sabato 21 marzo 2009

ASSINISTRA


Verrà ufficialmente costituita martedì prossimo anche a Prato l'alleanza-cartello elettorale denominata "Sinistra e Libertà". Nome che rammenta molto un vecchio film di Ken "il rosso" Loach sulla guerra civile di Spagna. Il rosso, in effetti, pare essere il colore predominante di quella nuova formazione. Il cartello, emanazione locale dell'omonima alleanza nazionale, è formato, anche da noi, dai Verdi, PS, Sinistra Democratica, fuoriusciti vendoliani da Rifondazione Comunista, fuoriusciti belilliani dai Comunisti Italiani. Ovvero uno "zuppone" magmatico e difficilmente digeribile. Non sapremmo dire quali vantaggi elettorali potranno derivare a questo gazpacho politico che mette insieme i Verdi ed i socialisti con nostalgici del comunismo e del socialismo autoritario e statalista.

Francamente non vediamo come si possano coniugare le pulsioni ambientaliste e libertarie degli amici Verdi ovvero l'ambizione autonomista e lib-lab degli amici socialisti con le posizioni veterocomuniste, stataliste, dogmatiche dei segmenti postcomunisti che hanno aderito al cartello arcobaleno.

Ma, naturalmente, auguriamo ogni buona sorte alla neonata lista elettorale, dalla quale, anche per i veti imposti agli alleati da Vendola e Giordano, resteranno fuori i Radicali giudicati, forse a ragione, non compatibili con la direzione politica che sottende l'alleanza e che non ha sicuramente niente a che fare con le politiche, i programmi, le proposte, le lotte dei pannelliani.

Vorrà dire che, anche a Prato, ce ne faremo una ragione.


Associazione Radicale Liber@Mente Prato

PIANOCASA





Mentre a livello nazionale il Governo ha finalmente presentato le norme che riguardano il famoso piano casa berlusconiano ed, inevitabili, scoppiano alte le polemiche politiche, urbanistiche, ambientaliste, filosofiche, i Comuni non sono stati fermi ad aspettare l'arrivo del nuovo decreto legge che dovrebbe permettere aumenti di volume sulle abitazioni.
Come dimostrano le foto qui pubblicate anche il Comune di Prato si è dato da fare. Il grazioso living in costruzione lungo la Via Cantagallo dimostra che l'esigenza alla quale il governo Berlusconi cerca di dare risposta non è campata in aria. Resta da vedere se i nuovi permessi edificatori potranno mantenere equilibri costruttivi, architettonici, ambientali e paesaggistici.
Come sembra fare sufficientemente l'abitazione in "allargamento" adesso nella nostra città.

CAP









Un autobus urbano della CAP si è incendiato questa mattina presso il Centro Commerciale di Galcetello. Il mezzo è andato completamente distrutto dal fuoco. Che ha attaccato e distrutto anche la pensilina della fermata dell'autobus. L'intervento dei Vigili del Fuoco con due mezzi ha circoscritto le fiamme ed impedito che le fiamme ed l'abbondante fumo proveniente dalla carcassa del bus si propagassero verso la vicina zona residenziale.

LEGION D'ONORE


Jean-Marc de La Sablière, Ambasciatore di Francia in Italia, conferisce alla Senatrice Emma Bonino l'onorificenza di Commendatore della Legione d'Onore

venerdì 20 marzo 2009

SORI


Il vice sindaco Roberto Bencini nel dare risposta ieri in Consiglio Comunale ad una interrogazione del capogruppo della Lista Civica "Taiti per Prato" che riguardava l'attività ed i rapporti della SORI con il Comune di Prato, alla domanda di quale sia stato il corrispettivo che la SORI versa al Comune di Prato per l'utilizzo delle banche dati informatiche comunali, ha affermato che:


"Fino ad oggi l'uso delle banche dati e l'aggiornamento del software rientrava negli 'obblighi di cooperazione' di cui al punto 8.2 del contratto di servizio. Non ha senso economico che SORI debba pagare un importo; lo stesso poi dovrebbe trovare copertura all'interno dei costi riaddebitati al Comune.Dal momento che il sistema Pandora presenta aspetti relativi al coattivo incompiuti, SORI nel triennio 2009-2011 si farà carico dei costi di aggiornamento di questi sistemi secondo le specifiche che SORI individuerà. Secondo le previsioni messe a budget per queste attività nel triennio 2009-2011 si prevede una spesa complessiva di circa 50.000 euro a carico di SORI per il pagamento di programmatori che conoscono il sistema Pandora i cui aggiornamenti rimarranno di proprietà del Comune".


Par dunque di capire, dalla faticosa lettura della prosa benciniana, che SORI non ha corrisposto alcuna somma per l'utilizzo continuativo delle banche dati di proprietà del Comune. Bencini sostiene che tale corrispettivo avrebbe costituito un nonsense economico poichè avrebbe costretto lo stesso ente comunale a rifondere a SORI la somma dalla stessa pagata per lo sfruttamento delle banche dati elettroniche del Comune. Ci permettiamo di non condividere la visione aziendale del vicesindaco. Anzi siamo molto preoccupati da questa affermazione. Bencini dovrebbe sapere perfettamente che il Comune non è la SORI e che la SORI non è il Comune! E che le banche dati elettroniche del Comune sono un costo per tutta la cittadinanza. Lo sfruttamento dei dati da parte della SORI, invece, è relativo ad una sola parte della cittadinanza, quella che viene chiamata, dall'azienda di Via Panziera, a corrispondere una tariffa per l'erogazione di un servizio ovvero a pagare una specifica tassa. Ma se per la SORI il servizio di acquisizione dei dati dalle banche elettroniche del Comune non rappresenta una spesa appare evidente che il costo industriale finale della SORI sarà inferiore a quello realmente sostenuto dalla collettività. E se questo risultato non ha influenza sulla concorrenza e sul mercato, giacchè la SORI agisce in regime di monopolio assoluto essendo affidataria senza gara dei servizi delegati dal Comune, purtuttavia la non considerazione di questa spesa rappresenta una distribuzione impropria, illegittima, inopportuna di tale costo su tutti i cittadini pratesi, anche su quelli che non sono interessati dai servizi resi da SORI.


ROBOT


Un robot per la raccolta differenziata

Un piccolo robot come spazzino. Si farà un numero sul cellulare e il robottino che viaggia sulle ruote, si presenterà alla porta per ricevere i rifiuti differenziati: carta, plastica, materiale organico La sperimentazione partitrà a Pontedera e Peccioli. L'apparecchio, alto un metro e mezzo e largo 77 centimetri, si presenterà alla porta con una chiamata da un cellulare.
Si farà un numero sul cellulare e il robottino che viaggia sulle ruote, si presenterà alla porta per ricevere i rifiuti differenziati: carta, plastica, materiale organico. Partirà in Toscana, nelle città di Pontedera (dal 15 aprile) e di Peccioli (dal 15 maggio), la sperimentazione di DustCart, il robot capace di raccogliere i rifiuti porta a porta dando anche informazioni sulla qualità dell'aria e sul riciclo. La sperimentazione del robot, ideato nel quadro del progetto europeo DustBot e coordinato da Paolo Dario della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, avrà un ambito ristretto per ora ai due centri della provincia di Pisa. Con un'autonomia di 24 chilometri e una velocità di 1 metro al secondo, il robottino usa dei laser montati sopra le ruote per individuare gli ostacoli. L'apparecchio, alto un metro e mezzo e largo 77 centimetri, si presenterà alla porta con una chiamata da un cellulare. Nella pancia del robottino, in una specie di cassetto, si potranno depositare i rifiuti, massimo trenta chili. Il petto del robot, inoltre, si accende. Toccando lo schermo si può selezionare il tipo di rifiuti per avere un aiuto con la raccolta differenziata.
(repubblica.it)

CAFFARELLA


Caffarella, altri due arresti. Incastrati dal test del Dna

di CARLO BONINI


Altri due arresti per lo stupro della Caffarella, ma questa volta il loro Dna corrisponde a quello trovato sui vestiti della ragazzina violentata, sui mozziconi di sigaretta sulla scena del crimine e su un fazzolettino. Sono due romeni: A.I., da poco diciottenne, e G.O., 27 anni, entrambi originari della città di Calarasi, ed e entrambi ospitati negli ultimi mesi a Roma in un padiglione della vecchia Fiera. Sono stati entrambi riconosciuti dalla giovane vittima e dal fidanzato. Sono stati fermati in due momenti diversi, negli ultimi 4 giorni, dopo che le indagini avevano rintracciato a Roma il mercatino in cui era stato ricettato uno dei due cellulari rubati alla quattordicenne violentata nel parco romano il giorno San Valentino. A loro si è arrivati indagando sulle rapine compiute ai danni di minorenni nei giorni 13, 14, e 15 marzo. Il diciottenne è stato arrestato a Roma, ed è stato fermato due giorni fa (il 18 marzo) per una rapina commessa il 15 febbraio sempre nel parco della Caffarella. Il suo complice, è stato invece bloccato dalla polizia a Triste ed è detenuto nel carcere della città friulana con l'accusa di ricettazione. Nei confronti di entrambu è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare che li accusa di essere gli esecutori materiali della violenza. "Faccia da pugile" Karol Racz, e il suo presunto complice Alexandru Loyos, detto "il biondino", imprigionati all'indomani della violenza, sono ancora in carcere, ma l'accusa si è sgretolata dopo che la comparazione tra il loro Dna e i rilievi compiuti sulla vittima hanno dimostrato che non sono gli stupratori. "Ciò non toglie che quel pomeriggio fossero insieme al branco", ha sostenuto fino a oggi la Procura, convinta del coinvolgimento dei due romeni nella violenza.
Con l'arresto dei presunti autori materiali, questa convinzione dovrà evidentemente essere sottoposta a verifica, dal momento che i due nuovi arrestati non hanno legami familiari con Loyos e Racz. In Romania, la squadra mobile di Roma in collaborazione con gli agenti di Bucarest, avevano sottoposto all'esame del Dna almeno una ventina di sospettati, amici e parenti dei due principali indiziati. Complessivamente sono stati esaminati oltre 400 nomi appartenenti al ramo familiare del giovane detenuto, romeno il cui solo cromosoma Y era identico a uno dei due dna trovati alla Caffarella.
(repubblica.it)

