sabato 26 settembre 2009

PCI


TENDENZA ANTONELLO


La risicatissima (e forse risibile.....) elezione di Bruno Ferranti alla segreteria provinciale del Partito Democratico è emblematica di molte cose. Ma, sicuramente, il significato principale che ci pare di intravvedere nella prova di forza tentata (e vinta, seppure per il rotto della cuffia e con qualche antica furbizia...) dalla corrente dalemiana pratese (in pratica il vecchio establishment del PCI...)è quello di aver posto fine alla fase che aveva visto Antonello Giacomelli padrone assoluto del partito pratese. Antonello aveva tentato di ergere una sottile barriera a questo esito proponendo l'elezione di un comitato unitario di garanzia per traghettare il PD verso il congresso di maggio.

Non avendo retto neppure questa barricata Antonello ed i suoi sono avviati verso una vera e propria rotta. Persa la battaglia sulla candidatura Abati ( e persa pure la analoga battaglia fiorentina contro Renzi...); persa la riconquista del Comune di Prato; incassata la sconfitta delle europee Giacomelli adesso è arroccatto su Dario Franceschini. Se pure Dario, come paiono indicare tutti i dati nazionali, soccomberà a Bersani, Antonello Giacomelli si troverà cacciato in un angolo buio, con scarse prospettive di manovra futura.

FIRENZI


TENDENZA MATTEO


Comunque lo si giudichi (politicamente) al nuovo sindaco di Firenze, Matteo Renzi non si può di certo imputare timidezza, immobilismo ed incertezza.

Dal giorno della sua elezione a successore di Domenici l'ex presidente della provincia ha messo a segno una serie di colpi (anche di scena...) notevoli. A cominciare dal quasi immediato azzeramento e cambiamento dei veritici dell'Ataf e di Fiorentinambiente, ovvero due della maggiori aziende pubbliche fiorentine. Per continuare con il mantenimento della promessa elettorale sullo scioglimento del nodo "Cittadella Viola", riconfermando l'area di Castello per i progetti dei Della Valle. E sfondando le polemiche sulla tranvia centrale decidendo di pedonalizzare tutta l'area di Piazza del Duomo e vietandola dunque non solo ai tram ma anche a tutti i bus urbani.

Adesso Renzi comincia a prendere di petto la macchina amministrativa del Comune. Ovvero le postazioni, le nicchie consolidate, i nidi d'aquila nei quali s'adagia spessissimo il vero potere dell'ente locale.

E Renzi inizia smantellando la dirigenza dell'urbanistica. Quegli uffici, cioè, che gestiscono (ma anche indirizzano..) le risorse territoriali delle città e che sono al crocevia di tutte le partite, economiche, finanziarie, di potere reale, più importanti di Firenze.

Da noi a Prato Cenni e la sua Giunta hanno scelto una via diversa. Sicuramente soft e cautamente continuista (almeno fino ad ora...). Che è impersonata dalla scelta di confermare il presidente del Museo Pecci. E di lasciare sostanzialmente intatta sia la dirigenza comunale che la guida delle maggiori aziende pubbliche della città. Da ieri, peraltro, alla guida della GIDA siede il segretario provinciale del partito di maggioranza relativa!

Finito il settembre pratese, a cominciare dal prossimo mese, comunque, alcuni nodi la nuova maggioranza dovrà, per forza di cose, scioglierli. Vengono a scadenza naturale (non avendo nessuno dei presidenti nominati dalla precedente maggioranza avuto la sensibilità politica ed etica di presentare al sindaco le proprie dimissioni dagli incarichi......) le presidenze di alcuni tra i maggiori enti di proprietà comunale. A cominciare dal Consiag e dall'ASM.

Ottobre, probabilmente, sarà anche il tempo di mettere mano agli organigrammi della dirigenza comunale. Confidiamo, ad esempio, in una nuova organizzazione del Comune; più snella e più attenta a mettere in pratica gli input politici che arriveranno dalla Giunta e dal sindaco. Così come sarebbe utile porre attenzione ad alcuni settori strategici del comune ove negli anni si sono consolidati poteri dirigenziali e parapolitici che dovrebbero essere posti in liquidazione. Dopo la tendenza Matteo restiamo fiduciosi in attesa della tendenza Cenni.

venerdì 25 settembre 2009

CHIESAVECCHIA (1)


EVVAI!


Ieri sera alla Chiesanuova, al termine di una estenuante ed incerta assemblea della direzione provinciale del Partito Democratico, Bruno Ferranti è stato eletto, a maggioranza, nuovo segretario provinciale dei democrats.

Dunque l'ala veterotutto del PD ha finito per imporre il proprio candidato nel tentativo di reimpossessarsi di un partito allo sbando pre e post elezioni!

Escono nuovamente sconfitti, aggiungendo segni meno a segni meno, Antonello Giacomelli e Massimo Carlesi. Il primo con l'aggravante della disfatta di quasi tutta la componente franceschiniana pratese. L'altro per non essere riuscito ad imporre ai suoi "amici" dalemiani la tregua di un comitato unitario di reggenza.

Sono ovviamente già iniziati i brontolii e le critiche dei perdenti. Ma il vero risultato della riunione di ieri sera è la conferma di un partito spaccato come una mela; incapace di ritrovarsi su proposte condivise; percorso da guerre per bande impegnate nei vari tentativi di impossessarsi delle spoglie di quello che fu il grande partito pratese.

La sinistra tafazzista ricomincia da Ferranti. L'attuale maggioranza se la ride e se la gode!

