sabato 29 agosto 2009

ARCHEOPRATO












ROMANITA'......
Nel corso della messa in sicurezza dell'area sulla quale sorgerà il nuovo ospedale di Prato, tra la declassata all'altezza di San Paolo e Galciana, è stato portato alla luce un tratto di una strada risalente, probablimente, ad epoca romana. La Soprintendenza ha fatto fermare i lavori di scavo per procedere alle ricognizioni del caso. Le fotografie si riferiscono ai rinvenimenti lungo la via della Vella. Vella appare come un chiaro toponimo di origine etrusca. E poichè è noto che molto spesso i romani costruivano le loro strade (ma anche le città...) su preesistenze etrusche auspichiamo che le ricerche degli archeologi siano condotte in maniera seria ed approfondita.
Anche perchè l'area interessata alle scoperte antiche pare non interferisca più di tanto con quella sulla quale insisterà il nuovo ospedale.


GADGETS


Qui solo i gadget sono rossi
di Francesca Fornario


Scintille alla Festa Nazionale dell’Unità, che in omaggio alla nuova natura del partito è stata ribattezzata «Festa della Fusione Fredda» («Cold Fusion Party» da Veltroni). Nicola Latorre è furioso perché D’Alema non è stato invitato sul palco dei big ma solo al dibattito collaterale dal titolo: «Nodo Savoia: criticità e prospettive di sviluppo», con Gasparri, Monica del Grande Fratello, una tartaruga marina dell’acquario di Genova e una Poltrona Frau. Latorre è infastidito non tanto perché la richiesta di adombrare D’Alema, schierato con Bersani, è partita da Bersani (i due hanno litigato per la strofa di Vasco Rossi che Bersani ha scelto come slogan: «Un senso a questa storia». D’Alema suggeriva: «Vado al Massimo, vado a gonfie vele»). Quello che fa infuriare Latorre è la presenza di Gasparri, uno che ci mette in media 15 minuti ad aprire un pizzino (20 se è piegato in quattro). D’Alema ha però un piano per riguadagnare la ribalta. Se Tremonti, come sembra, darà forfait, D’Alema prenderà il suo posto e il giorno dopo le prime pagine parleranno di lui, o del fatto che Tremonti stava meglio senza i baffi. Paola Concia ha protestato per l’assenza di un dibattito sulle tematiche gay. Barbara Pollastrini e Paola Binetti hanno mediato e proposto un dibattito per corrispondenza: la Concia scriverà una raccomandata a Grillini e Grillini scriverà una raccomandata alla Concia. Binetti ha però fatto saltare l’accordo perché, in base al combinato disposto tra il programma del Pd e la lettera di San Paolo apostolo ai Tessalonicesi, i gay non possono leccare i francobolli. Parole di speranza da Veltroni, che sbarca a Genova per parlare del suo nuovo libro dedicato ai giovani: «Li invito a leggere il mio libro invece di quello del principale scrittore di Tre metri sopra il cielo». La spina dorsale della festa restano i volontari, vecchi militanti del Pci che guardano perplessi la scenografia tricolore. Di rosso restano solo i gadget, che però vanno a ruba: corni portafortuna. (unità.it)

BOFFETTO (1)


Il senso di Boffo per la morale....


Nel suo comunicato ufficiale il direttore dell'Avvenire, Dino Boffo, parla di "killeraggio", "barbarie", "polpettona avvelenata", ed annuncia querele milionarie nei confronti di Vittorio Feltri. Quanto al succo della vicenda racchiusa in una sentenza del Tribunale di Terni, Boffo sostiene di essere stato lui quello ad aver subito mobbing (dalla moglie del suo amante)!

In altra dichiarazione Boffo sostiene che sì le telefonate minacciose che arrivavano alla signora ternana in questione partivano dal suo telefono privato. Ma non le faceva lui!!!!

Noi non sappiamo chi sia Dino Boffo e per dirla con lui non sappiamo davvero se la sua vita privata (di cui poco ci interesserebbe se lui ed il suo quotidiano, con la benedizione dei Vescovi italiani, non volessero regolare, magari con Legge dello Stato, le nostre....) e professionale sia davvero coerente con i valori che pubblicamente annuncia.

Temiamo, però, che il suo essere omosessuale sia ipocritamente celato al pubblico ed ai suoi elettori per permettergli di condurre, guarda caso, battaglie di stampa contro l'omosessualità, le coppie di fatto, il divorzio ovvero proclamare ed organizzare megaraduni romani sullo stile del "Family Day".

Tutto quanto all'insegna dell'italianissimo moralismo catto-vaticano.

Boffo, da questo punto di vista, ci ricorda molto da vicino il ritratto che Alberto Sordi disegnava da par suo nel film "Il Moralista" (Giorgio Bianchi, 1959)

ABBOFFATEVI


Feltri. Bravo! giusto smascherare moralisti incoerenti. Boffo la punta dell'iceberg. Italia paese dei “puttanieri moralisti”.

di Franco Grillini

Negli ambienti della politica e del giornalismo tutti sapevano tutto del direttore di “Avvenire” come tutti sanno tutto delle decine e decine di moralisti nella politica italiana e in Vaticano che hanno una vita privata totalmente incoerente con la loro vita pubblica.
Se si passa il proprio tempo, come ha fatto finora Dino Boffo, a sparare a zero sugli omosessuali, sulle donne che abortiscono, su chi si rivolge ai centri per l'inseminazione assistita, sui divorziati, e chi più ne ha più ne metta, dovrebbe, come minimo dare il buon esempio.
Invece viviamo nel paese dei “puttanieri moralisti”, degli omosessuali velati e omofobi, dei divorziati che partecipano al family day, dei deputati ultra-cattolici che firmano leggi contro droga a prostituzione e di notte organizzano festini con cocaina e prostitute.
Chi scrive combatte il moralismo ipocrita e bugiardo da una vita e ritiene francamente insopportabile che ci sia una gerarchia vaticana che pretende di imporre, magari anche per legge, uno stile di vita (il familismo tradizionalista) che per primi non praticano.
Come noto l'Italia è il Paese dove si straparla di famiglia tradizionale, quella composta da marito, moglie e amante, e si fatica ad accettare una realtà plurale fatta di diversi stili di vita, tra cui quello omosex, tutti ugualmente legittimi, tutti ugualmente plausibili.
E' per questo che il moralismo da quattro soldi delle gerarchie vaticane è diventato insopportabile.
Noi riteniamo che chi costruisce la propria carriera, sia essa politica o religiosa, sulla base del più anacronistico dei moralismi dovrebbe viaggiare con una telecamera nelle mutande.

Franco Grillini
Presidente Gaynet Associazione giornalisti gay
Direttore Gaynews.it




CENNI


SLEGATO


Chiara e forte. E' arrivata immediatamente la risposta del sindaco Roberto Cenni alle avances della Lega (un assessorato) ed alle critiche dell'on. Mazzoni (presidenza Museo Pecci).

Intervistato dal Corriere Fiorentino, che pare essere il quotidiano preferito dal neo sindaco di Prato, Cenni taglia con nettezza le due querelles. E dice anche altro.

Duro e senza diplomazia il niet alla Lega per la formalizzazione di un suo assessore. Ma anche vibrante la risposta alla Lega sul tema dei valori identitari del partito di Bossi. Cenni non gliele manda a dire. E rintuzza il "padanismo" leghista riaffermando di credere soltanto nell'Italia e nella Toscana. Non esitando neppure ad esprimere le proprie forti perplessità sulla qualità del personale politico della Lega di Prato.

Più morbida ed interlocutoria la replica al presidente del PdL provinciale sulla questione della riconferma del presidente del Museo Pecci Valdemaro Beccaglia.

Confermato al suo posto solo per un ragionamento di continuità necessaria all'Ente.

Ma "monitorato" per tenere sotto controllo lo sviluppo dei progetti del Centro regionale per l'Arte Contemporanea.

Cenni riafferma anche la sua autonomia dai partiti pur sostenendo che ogni forza politica che ha contribuito alla sua elezione dovrà essere costantemente ascoltata.

Probabilmente queste affermazioni di Cenni non saranno gradite alla Lega pratese. E, forse, neppure al maggior partito della sua coalizione. Il dibattito autunnale è comunque aperto.

E forse questo è il miglior risultato che le polemiche di questi giorni hanno raggiunto. Meglio confrontarsi apertamente sulle questioni che farle incancrenire per settimane lasciandole sottotraccia.

