sabato 4 aprile 2009

RIFIUTI


COMUNICATO STAMPA


"RIFIUTI: GIOVANI E FAMIGLIA RACCOGLIE UN GRANDE SUCCESSO DOPO CINQUE ANNI DI COSTANTE IMPEGNO POLITICO. NON SI FARA' L'INCENERITORE A PRATO"


Apprendiamo con soddisfazione la svolta programmatica del Pd pratese annunciata due giorni fa nell'incontro con la presidenza dell'Unione Industriale Pratese.Il candidato sindaco Massimo Carlesi ha annunciato il no all'impianto di incenerimento nella provincia di Prato puntando a bruciare quanto possibile nell'impianto programmato a Case Passerini alla periferia di Campi Bisenzio. Carlesi assume così il compito di smentire sonoramente cinque anni di legislatura del sindaco Marco Romagnoli e degli assessori all'ambiente del comune di Prato Camilla Curcio e della provincia Stefano Arrighini. Essendo passata in questi mesi su enorme pressione di comitati e associazioni la strada della raccolta differenziata "porta a porta" a Vaiano e dallo scorso febbraio nel Centro Storico di Prato con risultati iniziali in poche settimane del 60/70%, in prospettiva l'impianto a Case Passerini basterebbe e forse sarebbe anche sovrastimato.
La rinuncia all'impianto provinciale delle Pantanelle, presso la frazione di Casale a Prato , è una vittoria del Coordinamento dei Comitati per la Salute della Piana CCSP ed in particolare di Giovani e Famiglia che è tra i membri fondatori del Coordianemento costituitosi nel maggio 2005. Durante l'intera legislatura abbiamo contribuito ad aggregare i comitati locali permettendo ai cittadini di partecipare, informarsi, scegliere ed obbligando di fatto le amministrazioni comunali e provinciali ad intraprendere la strada della raccolta differenziata "porta a porta" che solo nel 2005 era per i nostri lungimiranti ed illuminati amministratori qualcosa di sconosciuto.
Non è da dimenticare la grande manifestazione popolare "Non Bruciamoci il Futuro" dell'8 ottobre 2005 che portò sotto la pioggia in corteo 1500 manifestanti, famiglie, cittadini, ad un comizio conclusivo in Piazza del Duomo contro il progetto di inceneritore e a favore delle soluzioni alternative, tra le quali il Trattamento Meccanico Biologico a freddo .
Ribadiamo che per la prossima legislatura la Lista Civica Giovani e Famiglia si propone di togliere i cassonetti da tutte le strade di Prato e Provincia estendendo la raccolta differenziata "porta a porta" a tutto il nostro territorio. Vogliamo rendere Prato un modello ecologico nell'Italia e nel mondo.


Lista Civica Giovani e Famiglia

SCAMPAGNATA


Brunetta: una scampagnata utile all'economia


«Se qualcuno fa una scampagnata in più male non fa ovviamente neanche all'economia perchè muove risorse, ristoranti e autobus», è il commento del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta sulla manifestazione della Cgil. Secondo il ministro, quindi, il corteo di oggi «è un fatto positivo per la ripresa economica». Brunetta poi dice: «Il governo ascolta tutti i cittadini sia quelli che scendono in piazza sia, soprattutto, quelli che non scendono in piazza e fanno tutti il loro lavoro e dovere».Non si è fatta attendere la replica di Pierluigi Bersani: «Il ministro Brunetta dovrebbe smetterla con le sue provocazioni. Se si affronta il disagio con il silenzio e le battute, rischiamo di andare veramente in mezzo ai guai». Il responsabile economico del Pd ha aggiunto «bisogna che il governo si renda conto che la situazione è seria, molto seria e questa situazione pretende serietà perfino nel linguaggio perchè, se continuiamo a raffigurarla come un cielo azzurro, ci troveremo sempre di più nei guai». (messaggero.it)

STRASBURGO

Scontri al vertice della Nato. Fuoco su Strasburgo.
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NUMERI


CGIL IN PIAZZA A ROMA: EPIFANI, BELLA GIORNATA

Sono stati 2,7 milioni i manifestanti scesi oggi in piazza con la Cgil. A fornire la cifra sono stati gli stessi organizzatori della manifestazione. Secondo la Questura, invece, i partecipanti sopno stati 200 mila. I cortei e l'intera manifestazione si e' svolta in modo pacifico. "E' una soddisfazione aver riempito nuovamente la piazza e non era scontato". Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha aperto il suo intervento al Circo Massimo, gremito di persone, che lo hanno accolto tra gli applausi. Epifani ha quindi ricordato l'altra grande manifestazione della Cgil del 23 marzo 2002, sempre al Circo Massimo, che era di tre milioni di persone, contro l'abolizione dell'articolo 18."Per noi tutti - ha detto - oggi è un grande motivo di orgoglio ed emozione tornare qui insieme, qui dove tre milioni di persone scrissero una pagina che nessuno ha scordato in difesa dei diritti dei lavoratori, tutti i lavoratori, e dove insieme rispondemmo alla follia disumana del terrorismo"."Vogliamo ringraziare il nostro presidente dela Repubblica per l'equilibrio e la fermezza con cui svolge il suo alto compito, per l'attenzione e l'affetto con cui partecipa alle condizioni del lavoro, per l'impegno che continua a mettere sui temi delle morti sul lavoro e sulla sicurezza".Il leader della Cgil e' poi tornato dal palco a sollecitare il Governo affinche' apra un tavolo sulla crisi ed ha rimproverato gli altri sindacati confederali di non aver condiviso con la Cgil la battaglia. Il governo fa molto meno di quello che serve ma "non va bene aspettare che passi la nottata, è dalla nottata che dipende il nuovo giorno", ha continuato Epifani. "Perché - ha chiesto Epifani al governo - l'esecutivo non ha voluto, non vuole fare di più? Perché ha stanziato solo 4 miliardi per fronteggiare la crisi? Perché non percepisce l'urgenza di serie politiche industriali, per l'edilizia, per i servizi pubblici? Perché mette in cantiere solo misure faraoniche per i lavori pubblici? E non fa niente per le piccole e medie imprese, e accelerare la domanda e aumentare l'occupazione?". "Per questo abbiamo scelto di stare in campo anche quando gli altri non ci hanno consentito di fare le battaglie che dovevamo fare insieme", - ha aggiunto tra gli applausi. Bordate di fischi invece dall'arena nel momento in cui Epifani ha citato Silvio Berlusconi. Epifani aveva pronunciato questa frase: "Il nostro presidente del Consiglio prima di partire per Londra...".Epifani ha cosi' concluso, dal palco del Circo Massimo, la grande manifestazione: cinque cortei, una lunga marcia per le vie di Roma, un fiume di gente - lavoratori, pensionati, precari, immigrati, studenti - con i cappellini rossi in strada per un'iniziativa figlia di quell'accordo separato sul nuovo modello contrattuale che il sindacato guidato da Guglielmo Epifani non ha voluto firmare, a differenza di Cisl e Uil, ma che è diventata molto altro, raccogliendo tutte le istanze di quanti vogliono dire 'no' alla politica economica del governo e reagire alla crisi. Sulla grande spianata del Circo Massimo, c'é chi intona Bella Ciao e chi grida slogan. Dai camion con gli altoparlanti si diffonde musica di De André e di Guccini, ma ad un certo punto c'é spazio anche per l'Inno di Mameli e l'Inno alla Gioia. Non manca l'ironia e il bersaglio è scontato: "Mister Obamaaaa...", gridano in coro molti dei manifestanti. Epifani guida un corteo che arriva al Circo Massimo verso le 10.30. "Sarà una bella giornata, che si ricorderà per lungo tempo", aveva detto sfilando, prima di raggiungere il piazzale cuore dell'iniziativa. E ancora: "Vorrei che il governo provasse a fare di più, non chiedo l'impossibile".In attesa che il leader della Cgil prenda la parola per il suo intervento dal palco, un ruolo da 'star' lo ha giocato, in mattinata, Dario Franceschini. Intervenuto alla manifestazione per una mezzora, prima di spostarsi ad Amalfi per un altro impegno, il numero uno del Pd ha ricevuto un'accoglienza molto calorosa. Stretta di mano con Epifani, abbraccio a Bertinotti. Pacche sulle spalle dai manifestanti. Lui coglie l'occasione per puntare il dito contro il governo, che "non sta affrontando la crisi", ma anche per un appello all'unità sindacale: "Voglio dire alla Cgil che è importante stare in piazza ma mai contro gli altri sindacati", ha dichiarato. La manifestazione della Cgil è anche per Walter Veltroni l'occasione per tornare in piazza: l'ex segretario del Pd, all'insaputa di tutti, ha fatto capolino alla testa del corteo partito da Piazza Esedra. Tra i politici, il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro,il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, il governatore del Lazio Piero Marrazzo e quello della Puglia, Nichi Vendola. Critiche invece dall'opposizione: il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta usa il sarcasmo per sottolineare che "se qualcuno fa una scampagnata in più male non fa, ovviamente neanche all'economia perché muove risorse, ristoranti e autobus". Ma i protagonisti veri sono i lavoratori. E alcuni di loro hanno preso la parola per dei brevi interventi: c'é un operaio cassaintegrato di Pomigliano d'Arco, c'é una pensionata di Roma, c'é una giovane operaia precaria della Lombardia, e poi uno studente, un immigrato e un medico. Sei voci in rappresentanza di tutto il complesso mondo del lavoro di oggi. Sul fronte dell'ordine pubblico, per ora non si sono registrati grossi disordine, ad esclusione del lancio di vernice rossa contro la sede di una banca, mentre 200 studenti dell'Onda hanno bloccando il traffico per le strade, accendendo anche fumogeni. (ansa.it)

