. "La coalizione infatti e' sempre piu' latitante. I nostri rapporti con il Pd - prosegue - rimangono difficili. L'Italia dei Valori viene considerata piu' un limone da spremere, solo un partito portatore di voti per i giochetti tutti interni al Pd, ma non ci viene riservata alcuna attenzione sul territorio e per questo in molte realta' ci presenteremo da soli. In questo modo alla fine si fara' il gioco di Berlusconi e del centrodestra. E' bene che il Pd se ne renda conto prima possibile e non ascolti il canto di alcune sirene centriste - conclude - sempre piu' spesso alleate della maggioranza di centrodestra, ma condivida lo sforzo dell'IdV di costruire una coalizione davvero riformista mandando in soffitta vecchi metodi e facce impresentabili". (repubblica.it)

RADICALI


Nella ormai quasi consueta telefonata che arriva alla fine della rassegna stampa di Radio Radicale, stamattina Marco Pannella ha annunciato cose importanti. Riferendo di articoli, candidati e progetti alternativi ai governi sessantennali del centrosinistra a Firenze, in Toscana ed in Umbria, il leader dei Radicali ha invitato i compagni e le associazioni locali a dare una mano alle opposizioni cittadine ritenendo che, questa volta, per candidature, programmi e determinazione, sia realistico pensare ad una alternativa nei modi di condurre le città che ormai da sessant'anni sono dominate da una classe politica di centrosinistra che pare, adesso, arrivata alla fine della sua forza propulsiva. Significativamente la presa di posizione di Marco Pannella è arrivata al termine della trasmissione tenuta da Marco Taradash, candidato sindaco a Livorno da parte dell'opposizione cittadina. Vedremo nei prossimi giorni come questa indicazione di massima di Pannella verrà tradotta nei vari territori.

ELEZIONI


Pare proprio iniziare nel modo più giusto e corretto la campagna elettorale amministrativa pratese. L'intervista di oggi alla Nazione di Roberto Cenni, candidato civico dell'opposizione cittadina, segnala un impegno scevro da posizioni ideologiche e/o preconcette. Cenni si tiene lontano dalle polemiche partitiche riconoscendo volentieri che nello schieramento della sinistra cittadina vi sono esponenti con i quali volentieri ha collaborato in passato e collaborerebbe in futuro. Quale rappresentante del mondo imprenditoriale ed anche nella sua qualità di presidente della Fondazione Cariprato, Roberto Cenni avvia la propria campagna elettorale nella maniera più corretta e pragmatica possibile. Prato deve scegliersi una guida per i prossimi cinque anni, non deve cogliere nè una ideologia nè un partito. Occorre un governo cittadino che sappia interpretare, adesso, le ansie, i dubbi, le paure di una città strapazzata, ma lontana dall'essere vinta, da una grave crisi economica, affaticata da un'immigrazione imponente, in cerca di vie diverse dalla tradizionale monocultura tessile. E deve disegnarsi nuovi itinerari urbanistici, sociali, culturali. E, nel contempo, trarre fuori dal degrado pezzi di città; ridare dignità alle proprie eccellenze architettoniche, monumentali, culturali. Ed, al tempo stesso, operare per ridare strade percorribili e non percorsi ad ostacoli tra buche e fossati. Decidere cosa fare delle proprie grandi aziende pubbliche; trovare soluzioni compatibili per le grandi infrastrutture di trasporto, di smaltimento dei rifiuti, congressuali, abitative. Dare risposte quotidiane alle fasce più povere ed emarginate della popolazione. Operare per arginare l'espulsione dei lavoratori dal mondo della produzione. Obbietivi da ottenere anche con l'aiuto della Regione, del Governo, dell'Europa.

Se il buongiorno si vede dal mattino allora possiamo sostenere che Cenni si è messo sulla strada giusta. Ed anche Massimo Carlesi, anche lui esponente della società civile pur con qualche imprimatur politico in più, pare incamminato a percorrere un confronto elettorale scevro da visioni ideologiche (destra contro sinistra; progressisti contro conservatori; democratici contro berlusconiani ecc.) e puntato tutto sulle strade da inrtaprendere per portare Prato fuori dalla crisi e verso un futuro migliore. E' da augurarsi davvero che il confronto così immaginato continui per tutte le settimane che ci separano dal 6 e 7 giugno. I cittadini avranno modo di farsi una loro idea sulle proposte che i due candidati proporranno nel dibattito delle idee concrete. E potranno, di conseguenza, scegliere i progetti che appaiono più coerenti per il bene di Prato e di tutti i suoi cittadini. Anche al di là delle scelte diverse, e magari opposte, che ognuno poi vorrà fare nelle elezioni europee od in quelle politiche.

RADICALI


Torino: elezioni provinciali, “liste del Pd senza radicali?”

• Dichiarazione di Igor Boni e Silvio Viale, rispettivamente segretario e presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta

Leggiamo su un quotidiano che questa sera il PD dovrebbe approvare le proprie liste per le prossime elezioni provinciali di Torino. Che si siano dimenticati dei radicali? La domanda è d’obbligo se si considera che i radicali hanno fatto parte delle liste del PD alle scorse politiche – Emma Bonino è stata la capolista al Senato – e che i parlamentari radicali fanno parte dei gruppi del PD alla Camera e al Senato. Non vogliamo certo interferire nel confronto tra le diverse anime-correnti del PD subalpino, ma ci piacerebbe sapere come il PD intenda affrontare e collocare la questione dei radicali per le prossime elezioni provinciali in Piemonte ed in particolare per la provincia di Torino. Non è in discussione la candidatura di Antonio Saitta, né la nostra intenzione di contribuire al suo successo, ma ci piacerebbe sapere se il PD, insieme alle candidature, ha affrontato temi più ampi che riguardano la coalizione e il rapporto con i radicali subalpini. C’è ancora tutto il tempo necessario e per questo attendiamo con fiducia l’incontro programmato con il presidente Saitta, mentre ci rammarichiamo che, fino ad ora, tale attenzione non ci sia ancora stata da parte dei dirigenti del PD, nonostante i numerosi interessi politici in comune.


Igor Boni 3485335309, segretario
Silvio Viale 339.3257406, presidente

TRAVAGLIATO


Mancava: Travaglio canta



Il cabarettista del Travaglino, sull’Unità di martedì, ha elogiato Ferruccio De Bortoli che ha scelto di «fare solo il giornalista» e cioè di dare «un rarissimo segnale di vita del giornalismo italiano», dunque «è bello sapere che almeno uno ha detto di no», visto che «non c’è nulla di più incompatibile col giornalismo della Rai». Capito? L’ha scritto Travaglio. A elogiare chi faccia «solo il giornalista», cioè, è un presunto giornalista che fa comizi alle manifestazioni politiche di Grillo e Di Pietro, spalleggia quest’ultimo in ogni dove, fa spettacolini teatrali, invoca il diritto di satira anziché di opinione, vende dvd di se stesso, libri che lasciamo stare, fa pseudo-lezioni universitarie, e mancava solo che a Sanremo cantasse un verbale di De Magistris: in compenso si è messo a cantare ieri sera ad Annozero. Ed è riuscito pure a scrivere che «non c’è nulla di più incompatibile col giornalismo della Rai» facendo il giornalista in Rai. È lo stesso che ieri, sempre sull’Unità, se l’è presa con chi ha «spiattellato verbali a favore di telecamera» (lui, giuro) e con chi ha trasmesso il video di un interrogatorio senza che ci fossero polemiche: «Trattandosi di romeni, silenzio di tomba». Cioè: Travaglio non legge neppure il giornale della sua città, La Stampa, che ieri titolava in prima pagina: «Interrogatorio in tv, bufera sulla polizia. Pd e Pdl uniti nel condannare la decisione». Troppi mestieri. Anche cantante. Anche comico. (giornale.it)

