sabato 12 settembre 2009

GAY


Gay: Radicali oggi a sit-in in Piazza Salvemini a Firenze per ragazzo aggredito brutalmente

• Dichiarazione del senatore radicale Marco Perduca, eletto in Toscana nelle liste del Pd, e di Giancarlo Scheggi, segretario dell'Associazione Radicale Andrea Tamburi

Con l'Associazione Radicale Andrea Tamburi e la Senatrice Donatella Poretti prenderemo parte al sit-in convocato alle 19.30 in piazza Salvemini per manifestare la nostra vicinanza al ragazzo picchiato e alla sua famiglia. Alla brutale, e a oggi ancora anonima aggressione, che possiamo testomoniare esser stata di inaudita violenza, occorre rispondere con fatti concreti: crediamo che il Sindaco debba costituirsi parte civile perche' tutta la citta' e' stata offesa. Dalla tollerante e democratica Firenze si rilanci tanto una legge nazionale sull'omofobia, quanto tutte qulle misure che garantiscono pari e certi diritti a tutti gli italiani indipendentemente dalla loro identita' di genere o orientamento sessuale come l matrimonio gay, le unioni civili e la possibilita' di cambiar nome o adottare senza dover subire discriminazioni anticostituzionali o pubblici ludibri."Stamani Perduca e Scheggi avevano visitato il ragazzo al CTO di Careggi. (radicali.it)

venerdì 11 settembre 2009

FIORELLO



"Io, ecologista della prima ora, oggi guardo a Fini contro il fronte dell'immobilismo"
• da L'Opinione del 11 settembre 2009, pag. 13

di Fiorello Cortiana

Quando, insieme a Alex Langer, fondammo i Verdi Tree Mile Island e Chernobyl si proponevano ai nostri occhi non solo come disastri catastrofici ma come esempi del modello di sviluppo quantitativo illimitato che subordina tutto a sé, tanto il vivente quanto i trattati. La prima era una centrale nucleare che negli Stati Uniti dava profitti agli azionisti, la seconda era nell’Urss e li distribuiva ai maggiorenti del partito. Agli abitanti del pianeta restano scorie, radiazioni e plutonio per le bombe, senza distinzione ideologica. Per questo, quando ci chiedevano se stavamo a destra o a sinistra, io e Alex rispondevamo: «Né a destra né a sinistra, ma avanti». Le questioni che ha sollevato Fini fanno i conti con alcuni dei nodi principali delle innovazioni tecnologiche e scientifiche di una realtà globalizzata, nodi che sfidano le culture dello scorso secolo. Lo sconcerto di molti cittadini di centrosinistra non ha impedito loro di sentirsi in sintonia: il disagio per le storiche opposte collocazioni simboliche non dà luogo a traumi, ma a curiosità e dialogo. Dalla cittadinanza inclusiva e responsabile, con diritti e doveri, per gli immigrati regolari, al testamento biologico, fino al rapporto tra la vita in tutte le sue manifestazioni, le sue regole e chi ha la responsabilità di definirle in uno stato di diritto laico, per credenti e non: Fini ha proposto di trattare questi nodi con la preoccupazione del rispetto della dignità delle persone fuori da ogni strumentalità, da ogni integralismo e ogni scambio. Sono nodi non ascrivibili alla distinzione tra destra e sinistra, che rimandano al complesso rapporto tra innovazione e conservazione, che scuotono l’umanità tutta e quindi anche la società italiana. Piuttosto, sono la coscienza di specie e di comunità che deve emergere come consapevolezza comune, questo è il fondamento della nostra Costituzione, questo il «patriottismo repubblicano» che propone il Presidente della Camera per un processo partecipato per riforme condivise, che adeguino l’Italia alle sfide di questo secolo. Perché in Italia quella di Fini appare come una coerente spregiudicatezza derubricata a strumentalità tattica al fine di un posizionamento personale? Perché si discute di questo e non delle questioni sollevate? Ogni volta che nel nostro Paese si è cercato di andare oltre le antinomie e le alterità simboliche della geografia partitico-elettorale, la sua paralizzante consociazione politica ed economica ha sempre cercato di relativizzare ciò che avverte come minaccia a un equilibrio statico. È valso nel’68 per la gioventù della dispiegata società di massa del dopoguerra, che domandava cittadinanza sociale, culturale e politica, e fu costretta nell’alterità e spesso divenne una questione di ordine pubblico e non una funzione di innovazione. Compresa dal mercato dei consumi e osteggiata dalle gerontocrazie ideologiche. È valso per i diritti civili con i Radicali, con la questione ambientale e i Verdi, è valso per il processo innovativo basato sul rapporto tra "meriti e bisogni" promosso da Craxi, è valso per la domanda di legalità dopo "Mani pulite". La liberatoria crisi delle ideologie ha accompagnato la crisi dei gruppi dirigenti e delle loro culture politiche, che su quelle ideologie si legittimavano. La mancanza di una grande riforma politica e delle istituzioni non ha consentito di usare quella crisi come opportunità di cambiamento. Così, insieme al postideologico, l’Italia ha conosciuto il postpolitico e l’anti-politico. Berlusconi è stato il prodotto e l’esito più probabile di questa situazione, non la causa: sono stati i partiti popolari italiani a non capire la caduta del muro e la trasformazione della società industriale. Di fronte a un sistema istituzionale le cui risorse normative, finanziarie ed economiche, sono contese da cordate e oligarchie particolari, l’atteggiamento di Fini, il quale propone che la politica pubblica si riferisca a interessi generali, risulta quantomeno a-contestuale. Del resto in piena società della conoscenza cosa importa al mondo del lavoro, alle sue rappresentanze, alle sue procedure negoziali, di chi non è imprenditore, dipendente o pensionato ma "solo" una partita Iva della conoscenza? La nuova maggioranza silenziosa degli astenuti elettorali, anche altamente scolarizzata e professionalizzata, parte di quella moltitudine di volontari della sussidiarietà, insieme alla funzione di opinione pubblica avvertita, sta perdendo la cultura della cosa pubblica come bene comune. I comportamenti del premier, le sue invettive e la sua compulsività mediatica mascherano la dissoluzione del patto civile: questo è il punto. Non è questione di maggioranza o di opposizione, di destra o dì sinistra, è una condizione politica costitutiva per un Paese democratico. Quella di Fini non è solo la cultura di chi vede la politica come definizione del possibile per essere capaci di futuro e non solo come gestione dell’esistente, c’è anche una diretta assunzione di rischio personale. Di fronte all’afasia dell’opposizione, Fini discute il cesarismo nel partito unico e, probabilmente, la stessa deriva verso il partito unico. Sbaglierebbero, ancora una volta, coloro che nell’opposizione pensassero di trarre un ipotetico vantaggio elettorale da queste contraddizioni e da questi contrasti: farebbero meglio a cogliere la domanda di discontinuità cui Gianfranco Fini dà voce.

CIUFFOLETTI


Le mie dimissioni da segretario fiorentino del Partito Socialista


Care compagne e cari compagni,

con questa lettera vi presento le mie dimissioni da segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.Cercherò di essere conciso e chiaro soprattutto nello spiegare le ragioni politiche (sebbene da radicale mi sia stato insegnato che anche il privato è politico) di questa scelta presa in un lampo, pur dopo lunghi mesi di dubbi, e che considero definitiva.In queste settimane sta partendo una nuova campagna di tesseramento al Partito Socialista. E' il momento in cui si sceglie di rinnovare la propria adesione ad un progetto. Nei giorni scorsi diversi compagni m'hanno chiamato proprio per chiedere delucidazioni su quale fosse il progetto del Partito Socialista. Io, che pur con tutti i miei limiti mi considero ancora mediamente capace d'intendere e di volere, mi sono trovato in serio imbarazzo nel chiarire e nel chiarirmi quale fosse il progetto del Partito Socialista.Badate bene, non sono fra quelli che s'appassionano alle futili diatribe internettiane che rappresentano la corruzione del "gruppo di potere centrale" contrapposto alla virginale purezza del "militante di base" (che poi a ben vedere, gli animatori di tali sciocchezze, più che vergini militanti, son più spesso e più volentieri ex-dirigenti con vaghi accenni di frustrazione). Allo stesso modo non sono fra quelli che crede che la questione di fondo sia capire se andremo con Sinistra e Libertà, con il Partito Democratico o chissà con chi altri; anche perché le cattive amicizie sono bravissimo a scegliermele da solo.E' tuttavia vero che il disorientamento di molti compagni della Federazione di Firenze del Partito Socialista è più che comprensibile.Nella lettera che il Segretario Nazionale del Partito Socialista ci ha inviato per invitarci a rinnovare l'adesione al Partito Socialista si fa riferimento ad una legge “approvata nottetempo” dalle forze presenti in Parlamento con cui si è introdotto lo sbarramento del 4% per avere accesso alla ripartizione dei seggi al Parlamento Europeo (oltre che, si specifica, per godere dei rimborsi elettorali).Quel riferimento ad una legge “approvata nottetempo” fa venire in mente qualcosa di losco, qualcosa direi quasi di sordido. E' un passaggio che cattura l'attenzione di chi legge ... Poi però ti viene in mente che non molte settimane fa, nel Consiglio Regionale della Toscana, è stata votata, anche dal gruppo del Partito Socialista (di cui fa parte il segretario nazionale del Partito Socialista), la modifica alla legge elettorale regionale, con cui si è introdotto lo sbarramento del 4% per avere accesso alla ripartizione dei seggi al Consiglio Regionale.E allora viene quasi da chiedersi se anche quella legge sia stata “approvata nottetempo”.Fuor di battuta e senza entrare nel merito di tale scelta, trovo comprensibile che la coerenza di una simile linea sfugga ai più.Ma, ripeto, non è questo che mi ha convinto a prendere la non facile decisione di dimettermi dal ruolo di segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.Se guardo la homepage del sito del Partito Socialista (http://www.partitosocialista.it) il tema di merito maggiormente affrontato è quello della scuola pubblica, e tra i titoli della Rassegna Stampa leggo una dichiarazione di Marco Di Lello, coordinatore della Segreteria nazionale del Partito Socialista, così titolata “Servono più risorse alla scuola pubblica”.In altre parole il solito vecchio mantra da sinistra, mi si perdoni la schiettezza, retroguardista, che recita la formula del “più fondi” senza avere il coraggio di dire che quelli che ci sono andrebbero spesi meglio, per una scuola pubblica più selettiva, più meritocratica. E questo anche a costo di dire qualcosa di scomodo, ma coraggioso, qualcosa di eretico come: “meglio meno insegnanti, meglio pagati e più preparati”.E’ molto più politically uncorrect che non invocare maggiori fondi, mi rendo conto, però è quello che mi aspetterei da un partito piccolo, ma che ha il coraggio di essere coraggioso; di essere Socialista. Su questo come su molti altri temi.Per questo poi, sul campo rimangono solo le questioni del “con chi andremo”. Ma quelle, come detto, sono questioni che trovo tanto confuse quanto poco appassionanti. E per me, finché posso permettermelo, la politica deve essere animata da passione, altrimenti non vale la pena.In definitiva, care compagne e cari compagni, fatico oggi a trovare la ragione sociale del Partito Socialista e in queste condizioni non vedo come potrei assolvere al meglio al compito di segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.Probabilmente anche prima di palesare queste mie (in)decisioni non sono certo stato il migliore dei segretari possibili. Giovane in un partito che non lo è, inesperto, poco “scafato”. Ho tuttavia cercato di fare del mio meglio e l’esperienza maturata in questi mesi mi ha arricchito enormemente sia sul piano politico e professionale, che su quello umano.Devo ringraziarvi perché avete avuto la pazienza di aspettare che prendessi confidenza con una realtà nuova e che non conoscevo bene. Devo ringraziarvi perché avete saputo incoraggiarmi quando ne avevo bisogno e perché un po’ alla volta avete permesso che si creasse un rapporto di reciproca fiducia.Dal canto mio ho cercato di metterci tutto l’impegno che potevo, ben poca cosa mi rendo conto, ma con il vostro aiuto abbiamo ottenuto, credo, anche bei risultati. Come quello delle scorse primarie per la presidenza della Provincia di Firenze, quando nella città di Firenze ho raccolto quasi 3.000 voti ed oltre 4.400 in tutta la provincia. E’ stato un risultato che ha fatto poco clamore, ma è stato sorprendente per il candidato di un partito piccolo. Un candidato che nei due anni passati era stato fuori da Firenze e poco conosceva della politica fiorentina.Allo stesso modo devo ringraziare i dirigenti che mi hanno permesso di fare questa esperienza e che mi hanno accordato la loro fiducia in maniera, davvero, coraggiosa. Ma proprio perché legato dal vincolo della gratitudine, non intendo rinnegare l’obbligo della sincerità nei loro confronti. Il Partito Socialista può avere un senso, una “ragione sociale”, se saprà trovare il coraggio di essere all’altezza del nome che si ostina a portare, altrimenti … servirà a ben poco.