TOSCANA


Appello al Presidente della regione Toscana


• da L'Altro del 25 settembre 2009, pag. 11


di Sergio D'Elia, Antonella Casu ed altri

Ammoniva Voltaire: se vuoi conoscere davvero un Paese visitane le prigioni. Noi Radicali non abbiamo mai smesso di farlo: l’ultima volta è stato nei giorni di Ferragosto, quando ci siamo recati in 189 istituti sui 220 che formano il pianeta-carcere italiano. E’ stato un atto di sindacato ispettivo senza precedenti per la contemporaneità della visita e il numero di senatori, deputati e consiglieri regionali di ogni schieramento politico che hanno partecipato. Alcuni entravano in carcere per la prima volta, ma quella visita è stata sicuramente più istruttiva del più documentato e radicale saggio sullo stato di non-Diritto e non-Democrazia che vige nel nostro Paese, di cui le carceri soffio lo specchio fedele e impietoso. Nelle carceri italiane, i detenuti sono ormai stabilmente ventimila di più dei posti regolamentari. Viceversa, gli agenti sono ottomila in meno rispetto alla pianta organica, peraltro concepita in tempi e situazioni di "normalità". Siamo arrivati al punto che in alcune prigioni non bastano più neanche i letti a castello che arrivano a un palmo dal soffitto e i direttori sono costretti a tenere un "registro dei materassi" per stabilire a chi tocca dormire sul pavimento. Ragion per cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo continua a condannare l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani che vieta la tortura e le pene o trattamenti inumani e degradanti. Da gennaio ad agosto, sono morti "suicidi" 48 detenuti, e altri 78 sono morti di "malattia", cioè di malagiustizia e malaprigione italiane. Nell’Italia di oggi vige quindi la tortura e un tipo di pena di morte che non è comminata "di diritto" dai tribunali ma è praticata "di fatto’’ nelle carceri... anche in quelle del Granducato di Toscana, il primo Stato al mondo ad aver abolito, il 30 novembre 1876, tortura e pena di morte. Giustamente, ogni anno, la Regione Toscana ricorda con varie iniziative questo suo antico e felice primato. Ci uniamo al ricordo e ai festeggiamenti, ma ci appelliamo a Lei, Signor Presidente, perché voglia marcare anche con un fatto di estrema attualità, necessità e urgenza l’ormai prossimo 223° anniversario della scelta coraggiosa e visionaria del Granduca Pietro Leopoldo. Sarebbe significativo se, in occasione della decima edizione della Festa della Toscana a questo dedicata, si potesse annunciare che la prestigiosa istituzione da Lei governata ha istituito con una legge ad hoc un vero e proprio Garante Regionale dei Diritti delle persone private della libertà, figura ben diversa da quella con competenze limitate a "la tutela della salute e la qualità della vita" nelle carceri toscane istituita nel 2005 e, peraltro, mai entrata in funzione. Nella nostra impostazione, vorremmo che l’ufficio del garante fosse uno strumento democratico di conoscenza, controllo, garanzia e proposta relativo alla condizione non solo dei detenuti, ma anche degli agenti di polizia, dei direttori e di tutti gli altri componenti la comunità penitenziaria, vittime tutti e ciascuno - della stessa catastrofe umanitaria e della ordinaria illegalità, carceraria e non, che vige nel nostro Paese.

Primi firmatari: Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino; Antonella Casu, Segretaria di Radicali Italiani; Sergio Stanzani, Presidente del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito; Giancarlo Scheggi, Segretario dell’Associazione radicale "Andrea Tamburi"; Rita Bernardini, Deputata radicale presentatrice della proposta di legge istitutiva del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà: I Parlamentari Radicali toscani eletti nelle liste del PD Matteo A Mecacci, Marco Perduca e Donatella Poretti.

ZER


INVENDUTI


Dopo qualche annuncio trionfale sugli ingressi dei due primi giorni d'apertura sulla mostra "Lo Stile dello Zar" è, improvvisamente, calato il silenzio degli organizzatori e dei media.

Secondo quanto ci è stato riferito gli ingressi nei primi tre giorni della settimana, infatti, sono stati alquanto deludenti. 12-21-17. No! Non è la combinazione vincente di una corsa tris! Pare che siano i biglietti venduti al Museo del Tessuto lunedì, martedì e mercoledì scorsi.

Come avevamo abbondantemente previsto appena spenti i fari di una qualche campagna pubblicitaria sulla costosissima rassegna russa di Via Santa Chiara, l'affluenza dei visitatori si è immediatamente afflosciata. L'appeal degli zar e del loro guardaroba non appare sufficiente ad attrarre a Prato ed al Museo del Tessuto quella "folla" di turisti d'arte che, secondo le intenzioni degli sventati promotori, avrebbero dovuto ripagare la scommessa per l'acquisto della mostra.

Gli unici che si fregano le mani sono, in effetti, i proprietari dell'agenzia che sono riusciti ad appiccicare all'ex presidente della Provincia Logli una mostra di serie B e per specialisti. Molto contenti, inoltre, anche i dirigenti dei musei russi che, con pochissimo sforzo, sono riusciti a scroccare qualche bel giorno di vacanza in Italia.

giovedì 24 settembre 2009

CHIESAVECCHIA


MATUSALEMME


Ci riprovano! Ancora una volta presso il Circolo Favini della Chiesanuova (sì proprio quello pericolosamente vicino al più grande cimitero cittadino.....) l'assemblea provinciale del Partito Democratico prova a sanare quello che, agli occhi di tutti, appare un vuoto difficilmente protraibile: l'assetto di vertice di quello che, comunque, resta il più forte partito della città.

Quel che resta della più formidabile nomenklatura cittadina (adesso i giornali si divertono ad indicare come "ex" di qualcosa molti degli esponenti democrat...) cercherà di trovare la quadra!

Hanno a disposizione un autocandidato (Bruno Ferranti) e molte, moltissime, troppe incertezze interne. Scutando gli schieramenti che si vanno consolidando (tra chi vorrebbe Ferranti segretario; quelli che vorrebbero una segreteria collegiale e quelli che pretendono il congresso subito...) la previsione che possiamo avanzare è solo una: difficilmente il presidente (ex?) della GIDA stasera ce la potrà fare.

Troppe le incognite che la sua elezione, auspicata soprattutto dalla corrente dalemiana (con significative defezioni d'opportunità...) che sostiene Bersani come segretario nazionale, potrebbe comportare. Innanzitutto, dicono i suoi avversari, l'elezione di Ferranti, un matusalemme dell'apparato PCI-PDS-DS-PD, verrebbe vista all'interno ed all'esterno, come un ritorno al passato remoto. Dopo una segreteria femminile e giovanile ( seppure assai sfortunata...) l'intronazione di Ferranti non potrebbe che apparire come la rivincita di un uomo del passato. Con scarso appeal sia dentro che fuori il partito. Caratterizzato solo e soltanto da una sua intrinseca capacità di immobilismo politico e programmatico che potrebbero apparire, prorpio mentre per la prima volta il partitone è cacciato all'opposizione, elementi non proprio consoni ad un rilancio in grande stile dell'attività, del dibattito politico, della necessaria programmazione della rivincita del 2014.

Ferranti sarebbe anche percepito come ulteriore elemento di divisione di un partito già alquanto provato dalla linea tafazzista fin qui tenuta.

Meglio, molto meglio, per tutti fare finta di niente. Eleggere un comitato unitario di reggenza; aspettare l'esito delle primarie e del congresso nazionale; rinviare al congresso provinciale la scelta di un leader nuovo che possa essere in grado di guidare il PD per i prossimi cinque anni.

Questa è la scelta che, forse, verrà fuori dalla riunione di stasera. Nessuno avrà vinto! Ma, ed è quello che più importa, nessuno uscirà sulla Via Montalese da perdente.