ETRUSCHI


Un recente studio di genetica dimostra l’origine Anatolica degli Etruschi

In un articolo recentissimo intitolato “Mitochondrial DNA Variation of Modern Tuscans Supports the NearEastern Origin of Etruscans”, American Journal of Human Genetics, un gruppo di genetisti guidati dal Prof. Antonio Torroni dell’Università di Pavia e da altri famosi genetisti tra cui il Prof Luca Cavalli-Sforza, della Stanford University, è partito dall’analisi del Dna mitocondriale degli abitanti odierni della Toscana per confrontarlo con quello di altri popoli. I dati studiati hanno evidenziato un legame abbastanza diretto fra il patrimonio genetico degli attuali toscani e quello di alcune popolazioni mediorientali della Anatolia.
L’impiego del genoma mitocondriale garantisce, in virtù della trasmissibilità unicamente materna, una minore degenerazione della discendenza genetica degli antichi Etruschi da parte dei successivi conquistatori o immigranti. Sulla base di questa ipotesi, gli scienziati hanno analizzato il Dna mitocondriale di più di 322 persone non imparentate provenienti dalle tre località toscane come quella di Murlo, di Volterra e della Valle del Casentino e confrontate con quello di altri 15.000 soggetti di 55 popolazioni europee e dell’Asia occidentale, tra cui alcune italiane. Dai risultati si evidenzia così una stretta parentela (con picchi del 17 % a Murlo) con il Dna mitocondriale di abitanti del Medio Oriente in particolare la zona Anatolica.
E’ inoltre interessante notare che il legame genetico tra Toscani contemporanei e gli abitanti del Medio Oriente, emerso dall’analisi del DNA mitocondriale umano, ha trovato conferma in uno studio parallelo condotto sul DNA mitocondriale dei bovini. E’ infatti uscita contemporaneamente sulla rivista britannica Proceedings of the Royal Society: Biological Science uno studio condotto dal gruppo del professor Paolo Ajmone-Marsan dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, al quale ha partecipato anche il gruppo del professor Torroni e il Prof. Luigi Cavalli Sforza che evidenzia come i bovini tipici della Toscana, quelli di razza chianina e maremmana, abbiano anch’essi un’origine mediorientale. Questo conferma che il popolo etrusco giunse in Toscana anche via mare portando con se i suoi bovini. Sarebbe così confermata l’antica convinzione di Erodoto, lo storico greco che riteneva gli Etruschi un popolo originario della Lidia, in Asia Minore, giunto in Italia prima del IX secolo a.C. e confermata anche la derivazione linguistica dell‘Etrusco con quell’ area orientale scoperta dal prof Giovanni Semerano. Anche la mia ipotesi sulla origine orientale degli Etruschi trova ulteriore conferma in questo studio di genetica. La mia ipotesi fu dedotta in base ai simboli Etruschi in parte misconosciuti dell’uovo, dei piccioni viaggiatori e della croce inscritta nel cerchio che in quelle regioni anatoliche sono nate migliaia di anni fa e che mi ha spinto in questi anni ad affermare, contro l’opinione della maggioranza degli accademici etruscologi italiani, che gli etruschi e probabilmente anche i loro precursori Villanoviani provenivano dalla zona anatolica mesopotamica -Forse viene definitivamente chiuso il capitolo che riguarda l’origine degli Etruschi che per oltre 2500 anni ha sempre diviso gli “addetti” ai lavori.

Prof. Graziano Baccolini,
Università di Bologna

ETRUSCHI


Il significato simbolico dell’Uovo e della pietra Ovale nella religione Etrusca


Prof. Graziano Baccolini, Unversità di Bologna


Le mie prime ricerche1 sul sito di Montovolo, iniziate osservando sul lunotto del Santuario, in cima di questo monte, le figure di due colombi, del giglio e della croce inscritta nel cerchio, mi fecero intuire che tale luogo avrebbe potuto essere stato una montagna sacra o centro oracolare Etrusco sorto a somiglianza di quello di Delfi. Alcuni dati ritrovati successivamente, come la fontana di Cantalia a Montovolo, simile alla fontana di Castalia a Delfi, con la stessa tipologia oltre al nome quasi uguale, mostrano che tale ipotesi potrebbe essere vera e che quindi anche il nome di Montovolo poteva significare Monte dell’Uovo o della pietra Ovale. Tale pietra a forma di uovo era, per le culture arcaiche, un noto simbolo religioso che ritroviamo anche a Delfi ed in quasi tutti i centri oracolari attorno al Mediterraneo. Il simbolo dell’uovo cosmico da cui nacque l’Universo lo ritroviamo anche nei miti pelasici 2 e di altre culture in tutto i continenti e si ricollega alla mitica Dea Madre. Questi collegamenti tra Montovolo, centro oracolare, Delfi, uovo simbolo universale sacro in tutte le civiltà arcaiche, mi portarono a intuire che le pietre ovali poste sulla tombe della necropoli Etrusca di Marzabotto non fossero semplici cippi, segnacoli tombali, come tutti gli Etruscologi, anche famosi Accademici, avevano finora definito, quanto invece un importante simbolo religioso degli Etruschi, l’Uovo simbolo di rinascita, e che quindi si ricollegavano al simbolo della presunta pietra a funzione di Montovolo. Successivamente ho trovato nel museo Etrusco di Marzabotto tre pietre ovali con incisa sulla punta una croce inscritta nel cerchio, come quella di Montovolo, e ho capito che anche la croce era un simbolo religioso etrusco che indicava la divinità. Ma la prova che toglie ogni dubbio sul collegamento tra Montovolo e la città etrusca di Marzabotto è il simbolo del giglio, trovato inciso su una di queste pietre ovali. Dopo questo strano percorso mentale, fatto in modo spesso intuitivo sono arrivato a capire che una pietra ovale doveva un tempo trovarsi su quasi tutte le tombe Etrusche ma che ora la maggior parte sono andate perdute perché da sempre considerate da tutti gli studiosi semplici cippi o ciottoli. Bisognava cercare le loro tracce. Le ho ritrovate in primis in vecchie foto, poi cercando in Musei ne ho ritrovate molte, le più comuni ammassate senza catalogazione in angoli di giardino e, vagando in zone etrusche, le ho trovate persino in giardini privati come ornamento su muretti od attorno ad aiuole!! E’ stato sorprendente, e anche… sconfortante pensando a quante di queste pietre ovali con incise simboli siano state perse e molte volutamente distrutte !!
Dopo tutto ciò ho incominciato ad osservare più attentamente tutte le foto dei cataloghi delle varie Mostre sugli etruschi che riproducenti gioielli, affreschi, vasi, terrecotte per carpire immagini che fossero riconducibili alla mia ipotesi sulla pietra Ovale come simbolo religioso Etrusco. Ho rivisitato le bellissime tombe di Tarquinia con i loro famosi affreschi. Ho trovato subito l'immagine dell' Uovo ! Come per incanto ho potuto vedere un nuovo mondo Etrusco finora sconosciuto o mai preso in considerazione. Il fascino misterioso del loro simbolismo in realtà non è altro che una visione della vita come religione di tutto l’universo. E’ la visione di tutto il cosmo come un unico essere vivente fatto di tante creature e l’uomo Etrusco sapeva di essere parte fondamentale di questo universo vivente che è anche immortale perchè si rigenera. Dopo la morte c’è la resurrezione ad una nuova vita ! L’immagine dell’uovo che ritroviamo in numerosi affreschi di queste tombe e a cui tutti i personaggi rivolgono un saluto, era un augurio di rinascita e forse anche una certezza per i nostri avi Etruschi ! Questa ricorrente immagine dell’uovo augurale che finora molti etruscologi3 hanno sottovalutato o addirittura non identificato è la parte più importante di questi affreschi e dà un significato profondo a tutte le scene di questi banchetti ! Questa loro certezza di rinascita dava gioia anche al banchetto finale per andare incontro alla luce, alla rinascita a nuova vita. Durante gli scavi di miglia di tombe sono state trovate quasi ovunque resti di uova reali o di terracotta che sono state distrutte, anche recentemente, perchè considerate dagli "studiosi" resti di pranzi funebri o loro copie senza nessun valore simbolico. Le diverse uova di struzzo decorate finemente ritrovate in varie necropoli come a Vulci , ora alcune al British Musium, sono considerate da molti solo dei ricchi ornamenti esotici senza alcun significato religioso o simbolico! Rimango esterrefatto nel pensare che eminenti studiosi abbiano preso una così pacchiana cantonata! E’ stupefacente che studiosi di storia, accademici3 che conoscevano benissimo queste immagini ricorrenti delle uova negli affreschi delle Tombe, che sapevano delle uova di struzzo e di altri animali ritrovate in quasi tutte le tombe, non abbiano collegato tutto ciò al simbolo arcaico dell’Uovo simbolo di rinascita e ricollegabile alla Dea Madre. Sapendo tutto ciò questi studiosi non hanno neppure collegato le pietre ovali sulle tombe all’uovo simbolo di resurrezione, ma tutti questi storici in tutto il mondo, le hanno definite semplici cippi senza nessun valore simbolico! Quando ho fatto le mie prime ipotesi non sapevo tutto questo, sono un professore di Chimica che da solo quattro anni si dedica, durante le vacanze, a ricerca sugli Etruschi ! Se avessi saputo tutto ciò non avrei avuto nessun dubbio e non ci sarebbe stato bisogno di ricercare e trovare quelle correlazioni che ho trovato su Montovolo e Delfi e seguire il percorso che i collegamenti trovati mi imponevano ! Quando si usa il metodo scientifico, che da chimico sperimentale conosco benissimo, tutte le strade che si percorrono portano alla verità !
Questa verità è che la figura dell’Uovo, che troviamo nelle pietre ovali sulla tombe Etrusche o negli affreschi o nelle suppellettili tombali, era un simbolo importante della religione Etrusca come anche in molte arcaiche civiltà mesopotamiche e ciò ricollega gli Etruschi in modo chiaro a queste civiltà 4 .
Di queste tombe di Tarquinia ho rivisitato per prima la famosa
Tomba dei Tori che ho riportato in una precedente pagina Web dove ho fatto notare che la cosiddetta decorazione del bordo raffigura le pietre ovali con croce che venivano messe sulle tombe come a Marzabotto e quelle sfere sottostanti non sono altro che le pietre ovali con croce che venivano poste sotto terra durante il rito di fondazione di un insediamento: tali pietre sono state rinvenute pure a Marzabotto! (vedi foto sotto). Svelato questo simbolismo, finora sconosciuto, tutta la scena della Tomba dei Tori prende un diverso significato. Cioè abbiamo una rappresentazione dei tre mondi. In quello celeste spicca il piedistallo che sorregge il cielo con le teste di ariete che probabilmente stanno a indicare l'era dell'Ariete in cui vivevano gli Etruschi. Si deve notare che tali teste di ariete si trovano in molti basamenti che sorreggano pietre Ovali come a Marzabotto, Sasso Marconi, ecc. Attorno animali fantastici alati che simboleggiano il mutare del cosmo o sono simboli di una antica religione che già stava sfumando e che l'artista usava ora liberamente senza conoscere più il significato originario. In seguito, dopo qualche secolo, questi simboli, come anche l'uovo che diventerà fallo, pigna ecc, si modificheranno ulteriormente e l'artista li userà anche soltanto come motivo ornamentale.
La parte mediana dell'affresco della Tomba dei Tori rappresenta il mondo terreno e l'Etrusco, immune dalla nostra falsa moralità cristiana, vedeva anche nei rapporti sessuali la migliore rappresentazione di una vita terrena come può essere anche la figura dei due "Tori" o meglio del toro e della sua tranquilla probabile femmina.
La scena della parte inferiore rappresenta il mondo degli inferi dove l'anima giunge su un cavallo senza sella, contornata da altri simboli, come l'albero della vita pieno di foglie che è legato da una sciarpa all'albero della morte.
(Leggere
la mia pagina Web sulla Tomba dei Tori)
Ora voglio riportare alcune immagini delle altre tombe di Tarquinia, della Necropoli di Monterozzi, inserendo anche descrizioni di D.H. Lawrence che, con intuito di artista, aveva intravisto nei cippi ovali, che lui considera simboli fallici, e nelle uova degli affreschi due diversi significati simbolici che ora, motivandolo, ho riunito in un unico significato : la rinascita e rigenerazione a nuova vita !
Tomba dei Tori, Tomba dei Leopardi, Tomba delle Leonesse, Tomba degli Scudi, Tomba della Pulcella, Tomba del Triclinio