CGIL


Epifani. Radicali Italiani: non parteciperemo alla manifestazione indetta dalla Cgil

• Comunicato di Radicali Italiani

E’ certamente un fatto nuovo l’invito ricevuto da Epifani a partecipare alla manifestazione e ci auguriamo possa tradursi nell’inizio di un dialogo al quale non solo siamo disponibili, ma che ci pare assolutamente necessario.
Tuttavia – pur condividendo il giudizio espresso sull’entità e sulla natura delle misure anticrisi adottate fino ad ora dal governo, che anche noi consideriamo inadeguate qualitativamente, prima e più che quantitativamente – non parteciperemo alla manifestazione indetta per il 4 aprile.
La piattaforma sulla quale la stessa è convocata, infatti, è molto lontana da quelle riforme strutturali, da troppo tempo attese, che a noi paiono indispensabili per affrontare in modo efficace la grave crisi in corso. Se nell’immediato sono senz’altro necessarie misure straordinarie al fine di tamponare la situazione (ben sapendo che la “straordinarietà” è determinata dalla pluridecennale mancanza di riforme, rispetto alla quale il sindacato non è esente da gravi responsabilità), non c’è dubbio che le stesse possano essere davvero utili solo se inserite in un programma di interventi di tipo strutturale, che guardino invece al lungo periodo, a cominciare da quelli sul welfare e sulle pensioni. In particolare, non vediamo come sia possibile affrontare credibilmente la questione degli ammortizzatori sociali – con l’obiettivo di passare da un sistema particolaristico e in quanto tale profondamente iniquo, come quello attuale, ad un sistema finalmente universalistico – mantenendo il vero e proprio “tabù” per cui “le pensioni non si toccano”: ma visto il forte squilibrio della spesa sociale a favore delle pensioni, come reperire altrimenti le risorse necessarie per il welfare, non essendo pensabile il ricorso ad un incremento della pressione fiscale o del già esorbitante debito pubblico? In realtà la contrarietà della Cgil a intervenire sull’età pensionabile rappresenta una posizione singolarmente vicina a quella espressa dal ministro Maurizio Sacconi pochi giorni fa.
(radicali.it)

CORONA


Massoneria, morto Armando Corona, il Gran maestro che cacciò Gelli

«Mi sono stancato di rappresentare un bersaglio». Così Armandino Corona spiegò il 18 maggio 1995 la scelta di dimettersi dalla massoneria, dopo il rinvio a giudizio per falsa testimonianza nell'ambito dell'inchiesta sul Banco Ambrosiano. Una decisione che suscitò scalpore anche perchè era stato proprio lui, a presiedere la Corte centrale del Grand'Oriente d'Italia, istruendo e portando a termine il procedimento che il 31 ottobre 1981 si concluse con l'espulsione di Licio Gelli dalla massoneria. Una vicenda che riecheggiò nelle motivazioni che portarono Corona a lasciare il Grande Oriente D'Italia di cui era stato Gran Maestro dal 1982 al '90 «Da 14 anni in qua è la solita mannaia contro i massoni, ogni volta che c' è un pò di maretta politica nei confronti della massoneria si ricominciano a rircorrere i nomi», disse, inviando la lettera di «rinuncia all' appartenenza» alla sua loggia, la «Hyram» numero 657, di Cagliari, e per conoscenza al presidente del Collegio dei Maestri venerabili della Sardegna, e al Grand' Oriente d' Italia, a Roma. Stanco di essere un bersaglio. «Io sono un duplice bersaglio: da un lato come Armandino Corona e dall' altro come massone. Questa cosa deve finire. Perciò - concluse, annunciando che le sue dimissioni erano state accettate - ho scisso questo binomio e ora chi deve dire male della massoneria lo dica, e chi deve prendersela con me lo faccia, ma facendo riferimento a fatti specifici». Oltre al ruolo nella massoneria, Armandino Corona - originario di Villaputzu, piccolo centro del cagliaritano - è stato medico (ha cominciato come medico condotto a Ales, il paese natale di Antonio Gramsci), imprenditore (realizzando a Cagliari alcuni importanti interventi urbanistici) e politico. La carriera politica. Segretario regionale del Pri, fu chiamato da Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano dal giugno 1981 al dicembre '82, a guidare la segreteria a Palazzo Chigi. In Sardegna, oltre ad essere stato presidente del Consiglio regionale, è stato assessore degli Affari Generali, carica che ricopre nell'attuale Giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci, la figlia Maria Paola, nota come Katy. Il figlio Giorgio è stato consigliere e capogruppo in Consiglio regionale di Forza Italia, partito al quale il padre si era avvicinato fin dalla fondazione. (messaggero.it)

SERRACCHIANI

L'intervento di Debora Serracchiani all'assemblea dei Circoli PD

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CRISTALL


Roberto Cenni segna un punto a suo favore in questo inizio di campagna elettorale. L'insediamento del suo Comitato nel centralissimo ex cinema Cristall è, infatti, un segnale simbolico non indifferente. Il Cristall era stato la sede del Comitato elettorale del Partito Democratico nelle elezioni politiche del 2006, poi vinte dalla coalizione del centrosinistra, anche se per il rotto della cuffia. L'arrivo di Mister Sasch nel prestigioso locale di Corso Mazzoni può davvero significare l'estremo impegno, anche in termini finanziari, che Cenni metterà nella corsa alla poltrona di sindaco. La scelta, sicuramente felice, può voler dire alla città il bisogno di cambiamento di classe dirigente ed il cambio di inquilino del Cristall rafforza questa indicazione. Nel frattempo, domani pomeriggio, Carlesi e Gestri inaugurano la loro sede elettorale. Prestigiosa anch'essa, Via Muzzi 55-57 , piano terra di Palazzo Crocini. Ma, indubbiamente, fuori dal quadrilatero d'oro del passeggio pratese e, dunque, eccentrica. Anche se molto vicina alle cappelle del Commiato della Misericordia........

TOMBINI


A Roma il dormitorio-scandalo. Bimbi afgani nei tombini

Dormivano sotto il colonnato della stazione Ostiense, a Roma, e molti di loro trovavano rifugio nei tombini riparandosi dal freddo con coperte e cartoni. li ha scoperti la polizia ferroviaria di Roma, nel corso di un'operazione straordinaria di controllo. Individuati 24 ragazzini, tra i 10 e i 15 anni, tutti provenienti dall'Afghanistan. Molti sono in condizioni fisiche precarie, e secondo quanto riferito da alcuni testimoni al telegiornale di Sat 2000, per sater nei tombini, accovacciati o in piedi, pagavano una somma. Una fessura restava appena aperta per lasciar passare un filo d'aria per respirare. Agli agenti hanno dichiarato di essere giunti in Italia senza i genitori. Sono stati portati in ospedale per le visite di controllo e poi sistemati in centri di accoglienza. In totale sono state 93 la persone identificate dalla polizia e che trascorrevano le notti nello snodo ferroviario. (repubblica.it)

