sabato 1 agosto 2009

BERSANI


Caro Bersani, esistiamo anche noi
• da “Europa”
di Marco Pannella

Caro Bersani,
credo che tu ben sappia che da parte nostra e mia non esistano nei tuoi confronti pregiudizio o sentimenti negativi. In particolare durante la comune esperienza nel governo Prodi, dove sin dall’inizio ci trovammo molto vicini all’impegno che ti contraddistinse, impegno ciò malgrado, impantanatosi per strategie politiche "interne", per storie forse troppo oggettivamente diverse. Ma anche per altre purtroppo: "esterne", queste, al governo Prodi ma non all’area, né agli stessi Ds, o ai mitici "novatori" ex-Dc ed ex-Pci. Dopo di ciò costoro, nominati levatori, ostetrici, psichiatri infantili, custodi e tutori del neonato Pd, imposero una linea, per dirla tutta e senza malanimo, ferocemente quanto ottusamente antiradicale, fino a costringere (noi "prodiani" della Rosa nel pugno) a scelte che furono, per i socialisti tanto necessariamente ostili quanto avventurose, o per noi radicali tanto nobilmente e costosamente responsabili quanto oggettivamente mortificanti. Si corsero rischi letali (per fortuna in parte, si spera, superati) per lo stesso neonato, purtroppo, ancora alle europee, voi tutti e lo stesso Franceschini, avete scelto di allearvi con lo schieramento berlusconiano per salvare quel bipolarismo partitocratico (che è Regime di disordine costituito) dandogli l’estrema unzione antidemocratica di una legge-truffa, giungendo poi persino alla grottesca, incomprensibile, antipopolare scelta referendaria. Lasciamo aggiungere che non possiamo, onestamente, offendere tanti compagni del Pd, a cominciare dallo stesso "nostro" Romano, a D’Alema e Veltroni, Marini e Rutelli, Parisi fino al carissimo Marino, e a te, togliendovi la dignità di corresponsabili pieni di quel che di positivo e negativo sarebbe errato e ingiusto attribuire al solo Dario. Leggo la tua dichiarazione di ieri: «Voglio un partito le cui radici siano socialiste e cattolico-popolari», che anche sia (ma pensa un po’!) «democratico e liberale». Tu punti a: «alleanze larghe, democratiche e di progresso». «Cominciamo a costruire - poi precisi - una politica comune delle opposizioni». Ma quali opposizioni? Non Storace, ovviamente; ma parrebbe anche non Ferrero e dintorni. Potrebbe esserlo di buona parte di Sinistra e libertà. Quella radicale, naturalmente, non esiste, in quanto tale. Allora di chi si tratta?
Qui si torna ad un vecchio vizietto del Regime: basta escogitare una legge elettorale "giusta" e anche gli altrimenti perdenti pensano di farcela. Tu saresti, Pierluigi, da quel che se ne sa, non ostile al sistema elettorale "tedesco", dogma casiniano non sgradito alla Lega. Dario invece ha dichiarato di essere per il maggioritario, non esclusa per ora nessuna delle sue versioni: mattarelliana o francese. E anche quella anglosassone, americana? Riformiste, quelle, riformatrici queste. Glielo chiederemo, come anche a Ignazio, un po’ troppo laconico, per ora, in proposito. Così stante le cose, una strategia che potresti finire per scegliere potrebbe ben essere quella "antiberlusconiana". Certo nei tuoi toni: più moderata, civile, tollerante ma innanzitutto tale: antiberlusconiana. Quindi ottima per l`Idv e per un altro leader "delle opposizioni come l`ottimo Casini. Potrebbero essere coinvolti anche - perché no? - la Lega, vecchia "costola della sinistra". Tutta o in parte, già accadde. E quale interesse potrebbe avere Rutelli ad andarsene, con questo eventuale "nuovo conio` del Pd.
Ma torniamo alla tua dichiarazione. «Cattolico-popolari» affermi. Cioè? Se tu parlassi di "cattolico-liberali" c/o di "cattolico-conciliare` capirei un pd meglio. Posso osare una interpretazione, un sospetto, una malizia? Nella tua Bologna ex "roccaforte rossa" avete portato a sindaco, presidente della provincia, rettore della università tre possibili "cattolico-popolari", rispettivamente il sindaco professor Delbono la presidente della provincia Draghetti, il magnifico rettore Dionigi. Di che render vincente, sullo sfondo la regia del cardinal Caffarra, che di tutto potrà essere accusato, ma non certo di appartenere alla teologia della liberazione o alle correnti dei credenti conciliari o dei cattolici-liberali.
«Cominciamo a costruire una politica comune delle opposizioni», proclami. Ma se, intanto, si cominciasse a costruire la politica comune del Pd? E se intanto spendessi un po’ del tuo tempo, marginale, per dialogare, riflettere e far riflettere noi radicali in quanto tali?
Qualche volta, forse, sarebbe opportuno e conveniente ascoltarci, e farti ascoltare, più direttamente. lo, come forse ricordi, ti... estorsi una promessa di farti vivo con me, se lo avessi solo ritenuto non inutile; nel dicembre 2007! A volte, sai, può non essere inutile contare perfino su di noi, in quanto Radicali. Come quando, con la Rosa nel pugno, determinammol’esito delle elezioni del 2006: quando l’Unione, che aveva riscosso un milione di voti meno dello schieramento berlusconiano, grazie al milione di voti della Rnp (fra i quali almeno 350.000 tolti al centrodestra) fummo determinanti per battere i "capaci davvero, ma davvero, di tutto" e conseguire l’obiettivo di portare al governo i "buoni quasi a niente"! Non ci fu perdonato: sarà che i (sospetti) creditori spesso sono insopportabili, a volte da eliminare; tanto quanto si ha invece cura della buona salute dei debitori! Termino con una domanda la cui risposta ti e vi solleciterei, da subito. L’Istituto Cattaneo ha scoperto che alle europee in 9 città capoluogo di provincia su 10 prese in considerazione, le liste Bonino-Pannella con una durissima campagna anti-regime per la riforma e l’alternativa liberale, democratica, e antipartitocratica, laica hanno riscosso maggiore apporto di voti da elettori del centrodestra che da quelli del centrosinistra. Del che vado, e andiamo, particolarmente grati e fieri. Nessuno, ma proprio nessuno, ha mostrato di ritenere meritevole di una, sia pur minima, riflessione o commento questo fatto. Tu? Voi?