Bibliografia


1) Graziano Baccolini , Hera,16,61, 2001; Hera 41,76, 2003 . Questa ricerca è riportata in esteso anche su internet:
http://members.xoom.virgilio.it/Farf/montovoloombelico.htm
2 ) Riguardo al mito dell'uovo primordiale vedi: Luciano De Cresenzo, I Grandi Miti Greci, Oscar Mondadori, 2003 pag. 247-8
3) Massimo Pallottino Etruscologia Hoepli, 2003. Devo far notare che nel testo recentissimo del M. Pallottino, Etruscologia, nel capitolo Religione Etrusca, come in tutti i libri che ho letto finora di altri famosi etruscologi italiani, non viene neppure presa in esame questa possibilità simbolica dell’uovo e non compare mai neppure la parola uovo! Tale possibilità del simbolo dell’uovo nella religione Etrusca viene riscontrata solo in alcuni Etruscologi di Università straniere e solo recentemente! Questa cosa è molta strana e incredibile soprattutto ora che so, come tutti gli storici professionisti sapranno meglio di me, o dovrebbero sapere, che il simbolismo dell’uovo come simbolo di rinascita si riscontra in tutte le antiche civiltà del globo ! E’ molto strano che solo per la nostra più antica civiltà "occidentale" , a cui dobbiamo gran parte della nostra cultura, venga negato questo simbolismo che ritroviamo in molti affreschi delle loro tombe e sulle loro tombe!
4a) Riguardo all'origine accadica -mesopotamica della lingua Etrusca, leggere : Giovanni Semerano, L’infinito: un equivoco millenario, ed. Mondadori, 2000. Leggere anche Il Mistero Etrusco di Giovanni Semerano,
http://www.cittavivaostuni.it/filologia/misteroetrusco.htm
4b) Leggere anche la mia opinione sulla origine della Civiltà Etrusca: http://members.xoom.virgilio.it/Farf/reflections.htm


PRECARI


De Lucia: grottesca elemosina del CdM ai danni dei parasubordinati. Monopartitismo imperfetto e sindacati ne hanno fatto la gallina dalle uova d'oro dell'Inps

• Dichiarazione di Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali italiani

Le misure adottate dal Consiglio dei Ministri di oggi a favore dei precari sono al limite del grottesco e possono essere al massimo rubricate sotto la voce “elemosina”. Dopo il danno, la beffa. Tuttavia, proprio ai danni dei precari, stiamo assistendo ad una pantomima ignobile: oggi pretendono di ergersi a loro difensori proprio coloro che – a cominciare dalla Cgil, i cui iscritti sono al 54% pensionati – hanno per anni e anni operato per favorire i già garantiti discriminando i non ancora garantiti. La verità è che lor signori – centrodestra, centrosinistra, sindacati – hanno fatto sì che i parasubordinati divenissero una sorta di “gallina dalle uova d’oro” dell’Inps: la Gestione separata ha accumulato saldi attivi per miliardi di euro, ma questi soldi vengono usati per pagare le pensioni di altri! E il Protocollo del 2007 ha portato le aliquote per i parasubordinati, a regime, al 26%, in perfetta coerenza con quanto fatto da tutti i governi – sia di centrodestra che di centrosinistra – a partire dal 1996: effetti del monopartitismo (appena appena) imperfetto, per cui ai co.co.pro. si toglie molto e si dà, al massimo, niente più che un’elemosina. (radicali.it)

RADICALI


Pannella: la nostra è mobilitazione, non protesta

In relazione alla mobilitazione attualmente in corso da parte dei Radicali, ripetutamente definita quale “protesta”, per abitudine giornalistica già in passato oggetto di specifiche diffide, tramite la presente sono a significare - a chiunque, operatore dell’informazione scritta e audiovisiva – che quella in corso, non è affatto una protesta finalizzata a reclamare spazi televisivi per i Radicali, e dunque come tale non può e non deve essere etichettata, pena la lesione del diritto all’identità politica del Movimento Radicale Nonviolento e dei suoi singoli militanti. Si tratta, invece, ed in termini assolutamente differenti, “della lotta nonviolenta, oramai non più rinviabile, a tutela del diritto di tutti i 60 milioni di cittadini ad essere correttamente informati, così come prevedono le leggi dello Stato costantemente violate dalla RAI TV, come accertato per 43 volte dalle Autorità competenti. Leggi che da oltre 10 mesi sono violate anche dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza che, non adempiendo ai propri inderogabili doveri, dà espressione all’infame regime partitocratico corrotto e corruttore che non può permettersi di riconoscere a voci “altre e diverse” il diritto di Tribuna e di parola.” Con avvertimento che definizioni diverse e riduttive (ad esempio “protesta”) della mobilitazione Radicale saranno considerate gravi lesioni del diritto all’identità politica e come tali perseguite nelle dovute sedi giudiziarie. Cordialmente.