CONTRORDINE


Avevamo appena finito di esaltare su questo blog la notizia della conferenza stampa solitaria del candidato sindaco Roberto Cenni che, purtroppo, è arrivato il contrordine.
Non se ne farà più niente. Domani al tavolo dell'incontro con i media pratesi e toscani Cenni sarà attorniato (quasi fatto progioniero....) dai massimi dirigenti dei partiti che lo sponsorizzano.
Pare evidente che il presidente della Fondazione Cariprato non sia riuscito a tenere a bada le pressanti ed evidentemente riuscite richieste dei partiti politici di essere presenti anche loro alla sua presentazione ufficiale e definitiva.
Dispiace dover ritornare sulla questione ma Roberto Cenni, a nostro giudizio, ha perso una notevole e forse unica occasione di marcare una differenza. Il suo annuncio e la sua presenza solitaria avrebbero segnato l'intera competizione elettorale. Si sarebbe infatti distinto per la sua volontà, e capacità, di rimanere autonomo dalle spinte e dalle esigenze, pur del tutto legittime, dei partiti amici. Presentandosi alla città con la sua sola faccia di esponente genuino della società civile, del mondo dell'imprenditoria, della Prato che lavora e fa lavorare.
La rinuncia a tenere la posizione riconsegna, invece, alla campagna elettorale un uomo attorniato da politici tradizionali, segretari di partito, deputati, consiglieri regionali.
Cenni non ha saputo, o potuto, ma fa poca differenza, resistere alle pressioni dei suoi sponsors.
Dando loro ragione o non avendo saputo rifiutare la loro proposta di presenza collettiva ha, di fatto, ridimensionato, simbolicamente ed anche praticamente, il significato più profondo che la sua discesa in campo voleva dimostrare alla città: l'impegno diretto, appassionato, svincolato dai protettorati partitici di un personaggio libero e liberamente in grado di parlare a cuore aperto a tutti i pratesi di destra, di centro, di sinistra. Delusione!

MAFIA


SGARBI: A SALEMI LA MAFIA NON ESISTE PIU'


"Esiste una grave azione criminogena e di allarme sociale da parte di un'antimafia che crede in uno stereotipo della mafia. Mafia che a Salemi - e' acclarato - non esiste piu'". Lo ha detto il sindaco di Salemi (Trapani), Vittorio Sgarbi, dopo la riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza oggi nella cittadina. "Se un mafioso e' in sonno, non e' un mafioso che dobbiamo temere. Chi identifica con uno stereotipo Salemi come luogo di mafia, fa un'azione molto grave di provocazione e di allarme sociale rispetto ad una realta' che e' molto diversa", ha aggiunto Sgarbi, secondo il quale "la mafia c'e' nella dimensione in cui io l'ho indicata, e cioe' nelle pale eoliche, che solo io ho denunciato. Le pale eoliche sono oggi l'unico luogo in cui la mafia ha ragione a trovare un affare, e su questo i professionisti dell'antimafia non hanno detto e continuano a non a non dire nulla". (repubblica.it)

CIVICI


Domani Roberto Cenni nel corso di una conferenza stampa formalizzerà ed ufficializzerà la sua candidatura a sindaco di Prato a capo di tutta (o quasi..) l'opposizione cittadina. Nel corso dell'incontro con i media Cenni inizierà a proporre le sue idee da porre alla base del programma con il quale il centrodestra cercherà di convincere i pratesi che è arrivata l'ora dell'alternanza, se non dell'alternativa. Ma il fatto veramente nuovo e che caratterizza e caratterizzerà la corsa del proprietario della Sasch e della Gommatex è che Cenni arriverà al tavolo della conferenza completamente solo, attorniato unicamente dalle donne e dagli uomini del suo staff. Non saranno presenti, perchè non invitati a farlo, i massimi dirigenti locali del PdL e delle altre liste che hanno dichiarato di appoggiare il presidente della Fondazione Cariprato. Non ci saranno, neppure, deputati e consiglieri regionali del PdL. Ovvero se ci saranno dovranno trovare posto sulle sedie destinate al pubblico. Cenni introduce così, anche da noi, una tipica campagna elettorale all'americana. Darà la prova immediata che quello che dovrà contare nel giudizio degli elettori sarà quello sulla sua persona e sulle sue proposte politico-programmatiche. Di un uomo, un individuo, che ha deciso, dopo aver fatto molto bene come imprenditore, di impegnarsi, per un periodo della sua vita ed in un momento difficile della città, a favore dell'amministrazione dei beni comuni e collettivi. Lanciando, pertanto, un preciso messaggio ai pratesi: giudicate la persona e le idee , che sono le cose che contano; non date gran peso allo schieramento che la sostiene.

Cenni rafforza ed irrobustisce ancora di più la sua peculiare figura di candidato civico puro. Che proprio per questa sua intima caratteristica vuole essere in grado di entrare in sintonia con la città, con i cittadini, al di là delle appartenenze partitiche. Una bella novità. Che fa il paio con l'dentitica ambizione del candidato del centrosinistra Massimo Carlesi. Pure l'ex assessore alla mobilità ed inventore delle LAM vuol caratterizzarsi, pur nell'ambito della sua provenienza da un partito, quale rappresentante del sentire civico della città. Cercando di affermare la sua persona, la sua personalità, la sua esperienza a scapito della, contrastata, appartenenza partitica.

Comunque vada a finire le premesse per una bella ed intensa campagna-confronto elettorale ci sono tutte.

CASA


CASA: E' PRONTO IL DECRETO, PRESTO IN CDM

E' pronto il decreto legge che consentira' al governo di varare in tempi rapidi il piano straordinario per la casa. La bozza del testo, che l'ANSA e' in grado di anticipare, prevede sette articoli e conferma la possibilita' di ampliare fino a un massimo del 20% il volume delle abitazioni private. Il tetto sale al 35% nel caso in cui, in conseguenza di una demolizione, si proceda alla costruzione di un nuovo edificio, a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o fonti di energia rinnovabili.Per i nuovi interventi previsti dal decreto legge con il piano casa del governo bastera' la denuncia di inizio attivita'. Servira' poi il via libera del progettista: ''la sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente decreto e' asseverata - si legge nella bozza del testo - sotto la propria responsabilita' dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio attivita'''. Secondo la bozza chi deciderà di ampliare la prima casa avrà uno sconto del 50% sul balzello che si deve ai Comuni per la costruzione. Il contributo si paga inoltre solo con riferimento "'agli incrementi realizzati'' e il taglio del 50% è previsto anche per "gli interventi - si legge nel testo - che siano realizzati mediante la utilizzazione di tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabili o di risparmio delle risorse idriche o potabili".La bozza del decreto legge concede anche la possibilità di modificare la "destinazione d'usò di un edificio. "Gli interventi di cui al presente articolo - si legge nel testo preparato dal governo - sono effettuati, comunque, nel rispetto della normativa relativa alla stabilità degli edifici e di ogni altra normativa tecnica, nonché delle distanze e delle disposizioni del codice civile e delle leggi speciali a tutela dei diritti dei terzi". Gli interventi, prosegue il decreto, "possono anche consistere, in tutto o in parte, nel mutamento di destinazione d'uso, con o senza opere edilizie". (ansa.it)

NOVARO


Consiglio Comunale. Presenti in aula la famiglia e tanti amici
Un minuto di silenzio in Consiglio per ricordare Novaro Gori
Il sindaco Romagnoli, il presidente Mannocci e i consiglieri hanno reso omaggio allo storico imprenditore scomparso sabato scorso


Con un minuto di silenzio è stato commemorato ieri in Consiglio comunale Novaro Gori, storico industriale pratese scomparso la scorsa settimana all'età di 77 anni. Il Salone era gremito dai familiari e dai tanti amici e dipendenti del lanificio 'Figli di Armando Gori' per l'omaggio funebre reso dal sindaco Marco Romagnoli, dal presidente del Consiglio Daniele Mannocci e dai consiglieri Massimo Taiti, che in onore dell'imprenditore ha letto un brano di «Maledetti toscani» di Curzio Malaparte, Roberto Baldi, Mauro Vannoni, Aurelio Donzella e Luca Roti. Tutti hanno contribuito a tracciare il ritratto di un imprenditore che ha rappresentato un pezzo di storia del tessile pratese, un uomo innamorato della sua città e della sua casa e fabbrica in via Zipoli, che non ha mai voluto lasciare fino alla morte, molto impegnato anche nella promozione di eventi sportivi e culturali. Al termine della commemorazione il sindaco si è recato ad abbracciare la moglie di Novaro Gori, Foenna, presentandole le condoglianze dell'Amministrazione comunale.