Un aggettivo difficile da portare addosso. Perchè, per molti, andrebbe ad aggiungersi a non poche sconfitte, politiche ed elettorali, messe insieme inopinatamente negli ultimi 3 mesi.

FISCALE?


LO STATO, IL FISCO, I CITTADINI
L'imprenditore di Pordenone

di Piero Ostellino

Tommaso Pa­doa- Schioppa propone di cele­brare il 150mo an­niversario dell’Unità d’Ita­lia chiedendosi quale sia «lo stato dello Stato» («Si parli di Stato non di Na­zione », Corriere di dome­nica scorsa). Accolgo vo­lentieri l’invito. Questo è un esempio di «stato del­lo Stato» alla vigilia della discussione parlamenta­re sulla «Finanziaria sen­za tasse e tagli».
Dal 1˚gennaio di que­st’anno, un imprenditore di Pordenone, Giorgio Fi­denato, versa ai propri di­pendenti lo stipendio «lordo» senza le trattenu­te di legge (contributi Inps, Irpef ordinaria, addi­zionale regionale, addizio­nale comunale), avendo opportunamente avvisato l’Agenzia preposta — che insiste nel chiedergli di adempiere ai suoi obbli­ghi — del rifiuto di eserci­tare la funzione di «sosti­tuto di imposta». A fonda­mento della propria scel­ta cita in giudizio l’Inps, la Società di cartolarizza­zione dei crediti Inps, Equitalia Friuli Venezia Giulia, adducendo ragio­ni di economicità, di dirit­to, di giustizia e equità so­ciale.
Il quadro normativo in materia risale a una legge fascista del 1935 istitutiva dell’Ente previdenziale: «La parte di contributi a carico dell’assicurato è trattenuta dal datore di la­voro sulla retribuzione corrisposta (...) L’impren­ditore e il prestatore di la­voro contribuiscono in parti uguali alle istituzio­ni di previdenza e assi­stenza »; una legge della Repubblica del 1952 ripro­pone la distinzione fra i contributi a carico del la­voratore e del datore di la­voro. Su uno stipendio lordo complessivo di 2.449,06 euro, la parte «salariale» di contributi ammonta a 182,51 euro, quella «padronale» (che non appare neppure in busta paga) è di 463,34 euro; lo stipendio netto percepito — detratte an­che le imposte — è di 1.465 euro. Scrive Pascal Salin, un economista libe­rale francese: «La parte padronale dei contributi sociali non è, dunque, un carico sopportato dalle imprese, essa è soltanto la parte del salario che il datore di lavoro non ha il diritto di versare diretta­mente al lavoratore (...) In questo senso la parte padronale è un’imposta sul salario pagata dal di­pendente e di cui l’im­prenditore è solo un esat­tore ».
La totale ignoranza nel­la quale è tenuto il lavora­tore circa le somme versa­te all’Inps violerebbe gli art. 2 e 3 comma 3 della Costituzione, ostacolan­do il pieno sviluppo della personalità umana; l’art.3 comma 1, che sancisce il principio dell’eguaglian­za. Il lavoratore autono­mo dichiara personal­mente i propri redditi e ha pieno diritto di difen­dersi contro gli accerta­menti del fisco (art. 24 e 113 della Costituzione); il lavoratore dipendente non ha gli stessi diritti. La pretesa dello Stato di tra­sformare l’imprenditore in esattore violerebbe sia l’art. 23 — «Nessuna pre­stazione personale o patri­moniale può essere impo­sta se non in base alla leg­ge » nell’interpretazione che ne dà la stessa Corte costituzionale «a tutela della libertà e della pro­prietà individuale» — sia l’art. 41 della Costituzione («L'iniziativa economica privata è libera»). Scrive ancora Salin: «In tutte le imprese, degli uomini de­vono dedicare il proprio tempo a soddisfare le pre­tese del fisco (...). Una pic­cola ditta ha più difficoltà di una grande a far specia­lizzare alcuni dipendenti del proprio organico».
Tre lavoratori che ora perce­piscono lo stipendio lordo — dopo non aver neppure ricevu­to risposta su come adempiere ai propri obblighi tributari e previdenziali — hanno indiriz­zato all’Agenzia delle entrate un libretto al portatore con le somme dovute; l’Agenzia lo ha respinto in quanto «tale mezzo di pagamento non è ammesso dalla normativa vigente». Ma il rifiuto sarebbe in contrasto sia con l’orientamento della Corte di Cassazione che l’obbli­gato principale è il soggetto «sostituito» (il percettore del reddito), non il «sostituto di imposta» (il datore di lavoro), sia con l’art. 1180 comma 1 Co­dice civile sulla efficacia estinti­va del pagamento effettuato da un terzo (che in questo caso è addirittura il beneficiario della prestazione previdenziale). Ha scritto lo stesso ministro del­l’Economia, Giulio Tremonti: «La contabilità fiscale è dun­que diventata la forma moder­na, ma non per questo meno odiosa, delle antiche corvées. Tra il sistema attuale delle com­pliances sociali e quello antico fatto dalle corvées e dalle ga­bellari servitù medievali, le analogie sono impressionanti, così come gli effetti paralizzan­ti » («Lo Stato criminogeno», ed. Laterza).
A questo punto — se non vo­gliono apparire complici dello «Stato criminogeno» — sareb­be utile che la Confindustria e le altre associazioni di catego­ria, i sindacati, la sinistra, il go­verno, gli intellettuali, dicesse­ro che ne pensano di questo «stato dello Stato», di «questo imbroglio, nelle parole del libe­rale Salin che condivido, trami­te il quale gli uomini di gover­no sono riusciti a imporre il concetto bismarckiano di sicu­rezza sociale». È chiedere trop­po?
(corriere.it)

ANDALI (1)


VENTO CALABRESE


Il 21 agosto (Andali) avevamo pubblicato la notizia che Consiag, attraverso la sua controllata Solgenera Spa, aveva iniziato la costruzione di un'industria eolica in Calabria, provincia di Vibo Valentia. Avevamo messo in evidenza come la stampa calabrese avesse legato questa iniziativa al presidente della Provincia di Vibo Valentia Ing. Francesco De Nisi (PD), progettista dell'intervento ed ex amministratore delegato della Società (Andali srl) acquistata da Solgenera. A due mesi dai fatti resi noti dagli organi di informazione calabrese è arrivata agli organi di stampa calabresi una tempestiva "precisazione" dell'avvocato dell'ing. De Nisi che rendiamo nota qui sotto con la replica del giornalista interessato.


