sabato 5 settembre 2009

MISCHIA


TESTE D'UOVO


Una ricerca del Sole24ore sullo stato dello sport nelle province italiane relegava Prato ad uno degli ultimissimi posti della classifica. La notizia che l'esordio in casa della squadra di rugby dei Cavalieri avverrà al campo Chersoni di Iolo senza che sia stato possibile ampliare le tribune per il pubblico pare una cocente conferma del coma profondo dello sport pratese.

Non ci sembrava insormontabile arrivare all'appuntamento della principale squadra pratese nel massimo campionato italiano di rugby (tra l'altro contro i campioni in carica della Benetton Treviso) con un sostanziale (se pur provvisorio) ritocco alla capacità ricettiva dell'impianto iolese.

Che, dunque, sarà aperto solo per qualche centinaio d'appassionati non permettendo neppure l'ingresso, probabilmente, alla maggior parte dei tifosi che caleranno dal Veneto o da altre cità toscane.

Non proprio una bella figura per i pratesi. Non sappiamo di chi sia la responsabilità del mancato ampliamento delle tribune del Chersoni. Se dei Cavalieri, dell'assessorato allo sport (proprietario dell'impianto...). Tuttavia la città rimedia un'altra brutta figura. E Dio solo sa se ce n'era bisogno!!

SDEMOCRATICI


LEGGI ELETTORALI


Prosegue la stagione delle feste di partito. E proseguono anche i dibattiti sui temi più diversi. Ma, quasi in ogni occasione, non manca mai un esponente del Partito Democratico che non rechi critiche pesanti o pesantissime all'attuale legge lettorale nazionale, il famigerato porcellum.

Da D'Alema a Veltroni, da Franceschini a Bersani, dalla Finocchiaro alla Bindi è un susseguirsi ininterrotto di recriminazioni sul fatto che l'attuale modalità di elezioni dei deputati (nominati dalle segreterie di partito...) è un sistema antidemocratico, impopolare, che non facilita la necessaria partecipazione dei cittadini. Il che, ovviamente, è tutto vero. Quello che non va davvero bene è il pulpito dal quale viene la predica. I democrats dovrebbero ben sapere che vi è stata una legge regionale che ha fatto da pesce pilota al porcellum di Calderoli: è la legge elettorale toscana varata nel 2005 per volere del governatore (PD) Claudio Martini. Ben prima, dunque, che a Calderoli venisse in mente il suinum! Cinque anni fa Martini e la sua maggioranza di sinistra imposero ai toscani l'elezione a scatola chiusa di ben 65 consiglieri regionali (con un aumento di 15 poltrone..), senza preferenze, senza collegi uninominali, ma con il ricorso a liste bloccate. E dunque imposte, proprio come nella successiva Legge elettorale nazionale, dalle segreterie regionali dei vari partiti. L'unica parvenza di mitigazione della legge toscana è la previsione di elezioni primarie di partito per la scelta dei vari candidati. Non essendo però obbligatorie le primarie nel 2005 furono svolte (si fa per dire...) solo dai Democratici (allora di sinistra...).

Le attuali giaculatorie recriminatore quotidiane dei massimi esponenti democrats lasciano, dunque, il tempo che trovano. E' un'esercizio vuotamente retorico Anche perchè, guarda caso, la Toscana "rossa" rivedendo qualche settimana fa la legge elettorale regionale non ha reintrodotto nè preferenze nè, tantomeno, collegi uninominali. Anzi ha confermato tutto l'impianto della legge del 2005 aggiungendovi (ale, alè...) uno sbarramento del 4%. E trovando su questa porcheria di legge l'assenso del PdL e di qualche sventurato minore ma di buon appetito. Buon pro gli faccia. Ma, almeno, che non vengano in pubblico a versare le loro lacrime di coccodrilli (o caimani...).

SOBRIAMENTE


SCALFARIANI


«Il delitto più grosso di un politico è calpestare il proprio popolo. Tutti quelli che hanno abusato del loro potere e calpestato i diritti fondamentali si sono seppelliti con le loro mani: Hitler, Mussolini, Stalin. E' come abbracciare i fili dell'alta tensione, prima o poi si muore».

Così, con appropriata sobrietà da ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro si è espresso ieri dal palco della Festa democratica nazionale di Genova!

Aggiungendo anche la sua alata parola al diluvio di paragoni straordinariamente esuberanti che sembrano, oggi, la cifra con la quale l'opposizione politica e giornalistica, prova a contrastare il capace di tutto Silvio Berlusconi.

A noi piace ricordare lo Scalfaro del "Non ci sto"! (3 novembre 1993), sobriamente gridato allorquando, lambito da qualche inchiesta giudiziaria, l'allora Presidente, si tolse dall'imbarazzo!

E così Scalfaro va ad aggiungersi, da par suo, ai sobri titoli de l'Unità (come il fascismo); a quelli dell'Avvenire sull'immigrazione (come la Shoah) od a quello altrettanto sobrio e rispettoso della persone e della sua famiglia utilizzato dallo stesso quotidiano cattolico per Beppino Englaro (Boia!).

Forse questi signori pensano che utilizzando iperboli sempre più grandi si riesca a convincere qualche elettore di Berlusconi a cambiare simbolo sulla scheda elettorale. Ma a noi pare che sia un gioco inutile! Probabilmente i cittadini italiani non si faranno menare per il naso da questo ricorso all'esemplificazione sempre più drammatizzata dell'opposizione. Specialmente se resta accompagnata da qualsiasi mancanza di proposte alternative. O, addirittura, dall'aggiungere il proprio voto a quello del "nemico": come sovente accade in Parlamento (sulla RAI, ad esempio; o sulla legge elettorale europea; o sull'accordo con la Libia di Gheddafi).

GOODMORNING

video

venerdì 4 settembre 2009

DEGENERAZIONI


Resistenza e Libertà


Pare che un non meglio identificato gruppo autodenominatosi Generazione Attiva-Idee&progresso abbia scritto una lettera aperta al sindaco Roberto Cenni per invitarlo, in occasione delle celebrazioni del 6 settembre, a prendere le distanze ed a condannare eventuali richiami al fascismo espressi con gesti o simbologie. Affinchè non abbiano a ripetersi, sostiene il gruppo, ciò che accadde in piazza del Comune durante i festeggiamenti per la vittoria di giugno o quelli accaduti nel corso della visita di Berlusconi al Pecci.

Chissà perchè questo comunicato di un gruppo finora inattivo a Prato ci puzza tanto di provocazione. Noi non sappiamo chi siano i confezionatori della lettera aperta e neppure quale ragionamenti li spingano a chiedere al sindaco Cenni quello che non avrebbero richiesto sicuramente a Massimo Carlesi, se avesse vinto lui. Vogliono forse dirci che poichè nella coalizione vincente era presente la Destra i fascisti rivendicazionisti e nostalgici sono tollerati dal sindaco?Ma quali idee e quale progresso vogliono, eventualmente, veicolare questi cittadini?
Roberto Cenni in questi 80 giorni di sua permanenza in piazza del Comune ha ampiamente dimostrato di avere una sua precisa personalità ed anche un carattere poco suscettibile alle strumentalizzazioni politiche e partitiche. Ogni cittadino può stare sicuro che, se occorrerà, Cenni saprà esprimersi senza essere tirato per la giacca da qualche esagitato dell'ultima ora.Ma, per la prima volta forse, intorno alle celebrazioni del 6 settembre ci pare si stia sviluppando un clima niente affatto rassicurante. La prima volta di un sindaco non di sinistra potrebbe essere scelta, da qualche sciocco, come occasione per cercare consolazione alle proprie personali frustrazioni. Qualche segnale (oltre a quello di Generazione Attiva) ci pare di poterlo cogliere.Il paese di Figline, di solito imbandierato a festa per le manifestazioni in cantiere per il 6 settembre, è, ad oggi almeno, insolitamente spoglio di bandiere, bandierine, striscioni.Pare quasi che, quest'anno, non vi sia voglia di festeggiare adeguatamente la sacra ricorrenza pratese. Forse per non far risaltare più del dovuto la presenza e le parole del sindaco "non dei nostri"?

PATACCARI


Ma mi faccia il piacere…

di Francesco Pullia

Il nostro è un paese volgarmente ipocrita e l’ipocrisia, come si sa, è una delle tante facce del conformismo. Come già abbiamo avuto modo di affermare, la vicenda Boffo non ci appassiona affatto, così come, d’altronde, i comportamenti privati di un presidente del consiglio, “capace davvero, ma davvero, di tutto” , che, piaccia o no, è stato eletto dalla maggioranza degli italiani (di certo ormai non ignari dei suoi limiti, delle sue debolezze, dei suoi contorsionismi). In un articolo di qualche mese fa, ci eravamo spinti a chiedere le dimissioni dell’attuale capo del governo, ma non per eccesso di moralismo bensì perché lo ritenevamo, e lo riteniamo, privo di credibilità per via della sua etica pataccara, tipica di un paese vissuto per secoli all’ombra del potere secolare papalino.