GALLI


Galli: «Se sarò sindaco bloccherò la tramvia»


L’ex portiere vuol fare una lista civica «perchè credo nella fiorentinità e le persone mi aiuteranno a ricostruire Firenze»

Infrastrutture, in primis il nuovo stadio, il potenziamento dell’aeroporto e «il blocco delle linee 2 e 3 della tramvia, una volta a Palazzo Vecchio, per avere un quadro della situazione: con un po' di buon senso credo che si possano trovare delle alternative», e poi sicurezza e attenzione al sociale. Questi i temi principali della campagna elettorale di Giovanni Galli, candidato sindaco del Pdl a Firenze, che comunque farà una lista civica. Stamani Galli ha presentato le sue priorità insieme a esponenti di Forza Italia e An, tra i quali il coordinatore nazionale Denis Verdini.
LA LISTA CIVICA - L’ex portiere vuol fare una lista civica «perchè credo nella fiorentinità - ha spiegato - e le persone mi aiuteranno a ricostruire Firenze». Anche il suo programma «sarà scritto in un mese insieme ai cittadini, che comincerò subito a incontrare: non starò chiuso in un ufficio ma in mezzo alle persone». Un impegno che Galli vuole a tempo pieno: da domenica lascerà il suo ruolo di commentatore sportivo a Mediaset e «se perdessi - precisa - rimarrò comunque a Firenze, in consiglio comunale, a fare gli interessi della città». E a chi gli ha fatto notare che su taluni argomenti, come la tramvia o lo stadio, il suo programma appare simile a quello del principale sfidante, Matteo Renzi del Pd, Galli ha riposto che «io sono una figura davvero nuova, lui è da cinque anni in Provincia e questi temi c’erano anche allora».
(corrierefiorentino.it)

BUONISSIMA


LO STUPRO DI ROMA
Caffarella, altri due sospettati

Sono due romeni, già sottoposti all'esame del Dna. Gli inquirenti: «La pista è buonissima»

Per lo stupro nel Parco della Caffarella a Roma, avvenuto il 14 febbraio scorso, ci sarebbero due persone nel mirino degli investigatori. Secondo quanto si apprende i due sospettati, probabilmente romeni, sarebbero stati sottoposti ad accertamenti comprese le comparazioni con i test del dna estrapolato dai reperti trovati sulla ragazzina di 14 anni violentata e sulla scena del crimine. In ambienti investigativi la nuova pista viene giudicata «buonissima». (corriere.it)

MALAPARTE


Consiglio Comunale-In aula la discussione della vendita del fondo a Milano
Archivio Malaparte, «scarsa considerazione degli eredi per Prato»
L'assessore Mazzoni puntualizza la vicenda rispondendo a due question time (Taiti e Forza Italia) e agli attacchi di Rositani


«Non sono stati gli eredi di Curzio Malaparte ad offrire l’Archivio dell’artista, ma è stato il Comune ad offrirsi per l’acquisizione, senza però ricevere alcuna risposta per oltre un anno, così come il sindaco Romagnoli non ha avuto risposta dal Ministero dei Beni culturali sulla proposta di acquistare un patrimonio così significativo». Dopo le affermazioni sulla stampa dell’avvocato Niccolò Rositani, legale rappresentante della famiglia dello scrittore pratese, contro l’operato del Comune e sui motivi della vendita del fondo alla biblioteca di via del senato a Milano, l’assessore alla Cultura Andrea Mazzoni ha ricostruito in Consiglio comunale ieri la vicenda della mancata acquisizione. A tornare sul caso sono stati due question time, presentati da Massimo Taiti della Lista civica Taiti e da Rita Pieri e Roberto Baldi di Forza Italia. Mazzoni è partito dal 2006, quando vennero presi i primi contatti con Rositani, insieme alla Fondazione Cassa di risparmio. Poi nel luglio 2007 ci fu la valutazione del valore dell’archivio da parte del professor Franco Contorbia, consulente per la Regione Toscana dei fondi archivistici, che stabilì la cifra di 450mila euro. Il Comune, come ha spiegato Mazzoni, era disponibile ad aggiungere fino a 100mila euro per il trasferimento dei diritti d’autore sugli inediti in archivio, più un’ampia offerta culturale per la valorizzazione del patrimonio malapartiano, tra cui l’affidamento di due incarchi di alto livello per l’inventariato e la ricognizione bibliografica, la collocazione nelle prestigiosa sede del nuovo Centro culturale Lazzerini che aprirà tra pochi mesi all’ex Campolmi e l’organizzazione di convegni internazionali annuali. «Prato non era fin dall’inizio in cima ai pensieri degli eredi – ha spiegato Mazzoni – anche se lo stesso Rositani conveniva che sarebbe stata la sede naturale dell’archivio, essendo la città natale di Malaparte e quella dov’è sepolto. La risposta che non è mai arrivata è il segno non solo della mancanza di considerazione di due istituzioni della città, ma anche dello sforzo economico e della prospettiva culturale che proponevamo. Che prevalesse una logica puramente legata ai soldi l'abbiamo capito nella primavera dell'anno scorso, quando ci giunse notizia della firma di un contratto di compravendita con un privato per 700mila euro». Alla ridda di polemiche e di interventi in questi ultimi giorni, l'assessore ha così replicato: «Al di là di tutte le reazioni e di questi giorni, rivendico con forza che l'assessorato e la giunta siano stati i primi a porsi l'obiettivo di acquisire l'archivio di Malaparte, pur in un periodo di vacche magre, mentre altri non sapevano che si trovasse da decenni in una villa di Arcetri e non se ne preoccupavano più di tanto». Massimo Taiti ha invitato la giunta a 'rispondere per le rime all'avvocato Rositani, che ha attaccato la città in modo inaccettabile': «Il Comune, il sindaco e l'assessorato hanno fatto tutto il possibile e anche di più. Ma alla fine di tutto questo Malaparte, con tutto il suo orgoglio di essere pratese e dopo essere nato e morto a Prato, è stato tenuto per 40 anni ad Arcetri e ora viene mandato nella grigia Milano». Nella sua replica Rita Pieri ha ribadito il rammarico per la perdita del fondo culturale e ha suggerito di intessere rapporti con i nuovi proprietari per eventi e mostre itineranti da organizzare in città: «Probabilmente le Amministrazioni comunali passate dovrebbero fare un mea culpa per non essersi mosse prima, ma bisogna pensare a cosa fare ora che l'archivio è a Milano. Per far conoscere i contenuti delle opere di Curzio Malaparte alle nuove generazioni potrebbero ad esempio essere organizzati eventi temporanei a Prato, con il coinvolgimento della Regione».

CECCONI



COMUNICATO STAMPA


Ci appare del tutto pretestuoso, infondato ed inaccettabile l'invito che la segretaria di Italia dei Valori della provincia di Prato, Loredana Ferrara, rivolge al sindaco di Vernio, Paolo Cecconi, affinchè non ripresenti la propria candidatura a sindaco poichè incappato in una, minuscola, disavventura giudiziaria, relativa, fra l'altro, non all'esercizio diretto della sua attività di pubblico amministratore.E' anche bizzarro che l'IdV rivolga questo invito al sindaco di Vernio proprio negli stessi giorni in cui è impegnata, a livello nazionale, a respingere gli attacchi, anche qui pretestuosi, per la candidatura di Luigi De Magistris alle elezioni europee, poichè lo stesso magistrato è stato raggiunto da un rinvio a giudizio per fatti, comunque, di ben altra natura rispetto a quelli che vedono coinvolto Cecconi. Il furore giustizialista e massimalista, a volte, gioca brutti scherzi. Invitiamo, pertanto, gli amici dell'IdV pratese a selezionare con più saggezza i propri bersagli di polemica politica.




Lista Taiti per Prato

Massimo Taiti


Associazione radicale Liber@Mente Prato

Vittorio Giugni

AVVOCATI


COMUNICATO STAMPA


L'Unione Industriali Pratesi ha organizzato per lunedi' prossimo un interessante incontro sulle tematiche relative alle procedure riguardanti il recupero dei crediti che e' problema vivo e sentito dagli imprenditori specialmente in questo periodo di crisi del distretto. Noto purtroppo con dispiacere che l'UIP ha invitato a relazionare i molti interessati l'avvocato Alessandro Traversi, del foro di Firenze. Traversi e', naturalmente, assai preparato sull'argomento oggetto della trattazione. Ma dello stesso livello professionale dell'amico Traversi esistono anche a Prato decine di stimati professionisti. Non e' dato conoscere il perche' la nostra Unione debba rivolgersi a professionisti esterni all'Ordine degli avvocati pratesi per l'espletamento di questi incarichi. Credo anzi che un intervento formale dell'Ordine pratese sia da auspicare. Non fosse altro per rimarcare che la crisi economica pratese e' riconducibile a tute le categorie professionali e spiace, dunque, che le nostre associazioni di categoria non tengano di conto della presenza di personaggi autorevoli e preparati da reperire in citta'. Non vorremmo che si affermasse all'Unione una linea di condotta che punti a scavalcare la citta' in favore di Pistoia, per la ricreazione e lo shopping e di Firenze per il reperimento di collaborazioni d'alto livello. Vanificando, di fatto, i fiumi di parole e di dolore che, anche da quei vertici, vengono profusi quotidianamente sull'attuale condizione di crisi della nostra citta'.
Lista Civica "Taiti per Prato"
Avv. Massimo Taiti

SERRA


Quel no a Serra e la finta antimafia del Pd.