Sig. Emilio Grimaldi, L’ing. Francesco De Nisi mi ha conferito incarico di agire nei Suoi confronti al fine di evidenziarLe e richiederLe quanto segue. Il mio cliente mi evidenzia come nel mese di luglio del corrente anno sia stato da Lei attenzionato in tre pubblicazioni, due effettuate in data 22 luglio 2009 rispettivamente sul giornale elettronico AGORAVOX Italia e Catanzaronotizie.it, e l’altra, il successivo 23 luglio, sul blog a Lei facente capo. Tali pubblicazioni, oltre a riferire, capziosamente, alcune presunte irregolarità nell’indicazione del codice fiscale della Andali S.r.l. (società della quale era amministratore unico il mio cliente), introducono fittiziamente nel lettore il sospetto di congetturali collegamenti tra la suddetta società ed altre inquisite nell’ambito della c.d. operazione “Basilide”. Non solo, nell’articolo pubblicato su Catanzaronotizie.it e in quello apparso sul blog da Lei diretto, - oltre a ripercorrere temi già trattati nella precedente pubblicazione su AgoraVox Italia e nel riferire di una perquisizione effettuata nel luglio del 2008 dalla Digos di Cosenza, su delega della Procura della Repubblica di Paola, all’interno degli uffici regionali delle attività produttive – ritiene lecito assumere che l’ing. De Nisi (nella veste di progettista-costruttore di un parco eolico) sia “finito sotto i riflettori della magistratura”. Tale asserzione - in uno al dato riferito che il costruendo parco eolico ad opera della Andali S.r.l.. su progetto del medesimo ing. De Nisi, avrebbe dovuto avere ubicazione in un area fornita dalla linea elettrica a 380 BV “Rizziconi – Scandale”, ovvero quella attenzionata nella citata operazione “Basilide” – lede gravemente l’onorabilità del professionista da me rappresentato. Tanto più che l’ing. De Nisi non ha mai rivestito il ruolo di soggetto indagato o imputato per i fatti riportati in articolo, né in seguito alla perquisizione effettuata il decorso anno; perquisizione in relazione alla quale, tra l’altro, pare sia addirittura stata disposta l’archiviazione (giuste notizie di stampa da ultimo apparse). In tal senso, La invito a voler effettuare le necessarie rettifiche e/o precisazioni, dando atto che il mio cliente non ha mai rivestito il ruolo né di indagato, né tantomeno di imputato, né nell’ambito dell’operazione c.d. “Basilide” né in quella eventualmente insorta a seguito della citata perquisizione della Digos cosentina. Con l’espresso avvertimento che, in difetto, mi vedrò costretta a rivolgermi alla competente autorità giudiziaria per i provvedimenti del caso.

Messina, lì 23.9.2009
Distinti saluti
Avv. Isabella Barone
incaricato da Francesco De Nisi



Dott.sa Isabella Barone,
La ringrazio della sua tempestiva attenzione per alcuni miei scritti risalenti a due mesi fa. A tale proposito mi preme evidenziare delle osservazioni su quanto da Lei precisato nell'interesse del Suo assistito. Innanzitutto, non ho mai scritto che il Suo cliente è “indagato”, o “imputato”, per la perquisizione effettuata durante il decorso anno negli uffici regionali delle Attività produttive. Come Lei ha avuto modo di specificare, in altre parti del Suo testo, ho solo riferito la circostanza che il Suo cliente è finito “sotto i riflettori della magistratura”. Evenienza di cui, mi sembra di capire, neanche Lei sa con certezza, infatti, cito testualmente: “in relazione alla quale pare sia addirittura stata disposta l’archiviazione”. Le “pare”, dunque, non ne è sicura. In merito, invece, al “sospetto di congetturali collegamenti tra la suddetta società ed altre inquisite nell’ambito della c.d. operazione “Basilide”” volevo ribadirLe che i miei scritti non hanno eseguito nessun “sospetto”, bensì hanno sottolineato dei dati di fatto: il primo è che il parco eolico costruendo nei territori di Andali, Belcastro e Petronà rientra nella “linea elettrica a 380 kV «Rizziconi - Scandale»”, l’occasione che queste due città siano attenzionate dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni è già di evidenza pubblica. Mentre la possibilità che le relative centrali a turbogas, oggetto dell’inchiesta denominata “Basilide”, abbiano bisogno di acquistare energia rinnovabile rientra nell’ordine delle cose e delle disposizioni di legge. La probabilità, quindi, che lo facciano proprio dal parco eolico di Andali, che fa parte – ribadiamo, così come riferito dall’avviso pubblico - nella linea elettrica “Rizziconi – Scandale”, rimane un fatto “congetturale”, così come ho avuto modo già di evidenziare. Con questo non ho voluto minimamente “imputare” nessuno, quantomeno il Suo cliente, d'altra parte, non avrei nè il titolo e nè i mezzi per farlo. Ma solo sottolineare l’occorrenza che qualora le persone indagate acquistassero energia pulita dal parco eolico, di cui è stato amministratore il Suo Cliente, lo stesso, per causa di forza maggiore, si troverebbe nella condizione di essere quanto meno attenzionato, non per luce propria ma riflessa, per l’indagine in corso. Una congettura, d’altronde, non “sospetta”, capziosa, insinuata in modo subdolo, come Lei ha detto, ma chiarita manifestamente per dare ai lettori tutti gli strumenti utili per capire meglio gli elementi dei fatti accaduti e i personaggi coinvolti, laddove sia possibile. Infine, in riferimento alle “presunte irregolarità nell’indicazione del codice fiscale della società Andali srl” di cui ho ampiamente discusso nei miei scritti mi prendo la liceità di pubblicare nel corpo di questo post e l’avviso dell’autorizzazione Unica, ai fini della costruzione del parco eolico a suo tempo pubblicizzato, e il frontespizio della visura catastale della società della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricolura di Milano, così può confrontare Lei stessa la bontà delle mie deduzioni.

Cordialità
Emilio Grimaldi
(da emiliogrimaldi.blogspot.com)

BRUNETTA

video

(foglio.it)

AVVOLTOI


VEDOVE NERE


Le vedove isteriche dell'impresentabile sinistra pratese si sono gettate, come avvoltoi famelici, sulla falsa notizia della delocalizzazione da parte di Sasch in Cina.

Sulla falsariga di quanto avviene a livello nazionale gli attacchi a Roberto Cenni sono partiti da un quotidiano (Il Tirreno, stesso gruppo editoriale de La Repubblica.....) che ha cercato di accreditare, rozzamente ma in modo mediaticamente efficace, la bufala contro il sindaco.

E se i dirigenti locali di Italia dei Valori (sempre più simile ad un coacervo di idee reazionarie...) non hanno esitato ad accusare Cenni di affamare i "pratesi", neppure la sinistra "responsabile" di Massimo Carlesi c'è andata per il sottile.