Con affetto,Tommaso Ciuffoletti

OPPOSIZIONE


NATURALMENTE SINDACO!!


E' del tutto naturale che, al rientro dalla ferie, l'opposizione politica convochi la stampa per criticare il sindaco e la Giunta. L'opposizione fa il suo mestiere. Naturalmente sulla qualità delle critiche a sindaco e giunta devono aver pesato anche i sondaggi nazionali che danno Roberto Cenni, star assoluta dei neo sindaci con quasi il 70% di gradimento tra i pratesi!

E' un consenso strabiliante! Che nessun primo cittadini di Prato aveva mai riscosso in precedenza.

Ed è dunque ovvio che il Partito Democratico cerchi di correre ai ripari. Intensificando le sue critiche e chiedendo alla Giunta di cominciare a fare quanto promesso, soprattutto sul versante dell'economia. Massimo Carlesi, capogruppo del PD, carica le sue critiche con le solite mirabolanti analisi drammatiche sulla crisi pratese. Così come fa anche la dirigenza nazionale del suo partito. Niente di male. Fa parte del gioco della politica. La maggioranza cerca di offrire ai cittadini visioni ottimistiche della realtà. L'opposizione, au contraire, mette in campo scenari catastrofici della situazione economica italiana e pratese. La verità, come quasi sempre, sta nel mezzo!

Carlesi ed il PD hanno ovviamente ogni ragione politica di critica a Cenni ed alla sua amministrazione. Mettendone in risalto quelli che giudicano i deficit e le manchevolezze.

Secondo il nostro parere farebbero bene anche, se avessero un pò di coraggio, a mettere in evidenza anche quelli che sono stati i punti di forza di Cenni in questi 60 giorni di governo (estivo). I militari in città. A differenza di quanto pensava la sinistra la presenza dei soldati è stata apprezzata dalla città. E Prato non è davvero diventata Santiago del Cile!! Anche i tecnici della sicurezza sono del tutto concordi che la presenza dell'Esercito in città, se non ha comportato il raggiungimento di livelli di sicurezza migliori, di certo non ha peggiorato la situazione.

L'inasprimento delle misure contro la clandestinità degli immigrati ed il lavoro nero ed illegale stanno dando, progressivamente, buoni risultati. La forze dell'ordine e la polizia municipale stanno riprendendo il controllo di aree sulle quali pareva dovesse essere assente per sempre la forza della legge e dei regolamenti comunali.

Ma il punto principale sul quale la giunta Cenni ha dato un decisivo apporto a Prato è quello della riscoperta dell'identità della cità e dei suoi cittadini. L'ottimo risultato della rinnovata festa del cocomero tornata in piazza del Comune; lo straordinario esito dei festeggiamenti per l'8 settembre hanno restituito ai pratesi orgoglio, dignità e identità comunitaria.

Sarà pure immagine, come sostiene Carlesi, ma la forza di una città sta anche nella capacità dei suoi abitanti di riconoscersi nelle tradizioni e nei suoi secolari costumi. Infine occorre far sapere a Carlesi che anche sul fronte di una più oculata spesa da parte dell'amministrazione comunale Roberto Cenni ha agito saggiamente ed al risparmio. Avrà pure una giunta con due assessori in più rispetto alla previsioni (previsioni....) del capogruppo democrat ma, ad esempio, il Comune sta risparmiando 250.000 euro all'anno per la mancata conferma del Direttore Generale ed altre centinaia di migliaia di euro per la "rottamazione" di alcuni dirigenti apicali.

Quanto alle osservazioni sulla civicità di Cenni che secondo Carlesi sarebbe, invece, prigioniero dei partiti ci sembra un'accusa del tutto infondata. Roberto Cenni, sicuramente con tutte le cautele del caso, si sta dimostrando personaggio capace di agire con la propria testa e pronto a smarcarsi, del caso, dai controlli politici dei partiti che lo hanno sostenuto. Che purtuttavia, checchè ne pensi Carlesi hanno ogni diritto di esprimere le loro opinioni e promuovere i propri progetti anche attraverso uomini e donne di loro fiducia.

Infine ci piace sottolineare, a proposito delle critiche su presunti immobilismi dell'amministrazione comunale, che il Partito Democratico comincerà a ricevere i cittadini che vorranno conferire con Carlesi od il gruppo consiliare democrat, dal 1 ottobre 2009. Che non ci pare, francamente, anche per l'estrema semplicità della proposta, una modo d'agire da fulmini di guerra. Se all'opposizione ci sono voluti 120 giorni per aprire la porta del proprio gruppo ai cittadini non vediamo davvero la legittimità della critica di immobilismo rivolta alla Giunta!!

giovedì 10 settembre 2009

11 SETTEMBRE


COMUNICATO STAMPA

L'11 settembre 2001 segnò il più tragico e feroce attacco terroristico della storia dell'umanità. Gli attentati portati dai terroristi islamici nel cuore della più grande democrazia occidentale erano destinati a destabilizzare tutto il mondo libero. Crediamo opportuno ricordare quella data ad otto anni dalla distruzione delle Twin Towers per onorare le migliaia di cittadini innocenti uccisi. Ma anche per ricordare che la forza della democrazia e della libertà si mostrarono più forti di ogni piano terroristico.Per questo oggi, 11 settembre 2009, la bandiera degli Stati Uniti sarà apposta sulla sede della Circoscrizione Prato Centro. Per memoria, riconoscenza e solidarietà verso quel popolo e quello Stato.

Il Presidente Circoscrizione Centro
Avv.Massimo Taiti

TRANSEX



Curia di Lecce discrimina musicista, maestro del coro, perché transessuale: interrogazione dei deputati radicali

Luana Ricci, una persona transessuale di Lecce, musicista, che dal 1991 svolgeva il ruolo di organista principale e Maestro del coro della Cattedrale e della Diocesi di Lecce, è stata ‘licenziata’ con effetto immediato per motivi ‘evidenti’ dall’economo della Cattedrale di Lecce..
Su questa vicenda i deputati radicali eletti nel Pd, prima firmataria Elisabetta Zamparutti, hanno depositato l’interrogazione parlamentare urgente che segue:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA:
Al Ministro per le Pari Opportunità
Al Ministero per i Beni Culturali
Al Ministro degli Interni

Per sapere – premesso che:
Luana Ricci, all’anagrafe Marco Della Gatta, musicista di Lecce, che ha avviato da circa 20 mesi un percorso di transizione relativo alla sua identità di genere, ha sempre svolto la sua attività professionale con soddisfazione e con il sostegno sia in ambito lavorativo che sociale; svolgeva sin dal 1991 il ruolo di organista principale e Maestro del Coro della Cattedrale e della Diocesi di Lecce, fornendo prestazioni professionali e musicali in modo costante e apprezzato, avendo sempre riguardo e attenzione all’abbigliamento decoroso, spesso rinunciando a curare il mio aspetto estetico;
Nel corso di questi mesi Luana Ricci non ha subito discriminazioni rilevanti di alcun genere ricevendo, spesso, manifestazioni di solidarietà e sostegno per la propria condizione anche in ambito familiare; sia i figli che la moglie, dalla quale si è separata, le hanno manifestato rispetto e aiuto per questa situazione;
Nel corso del 2009 Luana Ricci ha diretto l’Orchestra Sinfonica ICO e partecipato a importanti eventi musicali, tra gli altri ha suonato per ‘Diversi Ensemble e Cori’, e suona stabilmente per l’evento ‘La notte della Taranta’;
Il 31 agosto 2009 Luana Ricci ha ricevuto una comunicazione dall’economo della Cattedrale di Lecce che le diceva che il rapporto professionale era da considerarsi concluso con effetto immediato, per motivi ‘evidenti’;
Per sapere:

- se i Ministri in indirizzo non ritengano che il comportamento della Curia di Lecce sia gravemente lesivo della dignità umana e confermi l’evidente pregiudizio della chiesa cattolica verso le persone transessuali;
- quanti sono i casi di persone transessuali discriminate in Italia e quali iniziative il Governo ha avviato per aiutare e sostenere le persone transessuali che subiscono spesso discriminazioni e soprusi.

I deputati radicali-Pd Elisabetta Zamparutti, Maria Antonietta Farina Coscioni, Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Matteo Mecacci, Maurizio Turco.

ANIMALI



L’inutile, dannosa, costosa, sperimentazione sugli animali finirà presto

di Francesco Pullia


Il “VII Congresso mondiale sui metodi alternativi e sull’uso di animali nelle scienze biomediche” ha decretato, nero su bianco, l’inutilità della sperimentazione sugli animali.
Il futuro della tossicologia, già annunciato nel 2007 dal documento “Toxicity Testing in the 21st Century: A Vision and a Strategy” del Consiglio nazionale delle ricerche dell’Accademia delle Scienze statunitense, prevede prove in vitro e non più su animali.
Per la prima volta si è riconosciuto che la sostituzione della sperimentazione animale con metodi alternativi non è solo indispensabile per ragioni contingenti (tempi e costi della ricerca tossicologica), ma anche per ragioni strettamente scientifiche.
Il cambiamento di rotta si deve innanzitutto a Thomas Hartung, già direttore dell’ECVAM, Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi, e oggi direttore del CAAT, Centro per i metodi alternativi alla sperimentazione animale dell’Università Johns Hopkins degli Stati Uniti.All’importante articolo “Tossicologia per il XXI secolo” da lui pubblicato su Nature (9/07/09), che segna un grande passo avanti verso la fine dei test su animali, Hartung ha fatto seguire, poco più di un mese dopo (27/08/09), alla vigilia del Congresso mondiale di Roma,un nuovo importante contributo sulla stessa prestigiosa rivista e scritto in collaborazione con Costanza Rovida, chimica italiana.

