sabato 18 luglio 2009

BRUNO


IL NUOVO SEGRETARIO


Pare che i dirigenti del Partito Democratico pratese abbiano trovato un punto di intesa comune sull'assetto della nuova segreteria provinciale orfana della dimissionaria Benedetta Squittieri.

Il nome che avrebbe messo tutti d'accordo per ricoprire, in attesa del congresso d'ottobre, è quello dell'attuale presidente di GIDA, Bruno Ferranti.

Ferranti è un dirigente di lunga militanza e di tranquilla esposizione pubblica. Caratterialmente cauto e poco incline a passioni politiche viscerali Ferranti ha ricoperto il ruolo d'assessore sia in Comune che in Provincia.

Un garante, forse, per tutti i gruppi e le correnti che si stanno componendo dietro i tre nomi dei candidati alla segreteria nazionale.

Nelle intenzioni Ferranti dovrebbe traghettare, evitando scossoni e traumi, il PD verso l'appuntamento d'autunno. Per poi lasciare la poltrona ad altri. Forse.......

Gli facciamo in nostri migliori auguri. Ne avrà sicuramente bisogno.

CROONER

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Evvai con le ferie estive......................

venerdì 17 luglio 2009

TOSCANA


El resumen de la perfección
Un viaje en busca de la música, la poesía, el arte y el vino que ha embriagado a personajes como Dante, Miguel Ángel, Puccini o Sting. Un escondite sublime de Italia repleto de ciudades tesoro, rutas artísticas y privilegiados viñedos

JESÚS RUIZ MANTILLA 17/07/2009

Las faldas de sus montes verdes caen limpiamente al mar. Una curiosa coreografía de nubes bajas acaricia a menudo sus colinas voluptuosas. Los cipreses responden ondulantes al suspiro suave del viento. Extraña que allí, en el firmamento de la Toscana, Galileo Galilei dedujera que es la Tierra la que gira alrededor del Sol. Más bien parece al revés.
Sting encontró en este refugio contra el mal gusto su lugar de inspiración
Tampoco asombra que cuando Dante escribió sus episodios del Paraíso para La divina comedia se mostrase más realista que teologal. Podía perfectamente haber visto brotar centellas vivas y llover flores como rubíes, tal como cuenta en esa obra maestra universal. No sería una alucinación ni nada exagerado en la región donde el genio vivió en el siglo XIV. Ese trozo sublime de la Italia occidental, con sus paisajes, ciudades tesoro y rutas vinícolas y artísticas, es ni más ni menos que un resumen de la perfección.
Una región que parió a Puccini, acogió a Miguel Ángel o actualmente es refugio de estrellas como Sting. Un escondite donde alejarse del mal gusto, a salvo entre las cúpulas y torres de palacios y catedrales, merodeando por plazas y puentes, al fresco de las riberas y la brisa que mece la costa.
Toscana es un buen lugar para definir la civilización. Aunque hoy cueste adaptarse a las avalanchas turísticas de Florencia, que siempre hay que suavizar con un buen helado, sobran rincones donde evadirse. Un paseo por esa ciudad circular que es Siena, tras unos buenos sorbos de buen vino por la ruta del Chianti, una conveniente parada en Volterra o
San Gimignano...
Un día en Lucca. Por esas plazas, por esas calles creció Puccini. Entre sus aceras llanas y sus pasadizos estrechos, sujeto al vértigo de la torre del reloj o la de Guinigi, el joven Giacomo, apóstol de la última gran ópera italiana, precursor de un eclecticismo que era el futuro, fue incubando ese talento sobrenatural por la melodía perfecta. También lo hizo algunas décadas antes Luigi Boccherini, que acabó nacionalizándose español. Y es que las calles de Lucca esconden una música de explanada y aroma de café con poso, una armonía de tejados rojos y fuentes rebosantes que rememoran su origen etrusco. Uno se siente a gusto y en paz por allá, entre la seguridad que proporcionan sus discretas murallas y el resguardo lejano de los montes de Carrara, donde Miguel Ángel sabía que se escondían sus esculturas dentro del mármol.
El imán de la Toscana tiró siempre de Puccini. Principalmente Lucca, donde vino al mundo en una familia de músicos y fue organista y maestro de coro de la catedral de San Martín. Después, con su retiro en Torre del Lago. Allí, alejado del ruido, centrado en la poderosa llamada de la música, compuso La Bohème, Madama Butterfly, Il trittico, su inconclusa Turandot... Lo hizo justo en ese refugio donde vivió 20 años y hoy se celebra un festival con su nombre.
Pero el sonido de la Toscana no sólo lo componen las desesperadas tragedias de Puccini. Por allí encuentran amparo otras músicas más actuales como las de Sting. El inspirador de The Police tiene allí su refugio, entre los viñedos, los olivos y las plantas de lavanda que rodean su perdida y suntuosa villa al socaire del valle que riega el río Arno. Allí graba en un estudio, hace vino y aceite, ofrece conciertos a sus amigos y se pierde en la meditación y el yoga. Allí ha aprendido a tocar el laúd y ha encontrado también la inspiración que le ha hecho viajar del pop, el rock y el jazz hacia sonidos medievales y renacentistas. Los que inspiraron su disco en 2006 Songs from the labyrinth y ahora If on a winter's night, que saldrá en otoño en un sello clásico como Deutsche Grammophon.
Está visto que el aire de Toscana purifica, convierte y obliga a sus hijos a volver a los orígenes. El viaje siempre es sólo de ida. Porque una vez conoces y disfrutas su color, su belleza, su sabor; el sonido abierto de las hojas y sus campos al viento, es imposible arrancarlo de dentro.
(elpais.es)

OPPOSIZIONE


IL PROGRAMMA


Ieri in consiglio comunale il leader dell'opposizione Massimo Carlesi, e con lui un buon numero di altri consiglieri del Pd, intervenendo sulle comunicazioni programmatiche del sindaco Roberto Cenni, ha sottolineato con una certa veemenza ed insistenza le sue critiche sul fatto che il programma della nuova Giunta fosse apparso alquanto generico. Può essere che sia vero! D'altra parte esponenti della maggioranza hanno ampiamente giustificato la genericità degli impegni programmatici con la necessità che ha il nuovo governo cittadino di prendere visione dei conti comunali, delle risorse impiegabili, delle somme utilizzabili. Una cautela condivisibile. Dopo 63 anni di continuità politica ed amministrativa occorre un periodo di analisi attenta dello stato delle cose che sono state ereditate da Cenni e dai suoi!

Certo andava assai meglio quando ad un sindaco della sinistra succedeva un altro sindaco della sinistra e dello stesso partito. I nuovi arrivati giocavano in casa. Superallenati, informati, interessati dai loro predecessori e da tutta la dirigenza burocratica che si disponeva a tappeto per accogliere i nuovi inquilini del palazzo.

Purtuttavia anche in questa comoda condizione le parole e le dichiarazioni scritte nei programmi, belli, ampli, complessivi, dettagliati, che i vari sindaci della sinistra presentavano in campagna elettorale e per l'affissione all'albo pretorio, nella pratica si dimostravano poco più che una declamazione poetica raramente tradotta in pratica effettiva di governo.

Se Carlesi avesse voglia di leggere, ad esempio, il bel programma del sindaco Romagnoli del 2004, vi troverebbe ampia conferma di quanto stiamo affermando.

Gliene citiamo, per facilitare il compito, i capitoli più rilevanti:



1. Una bella città


2. La città nuova: il distretto globale


3. La città nuova: il benessere sociale


4. La città nuova: i saperi diffusi


5. Un rinnovato patto coi cittadini


Ad ognuno di questi capitoli generali corrispondevano commi dettagliati su quanto si proponeva di fare nel 2004 Marco Romagnoli. Tutta roba più o meno condivisibile perchè se i programmi fossero stati realizzati Prato oggi sarebbe una città bella e nuova con pochissimi problemi e molto lavoro e risorse economiche per i suoi abitanti.

Ma, ovviamente, tutti sappiamo che non è andata affatto così! Dopo cinque anni Prato è una città più brutta di prima; più vecchia; senza più il tradizionale benessere nè saperi più diffusi di cinque anni fa! Tant'è che alla fine della sindacatura il patto con i cittadini non è stato affatto rinnovato ed anzi Marco Romagnoli è stato licenziato addirittura prima che potesse chiederne il rinnovo agli elettori.

Pertanto vorremmo invitare Carlesi ed i suoi ad una cauta prudenza! Non sempre i programmi sono a garanzia di buoni governi; non sempre l'arte della promessa è vincente! Quello che sarà davvero decisivo sarà il pragmatismo con il quale la nuova Giunta vorrà procedere a fare! A fare, non a dire od a promettere. Per quello abbiamo già dato in abbondanza negli ultimi 25 anni!