Non possono esserci, scrivevamo, ambiguità, scarto, differenza tra vita pubblica e privata. Non si possono sostenere pubblicamente a spada tratta posizioni che nel privato vengono, poi, clamorosamente smentite.

E questo deve valere non solo per il premier ma per tutti.
L’etica di un individuo non è data dallo sbandieramento di principi o di credenze religiose ma dalla consequenzialità del suo agire.

Ce lo ha insegnato Gandhi. Ce lo insegna, con la sua storia rigorosamente antitetica alla (im)moralità corrente, Marco Pannella.

Fatte queste premesse ci risulta del tutto stomachevole la linea, monotona e fallimentare più che mai, adottata ancora una volta dalla cosiddetta sinistra sempre più contemporaneamente di piazza, di salotto e di confessionale, espressione cioè dell’indecoroso becerume di chi ad un serrato confronto dialettico preferisce una inconcludente demagogia da due soldi.

Boffo si è dimesso, viva Boffo? Manco per niente. Andare alla continua ricerca di martiri e mostri, di santi e reprobi da incensare e demonizzare a seconda delle convenienze e degli opportunismi (che sono ben altra cosa dalle opportunità) non conduce da alcuna parte se non al vicolo cieco della ridicolaggine.

E’ in corso un attentato alla libertà di stampa? Ma mi faccia il piacere, diceva Totò!
Certo, nel nostro paese la stampa non è libera né democratica, ma non da ora, semmai da un sessantennio, da quando, all’indomani dalla caduta del fascismo, la partitocrazia che ne è succeduta, facendosene, in modo più o meno subdolo, erede nella prassi continuatrice, ha negato (questo sì che è killeraggio!) il diritto-dovere del cittadino all’informazione.
Il pervicace genocidio culturale e politico (e, badate bene, non c’è nulla, purtroppo, di parossistico in quello che stiamo affermando) subito dai radicali in un paese come il nostro specializzato, negli ultimi tempi più a sinistra che a destra, nel bacio della pantofola, è emblematico.

Il nostro dossier “La peste italiana” lo ha documentato in modo inconfutabile. Lorsignori che si indignano per presunte censure nei confronti di icone appositamente confezionate (una volta le si definiva come “tigri di carta”) si sono mai chiesti come si accede veramente alla carriera giornalistica, perché nonostante le numerose testate in edicola a comparire siano, poi, sempre le stesse firme, come mai alla Rai il giornalismo sia una questione dinastica, familiare, oltre che, ovviamente, spartitoria?

E, allora, chi si vuole prendere per i fondelli? Dovremmo, forse, accodarci ai cortei che urlano contro il grande despota, il grande demone, il grande censore, l’uomo piccolo, ricco e cattivo quando sappiamo benissimo che la stampa da noi è da un sessantennio alla mercè di despoti, demoni, censori, di abili campioni delle tre carte o di rubamazzo?

Questo clima non ci piace. Lo ripetiamo da troppo tempo. E’ torbido, infame e, soprattutto, tanto plebeo, da suburra, quanto, nei fatti, antidemocratico.
(notizieradicali, 976)

PUZO


ADDAVVENIRE!


A leggere stamattina la stampa italiana sulle dimissioni di Dino Boffo c'è da rabbrividire o da sgomentarsi. Perchè i "retroscenisti" del milieu politico-giornalistico italiano ci ricostruiscono gli inquietanti quadri all'interno dei quali si sarebbe consumata la vicenda Boffo-Feltri.

Sulla Repubblica Massimo Giannini sostiene che attraverso l'affaire Boffo il Vaticano sta cercando di sponsorizzare quello che Pierferdinando Casini chiama il nuovo "grande centro" della politica italiana. E Giannini aumenta la dose chiarendo che se l'ipotesi politica d'oltretevere andasse in porto sarebbe Luca di Montezemolo ad assumerne la guida!

Nella sua nota sul Corriere della Sera Francesco Verderami tira in ballo addirittura un (secondo) morto. Che sarebbe il collaboratore della comunità di Don Gelmini suicidatosi ad Amelia nei giorni scorsi.

Molti altri commentatori e diversi altri giornali sottolineano come all'origine dei "guai" del direttore (ex) dell'Avvenire ci sarebbe, in realtà, più che Feltri, un'aspra "dialettica" tra la segreteria di Stato vaticana (cardinal Bertone) ed il vertice della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) (cardinal Bagnasco). I due porporati avrebbero iniziato una "confrontation" senza esclusione di colpi per avere la supremazia della guida "politica" in Piazza San Pietro e dintorni.

Nemmeno Benedetto XVI è risparmiato dalle "indiscrezioni" giornalistiche. Sarebbe stata una telefonata a Bertone e Bagnasco a segnare il destino di Dino Boffo. Che dopo le formali dimissioni (respinte...) dei giorni scorsi ha evidentemente ricevuto una nuova "proposta" che non ha potuto rifiutare. Che bello sembra d'essere tornati ai tempi dello IOR di monsignor Marcinkus e compagnia. Ovvero nel sequel del "Padrino" di Mario Puzo e Francis Ford Coppola!

SINDACO

video

ROBERTO CENNI

BUONE (ANZI BUONISSIME......) VIBRAZIONI!!!!!

B.B.


Nella frattura fra Bertone e Bagnasco spunta il piano per il "Nuovo Centro"

di MASSIMO GIANNINI

"E ADESSO niente sarà più come prima...". Non è un anatema. Piuttosto è una presa d'atto, dura ma netta, quella che si raccoglie Oltre Tevere in queste ore difficili e amare. Se è vero che Dino Boffo è "l'ultima vittima di Berlusconi", come scrive persino il New York Times, è chiaro che questa vicenda apre una doppia, profonda ferita. Sul corpo della Chiesa, già attraversato da divisioni latenti. E nel rapporto tra Santa Sede e governo, già destabilizzato da incomprensioni crescenti.

Per la Chiesa, il doloroso sacrificio di Boffo nasconde la frattura che si è aperta tra Segreteria di Stato e Conferenza Episcopale. Per rendersene conto basta ricostruire le tappe che hanno portato alla drammatica uscita di scena del direttore di Avvenire. Venerdì scorso si consuma il primo atto, con l'operazione di killeraggio del Giornale e il conseguente annullamento della Cena della Perdonanza tra Bertone e Berlusconi. Un colpo a freddo, che nelle alte gerarchie nessuno si aspettava, ma che innesca reazioni differenti. Nel fine settimana Boffo comincia a meditare sull'ipotesi delle dimissioni. L'idea prende materialmente corpo lunedì mattina, quando sul Corriere della Sera esce un'intervista al direttore dell'Osservatore Romano. Una sortita altrettanto inaspettata, quella di Gian Maria Vian, che giudica "imprudente ed esagerato" un certo modo di fare giornalismo dell'Avvenire e conclude con un sibillino "noi non ci occupiamo di polemiche politiche contingenti".

Per l'intera mattinata Boffo aspetta una correzione di tiro della Segreteria di Stato. Ma non arriva nulla. Oltre Tevere si racconta di una telefonata di Bagnasco: "Scusate, ma quell'intervista è cosa vostra?", avrebbe chiesto a Bertone. "Non lo è - sarebbe stata la risposta - e ci siamo anche lamentati con Vian, che ha impropriamente parlato in prima persona plurale". Ma questo è tutto. Dalla Segreteria di Stato non esce nulla di pubblico. Così, lunedì pomeriggio Boffo va personalmente da Bagnasco, e gli consegna la sua lettera di dimissioni. Mentre il direttore parla con il cardinale, arriva la telefonata di Ratzinger, che chiede: "Il dottor Boffo come sta? Mi raccomando, deve andare avanti...". Il presidente della Cei riferisce a Boffo, che di fronte al Papa non può certo tirarsi indietro.

Martedì mattina lo scenario in parte cambia. Repubblica dà la notizia: solidarietà del Pontefice a Boffo. Solo a quel punto, molte ore dopo, il direttore della Sala Stampa Vaticana padre Lombardi annuncia che Bertone ha effettivamente telefonato al direttore di Avvenire, per offrirgli il suo sostegno. Ma sono passati ben cinque giorni dal siluro di Feltri, prima che la Segreteria di Stato muovesse un passo ufficiale. Intanto Boffo è rimasto sulla graticola. E nel frattempo persino monsignor Fisichella, nel silenzio della Curia, contesta apertamente il quotidiano per le critiche al governo sull'immigrazione.