Ma, come spesso accade, le bugie hanno le gambe corte. In questo caso cortissime. E' bastato un comunicato sindacale (CGIL-CISl-UIL) a rimettere le cose a posto. Nessuna delocalizzazione produttiva da parte di Cenni. Anzi ricerca solidale delle migliori condizioni di collocamento per i lavoratori in esubero presso due aziende dell'indotto Sasch!

Sicuramente nè IdV nè Carlesi chiederanno scusa. Prima di tutto ai cittadini pratesi. Per la colossale strumentalizzazione a fini politici di una "notizia" falsa. Ma, probabilmente, neppure a se stessi ed ai propri partiti. Per aver dimostrato che l'assenza di idee, di progetti realmente e pragmaticamenet alternativi all'attuale maggioranza, può generare mostri.

mercoledì 23 settembre 2009

STERZI


ANTIPROIBIZIONISMO


La mattina, dalle 9.30 alle 13.00, nell' Auditorium della Regione Toscana, Via Cavour 4, in collaborazione con l'Associazione Luca Coscioni e il Gruppo Verdi in Regione Toscana, l' Associazione Cannabis Terapeutica e Pazienti Impazienti Cannabis
Convegno dal titolo "Diritti del malato: libertà di accesso ai farmaci cannabinoidi, con quali strumenti renderla effettiva?"
Il focus è sugli strumenti da usare per rendere effettivo l’ accesso e la disponibilità dei farmaci cannabinoidi in Italia. Al momento infatti il diritto del malato non è garantito, se non, arbitrariamente, in alcune zone o regioni.
Nel 2007, con il decreto ministeriale del 18 aprile, sono stati inseriti nella Tabella II, sezione B delle sostanze stupefacenti e psicotrope due farmaci derivati dalla cannabis. A distanza di due anni, l'affermazione contenuta nel sito del Ministero della salute: "L’introduzione dei cannabinoidi nella Tabella II, sezione B delle sostanze stupefacenti e psicotrope rende possibile utilizzarli nella terapia farmacologica (terapia del dolore, sclerosi multipla)" è ben lontana dal’ effettiva attuazione.
Programma:
Sen. Donatella Poretti, radicale - gruppo PD segretario della 12^ Commissione permanente (Igiene e Sanità)
Sen. Maurizio Saia, gruppo PDL, membro della 5^ Commissione (Bilancio)
Fabio Roggiolani, presidente IV Commissione Sanità Regione Toscana
Marco Cappato, segretario Associazione Luca Coscioni
Stefano Balbo, vicepresidente Associazione Cannabis Terapeutica
Dott.Francesco Teatini, neurologo del Centro Sclerosi Multipla di Bolzano
Dott. Giampaolo Grassi, Primo ricercatore del CRA-CIN sede distaccata di Rovigo - Istituto sperimentale coltivazioni industriali
Loredano Giorni, dirigente settore Farmaceutico Regione Toscana
Nunzio Santalucia, SERT di Pisa tecnico difesa malati
Pino Cucci, Pazienti Impazienti Cannabis
Andrea Trisciuoglio, Associazione Luca Coscioni
Massimo Lensi, consigliere PDL della Provincia di Firenze
Presidenza:
Mario Lupi, capogruppo Verdi Regione Toscana
Claudia Sterzi del Partito Radicale Transnazionale

Il pomeriggio, dalle 14.30 alle 20.00, presso l'ARCI in Piazza dei Ciompi 11

Congresso dell' @.r.a., Associazione Radicale Antiproibizionisti

congresso radicale di antiproibizionisti. “Droga e prostituzione: depenalizzare il consumo, legalizzare il mercato / I diritti individuali della persona e del suo privato.”
Il Congresso deciderà della esistenza dell’ @.r.a. (Associazione radicale antiproibizionisti), dei suoi organi dirigenti e della linea politica, e conseguenti iniziative, per il prossimo anno.
Il dibattito è previsto in collaborazione con l’ Associazione Arcigay Giglio Rosa, l’ Associazione per l’iniziativa radicale Andrea Tamburi. l’ Associazione Il detenuto ignoto, l’ Associazione Luca Coscioni, l’ Associazione Certi diritti.
Il termine per la presentazione di candidature e mozioni è stabilito alle 17.00, e si vota alle 19.00
Ospiti: On. Rita Bernardini, On. Donatella Poretti, Marco Cappato, Matteo Pegoraro, Sergio Rovasio, Luca Marola, Irene Testa, Marco Bazzichi e molti altri autorevoli antiproibizionisti.
Si celebra e si sostiene l'antiproibizionismo radicale nonviolento, la disobbedienza civile, la depenalizzazione del consumo di droga, la legalizzazione del mercato delle sostanze stupefacenti e della prostituzione, la libertà individuale dei comportamenti privati, la libera coltivazione domestica di qualsivoglia pianta, l'attività di un anno di @.r.a. Si decide come continuare la battaglia.
Claudia Sterzi, segretaria dell' @.r.a., vi invita tutti.

SASCH


COMUNICATO STAMPA

Roberto Cenni e la Sasch hanno ampiamente dimostrato, già in campagna elettorale, di non aver delocalizzato in Cina alcuna attività produttiva pratese. Oggi anche le stesse organizzazioni sindacali, ovvero i rappresentanti dei lavoratori colpiti dalla presunta delocalizzazione, ammettono che l'azienda del sindaco non ha compiuto scelte penalizzanti per la produzione pratese.
Così, come una bolla di sapone, la querelle scoppia in mano a chi ha voluto strumentalizzare una piccola razionalizzazione industriale per fini politici. Se Italia dei Valori, Partito Democratico e gli altri esponenti politici fossero gente seria dovrebbero dichiarare l'abbaglio preso. Per perseguire vantaggi politici ed elettorali non hanno esitato un secondo ad inseguire le fanfaluche di qualche organo di stampa che, sempre di più, si fa organo di vendetta politica contro l'usurpatore Cenni. L'Italia dei Valori, movimento dai toni sempre più qualunquisti, non ha esitato neppure ad utilizzare toni dal forte sapore razzista (tolgono il lavoro ai pratesi per darlo ai cinesi).
Noi invitiamo chi legittimamente opera per opporsi al sindaco Cenni ed alla sua giunta di farlo con argomenti veri e seri. Senza immiserire le questioni politiche con beghe da bar o da osteria. E, quello che ci pare più importante, senza alimentare contrapposizioni xenofobe od antimoderne. Non è possibile a nessuno ignorare un miliardo e mezzo di cinesi e la seconda economia mondiale. Altra cosa, evidentemente, è continuare a fare, come promesso in campagna elettorale, e fare bene come sta facendo la Giunta Cenni, il contrasto a Prato contro tutti quei cittadini (cinesi ma non solo...) che operano nell'ignoranza e nel disprezzo della legge, dei regolamenti e della convivenza civile.