BUTTIGLIONE


Il paradosso antiabortista

di Filippo Facci

Quanta ipocrisia, onorevole Buttiglione. Vuole promuovere una moratoria mondiale contro «l’aborto obbligato» e si rivolge alle 192 nazioni dell’Onu anche se il problema riguarda essenzialmente la Cina, l’India e qualche scampolo di Terzo mondo: tutta gente che delle risoluzioni e moratorie dell’Onu se ne frega da una cinquantina d’anni. Il rapporto è quello che si crea tra una manifestazione pacifista e una guerra lontana: i bellicisti manco ti filano e la manifestazione viene piegata a uso interno. Denunciare direttamente i crimini e i misfatti dei neppure nominati «amici cinesi», invece di amoreggiarci in politica estera, sarebbe assai più utile che rivolgere ramanzine generiche a chi già si comporta bene: per esempio noi italiani, che abbiamo una legge che funziona e di cui siamo pienamente soddisfatti per la semplice ragione che gli aborti calano anno dopo anno: ed è la sola cosa che conta. E calerebbero anche di più, se certi ipocriti non impedissero che le ignoranti e le immigrate - coloro cioè che abortiscono in maggioranza - fossero raggiunte da un campagna sulla contraccezione che i vari «teocon» e «teodem» vedono però come il demonio. È paradossale, ma è la verità: senza certi antiabortisti, in Italia, avremo anche meno aborti. Il Foglio intanto fa il furbo e già incita: «E ora il governo deve essere conseguente». A che? A Buttiglione? (giornale.it)

RELIGIONI




FRATTURATI DIVERSI




Questa mattina ad Aosta, dove si trova per le vacanze estive, Papa Benedetto XVI si è fratturato un polso. Papa Ratzinger, comunque, continuerà la sua vacanza valdostana.


Questa mattina a Vittel, dove si trova per partecipare al Tour de France, anche Levi Leipheimer, compagno di squadra di Lance Armstrong e di Alberto Contador dell'equipe Astana, si è fratturato un polso. Leipheimer si è dovuto ritirare dalla corsa gialla.

ECOMOSTRO


COMUNICATO STAMPA

UN TOCCO VIOLA A FIGLINE

C’è anche un po’ di Fiorentina nella società che sta costruendo a Figline un grosso edificio residenziale in Via del Poggiolo, il cosiddetto “ecomostro”.

La Sottotono srl, infatti, è proprietaria del 40% della Souvenir Clubbing srl (hardcorebusiness una linea di abbigliamento casual) di cui è socio (oltre che modello, insieme alla moglie Consuelo ed all’altro viola Gamberini) il fenomeno rumeno della Fiorentina Adrian Mutu.

La Sottotono è di proprietà dei fratelli Paoli che risultano associati ad Adrian Mutu anche nella società Il 10 srl (hardcorebusiness la distribuzione di vini pregiati ed altri prodotti alimentari).

Tutte e due le società hanno sede a Prato in Via Santa Gonda. La Souvenir Clubbing ha il proprio outlet nel Macrolotto 1.


Comitato Nazionale del Paesaggio-Prato
Vittorio Giugni



Prato 17 luglio 2009


MASSIMO


L'ANTICASTA DIVENTA CASTA?


Massimo Silvano Carlesi ha vinto le primarie del PD pratese per la candidatura a sindaco quale alfiere, volontario od involontario poco importa, di quella parte del partito che voleva una riscossa contro la "casta" di dirigenti ed ammistratori locali che da 30 anni dominano il PCI-PDS-DS e poli il PD! Il suo trionfo alle primarie contro il candidato offerto dalla vecchia nomenklatura doveva e poteva essere il successo della base democrat contro l'antico modo di procedere del partito di (ex) maggioranza relativa: le cooptazioni; i capibastone; i padri-padroni; i reggicoda giovani e meno giovani. Le speranze alimentate dalla vittoria di Carlesi questo significavano. In Carlesi si voleva vedere personificato un modo nuovo ed originale (per Prato almeno...) di intendere l'attività politica e l'impegno nella vita amministrativa. Non più una comoda scorciatoia per chiacchieroni senza arte nè parte tutti tesi a garantirsi, comunque, uno stipendio (a volte anche lauto...), ma una genuina scelta di servizio alla città ed ai suoi abitanti, specialmente in questi tempi di vacche magrissime, una parentesi civica e civile tra la propria professione sicura (e non dipendente dalla politica...) e l'impegno pubblico.

Le cose non sono mica andate però in questa direzione. La forza delle cose e la forza della "casta" dapprima hanno costretto Carlesi a venire a patti con quei settori del partito usciti sconfitti dalle primarie annacquandone la spinta al cambiamento (che è una delle tante ragioni che alle elezioni di giugno ne hanno confezionato la storica sconfita...) e poi ad entrare decisamente nelle logiche interne al partito che, in teoria, Carlesi ed il suo gruppo avrebbero voluto contestare, trasformare, cambiare.

Fino alla conclusione di queste ultime ore: il gruppo di Massimo Silvano Carlesi si schiererà, alle primarie per la segreteria nazionale, con Pierluigi Bersani, l'uomo di D'Alema. Ovvero uno dei personaggi che nell'immaginario collettivo del PD e dei cittadini incarna la casta, una costola almeno, dei democrats.

Certo pare evidente che la scelta di Carlesi di sponsorizzare l'ex Ministro di Prodi sia dovuta anche alla simmetrica scelta nazionale fatta da Rosi Bindi (il politico nazionale di riferimento di Carlesi..) che non potendo schierarsi con il suo vecchio camarade Franceschini (per via di antichi rancori e cattive compagnie del Dario ferrarese...) ha finito per andare a rafforzare l'appeal dell'ex presidente della Regione Emilia. Infischiandosene del terzo uomo, Marino, con il quale poteva esserci più sintonia su parecchi temi. Molti dei quali, guarda caso, agitati proprio da Massimo Carlesi durante la sua corsa nelle primarie invernali di Prato.

Ma così va la politica. Evidentemente le ragioni del cambiamento sono più flebili di quelle che potranno, comunque vada la corsa, raggiungere più facilmente postazioni di prestigio nei nuovi assetti dei democrats. Ma, purtroppo, quest'ultima scelta di Carlesi non fa che confermare l'estrema difficoltà che incontra chi nel PD si vuol porre su posizioni di rinnovamento.

Spesso va a sbattere contro il muro delle correnti interne. E, fatalmente, viene assorbito, omeopaticamente i meno, alle antiche logiche di potere. Auguri.

AMBROSOLI


MEMORIA


L'11 luglio 2009 è ricorso il trentennale dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli. Un omicidio di Stato. Il mandante fu Michele Sindona, l'omicida un mafioso. Sindona era protetto da Andreotti, intimo di Licio Gelli, sodale di Marcinkus, collegato con la mafia. Un uomo solo contro partiti, P2, Vaticano e mafia. Chi ha vinto dopo 30 anni? Il blog ha intervistato Umberto Ambrosoli, il figlio che allora aveva sette anni. Umberto, nel ricordare il padre, dice: "Difendere la propria libertà diventa il modo per rappresentare gli interessi della collettività". Uomini liberi si nasce e, spesso, si muore.

Testo dell'intervista:

Ambrosoli: Quando papà è mancato io avevo sette anni.
Blog: cosa ricorda di quei giorni?
Ambrosoli: I ricordi sono pochi com'è legittimo che sia per un fatto accaduto in quella fase dell'infanzia, tanto più se sono momenti unici e particolari, io non avevo neanche capito che cosa volesse dire assassinato. Io non avevo colto il significato di quella parola nemmeno quando l'avevo sentita per radio in un autogrill, mentre la mamma ci accompagnava di corsa a Milano per un'emergenza improvvisa, non meglio definita, che appunto ci imponeva di tornare dalle vacanze che stavamo trascorrendo al mare. Le ragioni di quell'omicidio le ho capite piano piano, e in ultimo con questo libro che nasce dalla volontà di trasferire ai miei figli, a mia volta, l'esempio altissimo offerto da mio papà. Quindi è un libro dove mischio la parte privata che, appunto, non è tantissima, ha una ricostruzione che non è niente di nuovo. Non ci sono novità non ci sono nuovi documenti non ci sono nuove rivelazioni perché il brutto di questa storia è che è davanti ai nostri occhi, chiarissima in quasi tutti i suoi dettagli dal 1986. Da quell'anno si sa chi, come e perché ha voluto la morte di mio padre. E si sa perché è arrivata una sentenza che è divenuta definitiva di lì a breve e quel chi come e perché racconta non solo quale sia stata la battaglia che mio papà senza clamori che ha condotto per gli ultimi 4 anni e mezzo della sua vita, ma anche quale sia stato il contesto nel quale si è sviluppato. Un contesto fatto, purtroppo, di un perverso rapporto tra il mondo criminale e il mondo politico finanziario italiano degli anni '70.
Blog: al funerale di suo padre non partecipò nessuna autorità dello Stato
Ambrosoli: sì, papà era - usiamo un eufemismo - un po' solo, e il suo funerale è la celebrazione di quella solitudine. Vi parteciparono necessariamente in forma privata i magistrati che con lui seguivano le indagini per la bancarotta della Banca Privata italiana, vi partecipò l'allora governatore onorario della Banca d'Italia Guido Baffi, che assieme a Sarcinelli che era il direttore generale della Banca d'Italia di allora aveva da poco subito una delle aggressioni più vergognose che la storia democratica del nostro Paese ricordi. Fu la celebrazione di una solitudine. A distanza di 30 anni si è tutto invertito e oggi - devo dire dal '92 a questa parte - il funerale di mio papà viene invece celebrato nelle scuole nelle università nei circoli nelle parrocchie nei contesti dove si ha voglia di ricordare quell'esempio e di utilizzare quella storia per capire come possiamo costruire, così come mio papà ha cercato di fare, il Paese nel quale vogliamo vivere.
Blog: in questi ultimi 18 anni - ha fatto l'esempio del '92, qualche apparato di Stato si è fatto sentire? qualche politico, ministro...
Ambrosoli: ammesso che sia l'apparato dello Stato a dover manifestare la propria solidarietà, cioè i rappresentanti e non i rappresentati che sono 2 livelli da tenere distinti ma fino a un certo punto, mi piace ricordare che in occasione del ventesimo anniversario della morte di mio padre - 10 anni fa - l'allora ministro della giustizia in una cerimonia che si è tenuta sul lago Maggiore nel paesino dove papà aveva trascorso buona parte della propria infanzia, alla presenza dell'allora presidente della Camera Giovanni Maria Flick da un lato e Luciano Violante dall'altro, il ministro Flick ritenne di dover chiedere pubblicamente scusa da parte dello Stato allo Stato. E mi è sembrata una bellissima sintesi perché vede, da figlio, che mi sia stato chiesto scusa perché per un tot di tempo ci si era dimenticati dell'esempio di papà o perlomeno non si sono tratte le conclusioni che si potevano trarre da quella storia, certamente mi dà orgoglio e quant'altro. Però se la guardo da cittadino capisco in realtà come sia lo Stato, inteso come insieme della comunità a dover ricevere delle scuse. Perché è allo Stato che quella storia va presentata, è a tutti noi che quella storia va presentata e quella come altre non rappresentarle come esempio vuol dire fare un torto esattamente allo Stato.
Blog: suo padre è morto perché comunque era una persona di sani principi, non si era lasciato corrompere.
Ambrosoli: non si era lasciato corrompere, non si era lasciato minacciare, o perlomeno non si era comportato diversamente da come riteneva sulla base delle minacce, ma è l'esempio di un uomo libero.
Blog: però oggi la corruzione è entrata nel linguaggio comune, e voglio dire più nessuno si meraviglia quando si sente parlare di corruzione.
Ambrosoli: ma forse neanche allora sa? se noi prendiamo i giornali di 30 anni fa, cioè nel periodo in cui quella storia si è sviluppata, ci rendiamo conto che un pochino, sotto gli occhi di tutti, i sintomi di quel sistema corrotto che è poi divenuto palese negli anni di Tangentopoli, c'erano già tutti. Facendo le indagini sul come e perché la Banca Privata italiana fosse giunta a fallimento papà aveva scoperto - e la cosa era divenuta pubblica - dei finanziamenti dai fondi delle casse di Sindona la Democrazia Cristiana: 2 miliardi in occasione del referendum sul divorzio se non ricordo male, portati direttamente nella segreteria del presidente attraverso un giro neanche troppo mascherato di assegni circolari trasformati in libretti al portatore, girati e a loro volta trasformati in contanti. Attenzione! non soldi di Michele Sindona o delle banche di Michele Sindona, ma soldi di persone che avevano depositato soldi dei propri averi in quelle banche. Quel sistema - questo è uno degli esempi fra i tanti che è possibile fare di quelli che sono emersi in quegli anni - era venuto alla luce. La collettività aveva fatto tesoro di quelle scoperte.
Blog: e secondo lei, dopo 30 anni, o comunque in Italia, vale la pena morire da eroi?
Ambrosoli: papà non ha fatto niente di quello che ha fatto né per morire, né per essere ricordato come un eroe. Papà ha ritenuto di doversi comportare secondo quelli che erano i propri valori, i propri principi con l'indipendenza che aveva caratterizzato tutti i momenti della sua vita confermata nel momento della massima responsabilità. Vede, papà non era un uomo dello Stato, era un avvocato, un libero professionista, aveva uno studio come questo. Delle persone con le quali collaborava apparentemente nell'interesse del proprio cliente del momento. In realtà un avvocato con la A maiuscola non lavora per il cliente del momento, lavora per l'ordinamento per il rispetto delle regole, per l'affermazione dei diritti. E questo papà lo ha fatto anche nel momento in cui il tra virgolette cliente, è diventato lo Stato che gli ha affidato un incarico: quello di Commissario liquidatore. E lo ha svolto esattamente nello stesso modo, mettendo al servizio della causa che stava seguendo la propria intelligenza, la propria capacità, la propria abnegazione, i propri valori. La propria gerarchia di valori. E su tutto operando con la consapevolezza della propria responsabilità. E la consapevolezza della propria responsabilità va necessariamente insieme al significato alla consapevolezza del significato della propria libertà. E difendere la propria libertà diventa il modo per rappresentare gli interessi della collettività. Questo in sintesi ha fatto papà. E non l'ha fatto pensando di fare una guerra santa o per voler diventare un eroe. Tutt'altro! L'ha fatto silenziosamente, operando giorno per giorno, non piegandosi - è vero - né alla corruzione né alle minacce ma neanche agli alibi che nel tempo gli sono stati offerti, la solitudine della quale parlavamo prima. O la consapevolezza del fatto che fosse un sistema apparentemente indistruttibile, così diffuso al quale diventava certamente più facile omologarsi che rimanere coerenti. L'esempio di papà è questo. L'esempio di come si possa essere cittadini, di come si possa essere uomini, di come si possa essere genitori che hanno voglia di guardare i propri figli negli occhi, di come si possa essere marito unito da un vincolo che è fondato esattamente sugli stessi valori, di come le regole o l'amore per le regole o la legalità - chiamiamolo come vogliamo - non sia uno slogan da spendere ma sia un modo di vivere
. (beppegrillo.it)

ESTAMIROVA


PICCOLA POSTA




Con che disperato furore, in un altro luglio, fu accolta la strage di via D’Amelio. Prima Falcone e i suoi, poi Borsellino e i suoi. Mi sono ricordato di quel sentimento di disperazione furiosa ieri, alla notizia dell’assassinio di Natalia Estamirova, rapita a Grozny e abbandonata in Inguscezia. Natalia era la continuatrice delle denunce intrepide di Anna Politkovskaia. Qualcosa avvicina la mafia siciliana delle stragi ai fantocci ceceni del Cremlino. (foglio.it)

di Adriano Sofri

DARIO


Pannella sull'intervento e progetto di Franceschini

Roma, 16 luglio 2009


Dichiarazione di Marco Pannella


Confronteremo la interessante concezione del PD, oggi illustrata daFranceschini, con quella degli altri candidati.Ma, sin d'ora, occorre dare atto al Segretario attuale del PD, di avere proposto con decisione una riforma nettamente "maggioritaria" del sistema politico-elettorale italiano.Questa proposta può portare alla grande Riforma Liberale, democratica e antipartitocratica, che urge in Italia, come in Europa e che auspichiamo da decenni. Quella -cioè- che nel 1994 lo stesso Silvio Berlusconi annunciò di voler far propria; salvo poi, in pratica, rinnegarla e impedirla passando a scegliere rapidamente, anche lui, la palude partitocratica, nell'illusione di poterla dominare e imporla all'Italia, e non solo.

17

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Buon Venerdì 17....................

giovedì 16 luglio 2009

RAITV


Rai, radicali: storica delibera Agcom sull'informazione radiotelevisiva
Roma, 16 luglio 2009

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, con la delibera 382/09/CONS, ha accolto la denuncia dei Radicali ed accertato la violazione nel periodo 2007/2009 del Contratto di Servizio pubblico Stato-Rai per il lungo inadempimento degli obblighi di servizio pubblico, in particolare a danno dei soggetti del movimento Radicale.
Questo provvedimento rappresenta un primo, storico passo verso l’interruzione di una condotta che da decenni vede negare agli italiani il loro diritto a conoscere per deliberare.
Ed è una vittoria per i Radicali che, con i soggetti politici dell’area, hanno sempre lottato con il diritto e la nonviolenza contro l’ attentato ai diritti civili e politici dei cittadini realizzato dal partito RAISET grazie all’impunità garantita dalle Procure della Repubblica.
Un aspetto di quella “peste italiana” su cui abbiamo durante la campagna per le elezioni europee, richiamato l’attenzione (e lanciato l’allarme)..
Il provvedimento dell’Agcom, oltre ad accertare inequivocabilmente un fatto storico e diffidare la RAI dal reiterare la sua condotta illecita, offre alla azienda concessionaria unica del servizio radiotelevisivo l’opportunità di qualificare la propria offerta come reale servizio pubblico dei e per i cittadini.
La Rai, che rischia ora una sanzione fino al 3% del suo fatturato, dovrà ora concretamente ottemperare
.(radicali.it)

BIOTESTAMENTO


COMUNICATO STAMPA

L'associazione LiberaUscita e l'associazione radicale Liber@MentePrato informano che presso il notaio Francesca Volkhart, con studio in Prato Via Rinaldesca, 27, è possibile depositare il modulo del proprio testamento biologico. Il notaio, che ringraziamo per la cortese disponibilità, chiederà soltanto un simbolico rimborso delle spese di registrazione. Invitiamo pertanto tutti i cittadini interessati a dichiarare le loro volontà future di scaricare il modulo per il biotestamento dal sito nazionale di LiberaUscita "www.liberauscita.it" ovvero da quello dell'associazione Luca Coscioni "www. lucacoscioni.it" e di consegnarlo debitamente compilato presso il notaio Volkhart.