Mercoledì Feltri torna all'attacco, e sostiene che la "nota informativa" che getta fango sulla vita privata di Boffo è una velina uscita dal Vaticano. Padre Lombardi smentisce. E aggiunge l'ultima novità: papa Ratzinger ha chiamato il cardinal Bagnasco, per avere notizie "sulla situazione in atto". Ma dalla Segreteria di Stato ancora silenzio. Così si arriva al colpo di scena di ieri: dopo una settimana di fuoco incrociato, il direttore di Avvenire getta la spugna e se ne va.

Ma perché all'offensiva volgare e violenta del Giornale la Santa Sede ha fatto scudo in modo così discontinuo e frammentato? "Qui - secondo la ricostruzione che si raccoglie negli ambienti della Cei - si apre la frattura con l'episcopato". Il cardinal Bertone, due anni fa, aveva lanciato la candidatura di Bagnasco alla Conferenza episcopale con una convinzione, che la realtà dei fatti ha presto svilito in pia illusione: trasformare la conferenza dei vescovi in una "cinghia di trasmissione" della Santa Sede, dopo la stagione troppo lunga dell'autoreferenzialità ruiniana. Il tentativo è fallito, ben prima che scoppiasse il caso Avvenire e che scattasse l'imboscata mediatica ordita dal Cavaliere e dai suoi giornali ai danni del direttore.

"Lo stesso Bertone lo ha riconosciuto - raccontano Oltre Tevere - quando qualche settimana fa si è lasciato scappare che la nomina di Bagnasco è stato il suo errore più grave. E certe cose, in questi palazzi, si vengono a sapere molto presto...". Secondo questa stessa ricostruzione, il caso Boffo precipita proprio in questa faglia, che divide Bertone da Bagnasco. E in questa faglia si inserisce anche l'ultima, clamorosa indiscrezione di queste ore: cioè quello che Oltre Tevere qualcuno definisce "il Piano Esterno". Contrariamente a quello che si pensa - raccontano - "il Segretario di Stato non vuole una Cei schierata con Berlusconi, che considera ormai già fuori dai giochi. Il vero progetto che sta a cuore alla Santa Sede riguarda la nuova aggregazione di centro, che ora avrebbe Pierferdinando Casini come perno politico, e che in futuro vedrebbe Luca di Montezemolo come punto di riferimento finale".

A questo "Piano Esterno" si starebbe lavorando da tempo, tra Segreteria di Stato e una piccola, ristretta cerchia di intellettuali esterni, laici e cattolici, che orbitano intorno al Vaticano e allo stesso direttore dell'Osservatore Vian. Vera o falsa che sia, questa ipotesi spiega molto di quello che è accaduto e può ancora accadere. Bertone - sostengono ambienti vicini alla Cei - potrebbe aver gestito il caso Boffo proprio in questa logica: usare l'aggressione al direttore di Avvenire prima per rimettere in riga l'episcopato, e poi per assestare il colpo finale contro il presidente del Consiglio, aprendo le porte del paradiso alla Cosa Bianca di Casini e Montezemolo. Di qui, fino a ieri, la difesa intermittente e quasi forzata a Boffo. Di qui, da domani in poi, la rottura definitiva e irrimediabile con Berlusconi. "Niente sarà più come prima", appunto. Vale per la Chiesa di Roma, ma vale anche per il Cavaliere di Arcore.
(repubblica.it)

VIDEOCRAZIA

video

(corriere.it)

VANNINO


BIOTESTAMENTO


L'altro giorno, nel corso di un'intervista, il vicepresidente del Senato Vannino Chiti, autorevole espnente del PD nazionale e toscano, ha trovato il modo, tra l'altro, di bacchettare poco amichevolmente il Sindaco del Comune di Calenzano Alessio Biagioli (PD), per l'istituzione in quell'ente del registro dei biotestamenti. Considerando l'iniziativa estemporanea e non in linea con l'iniziativa politica del Partito Democratico. Chiti sostiene, anzi, che non si devono fare i registri comunali dei biotestamenti perchè sono iniziative che dividono!

Con questa mossa Chiti ha sicuramente messo in guardia altri eventuali sindaci toscani del PD a procedere sui registri comunali dei biotestamenti.

La mossa appare destinata anche ad intervenire sul dibattito congressuale interno ai democrats. Ed indirizzata a lanciare segnali precisi in qualche direzione. Chiti è sostenitore del dalemiano Bersani. E, come lui, è assai vicino al mondo della Compagnia delle Opere, emanazione economico-imprenditoriale di Comunione e Liberazione. Vannino criticando il Comune di Calenzano ha voluto rassicurare i cattolici ciellini e, nel contempo, rafforzare l'alleanza di fatto tra quel mondo e settori profondi del PD.

Sono ampiamente serviti, dunque, quei segmenti liberal che all'interno del PD cercano di tracciare una via moderna, europea, progressista e progressiva anche nel campo delle libertà individuali.

ANTICLERICALE


V Congresso di Anticlericale.net: 2010:

ANNO ANTICLERICALE?


Si terrà a Roma, dal 19 al 20 settembre il congresso di Anticlericale.net. E' sempre più evidente, un giorno dopo l’altro, come l’individuo sia “la minoranza più perseguitata del nostro tempo”. La libertà di scelta individuale, in tutte le forme nelle quali la stessa può esprimersi, è il “nemico pubblico numero uno”: lo è stata nel Ventennio fascista e ha continuato ad esserlo – senza soluzione di continuità – nel sessantennio successivo, grazie alla saldatura sempre più forte tra potere vaticano e potere partitocratico. Il Concordato e l’articolo 7 della Costituzione non rappresentano forse il paradigma di come entrambi i poteri si siano sempre sostenuti a vicenda, da Mussolini a Togliatti, da Craxi a Berlusconi, traendone di volta in volta privilegi, prebende ed una legittimazione fintamente democratica? In tutto, fanno ottant’anni di ipoteca clericale sulla vita civile, politica ed economica del nostro Paese, ottant’anni che hanno sepolto gli ideali nobili del Risorgimento, distrutto lo Stato di diritto, ridotto la stessa parola “anticlericale” alla stregua di una bestemmia, di un’eresia.

Ma se così è, noi dobbiamo più che mai continuare ad essere “eretici”, nel solco tracciato dai tanti Giordano Bruno che si sono succeduti nei secoli e di cui nemmeno conosciamo il nome. Oggi i roghi non si consumano con i fiammiferi, ma con gli otto per mille, le esenzioni Ici, la censura, la disinformazione, le “verità nascoste” sulla pedofilia clericale, gli ordini (vaticani) di servizio fatti approvare nelle aule parlamentari e imposti a tutti per legge. E gli stracci che in queste ore volano tra l’“Unto del Signore” e la Cei sul caso Boffo, non rappresentano forse un piccolo regolamento di conti tra cosche di sodali?

Siamo consapevoli che la liberazione da tutto questo passa dalla forza e dalla capacità che avremo di organizzarci, di raccogliere iscritti, di rilanciare la lotta anticlericale. Per questo, dopo le iniziative tenute nei mesi scorsi a Bologna e a Verona (a proposito: un caso come quello dei sordomuti dell’Istituto Provolo non avrebbe meritato l’apertura delle prime pagine e dei tg?) abbiamo deciso di convocare a Roma, presso la sede del Partito radicale (via di Torre Argentina, 76 – 3° piano) il V Congresso di Anticlericale.net per i giorni del 19 e 20 settembre. Nel momento in cui vi scriviamo, il programma è ancora in via di definizione (lo troverete via via aggiornato sul sito dell’associazione, www.anticlericale.net), ma possiamo sin d’ora dirvi che i lavori si apriranno sabato 19 alle ore 10:30, e che gli interventi del segretario, del tesoriere e del presidente saranno preceduti da quelli di Claudio Zaza (l’avvocato del lavoro con cui ci stiamo occupando delle ingiustificate discriminazioni tra gli insegnanti di religione, che attualmente godono di un trattamento privilegiato, e gli insegnati di tutte le altre discipline, sia di ruolo che precari) e di Alessandro Nucara (l’avvocato esperto in diritto comunitario che sta seguendo le nostre denunce presso l’Unione europea relative ai privilegi fiscali degli enti ecclesiastici ed ai principi che regolano la nomina degli insegnanti di religione nella scuola pubblica italiana). Alle 13:30 interromperemo i lavori per partecipare, alle 14, alla Marcia Anticlericale che toccherà i luoghi-simbolo della Roma laica, con un percorso che si snoderà da Porta Pia a via della Conciliazione. Al termine della marcia, presso il salone del Partito radicale, proiezione in anteprima nazionale del film “I peccati della Chiesa”. Domenica 20 alle ore 10:30 riprenderemo quindi i lavori del Congresso, per concluderli nel primo pomeriggio.