Nel nuovo intervento ha preso di mira il regolamento europeo REACH sulla valutazione delle sostanze chimiche. Il titolo è, infatti: “I legislatori europei si sono spinti troppo oltre: i costi in vite animali e in euro del regolamento europeo Reach stanno lievitando e richiedono una moratoria per alcuni test di tossicità”.
Hartung ha spiegato che le sostanze da testare sono passate dalle 29.000 delle stime iniziali alle attuali 143.000 e che si assesteranno probabilmente su di un numero compreso tra 68.000 e 101.000. I costi lieviteranno fino a 9,5 miliardi di euro, aumentando di sei volte rispetto alla cifra preventivata, e le cavie animali utilizzate negli esperimenti raggiungeranno i 54 milioni. L’allargamento dell’Unione Europea da 15 a 27 Stati membri ha, senza dubbio, avuto un peso in questa vicenda, ma va soprattutto tenuto conto del fatto che il 90% degli animali e il 70% dei costi di Reach sono legati ai test di reprotossicità (tossicità riproduttiva) e che per questi test è stato di recente imposto l’obbligo di studiare due generazioni di due distinte specie animali.
“Investire nei metodi alternativi è dunque una necessità urgente”, ha sostenuto Hartung proponendo, tra l’altro, una moratoria sui test di reprotossicità finché non vengano validate metodiche alternative, lasciando in vigore l’obbligo soltanto per le sostanze maggiormente a rischio.
Il modello animale, oltre che dannoso, è scarsamente predittivo. Alan Goldberg ha dichiarato che il futuro della tossicologia è nello studio delle cellule umane e che entro vent’anni il ricorso alla sperimentazione animale per valutazioni di tossicità verrà considerato un relitto del passato.
Secondo Hartung, l’Europa ha perso un’occasione unica, con REACH, per attuare dall’alto un totale e indispensabile rinnovamento della tossicologia (“non sprecare una simile occasione” era stata la sua raccomandazione già in un’intervista su Nature dell’11/10/06 quando il testo era in discussione). L’inevitabile cambiamento verrà, comunque, in tempi relativamente brevi dalla base dei ricercatori e degli istituti, costretti ad affrontare problemi che il modello animale non è in grado di risolvere. L’Europa dovrà, quindi, finalmente seguire la strada aperta dagli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, infatti, grazie alle istituzioni più autorevoli che hanno dato vita ad un piano quinquennale di ricerca tossicologica cellulare, il passaggio dai test su animali alla tossicologia dei nuovi metodi, si sta attuando con ben maggiore impatto sulla pratica di laboratorio. Per accelerare questo processo è stata costituito il Gruppo di ricerca transatlantico per la tossicologia.

Sul fronte animalista va, inoltre, preso in considerazione l’appello rivolto da Oscar Grazioli, tramite il quotidiano “Il Giornale”, al ministro Sacconi per garantire anche a cani e gatti una morte senza sofferenza.
“Da diversi lustri, nel nostro Paese”, scrive Grazioli, “si perpetra uno scandalo sul decantato benessere animale con tanto di imprimatur dei vari ministeri che si sono succeduti nel tempo (…) in Italia, esiste un'unica specialità registrata per l'eutanasia del cane, del gatto e non si sa bene di quali altri animali. Si chiama Tanax e si tenga presente che, in Paesi come Usa e Gran Bretagna (dove il nome era T61), è stato ritirato da quasi vent'anni, perché la morte avviene fra atroci sofferenze, qualora sia usato per vie non corrette quale la intrapolmonare (in pratica iniezione all'interno del torace). Fatto sta che, nonostante i veterinari lamentino questo sconcio da anni e annorum, il foglietto interno del Tanax riporta, come via di somministrazione, proprio la via intrapolmonare, che diventa in pratica obbligatoria per il gatto e altri non ben identificati animali. Gli studi di Sawyer (forse il migliore anestesista americano) sul T61 (il nostro Tanax) avevano concluso che poteva essere un prodotto accettabile per l'eutanasia degli animali soltanto se usato per via venosa o intracardiaca e soprattutto solo se il suo utilizzo era preceduto dall'anestesia generale. Per questi motivi il T61 è stato ritirato in Usa, mentre noi saremmo ancora obbligati a usarlo, addirittura mediante dolorosissime iniezioni intrapolmonari, non precedute da profonda sedazione o anestesia. Ho scritto «saremmo» perché ogni bravo veterinario, tutti i giorni, si assume la responsabilità di usarlo fuori dalla legge, in modo contrario a quello scandaloso foglietto illustrativo che poi rappresenta le indicazioni del ministero della Salute. (…) Ebbene, caro ministro, anche a nome di un associazione (Assovet) di cui sono fondatore e che si occupa di etica e benessere animale, le chiedo di sottoporre urgentemente a revisione se non il prodotto almeno il cosiddetto «bugiardino», che in questo caso chiamerei «scandalino», cassando quella maledetta via intrapolmonare, obbligando alla profonda sedazione, o meglio all'anestesia prima dell'uso e infine eliminando quel «usare sotto il controllo diretto del medico veterinario». Un prodotto che causa la morte va usato dal medico veterinario. Punto. E grazie per quanto sono certo vorrà disporre.”
(notizie radicali, 980)

PUGLIA



Questo PD, che si regge sull'arbitrio di pochi, dove è lecito tutto e suo contrario...


Intervista a Enrico Fusco, candidato alla segreteria PD pugliese per Ignazio Marino.
• a cura di Annalisa Chirico


L’intervista che segue, è rappresentativa di quella parte "progressista" del PD che si sente "radicale", ma a modo suo; e che, soprattutto, sulla questione democrazia interna e doppia tessera continua cautamente a tacere. Enrico Fusco, ex iscritto radicale, ha un punto di vista per tanti versi interessante. E’ ovvio che ci si augura che il dibattito e la riflessione proseguano.
Enrico Fusco. Avvocato barese e omosessuale. Candidato alla Segreteria regionale del PD in Puglia. E’ stato radicale, e “radicale” dice di sentirsi ancora, anche se non ha la tessera.
Enrico, quando dici “noi radicali” avverto quasi una punta di orgoglio nel tuo tono. Lo fai solo per imbonirti l’interlocutrice, o c’è qualcosa di più?
Il mio Dna è radicale. Sono laico e libertario, antiproibizionista e non violento. Sono stato l'unico vice-conciliatore autorizzato ad autenticare le firme per i referendum e per ottenere l'autorizzazione minacciai l'ufficio del Presidente della Corte di Appello di Bari di denuncia per omissione di atti di ufficio. Ho amato, per usare le parole che Pasolini non poté pronunciare, la passione dei Radicali, il loro coraggio laico, il loro essere eroici e sognatori. Poi l'amore è finito, resta il Dna.

Oggi non sei più iscritto ad un soggetto radicale. Secondo Pannella, è radicale solo chi versa l’obolo dell’iscrizione annuale; una concezione “rigida” dell’essere radicale, che francamente non mi convince. Tu che ne pensi?
Penso che se Pannella fosse meno rigido sarebbe senatore a vita.
Lo statuto del PD, invece, è assai rigido sulla questione della doppia tessera. La vieta tassativamente. Un partito, come ogni associazione privata, è libero di vietare “appartenenze multiple”, sia chiaro; eppure io non riesco a non vedere l’errore politico nella preclusione di quella polifonia culturale che è il sale di un partito progressista, aperto e plurale. Mi sembra un retaggio da “centralismo democratico” piuttosto che da partito democratico.
Il PD deve diventare quel partito inclusivo, che è delineato nella sua carta dei valori. Al momento ci sono troppe finte regole. La laicità, per esempio, è la regola che pochi rispettano. E questo è grave. Così come è grave che non si discuta e non si decida. Il “maanchismo” è la tomba della democrazia e sta diventando la tomba del PD. Gli elettori si allontanano perché il PD non è carne e neppure pesce, un matrimonio tra consanguinei che ha generato un mostro.
La debolezza “strutturale” del PD è, innanzitutto, una questione di regole, di legalità statutaria in assenza di meccanismi di controllo efficaci e affidabili. Ricordo ancora quando Piero Fassino mi rassicurava personalmente sul fatto che mai la Commissione Garanzia mi avrebbe cancellato dall’Anagrafe degli Iscritti per via della tessera radicale. Eppure ad alcuni compagni di Lecco, Udine e Vicenza la tessera del PD è stata rifiutata. Un polo “democratico” non dovrebbe fare del rispetto delle regole, chiare e condivise, un mezzo per favorire la contendibilità delle cariche contro l’arbitrio dei suoi capibastone?
Il PD, in questo momento, si regge sull'arbitrio di pochi, dove è lecito tutto ed il contrario di tutto. Qualcuno ricorderà la deputata inciliciata e le sue uscite illiberali sulla patologia di cui sarebbero affetti gli omosessuali: la stessa deputata sarebbe stata espulsa perfino dal club di Topolino, mentre è rimasta nel PD.
Nei documenti programmatici della candidatura di Marino ho ritrovato il ricordo toccante del poster di Che Guevara appeso nella sua camera di studente e l’excursus commovente sulla sua esperienza di medico con i veterani del Vietnam. La mozione, che apre con “noi italiani”, è puntellata da riferimenti all’”orgoglio” italiano e “alla grande nazione dei cittadini”. In economia l’approccio severissimo sia sulla crisi che sulla globalizzazione rasenta toni apertamente neointerventisti. Sulla democrazia interna del partito prevale un cauto silenzio. Sui diritti civili la candidatura Englaro è eloquente. Preferisco sorvolare sulla “questione morale” da lui paventata dopo l’episodio dello stupro a Roma. Mi spieghi la tua scelta?
Quando sono entrato nel Partito Democratico, ho giurato a me stesso che vi avrei portato il mio DNA laico e libertario, nel tentativo di lavorare dall'interno per fare del Partito Democratico il partito che aspettiamo da due anni, dalla sua costituzione. Un partito in cui si sia capaci di discutere e di decidere e, una volta deciso, di passare all'azione senza continui distinguo, paletti e veti incrociati. Un partito esemplare che pratichi le cose che dice, che si assuma la responsabilità di quello che propone, che sia riformista prima di tutto di se stesso, che lavori ad una idea di società.La mozione congressuale scritta da Ignazio Marino mi calza a pennello, come un abito cucito su misura, e ho accettato la candidatura alla segreteria regionale della Puglia del PD per tenere fede all'impegno che avevo preso con me stesso.

