sabato 4 luglio 2009

MARCO


Pannella: Auguri, Forza, Ignazio!

• Il seguente intervento di Marco Pannella sarà pubblicato sul prossimo numero di Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani. Si prega di citare la fonte, grazie.

Non la candidatura – di per sé, oggettivamente, come diverse altre, c’era comunque – ma la decisione di candidarsi da parte di Ignazio Marino è vero evento direi, per ora, unico.
Credo di conoscere, quanto meno di comprendere o di intuire, sufficientemente la sua personalità, limiti e forza inclusi.
Credo comunque che sia stato da tempo l’unico effettivo leader virtuale, desiderato e atteso dal popolo del PD. Forse, molto oltre, Marino avrà (penso e lo comprenderemo eventualmente ben presto) un formidabile aiuto, che dubito possano riscuotere anche altri suoi concorrenti: per quella sorta di “intuitus populi” che al suo primo apparire in tutte, ma proprio tutte, fino ad oggi, le riunioni democratiche, s’è manifestato con entusiasmo e commozione.
La sua stessa candidatura, in queste condizioni, non gli apparterrà più, ben presto, vivrà anche di per sé stessa, con risultati che solo “dopo” potranno esser vagliati.
Cosa intendo dire?
Mi si consenta, con un sorriso malizioso, di ricorrere a una incursione, spero non troppo maccheronica, teologica.
Anche per una Chiesa, quale quella di riferimento di Marino, diventa necessaria la “receptio” da parte del “sensus fidelium” al vivere delle sue decisioni, anche massime, rivolte che siano al “mondo”, ai fedeli, al “popolo di Dio”. Reputo, per mio conto, anche che l’antropologia democratica, la religiosità liberale della libertà, dei diritti umani, della nonviolenza (non necessariamente teiste o non teiste che siano) possano riconoscere e condividere l’eco di questo monito “teologico” a qualsiasi potere, non laico, non democratico, di parte o di partito, tentato di assoluto.

Comunque auguri, forza! (radicali.it)

IGNAZIO


«Io ci sono». La candidatura e l'appello di Marino

È arrivato il momento. Siamo in molti, moltissimi. Sogniamo un’Italia diversa, crediamo nella cultura del merito, nella laicità della Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti, vogliamo liberare le energie migliori di questo Paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee. Siamo decisi a contrastare democraticamente chi governa l’Italia in maniera ottusa e maldestra: per un Paese curato, sicuro, sereno, moderno per un Paese che conti, in cui si faccia strada il coraggio, la capacità, la speranza per un lavoro con un salario degno che valorizzi ogni individuo per una scuola come principale strumento per la formazione e l’integrazione dei nostri figli per uno sviluppo economico, responsabile, che rispetti l'ambiente Vogliamo che ognuno possa costruire con fiducia il futuro, realizzare il proprio sogno e vogliamo essere liberi di scegliere. Non sono slogan, sono i valori in cui crediamo e che ci uniscono. Ma affinché questi valori diventino azioni positive, ognuno di noi deve fare un passo avanti e assumersi un impegno.IO CI SONO Sono pronto a fare il primo passo per assumermi la responsabilità di dare voce e concretezza a ciò in cui crediamo. Sulla stessa strada siamo in tanti, a partire da un gruppo di democratici liberi nello spirito e visionari, che hanno scelto di impegnarsi e condividere la sfida. Non siamo spinti né sostenuti da correnti, siamo un ruscello ma possiamo diventare un fiume se ognuno di noi è disposto a contribuire con la propria goccia d’acqua. Il fiume deve scorrere dentro gli argini e ogni persona per contare si deve iscrivere al Partito Democratico e partecipare con il proprio voto alla fase congressuale, per scegliere il candidato.Facciamoci vedere. Facciamo sentire quanto è forte la nostra voglia di cambiare. Entro l’11 luglio iscriviamoci tutti al PD. E tra una settimana, se saremo in tanti, il fiume seguirà un nuovo corso. Di speranza e fiducia. (unità.it)

EDOARDO


LA RISPOSTA PRATESE


Ci domandavamo qualche giorno fa quale avrebbe essere potuta essere la risposta pratese agli assessori alla cultura della Provincia di Firenze, l'alata Carla Fracci, ed al Comune di Bologna, la vedova di Pavarotti, Nicoletta Mantovani.

Oggi, dalle parti di Via Ricasoli, eccola: assessore alla cultura della Provincia di Prato sta per essere nominato lo scrittore nostrano Edoardo Nesi!

Ormai avviato sulla via del riciclo completo l'ex imprenditore tessile narnalese si avvia, dunque, alla nuova carriera politica ed amministrativa.

Insieme a lui, come vicepresidente di Lamberto Gestri, farà il suo debutto in Provincia anche la segretaria dell'IdV Loredana Ferrara.

Probabilmente esclusa da qualsiasi assessorato, invece, Sinistra e Libertà!

Dentro con il riconfermato ex sindaco di Vaiano Arrighetti, l'ultimo plurisindaco di Montemurlo Ivano Menchetti. Un posto se lo conquista anche l'ex segretaria della Cisl pratese Gabriella Meleghetti. Fortemente penalizzati, invece, gli ex diessini del PD pratese che si dovranno accontentare di qualche briciola d'assessorato.

SVENDOLA


Lea Cosentino sentita dai pm: "Il presidente Vendola non poteva non conoscere i fatti". E rivela l'esistenza di un "comitato di affari". Sanità, a Bari le accuse di Lady Asl "Così pilotavano appalti e nomine"

di GABRIELLA DE MATTEIS e GIULIANO FOSCHINI

BARI - Racconta delle pressioni politiche, ricevute durante il suo mandato. Lea Cosentino, rimossa dall'incarico di direttore generale dell'Asl dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, ha offerto al pm Desirèe Digeronimo nuovi spunti e riscontri alle ipotesi investigative sull'esistenza di un "comitato d'affari" che avrebbe pilotato appalti e nomine nel mondo della sanità pugliese. "Lady Asl" con il magistrato ha parlato per cinque ore dopo aver chiesto di essere ascoltata. L'inchiesta è quella che il 6 febbraio ha portato alle dimissioni dell'ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco. La posizione di "Lady Asl" è marginale, tanto che si avvierebbe verso l'archiviazione. Ha infatti chiarito il suo ruolo e sembrerebbe anche allontanato una serie di sospetti. È andato anche oltre. La Cosentino, alla quale venerdì è stato notificato un avviso di garanzia nell'ambito di un'altra inchiesta, quella del pm Giuseppe Scelsi, ha parlato di pressioni politiche, delle quali in molti erano a conoscenza. E ha aggiunto che anche il presidente della Regione Nichi Vendola non poteva non sapere. Ma sono i particolari a rendere il contenuto dell'interrogatorio importante, fondamentale per l'inchiesta. Lea Cosentino (difesa dall'avvocato Francesca Conte) ha citato gli appalti al centro del fascicolo. Accennato alle nomine dei primari, ma soprattutto raccontato del rapporto tra i fornitori delle Asl e il mondo della politica. Dichiarazioni non generiche, ma puntuali che il magistrato e i carabinieri del reparto operativo stanno incrociando con i dati delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Ad ogni affermazione del manager corrisponde un'ipotesi già formulata dalla Procura che lavora all'indagine da più di un anno.
L'inchiesta, al momento, conta quindici indagati tra manager delle Asl e imprenditori, accusati di aver pilotato gli appalti e di aver costituito "un'organizzazione criminale nella pubblica amministrazione". Lunedì, davanti al pm Digeronimo, comparirà il governatore Nichi Vendola che sarà ascoltato come persona informata sui fatti: spiegherà il contenuto di un'indagine interna avviata dalla Regione sul caso sanità. Intanto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, commentando le dichiarazioni dell'imprenditore Enrico Intini (accusato di turbativa d'asta), chiarisce: "Intini dimostra di aver la memoria molto corta. Nel maggio del 2007, infatti, fui presentato al signor Intini dal professor Francesco Boccia, allora capo dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali, sotto il governo Prodi. In ogni caso mai abbiamo dato un appalto né a Intini né a Tarantini". Boccia puntualizza: "Presentare gli imprenditori che si rivolgevano alla Presidenza del consiglio a Bertolaso faceva parte del mio lavoro".
(repubblica.it)

GESTRI


L'ALTRA GIUNTA


In queste due settimane dallo splash down del ballottaggio tutta l'attenzione dei commentatori e degli osservatori si è, forse giustamente, appuntata sulla faticosa costruzione della Giunta comunale da parte del sindaco Roberto Cenni. Giornali e media, così come i politici di tutti i partiti, si sono sbizzarriti nell'indicare i probabili nuovi assessori e le caselle riempite o da riempire. Pochissimo si sa, invece, della nuova Giunta della Provincia intorno alla quale è sicuramente indaffarato il presidente eletto Lamberto Gestri.