Il Pd non vuole fare la lotta alla mafia. E non consente di farla neppure ad Achille Serra. Non credo sia possibile accettare alcuna giustificazione a questa rinuncia. Anzi, a questa abdicazione, morale e politica, che costringe un uomo di legge a rinunciare all’azione per la cultura e contro la mafia. Me ne rammarico. Ma è evidente al mondo, anche se non al Partito democratico, e neanche al mio povero amico, e concittadino, Franceschini, che Salemi non è un luogo qualunque della politica italiana, ma un luogo della mente e della ricerca, con possibili effetti sulla vita dei cittadini, e quindi sulla politica.
Per questo e per non cedere ai ricatti dei partiti ho pensato di nominare vicesindaco di Salemi Achille Serra, non un uomo sopra le parti, benché uomo delle istituzioni, in qualità di prefetto volta a volta a Milano, ad Ancona, a Firenze, a Palermo, ma di ogni parte, giacché, intendendo la scelta politica come un impegno del fare e vedendo spesso ridicole le differenze fra destra e sinistra (si pensi che l’attuale presidente dell’importante commissione Esteri della Camera dei deputati è Lamberto Dini, che fu presidente della commissione Esteri della Camera dei deputati durante il governo Prodi: non si è spostato), è stato parlamentare di Forza Italia ed è oggi senatore del Pd.
Dovrò deludere i rappresentanti siciliani del Partito democratico rivelando che la mia proposta è stata quasi un’offerta da parte sua, giacché, in un nostro incontro a Roma, la moglie di Serra mi chiese con convinzione, sull’esempio di Salemi, di fare il sindaco del suo paese per segnare un nuovo tempo e un nuovo modo dell’azione politica. Io le risposi che, per intanto, suo marito poteva fare il vicesindaco a Salemi. Con un lampo negli occhi Achille Serra si dichiarò disponibile e accettò. Ne parlai ancora prima di separarci, gli chiesi se la sua accettazione fosse seria e convinta; lo richiamai nei giorni successivi almeno tre volte; gli confermai la nomina ed egli non ebbe né incertezze né esitazioni. Dopo meno di una settimana, martedì 17, firmai la nomina e contestualmente lo richiamai al telefono senza avvertire dubbi o riserve. Ancora lo richiamai per avere luogo e data di nascita, Roma 16 ottobre 1941, per completare i moduli d’incarico, e lo misi in contatto con il mio addetto stampa, Nino Ippolito, che raccolse una dichiarazione entusiastica e riconoscente (anche registrata, per correttezza).
Trovo dunque offensive e ridicole le dichiarazioni dei due esponenti del Pd Russo e Genovese, il primo caricaturale, il secondo più composto, ma che afferma: «Ho la sensazione che questa nomina più che a Serra e alla città di Salemi, servisse per attirare su di sé l’attenzione». Come se non ne avessi abbastanza, povero Genovese! Era invece una nomina serissima nell’ordine del vano tentativo del Pd di agganciare l’Udc (come in effetti è avvenuto soltanto a Trento). Ricordo infatti che io sono sindaco a Salemi con una lista di centro guidata dall’Udc e ho battuto al primo turno il Pdl e al secondo il Pd. Ho realizzato il teorema quasi impossibile del centro auspicato da Tabacci, divenendo, come dico affettuosamente, un Tabacci riuscito, dove Tabacci è uno Sgarbi mancato.
I rapporti fra me e Serra sono tali e l’amicizia così lunga che la sua presenza certamente impegnativa e impegnata a Salemi sarebbe stata utile nel luogo dove l’antimafia coltiva la leggenda di una mafia forte dominata dal latitante Matteo Messina Denaro, il cui ruolo viene amplificato per consentire ai professionisti dell’antimafia di alimentare la loro retorica. Salvo poi non essere in grado di riconoscere la mafia vera nel grande affare dei fondi europei e nella distruzione del paesaggio attraverso la finzione dell’energia pulita dei parchi eolici. Io solo, come Don Chisciotte, non come Napoleone, ho affrontato questa potentissima espressione di criminalità che coinvolge, come è della mafia, poteri economici, poteri politici e poteri criminali. Si vergognino Genovese e Russo che, mostrando il loro falso impegno antimafia che nessuno conosce e di cui nessuno parla, definiscono Salemi, attaccando me, «luogo del mio vano errare alla ricerca della mente perduta». La mia mente non è affatto perduta, è la loro che è introvabile. Achille Serra aveva accolto entusiasticamente e mi ha confermato la sua volontà, mortificata dal partito, di essere vicesindaco a Salemi, dimostrando di non attribuire ai partiti e alla piccola politica una prevalenza sul pensiero e sulle attività civili. Non l’hanno capito, essendo bigotti. Neppure Franceschini. Posso sperare che Franceschini, scrittore, abbia dovuto patire la miope pressione del Pd siciliano. E se, al di là delle ragioni di un grande progetto in una piccola città, ed Oliviero Toscani con la sua condizionata adesione ne è testimone, si considerano le valutazioni riconfermate sulla presenza mafiosa nella provincia di Trapani e sulla necessità di ritrovare l’ordine e la legalità, non si capisce perché il Pd non abbia consentito, per penose finzioni politiche, in un ridicolo gioco delle parti, a un uomo dello Stato come Serra di dare il suo contributo. Io andrò avanti con maggiore convinzione. Povero Serra.

VARIANTE


Andrà tra poche settimane all'approvazione del Consiglio Comunale la Variante al Regolamento Urbanistico che modifica l'assetto attuale del Viale Leonardo da Vinci (Declassata) compresa la localizzazione del nuovo polo espositivo nell'area dell'ex Banci.
I progettisti hanno indicato gli interventi proposti suddividendoli in Nodo 1, 2 e 3.
Il cosiddetto Nodo 1, oltre all'area dell'ex Banci più propriamente intesa, comprende interventi sull'insediamento di Pratilia, sulla fabbrica Bigagli, sul Tribunale, su Via Valentini, su Via Vai, sull'ex Overfil, ecc. per un'area interessata di circa 651.000 mq..
Il Nodo 2 prevede interventi nell'area della rotonda di Via Nenni, presso l'area Salvi Cristiani-Ippodromo, sull'ex campo sportivo Ambrosiana, sull'ex Rifinizione Funghi, interessando circa 112.000 mq..
Il Nodo 3 si sviluppa, infine, intorno alla rotonda di Capezzana con interventi in Via dei Palli, Via Galcianese, Via Reggiana per un'area complessiva di ca. 91.000 mq..
Pertanto le aree interessate alla Variante assommano alla non indifferente cifra di oltre 850.000 mq.!!!
Gli interventi edificatori previsti in tali Nodi assommano a circa 327.000 metri quadri così suddivisi:


1.. Residenziale 137.940

2.. Direzionale 73.410

3.. Espositivo 56.000

4.. Commerciale 21.780

5.. Ricettivo 19.200

6.. Sociale 13.680

7.. Artigianale 5.000


I numeri evidenziano che quasi la metà delle aree edificabili sono, in sostanza, destinate a nuova residenza ed un terzo ad attività direzionali e commerciali. Tutti gli interventi peraltro, sono previsti ad espansione orizzontale andando ad occupare ingentissime quantità di territorio libero intorno alla declassata nel tratto Questura-Capezzana. E' un modo di fare urbanistica che non ci convince e che dovrebbe essere rimesso in discussione. Al di là della correttezza delle previsioni di fabbisogno residenziale e commerciale occorrerebbe riflettere sulla validità del modello di riproduzione urbanistica a macchia d'olio. Che è poi quello che ha caratterizzato tutta l'urbanistica pratese e che, evidentemente, ha contribuito alla consumazione quasi totale del territorio libero della città. A nostro avviso, e proprio lungo la declassata, sarebbe invece necessario cominciare a prevedere interventi urbanistici, se necessari (poichè per noi sarebbe opportuno prioritariamente lavorare urbanisticamente sulla città costruita anche con esperimenti di "rottamazione edilizia"), in espansione verticale che, oltre a lasciare a verde le ultime porzioni del nostro territorio, avrebbero anche l'importante funzione di landmark adatto a segnalare il nuovo sviluppo qualitativo di Prato.


Associazione Radicale Liber@Mente Prato

TAITIDAY


La riunione di ieri del Consiglio Comunale si è rapidamente tasformata, anche per le bizzarrie di chi decide gli ordini del giorno, in un vero e proprio "Taiti Day". Dopo aver commemorato, alla presenza dei parenti ed amici, il compianto Novaro Gori, la massima assemblea cittadina ha affrontato, di seguito, ben 5 question time ed interrogazioni presentate dal capogruppo della lista civica "Taiti per Prato". Si è cominciato con quella relativa alla rimozione di cartelloni pubblicitari su un muro a secco lungo la Via di Cantagallo. Il vicesindaco Bencini, dando atto che la SORI ha provveduto a quanto richiesto da Taiti, ha cercato di giustificare il ritardo con il quale è avvenuto l'intervento attribuendolo alla girandola di cambiamenti dei responsabili di tale attività. Sempre il vicesindaco Bencini ha dato conto a Taiti, con una risposta scrita e molto elaborata, delle nuove tariffe della SORI e dei rapporti economico-finanziari tra l'azienda di Via Panziera ed il Comune di Prato. L'assessore alla Cultura Andrea Mazzoni ha dato risposta alla richiesta di Taiti di conoscere l'esatto numero dei visitatori al centro Pecci nel 2007. Mazzoni ha confermato che la cifra corretta è quella di poco più di 7.000 paganti che sommati ai partecipanti alle varie inaugurazioni, avrebbero portato il totale delle presenze al Pecci al numero di circa 27.000 trasmessa dal Pecci alla stampa. Mazzoni ha anche comunicato le cifre relative ai business collaterali del centro Pecci: vendita opere grafiche, gadgets, ecc.. Poco più di 2.000 (duemila) euro nel corso di tutto l'anno. Nella replica Taiti si è dichiarato sgomento ed imbarazzato per i numeri riferiti dall'assessore. Che dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, l'inesistenza pratica del centro Pecci quale produttore di cultura ed istituzione che, anchein relazione alle ingenti somme ricevute dai vari enti pubblici, non riesce a svolgere quale catalizzatore di una minima attenzione dei cittadini e dei turisti. Andrea Mazzoni ha anche risposto alla question time di Taiti sulla vicenda dell'archivio Malaparte finito presso la Biblioteca di via del Senato a Milano che, a dire degli eredi, sarebbe stata l'unica istituzione che ha seriamente proposto un programma convincente di studio, qualificazione e fruizione dei materiali appartenuti al grande scrittore pratese. Mazzoni ha ripercorso con puntiglio e dovizia di particolari i rapporti dell'amministrazione comunale con la famiglia Malaparte, le proposte avanzate, le attività messe in opera per ricordare ed omaggiare Curzio Malaparte nella sua città. Nella replica Taiti, prendendo atto delle affermazioni di Mazzoni, ha sottolineato come l'avv. Rositani, sul Corriere Fiorentino, avesse attaccato duramente il Comune di Prato e la città, anche con toni canzonatori, e che a tali dichiarazioni meritino una ferma risposta del Sindaco e del Comune. Taiti ha inoltre invitato l'amministrazione a verificare tutte le strade possibili per far tornare in città l'archivio Malaparte. Infine l'assessore all'ambiente Camilla Curcio ha risposto all'interrogazione sulla vicenda delle tariffe di Publiacqua in relazione alla sentenza della Corte di Cassazione che ha giudicato illegittimo far pagare i costi della depurazione a quegli utenti che non usufruiscono, praticamente, di tale servizio.