La tua candidatura a segretario del PD della Puglia è un segnale forte. Sei Presidente provinciale dell’Arcigay di Bari. Ai tempi della legge 40 presiedevi il Comitato provinciale per i 4 sì. Nella roccaforte dei dalemiani non era più facile trovare un accordo con loro? E, soprattutto, ti senti più attraente di Paola Binetti?
Vedo che ti sei informata su di me... Certo, avrei avuto un’estate più leggera e riposante se fossi rimasto accoccolato all'ombra di Bersani: il mio Dna radicale ha avuto una botta di orgoglio. Con il passare degli anni, miglioro ed aumentano i miei corteggiatori, maschi e femmine. Quanto alla signora Binetti, conosco bravi specialisti che potrebbero aiutarla a curare la gravissima malattia dalla quale è affetta: l'omofobia. E poi, se non avessi accettato la candidatura offertami da Paola Concia ed Ignazio Marino, mi sarei sentito tenuto a fondare l'Opus Gay...
Ti soddisfa l’impegno del PD in merito ai diritti delle coppie di fatto? Nei giorni scorsi il Tribunale di Trento, dopo quello di Venezia, ha posto la questione della legittimità delle unioni gay alla Corte Costituzionale. Di fronte a questo il PD appare “sonnecchiante”...
Non mi soddisfa per nulla. Il Di.Co. è stato un aborto giuridico. Franceschini e Bersani sul tema non vanno oltre un generico “occorre risolvere il problema”, senza dire come. Marino ha avuto il coraggio di proporre la soluzione della Civil Partnership, strumento giuridico inventato in Germania per superare l'ostracismo verso il matrimonio omosessuale. Io sono per la parità assoluta dei diritti tra coppie gay e non gay: vorrei il matrimonio, e le ordinanze delle Corti di Appello di Venezia e Trento vanno evidentemente in questo senso. Tuttavia, mi rendo conto che - al momento- troppo forte è l'opposizione della quarta camera, la CEI (la terza è Porta a Porta...), e siccome sono un riformista vero, mi dico che la partnership va bene per risolvere il problema nell'immediato. Ma occorre avviare una discussione seria sul punto per arrivare al matrimonio ed alle adozioni da parte dei gay. È un problema di uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani.

In conclusione a questa intervista da radicale a radicale, mi chiedo perché tu non sia già iscritto all’Associazione Luca Coscioni?
Sono iscritto al Partito Democratico... non basta?
(notizie radicali, 980)

LOTTACONTINUA


I cinque inciucetti


• da Il Foglio del 10 settembre 2009, pag. 2


di Alessandra Sardoni

Al quartier generale del terzo uomo del congresso Pd, Ignazio Marino, e del suo principale sponsor, Goffredo Bettini, hanno deciso che non basta far trapelare e denunciare sui quotidiani l’ipotesi sconveniente di un accordo fra i due principali candidati alla segreteria; ma che è arrivato il momento dei manifesti: foto di Bersani e Franceschini accompagnata da un messaggio non originale, ma inequivocabile del tipo "stop all’inciucio". Tutto è quasi pronto per una grande campagna di affissione in giro per l’Italia. "Costerà, ma non è rinviabile perché la posta in gioco è alta", dicono al comitato. Tanto alta da richiedere anche dell’altro, forme e codici dichiaratamente simili a quelli dei Radicali di Pannella cui Marino si mostra molto attento: banchetti e anche bavagli. Il tema dell’inciucio irrompe nella partita congressuale come la carta principale o forse l’unica a disposizione per uno che cerca di fare breccia almeno nel cosiddetto popolo delle primarie per garantirsi una possibilità di esistenza non solo nella competizione fra i dalemiani e gli altri, ma anche nel suo possibile finale oligarchico. Tale sarebbe infatti uno schema del tipo Bersani segretario, Franceschini capogruppo o, come sussurrano altri, vicesegretario, nel caso beninteso, di una vittoria di misura dell’ex ministro dello Sviluppo economico. Se uno dovesse prevalere nettamente infatti lo scenario sarebbe un altro. L’insistenza in crescendo stilla necessità, peraltro ragionevole, di un momento di confronto pubblico fra i tre candidati ha la medesima ratio: mobilitare i delusi, il popolo di Facebook ostile alla piega presa dal congresso, i non tesserati vogliosi di votare contro il 25 ottobre. Così un po’ come aveva fatto Francesco Rutelli contro Berlusconi alle politiche del 2001, incalzandolo perché non voleva il duello televisivo, Marino ha alzato la voce fino a mettere per iscritto in un comunicati che "il rifiuto di Bersani e Franceschini di partecipare ad un confronto alla pari di fronte agli elettori è il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri iscritti". Nel caso di Rutelli candidato premier si disse che Berlusconi ne temeva la bellezza, nel caso di Marino i supporter giurano che "la sola compresenza dell’outsider potrebbe far risaltare l’immagine di apparato “degli altri due e svelarne l’attitudine compromissoria inibendo pertanto il compromesso". "Non siamo negli Stati Uniti, non c’è una norma statutaria che renda obbligatorio il confronto tra i candidati" spiegano carte alla mano nell’entourage di Franceschini. Nell’attesa di una decisione, la festa nazionale del Pd di Genova si è conclusa senza il confronto fra i candidati. Bersani ha proposto il dibattito a tre direttamente alla Convenzione nazionale dell’11 ottobre o subito dopo, "Cioè quando gli iscritti avranno già votato", si inalbera Marino e con lui qualche voce dei Piombini, dei Mille le anime che si autodefiniscono antiapparato. Franceschini più prudentemente non dice no al confronto, visto che anche lui punta sulle primarie. Del triplo dibattito, si parlerà nella prossima segreteria fanno sapere a Sant’Andrea delle Fratte. "In segreteria ci sono tutti no? Dove altro dovremmo parlarne?". I fautori dello scenario inciucista, non tutti e non solo di area Marino per la verità, adducono una serie di indizi: 1) l’antica ostilità di D’Alema e Marini nei confronti di una competizione al buio troppo lacerante per il partito. La data molto ravvicinata delle regionali è un nuovo argomento a favore di un patto. 2) il silenzio del suddetto Marini 3) i numeri risicati attestati dai sondaggi 4) i ripetuti appelli all’unità che fioccano ogni giorno dalle piazze ai terminali delle agenzie, la promessa che ci sarà spazio per il contributo di tutti 5) il voltafaccia di Fassino che invece di sostenere l’ex sindaco di Bologna Walter Vitali, veltroniano per la presidenza dell’Emilia Romagna, ha fatto lunedì scorso, plateale endorsement per il terzo mandato a Vasco Errani uno dei politici più vicini a Bersani. "Inciucio? Lo scrivono i giornali" glissa Veltroni dopo un’intervista solo letteraria con Alain Elkann a La7, senza ostentare stupore, ria senza neppure dimostrare di voler considerare l’ipotesi non fondata. La parola ‘inciucio’ e l’idea di un Franceschini capogruppo ha invece indignato Bersani: "Agli organi di informazione chiedo rispetto!". Dall’altro lato, invece, Franceschini assicura in tv che le primarie saranno vere e che l’esito non lo conosco nessuno.

S.O.S.


NEBBIA


Questo è un appello. A tutti i lettori. Se c'è qualcuno che avesse compreso il "progetto" dell'attore americano John Malkovich è pregato di farcelo sapere. Gliene saremmo assai riconoscenti!

mercoledì 9 settembre 2009

LALTRO


In Italia c'è la pena di morte. E' il carcere.

• da L'Altro del 9 settembre 2009, pag. 1


di Marco Pannella

Cari compagni e amici de L’Altro, consentitemi oggi di abusare del vostro letteralmente straordinario invito (di ieri e fino a qualche ora fa... l’unico) a intervenire sul tema e sull’obiettivo "Amnistia subito!". Soprattutto in questa Italia dov’è reinstaurata una pena di morte surrettizia quanto certa: 40 suicidi finora nel 2009, più altri 14 morti di prigione italiana. L’ultimo ieri l’altro, un ragazzo tunisino che si è lasciato morire di fame nel carcere di Pavia. Per un po’ di informazione contestuale, e di "propaganda" Radicale, a premessa utile per imputare domani se potete consentirmelo) agli sgovernanti di Governo e di Opposizione, come anche a Tonino Di Pietro, scelte e responsabilità criminogene e criminose, disastrose, che da decenni ormai possono essere compiute e difese solamente censurando ogni dibattito, quindi ogni informazione così realizzando un’ormai sessantennale (in)giustizia di classe, senza precedenti, ivi compreso quello del Regime precedente l’attuale, quello del Ventennio fascista.

Veniamo a bomba: il ministro Alfano ha immediatamente reagito alla nostra ri-proposta (dal 1977 fatta in Parlamento, ribadita continuamente da allora) decretando laconicamente, da Innominato manzoniano: «Questa Amnistia, con gli indulti non s’ha da fare!». A Radio Radicale molti esponenti di destra e sinistra si sono pronunciati, spesso a favore. Niente da fare, il tema è Verboten! Totale, ma proprio totale su Mediaset, Sky, La7, unica eccezione, da Mineo! Ma quel che è stato più interessante è il black-out di tutti gli Editori e di tutti... Editi, tranne una eccezione qualche ora fa! On-line e off-line: silenzio (siti e audiovisivi Radicali a parte, naturalmente)!

Sull’origine e la causa prima di quest’ultima fase del Regime partitocratico italiano, sul suo autore, sul sistema di monopartitismo sostanziale, sulla sua forma biciclica, sul suo odierno attore principale e quello di scorta, noi non ci troviamo impreparati: abbiamo ormai da decenni costituito una Resistenza politica e sociale di carattere strategico. Abbiamo infatti combattuto sempre in modo da prefigurare, anche nelle forme delle lotte e dell’organizzazione, i fini e forme di autogoverno democratico, federalista, austero e libertario, nonviolento; gandhianamente, socraticamente, kantianamente, illuministicamente, antropologicamente, forse buddisticamente (mia personale ipotesi) scoprendoci così connotati e alimentati.

Siamo giunti alla conclusione che la nostra Resistenza ha oggi un dovere, un’opportunità straordinaria: è il popolo italiano. Antipartitocratico, anticommistioni fra poteri vaticani o talebani e religiosità di libertà e di liberazione, di responsabilità civile, sociale, virtualmente, ormai, ecologisticamente planetaria. Sessant’anni di occupazione hanno miracolosamente salvato gli "occupati" e isolato gli occupanti. È un popolo che ha in sé la nostra Resistenza, ha riconosciuto come suoi i nostri caduti, i Coscioni o i Welby, o i vivi, gli Enzo Tortora e , credo, Eluana liberata dall’amore e dalla forza di Beppe Englaro.

L’obiettivo cui, d’ora in poi, daremo animo e daremo corpo è quello di candidarci, in tempi rapidi, politici a promuovere e costituire il governo e la Riforma "americana", in alternativa allo sfascio e al fascio partitocratico, per salvarlo e salvarci dalla sua rovina tragica che sarebbe altrimenti anche quella di tutti gli italiani. Nell’attuale contesto internazionale, piazzali Loreto et similia, tentati o riusciti sarebbero tragedie non più tremendamente solo domestiche, a cominciare dai loro sciagurati e disperati autori.

Siamo, saremo alternativa anche a questo. Spero, cari amici de L’Altro, che vi saranno individui e "forze" che, ammaestrati anche dal tempo prendano in considerazione, sul serio, questo nostro obiettivo. Sulla lotta immediata per la conquista con l’Amnistia della Grande Riforma per la Giustizia, appuntamento – se L’Altro può a domani.