Il cui principale rovello sembra quello di riuscire a tenere a freno l'esuberante protagonismo postaiolo di Loredana Ferrara e dell'IdV. E, di contorno, a stabilire a quale delle 4 o cinque componenti di Sinistra e Libertà debba essere riconosciuto un posto alla tavola provinciale.

Problemi non da poco se consideriamo quale personale politico si muova intorno a queste due formazioni politiche. L'ultimo pensiero di Gestri, ma forse non il più semplice da risolvere, è quello di come fare ad accontentare tutti gli "appetiti" che, preso atto della sconfitta al Comune, si sono accentrati intorno alla Giunta provinciale da parte dei suoi "compagni" del Partito Democratico. Quanti e quali assessori uscenti confermare; quale mix utilizzare per le new entry (più giovani promesse oppure più antichi "esperti"?). Ma la sensazione diffusa è che, almeno per questa legislatura, la Provincia sarà destinata a giocare un ruolo del tutto marginale nella politica istituzionale pratese. L'attenzione e l'attesa sarà tutta puntata verso il Comune e verso la squadra che Roberto Cenni si appresta, volente o nolente, ad annunciare.

HUJINTAO





Sarà nei prossimi giorni in Italia, per una visita di Stato ufficiale, il presidente della Repubblica Popolare Cinese, il dittatore comunista HUJINTAO. Martedì sarà a Firenze per una visita della città. Tiriamo fuori le bandiere del Tibet. Mettiamole alle finestre e sulle sedi delle nostre istituzioni.
CINA LIBERA, TIBET LIBERO!!

ENRICO

UN ARMONICO BUONGIORNO!

CONSIGLI


CIRCOSCRIZIONI


Martedì 7 luglio si terranno le prime due riunioni dei Consigli Circoscrizionali rinnovati dalle elezioni del 6 e 7 giuno.

Alle 20,15, in Via dell'Accademia, aprirà per primo il Consiglio della Circoscrizione Prato Centro.

Alle 21,15, in Via de Gasperi, sarà la volta del rinnovato Consiglio della Circoscrizione Prato Est.

Sono, casualmente, i due consigli omogenei alla nuova maggioranza comunale che ha espresso il sindaco Roberto Cenni.

Centro ed Est avranno all'ordine del giorno, tra l'altro, l'elezione dei nuovi presidenti.

Alla Centro Massimo Taiti prenderà il posto di Rosita Mattei. All'Est Alessandro Ciardi sostituirà la non ripresentata Maria Anna Berti.

Ai due presidenti ed ai rispettivi consigli gli auguri di buon lavoro!

venerdì 3 luglio 2009

NERVOSISMO


RIUNIONE CON GIUNTA


Non pare aver sortito grandi risultati l'incontro di ieri a Roma tra il sindaco Roberto Cenni ed il coordinatore nazionale del PdL Denis Verdini.

All'ordine del giorno c'erano. ovviamente, gli assetti della giunta che Cenni si appresta a licenziare. E che non appare al PdL pratese ed a Verdini in particolare rispecchiare il peso che i consensi dei berlusconiani pratesi hanno portato nel carniere del patron di Sasch. Cenni, infatti, pare deciso ad operare le proprie scelte riservandosi una quota vasta di assessori di sua fiducia personale.

Anche rischiando la rotta di collisione con il potente plenipotenziario di Berlusconi, fiorentino, campigiano e con forti legami pratesi. Particolarmente invise a Denis Verdini sono le nominatios di Goffredo Borchi, Roberto Caverni e Rita Pieri. Tutti e tre invisi al banchiere di Campi. Che, in passato, ed attraverso i suoi uomini di Forza Italia prima e del PdL poi, non ha fatto mistero di questo suo atteggiamento. Costringendo, per esempio, Roberto Caverni, consigliere regionale non riconfernato in favore di Alberto Magnolfi, ad abbandonare Forza Italia ed ad approdare nell'UDC. Goffredo Borchi, poi, era così inviso dal gruppo maggioritario del partito pratese da non riuscire neppure ad essere candidato, l'anno scorso, quale sindaco di Poggio a Caiano. Adesso che tutti e tre paiono destinati a diventare assessori di punta della squadra di Cenni, dopo esserne stati gli "sherpas" nella campagna elettorale, non può che accentuare le vive rimostranze di Verdini e di Riccardo Mazzoni, presidente provinciale del PdL.

Anche perchè, secondo quanto è dato conoscere, l'area laica e quella dell'ex AN del PdL pratese uscirebbe con le ossa rotte e pochissimi rappresentanti nel governo cittadino. Comprensibile, pertanto, il nervosismo romano espresso da Denis Verdini a Roberto Cenni. Che, contemporaneamente, deve fronteggiare pure una fronda delle liste minori. Che pensando di non essere considerate nella costruzione della giunta, a differenza, ad esempio di Aldo Milone, minacciano di scendere sul sentiero di guerra. Sul quale paiono essersi già attestati, dissotterrando il loro antico tomahawk, i socialisti riformisti. I quali, quotidianamente, lanciano, dal loro sito 0574, frecciate satiriche, ironiche, ma freddamente politiche nella direzione del sindaco e del partito di maggioranza relativa della coalizione. Per fortuna la prossima settimana la partita dovrà essere obbligatoriamente chiusa. Da giovedì ognuno potrà tirare davvero le somme e preparare eventuali reazioni definitive.

INDIPENDENCEDAY




STATI UNITI


Il 4 luglio 1776, a Philadelphia, un documento redatto da Thomas Jefferson, John Adams e Benjamin Franklin venne sottoscritto dai delegati di Tredici colonie.

Con questa firma New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia dettero vita ad una nuova nazione, gli Stati Uniti d'America. Per festeggiare la nascita fu suonata la Liberty Bell.

Con la Dichiarazione di indipendenza le tredici colonie britanniche sulla costa atlantica dell'America settentrionale dichiararono la propria indipendenza dalla madrepatria, esponendo le motivazioni che le spingevano a questo atto. Il documento rappresentò il momento di trasformazione della battaglia dei coloni verso la Gran Bretagna per la difesa dei propri diritti di uomini "Inglesi" in una vera e propria rivoluzione volta a rovesciare la forma di governo esistente all'epoca. Non mirò a definire una nuova forma di governo e pertanto non va confusa con la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
La dichiarazione fu redatta dalla
Commissione dei Cinque composta da Thomas Jefferson (redattore principale), John Adams, Benjamin Franklin, Robert R. Livingston e Roger Sherman.

Filippo Mazzei, cittadino pratese di Poggio a Caiano, amico di Jefferson, ebbe un ruolo non marginale nell'estensione e nell'ispirazione politica dello storico documento.

IGNAZIO


IL TERZO UOMO


Probabilmente domani il Prof. Ignazio Marino, autorevole parlamentare del PD, illustre chirurgo di fama internazionale, cattolico, liberal, annuncerà la sua candidatura alla segreteria dei democrats.

Diventando, di fatto, l'evocato "terzo uomo" della corsa interna al PD che si concluderà nella convention nazionale dell'ottobre prossimo.

E così, dopo il candidato "simpatico" e quello "d'apparato" entra in campo, con la possibilità di sparigliare i giochi interni al PD, l'uomo che si caratterizzerebbe davvero per la sua caratteristica di rinnovatore ed innovatore. Marino potrebbe essere, proprio per queste sue peculiarità, subito appoggiato da "piombini e lingottini" ovvero quell'area "giovanile" del partito democratico che reputa necessario un cambio ai vertici del PD che nè Dario Franceschini nè Pierluigi Bersani possono rappresentare. Ignazio Marino, di cui i radicali hanno ampiamente apprezzato le qualità "laiche" specialmente esternate nella dolorosa e lunga vicenda di Eluana Englaro e dei biotestamenti, potrebbe davvero essere l'incarnazione di una guida nuova, moderna, aperta, liberale, "radicale" del PD. Ad Ignazio Marino, se davvero vorrà provare la corsa nelle primarie, i nostri migliori auguri. Ne avrà sicuramente bisogno. Solo l'evocazione della sua partecipazione alla gara per la segreteria del PD ha già provocato forti e negative prese di posizioni da parte della vecchia (e vecchissima) guardia, sia di provenienza DS, sia di provenienza Margherita.

RADICALI




CAMPAGNA STRA-ORDINARIA di AUTOFINANZIAMENTO


LIBERAUSCITA


COMUNICATO STAMPA

L’associazione LiberaUscita sarà presente alla Festa dell’Unità di Legri – Calenzano(FI) – da lunedì 6 a Domenica 12 luglio 2009.

Presso lo stand saranno disponibili opuscoli e informazioni sul testamento biologico, sull’amministratore di sostegno, e sulle problematiche delle cure palliative, dell’accanimento terapeutico e delle bioetica in generale.

Coloro che intendono lasciare disposizioni anticipate per chiudere con dignità e senza dover essere sottoposti a trattamenti invasivi ed inutili nella fase terminale della propria esistenza, potranno sottoscrivere il proprio Testamento Biologico alla presenza del notaio Luigi Aricò mercoledì 8 luglio dalle ore 21.

