sabato 22 agosto 2009

GARANTE


Carceri. Poretti e Perduca: Regione Toscana istituisca urgentemente garante detenuti
Firenze, 21 agosto 2009
• Dichiarazione dei sen. Donatella Poretti e Marco Perduca, Radicali - Pd

Ci complimentiamo col senatore Salvo Fleres (PdL), garante regionale per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti della Sicilia, che all'interno del suo ufficio ha istituito uno sportello per ricevere segnalazioni sulle condizioni igienico-sanitarie degli istituti di pena e sull'inadeguatezza degli spazi previsti dalle leggi. E cogliamo l'occasione per lanciare un appello al Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, affinché s'adopri per l'istituzione di un Garante per tutti gli istituti penitenziari della regione Toscana. La situazione gravissima delle carceri toscane, che abbiamo rilevato nei giorni scorsi con diverse visite ispettive, necessita di massima attenzione anche da parte delle istituzioni locali, sia per quanto riguarda le opportunita' lavorative per i detenuti, sia per un piu' generale monitoraggio del rispetto delle leggi e del diritto internazionale da parte delle nostre istituzioni. Vista la positiva esperienza del Comune di Firenze con il Garante comunale Franco Corleone, si potrebbe utilizzarla come modello per tutta la regione. Ma occorre agire urgentemente, la campagna elettorale regionale e' alle porte e le priorita' diverranno a breve sicuramente altre.

ZAR


CHE STILE!

A poco meno di un mese dall'apertura della mostra "Lo Stile dello Zar" ci sentiamo autorizzati a prevedere, confidando di essere smentiti dai fatti, che l'evento principale dell'autunno pratese sarà un flop!

O almeno questo è quello che avvertiamo ed annusiamo in giro. L'evento non "monta"; l'attesa non "quaglia". Manca l'attenzione della stampa (nazionale). Manca l'interesse dei critici. E manca anche l'interesse degli specialisti. Non c'è attenzione da parte dei cittadini!

I motivi di questi "disinteressi" sono molteplici. Ad iniziare dal fatto che "Lo stile della zar" non ha intrinseco appeal. Manca, alla mostra, quel "fenomeno", opera d'arte o altro, capace di attirare l'attenzione. D'altra parte "Lo stile dello zar" è stata costruita come mostra "eclettica": non è una mostra di pittura (ma ci saranno anche quadri...); non è mostra di oggetti (ma ci saranno anche molti materiali...); non è mostra di tessuti (ma ci saranno anche tessuti...).

Ma, almeno per noi, il motivo di vero disinteresse per i pratesi è la mancanza di qualsivoglia legame tra la città e questa esposizione. Se si esclude la parola "tessuto" niente lega gli oggetti che verranno mostrati a Prato. Se non il ritorno di una tela del Cigoli raffigurante la circoncisione di Gesù Cristo che era stata dipinta per la nostra Chiesa di San Francesco e finita, duecento anni orsono, nella collezione dell'Hermitage di San Pietroburgo. Ma, si sa, il Cigoli non è Raffaello e non è in grado di accendere nè l'entusiasmo dei cittadini nè l'attenzione della critica.

La mostra è il frutto probabilmente di un'abile condotta dell'agenzia che l'ha organizzata e proposta in giro per l'Italia. Trovando ascolto a Prato negli uffici della Provincia.

Noi riteniamo che la mostra fosse molto più adatta, ad esempio, per Lucca o per Venezia.

Molti dei ricchi tessuti in seta o broccato risultano in effetti prodotti in quelle città. Che avevano, peraltro, grandi legami, anche di carattere istituzionale, con la Russia zarista.

Prato, peraltro, non ha mai avuto tali legami. Ovviamente non a livello istituzionale ma neppure, purtroppo, a livello commerciale ovvero industriale.

Per questi specifici motivi "Lo stile dello Zar" appare davvero paracadutato per caso nella nostra città.

Le ingenti risorse che molte istituzioni pubbliche e private hanno investito in questo avvenimento rischiano di essere vanificate dall'ascolto che la mostra potrà avere. Gli organizzatori prevedono una presenza di circa 30.000 persone nel periodo 18 settembre - 10 gennaio. Ovvero una media di 350/400 visite al giorno. Che sarebbe un bellissimo risultato, per Prato, ma pochi per una mostra di livello internazionale. Temiamo, peraltro, che difficilmente potranno essere raggiunte.

I nuovi amministratori della città paiono essere anch'essi poco convinti della bontà complessiva dello "Stile dello Zar". Tant'è che si comincia a parlare di una nuova mostra, per i primi mesi del 2010, con le opere dei Lippi. Veri rappresentanti della nostra città nel campo dell'arte e reduci da un intenso successo nelle sale del Lussemburgo a Parigi. Se poi a qualcuno venisse in mente anche di cominciare a sfruttare i capolavori straordinari rinvenuti nella città etrusca di Gonfienti e, per adesso, sottochiave a Firenze, si potrebbe cominciare davvero ad intravedere uno specifico percorso artistico capace di valorizzare le peculiarità non comuni del nostro territorio anche sotto questo punto di vista.



COLD

E' L'ORA!...O NO?

venerdì 21 agosto 2009

HOT

CALIFORNICATION

*stampa.it*

AFGHANISTAN

VINCINO
(foglio.it)

ANDALI


LIAISONS DANGEREUSES?

COMUNICATO STAMPA

CALABRIA CONNECTION

Il 29 luglio scorso la Solgenera SpA, società del Consiag costituita un anno fa, ha comunicato di avere iniziato i lavori per la realizzazione di una industria eolica, 18 torri del vento, in Calabria, nel territorio dei Comuni di Andali, Belcastro e Petronà, sulla presila catanzarese.
Per questo intervento Solgenera ha acquisito il 90% della società Andali Energia srl, titolare di un progetto ad hoc autorizzato pochi giorni prima dalla Regione Calabria.
Solgenera ha speso la non modica cifra di 11.340.000 euro per rilevare
la società calabrese!
La Andali Energia srl, 100.000 euro di capitale, costituita pressappoco negli stessi giorni in cui veniva fondata a Prato Solgenera, ha già attirato l'attenzione della stampa calabrese.
Il 14 luglio scorso, proprio mentre la Regione autorizzava il progetto della Andali Energia, il PM di Crotone, Pierpaolo Bruni, disponeva un decreto di perquisizione a carico di sedici persone in merito alle procedure ed alle "mazzette" che avrebbero dato il via alla costruzione delle centrali a turbogas nei Comuni di Scandale e Rizziconi. Tra gli indagati dal PM vi sono l'ex presidente della
Calabria Giuseppe Chiaravalloti, Giuseppe Galati, ex sottosegretario
al ministero delle attività produttive e l'ex ministro dell'ambiente
Pecoraro Scanio. La società che gestisce i due impianti a turbogas ha
acquistato i certificati "verdi", obbligatori a norma del cd. Decreto
Bersani n. 79 del 1999, proprio dalla Andali Energia srl. La società
ha avuto come proprio amministratore unico dal maggio 2008, data di
costituzione, fino a febbraio 2009, l'ing. Francesco De Nisi. Il
quale, oltre ad avere progettato l'insediamento eolico in questione, è anche
personaggio politico di spicco della Provincia di Vibo Valentia. Oltre
ad essere sindaco del Comune di Filadelfia è, da poco, anche il
Presidente della stessa Provincia. De Nisi appartiene al Partito
Democratico, proveniendo dalla Margherita.
De Nisi era finito sotto i riflettori quando la Digos di Cosenza, su invito della Procura della Repubblica di Paola, aveva acquisito negli uffici
regionali delle Attività Produttive un cospicuo numero di concessioni
rilasciate o negate dalla Regione per la costruzione di impianti
eolici. Una quarantina di pratiche sarebbero state progettate dallo
stesso ing. Francesco De Nisi.
La Andali srl apparteneva a due società: la
Energia-Progetti-Costruzioni (EPC) srl per il 65% (conserva adesso il
10%) e la Istifid Spa. La EPC ha lo stesso amministratore della Andali
srl e nel CdA pare interessato anche il senatore del PdL Vincenzo
Speziali, ingegnere proprietario dello "Speziali Group", holding con
interessi che spaziano dall'edilizia all'energia. Nella medesima
società compaiono anche due soci che di cognome fanno De Nisi, Maurizio e Luisa. Un groviglio di aziende, nomi ed interessi, anche
politici, che ha attirato l'attenzione dei giornalisti calabresi.
Per quanto riguarda il CONSIAG sottolineiamo anche quella che ci pare
proprio una bizzarria. Nel luglio 2008 Consiag ha costituito una
società, Fonteolica, che ha come proprio core business, proprio le
attività nel campo dell'energia eolica.
Mentre, come d'altra parte sottolinea il nome stesso, Solgenera
avrebbe dovuto occuparsi principalmente di energia fotovoltaica o
solare. Ma se Solgenera si occupa, indifferentemente di solare ed
eolico, che necessità c'era di costituire, successivamente, una
società ad hoc per lo sfruttamento del vento?
A complicare ancora di più le cose risulta che l'Amministratore
Delegato della Fonteolica, Renzo Puccetti, sia diventato, dal
22.05.2009, anche Amministratore Delegato di Solgenera!
Società che, nel frattempo, ha costituito altre due partecipate:
Solgeneradue srl, con sede a Brindisi e Solgeneratre srl, con sede a
Floridia, in provincia di Siracusa. Tutte e due le società hanno come
amministratore il Sig. Puccetti Renzo.