venerdì 3 aprile 2009

DISSOCIATI


Ilaria D'Amico, Fabio Fazio e Pippo Baudo hanno una caratteristica in comune: la dissociazione. E' una qualità necessaria per non perdere il posto di lavoro in televisione. Si dissociano ogni volta che i loro ospiti dicono la verità. Ho accettato di intervenire a Exit dalle 21.35 alle 22. E così ho fatto, forse ho sforato anche di qualche minuto. Nessuno mi ha pagato per la mia presenza. Ho chiesto solo di non proporre la pubblicità prima del collegamento. Ma così non è stato. Non ho promesso a nessuno di fermarmi per un contraddittorio. La dissociata D'Amico ha preso la pippite da Baudo che si scusò con Craxi. Ha imitato lo stuoino Fazio che si umiliò in diretta con Schifani dopo l'intervista a Travaglio."Sono molto rammaricata e desidero scusarmi con tutti gli spettatori, con La7, con l'Editore Telecom Italia Media, con le tutte persone citate e con gli ospiti in studio", ha detto.Spero che questa posizione alla Monica Lewinski consenta alla D'Amico di non essere licenziata. Non me lo perdonerei mai. Ilaria si scusa con tutti e con "le persone citate" che non ha neppure il coraggio di citare. Tutti i media hanno parlato della fuga di Grillo (da chi? Da Tabacci o da Urso, le salme di seconda fila della politica?). Nessuno ha riportato i nomi delle "persone citate". Gli innominabili. La Repubblica di ieri, in un trafiletto, ha scritto di un violentissimo attacco di Grillo. Senza specificare contro chi, perché, con riferimento a quali fatti. Nel programma ho nominato i campioni dell'economia italiana. I Manager Wanted. Colaninno, Geronzi, Ligresti, Scaroni. Tutta gente con precedenti giudiziari e al vertice del sistema industriale e bancario. Ho nominato il tronchetto dell'infelicità come esempio dello scandalo delle stock option e delle buonuscite date a chi ha distrutto la società. A chi ha contribuito al licenziamento di migliaia di persone. Li avete letti o sentiti i nomi dei Manager Wanted sui giornali e sulle televisioni? Tutti a parlare della fuga di Grillo, della maleducazione di Grillo, della incapacità di Grillo a sostenere un confronto.Prima di Exit sono stato al Parlamento Europeo a denunciare lo stato della Borsa italiana, le truffe ai danni dei piccoli azionisti, con dati, esempi, nomi e anche cognomi. La sala era piena. Ho risposto a tutte le domande del presenti. Qualcuno dei media nazionali ne ha accennato?L'Italia è un Paese dissociato dalla verità perché informato da giornalisti dissociati.Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (beppegrillo.it)

DOV'E'?


Dov'è Berlusconi...........

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ALFONSIN




Miles de personas en Argentina han despedido con un emotivo homenaje al llamado padre de la democracia de ese país. Los restos mortales del ex presidente Raúl Alfonsín han recibido honores de Estado antes de ser sepultados en Buenos Aires. Dirigentes de la política nacional han destacado sus esfuerzos por la paz y por la integración de la sociedad argentina.

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PROSPERO

Intervista ad Arturo Prospero, raccolta nel luglio 2001 nella sua casa della Collina di Prato, da Libera Tiezzi (riprese di Daniele Rossi) per l'associazione Pr@toLiber@.


Si tratta della prima di cinque interviste-memorie che Pr@toLiber@ ha registrato con personaggi e personalità importanti del panorama cittadino. Oltre Arturo Prospero, il Prof. Giuseppe Nuti, la pittrice Anna Sanesi, lo scrittore Emanuele Bettini ed il pittore Andrea Martinelli. Verranno pubblicate nelle prossime settimane su questo blog e presentate alla città.


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Arturo Prospero, storico Direttore della Cassa di Risparmio di Prato, è scomparso il 18 febbraio 2005.

TONINO


Europee, Di Pietro: «Guiderò l'Idv in tutte le circoscrizioni»

Antonio Di Pietro guiderà la lista dell'Italia dei Valori alle elezioni europee in tutte le circoscrizioni. Lo ha confermato l'ex ministro delle Infrastrutture che oggi era presente all'annuncio del progetto definitivo della Pedemontana, la strada che collegherà le province di Bergamo e Varese.«La lista dell'Italia dei Valori sarà piena, come abbiamo già iniziato ad annunciare, di personalità - ha aggiunto Di Pietro - della società civile, ma credo che sia giusto che sia io come presidente del partito ad prendermi la responsabilità di guidare la lista». Di Pietro ha poi risposto al segretario del Pd Dario Franceschini che invita che a non candirsi chi poi non farè il parlamentare europeo affermando che «Franceschini deve dire così perchè non può o non deve candidarsi». (messaggero.it)

GUANTANAMO


Tre settimane in un braccio di massima sicurezza: il documentario di National Geographic

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BUGIENERE


Video arte-video poesia sull'amore perduto

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FAGIOLI


BIOTESTAMENTO: FAGIOLI MI OPPONGO A VITA UMANA SOLO VEGETATIVA

Mi oppongo assolutamente alla vita umana sia solo vita vegetativa: cio' fa parte di una imposizione, che riguarda anche la legge sulla fecondazione assistita ed il testamento biologico, per cui la realta' umana sarebbe soltanto biologica come quella degli animali: basta che funzioni il cuore e sarebbe vita umana, non e' vero niente. Lo ha detto, nel corso di SkyTg24, lo psichiatra Massimo Fagioli rivendicando in questo modo il suo pensiero laico. "La vita umana finisce - ha chiarito lo psichiatra - quando non funziona piu' il cervello". Quando, cioe', "non c'e' piu' il pensiero, le emozioni, l'umano, la caratteristica specifica umana", ha concluso Fagioli, che stasera presenta il suo ottavo volume 'Fantasia di sparizione', edito dalla nuova casa editrice 'L'Asino d'oro', alla libreria Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma, sviluppo della 'teoria della nascita' esposta fin dal 1971 su 'Istinto di Morte e Conoscenza' ed asse portante dal 1975 dei seminari di Analisi Collettiva. (repubblica.it)

CENNI




SUMMIT


Summit Nato Strasburgo, Cappato: polizia fuori controllo e diritto di manifestare alienato

Dichiarazione di Marco Cappato deputato radicale europeo

In seguito al dispiegamento e alle azioni di polizia totalmente fuori controllo al Summit Nato a Strasburgo, gli eurodeputati radicali Marco Cappato e Marco Pannella, assieme alle verdi francesi Helene Flautre e Mari Anne Isler-Beguin hanno presentato un'interrogazione urgente alla Commissione e al Consiglio europei per verificare la compatibilità di queste azioni con il diritto alla libera espressione.
Il diritto a manifestare é un diritto fondamentale in uno Stato democratico, che non può essere alienato dalle autorità o dagli organi di polizia.
Questa ha il compito particolarmente delicato di assicurare che persone non abusino in modo violento del diritto democratico ad esprimere la propria opinione, senza però utilizzare un uso eccessivo e sproporzionato della forza legittima - che può così scadere in violenza e vendetta gratuita.
Ci appelliamo alle autorità francesi perché evitino che nel corso del summit della NATO a Strasburgo si riproducano le violenze ed abusi da parte dalle forze dell'ordine quali quelle avvenute in Italia in occasione del G8 di Genova, come dimostrato dagli atti processuali. Purtroppo i fatti indicati nell'interrogazione depositata qualche giorno fa annunciavano già una possibile involuzione della situazione.
Il governo francese deve subito prendere la situazione in mano e verificare che i diritti umani e le libertà fondamentali siano rispettate e aprire inchieste su eventuali abusi".
In particolare si questiona il divieto di dispiegamento di bandiere anti-Nato e la suddivisione della città in zone rosse e arancioni, misure che, anche secondo il sindaco di Strasburgo Roland Ries, sono da considerarsi "inaccettabili".
(radicali.it)

40


FECONDAZIONE: D'ALEMA, ORA PARLAMENTO CORREGGA LA LEGGE


"La sentenza della Corte Costituzionale chiarisce, al di la' di ogni ragionevole dubbio, che alcuni principi della legge sulla fecondazione artificiale sono contrari alla Costituzione, oltre che al buon senso". Ora, afferma Massimo D'Alema a margine della presentazione del nuovo numero dei Quaderni di Italianieuropei, "il Parlamento deve mettere mano alla legge per correggerla in modo che sia piu' utile e rispondente ai principi costituzionali". (repubblica.it)