Per LiberaUscita
Sez di Firenze e Prato
Meri Negrelli, Vice pres. naz.
Tel 339 7350379
menegrelli@dada.it

BUONGIORNO

Buongiorno! Ricordiamo, agli interessati, l'appuntamento di stasera.

DISCUTIAMONE INSIEME

L'associazione radicale Liber@MentePrato promuove
Venerdì 3 luglio, ore 21,15,
presso il Consiglio di Circoscrizione Prato Centro,
Via dell'Accademia, 47 Prato
un'assemblea aperta sui risultati elettorali di Prato e sull'esito politico della riunione "aperta" che si è svolta a Chianciano il 26-27-28 giugno
.

Vittorio Giugni
Segretario Associazione Radicale
Liber@MentePrato

NONNINA





“Per mangiarti meglio, piccina mia”, disse la nonnina, e tentò di fare un boccone solo di Debora Serracchiani. E tutto per un’intervista un po’ fessa? Ehi, che bocca grande che hai, nonnina! (piccola posta, foglio.it)
di Adriano Sofri

giovedì 2 luglio 2009

CINGHIALI


In margine alla morte di un cinghiale

di Francesco Pullia
Tra gli animali cui sin dall’antichità sono state attribuite significative valenze simboliche, il cinghiale è stato sempre messo in correlazione con le forze primordiali e, soprattutto in India, con i cicli cosmici. Si sa, ad esempio, che Adone, dio dei cereali e delle piante, venisse adorato proprio sotto l’aspetto di cinghiale e rapportato ai riti della rinascita primaverile. Analogamente, nelle saghe nordiche Saerhrimnir era continuamente cacciato e mangiato dagli eroi immortali del Valhalla mentre i druidi gli conferivano speciali poteri apotropaici.
Nella cosmogonia vedica, Vishnu assume questa forma per riconquistare e strappare al demone Hiranyaksha la Terra che era stata rapita e gettata negli abissi oceanici. Vishnu-Varâha si tuffa nelle acque cosmiche e con le sue possenti zanne riesce a riportare alla luce il nostro pianeta.
René Guenon, dal canto suo, dedicò memorabili pagine alla Shwêta-varâha-kalpa ovvero all’era del cinghiale bianco, età mitologica in cui predominava la conoscenza assoluta in senso spirituale. Sono stati, tra l’altro, proprio questi studi ad ispirare il celebre motivo di Franco Battiato.
Nel corso della storia, il cinghiale è stato, quindi, sempre considerato come espressione della segretezza e dell’energia incontaminata della natura. Non può, pertanto, che turbare ed essere sottoposto, oltre che a svariate interpretazioni, a giudizi non di certo benevoli, quanto capitato qualche giorno fa a Milano ad un povero cinghiale. Spintosi, infatti, nel cuore nei Navigli, è scivolato rovinosamente in acqua dimenandosi affannosamente in cerca di salvezza. Soccorso dai vigili del fuoco, chiamati da passanti increduli, è purtroppo morto subito dopo essere stato estratto.
Gli elementi per una lettura in chiave mitologica e psicanalitica e per trarne i dovuti insegnamenti ci sono tutti: la natura violentata nei suoi lati più nascosti e magici dal minaccioso estendersi dell’antropizzazione, l’agonia di un ecosistema squadernato, stravolto dall’umana dissennatezza, gli elementi istintuali costretti a soccombere dinanzi al cinismo del pensiero calcolante, di una razionalità totalitaria, insaziabilmente onnivora, che ricorre al cemento e all’urbanizzazione come strumenti privilegiati per imporre un modello di sviluppo unidimensionale sempre più violento e insostenibile.
Un’attenta riconsiderazione del buon Marcuse (chi ne parla più?) forse potrebbe, se non salvarci, almeno indurci a rimettere un po’ tra parentesi un sistema che si vorrebbe spacciare e accreditare come destino ineluttabile e che, invece, con il passare del tempo, rivela le proprie falle, la propria debolezza! Siamo proprio sicuri che quella caduta e quel tragico epilogo abbiano riguardato esclusivamente una bestiola e non, invece, noi, il nostro declinare al limite di una voragine da noi stessi scavata?
(notizie radicali, 951)

CLASSICA


NICOLETTA


Il neo presidente della Provincia di Firenze, com'è noto, ha nominato assessore alla Cultura la signora Carla Fracci, straordinaria ètoile della danza classica italiana e mondiale.

Oggi, al di là dell'Appennino, il neo sindaco di Bologna Del Bono, ha dato l'incarico di nuovo assessore alla Cultura del comune felsineo alla vedova del grandissimo Luciano Pavarotti, signora Nicoletta Mantovani.

Tra poche ore toccherà a Roberto Cenni, sindaco di Prato, simbolicamente baricentrica, individuare il proprio assessore alla Cultura.

Dopo danza e lirica a chi toccherà l'onore di rappresentare l'immagine della cultura a Prato: al teatro? al cinema; alla scrittura o alla musica?

MONTAINI


SPIGOLATURE

L’attività politica si è spostata su due fronti. Per qualche giorno i vincenti, con la necessaria ma non totale riservatezza, sono impelagati nel faticoso ma stuzzicante gioco di “coprire le caselle”. A segnare cioè cariche, incarichi e incombenze, soppesando con bizantina raffinatezza i delicati equilibri fra le esigenze dei partiti coalizzati (i piccoli sono i più petulanti), la opportunità possibile di utilizzare qualche personaggio di rilievo della cosi detta “società civile”(meglio sarebbe della “civile società”), e la incombente necessità di contare sulla collaborazione di esperti conoscitori dei problemi della città.
I non vincenti stanno prendendo gioiosamente le misure per il dibattito interno sereno e costruttivo, che segue normalmente le sconfitte elettorali della sinistra specie se caparbiamente volute. Avremo modo di riflettere con calma e con il dovuto distacco sullo sviluppo dei movimenti in atto sui due fronti. Oggi è conveniente una pausa operosa ma non impegnativa. E siccome la mietitura già anima di colori assolati le nostre colline, faremo come le”spigolatrici”, raccogliendo qua e là anziché spighe qualche notizia o argomento di interesse secondario, curiosità anche lessicali rimaste nel campo dopo la mietitura elettorale
La carica dei settecento
Più volte, tutti l’abbiamo sentito, il candidato Carlesi ha comunicato con non celata soddisfazione ai potenziali elettori riuniti anche in minuscoli gruppi, di aver messo al lavoro per stilare il suo programma, ben settecento persone. Gli dobbiamo un complimento e una osservazione. Il primo. In una città soffocata dalla crisi è riuscito a trovare, in pochi giorni, settecento (dicesi settecento) esperti e metterli seduti intorno ad un (enorme) tavolo per scrivere il salvifico programma elettorale. Bravo. Non ci sarebbe riuscito il direttore generale della N.A.S.A che gli esperti li paga e bene.
L’osservazione riguarda invece la ripetuta rivendicazione di una superiorità, anche quantitativa,del famoso programma dei settecento: ”cinquanta pagine rispetto alla poche decine di righe messe insieme dal mio avversario”. Sembra d’essere in terza media, all’uscita dell’esame di italiano: ”te, quante colonne hai scritto? Io tre. Ah! Lui soltanto una” e si è visto poi che i professori non guardano soltanto alla lunghezza dei testi. D’altra parte l’iniziativa se vera ha contraddetto clamorosamente la così detta legge del minimo mezzo .
La forza del destino
Mi accuseranno, ne sono sicuro, di essere spiacevolmente acido con la segretaria del PD ma, credetemi, non è così. Perché di spighe, prima e dopo la mietitura ne ha lasciate, eccome. Ne ho raccolta, spigolando, una sola, l’ultima: (La Nazione-Prato 26 giugno)”rimetto il mio futuro nelle mani del partito” . Giusto. Ben fatto. Era l’ora. Ma ,dio mio, c’è modo e modo di fare un annuncio. Per esempio: presento le mie dimissioni (magari irrevocabili), desidero, per motivi personali lasciare l’incarico (o rimettere il mandato). Oppure, più linearmente: ho sbagliato, può succedere a tutti mi dispiace, scusatemi e arrivederci. Così le persone semplici che fanno dell’umiltà la loro apprezzata forza interiore. Lei no. Ha fatto l’annuncio, prima di presentarsi agli organi del partito con una frase imperiale e supponente. Come fosse una predestinata a vita dagli dei che abitavano un Olimpo come si è visto malfermo e artificioso. Infatti l’incauta frase riecheggia con le differenze del caso, l’invocazione del Cristo:”…in manu tua, dominae commendo spiritum meum…”
Le grosse zucchine
Una bella spiga è caduta anche dal “covone” di Cenni: ”la mia prima ordinanza sarà contro i venditori abusivi di zucchine talmente grosse che non si sa come fanno a coltivarle.”(La Nazione-Prato 24 giugno). Và precisato che le zucchine di Cenni sono apparse, inaspettate, durante una serissima e concreta intervista sui problemi attuali della città. È stato un primo assaggio di pragmatismo del nuovo sindaco. Niente di male. Anzi, lo consideriamo con piacere come l’inizio di un deciso comportamento. A proposito, si sa da molto tempo chi le coltiva, perché diventano così grosse e dove vengono coltivate. Nei terreni contigui allo scarico del depuratore pubblico delle acque reflue. Prassi vorrebbe…
Il buon lavoro
Fin’ora i rappresentanti dei piccoli partiti in fila per chiedere “posti di potere” lo facevano in politichese sicuramente non elegante ma decentemente composto. Dicevano: siamo per una presenza esternamente apprezzabile del nostro partito nelle strutture pubbliche, pensiamo che sia opportuno un equo riconoscimento delle istanze politiche proposte dal nostro movimento con una quota di responsabilità significativa nel governo della città. E cosi via…
Questo lessico,un po’ ipocrita, è stato decisamente abbandonato dalla segretaria Loredana Ferrara del locale I.D.V che, senza mezzi termini, ha detto testualmente (La Nazione-Prato 26 giugno) “…di aspettarsi(in Provincia) la vicepresidenza(naturalmente per sé) e due assessorati per l’ottimo lavoro fatto in campagna elettorale. Sic! Una concezione metalmeccanica della politica destinata a produrre effetti rivoluzionari nell’assetto istituzionale del Paese. E meno male che la segretaria rappresenta un partito denominato “Italia Dei Valori”
Sei tutti noi!
Piace chiudere questa singolare puntata delle “riflessioni settimanali” riportando con soddisfazione l’indispensabile e attesa dichiarazione dell’onorevole Lulli(la Nazione-Prato 26 giugno)”Carlesi non è responsabile della sconfitta”
Ora,confessiamolo, siamo finalmente più tranquilli perché in verità, quello che ci rodeva dentro in questi giorni, non era l’acre sapore del disastro elettorale quanto il dubbio che l’avesse meticolosamente e perfidamente preparato il buon amico-compagno Carlesi.
Grazie Lulli. Sei tutti noi.