Lista Civica "Taiti per Prato"



Avv. Massimo Taiti








Prato, 23.09.2009

ILFATTO


FATTO!

INTERPORTO


QUEL TRENO PER YUMA


Nel famoso western anni '50 (ma remakizzato recentemente...) il treno delle 3,10 per Yuma, pur dopo una snervante e pericolosa attesa, arrivava infine in stazione.

Ci auguriamo che anche il treno delle FS sortisca lo stesso effetto per quanto riguarda il nostro Interporto di Gonfienti. L'assessore alle grandi opere del Comune, Filippo Bernocchi, giustamente osserva stamattina che senza un esplicito e chiaro ingresso di FS nel capitale sociale della società parapubblica pratese, il modello di trasporto intermodale auspicato da quasi trent'anni, non potrà decollare.

Le ultime notizie che sono arrivate, anni fa, dalla direzione generale delle Ferrovie, fanno temere, purtroppo, che anche questa volta le speranze e gli auspici della politica locale siano mal riposti.

Non vediamo perchè le FS debbano intervenire adesso nel capitale sociale dell'Interporto pratese dopo avervi rinunciato 15 anni fa. Ovvero nel momento di massima espansione dell'industria tessile e dell'intero distretto pratese e della Toscana Centrale.

Ricordiamo che le FS dissero no a Prato esclusivamente per ragioni economiche: sostenevano che, anche allora, non era conveniente per l'azienda investire nell'Interporto "etrusco" giudicando altamente aleatori i ricavi possibili dall'interazione con la società dell'Interporto.

A distanza di tanti anni non crediamo, anche alla luce della crisi economica del distretto che ha, di fatto, dimezzato le esportazioni pratesi e toscane, che la situazione sia migliorata. Se il futuro smentirà questa previsione ne prenderemo atto con tutto l'entusiasmo possibile.

CIUCHI


DECIUCCHIZZAZIONE


C'era una volta quello che veniva pomposamente definito l'internazionalismo proletario (..proletari di tutto il mondo unitevi...). Erano stati i socialisti (poi i comunisti..) del secolo scorso a definire che il bene dei lavoratori, la loro unione, il loro progressivo avanzamento sociale, non prevedeva, non poteva prevedere, alcuna barriera, confine, ostacolo nazionalista.

Dimentico di questi principi elementari della sua dottrina, forse più interessato al rinnovo della sua poltrona nel prossimo consiglio regionale, il compagno Pieraldo Ciucchi, sedicente capogruppo del Partito Socialista alla Regione Toscana, se la prende platealmente con Roberto Cenni, reo, a suo dire, di aver delocalizzato in Cina una quota della sua piattaforma produttiva pratese (7 dipendenti). Al Ciucchi, come ad altri critici locali, questa scelta della Sasch pare in contraddizione con quanto affermato Cenni in campagna elettorale. Ovvero che Prato doveva pretendere dalla comunità cinese pratese un integrale rispetto delle regole cittadine, italiane ed europee sia per quanto riguarda le attività produttive, commerciali e finanziarie che per quello che riguarda le regole della convivenza civile.

Cosa c'azzecchi il fatto che Sasch, per evidenti ragioni aziendali, invece di far lavorare a Prato 7 propri dipendenti italiani, porti lavoro ad altrettanti proletari cinesi con le promesse del sindaco, peraltro fino ad ora mantenute, è tutto da indagare!

Qualcuno dica al Ciucchi che a Prato nessuno, mai, ha dichiarato guerra ai cinesi ovvero alla Cina!

I problemi che Cenni, in campagna elettorale, ha promesso di affrontare con più determinazione della precedente giunta di sinistra non c'entrano niente nè con il razzismo e neppure, se ne convinca il Ciucchi, con la globalizzazione. Che procede per ragioni economiche, commerciali e finanziarie sulle quali Prato, Cenni e la Sasch, poco possono.

Quanto alla risibile accusa rivolta a Cenni di togliere il lavoro ai "pratesi" per darlo ai "cinesi" questo sì che ci pare razzismo!

Intanto perchè bisognerebbe far sapere a Ciucchi che a Prato sono stati "delocalizzati" da almeno 40 anni centinaia di migliaia di lavoratori e cittadini "non pratesi" (campani, siciliani, calabresi ecc. ma anche albanesi, marocchini, tunisini, pakistani...). E, tutti, hanno sempre giudicato positivamente questa operazione. Nessuno ha mai trovato niente da ridire sul fatto che posti di lavoro "pratese" fossero offerti a migliaia di "non pratesi".

Era il prodotto dell'economia "nazionale" e "locale". Esattamente come oggi, nel 2009, la globalizzazione e la divisione del lavoro su tutto lo scenario mondiale appare la nuova frontiera della produzione e della commercializzazione.

Caso mai occorrebbe che le critiche di Ciucchi e degli altri stigmatizzatori di Cenni fossero indirizzate (ma se ne guardano bene...) verso quegli imprenditori che, smantellando (a Prato ed altrove...) ogni produzione di beni e servizi, si sono gettati, parassitariamente, sulla rendita finanziaria e/o immobiliare. Senza ricevere alcun contrasto nè dall'amministrazione comunale pratese nè da quella regionale. Anzi sfruttando le politiche territoriali che la sinistra politica ha abbondantemente allestito, fino ad oggi, per allearsi proprio con questi settori dell'imprenditoria pratese, toscana e italiana.

JURY


MARXISTA-MAURISTA


Contenti? Adesso Jury Chechi, consigliere del sindaco Roberto Cenni per lo sport, "torna a sinistra".

Il campione olimpico ha sottoscritto l'appello di Repubblica per la libertà di stampa e aderito alla manifestazione nazionale contro Berlusconi del 3 ottobre.

Saranno, forse, soddisfatti tutti quei militanti della sinistra che non si erano dati pace per la dichiarazione di voto di Chechi a favore di Cenni sindaco. E neppure per il suo ingresso nella squadra dei consiglieri speciali del nuovo sindaco di Prato.

Noi non vediamo alcunchè di straordinario nè nell'appoggio che Jury il "rosso" ha voluto offrire a Roberto Cenni alle elezioni di giugno e neppure nella sua attuale sottoscrizione dell'appello di Ezio Mauro.

Solo chi, anche in politica, pratica l'arte delle curve calcistiche può meravigliarsi di queste prese di posizione libere e democratiche. Per gli ultras vige sempre, evidentemente, la legge dell'assoluta fedeltà alla bandiera, qualsiasi cosa faccia o capiti alla propria squadra del cuore.

Ma, probabilmente, la politica deve essere altra cosa. Anche la capacità di differenziare, volta per volta, le proprie decisioni.