GIUNTA

video

CENNI VERSUS LEGA

venerdì 28 agosto 2009

MEZZUCCI


CON PICCOLI MEZZI


Finalmente. A Prato c’è qualcuno (il bisogno non mancava) che sa guardare a 360° e, se la geometria lo permettesse anche oltre. È una virtù di pochi e la notizia,che fa sensazione,deve essere opportunamente commentata.
In una intervista(La Nazione-26 agosto) un Consigliere delegato del Sindaco,Federico Mazzoni,sorretto da una visione di Prato globalmente e dinamicamente proiettata,ne traccia senza incertezze il meraviglioso avvenire economico,urbanistico,strutturale,stradale,ferroviario. Spazia sicuro dalla urgente costituzione di una task force per la manutenzione delle strade(questa, in verità,potevano averla pensata già altri),allo spostamento della ferrovia Prato-Pistoia più a sud;dalla riconfigurazione del Macrolotto zero alla costruzione di un eliporto,da una rete su ferro per raggiungere porti e aeroporti,all’approvazione di un nuovo piano regolatore,dalla sistemazione definitiva del centro storico a “rendere navigabile con piccoli mezzi(?) il Bisenzio da Signa a Santa Lucia”.
Era dai tempi del Rinascimento che un uomo,da solo,non riusciva a librarsi a cotali altezze. Lasciamo perciò agli organi,e sono tanti,interessati alle sorprendenti soluzioni mazzoniane,l’onere dell’entusiastica approvazione e il pegno di un’eterna gratitudine.
È l’ultima proposta,quella sul Bisenzio che mi ha fatto sobbalzare. “Ma come”. Nessuno ci aveva pensato. Un’idea così semplice,sembra impossibile.
Infatti,frugando nei ricordi degli anni settanta,ho rivisto nitidamente in una domenica dorata dal sole,una flotta di strane imbarcazioni discendere il Bisenzio da Santa Lucia a ponte Petrino:era la “canoa cross”ideata dal geniale compianto Silvio Giannini,promossa dal comune di Prato e realizzata con l’entusiasmo goliardico delle Pagliette del Buzzi e da altri allegrissimi volontari.
Si poteva partecipare alla gara con qualsiasi mezzo purchè,in qualche modo, galleggiante.
Fu uno spettacolo meraviglioso per decine di migliaia di pratesi che applaudivano ammirati quei temerari navigatori su bidoni collegati in qualche modo,zattere di varia fortuna,canoe improvvisate con casse per filati. Ci furono molti naufraghi e nessun vincitore. Anzi,uno sì:il Bisenzio riconsegnato,scherzando, all’attenzione e alla coscienza civica dei pratesi.
Però come a tutti i poeti mancò un verso. Aprire il Bisenzio ad una navigazione vera e propria,sia pure per “piccoli mezzi”da Signa a Santa Lucia. Forse i tempi non erano maturi o il tasso di intelligenza degli amministratori di quei tempi scarseggiava. Ora, forse con il nuovo Consigliere delegato sembra possibile. Già si può immaginare lo spettacolo stupendo a vedersi,ma anche utilissimo per incrementare, alla francese, i traffici commerciali e per creare nuove occupazioni per giovani capitani di piccolo cabotaggio.
Ci saranno anche piccoli porti turistici(per i mezzi piccolissimi) eventuali folcloristiche “chiuse” con attrezzati piazzali panoramici.
E poi,alle prime luci dell’alba,al primo colpo di tosse ,il sogno potrebbe svanire.

Carlo Montaini


28 agosto 2009

P.S un po’ lungo
È un vero e inaspettato godimento mentale leggere,nero su bianco,programmi e idee di così eccezionale e singolare contenuto tecnico-politico,così chiari e totalmente risolutivi.
Vorremmo anzi ricordare a chi di dovere,con la nostra flebile indistinta voce,di sostenere subito,e senza riserve di tipo burocratico o finanziario le speciali e insolite proposte del Consigliere delegato.
Oltretutto potreste affidare al solo proponente un unico,generale incarico operativo con la sola ovvia condizione di reperire personalmente i finanziamente necessari. Una parte potrebbe essere disponibile con i risparmi ottenuti in ognuno dei settori interessati dal “programma” con la prevedibile rilevante diminuzione di tecnici,dirigenti,consulenti e,forse, assessori.
Il famoso salto di qualità è compiuto.
Assisteremo d’ora in avanti ad una trasparente e costruttiva emulazione. Se un semplice Consigliere delegato è stato capace di tanto,cosa dobbiamo aspettarci da un “Assessore”?

PERDONI


La perdonanza mediatica
di VITO MANCUSO

Nella Chiesa antica la penitenza era una cosa seria. Riguardava peccati come l'omicidio, l'apostasia, l'adulterio e veniva amministrata in forma pubblica. Dopo che il peccatore era stato escluso dalla comunità liturgica per un congruo periodo di tempo e aveva confessato al vescovo il proprio peccato. Il perdono liturgico si poteva ottenere solo una volta nella vita, e se poi si peccava di nuovo non c'era più possibilità di essere riammessi a pieno titolo nella comunità cristiana. All'inizio del medioevo la penitenza divenne reiterabile, ma non per questo perse di rigore: i confessori (ruolo che prese a essere esercitato anche dai semplici sacerdoti) avevano a disposizione appositi libri, i cosiddetti "penitenziali", dove a determinati peccati si facevano corrispondere determinate pene secondo un tariffario oggettivo per evitare favoritismi e disposizioni "ad personam", possibili anche a quei tempi. Per esempio il penitenziaro di Burcardo di Worms, databile intorno all'anno Mille, stabiliva che per un omicidio ci fossero 40 giorni consecutivi di digiuno a pane e acqua e poi 7 anni costellati da privazioni di ogni sorta, soprattutto astinenze sessuali; per un giuramento falso, sempre i canonici 40 giorni di digiuno da estendere poi a tutti i venerdì della vita; per un adulterio "penitenza a pane e acqua per due quaresime e per 14 anni consecutivi". E' importante notare che nel primo millennio l'assoluzione dei peccati veniva concessa solo dopo aver compiuto le opere penitenziali. Con l'estendersi della mondanizzazione della Chiesa la procedura legata alla penitenza si fece più flessibile: l'assoluzione venne concessa subito dopo l'accusa a voce dei peccati da parte del penitente e a prescindere dall'esecuzione della penitenza assegnata, per soddisfare la quale, peraltro, nacque presto la pratica delle indulgenze. E' noto che fu proprio il persistente abuso della vendita delle indulgenze a costituire la causa della ribellione di Martin Lutero e la successiva divisione della Chiesa.
Nonostante ciò anche la perdonanza celestiniana del 1294 era, ed è, una cosa molto seria. Nella bolla d'indizione papa Celestino V fa ampio riferimento a Giovanni Battista, in particolare al suo martirio, visto che la perdonanza ricorre proprio il 29 agosto, giorno della celebrazione liturgica della decapitazione dell'ultimo grande profeta biblico. E' noto infatti che Giovanni Battista finì in galera e poi venne decapitato per la sua severità morale, in particolare per aver richiamato il re Erode al rispetto della morale matrimoniale, infranta pubblicamente dal sovrano che conviveva illecitamente con la moglie del fratello Filippo, Erodiade, "donna impudica", come la definisce papa Celestino V nella bolla. E' a tutti evidente che Giovanni Battista, seguendo lo stile degli altri profeti biblici, non aveva ancora sviluppato la sottile arte della diplomazia ecclesiastica, capace di distinguere tra vita privata e ruolo istituzionale dell'uomo politico, e così utile a navigare tra le tempeste del mondo senza perdere (fisicamente) la testa. Nella sua ingenuità il Battista riteneva che per un uomo politico non fosse ipotizzabile nessuna distinzione tra vita privata e ruolo istituzionale: era così inesperto di come va il mondo da essere addirittura convinto che se un uomo non è in grado di governare bene e con equità la propria famiglia, meno che mai potrebbe governare bene e con equità la propria nazione. Evidente che era un primitivo, ben al di sotto delle sottili distinzioni che si teorizzano in questi giorni al Meeting di Rimini e che consentono al segretario di Stato del Vaticano di cenare serenamente con l'attuale capo del governo italiano elevandosi mille miglia più in alto rispetto alla rozzezza del Battista con quel suo modo irrituale di sindacare sulla vita sentimentale del leader del suo tempo. Ma se era seria la penitenza antica ed era seria la Perdonanza di papa Celestino, ancor più serio, terribilmente drammatico, è lo sfondo su cui tutto questo oggi si ripresenta, cioè il terremoto del 6 aprile coi suoi 308 morti, 1500 feriti e le decine di migliaia di sfollati. Nella celebrazione della perdonanza celestiniana di quest'anno all'Aquila si intrecciano quindi tre realtà che meritano rispetto incondizionato da parte di ogni coscienza adeguatamente formata, tanto più se cattolica visto il patrimonio spirituale che è in gioco. Sarebbe stato quindi auspicabile che la gerarchia ecclesiastica non avesse consentito di sfruttare un evento del genere per speculazioni politiche, concedendo visibilità e "perdonanza mediatica" a chi, accusato di aver avuto a che fare con un buon numero di Erodiadi, non ha mai accettato di rispondere pubblicamente e analiticamente alle precise domande in merito, come invece il suo ruolo istituzionale gli impone. E' chiaro a tutti infatti che all'homo politicus, a ogni homo politicus, non interessano le indulgenze ecclesiastiche, neppure quelle plenarie (le quali peraltro si possono ottenere in ognuna della nostre chiese con relativa facilità, rivolgersi al proprio parroco per sapere come). All'homo politicus interessa solo la sua riserva di caccia, l'elettorato, e sa bene che la vera indulgenza al riguardo non la si ottiene confessandosi e comunicandosi e facendo tutte le altre pratiche devote prescritte da papa Celestino otto secoli fa, ma semplicemente apparendo in tv accanto al potente porporato sorridente e benevolente. E' questa l'indulgenza che il capo del governo, abilissimo homo politicus, cerca, ed è questa l'indulgenza che il segretario di Stato Vaticano gli concederà, con buona pace della testa di san Giovanni Battista, di Celestino V e della sua Perdonanza. Non posso concludere però senza chiedermi se questo spensierato teatro di potenti che si legittimano a vicenda non abbia qualcosa a che fare con quel nichilismo a proposito del quale Benedetto XVI ha avuto di recente parole di pesantissima condanna. Il fatto che la gerarchia della Chiesa cattolica teoreticamente condanni il nichilismo e poi praticamente lo alimenti, si può spiegare solo con una sete infinita di potere, la quale non giace nelle coscienze dei singoli prelati ma è intrinsecamente connaturata alla struttura di cui essi sono al servizio. La cosa è tanto più drammatica perché forse mai come ora gli uomini sentono il bisogno di apprendere l'arte del perdono e della riconciliazione
. (repubblica.it)