Prato 16 luglio 2009

Associazione LiberaUscita
Meri Negrelli

Associazione Radicale
Liber@MentePrato
Vittorio Giugni

VEDOVE


TURBE IDEOLOGICHE


Stamani giungono dalla Versilia, da Montignoso per la precisione, nuovi echi della storica sconfitta della sinistra pratese. Alcuni cittadini di quella località massese hanno impugnato carta e penna per chiedere che non sia più concessa a Giorgio Panariello la cittadinanza onoraria.

Il motivo? Il comico toscano ha appoggiato il suo amico di lunga data Roberto Cenni, nuovo sindaco di Prato. Sostenuto, a sua volta, da un'ampia coalizione che viene politicamente definita di "destra". Questi ultras con il cervello raffinatamente selettivo non riescono a farsi una ragione che, dopo 63 anni, una città ha legittimamente scelto di cambiare governanti. E che anche spezzoni di "sinistra" abbiano sostenuto questa necessità e questa "urgenza" democratica. O che personaggi legati in passato, ma forse anche in futuro, alla curva politica della sinistra, siano stati degli sponsors di Roberto Cenni, il sindaco della "destra"! Con Panariello, infatti, anche Jury Chechi, Jury il "rosso", si è dichiarato convinto della necessità per Prato di eleggere come suo nuovo sindaco il patron della Sasch! Ed anche Chechi, così come Panariello, è stato nominato da Cenni tra i propri consiglieri personali. Le "vedove" inconsolabili della "sinistra" non gradiscono.

Proprio come i tifoso "ideologici" delle squadre di calcio tendono a sottolineare il fatto: chi non è con noi è contro di noi. E' un voltagabbana; un opportunista; uno che è alla ricerca di prebende; ruoli; consulenze ecc. ecc. .

Che è un esercizio tipicamente veterocomunista, oltre che veteronazista-fascista!

Non considerare le persone per quello che sono, fanno, ma dicono ma solo e soltanto per come si schierano e con chi si accompagnano. Per queste ideologie politiche, i "mali assoluti" del 20° secolo, contano solo le identità collettive: il popolo, la gente, la massa, la classe ecc. ecc.. Mai i singoli individui. Che devono essere cancellati! Per loro l'individualismo è sinonimo di borghesia e, dunque, di malattia! Quel che vale per loro è l'effetto "gregge": dove le "pecore" devono essere tutte uguali. Se ce n'è una "nera" verrà espulsa, biasimata, maledetta, perseguitata. Non per quello che fa, dice, pensa ma solo e soltanto per il colore diverso del suo mantello.

Ecco dunque che i "compagni" montignosini hanno pensato bene di procedere con la vendetta contro Panariello: un "traditore" che non merita di essere più annoverato tra i concittadini del paese versiliese! Miserie, squallore di ideologie malate. Che, purtroppo, ancora oggi, trovano udienza nei cervelli allenati da anni ed anni di intolleranza, irrazionalità, sinistrismo brutale e del tutto antitetico a quei concetti di democrazia, libertà che, pure, intenderebbero collettivamente, dio ce ne scampi, perseguire con il loro ed i loro partiti!

NEIGE


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LA NEIGE....LA NEIGE..................

mercoledì 15 luglio 2009

ONOREVOLI


Lo sapevano solo da un anno

Devo confessarlo. La lettura ritardata dell’Unità di Firenze del 26 giugno mi ha provocato un intenso sommovimento piscologico all’inizio pericolosamente inarrestabile. Poi una più controllata introspezione stimolata da ricordi freudiani e alla fine,stabilmente,una inusuale ma piacevole disposizione ad un interpretazione gioiosa della vita.
Si tratta dell’intervista ai due onorevoli rappresentanti del centro-sinistra pratese in Parlamento,dopo la sonora sconfitta elettorale. Riporto di seguito letteralmente,con telegrafici commenti,le risposte dei due intervistati,riservandomi una brevissima premessa e qualche valutazione finale.
Chiunque in questa città,particolarmente i destinatari di queste “riflessioni” ha potuto seguire da anni gli errori reiterati,le superbe ipocrisie individuali e di gruppo,le temerarie sordità con le quali i dirigenti del PD annunciavano con evidente certezza la scontata fatalità della disfatta. Con il viatico di questa elementare premessa,consideriamo insieme la deprimente,paradossale inappropriatezza delle dichiarazioni rese all’Unità dai due parlamentari.
Comincia l’onorevole Giacomelli:”da un anno sappiamo del malessere dei pratesi verso la Giunta”. Davvero?Solo da un anno? E prima,almeno per quattro anni andava tutto bene? Bah!
Afferma l’onorevole Lulli di rincalzo:”è una lezione che ci ha voluto dare la città. Il problema dell’immigrazione ha avuto un grande peso”. Finalmente! Un intelligente assiomatismo di cui si sentiva drammaticamente la mancanza ma che non estingue la nostra inquieta curiosità.
Ancora Lulli che dopo la non imprevedibile rovina elettorale interrompe silenzi siderali con quotidiane presenze mediatiche:”io questo dissenso verso la segreteria non lo vedo. Poi bisogna capire da chi arriva. Non mi risulta una massa montante contro la segreteria. Mi pare discutibile parlare di una base che contesta la segreteria”.E’ un terreno malsicuro e il “nostro” se ne rende conto e ripete il concetto come un ossessione. Questa volta però Lulli ha ragione. La massa non “monta” contro i vertici forse perché non ci sono né i vertici né la massa. Un fatto è certo:la giovanile segreteria del PD (dopo gli eccezionali risultati delle elezioni) è diffusamente criticata e censurata da iscritti e dirigenti non solo pratesi. Ma Lulli il dissenso non lo vede e non capisce “da chi arriva”. Ma dove vive da anni,nei fine settimane liberi dagli impegni parlamentari? Il timore è che arrivi all’improvviso uno tsunami e voi ancora lì,tutti i giorni con le stesse parole,diritti verso la fine.
Giacomelli,che ormai ha ridotto convenzionalmente il proprio orizzonte temporale ad un segmento di dodici mesi insiste:”già un anno fa (e dai!) quel famoso sondaggio del PD descriveva il malumore dei pratesi verso la giunta Romagnoli” Ma allora lo sapevate tutti! Sì tutti,ma non tutti insieme. Ognuno per conto proprio, come sempre.
Lulli ancora,con irrefrenabile stile lapalissiano non resiste e rilancia,ormai rapito dalle sue stesse parole:”tutto questo (la sconfitta) evoca una situazione in movimento che non è stata bene intercettata da noi”un critico meno forbito di me commenterebbe in modo più sbrigativo:Lulli ha scoperto l’acqua calda. Ipotesi avvalorata dalla successiva dichiarazione:”abbiamo cercato di trovare delle risposte che non sono state giudicate sufficienti”Il trionfo irritante dell’ovvietà! Ricordate:…cinque minuti prima di morire era ancora vivo …
Il gran finale spetta comunque a Lulli per i suoi caleidoscopici giudizi su Carlesi candidato.
Fa capire,l’onorevole,all’indomani dell’infausto responso che “insomma,questo candidato non è stato un granchè ma,insomma,lasciamo andare”
Ma si accorge di aver osato troppo e il 26 giugno informa La Nazione che”Carlesi non è responsabile della sconfitta” tutto finito? Neppure per sogno. Sentite cosa afferma in proposito nell’intervista del 25 Giugno :”è chiaro che non è stato un candidato molto azzeccato. Su questo non c’è ombra di dubbio. Tra il primo e il secondo turno ha perso quasi sette mila voti” Dopo un assoluzione per mancanza di prove una condanna circostanziata e senza appello. Poi,con fariseica incredibile benevolenza avvisa:”ora non bisogna buttare la croce su Carlesi,sarebbe una carognata che non mi appartiene” e tanto per coerenza qualche rigo sotto afferma perntoriamente:”i dati dicono che è mancato proprio il candidato sindaco”e maramaldeggiando conclude,all’unisono con l’onorevole Giacomelli,al più basso profilo possibile:”perché lui(Carlesi)poteva non essere candidato in quanto non aveva il numero delle firme necessarie per le primarie” E chiude con soddisfatta sicurezza:”anche questi sono fatti non invenzioni”. Santo cielo! Sembra lo spot artigianale di un azienda di vuotatura fosse biologiche.
Ecco due esponenti del PD pratese non onorevolmente sconfitti e tuttavia incapaci strutturalmente di una piccola,modesta,responsabile meditazione sul disastro elettorale nel loro collegio. Collegio dove vengono eletti e sul quale da decenni,”loro” esercitano in vari modi e in forme diverse un potere politico indiscusso e indiscutibile. Che non si può conservare con facili e scontati truismi di vecchia memoria. Non è più tempo cari amici. A noi ,gli indecisi di sinistra che anche questa volta hanno votato con molte riserve il PD la vostra sceneggiata c’è apparsa cinica e scostante. Un pessimo esempio per tutti ma specialmente per i giovani che volessero vivere una nuova stagione di passione politica.