Marco Pannella

SCUOLA


Scuola, a Prato la piu' sicura
Rapporto Legambiente, Chioggia la piu' verde

Nel comune di Prato ci sono i migliori istituti scolastici per sicurezza degli immobili e qualita' dei servizi. La miglior amica del clima e' a Chioggia (Ve), che vince il premio per la scuola piu' eco-sostenibile. E' il verdetto del rapporto di Legambiente, 'Ecosistema scuola 2009'. Nella speciale classifica delle scuole migliori seguono Biella, Terni, Lecce, Forli', Livorno, Parma e Firenze. Tra le grandi citta', chiudono la classifica Messina, Treviso e Salerno. (ansa.it)

venerdì 13 marzo 2009

CURZIO


QUESTION TIME

Premesso che:

è apparsa oggi sulle pagine del Corriere Fiorentino la notizia dell'avvenuta vendita dell'archivio Curzio Malaparte (lettere, carte, documenti e manoscritti) ad una Istituzione culturale milanese presieduta dal senatore Marcello Dell'Utri;

sembra che gli eredi Malaparte abbiano ceduto l'intero archivio per una somma di euro 700.000,00;

se la notizia fosse vera Prato avrebbe disperso un grande patrimonio identitario essendo Malaparte la più grande personalità della letteratura espressa dalla città nel secolo scorso;

Tutto ciò premesso chiede di conoscere se:

1.. Corrisponde a verità che gli eredi Malaparte avrebbero offerto l'archivio al Comune di Prato ritenendo giusto e corretto che tali materiali rimanessero per sempre nella città natale dello scrittore;

2.. Quando e quali rapporti abbia avuto l'amministrazione comunale con i rappresentanti legali dell'eredità Malaparte;

3.. Quali siano stati i motivi che hanno consigliato di non procedere all'acquisto dell'archivio del "maledetto toscano";

4.. Se non ritenga, comunque, utile ed opportuno verificare la possibilità di riportare a Prato l'archivio di Curzio Malaparte che è da ritenere parte integrante ed essenziale della storia sociale, culturale e letteraria della nostra città
.


Avv. Massimo Taiti

Lista Civica "Taiti per Prato"

MALAPARTE


Curzio Malaparte, da Firenze a Milano. L'archivio nelle mani di Dell'Utri. L’avvocato fiorentino Niccolò Rositani, (sua nonna materna era la sorella di Malaparte, Edda Suckert), legale rappresentante della comunione eredi dello scrittore, ha ceduto per 700.000 euro il patrimonio.

L’archivio di Curzio Malaparte, contenente carte, documenti e manoscritti appartenuti al grande scrittore e giornalista pratese, è stato venduto dagli eredi alla Biblioteca di via Senato di Milano, presieduta dal senatore Marcello Dell’Utri. La notizia è data dal settimanale Toscana Oggi, in edicola domani.
L'ULTIMO EREDE - L’avvocato fiorentino Niccolò Rositani, (la sua nonna materna era la sorella di Malaparte, Edda Suckert), legale rappresentante della comunione eredi dello scrittore, ha ceduto per 700.000 euro - è scritto nell’articolo - il patrimonio di documenti, carte, manoscritti appartenuti all’avo e finora conservati nella villa fiorentina dei Rositani ad Arcetri.
PRATO NON COMPRA L'ARCHIVIO - Già da tempo era venuta meno la possibilità che l’archivio potesse essere acquistato dal Comune di Prato o comunque da altre istituzioni della città natale di Malaparte, dove Kurt Suckert (il vero nome dello scrittore) è sepolto. Tra l’altro, qualche mese fa era sfumato all’ultimo momento l’accordo tra l’avvocato Rositani e un imprenditore pratese, rimasto anonimo, forse a causa dell’entità della cifra richiesta. La Biblioteca di via Senato a Milano è un’istituzione culturale attiva dal 1997 che si è affermata nel panorama culturale del capoluogo lombardo con i suoi fondi librari e soprattutto con incontri ed esposizioni.
(corrierefiorentino.it)

CHAMPIONS


Più di 40 auto blu in coda per ritirare i biglietti di Roma-Arsenal


Più di quaranta auto blu in coda davanti alla sede del Coni di Roma per ritirare i biglietti della partita Roma-Arsenal. Ed erano tutte in servizio. Sirene, lampeggianti, palette esposte dagli autisti, contrassegni «Servizio di Stato», «Camera dei Deputati», «Senato della Repubblica», «Palazzo Chigi Presidenza del Consiglio dei Ministri». Un filmato delle «Iene Show» in onda stasera su Italia 1, le ha riprese tutte.
AL MINISTRO BRUNETTA - E «Le Iene» si rivolgono al ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta: «Sta cercando di combattere gli sprechi nella PA, uno dei più emblematici è l'abuso delle auto blu, ovvero macchine pagate con soldi pubblici e che dovrebbero servire a soddisfare interessi statali». Non è sempre così, secondo «Le Iene», che hanno voluto verificare di persona e la sera dell'11 marzo si sono appostate davanti alla sede romana del Coni, a due passi dallo Stadio Olimpico. «Ecco che arriva la prima auto blu con tanto di sirena - raccontano "Le Iene" -, l'autista torna con una busta in mano, ma è muto come un pesce».
LA PROCESSIONE - A poco a poco arrivano auto blu di tutti i tipi, italiane, straniere, con lampeggiante o paletta. Tutti acqua in bocca, ma i contrassegni sulle auto tradiscono gli autisti. Qualcuno poi si sbottona davanti alla finta giornalista che fa domande e alla fine qualche autista fa anche nome e cognome del fortunato che riceverà i biglietti della partita, come ad esempio il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il sottosegretario del Lavoro Pasquale Viespoli. Le «Iene», fanno sapere in una nota di essere «a disposizione nel caso il ministro Brunetta volesse intervenire contro questi sprechi operati dai suoi colleghi».

RUMENI




Leggendo il bell’articolo di Gad Lerner sulla prima pagina di “Repubblica” di oggi, “Se i due rumeni fossero romani”, mi è venuto in mente un romanzo del 1960, “To kill a mockingbird”, dell’americana Harper Lee, uscito in Italia col titolo “Il buio oltre la siepe” e diventato uno splendido film con Gregory Peck nella parte del protagonista. La storia si svolge nel profondo sud degli Stati Uniti, in Alabama, negli anni Trenta. Un giovane nero viene accusato di avere violentato e picchiato una donna bianca, reato che in quei tempi e in quel clima può portarlo dritto alla sedia elettrica. Un avvocato bianco, convinto della sua innocenza, accetta di difenderlo, attirandosi l’odio di tutta la cittadina in cui vive. Alla fine, nonostante il processo dimostri l’evidente innocenza dell’imputato, questi viene riconosciuto colpevole; e morirà, in attesa del processo di appello, mentre cerca di fuggire di prigione. Ma la cosa più bella e più attuale del libro, che ho letto, per la prima volta, di recente, insieme a mio figlio di 14 anni che lo sta leggendo nella sua scuola di Londra, la cosa più bella e più attuale - dicevo - è l’arringa conclusiva di Atticus, l’avvocato, in tribunale. Non ho con me una copia del libro in italiano, per cui ne faccio una traduzione e un sunto approssimativi, ma sono parole che suonano di grande attualità per il mondo e per l’Italia di oggi, ndipendentemente dal fatto se i rumeni di Roma siano colpevoli o meno.
E’ da ricordare appunto il periodo, gli anni Trenta della Grande Depressione economica, e il luogo, il sud degli Usa dove vigevano segregazione razziale e profondi pregiudizi. Ecco dunque cosa dice l’avvocato difensore alla giuria (tutta composta di uomini bianchi).
”Signori, i testimoni a favore dell’accusa si sono presentati a voi nella cinica presunzione, nella diabolica presunzione, che tutti i Negri mentono, che tutti i Negri sono fondamentalmente esseri immorali, che non c’è da fidarsi di tutti gli uomini Negri quando sono attorno alle nostre donne. Ma voi conoscete la verità, e la verità è questa: alcuni Negri mentono, alcuni Negri sono immorali, di alcuni Negri non c’è da fidarsi quando sono attorno alle donne - nere e bianche. E’ una verità che si applica alla razza umana e a nessuna particolare razza di uomini. Non c’è in quest’aula un solo uomo che non abbia mai mentito, che non abbia mai commesso qualcosa di immorale, e non c’è uomo vivente che non abbia mai guardato una donna con desiderio. Thomas Jefferson una volta disse che tutti gli uomini sono creati uguali. Ebbene, noi sappiamo che in realtà non tutti gli uomini sono creati uguali: alcuni sono più intelligenti di altri, alcuni hanno migliori opportunità, alcuni hanno più soldi, alcuni hanno più talento. Ma c’è un luogo in questo paese in cui tutti gli uomini sono uguali, in cui il povero è uguale a Rockefeller, lo stupido uguale a Einstein, l’ignorante uguale al professore universitario, e quel luogo sono le corti di giustizia. I nostri tribunali hanno i loro difetti, come ne ha qualsiasi istituzione umana, ma in questo paese le corti di giustizia sono i grandi livellatori, nei nostri tribunali gli uomini sono tutti uguali”.
(blog Enrico Franceschini, repubblica.it)