RISARCIMENTI


PECUNIA NON OLET


Giornata favorevole oggi agli avvocati, ai giudici, ai banchieri. Silvio Berlusconi ha dato querela al gruppo editoriale L'Espresso/Repubblica sentendosi diffamato dalla reiterazione, da settimane, delle 10 domande concernenti le sue frequentazioni femminili e minorili.

Dal canto suo Dino Boffo, direttore del quotidiano dei vescovi italiani, L'Avvenire, preannuncia una querela, pure milionaria, nei confronti del direttore (neo) del Giornale, Vittorio Feltri, ritenendosi diffamato da quanto pubblicato dal quotidiano della famiglia Berlusconi (storie di omosessualità e molestie...).

Nel frattempo il segretario del PD, Dario Franceschini, dichiara la propria solidarietà a Repubblica e Boffo......


BOFFETTO


Comunicato di Dino Boffo, direttore di «Avvenire»


La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente «il Giornale» di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie.Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro.Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia. (avvenire.it)

AVVENIRE


Confessioni d’autore
Jannacci: così ho visto la carezza del Nazareno


«Sì, ho visto la carezza del Nazareno. È successo su un tram di Milano, tanti anni fa». Enzo Jannacci oggi arriva al Meeting a presentare con un grande concerto il suo ultimo cd The Best. A settantaquattro anni, è un uomo che parla con Cristo, che lo cerca ogni giorno, perché – ci dice – ne ha «un gran bisogno». L’amico fraterno di Giorgio Gaber, il "saltimbanco" che ai tempi del Derby cantava le storie di peccatrici e peccatori, della sofferenza di Milano operaia e di poveracci che si suicidano, non ha smesso di credere in un mondo migliore e soprattutto non ha ritrovato la fede, semplicemente perché non l’ha mai perduta: «Credo molto in Dio, ci parlo – rivela in quest’intervista – e non sono mai stato ateo».

Allora Jannacci, da quando ha invocato «una carezza del Nazareno» per chi è nelle condizioni di Eluana tutti si chiedono dove sia finito l’ateo, il laico, l’artista di sinistra. Quella carezza era solo un’immagine particolarmente efficace dell’autore di «La Fotografia» e di «La disperazione della pietà», oppure c’è dell’altro?
La "carezza del Nazareno" è quella che si augura chiunque consideri la vita importante, sempre. Può sembrare retorica ma non lo è. Voglio che sia chiaro: quando ho parlato di Cristo e di Eluana non era una battuta, ma esprimevo convinzioni veramente intime, come faccio di rado e come sto facendo ora. Ho cercato di descrivere quello che penso e che provo di fronte alla sofferenza e alla morte. Perché io non sono mai stato ateo, ho una concezione della vita peculiare, mi ispiro a una concezione filosofica – ad esempio a Umberto Eco – che può sembrare opposta alla religione ma non lo è. E io rifletto molto, da molto tempo, sulla fede.

Che direbbe, ascoltandola, il suo amico Dario Fo?
In verità, lui è stato uno dei primi a farmi interrogare su queste cose, inducendomi a studiare Jacopone da Todi, con Mistero Buffo; con Dario ho parlato a lungo del cristianesimo, lui è molto interessato al tema della Croce. Le stesse opere prodotte in quegli anni, inoltre, hanno un risvolto di fede. Quando diciamo al Signore: «Se sapevi che sarei finito così, limitato e sofferente, non mi dovevi creare», stiamo rivolgendoci a Lui. Del resto, qualcuno disse che non c’è persona più credente di chi insiste di non capire il significato della fede.

Enzo Jannacci lo ha capito?
Sì, leggendo la Bibbia e i Vangeli; ovviamente, è una ricerca che continua. Dopo il caso Eluana sono stato alla Biblioteca Vaticana. Volevo approfondire la conoscenza di fatti sui quali subisco una costante dialettica interna. Ho un gran bisogno di proseguire questa ricerca e non perché prima fossi ateo; semmai, da giovane ero stupito di queste cose, un po’ come Einstein era stupito di fronte alle sue stesse scoperte: dentro di me c’era il seme di questa fede ma come per il talento musicale quel seme bisogna alimentarlo. Uno non nasce con la fede dentro, in qualche interstizio della propria anima o dell’ipotalamo. Quando ha la fortuna di riconoscerla e di alimentarla, prova le stesse situazioni emotive dell’amore, vede la luce attraverso uno spettro diverso, ha voglia di parlare con gli altri, di cantare; sì, di cantare come ho fatto io la scorsa settimana, in auto, a squarciagola. Quando parlo con un prete, o con i miei familiari, che sono molto attenti a queste problematiche, sento dentro di me qualcosa di molto speciale.

Come definirebbe quello che le sta capitando?
Sto vivendo una maturazione del mio credo religioso. Vado avanti con i piedi di piombo, anche se non potrei permettermelo perché non ho tanti anni davanti. Sento di non avere più il tempo per occuparmi di cose troppo terrene; ora guardo al cielo, all’interscambiabilità degli spazi, dove andiamo a picchiare tutti prima o poi. Anche se ho scoperto di avere meno paura dell’eterno.

Cosa fa paura oggi al medico, all’artista, insomma all’uomo Jannacci?
Questa gloriosa indifferenza che ci circonda e che mio padre aborriva. Era l’opposto di quello che mi insegnava, l’altruismo. Una gloriosa indifferenza che è così comoda, un egoismo ricco, per il quale va tutto bene, anche ribaltare i clandestini in mare: invece, come ho detto nel caso di Eluana, una vita va salvata sempre, prima la si accoglie e la si rianima e poi magari si gioca con il diritto internazionale per il rimpatrio. Come medico, io dico che la vita – passatemi l’espressione – è una condanna a morte: è inevitabile, sono stato per anni intorno ai letti della terapia intensiva e dei reparti di rianimazione per averne un’idea diversa, ma sempre come medico e come uomo dico anche che salvare una vita è come salvare il mondo. E allora prima viene la vita, prima si corre, si salva l’esistenza della gente poi si analizzano i meccanismi dell’asilo politico, dell’immigrazione, ecc. Prima si fa ribattere il cuore, tirandoli fuori dall’acqua. Certo, è difficile amare il prossimo, ancor più difficile amarlo come se stessi. Ma è la via per arrivare a Dio.

Al Meeting qualcuno potrebbe parlarle dell’incontro con Cristo. L’ha mai provato?
Ho visto la sua carezza e, per quanto mi riguarda, ho visto Gesù. Ero piccolo, mi trovavo su un tram, c’era un signore che era talmente stanco che il braccio gli cadeva, una, due, tre volte. Portava gli occhiali, di quelli da vista, ma da povero, di quelli che non sono stati valutati da un oculista e neanche un ottico. Un povero operaio stanco. Gli caddero quegli occhiali e non sapevo se raccoglierglieli o meno, così nell’esitazione sono andato oltre, attratto dal tranviere che era alla guida. Quando mi sono girato quell’uomo aveva di nuovo gli occhiali ed era sveglio. Insomma, aveva un’altra faccia, come se avesse ricevuto una carezza, rincuorato. Amo credere che sia stato Lui. Altri penseranno diversamente, ma io ci credo molto. Lo cerco, parlo con Dio e non ho bisogno di dirgli nulla perché sa già cosa faccio e cosa farò, dove finirò... sa già tutto.