Carlo Montaini

19 luglio 2009

NATALIA


Uccisa giornalista sequestrata a Grozny. Natalia Estemirova era sparita mercoledì mattina. Aveva vinto il premio intitolato ad Anna Politkovskaya


È stata trovata morta Natalia Estemirova, la giornalista e collaboratrice dell'ong Memorial, che era stata sequestrata mercoledì mattina a Grozny, in Cecenia. Il corpo della vittima è stato trovato alle 17.20 ora di Mosca (le 15.20 in Italia) in un bosco vicino al villaggio di Gazi-Ur, nei pressi di Nazran, lungo l'autostrada. Gli investigatori hanno constatato che la donna è stata uccisa con colpi d'arma da fuoco. La Estemirova, di cui da mercoledì mattina non si avevano più notizie, era una "veterana" della raccolta di materiali su rapimenti, scomparse ingiustificate, torture e uccisioni dopo lo scoppio della seconda guerra, quella voluta da Vladimir Putin nel 1999. Secondo un suo collega di Memorial, Aleksandr Cherkesov, Estmirova aveva di recente denunciato un’esecuzione arbitraria, cosa che aveva irritato molto le autorità locali filorusse.
AVEVA VINTO IL PREMIO INTITOLATO ALLA POLITKOVSKAYA - «L’Occidente non può e non deve voltare le spalle al popolo ceceno». Era stato questo l’appello che Natalya Estemirova, aveva lanciato a Londra quanto aveva ritirato il primo "Anna Politkovskaya Award" per le donne che si battono per il rispetto dei diritti umani in guerra. La giornalista aveva anche aggiunto di sperare che il premio risvegliasse le coscienze: «La Cecenia è parte dell’Europa, non potete dimenticarci ».

DEGRADO


FESTE ROSSE ED ANGELI NERI



La festa dei democratici a Narnali-Maliseti sta diventando, purtroppo, il simbolo più evidente del degrado sociale e politico della città. Dopo il ragazzo cinese accoltellato a morte anche ieri sera intorno agli stands dove una volta si affaccendavano militanti, cuoche, camerieri volontari intenti a sfornare pizze, paste asciutte, polenta fritta e polli arrosto sono dovuti intervenire i carabinieri del pronto intervento per sedare un'altra rissa giovanile.


Le famigliole tranquille che arrivavano alle Festa dell'Unità per una serata di fresco ed una cena a buon mercato hanno lasciato ormai il passo ad una fauna notturna poco raccomandabile che, dotata di rabbia, villenza, coltelli ed altre sostanze, prendono, di fatto, possesso della kermesse popolare della sinistra storica italiana.


Perduta ogni valenza politica (non risultano, tra l'altro, in programma, interventi di esponenti di rilevo del PD...) la festa dei democrats assume, anno dopo anno, il volto di un rave party qualsiasi. Chi ci va ci va come ad un qualsiasi raduno commerciale ed alimentare. Per riempirsi di birra od alcol a buon mercato (forse...) e per sfogare la propria insoddisfazione, il proprio mal di vivere, la propria depressione......


Punta d'iceberg di una società in rapido disfacimento morale e valoriale. D'una comunità senza identità, di persone ormai sempre più prive di qualsiasi collante civile, sociale, politico. In una parola di un degrado sempre più evidente della società pratese!

CAMPAGNOLO


Il sindaco riceve il nuovo console USA

Il sindaco Roberto Cenni ha ricevuto stamani, nel proprio ufficio in Palazzo comunale, il nuovo console Usa signora Mary Ellen Countryman. Il sindaco si è intrantenuto in un cordiale colloquio con la diplomatica statinitense, a cui ha spiegato la situazione che attraversa la città e l'interesse dell'Amministrazione a favorire una proficua collaborazione con gli Usa.
Da parte sua il neo console Mary Ellen Countryman ha espresso il proprio interesse e quello del suo Paese ad intessere rapporti con Prato.
(comune.prato.it)

Pd2


Morando: «A Napoli tesseramento drogato»

di Simone Collini


«Un tesseramento drogato». Il senatore del Pd Enrico Morando lo dice esplicitamente che non vuole passare «come quello che difende come buona cosa politica il tesseramento di Napoli». Però il commissario inviato da Veltroni a gennaio nel capoluogo campano difende «la regolarità formale delle iscrizioni, il rispetto delle norme».

Passi per l’elevato numero di iscritti, ma ora si scopre che in diversi comuni della provincia ci sono più tessere che voti al Pd: cosa intende fare?
«Già nei mesi scorsi siamo intervenuti in tutti casi in cui il numero degli iscritti è risultato superiore al 25% degli elettori delle politiche, per non parlare del tesseramento azzerato dove c’era il sospetto di infiltrazioni da parte di organizzazioni criminali, come a Torre Annunziata. Se dopo europee e provinciali emergono nuovi casi anomali, procederemo con le necessarie verifiche».

Per accertare cioè se sono state rispettate tutte le regole?
«Guardi, posso assicurare che non ci sono problemi di regolarità formale del tesseramento. È stata assolutamente garantita, tanto è vero che la federazione di Napoli io penso sarà l’unica che il 22 luglio manderà al centro del partito tutta la documentazione dell’anagrafe perfettamente compilata».

Però ammetterà che il caso-Napoli esiste.
«Esiste un problema politico, questo sì, ed è rappresentato dal fatto che a Napoli le diverse correnti organizzate all’interno del partito hanno usato il tesseramento come strumento di battaglia tra di loro, per competere in un puro disegno di potere. Questo è certamente un fenomeno negativo, che ha portato a gonfiare le adesioni. Però non parlerei di un caso-Napoli».

Perché no?
«Perché deve essere chiaro che quello che a Napoli ha determinato un eccesso del numero degli iscritti, in moltissime altre realtà lo stesso intento, cioè quello di mantenere il controllo del partito attraverso un accordo di tipo consociativo tra le diverse componenti, è stato perseguito e ottenuto con la tecnica opposta, cioè tenendo artatamente basso il numero degli iscritti. Questo è il punto su cui non si vuole riflettere, da parte di chi continua a fare polemica solo su Napoli».

E come si fa a tenere basso il numero degli iscritti?
«Basta far trovare i circoli chiusi, basta non dire con un manifesto alla popolazione venite ad iscrivervi, basta avere il telefono rosso per chiamare gli ex iscritti ai Ds e alla Margherita e mai per chiamare quelli che sono venuti a votare alle primarie del 14 ottobre 2007. Come si fa è notissimo, e infatti è stato diffusamente fatto».

A Napoli le risulta che i circoli siano aperti?
«Io l’ho detto chiaramente, non è possibile che in questi giorni in cui c’è attenzione sul Pd e ci sono persone che vorrebbero iscriversi, si trovino i circoli chiusi. Sia chiaro, se dovessi stare solo a quello che mi chiedono i capicorrente, il tesseramento a Napoli in questi giorni lo avrei considerato chiuso, perché le iscrizioni organizzate dalle correnti ci sono già state, non ci devono essere adesso. Ma io ho insistito molto per avere ancora i circoli aperti, con i manifesti che invitano ad iscriversi. Siccome è un diritto aderire fino al 21 luglio, va tutelato».

Lei sa quanti erano i tesserati prima del suo arrivo, a metà gennaio?
«Circa 60 mila».

E oggi, dopo sei mesi, sono 67 mila?
«Il tesseramento è stato fatto in pochi giorni tra settembre e dicembre, quando si è trattato di costituire i circoli ed eleggerne i gruppi dirigenti. Ma dietro i numeri c’è un lavoro che è stato fatto per garantire il rispetto della legalità. Al punto tale che i 67.947 sono iscritti che sono andati a prendere la tessera fisicamente nei circoli, l’hanno pagata, hanno firmato il modulo e il tagliandino con la firma sta alla direzione provinciale, e oggi c’è l’anagrafe completata con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono».