giovedì 19 marzo 2009

GRINZANE


Grinzane: Viale, nessun bisogno di un nuovo zar della cultura

• Dichiarazione di Silvio Viale

Leggo che da più parti, bi e polipartisan, si avanzerebbe l’ipotesi un nuovo Zar per il Grinzane, anzi un Superzar che dovrebbe unificare, concentrare, una grande quantità di finanziamenti per la cultura. Si è fatto il nome di Rolando Picchioni. Nulla da dire sulle indubbie capacità di Picchioni, ma ritenere che lui sia completamente estraneo a quella logica di lobby polipartisan, che potrebbe avere spartito e gestito gran parte dei finanziamenti alla cultura degli ultimi dieci anni, merita prudenza. Noi radicali ricordiamo ancora, con rammarico, la difesa bipartisan in Consiglio Regionale della compatibilità del consigliere regionale Rolando Picchioni con gli incarichi al World Political Forum e al Salone del Libro, per cui dovemmo ricorre al tribunale per trovare ragione e far rispettare la manifesta incompatibilità. La stessa monotonia bi e polipartisan che ha sempre acclamato Soria e il Grinzane. Ora, è certamente presto per sapere se i fratelli Soria usciranno indenni dalla bufera giudiziaria o meno, ma prudenza vuole che non ci si affretti a nominare un nuovo Zar. Non è sempre vero l’adagio che "morto un papa, se ne fa un altro". Si può avviare una proficua fase di riflessione e per mantenere in piedi gli impegni già assunti dal Grinzane e quelli in programma potrebbe bastare un bravo ed onesto commissario, esterno alle logiche polipartisan dei Consigli regionali di ieri e di oggi
. (notizie radicali, 884)

BIOTESTAMENTO




di Gaetano Pecorella

A chi appartiene la vita? Questa, che è la domanda che sta al centro di mille questioni, non sempre è stata affrontata con metodo, con razionalità, direi senza pregiudizi ideologici: posta così potrebbe sembrare una domanda che semplifica troppo temi esistenziali a cui è legato l’intero ordine sociale. Ma è dalle risposte a questa elementare domanda (elementare nella sua formulazione) che dipende la soluzione di problemi come: se sia legittima la pena di morte, se si debba riconoscere l’obiezione di coscienza, rispetto alla guerra, ovvero, più in generale, il diritto a disporre del proprio corpo, della propria vita, e quindi al rifiuto del trattamento sanitario, all’eutanasia, al testamento biologico.
La domanda ha risposte diverse a seconda del sistema di valori a cui ci si vuole riferire, ed alla scala di questi stessi valori. Così per il credente, per il cattolico, la vita appartiene sicuramente a Dio, perché Dio è il creatore: Dio dà la vita e solo Dio può toglierla. Se ci si riferisce a quest’ordine di valori non c’è dubbio che, non soltanto nessuno può disporre della vita altrui: nessuno può disporre della propria stessa vita.
Altro sistema di valori è quello che discende dall’ordine politico-sociale in cui vive l’individuo, e cioè l’insieme delle regole che sono dettate dallo Stato e che debbono essere rispettate in quanto si è parte della società: si è individui sotto la sovranità dello Stato. La risposta, in questo caso, dipende, naturalmente, dal tipo di Stato in cui il soggetto vive: in uno Stato liberale, di derivazione illuministica, ogni persona ha dei diritti che gli appartengono per il fatto stesso di essere persona, sin dalla nascita, e che lo Stato ha soltanto la funzione di tutelare. Se così è, ciascuno può disporre dei propri diritti, sempre che non rechi pregiudizio ad altre persone, o alla società nel suo complesso. Perciò ogni uomo può disporre liberamente della propria vita, mentre lo Stato, su quella vita, non ha diritto alcuno: in uno Stato liberale, conseguentemente, è inconcepibile la pena di morte o, comunque la pretesa di esercitare un controllo sul corpo dei cittadini.
Tutt’altra situazione si ha in uno Stato totalitario o, più modernamente, totalizzante: l’individuo ha soltanto i diritti che lo Stato gli concede, ragion per cui ogni diritto non può essere esercitato liberamente, né come prerogativa della persona: ogni diritto deve essere esercitato in funzione dell’interesse dello Stato. La vita, perciò, appartiene allo Stato che, con le sue leggi ne regola l’inizio e la fine, i limiti della sua disponibilità, da parte del cittadino. Costui altro non è che uno strumento nelle mani del potere politico.
Così chiariti i termini del problema, ora la scelta rispetto ai temi inizialmente posti dipende soltanto dal sistema di valori che ciascuno fa propri. Non c’è un problema di testamento biologico: il problema è se debbono prevalere i fondamenti dello Stato etico, che fa propri, cioè, i valori della religione cattolica, ovvero dello Stato totalizzante, o dello Stato liberale. Ciascuno, ovviamente, ha diritto di far prevalere la sua concezione del mondo: ma deve avere l’onestà di dirlo, con la massima chiarezza.
(libertiamo.it)

CONDOM


Preservativi, Vaticano e il silenzio dell'Italia

di Mauro Evangelisti


E' più forte di noi. Abbiamo sempre un sussulto, una timidezza inconscia, una ritrosia, una cautela tutta italiana quando si tratta di esprimere qualche velata perplessità ufficiale (e non nelle chiacchiere da bar dello sport) sulle dichiarazioni del Papa. Anche magari se ci diciamo laici, anche se le nostre televisioni diffondono messaggi gaudenti e non certo di promozione della castità, anche se nella nostra vita quotidiana le nostre precauzioni le prendiamo e non diremmo mai a un nostro figlio o a un nostro amico: Uè, mi raccomando, non usare il preservativo. Cosa è successo? Benedetto XVI, in viaggio verso un continente flagellato dall'Aids, l'Africa, ha spiegato che il preservativo non serve a battere l'Hiv. Il Papa, si sa, fa il Papa, ed è giusto rispettare le sue parole. Ma questo non significa per forza tacere. Dopo poche ore, infatti, sono arrivate le parole di preoccupazione - ovviamente rispettosa, ovviamente ferma - del governo francese (conservatore) e del governo tedesco (conservatore). Ha preso posizione anche l'Unione europea. L'Italia? Silenzio, ovviamente rispettoso, ovviamente fermo. (messaggero.it)