GALLI


Galli, un portiere per Firenze,"Voglio fare le cose per bene"

Alla fine il contatto con Berlusconi c’è stato. Giovanni Galli, ex portiere di Fiorentina e Milan, 50 anni, sarà il candidato a sindaco di Firenze per il Pdl. La telefonata del premierè avvenuta ieri in tarda serata: da circa 20 giorni Galli l’aspettava dopo essere stato indicato da alcuni esponenti toscani e fiorentini del centrodestra come possibile candidato da contrapporre a Matteo Renzi che ha vinto le primarie del Pd fiorentino. Secondo indiscrezioni, Berlusconi avrebbe chiamato anche i deputati Gabriele Toccafondi e Paolo Amato, che erano altri due nomi circolati come possibili candidati del Pdl, chiedendo loro di fare squadra. «È stata una telefonata tra due persone che si stimano e si rispettano», ha detto Galli interpellato sul colloquio telefonico avuto con il premier. L’ex portiere di Fiorentina e Milan spiega che alla fine non si sa «se ero più entusiasta io o lui». Galli non vuole ancora parlare di programmi, ma aggiunge: «L’unica cosa che dico è che voglio fare le cose per bene per Firenze: ho un progetto per la città che condividerò e porterò avanti anche con l’aiuto del presidente e del governo». Galli non vuole parlare neppure di confronti con il candidato a sindaco del Pd Matteo Renzi: «Io - osserva - non devo confrontarmi con nessuno, il mio è un piano diverso da quello solo politico». «Con Berlusconi - ha proseguito Galli - ho parlato della determinazione che vogliamo mettere tutti per vincere e, durante l’incontro che avrò con lui, sicuramente parleremo di impegni e di programmi». Galli dovrebbe vedere il premier a Roma nei primi giorni della prossima settimana, forse già lunedì, per concordare il programma della campagna elettorale. L’ex portiere viola è legato a Mediaset da un contratto per le telecronache e gli interventi nelle trasmissioni sportive. Sposato, tre figli, la sua vita personale venne sconvolta nel 2001 quando Niccolò, promessa delle giovanili del Bologna, morì a soli 17 anni in un incidente stradale. Da allora l’ex portiere è impegnato in prima persona nel sociale con la fondazione "Niccolò Galli", con la quale è presente in molte iniziative di solidarietà a Firenze e non solo. (stampa.it)

PIANOCASA


Edilizia libera
Due o tre ragioni per cui “è ridicolo dire no alla cementificazione”
L’architetto Stefano Boeri spiega perché non firmerà l’appello contro il piano casa. “E’ una petizione ideologica”. La questione dello sfitto.


“Fatta salva una fortissima, direi quasi apodittica difesa di quello che è il suolo non ancora costruito, la cui preservazione è uno dei grandi problemi italiani, per il resto un intervento che vada a toccare, o anche a incentivare, piccole trasformazioni in un settore importante e sensibile per le persone come quello della casa sia lecito, e anche opportuno”. Non piacciono invece gli appelli e i “no” assoluti e irrealistici, a Stefano Boeri. Architetto milanese, nonché direttore della rivista “Abitare”, è uno degli architetti più attivi della nuova generazione, con all’attivo idee innovative come quella del “bosco verticale”, un progetto di due grattacieli per Milano sui cui terrazzi, però, cresceranno alberi alti fino a nove metri di altezza. “Se davvero noi architetti vogliamo contribuire alla discussione sulle proposte di legge del governo sulla casa” ha scritto in un intervento mercoledì sulla Stampa, “sarà bene cominciare a fare i conti con quello che, ci piaccia o no, è già accaduto nei territori del nostro paese”. Bisogna essere pragmatici ma anche visionari, dice. Il che non significa, per Boeri, prendere tutto per buono: “Una piccola-grande raccomandazione: non si può parlare di questi temi oggi in Italia senza parlare anche del recupero dello sfitto, abitativo e commerciale, che è l’altra grande emergenza”.
Stefano Boeri, architetto milanese tra i più attivi della generazione dei cinquantenni, è anche pubblicista – dirige la rivista “Abitare” – nonché docente di Progettazione urbana a Venezia e non disdegna gli interventi nel dibattito pubblico, quando si parla di progettazione urbana e di idee per il futuro delle città. L’appello degli architetti contro il piano casa del governo però non l’ha firmato: ha spiegato pubblicamente il perché in un intervento sulla Stampa e al Foglio ripete di essere stufo delle “petizioni ideologiche”. Ribadisce anche la sua visione, improntata al realismo per quanto prudente, e aggiunge che “un intervento che vada a toccare, o anche a incentivare economicamente, piccole trasformazioni in un settore importante e sensibile per le persone come quello della casa è lecito e anche opportuno”. La discriminante necessaria, però, è che serve “una fortissima difesa di quello che è il suolo non ancora costruito, la cui preservazione è uno dei grandi problemi italiani”. Domanda d’obbligo: come si conciliano le due cose? Molti suoi colleghi paventano disastri per l’ambiente… “Con pragmatismo, ma anche con un po’ di visionarietà. Non si può restare legati a idee astratte, che non rispondono alla realtà e alle necessità. Detto questo, bisogna conciliare l’incentivo legittimo a trasformare, a costruire, con la tutela del poco territorio che ancora non è stato consumato, e che è un’altra grande emergenza. Ed è un problema tipicamente italiano”. Risparmiare territorio, appunto, ma come? “Credo che un intervento legislativo sulla casa non possa essere completo, né ben fatto, se non si prende in considerazione la questione dello sfitto. Prenda Milano: ci sono novantamila appartamenti sfitti, che se fossero recuperati sarebbero anche questi una grande risorsa economica, penso ad esempio alle famiglie. Esiste uno strumento come l’immobiliare sociale, ancora poco diffuso in Italia, ma in una città come Barcellona funziona molto bene, che permette di mettere sul mercato in modo garantito quegli spazi sfitti. Perché non incentivarlo? E poi, sa a quanto ammonta oggi lo sfitto commerciale in una città come Milano?”. No, a quanto? “A una cubatura pari a trenta Pirelloni. Un’enormità. Che è ferma in mancanza di convenienza ad affittare e anche per la troppa rigidità nelle regole di cambio di destinazione. Questo, assieme al recupero edilizio – abitativo o commerciale – di quanto esiste già è l’altra parte di un serio piano casa”. In Italia, però, c’è una sorta di tabù culturale per cui appena si parla di trasformazione del territorio, di edificazione, si grida alla cementificazione. Che ne pensa? “Che bisogna abbattere la mitologia della cementificazione. Ma per farlo bisogna spiegarsi: se cementificazione significa mangiare nuovo suolo, allora no, non bisogna farlo, se n’è già sprecato troppo in questi decenni. E gli strumenti allora sono quelli detti prima. Ma se è opporsi a costruire recuperando, trasformando le destinazioni d’uso, aumentando la densità urbana in cambio di nuove infrastrutture, dire ‘no alla cementificazione’ è semplicemente ridicolo”. Prendiamo la questione della densità, appunto. Il nuovo Piano di governo del territorio proposto dal comune di Milano ha suscitato polemiche preventive proprio perché prevede la possibilità di aumentare il coefficiente di edificazione, variandolo soprattutto a seconda delle zone: in quelle di nuova edificazione – come quelle che verranno recuperate dalle aree degli scali ferroviari dismessi – a fronte di una forte infrastrutturazione, sarà possibile costruire di più, rendendo più “densa”, appunto, la città. Lei cosa ne pensa? “Che se questa ipotesi, che è ancora in gestazione e che quindi dovrà essere meglio valutata, è legata davvero a un blocco del consumo del suolo, allora va bene. Il problema delle nostre città, in questi decenni, è stato esattamente l’opposto: si è continuato a costruire, erodendo sempre più suolo, espandendo città sempre più disgregate
dal punto di vista degli spazi. Ma ci tengo a ripeterlo: c’è anche tutto lo sfitto da recuperare”.. (foglio.it)