Tra qualche tempo, ne siamo sicuri, ci arriveranno anche i nostri "ultras" politici locali!

martedì 22 settembre 2009

CAMPOLMI


LA NOVELLA E LO STENTO


Allora, ricapitolando. La Biblioteca cittadina "Lazzerini" fu chiusa, per favorire il trasferimento nella nuova sede della Campolmi, nel dicembre del 2008. I responsabili fissarono la riapertura nei nuovi locali di Santa Chiara ad aprile 2009. Confidando in una magnifica inaugurazione proprio in prossimità delle elezioni comunali. Purtroppo un intoppo amministrativo sulla gara per la fornitura degli impianti di illuminazione fece saltare l'inaugurazione primaverile.

La nuova data d'apertura fu subito rifissata al settembre 2009. In coincidenza con l'apertura delle scuole e con la massiccia ripresa d'attività degli studenti e di tutta la città dopo la pausa estiva. Ma, tra luglio ed agosto, venne un nuovo contrordine: non più apertura a settembre ma ad ottobre, forse proprio per San Remigio, protettore degli studenti!

Oggi leggiamo, con qualche brivido, che la Biblioteca salterà anche il nuovo step ottembrino!

Il direttore della Biblioteca "assicura" che la Lazzerini sarà pronta per l'inaugurazione entro la fine di dicembre (2oo9?)! Sarà vero? Sarà propro così? Sara! Ma chi in questi giorni è passato nelle vicinanze della Campolmi ci riferisce che, almeno a prima vista, il cantiere della Biblioteca sembra ancora molto lontano dalla conclusione. E' probabile, pertanto, che anche quest'altro cronopragramma fissato a dicembre non sia rispettato. L'apertura della Biblioteca, oltre ad essere già diventata la novella dello stento, pare assumere anche qualche aspetto di beffa nei confronti dei frequentatori e di tutti i cittadini pratesi.

TRANSUMANZE


FRANCESCHIELLO


I risultati, parziali, dei congressi dei circoli del Partito Democratico stanno cominciando ad avere effetti sulla tenuta dei vari candidati.

Il provvisorio vantaggio, ma tendenzialmente significativo anche per il margine non indifferente sugli avversari, riportato da Pierluigi Bersani sta causando i primi smottamenti tra gli amici di Dario Franceschini.

E', in particolare, il caso della 'corrente' dell'ex ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. I suoi amici, secondo le indiscrezioni giornalistiche, si starebbero sganciando dall'attuale segretario nazionale per aderire alla mozione dei dalemiani. Fioroni, ben presente in Lazio e nelle regioni meridionali, giudica evidentemente irrecuperabile il ritardo di Franceschini ed impossibile ribaltare alle primarie il risultato dei congressi. Anche l'ex presidente del senato Franco Marini, potente signore dell'organizzazione dell'ex Margherita, pare cautamente iniziare a prendere le distanze dal suo candidato ufficiale.

Se davvero le cose marciassero in questa direzione il destino del prode Franceschini sarebbe segnato. Sconfitto tra gli iscritti sarebbe battuto, forse anche sonoramente, dal voto delle primarie aperte.

Molti dei suoi passerebbero armi e bagagli, in periferia, con Bersani. Cercando di conservare o rafforzare con questa transumanza politica il potere locale, piccolo o grande che sia. Niente di nuovo sul fronte occidentale della politica partitica e partitocratica.

La prevedibile sconfitta di Dario Franceschini avrebbe riflessi anche a Prato. Dove il potere del principale collaboratore nazionale del segretario, Antonello Giacomelli, già ampiamente provato dalle ripetute sconfitte politiche della primavera scorsa sarebbe destinato a polverizzarsi. A meno che......

lunedì 21 settembre 2009

DELLA VALLE


LA CITTADELLA SECONDO MATTEO


Nel corso del consiglio comunale attualmente in svolgimento a Palazzo Vecchio il sindaco Matteo Renzi ha, come ampiamente promesso, parlato della ormai famigerata cittadella viola proposta dai Della Valle qualche mese fa. Nelle settimane scorse Renzi aveva ipotizzato che per Firenze sarebbe stato un bene proporre l'edificazione del progetto dellavallesco al Campo di Marte, ristrutturando l'antico Artemio Franchi. Su questa ipotesi i giornali e la politica fiorentina si è esercitata in mille simulazione per giorni e giorni. All'inizio del suo discorso in effetti Matteo Renzi ha riproposto questa sua idea, o dei suoi uffici. Ma, con una strambata davvero quasi inaspettata, ha improvvisamente ufficialmente riproposto come luogo ed area ideale per la cittadella dello sport viola, i terreni di Castello della Fondiaria e Ligresti.

Naturalmente il sindaco ha ampiamente giustificato questa scelta della sua amministrazione come l'unica in grado di essere portata in fondo. Ai Della Valle, convinti sostenitori i Castello come sola area per la definizione del loro progetto, Renzi ha soltanto decurtato di un 30% gli ettari che verranno messi a disposizione della Fiorentina. 60 ettari invece dei preventivati 80. Ed ha invitato i Della Valle a firmare una convenzione almeno quadriennale per l'utilizzo dell'attuale stadio come elemento di garanzia per tutta l'operazione cittadella.

L'impressione è che con questa proposta Renzi abbia accolto sostanzialmente il progetto dei Della Valle.

Solo le inchieste in corso da parte della magistratura fiorentina su Castello potranno, probabilmente, rendere ancora per qualche tempo aleatoria l'effettiva realizzazione del progetto urbanistico-sportivo-commerciale degli industriali marchigiani.

Nel suo lungo intervento Renzi ha anche annunciato che la tranvia (linea 2) non passerà per Piazza Duomo. Che, anzi, per mettere definitivamente a tacere tutte le polemiche, verrà pedonalizzata entro la fine di ottobre. Bene!

DANY


«La vostra democrazia è quella di Putin e Chavez»
di Andrea Carugati


Daniel Cohn Bendit arriva alla festa napoletana di Sinistra e libertà accompagnato da quell’aria un po’ magica che circonda chi viene sonoramente premiato dalle urne. Così è stato in Francia per la sua Europe ecologie alle europee di giugno, 16,3%, terzo partito e una golden share sul futuro dell’opposizione a Sarkozy. Seduto su una panca sotto il tendone del ristorante, gessato grigio e camicia viola, il famoso ciuffo rosso un po’ imbiancato, parla dell’Italia con uno strano mix di passione e disincanto, che sfiora a volte lo sfottò. «Da voi è in corso una trasformazione della democrazia verso un modello extrademocratico, Berlusconi si inserisce in una triade con Putin e Chavez: giocano con la società, la mobilitano, controllano i media. Mi chiedo spesso se il caso italiano sarà un modello per l’Europa o se resterà un’eccezione ».