venerdì 31 luglio 2009

CARCERI


CENTRO STORICO


Per il combinato disposto delle proteste montanti dei commercianti (del centro storico...), delle prese di posizione politiche contrarie, del senso del ....ridicolo, è stata ritirata (ovvero è abortita prima di essere scritta..) l'ordinanza sindacale con la quale si disponeva la "requisizione" del parcheggio di Piazza delle Carceri a favore delle auto dei signori consiglieri comunali impegnati nella partecipazione al terzo consiglio del dopo elezioni.

L'estemporanea decisione dell'ordinanza, forse suggerita dal presidente stesso del consiglio mosso dalla preoccupazione di non far perdere momenti preziosi ai suoi presieduti, non deve, a nostro avviso, far riflettere sul fatto che tenere un parcheggio pubblico (o riservato, poco importa...) in Piazza delle Carceri è un insulto alla bellezza ed all'intelligenza.

La nostra Piazza delle Carceri, con i due gioielli che la caratterizzano, Castello federiciano e basilica del Sangallo, è un monumento nazionale d'arte ed architettura che deve essere davvero salvaguardato e riqualificato. Piazza delle Carceri è la nostra piazza dei "miracoli".Non si può davvero continuare a considerarla come una (piccola) porta d'accesso al centro storico. Piazza delle Carceri è il Centro Storico. Occorre lavorare, pertanto, nell'interesse di tutta la città, per impedire che la piazza continui ad essereun capolinea dei bus, un parcheggio pubblico e, spesso,un parcheggio selvaggio, degradato e degradante. E che i suoi eccezionali monumenti restino in secondo piano rispetto alle file di lamiere e gomme che gli circondano.

RU486


La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano
Via libera a maggioranza dall'Agenzia del farmacoalla commercializzazione della pillola abortiva

Il ginecologo Silvio Viale mostra una confezione di Ru486 (Emmevi) ROMA - La Ru486 arriva in Italia. Dopo una riunione durata più di quattro ore, è arrivato giovedì in tarda serata il via libera a maggioranza (quattro contro uno) dall'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse altre Nazioni. Nel Cda dell'Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha spiegato l'assessore Bissoni, c'è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all'utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco - ha aggiunto - entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l'uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell'aborto chirurgico, ha concluso l'assessore.
LA CONDANNA DEL VATICANO - Ancora prima che l'Aifa si pronunciasse, il Vaticano era tornato all'attacco contro la pillola abortiva. L'Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione - secondo il sottosegretario, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486. Sulla sicurezza della pillola, dunque, "persistono molte ombre"», ha scritto il quotidiano vaticano. È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico. «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo». «Rimango allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero - ha aggiunto - che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale».
«L'AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE» - La pillola«ha effetto abortivo, quindi valgono - prosegue Sgreccia - tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre - prosegue il vescovo - si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna».
«SULL'AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE» - Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».
(corriere.it)

giovedì 30 luglio 2009

OPPOSIZIONE


IDEE GRANDI


Neanche martedì sera al Circolo Favini della Chiesanuova, a 100 metri dal più grande cimitero cittadino, il PD è riuscito a sciogliere il nodo del nuovo segretario. Sciolto,invece, il "nodino" Squittieri,le cui dimissioni vengono accolte. I democrats vengono, per adesso, commissariati dal segretario regionale Manciulli, l'uomo dei sondaggi, fino al rientro dalle ferie.