Stasera a Rimini incontrerà migliaia di ragazzi entusiasti della bellezza di Cristo. Perché Jannacci lo vede solo attraverso il dolore, la Croce?
È vero, le mie canzoni parlano di persone stanche sul tram, di operai che si buttano giù dalle costruzioni che hanno realizzato e disturbano il traffico, ma vedo la croce anche nei ragazzi presi a coltellate nelle strade di oggi, non vedo molta gioia anche se cerco di osservare questi fatti compenetrando amore e fede. Anche nella mia ricerca religiosa vedo il dolore del Nazareno, la tremenda sofferenza e la sua fatica prima della crocifissione, sotto quella croce enorme che viene messa addosso a uno scheletro, perché quando va verso il Golgota è ridotto così, il Nazareno. Mi sembra quasi che la crocifissione divenga una liberazione dal male, da tutti i mali.
dal nostro inviato a Rimini Paolo Viana (avvenire.it)

VISITORS


NON DATE NUMERI


Si fa sempre più intrigante la vicenda relativa ai "visitatori" del Museo Pecci.

Dopo la bizzarra vicenda legata ai "numeri" del Pecci scoppiata in primavera (la Regione sosteneva che nel 2007 avrebbero visitato il Museo poco più di 7000 persone; il Direttore del Museo correggeva la cifra indicando che il dato inviato a Firenze era frutto di un errore di battitura, mancava un 2 prima del 7; cosicchè i "visitors" del Pecci diventavano 27.155....) adesso vengono forniti i dati del 2008.

Dai quali risulterebbe che i visitatori delle iniziative del Pecci sarebbero stati l'anno scorso quasi 53.000!!! Dei quali, si afferma, 24.000 per mostre del Pecci all'estero od in altri spazi!! Non viene rilevato il dato dei biglietti staccati al Museo. Che pertanto rimane quello comunicato dall'assessore Beltrame: ovvero poco più di 900 per l'intero anno.

Che, per noi, è anche l'unico numero sicuro e controllabile. Gli altri dati, in effetti, non sappiamo come siano stati rilevati. Se l'ingresso è libero le presenze sono assolutamente incerte non essendo dotato il Pecci di alcun sistema di rilevazione automatica degli ingressi. E così anche per quanto riguarda gli accessi alle varie mostre organizzate che non prevedevano il pagamento del biglietto. Al più si tratta di stime effettuate dalla direzione del Museo. Ovvero sensazioni di affluenza che lasciano il tempo che trovano. Men che meno controllabili sono i dati sulle performances estere del Pecci!

ARCHEO


ROMANITA' RITROVATA


Rieccoci! Dal cantiere del nuovo ospedale spunta a sorpresa (vogliamo continuare a parlare di "sorprese"?.... ok, va bene, facciamolo...) una strada "romana"... Ci sarà da gioire, o da allarmarsi per l'inizio di una nuova stagione di scempi? Tanto per cambiare, le prime dichiarazioni, i toni sembrano non lascire spazio a vane illusioni. Il concetto predominante è sempre lo stesso "I LAVORI ANDRANNO AVANTI!". E così si salva quello che si riesce a salvare compatibilmente con i tempi di cantiere, dopodichè....insomma, la storia la conosciamo (Gonfienti Docet!).
Di fronte a tanta ignoranza non so più cosa pensare. Ogni cantiere che si apre finisco sempre per sperare che non si trovi altro che terra e sassi.
Vi ricordate la notizia del ritrovamento della fornace romana, avvenuto durante gli scavi per la realizzazione della nuova scuola di Paperino? Probabilmente no... E questo è bene! Per la stampa, il potere e chi deve fare affari di vario genere, non è altro che un gran bene!
Non c'è niente di meglio che un popolo dalla memoria corta... agevolata dal silenzio dei media...


Francesco Fedi


BOFFISSIMO


Boffo, il supercensore condannato per molestie
di Gabriele Villa


«Articolo 660 del Codice penale, molestia alle persone. Condanna originata da più comportamenti posti in essere dal dottor Dino Boffo dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato». Comincia così la nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire, disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto del 2004.
Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia. A onor del vero, questa storia della non proprio specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava, o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali. Dove si chiacchiera, anche troppo, per tirar tardi la sera. C’è chi aveva orecchiato, chi aveva intuito, chi credeva di sapere.
Ma le chiacchiere non bastano a crocefiggere una persona. O meglio bastano, sono bastate, solo nel caso di due persone: Gesù Cristo per certi suoi miracoli e, più recentemente, Silvio Berlusconi per certi suoi giri di valzer con signore per la verità molto disponibili.
Ma torniamo alle tentazioni, in cui è ripetutamente caduto Dino Boffo e atteniamoci rigorosamente ai fatti, così come riportati nell’informativa: «...Il Boffo - si legge - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela...».
Dino Boffo, 57 anni appena compiuti, è persona molto impegnata. O, come si dice quando si pesca nelle frasi fatte, vanta un curriculum di rispetto. È direttore di Avvenire da quindici anni, direttore e responsabile dei servizi giornalistici di Sat 2000, il network radio-televisivo via satellite dei cattolici italiani nel mondo, nonché membro del comitato permanente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, che detta le linee guida delle Università Cattolica del Sacro Cuore. Acuto osservatore della vita politica italiana e delle vicende che segnano il mutamento dei tempi e dei costumi, recentemente, in più d’una occasione, Boffo si è sentito in obbligo, rispondendo alle pressanti domande dei suoi smarriti lettori, di esprimere giudizi severi sul comportamento del presidente del Consiglio. E, turbato proprio da quel comportamento, è arrivato a parlare di «disagio» e di «desolazione». Persino, e dal suo punto di vista è assolutamente comprensibile, di «sofferenza». Quella sofferenza, per citare testualmente quanto ha scritto ancora pochi giorni fa, sul giornale che dirige «che la tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato». Questa riflessione l’ha portato a esprimere, di conseguenza, più e più volte il suo desiderio più fervido, ovvero il «desiderio irrinunciabile che i nostri politici siano sempre all’altezza del loro ruolo».

Nell’informativa, si legge ancora che della vicenda, o meglio del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, «sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori».
I primi due non hanno bisogno di presentazione, l’ultimo, per la cronaca, è l’arcivescovo di Firenze. Si dice che le voci corrono. Ma, alla fine, su qualche scrivania si fermano
. (giornale.it)

STELLE

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L'USCIO DELL'ORTO

giovedì 27 agosto 2009

LEGALI



GIOCHI PERICOLOSI


Il nuovo "gioco" della Lega su facebook si intitola "Immigrati clandestini! Torturali! E' legittima difesa". Ovvero l'idiozia in rete. Purtroppo tra i militanti legaioli che si sono fatti notare vi è anche un pratese: Alessandro Scandiuzzi! Il cui nome appare ben visibile in una schermata pubblicata da unità.it. Al peggio non c'è mai fine!

CHINO


Ofensiva en una ciudad de Italia contra un Chinatown
Las autoridades de Prato quieren "recuperarlo" para los italianos