PIANOCASA


Piano casa: un’emergenza che si aggiunge alle emergenze di sempre*

di Angiolo Bandinelli


Non credo che Silvio Berlusconi abbia raccolto lo spiritoso invito che gli rivolge Carlo Ripa di Meana sul “Foglio” di giovedì 12 marzo, di “convocare” per consultazioni il prof. Aldo Loris Rossi, ordinario di progettazione architettonica all’Università “Federico II” e membro dell’Associazione radicale “Grande Napoli”: il piano casa che il premier si appresta a lanciare - venerdì, per decreto - nasce da un’idea dell’on. Niccolò Ghedini, non certo un radicale, anche se di origini liberali. Quasi certamente, Berlusconi non è nemmeno un ammiratore di quell’Antonio Cederna cui si richiama Ripa di Meana nell’evocare il sogno di una rigenerazione delle periferie romane finalmente raggiunta proprio grazie al piano del premier. Quando denunciava quello sfacelo architettonico-urbanistico, l’amico Cederna aveva di mira un andazzo costruttivo che prosperò nello spregio di ogni norma, legge e civico ordinamento, lasciandoci sulle spalle lo squallore edilizio che ancora infesta coste e periferie e fa dell’Italia, forse, il paese urbanisticamente più brutto d’Europa. Ebbene, in assenza di più precise informazioni, il piano casa di Berlusconi ha fino ad oggi evocato proprio i fantasmi di una nuova colata di cemento pronta a riversarsi su questo già disastrato paesaggio.
Loris Rossi è perentorio: dal ’45 ad oggi le città italiane si sono quintuplicate in superficie, il consumo di terreno agricolo è giunto a livelli estremi, non più superabili. Incrociando, almeno in questo, il parere di Stefano Boeri (“La Stampa”, 11 marzo scorso) Loris Rossi sostiene che semmai occorrerebbe una politica di incentivi per la salvaguardia dei terreni agricoli residui, che non debbono essere ulteriormente intaccati. L’architetto spagnolo Rafael Moneo avverte che in Italia siamo sovraurbanizzati. Costruiamo troppo, ”…fin troppo, al di là del bisogno della gente, ancora una volta solo per speculazione”. Le cifre? Solo a Roma ci sono 183.000 alloggi sfitti.
Francesco Forte (“Il Foglio”, martedì 10 marzo) ha intessuto un lirico elogio della “città verticale” che si eleva, come “civitas umana”, “contro la città orizzontale”. Sembra un codicillo del manifesto dell’architettura futurista, però scritto dal poeta Martinetti, non da Antonio Sant’Elia. Ma davvero l’idea berlusconiana - di concedere il via libera a una liberalizzazione spinta delle norme per costruire, l’autorizzazione " in deroga ai regolamenti e ai piani regolatori" , l'ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume degli edifici destinati ad uso residenziale, ecc. - potrà regalarci, come inneggia Francesco Forte, la “città verticale”? Da quel che si può capire, questo tipo di interventi è offerto soprattutto ai piccoli proprietari, alle famiglie che abitano in una casa mono- o bifamiliare, che sono quasi il 50% e per le quali la tipologia più richiesta (35,7%) è il trilocale. Secondo Berlusconi, “il 50% delle famiglie vive in un bilocale e il 30% ha l’esigenza di dotarsi di una stanza in più”. Sopraelevare o ampliare del 20% queste abitazioni non crea certo uno skyline innovatore tipo Francoforte o Maastricht, le città portate a modello da Forte, “con i palazzi alti, assiepati, e attorno tanto verde”. Non è pensabile che una ristrutturazione eseguita - come è prevedibile sarà questa - a basso costo, facendo ricorso a mutui e dunque risparmiosa, possa far migliorare la qualità del patrimonio edilizio. Piuttosto si potrà malinconicamente dar ragione a quanto osserva Stefano Boeri, e cioè che la deregulation berlusconiana finirà per legittimare “quella che è, da tempo, una pratica consolidatissima ed estesa di trasformazione del territorio italiano”. Sì, in Italia, già adesso consumiamo ogni anno circa 100.000 ettari di suolo libero: una follia che nessuno combatte.
Qualcuno ha evocato il Piano Ina-Casa di Amintore Fanfani (1949). Non credo che a Berlusconi il richiamo sia piaciuto. Il piano Fanfani aveva un sapore keynesiano, anche se in salsa di solidarismo cattolico. Il piano Berlusconi prevede, è vero, un intervento di edilizia popolare da 550 milioni, con le case edificate date in affitto - con diritto di riscatto - a giovani coppie, anziani, studenti e immigrati regolari. Forse qui il richiamo a Fanfani non è fuori luogo. Così anche la parte del progetto che prevede facilitazioni per il riscatto da parte degli attuali inquilini di case popolari. Ma il grosso della manovra, ci dicono, è quello che abbiamo sopra tratteggiato.
Il piano prevede anche che la Regione possa promuovere la demolizione degli edifici realizzati prima del 1989 e non sottoposti a tutela, la cui ricostruzione dovrà essere adeguata agli odierni standard qualitativi, architettonici ed energetici. Possiamo sbagliare, ma ci pare che le note raccomandazioni di Loris Rossi siano rispettate solo formalmente. Da tempo l’architetto napoletano chiede la rottamazione dell’edilizia “spazzatura”, anteriore al 1989 e costruita senza garanzie antisismiche. Ma lo ha fatto portando a esempio Veltroni, il candidato a sindaco di Roma che si interessò al tema della rottamazione avviando un complesso discorso, che coinvolgeva i cittadini nella costituzione di consorzi e auspicava concorsi internazionali, facendo insomma della rottamazione – ci pare - un momento di intervento pubblico, non di deregulation. Rossi afferma che il piano di Berlusconi è mal formulato e che, in questa materia, se si sbaglia si mette in moto un meccanismo perverso e distruttivo: dunque, niente “deregulation” ed anzi ritorno ad una vera politica urbanistica. Comunque, per quel che concerne la difesa ambientale, il piano incontra difficoltà ad armonizzarsi con la Costituzione sollevando perplessità perfino nella Lega, mentre AN ha ammonito contro il rischio di “condoni mascherati”.
Pare che il governo sia stato sommerso da richieste favorevoli, da sollecitazioni pressanti ad andare avanti. Da parte di chi? Il Sicet, il sindacato degli inquilini, dà invece un giudizio "fortemente negativo". "In un Paese - afferma il segretario generale Guido Piran - fanalino di coda tra i paesi europei per la spesa sociale in materia abitativa, il Governo propone un Piano casa che non affronta neanche lontanamente il bisogno e la difficoltà abitativa” e invece finanzia "la produzione di case da mettere in vendita, che andranno ad aggiungersi alle circa 350.000 abitazioni, già costruite e in via di costruzione, rimaste ancora invendute". Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, non ha dubbi: “E’ una riforma per ricchi”. C’è un mito ricorrente, suasivo anche se non persuasivo, che lastrica d’oro i ragionamenti dei liberisti d’ogni taglia, quelli che hanno decretato senza appello la fine dello stato e della politica. E’ il mito della deregulation, propellente d’ogni sana impresa umana, fonte perenne di arricchimento e di comportamenti virtuosi, sulla scia della favola di Mandeville e della teoria che l’interesse del singolo costruisce il bene comune. Per quanto riguarda le città e i piani regolatori, costoro esaltano la libertà del proprietario, non più vessato – dice sempre Francesco Forte – dal “principio semicollettivista (…) secondo cui il diritto di costruire non è dei proprietari del suolo, ma dello stato, o del comune…” Oppure ci decantano l’America, dimenticando che l’America è ancora un paese a bassissima densità di popolazione - circa 30 abitanti per kmq - mentre l’Italia ha una densità di circa 130 abitanti per kmq. La verità è che in Italia c’è una sorta di acredine forsennata contro l’urbanista o l’architetto che pretende di imporre le sue bislaccherie al committente, cupido invece di riprodurre la facciata del Partenone sulla sua villetta a due piani. A Roma, un progetto di Renzo Piano ha ottenuto l’approvazione del sindaco solo quando l’architetto si è impegnato a ridurre le superfici a vetro a favore di un po’ più di travertino, la pietra con cui a Roma si lastricano anche i cessi.
Il piano di Berlusconi è tutto meno che il prodotto di una politica edilizia pacata e lungimirante, appare piuttosto una variante della politica dei condoni, eterna piaga italiana. Sicuramente è una fuga in avanti, un tentativo giocato in extremis per tamponare la crisi economica, per portare a bere il cavallo recalcitrante. E’ una emergenza, che si aggiunge a mille emergenze fattesi consuetudine. Forse, il discorso della politica economica andrebbe ricondotto a monte. In un loro recente comunicato, i radicali - ricordato ancora una volta il peso del debito pubblico e dei relativi interessi che gravano su ciascuno di noi - osservano come “a fronte dei 5 miliardi di euro italiani per il biennio in corso (dati del Fondo Monetario Internazionale), la Germania interverrà all'incirca con 80 miliardi, la Francia con 25, la Gran Bretagna con 25 miliardi per il solo 2009. A prescindere dai 440 miliardi degli USA (3,8% del PIL)”. E concludono: “Da noi, oltre a spendere molto meno, si spende anche malissimo: laddove gli altri paesi impiegano quantità straordinarie di risorse, collocando le misure necessarie a far fronte all’emergenza del breve periodo all’interno di un progetto di lungo periodo, in Italia all’emergenza si risponde con l’emergenza, riproponendo vecchie politiche sgangherate e corporative, vecchi strumenti come la cassa integrazione in deroga, senza affrontare il nodo delle riforme strutturali – a cominciare dall’equiparazione e dall’innalzamento dell’età pensionabile – che noi radicali abbiamo per decenni proposto, e che sono state impedite colpendo i nostri referendum, quelli che sopravvivevano al killeraggio della Corte costituzionale, con le campagne astensionistiche che hanno visto sempre regolarmente uniti centrodestra e centrosinistra, Berlusconi, Cofferati e gli eredi del Pci”. Si può aggiungere a questi rilievi anche un qualche appunto critico all’emergenziale piano casa berlusconiano?
NOTE
(*) da “Il Foglio”

GIULIANO


Giuliano Ferrara: non c’è bisogno di commento

di N.R.


“Aggressione sempre più incalzante, grossolana, astiosa, ben orchestrata mediaticamente e male argomentata razionalmente”... “linguaggio tronfio e censorio”...”messo sotto accusa il capo della chiesa cattolica per le sue opinioni ben documentate sull’inutilità sostanziale del preservativo come asse strategico della lotta contro la grave epidemia di Aids in Africa”... “Burocrazie che si mettono al servizio di piccole ma insidiose crociate ultrasecolariste”... “contro un Papa che ha avuto la sapienza di impugnare la ragione occidentale, ovvero il deposito laico del migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un postmodernismo banale delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà antemponendole una falsa coscienza del soggetto, un’ideologia settaria e al fondo estremamente intollerante”... “Una cultura i cui pilastri etici globali sono gli spermicidi, l’aborto moralmente indifferente, la pianificazione familiare coatta del sesso dei nascituri, la selezione eugenetica della vita e la sua riproduzione artificiale come mezzo a scopo di ricerca, fino all’eutanasia”... “Il preservativo è solo il viatico della promiscuità sessuale di massa alla quale risale la responsabilità del contagio...”... “La cultura politicamente corretta ha fatto dell’AIDS un’epopea angelica, ha creato la malattia da adorare idolatricamente e da esorcizzare nella mistica della solidarietà, e tutto per nascondere il fatto che la sindrome da immunodeficienza acquisita è soltanto la conseguenza di comportamenti sociali nuovi e libertari, in cui una sessualità spregiudicata e svalutativa sioppianta i vecchi condizionamenti “oscurantisti” della continenza e dell’amore-eros come basamento dell’agape familiare”... “grandissima boria”... “infinita presunzione”... “linguaggio moralmente ricattatorio”... “dall’alto della oscena pratica di un miliardo di aborti in trent’anni”... “un disgustoso paradosso”...
Sono brandelli di prosa ricavati dall’articolo su “Il Foglio” del 19 marzo, “L’aggressione a B.XVI. Il disgustoso paradosso franco-tedesco”. Commenti? Aggettivi ne vengono in mente tanti, non tutti educati. Alla fine si può semplicemente dire: Giuliano Ferrara. Basta così.

SCOLA


Ettore Scola "Sono stanco, non voglio più fare cinema"