Così a Prato la nuova maggioranza guidata da Roberto Cenni è senza alcun riferimento d'opposizione.

Ecco allora che a qualcuno del PdL è venuta in mente una grande idea: se la sinistra non è in grado di offrirci uno scampolo d'opposizione e di contrapposizione dobbiamo fare da soli.

Ed hanno cominciato dal Consiglio Provinciale. Dove un colpo di mano del gruppo PdL ha scippato a Francesco Querci dell'UdC la presidenza della commissione consiliare di controllo! E costringendo l'alleato cattolico a dichiarare la fine della sua collaborazione con il partito di Berlusconi.

Anche in Comune pare che si sia scelta questa stessa strada. Far finta che non esista una coalizione elettorale che ha contribuito al successo del PdL e di Roberto Cenni e annullare ogni articolazione ed ogni altra idea in una specie di bicolore cenniano e berlusconiano.

Non sappiamo se lo sgarbo provinciale antiUDC avrà ripercussioni in Comune (dove i casiniani sono rappresentati dall'ex Forza Italia Roberto Caverni....) ma certo la polemica tra le forze minori è già molto vivace. Nei confronti di Cenni (sordo a qualsiasi richiesta di incontro o di spiegazione politica...) ed anche nel PdL che come partito di maggioranza relativa dovrebbe sentire il dovere di tenere unita politicamente la larga coalizione premiata dal voto dei pratesi.

E certo non paiono aver contribuito a rasserenare gli animi le prime mosse del sindaco: dalla riconferma del Presidente del Museo Pecci agli assestamenti iniziali della macchina comunale.

Se la politica non riprenderà il sopravvento non è difficile prevedere un settembre mica tanto tranquillo. Della serie come costruirsi in casa una qualche opposizione che possa sostituire quella ufficiale ma,per il momento, in vacanza .....

SCIASCIATE


Bordin e il suo contesto
• da Il Foglio del 29 luglio 2009, pag. 3

Radio radicale dedica molta attenzione a Ignazio Marino, il che è del tutto comprensibile, e lo fa talora con uno stile un po’ tifoso, che peraltro corrisponde alla tradizione partigiana che caratterizza da sempre questa emittente battagliera. A proposito dei documenti pubblicati dal Foglio sulla risoluzione del rapporto professionale del clinico con l’Università di Pittsburgh, Radio radicale ha una posizione esplicitamente "innocentista", del tutto legittima ovviamente, ma scivola in sgradevoli insinuazioni quando mette, in contraddizione la pubblicazione di quei documenti con la tradizione garantisca che riconosce al nostro giornale. Massimo Bordin, in una lunga trasmissione messa in onda lunedì sera, sostiene che l’errore del Foglio è stato quello di pubblicare il documento senza "contestualizzarlo", secondo una tradizione un po’ tartufesca per la quale il contesto serve a cancellare il testo. La "campagna di stampa ingaggiata dal Foglio", come viene definita per cinque o sei volte la pubblicazione di documenti da parte del Foglio, viene poi sottoposta al giudizio "imparziale" di medici dirigenti della Cgil, che la giudicano, quando va bene, "vergognosa". La tesi della contestualizzazione, rigirata in molti modi, consiste nella denuncia di una situazione confusa e inquinata della sanità siciliana alla quale Marino si sarebbe ribellato, dopo averla combattuta eroicamente, rassegnando alla fine le dimissioni. Marino stesso, per la verità, all’epoca dichiarò che le ragioni erano invece personali e l’accordo alla reciproca riservatezza, controfirmato con il datore di lavoro, è illuminante in questo senso. Secondo Bordin, omettendo di "contestualizzare", cioè dì infilare una vicenda specifica nel tritacarne della retorica antimafia, avremmo commesso una volontaria violazione dei principi del garantismo, che poi i suoi intervistati si sono prodigati a collegare a una presunta volontà di interferenza malevola nelle vicende del Partito democratico. La passione di Bordin continua a piacerci, la manipolazione un po’ meno.

