sabato 11 luglio 2009

IGNAZIO


Radicali: "Doppia tessera per Marino"Il Pd si oppone: "una questione di lealtà"
Ma il leader storico è prudente: "Non vogliamo mettere il cappello su Ignazio e aumentare le sue difficoltà"


di GIOVANNA CASADIO

ROMA - Marco Pannella, il leader radicale, protesta con Rutelli: "Non capisco perché voi Democratici vietate la doppia tessera...". Francesco Rutelli, ultimo segretario della Margherita e leader democratico, apre: "Se gli obiettivi sono gli stessi, se non sono contrastanti", perché no; anche se "il divieto nasce da un'esigenza di lealtà che però non deve essere irregimentazione". Dialogo tra i due a Radioradicale. I Radicali sono molto tentati dal sostegno a Ignazio Marino, e sul web parte un tam tam, in vista del tesseramento (che si chiude tra dieci giorni) per il congresso. Mina Welby, la vedova di Piergiorgio, si schiera e, "come atto di disobbedienza civile contro il divieto della doppia tessera", lei radicale prende quella democratica. Oggi sarà con Marino (e con Beppino Englaro) al Rototom Sunsplash festival reggae a Osoppo. L'appoggio dei Radicali allo scienziato-senatore - ora sfidante di Dario Franceschini e Pierluigi Bersani per la leadership del Pd - non si spinge fino a fare una lista ad hoc. "Oddio, da noi tutto può succedere, se alcuni decidono, auguri - replica Pannella - Non vogliamo mettere il cappello su Ignazio e magari aumentare le sue difficoltà, però ai radicali lui piace molto" Inoltre, "la vittoria di Marino sarebbe un grosso contributo a una riforma del Pd, sarebbe un fatto positivamente traumatico". Il feeling tra il Pr e lo scienziato, in prima linea nelle battaglie laiche sulle questioni bioetiche e dei diritti civili, è di vecchia data: "C'è una profonda sintonia". Pannella è convinto che effettivamente alle primarie, se supererà la soglia del 5% prevista al congresso, Marino avrà il popolo dalla sua. E Marco voterà per Ignazio? "Vedremo , non lo escludo però voglio prima vedere il percorso. E poi, detto senza acrimonia né sufficienza vorremmo un Pd più anglosassone. Stiamo comunque dando una mano al dibattito con queste trasmissione, dopo Franco Marini e Rutelli, per i quali sono state fatte trasmissioni ad hoc, potrebbero venire Franceschini e Bersani...".
La partita in questo momento si gioca sul tesseramento, saranno i tesserati entro il 21 luglio a votare nei circoli le diverse mozioni presentanti dai candidati. Secondo i dati che circolano nel partito i tesserati sarebbero 470 mila più 7 mila tessere online e le regioni pià arretrate rispetto agli obiettivi del tesseramento sarebbero quelle del Nord, oltre al Molise. È qui che potrebbero entrare in gioco doppia tessera e Radicali. I supporter di Marino, in particolare i "piombini" cioè il gruppo dei trenta-quarantenni, hanno lanciato la mobilitazione per il tesseramento soprattutto sui blog, Giuseppe Civati, che della mozione-Marino è coordinatore, invita nel suo blog a iscriversi e a segnalare eventuali difficoltà ad avere la tessera. Paola Concia fa di più, e sul blog indica il numero telefonica della sua segreteria alla Camera per il supporto pratico. Al programma sta lavorando in questi giorni il segretario uscente e ricandidato, Franceschini oltre alla ricerca del luogo in cui presentarlo. Doveva essere Prato, la città persa dal centrosinistra dopo 63 anni e dove forte si è abbattuta la crisi. Ma l'ipotesi è tramontata, e probabilmente la kermesse di Franceschini sarà a Roma.
(repubblica.it)

CLAUDIO


EUROPA


Claudio Morganti, segretario regionale della Lega Nord Toscana, vaianese doc, è stato eletto, per il gioco delle rinunce di esponenti leghisti, al Parlamento Europeo. Primo pratese a riuscirvi.

Sicuramente una buona notizia per la città. Che potrà avere nelle sedi europee una voce amica ed orecchi attenti ad ascoltarne le legittime richieste. A Morganti gli auguri di buon lavoro di Liber@MentePrato.

WHY

BUONGIORNO A TUTTI (ANCHE A QUELLI INCAZZATI...)!

CALESSINI (1)


DI BRUTTO!!

S'è incazzato di brutto il sig. Calissi Massimo per il post "Calessini". Lo comprendiamo. Son giornatacce per lui e per tanti altri militanti del PD. Verso il quale il Calissi si era, per tempo, indirizzato, abbandonando i Verdi al loro destino. Ma non immaginando la sconfitta storica verso la quale erano destinati ad incappare. E lui con loro. Calissi, "Persona di rigidi principi" non apprezza, evidentemente, l'ironia e la critica politica. Alla quale, peraltro, è abbondantemente felice di far ricorso (..controllare le molte lettere e letterine dallo stesso inviate ai quotidiani locali...). Ma per il post "Calessini" il Calissi ci invita, in un commento firmato, a precisare. Lo accontentiamo volentieri. D'altra parte lo spirito del blog (...dei blogs...) è proprio questo.

Veniamo, dunque, con tutta la tolleranza di cui siamo e vogliamo essere capaci, alle precisazioni che Calissi ci richiede:

1.. Calissi sostiene di essere stato "dimissionato" dal Centro di Scienze Naturali.
Ma, per la verità, nella sua lettera apparsa il 24 giugno scorso sul Tirreno di Prato risulta aver lui rassegnato le dimissioni "..non trovando sopportabile l'idea di essere...rappresentante di una giunta comunale politicamente sgradita...." Restiamo in attesa di ulteriori precisazioni;

2.. Calissi chiede spiegazione sulla dizione "sedicente inoccupato". Che equivale a dire scarsamente occupato o sottooccupato. E' quanto un osservatore può logicamente ricavare dalle denunce dei redditi autopresentate dal presidente del CSN nel corso degli anni.
Per il 2007 il Calissi ha denunciato un reddito complessivo annuo imponibile di 17.332 euro (vedi La Nazione di Prato del 10 marzo 2009; per il 2005 invece il Calissi denunciò un reddito annuo imponibile di 2.796 euro (con imposta versata pari a 538 euro) così come riporta Il Tirreno di Prato il 13 maggio 2008. Se teniamo conto che circa 10.000 euro annui (non sappiamo se netti o lordi) derivano al Calissi dallo stipendio di presidente del CSN non ci pare campata in aria e neppure alcunchè insinuante la dizione tecnica utilizzata nel post!;

3.. Calissi, inoltre, chiede che venga disgiunto il suo cognome dal titolo del post. In effetti, come è del tutto evidente, è disgiunto!

4.. Calissi, infine, chiede che si disgiunga la foto del post dall'articolo. Non comprendiamo francamente questa richiesta. Ma lo accontentiamo subito. Consideri pure disgiunta, puro frutto di fantasia onirico-culinaria, quella foto. L'ortaggio rappresentato è, peraltro, un nobile frutto della nostra migliore e più tradizionale agricoltura. Quelli rappresentati sono anche, glielo assicuro, ogmfree e biologici al 100%! Spesso re della cucina (padana in particolare..); utilizzato assai di frequente per la preparazione di straordinari tortelli di gusto raffinato e morbida sapidità. Talchè il tortello preparato con l'ortaggio in questione è stato oggetto, anche per iniziativa di un parlamentare pratese molto vicino al Calissi, di una proposta di legge per il conferimento della denominazione d'origine controllata. Forse, proprio per questo, è stato scelto per il post "Calessini";

5..Riguardo al voltagabbanismo invitiamo cortesemente Calissi a fare autoriferimento. Egli diventò presidente del CSN, oltre che per, forse, le sue competenze personali, su precisa indicazione del partito dei Verdi. Che, di fatto, ne reclamarono le dimissioni (come si ricava da una sua lettera pubblicata da La Nazione, Prato il 22 marzo 2007), ottenendone un netto rifiuto. Pur avendo Calissi scelto di uscire dai Verdi per aderire ai DS. Ovvero un classico caso di cambio di casacca politica con poltrona incorporata e mai mollata! Classico esempio di voltagabbanismo italico. A noi completamente sconosciuto......

Da ultimo, in riferimento al primo commento "anonimo", facciamo appello all'estensore. Un pò di coraggio, perbacco. Completi l'opera. Lo rivendichi apertamente con la sua firma.