Potrebbe risultare assai interessante conoscere dai dirigenti della
più grande azienda pubblica pratese cosa ne pensano di tutta questa
complicata ed intricata vicenda.

Associazione Radicale Liber@MentePrato
Il Segretario
Vittorio Giugni

BLUES

CONTRO LA CALURA!

SOLLICCIANO


CRONACA NERA


La situazione è abbastanza tranquilla rispetto a ieri l'altro notte, quando c'ero andata con Lensi e Perduca. Quella sera, 6 agenti erano finiti in infermeria perché intossicati dal fumo dei materassi di gommapiuma a cui i detenuti avevano dato fuoco.
Prima di entrare ci hanno fatto firmare un foglio (a me e a Lensi) dove dovevamo dichiarare di "Non svolgere l'attività di giornalista". Non immaginatevi il carcere come un luogo dove c'è guerra continua fra detenuti e secondini. A causa del sovraffollamento e della protesta in corso, c'è una certa solidarietà perché gli agenti sanno che trarranno vantaggio anche loro dalla protesta dei detenuti. Uno mi ha detto che quasi quasi si metteva a battere anche lui sulle sbarre!
Sono in corso una serie di incontri per decidere le modalità della protesta (sì battitura delle sbarre, no fuoco etc.) e gli agenti responsabilizzano molto i detenuti verso gli impegni presi. I detenuti dal canto loro chiedono di poter perlomeno parlare con gli altri detenuti perché se no come fanno a convincerli ad accettare gli accordi?
Ci sono in servizio solo 190 guardie per quasi 1000 detenuti. Quello che ci ha portato a fare il giro aveva lavorato ieri dalle 8.00 alle 24.00 e oggi avrebbe fatto lo stesso. Stanotte aveva controllato 850 detenuti da solo!
Siccome la struttura è stata pensata per 400 detenuti, ce ne sono più del doppio in ogni cella. E le celle sono stanzette con letti a castello (da tre!) da ambo i lati e cesso in vista, grate alle finestre e porta fatta di sbarre con un buco, da cui immagino passi il cibo, ma che viene usato dai detenuti per infilarci la testa e vedere qualcosa di più. In quelle celle ci stano 4 o 6 persone per 20 ore al giorno. Ma quello che mi ha fatto più impressione sono i "passeggi": orridi cortili di cemento, con mura altissime da tutte le parti tranne sul soffitto e in cui i detenuti fanno l'ora d'aria dalle 9.00 alle 11.00 e dalle 13.00 alle 15.00. Fitti come acciughe anche lì, e sotto il sale di questi giorni infuocati (oggi c'erano 40 gradi a Firenze).
Il cibo viene fatto in una cucina pensata per 400 persone, quindi la pasta viene cotta in vari turni e quando hanno finito di cuocerla, la prima è già "fredda" (mi pare incredibile che qualcosa possa freddarsi là dentro...).
In cucina lavorano gli ergastolani e i condannti a pene lunghe. Per il Ramadan non cucinano la sera, ma fanno un turno speciale di consegna dei pasti.
La direzione cerca di far lavorare i detenuti, ma è sorto un problema con il codice fiscale, problema di cui Donatella era già a conoscenza e che ora ci hanno spiegato.
In sintesi, i detenuti stranieri non hanno il codice fiscale e fino a un anno fa venivano fatti lavorare lo stesso e poi quando veniva loro dato un codice fiscale questo veniva allegato alla loro pratica. Siccome è stata introdotta la "contabilità in diretta" questo non è più possibile.
Ora stanno pensando a creare dei "codici fiscali provvisori" come pare facciano già a Prato.
Piccole vessazioni burocratiche in questo clima di "tolleranza zero" verso gli stranieri.
Ci hanno fatto visitare la terza sezione, quella più "facinorosa". Lì abbiamo visto le docce: squallidi cubicoli di cemento che non sembravano molto puliti. In questa sezione sono state bruciate suppellettili e rotte plafoniere e si intravedevano i segni lasciati dal fuoco. L'agente
che ci accompagnava era molto spaventato dal fuoco per i rischi che comporta, anche di responsabilità per gli agenti ("se un agente insperto usa un estintore senza aver prima fatto evacuare la cella, rischia che un asmatico muoia e poi viene imputato di omicidio colposo").

Ho parlato con alcuni detenuti (non nella terza sezione però): ognuno ti racconta la sua storia e alla fine non capisci più nulla e non ti ricordi più nulla. Uno si era fatto 39 anni di galera e aspettava di farne altri 16 per chiedere i primi benefici di semilibertà. Un altro mi ha detto "Io posso anche vivere in 4 metri quadri, ma devo poter almeno andare in palestra o a giocare a calcetto, altrimenti non ce la faccio".
Gli agenti non possono portarli in palestra (che è chiusa da un anno) perché sono troppo pochi. Li portano solo al campo sportivo, che potrebbe essere usato di più se ci fossero abbastanza agenti. E il bello è che non è che non ci siano questi agenti. A Sollicciano ne sono stati assunti 600, ma solo 190 ci lavorano effettivamente. Gli altri sono "distaccati"... a controllare qualche villa o a fare qualche scorta... Gli agenti aspettano con terrore l'arrivo dei "clandestini". Ierinotte ne hanno portati i primi 6... Si stima che in Italia ci siano 500.000 "clandestini" che possono potenzialmente finire in carcere... Intanto, ci ha detto il solito agente, stanno per arrivare i cosiddetti "stagionali", cioè senzatetto che si fanno condannare al carcere per qualche mese d'inverno in modo da star al caldo...

Valentina Piattelli

Presidente associazione radicale "Andrea Tamburi"

giovedì 20 agosto 2009

EOLICO


Lettera a Zaia L’energia eolica uccide la natura
di Vittorio Sgarbi

Arrivato in Sicilia, mi sembrò, più che altrove (ma lo si può dire anche del Piemonte e della Toscana) evidente il nesso fra cultura e agricoltura. Istituii così un assessorato competente. Intorno a questo tema centrale, con ottimi risultati, e con una vera impresa rivoluzionaria nella salvaguardia delle tradizioni, si era mosso Carlo Petrini. Il suo sforzo straordinario ha rappresentato l’unico vero progresso nella tutela del patrimonio culturale negli ultimi vent’anni. Ora, in Sicilia, la situazione è molto peggiorata, e lo stato di emergenza paragonabile a quello di un dopo terremoto. Le grandi difficoltà che attraversa l’agricoltura impongono misure eccezionali di cui non può non essere consapevole il ministro Zaia. Il quale, nonostante la sua visione politica, ha mostrato, in diverse occasioni, particolare attenzione per i problemi siciliani. Anche in questo si vede la delicatezza della situazione e, nonostante gli sforzi in anni lontani, la gestione del patrimonio artistico e la gestione ambientale (nonostante un ministro siciliano) non sembrano riguardare il governo nazionale, in virtù dello Statuto speciale della Sicilia. Così non esistono direttive né del ministro per i Beni culturali né del ministro per l’Ambiente per impedire lo scempio delle pale eoliche in alcuni dei luoghi più belli del Meridione d’Italia e in particolare per la Sicilia nelle province di Catania, Trapani e Agrigento. Ora la questione dell’energia pulita interferisce con l’agricoltura, con la natura e con il paesaggio. Per questo, nonostante la materia interdisciplinare, vista la disattenzione dei ministeri competenti, mi sembra necessario rivolgermi al ministro Zaia. La sua attenzione finora è stata rivolta prevalentemente al comparto del vino la cui produzione in Sicilia, nonostante la qualità, non ha ancora trovato gli sbocchi sul mercato di altre regioni come la Toscana e il Piemonte. È probabile che questo si debba a un difetto di organizzazione per evidente disparità di confezione e produzione di alcune aziende più attente alla comunicazione di altre. Resta che tra le zone di maggiore intensità di produzione vinicola c’è proprio l’area del Trapanese tra Marsala, Mazara del Vallo e Salemi. La crisi che attraversa l’agricoltura si estende, però, anche alla produzione di arance, se possibile ancora più unica di quella del vino. Gli interventi europei degli ultimi anni hanno creato forti ambiguità all’insegna di quella «diversificazione delle attività agricole» indicata nei Por. Così viste le difficoltà dei produttori di vino, arance e olio, improvvisamente su terreni incontaminati da secoli si sono viste sorgere le immonde pale eoliche riunite nella beffarda denominazione di «parchi» sui quali in molte occasioni, e con crescente preoccupazione, abbiamo denunciato la speculazione fino al coinvolgimento di una mafia non più contadina ma industriale. Il gratificante riferimento alla energia pulita è sembrato un comodo alibi per ottenere quegli ingenti incentivi europei che hanno portato allo sconvolgimento del paesaggio di Sicilia. Nessuno infatti avrebbe investito in una attività più improduttiva di quella agricola (gran parte delle pale sono scandalosamente ferme, senza nessuna verifica o controllo) senza le sovrabbondanti risorse europee di gran lunga più cospicue dell’investimento privato. Così si sono arricchite, con sistemi mafiosi, aziende italiane e soprattutto europee. Ma così si è sconvolto il territorio e stravolta l’attività agricola. Il contadino preferisce affittare il suo terreno ai produttori di energia alternativa piuttosto che continuare a coltivarlo con viti, ulivi e aranci. E questo è il punto sul quale il ministero dell’Agricoltura deve intervenire, non con semplici incentivi, ma con l’esaltazione delle coltivazioni siciliane. Chi arrivava a Catania, sino a qualche anno fa, si immergeva in terreni coltivati con arance rosse, di specialissima peculiarità e sulle quali non è stata fatta la promozione che in qualche misura, in passato, attraverso la catena «Esselunga» è stata fatta con le arance di Ribera. La difficoltà di promozione di questo straordinario prodotto che si coltiva nelle province di Catania e Siracusa, scoraggia gli agricoltori e li minaccia di una miseria da cui è consentita la fuga soltanto «diversificando», appunto le attività agricole. Così, dopo i parchi eolici si cominciano a vedere intorno a Ragusa altri orrori: impianti fotovoltaici con le strutture portanti come alberi in quantità straordinaria ravvicinati per sostenere, all’altezza di circa due metri e mezzo, pannelli neri. Per queste coltivazioni si sono abbattuti chilometri di muretti a secco come si vede bene in località Mendolilli vicino a Ragusa. Questi impianti, in tutto simili a cimiteri, così come i parchi eolici stravolgono il volto di campi e colline, con l’abbandono delle coltivazioni tradizionali per queste installazioni su terreni desertificati. Il paesaggio siciliano sia nelle aree archeologiche, sia in quelle agricole, sia in quelle più remote di pura natura, era, ed in parte è ancora, un paesaggio atemporale, lentamente e parzialmente trasformato dall’uomo. E chi arriva in Sicilia quel paesaggio cerca e spera ancora di trovare. Intanto Carlo Petrini affida quattro importanti consigli a Zaia e Tremonti. Primo: «Riducete drasticamente le procedure burocratiche che costringono migliaia di contadini a passare più tempo per accudire a una modulistica obsoleta e inutile rispetto alla produzione dei terreni o all’allevamento animale». Secondo: «Lavorate perché le banche aprano conti agevolati ai giovani che non abbiano l’assillo dei primi anni di lavoro». Terzo: «Mobilitate il sistema universitario perché si metta al servizio dell’agricoltura di piccola scala e non solo dell’agroindustria». Quarto: «Mercati di contadini in ogni città d’Italia». Sono suggerimenti importanti ma sembrano non considerare il rischio della «diversificazione delle attività agricole» così evidente in Sicilia per l’eccesso di finanziamenti europei. Un altro paradosso. Per quello che mi riguarda chiederò al ministro Zaia e all’assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia Cimino di sostenere una straordinaria campagna di promozione fuori di Sicilia e in tutta Europa, dei prodotti siciliani per evidenziarne la singolarità e la peculiarità, dal Marsala allo Zibibbo, dal Passito di Pantelleria ai rossi della Sicilia orientale e ai bianchi dell’area di Alcamo e Salemi, sino ai prodotti anche più fragili e minacciati come le arance rosse altrimenti denominate tarocco, sanguinello, moro. Non tutelare come patrimonio dell’umanità la coltivazione agricola vuol dire, come si è visto, anche sconvolgere il paesaggio e la natura e perdere l’occasione storica di salvare la memoria del mondo contadino, in modo attivo, produttivo e non folcloristico. Più campi coltivati dai contadini e meno musei della civiltà contadina. I Beni culturali non sono fossili di un tempo perduto ma una civiltà che non muore e che non disperde le sue tradizioni. L’orrore del cimitero fotovoltaico di Mendolilli e di altri annunciati è come un campo di concentramento rispetto ai campi coltivati abbandonati per ignoranza e avidità. (giornale.it)