RADICALI



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D'AMICO


Grillo scatenato e la D’Amico fa da tappetino

di Filippo Facci

Prima che di Grillo ci sarebbe da occuparsi di questa Ilaria D'amico e del suo inutile Exit su La7, ma sappiamo che anche le critiche più devastanti da noi vengono considerate medaglie, se va bene invidia di qualcosa, ma correremo il rischio: perché questa D'amico, diciamo lo stesso, è palesemente la più incapace tra tutte le non-conduttrici che per meriti speciali si sia affacciata dalle nostre disgraziate televisioni, e questo lo sappiamo. E allora perché non dirlo? Perché sennò non t'invita? E chi se ne frega: sarebbe splendido che tra i mendicanti di apparizioni qualcuno cominciasse anche a dire no. Anche perché mercoledì sera, umili e piccini di fronte al maxi-schermo col Grande Monologante, gli invitati facevano una discreta pena.D'accordo, la D'Amico è l'archetipo della televisione dove tutti ormai possono fare tutto, e tuttavia ci si chiede: quale spettatore al termine di una puntata di Exit ha capito o imparato qualcosa? Ha imparato, se gli va bene, quale voce dovesse avere Rosa Russo Iervolino da giovane; ha capito che alzare la tonalità e interrompere di continuo è buona e producente cosa; ha capito che senza una traccia scritta certe conduttrici sono niente, e lo dimostra la disinvoltura con cui la D'Amico a un certo punto ha detto che «ci sono 20mila disoccupati» prima che le suggerissero, sottovoce, che sono 20 milioni. Le scrivessero che c'è al governo Fanfani, forse, lo direbbe: ma detta così è cattiveria.
Occorre invece ammettere che tre cose la signorina ha perlomeno capito: che postura e seriosità contano più dei contenuti, che occorre saper dosare le scollature (Giuseppe Caschetto, agente suo e della sinistra wannabe, le ha raccomandato che nelle trasmissioni dove parla di calcio la scollatura dev'essere più abbondante) e soprattutto pare aver capito, la signorina, che sparare raffiche di domande senza ascoltare le risposte, magari intimando di rispondere risolutamente «sì» o «no» anche a proposito della fissione dell'atomo, ecco, è tutta roba che fa grande giornalista d'assalto.Detto questo, eccoci finalmente a Grillo e a una situazione che alla D'Amico è scappata di mano subito e senza che la riacciuffasse neppure una volta. Abbiamo avuto un monologo di diciotto minuti dove il comicante ovviamente ha insultato a destra e a manca, ma ha pure ripetuto concetti e situazioni già da tempo sbugiardate. Ma non ci ha fatto mancare generiche preziosità come questa: «I cittadini si sono rotti i c... i di quella gente che avete lì in studio». E la gente in studio intanto restava silente, passiva, fatalista come col maltempo: erano il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il sottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso, Bruno Tabacci dell’Udc e il collega Sergio Rizzo. Difesi da chi? Da una conduttrice che nei venti minuti ha biascicato le seguenti frasi: 1) «Sottolineiamo la trasparenza con cui quest'azienda ti accoglie a braccia aperte e sta cambiando tante cose, e tu lo sai»; 2) Beppe, io... »; 3) Beppe, proviamo a raccontare anche come si cambia tutto questo... ?»; 4) «Beppe, tu hai detto una cosa che mi ha fatto molto piacere...».A quel punto, quando a intervenire ha provato qualche ospite, ecco le interlocuzioni del buffone: «Stia zitto un attimo che poi me ne vado»; «Fammi parlare», «No no no...». Poi ha tentato ancora di raddrizzare in chiave vittimistica tutti i flop degli ultimi due anni. Nell'ordine: «Abbiamo fatto il Vaffanculo day e i partiti ci sono andati, affanculo». Ah sì? A dire il vero Grillo aveva invitato all'astensione, e alle scorse politiche c'è stata una delle affluenze più alte degli ultimi anni. Poi: «Abbiamo raccolto le firme per mandare a casa i parlamentari dopo due legislature». Ah sì? E com'è che allora si è imparentato con l'Italia dei valori per le prossime amministrative? Com'è che per le provinciali alcuni suoi candidati si presenteranno direttamente con Di Pietro? Ce lo chiediamo perché l'ex magistrato di mandati parlamentari ne ha già accumulati cinque, per un totale di anni dodici.
Infine: «Le nostre firme sono ferme, noi promuoviamo i referendum, ma le ho perse io, le firme?». Sì. Le ha perse lui. Grillo infatti raccolse il grosso delle firme durante il vaffa-day del 25 aprile 2008, firme inutili. Ricordiamo la dinamica che già lo sputtanò l'anno scorso: per proporre un referendum ci vogliono 500mila firme raccolte in tre mesi, ma la legge dice che dal giorno in cui vengono indette le elezioni non si possono depositare firme per altri sei mesi; ed essendo state indette le elezioni il 6 febbraio 2008, significa che Grillo non avrebbe potuto depositarne sino al 7 agosto: dovendo appunto raccogliere le firme in tre mesi, i tre mesi precedenti il 7 agosto partivamo dal 7 maggio, non prima: quelle raccolte prima non valevano, ma Grillo le raccolse lo stesso e soprattutto a ridosso del suo vaffa-day del 25 aprile: firme inutili che lui, nel luglio successivo, consegnò solo per non buttarle via.
Se ci avete capito poco, figuratevi Grillo: resta che ai suoi grillini non disse niente o quasi. A Exit, però, ha citato sospettosamente Corrado Carnevale, capo della Commissione per il referendum in Cassazione: «Avevo davanti Carnevale, di firme ce n'erano la metà...». E certo: c'erano solo quelle valide. E poi suvvia, non se la prenda con Carnevale, che già avrà il suo da fare in purgatorio: è l'uomo che presiedeva, nel 1981, la commissione che promosse Antonio Di Pietro alla carriera di magistrato.
(giornale.it)

LIPPI


L'anima di Prato a Parigi
E' stata inaugurata lo scorso mercoledì un'interessante mostra dedicata al Rinascimento (pratese e non solo),«Filippo e Filippino Lippi. La Renaissance à Prato»

Un pezzo dell'anima di Prato sbarca al Musée du Luxembourg di Parigi: è stata inaugurata infatti lo scorso mercoledì un'interessante mostra dedicata al Rinascimento (pratese e non solo),“Filippo e Filippino Lippi. La Renaissance à Prato”. Ripercorrere le opere dei Lippi e degli altri artisti che gravitarono a Prato a partire dalla seconda metà del 1400 significa in qualche modo ripercorrere gli albori del Rinascimento. Un boom di visite nella prima settimana di apertura: 15 mila i visitatori. “Filippo e Filippino Lippi. La Renaissance à Prato” è una galleria di 51 opere che immortalano un passaggio fondamentale della storia dell’arte italiana: cosa successe a Prato nel 1452 con l’arrivo di Filippo Lippi e con la sua pittura fascinosa e nuova, le dinamiche artistiche con i committenti, la ricostruzione della sua affollata bottega di apprendisti dove ebbero un ruolo cruciale artisti di talento come Fra Diamante, Sandro Botticelli e lo stesso Filippino. Filippino, nato dall’unione di Filippo con la monaca Lucrezia Buti, modella immortale dei suoi dipinti, cresce a Prato a stretto contatto con il lavoro del padre, dove ancora giovanissimo, manifesta il suo talento. Filippino poi si formerà presso la bottega di Botticelli, il quale, a sua volta, precedentemente aveva effettuato il discepolato presso Filippo Lippi. All’epoca di Lippi la città di Prato conosceva un periodo di splendore culturale e ricchezza economica, culla dei talenti più innovativi del tempo, seppure talvolta oscurata dal vicino capoluogo toscano.
IL FILO ROSSO CHE LEGA LA MOSTRA - Un filo rosso in qualche modo lega la mostra e gli spazi che la ospitano. Il Musée du Luxembourg nasce infatti come museo per volere di Maria de’ Medici nel XVII secolo, e il legame tra la sua fondatrice e la politica museale è tuttora saldo, e sempre mediceo era il mecenate del dissoluto frate Filippo Lippi, Cosimo de Medici. Alcune delle opere esposte al museo parigino escono dal territorio italiano per la prima volta, altre ancora per la prima volta lasciano la città di Prato ed altre non sono mai state esposte prima. Questo rende unica la mostra nata dalla collaborazione tra il Museo Civico di Prato e il Musée du Luxembourg. E’ il caso della Madonna col Bambino e i santi Stefano e Giovanni di Filippino Lippi del Museo Civico di Prato che, oltre a essere esposta per la prima volta in assoluto qui a Parigi è tornata a risplendere di nuova luce grazie ad un’ingente e meticolosa operazione di restauro, effettuata appositamente per l’occasione.
DIECI CAPOLAVORI - Altri dieci capolavori sono stati finemente restaurati per l’esposizione parigina. E Filippo Lippi in qualche modo continua a contribuire allo sviluppo dell’arte italiana e non solo come uno dei padri del Rinascimento italiano, “Importante sottolineare che grazie all’organizzazione di questa mostra è stato possibile restaurare importanti opere del patrimonio artistico italiano per un valore di circa 50.000,00 euro, sovrapponendo quindi all’importanza di divulgare la cultura italiana in un luogo così prestigioso quello di trovare risorse per la tutela del nostro patrimonio” precisa Maria Pia Mannini, curatrice della mostra e direttrice del Museo Civico di Prato. Stavolta non è la Prato messa sotto la lente di ingrandimento da osservatori stranieri per studiarne l’industria tessile o per esaminarne la popolosa comunità cinese, è la Prato dell’arte e del fermento culturale in mostra fino al 02 agosto 2009 a Parigi.
(corrierefiorentino.it)