mercoledì 29 luglio 2009

SPIANOCASA


Intervista ad Aldo Loris Rossi: quel grande bluff del piano casa
• da Liberal del 28 luglio 2009, pag. 6

di Francesco Pacifico

«Piano casa? Non esiste alcun piano casa. Ci sono soltanto una leggina regionale in base alla quale si dovrebbero decidere gli aumenti di cubatura e un inutile intervento di edilizia popolare». A differenza dei suoi colleghi, l’architetto Aldo Loris Rossi non vede nel piano casa tanto decantato da Berlusconi i presupposti di una nuova cementificazione. «Gli speculatori sono già all’opera. Il problema, casomai, sarebbe facilitare la rottamazione e la ricostruzione delle nostre orrende periferie post belliche». Invece non si farà nulla. Per questo il docente di progettazione architettonica della Federico Il di Napoli si batte con i Radicali, Italia nostra, il comitato difesa ecologica della magistratura, l’Istituto italiano di studi filosofici e l’associazione di palazzo Marigliano per un intervento più omogeneo.
E i 100mila alloggi popolari annunciati dal governo?
Nel decreto 112 del 25 giugno del 2008 si prevedeva una città per ognuna delle cento province. Siamo passati dall’astronomica cifra di 350mila alloggi a 100mila. Da cento città a, se tutto va bene, cento quartieri...
L’aumento delle cubature?
Parliamo di una leggina, delle quale si sono perse le tracce, che prende le mosse da un disegno di legge del Veneto per promuovere le tecniche di bioedilizia e l’utilizzo di energie alternative? E che a questo, senza capirne il perché, lega l’aumento delle volumetrie? Se questo è il piano casa...
Servono tante case?
Nel 1945, per 45 milioni di abitanti, esistevano 35 milioni di vani residenziali. Di questi ne sono rimasti 30 milioni, accanto ai quali ne sono stati costruiti altri 90 milioni. Il che significa che abbiamo 60 milioni di abitanti 120 milioni di che l’Italia è sovraurbanizzata.
L’edilizia popolare è un calmiere degli affitti.
In parte è vero, ma segnalo che ci sono 20 milioni di vani vuoti, non occupati. C’è uno spreco spaventoso di alloggi che causa una distruzione continua del suolo. Se si vuole mettere ordine in questo caos, fine a questo scempio, destiniamo metà del finanziamento alla riqualificazione dell’esistente: rottamare la spazzatura edilizia delle periferie e le costruzioni antisismiche.
Fa allarmismo?
Si fa finta di non vedere che su 90 milioni di vani di edilizia postbellica, circa 40 non sono antisismici. All’Aquila, guarda caso, sono caduti proprio i palazzi non a norma. È una responsabilità grandissima che si porta appresso la politica.
Sarà un fallimento?
Sì, perché i piani di edilizia popolare sono stati utili soltanto a creare obbrobri. Perché gli imprenditori non ci guadagnano. E a loro va bene la deregulation. Prenda Roma: stanno costruendo dal centro fino a Fiumicino, massacrando il territorio per 23 chilometri, senza che ci sia un masterplan. Mentre tra Parigi e Le Havre, in 180 chilometri d’intervento, stanno programmando questo riordino con piani territoriali, dove le case si alternano a zone verdi.
Che fare?
Intanto partire dalla fiscalità: cedolare secca per gli affitti, nuovi valori catastali e oneri di urbanizzazione in modo da utilizzare i venti milioni di vani sfitti e non distruggere le aree agricole. Ogni anno ne vengono distrutti 190 chilometri.
Questo, per iniziare.
Serve un piano unico, nel quale comprendere la riqualificazione dell’esistente e la costruzione di nuove realtà abitative. Non è più tollerabile la confusione che si crea con due piani. Ci vorrebbero degli urbanisti che si siedono a un tavolo e sbrogliano la matassa, che li unifichino. Non certo giuristi che non hanno alcune esperienze di città.
Il colpevole è Ghedini.
Niccolò Ghedini sarà anche un buon giurista, ma non può trasformare in piano casa una leggina regionale per incentivare gli impianti fotovoltaici. Non ci capisce di urbanistica.
Risultato?
Se sarà sbloccata, avremo una leggina dagli effetti limitati. E non poteva diversamente visto che l’aumento volumetrico del 20 per cento non si può certamente applicare ai centri storici, alle aree sotto vincolo paesaggistico - si pensi che succederebbe a Capri o a Portofino o a quelle sismiche o ad alta densità di popolazione. Vincoli necessari, ma che per non depotenziare la legge sono stati rimandati alle Regioni.
Ci salvino i governatori.
Ogni Regione ha fatto la sua modulazione ai paletti e sta farneticando su estensioni e deroghe. Con il risultato che questo caos mette soltanto le basi per l’ennesimo saccheggio.
Cosa suggerisce?
Di fare una legge nazionale sul governo del territorio. L’Italia non ce l’ha, vale ancora quella del ‘42 del periodo fascista. In Parlamento ci saranno almeno 6 o 7 proposte diverse, tutte chiaramente affossate.
Perché?
I costruttori, che sono potentissimi, non la vogliono. Preferiscono la deregulation. Certe vergogne in Europa soltanto noi le tolleriamo.
Fatta la legge?
Si deve riqualificare l’esistente. L’unione internazionale degli architetti, alla quale aderiscono i professionisti di 120 Paesi, nel 2008 lanciò un manifesto per trasformare le periferie dormitorio, che sono prive di servizi e attività in ecotown. Città da ricostruire in simbiosi con la natura, alimentate da energie rinnovabili, inserendo quelle strutture sociali e produttive che oggi mancano.
Perché oggi manca un Antonio Cederna o un Bruno Zevi che abbia l’autorevolezza per denunciare quanto sta avvenendo?
Perché al saccheggio partecipa anche la mia categoria. Purtroppo noi architetti non siamo riusciti a far comprendere che soltanto per la pianificazione passa la salvezza della civiltà contemporanea.