PIRATA


Chi è il capo dei pirati che hanno sconvolto la Svezia. Parla Rick Falkvinge: "Siamo il movimento dei diritti civili della prossima generazione”

• a cura di Marco Valerio Lo Prete

L'intervista, apparsa sulla versione online del quotidiano "Il Foglio", apparirà in forma estesa e con contenuti esclusivi sul prossimo numero di Agenda Coscioni.


Imprevedibile, Rick Falkvinge, lo era sin da adolescente. Quando a 16 anni iniziò a marinare la scuola, la giustificazione presentata era di quelle da stupire anche i docenti più navigati: Rick saltava le lezioni per seguire la sua prima attività imprenditoriale, avviata nel settore informatico. Imprevedibile, dicevamo. Eppure tra i compagni dell’istituto superiore “Högre Samskola” di Göteborg, nessuno si sarebbe sognato di rivedere lo smanettone con il fiuto per gli affari, ripreso dalle telecamere di Bbc e Al Jazeera, mentre dichiara: “Mi sono licenziato nel 2006, quando ho capito che era il momento di fare il pirata a tempo pieno”.
Tre anni fa Rick lascia il suo posto di dirigente dell’Ibm e fonda il Piratpartiet, il
Partito dei Pirati svedese che lo scorso giugno, alle elezioni europee, ha sconvolto i piani di politologi e bookmakers del vecchio Continente, raccogliendo i consensi di oltre il 7 per cento degli elettori scandinavi. “Siamo il movimento dei diritti civili della prossima generazione”, racconta Rick al Foglio, che lo ha incontrato su un treno diretto a Salerno, dove ha partecipato al congresso fondativo di Agorà Digitale, associazione radicale per la tutela delle libertà nel mondo della Rete. “Sarò qui solo per poche ore, ma ritengo sia fondamentale diffondere il nostro messaggio anche al di fuori della Svezia”, spiega.
Rispetto del diritto alla privacy e riforma del copyright, questi i due assi cartesiani tra i quali si muove l’iniziativa politica dei Pirati. “Non prendiamo posizione su nessun altro tema. Siamo e vogliamo restare trasversali: ciò ci consente di non disperdere consensi lungo il cleavage destra-sinistra e quindi ci dà una maggiore forza contrattuale sui nostri temi”. I reporter svedesi non smettono di cercarlo nemmeno nel fine settimana: a un anno esatto dalle elezioni nazionali, vogliono capire dove andrà una fetta significativa dell’elettorato. “Dopo il voto ci accorderemo con chi sceglierà di appoggiare il numero maggiore di nostre battaglie”, taglia corto l’esponente politico. Che poi inizia a snocciolare una serie di proposte di riforma tutte riconducibili ad un’unica strategia: “Chiediamo che le stessi leggi del mondo reale, valgano anche per il mondo online”.
Si prenda il segreto postale: se nessuno ha il diritto di leggere la corrispondenza tra cittadini, lo stesso deve valere per le e-mail, “anche qualora il mittente decidesse di copiare stralci di un libro e inviarli”, precisa Rick. Il che comporterebbe automaticamente la legalizzazione del file-sharing. Ancora, è il caso del diritto all’anonimato: “Un principio fondamentale dei nostri sistemi democratici – lo definiscono i Pirati – perché spesso alcune idee possono trovare cittadinanza solo se l’autore è certo di non essere immediatamente identificato”. Detto in altri termini: occorre per esempio limitare al massimo la detenzione di dati sensibili, come quelli sul traffico telefonico e e-mail. Vedi anche il capitolo “immunità del messaggero”: “Sin dall’epoca dell’Impero romano, l’immunità degli ambasciatori è assoluta. L’unico responsabile dei contenuti è l’autore degli stessi”. Impossibile, dunque, chiedere agli internet provider di controllare i flussi di informazioni che li attraversano. Rick parla per farsi capire al di fuori della ristretta cerchia dei “nerd” informatici, anche in materia di copyright: “Esso non è identificabile con il diritto di proprietà, come alcune lobby vogliono far credere. Piuttosto si traduce spesso in una limitazione di quello stesso diritto”. Un esempio? Se compro una sedia, posso smontarla, ricostruirla, farne una copia, metterla a disposizione dei vicini. Acquistando un CD del mio gruppo preferito, nulla di tutto ciò è possibile.
“Nel 2005, in occasione della discussione parlamentare di una contestatissima legge sulle intercettazioni, e poi nel 2006, con la chiusura del sito di filesharing ‘Pirate Bay’ – ricorda Rick – sentivo sempre più persone discutere di questi temi. Sui siti Web, sui forum online, ma anche a tavola e in ufficio. Eppure non c’era un politico che si esprimesse in proposito. Ho capito che l’unico modo per spingerli a farlo era mettere in pericolo il loro seggio”. All’inizio non è stato facile far arrivare il messaggio all’opinione pubblica: “I vecchi media – come li chiamano i Pirati – hanno iniziato a parlare di noi soltanto a un mese dalla consultazione elettorale, quando il primo sondaggio ufficiale ci ha attribuito il 5,1 per cento dei consensi. Ma a quel punto noi avevamo già raggiunto il nostro obiettivo”. Come? Utilizzando la velocità della comunicazione, innanzitutto. Ovvero scrivendo decine di articoli al giorno, intervenendo sui forum, animando alcuni blog che presto sono divenuti i più influenti del paese grazie alla mole di dati e documenti originali messi a disposizione dei lettori.
Non solo: i pirati hanno rivoluzionato profondamente la classica forma partito e le sue strutture elefantiache: “Per le ultime elezioni europee gli altri partiti svedesi presenti in Parlamento hanno speso in tutto 6 milioni di euro. Noi soltanto 50mila”, rivendica Falkvinge. Con nessun accesso al finanziamento pubblico, nessuna sede fisica in cui incontrarsi, il metodo è quello di diffondere il più possibile i costi dell’attività politica. Un esempio: invece di spedire lettere a tutte le famiglie del paese, i Pirati hanno inviato una e-mail ai loro 17.000 attivisti, con le istruzioni per stampare e diffondere una lettera allegata in formato elettronico. Le riunioni si tengono online, i direttivi settimanali nei caffé di Stoccolma, i server utilizzati sono accatastati in un garage. Eppure Rick pensa in grande: “Servirebbe che in almeno altri due Paesi ci fossero risultati come il nostro, e allora qualcosa – anche a livello europeo – inizierebbe a cambiare”. I prossimi a misurarsi in una competizione elettorale saranno, a fine mese, i Pirati tedeschi. Secondo alcuni sondaggi, sono di gran lunga il movimento più gradito tra la popolazione studentesca. “Anche noi abbiamo iniziato così”, sorride Rick. E per qualcuno suona come un avvertimento.
(notizieradicali, 979)

BEN(E)DETTO


Intervista a Benedetto Della Vedova: "Legittimo domandare, lecito non rispondere ma le veline non sono gossip, sono notizie"

• da La Repubblica del 9 settembre 2009, pag. 4

di Antonello Caporale

Come una fastidiosa zanzara che resiste ancora a settembre, Benedetto Della Vedova, ex figlioccio di Pannella oggi deputato berlusconiano, punge a oltranza. Un po’ sopra e un po’ sotto la cintola.
Veline.
«In un paese libero questa è una notizia. Non è gossip, parola che rifiuto di utilizzare».
Provi adesso a coniugare il corpo delle veline con quello di Berlusconi.
«Rispetto il privato di ciascun cittadino. E perciò anche lui ha diritto di difendere il proprio. Ma i giornali esercitano un eguale e legittimo diritto alla critica. Il gioco è questo in democrazia».
Quindi è anche legittimo avanzare domande.
«Legittimo, sì. Com’è lecito che il premier rifiuti di rispondere».
Cambiamo tema: Gianfranco Fini.
«Totale sintonia con Fini. Chiede il consenso sulle idee che avanza e non fa come tanti che piegano al consenso le proprie tesi».
Se continua così rischia di pagarla cara questa intervista.
«Ho messo nel conto di non essere ricandidato. Però non so fare politica tacendo le mie convinzioni. Pannella mi ha insegnato a dire sempre quel che penso. Aggiunga che nelle relazioni personali, che pure molto gioverebbero alla carriera, sono imbranatissimo».
Capezzone, suo ex compagno radicale, è parecchio più prudente e visibilmente utile al gioco di squadra.
«Capezzone?»
Faccia come lui.
«Il seggio gratifica ma non saprei costruire ogni pensiero per raggiungerlo. Lo difendo con le idee. Non mi piace che il centrodestra resti impiccato allo Stato laico».
Senta, non le piace quasi nulla.
«Se Feltri avesse conosciuto le posizioni della moderna destra europea non avrebbe scritto quell’editoriale. Sa della legge sul testamento biologico firmata da Angela Merkel? Conosce la posizione sui diritti civili del Ppe? Chiama Fini traditore perché ha in testa l’Msi di Almirante, l’Italietta bigotta di Fanfani. Roba del secolo scorso».
Lei va a sbattere.
«L’operazione di Feltri ha pagato?»
Lo chiede a me?
«Andrò pure a sbattere ma il centrodestra non può essere un partito moralista, integralista. Popolo delle libertà si chiama. Si sono alzati in difesa del privato di Berlusconi gli stessi che solo qualche mese fa avevano scavato e slabbrato la dignità e il destino privato di Eluana. Ridicolo».
Che fa, insiste?
«Hanno impiccato Fini...».
Finiamola qui. Lei è chiaramente uno scapestrato.

ZERO


Comunicato Stampa

La Circoscrizione Centro riporta l’attenzione sulla gestione rifiuti nel Macrolotto 0

La lunga e calda estate 2009 ha messo ancora una volta a dura prova la vivibilità dei quartieri compresi nell’area del Macrolotto 0, il problema della gestione dei rifiuti si fa sempre più grave e la sopportazione dei cittadini ogni giorno più scarsa. Sporcizia sparsa lungo le strade, cassonetti colmi e liquami maleodoranti che si riversano all’esterno, zanzare tigre che proliferano nella sporcizia, sono solo alcune delle situazioni di emergenza che richiedono celere risoluzione. Il presidente Massimo Taiti e la consigliera Fiorella Di Maio, consapevoli della difficile situazione e attenti alle numerose segnalazioni ricevute, con una lettera indirizzata al presidente di ASM Adriano Benigni, posta all’attenzione dell’assessorato all’ambiente e del Sindaco, hanno voluto riportare l’attenzione su un problema che da anni affligge questa zona della città. Il Macrolotto 0 per la sua particolare realtà vede la produzione di un enorme quantità di rifiuti che non può continuare ad essere trattata come quella di un normale quartiere cittadino. Per quest’area si richiedono interventi di natura straordinaria, necessitano regole e soluzioni capaci di conferire ordine e decoro oltre che permettere ai residenti di vivere in un ambiente sano e pulito.