Ti invitiamo, infine, a sostenere l'associazione: la tua iscrizione e il tuo contributo sono indispensabili per proseguire le battaglie comuni. Puoi versare usando un bollettino di conto corrente postale (n. 47409255, intestato a: ANTICLERICALE.NET) o con la carta di credito, chiamando lo 06.6826 (ogni contributo è benvenuto. Se vuoi essere iscritto, la quota è di 50 euro).

giovedì 3 settembre 2009

GAYPRIDE


Le radici dell'omofobia.


di Adriano Sofri


Un mio amico gay (sapete la frase: «Non ho niente contro l'omosessualità, ho anche un amico gay») mi dice che non sa bene che cosa voglia dire questa recrudescenza di odio e violenze omofobe, e nemmeno quanto sia reale. Può darsi, dice, che la differenza principale stia nella reazione: oggi non siamo più disposti a passarle sotto silenzio e a lasciarle impunite. La violenza omofoba non si è mai fermata. Può darsi, dice, che l'incattivimento generale del nostro tempo la irriti di più: dopotutto, gli omosessuali sono da sempre lì a fare da bersaglio, loro e gli altri diversi per eccellenza, votati a far da capri espiatori, ebrei, zingari. Roma poi, dice, è la magnifica città d'elezione delle discriminazioni e dei razzismi. I fascistelli (grazioso diminutivo, quasi vezzeggiativo, come Svastichella) si trovano il piatto servito al giorno d'oggi: c'è la Gay Street, si va a tirare un paio di bombe, poi quando ti inseguono si tira fuori una pistola (una pistola intera, non una pistolella) e si torna al calduccio del proprio covo. Il mio amico vive in una grande città del centro in cui l'ultima aggressione a gay, peraltro fortuita, risale, dice, a due anni fa. Poi si scusa di dover chiudere la telefonata: sta uscendo per andare a una manifestazione contro la violenza omofoba.Non mi accontenta la sua opinione, dubbiosa del resto. Non che sia un'opinione ottimista, al contrario. Vuol dire che l'odio contro i gay non ha mai conosciuto tregua, e non ne conoscerà per molto tempo ancora. Non mi convince l'idea della continuità. Mi pare che tutti i fenomeni del peggiore arcaismo e patriarcalismo, a cominciare dagli ammazzamenti di donne, abbiano un carattere modernissimo, siano insieme avanzi di passato e sintomi del mondo nuovo. Il futuro ha un cuore antico, diceva un bel titolo di Carlo Levi (che lo trovava uguale a se stesso, quel cuore, in Lucania o in Unione Sovietica). Si può anche paventare un futuro che non abbia più un cuore, ma ce l'abbia decrepito. Gli assalti premeditati ai luoghi conviviali gay, o la coltellata improvvisata a un angolo di strada - secondata o ignorata dalla viltà degli astanti - sono fortunosamente coincisi con la decisione di "gridare al mondo" - ha scritto così D'Avanzo - che «il direttore del giornale della Conferenza episcopale è un frocio!». Coincidenza che complica già le cose. E a complicarle ulteriormente sta l'intreccio fra la posizione assunta dalla Chiesa in questo frangente, la posizione ufficiale e tradizionale della Chiesa sull'omosessualità, e lo speciale riparo di fatto offerto dalla Chiesa all'omosessualità (e, altra questione, alla cosiddetta pedofilia). Non è facilissimo tenere assieme il rigoroso e sdegnato ripudio dell'invadenza nella vita privata delle persone e la condanna delle loro private vocazioni sessuali. Le oscillazioni di questi giorni (ancora lievi, peraltro) nell'atteggiamento della gerarchia cattolica, spiegate acutamente dagli esperti con le diverse linee politiche concorrenti, sono anche in qualche misura legate a quella contraddizione. (Bisognava alla Chiesa esser prudente, ammoniva Messori ieri sul Corriere, e destinare il sospettato di gusti diversi ad altri incarichi). La stessa giudiziosa (a volte troppo) distinzione che la Chiesa ribadisce tra peccato e peccatore, non basta a trovare un equilibrio: oscillando a sua volta fra un'estrema indulgenza (credi forte, e pecca pure più forte ancora, magari a pagamento) e una colpevolizzazione devastante. Alfredo Ormando venne dalla Sicilia in piazza San Pietro per darsi fuoco il 22 gennaio 1998. Un "atto inconsulto": come no. Lo aveva scritto lui stesso, qualche giorno prima, a Natale. «Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l'ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo». Un atto "innaturale", per definizione: che a lui sembrò il più naturale degli atti: «Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l'omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l'omosessualità è sua figlia».Questione complicata, e insieme semplice fino all'imbarazzo. "Noi eterosessuali" dobbiamo pur pensarne qualcosa. Se non altro, per decidere se stiamo o no uscendo anche noi per andare a manifestare. Una volta, quando eravamo di sinistra e c'era la sinistra (di sinistra siamo ancora, molti di noi, la sinistra però non c'è più, o quasi), ci dicevamo che virilismo e omofobia sono connotati decisivi dei fascismi - magari per mascherare o rimuovere un'omofilia temuta - e dunque battersi per i diritti di gay e lesbiche era un capitolo del dovere antifascista. Oggi la correttezza politica dà così per ovvia la tolleranza nei confronti delle diverse predilezioni sessuali che la questione è pressoché accantonata. Le aggressioni contro i gay si moltiplicano, i gay rispondono, le autorità, per lo più maschie, hanno il gay village e la gay street cui far visita con le telecamere. E così via. A ciascuno il suo. Agli eterosessuali maschi la loro normalità, spinta ogni tanto all'eccesso colposo di legittima difesa consistente nell'ammazzare moglie e figli, ex fidanzata o prostituta ignota dell'est, e poi tentare, quasi sempre fallendo, il suicidio. Sono dell'altroieri i dati aggiornati sugli omicidi in Italia. Quelli in famiglia hanno il primo posto e superano nettamente gli ammazzamenti di mafia: quanto alle vittime, sono per il 70 per cento donne. Fine della digressione sulla normalità eterosessuale. Torniamo alla violenza omofoba e alla sua eventuale modernità.Sono persuaso che al fondo della questione dell'immigrazione straniera stia il fantasma della sessualità, lo spettro che si aggira per l'Europa e, più inaspettato e improvviso, in Italia. Evocato, del resto, dalla repellente ingenuità razzista, così facile a tradirsi. Frasi come «vengono a portarci via il lavoro» sono già meno frequenti di quelle: «Vengono a violentarci le donne». Non è vero che ci portino via il lavoro, come spiega la Banca d'Italia, né che ci portino via le donne, come spiegano le statistiche criminali. Gli italiani furono giustamente commossi e sdegnati dall'orribile violenza omicida di Tor di Quinto. Non hanno tratto abbastanza dalla lezione della strage netturbina di Erba. Gli immigrati arrivano alle nostre spiagge, provvisoriamente esanimi, come le avanguardie di un mondo povero e spaventosamente giovane e prolifico. Sono lo specchio rovesciato della nostra senescenza e della nostra demografia azzerata. Un tempo l'omosessualità era dannata come un peccato contro la specie e l'imperativo della riproduzione. Oggi non si può più trattare del "disordine sessuale" come di un attentato alla natalità, non esplicitamente. Ma sentirlo come un tradimento della famosa identità, l'indizio più scoperto della resa effeminata dell'invaso all'invasore, una quinta colonna del mondo povero e giovane e famelico che preme per cancellare i confini, questo può succedere, succede. Come sempre i razzisti, consapevoli o no - come i nazisti, che facevano di nascosto lo sporco lavoro aspettandosi il riconoscimento dell'umanità a venire - i fascistelli che aggrediscono un ragazzo gay stanno difendendo la nostra identità. Il nostro onore. Ci stanno difendendo, Dio ci aiuti. (repubblica.it)

BOTTO!!


AVVENIRE INCERTO


Il Direttore di Avvenire, Dino Boffo, si è dimesso. Il cardinal Angelo Bagnasco ha accettato le sue dimissioni.

PLAY

video

SCEMI


AMNISTIA! AMNISTIAA!! AMNISTIAAA!!! INFORMATEVI SCEMI! SCEMII!! SCEMIII!!!