POSALAQUAGLIA


TESTIMONI OCULARI


La nuova procedura per la registrazione delle nascite nell'Ospedale di Prato quando la partoriente sia priva di documenti o non sia residente, prevede, d'accordo la ASL ed il Comune, che i dati siano controfirmati da due testimoni che dichiarino di conoscere personalmente l'identità della madre.

Questa procedura, peraltro largamente in uso nella burocrazia pubblica italiana, ha attirato gli strali dell'esponente di Legambiente Massimo Calissi.

Che vi intravede una insopportabile persecuzione delle persone povere e straniere, magari senza permesso di soggiorno. Ed un brusco abbandono della "storica" accoglienza pratese.

E, con estrema generosità, si offre per essere convocato, alla bisogna, quale uno dei due testimoni necessari.

Anche nel solco di una italica tradizione che dei "testimoni oculari" ha fatto un cult.

Ricordiamo perfettamente, ad esempio, che in un mitico film degli anni cinquanta, Totò e Peppino De Filippo, interpretavano gli altrettanto mitici cugini Posalaquaglia. Che di mestiere, per l'appunto, facevano proprio i "testimoni oculari" a disposizione di chiunque avesse bisogno dei loro servigi nelle sale delle Preture.

E, naturalmente, finivano immancabilmente per mettersi nei guai con la Giustizia. Come quando nello stesso processo erano a disposizione come "testimoni" di tutte e due le parti, accusa e difesa.

Creando meravigliosi quiproquo che facevano ridere di crepapelle gli spettatori d'allora (ma anche di oggi....).

Posalaquaglia Calissi, con spirito di solidarietà indubbiamente rimarchevole, esprime la volontà di portare sollievo ai deboli ed agli indifesi. E di questo gli va reso merito.

Purtroppo per lui, però, temiamo che lo slancio che lo anima sia male indirizzato.

La procedura pratese, infatti, oltre a non essere lesiva di alcun interesse della madre partoriente senza documenti o non residente in città, serve per assicurare la certezza dell'identità del nato. Al quale, con serietà, viene attribuito da subito un nome sicuro ed un'altrettanta sicura maternità e paternità. Evitando, o minimizzando al massimo, il fenomeno dei cosiddetti "bimbi fantasma" ovvero commerci poco commendevoli intorno ad essi. Cosicchè sarà bene che Posalaquaglia Calissi eserciti la sua missione di testimone solo e soltanto quando sarà stracerto dell'identità della madre (e del padre). Perchè, altrimenti, ancorchè involontariamente, si potrebbe rendere colpevole e/o complice di eventuali reati, di sicura rilevanza penale.

SHOPPER


INQUINAMENTO: MILIONI BUSTE PLASTICA, OCEANI A RISCHIO


Si apre un nuovo fronte nell'emergenza inquinamento: i rifiuti di plastica (centinaia di milioni di tonnellate) finiti a galleggiare o in fondo agli oceani in tutto il mondo, che rilasciano sostanze tossiche in grado di danneggiare seriamente la vita in fondo al mare. E' l'allarme lanciato da uno studio giapponese condotto alla Nihon University a Chiba, che per la prima volta associa le buste di plastica non solo al rischio di soffocamento per gli animali che le ingeriscono, ma anche alla possibilita' concreta del lento rilascio di sostanze tossiche in mare. La situazione e' drammatica: le buste di plastica galleggianti negli oceani formano ormai vere e proprie "isole". Nel Pacifico e' stato scoperto un agglomerato di plastica galleggiante in un'area grande il doppio dell'intera superficie del Texas, rifiuti galleggianti in balia delle correnti marine che, secondo l'autore dello studio Katsuhiko Saido, si degradano in tempi relativamente brevi. Gli scienziati hanno scoperto che quando la plastica si decompone nel mare emette una serie di sostanze chimiche, come il bisfenolo A e sostanze a base di polistirolo (PS), che non si trovano naturalmente. In particolare il bisfenolo A e' gia' noto per causare uno squilibrio del sistema ormonale degli animali. Ma non solo, la plastica in mare rilascia monomeri cancerogeni, ma anche dimeri e trimeri. Lo studio, presentato ieri presso l'American Chemical Society a Washington, riferisce che i campioni di acqua prelevati dall'Oceano Pacifico sono stati trovati contaminati con fino a 150 parti per milione. Si stima che ci siano diverse centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti di plastica galleggianti negli oceani del mondo. Nel solo Giappone 150.000 tonnellate di plastica approdano sulle sue sponde ogni anno. (repubblica.it)

INTERPORTO

ACCIDENTI!


Incidente stradale questa mattina all'ingresso dell'Interporto di Gonfienti. Un TIR che stava manovrando per entrare nell'area recintata dell'impianto industrial-commerciale pratese è ribaltato. Proprio davanti alle abitazioni che, incredibilmente, sono venute a trovarsi, all'interno della rotonda che serve l'accesso dalla Perfetti Ricasoli all'Interporto "etrusco".

Questa volta il grave incidente si è concluso senza danni alle case ed ai residenti ivi "reclusi". Che hanno avuto solo un brusco risveglio per il rumore causato dal ribaltamento del grosso veicolo.

Ma non ci pare il caso di affidare la sorte di quei cittadini alla buona sorte. La società Interporto dovrà attivarsi per risolvere immediatamente l'ormai impossibile convivenza, in quell'area, di civili abitazioni ed attività che vedono il passaggio quotidiano di decine e decine di TIR e dei relativi possibili incidenti.

SOPRAVVIVEREMO?