Presidente Circoscrizione Centro
Avv. Massimo Taiti

Presidente Commissione n.1
Dott. Fiorella di Maio

TARANTELLE



SCORTE


Sul Corriere di stamattina compaiono le dichiarazioni dell'imprenditore barese Giampaolo Tarantini raccolte dai magistrati pugliesi nell'ambito delle inchieste sulla sanitopoli e sulla puttanopoli della Regione Puglia.
Pare dunque che questo Tarantini, un tipo sveglio (forse anche grazie alle piste incoraggianti di cui faceva uso....), fosse un perfetto personaggio bipartisan. Amico di Berlusconi ma anche amico degli assessori di Nichi Vendola! E "fornitore", a Roma ed a Bari, di ragazze, escort o meno, per feste, cene ecc. ecc.
Tarantini dichiara e chiarisce di avere presentato nella residenza romana di Silvio Berlusconi diverse di queste signorine. Che partecipavano, a pagamento, agli incontri di Palazzo Grazioli. E che, a volte, concludevano la serata passando la notte nel lettone putiniano del presidente del Consiglio. Anche nei confronti del vicepresidente della Regione Puglia, Dino Frisullo, dalemiano doc, Tarantini funzionava da attivo ruffiano. Portava al domicilio del Frisullo, utilizzatore finale, diverse delle donzelle della sua "scuderia".
A noi non interessa in questa sede dare giudizi morali o di etica pubblica nè a Berlusconi nè a Frisullo.
Quello che vogliamo commentare è un'altra cosa. Se per un Frisullo qualsiasi ci appare quasi "normale" sfruttare la posizione politica di preminenza in Puglia per fare, insieme a qualche affaruccio, anche del sesso mercenario, per Silvio Berlusconi, presidente del consiglio in carica, uomo più ricco d'Italia, padre e nonno di famiglia ecc. ecc. la frequentazione di Tarantini, e del suo harem, ci appare del tutto straordinaria.
Perchè mai Berlusconi avrebbe dovuto servirsi dei servigi di quel piccolo imprenditore barese per "animare" le sue serate romane o sarde?
Che bisogno aveva Berlusconi di far arrivare da Bari o dalla Puglia, signorine, a lui sconosciute, per rilassarsi allegramente nel suo Palazzo Grazioli?
Nessun amico romano di Berlusconi era in grado di "fornirgli", su piazza, la "carne" fresca di cui, evidentemente, faceva uso spesso a casa sua?
Un grande imprenditore dello spettacolo, dominus da 15 anni della politica italiana, miliardario in euro che bisogno aveva di contornarsi delle amichette particolari del sig. Tarantini?
Ma Berlusconi non tiene amici a Roma? In grado di "fornirgli", come Tarantini, e magari con più riservatezza e sobrietà, le "specialità" di cui appare assai ghiotto?

TITANICO

video

DEDICATA AL SINDACO

CENNI


CORTEGGIATO


Trionfale passeggiata cittadina ieri sera per il sindaco Roberto Cenni. Un'edizione straordinariamente riuscita ha segnato la prima partecipazione del neosindaco e della sua Giunta al Corteggio storico. Migliaia di cittadini si sono stretti intorno alla tradizionale festa dell'8 settembre pratese ricoprendo d'applausi, consenso ed incoraggiamento Roberto Cenni.

Spesso osannato dalla folla (dalla quale non è venuto neppure un fischio....) Cenni ha dimostrato, ancora una volta, la piena sintonia con la città che lo ha eletto, a sorpresa, dopo 63 anni di dominio della sinistra, primo cittadino.

Spesso frastornato da tanta simpatia, Cenni ha risposto volentieri ai saluti della cittadinanza, stringendo centinaia di mani, salutando migliaia di persone, prendendo in braccio e baciando i bambini che facevano ala al suo passaggio per le strade della città.

Un entusiasmante iniezione di energia popolare. Un bel viatico per Cenni e la sua Giunta per cercare di rispondere con atti e progetti alle aspettative dei pratesi.

Ieri sera, tra l'altro, è stato dato un gran riscontro effettivo a quello che dicono i primi sondaggi sul gradimento dei nuovi sindaci. Che, qualche settimana fa, concedevano a Cenni oltre il 65% delle simpatie dei suoi cittadini. Dopo ieri sera chissà dove sarà arrivato!

martedì 8 settembre 2009

SKY


Per tutti quelli che, a parole, evocano il "tramonto" di Berlusconi. Forse se smettessero di guardarsi l'ombelico o di darsi ragione tra di loro e cominciassero a praticare una vera opposizione nel paese, tra la gente, con argomenti e meno inutili insulti, le cose potrebbero, alla lunga, anche cambiare. Ma, forse, è proprio il cambiamento che anche la sinistra non vuole. In fondo un pò di potere, in tutti i settori, riescono ancora a garantirselo.

REVISIONISTI


Di quale libertà di stampa parlano i censori di questa sinistra? L’emblematica vicenda di un libro “revisionista”

di Francesco Pullia

Ci si può fidare di questa sinistra che, spacciandosi per garante della libertà di stampa, pretende di scendere in piazza contro bavagli, veri o falsi che siano? Con tutta la buona volontà, e senza alcun pregiudizio, la risposta non può che essere negativa.
Se non ne siete convinti, recatevi in una regione rossa blindata, blindatissima, come l’Umbria per rendervi conto di cosa intenda per democrazia questa sinistra nient’affatto liberale e sempre più massimalista.
La vicenda che vogliamo raccontarvi è emblematica. Dunque, Marcello Marcellini, stimato avvocato ternano, con un passato politico di sinistra e, comunque, assolutamente non di destra, si prende un giorno la briga di fare una meticolosa ricerca, basata su documenti e interviste agli ultimi testimoni viventi, su alcuni episodi archiviati e accantonati della resistenza in Umbria e in limitrofe località laziali.
Ne viene fuori un libro toccante edito dalla Mursia, prestigiosa casa editrice milanese che non ci pare si possa di certo etichettare come “di destra” o “nostalgica” del tragico ventennio. S’intitola “I giustizieri”. Sottotitolo: “1944: la brigata Gramsci tra Umbria e Lazio”.
Ci siamo permessi di scriverne la recensione in due versioni, una, più estesa e articolata, per “Notizie Radicali”, il giornale telematico di Radicali Italiani, e un’altra inizialmente per le pagine di cronaca locale del quotidiano “Il Messaggero” e successivamente, appurato che lì non sarebbe stata pubblicata, per il “Corriere dell’Umbria”.
Non l’avessimo mai fatto!
“Ci sono pagine, soprattutto recenti” – sostenevamo, tra l’altro, in pieno accordo con la tesi di fondo del bel saggio di Romolo Gobbi, “Il mito della resistenza” (Rizzoli, 1992) – “nei cui confronti la storiografia ufficiale continua ad opporre un muro di ostinata reticenza preferendo alla verità nuda e cruda l'invenzione di miti fondati sulla verosimiglianza, appartenenti cioè unicamente alla sfera di un immaginario di comodo. “I giustizieri” è, in questo senso, un libro coraggioso e anticonformista perché non ha il timore di riportare alla luce atrocità commesse oltre sessant'anni fa e tacitate per vigliaccheria (…) Le vicende narrate sono estremamente gravi e si riferiscono al ruolo svolto, in un tratto appenninico all'incrocio tra i due territori di Terni e di Rieti, dalla brigata "A. Gramsci".
Gli episodi rievocati sono avvenuti tra l'11 marzo e il 18 maggio 1944 e fanno accapponare la pelle. Violenze gratuite, sevizie, omicidi brutali, feroci, ipocritamente ammantati di connotati politici e, cosa assai più disgustosa, rimasti impuniti”.
In particolare, ci soffermavamo sul terzo capitolo del libro in cui viene narrato l’assassinio di un uomo accusato di essere connivente con il fascismo. Prelevato a tarda notte sotto lo sguardo atterrito della moglie e del figlio, fu portato nel folto del bosco. Tania, l'affezionatissima cagnolina chiazzata di bianco e marrone, lo volle seguire. Il suo cadavere "venne scoperto casualmente la mattina dell'8 maggio (...) a circa un chilometro di distanza dalla sua casa (...) Era in uno stato di avanzata putrefazione, supino, a braccia aperte, con il cranio fracassato e il ventre squarciato dalle pugnalate. I suoi assassini si erano accaniti su di lui cavandogli gli occhi e recidendogli gli organi genitali. Accanto, sopra il suo braccio sinistro, giaceva Tania, la fedele cagnetta, uccisa a pugnalate e poi gettata sopra il corpo del suo padrone".
In chiusura, ci permettevamo di esortare a trarre profitto dalla lettura delle duecento pagine del testo per abbattere, una buona volta, l'ideologia dell'odio.
C’è qualcosa di strano? Sono state forse negate le inqualificabili nefandezze compiute, sull’altro versante, dai nazifascisti? No, nella maniera più assoluta. Si esortava soltanto ad assumere nei confronti della storia un atteggiamento misurato, privo di rancori e faziosità, nella consapevolezza che ogni violenza, ogni omicidio, ogni atto di sangue da qualsiasi parte provenga costituisce, senza se e senza ma, una sconfitta, un’ulcera per l’umanità.
Purtroppo, però, per la nostra sinistra esiste solo una verità, la propria. Ne deriva una concezione, come dire, un po’ bislacca della democrazia.
E così, rei di avere semplicemente recensito un libro, prima abbiamo ricevuto una lettera anonima, prontamente consegnata alla Digos, e poi siamo stati, insieme all’autore “incriminato”, oggetto di una sorta di fatwa. Il tiro di fuoco è stato avviato dalle colonne di un periodico regionale che esce allegato al “Manifesto” e poi via, taratatam.
Le accuse non sono difficili da immaginare: revisionismo (il comunismo sarà pure crollato, i comunisti saranno pure spariti, come almeno vorrebbero indurci a credere, sta di fatto che la loro bolsa terminologia resta, eccome), viscidume, ignoranza storica, pressappochismo.
Ecco alcuni esempi (gli errori originari di ortografia sono stati, per spirito di carità, da noi corretti): “Francesco Pullia è persona colta e gentile ma in politica si trova a prendere delle cantonate”, “le recensioni possono essere anche descrittive e neutrali. La sua non lo è e lascia perplessi il fatto che la proponga in una città che ha conosciuto e subito il fascismo assassino nella sua fase più truculenta del 43-44”, “ci vuole contegno e un po’ di ritegno se si intende davvero parlare di questi fatti superando quella che lei chiama "ideologia dell'odio". Altrimenti è inevitabile che alle sue affermazioni e al suo tono si risponda per le rime”, “signor Francesco Pullia prima di scrivere commenti vari e usare a sproposito giudizi ed espressioni di comodo come cita il suo articolo dove si parla di atrocità tacitate per vigliaccheria, violenze gratuite, sevizie...lei sa di cosa scrive, conosce i fatti? Bene, prima di scrivere idiozie di parte si informi bene; abbatta lei per primo la barriera ideologica dell'odio, ne verrebbe un grande beneficio per la verità sui fatti storici che ci riguardano, e l'informazione tutta ne beneficerebbe”, “Sono un tipo pacifico ma dopo vent'anni di regime autoritario, e nel ricordo delle sevizie e della repressione subite da me, dagli amici e dai miei familiari, anch'io avrei certamente sparato e giustiziato in maniera sommaria, accanendomi contro gli attivisti, i gerarchetti e i profittatori di regime”.
E, allora, tutti in piazza con questa sinistra libera, democratica, tollerante, rinnovata? Scusate, qualcuno ha per caso pensato di invitare Giorgio Forattini querelato, per una vignetta, da un certo Massimo D’Alema? Già, è vero, dimenticavamo, noi siamo sporchi revisionisti…
(notizieradicali,978)