FANTASMI


BAMBINI PRATESI


Abbagliato, forse, dalla campagna nazionale della Repubblica anche il presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri si è lanciato nel grido "al lupo, al lupo" per mettere in "guardia" i cittadini dalla "vergogna" che sarebbe contenuta nelle nuove norme nazionali per la sicurezza.

Ovvero l'impossibilità per i cittadini extracomunitari irregolari di iscrivere allo stato civile i neonati. Che si è rivelata l'ennesima bufala di certa opposizione sempre alla ricerca di quel qualcosa in più di "scandaloso" e "vergognoso" con l'obbiettivo di mettere in difficoltà il governo nazionale. Ma uscendone, quasi sempre, con le ossa rotte poichè la verità è di segno opposto a quella immaginata e fornita ai propri lettori e sostenitori. Anche nel caso specifico Roma e Maroni indicano, spiazzando la nascente campagna sui bimbi-fantasma, che le nuove norme sulla sicurezza non cambiano assolutamente niente per quanto riguarda la possibilità di registrazione, allo stato civile, dei neonati da extracomunitari senza permesso di soggiorno.

Che non saranno iscritti all'anagrafe, così come in passato, solo perchè i genitori non ne hanno titolo in quanto presenti irregolarmente nel territorio dello Stato.

Questo continuo inciampare in campagne, subito abortite, peraltro, di grida e vergogne, consentono, intanto, al Governo di continuare a fare schifezze come il cosiddetto Piano Casa, senza che dalle vestali dell'ortodossia della sinistra e dai civici intellettuali, venga un minimo accenno di critica seria. Anzi quelle proposte urbanisticamente devastanti vengono fatte proprie dalle regioni, anche di sinistra, per soddisfare, sempre di più, gli appetiti insaziabili dei grandi elettori di presidenti e consiglieri che sono annidati nei CdA delle grandi imprese edili ed immobiliari, regionali e nazionali. Intanto, al popolino, vengono indicati come atti ripugnanti delle vere e proprie bufale anche mal pensate e costruite.

martedì 28 luglio 2009

CIVILE


Clandestina? Non puoi essere madre
Tra le novità della legge Maroni che entrerà in vigore l'8 agosto c'è l'obbligo di mostrare il documento di soggiorno per compiere gli atti di Stato civile. Ossia per contrarre matrimonio, registrare la nascita di un bambino e denunciare il decesso. Di chi saranno figli i bambini che nasceranno se nessuno potrà registrarli? L'allarme della prefettura di Prato
di Ilenia Reali