Però alcuni neanche hanno votato Pd, e allora forse non sbaglia chi parla di “infiltrati”, o no?
«Che in parte queste persone siano state organizzate dalle correnti interne per andare a prendere la tessera mi pare evidente».
(unità.it)

CONTROPELO


DESTRA (O SINISTRA)


Parafrasando una celebre battuta di Nanni Moretti qualche amico ci ha invitato a chiedere al nuovo sindaco di Prato ed alla sua nuova Giunta di "....dire qualcosa di destra, fare qualcosa di destra.....!!". Perchè, in effetti, c'è da essere quasi imbarazzati di fronte al consenso bipartisan che, per ora almeno, il nuovo governo cittadino sta ottenendo sul campo. A cominciare dagli inaspettati complimenti di storici dirigenti comunisti è tutto un fiorire, sulla stampa, nei vari blog, su facebook, di inaspettate dichiarazioni d'amore verso Cenni e la sua squadra.

Noi siamo personalmente convinti che, passata la cosiddetta luna di miele dei neoeletti e nominati, arriveranno anche i tempi delle critiche, velate, palesi, tranquille o feroci che siano!

Purtuttavia, lo ammettiamo, noi ci aspettavamo un sindaco ed una Giunta che avrebbe governato con tranquillità, assenza di rancori, cautela, sicurezza!

Su questo blog, non a caso e ben prima del risultato del ballottaggio, avevamo definito Roberto Cenni come il miglior sindaco di "sinistra" che la città avrebbe potuto avere in questa fase.

Ed, ancora una volta, perbacco, abbiamo fatto bingo!

WELBY


Al funerale ricordando Piergiorgio Welby - Lettera


• da La Repubblica del 14 luglio 2009, pag. 26


di Susy Dan

Sono stata ieri al funerale di una giovane donna, morta suicida. Era un funerale religioso. Non si sa se la defunta lo desiderasse, ma non posso non chiedermi perché, invece, a Piergiorgio Welby, che lo desiderava, esso sia stato negato. Evidentemente, chiedere di non essere costretti a vivere contro la propria volontà ed al prezzo di una sofferenza inumana, per la Chiesa cattolica è un peccato che meritava una punizione esemplare. L’ho trovata una decisione di inaudita crudeltà.

TESSERE


Dopo il no a Grillo il caso tessere gonfiate: Pd nel caos

di Emilia Patta

Archiviata con un sonoro «no» a colpi di articoli dello statuto la questione della candidatura del comico genovese Beppe Grillo alla guida del Pd (anche se lui giura che andrà avanti), in casa democratica scoppia la grana del tesseramento. Con l'accusa dell'outsider Ignazio Marino - terzo candidato dalla veste "laica" nella corsa tra l'attuale segretario Dario Franceschini (ex ppi) e lo sfidante Pierluigi Bersani (ex ds) - di numeri gonfiati a Napoli. Seimila tessere in un pomeriggio. «Tra qualche giorno a Napoli avremo più tesserati che elettori. Quantomeno bizzarro», ironizza Marino. Secca la replica di Bersani: «Fiducia totale nel lavoro di Enrico Morando (il commissario del partito a Napoli)».
Dalla confusione al caos, verrebbe da dire. Anche se in molti vedono nell'affaire Grillo un'occasione per rivitalizzare il dibattito politico e trovare finalmente, sia pure per antitesi, quell'identità precisa che finora al Pd è mancata. Resta l'impressione di un partito paralizzato nel dibattito precongressuale e lontano dall'essere una seria alternativa di governo proprio nel momento in cui il premier - scivolate nelle pagine interne dei giornali le notizie su festini privati ed escort varie - sembra godere di quello che è stato ribattezzato il novello spirito dell'Aquila. Alludendo naturalmente al soddisfacente esito del G-8 presieduto dal nostro Paese nella città abruzzese colpito dal terremoto.
Un dibattito precongressuale, quello del Pd, in cui si fatica per altro a trovare una netta linea divisoria tra i due candidati più forti. Se è chiaro chi appoggia Franceschini e chi Bersani, è meno chiaro quali siano le idee e le differenze tra i due su temi come welfare, pensioni e modello di sviluppo.
«Il partito democratico versa in una deriva confusa e inconcludente», chiosa il quotidiano dei vescovi l'Avvenire alludendo all'«opa» lanciata da Grillo sul partito. Il rischio è appunto questo: che la confusione prenda il sopravvento sui temi politici veri. Non a caso un vecchio popolare come Franco Marini si mostra preoccupato: «Il problema non è Grillo, che è un politico serio. Il suo è uno sberleffo, ci dà una scrollata. il problema vero è l'immagine rovinata del partito che mette il palio al "gratta e vinci" la carica di segretario».
(sole24ore.it)

JOHN


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RINFRESCHIAMOCI............

TG3


Rimozione dall'incarico del vaticanista del Tg3, Pannella: un episodio di malcostume anche istituzionale, forse senza precedenti nella storia pur così densa di scandalosi episodi del taleban vaticanismo italiota

• da una nota di agenzia letta a Radio Radicale

"Si tratta di un episodio di malcostume anche istituzionale, forse senza precedenti nella storia pur così densa di scandalosi episodi del taleban vaticanismo italiota". Così Marco Pannella commenta la decisione di rimuovere dal suo incarico, dopo le polemiche scoppiate ieri a causa di un servizio sul papa, il vaticanista del Tg3, Roberto Balducci. "Vorrei ricordare e sottolineare - premette il leader Radicale - che la prima bordata collotortista è venuta pubblicamente da un vicepresidente della commissione di Vigilanza, l'onorevole Giorgio Merlo, esponente e rappresentante del Partito democratico".
Pannella ricorda poi un altro episodio: "Qualche anno fa abbiamo avuto una reazione internazionale di stampo anche terroristico contro la pubblicazione di una vignetta satirica contro Maometto da parte fondamentalista islamica, che ebbe una risposta dura, responsabile, laica per senso dello Stato, dalla Danimarca". Quanto al servizio contestato, Pannella sostiene che "non si è trattato di altro che di un sorridente inciso di un correttissimo e serio servizio di Roberto Balducci, vaticanista del Tg3. Lo ripeto, un sorridente inciso, forse nemmeno di carattere ironico. Certamente non sarcastico". Il leader radicale aggiunge che "la reazione di questo altrove incredibile attacco 'democratico' alla libertà e alla responsabilità giornalistica e al carattere di servizio pubblico da parte della concessionaria Rai tv, troverà (me lo auguro, anche se non ne sono convinto) immediata ed adeguata risposta del noto 'Ordine dei giornalisti' e del sindacalismo del settore".
"Mi auguro comunque - conclude - che persino l'astante della Città del Vaticano si renda conto del nocumento che rischia di derivargli dalla purtroppo sin qui vittoriosa reazione incivile di devoti, che non è necessario credere si siano mossi su ispirazione vaticana".
(radicali.it)

martedì 14 luglio 2009

PALMA


Palma Bucarelli torna alla grande

• da “Il Foglio”

di Angiolo Bandinelli

Quel che prima mi ha attirato, nella bellissima mostra su Palma Bucarelli allestita dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, è stata la sequenza, sia pure sparsa qua e là, delle fotografie di questa eccezionale figura femminile, Sovrintendente della Galleria dal 1941 al 1975. Sono le immagini di una donna che sa di essere bella, anzi bellissima, ma aspira anche ad essere protagonista altera e autorevole, oltre che testimone, del suo tempo. Assai utilmente le mette insieme il CD distribuito alla stampa, altre ne troverete nel volumetto (reprint dell’originale del 1997) che ripropone il diario, anzi la “cronaca” di sei terribili mesi di guerra, quelli dal 21 marzo al 3 ottobre 1944: una scrittura di getto, non destinata alla pubblicazione, ma fascinosa e che raccomandiamo. Per Lorenzo Cantatore (in prefazione al diario, ma presente anche in catalogo Electa) Palma Bucarelli “ha incarnato il prototipo dell’attuale donna-manager”, però “nell’Italia grigia e codina dei ministeri democristiani”, poco interessati alle arti, men che mai all’arte moderna, e soprattutto “poco disinvolti sull’argomento ‘donne e potere’”. Scorrendo la biografia e