Carlo Montaini 2 luglio 2009

AGORA'


Agorà digitale, Nicotra: Una task force radicale per l’Italia e per l'Iran Difendere la Rete dovunque nel mondo!


• Dichiarazione di Luca Nicotra, coordinatore Associazione Agorà Digitale, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani

L'Associazione radicale “Agorà Digitale”, costituita a Chianciano all'interno dell'Assemblea dei Mille, ha impegnato sul fronte italiano la Direzione dei Radicali Italiani in una campagna sul peer to peer, e l'abolizione del monopolio SIAE, e sul fronte transnazionale, sta attivando strumenti per sostenere la dissidenza in Rete ai regimi autoritari.
C'è urgenza assoluta di azione immediata come testimoniato dalla situazione in Iran dove l'informazione supera i confini solo grazie alle Rete. Una ondata inaspettata che non si può controllare ma solo reprimere: si spara sui manifestanti ed si abbatte sul web la scure degli ayatollah. In Iran si oscura Youtube, si tenta di ostacolare Twitter, di identificare i netizen per arrestarli e sicuramente torturali. Le “bombe dell'informazione”, appaiono però più intelligenti delle altre.
È questo il momento di agire anche in Italia per l'Iran e contro l'Italia come l'Iran. Anche qui la libertà di espressione non è piena, è dimostrato dall’ultima campagna elettorale. I radicali hanno denunciato “la peste italiana”, e hanno dovuto dar corpo ad azioni non violente radicali per ottenere, volta per volta, un diritto incerto, precario, malfermo. Sul nostro Parlamento aleggiano proposte indecenti per una nazione civile che con i soliti fasulli pretesti di pedofilia e pornografia hanno come unico obiettivo quello di limitare, in Rete come nei media tradizionali, ogni spazio di confronto, informazione e verità.
Agorà Digitale ha bisogno del tuo aiuto per sostenere ed organizzare forme di cybermilitanza e cyberdissidenza con la vena transnazionale che ha contraddistinto le battaglie radicali degli ultimi 20 anni. La forza di questa task force forza dipenderà da quanti libertari della rete vorranno essere dei nostri. Quanti vorranno mettersi a disposizione di una battaglia di libertà che, come è ben noto, si deve ri-conquistare giorno per giorno.
Per l’oggi ed il domani, in Italia come in Iran e per l'Iran.

Per ulteriori informazioni: lnicotra@gmail.com o cell. 3403289238

DIRITTI


DIRITTI UMANI: MECACCI ELETTO RELATORE PER DIRITTI UMANI E DEMOCRAZIA DA OSCE


Oggi, a Vilnius in Lituania, dov'è in corso l`Assemblea parlamentare dell`OSCE, Matteo MECACCI, deputato radicale, è stato eletto, su proposta del gruppo liberale, relatore della Commissione Democrazia, Diritti umani e Questioni umanitarie.

Mecacci è stato eletto con 38 voti contro i 22 per la deputata russa Natalia Karpovich, relatrice uscente. A commento della sua elezione Matteo Mecacci ha dichiarato: “Sono molto felice, da parlamentare radicale, di poter ricoprire un incarico di grande responsabilità e importanza per la promozione e la difesa della democrazia e dei diritti umani in un'area come quella dell`OSCE composta da 56 paesi. La mia elezione, sostenuta da moltissime delegazioni, compresa quella italiana, che ringrazio, è per me anche e soprattutto un riconoscimento alla storia radicale nella lotta per la legalità e la libertà”.

URBANISTICA


AREA CATTOURBANISTA


Con una "velenosa" lettera al Tirreno l'architetto Filippo Boretti, candidato UDC in un collegio provinciale alle scorse elezioni e, soprattutto, redattore capo dell'organo della Curia pratese, interviene sulla questione dell'accorpamento di più deleghe nell'assessorato che rumors frequentissimi assegnerebbero al vicesindaco in pectore, anche lui cattolico, Goffredo Borchi, ex capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale.

Boretti sostiene, legittimamente, che l'accentramento di competenze diverse ed importanti in un unico assessorato non sarebbe opportuno nè tecnicamente e nemmeno politicamente. Portando a conforto della sua tesi argomentazioni non peregrine. Il vicesindaco, evidentemente, assumerebbe, non solo nominalmente, un ruolo straordinario all'interno della costruenda Giunta (peraltro oggi dovrebbe essere la giornata della "quadra" anche per via di incontri del sindaco ad alto livello, anche romano...) assumendo su di sè un'importanza pari a quella di Roberto Cenni. Che Boretti invita a tenersi per sè la delega dell'Urbanistica circondandosi di consiglieri in grado di indirizzarne l'azione sui temi più scottanti che riguardano gli assetti della città.

Comunque la si giudichi la lettera di Boretti infila i piedi in un piatto che è sempre stato assai "succulento". La presa di posizione di Boretti ci fa intravvedere i movimenti che, sottotraccia, si svolgono dalle parti di Piazza del Duomo. E che ci appaiono non benignamente indirizzati verso il vicesindaco, anche se per ora, solo virtuale.

VENDOLISMO


SINISTRA IN LIBERTA'


Continua l'anno orribilis del Governatore della Regione Puglia, il catto-omo-comunista Nicky Vendola, già rifondatore, bertinottiano, poi arcobalenista, ed oggi principale esponente di Sinistra e Libertà.

Dopo il disastroso esito del congresso di Rifondazione Comunista, dove gli riuscì il capolavoro di uscire perdente e scissionista, Vendola incappò nella catastrofe dell'estrema sinistra dell'Arcobaleno alle elezioni politiche del 2008. Quest'anno, dopo aver imposto al nuovo movimento di Sinistra e Libertà, con magni- vaniloquenti ed arroganti ragionamenti, il veto all'alleanza con Marco Pannella ed i Radicali, è incappato in una nuova sconfitta elettorale. Che certifica, in via definitiva, l'estinzione di qualsiasi rappresentanza istituzionale di quest'area politica. Fuori dal Parlamento nazionale e fuori dal Parlamento europeo a Vendola non rimane che l'eredità, ormai antica, della guida della Regione Puglia.

Se non che, anche dalle parti di Bari, le cose non vanno bene per il Nicky nazionale. La sua Giunta è incappata nell'inchiesta sugli appalti sanitari, quella per intenderci che ha trascinato sui media le notti romane nel berlusconiano Palazzo Grazioli con il contorno pepato di escort ed utilizzazioni finali....

Vendola si è visto costretto, per il probabile coinvolgimento di suoi assessori nella vicenda degli appalti (e, forse, anche delle escorts.....) ad azzerare la giunta pugliese. Ed a proporre nel nuovo governo che si appresta a costituire l'ingresso dell'UDC, di Di Pietro e dell'ex sindaco di Lecce ed ex esponente di AN, la signora Adriana Poli Bortone!