FULVIA CAPRARA


Ettore Scola sta leggendo le Vite parallele di Plutarco. E’ una mattina di primavera scintillante e lui, a differenza di tutti quelli che fanno il suo mestiere, non avverte neppure minimamente l’ansia di non trovarsi sul set, di non essere impegnato nella scrittura di un soggetto, di non dover cercare soldi per produrre. Legge Plutarco ed è contento, non desidera altro, dice che questa occupazione è molto «più remunerativa» rispetto a quella di dirigere un film: «Alla fine della giornata mi sento più ricco, mentre prima, quando facevo il regista, avvertivo un senso di limitazione». Sta dicendo che lei, Ettore Scola, uno degli autori più noti e celebrati del nostro cinema, ha deciso di abbandonare la cinepresa? «Si, perchè? Sono quattro anni che non giro, ho riconquistato il mio tempo libero e il gusto per la lettura, che non è un passatempo, ma qualcosa che mi procura reale soddisfazione». La realtà italiana non la ispira più? «No, continuo ancora a leggere, studiare e osservare la politica. Vedo il modo con cui la debolezza umana prevale sulle idee, ogni uomo politico ha il suo partito, le sue convinzioni. Penso che, in fondo, il tanto vituperato centralismo democratico era un modo per mandare avanti la macchina politica, adesso invece... comunque non bisogna avere rimpianti, di questo sono certo». Lei è uomo di sinistra, non rimpiange l’epoca pre-Berlusconi? «Berlusconi rappresenta un progetto culturale che, in assenza di altri progetti culturali di segno diverso, prevale. E comunque bisogna riconoscergli la forza di penetrazione nell’immaginario collettivo, l’abilità nello sfruttare i lati, anche negativi, del carattere italiano». Ha perso le speranze?«No, perdere le speranze non aiuta, bisogna continuare ad augurarsi che certe speranze apparentemente più sensate trovino uno sbocco per realizzarsi». Sta parlando del nuovo leader del Pd? «Beh, speriamo che Franceschini riesca a trovare il bandolo della matassa italiana che è molto ingarbugliata e soprattutto che dia il via a un periodo di maggiore linearità». In che senso? «Il progetto che lo ha preceduto sembrava essere contrastato dall’interno oltre che dall’esterno. D’altra parte siamo fatti cosi, l’uomo è scorpione, per essere contento deve usare il suo pungiglione, iniettare il veleno». Nel 2011 si festeggerà il 150° anniversario dell’unità d’Italia, lei oggi a Torino è ospite della manifestazione «Italia CentoCinquanta» dove verrà proiettato «C’eravamo tanto amati». Che cosa manca all’Italia di oggi? «L’unità d’Italia bisogna ancora farla, magari tra cent’anni la faranno, non credo che tra gli italiani ci sia una forte amalgama. A parte la forma allungata che non aiuta e che la fa somigliare al Cile, l’Italia è occupata da spinte contrarie molto forti e da mentalità che hanno sostituito le ideologie ma influenzano alla stessa maniera gli schieramenti culturali». E gli italiani come li vede, sarebbe possibile rifare oggi «C’eravamo tanto amati»? «Si, certo, la nostra è una realtà ricca, vivida, tutta da studiare». Racconterebbe gli stessi personaggi? «Quelli erano archetipi, esistevano prima e anche dopo il film. Si, potrei descrivere anche oggi un intellettuale idealista, con scarso senso pratico, vittima del suo essere idealista e quindi incapace di operare. E lo stesso vale per il professionista borghese che agisce in base all’interesse invece che per onestà. L’unico che mi creerebbe problemi sarebbe il personaggio dell’operaio fedele a se stesso. Oggi il partito che diventa chiesa e idea portante della vita non esiste più, e il vecchio compagno nutre tenerezze verso la Lega». Si è parlato più volte di remake di «C’eravamo tanto amati», avrebbe dovuto farlo Gabriele Muccino, che cosa ne pensava? «Pericoli sventati, per fortuna. I remake vengono sempre maluccio». Scarsa fiducia nei giovani registi?«No, anzi, li invidio, hanno davanti tanti scaffali da riempire, tanto da raccontare. “Gomorra” e “Il divo” hanno dimostrato che il nostro cinema torna grande quando gli autori, invece di guardarsi allo specchio, si affacciano a guardare quello che accade fuori». (stampa.it)

BONUS


Pubblico impiego, a fine anno bonus per 9 dirigenti su 10


di Andrea Franceschi

Tagliare i bonus. Un ritornello che si è sentito più volte nel corso di questi mesi. Molte società (soprattutto nel settore finanziario) hanno preso questa decisione. Sia per «motivazioni etiche» (gli azionisti e l'opinione pubblica non prenderebbero bene la scelta di premiare manager che con la loro spregiudicatezza hanno contribuito a mettere in crisi l'azienda). Che per ragioni di «risparmio». E non ultimo per ragioni di rispetto verso i contribuenti. Almeno questo è quanto tutti (compreso il presidente americano Barack Obama) si sarebbero aspettati dai vertici del colosso assicurativo Aig, che hanno utilizzato i soldi pubblici per dare i bonus agli stessi manager che l'avevano condotta sull'orlo del crac. Insomma l'austerity è un'obbligo. Sia nel privato, che nel pubblico. Considerando che tutte le principali economie del mondo sono dovute intervenire per sostenere i settori economici più in crisi. Bonus a pioggia per i dirigenti pubblici Questo però non avviene nella pubblica amministrazione italiana dove premi di produttività -secondo una ricerca dell'università Bocconi di Milano- vengono normalmente erogati a pioggia. Nove dirigenti su 10, stando allo studio «Stimolare la produttività e premiare il merito» dell'ateneo, ricevono il bonus. Tutti molto efficienti? Difficile. È molto più probabile che chi da le valutazioni, sia di manica larga. E così il meccanismo meritocratico del premio viene anestetizzato dal fatto che il premio di produttività, alla fine, viene riconosciuto a tutti, indipendentemente dai risultati raggiunti.Il confronto con gli altri paesi «Sono tre i punti su cui abbiamo incentrato la nostra ricerca: misurazione, differenziazione dei risultati e trasparenza» spiega Nicola Bellè, docente dell'Area public management and policy della Bocconi, che ha curato lo studio. «Sul primo punto l'Italia non è carente. Il nostro paese, come il 93% dei paesi Ocse su cui abbiamo condotto la ricerca, ha infatti adottato sistemi di valutazione delle prestazioni». Il problema riguarda gli altri due punti. La differenziazione dei risultati, che è quasi inesistente perché, nella maggior parte dei casi, i fondi per il salario da risultato, vengono spartiti tra tutti possibili candidati. Cosa che per esempio non avviene in Germania, dove solo il 15% dei dipendenti pubblici può ricevere il bonus. O in Canada dove non più del 20% può ottenere la massima valutazione. E dove addirittura è obbligatorio segnalare i dipendenti dal rendimento «insoddisfacente» (almeno il 5%). «Anche sul fronte della trasparenza - aggiunge Bellè - c'è molto da imparare da paesi come Regno Unito e Stati Uniti che su internet danno comunicazione dei risultati raggiunti dai manager pubblici».I meritevoli aspettano la «riforma Brunetta» Insomma un'ulteriore conferma della scarsa meritocrazia di cui da sempre viene accusata la pubblica amministrazione italiana. Una situazione a cui il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta e la sua riforma antifannulloni (come è stata ribattezzata la legge 15) intendono mettere un freno. Il controllo dei risultati è infatti uno dei punti cardine della riforma. Le pubbliche amministrazioni saranno obbligate ad affidare la valutazione ad esterni (e non più ad interni facilmente influenzabili) e si dovranno adottare criteri di valutazione omogenei. Tutti elementi che, secondo il professor Bellè, vanno nella giusta direzione. Ma per vedere i risultati della riforma bisognerà ancora aspettare. La legge è ufficialmente in vigore ma si attendono ancora i decreti attuativi (che dovrebbero arrivare prima dell'estate). Intanto i bonus continueranno ad essere erogati a pioggia. (sole24ore.com)

BIOTESTAMENTO


Testamento biologico: Senatori Radicali rispondono Appello Coscioni e fanno il loro in aula

I Senatori Radicali nel gruppo del Pd Donatella Poretti e Marco Perduca rispondendo all'appello di ieri del Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni Rocco Berardo hanno deciso di pronunciare le loro dichiarazioni anticipate di trattamento lasciandole agli atti del Senato e pubblicandole successivamente sui propri blog
http://www.donatellaporetti.it e http://perdukistan.blogspot.com. Marco Perduca, nel suo intervento di mercoledì sera ha utilizzato il modello sviluppato dalle Associazioni Coscioni e A Buon Diritto, Donatella Poretti stamani utilizzarà quello dell'Associazione Diritti Utenti e Consumatori ADUC. (radicali.it)