FORSE!

mercoledì 19 agosto 2009

FERNANDA


Ciao Nanda, incondizionatamente radicale

• Ricordo di Fernanda Pivano di Francesco Pullia, membro della Direzione di Radicali Italiani

Difficile, ma doveroso, spiegare ai giovani internauti d’oggi, apparentemente emancipati e, invece, terribilmente risucchiati nei mefitici gorghi di un penoso conformismo di ritorno, appiattiti, livellati, in un torpore che ha molto di tanatologico, chi sia stata e cosa abbia rappresentato per una serie di generazioni che negli anni Cinquanta ha il loro stigma una figura incondizionatamente radicale come quella di Fernanda Pivano.
E’ grazie a lei, in virtù anche dell’intenso, travagliato, rapporto con Cesare Pavese e sicuramente dell’influenza dell’esistenzialismo di un grande e adombrato filosofo come Nicola Abbagnano, se la cultura italiana ha potuto respirare in anni cruciali un’aria diversa, più libera, liricamente densa di aromi primaverili, infinitamente distante dall’asfittico, bolso, “strapaesismo” di marcette, messali o tetri pugni chiusi tanto in voga nella scena letteraria e intellettuale del nostro paese.
E’ stata lei a recare alle nostre orecchie la voce, anzi le voci transoceaniche di Melville, Edgar Lee Masters, Anderson, Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Faulkner e soprattutto di quella straordinaria congrega di visionari, ribelli (mai rivoluzionari), invasi sino alle midolla dal pulsare della vita e dai richiami d’assoluto, che a partire dall’anarchico e salvifico versificare dell’immaginista William Carlos Williams fu la beat generation di Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, Burroughs, Snyder, Sanders, Robert (Bob) Zimmerman (Dylan).
La ricordiamo a fianco del mitico Jack - On the road, sempre inebriato da vapori etilici o fumi d’erba, da benzedrina o codeina, in surreali conferenze stampa, o dell’Allen, poeta libertario e liberatore, vate di una coscienza allargata e lisergica, che, con gesto provocatoriamente nonviolento, a Spoleto, nel 1967, tenta di regalare un fiore all’appuntato che lo voleva in galera per oltraggio al pudore (quale?, di chi?).
E, ancora, non possiamo dimenticare l’esperienza di Pianeta fresco, avviata, sempre alla fine degli anni Sessanta, insieme ad Ettore Sottsass, inseparabile compagno di viaggi, follie e marito. Due soli numeri, editi dalla torinese libreria Hellas di Angelo Pezzana tra 1967 e 1968, subito esauriti e ormai consegnati ai ricordi degli albori della cosiddetta controcultura in Italia (dopo sono venuti Fallo! di Angelo Quattrocchi e Re Nudo di Andrea Valcarenghi ma è un’altra storia).
E’ stata radicale in tutto e per tutto, candidata per e con il partito, sempre a sostegno dei diritti civili e delle battaglie di libertà e amore che hanno contrassegnato l’ultimo sessantennio della nostra storia. Controcorrente per indole naturale, non ha avuto mai problemi a mettersi continuamente in discussione, a varcare senza retaggi confini artistici, a incontrare e raccontare “i suoi amici” cantautori, da Piero Ciampi al concittadino De André, da Vasco (da lei incensato) a Jovanotti.
Due anni fa, a novant’anni, scrisse con ineguagliabile e commovente lucidità: “dove c’è poesia c’è anche Assoluto e ci sono sguardi di poeti rivolti all’eternità con o senza poesia a renderli immortali”. Ciao Nanda. Grazie di cuore per quello che hai saputo darci.
(radicali.it)

CARLO


De Benedetti, finanziere moralista che piace alla sinistra
di Lodovico Festa

Carlo De Benedetti tende a unire il colpo di mano con lo stile pomposo da padre della Patria. Sulla vicenda M&C, il finanziere torinese afferma che la società non è andata bene per colpa della crisi del 2008, ma ora si sta procedendo così da garantire gli interessi di tutti gli azionisti. Quando, a metà degli anni ’90, ammise il fallimento del tentativo di salvare l’Olivetti, De Benedetti disse: era un’impresa ormai distrutta, il mio fu un gesto disperato per salvarla. Quando all’inizio degli anni ’80 entrò nel Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e ne uscì rapidamente rimborsato generosamente per il disturbo, fece sapere in giro che aveva in mente l’interesse generale cercando di recuperare una banca patrimonio della finanza italiana. Se si leggono le sue dichiarazioni di rilanciatore dell’industria agro-alimentare quando trafficava con Romano Prodi per comprarsi la Sme, si rimane affascinati dalle sue visioni. Quando si va a vedere che cosa ha combinato con le aziende che mise insieme (e per fortuna non gli andò a segno il colpo Sme) si vede la mancanza di un disegno industriale e la più o meno rapida, totale, retromarcia compiuta.
De Benedetti fa parte di quel girone di imprenditori che si lanciano negli anni Ottanta e vengono in qualche modo tenuti a distanza da un establishment oligarchico fondato su Fiat e Mediobanca. Sono storie diverse quelle di Raul Gardini e di Salvatore Ligresti, di De Benedetti e di Silvio Berlusconi. E prima, un trattamento simile al loro l’aveva ricevuto anche un grande come Adriano Olivetti. In comune hanno però che - per quanto poi riescano a intrecciare rapporti con Enrico Cuccia, e siano accompagnati da qualche benevolenza da Gianni Agnelli - a lungo rimangono outsider che non possono contare su una vera integrazione nel sistema dei poteri forti.
De Benedetti in parte il suo destino se lo sceglie a metà degli anni Settanta, quando da presidente degli industriali torinesi (in conto Gilardini) viene chiamato a fare l’amministratore delegato della Fiat e ne viene presto allontanato perché sospettato di volersi creare un potere autonomo nella società. La vicenda determina una sorta di esclusione «a vita» dall’establishment oligarchico. Gli altri grandi degli anni Ottanta - a parte il povero Gardini che infilatosi nella vicenda Enimont ne esce cadavere - reagiscono alla freddezza del sistema buttandosi a testa bassa, tra le mille trappole che la realtà italiana riserva agli outsider, a creare grandi realtà economiche che modificano il panorama italiano e che alla fine li portano a definire quel nuovo «establishment aperto», caratterizzante oggi gli scenari nazionali.

De Benedetti sceglie un’altra via: niente testa bassa nell'attività economica o anche in quella politica come strumento per affermare la possibilità del nuovo di crescere in Italia. No, lui sceglie l’improbabile strada del finanziere spericolato che fa il moralista. E si incontra con uno splendido esemplare di questa cultura, il giornalista corsaro Eugenio Scalfari che, in cambio di qualche modesta miliardata di lire, rinuncia ai principi di editore puro. Nasce così un mix editoriale-finanziario-lobbista politico che combina moralismo e spregiudicatezza. In parte questa scelta è indovinata perché si sposa con un establishment politico ed economico sempre più asfittico, incapace di motivarsi e regolare i conti autonomamente, che cerca spesso nella coppia Carlo-Eugenio un decisivo appoggio (così Enrico Berlinguer, Ciriaco De Mita, Oscar Luigi Scalfaro, Romano Prodi). Ma è una tendenza che ha nel suo cuore proprio «l’impossibile contraddizione» massima spregiudicatezza-massimo moralismo che alla fine non può garantire iniziative concrete. I testoni che lavorano a capo chino, invece, appaiono in modo sempre più evidente alla società italiana, quelli che una via la indicano. In Italia come in ogni società aperta, c’è naturalmente bisogno di opposizione e pareri diversi, ma c’è la sensazione che il mix di cui sopra stia arrivando a una sua prova della verità.
(giornale.it)

ALE'


GIANNI VERSUS MAURIZIO

Visibilità Pdl, Gasparri replica ad Alemanno
"Non abbiamo bisogno dei suoi consigli"Replica stizzita del capogruppo del Popolo delle Libertà al Senato
"Le nostre posizioni sono chiare e scandite con forza e continuità"


ROMA - Scontro a distanza tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. Alemanno, in un'intervista pubblicata dall'edizione odierna del Quotidiano nazionale, aveva detto che "i messaggi del Pdl sono schiacciati sul governo e, di fatto, affidati esclusivamente a Berlusconi. Noi abbiamo bisogno che i coordinatori ed i capigruppo diano voce al partito", quando la Lega "fa la voce grossa per alzare il prezzo".

Secondo Alemanno, una maggiore presenza di tutte le componenti del Pdl "è un passo indispensabile per evitare che la Lega sia troppo pesante sul versante dell'immagine". E, comunque "serve un maggiore radicamento sul territorio".