• Dalla pagina di Marco Pannella su Facebook

Io voglio solamente un’amnistia diversa da quella, ignobile e delinquenziale, che appesta l’Italia con 1.800.000 “amnistiati” (senza nemmeno essere giudicati, anche per i peggiori delitti !) negli ultimi 10 anni; e almeno 6 milioni negli ultimi 35. L’amnistia che io voglio è per far fuori questa sporca amnistia di classe, perlopiù aperta a chi ha da pagarsi ricche difese; è per affrontare – capite, scemi ? – l’immensa tragedia rappresentata dagli oltre DIECI MILIONI di processi “pendenti”, che sarebbero almeno 16 milioni, senza l’amnistia con cui io voglio farla finita. ALMENO IL 30% DEGLI ITALIANI E’ COINVOLTO IN QUESTA TRAGEDIA DI STATO, DEMOCRATICA, UMANA.

TECOPPA



CONCIO


Se La Repubblica si è ormai affezionata ad appellare Vittorio Feltri, direttore del Giornale, come Brighella, famosa maschera bergamasca della commedia dell'arte, la direttrice dell'Unità, Conchita De Gregorio potrebbe essere soprannominata Tecoppa!Come il personaggio teatrale milanese creato alla fine dell'ottocento dal Ferravilla. «Se vi muovete, come faccio a infilzarvi». Era la famosa e reiterata battuta della maschera meneghina!E che pare essere anche la parola d'ordine della Conchita nazionale. Che, sobriamente, ha paragonato la querela di Silvio Berlusconi al suo giornale agli attacchi subiti dal quotidiano fondato da Gramsci sotto i primi vagiti del fascismo!La querela del presidente del Consiglio all'Unità, considerata da Conchita-Tecoppa un attacco alla libera stampa ed alla libertà, è originata da una serie di articoli di quel giornale che andavano ad indagare nelle alcove berlusconiane, tra le lenzuola dei lettoni putiniani, sugli scaffali delle medicine "miracolose" che garantirebbero al Cavaliere ultrasettantenne, prestazioni sessuali da macho ventenne! Altri pezzi dell'Unità riferivano di presunte telefonate hard di Berlusconi con qualcuna delle sue ministre. Berlusconi querela, in sede civile, l'Unità e chiede un risarcimento danni di 2 milioni d'euro! Non vediamo alcunchè di scandaloso in questa mossa. Perchè mai a Berlusconi dovrebbe essere vietato di tentare di difendersi in sede giudiziaria da quelli che ritiene articoli diffamanti e falsi? Se Conchita-Tecoppa potrà dimostrare l'incapacità erettiva, al netto delle iniezioni, attribuita al cavaliere, così come i comportamenti notturni a Palazzo Grazioli, ovvero l'esistenza inoppugnabile delle telefonate erotiche di Berlusconi con le sue ministre, i giudici la manderanno indenne da qualsiasi spesa. D'altra parte Berlusconi ha già perso alcune cause intentate ad altri personaggi in passato! Contrariamente ove Conchita-Tecoppa non fosse capace di provare quanto da lei, e dal suo giornale, scritto, allora avrebbe seriamente ragione Berlusconi a sentirsi diffamato e calunniato e, dunque, il giudice dovrebbe ritenerlo meritevole del risarcimento richiesto. In tutto questo cara Conchita cazzo c'entra la libertà di stampa?





mercoledì 2 settembre 2009

MISTEROBOFFO


Boffo, "l'Avvenire", Berlusconi, il patto con il Vaticano.

di Valter Vecellio

Che Dino Boffo sia omosessuale, eterosessuale, entrambe le cose, insomma che
cosa combina a letto, e con chi, e come, è affar solo suo e dei suoi partner; a tutti gli altri non deve interessare minimamente, così come lui, Dino Boffo, non deve essere minimamente interessato a quello che fanno tutti gli altri. Cambia, evidentemente, se il Dino Boffo omosessuale, eterosessuale, entrambe le cose, è lo stesso Boffo direttore dell' "Avvenire", quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, dalle cui colonne si lanciano un giorno sì e l'altro pure crociate in favore della moralità, contro gli omosessuali e la loro rivendicazione di poter essere
titolari di diritti come tutti, le coppie di fatto che sanno volersi bene senza doverlo giurare davanti a un sacerdote, e via dicendo. Non è consentito - non dovrebbe esserlo - predicare in un modo, e razzolare nel suo opposto.
Che Silvio Berlusconi sia un frequentatore abituale di escort - come s'usa
di questi tempi definire una prostituta le cui prestazioni hanno una tariffa
un po' più elevata -; che nella sua intimità si addobbi di accappatoi
bianchi, attenda o si faccia attendere in un mega-letto che ha visto
riposare anche "il caro amico Putin"; che si porti per le vacanze nani e
ballerine alla sua villa Certosa o altrove, è affare, evidentemente, che
riguarda Berlusconi ed eventualmente la sua famiglia. Cambia evidentemente,
se il Silvio Berlusconi gaudente è lo stesso Berlusconi che ricopre la
carica di presidente del Consiglio; che si fa intervistare e sostiene una
cosa, e qualche giorno dopo si fa nuovamente intervistare, e sostiene l'opposto
di quanto aveva spontaneamente dichiarato; che racconta di un'amicizia con
una ragazza che quando frequenta è ancora minorenne, assicurando che i
genitori sono sempre stati presenti agli incontri; e in almeno un paio di
occasioni si scopre che non è vero; e ci viene propinata - dall'interessato
e dai suoi consiglieri - la balla che con il padre della ragazza conversa
amabilmente di candidature e che l'ha conosciuto perché era l'autista di
Bettino Craxi, no anzi, veniva all'hotel Raphael di Roma al seguito di un
parlamentare ed è così che l'ha conosciuto, no anzi, il padre della ragazza
era anche il padre di un ragazzo deceduto in una circostanza penosa, e aveva
scritto a palazzo Chigi per averne conforto, e da palazzo Chigi era arrivata
una risposta.Dai giorni in cui è emersa la storia di "papi" sono state dette
bugie in quantità industriali, e in un altro paese per queste bugie si
sarebbero dovute rassegnare le dimissioni, cercando contestualmente di farsi
dimenticare il prima possibile.
In un altro paese. Perché nel paese della "peste" e della non democrazia,
dei mille giornali e TV e della poca, quasi inesistente informazione,
accade che il presidente del Consiglio avvii una causa civile contro un
giornale colpevole di porre delle domande che attendono risposta. E dichiari
che a quelle domande non intende rispondere, perché a rivolgerle è un
giornale di proprietà di uno svizzero, e diretto da un giornalista che
accusa d'essere evasore fiscale. Ora Carlo De Benedetti sarà pure svizzero,
o russo, o quello che sia; e il direttore Ezio Mauro avrà anche acquistato
un appartamento di un valore X dichiarando invece un valore Y; fatto è che
quelle dieci più dieci domande attendono risposta, e non le si può
esorcizzare scagliando merda (l'espressione americana è "shit", non
fango)nel proverbiale ventilatore.
Ora noi abbiamo un signore, che al momento fa il presidente del Consiglio,
che dice bugie sulla sua vita privata; che la moglie dice esser malato e
sospira all'indirizzo della ragazza: "Magari fosse sua figlia!"; che querela
un giornale sgradito; e rivendica il suo diritto a vivere come meglio crede
e può. Un diritto che gli si riconoscerebbe volentieri, se non avesse detto
bugie; se invece di querelare si decidesse a fornire spiegazioni credibili;
e soprattutto lasciasse il prossimo libero di vivere come meglio crede, può
e sa. Invece no. Stiamo parlando dello stesso signore che aderisce con
entusiasmo al "Family Day" e si fa paladino dei suoi valori; che non dice
una parola per contenere le scempiaggini di una Eugenia Roccella o di un
Gaetano Quagliariello; che viene difeso ormai solo da un pasdaran come
Daniele Capezzone, perché gli altri assistono tra il mortificato e l'allibito;
e che è il proprietario - sia pure attraverso il fratello - di un quotidiano
che ha scatenato una furibonda campagna contro l' "Avvenire" e il suo
direttore.
Gli umori che si agitano nella corte berlusconiana sono benissimo espressi
dall'intervista che Fedele Gonfalonieri ha rilasciato al "Corriere della
Sera": chi la fa l'aspetti. Nel frattempo la vicenda si arricchisce di
ulteriori particolari. Mario Adinolfi conferma che sul conto di Boffo lui
sapeva da tempo, e da tempo l'aveva scritto, sul suo blog. Si viene a sapere
che nelle settimane scorse un buon numero di vescovi e cardinali erano stati
anonimamente avvertiti dell' "affaire" Boffo; i cardinali Angelo Bagnasco
prima, Tarcisio Bertone poi, scendono in campo con espressioni
particolarmente dure contro Vittorio Feltri, ed esprimono solidarietà a
Boffo; il direttore dell' "Osservatore Romano" Vian, intervistato, sostiene
che Boffo e "Avvenire" hanno un po' esagerato; "Osservatore" versus
"Avvenire"? Come sia, è la certificazione che il Vaticano non è un monolite,
e che l'attacco a Boffo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non indigna
proprio tutti; e che forse in Vaticano qualcuno ha giocato un ruolo non
secondario. E' credibile, anzi probabile.
Nel frattempo ci si affanna a far sapere che sia dal Vaticano che da palazzo
Chigi si getta acqua sul fuoco delle polemiche; fino all'ultima
dichiarazione di Berlusconi: con il Vaticano e il papa Ratzinger rapporti
eccellenti, fa sapere. Anche questo è credibile, anzi probabile. Tra
Vaticano e Berlusconi c'è da sempre un'intesa ferrea: la Curia sostiene e
appoggia Berlusconi; Berlusconi garantisce favori economici e politici. E'
stato per esempio Giulio Tremonti - che quand'era "solo" un libero
professionista è stato consulente per tante vicende vaticane - a escogitare
il meccanismo diabolico dell'8 per mille. E ora il Vaticano si accinge a
sfruttare appieno la debolezza politica di Berlusconi su temi delicati quali
divorzio, aborto, procreazione assistita, unioni civili, testamento
biologico; non solo: il Vaticano tornerà alla carica su una questione molto
cara a papa Ratzinger: il finanziamento delle scuole private. Le gerarchie
vaticane si sono servite e si servono di Berlusconi per raggiungere i loro
scopi; il Cavaliere ha fatto e fa altrettanto del Vaticano e di una certa
parte del mondo cattolico, segnatamente quella che fa riferimento a
Comunione e liberazione e all'Opus Dei.
Prima o poi anche Berlusconi passerà. Ne rideremo per le gaffes, le
affermazioni, i comportamenti; e ci si dovrà rimboccare le maniche e
lavorare duramente per rimediare ai tanti errori fatti. Ma prima che ciò
avvenga il Vaticano e Berlusconi avranno avuto tutto il tempo per fare una
quantità incredibile di danni. Già paghiamo, molto di più pagheremo.
(notizieradicali)