APE


Stipendi, affitti, proprietà on line tutti i redditi dei Radicali

• da La Repubblica del 3 aprile 2009, pag. 17

di Concetto Vecchio

Ad Antonella Casu, segretario dei Radicali, il partito paga l´affitto della casa a Roma: 1850 euro. La vicepresidente del Senato Emma Bonino, tolta la parte dell´indennità devoluta alla lista Pannella, vive con uno stipendio mensile netto di 8988 euro; inoltre possiede un appartamento, un immobile commerciale dato in locazione, entrambi nella Capitale, un terzo di un appartamento ad Alassio ed è comproprietaria di un box a Bra. Il senatore del Pd Pietro Ichino scuce 1200 euro per il suo appartamento romano e altri 400 euro se ne vanno per vivere a Roma, «spendendo poco». Maria Antonietta Coscioni 1500 euro. L´europarlamentare Marco Pannella - defalcate tutte le somme destinate al partito - guadagna netti 9211 euro. Maurizio Turco dichiara anche di possedere duemila libri. La senatrice Donatella Poretti, che mitragliò di emendamenti il biotestamento, depurate da tutte le spese - l´affitto a Firenze di 600 euro, il doppio a Roma, 580 euro di retta asilo nido - si ritrova con un saldo attivo di 3112 euro.
E se lo sapessimo di tutti i parlamentari, quanto guadagnano, quanto spendono, quante case hanno, se ricoprono cariche in consigli d´amministrazione e quindi sono portatori di ipotetici conflitti d´interessi? Lo propone il disegno di legge sulla pubblicità della situazione reddituale e patrimoniale, ma dal giorno della sua presentazione, il 17 dicembre scorso - hanno denunciato ieri i primi firmatari Ichino-Bonino - non è stato nemmeno incardinato. «È violazione della privacy», hanno eccepito alcuni colleghi di Ichino. Ma simili registri sono pubblici in molti paesi europei: in Gran Bretagna dal 1974, in Spagna dal 1985, in Francia dal 1988, in Germania dal 2005. E da quando c´è internet basta un clic. «In parlamento - sostiene il giuslavorista - molti avvocati antepongono la propria attività forense a quella di parlamentare. Non è vietato, ma è giusto che i cittadini lo sappiano». Ora, di una legge non ci sarebbe neanche bisogno, perché una norma dell´82 prevede già la pubblicità delle ricchezze, basterebbe estenderla su internet. Viene edito anche un bollettino al Senato, «ma è praticamente irreperibile». «Non abbiamo trovato nessuno che ci dicesse che l´idea è pessima, ma pochissimi si sono impegnati a realizzarla», spiega la Bonino. L´ambizione dei Radicali è titanica: compilare un´anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati in tutti gli 8101 Comuni, le 107 province e le 20 Regioni. Un gigantesco portale dove trovare stipendi, rimborsi, gettoni di presenza, dichiarazione dei redditi e dei finanziamenti ricevuti, registro delle spese, comprensive quello per lo staff. Sette mesi dopo l´avvio della campagna appena cinque Comuni (Torre Orsaia, Tocco da Casauria, Ceprano, Prato, Torchiarolo), quattro Province (Aquila, Chieti, Frosinone e Pescara), e una Regione, l´Abruzzo, prima che passasse al centrodestra, hanno aderito all´appello. A Roma raccolte 6722 firme (tra cui quella del sindaco Alemanno) per spingere la delibera in consiglio comunale. Discussione in aula entro il 24 aprile. Anche a Torino, grazie a 1900 firme di cittadini, se ne parlerà presto. Chiamparino s´è detto favorevole.

MARCO


Pannella e Bagnasco salvateci voi

• da Il Mondo del 3 aprile 2009, pag. 9

di Fabrizio Salina

“S `ode a destra uno squillo di tromba... A sinistra risponde uno squillo”. La battaglia ingaggiata dal conte di Carmagnola e immortalata da Alessandro Manzoni finisce per descrivere anche alcune più nostrane battaglie politiche e parlamentari. Il primo squillo s`è sentito, appunto, a destra. Al Senato la maggioranza ha approvato la legge sul testamento biologico secondo i propri principi, procedendo a passo di carica e senza concedere nulla alla mediazione parlamentare con l`altra (più scarsa) metà dell`aula. L`apprezzamento dei vescovi ha suggellato il successo politico del centrodestra acuendo la difficoltà dei cattolici schierati nel centrosinistra. In risposta un altro squillo si potrebbe sentire, di qui a poco, a sinistra. Dove i radicali e i laici del Pd stanno già pensando di raccogliere le firme per promuovere un referendum abrogativo della legge appena approvata. Per la verità dal divorzio all`aborto, alla fecondazione assistita, chi ha promosso il referendum, laico o cattolico, lo ha sempre perso. Ma l`argomento non sembra scoraggiare più di tanto i patiti dei banchetti e delle firme. Da una parte e dall`altra, a dire il vero, i senatori si sono battuti con un rispetto lievemente maggiore che in passato. Le invettive risuonate in aula durante gli ultimi giorni di Eluana Englaro («assassini, sciacalli») stavolta non sono state pronunciate neppure sottovoce. Ma è evidente che le opposte trombe possono tornare a squillare alla prima occasione, annunciando nuovi scontri lungo la delicata linea di frontiera che vede appostati laici e cattolici. Il fatto è che la politica non riesce a evitare tentazioni e lusinghe della disputa etica. Un pó perché si tratta di temi importanti, sui quali non si può evitare di legiferare. E un po` perché su quei temi appare più facile guadagnare un consenso solitamente precluso ad argomenti più prosaici. Così nei giorni pari i partiti promettono di tenersi a distanza dalle polemiche sui valori, nei giorni dispari scelgono proprio quei temi per darsi lustro e riguadagnare quella popolarità che sentono insidiata dalla cronaca quotidiana. Avviene così in tutto il mondo, si dirà. In Francia il confronto sulla laicità è il cuore del discorso pubblico. E negli Stati Uniti la divisione tra chi sull`aborto è pro-life e chi è pro-choice taglia a metà partiti e candidati presidenti. Suona un po` ingenua la pretesa che solo da noi, a pochi passi dal Vaticano, le forze politiche non incrocino i ferri sulla vita e sulla morte. Ingenua, e forse anche ipocrita. Semmai lo sforzo che dovremmo fare, se vogliamo evitare guerre di religione, è di rendere un po` meno precisi, un po` più irregolari, i nostri schieramenti in materia. È ovvio che se il centrosinistra diventa il portabandiera della laicità e se il centrodestra scrive sulle sue insegne il motto «Dio, patria e famiglia» il rischio di scimmiottare lo scontro di civiltà diventa assai forte. Una democrazia matura sa girare alla larga da quello scontro. Magari riuscendo a trovare qualche seguace del cardinal Bagnasco tra le file dell`opposizione e qualche allievo non pentito di Marco Pannella tra le file della maggioranza. È paradossale, ma forse sono proprio le voci fuori dal coro quelle che possono restituire un po` di armonia alla vita della Repubblica.

CARLESI


LISTA DEL SINDACO ADDIO


Pare definitivamente tramontata l'ipotizzata lista civica "Carlesi sindaco" che avrebbe dovuto includere la lista civica "Taiti per Prato", laici, liberali, socialisti, radicali e repubblicani. Dopo aver dato il proprio via libera Massimo Carlesi si è imbattuto in una serie di veti provenienti sia dalla segreteria regionale del PD che da singoli esponenti democrat pratesi. Tutti preoccupati che la lista del sindaco avrebbe potuto limare voti e consensi al Partito. Di fronte a questi autorevoli niet, Carlesi ha scelto di abbandonare l'opzione e, dunque, anche i possibili alleati. Dall'interno del centrosinistra vocine maliziose sostengono, peraltro, che questa soluzione sia stata, fin dall'inizio, nella mente di Carlesi. Che portando ai dirigenti del PD, regionali e locali, le spoglia della "sua" lista civica, ottiene il risultato di avere merce di scambio preziosa per accordi, incontri e riavvicinamenti con l'establishment democratico.

Naturalmente restano settori del PD che non comprendono la ragione vera dell'abbandono della lista civica del sindaco che, a loro giudizio, savrebbe potuto costituire un importante valore aggiunto della coalizione che, ad oggi, resta ferma all'alleanza con la sinistra e con la non tranquillissima Italia dei Valori. Proprio ieri il consigliere Donzella, infatti, ha scelto di optare per un voto di astensione in occasione della prossima votazione in Consiglio Comunale per lo straccio di variante urbanistica della Declassata. Che se da una parte è un passo avanti con le posizioni nettamente contrarie espresse in precedenza, non appare comunque un buon viatico per l'eventuale gestione futura della straordinaria operazione urbanistica.
Anche perchè è assai probabile che sulle stesse posizioni dell'IdV si schieri anche il capogruppo della lista civica "Taiti per Prato", avv. Massimo Taiti, che appare sempre più perplesso sulla proposta urbanistica della maggioranza comunale.

RADICALI


Roma: ore 16, apertura dei lavori del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Venerdì 3 aprile, alle ore 16, a Roma presso la sede del Partito Radicale (via di Torre Argentina, 76 – 3° piano), si apriranno i lavori del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, che proseguiranno anche nelle giornate di sabato e domenica.

In apertura sono previste le relazioni della Segretaria Nazionale Antonella Casu e del Tesoriere Michele De Lucia.

Il dibattito si concentrerà oltre che sulle iniziative specifiche di Radicali Italiani, come quella per l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, anche e soprattutto sull’assenza nel Paese delle condizioni per un reale confronto democratico. Questo anche in vista delle scelte che dovranno essere operate in relazione alle scadenze elettorali del 6-7 giugno prossimi.

Ai lavori prenderanno parte, oltre ai dirigenti di Radicali Italiani, i parlamentari radicali, italiani ed europei, e i dirigenti degli altri soggetti dell’area radicale.