PRATO. Gli stranieri dovranno mostrare il permesso di soggiorno per ogni atto di stato civile. Una frase persa nei meandri del “pacchetto sicurezza”, quello che prevede l’arresto per i clandestini, più poteri ai vigili urbani, più competenze a sindaci e prefetti. Il quinto provvedimento del pacchetto entrerà in vigore l’8 agosto ed è qui che questa frase, apparentemente innocua, è contenuta e rischia di creare un putiferio. Gli atti di stato civile sono matrimonio, registrazione di morte e registrazione delle nascite. Se i clandestini non si potranno sposare nessuno alza la mano, ma se il babbo o la mamma non potranno riconoscere il proprio figlio, beh, allora è un caso. A Prato dove, solo nei primi mesi del 2009, sono nati 412 bambini figli di genitori senza il permesso di soggiorno, è un problema non secondario.A lanciare l’allarme sull’impossibilità per i genitori clandestini di riconoscere i propri figli al momento della nascita è stato Giovanni Daveti, il funzionario responsabile per gli affari che riguardano la comunità cinese per la prefettura di Prato. “Nel pacchetto sicurezza – ha detto Daveti – è inserita una norma che obbliga i clandestini a mostrare il permesso di soggiorno negli atti di Stato civile. Attualmente non abbiamo alcuna circolare che ci spieghi come comportarci nel dettaglio: dall’8 agosto, quando entrerà in vigore la legge, quindi noi avremo neonati che non potranno essere riconosciuti dai genitori, se entrambi clandestini. L’unica via praticabile sembra quella di affidarli ai servizi sociali. Solo nei primi sei mesi del 2009 a Prato sono nati 412 bambini in questa condizione”. Ottenere il permesso di soggiorno temporaneo per le donne in stato di gravidanza sarà molto più difficile. “Fino ad oggi – spiega Daveti - infatti una donna andava dal medico e si faceva fare un certificato dove si diceva che aspettava un bambino. Questo consentiva di avere un permesso di soggiorno in genere di 6 mesi. Oggi con i medici che possono denunciare i clandestini questa prassi sarà molto più difficile. Per le donne sarà un rischio troppo alto”.
Cosa accadrà dall'8 agosto? Di chi saranno figli i bambini che nasceranno se nessuno potrà registrarli? E soprattutto che giri di illegalità apriranno? Cosa accadrà a quei bambini sembra che nessuno, in assenza di circolari che spieghino meglio quella norma, possa dirlo. E’ probabile che in assenza di un genitore che li possa riconoscere verranno affidati ai servizi sociali che vedranno arrivarsi sulla testa un bel numero di bebè, per lo Stato italiano piccoli fantasmi, da accudire. E’ probabile anche che tante mamme scapperanno dagli ospedali quando capiranno di non avere via d’u scita. Con rischi enormi per la loro salute e quella dei propri figli.E poi accadranno cose che, per chi conosce Prato, sono scritte. La malavita cinese non si farà scappare quello che si preannuncia come un autentico business. Cosa si può fare se i genitori non possono riconoscere un figlio? Affidarsi a terzi con il permesso di soggiorno in regola. Ed ecco che il problema da sociale diventa di competenza della Procura. Ci saranno persone che si faranno pagare per registrare i bambini. E non solo. Sarà vanificato tutto il lavoro per garantire l’assistenza sanitaria anche alle comunità straniere. Il reparto di maternità dell’ospedale di Prato da simbolo dell’i ntegrazione diventerà un luogo da cui fuggire. E allora via a cliniche private, a parti accanto alle macchine da cucire, a medici improvvisati. E sarà, in via generale, più facile far diventare un bambino figlio di genitori non veri. Senza adozione, affido o procedimenti legali. Sarà sufficiente andare in ospedale con una clandestina e far riconoscere il figlio a un padre - finto - che si prende il neonato e ne fa ciò che vuole: lo porta a casa dove una moglie desiderosa di essere mamma l’aspetta, lo vende a chi un figlio non può averlo. E al peggio non c’è mai fine.Un bel pasticcio. Lontano dalle “misure per rendere più sicura la vita dei cittadini” con cui il governo ha presentato il pacchetto sicurezza all’Italia. Ma del resto, la lingua italiana è chiara, i clandestini non sono cittadini. (repubblica.it)

CAPOLINEA


SINISTRA IN LIBERTA'


Pare davvero essere arrivato, con largo anticipo, al capolinea anche il "progetto" politico di Sinistra e Libertà. L'improvvisata ed improvvida coalizione elettorale che alle europee ha visto insieme, nel vano tentativo di raggiungere lo sbarramento del 4%, socialisti, verdi, sinistra democratica e vendoliani.

In effetti quel che sta succedendo al Consiglio della Regione Toscana, di cui è presidente il segretario nazionale dei socialisti, Riccardo Nencini, dovrebbe siglare la fine di SeL.

La regione Toscanacon il voto di PD, PDL e, udite udite,del PS, sta per varare (domani, forse...) la nuova legge regionale toscana. Che prevede, riudite riudite, uno sbarramento al 4% per tutti i partiti (in coalizione o no..) e la non reintroduzione (forse) del voto di preferenza, cavallo di battaglia degli stessi socialisti da almeno due anni! La proposta elaborata dalla Commissione presieduta dall'ex sindaco di Prato Fabrizio Mattei riduce a 55 (al posto degli attuali 65..) i consiglieri toscani. E prevede anche il famigerato listino regionale che eleggerà, senza alcuna preferenza, una serie di personaggi politici della (delle) coalizioni. In quello del PD state pur certi che vi saranno anche i compagni socialisti Riccardi Nencini e PierAldo Ciucchi.