Esattamente come facciamo noi. Questo blog è quotidianamente firmato. Perchè è il blog dell'associazione radicale Liber@MentePrato. I cui responsabili sono facilmente individuabili e, volendo, perseguibili. E che è dotato, come sa bene il sig. Calissi, di un riferimento mail preciso e raggiungibile.




venerdì 10 luglio 2009

PROVINCIA


GIUNTA


Dopo il varo della Giunta comunale di Roberto Cenni oggi è arrivata anche l'ora di quella della Provincia. Agli ordini del presidente Lamberto Gestri si schiereranno:


Ambra Giorgi

(formazione, lavoro, scuola, università, ricerca, politiche comunitarie e cooperazione)


Stefano Arrighini

(ambiente, difesa del suolo, protezione civile e politiche agricole)


Alessio Beltrame

(territorio e pianificazione urbanistica, valorizzazione delle risorse naturali e aree protette)


Loredana Ferrara

(affari generali, politiche sociali e giovanili, politiche della pace, legalità)


Gabriella Melighetti

(bilancio, risorse umane, semplificazione, innovazione dei processi di governo e sistema informativo)


Ivano Menchetti

(infrastrutture, viabilità ed edilizia pubblica, patrimonio)


Antonio Napolitano

(turismo, promozione dell’immagine e dei prodotti, mobilità e trasporti, sport, caccia e pesca)


Edoardo Nesi

(cultura, sviluppo economico e marketing territoriale)


Tutto, o quasi, come era stato ampiamente previsto. A parte l'ingresso, come vicepresidente, della consigliera regionale PD Ambra Giorgi che lascia con un anno di anticipo il palazzo di Via Cavour. Ed alla quale subentra per l'ultimo anno di legislatura, con forti speranze di riconferma, Cristina Pacini, ex Margherita, in forza a "Quarta Fase", l'organizzazione interna ai democrats presieduta da Antonello Giacomelli. Che non pare essere stato estraneo alla presenza della Giorgi in Provincia! Per il resto con il riconfermato Arrighini, unico dei vecchi assessori, entrano l'ex sindaco di Montemurlo Menchetti; l'ex segretaria della Cisl Meleghetti; l'emergente Alessio Beltrame (cognome fortunato che ricorre in tutte e due le giunte pratesi...) e l'expresidente di Interporto Napolitano (quello che considera Prato come il retroporto di Livorno...). Infine la segretaria provinciale dell'IdV Loredana Ferrara vede riconosciuti i suoi sforzi seppure non lusingata da incarichi di prestigio. Ed, ovviamente, il già annunciato (e barbuto...) Edoardo Nesi. Con i nostri migliori auguri di buon lavoro!

MINA


Mina Welby si tessera al Pd per il "terzo uomo"


• da L'Unità del 10 luglio 2009, pag. 21


Sulla scia della candidatura di Marino, anche Mina Welby si è iscritta al Pd, nel circolo di Subaugusta, a Roma. Una iscrizione che sa di «disobbedienza civile», visto che Mina ha già la tessera radicale. «Spero che tanti nuovi iscritti sosterranno la sua candidatura e che questo possa scuotere il Pd», spiega a l’Unità, invitando altri a fare lo stesso. «È incredibile che qualcuno scambi Marino per un estremista: la sua caratteristica è l’equilibrio,ma il suo partito l’ha lasciato solo», dice Mina, che ricorda quando Marino volle far visita a suo marito, Piergiorgio, poco prima che si facesse staccare la spina. Era il 17 dicembre 2006, una settimana dopo, ai funerali, negati dalla Chiesa, Marino fu l’unico parlamentare de l’Ulivo a prendere la parola.

MARCO


Il raccomandato - Giacinto Pannella detto Marco

* da Il Timone del 10 luglio 2009, pag. 5

Chi è cattolico, sull'esempio di Gesù Cristo, deve amare ogni uomo, anche se non professa la vera fede. Ma non c'è amore più grande per il non credente che pregare il buon Dio perchè gli conceda la luce della fede. E' dunque per "amore cristiano" che crediamo sia doveroso "raccomandare" alla vostra preghiera i personaggi di questa rubrica, che fa il suo esordio in questo numero.

E' a tutti nota l'infaticabile ostinazione con la quale conduce le sue battaglie per quelli che lui chiama "diritti civili". Una definizione impropria e, come è facile osservare, oggettivamente non condivisibile da chi si pone in un'ottica cristiana. Nel corso della sua lunga militanza politica - ha fondato il Partito radicale dei democratici e dei liberali nel lontano 1955, trasformandolo poi in partito transnazionale sul finire degli anni Ottanta - ha perseguito ogni possibile traguardo avverso alla verità del Vangelo e alla dottrina della Chiesa: ha combattuto per la legalizzazione del divorzio, per la libertà di abortire, per la depenalizzazione dell'uso delle droghe leggere (nel 1995, partecipando ad una trasmissione televisiva in diretta, regalò alla conduttrice un panetto di hashish da 200 grammi), per il riconoscimento delle unioni di fatto, per l'equiparazione delle unioni tra omosessuali alla famiglia naturale e per la legalizzazione dell'eutanasia, per citare solo alcuni esempi.

Ma si è battuto anche per la moratoria contro la pena di morte, per la libertà del Tibet, per quella dei cattolici vietnamiti oppressi dal regime comunista, sempre con tenacia ed impegno.

Un uomo dotato di innegabile talento, il cui pensiero - e l'azione che concretamente realizza - sono molto lontani dalla verità del Vangelo. Poichè, come ciascuno di noi, dovrà rispondere del suo operato dinanzi al tribunale divino, va dunque "raccomandato" al buon Dio. E perchè questa raccomandazione si concretizzi, la proposta del mese è di pregare ogni giorno una "decina del Rosario" per la sua conversione.

CALESSINI


INTERCETTATO!


Riceviamo e pubblichiamo la mail (trasmessaci da qualche destinatario....) che il sig. Massimo Calissi, sedicente "inoccupato" e presidente dimissionario del Centro di Scienze Naturali, ha inviato ai suoi amici. Della serie dimmi con chi vai e ti dirò chi sei! Ovvero lo stalinismo ideologico fatto persona. Gente che non esiterebbe un attimo, se avesse potere, ad inviare in manicomio chiunque non la pensi (..si fa per dire...) come loro. Specialmente se provenienti dalle stesse trincee politiche .......brrrr...brrrr!!!!!


E così a Prato avremo anche i 3 Saggi accanto al nuovo sindaco.
Uno di questi è il maltrattato Yuri Chechi che spiegando il suo essere di sinistra,
ma di appoggiare la destra s'infila con pochissime parole nell'inevitabile intrico di contraddizioni tanto inutili quanto non richieste.
Afferma che siccome lui è un uomo libero voterà PD alle politiche e ha votato il Centro destra alle amministrative appoggiando tra gli altri la destra di Storace, la Lega Nord dove l'ex deputato Salvini non ha remore a definire nelle sue canzoncine "colerosi" i Napoletani (con buona pace della gente del sud che a Prato ha votato Leganord). Insensibile già a questa perla di contraddizione (signor Chechi se uno vota la destra NON è di sinistra !) il nostro Saggio ci pare sottintenda, nel dire che lui è un uomo "libero", che chiunque altro non abbia fatto la sua scelta libero non sia.
Vorrei informarlo che invece io ed altre decine di migliaia di Pratesi continuiamo ad essere Uomini Liberissimi pur non avendo fatta la sua infelice scelta.
Infine si vede che al Chechi l'appellativo di voltagabbana proprio non va giù.
Lo si nota dal fatto che ne parla sottolineando appunto che la cosa non lo interessa, ma che è problema degli altri.
Mai sentito dire che uno si dica disinteressato ad essere così malevolmente appellato quando poi prende più di un'occasione per giustificarsi. Gli rode al Chechi. Gli rode parecchio. Ma noi lo aspetteremo alla prova di saggezza. Dopo le glorie sportive e le lunghe comparsate di lusso in TV siamo proprio curiosi di capire come il nuovo sindaco pensi di utilizzare lo scibile del Chechi Yuri.
Che nel programma di governo del centrodestra a Prato si fosse carenti di esercizi ginnici non m'era sembrato di leggerlo.

Massimo Calissi


--------------------------------------------------------------------------------

BABBO

DEDICATO AL SINDACO ROBERTO CENNI

giovedì 9 luglio 2009

CONSIGLIO












9 luglio 2009

Data importante. Data del primo consiglio d'insediamento del nuovo sindaco e della nuova maggioranza che governerà la città nei prossimi cinque anni. Folla da stadio! Ressa! Televisioni! Emozioni! Lacrime! Evviva!!!
Intanto Roberto Cenni ha nominato altri due consiglieri personali: Giorgio Panariello e Lamberto Cecchi.

MARINI


Franco Marini: io dentro a questo partito ci vedo a pieno titolo anche la componente radicale

• da una nota di agenzia letta a Radio Radicale

“Io dentro a questo partito ci vedo a pieno titolo anche la componente radicale”. L'ex presidente del Senato Franco Marini, ospite per una puntata speciale della consueta conversazione di Massimo Bordin con Marco Pannella su Radio radicale, rilancia quello che prima dell'ultimo governo Prodi era stato ribattezzato il 'patto tra abruzzesi' tra lui e il leader radicale. Marini e Pannella conversano su tutto trovandosi d'accordo persino sull'ultima enciclica del Papa o sulle tematiche del lavoro. Del resto, l'esponente del Pd parte con un omaggio al leader radicale, un 'amico scomodo', ma una 'presenza che nella storia degli ultimi 50 anni ha marcato la nostra storia politica'. La conversazione è a tutto campo e dura oltre un'ora. “Quando mi attaccano - dice Marini usando lo slang radicale - dicendo 'tu, popolare, che vai cosi' d'accordo con i radicali...', io mi incazzo subito: questi sono una ricchezza”.
“Poi - aggiunge - lo sapete anche voi che su alcune cose non andiamo d'accordo, ma io dico: è possibile che su temi come il testamento biologico si arrivi e si dica 'la linea è quella'? Io, Franco Marini la linea su queste cose non la accetto da nessuno”. Insomma, in un partito 'plurale, moderno, non rinchiuso in recinti ferrei', c'è posto per le idee diverse. Tanto più che Marini ricorda come, se si sommando i voti del Pd alle europee con quelli dei radicali, con i quali erano alleati alle politiche, il partito di Franceschini arriverebbe a un buon 29% e “non è detto che non ristiamo con voi alle prossime politiche”. “Dentro a questo partito io ci vedo a pieno titolo anche la componente radicale”. Pannella allora subito si informa: “il vostro statuto prevede la doppia tessera?”. “Mi pare che non la vieti”, rassicura Marini.