Elisabetta Pique Corresponsal en Italia

PRATO.- En la Toscana, una de las regiones más amadas de Italia, cuna del Chianti, de la Torre de Pisa y de Dante Alighieri, existe el Chinatown más grande de Europa. Se encuentra en Prato, ciudad industrial a 20 kilómetros de Florencia, que en los últimos treinta años sufrió una verdadera invasión de chinos.
Sobre una población de 187.000 almas, se estima que viven aquí entre 35.000 y 40.000 chinos, de los cuales solamente unos 10.000 residen legalmente. "En relación con el número de habitantes, Prato tiene el primer Chinatown de Europa", afirmó a LA NACION Aldo Milone, asesor de seguridad de la comuna, que inició una cruzada para que los italianos, que se sienten extranjeros en su tierra, "recuperen" su ciudad.
No por nada, Prato, ciudad tradicionalmente "roja", pasó después de 63 años a ser gobernada por la derecha, que prometió reimplantar orden, legalidad y seguridad.
"Yo no estoy en contra del Chinatown , sino que espero que los que viven ahí se adecuen a las normas y a las leyes del país en el que viven", dijo a LA NACION el flamante alcalde, Roberto Cenni, un rico empresario textil que logró derrotar a la sinistra al frente de una amplia coalición que incluye a la xenófoba Liga Norte.
"Si no se adecuan, que se vayan a otra parte", agregó el alcalde, que, como la mayoría en Prato, afirma estar harto de sentirse un extranjero en su propia ciudad.
El visitante que recorre la Vía Pistoiese, principal avenida del barrio chino, no parece estar en Italia. Se huele a frito y se ven rasgos orientales y una infinidad de letreros escritos con coloridos ideogramas chinos. Intentar hablar con alguien es una misión imposible. El clima es de desconfianza total. Nadie sabe, nadie entiende el idioma local.
Milone, que acaba de comenzar una campaña para tapar los carteles del barrio que no tengan una traducción al italiano, define como "pésima" la convivencia entre chinos e italianos.
"El nivel de tolerancia está al límite. Ellos escupen, viven hacinados en los departamentos, trabajan día y noche, sin respetar horarios, tiran la basura sin decoro, no reciclan, cuelgan a secar fuera de los departamentos a los pollos, cosas que para un italiano no son muy agradables... Sin contar que tienen sus peleas internas en la comunidad, con periódicos acuchillamientos", expresó.
"En plena crisis económica mundial, que está golpeando especialmente la industria textil de Prato, los chinos quebrantan todas las leyes: no pagan los impuestos, el 99,9% trabaja en negro, no pagan los servicios locales, como colegios y hospitales públicos, pero los aprovechan a expensas de los italianos", continuó.
Por otra parte, los nativos de Prato envejecen, mientras que los chinos, una población joven, se reproduce aceleradamente, a tal punto que en la nursery del hospital de la ciudad, llena de carteles escritos en chino, casi sólo nacen chinos; y en algunos barrios de la ciudad hay escuelas en las que el 40% de los alumnos es de origen asiático.
En Prato, donde se ven chinos manejando camionetas 4x4 último modelo, o que festejan su casamiento en larguísimas limusinas, hay más de 3000 empresas textiles registradas en manos chinas, que producen el denominado "pronto moda", artículos realizados a la velocidad de la luz, de bajo costo y de gran demanda mundial. Muy pocas pagan los impuestos o los aportes sociales de sus empleados, que en muchos casos trabajan casi esclavizados, día y noche, en enormes galpones. Pero no es fácil que la Policía Tributaria detecte las irregularidades: muchas funcionan por 18 meses, cierran sus persianas y luego vuelven a abrirlas con otro nombre y en otro lugar, según explica Cenni.
Aunque lo más preocupante para el alcalde, de 56 años, es la increíble cantidad de dinero que circula en la zona. "Acá hay una capacidad financiera de la que no se entiende el origen y esto da miedo", señala.
Cenni no cree que la nueva ley inmigratoria aprobada por el gobierno de Silvio Berlusconi, que considera un delito la clandestinidad, pueda cambiar las cosas: "Hasta que en la Toscana no haya un CIE [centro de identificación y expulsión de inmigrantes], va a ser imposible combatir a los ilegales".
La semana pasada, cuando por primera vez los militares pisaron las calles del Chinatown , fueron recibidos como un "ejército de liberación" por los pocos italianos que no se fueron del barrio chino. Simone, uno de los militares de patrulla, no ocultó su asombro: "Yo siempre quise hacer un viaje a China, pero después de esta experiencia voy a renunciar a esa idea".
(lanacion.ar)

ZAR


LO STILE DEI (NUOVI) ZAR


Non passa giorno che sui giornali italiani vengano pubblicate notizie sui comportamenti dei nuovi ricchi russi sulle spiagge e nei locali della Versilia.

Oggi il Corriere della Sera ci informa, con dovizia di particolari anche culinari, che al Cinquale una quartetto di russi ha lasciato una mancia di ben 4.200 euro dopo aver speso per la cenetta intima la bellezza di 10.200 euro!!

Che è anche la medesima somma messa in mano da un altro russo ad un bencapitato ciclomotorista "vittima" di un piccolo tamponamento dal cocnittadino di Putin!

Vale la pena di domandarsi come mai la mostra che si aprirà tra qualche giorno a Prato "Lo Stile dello Zar" non sia stata acquistata da Forte dei Marmi. Che sicuramente ha molti più contatti con la Russia di quanti non ne abbia mai avuto la nostra città!

SCOSSA


RIENTRO POLITICO


Con il ritorno del sindaco Roberto Cenni in città le pagine dei quotidiani locali si riempiono nuovamente di politica. Oggi tengono banco le affermazioni del presidente provinciale del PdL on. Riccardo Mazzoni (che dilaga anche sulle pagine del Corriere Fiorentino....).

Vengono messe in evidenza quelle che a tutti sono apparse le prime critiche al sindaco. In specie sulla riconferma di Valdemaro Beccaglia alla presidenza del Museo Pecci.

Naturalmente l'on. Mazzoni tiene i livelli della polemica sui toni dell'amichevolissimo buffetto sulle guance (abbronzate..) del sindaco.

Purtuttavia Roberto Cenni, appena rimesso piede in città, approfitta subito per rispondere (sempre con tono lieve...) all'appunto dell'ex direttore del Giornale della Toscana.

Chiarendo, a suo dire, che la riconferma di Beccaglia deve essere letta come elemento di continuità con la vecchia gestione!

Ora a noi pare che l'obiettivo principale dell'intervento dell'on. Mazzoni fosse proprio questo.

Ovvero evitare che anche per il futuro il sindaco applichi ancora questo principio e che, invece, voglia dare una salutare scossa al sistema politico-amministrativo pratese immettendovi forti dosi di discontinuità!

Mazzoni e tutta la maggioranza politica (della quale il presidente provinciale del PdL parla diffusamente nel suo intervento sul Corriere Fiorentino per sottolineare che il ruolo di Cenni nella conquista di Prato è stato importante ma, altrettanto lo è stato il ruolo della sua coalizione...) ritengono prioritario raggiungere questo obiettivo. Anche per non vedere riconfermati ai vertici delle maggiori aziende pubbliche cittadine magari Abati e Benigni!!! Come dargli torto.......

VIOLA

SOLO FIORENTINA!!

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COMMENTI


MAURO


Su Repubblica di ieri il direttore Ezio Mauro, da Palermo, confeziona un reportage sul naufragio del gommone degli eritrei. Il racconto dell'unica ragazza sopravvissuta è, ovviamente, commovente, emozionante e scioccante.

E raggiunge il cuore dei lettori del quotidiano scalfariano. Ma, forse, non l'effetto politico che, indubbiamente, Ezio Mauro si prefiggeva. Moltissimi delle centinaia di commenti ricevuti via mail dalla Repubblica sono del tenore di quelli che si possono leggere sotto. E che, visto che sono diretti ad un giornale-partito che più antigovernativo non si può, dovrebbero far riflettere più di un commentatore politico, a destra ed a sinistra.


Il racconto è certo toccante ma non è giusto affrontare questo tema dal lato della propaganda politica. Nessuno dice che queste persone non debbano essere aiutate ma mi sembra che l'articolo usi i sentimenti di pietà istintiva da loro suscitati per scopi puramente politici e tesi a rimarcare gli effetti negativi della legge sull'immigrazione. Legge che certamente non è una soluzione ma che evidentemente è una delle poche possibili risposte che questo disgraziato paese può dare al problema dell'immigrazione illegale. Che va fermata perché altrimenti si fa torto ed ingiustizia a tutti gli italiani onesti che hanno fin qui mantenuto questo paese e ai loro figli che saranno tenuti a mantenerlo in futuro visto i debiti spaventosi che si ritrovano. Bisogna essere capaci di separare chi scappa da situazioni drammatiche e chi invece viene qui per approfittare della nostra benevolenza. E anche nella prima ipotesi ci deve essere un limite. Non possiamo farci carico di tutti i mali del mondo.
Inviato da alkalino il 26 agosto 2009 alle 20:53


Non riesco a capire quale sarebbe la responsabilità del governo italiano nel dramma in questione. La foto dimostra che i maltesi avevano intercettato il gommone ed hanno avvisato le autorità italiane il giorno dopo. Nel frattempo invece di soccorrere i poveri disgraziati li hanno spediti verso l'Italia. Mi spiegate dove è la responsabilità italiana in tutto cio'?
Inviato da zorba69 il 26 agosto 2009 alle 18:47