Finalmente Nicky il rivoluzionario con l'orecchino avvierà un nuovo esperimento politico in quel laboratorio dalemiano che è il territorio pugliese. Forse tutto questo gli varrà, probabilmente, la riconferma per le elezioni regionali del 2010.

E Vendola avrà trovato una via per interrompere la serie di sconfitte e ritornare alla guida della sua Regione. Tutto bene, tutto lecito....Ma i saldi principi che hanno guidato Nicky nell'escludere dal cerchio delle sue possibili alleanze i Radicali (perchè incompatibili con le sue idee....) che c'azzeccano adesso con il corteggiamento di Casini, di Di Pietro e della Poli Bortone???

AMMINISTRATORI


MASSIMO TITO, L'INNOVATORE


Martedì prossimo 9 luglio, alle ore 20,00, si riunirà il primo Consiglio di Circoscrizione. Toccherà alla prestigiosa, delicata e problematica Circoscrizione Prato Centro ad avviare la propria attività per il prossimo quinquennio. La nuova maggioranza uscita dalle urne del 6 e 7 giugno provvederà, dopo la convalida degli eletti, all'elezione del nuovo presidente. Che sarà l'avvocato Massimo Tito Taiti, dell'omonima lista civica, presentatosi alla Circoscrizione con il PdL.

Maggioranza ed opposizione pare che si siano già messe d'accordo, proprio grazie all'iniziativa del presidente indicato, su alcune interessanti novità relative alla vita della Circoscrizione. La più rilevante è la drastica riduzione del numero di componenti le quattro commissioni di lavoro. Che saranno, in totale, 8, (tra interni ed esterni) rispetto ai 14-15 della passata legislatura. I consiglieri eletti ed i membri esterni potranno essere membri di una sola commissione. Oltre allo snellimento dei lavori delle commissioni questa misura realizzerà anche un importante risparmio per le casse comunali per quanto riguarda i gettoni di presenza spettanti ai componenti le commissioni. Altri risparmi verranno realizzati con la rinuncia, da parte del presidente, della tradizionale "mazzetta" di quotidiani e riviste. Così come dall'introduzione dell'orario di convocazione dei consigli: alle ore 20,00, in modo da concludere sempre le riunioni entro le ore 24,00, per evitare la distribuzione di gettoni doppi in caso di sforamento della mezzanotte! Novità in vista anche per la rappresentanza di genere. Due commissioni su quattro saranno presiedute da donne. Così come donna sarà, probabilmente, la capogruppo del partito di maggioranza relativa, il PdL!

Infine Taiti ha deciso di affidare alla Commissione Affari Sociali, anche la competenza del Bilancio che, in passato, era riservato all'esame esclusivo del presidente della Circoscrizione. Ci pare un bell'inizio. Si parte proprio col piede giusto con un occhio alle finanze comunali, all'efficienza dell'amministrazione ed alle pari opportunità. Massimo Tito, l'innovatore, appunto!!

IMMORTALE

BUONGIORNO A TUTTI. RILASSATEVI INSIEME AD ANNIE!

ACCENNI


L'ASTROLOGO DI BROZZI

Azzardiamo una previsione basata sui nomi spesi dalla stampa; sui boatos che si susseguono; sul gossip semprevivo. Per quanto ne sappiamo (fino ad oggi...) l'assetto della nuova Giunta comunale non dovrebbe discostarsi da questo che segue:

Roberto Cenni
Sindaco


1..Goffredo Borchi (PdL)
Vicesindaco con deleghe all'Urbanistica ed al Piano Regolatore

2..Aldo Milone (Prato Libera e Sicura)
Assessore alla Sicurezza Urbana ed alla Polizia Municipale

3..Roberto Caverni (civico)
Assessore allo Sviluppo Economico

4..Federico Mazzoni (civico)
Assessore ai Lavori Pubblici ed alle Infrastrutture

5..Elena Metti (civica)
Assessore alla Cultura, Sport, Turismo, Eventi

6..Adriano Ballerini (civico)
Assessore al Bilancio

7..Annalisa Nocentini (civica)
Assessore al Personale ed all'Organizzazione

8..Rita Pieri (PdL)
Assessore all'Istruzione Pubblica

9..Franca Petrà (UdC)
Assessore all'integrazione multietnica
10.Dante Mondanelli (civico)
Assessore agli Interventi Sociali

11.Paola Pancini (Prato civica)
Assessore all'Ambiente

12.Claudio Morganti (Lega)
Rapporti con l'Europa

mercoledì 1 luglio 2009

FIBRILLAZIONE


POSTI E MALUMORI


La gestione delle vittorie, spesso, ha un percorso più difficile della vittoria stessa. Prato non fa eccezione. Dal 22 giugno il sindaco Roberto Cenni è impegnato in una quotidiana faticaccia per cercare di far quadrare il cerchio della propria squadra di governo dei prossimi cinque anni. E, contemporaneamente, deve tenere a bada i consiglieri, i consigliori, gli amici, i presunti amici, gli alleati e gli avversari. Che, ora dopo ora, lo hanno assediato, in Comune, al telefono, direttamente o per terza persona, chiedendo riconoscimenti, postazioni, posti, posizioni.....

Roberto Cenni, principale artefice della sua vittoria e di quella della coalizione che lo ha sostenuto, ha fin qui resistito e resiste. Vuole circondarsi di persone capaci in grado, per competenze, professionalità, impegno, di assecondare la sua visione del governo della città. La coalizione, in questa settimana, pare essersi liquefatta. Grandi e piccole forze politiche sono più impegnate a guardarsi allo specchio ed a risolvere, senza farsi del male, le beghe piccole o grandi che inevitabilmente scoppiano tra le varie personalità, candidati ed eletti che, tutti, reclamano il loro posto al sole. Niente di nuovo, ovviamente. Accade sempre così. Specialmente quando un'intera classe politica si è vista miracolata dalla vittoria sulla sinistra è umano che inizino sgomitii, spinte, personalismi.

Il tutto viene anche aggravato da una vaga, labile, incerta guida politica da parte del partito più consistente. I cui dirigenti sembrano in preda o ad un'eccessiva timidezza, oppure allo smaltimento della sbornia della vittoria ovvero ad una qualche ansia da prestazione.

Nelle ultime ore si segnalano forti dosi di malumore provenienti dalla parte di qualcuna delle 5 liste minori. Che si considerano emarginate da tutti i giochi e che, verosimilmente, non vogliono saperne di subire esclusioni preconcette e/o preordinate.

Il che è anche comprensibile. I cespugli cenniani hanno portato in dote al sindaco eletto oltre 3500 voti ed il 3,64% delle preferenze che hanno consentito la sua vittoria. E, adesso, sul finire delle scelte che Cenni va facendo si pongono alcune domande. La prima delle quali è la seguente: perchè dovrebbe essere premiata con un assessorato (e che assessorato....) Prato Libera e Sicura ed escluse dall'assegnazione di posti in giunta tutte le altre? Che è osservazione non peregrina. Considerando che la lista miloniana è approdata con Cenni solo al ballottaggio, dopo aver rischiato, al primo turno, di farlo perdere disperdendo quasi tremila voti!

Ma, purtroppo per queste liste (o per alcune di esse...), la politica ha tempi e modalità precise. Se si sbagliano le valutazioni e le conseguenti entrate in campo, si può essere sbaragliati. L'unica forza che potevano avere queste liste era quella di un accordo tra di loro il giorno dopo la vittoria di Roberto Cenni.

Ma così non è stato. Per quanto ne sappiamo ogni esponente delle liste minori ha cercato di "monetizzare" singolarmente il gruzzolo di voti raccolto. C'è stata la coda nell'anticamera del sindaco per l'eventuale accreditamento.

Non avendo, verosimilmente, ottenuto alcun risultato per la propria bandiera (e non poteva essere altrimenti vista l'estrema frammentazione di queste liste...) adesso paiono scendere decisamente su sentiero di guerra contro il Sindaco.

Confidando che una trovata concordia, unione ed accordo tra di loro, possa essere il grimaldello per aprire la stanza dei bottoni almeno ad un loro rappresentante individuato (forse...) unitariamente. Ma arrivano, peggio per loro, fuori tempo massimo. Il sindaco, a questo punto, deve aver maturato, equilibrato, limato e soppesato la sua squadra di governo. Giungendo, probabilmente, al punto di non ritorno. Qualsiasi nuova apertura rischierebbe di buttare a mare il lavoro di giorni e notti di alchimie tra politici e civici, tra componenti e componenti, tra uomini e donne, tra giovani ed anziani.

Se è possibile vogliamo formulare un consiglio agli amici delle liste minori cenniane: occhio alle mosse che vorrete fare. Non c'è peggior metodo, in politica ma anche nella vita, di aggiungere errore ad errore. E trasformarsi rapidamente in quella che era, a Firenze, la vecchia denominazione di Via dell'Oriuolo.