le foto giovanili della Bucarelli vien fatto di pensare che, alla fin fine, l’elegante ragazza dai magnetici occhi “azzurro-iceberg”, audace sportiva, assidua frequentatrice di salotti (anche quelli di Claretta Petacci) e di gallerie d’arte, circondata di uomini che in gara la corteggiano, fu interprete felice di certo femminismo borghese anni ’30 tra Moravia e Bassani, lontano sia dalla Giovane Italiana del canone fascista che dalla “Signorina Grandi Firme” di Boccasile e invece coltivato nei circoli dell’intellighenzia frondista, divisa tra l’ossequio (non sempre soltanto formale) al regime e una notevolissima libertà di idee e di giudizio. Così, un po’ stupisce leggere nel catalogo, rievocando la mostra sull’arte moderna italiana da lei messa miracolosamente in piedi nel dicembre 1944, che l’iniziativa si proponeva di “svecchiare l’ambiente artistico italiano” sottraendolo alle imposizioni del regime. Che ci furono, pesanti e pressanti, ma che non impedirono la nascita e il lavoro di artisti che hanno mantenuto anche dopo la caduta del fascismo la loro attualità e che la stessa Bucarelli apprezzò. Al centro della mostra campeggiava un capolavoro assoluto, il ritratto (1930) del Cardinal Decano di Scipione - il grande artista aveva esordito l’anno prima in una mostra organizzata da C.L. Bragaglia alla quale partecipava anche, mi permetto di ricordarlo, mio padre - a fianco di un Fausto Pirandello del 1928, un cardinale di Manzù del 1938, un Leoncillo del 1939, un Afro del 1941 e un Guttuso picassiano ed espressionista del 1943. La mostra fu avversata, non da residui del regime fascista ma su quotidiani come “La Voce Repubblicana” e “Ricostruzione”, organo del Partito della Democrazia del Lavoro.
Oggi, esaurite le comprensibili urgenze polemiche di quei tempi, si comincia ad aver chiaro che l’oscurantismo non era un retaggio, una imposizione esclusiva del fascismo-istituzione. I gusti artistici di Palma si formarono negli ultimi dieci anni del regime. Certamente furono i più duri e restrittivi, ma il giudizio va meglio calibrato. Piero Dorazio, citato in catalogo, ricorda lo stupore suo e dei suoi coetanei dinnanzi a una mostra di riproduzioni di opere “dagli Impressionisti a Chagall”, portate a Roma da Lionello Venturi nel 1946, di cui “nessuno aveva mai supposto l’esistenza”. Altri testimoni degli anni ’30, giovanissimi come Dorazio, ricordano che quei nomi (gli Impressionisti in particolare, ma anche i Mondrian, Matisse, Juan Gris etc.) erano familiari a un pubblico minimamente colto. E lo Argan che sostenne la giovane sovrintendente aveva avuto un ruolo attivo nelle dinamiche culturali fasciste assieme, peraltro, al grande Roberto Longhi. L’antifascista Lionello Venturi portò dall’America idee fresche e aggiornate, ma questo non basta a fare dell’Italia degli anni ‘30 un deserto di ignoranza e di passatismo. Palma Bucarelli era il frutto squisito di una cultura varia e attenta, infastidita dal regime ma anche abilissima a far filtrare, e persino imporre, prodotti dell’internazionalismo più vivace.
La mostra può offrire l’occasione per studiare anche i rapporti della Bucarelli con il mondo politico postbellico, un nodo essenziale per capire molte cose della storia moderna italiana. Potremmo (ri)scoprire, superando le semplificazioni di Mirella Serri, di Giordano Bruno Guerri, etc., che è dagli ambienti di provenienza fascista che nel dopoguerra fiorisce la modernità (si pensi, se non altro, al cinema). La DC si era attestata su posizioni decisamente passatiste e il mondo liberale, anche quello più aperto, rappresentato dal “Mondo” di Mario Pannunzio - che della Bucarelli fu personalmente amico - non era particolarmente entusiasta delle mode forestiere, pur non avversandole. Il referente “organico” della giovane sovrintendente fu dunque il PCI. Ed è una questione che ci porta ben al di là di certe semplificazioni per le quali il rapporto tra intellettuali allevati in pieno regime fascista e quel partito fu solo di volgare opportunismo. Questa è solo la fotografia, statica e inadeguata, di problemi storici assai più complessi. Come mai la “modernità” dovette passare per canali non certo naturalmente predisposti ad accoglierla? Come mai poté svilupparsi un equivoco teorico così clamoroso, fare del partito nato nelle fasce del realismo sovietico il difensore dell’avanguardia? Il mondo comunista recalcitrò anche, Togliatti imbastì polemiche feroci con gli adepti della modernità incalzante, Guttuso fece le barricate, ma poi fu d’uopo arrendersi di fronte a giovani comunisti pronti a difendere a spada tratta la Bucarelli, anche o soprattutto quando lei - che pure nel 1953 aveva portato Picasso alla GNAM - seppe guardare oltre l’”Ecole de Paris” con le sue filiazioni italiane e scommettere su New York.
Da allora l’audace sovrintendente fece della vecchia galleria di Valle Giulia centrata sull’ottocento la sua personale Bauhaus, inserendola in un circuito sconvolgente per le abitudini italiane, quello della globalizzazione mondiale dei linguaggi espressivi. L’attuale sovrintendente Maria Vittoria Marini Clarelli riferisce una sua vigorosa dichiarazione d’intenti del 1963: “Il museo non deve rinunciare al giudizio critico…il giudizio critico deve nascere dal museo…”. Con mezzi infinitamente inferiori la Bucarelli precorse e in qualche modo anche superò il Centre Pompidou, riuscendo a fiancheggiare il Guggenheim di New York o la fondazione veneziana di Peggy Guggenheim. E lo fece non con denaro privato, come poterono la Peggy o Ileana Castelli Sonnabend, ma nella qualità di funzionario dello Stato, con denaro pubblico. Una risultato straordinario, strappato dal suo decisionismo prorompente. Grazie a questa figura eccezionale, ai feroci dibattiti, ai violenti ostracismi, alle insidiose gelosie che le fecero aureola, l’Italia di quegli anni, Roma (quella della GNAM, ma non solo) e perfino la politica interloquivano nel dibattito culturale internazionale. Oggi?

ANICHINI

video

IL LATO CREATIVO DELLA PROTESTA NOGLOBAL

CAVALLI


MEZZI DI TRASPORTO DEMOCRATICI




"Il nostro partito non è un taxi", sostiene Fassino. Dopo che ieri Bersani aveva sostenuto che "Il PD non è un autobus". Ma, insomma, almeno si mettano d'accordo su quale veicolo devono guidare! Un treno, no! Di questi tempi è meglio non averci a che fare con ferrovie, locomotive, vagoni. Deragliano con troppa facilità. Ed il PD di tutto ha bisogno fuor che di deragliare....Un SUV, no! Troppo inquinante, troppo media borghesia, troppo invadente...Un'auto ecologica bitraente? Forse! Ma non si addice granchè ad un grande partito con grandi apparati e grandi aspettative di viaggio...Un camion, no! Troppo popolaresco, proletario, rozzo. Mal si attaglia ad un partito di franceschini, fassini, binetti, rutelli. Una Vespa, allora? No! Richiamerebbe troppo l'estrema vicinanza con il compagno Colaninno; sembrerebbe quasi che il PD avesse trovato lo sponsor ufficiale! Una vettura a cavalli! Ecco cosa fa per il PD. Un bel "legno", una "botticella", una "diligenza", un "fiacre". Non veloce ma sicuro; al momento giusto trasformabile in cabrio; comoda ma non troppo; ecologica quanto serve (viene alimentata a biada e fieno); in grado di penetrare tutte le zone (anche quelle vietate..) delle nostre città. Ecco il veicolo sul quale, al prossimo congresso s'intende, potrebbero concordare tutti i massimi dirigenti del PD. Da ottobre almeno su questo avrebbero trovato un punto d'accordo .........