Ma mi dite cosa proponete di fare in concreto per risolvere il problema o no ? Perchè, francamente, non avevo bisogno di leggere l'articolo del sig. E. Mauro per rendermi conto che viviamo,dalla notte dei tempi, in un tragico e ingiusto mondo di me**a, e io, da agnostico, non posso neppure darmi il conforto che tutti i veri credenti, papisti o meno, riescono a darsi grazie alla loro conveniente fede religiosa, tipo : questo è solo un mondo di passaggio, la vera vità viene dopo, Dio è giusto e buono e sa il perchè ci ha messo in questo mondo così brutale e incomprensibile ecc. ecc..No, ho smesso da un pezzo di crederci .Cmq, continuiamo a riprodurci che la cosa non può che migliorare.Ma quand'è che il papa si decide di andare a vivere in una capanna come molti di loro ? Forse sarebbe + credibile. Cmq, dubito che la vostra misericordia possa cambiare la situazione, spero davvero di sbagliarmi, ma almeno vi farà sentire migliori .
Inviato da trippa73 il 26 agosto 2009 alle 18:16


si é normale avera amarezza per quello che succede nei viaggi della disperazione,ma com gestire l'immigrazione clandestina? L'Italia non puo di certo garantire un lavoro a tutti quelli che vengono sul territorio e allo stesso momento bisogna evitare una popolazione di profughi che per vivere accetteranno di farsi recrutare dal male!! oppure loro stessi diventeranno il male!! aiutarli nelle loro nazioni sarebbe una migliore cosa da fare ma in comune con tutti i paesi ricchi, il primo responsabile della loro poverta sono quei paesi che sfruttano le risorse Africane senza retribuire la popolazione dell'africa ed in secondo sono responsabili i governi africani che sfruttano quel poco di ricchezza che hanno solo per i loro benefici!! é giusto aiutare questa gente ma il vaticano non puo pretendere che L'Italia possa accettare tutta questa gente che viene per provare a vivere con una certa dignità, L'Italia soffre per non poter dare lavoro a tutta la popolazione, ( guardate il meridione )
Inviato da relebol il 26 agosto 2009 alle 17:21


Ritengo che il 99,99% delle iniziative della Lega Nord siano effetto di super egoismo, di avidità e di posizione economica super privilegiata. Tuttavia, lo 0,01% del pensiero leghista si salva e riguarda il contrasto all'immigrazione nel nostro Paese. Il problema è delicato in quanto si tratta di migrazione da un intero continente (l'Africa) ad uno stato che per posizione geografica ne è fortemente interessato (l'Italia). La cui popolazione presenta una già alta densità, la maggiore tra i Paesi europei più popolati. La soluzione è quindi da ricercare a livello europeo attraverso lo smistamento immediato degli arrivi in Italia, negli altri Paesi UE. Il Vaticano, poi, farebbe bene ad accoglierne una parte significativa, di tanto in tanto, per dare un qualche senso alle proprie posizioni favorevoli all'accoglienza indiscriminata. Farebbe bene anche a non dimenticare che in pochi anni l'Italia è passata da meno di 1 milione a circa 5 milioni di extracomunitari.
Inviato da ifrdon il 26 agosto 2009 alle 16:46


io invece vorrei solo fare una domanda.... perchè Malta aiuta i clandestini con acqua, salvagenti, cibo...ma non li fa sbarcare? Perchè nessuno dice niente di questa scelta? Perchè Malta non ha problemi di immigrazione clandestina??
Inviato da desiz il 26 agosto 2009 alle 17:05


un conto è aiutare chi ha bisogno, un altro è prendere estranei in casa propria o peggio, permettergli di violare le nostre leggi.Detto questo, l'immigrazione è soprattutto una necessità per noi italiani e personalmente a me piace la società multietnica. ma accogliere tutti indistintamente non solo non incide minimamente sui veri problemi che sono alla base ma anzi incita ad intraprendere questi viaggi. SERVONO REGOLE. Come ce ne sono in ogni paese del mondo. Se si fossero fatte e fatte rispettare a suo tempo regole chiare invece del "avanti tutti tanto c'è posto" , oggi forse la lega non avrebbe tutto quel seguito che invece ha e non si sarebbe raggiunto l'eccesso opposto, il reato di immigrazione clandestina.
Inviato da albandiero il 26 agosto 2009 alle 16:16


x biancarandi In disaccordo con lei per quanto riguarda l'Unicef, un'organizzazione a scopo palliativo ormai utile solo per chi ne fa parte. Completamente d'accordo con lei per quanto riguarda l'accoglienza ai disperati delle carrette del mare. Se si apre la porta si autorizza la mafia che sfrutta la disperazione ad andare avanti indisturbata. Invece che troppi seni e cosce a mostrare in TV via satellite un immagine distorta di un'Italia sempre festa, un bel messaggio a reti unificate del Ministro degli Esteri che chiarisca che in Italia si entra solo con regolare passaporto. Poi il caso singolo lo si valuta pragmaticamente, ma la comunicazione deve essere atta a scoraggiare il mercato di esseri umani ed i suoi tragici trasferimenti.
Inviato da alessandromagnamagna il 26 agosto 2009 alle 16:16


X Nervolo e i giri di parole. Caro Nervolo proviamo a ragionare attraverso la logica. Se si accolgono i barconi di migranti cosa succede? Sai quali sono i numeri, quanti milioni di africani sono pronti a imbarcarsi per vivere in europa? Se si accettano i clandestini che arrivano in questa maniera quanti partiranno nei prossimi anni? Quanti si imbarcheranno e quanti faranno la stessa fine dei 75 morti in mare? Guardati alcune delle immagini di come si sono imbarcati questi disperati. Ragiona un attimo, quante probabilita' hanno di arrivare vivi in italia? Se tu dedici di accoglierli quando arrivano a quante persone causerai la morte?
Inviato da biancarandi il 26 agosto 2009 alle 16:08
(repubblica.it)

mercoledì 26 agosto 2009

AFFUOCO








CEMENTIZIA

Ci mancava solo il fuoco in quest'agosto persistentemente torrido. E stamattina intorno a mezzogiorno abbiamo, purtroppo, avuto anche questo.
Alle pendici della Calvana, dietro la Cementizia della Querce, un incendio si è sviluppato nella sterpaglia arida e secca che ricopre adesso la nostra collina.
L'immediato intervento di due elicotteri dei Vigili del Fuoco (e della protezione civile...) ha consentito di tenere sotto controllo le fiamme ed, in breve tempo, a spegnerle evitando così che il focolaio potesse estendersi sia alla vegetazione che alle abitazioni che si trovano nelle immediate vicinanze dell'area. Gli elicotteri hanno avuto modo di rifornirsi d'acqua nel vicino laghetto degli Alcali. E, per fortuna, tutto il veloce e tecnologico pronto intervento dei mezzi antincendio ha consentito di ridurre al minimo i rischi e di estinguere, in un'ora, le fiamme.

CARCERE


Dichiarazione di Marco Pannella per la Conferenza stampa

Roma, 26 agosto 2009

Il sessantennio di regime partitocratico ha ridotto la Giustizia italiana, e la sua appendice carceraria ad una condizione incommensurabilmente più incivile, criminale e criminogena, violenta, illegittima e illegale, socialmente disastrosa e istituzionalmente aberrante, di quel che aveva compiuto e prodotto il ventennio fascista.

Giustizia e universo carcerario sono lo specchio dello Stato, del Regime, vigenti. Oggi più che mai. Ordine e welfare senza libertà, senza Democrazia, senza Stato di diritto producono fatalmente, se si aggiunge strage di legalità come oggi accade (e non nel ventennio ufficialmente totalitario del fascismo), strage di popoli.

Questo oggi non accade ancora perché il popolo italiano sta resistendo in modo mirabile, miracoloso, nel suo vissuto di civiltà e democrazia; sul piano etico, su quello morale, antropologicamente.

Così una società “chiusa”, come quella carceraria, oggi finisce per vivere come una straordinaria Comunità Penitenziaria, a cominciare, in primo luogo, per merito dei suoi operatori, dirigenti, polizia, amministrazione, letteralmente massacrati dal Regime, e per merito di un popolo di detenuti letteralmente sequestrati e martirizzati in una detenzione estranea e contraria a quella prevista dalla Legge fondamentale e dalle leggi e norme attuative.

Governi e opposizioni di Regime non sono altro che espressione di una realtà da decenni, criminale e criminogena. Si è compiuta così “la metamorfosi del male” del ventennio fascista nel suo opposto: il male “antifascista”, partitocratico, traditore delle leggi e dello Stato di diritto, della Costituzione, sul piano tecnico associazione seriale per delinquere, nell’illusione di poter in tal modo legittimare e governare con l’arbitrio il proprio Potere.