BUIO


EARTH HOUR


Il buio ideale secondo i lettori, al via iniziativa Repubblica-Wwf
Fino al 29 marzo potete spedirci racconti e video su cosa fare in 60 minuti a luci spente. L'iniziativa nell'ambito della campagna sul clima. In palio tre soggiorni in agriturismo e due mini-crociere




di VALERIO GUALERZI

Spegnere la luce, accendere la fantasia. Wwf e Repubblica.it lanciano una nuova iniziativa congiunta per dare ancora più forza a "Earth Hour", la campagna organizzata su scala mondiale dall'associazione ambientalista per mobilitare i cittadini a favore di politiche climatiche in grado di scongiurare i drammatici cambiamenti legati all'effetto serra. Il Wwf chiede ai singoli come alle amministrazioni locali di lasciare al buio per un ora, dalle 20.30 alle 21.30 del 28 marzo, case e città di tutto il pianeta. Sino ad oggi hanno aderito 74 metropoli di 62 paesi del mondo, da Mosca a Las Vegas, da Oslo a Singapore, da Nuova Dehli a Istanbul. In Italia hanno garantito la loro partecipazione 70 tra piccoli e grandi Comuni, a cominciare da quello di Venezia, città simbolo della minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici e in particolare dal rischio di innalzamento del livello del mare. Ai lettori di Repubblica.it il Wwf chiede però qualcosa di più che schiacciare un semplice interruttore. Spegnere la luce non è infatti solo un gesto simbolico dell'importanza di consumare energia in maniera efficiente e responsabile. Può anche spalancare la porta verso ben altro. Il buio, nella nostra vita, è diventato infatti merce sempre più rara e preziosa. Al buio si può tornare ad ammirare in tutta la sua bellezza un cielo stellato, si può cenare romanticamente a lume di candela. Probabilmente ognuno di noi ha in mente la propria idea di come impiegare un'ora a luci spente. Per questo, l'invito è a raccontare i 60 minuti di buio ideali, con le parole o con le immagini, attraverso dei video. In palio, premi per i migliori contributi. Una giuria valuterà il materiale spedito dai lettori entro il 28 marzo a questo indirizzo: orabuio@repubblica.it e premierà i migliori tre con un soggiorno in una Fattoria del Panda, gli agriturismo selezionati dal Wwf. Altri riconoscimenti sono le due crociere di un giorno in battello nel santuario dei cetacei nel Mar Ligure e i 20 ingressi gratuiti per due persone nelle 130 oasi naturalistiche gestite in tutta Italia dall'associazione ambientalista. I video e i racconti selezionati verranno poi utilizzati dal Wwf come materiale di promozione per l'edizione 2010 di "Earth Hour" che verrà distribuito nei principali media del mondo. (repubblica.it)

NATI


Immigrati: Mantovano, in norme ddl nessun divieto iscrizione anagrafe

''Quanto riferito ieri da talune associazioni a proposito dell'iscrizione all'anagrafe del figlio di stranieri in posizione irregolare non trova fondamento nelle norme del ddl sicurezza, approvato dal Senato e ora all'esame della Camerà'. Lo ha chiarito in una nota il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano. In base alla norma contestata (art. 45 lett f del d.d.l.), per lo straniero in posizione irregolare l'assenza di permesso di soggiorno inibisce di ottenere il rilascio di 'licenze, autorizzazioni, iscrizioni e altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati'.
La disposizione, quindi, vieta al clandestino di ricevere una licenza di commercio, o documenti che costituiscano o preparino 'provvedimenti' in suo favore. ''Nessun articolo e nessun comma, invece, - spiega nella nota Mantovano - gli inibisce di dichiarare la nascita di un figlio: quest'ultimo infatti e' un atto nell'interesse del bambino, e rende nota una situazione di fatto. Peraltro, ferma restando la personale iniziativa del genitore, la dichiarazione puo' essere resa anche dal medico, dall'ostetrica o da qualsiasi persona che abbia assistito al parto, se la volontà della madre e' di non essere nominata (art. 30 D.P.R. 396/2000). Probabilmente l'equivoco sorge dalla eliminazione, effettuata dalla nuova norma, del riferimento agli atti dello stato civile: ma si tratta, per l'appunto, di un equivoco, che non trova riscontro nel complesso delle disposizioni interessate e nel fine della innovazione propostà'. ''L'esame alla Camera del ddl - conclude Mantovano - permetterà di chiarire la questione oltre ogni dubbio e, se fosse necessario, di renderla ancora più incontrovertibile, esplicitando (lo si ripete, se necessario) una possibilità, la dichiarazione di nascita, che a nessuno e' mai venuto in mente di precludere''.

NATI


In qualità di ex-dirigente dell’Ufficio Anagrafe di un Comune capoluogo, mi rivolgo a tutti i Parlamentari molisani, ai Prefetti, nonché ai Sindaci e agli Ufficiali di Anagrafe e Stato Civile, per segnalare lo spaventoso rischio che sia approvata una norma del “pacchetto sicurezza” che rappresenta un autentico terremoto nel funzionamento dei Registri di Nascita. L’articolo 45, comma 1, lett. f del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, attualmente all’esame della Camera, stabilisce che se un cittadino straniero vuole registrare la nascita di un figlio è obbligato a esibire il permesso di soggiorno.
L’Ufficiale di Stato Civile si troverà a dover rifiutare di registrare un neonato se i suoi genitori non hanno il permesso di soggiorno. Da due secoli i registri di Stato Civile sono la fotografia della situazione demografica “vera”. Gli uffici comunali si occupano semplicemente di verificare (attraverso l’attestato di assistenza al parto) se effettivamente sia nato un bambino. Tutte le circostanze giuridico-politico che riguardano i genitori sono irrilevanti. Ora si vorrebbe trasformare gli Ufficiali di Stato Civile in inquisitori che verificano i permessi di soggiorno.
E’ evidente che una norma di questo genere, se fosse approvata, violerebbe gli obblighi internazionali, stabiliti con il Patto di New York del 1966 (ratificato nel 1977) che riconosce ad ogni minore il diritto ad essere registrato immediatamente dopo la nascita. Sarebbe violata anche la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (ratificata in Italia nel 1991) che obbliga gli Stati a preservare l’identità e il nome dei bambini. Un eventuale divieto di registrare i figli di chi non ha permesso di soggiorno sarebbe anche anticostituzionale. Infatti l’articolo 31 della Costituzione protegge l’infanzia, e l’articolo 22 della Costituzione vieta di togliere a una persona la capacità giuridica. Se entrasse in vigore la predetta norma, questi neonati scomparirebbero dalle statistiche: può un Paese civile non avere un quadro certo della propria situazione demografica? Avremmo in Italia dei bambini “invisibili” ed apolidi, e dunque esposti a ogni rischio, privi delle garanzie di salute e di istruzione. Addirittura c’è il rischio che questi bambini, se nati in ospedale, vengano etichettati come “in stato di abbandono” e vengano sottratti ai loro genitori per andare in adozione. E’ probabile che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo di perdere il bambino, rinuncino a recarsi in ospedale per il parto: con tutti i rischi che ciò comporta. Pertanto è in atto una forte mobilitazione di tutte le associazioni che hanno a cuore gli interessi dell’infanzia, affinché non venga approvato l’articolo 45, comma 1 f, del disegno di legge 2180 “disposizioni in materia di sicurezza”.