Naturalmente la proposta di ferro elaborata dalla commissione ha mandato su tutte le furie i compagni di viaggio, fin qui almeno, dei socialisti: Verdi, Sinistra Democratica e vendoliani,infatti, erano tutti schierati per una soglia di sbarramento del 3 percento. Insieme all'UDC che si batte anche per la reintroduzione delle preferenze. Una proposta di introduzione dei collegi uninominali è stata, ovviamente scartata.

La nuova posizione dei socialisti toscani, detentori della segreteria del PS, avrà l'effetto probabile di mandare in frantumi qualsiasi ipotesi di lista alla sinistra del PD toscano. Nencini, infatti, rifarà da cavalier servente del PD anche alle elezioni del 2010. Adesso, verosimilmente, sono da attendere le mosse dei Verdi e delle altre formazioni di sinistra che, anche a livello nazionale, saranno costretti a rivedere, in frettama, speriamo, non in furia le loro strategie per le regionali dell'anno prossimo.

CAPOLINEA

SINISTRA IN LIBERTA'

SINDACO


SURPLACE


Nell'intervista concessa l'altro giorno al Corriere Fiorentino il sindaco Roberto Cenni tratteggia, con qualche nota in più del solito, l'atteggiamento con il quale intende far fronte ai suoi primi 100 giorni di governo. Che, finora, si sono caratterizzati per una scrupolosa cautela sia nelle dichiarazioni che negli interventi effettuati. A cominciare dalla composizione della giunta e dalla nomina dei propri consiglieri Cenni si è mosso in linea con le sue promesse elettorali: ovvero senza badare troppo alle posizioni politiche dei personaggi ai quali, via via, chiedeva di dare un contributo positivo nel nuovo assetto della città.

Ed anche nell'intervista al Corriere Roberto Cenni conferma, accentuandola, questa sua personale impostazione. Che il quotidiano fiorentino titola "rivoluzione soft".

Il sindaco pare adesso alle prese con l'ascolto, l'interpretazione e la reazione della cosiddetta "macchina comunale". Ovvero di quel complesso "politico-amministrativo" che tiene in mano, anche adesso, la cloche dell'aereo sul quale si è imbarcata la nuova giunta ed il nuovo sindaco cittadino. La "macchina" è, naturalmente, permeata ed assuefatta ai 63 anni di regime della sinistra dalla quale proviene. Il 90 per cento delle donne e degli uomini che la compongono erano, e restano, largamente omogenei alla sinistra ed al PD in particolare. E tutta la dirigenza apicale è ovviamente derivata da personale amministrativo (e politico..) della sinistra e del PD (in tutte le sue correnti e sottocorrenti). E tutti abituati, ovviamente, a tenersi buono il padrone (assessore) di turno, anche se, di fatto, resta a loro la vera guida amministrativa dei vari settori ed assessorati. Roberto Cenni, dunque, si trova in una fase delicata. Non può procedere con lo spoil system anglosassone (anche per mancanza assoluta di scelte...) e non sa se fidarsi o meno dei vecchi dirigenti e della vecchia macchina. Sarà cominciato, certamente, il vecchio ed italiota gioco delle blandizie. Dirigenti che dichiarano fedeltà ed amore verso la nuova amministrazione per ingraziarsi i nuovi "padroni" e restare nelle posizioni che hanno occupato da tempo ovvero per cercare nuove occasioni di più importanti carriere.

E fa bene, dunque, il sindaco ad andarci con i piedi di piombo nelle decisioni che possono sconvolgere l'assetto della decisiva "macchina". Cenni promette di voler studiare ancora per un paio di mesi il motore dell'aereo sul quale viaggia per prendere poi posizioni ponderate e misurate.

Nel frattempo qualche decisione, comunque, Roberto Cenni comincia a formularla: così ha deciso, ad esempio, la riconferma del presidente del Museo Pecci e, parallelamente, il congelamento di molte altre posizioni sia all'interno della macchina comunale sia nel mondo delle aziende comunali o partecipate dal comune.

Assistiamo, pertanto, ad una specie di surplace dove il corridore in testa scruta i suoi competitori. Che sembra una tattica ottima, sia per il ciclismo su pista che per la politica. Pare ovvio, però, che dovrà esserci (in autunno?.....benissimo ottobre...) lo scatto di reni che anche nella politica e nell'amministrazione dovrà per forza di cose far parte del repertorio del sindaco.

lunedì 27 luglio 2009

SINISTRI


ALDO MILONE


Non è il primo (e non sarà probabilmente l'ultimo....) assessore a ricevere segni di minaccia o intimidazione. Anche Stefano Ciuoffo, allora assessore all'urbanistica, ricevette sinistri avvertimenti. Ma quello pervenuto all'assessore comunale alla sicurezza è sicuramente più inquietante e raggelante. La sigla che firma il messaggio minaccioso (Brigate Rosse) può essere frutto del delirio personale di qualche mitomane. Eppure ha il potere di evocare stagioni di morte, attentati, gambizzazioni, agguati, rapimenti che ci illudevamo di avere elaborato ed esorcizzato. Evidentemente non è così. In qualche angolo della nostra comunità resiste questa mitologia guerresca ed assassina di chi crede di poter risolvere i problemi o le contraddizioni della società impugnando una pistola, un mitra, una bomba.