FIGLINE


COMUNICATO STAMPA

L'altra sera a Figline la sinistra pratese ha perso un'occasione. Se non tutta perlomeno quella sinistra che si riconosce o si è riconosciuta nel presidente dell'Anpi (non per meriti particolari ma per linea ereditaria e politica) Ennio Saccenti che non ha voluto mancare di proporre la sua provocazione in occasione della prima ricorrenza del 6 settembre celebrata alla presenza di un sindaco non proveniente dalla sua parte politica.
A freddo, premeditatamente, Saccenti ha utilizzato parole e toni assolutamente fuori luogo. Una celebrazione che è di tutta la città e che è e deve restare fuori dalle beghe politiche è stata strumentalmente utilizzata per un comiziaccio che si è rapidamente trasformato in uno squallido tentativo di imboscata ai nuovi amministratori. L'Anpi e Saccenti non sono nuovi a bravate del genere. In occasione della visita a Figline del Presidente della Repubblica Ciampi un altro autorevole esponente nazionale dell'associazione non mancò di buttarla in polemica politica. Saccenti poi è ben conosciuto per i suoi atteggiamenti veterocomunisti e stalinisti. Ricordo bene quando sobriamente mi paragonò ai nazisti solo perchè colpevole di un interrogazione al sindaco per l'organizzazione di un treno della memoria. Riguardo al mio antifascismo parlano la mia storia personale e le sentenze del Tribunale di Prato e della Corte d’Appello di Firenze degli anni’ 70. Saccenti rivendica la Resistenza come patrimonio politico esclusivo e non tollera che altri e diverse forze politiche possano ardire di celebrarla.
Questa sinistra pratese è destinata a rimanere minoritaria anche all'interno del proprio partito. Purtuttavia è innegabile che queste posizioni siano non solo di cattivo gusto ma facciano del male a tutta la città. Prima verranno isolate e meglio sarà per tutti.


Prato, 08.09.2009
Massimo Taiti
Associazione radicale Liber@mente Prato

BALLETTO


video



TONY

CALABRISELLA


Il tema


Il seguente tema, svolto da una bambina di 9 anni, raccoglie quanto di meglio possano offrire alcuni stereotipi calabresi. La donna “schetta”, che non ha ancora raggiunto l'autenticità della sua natura, che può vantarsi di acquisire solo con il matrimonio. La donna “maritata”, che è tale solo se diventa anche mamma. La preghiera “ala Madona” per avere un figlio. Lei, la Madre di Dio, che porta a compimento tutte le nostre richieste. Ma nulla può fare quando sono gli stessi uomini a “cunfunnarsi” (confondersi). Brillante. Geniale. Imperdibile. Come solo i bambini sanno esserlo nella loro sorprendente ingenuità. Humour puro. Liberatorio.


Tema

Gita domenicale

Svolgimento


L’altra domenica abbiamo andati a Tintari io, mio papà, la mia mamma, mia sorella schetta, mia sorella maritata senza figli e mio cognato e ci siamo mangiati al ristorante. Poi abbiamo andato ala Madona a pregare che ci dava un bambino a mia sorella maritata.Ma, sarà, o abbiamo pregato male o che la Madona non ci ha capito, il bambino la avuto mia sorella schetta. Mia mamma dice che la Madonna non si è cunfunnuta, si è cunfunnuto mio cognato.

(emiliogrimaldi.it)

SOCIALISMO


NON CAMBIAN MAI!!


Con lo strano metodo politico di una lettera alla stampa cittadina pare che i "Socialisti Riformisti", 349 voti, pari allo 0,36% alle elezioni di giugno, abbiano inteso dare l'addio alla maggioranza che ha sostenuto (e sostiene..) il sindaco Roberto Cenni. Paolo Calamai, principale esponente di quella lista, sostiene di non condividire quanto finora fatto dal sindaco. Di non condividerne nè l'atteggiamento bipartisan nè quello "buonista". L'accusa principale di Calamai a Cenni è di essere un "populista" e di "..illudere, ingannare, incantare, abbagliare, abbindolare i cittadini...".

Accuse forti e conclusioni inevitabilmente gravi: i Socialisti Riformisti si pentono di aver sostenuto elettoralmente Cenni. Che dovranno sopportare per 5 lunghi anni.

Par di capire che la rottura dei socialisti con Cenni sia dovuta al mancato rispeto da parte del sindaco di promesse preelettorali. Che, evidentemente, trattandosi si socialisti riguardavano posti e prebende che gli stessi si aspettavano vedersi assegnati dal sindaco vincente.

Quando si dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio!!

BABBONATALE


PIATTO RICCO


Pare essersi concluso con accordi condivisi da tutti l'incontro di ieri del sindaco Roberto Cenni con la sua maggioranza consiliare (PdL-Lega-UDC).

La Lega ha avuto particolarmente soddisfazione sui due punti che aveva messo sul tavolo della discussione: l'assessorato e la lotta al degrado in Centro Storico. Sul primo punto Cenni ha dato ampie assicurazione che Leonardo Soldi entrerà in giunta (insieme a Gianni Cenni all'Urbanistica), come assessore allo sport ed alle politiche giovanili, entro il mese di dicembre. Sul secondo punto la prossima riunione di giunta adotterà misure per contrastare il degrado dell'area centrale della città.

Nel corso dell'incontro i partiti di maggioranza hanno anche chiesto ed ottenuto dal sindaco la promessa di un maggiore coordinamento con le rappresentanze consiliari. Per fare in modo che tutte le scelte del primo cittadino siano discusse e condivise prima dell'adozione formale.

Pare che siano stati raggiunti anche accordi sulle nomine che il Comune dovrà fare, a partire da ottobre, negli enti di secondo livello, ad iniziare dal Consiag.

Su questo argomento pare che Cenni abbia dato ampie garanzie su di una linea di sostanziale discontinuità con il passato. Ovvero non ci sarebbe da attendersi riconferme di vecchi amministratori, così come accaduto con Beccaglia al Pecci.

Nel corso della riunione il sindaco ha anche annnunciato di aver raggiunto una intesa con la Lega delle Cooperative, in attesa di aprire l'Ipercoop di San Giusto-Capezzana presso la Multisala, per una solida sponsorizzazione della squadra di rugby dei Cavalieri.

La notizia, pur positivamente accolta da tutti i partecipanti all'incontro, non ha mancato di lasciare perplesso qualche esponente della maggioranza. Per il fatto che nessuno era stato informato dal sindaco dei suoi contatti con la Coop.

Adesso, almeno fino Natale, la strada della giunta pare spianata. Sindaco ed assessori potranno dispiegare tutti i provvedimenti e le azioni amministrative programmate senza timore di contraccolpi politici negativi da parte della maggioranza che ha sostenuto Cenni. Forse.......

lunedì 7 settembre 2009

FESTINE


Arrivano i demoscettici

da L'Opinione del 1 settembre 2009, pag. 1


di Aldo Torchiaro

Qualcuno ha paura dei confronto tra le idee; in casa Pd? La domanda nasce da una constatazione: alla Festa Democratica in corso ai Genova sono stati operati curiosi e imbarazzanti "tagli", disdette, cancellazioni rispetto al programma dei dibattiti. Alcuni nomi sono finiti evidentemente in una lista nera e la proscrizione politica a certe latitudini, si sa, è senza appello. Il fatto evidente è che in molti tra gli intellettuali divenuti `scomodi´ per la sinistra non sono stati confermati, o non sono stati invitati proprio per niente. Esistono provocazioni, spunti, idee da mettere al bando? Parrebbe di si. La più classica condanna dei tempi del glorioso Pci rivive nell´ipotensione democratica; l´Indice con la I maiuscola esiste ancora, forse dettato oggi da vacuità meno pretenziose delle impuntature del passato. A farne le spese è stata, prima tra tutti, Emma Bonino. "Non hanno invitato né me né nessun radicale", ci racconta la Bonino. Vicepresidente dei Senato, eletta nelle liste del Pd, è indicata come donna simbolo della passione politica più alta a livello europeo. Attraverso scritti, articoli, interviste prova a definire un assetto laico e riformista per la sinistra italiana? Meglio far finta di niente. E la direzione della festa nicchia anche di fronte al suo nome. Curioso? Sì, ma che volete. Sempre presente nei discorsi dei candidati alla segreteria dei Pd come interlocutrice intelligente e leale, la Bonino nella pratica rimane bandita dal palco, dai microfoni, dai riflettori della kermesse ufficiale del Pd. Al bando da Genova. Per lei è vietato parlare alla Festa Democratica, ironia degli aggettivi. La stessa sorte tocca ad un interlocutore "scomodo" come Mario Adinolfi, che spopola nel mondo dei blogger ma evidentemente deve rimanere confinato sul web, in una "second life". "Ero candidato alle primarie e in virtù di questo, come nel 2007, l´attenta regia della Festa ha ritenuto di non -invitarmi", si sfoga Adinolfi. Una logica che premia la visibilità dei tre primus inter pares a tutto discapito degli altri. Il problema non è la politica, si badi bene. E´ il dissenso a tutto tondo che da fastidio. Nel 2004 la scomunica colpì Napoleone Colajanni, che ne scrisse a Paolo Mieli, che indignato la pubblicò testualmente sul Corriere; "A metà luglio ricevo una telefonata da parte di uno degli organizzatori della Festa dell´Unità, che mi chiede di discutere in quel contesto `Riformisti senza riforme´, un libro che ho scritto insieme a Marcello Villari. Dopo di che, però, non ricevo più alcuna comunicazione: guardo nel programma della festa, e il dibattito non c´è; chiedo spiegazioni e mi si dice che si tratta di un errore, ed effettivamente I´ incontro viene messo in programma per il 9 settembre; dopodiché mi si comunica che non si riesce a trovare nessuno disposto a presentare il libro. Naturalmente rinuncio". Una rinuncia senza ritorno, ahinoi: Colajanni morì pochi mesi dopo, senza aver potuto mai presentare un suo libro in un una Festa di sinistra. Nel cui universo culturale di riferimento si scrive, si pubblica e si vende a più non posso. "Il Revisionista" di Giampaolo Pansa incontra un meritato successo, nelle librerie. Feltrinelli lo propone tra i dieci best seller dell´anno. Si parla della storia dei partigiani ex comunisti ed ex popolari, e dei conti che quelle tradizioni devono saper fare con il passato. Argomento centrale per il Pd, alla ricerca della sua identità, e di certo successo. Quindi un ospite importante per nobilitare quella che, ha detto Lino Paganelli, è una Festa e non "un festino". Neanche per idea. "Da quando ho iniziato a scrivere del Pd, non mi hanno più invitato da nessuna parte", racconta Giampaolo Pansa, per anni a L´Espresso, oggi editorialista del Riformista. Gli chiedo se non lo ritenga un controsenso. "Nella loro logica, no. Scrivo della sinistra italiana, della sua storia, delle sue luci ed ombre", sintetizza Pansa, "e proprio per questo evidentemente do fastidio". Non se ne risente. "La loro stupidaggine e la loro ottusità è clamorosa, è sotto gli occhi di tutti", detta. Se ne assicura: "lo scriva così, mi raccomando. Stupidi e ottusi. Anzi sa cosa le dico?" prosegue: "Ne sono anche contento. Quello è un partito morto, quelle sono feste di morti che camminano, sarebbe stata una tristezza andarci". Giù botte da orbi. Come quelle metaforiche di Paolo Franchi, firma autorevole che per il Corriere della Sera e i suoi derivati si occupa quasi esclusivamente dei Pd, e che ha diretto Il Riformista fino a ieri, Non l´hanno invitato e se ne sorprende. "E´ la prima volta in oltre vent´anni di carriera, essendomi sempre occupato della sinistra italiana, in cui davvero nessuno ha pensato di contattarmi. Neanche per un dibattito in una festa locale. Neanche qui a Roma. Niente", dice Paolo Franchi. Ha scritto parole di fuoco sul Partito, si è detto demo scettico, ha duettato con Emanuele Macaluso ballando sull´orlo di un precipizio. E adesso la paga. "Non sono troppo dispiaciuto per la mia mancata partecipazione", prosegue Franchi, "ma di una cosa sì, lo sono: che il Pd sia davvero incapace di affrontare con maturità questa fase del dibattito su di sé". Emanuele Macaluso, migliorista e `revisionista´, cofondatore del Riformista e direttore delle Ragioni del Socialismo, in virtù dei suo libro "Il Capolinea", metafora dell´attuale Pd, non doveva essere invitato. Ma lo immaginate che smacco, anche verso il presidente Napolitano che ne è grande amico? E allora eccolo ripescato, il discolo Macaluso. A una condizione, però: dei suo libro non deve parlare. La parola "Capolinea" non deve risuonare. Anzi, non deve analizzare lo stato del Partito, proprio per niente. Lo hanno confinato ad un momento "museale" della Festa, facendolo parlare solo in occasione di una rimembranza a proposito dei movimento operaio del 1950, come testimone dell´epoca. D´altronde è molto più giovane Concita De Gregorio, che dirige l´Unità fondata da Antonio Gramsci e - udite udite - non è stata prevista tra i giornalisti che presenziano il Palco dei dibattiti. E infatti fa sapere, parlando al Giornale, che quest´anno si tiene debitamente lontana da Genova. Colpa, forse, dell´inchiesta fuori ordinanza che ha condotto negli ultimi mesi sul tesseramento "gonfiato" dei Pd. La De Gregorio ha osato sfidare il Politburo e messo una giovane firma come Simone Collini a indagare sulle federazioni e i comitati regionali di tutt´Italia, ha scoperto e pubblicato dossier imbarazzanti per notabili del Nord e del Sud, di tutte le correnti e le ali. Ed ecco il premio: bandita dalla Festa Democratica che, si badi bene, fino all´anno scorso si chiamava proprio Festa de L´Unità.