ADRIANO


L'OMBRA DELLA CHIESA


La Repubblica - 19 marzo 2009


di Adriano Sofri


Già dall`alto dei cieli, sull`aereo che lo sta portando al prediletto continente africano, il Papa proclama che l`Aids non si risolve distribuendo preservativi, i quali anzi aggravano il problema. Si può rassegnarsi a che la Chiesa ripeta le sue posizioni assolutiste, in nome della fedeltà ai principii, ma c`è una gamma di sfumature possibili. Di occasioni, di toni. Invece no. Invece vince l`oltranza. E la posizione di sempre della Chiesa, si obietta, è stata del suo predecessore. (L`innovazione, annotano i filologi, sta nel fatto che questa volta il Papa ha pronunciato proprio la parola: preservativo). Ma c`è un di più, una troppa grazia, nell`inaugurare così il pellegrinaggio africano. E non limitandosi a dire che i preservativi non bastano ad affrontare il flagello - certo che non bastano ma che lo aggravano. Dunque additando il peccato e la colpa di chi i preservativi in Africa cerca di distribuirli, e passa così per untore. C`è un`impressione di pazzia che ricorre attorno a queste scelte, e non si capisce come la Chiesa voglia ignorarla, quando non si compiaccia di fomentarla. Di dare scandalo. Erano passati dieci giorni dallo scandalo per la bambina brasiliana. Quale persona ragionevole e di cuore, cattolica o no, credente o no, può voler costringere una bambina di nove anni e di trenta chili a partorire due gemelli, frutto della lunga violenza esercitata su lei da un patrigno che l`aveva in balia? Otto giorni dopo la notizia che la madre della bambina e i medici che l`avevano soccorsa-questo è il verbo: soccorsa - erano stati scomunicati dall`arcivescovo di Recife, e che il Vaticano ne aveva approvato l`operato, otto giorni dopo, un prelato romano ha ritenuto di correggere quel gesto scandaloso. E come l`ha fatto? Dicendo (cito il titolo, testuale, dell`Avvenire): «Scomunica sì, ma serviva misericordia». Una scomunica misericordiosa, questo serviva? «Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la vita innocente della bimba...». Non «prima di pensare alla scomunica», ma «invece di pensare alla scomunica», era urgente. Tuttavia la mezza marcia indietro può essere il modo della Chiesa di fare una marcia indietro intera, e va almeno apprezzata l`insistenza sulla necessità di trattare i singoli casi, perché nella casistica, e in una casistica magari ipocrita ma intelligente, sta l`eventualità che la Chiesa di oggi riapra l`occhio della misericordia. Resta il fatto che il tentativo di restituire alla Chiesa un`aura di sensibilità ha impiegato otto giorni, e nel frattempo si erano sguinzagliati i cani arrabbiati, e non è poi facile richiamarli a cuccia. La dottoressa Fatima Maia è la direttrice del Centro sanitario in cui la bambina brasiliana ha potuto abortire, è cattolica, e ha avuto anche lei il tempo di riflettere, e poi ha dichiarato: «Grazie a Dio, mi trovo fra quelli che sono stati scomunicati». Lo ripeto, senza nessun compiacimento: un`impressione di non leggera follia. C`è un`esasperazione attorno a questo Papa e alla sua Chiesa. E non si tratta solo delle persone, di quelli che sanno immaginare di essere il padre o la madre della bambina di Recife, e di quelli così bravi e infelici da saper immaginare di essere quella bambina. E di essere un bambino o una bambina, una donna o un uomo della prediletta Africa. Ieri sono piovute le proteste secche di una serie di cancellerie. Non della pregiudicata Spagna di Zapatero, ma della Germania di Ulla Schmidt e di Angela Merkel e della Francia di Kouchner e Sarkozy, e della stessa Unione Europea. L`Unione Europea, gli impettiti e maturi rappresentanti di un continente fortunato costretti a ribadire che la diffusione del preservativo serve a salvare vite umane, in Africa e dovunque. Questo non succedeva con "l`altro Papa", benché anche lui, papa Wojtyla, fosse così rigido in ciò che tocca la sessualità. Non c`entra solo la diversa personalità dei due uomini. C`entra il tramonto di quella che si può chiamare l'eccezione cattolica": una specie di accordo, metà rassegnato metà cortese, sulla bizzarria per la quale la Chiesa cattolica si riserva delle licenze paradossali per tutto ciò che riguarda il sesso, e di lì in poi si può averci a che fare. È questo che tanti uomini di Chiesa (compreso quell`arcivescovo di Recife) chiamano il primato della legge di Dio sulla legge degli uomini. Legge di Dio è quello che attiene alla sessualità. Attenzione: alla sessualità, e non alla "vita". Non si spiegherebbe se no la tiepidezza con la quale la Chiesa ha maneggiato la questione della pena di morte. Ma la sessualità non è più, ammesso che lo sia stata mai - come pretendeva un`epoca in cui i panni sporchi si lavavano in famiglia, e all`orecchio del confessore - un terreno riservato e appartato. Il Papa può proclamare, sempre dall`alto di quel cielo, che la soluzione stia nell"`umanizzare la sessualità, cioè innovare il modo di comportarsi verso il proprio corpo": ma questo vuol dire ignorare il problema presente e urgente, e sabotarne i rimedi parziali ma essenziali, com`è l`educazione all`uso del preservativo e la sua distribuzione. Specialisti papisti dichiarano che l`uso del preservativo è dannoso perché induce a una fallace sicurezza, e che dietro la sua promozione stanno le ingorde multinazionali produttrici. Balle: al complottismo dell`affarismo profilattico si risponda piuttosto rivendicando la gratuità, e il rischio residuo dell`uso del preservativo è incomparabile con il disastro dei rapporti non protetti, salvo che si finga di credere che davvero la gente smetta i rapporti sessuali, e lo faccia per giunta in misura e tempo utili a fronteggiare l`epidemia. Con una simile logica, se finalmente esistesse un vaccino antihiv, bisognerebbe vietarne la diffusione. Che sensazione di non lieve follia. Il Papa ha lodato la gratuità delle cure, e ci mancherebbe altro. Ma a condizione che si affronti la riproduzione allargata di malati da curare, gratis o no. Le impazienti reazioni di governi e istituzioni internazionali, che vedono offesa la ragionevolezza e sabotata la fatica di tanti professionisti e volontari, restituiscono il Vaticano alla sua misura terrena e alla sua responsabilità diplomatica, senza eccezione. Una stupidaggine è tale, anche se venga pronunciata da un Papa, e in nome di un Dio. Oltretutto in questa circostanza il Papa ha a che fare solo con se stesso: non con una Curia intrigante, non con una qualche solitudine, non con «un difetto - anche lui! - di comunicazione». E l`Italia? Il suo ministro degli Esteri ha spiegato che lui non commenta le parole del Papa. L`Italia è extraterritoriale. Per l`Italia, di gran parte del centrodestra e di una mortificante parte del centrosinistra, l`eccezione cattolica resta in pieno vigore. C`è una divisione del lavoro: alla Chiesa competono la nascita e la morte, più alcune cerimonie dell`intermezzo - i matrimoni, essenzialmente - alla maggioranza politica l`intermezzo vero e proprio, la vita, cioè, se non dolce, ottimista. La pietà dei credenti viene stirata tormentosamente. Muore Piergiorgio Welby e gli viene rifiutato il funerale. Quando si tratta di Eluana, i rifiutatori proclamano che «Welby era un`altra cosa». Lo vedemmo, che altra cosa era. Quando si tratta di Eluana, si grida all`omicidio. Per vendicarsene, una maggioranza pagana e sanfedista cambia il nome delle cose e confisca i corpi dei sudditi. Lasciando libertà di coscienza: graziosa espressione, che vuol dire che la coscienza è revocabile, e che la sua libertà è una cosa da "lasciare". Coscienze in deposito, oggetti smarriti. Può darsi che la gerarchia cattolica italiana sia contenta così: contenta di galvanizzare le sue schiere militanti, e di mettere a tacere i suoi fedeli dissidenti e amareggiati. Che addirittura questa faziosità le sembri una bella ed evangelica intransigenza. Non è escluso, dato che anche dalla parte opposta, di quella che si prende per sinistra, ci sono campionari simili. Ma che futuro verrà da un tal presente? L`eccezione cattolica accompagna come un`ombra la storia italiana, e in certe ore si allunga fino a inghiottirla. Ogni volta di nuovo i cittadini laici-credenti o no, davvero non è il discrimine-si chiedono se il saldo fra il dare e l`avere della presenza cattolica nella società italiana sia in fondo positivo o negativo. Se bisogni augurarsi di ridurla allo stremo, quella presenza, per diventare un paese un po` più normale, a costo di perdere tanta carità e solidarietà e premura per la vita indifesa, o se si ritenga ancora che quella presenza faccia argine al peggio, al razzismo, al cinismo, all`esclusione. Finora, la gran parte dei laici ha creduto, o almeno confidato e scommesso, sul secondo corno del dilemma. Anche i mangiapreti. Marco Pannella e i suoi andavano a piazza San Pietro per dare forza alla battaglia contro la fame nel mondo, o contro la violenza delle carceri. Oggi molte persone laiche - non saprei dire quante, ma molte - credenti o no, sono offese e respinte da una durezza della Chiesa che a volte sembra ottusità, a volte cattiveria, e ci vedono una malattia inguaribile della società italiana. A chi può far piacere?

RADICALI


I Radicali si raccontano: in due libri la loro storia

• da L'Opinione del 19 marzo 2009, pag. 15

di Alessandro Litta Modignani

Di questi tempi i Radicali sentono un gran bisogno di raccontarsi. Lo hanno fatto con il loro congresso dello scorso novembre, dove un trattamento speciale è stato riservato ai “radicali storici” quelli con la maggiore anzianità di tessera: lo fanno ancora in questi giorni con due libri appena usciti nei quali vengono proposti, da angolature diverse, spunti di narrazione di un movimento politico originale che ha vivacizzato con fantasia e tenacia un pezzo di storia dell`Italia contemporanea. Il primo dei due libri è la ristampa del `Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse" 290 pagine, Lindau) con il quale Adelaide Aglietta -compianta dirigente e parlamentare Radicale prima e Verde poi, scomparsa a 60 anni nel 2000 - rievoca il clima tremendo degli anni di piombo. Ora che le Brigate Rosse sono (o almeno sembrano) un ricordo sbiadito, ripercorrere quegli avvenimenti suscita strane emozioni. Sembra un brutto film in bianco e nero invece è la tragica realtà color rosso sangue: 128 morti solo a contare il terrorismo di sinistra, 17 dei quali durante il processo di Torino. Qui si tratta di giudicare il nucleo storico delle Brigate Rosse Curcio; Franceschini, Ognibene e tutta l`allegra compagnia; che minacciano di morte gli avvocati d`ufficio e i giurati. Comporre il collegio difensivo e la giuria popolare non è facile sono 137 le persone che rinunciano per "sindrome depressiva", cioè paura, mentre la sorteggiata Aglietta capisce subito qual è il suo dovere. La vicenda suscita scalpore. Tutti i leader politici, da Zanone a Berlinguer - dichiarano che se toccasse a loro accetterebbero "senza esitazione", tanto sanno bene che non potrebbe accadere. La proposta di abolire la norma che esonera i parlamentari dalle giurie popolari viene infatti respinta, praticamente all`unanimità, stavolta sì “senza esitazione” - Adelaide invece sospende l`attività del Pr di cui è segretario, e si dedica a tempo pieno al processo. Cerca di tranquillizzare le sue bambine ma rifiuta ogni scorta armata, malgrado le minacce. Soprattutto tiene un diario, che oggi possiamo rileggere con curiosità e ammirazione. Ne emerge una donna coraggiosa, intelligente e sensibile - che affronta il suo compito con serietà e impegno. Sappiamo come è finita: nonostante gli omicidi, le minacce, il rapimento e l`assassinio di Aldo Moro, il processo giunge al termine nel pieno rispetto delle garanzie. “Paradossalmente questo processo non era importante tanto per il suo farsi, quanto per il pericolo che non si riuscisse a fàre”, conclude Adelaide Aglietta, persona trasparente e bella.
L`altro libro è invece opera di Sergio Ravelli, un militante radicale di Cremona. che raccoglie 35 anni di fatti, aneddoti e ricordi in un volumetto dal titolo emblematico: "il Radicale Ignoto" 136 pagine. Cremonalibri), L`autore evita qualunque pretesa saggistica o letteraria per raccontare con parole semplici la storia dei radicali locali, fatta di umiltà e impegno, con una genuinità umana e civile capace di produrre mille iniziative politiche. “Una lunga fedeltà a se stessi, un modo d’essere, di organizzarsi, di agire e di fare politica: o piuttosto uno spirito con cui si vive la politica", scrive nella prefazione Lorenzo Strik Lievers. La lettura potrà apparire ingenua a qualcuno, ma fra i partecipanti al recente congresso radicale di Chianciano è andato a ruba. Alcuni ricordi sono davvero toccanti, come quello di Enzo Tortora che il 30 maggio dell`87 grida il suo dolore disperato, aggrappandosi ai tubolari del palco e scuotendoli con forza davanti a una piazza ammutolita e stracolma. Morirà di tumore un anno dopo. Anche per questo secondo libro, a ben vedere, valgono le parole che Adriano Sofri scrive nella prefazione del primo: “Quella che segue è una storia vera, verissima, di quelle che a ogni passo vi fanno esclamare: incredibile!”.