E che arma la mano, per ora solo di una penna, per fortuna, di soggetti che si ritengono portatori degli interessi e dei valori delle classi subalterne. E di poterne guidare, con l'azione esemplare edil bersaglio speciale, la riscossa. Ideologia malata, figlia di cervelli bacati, ma che, specialmente in questi tempi di crisi economica e sociale, possono risultare sirene lusinghiere per alcuni disperati che ritengono di sostituire al dibattito delle idee, alla lotta aperta e nonviolenta contro una società nella quale non si riconoscono, la forza e la violenza dei gesti e delle armi. Un bruttissimo segnale di mezz'estate. Che deve farci tenere le antenne ben dritte. Ad Aldo Milone la nostra più completa solidarietà.

domenica 26 luglio 2009

CENNI


AD EFFETTO


Cominciano ad intravedersi i primissimi interventi della nuova era Cenni al Comune di Prato.

La prima mossa è l'arrivo, in autunno, di 50 soldati da adibire in servizi di pubblica sicurezza ovvero in sostituzione di forze dell'ordine adesso impiegate in compiti di vigilanza.

La seconda mossa è l'annunciata intenzione di cominciare a porre in essere misure di contrasto al degrado del Centro Storico cittadino che comportano anche il divieto d'apertura di nuovi fast food, kebabberie, internet point, money trasnfer. Ovvero di tutti quei negozietti che, non si sa come, portano con sè la caratteristica di conferire degrado al pezzo di strada dove vengono, comunque, aperti.

La terza mossa di Cenni e della sua giunta è stata quella di confermare alla presidenza del Museo Pecci l'attuale presidente Valdemaro Beccaglia.

Discontinuità e continuità sembrano dunque caratterizzare i primi atti della nuova amministrazione pratese. Se l'arrivo dei militari a Prato è l'immediato pagamento di una cambiale elettorale giacchè la misura era stata largamente promessa, l'attenzione alla qualità degli esercizi commerciali nel centro storico può considerarsi come l'inizio di una vera e propria battaglia per restituire decoro e valore alla porzione più pregiata della città.

La conferma di Beccaglia al Pecci, presidente ereditato dalla precedente amministrazione, ribadisce come Roberto Cenni voglia operare anche nei gangli più delicati del sottogoverno.

Cautela, tatto, trasversalità. Non è detto che tutto quanto fatto dai vecchi governanti sia da buttare. Evidentemente, per Cenni, Beccaglia ha diretto in maniera corretta l'istituzione di Viale della Repubblica tanto da meritarsi la fiducia anche del nuovo sindaco.

Niente di male. D'altra parte Roberto Cenni aveva dichiarato ampiamente, già in campagna elettorale, di volersi muovere senza alcuna visione ideologica della politica cittadina.

Come sosteneva Deng Tsiao Ping non importa che il gatto sia rosso o nero, l'importante è che acchiappi i topi.

Naturalmente questo modo d'agire del nuovo sindaco è altamente facilitato da un fatto: nessuno dei signori che sta nelle presidenze della aziende comunali, o partecipate dal Comune, ha rassegnato le proprie dimissioni.. Con l'unica eccezione del sig. Massimo Calissi da quella del Centro di Scienze Naturali.

Ma, per il resto, tutti paiono avere la poltrona incorporata e, a cominciare dall'ottimo Benigni, non pare abbiano intenzione di mollare le loro posizioni per favorire un corretto spoil system.

Che, ovviamente, dovrebbe essere praticato dalla nuova amministrazione. Con tutte le cautele del caso ma, almeno a nostro parere, i nuovi dirigenti delle aziende di servizio dovranno essere pèoliticamente omogenei alla nuova Giunta ed al nuovo sindaco. Per chiarezza e per responsabilità. E per onestà nei confronti dei cittadini. Ai quali si è promesso anche un deciso percorso di rinnovamento di idee ed uomini e che, anche per questo, ha fatto pendere la bilancia dei consensi nei confronti della coalizione di Roberto Cenni.

A questi stessi cittadini sarebbe davvero difficile dimostrare che si vuole amministrare in modo nuovo e diverso ed avere alla testa degli enti più rilevanti della città ...gli stessi uomini che c'erano e comandavano prima di Cenni.