CANNATO




Abitare un po’ fuori mano ha i suoi vantaggi ma anche gli svantaggi. Per chi sta a Cantagallo, ad esempio, non sempre è agevole procurarsi il necessario. Anche se questo è il “necessario” per farsi uno spinello. Ma un 24enne del posto aveva aggirato brillantemente il problema, impiantando una piccola piantagione di cannabis indica nel terreno adiacente alla propria abitazione. Dodici piantine con tutto il necessario per far prosperare la coltivazione: dal concime agli attrezzi agricoli. L’orticello sui generis, però, è stato notato dai carabinieri della stazione di Vernio, che hanno impiegato poco a capire la natura delle piantine. Così il giovane coltivatore in erba (è proprio il caso di dire così…) è stato arrestato e portato in tribunale per essere giudicato con rito direttissimo per il reato di produzione illecita di sostanze stupefacenti. Naturalmente l’intera piantagione è stata sequestrata, insieme a tutto il necessario per curarla. (notiziediprato.it)

DEB(B)ORA


SOTTO VUOTO SPINTO


E' arrivato, dunque, il momento per Debora (senza acca.....e con una bi) Serracchiani, l'astro nascente del PD, il volto nuovo che ha preso più preferenze di Berlusconi alle europee, di fare le sue scelte politiche per la segreteria del Partito. E Debora, dopo averci pensato e ripensato, la sua scelta, infine, l'ha comunicata "urbi et orbis" sul quotidianon ufficiale dell'opposizione (Repubblica)!! Sosterrà la corsa a segretario dell'attuale segretario Dario Franceschini. Ovviamente non c'è niente di male od alcuna sorpresa in questa esternazione. D'altra parte Debora deve a Dario riconoscenza e fedeltà: nonostante i suoi "numeri" e le sue "qualità" è stato Dario ad imporla per la corsa, vincente, a Bruxelles. Quello che ha destato meraviglia, non solo in noi, evidentemente, è stata l'argomentazione utilizzata da Debora per giustificare il suo schierarsi dietro Dario. "Perchè è simpatico...." ha affermato Debora!

Convinta che basti il suo sorrisetto malizioso, l'aria sbarazzina, la parlantina fluente e vivace ovvero la sua ottima empatia internettiana, per fare la differenza ed, anzi, per dettare la linea. Diversi mostri sacri del PD si sono scandalizzati! Ma come si permette il "fenomeno" di indicare ai nostri militanti, avvezzi per anni ed anni, ad elaborate teorie politiche, a raffinate analisi, a documentati e dotti riferimenti per giustificare l'appoggio di questo a quello, come si permette di indicare ai perplessi militanti che l'unica sua opzione è basata sull'aria simpatica che emana dal Dario ferrarese?

Debora, legittimamente, può permettersi questa giustificazione perchè nel Partito Democratico d'oggi è la sola persuasiva. Di fronte al niente ed al vuoto di proposta politica che quel partito oggi incarna quale volete che sia la differenza di linea tra Dario e Bersani? A nessuno è dato sapere quali siano i pensieri che agitano le notti dei dirigenti del PD su questioni cruciali della vita politica italiana: quale modello di welfare vogliono; a quale Europa si ispirano; che ne pensano di una riforma della giustizia; come giudicano l'architettura democratica dello stato; quale sia la linea sulle questioni etiche; sui diritti delle coppie di fatto o degli omosessuali; cosa propongano per gli immigrati e per la loro integrazione sociale; quali siano, infine, le regole statutarie del loro partito. A nessuna di queste domande viene data mai risposta. Il PD si limita ora ad assecondare Berlusconi sulle questioni decisive e vitali (vedi legge elettorale od accordi con la Libia di Gheddafi ....) e poi a scatenare campagne di pruderie moralistiche sulle escort pugliesi, attive peraltro anche sul cotè vendoliano a quanto pare, o sulle diciottenni napoletane. E, dunque, su cosa davvero dovrebbero votare gli iscritti al PD se non sulle loro simpatie personali. Ed allora il multicrinito Dario può essere davvero più simpatico del parvicrinito Bersani. Amico di D'Alema. Quelle che, come dice Benigni, è intelligente, c'ha la barca e c'ha i baffi......

Ma la Serracchiani, colpita da molte critiche di suoi autorevoli compagni, ha, infine, rincarato la dose. Tirata per i capelli Debora ha sbottato


"Ho scelto Dario Franceschini non certo per la simpatia, ma perché vuole assumersi la responsabilità di creare una squadra, di crescere una classe dirigente che diventi la classe di governo di un partito non più votato alla sola resistenza".


Eccola chiarita ed esplicitata la linea politica "rivoluzionaria" che l'antico vice di Veltroni (il vicedisastro, come sostiene l'altro obamino fiorentino Matteo Renzi...) vuole far prevalere con l'appoggio della giovane friulo-romana. Bene, brava!!!Debora dacci la linea.... Debora sei tutti noi......Con Debora fino alla vittoria....

CHIANCIANO (5)


Comitato nazionale di Radicali Italiani: Raccomandazione "pirata" sulla legalizzazione del file sharing e l'abolizione del monopolio Siae

Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani riunito a Chianciano dal 28 al 30 giugno


premesso che:


milioni di italiani quotidianamente utilizzano reti peer to peer per accedere a contenuti di loro interesse e l'incriminazione del file sharing è una tipica ipotesi di reato «artificiale» cui non corrisponde la percezione del disvalore del fatto da parte di chi lo commette, per il quale lo scambio di materiali (pur illecito) è avvertito come naturale e culturalmente accettato;
in Svezia, il Partito Pirata, una formazione nata solo tre anni fa con l'obiettivo della difesa degli utenti del file sharing tra lo scetticismo di molti e l'ilarità di alcuni ha ottenuto un incredibile 7.1% alle ultime elezioni europee e ad oggi conta oltre 46000 iscritti (terzo partito svedese);
un percorso ragionevole per la legalizzazione del fenomeno del file sharing nel rispetto dei diritti degli autori è l'adozione di un sistema di autorizzazione basato sull'acquisto volontario di licenze collettive da parte degli utilizzatori;
è necessaria l'eliminazione dell'esclusiva alla sola SIAE, nell'attività d'intermediazione dei diritti d'autore, con conseguente apertura del mercato dell'intermediazione e della tutela dei diritti d'autore e dei diritti connessi ad una pluralità di operatori;
si è costituita a Chianciano l'Associazione radicale Agorà Digitale, che ha al suo interno le forze e le competenze necessarie ad affrontare la questione
al 25 giugno l'intero finanziamento di Radicali Italiani nella classe di età fino ai 25 anni è di 2210 euro;
i deputati radicali hanno depositato in merito due proposte di legge attualmente assegnate alla Commissione Cultura alla Camera.
raccomanda alla Direzione di Radicali Italiani
di promuovere una campagna nazionale per la legalizzazione del peer to peer e l'abolizione del monopolio SIAE;
• lanciando da subito una petizione che chieda l'immediata calendarizzazione dei i progetti di legge 185 e 187 presentati dalla delegazione radicale alla Camera;
• coinvolgendo personalità del mondo della musica, del cinema e delle altre categorie di autori di contenuti scambiati nelle reti di file sharing, favorevoli al file sharing e modelli economici alternativi allo status-quo;
• contribuendo ad organizzare entro l'anno un grande evento pubblico con personalità politiche, accademiche e della società civile che a livello internazionale si stiano battendo per la legalizzazione del file sharing;
• lanciando una campagna pubblicitaria su riviste musicali e di cinema;
• attivando in contemporanea una campagna sottoscrizioni a Radicali Italiani nella classe di età fino ai 26 anni;
• organizzando, ove necessario, iniziative di disobbedienza civile rispetto alle leggi di protezione del copyright.