Pronta la replica di Gasparri, anche lui ex esponente di Alleanza nazionale come Alemanno: "Faccio presente che dai temi della lotta alla criminalità alla difesa della famiglia e della vita le posizioni sono chiare e scandite con forza e continuità. Non ci si limita solo alle parole, ma anche agli atti politici e legislativi. Non abbiamo quindi bisogno di molti consigli e, del resto, ci asteniamo dal darli al sindaco che pure potrebbe trarre giovamento da qualche parere in più".
(repubblica.it)

JESUS


CHOCOLATE

ADRIANO


Piccola Posta

19 agosto 2009
Da domani, e per cinque giorni, Alberto Cerise, presidente del consiglio valdostano e il “Gruppo Angeli” di Paola Severini ospitano una serie di incontri sul volontariato, sull’economia sociale e in particolare sul turismo solidale, su democrazia e federalismo, sul microcredito e insomma su una quantità di buoni temi. Un titolo è: “Donare nonostante la crisi”. Già: se non si dona quando c’è la crisi, quando? Speriamo che valga per le persone private, e anche per i governi, per i quali la carità – la Caritas, diciamo – è la prima voce da tagliare. In questo seminario troverei un posticino per la posta del Superenalotto: illumina la materia, la abbaglia. La Val d’Aosta vanta, accanto alla bellezza e a una storia di confini ma anche di incontri e passaggi, un impegno speciale nell’assistenza alla persona. Io, che non mi muovo da casa, ho ricevuto il programma degli incontri, fitto di nomi grossi e, come si conviene, trasversali. Forse non ci sono radicali, ma ci sarà, immagino, la Radio radicale. Non vedremo le montagne e le cesaree mura, ma sentiremo che cosa si dice.

di Adriano Sofri

SILVIO


Perché non tramonta l'egemonia di Berlusconi
di Roberto D'Alimonte


Sono mesi che Silvio Berlusconi è oggetto di critiche e di domande imbarazzanti in merito alle sue vicende personali. Sulla stampa estera continuano a proliferare giudizi assai negativi su di lui e forti dubbi sulla tenuta del suo governo. Eppure la sua popolarità tra gli elettori italiani, anche se in calo, resta su livelli altissimi. Nemmeno la crisi economica ha cambiato il quadro. Il fatto puro e semplice è che a distanza di 15 anni dalla sua discesa in campo Silvio Berlusconi rimane la figura centrale della politica italiana, nonostante Noemi, le escort e il mai risolto conflitto di interessi. Quali sono le ragioni di questo duraturo successo?
A sinistra molti pensano che la forza del Cavaliere siano le sue televisioni e i suoi giornali. Non c'è alcun dubbio che una parte della spiegazione stia qui. È un fatto che senza le sue tv e l'uso massiccio che ne ha potuto fare, in assenza di regole, Silvio Berlusconi non avrebbe potuto nel 1994 creare un partito da zero e nel giro di pochi mesi farne il primo partito italiano con il 21% dei voti. Ed è un fatto che anche oggi le tv - quelle private e quelle pubbliche - influenzino in vari modi a suo favore l'opinione pubblica. Però fermarsi a questa spiegazione vuol dire rinunciare a capire la complessità del fenomeno Berlusconi. Le tv sono un mezzo che non può sostituire a lungo andare una politica.
Da quando è sceso in campo la priorità politica del Cavaliere è stata quella di unificare la destra italiana sotto la sua leadership. In un sistema maggioritario e bipolare questa è la condizione necessaria per vincere e governare.
Berlusconi c'è riuscito, la sinistra no. Detto così sembra una operazione facile. Invece è stata la quadratura del cerchio. Nel 1994 voleva dire mettere insieme la secessione di Bossi e il nazionalismo di Fini, le aspettative di cambiamento del Nord e le paure del Sud. Berlusconi con i suoi mezzi ce l'ha fatta. Ma c'è voluto del tempo. Solo nelle elezioni del 2001 l'obiettivo è stato raggiunto.
Tutti i partiti della destra italiana erano sotto lo stesso ombrello, quello della Casa delle Libertà. Nel 2008 il processo è stato perfezionato con la creazione del Pdl. Forza Italia prima e il Pdl poi sono stati il perno intorno a cui è stata costruita l'unità della destra italiana. Dal 1994 il partito del Cavaliere ha avuto i suoi alti e bassi (dal 20,6% del 1996 di Fi alla Camera al 29,4% del 2001) ma è sempre stato il partito più nazionale, quello con consenso elettorale più uniformemente distribuito, e con l'eccezione del 1996, quello più votato.
Grazie alla unità dei partiti della destra Berlusconi è riuscito a sfruttare efficacemente il voto moderato. E così è riuscito a tradurre in maggioranza parlamentare quella che è tendenzialmente una maggioranza popolare di destra. Fisco, sicurezza, immigrazione, difesa dei valori tradizionali, riforma della pubblica amministrazione sono i temi intorno a cui è riuscito a consolidare un vasto blocco sociale. Il nucleo di questo blocco è rappresentato dal lavoro autonomo nelle sue varie articolazioni (piccoli imprenditori, professionisti, commercianti, artigiani). Secondo i dati di Itanes alle ultime elezioni politiche il 43% di questi lavoratori ha votato per il Pdl e solo il 24% per il Pd. Ma il Pdl ha attratto anche il 34% degli operai e il 38% degli impiegati esecutivi, contro rispettivamente il 36% e il 30% che hanno votato Pd. Sono più o meno gli stessi dati rilevati prima delle elezioni europee dal sondaggio Sole 24 Ore-Ipsos del 3 maggio scorso. L'abilità di Berlusconi è stata quella di aggregare intorno a questo nucleo, già di per sé molto consistente, altri segmenti elettorali: le casalinghe (il 49% ha votato Pdl contro il 23% per il Pd), i disoccupati (il 49% Pdl e il 27% Pd). Se a questi dati si aggiungono quelli della Lega il quadro complessivo che ne esce fuori è quello di una destra largamente maggioritaria nel Paese.
Nonostante la crisi economica e le escort il governo può ancora contare sul consenso di questo blocco sociale. Anzi la crisi potrebbe addirittura rafforzarlo. Su questo punto la ricerca di Itanes 2008 fornisce un'illuminante chiave interpretativa. L'insicurezza è una delle motivazioni del voto. I dati dicono che tra le maggiori preoccupazioni degli italiani l'insicurezza economica supera di gran lunga come priorità l'insicurezza legata all'immigrazione e anche quella legata alla criminalità. Non è una sorpresa che la grande maggioranza degli intervistati preoccupati principalmente per immigrazione e sicurezza abbiano votato Pdl o Lega. Ma è un sorpresa che il 41% di coloro che hanno dichiarato di essere principalmente preoccupati per l'insicurezza economica abbiano votato per il Pdl e solo il 30% per il Pd. Si tratta di valori più bassi per il Pd e più alti per il Pdl rispetto alla media nazionale del loro voto. Nel 2006 non era così. Allora il 43% di coloro che avevano espresso preoccupazioni legate all'economia avevano votato a favore dell'Ulivo e il 29% a favore di Fi e An. È evidente che c'è stato uno slittamento a destra di questa categoria di elettori. Le ragioni sono molteplici: la debolezza del governo Prodi, la fiducia nell'"uomo forte", la maggiore coesione dello schieramento di destra. Ma il punto politicamente rilevante è che questi dati confermano che la sinistra è in grave difficoltà non solo sulle terreno delle "paure" indotte dall'immigrazione e dalla criminalità ma anche su quelle di natura economica. In sintesi, la sinistra nella sua attuale configurazione è incapace di "gestire e sfruttare elettoralmente temi politici di sua stretta e tradizionale competenza".
Questa analisi precedeva lo scoppio della crisi economica. Gli attuali indici di popolarità del premier e del suo governo dimostrano che poco è cambiato da questo punto di vista. La maggioranza degli italiani considera ancora Berlusconi come il leader più adatto ad affrontare la crisi. Quanto durerà non si può sapere. Molto dipende dall'evoluzione del quadro economico internazionale e dal suo impatto sul nostro Paese. Né si può prevedere oggi l'esito politico della crisi. Alla fine potrebbe venirne fuori un Berlusconi ancora più forte o una destra in frantumi. La sinistra intanto aspetta e spera.
(sole24ore.it)

MATTEO


SOLLICCIANO


Anche nel carcere fiorentino di Sollicciano i detenuti stanno attuando una protesta contro le condizioni di permanenza rese in questi giorni drammatiche dal sovraffollamento delle celle e dal caldo soffocante. Stanotte una delegazione composta dal senatore radicale Marco Perduca, dal consigliere provinciale del PdL Massimo Lensi, iscritto al PRT, e da Valentina Piattelli dell'associazione radicale "Andrea Tamburi" di Firenze, hanno eseguito una visita ispettiva "a sorpresa" nel più grande reclusorio della Toscana.

Nei prossimi giorni, insieme ai radicali, si recherà a visitare il carcere per rendersi conto di persona delle condizioni di detenuti e personale anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

martedì 18 agosto 2009

DOGAIA


IN GALERA


Ciao,come sa chi mi conosce, da tanto opero in carcere.In questi giorni a Sollicciano la situazione era davvero terribile. La cosiddetta ora d'aria e' anche peggio, ma la si fa, per cambiare scenario: 50 persone in un cubo di 60 metri forse. Il 14 a Sollicciano, col caldo e le celle sovraffollate erano calmi, c'era la visita dei parlamentari e ci speravano. A Prato proprio è un casino. Peggio che a Sollicciano, quando sono passato il 13 nell'area aperta interna dalle finestre gridavano "aiuto, aiuto" e in tanti. Li 3 persone in una cella che era singola e compreso il bagno sarà 12-15 metri. Il peggio è in sezioni come la settima, dei protetti. Si sta in piedi a turno in cella, per non darsi noia, non so a quanti gradi di temperatura si arriva. Stare li ed acoltali lamentarsi e gridare è tristissimo e mette una rabbia! li c'è una tortura silenziosa e non si puo' far nulla.Veramente dura. Grazie davvero a chi sta facendo il giro e porta luce sia per i detenuti sie per chi lavora in carcere. La situazione non scoppia ancora perchè la comunità carcere sta sviluppando una solidarietà interna e nel dolore una crescita di tutti, dagli agenti ai carcerati. Veramente il personale e i dirigenti sono in gamba, ormai vivono l'emergenza. Ci sono agenti che comprano coi propri soldi dei materiali. Non passano nemmeno più il vestiario.Come si puo' essere arrivati a questo punto di degrado? Nel silenzio e nella retorica.Veramente viva il PR.