CAZZAROLA!!


Il Pd è già rotto, ecco chi raccoglierà i cocci

di Peppino Caldarola

Resisterà il Pd alla scossa invernale? Due leadership deboli si confrontano con modelli di partito alternativi mentre si torna a parlare di scissioni, al plurale, e Casini ma soprattutto Di Pietro aspettano di ereditare frange dei democrats. Le voci di dentro parlano dei progetti dei vincitori ma soprattutto delle mosse dei perdenti. Apparentemente la macchina del congresso si è messa in moto senza sorprese ma sta già rivelando profonde spaccature. Bersani ha messo assieme tutti i Ds, tranne Fassino, ed esibisce come trofei trasversali Rosy Bindi, Enrico Letta e Marco Follini. Franceschini ha fondato una riedizione del Correntone con gli ex popolari di Fioroni e Marini, i veltroniani e i rutelliani. Il terzo candidato, Ignazio Marino sulla carta sarà il perdente di successo ma può contare sulla componente «laica» e sui «quarantenni».
Lo scontro, in pochi giorni, è già diventato incandescente. Il segretario uscente, con una certa sfrontataggine, si presenta come il nuovo contro il vecchio. Bersani, invece, fa appello ai nostalgici del partito degli iscritti e pensa a un modello organizzativo simile ad una bocciofila. Di Marino si sa poco, ma poco si deve sapere visto che il terzo uomo conta di raccogliere suffragi fra gli scontenti dell’una e dell'altra parte. Ad accendere le polveri ci ha pensato Massimo D’Alema che, sparando ad alzo zero contro la segreteria Franceschini, sogna un partito che metta la parola fine al nuovismo e soprattutto al veltronismo. Dopo l’intervento dell'ex premier molti nel Pd pensano che il congresso non deciderà solo il vincitore ma stabilirà anche quanti partiti nasceranno al termine dell’assise. Ecco perché si torna a parlare di scissione.
L’area di sofferenza nel Pd è molto estesa. Gli scenari sono inquietanti. Il primo scenario prevede una larga vittoria di Bersani. L’ex ministro può godere dell’appoggio di molte organizzazioni periferiche e anche le deboli federazioni del Nord possono preferire lui a un Franceschini che sembra appesantito dalla burocrazia politica romana. Una vittoria larga di Bersani creerebbe un problema molto serio ad almeno tre componenti del Pd. In primo luogo ai veltroniani. È difficile immaginare che questa area che ha fatto del nuovismo e del partito leggero la propria bandiera possa accettare quello che reputerà un vero balzo all’indietro. L’idiosincrasia fra dalemiani e veltroniani, che accompagna e sopravanza quella fra i due leader, rende per molti veltroniani inverosimile una convivenza nello stesso partito diretto da Bersani. Malgrado il silenzio di Prodi c’è, inoltre, una buona parte della componente legata all’ex capo dell’Ulivo che si sentirebbe a disagio in un partito in cui D’Alema fosse il dominus. Stesso atteggiamento lo avrebbero i rutelliani che temono che un Pd versione Bersani diventi una specie di socialdemocrazia camuffata.Il secondo scenario, in verità al momento improbabile, è quello di una vittoria congressuale di Franceschini. Sarebbero in questo caso i dalemiani a non accettare la convivenza con una leadership movimentista che li spingerebbe a valutare l’ipotesi di una nuova alleanza con la sinistra dispersa di Nencini e Vendola per dar vita a un partito più schiettamente di sinistra.
Il terzo scenario prevede il pareggio fra Franceschini e Bersani. Un pareggio al congresso, cioè nel caso in cui i due candidati raggiungessero pressoché la stessa percentuale di voti degli iscritti, o un pareggio nell’ipotesi di un congresso vinto da Bersani e di primarie vinte da Franceschini. In questo caso il Pd vivrebbe una situazione di blocco strutturale con le due parti costrette a trattare una convivenza difficile in attesa di una nuova resa dei conti.
L’anno e mezzo terribile che il Pd ha alle spalle potrebbe rivelarsi una passeggiata rispetto a ciò che aspetta in autunno il maggior partito del centrosinistra. Fuori dal Pd già vengono predisposti i campi di atterraggio per raccogliere gli sconfitti. Da un lato c’è Casini con il suo partito della Nazione che spera di convincere i centristi del Pd che il campo di battaglia è ormai impraticabile.
Dall’altro lato c’è Di Pietro. Dopo il brillante risultato elettorale Di Pietro ha limitato i suoi attacchi al Pd. È intervenuto per replicare alle critiche sulla sua uscita anti-Napolitano e ha sollecitato una chiara scelta nelle alleanze. Nulla di più. Un silenzio singolare considerato l’interventismo dei mesi precedenti quando l’ex pm non perdeva giorno senza incalzare un Pd allo sbando accusato di essere incapace di fare opposizione.
La discrezione di Di Pietro non è una manifestazione tardiva di fair play ma il primo segnale di una nuova strategia. Di Pietro pensa che in caso di frattura grave al congresso del Pd il suo partito potrà ereditare una parte di militanti e parlamentari «democratici». Non a caso dopo aver lanciato, subito dopo il voto, l’idea di rifondare la propria organizzazione rinunciando al nome nel simbolo ha rinviato questo adempimento.
Probabilmente sta aspettando di offrire questo «regalo» a quei veltroniani e prodiani che all'indomani della vittoria di Bersani si accingessero a lasciare il partito. La «scossa autunnale» ridisegnerebbe il profilo del centrosinistra con un Pd più debole e quasi interamente e tardivamente socialdemocratizzato e una formazione movimentista e giustizialista che potrebbe contare sull’appoggio del nuovo quotidiano di Antonio Padellaro e Marco Travaglio. Il sogno del grande Pd finirebbe in cantina mentre l’anima giustizialista si rivelerebbe a quel punto in grado di imporre le sue scelte a tutta la sinistra. E pensavamo di aver raschiato il fondo del barile!
(giornale.it)

GIUNTI!!

(elpais.es)

ARRIVANO GLI ASSESSORI..........................

AHMADINEJIAD

(foglio.it)

Un tipo innocuo.

Non è capace di far male ad una mosca!

PROTESTANTI


GIUNTE NEMICHE


Dopo le proteste del segretario provinciale del Partito Socialista per l'esclusione di esponenti di Sinistra e Libertà dalla Giunta Provinciale di Prato, ieri è stata la volta delle aspre rimostranze di Rifondazione Comunista. Che protesta, vivacemente, per l'esclusione di un suo rappresentante dalla Giunta comunale di Montemurlo. E minaccia di uscire dalla coalizione di sinistra che ai piedi della Rocca ha battuto di soli 79 voti il candidato dell'opposizione Biscotti.

A Prato, frattanto, continuano le ironie oniriche e satiriche dei socialisti per la loro presunta emarginazione dalle nomine effettuate dal sindaco Roberto Cenni.

Il panorama delle proteste riguarda l'estrema sinistra della coalizione di sinistra e l'estrema sinistra della coalizione di destra.

In ogni caso lo sport nazionale di ritenersi indispensabili politicamente solo a patto di essere "remunerati" ed "alimentati" continua ad imperversare tra le formazioni politiche che occupano ormai settori marginali della partitocrazia. E che hanno difficoltà, evidentemente, ad immaginarsi solo portatrici di "valori" ed "idee" da far valere al momento delle elezioni per poi vedersi inabissate nel dopo elezioni e nelle conseguenti "spartizioni". Forse erano state abituate male. E, forse, qualche turno di fermo in panchina non potrà che giovare alla loro forma fisica e mentale. Se ne faranno sicuramente una ragione. Noi, e gli elettori, ce la siamo già fatta!

mercoledì 8 luglio 2009

CENNI


E' FATTA!! E' GIUNTA!!


Ecco dunque la nuova Giunta comunale di Prato, la prima del sindaco Roberto Cenni e la prima che non vede presenti esponenti della sinistra. Cenni si tiene, per ora, le deleghe all'Urbanistica ed allo Sport.


1..Goffredo Borchi (PdL)
Vicesindaco ed Assessore all'Ambiente
2..Aldo Milone (Prato Libera e Sicura)
Assessore alla Sicurezza Urbana ed alla Polizia Municipale
3..Roberto Caverni (UdC)
Assessore allo Sviluppo Economico
4..Filippo Bernocchi (PdL)
Assessore ai Rapporti Istituzionali ed alle grandi Infrastrutture
5..Anna Beltrame (civica)
Assessore alla Comunicazione, Cultura, Turismo
6..Adriano Ballerini (civico)
Assessore al Bilancio
7..Annalisa Nocentini (civica)
Assessore al Personale ed all'Organizzazione
8..Rita Pieri (PdL)
Assessore all'Istruzione Pubblica
9..Giorgio Silli(PdL)
Assessore ai Rapporti con l'Europa e la Partecipazione
10.Dante Mondanelli (civico)
Assessore agli Interventi Sociali


Inoltre Roberto Cenni ha nominato i seguenti consiglieri personali:
Gianni Cenni (PdL) per l'Urbanistica; Leonardo Soldi (Lega) per le Politiche Giovanili.
Il sindaco ha infine nominato i seguenti consiglieri speciali:
Arch. Giuseppe Centauro, Dr. Fabrizio Moretti, Ing. Federico Mazzoni e Juri Chechi.