Fiora Luzzatto

SONDAGGIO


Sondaggio Politico-Elettorale
Intenzioni di voto
Pubblicato il 13/3/2009.
Autore:
Istituto Piepoli S.p.a.
Committente/ Acquirente:
SkyTg24



Domanda:



Se oggi come oggi dovesse votare per le elezioni europee, Lei cosa voterebbe?.



Risposta:



Pdl+Lega+Mpa 51%

Pd+IdV 36%

Altri 13%




CLINT


Un vecchio operaio della ford si scontra con i nuovi immigrati. Gran Torino, la storia capolavoro di Eastwood. Sulle ingiustizie e i doveri dei padri: un dramma che va oltre l'America.


Come si può definire un film che si apre con un funerale e si chiude con un altro? Un osservatore superficiale potrebbe anche definirlo iettatorio, ma in realtà Gran Torino appartiene più correttamente alla categoria dei film «testamentari», quelli dove l'autore — qui il 78enne Clint Eastwood — ci lascia in eredità il suo messaggio «finale», il suo pensiero definitivo sulla vita e sulla morte. Meglio, su come comportarsi in vita e come affrontare la morte. Cioè, sul Bene e sul Male. Questa riflessione ha sempre attraverso le opere di Eastwood regista. L'azione, che in altre età della vita sembrava predominare su tutto, finiva però per riportare primo o poi il suo «eroe» ai temi centrali della responsabilità. E a volte del castigo se non della morte. Come condanna (al cattivo di turno) ma anche come estremo destino di sconfitta (Guarda il trailer).
Come succede in Bird, in Un mondo perfetto, in Lettere da Iwo Jima... In Gran Torino, la riflessione di Eastwood prende un'andatura più zigzagante, a volte fin contraddittoria, come per riassumere tutte le diverse opzioni di una carriera che ha portato il suo regista a confrontarsi non solo con i limiti della vita, con le sue debolezze e le sue sconfitte, ma anche a farsene carico, ad assumerli (cristologicamente?) su di sé. Questo, almeno, fa Walt Kowalski (Eastwood), operaio in pensione dalla Ford, che vede il suo quartiere di Detroit spopolarsi di bianchi americani per lasciare il posto a ispanici e a un gruppo di invadenti «musi gialli» (in realtà «hmong», popolazione che non può più vivere nei territori d'origine, a cavallo tra Laos, Cambogia e Cina). All'inizio del film, però, durante il funerale della moglie, scopriamo che la rabbia di Kowalski si rivolge anche verso i membri della sua famiglia, i due figli Mitch e Steve da cui lo allontanano scelte di vita e gusti automobilistici (uno di loro commercia auto giapponesi, peccato più che mortale per un ex dipendente Ford), per non parlare dei nipoti vari, di cui disprezza praticamente ogni cosa, dall'abbigliamento all'indolenza. E senza preoccuparsi troppo di abbassare il tono quando fa le sue esternazioni. Con una buona dose di autoironia, Eastwood/Kowalski si mette in scena nel meno compiaciuto dei modi, ringhioso e urticante, capace di prendere il fucile per allontanare chi osa invadere la sua proprietà privata e preoccupato solo di due cose: avere una scorta di birra fresca da bere in solitudine nella sua veranda e ammirare la sua Gran Torino Ford del 72, che ogni tanto tira fuori dal garage e lucida con maniacale pazienza.
Inevitabile che a un certo punto le rabbie e le recriminazioni di Kowalski comincino a vacillare, e proprio quando stanno per esplodere di fronte alla scoperta che il timido figlio dei vicini di casa, Thao (Bee Vang), sta tentando di rubare come «cerimonia» di iniziazione all'età adulta proprio la sua amata auto. A partire da questo momento, la rabbia si trasforma in disprezzo, poi in non belligeranza per diventare curiosità e infine protettivo spirito paterno. Anche per merito della sorella di Thao, Sue (Ahney Her), meno impacciata nel suo percorso di integrazione nella cultura americana.
Lo strano, o per lo meno l'insolito, in un film hollywoodiano è la libertà che sembra prendersi Eastwood, che a un certo momento dà l'impressione di «perdersi » in lunghe deviazioni apparentemente non essenziali. Si prende il tempo per raccontare alcune specificità antropologiche degli hmong, scherza con le differenze razziali (e razziste) delle varie anime americane (i duetti col barbiere italo-americano), allontana la minaccia che incombe sul film (il violento bullismo di una banda orientale che scorrazza nel quartiere) come se volesse far imboccare al film un'altra strada, quella di una commedia di costume un po' fuori dal tempo. E poi, all'improvviso, fa ripiombare lo spettatore di fronte alla violenza e alla crudeltà. Obbligandolo però a fare un passo ulteriore, che è quello dell'assunzione delle proprie responsabilità di fronte alle ingiustizie della vita. E chiudendo perfettamente il percorso che unisce questo film a Mystic River e Million Dollar Baby: la coscienza della responsabilità che i padri — veri o «putativi» poco importa — hanno verso i figli. E il carico di «debiti» morali da cui non possono certo liberarsi. Alla fine la storia riprende il suo percorso incalzante e sorprendente, che naturalmente lasciamo allo spettatore scoprire. Possiamo solo aggiungere che Eastwood lo fa con una assunzione di responsabilità inusitata anche per i suoi film, quasi fosse riuscito finalmente a fare i conti davvero con la morte che nelle sue ultime regie aveva sempre più invaso le avventure dei suoi non-eroi, finendo per assumere l'aspetto del convitato di pietra. E che Eastwood filma con la semplicità e l'immediatezza che hanno solo i grandi
. (corriere.it)


Paolo Mereghetti

DARFUR


DARFUR BRUCIATO


Corriere Magazine - 12 marzo 2009

di Emma Bonino


Dal 2003 il governo di Khartoum appoggia politicamente e materialmente le scorribande dalle milizie Janjaweed nella regione del Darfur. La crisi umanitaria che ne è derivata è una delle più drammatiche dell'ultimo decennio. In questi giorni la Corte Penale Internazionale ha spiccato un mandato di cattura a carico del presidente sudanese Bashir, al potere dal 1989. La decisione della Corte non stupisce, perché fa seguito ad una precisa richiesta d'indagine da parte del Consiglio di Sicurezza ONU. Per questo trovo fuori luogo le polemiche che da più parti vengono sollevate all'indirizzo del procuratore Ocampo, che a detta di qualcuno avrebbe peccato di eccessivo protagonismo. La Corte si è limitata a svolgere, peraltro con perizia, il proprio lavoro. Se gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza lo ritengono, possono scegliere di ricorrere all'art. 16 dello Statuto di Roma, che io stessa a suo tempo contribuii a negoziare e che consente di sospendere per 12 mesi il procedimento in corso, magari per trovare una politica da proporre per la soluzione del conflitto sudanese. Questa decisione devono però "motivarla", ossia mettere l'opinione pubblica in grado di conoscerne le ragioni.

SANLEONARDO


Fondiaria ha presentato la richiesta per il cambio di destinazione urbanistica: vuole trasformare la villa il Gioiello. La potatura degli ulivi prepara il cantiere?