FACCI


IL CAVALLO DI TROIA
di Filippo Facci


La candidatura di Beppe Grillo nel Partito democratico è come una sua battuta: se devi spiegarla c’è qualcosa che non va, e se la spiegazione dura più di tre secondi l’imbarazzo cresce, la faccenda si aggrava, si avvita: anche perché la battuta era chiarissima.
Che c’è da spiegare? C’è un comico sessantenne che ha modernizzato il qualunquismo e ha inaugurato l’antipolitica come mestiere redditizio: sicché da circa tre anni spara a palle incatenate contro il Pd accomunandolo al Popolo della libertà sostanzialmente in tutto (per gradire la profondità dell’analisi) e così riassumendo ciò che alcuni si ostinano a chiamare messaggio: «I partiti sono morti, abbiamo solo due comitati d’affari, il Pdl e il Pd-meno-elle. Il Pd non è mai nato. All’opposizione c’è Topo Gigio Veltroni, che non è nemmeno un politico: è scemo». Prima di Veltroni, l’altro vincente delle primarie, Romano Prodi, era stato definito «Alzheimer»; Franceschini, infine, se «Veltroni era il nulla, Franceschini è oltre». E queste sono solo battute, è vero: c’è mai stato altro?
Ecco perché si fatica anche a spiegarla, la faccenda della candidatura di Grillo: perché se il dibattito interno al Pd riesce a dilaniarsi anche su questo, se cioè riesce a dibattere per più di sette secondi persino attorno a una boutade che andava liquidata in sette-secondi-sette, be’, allora il dibattito non è più la ricerca di una prognosi, ma è la diagnosi, non è la cura, ma è la malattia. Dopo l’annuncio della candidatura grillesca, domenica, Piero Fassino era partito benissimo: «Grillo non si riconosce nel Pd, anzi lo attacca e lo sfregia. Non penso si possa accettare la sua iscrizione». E non c’era altro da dire, la questione era chiusa: spostati, ragazzone, scusaci, abbiamo dei problemi da grandi, se dobbiamo farci seppellire dalle risate abbiamo risorse interne, grazie, no, non ci servono né accendini né dvd. Era finita lì. E invece no: quasi ventiquattr’ore dopo Fassino era ancora lì, a Repubblica tv, a perdere tempo, spiegare, specificare, puntualizzare. Pacatamente. Ma perché? Che cosa si teme, che cosa si esorcizza? Che c’è da spiegare? Com’è possibile che per tutto il pomeriggio di ieri le agenzie sfornassero ancora commenti e dichiarazioni di una sinistra invischiata persino in una sciocchezza del genere?
Fosse per Grillo, e l’ha detto trecento volte, il partito erede di Gramsci andrebbe bruciato, spianato e cosparso di sale; tra primarie per tesserati e primarie aperte non è affatto impossibile che possa intrufolarsi congressualmente come un cavallo di Troia (resisti alla battuta, Beppe) per riversare masse di guastatori che il Pd probabilmente non l’hanno neppure mai votato: va da sé che l’unico ad applaudire sia Di Pietro.
Ovvio, perciò, che il timore sia sempre quello: che un Pd indeciso a tutto, in un momento oggettivamente difficile della sua storia politica, cerchi di attenuare ogni presa di posizione troppo esposta e dirompente. Non ci sarebbe niente di strano se la sinistra restasse divisa tra una parte più realista e governativa e una parte più utopica e di opposizione: ma i termini della spaccatura purtroppo non sono questi. A cannibalizzare ogni evoluzione, a rendere cioè complicato persino il liquidare uno come Beppe Grillo, c’è la controfaccia parlamentare ed extraparlamentare di Grillo stesso: lui, il nientologo urlante Antonio Di Pietro, un tizio secondo il quale di antiberlusconismo a sinistra ce n’è ancora e sempre troppo poco. Solo questo può spiegare come lo stesso Fassino, sempre ieri a Repubblica tv , abbia detto che le differenze tra il Partito democratico e l’Italia dei Valori «sono più di tono che di sostanza». Di tono: come a dire di decibel, al limite di lessico. E la sostanza in comune quale sarebbe? Dire che c’è una dittatura è solo un tono? Dire al mondo che non siamo una democrazia, durante il G8, è un tono? I sinceri democratici Grillo e Di Pietro, ieri, intanto, amoreggiavano e bestemmiavano contro il Pd come se niente fosse. Diceva Grillo: «Con Di Pietro potremmo allearci». Rispondeva Di Pietro: «Il programma di Grillo è molto più articolato di quello degli altri candidati del Pd». Fassino intanto parlava di toni e di sostanza.
Se è vero che un aneddoto val più di mille parole, ce n’è uno che pochi conoscono e che forse si presta. Walter Veltroni, durante le elezioni politiche del 2008, chiese all’alleato Di Pietro di non ricandidare nelle sue liste chi era rimasto fuori da quelle del Pd; il che era logico; Di Pietro invece chiese a Veltroni di non ricandidare nel Pd chi avesse già fatto tre legislature, come chiedevano i grillini e come l’amico Walter aveva in parte già fatto. L’accordo fu siglato. Veltroni non ricandidò per esempio Giovanni Paladini, Renato Cambursano e Giuseppe Giulietti: dopodiché Di Pietro andò da ciascuno di loro e gli offrì di candidarsi con l’Italia dei Valori. Diverranno suoi parlamentari e lui ridiscenderà nelle piazze a raccogliere firme contro i parlamentari con più di due legislature, insieme con Beppe Grillo. Sono ancora insieme. Il Pd intanto si dilania.
(giornale.it)

GARANZIE


LUCA BIANCHINI


Le notizie apparse ieri sulla storia del presunto stupratore romano e coordinatore di un circolo territoriale del Partito Democratico suggeriscono che l'unica strada possibile per ogni commento è: cautela e garantismo.

Che vengono indicati da diverse osservazioni. La prima delle quali è che il DNA di Bianchini, fino ad ora giudicato come UGUALE a quello rinvenuto sui luoghi delle violenze, è declassato a massimamente compatibile. Ovvero non è più UGUALE ma, nel migliore dei casi possibile, si avvicina di molto a quello dello stupratore. Certamente introducendo un elemento in più che induce a nutrire dubbi ed incertezze sull'esatta identificazione nell'impiegato romano iscritto al PD quale stupratore seriale.

I dubbi sono rafforzati dal setaccio al quale è stata sottoposta l'abitazione del Bianchini. E dalla platealità con la quale la Polizia inquirente, ovvero i magistrati che seguono l'inchiesta, hanno ritenuto di darvi pubblicità. Tutti i media sono stati inondati da foto e commenti sui ritrovamenti "sospetti" e fortemente "indiziari" effettuati nella casa del presunto colpevole. Ma se uno si sofferma a ragionare sulle "cose" ritrovate e mostrate largamente al pubblico ne può ricavare anche una risposta diversa. Sono quasi tutti oggetti facilmente rinvenibili anche nelle nostre case (compreso, purtroppo, il materiale porno......). E, proprio per questo, non possono, di per sè, assumere alcun carattere di prova decisiva!

Il che, ovviamente. non vuol dire che non esistano, agli atti degli inquirenti, altre prove, testimonianze, argomenti che permettano di ritenere il Bianchini l'autentico serial stupratore romano. Ma dovrà essere il processo a stabilirlo. Con tutte le garanzie che la procedura giudiziaria italiana, comunque, ancora prevede per tutti, colpevoli ed innocenti.

Per quanto ci riguarda noi ci iscriviamo, pertanto, al partito dei garantisti. Quelli che considerano innocente una persona fino a che una sentenza passata in giudicato non ne stabilisca la colpevolezza. E diffidiamo, ed invitiamo a diffidare, di tutti coloro che esprimono giudizi e convinzioni basandosi soltanto su quanto pubblicano (o non pubblicano...) i quotidiani ed i media.

Ed anche in ragione di questo atteggiamento giudichiamo improvvida la dichiarazione estemporanea, forse strumentalizzata, del senatore Marino che ha sollevato una sorta di questione morale sul fatto che il Bianchini sia stato nominato responsabile di un circolo del PD.

BEPPE


TESSERANDO


Ieri ad Arzachena, comune capoluogo della Costa Smeralda, sua residenza estiva, il genovese Beppe Grillo ha fatto richiesta di iscrizione al Partito Democratico. Ed il segretario del Circolo territoriale del PD l'ha accettata e con essa il pagamento di 16 euro.

Dopo di che ha dichiarato che, comunque, Grillo non potrà essere socio del Circolo sardo perchè lo statuto del partito prevede che ogni iscritto debba essere associato al circolo territoriale di residenza. Nel frattempo i candidati ufficiali Bersani e Marino hanno espresso la loro opinione: negativa quella di Bersani (il PD non è un autobus......), positiva quella di Marino.

Tuttavia le reazioni complessive dei vertici del PD sono assai contrarie all'ingresso del comico nel loro partito. E stanno studiano le successive contromosse. Perchè, in realtà, la domanda di iscrizione fatta da Grillo in Sardegna non può essere ignorato. Sarà trasmessa al competente circolo di Genova. Che potrà accettarla ovvero rifiutarla. Accampando qualche motivo più valido di quello messo in campo da Pierluigi Bersani. E, in caso negativo, restituendo i 16 euro a Grillo!

Pare che la segreteria nazionale del PD stia studiando la mossa decisiva per far recedere il genovese dal suo proposito! L'arma segreta e finale prescelta sarebbe quella di comunicare il raddoppio della tessera democrat: che costerebbe, da domani in avanti, non più 16 euro ma ben 32!!! Nelle stanze romane sono arciconvinti che di fronte a questa spesa Grillo sarebbe costretto a rinunciare. Liberando il PD da uno scomodo e mediatico ancorchè petulante concorrente-avversario.

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lunedì 13 luglio 2009

QUATTROGATTI

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Papa, gatti e Merlo.

Finalmente un giornalista RAI ha avuto il coraggio di dire quello che (quasi) tutti pensano: non se ne può più di sapere tutti i giorni cosa fa e cosa dice Benedetto XVI! Ed infatti le sue uscite sono sempre meno seguite. Se non ci fossero le televisioni (italiane) questo Papa non se lo filerebbe proprio nessuno. Ma, naturalmente, il direttore (lottizzato) del TG3 ha subito precisato (in ginocchio, magari....). Ed un Merlo del PD ha stigmatizzato.....l'anticlericalismo!!! W Roberto Balducci!!