A tutti i miglior auguri di buon lavoro di Liber@MentePrato!!

ACCENNI (3)




L'ASTROLOGO DI BROZZI


Ultimi colpi di coda nelle nomine per la nuova Giunta comunale. Gli assestamenti interni al PdL pare che abbiano favorito un ritorno di fiamma per Filippo Bernocchi in danno del compagno di Partito Gianni Cenni. Dunque Bernocchi dentro e Cenni (Gianni) fuori. Bernocchi, tra l'altro potrebbe soffiare l'importante Assessorato all'Ambiente al vicesindaco Goffredo Borchi. Dopo la rinuncia di Jury Chechi il resto della squadra pare essere ormai sicuro e confermato (Roberto Cenni si riserverà lo Sport...). Ma resta ancora una notte......Intanto sembrano sicure le nomine a consiglieri personali del Sindaco dell'Ing. Federico Mazzoni a lungo in predicato per un assessorato e per l'arch. Giuseppe Centauro, strenuo difensore della città etrusca di Gonfienti.

SCEMO


La scemata di Salvini
di Filippo Facci

Mettiamo che ti diamo dello scemo, Matteo Salvini. No, non che alla luce dei fatti emersi giudichiamo «esecrabile» il tuo comportamento: che ti diamo proprio dello scemo. Presente «scemo»? «Sce-mo, sce-mo» scandito come allo stadio, come in un coretto a Pontida: ti andrebbe bene? Fa molto io-parlo-come-mangio, anche se il problema è che cosa avevi bevuto, Salvini. Che ne pensi? Ti piace? Non è che ti richiameresti al tuo pubblico ruolo, nevvero? Il ruolo di capogruppo della Lega a Milano, o quel che peggio di neo parlamentare europeo a Strasburgo.
Come dici? No, certo, nulla esclude che un europarlamentare possa essere anche scemo: ma ti seccherebbe se in tempi di antipolitica qualcuno volesse continuare a distinguere? Ma che, fai anche il sostenuto, ora, Salvini? Di’ un po’, ma chi ti credi? Tu non sei solo il lobbista dei quattro gatti che ti votano, tu sei anche un rappresentante del popolo italiano inteso come tutto, e del Paese, non di un paese. Da queste parti, sai, da mesi interi si discute se esista ancora un privato nel politico, se sia giusto cioè che un’abitazione privata sia fotografata dai guardoni di riviste gossip tipo l’Espresso: ma tu non eri neanche a casa tua, caro, tu eri a una pubblica manifestazione, particolare sinché vuoi, ma sempre pubblica, come il tuo ruolo: non eri a Verona-Napoli. Ora però ti stai rabbuiando, Salvini. Stai pensando che non è bello che un giornale ti dia dello scemo in prima pagina. E avresti, incredibile a dirsi, qualche ragione.
Certe cose non si scrivono. Certe cose si pensano e basta. Certe altre neppure si pensano: e se mai dovesse capitare di pensarle, Salvini, si tace persino con se stessi, e se poi si ricopre una carica elettiva, pagata coi soldi del contribuente, si tace anche perché danneggi il tuo partito, gli alleati, il governo oltreché la collettività tutta. È finita l’oktoberfest, Salvini. Esiste una cosetta chiamata principio di responsabilità, presente? E non guardarti attorno, non cercare complicità, lèvati quel risolino dalla faccia: hai fatto una figura da pirla, l’hai capito o no?
Bossi ti difende perché ai leader tocca pure questa, non si mette certo a fare il forte con i deboli: e però non è la prima nota che prendi la notarella sul diario, piccolo Matteo, c’era anche la genialata di riservare dei posti a sedere per i milanesi in metropolitana, poi c’era l’altra idiozia del kebab: quella leggina milanese, cioè, grazie alla quale per non mangiare il kebab per strada ora non possiamo neanche più mangiarci all’impiedi un panino o una pizza. Tu hai detto che era solo «una festa tra amici che nulla c’entra con la politica»: ed è qui che sembri scemo. Perché allora non hai capito. Non era una festa privata, primo. Secondo, e rassegnati, tu di privato hai ormai ben poco, dato il mestiere che fai: e tra il poco che rimane non rientrano certo i cori da minus habens che ti hanno fatto finire su tutte le prime pagine.
Ora poi la Mussolini chi la tiene più? «Si nu pezzente, nun ce scuccià, s’adda sciacquà ’a vocca primma ’e parlà» ha detto ieri in Parlamento: ecco, che bello. Poi non sai neanche perdere, stile zero. Ieri sera ti sei dimesso da parlamentare e però hai detto: «Dovevo optare fra Parlamento italiano e Parlamento europeo, e ho scelto l’Europa». Ma certo. Hai deciso tu. Proprio ieri sera. Poi dicevano, i tuoi vecchi amici di partito: Milano da bere
. (giornale.it)

DONPEPPINO


VIGILIANDO

KADEER


Quella spina islamica nel fianco di Pechino
di FEDERICO RAMPINI

LA REGIONE dello Xinjiang è in fiamme. E il presidente cinese Hu Jintao decide all'improvviso di tornare a Pechino, abbandonando i lavori del G8 in programma a L'Aquila proprio alla vigilia dell'apertura. Hu Jintao deve rientrare in Cina perché la situazione nella provincia dove divampa la rivolta degli uiguri è diventata critica. Dopo la strage compiuta dalle forze dell'ordine, con i 156 morti di domenica, ieri nella provincia dello Xinjiang è scattata la "caccia al musulmano". Per vendicarsi contro gli attacchi degli uiguri - la popolazione locale di religione islamica - centinaia di cinesi etnici (gli han), sono scesi in piazza armati di bastoni e machete. A Urumqi, il "ghetto islamico" dove il ceppo originario della popolazione turcomanna ora in stato di assedio, i protagonisti della spedizione punitiva sono stati a stento trattenuti dalla polizia. La rabbiosa manifestazione ha dato un assaggio di quel che potrebbe accadere se lo Xinjiang si trasformasse in un campo di battaglia tra le due etnie. I cinesi marciavano cantando l'inno nazionale, un'esibizione di orgoglio raramente così visibile nelle provincie periferiche, dove la supremazia cinese è già ben rappresentata dall'autorità politica. Per riprendere il controllo di Urumqi il governo locale ha decretato il coprifuoco, ogni giorno dalle 9 di sera alle 8 del mattino. In precedenza duecento donne uigure erano scese in strada per chiedere notizie dei congiunti, arrestati dopo i moti di domenica. Nelle retate sarebbero scomparse più di 1.500 persone. È un salto di pericolosità la manifestazione di ieri, quelle centinaia di cinesi decisi a farsi giustizia. Una mobilitazione che può degenerare in guerra civile. A Urumqi i rapporti numerici sono già in favore degli han. Grazie alla massiccia immigrazione degli ultimi anni ormai l'etnìa turcomanna è solo il 30% nella capitale provinciale (2,5 milioni di abitanti). È proprio questa una causa dell'esasperazione degli uiguri. Attraverso l'immigrazione la Repubblica Popolare li diluisce fino a emarginarli. Una "provincia autonoma" che per Pechino ha valore strategico. Lo Xinjiang è grande 5 volte l'Italia. Nel sottosuolo è custodito un quarto del gas e petrolio cinese, il 40% di tutto il carbone.
OAS_RICH('Middle');
Colpisce la differenza con quanto accaduto in Tibet nel marzo del 2008. Dopo quella rivolta anti-cinese gli han di Lhasa non scesero in piazza, a riprendere il controllo della città furono i corpi paramilitari. La reazione degli han a Urumqi ha diverse spiegazioni: il carattere ancora più radicale della contrapposizione con i musulmani, che non hanno un leader pacifista come il Dalai Lama; la superiorità numerica ancora più schiacciante degli han a Urumqi. Anche il governo di Pechino ha svolto un ruolo, con l'uso delle immagini della rivolta da parte dei mass media. L'anno scorso sui moti di Lhasa all'inizio ci fu imbarazzo, solo lentamente filtrarono notizie sulle morti di alcuni cinesi. A Urumqi invece la tv di Stato ha diffuso subito immagini terribili, di cinesi coperti di sangue, alimentando la sete di vendetta. In tutto lo Xinjiang cinesi e musulmani vivono in mondi a tenuta stagna. L'apartheid è visibile nella geografia dei quartieri: i centri sono islamici, le periferie moderne sono cinesi. Le comunità convivono fra diffidenze reciproche, razzismi, diseguaglianze socio-economiche stridenti. Il governo di Pechino nega perfino che il separatismo abbia un fondamento storico. Secondo la storia raccontata dai cinesi, l'imperatore Wudi spinse il suo dominio sulla regione già nel secondo secolo prima di Cristo, per le spedizioni lungo la Via della Seta verso i regni di Samarcanda e Bucchara, l'India e la Persia. In realtà lo Xinjiang - che gli uiguri continuano a chiamare Turkestan orientale - ha alternato secoli di indipendenza sotto khanati buddisti o islamici, periodi di sottomissione ai mongoli o al Tibet, all'impero ottomano o alla Cina. L'ultima indipendenza, goduta a sprazzi negli anni Trenta e Quaranta, fu conquistata da un movimento pan-turco. Dopo l'annessione alla Cina le turbolenze sono state costanti. Nel 1986 lo Xinjiang fu il teatro della prima e unica protesta anti-nucleare della Cina, una manifestazione contro i test delle bombe atomiche nel deserto di Lop Nor. L'anno scorso diversi attentati sono avvenuti poco prima delle Olimpiadi. Rebiya Kadeer, nota imprenditrice locale, vive da esule politica negli Stati Uniti ed è la portavoce più celebre della causa degli uiguri. La metà dei detenuti nei campi di lavoro dello Xinjiang, denuncia la Kadeer, sono stati condannati per le loro pratiche religiose. Il governo sperimenta da anni nello Xinjiang la stessa "cura" del Tibet: diluire l'identità locale portando modernizzazione, ricchezze e tecnologie. Lo sviluppo è ben visibile nella parte moderna di Urumqi, i suoi frutti però arrivano solo in parte ai musulmani. "Per gli uiguri mancano le abitazioni - dice la Kadeer - mentre continuano a entrare immigranti dal resto della Cina". I lavori più qualificati finiscono ai giovani tecnici affluiti dal resto della Cina. È stata costruita una nuova linea ferroviaria per favorire l'immigrazione. Per gli han che accettano di trasferirsi, la vasta regione semidesertica ai confini dell'Asia centrale fino a ieri è stata la Nuova Frontiera del boom.
(repubblica.it)