Carlo Triarico

COOP


CMC-CCC

CMC (Consorzio Muratori e Cementisti di Ravenna) e CCC (Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna) sono due cooperative rosse. Dove ci sono loro, c'è casa, c'è, ad esempio, il raddoppio della base militare Dal Molin di Vicenza. Le cooperative rosse sono ovunque: nella Tav in Val di Susa, nel Ponte di Messina, negli inceneritori e chissà, domani, nelle centrali nucleari. Il tutto, naturalmente, con la benedizione e il silenzio del PDmenoelle. Dei Bersani, D'Alema, Fassino. Non si può fare opposizione contro i propri interessi, non è elegante, meglio i manganelli contro i vicentini, i valsusini, i campani. Cooperative rosse, ma di vergogna. (beppegrillo.it)

TRENDY


ROBERTO CENNI


Evviva! Abbiamo uno dei sindaci più "trendy" d'Italia!

Secondo le più recenti indagini demoscopiche sul gradimento dei nuovi sindaci, Roberto Cenni ha ormai raggiunto il consenso di circa il 65% dei cittadini pratesi!

Che è un risultato assolutamente straordinario nel panorama uscito dalle elezioni di giugno. Solo due o tre sindaci, riconfermati alla guida delle loro città per la seconda volta, sono leggermente sopra la percentuale di gradimento attribuita al sindaco di Prato.

Considerato che Cenni è stato eletto, al secondo turno, con la risicata maggioranza che sappiamo appare strabiliante il risultato che in poco meno di 60 giorni è stato raggiunto dal patron della Sasch!

I fattori che hanno fatto balzare Cenni nella considerazione dei cittadini pratesi, evidentemente anche tra gli elettori della sinistra, paiono facilmente individuabili. Il primo è quello dell'assoluta tranquillità con la quale Cenni ha gestito il delicato trapasso dalle amministrazioni di sinistra, al governo per oltre 60 anni, e quella nuova. Ha dimostrato abbondantemente, anche ai molti santommasi ed alle innumerevoli cassandre cittadine, che il governo della città non era finito nelle mani di presunti "barbari". La nuova classe dirigente si dimostra, per adesso, consapevole del ruolo ai quali i pratesi l'hanno chiamata, senza abbandonarsi a "scorrerie" vendicative!

Il secondo motivo di apprezzamento è dovuto al rispetto degli impegni che Cenni aveva preso in campagna elettorale. Stretta legalitaria, sicurezza in città, militari dispiegati per le strade.

Il terzo motivo di gradimento è sicuramente anche il continuo richiamo di Cenni e della sua Giunta all'identità della città. Alla pratesità che, smarrita a lungo negli anni passati, pare rivivere momenti felici anche nella riscoperta di tradizioni locali e "provinciali" come la Festa del Cocomero riportata in Piazza del Comune.

Naturalmente i livelli d'attuale popolarità e simpatia raggiunti dal sindaco potranno, dall'autunno, essere messi in forse dall'arrivo di nuove difficoltà nel campo dell'economia cittadina e del lavoro. Specialmente se, per quello che potrà fare, la nuova Giunta non sarà capace di contrastare efficacemente, con l'aiuto di Governo e Regione, i fattori di destabilizzazione della nostra città. Per l'intanto prendiamo atto dei nuovi consensi. Chi ben comincia è a metà dell'opera!

SPORTIVAMENTE


GIU'!


Prato subisce un'altra retrocessione. Questa volta è la classifica dell'indice di sportività delle province italiane, ricerca svolta dal Sole24ore, a penalizzare la nostra città.

Prato si piazza al 76esimo posto (sulle 103 province italiane..), scendendo di 30 posizioni rispetto alla ricerca svolta dallo stesso quotidiano nel 2007. Tra le 25 province che, in fondo alla classifica, seguono la nostra 21 sono del meridione! Prato si piazza anche ultima tra le province toscane.

Certamente queste particolari "classifiche" devono essere sempre lette con cautela e maneggiate con cura. Purtuttavia esse esprimono quantomeno tendenze consolidate e realtà non molto divergenti dalla verità. La ricerca prevede la presa in considerazione di una quarantina di parametri. Ad ognuno dei quali i ricercatori affiancano un coefficiente di valutazione che, a sua volta, esprime un punteggio finale.

Purtroppo l'attuale negativa posizione della nostra provincia è dovuta a diversi fattori negativi succedutesi negli ultimi due anni. Dalla crisi della nostra maggiore squadra (l'ALPI pallamano) fino al fallimento di una delle esperienze d'eccellenza pratese, l'hockey su pista.

Naturalmente non siamo messi bene neppure nello sport giovanile, negli sport minori in genere e nelle strutture dedicate alle attività sportive.

E non c'è neppure all'orizzonte un altro Jury Chechi che possa consolare le tante manchevolezze del nostro sport. Che sarà, dovrà essere, terreno di riconquista di posizioni più consone nel panorama nazionale per la nuova giunta comunale.

MESSE


CATTOCANNIBALI


"La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia."


Quest'altro aforisma di Ennio Flaiano (che non era cattolico perchè non se lo poteva permettere....) ci soccorre dopo aver letto l'ulteriore editoriale di Sua Fiaschitudine Hannibal dedicato, forse, all'iniziativa dei radicali "Ferragosto in carcere".

Questa volta il nostro amico se la prende a male per l'invito che i Radicali Italiani hanno rivolto al Cardinal Bagnasco, presidente della CEI, affinchè anche gli ecclesiastici si unissero alla visita estiva delle patrie galere. Invito provocatorio, epitaffia Hannibal. La Chiesa non si può strumentalizzare per bassi fini di propaganda politica!

E giù legnate anche all'on. Antonello Giacomelli (bravo ragazzo, da ragazzo....), reo di aver accolto l'invito dei radicali. Pregato subito di occuparsi di benaltro! Il benaltrismo pare infatti essere uno degli sport nazionali più praticati. Quando qualcuno vuol fare qualcosa c'è sempre un italiano più intelligente e più furbo che gli dice immediatamente "Ma ci vuole ben altro...!". Rimettendosi immediatamente immobile nella sua poltrona, soddisfatto di avere dato fiato ai suoi alatissimi pensieri!

Hannibal non perde l'occasione di sottolineare come in questo Paese i cattolici siano relegati in un angolo. Impossibilitati a far conoscere il loro parere. Quasi ostracizzati, tenuti alla larga, stigmatizzati, colpevolizzati! Impediti di svolgere la loro missione! Sottomessi e succubi di tutti gli illuministi (ancorchè tardi...) che, com'è noto, abbondano in Italia e debordano dalle televisioni e dai media. Per non dire di tutti quelli che stanno al governo! Illuministi e libertini! Fessi noialtri che, colpevolmente rozzi, ci arrabattiamo per contrastare i pareri contrari che il Vaticano quotidianamente scarica su leggi e provvedimenti dello Stato. Dalle sentenze dei TAR alla pillola RU486, dalle cellule staminali al testamento biologico, dalle leggi sull'immigrazioni a quelle sulla sicurezza, dall'aborto al divorzio, non esiste argomento che sfugga all'occhiuta critica delle gerarchie cattoliche. Ci rimaniamo di sasso dunque se, rivoltando la frittata, Hannibal ci vuol far credere ad una marginalizzazione dei cattolici italiani. Non ci tolga anche questo Sua Fiaschitudine. Non ci cannibalizzi anche la nostra eccentricità...E non si preoccupi delle poltrone e dei posti. Non ne abbiamo. Non ne abbiamo mai avute. Non ci interessano, non ci sono mai interessati. E se non lo sa, si informi, come diceva Totò!!

lunedì 17 agosto 2009

MAURIZIO


MALATTIA


Non sappiamo di che malattia si tratti. Ovvero non è nemmeno detto che sia una malattia. Ma qualcosa di sicuro è. La patologia appare chiara. Se è una patologia! Ma tutte le volte che parla, dichiara o commenta, la malattia si presenta. Sempre, beninteso, che sia una malattia! Di sicuro, malattia o no, la cosa è contagiosa. Conosciamo molte altre persone che presentano gli stessi sintomi. Anzi, alla stregua dell'influenza suina, pare dilagare da epidemia a pandemia (o, almeno, questa è la nostra viva speranza....). Ma non c'è niente da fare! Appena lo sentiamo nominare il fenomeno (chiamiamolo così...) si ripresenta con forza. Lo sentiamo invaderci. Sentiamo che ci prende. Arriva, spesso all'improvviso, subdolamente; si insinua, propalando spesso dallo schermo televisivo (ma anche dalla radio e, qualche volta, dalle pagine della carta stampata....). E la sindrome è sempre la stessa: agitazione incombente, pruriti, arrossamenti della pelle, brividi lungo la schiena, bordoni lungo le braccia. Non è possibile far niente: non ci sono medicine conosciute, antidoti, pasticche, sciroppi che tengano. Quando lo senti ti tieni per qualche minuto tutto il malessere che si impadronisce della tua mente e del tuo corpo.

Non c'è proprio niente da fare! E hai voglia di maledire d'aver acceso la tv (o la radio...) o di aver letto quel pezzo...ormai è tardi. Sei stato, siamo stati, di nuovo presi dalla malattia (o quello che diavolo è....). Ce la dobbiamo tenere fino alla fine dell'ascolto (o lettura...) della dichiarazione, comunicazione, opinione.