CHIANCIANO (4)


LE CINQUE GIORNATE DI CHIANCIANO


cronachetta di Claudia Sterzi


Sarebbe molto più saggio dormirci sopra, ma pure la saggezza sarebbe in questo caso un peccato. Il venerdì è stato il giorno dei Verdi. Il fu arcipelago verde è spezzato e frammentato, percorso da correnti contrapposte e da interessi particolari; la sua crisi data dagli anni '80 e a differenza di altre realtà europee non riesce a trovare temi di aggregazione; sicuramente un serbatoio di consensi e di possibili vere innovazioni sottostimato e trattato, in Italia, da pellaio. Forse la ricchezza ambientale italiana, così come quella ad esempio museale e artistica, fa sì che non si attribuisca valore concreto, economico, ad una risorsa che per gli italiani non è, ancora, limitata; il dibattito rimane superficiale e ci si prende gioco, in Italia, di reati ambientali molto gravi che, quelli sì, sono in assoluta contraddizione con qualunque dinamica di sviluppo o di crescita.La platea è partecipata ed attenta, le presenze superano le previsioni e i numeri delle Chianciano passate, molte persone nuove; un intervento di Marco Pannella di più di due ore, un compendio di argomenti radicali dedicato più agli ospiti che ai compagni, che infatti seguono con una distrazione inconsueta. Si intreccia alla sfilata degli ospiti il dibattito interno sollevato dalle relazioni iniziali.Trascorre la notte, e l'alba è una delle più belle che la storia della Valdichiana e della Valdorcia insieme ricordino, questo, essendo toscana, lo posso affermare e garantire.Il sabato dell' assemblea degli autoconvocati si apre con una mattina di interventi politici, dove dai Verdi si sfuma verso i socialisti e la sinistra tutta; la quale sinistra non ha più bisogno di attributi, estrema, massimalista, o del furto di attributo radicale, perchè non si deve più distinguere da nessuna altra sinistra. Il PD non si può più, onestamente, definire di sinistra.Del pomeriggio l'evento centrale è costituito dallo sbarco dei fagiolini e delle fagioline, la claque entusiasta del Dottor Fagioli, che riescono a seguire l'intervento mostrando di comprenderlo, mentre agli altri riesce del tutto incomprensibile, non tanto nei concetti, proprio non si capisce una parola; ma può essere che lo stesso effetto faccia Pannella ai fagiolini. L' innesto è interessante e va seguito in senso sia diacronico che sincronico.Nella giornata domenicale il passaggio fra l'assemblea autoconvocata, aperta dalla relazione sulla giustizia e sulle carceri italiane di Rita Bernardini, e il Comitato nazionale, è veicolato dalla conversazione settimanale Pannella Bordin reintegrata, straordinariamente, alla forma ordinaria.Si cambia la scenografia, la sala davvero gremita nei tre giorni di assemblea si intasa di un doppio ferro di cavallo di tavoli e poltroncine, e le relazioni iniziali, aggravate da un intervento apocalittico di Emma Bonino, sono tali da poter indurre un forte stato di depressione nei pochi comitanti. Viene annunciato un classico al lupo al lupo sulle finanze radicali, non ben definito nè consolidato, un allarme senza speranza alcuna che può prefigurare soluzioni estreme ed affrettate; a differenza di altre volte simili, però, le corde del Comitato non rispondono al grido, e gli interventi bellamente si concentrano sui risultati elettorali, sulla attualità politica, sulle realtà locali. La politica radicale è ben viva, e talmente abituata ad essere autonoma da finanziamenti che difficoltà che farebbero impiccare altri sono acqua fresca per i militanti. La situazione inconsueta, di un Comitato che prolunga una assemblea, con le difficoltà logistiche che questo comporta, facilita un numero limitato e selezionato di presenti.Il martedì mattina, dopo una notte di convivio che mi ha ricordato la notte di Bruxelles dove ho visto per l'ultima volta Maurizio Provenza, è devastante per quei pochi resistenti indomiti che sono durati nella presenza dal venerdì in tarda mattinata. Chianciano comincia ad uscire anche dalle orecchie, la convivenza forzata pesa e prima di pranzo una buona mozione che investe il Senato del Prt della responsabilità del suo federato, Radicali Italiani, viene approvata all'unanimità. Compresi nel prezzo, un nuovo testo giallo sull' uninominale classica pannelliana(una risposta alla letterina di Fini), sacrosanta mobilitazione d'agosto nella baraccopoli dei carceri italiani ed impegno sulle riforme economiche. Il pranzo finale evidenzia, se ce ne fosse stato bisogno, come la nozione di regime infame incontri resistenze anche all'interno radicale, restando i singoli individui legati ad appartenenze antropologiche che fanno considerare un infame regime di destra e uno di sinistra, con una lettura più critica verso l'uno o verso l'altro a seconda dei casi.

Buona notte, Claudia

FREDDO


PIATTI ROMAGNOLI

Difficilmente l'ex sindaco di Prato Marco Romagnoli, ormai da tempo rientrato nei ranghi dirigenziali della Regione Toscana, patirà l'afa ed il caldo opprimente di questi primi giorni di vera estate pratese. Non soltanto perchè il suo bell'ufficio fiorentino è dotato di aria condizionata. Ma, ci immaginiamo, per l'intima, sicuramente dissimulata, soddisfazione che starà provando davanti al piatto freddo che ha il sapore della "vendetta" che la cronaca e la storia gli stanno servendo. Ad uno ad uno, dopo la sconfitta elettorale pratese del PD, vede cadere i suoi principali "nemici" interni.

D'altra parte Romagnoli in cinque anni di presenza alla guida della città di rospi ne ha dovuti ingoiare parecchi. A cominciare dall'improvvisa chiamata alle armi che il suo presidente regionale gli fece nel 2004 ed alla quale, da bravo garibaldino, non potette che rispondere "obbedisco"!

O, lui che è persona di qualità e di ottimi studi e percorsi professionali,quando dovette soccombere davanti alle imposizioni che la "casta" gli mise davanti nella costruzione della "sua" Giunta.

E, tralasciando per carità di patria il trascinarsi stanco del suo governo in questi cinque anni, infine imponendogli, con l'aiuto decisivo del suo ex sponsor Martini, di non ricandidarsi alle amministrative scorse.

Oltre Martini, il cui "tradimento" era causato da calcoli fiorentini più che pratesi, hanno insistentemente fatto "guerra" a Romagnoli, fin dal 2004, Antonello Giacomelli. Il quale, almeno, non ne ha fatto mai vero mistero.....Romagnoli era colpevole di avergli soffiato il posto e dunque non meritava niente. Ma anche Andrea Lulli. Più subdolamente impegnato a costruire trappole e tranelli, travestito da amico e sostenitore. Come qualche altro nelle immediate vicinanze di Romagnoli, peraltro....Ed a seguire la segretaria, articolazione pratese di Giacomelli, Benedetta Squittieri. E, con loro, qualche bellimbusto presente nella sua squadra di governo....

Adesso tutti questi personaggi sono destinati a finire, come lui, in "disgrazia".

Claudio Martini, incerto fino all'ultimo nell'appoggiare Massimo Carlesi, dovrà abbandonare i sogni di gloria di una terza ripresentazione alla guida della Regione. La perdita della sua città, la seconda della Toscana, non gli verrà perdonata.....Lulli ha per adesso la fortuna di avere davanti a se ancora 4 anni di Parlamento. Finiti i quali verrà collocato in pensione. La Squittieri esce squassata e con la carriera politica conclusa da tutta la vicenda.

Gli infidi compagni di giunta dovranno ritrovarsi al più presto, se ci riusciranno, un lavoro.

L'atmosfera incandescente di questi giorni, in città e nelle stanze del PD, non potrà impedire a Marco Romagnoli, che, ovviamente, c'ha messo anche del suo nella guida immobile di Prato, di tenere comunque sul collo una bella sciarpa di lana.