MICHELOZZO



IN MEMORY


Il segretario provinciale del Partito Socialista, Alessandro Michelozzi, prova a tracciare, in un comunicato stampa, il bilancio della partecipazione dei socialisti all'esperienza elettorale pratese sotto le insegne di Sinistra e Libertà. Alla luce, specialmente, dei risultati ottenuti dalla strana coalizione vendoliana e, più che altro, con la grande amarezza di non avere accesso, probabimente, ad alcuna postazione di governo a Prato. Anche in Provincia, dove evidentemente si erano appuntate le residue speranze dei sinistri liberi, non ci sarà posto per un assessore di S e L. D'altra parte il deludentissimo risultato conseguito dell'ammucchiata "alimentare" tra comunisti, veterocomunisti, ambientalisti e socialisti non era tale da far immaginare altro esito. Con buona pace di Michelozzi, che finge di non conoscere i "polli" con i quali si è accompagnato, Lamberto Gestri ed il Partito Democratico hanno anche emarginato dal "tavolo" la bizzarra compagnia in cui si era infilato. D'altra parte quando si entra sulla scena politica solo e soltanto per "partecipare" alle elezioni con nessun altra ambizione se non quella della "remunerazione" del proprio apporto al "bottino" dei grossi partiti, spesso si rimane con le classiche pive nel sacco. Al segretario socialista non rimarrà che commentare gli errori degli altri. Guardandosi bene dal segnalare i propri! Ma non si abbatta più di tanto Michelozzi. Vedrà che, con il tempo che occorrerà, il PD troverà il modo di ricompensare tutti gli alleati. Tanto più che cominciano a rendersi disponibili posti appetibili. Come la presidenza del Centro di Scienze Naturali od il suo CdA.






PRESIDENTI









CIRCOSCRIZIONI

Ha iniziato alle 20,00 il Consiglio di Circoscrizione Prato Centro. A seguire, alle 21,00, è stata la volta della Circoscrizione Prato Est. Sono state queste le prime istituzioni cittadine a svolgere la loro riunione iniziale. Alla presenza, in ambedue i casi, del sindaco Roberto Cenni, i due consigli circoscrizionali hanno eletto Presidenti e comitato esecutivo.
Al Centro è stato eletto presidente l'Avv. Massimo Taiti. All'Est il nuovo presidente è il Dr. Alessandro Ciardi. Che, forse per caso, rappresentano entrambi la nuova maggioranza uscita vincente dalle elezioni del 6 e 7 giugno 2009.

martedì 7 luglio 2009

ACCENNI (2)


L'ASTROLOGO DI BROZZI (2)

Ultimissimi aggiornamenti nella squadra di governo di Roberto Cenni. Che dovrebbe tenersi la delega all'Urbanistica. Gianni Cenni sostituisce il rinunciatario Federico Mazzoni. Rientra in pista Jury Chechi per lo Sport. Confermati tutti gli altri incarichi. Almeno per adesso.......

1..Goffredo Borchi (PdL)
Vicesindaco ed assessore all'Ambiente

2..Aldo Milone (Prato Libera e Sicura)
Assessore alla Sicurezza Urbana ed alla Polizia Municipale

3..Roberto Caverni (UdC)
Assessore allo Sviluppo Economico
4..Gianni Cenni (PdL)
Assessore ai Lavori Pubblici ed alle Infrastrutture
5..Anna Beltrame (civica)
Assessore alla Comunicazione e, forse, alla Cultura

6..Adriano Ballerini (civico)
Assessore al Bilancio

7..Annalisa Nocentini (civica)
Assessore al Personale ed all'Organizzazione

8..Rita Pieri (PdL)
Assessore all'Istruzione Pubblica

9..Giorgio Silli(PdL)
Assessore all'integrazione multietnica

10.Dante Mondanelli (civico)
Assessore agli Interventi Sociali

11.Jury Chechi (civico)
Assessore allo Sport

12.Claudio Morganti (Lega)
Assessore ai Rapporti con l'Europa
Che, ad occhio, sembrerebbe una bella squadra. Con qualche colorazione di sinistra (come sostiene polemicamente qualche esponente del PdL...) che la rende quasi trasversale. E, proprio per questo, più , forse,ad un traghettamento indolore della stanza dei bottoni verso lidi diversi dopo 63 anni di dominio assoluto di PCI-PDS-DS-PD.......

CINA




CINA IMPOPOLARE


Il presidente della Cina Hujintao è oggi in visita a Firenze. Alle finestre di alcune abitazioni sono apparse bandiere tibetane per ricordare che la Cina viola i diritti umani ed individuali di cinesi, tibetani, uiguri ecc.

DEDIZIONE


SANDRO BONDI


Per continuare ad omaggiare il suo unico riferimento politico e di vita anche Sandro Bondi, Ministro per i Beni Culturali, si è voluto separare dalla moglie.

FREDDIE

BENVENUTI!

VENDOLISMO


L'ARCHEOPOLITICA


Il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha presentato ieri la sua nuova Giunta. E contemporaneamente si è recato in Tribunale per offrire la sua testimonianza in relazione alla cosiddetta Sanitopoli pugliese. E, nel frattempo, ha minacciato di dare le dimissioni (..che è il migliore sistema italiota per rimanere attaccato al cadreghino....) dichiarando "Sono al di sopra di ogni sospetto"!

Queste tre notizie segnalano che la Puglia è ormai una regione dove si fa archeopolitica. Se guardiamo la composizione della giunta vendoliana, infatti, possiamo osservare che ben tre dei nuovi assessori appartengono a movimenti ormai morti e sepolti in ogni altro luogo d'Italia. Due dei nuovi assessori appartengono al movimento "fondato" da Vendola con la sua scissione da Rifondazione Comunista. Un altro appartiene, addirittura, ai Verdi!

Classicamente paleopolitica è anche la visita di Vendola agli uffici giudiziari baresi. Quanti altri presidenti di regione avranno varcato le soglie dei Tribunali. Per smarcarsi personalmente dalle vicende giudiziarie di loro assessori, vicende delle quali, beninteso, loro, i presidenti, non sapevano assolutamente niente.

E cosa c'è di più archeopolitico della minaccia di dimissioni che Vendola, accusato di non poter non sapere cosa andavano combinando i suoi assessori, ha prontamente "offerto"? Che delusione Nichi! Il cittadino al di sopra di ogni sospetto; speranza della sinistra-sinistra; il comunista "diverso". L'omocattolico sul quale qualcuno aveva tentato, ivano, di coniugare sinistra e libertà!!