Noi, personalmente, abbiamo rintracciato sollievo solo ripetendo, ogni volta, un esercizio mentale: ripetersi in continuazione, per qualche minuto, la seguente frase:

"La penso all'opposto, fortunamente la penso all'opposto: e so di essere nel giusto e so che è la mia opposta opinione ad essere giusta e politicamente corretta" . No! Non può avere ragione il capogruppo del PdL al Senato Maurizio Gasparri!!

Con questa sciamanica prestazione, spesso, la malattia (o quello che è....) scompare come per incanto. Via l'agitazione, il prurito, il freddo, i bordoni.....Si ridiventa quasi normalmente nonviolenti........

DEMOCRATS


Impuniti in Parlamento
di Marco Travaglio


I due favoriti alla segreteria del Pd, Bersani e Franceschini, si stanno rivelando maestri di slalom. Qualunque questione divida i rispettivi schieramenti, anziché affrontarla, la dribblano. Zitti e mosca sulla sentenza del Tar a proposito dell’ora di religione. Zitti e mosca sull’inverecondo attacco di Nichi Vendola al pm che indaga su alcuni uomini della sua vecchia giunta: anzi, massima copertura all’inquisito numero uno, l’ex assessore Alberto Tedesco, sospettato di corruzione e dunque promosso senatore del Pd al posto del neo-europarlamentare Paolo De Castro.
E proprio sull’immunità parlamentare, ormai degenerata in spudorata impunità, piacerebbe sentire una parola chiara dagli aspiranti leader dell’opposizione. Una parola che valga per tutti. E non solo per gli inquisiti-impuniti di centrodestra. Il Pd s’è stracciato le vesti il mese scorso, quando la maggioranza ha salvato dai loro processi Roberto Castelli (denunciato da Oliviero Diliberto per averlo accusato di far “sprangare la gente”) e Altero Matteoli (imputato per favoreggiamento di un prefetto in una sporca faccenda di abusi edilizi all’isola d’Elba), dichiarando “ministeriali” e dunque insindacabili i loro reati.
Ma negli stessi giorni il Pd s’è associato al Pdl e all’Udc per salvare alcuni politici trasversalmente coinvolti nello scandalo delle scalate bancarie del 2005 (Bpl-Antonveneta e Unipol-Bnl): da tre anni i giudici di Milano chiedono al Parlamento di autorizzare l’uso delle telefonate intercettate sulle utenze degli scalatori che parlavano con deputati e senatori di destra e di sinistra. Per tre anni il Parlamento ha fatto melina, mentre quello europeo negava l’autorizzazione all’uso delle telefonate fra Consorte e D’Alema (favorevoli al colpo di spugna il Pd, l’Udc e il Pdl). Il 22 giugno scorso il Senato ha fatto altrettanto con quelle di Luigi Grillo (Pdl) e Nicola Latorre (Pd): il primo già imputato in base ad altri elementi di prova nel processo Antonveneta; il secondo sospettato di concorso nell’aggiotaggio di Consorte, ma imputabile solo in base alle sue conversazioni con l’ex patron di Unipol.
In pratica, il No del Senato ai giudici comporta che Latorre non potrà mai esser indagato per un grave reato finanziario solo perchè è senatore, e come tale “più uguale degli altri” dinanzi alla legge. Come i maiali della “Fattoria degli animali”. Giornata radiosa quella del 22 giugno a Palazzo Madama: il Pd vota con Pdl e Udc per salvare Grillo, il Pdl e l’Udc votano col Pd per salvare Latorre. Una mano lava l’altra (solo l’Idv vota contro per l’uno e per l’altro). Ora, che il dalemiano Bersani non apra bocca sulla sconcezza che salva il dalemiano Latorre, è comprensibile. Ma che taccia pure Franceschini è davvero curioso. Anche perché, con l’aria che tira, per vincere le primarie basterebbe un programma di quattro parole: «Aboliamo l’immunità parlamentare».
(unità.it)

PROVINCIALI


CATTIVI AMICI


Nel dicembre 2008, con grande evidenza comunicativa e sfoggio di presidenti ed autorità, la Provincia di Prato inaugurò il "nuovo" Giardino Buonamici.

L'allora giunta provinciale ed il presidente Massimo Logli rassicurarono i cittadini che l'incantevole (ex) angolo pensile di Palazzo Buonamici, oasi di verde e silenzio (una volta...) nel Centro Storico, sarebbe stato destinato a svolgere la funzione di spazio per incontri, presentazioni, dibattiti, letture ecc..

Purtroppo ad otto mesi di distanza dall'inaugurazione i cancelli del Giardino Buonamici sono restati incredibilmente chiusi a tutti i cittadini. Non solo la Provincia non ha provveduto ad organizzare niente ma il restaurato, con ingenti risorse pubbliche, giardino medievale e postmedievale rimane off limits per tutti.

Non sappiamo il motivo. Nessuno ha mai comunicato niente. Non è possibile conoscere i motivi per i quali la cittadinanza è privata di questo spazio pubblico. Una volta assai appetito, specialmente dai residenti in centro, perchè, d'estate, offriva un refrigerio alla calura sotto le ospitali fronde degli alberi secolari che lo punteggiavano.

A noi piace pensare che l'ostinata non riapertura del Giardino Buonamici sia da mettere in relazione con la sciagurata operazione di restyling alla quale la Provincia ha sottoposto lo spazio.

Che adesso si presenta come un'accozzaglia invedibile di inutili passerelle di legno sul nulla; buche che mostrano antiche pietre medievali; un improbabile anfiteatro verde sulla cui praticabilità avremmo da esprimere molti dubbi; sentierini e siepettine che cercano di ricalcare una antica sistemazione dello spazio pensile; un solo albero residuo che serve, più che altro, a nascondere (non riuscendovi...) i macchinari per il condizionamento del Palazzo della Provincia; muretti incongrui e, per concludere l'opera, un o.. scenografico spazio-bar per ospiti lillipuziani...

Ed è forse per la bruttezza del restauro parafilologico e psichedelico eseguito che, qualcuno, ha deciso di tenere accuratamente chiuso lo storico giardino. D'altra parte nel solo Centro Storico cittadino è chiuso da 15 anni il Museo Civico e da un anno anche la Biblioteca Centrale. Uno in più od uno in meno, nessuno se ne accorge.....forse.....!

TRATTENUTI


AL FRESCO?


Un carcere può essere raccontato anche solo con la forza dei numeri. Che spesso sono assai più significativi di mille parole, appelli o discorsi. Dopo la visita della delegazione pratese (Giacomelli-Pacini-Giugni) di venerdì scorso ecco cos'è oggi la Casa Circondariale della Dogaia:


Agenti della Polizia Pentitenziaria in servizio N. 244

previsti N. 345


Educatori in servizio N. 5

previsti N. 8


DETENUTI N. 657

capienza regolamentare N. 419


Detenuti comuni N. 520

In alta sicurezza N. 113

Collaboratori di giustizia N. 25

In attesa di sentenza definitiva N. 313

In attesa di giudizio N. 289

Tossicodipendenti N. 150

Sieropositivi N. 3

Stranieri N. 370

Lavoranti N. 150

Lavoranti all'esterno N. 11

Deceduti nel 2008 N. 3

Deceduti nel 2009 N. 0

Atti di autolesionismo N. 22


Detenuti per violazione leggi sulla droga N. 372

Detenuti per reati contro il patrimonio N. 89

Detenuti per reati contro la persona N. 75

Detenuti per violazione legge sulle armi N. 54

Detenuti per associazione mafiosa N. 47

Detenuti per violazione leggi sugli stranieri N. 20



MIELE


UNA FETTA DI COCOMERO


La notizia del ferragosto è che continua la luna di miele tra il nuovo sindaco Roberto Cenni ed i pratesi! Cenni ha vinto anche la piccola scommessa sulla rinnovata festa del cocomero in Piazza del Comune. Non era detto, infatti, che la riproposizione alla fontana del Bacchino della distribuzione di fette d'anguria fosse destinata al gran successo che ha avuto.

Il centro storico, in queste giornate agostane, si trasforma, specialmente nel tardo pomeriggio, in una specie di forno a microonde. Sulle pietre di Piazza del Comune si potrebbe tranquillamente cuocere una fiorentina! Ed al di là del cocomero e dell'ostensione del Sacro Cingolo non vi erano altri motivi per attirare la gran moltitudine di pratesi (.....e cinesi) ad assistere al taglio del rosso frutto dei campi. Chi lo ha fatto (tantissimi...) lo ha fatto per rendere un ulteriore omaggio a Cenni ed alla sua vittoria di giugno. E, sicuramente, per il piacere di ritrovare nella tradizione della cocomerata ad ufo, uno spicciolo d'identità e di pratesità. Per un nostro lettore la festa è, comunque, squallida! Può essere un'angolazione personale per leggere l'avvenimento. Ma, stando ai risultati, una gran parte di cittadini l'ha vissuta come rivincita di Prato e dei pratesi sulle avversità della sorte, sulla crisi, sull'ansia del futuro. Un ancoraggio probabile alla vecchia immagine della città. Alla faccia della globalizzazione e della multietnicità. Ed anche uno speciale ringraziamento a Roberto Cenni per aver avuto il coraggio di tentare di far rivivere, oggi, un piccolo avvenimento che, in altri tempi, era diventato il rito sociale dei pratesi rimasti in città per ferragosto. Ritrovarsi al Bacchino, salutarsi, riconoscersi, augurarsi le buone ferie e, più che altro, il buon lavoro settembrino. In una città che, ancora, trainava l'economia del distretto e della Toscana e che ancora non conosceva la corrente migratoria extracomunitaria ma solo quella meridionale. E l'appuntamento di piazza del Comune era anche l'occasione di integrazione dei nuovi cittadini provenienti dal Sud. Che, in molti, si precipitavano volentieri alla sagra paesana. Forse animati anche dal ricordo di analoghi festini estivi che avevano lasciato nei loro paesi di provenienza.