CALCIONI


Tessera del tifoso, Perduca e Staderini: Maroni rifiuta dialogo e buon senso

• Dichiarazione di Marco Perduca, senatore Radicale eletto nelle liste del PD, e di Mario Staderini, della Direzione nazionale di Radicali Italiani

“Il Ministro Maroni chiude la porta in faccia a chi, come ieri i ragazzi delle curve, ha offerto un’occasione di dialogo alle istituzioni per superare almeno gli aspetti più discriminatori ed inutilmente repressivi di una legge illiberale.

Di fronte a tifosi armati della forza del diritto e della Costituzione è un grave errore rispondere con l’autoritarismo.

L’unica “politica di rigore” vincente e convincente è il rispetto della legalità e della ragionevolezza, sulle quale si fonda l’autorevolezza di chi governa.

Quanto ai presunti risultati positivi ottenuti nella gestione dell’ordine pubblico, il Ministro dimentica di dire che sono dovuti esclusivamente al divieto di centinaia di trasferte.

È come vantarsi per aver segnato un rigore senza portiere.

Il calcio deve uscire dal contesto in cui lo hanno ridotto venti anni di leggi d’emergenza anziché affidare la libertà di movimento e di manifestazione del pensiero dei cittadini ad organismi di polizia”.
(radicali.it)

POLITICA


LO STATO DELLE COSE


In attesa di conoscere, a fine ottobre, il nuovo segretario del Partito Democratico e, di conseguenza, la linea politica sulla quale si attesterà il più grande partito dell'opposizione, può essere utile porsi una domanda. La sinistra, il centrosinistra ovvero il centro-sinistra, ce la farà a porsi come credibile alternativa di governo a Silvio Berlusconi ed al centrodestra?


A giudicare dall'attuale stato di salute della sinistra italiana la risposta pare automatica: non ce la farà! Con il PD poco sopra il 25% dei consensi popolari, la sinistra-sinistra scomparsa da tutti i livelli istituzionali e la leadership della contrapposizione affidata a Di Pietro sembra assolutamente improbabile che l'opposizione sia capace di costituire, oggi ed a medio termine, un'alternativa al governo berlusconiano. Sostiene D'Alema che Berlusconi appare in fase calante ed al tramonto della sua egemonia. Sarà! Ma, per la verità, fino ad ora la supremazia politica dell'uomo di Arcore non sembra messa in pericolo dai presunti scandali privati e non si intravedono difficoltà significative nel rapporto con gli elettori e neppure con le gerarchie vaticane.


I motivi che consentono a Berlusconi di continuare a dominare la scena politica italiana ci appaiono sostanzialmente due: l'attestarsi dell'opposizione del PD dietro la linea di Repubblica e, di converso, i buoni risultati ottenuti dal governo berlusconiano (che, probabilmente, sono anche il vero motivo della scelta della sinistra italiana, politica e giornalistica, di provare a "fregare" Berlusconi attraverso la 'tendenza Veronica o Noemi o D'Addario' "...).


Sul versante dei risultati del governo Berlusconi ha indubbiamente messo nella sua cascina buon fieno e molto raccolto. Dalla "soluzione" (almeno mediatica...) della questione rifiuti di Napoli; alla gestione eccellente del terremoto dell'Aquila; dalla crisi economica e finanziaria all'immigrazione. Dalla "sicurezza" urbana al G8 abruzzese. L'insieme della trattazione governativa di tutti questi pacchetti di problemi sono risultati graditi all'opinione pubblica.

Ma, a nostro parere, quello che sembra del tutto decisivo nell'apprezzamento degli italiani è la condotta scelta dal governo nell'affrontare la crisi economica internazionale che si è abbattuta dall'autunno scorso sulle democrazie occidentali.

L'Italia non ha avuto, ad esempio, i grossi problemi con le banche che hanno costretto Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, a destinare al salvataggio degli istituti di credito ingenti risorse finanziarie sottratte ai propri bilanci. Il sistema bancario italiano ha retto bene all'urto della crisi mondiale dell'economia cartacea e monetaria. Il che ha consentito al governo Berlusconi, ad esempio, di finanziare esaurientemente i fondi per la distribuzione della cassa integrazione tradizionale e di quella straordinaria. Mettendo l'Italia in grado di assorbire senza grandi scosse gli effetti della crisi sul mondo del lavoro e dell'occupazione.

Ed, in effetti, checchè ne dicano le sinistre, mai come in questi mesi l'Italia ha goduto un periodo siffatto di "pace sociale". Gli scioperi sono ridotti al minimo e relegati, quasi sempre, verso i segmenti del lavoro pubblico o parapubblico. Nelle fabbriche, anche in quelle segnate dalle difficoltà dei mercati, non si avvertono tensioni. Ovvero laddove spuntano episodi esemplari di resistenza operaia (come nel caso della INNSE di Milano...) la lotta è stata condotta senza incidenza alcuna sulla società e si è conclusa, positivamente, con l'intervento di imprenditori privati senza alcun coinvolgimento della finanza pubblica!

In generale si può dire che le previsioni drammatiche della sinistra sull'impatto della crisi economica sul nostro Paese, almeno fino ad oggi, non hanno avuto alcun esito. Certo la crisi morde anche in Italia, la disoccupazione cresce, la precarietà aumenta. Tuttavia sono, per adesso, interessati segmenti minori del mondo del lavoro ad essere coinvolti. La stragrande maggioranza dei lavoratori, anzi, pare trarre qualche, se pur minimo, vantaggio, dalla crisi economica. In termini, ad esempio, di minor costo della vita (l'inflazione è ferma ovvero è al negativo...). Anche i numeri statistici paiono confermare questi dati. I consumi italiani sono diminuiti in quest'anno di qualche frazione decimale (0,4-0,5%) dal che si deduce che i livelli di spesa sono rimasti pressochè immutati.

D'altra parte, come dicevamo, la miglior spia della situazione economica non pessima delle classi subalterne si ricava anche dalla lettura dei conflitti sociali. Praticamente inesistenti. Se questo è lo stato delle cose si spiega anche perchè la sinistra d'opposizione, ed i quotidiani che paiono guidarne la linea, si affannano da mesi sulla strategia dello scandalo, della velina, dei lettoni. Ma non sono in grado di definire o sostenere o promuovere una strategia politica basata sul contrasto alle mosse economiche del governo. E, men che meno, di delineare una chiara opposizione sociale, di massa, del mondo del lavoro (lavoratori, imprese, artigianato, ceto medio, intellettualità..) verso Berlusconi ed il suo governo.

Che, inevitabilmente ed abilmente, resta con il vento in poppa del consenso maggioritario nel Paese. Il tutto aggravato, a nostro giudizio, da almeno altri due fattori. Il primo dei quali è l'atteggiamento incerto, ondivago, contrastato della sinistra su argomenti "etici" grandemente sentiti dall'opinione pubblica: testamento biologico, omosessualità e coppie di fatto, pillola abortiva ecc. ecc.

Ed ancora dall'atteggiamento "compromissorio" con il quale, spesso, la sinistra contraddice pesantemente la sua pretesa alternatività a Berlusconi ed al berlusconismo: ad esempio votando insieme alla maggioranza la legge elettorale europea; o trattando la lottizzazione della RAI; ovvero votando insieme al PdL il trattato d'amicizia con la Libia di Gheddafi.

Sono questi argomenti, più che la polemica sull'utilizzazione finale delle escort pugliesi (pratica, probabilmente, non estranea neppure alla sinistra di governo in Puglia....) che consentono a Berlusconi di mantenere quasi intatto a 18 mesi dale elezioni il suo vantaggio sulla sinistra e sul centrosinistra (centro-sinistra).

Fino a che non ci saranno "scosse" vere negli assetti profondi della società il muoversi disordinato e controverso della sinistra non potrà scalfire il blocco sociale del centrodestra. Anzi questo appare destinato a rafforzarsi pescando consensi anche nei tradizionali bacini elettorali della sinistra italiana.