AMNISTIA


Pannella: "Le carceri sono un girone infernale"
Amnistia. Il leader radicale chiede l'atto di clemenza per riportare legalità nelle prigioni e nei tribunali

• da Il Riformista del 2 settembre 2009, pag. 22

di Marco Pannella

Massimo Calearo, dopo l’ispezione ferragostana alle carceri promossa e organizzata da Rita Bernardini con il sostegno di Antonella Casu, l’ha evocata come un’immersione in un dantesco girone infernale. Chi l’ascoltava non avvertiva l’enfasi, ma il dolore per la verità scoperta e la determinazione di darle seguito. In molti, fra i quasi duecento che hanno esercitato la prerogativa attribuita dalla legge a parlamentari e consiglieri regionali, hanno condiviso la sua emozione e la volontà di impegnarsi. La comunità penitenziaria aveva assoluto bisogno sperava - di trarre ulteriore conforto e coraggio dall’attualità emersa e dal dibattito così suscitato. Invano! Raiset, servizio pubblico e privato, era in vacanza, tranne che per le solite desolanti cronache "politiche" e criminali. Dibattiti, "approfondimenti", zero. Erano e restano invece maledettamente urgenti e necessari, per comprendere il da farsi, per sperare anziché disperare, per meglio concepire il nuovo possibile che c’è e urge. S’accentua la maledetta urgenza di condividere la ricerca delle vie d’uscita da questa Gehenna. Ma occorre non cadere nell’errore di sempre. La tragedia, che c’è, non è di per se è il carcere: epifenomeno, conseguenza, indotto, di quella della Giustizia. Lasciamo, per un attimo, la parola preziosa - al Ministro della Giustizia Alfano, in un suo intervento alla Camera, il 27 gennaio 2009: "Quello che di impressionante vi è da sottolineare è la mole dei procedimenti pendenti, cioè, detto in termini più diretti, dell’arretrato o meglio ancora del debito giudiziario dello Stato nei confronti dei cittadini: 5 milioni e 425 mila i procedimenti civili pendenti, 3 milioni e 262 mila quelli penali. Ma il vero dramma è che il sistema non solo non riesce a smaltire questo spaventoso arretrato, ma arranca faticosamente, senza riuscire neppure ad eliminare un numero almeno pari ai sopravvenuti, così alimentando ulteriormente il deficit di efficienza del sistema". Il Ministro insomma denuncia il carattere strutturale della crisi della Giustizia italiana: ne vengono distrutti Stato e società. Massima tragedia, quindi, istituzionale e sociale del Paese. La nostra proposta trentennale ha un nome semplice, tanto da suscitare nello sfascismo di Regime e nella sua partitocratica classe dominante, nei ruoli di governo e di opposizione, la scontata accusa d’essere idiota e mentecatta; il suo nome è Amnistia. Contro - tra l’altro - l’ignobile realtà del sistema di potere e di classe che consiste nel termine impronunciabile: PRESCRIZIONE. E’ questa infatti l’immonda realtà strutturale, necessaria al sessantennale Regime sfascista e al suo Disordine Costituito: nei soli ultimi dieci anni 1.800.000 beneficiari di prescrizioni. Almeno due milioni con il prossimo 2010. Fra i quali, certo, Berlusconi e berlusconidi a gogò; ma anche i due coimputati Massimo D’Alema e Pinuccio Tatarella. Che il sessantennale Regime italiano sia sempre più (se possibile!) corrotto e corruttore pochi oserebbero negarlo. Che sia criminogeno e anche tecnicamente (non "moralmente"!) equiparabile non più alla figura del "delinquente abituale" ma a quella del delinquente " professionale", anche. Luigi Ferrajoli, giurista e persona liberale, annotava di recente quanto segue: " Il nostro è uno dei paesi più sicuri del mondo, in cui la criminalità è in costante calo da decenni. In Italia abbiamo 600 omicidi all’anno, nella sola Rio de Janeiro sono 6.000. Negli Stati Uniti sono 20-25.000 (circa 40 volte in più che l’Italia) con una popolazione che è 6 volte quella italiana. Con tutte le nostre mafie, non c’è paragone. Lo stesso vale per i reati contro la persona. E’ chiaro, però, che se racconti ogni delitto in modo ossessivo, pensiamo di vivere nella giungla.." Da Radiocarcere, da Radio Radicale ormai abbiamo deciso. Si continua, si rilancia e si otterrà: AMNISTIA!!

MAURO


MATTONATE REPUBBLICANE


Nella guerra di dossier, veline, escort, confessioni ecc. che si è sviluppata da mesi sulla stampa italiana, dopo il caso Boffo, ecco scoppiare anche il caso Mauro.

Ezio Mauro. Direttore della Repubblica. Il quotidiano scalfariano che, da mesi, conduce la campagna dei "dieci domandamenti" a Berlusconi (senza riceverne risposte o meglio, ricavandone, adesso, una citazione in Tribunale...). Ebbene Ezio Mauro è stato pizzicato dal Giornale di Feltri per l'acquisto del proprio attico ai Parioli (anno 2000). E per una presunta evasione fiscale relativa.

Mauro non ha replicato all'accusa di Feltri dal suo quotidiano! Ha, bizzarramente, scelto di rispondere al direttore del Giornale, dal palco della Festa Democratica di Genova...!!

Che è scelta singolare. Mauro pare aver voluto dare le sue spiegazioni sull'affaire Parioli contornato da amici (o presunti tali...) e con alle spalle il peso (se pure ridimensionato assa...) del più grande partito dell'opposizione politica. Mah!

Ezio Mauro dunque a Genova ha smentito di essere un evasore fiscale. Anzi ha dichiarato di essere un "fesso" fiscale. Poichè ha sostenuto di avere pagato tasse (non dovute) sulla somma di oltre 500.000.000!!!! Leggendo però interamente le sue ammissioni si intende un fatto "leggermente" diverso. Ovvero che, aderendo alle richieste del venditore, fu dichiarato nel contratto d'acquisto un valore inferiore a quello realmente pattuito. Che è opzione del tutto usuale in caso di compravendita di immobili. E che, indubbiamente, avvantaggia non solo il venditore ma, anche ed altrettanto, il compratore. Dunque, tecnicamente, Mauro ha evaso il fisco italiano! Ed a niente vale la pretesa di Mauro di essere invece considerato un "fesso" fiscale!

Quello che servirebbe sapere, ma che Mauro si guarda bene dal dire, è la cifra concordata e pagata al venditore da parte sua! Cifra che sarebbe dovuta essere a base del pagamento delle tasse in questione. O no!