STAFF


Lo staff organizzativo del Comitato elettorale di Massimo Carlesi

Un Comitato elettorale ampio, composto da centinaia di persone che già hanno iniziato a lavorare nei gruppi sui diversi temi del programma, coordinato da uno staff organizzativo più leggero. È quello messo in piedi da Massimo Carlesi e dalla coalizione di centrosinistra. Di seguito, i nomi dei componenti dello staff, suddiviso in un coordinamento e in una segreteria, ai quali si aggiungeranno quelli che verranno comunicati da Sinistra e Libertà che già ha aderito allo staff ma che si riunirà nelle prossime ore per decidere le persone che vi entrereranno.


Presidente Comitato Elettorale: Virgilio Chiani

Coordinamento Staff Organizzativo


Andrea Ballini, Riccardo Barni, Adriano Benigni, Mario Bensi, Matteo Biffoni, Augusto Borsi, Carlo Alberto Carletti, Enrico Cecchi, Maria Grazia Ciambellotti, Simone Gelsomini, Ambra Giorgi, Lucio La Manna, Saverio Langianni, Simone Leoni, Giuseppe Maddaluno, Luca Roti, Mauro Saccenti, Scilla Scatizzi, Alberto Scermino, Alberto Sepe, Nicola Verde


Segreteria Organizzativa


Francesco Bartolomei, Roberto Bessi, Alessio Bettini, Daniele Bianco, Tiziano Bonelli, Andrea Capacci, Andrea Dattolico, Ulivo Fabbri, Luigi Galasso, Walter Sensi

giovedì 2 aprile 2009

METALMECCANICI


Di Pietro candida l'ex Fiom e la hostess.


di Simone Collini

Dalla Fiom all’Italia dei valori, il passo non è breve ma fattibile.... Maurizio Zipponi sarà candidato alle europee, testa di lista nella circoscrizione Nord-Est. Non con Rifondazione, partito che ha abbandonato a gennaio e a cui ha fatto causa il mese scorso, dopo che la segreteria ha messo fine al suo contratto di lavoro nel partito. Non con Sinistra e libertà, lista a cui hanno dato vita Nichi Vendola e gli altri ex-Prc. Dalla Fiom all’Idv Zipponi, l’ex operaio della Franchi che nel ‘97 da segretario della Fiom di Brescia organizzò pullman di metalmeccanici per venire a Roma a dire in faccia a Bertinotti di non rompere con Prodi, corre per Strasburgo con l’Idv, insieme a Gianni Vattimo, Pino Arlacchi, l’hostess Alitalia anti-Cai Maruska Piredda, Giovanni Pesce (avvocato di Clementina Forleo) e Giorgio Schultze (Movimento nuovo umanesimo). Con Antonio Di Pietro che candidamente annuncia: «In Europa entreremo nel gruppo dei Liberali, riformatori, democratici. Noi abbiamo una casa nostra e sappiamo dove andare. (unità.it)

TOWNMEETING


PartecipazioneI primi risultati della “assemblea cittadina” del 28 marzo
Bus, niente tram e tante piazze, così il Town meeting


La “piazza” come luogo fisico e simbolico che caratterizza la struttura urbana della città e delle sue frazioni (oltre il 73% delle preferenze); il bus (scelto dal 51%) per migliorare la mobilità invece che il tram o la costruzione di nuove strade e parcheggi; un centro storico con tante attività culturali e una voglia matta (61%) di veder sorgere al posto delle vecchie fabbriche, senza più produzione, i cosiddetti “luoghi pubblici”: piazze, parcheggi, giardini, luoghi di culto, circoli. In estrema sintesi le volontà dei 140 citttadini che lo scorso 28 marzo hanno simulato, nella loro qualità di campione rappresentativo, un'assemblea cittadina (town meeting) pronta a deliberare sul Piano strutturale e sullo “statuto del territorio”, il contenitore dei valori identitari urbanistici e immodificabili della “nuova” Prato. Un primo report sintetico (quello completo, comprensivo anche delle risposte e proposte “libere”, sono state ben 1400, sarà presentato il prossimo 21 apprile) «con risultati inattesi anche per noi - ha commentato l'assessore all'Urbanistica Stefano Ciuoffo nella conferenza stampa di presentazione dei risultati del Town meeting - che pensiamo che la sicurezza e l'immigrazione siano i soli problemi. Invece poi ci accorgiamo che la città pensa anche ad altro e nell'interrogarsi su certe questioni esprime esigenze più complesse». Certo è che i cittadini, che sabato scorso si sono incontrati al centro polivalente sportivo di via Roma, un buon numero dei quali era presente alla conferenza stampa odierna, si sono dichiarati “soddisfatti” dell'esperienza attuata, con una carrellata di impressioni varianti su registri uniformi: «finalmente mi sono sentita presa in considerazione»; «ma perchè non ci avete pensato prima a promuovere un evento del genere»; «è la prima volta che mi chiedono opinioni sull'assetto della città senza preventivamente domandarmi per chi voto o a quale schieramento appartengo. La politica dovrebbe fare sempre così». Soddisfatti ma anche esigenti perchè, almeno i presenti in Palazzo comunale, «vogliono verificare quanto peso avranno le loro idee nelle scelte del Comune». Ci credono (almeno il 62%) ritiene che avrà una qualche influenza, ma subito dopo chiedono di non essere lasciati da parte una volta calate le luci, tanto che il 50% ha chiesto di avere un rapporto non episodico con l'Amministrazione comunale e il 95% ha domandato di “continuare nel percorso partecipativo sul Piano strutturale”. Ciuoffo ha sentenziato che sarà così («ci sarà da fare anche il regolamento urbanistico, che contiene le scelte concrete, ancora due tre anni davanti»), così come ha promesso che i risultati saranno verificabili «semplicemente sovrapponendo ciò che i cittadini hanno detto nel town meeting con le scelte operate dal Comune». Il tutto condito da una ammissione: «Forse avremmo dovuto fare prima una cosa del genere. Se, ad esempio, lo avessimo fatto per piazza Mercatale saremmo già ai cantieri». Meglo guardare avanti. Anche perchè il town meeting pratese aveva delle particolarità, illustrate da Paolo Martinez della società Ideal che l'ha organizzato e gestito, avvalendosi anche della collaborazione di altre figure specializzate (15) nel ruolo di “facilitarori”: è la prima volta che in Italia si svolge un town meeting su un piano strutturale; è la prima volta che viene fatto con cittadini comuni e non coi rappresentanti di gruppi sociali più o meno organizzati. E poi c'è il campione prescelto: che abbiano partecipato 140 cittadini sui 600 selezionati in prima battuta, ha fatto dire due cose: a) che si è quasi sfiorato il numero massimo di 150 previsto per la composizione dell'assemblea («e questo raramente accade»); b) che il campione era «effettivamente rappresentativo» dell'universo della popolazione pratese. Ha chiosato l'assessore regionale Agostino Fragai, titolare della legge regionale sulla partecipazione: «C'è materia per riflettere. Per tutti. Per i poteri pubblici, che devono aprirsi ed essere partecipati, ma anche per certi gruppi che si proclamano rappresentanti della cittadinanza ed invece sono di parte e autoreferenziali. Quando irrompono sulla scena i cittadini comuni le cose cambiano. E abbiamo una verifica delle loro opinioni e del loro sentire che è meglio di un qualsiasi sondaggio». Resta da dire sulla sicurezza e sull'immigrazione. Nel primo caso (sicurezza) solo il 30% del town meeting ha chiesto più controlli di polizia, gli altri credono che la sicurezza si mantenga facilitando l'accessibilità alle diverse parti della città (26%), creando spazi pubblici “ospitali, amichevoli e illuminati” (30,2 per cento), evitando la formazione di luoghi “specializzati e monofunzionali”. Quanto ai migranti oltre il 60% del campione confida nell'integrazione e nella loro utilità per lo sviluppo economico, anche se poi quasi tutta l'assemblea di sabato scorso (81%) ha reclamato la riqualificazione della zona attorno a via Pistoiese. (repubblica.it)

DONNE


Fecondazione, Fini plaude alla Consulta"La sentenza rende giustizia alle donne"
Casini: "Lo Stato etico in italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo"Ginecologi: "La legge 40 merita un intervento di 'manutenzione'"