PIRAMIDI


Piccola Posta

26 agosto 2009
Paolo Pontoniere riferisce per Repubblica di una voga salutista lanciata sulla rivista americana Self, dalla redattrice capo Caroline Schaefer e dalla sessuologa Logan Levkoff, più altri consulenti sessuali. Alla stregua della “piramide” alimentare elaborata dai dietologi, costoro hanno costruito una “piramide” sessuale composta di sette gradini principali. Trascurerò l’insieme, che mi sembra una cazzata, per soffermarmi su due dettagli cruciali. Il primo, che quegli esperti muovono dalla giusta convinzione che “il sesso è una necessità paragonabile a quella del cibo”. Il secondo, che “all’apice della piramide dei differenti tipi di rapporti sessuali sta la masturbazione”. Siccome sono pronto a piegare qualunque occasione a favore della derelitta categoria umana dei detenuti, ho pensato subito di buttarmi sulla premessa: se, com’è vero, il sesso è necessario pressoché come il cibo, e in particolare per i giovani animali umani che stipano le galere, bisogna trarne le conseguenze, dato che i detenuti sono sadicamente mutilati della loro vita sessuale. Il guaio è però che se, come insegnano Caroline Schaefer e Logan Levkoff e gli altri loro consulenti, l’apice è la masturbazione, allora in cima alla piramide sessuale stanno appollaiati, irraggiungibili da qualunque concorrente, i detenuti di tutto il mondo. Adesso qualcuno vada a dirglielo.
(foglio.it)

di Adriano Sofri

TED


Addio a Edward Kennedy, patriarca della politica Usa.

E' morto all'età di 77 anni Edward Kennedy, fratello di John Fitzgerald e Bob. Il senatore del Massachusetts era da tempo malato. Nel maggio del 2008 gli era stato diagnosticato un tumore al cervello, a giugno era stato operato. Era poi tornato alla vita politica partecipando in agosto alla convention democratica.
Da giorni si rincorrevano voci circa un drastico peggioramento delle sue condizioni, alimentate anche dalla sua assenza al funerale della sorella Eunice Shriver Kennedy, celebrato due settimane fa. Kennedy aveva inoltre scritto una disperata lettera ai vertici del Massachusetts chiedendo di essere sostituito nel suo ruolo di senatore il prima possibile, senza aspettare l'elezione suppletiva necessaria per legge. Il senatore, infaticabile sostenitore di Barack Obama, temeva infatti che la sua assenza nuocesse al partito al momento di votare la tanto discussa riforma sanitaria.
Dopo l'assassinio dei fratelli, Ted aveva preso in mano il timone della famiglia simbolo della politica americana. Liberale, abilissimo nella gestione delle dinamiche congressuali, era uno dei più influenti e longevi senatori della storia Usa.
(repubblica.it)

BECCAGLIA



AREA DESERTIFICATA


E' arrivata! Verso la fine dell'estate è arrivata la prima crepa nell'idillio da luna di miele tra il sindaco Roberto Cenni e la sua maggioranza politica. Oddio più che una crepa è una linea di sottile frattura. Ma, si sa, proprio dalle inezie trascurate possono derivare guai e danni seri. E' stato l'on. Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale del PdL, a riaprire il dibattito politico cittadino dopo il sonnacchioso periodo delle ferie agostane. All'interno di una dichiarazione di plauso ad Anna Beltrame per gli annunci di svolta nella politica culturale della città, Mazzoni non esita a lanciare una critica alla riconferma al Museo Pecci del presidente Valdemaro Beccaglia.


Conferma voluta dal sindaco sulla base, sostenne Cenni, dei buoni risultati raggiunti dal Museo.

Evidentemente però, tali buoni risultati, sono contestati sia dall'assessore Beltrame che dallo stesso Mazzoni.

Ed, in effetti, le cifre sciorinate dalla Beltrame sull'attività 2008 del Museo appaiono, a dir poco, sconvenienti. 900 biglietti staccati appaiono un risultato da retrocessione immediata del Museo Pecci nel girone del deserto dei Tartari!

Per questo, e forse per altro, a Mazzoni la repentina riconferma del vecchio presidente scelto dal centrosinistra appare quantomeno frettolosa. E per non essere frainteso Mazzoni mette le mani avanti: per il Teatro Metastasio e le altre istituzioni culturali cittadine, non potrà essere riutilizzato il metodo della continuità! E come dargli torto!


LIBIA


CHE RIDERE LA SINISTRA ANTI DITTATORI
di Mario Cervi

Esiste, per gli italiani e per il governo italiano, un problema Gheddafi. Giusto affrontarlo, senza reticenze, nelle sedi politiche e nelle sedi giornalistiche. Purtroppo la polemica ha subito preso una brutta piega. In ossequio a una strategia - si fa per dire - tutta fondata sull’attacco a Berlusconi, l’opposizione gli rimprovera la grave colpa d’intrattenere relazioni cordiali con il colonnello libico.
Con un disinvolto «salto della quaglia» - per usare il linguaggio togliattiano - la sinistra italiana diventa paladina della più intransigente moralità internazionale: ossia d’una politica estera e d’una diplomazia che, trascurando esigenze di buon vicinato e rapporti economici di grande rilievo, siano improntate al rifiuto d’ogni contatto con gli «uomini forti».
Possiamo capire queste impennate puriste se vengono dai radicali, che in proposito hanno una tradizione nobile, e che sempre hanno anteposto l’ideale astratto - diciamo pure l’utopia - al doveroso pragmatismo di chi voglia reggere saggiamente le sorti d’un Paese. Ma quando la lezione sulle frequentazioni lecite e su quelle illecite arriva dai pulpiti della sinistra, diventa difficile trattenere l’ilarità, o l’indignazione.
Se la sono presa, da quelle parti, con i pochi dittatori di destra - Franco, Salazar, i colonnelli greci, Pinochet - ma con la numerosissima schiera delle dittature colorate di marxismo è stato ed è tutto un idillio. Da Stalin al tuttora vivente benché poco operante Fidel Castro, non c’è stato leader «rosso» che non sia stato gratificato di elogi sperticati. Un feroce despota come l’etiope Menghistu ebbe apprezzamenti. Durante gli anni in cui la Libia figurava - in prima fila - tra gli «Stati canaglia», la sinistra non si stancava di rievocare atrocità vere e presunte del colonialismo italiano. Fu perfino coniata - per legittimare questi servilismi - la distinzione tra democrazia formale e democrazia sostanziale. La prima vivacchiante in Occidente, la seconda fiorente a Est o nei Paesi africani di nuova indipendenza. Poi s’è visto chi avesse ragione. Adesso nel parterre ideologico che ammirò Ceausescu e Honecker si grida allo scandalo per Gheddafi. «Ma mi faccia il piacere» diceva Totò.
Ci sono molte buone ragioni per non tenere in nessun conto l’ipocrisia di questi sacerdoti della democrazia da nessuno consacrati. E ce ne sono moltissime a conforto della tesi di Berlusconi e dei suoi ministri: secondo cui i gesti d’amicizia verso il raís danno e daranno frutti copiosi in termini di lotta all’immigrazione, di cooperazione economica, di forniture energetiche. L’assicurarci petrolio e gas per i prossimi decenni può ben meritare, si osserva, l’invio delle Frecce Tricolori - molto richieste all’estero - per una esibizione davanti al Colonnello.
Tutto vero. Anche se Gheddafi, diciamolo con franchezza, non fa del suo meglio per agevolare il compito di chi lo ha in simpatia. Non lo fa nel frivolo, eccedendo in smargiassate teatrali; non lo fa nel molto serio, riservando accoglienze trionfali all’attentatore di Lockerbie che gli scozzesi hanno liberato. Berlusconi ha deciso, diversamente dal principe Andrea d’Inghilterra, che il programma già fissato - visita sua a Tripoli e Frecce Tricolori - debba essere onorato. La decisione gli spettava, e l’ha presa secondo coscienza. Ha chiuso, speriamo per sempre, un contenzioso che si trascinava da oltre mezzo secolo, e che i governi di sinistra non sono mai stati capaci di risolvere (e mai hanno pensato di rompere le relazioni con Gheddafi al tempo delle sue minacce antioccidentali, si accorgono di quanto sia infido solo dopo che si è convertito). Gheddafi non è né un campione di democrazia né un campione di simpatia, ma nessuno avrebbe ringraziato Berlusconi se, facendo oggi la faccia feroce, avesse domani lasciato gli italiani senza risorse energetiche. Posso a questo punto esprimere la mia perplessità per l’affermazione di Renato Farina secondo il quale, avendo l’Italia la democrazia ma anche l’aborto, avendo la Libia la dittatura ma non l’aborto, è pari e patta?
(giornale.it)

ESTATE


FINE

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martedì 25 agosto 2009

GONZI


CAVALIERI?


Altri profughi eritrei sono sbarcati stamattina a Lampedusa proveniendo dalle coste della Libia.

La novità evidenziata dalle notizie finora pervenute è che a bordo del gommone arrivato, chissà come, nell'isola siciliana, sono stati rinvenuti salvagente che sono in dotazione alla Marina Militare maltese.