PRUDENTIA


Le riflessioni dell’intellettuale cattolico. La prudenza mancata e le conseguenze di un danno enorme «Sconcerto per la gestione del caso mediatico»
di VITTORIO MESSORI

Come a tutti, nel milieu, pure a me, da tempo, giungevano voci su una compari­zione davanti a un giudice di «Boffo dottor Dino, da Asolo» per una storia omosessua­le. Ma perché a Terni? Perché, rispondeva­no con un sorrisetto malizioso, da quelle parti sta la comunità di don Gelmini, sul quale pure correvano voci e che fu poi ri­dotto allo stato laicale perché accusato di abusi pederastici. Seppi in seguito che alcu­ni avevano cercato di ottenere dal tribuna­le gli atti: documenti pubblici, secondo la legge, ma non concessi a tutela della repu­tazione dell'imputato. Ma neanche così, da cattolico, ero tran­quillo. Prima o poi, c’è sempre qualcuno che (per avversione politica, per vendetta, per ricerca di scoop) porta alla luce i dos­sier imbarazzanti. È puntualmente avvenu­to, con l’enorme danno d’immagine che paventavo, per la Chiesa, quale che sia lo svolgimento futuro della vicenda. Sia chia­ro: confermo a Dino vicinanza fraterna per il momento durissimo che sta viven­do, augurando a lui — e a noi — di potere tutto chiarire. Mi sia permessa, tra l’altro, una testimonianza che conferma la sua onestà professionale. Tra i cattolici molti sono convinti (malgrado le mie smentite) che si debba a lui l’interruzione della rubri­ca bisettimanale, «Vivaio», che tenni per anni su Avvenire e che, assieme ad avver­sari, contava anche lettori appassionati.
La fine di quella rubrica fu una mia deci­sione del tutto autonoma che, anzi, mi pro­vocò le lagnanze risentite e sincere di Bof­fo. In ogni caso, grazie a lui abbiamo ammi­rato il salto di qualità e di autorevolezza di un giornale che, in certi periodi, pareva un grigio bollettino ufficioso.
Questo precisato, onestà ci induce a con­fessare lo sconcerto per la condotta dei ge­rarchi ecclesiali da cui dipende il media-sy­stem cattolico. Di questo, Boffo è il cardi­ne: responsabile di Avvenire ; di Sat2000, la tv sulla quale la Cei ha riversato e riversa milioni; di InBlu, il network radiofonico con ben 200 emittenti. Un uomo-istituzio­ne, ai vertici sensibili, seppur laico, della istituzione ecclesiale. Praticando la storia della Chiesa, ne ammiravo una costante: cardinali e vescovi hanno sempre accom­pagnato a ogni virtù quella della pruden­za, vegliando occhiutamente per stornare i pericoli.
Ci chiediamo che sia successo ora. In ef­fetti, dopo la sentenza del 2004, la pruden­za tradizionale avrebbe suggerito di chiede­re al «condannato» di defilarsi, assumen­do altre cariche, meno esposte a ricatti e a scandali. E questo anche se si fosse tratta­to di un equivoco, di una vendetta, di un errore giudiziario.
Plutarco loda Cesare che ripudiò la mo­glie sulla base di sospetti inconsistenti, di­cendo che il prestigio del Capo di Roma non tollerava ombre, pur se inventate. La sentenza di Terni è contestabile? Tutto è davvero una «patacca»? Se sarà dimostra­to, come crediamo e speriamo, tireremo un sospiro di sollievo. Ma, intanto, un uomo immagine della Chiesa italiana ha campeggiato e campeggerà a lungo sulle prime pagine, sospettato dei gusti «diversi» la cui ombra grava oggi, più che mai, sugli ambienti clericali.
Il caso prima o poi sarebbe venuto alla luce, e in modo malevolo: perché, allora, attendere 5 anni senza cautelarsi, diminuendo la visibilità? E questo, pure in caso di coscienza limpida. Se un giornale ha «sbattuto il mostro in prima pagina», è perché car­dinali e vescovi cui competeva non lo han­no destinato ad altri incarichi, lontani dalle aggressioni politiche. Domande difficili, certo.
Ma domande di un credente che sa che l’immagine della Chiesa non aveva biso­gno di un altro caso che permettesse a mol­ti di scuotere il capo borbottando, magari ingiustamente: «Tanto, lo sappiamo: i preti e i loro amici fanno i moralisti con noi ma loro, di nascosto, fanno anche peggio...». Comunque vada, l’ombra e il sospetto reste­ranno. Costa caro, l’oblio della virtù della prudenza.
(corriere.it)

DALAI

video

OOOPS!!

COLD


video


OR HOT?

martedì 1 settembre 2009

ABBOFFATA


BASTONATURE



Continuano su tutti i media le analisi della "guerra" Feltri/Boffo ovvero "Giornale" versus "Avvenire". Ogni aspetto della questione viene vivisezionato con più o meno cura. Ed ogni testata cerca di far luce e risplendere i fatti che possono portare acqua alla propria tesi.

Stamattina i media che prendono le difese di Dino Boffo utilizzano abbondantemente la parola "bastone" per descrivere l'utilizzo fatto da Feltri del patteggiamento del direttore di Avvenire per le molestie alla moglie del presunto amico.

"Bastonatura mediatica" è l'immagine che i difensori del quotidiano dei vescovi italiani utilizzano con grande abbondanza. Qualcuno, più estremista, usa addirittura la parola "squadrismo" fascista!

Sicuramente poco nobili sono state le motivazioni che hanno portato Feltri a pubblicare la notizia di un fatto di 5 anni fa. E può essere che Il Giornale abbia voluto dare proprio un colpo di bastone al direttore dell'Avvenire.

Che, però, non può scandalizzarsi. Spesso è l'Avvenire che bastona duramente chi finisce nel suo mirino. E neppure senza la pietas che sarebbe da aspetarsi da parte di un quotidiano cattolicissimo!

Non ci riferiamo ai tanti episodi degli ultimi giorni e settimane (dalla bastonate a Berlusconi per le disinvolte amicizie notturne alla definizione di "shoah" per bastonare il governo sulla questione dell'immigrazione).

Facciamo invece riferimento al trattamento che Avvenire (ed il suo direttore) riservarono al cittadino italiano Beppino Englaro. Che fu qualificato "assassino" perchè, con la forza di una sentenza giudiziaria, ebbe la forte volontà di rispettare i desideri di Eluana.

Se Dino Boffo andasse a rileggersi quanto scrisse il suo giornale su Englaro probabilmente adesso potrebbe trovarsi in estremo imbarazzo a definirsi vittima di un attacco squadristico o di bastonature mediatiche. Beppino venne presentato come un padre "assassino" che si era "stancato" di assistere (anzi di fare assistere..) sua figlia. Che, peraltro, aveva "abbandonato" da molti anni alle cure delle buone suorine di Lecco.....

L'assalto alla vita privata, ai sentimenti più profondi, alle intimità forti di una intera famiglia, furono da Boffo e dai suoi squadernati sguaiatamente sulle pagine di Avvenire. Solo per raggiungere l'obbiettivo, tutto politico, di avere dal laico Parlamento italiano una Legge che, pedissequamente, si adeguasse alla morale cattolica.

Noi non diremo "chi di spada ferisce, di spada perisce" giacchè conserviamo sentimenti di pietà anche per Boffo e per le sue storie. Tuttavia a lui ed ai suoi sodali consigliamo vivamente di rileggersi la collezione dell'Avvenire sulla vicenda drammatica e straziante di Eluana.

FRAGILE

video

VETRI ROTTI.....

NIENTE


...VUOTO A PERDERE!


Fantastica la polemica che si è aperta tra il presidente del Coni Massimo Taiti ed il sindaco Roberto Cenni. Il primo chiede la nomina di un assessore allo sport. Il secondo risponde che l'assessore c'è, è lui. E c'è pure un consigliere allo scopo nominato (il leghista Leonardo Soldi).
Fantastica querelle perchè intorno allo sport cittadino si affaticano, dunque, ben tre personaggi delle istituzioni pubbliche. Purtroppo per loro (e anche per noi, beninteso...) non pare esserci a Prato l'oggetto di tanta contesa. Per il semplice motivo che (statistiche a parte) a noi pare che non esista lo sport pratese.

Nè come squadre, nè come individualità e, tantomeno, come strutture.

Le due eccellenze (in sport "minori"...) che avevamo in passato (pallamano e hockei pista) sono state spazzate via da gestioni sciagurate. La squadra di calcio (di una città ricca, popolosa e terza del Centro Italia) vivacchia da tantissimi anni in campionati assolutamente inadeguati.