di Franca Selvatici


Villa Il Gioiello in via San Leonardo, di fronte al Forte del Belvedere, diventerà un albergo di lusso. Fondiaria, che dal 1990 possiede la nuda proprietà della villa, delle abitazioni vicine e della vallata sottostante di 16 ettari, e che fra breve ne entrerà in pieno possesso, ha presentato l´11 febbraio il progetto agli uffici dell´assessorato all´urbanistica. La società di assicurazioni, che fa capo all´imprenditore Salvatore Ligresti, ha chiesto il cambio di destinazione d´uso della villa da residenziale a turistico-ricettivo, e ha presentato una Dia, una dichiarazione di inizio attività. I lavori potrebbero cominciare in qualunque momento. La radicale potatura degli ulivi del parco sembra preludere, dunque, all´apertura del cantiere. Villa Il Gioiello appartiene alla signorina Maria Di Pietro, di 99 anni, che si è trasferita in Francia e si appresta a rinunciare a tutti gli usufrutti. Fondiaria non ha perso tempo. La villa diventerà un albergo. Il progetto, firmato dall´architetto Massimo Pierattelli, non prevede alcuna modifica esterna dell´edificio, ma la realizzazione al suo interno di dodici camere doppie e di una singola. Fondiaria ha chiesto al Comune il cambio di destinazione d´uso della villa sulla base del Piano turistico cittadino, approvato dal consiglio comunale il 22 dicembre 2003, che consente la trasformazione di edifici di pregio (classe 0 e 1) in alberghi di qualità, a condizione che vengano rispettati determinati parametri (per esempio un numero di posti auto pari a un terzo delle camere).Il progetto presentato da Fondiaria sembra rispondere a tutti i requisiti. E l´impatto ambientale di un albergo in via San Leonardo? In Comune spiegano che non c´è necessità di valutarlo perché il piano regolatore vigente include via San Leonardo in un «centro storico diffuso» e consente all´interno di esso l´attività turistico-ricettiva. Risultato: inizio lavori imminente, nessuna obiezione da parte del Comune.
Il progetto di Fondiaria non riguarda l´area agricola, e cioè la valle che scende da via San Leonardo verso Boboli e risale verso il Forte del Belvedere, ricoperta da un bosco di ulivi. Tuttavia i primi segnali del cantiere sono stati colti proprio nel parco, dove da circa una settimana fervono robustissimi lavori di potatura degli ulivi. Le piante, tutte sanissime seppur inselvatichite, sono state scapitozzate e in buona parte mozzate e ridotte al solo tronco. Una cura radicale per evitare rischi di incendio, ha spiegato Immobiliare Lombarda, la società di gestione del patrimonio immobiliare di Fondiaria Sai. Un intervento di «manutenzione ordinaria» per il quale non è stato chiesto alcun permesso, sebbene la valletta sia zona agricola di particolare interesse culturale e faccia parte del parco delle colline. Ieri Pietro Rubellini, direttore del verde pubblico del Comune, è andato sul posto per un sopralluogo. «La potatura è una pratica agricola», spiega: «Non possiamo interferire e non c´è bisogno di autorizzazione, come per l´abbattimento. Non ci risulta che ve ne siano stati, ma alcuni ulivi sono stati tagliati in maniera orripilante, ridotti a mozziconi di tronchi. Però è sempre potatura e ci hanno spiegato che nell´85, dopo la gelata, lo hanno fatto in molti». Quest´anno non è gelato niente e le piante sono sane. La potatura, però, uno la fa come gli pare, anche sotto il Forte del Belvedere. E i roghi che per giorni hanno sollevato nuvole di fumo? Non sono vietati in area urbana? «Stiamo verificando se il parco si trova fuori o dentro il perimetro dell´area urbana», spiega Rubellini. Intanto ieri mattina i lavori si sono interrotti. Metà della valle, per ora, resta verde. (repubblica.it)

TIBET


Il leader tibetano afferma di voler una "vera" autonomia ma Pechino lo considera secessionista. Il premier Wen: nella regione la situazione è "pacifica e stabile" perché "le nostre politiche sono corrette".


Tibet, il governo cinese: "Disposti al dialogo se Dalai Lama rinuncia all'indipendenza"

La Cina "è aperta" a colloqui sulla questione tibetana ma solo se il Dalai Lama rinuncia ai propositi di indipendenza. Lo ha ribadito oggi il primo ministro cinese Wen Jiabao sostenendo che la situazione in Tibet è "pacifica e stabile", il che proverebbe la correttezza della politica della Cina nella regione. Parole che sembrano non tenere conto del fatto che la guida spirituale dei tibetani ha più volte affermato che non mira all'indipendenza ma all'autonomia. "Nei confronti del Dalai Lama, la nostra posizione è solida e chiara, basta che rinunci alle sue attività separatiste e noi saremo pronti a proseguire il dialogo con i suoi rappresentanti, la nostra porta è aperta'', ha dichiarato il premier cinese nella conferenza stampa conclusiva dell'Assemblea nazionale del popolo. "Il Dalai Lama deve dimostrare la sua sincerità in modo che si possano raggiungere risultati sostanziali", ha aggiunto. Il premier ha accusato il leader tibetano di aver chiesto nel 1987-88 il ritiro dal Tibet dell'esercito cinese e la cacciata di tutti gli immigrati cinesi dal territorio. Il Dalai Lama, in esilio dal 1959, afferma di volere una "vera" autonomia, ma Pechino continua a considerarlo un secessionista. "La cosa più importante per riprendere i colloqui è la sincerità", ha detto Wen. Wen ha poi accusato "alcuni Paesi occidentali" di "strumentalizzare" la figura del Dalai Lama che a suo dire è più un leader politico che religioso. In particolare ha chiesto un chiarimento a Parigi dopo le recenti tensioni seguite all'incontro tra Nicolas Sarkozy e il Dalai Lama: "Spero che la Francia assuma una posizione netta sulle questioni relative al Tibet per permettere una ripresa delle normali relazioni con la Cina il prima possibile". Alla conclusione del 50esimo anniversario della fallita rivolta contro la Cina nella regione, Wen ha difeso le politiche di Pechino in Tibet, osservando che hanno contribuito a mantenere la stabilità e hanno migliorato le condizioni di vita della popolazione. "Nel corso degli ultimi anni il governo ha incrementato la sua pressione fiscale in Tibet per accelerare il ritmo dello sviluppo economico e ha lavorato per migliorare le condizioni di vita degli agricoltori e dei pastori tibetani", ha sottolineato, aggiungendo che "è un fatto che la pace, la stabilità e il continuo progresso del Tibet hanno provato che le politiche che abbiamo adottato sono corrette". (repubblica.it)

RADICALI


Associazione per l'iniziativa radicale

ANDREA TAMBURI


Tel. 340.1116909


Venerdì 20 marzo 2009

presso la Libreria Claudiana, h. 16,00

Borgognissanti n. 6 - Firenze

con la collaborazione del Circolo Culturale Vermigli e dell'associazione Libera Uscita

incontro-dibattito su:

STATO CHIESE separazione-spoliazione

Interverranno:

-Maurizio Turco, deputato Radicale, eletto nelle liste del PD

-Prof. Luigi Lombardi Vallauri, ordinario filosofia del diritto, facoltà di giurisprudenza di Firenze

-Dott. Marco Ricca, consigliere comunale del PS in Palazzo Vecchio

-Mauro Romanelli, coordinatore regionale Verdi Toscana


RADICALI


I Radicali protestano alla Rai

• da L'Opinione del 13 marzo 2009, pag. 12

Il presidente dell`Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ha ricevuto ieri mattina una delegazione dei Radicali, che il giorno prima avevano protestato davanti a Palazzo S. Macuto contro la Rai, che li avrebbe "oscurati" e che poi ieri pomeriggio si erano trasferiti davanti alla sede Rai di Viale Mazzini. Calabrò - si apprende da fonti dell`organismo di garanzia - ha illustrato tutti gli impegni e l`attività svolta dall`Autorità e tuttora in corso, con alcuni procedimenti che arriveranno prossimamente a conclusione, sulla base proprio di segnalazioni dei Radicali. L`esposizione è stata accolta favorevolmente dalla delegazione. "Abbiamo presentato a Calabrò - ha commentato Marco Beltrandi, presente all`incontro con Marco Pannella, Emma Sonino, Rita Bernardini, Maurizio Turco e altri - tutti i problemi sul tavolo. Mi sembra che dall`Autorità, oltre a un ascolto attento, sia venuta anche una promessa di impegno concreto. E` chiaro che il nostro rapporto con la Rai ha problemi strutturali e non episodici: lo testimoniano le 43 pronunce che l`Agcom in 10 anni ha indirizzato alla Rai". All`incontro ha partecipato anche, in rappresentanza della commissione di Vigilanza, il segretario Davide Caparrini (Lega). "Dopo l`incontro avuto ieri a San Macuto desidero confermare che la Commissione di Vigilanza Rai la prossima settimana si riunirà per completare la costituzione della sottocommissione per l`accesso, per varare le tribune politiche tematiche e per ripristinare lo strumento dei question time". Lo ha detto, dopo il sit in dei Radicali in viale Mazzini, il vicepresidente della bicamerale Giorgio Lainati. "Una decisione - ha aggiunto - che risponde pienamente alle giuste sollecitazioni poste dalla pressante iniziativa dei Radicali. Mi auguro che i vertici del servizio pubblico radiotelevisivo manifestino una forte sensibilità alla richiesta degli esponenti Radicali per avere spazi nei programmi di approfondimento giornalistico, come peraltro ha più volte deliberato anche l`Agcom".