UIGURE


Cina, riparte la protesta degli Uiguri. Centinaia di nuovo in piazza a Urumqi. Molte donne. Chiedono notizie dei loro cari arrestati. La polizia controlla

Riparte la protesta degli Uiguri dopo la strage di ieri che ha provocato 156 morti, centinaia di feriti e 1.434 arresti tra la popolazione che manifestava contro un episodio razzista. Almeno 200 persone sono di nuovo scese in piazza a Urumqi, nella regione dello Xinjiang, questa mattina, anche alla presenza di giornalisti. Fra i manifestanti, moplte donne che chiedevano conto della scomparsa dei loro cari, dopo la repressione dell'esercito cinese. Polizia e paramilitari sono presenti in forze nel luogo della protesta e controllano i manifestanti senza che per ora si siano registrati, secondo testimoni sul posto, gravi incidenti. Intanto, la polizia della provincia del Guangdong, nella Cina meridionale, ha arrestato 15 persone in relazione all'incidente che ha innescato le violenze di ieri ad Urumqi. Lo scrive oggi l'agenzia Nuova Cina, senza precisare quando siano avvenuti gli arresti. L'episodio al quale si riferisce l'agenzia è avvenuto il 26 giugno, quando operai cinesi di etnia Han hanno attaccato con rudimentali armi il dormitorio degli operai di etnia uigura originari del Xinjiang, uccidendone almeno due, in una località chiamata Shaoguan. La spedizione punitiva era stata decisa sulla base di voci, poi risultate false, secondo le quali alcuni giovani uiguri avevano violentato due ragazze han. In precedenza Nuova Cina aveva annunciato l'arresto di una sola persona, accusata di aver diffuso le false voci su Internet. I giovani uiguri che hanno dato vita alla protesta sfociata in violenti incidenti domenica scorsa a Urumqi chiedevano un'indagine approfondita sulla vicenda di Shaoguan e la punizione dei colpevoli. Nuova Cina precisa che dei 15 arrestati tre sono "nativi del Xinjiang", mentre gli altri sono "originari del Guangdong". (repubblica.it)

UIGURI


Uiguri, Bonino: la repressione rischia di radicalizzare le frange autonomiste

• Dichiarazione di Emma Bonino, Vice Presidente del Senato

Quello che sta accadendo nello Xinjiang è l'inevitabile conseguenza di un processo forzoso di sinizzazione dell'intera provincia dove gli uiguri rappresentano il 45% della popolazione, come da anni va segnalando al mondo intero Rebya Kadeer, leader in esilio del Congresso Mondiale degli uiguri".
Essendo la dissidenza uigura un universo complesso e variegato," ha proseguito l'esponente radicale,"la violenta repressione da parte di Pechino, con la lotta al terrorismo usato come utile paravento, rischia di gettare benzina sul fuoco radicalizzando le spinte autonomiste ed indipendentiste a danno dell'approccio nonviolento propugnato dalla Kadeer. Il caso tibetano insegna quanto la politica di Pechino volta ad alterare gli equilibri demografici, con massicce immigrazioni Han, sia sistematica. Come per il Tibet, la nomenclatura cinese sembra impermeabile a qualsiasi critica esterna al punto che il Presidente cinese, Hu Jintao, non sente alcun imbarazzo a presentarsi al G8 mentre la carneficina è in corso. Benissimo ha fatto, quindi, il Presidente Napolitano a sollevare la questione dei diritti umani con Hu Jintao lo stesso giorno della sigla con la Cina di 38 accordi economici e commerciali per un valore complessivo di 2 miliardi di dollari.
Come ex ministro del commercio internazionale", ha concluso Emma Bonino,"non posso che valutare positivamente lo sviluppo degli scambi commerciali con la superpotenza asiatica ma il processo di modernizzazione della Cina non deve far passare sotto silenzio le rigidità del suo sistema autoritario. Il G8 dell'Aquila rischia di rivelarsi per Hu Jintao non la migliore delle vetrine possibili.
(radicali.it)

EDOARDO


L'ETA' DELL'ORO


Ieri il Presidente della Provincia di Prato, Lamberto Gestri, ha reso ufficiale e pubblica l'avvenuta nomina di Edoardo Nesi a nuovo assessore provinciale alla Cultura ed allo Sviluppo Economico.

L'annuncio contiene almeno tre altre buone notizie: un ex imprenditore tessile, scrittore e regista, osservatore e commentatore delle vicende economiche e culturali pratesi assume su di sè due settori della vita politica provinciale decisivi per le sorti della città. L'uomo giusto al posto giusto. Buona anche l'idea di tenere insieme cultura ed economia, come a dire che si vuol provare a coniugare ed a far sviluppare di pari passo questi segmenti della vita di una comunità, l'hardcore business ed una maggiore qualità del distretto industriale come marchio per un futuro migliore.

Terza buona notizia è la dichiarazione di Nesi di guardare con estrema attenzione alla valorizzazione ed alla qualificazione della città etrusca di Gonfienti.

Che nella passata legislatura, sia comunale che provinciale, invece è stata relegata al margine degli interventi pubblici, occupati quasi del tutto a rendere clandestina l'area archeologica etrusca ed a fare di tutto per nasconderla ed, addirittura, riseppellirla in nome del fatto che si voleva far assumere a Prato la non affascinante qualifica di retroporto di Livorno!

Ben venga questo nuovo inizio d'attenzione da parte di Nesi. Al quale inviamo auguri di buon lavoro per una nuova età dell'oro anche per tutte e due le città sul Bisenzio.

GIOCHI


I GIOCHI DELL’OCA

Dopo un turno elettorale eccezionalmente pesante e incerto,i vinti e i vincitori avrebbero avuto bisogno di una pausa,di un periodo di sano e meditativo riposo. Non è stato così. Dietro le persiane e le tapparelle delle sedi ufficiali e ufficiose dei partiti,si incrociano,protetti dalla penombra estiva,personaggi austeri e riservati con altri estroversi e logorroici. Analisi,ipotesi,richiami nostalgici al passato,minacciose allusioni al prossimo futuro. Un movimentato teatrino dove molti,in pochissimi giorni,giocano tutto per emergere o per non affondare.
Si trattano due temi dialetticamente concreti:la composizione delle giunte (in Comune e in Provincia) e il processo di chiarimento interno del PD,detto altrimenti dibattito o posizionamento pre congressuale.
Fiduciosi come siamo nel buon senso che distingue i nostri nuovi (e vecchi) governanti e nella loro proverbiale abilità di sintesi fra le contrapposte posizioni interne,attendiamo,con obbligato ottimismo,la conclusione ufficiale dei due “percorsi” che attraversano in lungo e in largo la città. È quindi giusto,per ora,limitarsi ad un accenno di riflessione sui due argomenti.
Le giunte. Nonostante le apprezzatissime e reiterate assicurazioni di indipendenza propagandate dai due vincitori (Cenni e Carlesi) nei riguardi delle rispettive coalizioni,si assiste ancora in questi giorni,con rinnovato ma non sorprendente sconforto,alla impudica prevalenza dei partiti sulle libere scelte dei due indiscussi ma impotenti galantuomini. Viaggi fra Roma e Firenze,incontri e scontri concordati o casuali,telefonate concitate,riunioni semplici o conviviali,messaggi locali sottilmente cifrate,”ambasciate” nazionali. Un “gioco dell’oca” per alcuni estenuante e psicologicamente pericoloso. Si tratta, in verità,come altri hanno già autorevolmente predetto,”di affidare il proprio futuro al partito”. Ieri due caselle avanti e una indietro, oggi una casella avanti. E domani? Dio non voglia potrebbero fermarmi per un intero giro. E sarebbe la fine. Non è cambiato niente. Anzi si è inserita (era fatale) una componente tecnica di matrice calcistica,le giunte a moduli. Per esempio,una giunta di dodici assessori potrebbe essere formata da sei politici (scelti dai partiti della coalizione) e da sei indipendenti scelti dal Sindaco o dal Presidente nella società civile su segnalazione collaborativa degli stessi partiti della coalizione. I primi sei naturalmente, il problema non è di poco conto potrebbero giocare col modulo 3-2-1 oppure 4-1-1 in base alle richieste delle società proletarie del cartellino o su pressioni dei vari procuratori. Gli altri sei quelli “civili” sarebbero assegnati con lo stesso criterio generale ma rovesciato,sempre su cortese segnalazione dei segretari politici dei partiti.
Questo è,salvo qualche fortuita variante,l’impegno estremo del dopo elezioni. Pensavate di aver cambiato qualcosa votando convinti per l’uno o per l’altro concorrente. No. L’interferenza organizzata dai partiti nella gestione delle nostre città è una vera e propria infezione che compromette la democrazia istituzionale e alimenta l’incolpevole indifferenza dei cittadini.
Il dibattito nel PD. Si ha indiretta ma credibile notizia che i primi numerosi interventi avrebbero,con ammirevole e coraggiosa determinazione,reso esplicita la voglia di capire i motivi veri della drammaica rottura con il territori,con i commercianti, gli operai,il volontariato,i giovani che escono insieme la notte del sabato e gli impiegati e i professionisti spariti silenziosamente dalla sezioni, prima,e dai circoli, poi. Un dibattito così è cosa giusta e buona. Senonchè sembra che aleggi nella discussione,con artifizi lessicali e linguaggi misuratamente reticenti,un’altra pericolosa esigenza di chiarezza. Il vero nodo stringerebbe alla gola moltissimi compagni-amici sarebbe:si è perso perché Carlesi tetragono e presuntuoso ha rifiutato l’aiuto fraterno insistentemente offerto dall’intero apparato o (si è perso) perché lo zoccolo duro del partito,permaloso e incociliante, non ha protetto a dovere il candidato, inaspettato vincitore delle primarie.
Se così fosse non sarebbe un dibattito politico ma una desolante quanto inutile resa di conti. Conti certamente a saldo zero come quelli elettorali.


P.S voglio assicurare i pochi amici che conservo fra gli iscritti al PD che,anche per esperienza personale, so quanto sia difficoltoso e mortificante impegnarsi coraggiosamente per fare chiarezza mentre negli stessi giorni,nelle stesse ore al centro,un gruppo dirigente irriconoscibile e irriconosciuto si trastulla in un gioco dell’oca senza capo né coda.

Carlo Montaini

6 luglio 2009

lunedì 6 luglio 2009

MUNICIPIO


MUNICIPIO VERDE HA CHIUSO I BATTENTI ?