TUTTOCAMPO



E Pannella riapre il gioco a tutto campo



da Secolo d'Italia del 1 luglio 2009, pag. 1

di Luca Maurelli

Le notizie sono due. La prima è preoccupante: i Radicali rischiano di chiudere bottega. La seconda invita all’attenzione: nel futuro, ammesso che ci sia un futuro, Pannella vuol coltivare idee e persone di un’area politica considerata interessante, quella della destra moderna e laica che governa con una propria idea di società e dei diritti civili. E le protagoniste del "dialogo possibile" sono due donne, Renata Polverini e Giulia Bongiorno. A dispetto di quanto scritto nei giorni scorsi, la chiave di lettura dell’assemblea dei Mille di Chianciano e del Comitato conclusosi ieri, non è l’apertura di credito alla sinistra radicale, o comunque non solo. Anche ieri, nel corso della riunione dell’organismo dirigente chiamato ad approvare la mozione politica generale, s’è discusso a lungo della strategia dell’attenzione di Marco Pannella verso Gianfranco Fini, degli spunti politici che arrivano dalla destra politica e sindacale e di possibili sinergie sul fronte delle riforme, dal welfare alla giustizia. Ma prima di fare progetti c’è da risolvere la crisi finanziaria. Le parole, per i Radicali, hanno sempre un peso specifico, dunque c’è da essere davvero preoccupati se nel documento c’è scritto "drammatica crisi organizzativa e finanziaria, e dunque politica", come è messo nero su bianco nella mozione approvata ieri. Una crisi che "mette in discussione la stessa esistenza" del partito radicale, al punto che qualcuno si spinge a ipotizzare una possibile chiusura della storica sede di Torre Argentina. «La crisi politico-economica di Radicali italiani è giunta a un punto tale che il movimento non ha nemmeno le disponibilità necessarie a rinnovare i contratti di collaborazione, la cui scadenza era stata già preventivamente fissata per il 30 giugno, e a proseguire le iniziative, con il rischio che entro pochi giorni tutte le attività debbano essere completamente interrotte», afferma il testo. Sul piano politico, invece, le certezze sono maggiori. L’obiettivo è quello di spingere su un grande progetto riformista che coinvolga trasversalmente le forze politiche, l’idea di un welfare universale, la battaglia sulle pensioni, il modello presidenziale americano, la giustizia, le carceri. Proprio sulla questione delle condizioni di vita dei detenuti, Rita Bernardini prosegue una battaglia importante che in Commissione Giustizia della Camera passa attraverso una forte collaborazione con Giulia Bongiorno, una delle più significative rappresentanti di quell’area politica che nasce intorno a Gianfranco Fini. In cantiere c’è una mobilitazione a sostegno della comunità penitenziaria che si traduca, nel mese di agosto, in due giornate di presenza straordinaria nelle duecentocinque carceri italiane di parlamentari, consiglieri regionali, garanti dei diritti dei detenuti. Nonostante il recente scambio di lettere, in questi giorni di lavori dei Radicali Marco Pannella non ha mai citato esplicitamente il presidente della Camera, che per correttezza istituzionale non può essere considerato un interlocutore politico in senso stretto, ma di quel dialogo s’è parlato a lungo, e con toni di grande interesse, nel corso del Comitato, come nel caso dell’intervento di Michele Capano che ha aperto un approfondito dibattito sul tema. Marco Pannella, lunedì, nel corso di un breve intervento mattutino e di uno più lungo nel pomeriggio, aveva sviluppato alcuni ragionamenti interessanti sul dialogo con la destra, spingendo in modo particolare sul tasto del riformismo possibile grazie alla lungimiranza di sindacati nuovi e rappresentativi come l’Ugl di Renata Polverini. In un lungo passaggio del suo intervento, Pannella aveva fatto riferimento all’idea di una riforma del welfare universale, secondo un’impronta salveminiana, partendo da quella preoccupazione del grande storico meridionalista sul rischio di creare attorno alla classe operaia un cerchio di privilegio assoluto che facesse passare in secondo piano la necessità di coinvolgere in un circuito virtuoso anche chi di tutele, in realtà, non ne ha assolutamente. Oggi - ha spiegato Pannella - anche Pietro Ichino converge sulla necessità di una riforma delle pensioni, del lavoro femminile, dell’innalzamento dell’età pensionabile. E qui il ragionamento si sposta sull’Ugl, «che ricorda Pannella - anche a Mirafiori ha ottenuto una grande affermazione, in un contesto storicamente operaio». In questo senso - spiega il leader radicale - «la presenza qui di Renata Polverini ha avuto un significato straordinario, anche per le cose che ha detto, credo per la prima volta». Pannella fa riferimento all’apertura dell’Ugl sul tema dell’equiparazione dell’età pensionabile tra donne e uomini, forse forzando un po’ il concetto visto che l’Ugl si dichiara comunque contraria di principio, ma senza rinunciare all’idea di poter fare riforme col consenso delle forze politiche e sociali. Centrale è stata, secondo Pannella, «la frase di Renata, quando dice che il sindacalismo deve negoziare e contrattare, quindi il problema è che queste misure si possono anche fare, ma con la garanzia che i benefici effetti siano spalmati per riempire i deficit e i buchi di assistenza su questioni come la maternità e la famiglia». E qui il leader si concede un’altra piccola esegesi del pensiero polveriniano, sul concetto di famiglia, passaggio delicato: «Lei ha parlato di famiglia nel momento in cui si costituisce come riferimento economico, quindi anche di di fatto o giuridica...». E giù lodi all’Ugl che sa comprendere e parlare a una nuova realtà operaia, a differenza di altre sigle che invece «continuano a creare spessore tra la condizione esistenziale e quella del proprio lavoro, tra la loro sensibilità e i comportamenti politici...». Pannella sembra fare riferimento all’incapacità della triplice di emanciparsi dalla rappresentanza politica, sindacale e quasi antropologica dell’operaio, per provare invece a interpretarne le aspettative in una società profondamente diversa dal passato. Poi il messaggio finale, di apertura a chiunque abbia voglia di trarre «conseguenze dal proprio vissuto politico», come per le grandi battaglie civili del passato, fatte anche con i cattolici, l’Msi, con la Dc, come sul divorzio, «quando quel 25 maggio 1975 una possibile vittoria stentata si trasformò in un grande trionfo civile per tutti».

RADICALI


Pd Radicali e senza quorum

• da L'Unità del 1 luglio 2009, pag. 37

di Luigi Manconi

L’assemblea di Chianciano, dello scorso fine settimana promossa dai Radicali italiani, ha offerto spunti di grande interesse. Il primo: la gran parte dei «senza quorum» ovvero militanti e dirigenti delle formazioni che non hanno superato la soglia del 4% (socialisti, verdi, vendoliani...) - hanno mostrato di voler tessere una tela comune con i Radicali, di voler tentare forme più avanzate di aggregazione, di voler elaborare una prospettiva dove l’opzione unitaria prevalga sull’immarcescibile spirito di scissione. Sarà il tempo a dire se tali intenzioni si tradurranno in opere conseguenti. Personalmente fatico ad accreditare quella prospettiva: in primo luogo perché affidata essenzialmente alle sole forze dei Radicali italiani, gli unici che ne sembrano incondizionatamente convinti, e che più hanno insistito su questioni di merito e di programma. E tuttavia, quanto succede in quell’area e in quello spazio politico va osservato con la massima attenzione e il massimo rispetto: perché quell’area non solo è consistente sotto il profilo elettorale (3/5%), ma è anche ricca di idee e di esperienze, di militanza e di intuizioni di notevole significato. Ancor più, pertanto, stupisce che - rispetto all’assemblea di Chianciano e a quanto visi è discusso - il silenzio del Pd sia stato così assordante. Così come quello degli attuali candidati alla segreteria del partito. Eppure, quell’assemblea chiama in causa due questioni di grande rilievo: la capacità di aprire il Pd a esperienze, culture e militanti provenienti da altri percorsi, e di garantire loro, attraverso regole democratiche, spazio adeguato e pari dignità; e la necessità di elaborare una indispensabile e accorta politica delle alleanze. Problema, quest’ultimo che interpella in ogni caso il Pd, se aspira a vincere e a governare. Temo che si possa ripetere quanto è accaduto in occasione delle ultime elezioni: la preziosa esperienza della delegazione radicale all’interno dei gruppi parlamentari democratici è stata ignorata e si è scelto, per responsabilità primaria della leadership del Pd, di non riprodurla nella formazione delle liste per le Europee. La cosa appare, in ultima analisi, autolesionista. Giova ripeterlo: all’interno del Labour party, hanno convissuto per decenni Tony Blair e i sindacalisti massimalisti, Gordon Brown e i trotskisti. E fin troppo banale notarlo: la situazione italiana è ampiamente diversa, ma possibile che l’esperienza inglese non abbia alcunché da insegnarci? Pertanto, insisto a chiedere con ingenuità consapevole: perché mai Dario Franceschini e Pierluigi Bersani dovrebbero aver paura della tenera Emma Bonino?

DIMISSIONI


SCENARI INQUIETANTI


L'esito della riunione dell'altra sera al Circolo Favini della Chiesanuova conferma l'impressione di un Partito Democratico pratese in piena fibrillazione e con molti accenni di confusione mentale.

Se Benedetta Squittieri annunciando le sue irrevocabili dimissioni da segretaria intendeva rendere un ultimo servizio al suo partito (..dopo averne ricevuti tanti, anche mensilmente....) dovrà rivedere i suoi conti.

Le impressioni che si ricavano dai commenti degli altri dirigenti del PD e dai gossip che già si rincorrono rigogliosi per la città e per le stanze e piazze della politica, sono quelle di un PD quasi allo sbando. La sconfitta ed il contemporaneo inizio di campagna per la segreteria nazionale hanno gettato lo scompiglio nella "casta" cittadina che ha, aveva, bisogno di qualche settimana di tempo, di tranquillità relativa, per tessere, in continuità con il passato, le nuove "trame" di corrente, sottocorrente e cerchie che disponessero il partito all'appoggio di Franceschini o di Bersani leader ad ottobre. Ma senza che la poltrona di "comando" della segreteria provinciale sia occupata il gioco si fa più duro, le scelte più complicate, le alleanze più labili, le amicizie più flebili.

Ed ecco allora il ventaglio delle proposte che arriveranno:

1..Congelamento delle dimissioni della Squittieri fino al congresso di ottobre;

2..Affidamento della responsabilità ad un "collegio" di personalità;

3..Nomina di Fabrizio Mattei alla guida della segreteria

Che ci appaiono tutte soluzioni della serie "...continuiamo a farci del male..."!

E poichè le risposte 2 e 3 non sembrano davvero pecorribili (sulla 2 il pericolo di uno "scannamento" sarebbe forse inevitabile; la 3 pare inverosimile ed anche impresentabile giacchè rappresenterebbe l'imbalsamazione nel passato remoto del PD...) toccherà alla Squittieri tornare sopra i suoi passi e "condurre" ancora per tre mesi il partito.

La Squittieri è morta!! W la Squittieri!!