Rende giustizia alle donne italiane la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato in parte la legge sulla fecondazione assistita. Ma la pronuncia può servire da monito generale: se una legge si basa "su dogmi etico-religiosi" è "sempre suscettibile di censura di costituzionalità", perché le istituzioni sono laiche.
Dopo la sentenza dei giudici costituzionali sulla legge 40, interviene così il presidente della Camera Gianfranco Fini. Ribatte Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc: "Lo Stato etico in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo". Ieri, infatti, la Consulta ha parzialmente bocciato la legge 40, dichiarando l'illegittimità della restrizione a tre del numero di embrioni che è possibile impiantare nell'utero delle pazienti che si sottopongono alle procedure di procreazione medicalmente assistita. L'alta corte, inoltre, ha dichiarato incostituzionale anche il comma 3 dell'articolo 14 della legge in questione "nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto dalla norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna". "La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita - sottolinea Fini in una nota - rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti Paesi europei". "Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della corte, mi sembra fin d'ora evidente - aggiunge il presidente della Camera - che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni". Sull'argomento c'è anche stato un siparietto in Transatlantico tra il ledaer dell'Udc Pier Ferdinando Casini e il presidente della Camera Gianfranco Fini. I due si incrociano mentre i giornalisti chiedono un comento all'ex presidente della Camera. "Non so cosa hai detto - afferma Casini rivolto a Fini - ma sono d'accordo con te". "Non lo dire", replica Fini. Poi Casini, dopo aver approfondito la questione ha diffuso una nota.
"Il parlamento nella 14esima legislatura, con un voto ampiamente trasversale, che dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale presidente della Camera (che col suo partito vi concorse in modo determinante) ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile", ricorda il leader dell'Udc. E aggiunge: "Il referendum che ne seguì, con un'astensione di circa il 75 per cento, ha dimostrato come il popolo italiano si ritrovasse pienamente nell'operato del Parlamento". "Rispetto la Corte costituzionale; aspetto di leggere le motivazioni di una sentenza che peraltro riguarda parti limitate della legge; respingo al mittente - conclude casini - l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo". "La sentenza della Corte riporta un po' di ragionevolezza nella legge 40, impedendo l'obbligo di produrre non più di tre embrioni e di impiantarli tutti insieme nella donna a prescindere dalla sua condizioni di salute e dalla sua età", dice Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama. "Penso aggiunge la Finocchiaro - che da questo momento in poi sia necessario un ripensamento anche sul modo di legiferare su questi temi compreso il testamento biologico". Il presidente della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, Giorgio Vittori, avverte che, dopo la sentenza della corte costituzionale, la legge 40 sulla fecondazione assistita ha ormai bisogno di una manutenzione. E lancia la proposta di un tavolo condiviso fra società scientifiche, istituzioni ed associazioni di pazienti per trovare "un percorso nuovo e condiviso": "È necessaria per renderla più appropriata a cogliere le esigenze delle coppie infertili e le indicazioni della letteratura scientifica - dice Vittori -. In particolare, bisogna considerare la condizione di particolare vulnerabilità in cui queste donne si trovano, già gravate dal peso di una fertilità compromessa, e ulteriormente esposte a difficoltà e ostacoli, che le hanno spesso costrette a recarsi all'estero". (repubblica.it)

MONCA


à monca re camaldol muscio nun lè piaceva, è tuosto le faceva male (alla monaca dei camaldoli moscio non gli piaceva,e tosto gli faceva male)



Chissà se questo antico adagio napoletano non venga buono per gli amici socialisti autonomisti pratesi. Che, da tempo, vagano in cerca di qualche sistemazione per partecipare, da protagonisti minori (quelli che nel cinema vengono chiamati caratteristi, ma che sono importanti per la riuscita del film) alla prossima campagna elettorale cittadina. E' un gruppo eterogeneo ma sicuramente mosso, almeno in qualche esponente, da assoluta buona fede. Ma che, per una sorta di cupio dissolvi, pare non azzeccare una mossa! Eppure avevano cominciato bene. Addirittura avevano vinto il congresso pratese del PS. Ed un loro esponente era risultato il segretario più votato dagli iscritti. Senonchè, per vie misteriose ed impenetrabili, proprio sul più bello aveva accettato il consiglio di qualcuno e si era fatto da parte. Permettendo l'elezione "unitaria" dell'attuale segretario. Purtuttavia questo gruppo conservava una solida maggioranza all'interno dell'organismo dirigente della federazione pratese. E, di fatti, teneva in "mano" le redini del partito socialista pratese. Ma non appena il candidato nazionale per il quale questo gruppo si era speso a Prato, Riccardo Nencini, è diventato segretario del partito, sono cominciati i guai. La linea di Nencini, inevitabilmente in cerca di accordi con il PD, non risultava consona alle aspirazioni autonomiste del gruppo pratese. Che si è difatto sfilato dalle decisioni regionali e nazionali andando per conto proprio in cerca di una casa diversa ed un'alleanza diversa rispetto ai democrats. Pareva che la discesa in campo di Aldo Milone e della Lista Civica "Prato Libera e Scura" facesse al caso loro. E, subito, hanno dichiarato di appoggiare elettoralmente l'ex assessore. Specialmente quando, per un momento, l'uomo di Sarno pareva dover diventare il candidato sindaco dell'intera opposizione. Fallita questa sicuramente suggestiva ipotesi il gruppo socialista autonomista si è visto al perso: non pareva più conveniente spendersi per un candidato abbandonato da tutti, tartassato dalle critiche e con qualche scheletro ingombrante negli armadi amministrativi. Ed hanno provato ad aprire un tavolo di trattativa con il PD, prima delle primarie e durante le primarie. Ma da via Carraia, come sempre, hanno fatto orecchi da mercante ed il discorso è stato immediatamente chiuso. Ed ecco allora il nostro gruppetto socialista virare verso il candidato del centrodestra Roberto Cenni. Esponente civico, non particolarmente legato alla dirigenza dei partiti di centrodestra, che si appella alla città ed a tutti i settori della politica pratese per chiedere aiuto. Perchè non proporsi come interlocutori di quel candidato? Detto e fatto. Con risultati, per adesso, abbastanza deludenti poichè al di là di qualche piccola benedizione, Cenni non ha mostrato alcuna volontà di portare nella sua coalizione il gruppo socialista. Che adesso si trova proprio nella condizione della monaca napoletana dei Camaldoli: à monca re camaldol muscio nun lè piaceva, è tuosto le faceva male.... che, alla fine, non trovò di meglio che trastullarsi con il proprio dito indice...

GRILLO


BEPPE GRILLO AL PARLAMENTO EUROPEO (sintesi)