Ho saputo ora, forse un po’ in ritardo ma tant’é, della chiusura il 19 giugno del blog “municipio verde”.
Del resto me lo aspettavo.
Dopo che i duri e puri che lo animavano hanno contribuito a fomentare il qualunquismo diffuso, mascherato da ecologia della parola, ora che il compitino è stato svolto, ora che questo qualunquismo è al governo della città, evidentemente non aveva più senso il mantenimento del blog.
Evidentemente si è ritenuto che, dopo aver lavorato intensamente per la vittoria del neosindaco Cenni, fosse più opportuno auto-censurarsi, non sia mai che, anche solo per sbaglio, si disturbi qualcuno.
Ma conoscendo le persone, i duri e puri di cui sopra, non mi sono affatto meravigliato dell’ennesima prova di mobilità data; come dimenticare la facilità con cui veleggiavano da una corrente all’altra all’interno dei Verdi? Ah con quale grazia, con che disinvoltura! Altro che Avanspettacolo al Metastasio, si percepiva proprio come tale modo di recitare pervenisse dal profondo, una cultura del cambiamento innata, nel DNA quasi.
Ora, incredibile ma vero, si sono schierati; non apertamente per carità, non sia mai che si possa venir meno alla propria natura o che si possa pregiudicare in futuro un nuovo cambiamento, ma comunque un piccolo passo verso la chiarezza va riconosciuto che è stato fatto.
Adesso non ci resta che augurarci che non gli venga in mente di riaprire altri blog (tipo municipio azzurro per intendersi) o di ricambiare schieramento ancora, ma chissà… al peggio non c’è mai fine.


Fulvio Batacchi

MARINO


ll tifo sorvegliato del PR: «Bene, è credente vero. Ma stia attento ai laici»

• intervista a Marco Pannella da Il Manifesto del 05/07/09

di Daniela Preziosi

Della candidatura di Ignazio dico quel che si dice universalmente della Rosa nel Pugno: è l’unico fatto nuovo della politica italiana. Punto esclamativo». Praticamente detta al telefono, e chiede l’esclamativo Marco Pannella. Perché poi vuole emendarsi. «Allora, attenuo appena, tolgo l’esclamativo. E comunque spero che l’iniziativa di Marino cresca, per quanto anche di implicito c’è nella sua decisione di impegnarsi sul fronte della politica italiana e sul modo rigoroso ed esemplare di essere credente».
Parentesi. In generale ieri i radicali, nel senso di quelli che non sono Pannella, preferivano non intervenire sulla corsa alla segreteria del chirurgo cattolico, ma paladino della laicità Marino. Per amicizia, si capisce: per non metterlo nei guai con le varie Binetti e i teodem del suo partito. Per esempio Emma Bonino evita di parlare, temendo che i suoi auguri finiscano per risultare un abbraccio mortale, visto che nel Pd non aspettano altro che di impallinare il terzo uomo bollandolo di laicismo ma anche, peggio, di filoradicalismo. L’ex segretaria Rita Bernardini rimanda alle istanze di partito, cioè alla segretaria Antonella Casu. La segretaria Antonella Casu, nelle stanze di partito nonostante il sabato pomeriggio, a sua volta parla con misura, dice che il fatto della candidatura «lascia ben sperare sul tema della laicità», quanto al resto «vedremo le iniziative specifiche, certo nel Pd bisognerebbe iniziare dall’abolizione del divieto di doppia tessera». All’assemblea dei mille di Chianciano, a questo giro Marino non c’era. Ma non ci crede nessuno che non ne abbia ascoltato le proposte, almeno con un orecchio, dalla “Radio Radicale”. Pannella invece parla. Presumibilmente per la stessa ragione delle sue compagne, attenua gli esclamativi e gli entusiasmi, ma non teme di parlare. Chiusa parentesi.
Significa, Pannella, che per lei i veri credenti sono quelli come Marino? “Significa che siccome in quanto credente lui è un laico, saranno tutti cazzi suoi. I laici italiani sono pure peggio dei credenti italiani. Gliela faranno vedere loro”.
Ma voi, da radicali, proverete a dargli una mano? “Mi viene da dire: credo quia absurdum. Potrebbe essere, ma non lo è per due ragioni. Primo, perché il Pd comunque è quello che è.
Secondo, perché il Pd non ammette la doppia tessera, quindi, anche volendo, non potreste rispondere all’appello di Marino a iscriversi in massa entro l’11 per fare la battaglia interna.
“Appunto. La doppia tessera è un tabù per tutti, anche per socialisti, per Sinistra e libertà. ll Pd non si è concesso la libertà di fondare il partito sulla libertà di associazione. E non ammette per i propri iscritti la possibilità di concedersi feconde contraddizioni”.
Quindi, in sostanza, Marino se la vedrà con i suoi democratici. Non viene dalla politica, sembra distante dalle logiche congressuali. Le sembra attrezzato per scalare il Pd fino alla segreteria? “Sì, credo di conoscerlo bene. È un vero cattolico liberale risorgimentale. Uno che nutre una profonda religiosità e quindi per questo è laico. Uno che sa che dialogo significa mettersi in causa. C’è in lui un elemento di ingenuità. Ma non sono sicuro che questo significhi innocenza. Certo è una persona rigorosa e vigorosa”.

SCUOTIMENTI


LE SCOSSE

Massimo D'Alema da qualche settimana è in pieno movimento. Dalla Puglia, e proprio da Bari, aveva preannunciato "scosse" per il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E, puntualmente, i sommovimenti arrivarono. Sottoforma di escort, utilizzatori finali, harem a Palazzo Grazioli, foto, testimonianze ed altro. Che, sicuramente, hanno causato "effetti collaterali" non indifferenti al premier ed al suo partito. Adesso D'Alema riprova con la pre-visione. Ancora "scosse" in arrivo. E non sono sicuramente quelle telluriche avvertite a L'Aquila in questa vigilia di G8.
Tant'è che da Palazzo Chigi, già stamattina, mettono le mani avanti. Quelle che verranno probabilmente pubblicate sulla stampa di Murdoch durante il G8 saranno foto "taroccate" che non scalfiranno l'onorabilità di Berlusconi. E così mossa dopo mossa, scossa dopo scossa, vivremo, probabilmente, un'altra estate riscaldata, se non da una per ora tardiva meteorologia classica, dalle indiscrezioni dalemiane. E dalle sue "scosse". Che non si limitano a colpire il bersaglio grosso del capo del Governo ma investono anche il suo stesso partito. Dario Franceschini, segretario in cerca di riconferma, non esce sicuramente bene dalle valutazioni del Massimo nazionale. E qualche scuotimento arriva perfino alla sua stessa corrente pugliese alle prese con l'hardcore dell'inchiesta barese. Ovvero il coinvoglimento di assessori dalemiani della defunta Giunta Vendola nell'indagine sulla sanità barese e sui relativi sistemi d'appalto.
Tant'è che c'è chi giura che la politica delle "scosse" di Massimo D'Alema sia dettata dalla necessità, fin qui raggiunta, di sviare l'attenzione dei media dalla sanitopoli pugliese-democrat-dalemiana che minaccia di mandare a gambe all'aria il perfetto meccanismo clientelare sul quale è basato il potere di D'Alema (e di Vendola....) nelle Puglie.




ECOMOSTRO












COMUNICATO STAMPA

Da qualche giorno è visibile a Figline, tra la Via del Poggiolo ed il parcheggio-giardino pubblico intitolato a Leonetto Tintori, lo scheletro di un enorme edificio residenziale privato. Si tratta di quello che ambientalisti e stampa à la page definirebbero, probabilmente, “ecomostro”. Sorge, per ora seminascosto, dietro le case di Via del Poggiolo e tra le chiome di un campo (ex) di ulivi. Con la sua taglia extralarge, fronte di ca. 80 metri, già due piani visibili, pare destinato a cambiare il paesaggio del paese ai piedi del Monteferrato. Il manufatto che, secondo il cartello del cantiere, dovrebbe ospitare una volta finito, tre abitazioni unifamiliari,sorge al margine del piazzale Tintori, dal quale ricava anche la propria strada d'accesso, ed insiste su di un terreno in declivio che dalla Via del Poggiolo scende verso il torrente Bardena. Quest'area, di indubbio pregio paesaggistico, si trova peraltro all'interno dell'Anpil del Monteferrato.
La società immobiliare pistoiese proprietaria dell’immobile fuori scala in costruzione si chiama, con involontaria ironia forse, Sottotono!! Il nome non sembra però adatto a descrivere l’operazione urbanistica in corso a Figline. Che è, invece, assai su di tono. L’edificio, infatti, consuma un terreno già verde, limitrofo ad un giardino pubblico e si trova, peraltro, a 10 metri da un Piano di Recupero autorizzato dal Comune negli anni scorsi. Ma che, visibilmente, non è mai stato completato. Insistono ancora, tra le nuove residenze, antichi capannoni adibiti una volta a tessiture e che, volendo procedere con nuove costruzioni residenziali, si sarebbero prestati, con minor impatto ambientale e minor carico urbanistico, ad essere trasformati in nuove abitazioni.
E’ dunque incomprensibile la ragione che ha consentito al Comune il rilascio della concessione edilizia per questo nuovo edificio che va a consumare un’ampia porzione di terreno agricolo e a distruggere decine di sanissimi e produttivi alberi di olivo. Del taglio dei quali, evidentemente, le associazioni ambientaliste pronte a gridare allo scandalo ad ogni taglio di pino o platano malato o fuori luogo, non sembra essere giunta alcuna notizia.