E, certamente, la distribuzione del cocomero assumeva, allora, anche un aspetto di ringraziamento per l'abbondanza (di lavoro, di soldi, di salute, di felicità....) che Prato sapeva dispensare ai suoi abitanti, vecchi e nuovi. La fetta di cocomero, infatti, per molto tempo era vietata al popolo minuto e povero. Non per niente circolava in città, negli anni trenta e quaranta, la battuta di quel padre al figlio "Se oggi fai il buono, stasera di porto a veder mangiare il cocomero in Piazza Mercatale..."!!

domenica 16 agosto 2009

COCOMERI




Grande successo per la Festa del Cocomero
Il sindaco Cenni: "Un piccolo gesto di appartenenza culturale dall'importante valore simbolico"
E' stato un oggettivo grande successo quello che ha segnato la Festa del Cocomero 2009, sul quale l'Amministrazione guidata dal sindaco Roberto Cenni aveva puntato molto e che ha centrato senza esitazioni. Oltre 2000 pratesi si sono dati appuntamento alle 19 di Sabato 15 agosto in piazza del Comune per ritrovare, dopo alcuni anni di disaffezione, una tradizione alla quale i nostri concittadini sono legati da oltre mezzo secolo. Tutto si è svolto secondo copione. Prima l'Ostensione della Sacra Cintola in Cattedrale, alla quale ha partecipato con tutti gli onori il primo cittadino indossando la fascia tricolore, e subito dopo la città si è riversata in piazza del Comune dove il sindaco Cenni, acclamato dalla folla, ha tagliato come da tradizione la prima fetta di cocomero, dando il via alla festa.
L'Amministrazione ha così offerto alla cittadinanza intervenuta oltre 30 quintali di cocomero, andati esauriti in appena un'ora e mezza. Roberto Cenni ha presto la parola per ringraziare i tantissimi pratesi che gremivano la piazza e ha speso parole di elogio - sottolineate, come ogni momento saliente della giornata, dal suono delle chiarine del corpo dei Valletti Comunali - per i molti operatori della Protezione Civile e delle organizzazioni che hanno risposto con entusiasmo all'appello del Comune: Pubblica Assistenza e Associazione Goliardica del Chiavaccio.
Al gran completo la giunta, presenti anche esponenti del Consiglio Comunale e del mondo politico. A tagliare le fette degli oltre 250 cocomeri offerti ai pratesi è stato il famoso cocomeraio Emanuele "Papa" del chiosco di Piazza Mercatale. Il sindaco Cenni ha salutato personalmente i tanti cittadini presenti e si è intrattenuto con loro in lunghe conversazioni per condividere la gioia di una tradizione ritrovata. "Si tratta di un piccolo gesto di appartenenza culturale - ha commentato Roberto Cenni - che tuttavia denota quanto noi pratesi abbiamo voglia e necessità di riappropriarci del valore delle nostre tradizioni popolari".
Da parte sua, l'assessore alla Sanità, Dante Mondanelli, durante la festa si è recato al pronto soccorso del Misericordia e Dolce per portare il saluto dell'Amministrazione Comunale al personale in servizio durante la giornata di Ferragosto. Ai lavoratori del pronto soccorso l'assessore ha portato un cocomero simbolicamente donato a tutti gli operatori sanitari e non del presidio ospedaliero. Il gesto, nella sua semplicità, è stato molto apprezzato dai presenti.
Importante è stato il lavoro di tutta la macchina comunale, così come delle Forze dell'Ordine e dei Vigili del Fuoco, per la buona riuscita della manifestazione. Immediato anche l'intervento di ripulitura della piazza, al termine della festa, ad opera di ASM.
(comune.prato.it)


GLI UNICI ROSSI CHE PIACCIONO A CENNI

AUNG


Birmania, libero l'americano Yettaw. L'uomo era stato condannato a 7 anni per aver raggiunto a nuoto la casa di Aung San Suu Kyi

L'americano John Yettaw sarà espulso domenica dalla Birmania. L'uomo, che è stato condannato a 7 anni di lavori forzati, lascerà il Paese con il senatore democratico John Webb, inviato da Barack Obama a Rongoon. Yettaw è stato processato martedì per aver raggiunto a nuoto la casa di Aung San Suu Kyi che era agli arresti domiciliati.
Un successo per gli americani. Il senatore insieme con il mormone di 53 anni viaggeranno su un aereo militare fino a Bangkok. Webb è stato il primo politico americano a visitare la Birmania nell'ultimo decennio. Ed è riuscito anche a vedere la leader dell'opposizione
, anche lei condannata ad altri 18 mesi di arresti domiciliari. Il permesso di vedere la donna di 64 anni agli arresti da quasi 15 anni, è stato dato anche per cercare di mitigare le critiche internazionali dopo il verdetto contro il Premio Nobel. (corriere.it)

MARAMALDO


L'eterno Maramaldo sfregia l'Avvocato

Che nessun cittadino sia, o possa ritenersi, al di sopra della legge è principio cruciale a ogni democrazia e non ci sarebbe neppure troppo bisogno di ricordarlo se in Italia, fragile democrazia di poche generazioni, i leader politici, i super-ricchi, i clown dello show business, l'ultimo capoufficio, non facessero a gara a considerarsi immuni dal diritto.
Le verifiche che sono dunque in corso sul patrimonio e sull'eredità dell'avvocato Gianni Agnelli non hanno in sé nulla di disdicevole o prevaricatorio. La dolorosa querelle che ha diviso sua figlia Margherita De Pahlen dalla madre e dai figli Elkann, mettendola contro un gruppo di manager assai vicino al padre, ha attratto l'attenzione del fisco italiano, deciso a controllare che nessuna norma sia stata disattesa. Giusto: ogni cittadino e ogni istituzione, pubblica o privata, sono soggetti alla legge della Repubblica. Vedremo alla fine se ci saran state violazioni, corsa a paradisi fiscali o se invece tutto finirà in una bolla di sapone, evento non raro da noi.
Quel che va però, da subito, deprecato è il sogghigno che si legge dietro tante prese di posizione ipocrite, il gusto acre di vedere il presidente della Fiat, un uomo in vita celebrato da molti di coloro che oggi gli girano le spalle, nel vortice delle voci d'estate, la sua memoria infangata, irrisa, deprezzata dal più italiano del così fan tutti.
È nel nostro carattere nazionale uno dei tratti meno nobili il trascinare in polvere i monumenti che abbiamo eretto, non appena perdano potere o non possano più difendersi. Un tratto tribale, da piazzale Loreto ai pomodori al campione sconfitto, che non ci fa onore. Gianni Agnelli è personaggio che il fato ha già consegnato alla storia, con i suoi successi e i suoi fallimenti, le sue gioie e tragedie. Come uomo, come industriale e come icona italiana gli storici lo giudicheranno e racconteranno, senza scrupoli o censure.
In attesa degli accertamenti di legge, è penoso vedere quanto il garantismo nostrano riguardi solo gli amici del momento. È penosa la processione a sporcare la memoria di un uomo che, in vita, i sicofanti assediavano. Comunque vada l'Avvocato ha davanti a sé solo il tribunale della storia. Per condannare i maramaldi di oggi bastano e avanzano le cronache.
(sole24ore.it)

FINITO

FINITO DI VAGABONDARE?

FASSINO


Birmania. Perduca: Suu Kyi portata a incontro con senatore americano, possibile che con Fassino no?


• Dichiarazione di Marco Perduca, co-vicepresidente del senato del Partito Radicale Nonviolento eletto Senatore nelle liste del Pd

Pare che la Nobel incarcerata Aung San Suu Kyi incontrera' il Senatore Webb in missione in Birmania per, ahinoi, tendere la mano alla sanguinaria giunta militare birmana. Possibile che in quasi tre anni tutto cio' non sia riuscito all'Onorevole Fassino rappresentate dell'Ue proprio per quelle medesime questioni?
(radicali.it)

COCOMERO


BUONA LA PRIMA


Nonostante la temperatura sfiorasse i 40 gradi molte centinaia di pratesi hanno accolto ieri l'invito del sindaco Roberto Cenni a raggiungerlo alla fontana del Bacchino per far rivivere la tradizionale festa del cocomero di Prato. La risposta è stata assai incoraggiante. Insieme ai cittadini cinesi, diventati padroni assoluti delle ultime edizioni della festa, così da consigliare la vecchia amministrazione a trasferire l'appuntamento alle Cascine di Tavola, moltissimi pratesi hanno voluto essere presenti alla rinascita del taglio della prima fetta da parte del sindaco. Molti lo hanno fatto persino calando nella torrida Prato dalla Versilia e da altre località di villeggiatura.

E tanti di loro hanno voluto ringraziare personalmente il sindaco per la riappropriazione di una tradizione folcloristica e popolare che ha riportato la Piazza del Comune ai fasti degli anni '70 ed '80. Piccole cose importanti. Una comunità in crisi di identità comincia a risalire la china.