"La scorsa settimana sono stato convocato al tribunale di Parma come teste, come persona informata sui fatti perché in un mio spettacolo dissi, due anni prima del fallimento, che la Parmalat era in bancarotta. Lo sapevano tutti, giornalisti, Consob, Banca d’Italia, ma fino all’ultimo giorno le banche hanno venduto titoli e bond della Parmalat ai risparmiatori. Il più grosso crack europeo della storia è stato denunciato da un comico. La Borsa italiana non è solo Parmalat, è anche Telecom Italia o Seat Pagine Gialle, società che hanno visto il titolo precipitare e azionisti di controllo e manager diventare sempre più ricchi grazie a dividendi e a stock option. Nella Borsa italiana vi sono persone con precedenti penali come Roberto Colaninno, condannato a 4 anni e 1 mese per bancarotta nel crack Italcase-Bagaglino, presidente di IMMSI e di Piaggio e consigliere in Mediobanca a cui Berlusconi ha affidato Alitalia. Salvatore Ligresti, arrestato e condannato per tangenti che ha patteggiato 2 anni e 4 mesi con la giustizia e affidato ai servizi sociali, consigliere in Unicredit, Immobiliare Lombarda e Premafin Finanziaria. Cesare Romiti, condannato a undici mesi e dieci giorni di reclusione per irregolarità relative al periodo in cui ricopriva la carica di amministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in RCS Mediagroup e Impregilo; Cesare Geronzi, indagato nel processo per il crack Parmalat per usura aggravata e concorso in bancarotta fraudolenta. Indagato nel crack Cirio di frode per l'emissione e collocamento dei 'bond' Cirio tramite Capitalia. Condannato in primo grado per il crack Italcase per bancarotta a 1 anno e 8 mesi più l'interdizione di esercitare uffici direttivi presso qualunque impresa per 2 anni, presidente di Mediobanca. Paolo Scaroni. Arrestato nel 1992 con l'accusa di aver pagato tangenti al PSI per conto della Techint, nel processo chiede di patteggiare la pena a 1 anno e 4 mesi. Processato nel 2006 come amministratore delegato dell'Enel per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po e condannato ad un mese di reclusione, a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda. Amministratore delegato di ENI, consigliere di amministrazione in Assicurazioni Generali.Per chi in sala volesse fare qualche investimento nella Borsa italiana ricordo che le società IMMSI, Piaggio, Mediobanca, Unicredit, Immobiliare Lombarda, Premafin Finanziaria, RCS Mediagroup, Impregilo, ENI e Assicurazioni Generali sono tutte aziende quotate. E’ meglio affidare i propri risparmi ai Casalesi della Camorra che a questi signori.Il falso in bilancio è stato depenalizzato in Italia. E’ un’istigazione a rubare, a truccare i conti in Borsa. Quale società straniera può rischiare i suoi capitali in Italia? Gli investimenti esteri, infatti, sono crollati. L’Italia è solo al quindicesimo posto in Europa. Chi può investire in un Paese che ha come presidente del Consiglio il corruttore di Mills, condannato quest’anno in primo grado al tribunale di Milano, e come legislatori un centinaio di condannati e indagati in Parlamento? Un Paese che non ha approvato la class action?Nella Borsa italiana si conoscono tutti. Sono come vecchi amici. Ci sono 289 aziende quotate e di queste 258 hanno in comune consiglieri di amministrazione o sindaci. L’89% delle società quotate. 556 persone hanno più di un incarico. I recordmen hanno 7, 6, 5 incarichi. Sono uno e plurimi. C’è gente come Tamburi Giovanni con 7 poltrone o Ligresti Jonella con 6. Ben 358 persone hanno 2 incarichi, 123 ne hanno 3 e 17 ne hanno 5. E’ un’orgia in cui comandano 4/5 persone attraverso le loro teste di legno.La Borsa è un conflitto di interesse in cui l’ultimo a sapere è sempre il piccolo azionista. Chi detiene il pacchetto di controllo, che vale di solito il 10/15%, decide per tutti, anche se la somma degli altri azionisti è la maggioranza assoluta. In caso di passaggio del pacchetto, il premio sulla vendita lo prendono i proprietari del pacchetto di maggioranza, perché non è obbligatoria un’OPA sotto una certa soglia. Quando, a fine 2007, il controllo di Telecom Italia fu ceduto alle banche e a Telefonica, Tronchetti Provera incassò 2,9 euro per azione, ma il vero valore era di 1,4/1,5. Oggi vale 0,9. Chi ci ha guadagnato e perché? Qual è il senso di una simile operazione? In Borsa, grazie alle scatole cinesi, si può controllare una grande impresa con lo 0,08%. E, inoltre, l’azienda alla cima della piramide, può non essere quotata. E’ successo con Telecom Italia. Nel consiglio di amministrazione può essere presente un consigliere di una società concorrente, come avviene per Telefonica in Telecom Italia. O un consigliere azionista della principale società fornitrice, come è avvenuto per Pirelli Cavi e Telecom Italia. Se si devono prendere delle decisioni in palese conflitto di interessi, il consigliere interessato esce dalla sala per poi rientrare pochi minuti dopo. Non è una grande, immensa, presa per i fondelli? Volete sapere perché nessuno denuncia nulla? Perché i media sono essi stessi in Borsa. I loro azionisti di riferimento sono le imprese, le banche, le concessionarie dello Stato come per RCS, il gruppo che possiede il Corriere della Sera. Nessun giornale può denunciare i suoi padroni. Le televisioni sono sotto il controllo dello psiconano. Nessuna televisione nazionale denuncerà le società di cui è proprietario: Mondadori, Mediaset, Mediolanum. La Borsa è un rifugio del riciclaggio. Le mafie sono il primo business in Italia. Si stima che il giro di affari sia 100/150 miliardi di euro all’anno. Tutti in nero. L’Italia è un mercato ormai saturo e le mafie guardano all’Europa, alle borse europee. Io ho una proposta. Oggi esiste la BCE, una banca europea, con una moneta europea. Si istituisca una sola Borsa europea, la European Stock Exchange, la ESE. Il cittadino francese o spagnolo o italiano deve avere le stesse garanzie di trasparenza sui soldi che investe. Deve essere tutelato contro il falso in bilancio, i conflitti di interesse, i trucchi delle scatole cinesi, il riciclaggio di denaro sporco. Una sola Borsa con controlli veri, non le barzellette di Tremonti e di Cardia, il presidente della Consob. Una ESE è opportuna anche per evitare il contagio, per neutralizzare gli effetti della Borsa italiana in Europa, per evitare che l’Europa diventi il paradiso del riciclaggio. L’Italia è pericolosa perché anticipa le tendenze. Le banche, le fondamenta del capitalismo, sono nate in Italia. Il fascismo è nato in Italia e poi dilagato in tutta Europa, dalla Spagna alla Germania. Il capitalismo mafioso può essere la prossima tendenza. Insieme al alcuni amici informatici ho realizzato e messo in Rete un programma che permette in due click di vedere i conflitti di Borsa. Tutti i collegamenti tra consiglieri, sindaci e azionisti delle società. Per ora si può consultare solo per la Borsa italiana, entro fine anno includerà le più importanti Borse europee. Tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee. In Italia si stanno già preparando Mastella, Bassolino e Del Turco, politici indagati o incarcerati. Il Parlamento europeo, fino ad oggi, è stato per gli italiani il cimitero degli elefanti grazie a pensionati del calibro di Albertini e di Occhetto. Da giugno diventerà il cimitero dei lestofanti. Preparatevi e occhio al portafoglio." (beppegrillo.it)

GHEDDAFI


Caro Gheddafi, un vero uomo rispetta i patti

di Vittorio Sgarbi

D’istinto, e per avventurosa conoscenza, tendo ad avere una certa fiducia in Gheddafi. Più di dieci anni fa riuscii a stupirlo con un’impresa audace concepita dopo una prima faticosa spedizione per via di terra, come imponeva la severa misura dell’embargo, e compiuta con due piccoli aerei insieme a Nicki Grauso. Partimmo, per l’appunto, da Lampedusa, quasi costringendo i due piloti a seguire la rotta «no fly zone», in direzione di Tripoli, intercettati dagli inglesi a Malta che cercavano di dissuaderci e di farci tornare indietro.
Quando arrivammo a Tripoli l’accoglienza fu straordinaria, l’opposto dell’azione dei kamikaze, su piccoli aerei del terrore, noi portavamo una evidente testimonianza di pace, di disponibilità, di apertura, rispetto al simbolo di chiusura dell’embargo. In effetti, neppure per ragioni sanitarie, nessun aereo era atterrato dal ’92 in Libia. Fummo accolti come eroi, ed era giusto; la riconoscenza del popolo libico fu grande, trentasette emittenti televisive, ricordo ancora, innalzarono i nostri nomi dentro un’esaltata descrizione, in lingua araba della nostra avventura. E il «colonnello» Gheddafi, Guida della rivoluzione, il solo titolo corrispondente alla sua missione, dichiarò che il nostro gesto era stato generoso e grande e ancor più perché noi eravamo cristiani e nessun musulmano aveva osato tanto dai Paesi vicini.
Nelle sue parole c’erano ammirazione e stupore. Iniziava il disgelo dopo l’isolamento e il vituperio (Gheddafi era considerato alla stregua di un terrorista), che avrebbe condotto all’attuale fase di piena riabilitazione fino ad accettare le condizioni imposte dalla Guida della rivoluzione. Se, infatti, l’embargo era odioso, l’atteggiamento di Gheddafi nei confronti dei terroristi era stato quanto meno ambiguo e nel giudizio di molti connivente, tanto da determinare le sanzioni dell’Onu. Negli incontri con lui durante la fase dell’ostracismo le dichiarazioni di odio nei confronti degli americani e anche l’istituzione di un museo nella casa bombardata dov’era morta una figlia, rappresentavano la evidente giustificazione di qualunque azione criminale gli venisse attribuita.
Di più, nei colloqui con gli italiani come accadde a me, in più occasioni, era inevitabile il riferimento alle violenze patite durante l’occupazione coloniale con una conseguente richiesta di risarcimento. In dieci anni il quadro è a tal punto mutato che non soltanto la Libia è tornata un Paese amico, liberata dall’embargo come noi avevamo auspicato, ma i nostri governi hanno accolto tutte le richieste di Gheddafi concedendogli i pretesi risarcimenti, nonostante gli espropri di terre e proprietà patiti dagli italiani con l’insediamento della Jamahiriya.
Dunque Gheddafi ha ottenuto quello che voleva e che dieci anni fa sembrava impensabile. Da ogni punto di vista, dunque, non abbiamo più debiti con lui, né morali, né materiali, in un bilanciamento di dare e avere a fasi alterne. Prodi e D’Alema hanno promesso, Berlusconi ha concesso, ed è arrivato a chiedere perdono al popolo libico. Un gesto nobile, perfino ridondante rispetto alla percezione di un Gheddafi terrorista che il tempo non può sanare come non si possono sanare le prevaricazioni e le violenze del colonialismo italiano. Ma questo è lo stato delle cose. E non resta, dunque, che chiedere a Gheddafi di rispettare i patti così come noi abbiamo fatto. Sarà dal 15 maggio, come indica il trattato, ma non può essere altrimenti perché da una mancanza di rispetto degli accordi venivano non prepotenze o arbitrii ma la morte di centinaia di persone abbandonate al loro destino su imbarcazioni di fortuna fatte partire senza controllo. Sulla testa di chi governa ricadrà la responsabilità di quelle morti. La stessa che Gheddafi lamentava per l’occupazione italiana o che le Nazioni Unite lamentavano per la connivenza fra governo libico e i terroristi dell’attentato di Lockerbie. Si sono se non cancellate, allontanate le responsabilità di quei momenti storici.

Oggi, Gheddafi per stare nel luogo che gli è stato attribuito dalle democrazie occidentali, deve garantire la vita e la sicurezza degli uomini e non lasciarli al rischio di una iniqua guerra della miseria e della povertà, tanto più terribile perché quelle donne, quei bambini, quegli uomini sono morti senza nome, morti di nessuno. Ma non senza che qualcuno ne abbia la responsabilità. (giornale.it)