Comitato Nazionale del Paesaggio-Prato

UIGHURI


Scontri etnici in Cina 140 morti, oltre 800 feriti

E' stato un massacro i cui contorni non sono ancora chiari: nelle violenze di ieri a Urumqi, nella regione cinese dello Xinjiang, 140 persone hanno perso la vita e più di 800 sono rimaste ferite. Centinaia gli arresti effettuati. Lo hanno dichiarato alla stampa locale dirigenti del Partito comunista cinese, indicando che si è trattato di una rivolta di grandi proporzioni. Le fonti hanno aggiunto che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare. Gli incidenti sono stati innescati da una manifestazione di protesta per l'assassinio di due uighuri (la minoranza etnica turcofona musulmana) avvenuto il 26 giugno nel sud della Cina in scontri tra operai cinesi e uighuri nei quali due giovani musulmani sono rimasti uccisi. Nelle foto e nei filmati comparsi su internet a partire dalla notte scorsa, quando si è diffusa la notizia degli incidenti, si vedono civili sanguinanti e feriti ma nulla che lasci intuire le reali dimensioni della violenza. I gruppi di esuli uighuri (la minoranza etnica musulmana), che hanno contatti con la popolazione dello Xinjiang, hanno denunciato la repressione, affermando che la polizia cinese aveva aperto il fuoco su una manifestazione "pacifica". Nei suoi primi dispacci, Nuova Cina non precisa l'etnia delle vittime tra le quali, aveva affermato in precedenza, ci sarebbe almeno un agente della Polizia armata del popolo (Pap), il corpo paramilitare addetto al controllo dell'ordine pubblico. Urumqi, una città di 2 milioni 300 mila abitanti, a 30 chilometri a nordovest di Pechino, è la capitale della Regione Autonoma dello Xinjiang. Gli uighuri sono gli abitanti originari della regione, che chiamano Est Turkestan. Oggi la minoranza etnica rappresenta circa la metà dei 20 milioni di abitanti dello Xinjiang, in gran parte immigrati da altre zone della Cina. (repubblica.it)

(corriere.it)

LETTERA


Questa lettera è rivolta anche a tutti i cittadini al fine di incoraggiarli e stimolarli affinché diventino veri Cittadini della Repubblica Italiana e non sudditi servi genuflessi alla Pontificia Italia Papalina.





Lettera aperta a:

Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Silvio Berlusconi
Presidente Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370
00186 Roma

Illustri Signori Presidenti,
confidando nella lungimiranza e nell’obiettività delle EE. VV., questa lettera aperta è stata scritta da esperti nel settore economico e legale aderenti al movimento internazionale di libero pensiero “Axteismo”, allo scopo d’informare il Cittadino Italiano sulla realtà dei fatti riguardo argomenti, evidentemente, noti a pochi ovvero noti, ma in maniera molto poco precisa.
Nel delicato e difficile momento in cui si trova il Paese e i Cittadini e davanti alla terribile congiuntura prevista per tutto il 2009 e oltre, riteniamo sia necessario intervenire subito con misure straordinarie e drastiche. Non ci stiamo riferendo a ulteriori tagli delle spese o a nuove tasse, perché ormai la coperta è fin troppo corta. Nemmeno stiamo pensando a lotte all’evasione fiscale o di gestione degli sprechi, perché forniscono risultati in tempi troppo lunghi.
Ci stiamo riferendo a quelle agevolazioni concesse e stipulate illo tempore nel Concordato fra lo Stato Italiano e lo Stato del Vaticano nel 1984. Quegli accordi hanno consentito alla Chiesa Cattolica, nella fattispecie allo Stato del Vaticano, di ottenere, sin dal 1984, una imponente quantità di denaro pubblico di tutti i Cittadini italiani, agevolazioni spropositate ed esenzioni dalle tasse italiane, mancati contributi, togliendo così enormi risorse monetarie al Popolo Italiano che, per il solo 2008, sono valutabili attorno a:
NOVE MILIARDI DI EURO!
A questa cifra di NOVE MILIARDI DI EURO si arriva sommando l’Ottopermille, più le esenzioni da ICI (quando era prevista), IRAP, IRES, mancate tasse su tutte le donazioni a diocesi, mancati gettiti, esenzioni sul business dei pellegrinaggi (40 milioni di pellegrini ogni anno) esenzioni sul business ricettivo alberghiero ecclesiastico, depositi e trasferimenti monetari di probabili evasori italiani presso la banca del Vaticano IOR, fondi donati dallo Stato Italiano per gli insegnanti di religione e così via. Tutto questo peraltro in barba ai regolamenti dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato. Lo Stato del Vaticano è uno Stato estero, ma stranamente può operare a suo piacimento su tutto il territorio italiano, come fosse a casa propria e agisce ed opera anche sollecitando e imponendo certe leggi al Parlamento italiano. Tutto questo grazie al Concordato in essere tra Stato Italiano e Stato del Vaticano.
Questa situazione inaccettabile è ingiusta nei confronti dei Cittadini italiani, i cui interessi dovrebbero avere la priorità, essendo il Popolo l’unico Sovrano della Repubblica Italiana.

Non è giusto che i poveri pensionati, troppo spesso abbandonati a se stessi, le famiglie indigenti e di medio livello, i disoccupati, i lavoratori precari, i giovani, debbano fare enormi sacrifici, non poter arrivare alla metà del mese, o non poter pagare i mutui, quando enormi risorse e montagne di soldi vanno a chi è già enormemente ricco come lo Stato del Vaticano.
È dinanzi agli occhi di tutti che la evidente mancata capacità dei governi nella gestione di passaggio LIRA-EURO, dei prezzi sul mercato abbiano peggiorato di molto la qualità di vita degli italiani. La mancata capacità di controllo da parte della Banca d’Italia e della Consob sulle azioni delle banche hanno permesso la diffusione dei titoli-spazzatura: i mutui e i costi insostenibili hanno fatto il resto. La recente dilagante crisi speculativa mondiale del 2008 ha impoverito i cittadini e scoraggiato gli investimenti. In ultimo, e forse la più grande delle catastrofi, sono le conseguenze dovute al “SIGNORAGGIO”, che hanno costretto tutti quanti al perenne indebitamento senza soluzione, creando una sorta di “moderna schiavitù”.

Signori Presidenti, alla luce di questa grave situazione, riteniamo sia ormai indispensabile abrogare con la massima urgenza il Concordato che fu stipulato tra lo Stato Italiano e lo Stato del Vaticano e cancellare ogni agevolazione e privilegio ad esso correlata - ed ecco che, come per magia,
NOVE MILIARDI DI EURO CHE OGNI ANNO
lo Stato del Vaticano ottiene dallo Stato Italiano, grazie al Concordato, tornerebbero a beneficio dei servizi sociali dei Cittadini italiani, specialmente quelli bisognosi, rispettando così anche le regole UE. Siamo sicuri che Joseph Ratzinger, capo dello Stato del Vaticano, il quale predica la carità, l’accoglienza, l’umiltà, l’aiuto ai bisognosi, certamente capirà le necessità degli italiani e che i tempi sono cambiati per tutti e non se ne avrà a male, ma sarà ben contento di non incassare più i
NOVE MILIARDI DI EURO ANNUI
dallo Stato Italiano. NOVE MILIARDI DI EURO rappresenta 1/4 della legge finanziaria. Dal 1984 ad oggi allo Stato del Vaticano abbiamo regalato la stratosferica cifra di oltre DUECENTODICIOTTO MILIARDI DI EURO. Con la somma di denaro pubblico di
DUECENTODICIOTTO MILIARDI DI EURO
da poter spendere tutti noi cittadini avremmo ora ospedali modernissimi e funzionanti, abitazioni per tutti in abbondanza, scuole pubbliche, asili pubblici, case di riposo accoglienti per anziani, assistenza gratuita ad anziani e a disabili, parchi pubblici accoglienti, università e ricerca scientifica molto competitive, strade sicure e tanto altro.

D’altronde lo Stato del Vaticano - solo in Italia nelle diocesi - possiede oltre 250.000 immobili e ricchezze per un valore stimato di oltre 95 (novantacinque) miliardi di euro, mentre molte famiglie italiane non hanno nemmeno una casa propria, altre non hanno nulla e, come sappiamo bene, le preghiere non danno un tetto, non pagano le bollette e tanto meno danno da mangiare.

Signori Presidenti che ci rappresentate, riteniamo che questa lettera sia da Voi recepita nel bene comune di tutti noi Italiani, auspicando che vengano davvero prese da Voi quelle misure economiche ormai indispensabili e pressanti per l’intera comunità italiana, decidendo cioè di cancellare il Concordato tra Stato Italiano e Stato del Vaticano.

Invitiamo tutti i Cittadini a manifestare la propria indignazione per il Concordato tra Stato Italiano e Stato del Vaticano inviando lettere di dissenso al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio nelle quali si chieda l’abrogazione del Concordato. Per il bene di tutti i Cittadini e il futuro dei nostri figli e nipoti è indispensabile che lo spreco di denaro pubblico, causato dal Concordato, cessi per sempre.
Distinti saluti.

Axteismo - Movimento Internazionale di Libero Pensiero
http://nochiesa.blogspot.com
axteismo@yahoo.it