Nel deserto dell'impiantistica sportiva cittadina è spuntato, solo da pochi mesi, un anello sperduto nel nulla dove iniziare a praticare la regina degli sport, l'atletica leggera.

Dopo l'exploit di Jury Chechi ed il ritiro di Bobone Vieri, non è spuntata all'orizzonte alcuna altra individualità. Il nuoto, in altri periodi, fiore all'occhiello dello sport di base pratese, langue in impianti obsoleti ed insufficienti anche per lo svago dei cittadini-nuotatori.

Il ciclismo è relegato alla riproposizione stanca (e assai impegnativa economicamente..) della tradizionale competizione professionistica del Gran Premio Industria e Commercio.

In questa situazione di drammatico crepuscolo è mai possibile che possa nascere una querelle sulla mancanza di un assessore al Niente?

lunedì 31 agosto 2009

PATACCARI


VEROSIMILMENTE!!


Dino Boffo, direttore di Avvenire, sostiene oggi che a Feltri hanno rifilato una patacca! E che il "documento" sbandierato dal Giornale per sostenere l'accusa di ipocrisia nei suoi confronti è destituito di ogni fondamento. Può essere! I giornalisti non vanno per il sottile quando si tratta di dar fiato a campagne di stampa contro qualcuno o qualcosa.

Ma, tuttavia, Boffo non può smentire il contenuto della sentenza del Tribunale di Terni che lo condanna per stalking nei confronti della moglie del suo amante!

Boffo, non potendo dichiarare falso l'atto del giudice umbro, sceglie un'altra via di difesa. Sostiene Boffo che le telefonate oscene e minacciose arrivate alla signora sono partite sì dal suo cellulare privato. Ma non le ha fatte lui. Bensì un suo collaboratore. Portato all'Avvenire dal Boffo come atto di solidarietà umana verso quel giovane della comunità di Don Gelmini, drogato e sciagurato.

L'intento, dice Boffo, era quello di provare ad offrire al giovane una via d'uscita dal suo mondo "stupefacente". Per ricompensa il giovane pensò bene di impossessarsi, a più riprese, pare, del telefonino del Boffo. E con quello subissare di chiamate la moglie dell'amante ternano di Boffo. Anch'esso, pare, ospite in passato di Don Gelmini! Per non causare ulteriori guai al giovane drogato e disgraziato Boffo scelse la via del patteggiamento nella causa promossa dalla signora ternana. Si autoaccusò, dunque, delle telefonate e si prese la sentenza di condanna che, allora (2004), consisteva in una multa di 516 euro. Ma, prima, liquidò una somma a titolo risarcitorio alla signora in questione. Che, ristorata almeno finanziariamente, ritirò la querela.

Nel frattempo il giovane drogato giunto all'Avvenire per essere salvato è morto! E, dunque, la versione di Boffo non può essere messa in discussione dal suo collaboratore.

Che doveva avere, verosimilmente, rapporti strettissimi col direttore dell'Avvenire. Non solo perchè poteva disporre, spesso, del suo privatissimo cellulare, ma anche perchè doveva essere perfettamente a conoscenza delle vicende private di Dino Boffo. Ovvero conosceva i particolari rapporti che legavano il Boffo al marito della signora ternana oggetto delle sue intemperanze telefoniche.

Noi siamo particolarmente predisposti a credere a tutte le storie fantastiche che ci vengono propinate quotidianamente. Spesso la realtà supera ogni fantasia. Ma, in questo caso, forse spetterebbe a Dino Boffo darci, e dare più che altro ai lettori dell'Avvenire, se non ai suoi eminentissimi ed informatissimi proprietari, qualche giustificazione in più.

VAMPIRESCA


video

BERLUSCONI AI 40 ANNI DI GHEDDAFI!

domenica 30 agosto 2009

ARCHEOPRATO (1)







ROMANITA'...




Gli scavi finora effettuati nell'area agricola tra San Paolo e Galciana, dove sorgerà il nuovo ospedale pratese, hanno portato alla luce, oltre ad un tratto di strada antica, i resti di una grande villa di campagna d'epoca probabilmente romana.

Dalle fotografie sopra riprodotte è perfettamente riconoscibile la struttura classica della villa. Che doveva essere un edificio di ca. 5/600 metri quadri.

Noi non sappiamo il motivo per il quale è stato fatto filtrare all'opinione pubblica il solo ritrovamento di un pezzo di strada romana. Ma qualche ragione ci deve essere sicuramente!








MADRASSA



PADANITA'?


Ha destato una certa impressione in molti osservatori della politica pratese la giustificazione principale con la quale l'eurodeputato della Lega Claudio Morganti ha con forza richiesto al sindaco Cenni la nomina di un assessore leghista.L'assessore allo sport ed alle politiche giovanile sarebbe il tramite, secondo il Morganti-pensiero, per veicolare a Prato e tra i giovani pratesi i "valori padani"!!E dunque nella Giunta comunale pratese dovrebbe essere inserito un "mullah" legaiolo che, dall'alto della sua cultura celtico-padana, avrebbe il compito di iniziare l'indottrinamento dei nostri giovani virgulti. Ovvero provare a trasformare l'assessorato in una madrassa pakistana!Sarà bene che, con le dovute maniere, qualcuno faccia intendere che la Toscana e Prato possono difficilmente essere omologati ai presunti valori "padani". Quando da noi i nostri antenati etruschi producevano civiltà e storia nelle valli leghiste della bergamasca al massimo si scolpivano segni sulle rocce. Bellissime ed importantissime ma che, rapportate all'evoluzione toscana, stanno alla cultura toscana come l'abecedario sta alla "Divina Commedia"


VIVEMENT!!


In Giappone vincerà il Pd


di Gabriel Bertinetto


(unità.it)

ALLEATI


PER SOLDI!


Non ha perso tempo l'on. Claudio Morganti, europarlamentare della Lega, segretario regionale della Toscana e uomo forte del partito pratese, a rispondere al sindaco Roberto Cenni.

La festa leghista di Schignano è stata l'occasione per ribadire che la Lega vuole il suo Leonardo Soldi assessore allo sport ed alle politiche giovanili entro settembre. Altrimenti non esiterà a tirarsi fuori dalla coalizione che ha condotto Cenni a sedersi sulla poltrona intoccabile da 63 anni!

Può darsi che la minaccia sia destinata a restare tale e che i leghisti non metteranno in atto i loro propositi bellicosi. Certo è che il rientro dalle ferie per il sindaco Cenni non poteva essere più problematico di così. Perchè insieme alle richieste della Lega sono arrivate sul suo tavolo anche le critiche del presidente provinciale del PdL, on. Riccardo Mazzoni.

Le due questioni, se pur non apparentemente collegate tra loro se non dalla tempistica, sono in realtà tenute insieme da un minimo comun denominatore: la volontà dei partiti e movimenti politici che hanno vinto le elezioni a mettere i piedi nel piatto dell'aministrazione comunale.

Certamente avranno a che fare con il carattere di Roberto Cenni. Che ieri, dalle pagine del Corriere Fiorentino, non si è fatto di certo pregare per stoppare le avances della Lega e per neutralizzare gli appunti critici di Mazzoni.

D'altra parte Cenni lo aveva ampiamente annunciato in campagna elettorale quello che sarebbe stato il suo stile di governo. Ampia autonomia dalla politica partitocratica. Rivendicazione della sua civicità. Scelte amministrative effettuate in piena libertà. Elementi che, probabilmente, hanno convinto molti elettori pratesi a dargli la propria preferenza ovvero molti vontanti per la sinistra a restarsene a casa. I primi mesi di governo sembrano dare ampia ragione a Cenni.

Dal momento della sua elezione (con poco più del 50% dei consensi...) ad oggi il sindaco ha fatto preso su larghi strati dell'opinione pubblica pratese. E, secondo le ultime rilevazioni demoscopiche romane, può adesso contare su oltre il 65% di simpatia presso i pratesi. Che, evidentemente, a differenza dei partiti che lo sostengono, ritengono che la condotta di Roberto Cenni fino ad oggi sia stata corrispondente alle loro attese.

Ma, naturalmente, il sindaco sa bene che un buon rapporto con tutte le forze politiche che lo appoggiano è elemento essenziale per far fronte alle difficoltà amministrative che l'autunno, la ripresa delle atività economiche, gli impegni su più fronti sicuramente porteranno con sè.

E opererà, ne siamo certi, per appianare le divergenze che adesso si manifestano.

Così come i dirigenti delle forze di maggioranza, che si apprestano a rivedersi tute insieme prima del 10 settembre, sapranno modulare, temperare (e stemperare...) le loro legittime attese in un ambito politico e programmatico più ampio e di maggior respiro della polemica minuta di queste ore.

ROTTURA

MORGANTI versus CENNI
video