E naturale pensare, subito, che anche questi disperati siano stati intercettati, nelle acque territoriali di Malta, stato che fa parte dell'Unione Europea dal 2004, dalle motovedette nazionali. Le quali, evidentemente, si sono limitate, così come nell'episodio dell'altro ieri, almeno stando al racconto dei supersititi, a fornire un minimo di assistenza al gommone ed ai suoi passeggeri, ed ad indicare la rotta più breve per raggiungere Lampedusa.

Se questo atteggiamento, che pare largamente praticato da Malta, dovesse essere confermato dai nuovi accertamenti e dalle nuove testimonianze, vorrebbe dire che il primo ministro maltese, Lawrence Gonzi, trata noi italiani come gonzi! E dovrebbe sollecitare davvero l'Unione Europea a delineare regole comuni sul problema dell'immigrazione clandestina via mare dall'Africa e non soltanto decaloghi su come deve essere cotta la pizza al forno ovvero come appendere il merluzzo per l'essiccamento!

SILVIO


OPPOSTI

E' singolare che stamattina i direttori dei due più importanti quotidiani che appoggiano il governo di centrodestra, "Il Giornale" e "Libero", sostengano una tesi completamente opposta sulla questione della visita che Silvio Berlusconi, con le acrobatiche Frecce Tricolori a seguito, si appresta ad effettuare a Tripoli presso il dittatore libico Gheddafi.
Se Vittorio Feltri giustifica ampiamente, come effetto della real politik, l'omaggio del nostro presidente del consiglio alla festa della Jamāhīriyya Araba di Libia Popolare e Socialista, Maurizio Belpietro invita il cavalier a non salire sulle gobbe del cammello cirenaico!

La contraddizione dei due principali cantori del berlusconismo ha destato meraviglia nei commentatori e subbuglio nei lettori dei due giornali.

In realtà deve essere semplicemente osservato che, assai di frequente, la stampa di orientamento vicino al Silvio nazionale assume di questi atteggiamenti di sapore contrapposto. Specialmente quando il nostro capo del governo assume decisioni che lo collocano border line o sulla lama di un rasoio.

Anche tra gli elettori e gli estimatori del premier i continui riconoscimenti al dittatore libico non vanno molto a genio.

E, puntualmente, la stampa amica si schiera sui due versanti: qualcuno, duro e puro così come i più fervidi ammiratori, a sostegno di Berlusconi; qualcun altro, come l'opinione più "sciolta" e libera di segmenti dei suoi sostenitori, critica la mossa o la decisione.

Che è anche un principio del marketing: coprire tutto lo spettro delle opinioni, il bianco ed il nero, il si ed il no!

E Silvio Berlusconi, genio della pubblicità e della propaganda, e che vede più lontano della contingenza, lascia fare (anzi, ci potremmo scommettere...) auspica questi atteggiamenti divergenti dei suoi cantori e dei suoi "dipendenti".

Perchè sa che così riesce a "coprire" tutto il mercato dell'opinione pubblica dei suoi elettori ed in generale di tutto il pubblico italiano.

La sensazione, dunque, è quella di un gran gioco delle parti tra Feltri e Belpietro che, in altra occasione, troveranno il modo di scambiarsi i ruoli.


POMAIA


Pullia: Auguri al nuovo lama residente dell’Istituto Lama Tzong Khapa

Dichiarazione di Francesco Pullia, della Direzione nazionale di Radicali Italiani

Khensur Rinpoce Jampa Tegchok (si pronuncia giampa teciog) sarà il nuovo lama residente dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa), il maggiore centro di studi buddhisti italiano ed uno tra i più importanti in Occidente. La data precisa del suo arrivo non è stata ancora decisa ma probabilmente verso la fine settembre o i primi di ottobre prenderà il posto del compianto Ghesce Ciampa Gyatso, Oceano d’amore, che ha lasciato il corpo terreno nel 2007.

Nato nel 1930, Khensur Rinpoce Jampa Tegchok è diventato monaco all'età di otto anni. Per quattordici anni ha studiato i grandi trattati buddhisti nell'università monastica di Sera Je, in Tibet, prima di lasciare la sua terra nel 1959, dopo la fallita insurrezione dei tibetani contro l'occupazione cinese. Dopo un periodo di soggiorno nel campo profughi di Buxa, si è trasferito a Varanasi, dove ha ottenuto il diploma di acharya insegnando successivamente per sette anni. Giunto in Occidente, ha impartito insegnamenti in Inghilterra, Francia (nel monastero di Nalanda) e negli Stati Uniti.

Nel 1993, Sua Santità il Dalai Lama lo ha nominato abate dell'università monastica di Sera Je, nel sud dell'India. Lasciato l’incarico dopo otto anni, tornato in Occidente, è stato ospite di diversi centri di Dharma tra cui il Centro di meditazione Khushi Ling di Arco (TN).

All’Istituto Lama Tzong Khapa e alla sua nuova guida giungano i nostri più sentiti auguri.
(radicali.it)

GHEDDAFI


Cominciano a delinearsi i contorni dell’ operazione di recupero di Gheddafi. Tutto è partito da quando Gheddafi, Berlusconi, Blair, complici di Bush, boicottarono il tentativo di scongiurare la seconda guerra con l’Iraq di Saddam…

Dunque cominciano finalmente a delinearsi compiutamente i contorni della stupefacente “operazione” di recupero del dittatore libico Gheddafi. Le rivelazioni del britannico “The Observer”, secondo il quale proprio nel corso del G8 dell’Aquila dello scorso luglio si sarebbero definiti gli accordi per il rilascio del terrorista Adbel Basset al-Megrahi, gettano sull’intera vicenda lasciano intravedere inediti, ancora oscuri e inquietanti accordi.
E’ legittimo ora chiedersi cosa sappia, e quale parte nella vicenda abbia svolto Silvio Berlusconi e il governo italiano; si cominciano a comprendere le ragioni del blando atteggiamento italiano di fronte alle “stravaganze” di Gheddafi nel corso delle sue visite in Italia, e la condiscendenza che gli è stata tributata; l’episodio Lockerbie appare una “coda” di un’ “operazione” che viene da lontano: quando il dittatore libico Gheddafi, Berlusconi e l’ex premier britannico Tony Blair, svolsero un ruolo di primo piano – e di fattiva complicità con l’ex presidente americano George W. Bush – nel far fallire i tentativi ormai giunti in dirittura d’arrivo per scongiurare la seconda guerra con l’Irak e garantire al dittatore iracheno Saddam l’esilio. Da allora Gheddafi è stato accolto nel “salotto buono” della comunità internazionale, e gli si lascia svolgere un ruolo di primo piano nell’ambito della Comunità africana.
E’ tempo, finalmente, di fare chiarezza sugli ambigui rapporti tra Italia e Libia. Rapporti ambigui che vengono da lontano: non dimentichiamo l’impunità concessa ai killer di Gheddafi che uccidevano in Italia i dissidenti libici, e impuniti venivano rimpatriati; non dimentichiamo i corsi di addestramento a piloti libici in Italia e da parte di addestratori italiani in Libia, anche negli anni in cui massima era la tensione tra la Libia e la comunità occidentale. Ma oggi si è raggiunto il vertice di questa ambiguità e di questa ipocrisia, costituito dalle fotografie che immortalano in abbracci fraterni Gheddafi e Berlusconi.
E’ tempo di chiarire che tipo di politica estera sta conducendo l’ENI; è tempo che la Farnesina chiarisca e spieghi la portata reale degli accordi stipulati con Tripoli; è tempo che il Parlamento ne sia informato e che l’opposizione (leggi il PD) finalmente, esiga di sapere come stanno le cose, ed esca dalle infelici ambiguità che da sempre lo caratterizzano.
E’ augurabile infine, che alla ripresa dei lavori parlamentari non solo la pattuglia dei deputati radicali chieda con determinazione che la questione sia affrontata e discussa in un dibattito parlamentare trasmesso in diretta dalle reti della televisione pubblica.
(radicali.it)

SCARLET

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lunedì 24 agosto 2009

FRECCE


Italia-Libia: D’Elia, frecce tricolori celebrano una dittatura
Roma, 24 agosto 2009
• Sulla partecipazione delle Frecce Tricolori alle celebrazioni del quarantennale del colpo di Stato del Colonnello Gheddafi, il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, ha dichiarato

Il costo economico della esibizione in Libia delle Frecce Tricolori sarà forse ridicolo, ma il costo politico è sicuramente serio per il nostro Paese. Come si fa a partecipare alle celebrazioni di un colpo di stato che ha instaurato una dittatura che dura da quarant’anni? In questo modo, non solo si legittima, ma anche si celebra un regime che si è caratterizzato per la persecuzione di ogni forma di dissenso politico, per l’incarcerazione o la sparizione degli oppositori politici, per il massacro di migranti nelle carceri, per la pratica della tortura e della pena di morte.