Già in passato l’Italia è stata pioniera di sistemi politici non propriamente democratici...
«Sì, ma un confronto con i fascismi è impossibile, è assurdo paragonare Berlusconi a Mussolini. Non ci sono le prigioni per i dissidenti, lui ha il consenso della maggioranza e il centrosinistra ha semplicemente perso. Certo, controlla i media in modo diverso da tutti gli altri leader europei, ma questa non è una novità. Perché la sinistra italiana, quando era al governo, non ha fatto una legge per separare politica e media?».

Lei che spiegazione si dà?
«D’Alema, Prodi, hanno pensato tutti di poter arrivare a un compromesso con Berlusconi, hanno pensato che fosse un problema minore, che si sarebbe risolto anche senza fare una nuova legge. È stato un errore molto grave, forse il peggiore ».

Pensa che l’opposizione dovrebbe puntare sulla vicenda escort, sulla moralità di Berlusconi?
«È una vicenda importante ma non conta. Mi spiego: è chiaro che rivela un aspetto di ipocrisia del premier italiano, le visite al Papa e le serate con le escort, ma politicamentenon sarà decisiva, perché Berlusconi in questa storia esprime un carattere tipico del maschio italiano. E a tanta gente di questa storia frega pochissimo ».

Se fosse successo al presidente francese?
«Impensabile, un leader francese non avrebbe potuto restare al suo posto in quella situazione. E poi Sarkozy non fa queste cose, al massimo divorzia e cambia moglie... sono comportamenti più adatti a un leader russo, o sudamericano...».

Se lei fosse un leader della sinistra italiana cosa farebbe per battere Berlusconi?
«Metterei da parte tutte le ideologie del secolo scorso. Berlusconi è un fenomeno strano ma appartiene al presente, mentre le risposte della sinistra italiana sono di ieri. Con questa crisi, che è economica, finanziaria, ma anche ecologica, non bastano le vecchie risposte socialdemocratiche, di classe. Bisogna immaginare una trasformazione del sistema di produzione e di consumo, che non è la vecchia rivoluzione, e neppure l’idea della redistribuzione».

Pensa che l’elettorato italiano sia così sensibile alla questione ecologica?
«Non lo so, ma il punto è che tu devi avere una posizione chiara, devi dire la verità alla gente sul riscaldamento globale, non puoi solo rincorrere gli elettori».

Come valuta questa nuova formazione, Sinistra e libertà?
«Non credo molto in un nuovo rassemblement a sinistra. Il nostro movimento, Europe ecologie, è più trasversale, arriva fino al centro, non mi pare che riunirsi a sinistra sia un tema dell'oggi».

E il Pd?
«Lo vedo dentro la crisi delle socialdemocrazie europee, nonostante la sua pretesa diversità. C’è un impianto tradizionale che è superato, e che in fondo è lo stesso delle sinistre radicali, con tutte le sfumature del caso. Se devi andare avanti con questo modello di produzione e di consumo, la destra è più forte. A noi tocca dire che così non si può più andare avanti: è difficile, perché la gente è spaventata, ma tocca a noi dimostrare che cambiando si può vivere meglio ».

Che leader vede per la sinistra italiana?
«Bersani e Vendola rappresentano entrambi la vecchia socialdemocrazia. Vendola è più radicale e moderno, mal’hardware è lo stesso ed è vecchio. Io penso che un Obama italiano possa venire fuori solo se cambierà la mentalità, se in Italia capiranno la centralità della questione ambientale ».

Il messaggio è chiaro. Ecologia a parte, nessuna speranza per una riscossa dell’opposizione in Italia?
«Allo stato attuale l’alternativa più ragionevole a Berlusconi è Fini, l’unico in grado realisticamente di riequilibrare la democrazia italiana. Se guardo al suo passato mi sembra incredibile, eppure è l’unico in grado di mettere davvero in difficoltà Berlusconi, molto più di D’Alema. La vera novità italiana è questa contraddizione dentro il Pdl».
(unità.it)

MORA


LA FILIERA MEDIATICA REPUBBLICANA


La campagna politica di Repubblica (e del gruppo L'Espresso/Caracciolo/De Benedetti) contro il presidente del Consiglio Berlusconi si avvale di alcuni "compagni di merende" internazionali. Ovvero altri quotidiani, gemelli esteri della Repubblica, che replicano ardentemente sui loro fogli le medesime notizie sul Cavaliere, con la medesima intensità, passionalità e finalità.

Il campione più accreditato di questa campagna-parallela all'estero è sicuramente il quotidiano spagnolo El Pais. Con il suo corrispondente romano, il senor Miguel Mora.

Negli ultimi 60 giorni il corrispondente del Pais ha inviato a Madrid 40 articoli riguardanti l'Italia. Di questi ben 29 sono pezzi concernenti le questioni della mignottopoli berlusconiana, ovvero analisi politiche che dimostrerebbero, secondo Mora, la china discendente del presidente del consiglio italiano.

Degli altri articoli prodotti dall'inviato Miguel Mora, due sono "coccodrilli" in occasione della morte di Mike Bongiorno e di Turi Vasile; altri due riguardano la questione della permanenza in Afghanistan del contingente italiano; due la frattura al polso del Papa; uno il testamento biologico e la posizione della Chiesa; un'altro verte sul traffico di rifiuti in Calabria e l'ultimo sulla dichiarazione d'amicizia tra Zapatero e Berlusconi!!

Miguel Mora è, praticamente, almeno nel periodo estivo, un villeggiante di lusso nella nostra capitale. Una specie di "escort" del giornalismo. Le notizie per il suo giornale gli vengono servite sul suo comodino ai Parioli. Per produrre il suo "pezzo" gli basta sbirciare la copia della Repubblica per inviare a Madrid un analogo "servizio" su Silvio Berlusconi, la D'Addario, Tarantini, Villa Certosa ecc. E, come in una collaudata filiera mediatica, il giorno dopo su Repubblica si potrà vedere "sparata" la notizia che "anche" El Pais (a firma dell'ineffabile Mora) pubblica le notizie sulle "orgie" di Palazzo Grazioli e sul tarantinismo assatanato del presidente del consiglio italiano. Una meraviglia sinergica internazionale. Magari concordata davanti a qualche buon piatto di fettuccine e carciofi alla giudia.

INFORMAZIONE


Osce/libertà dei media, Mecacci: bene Osce, ma la libertà di informazione e di espressione è stata negata in Italia anche dalla attuale opposizione

• Dichiarazione di Matteo Mecacci, Deputato Radicale, Relatore OSCE su Democrazia, Diritti Umani e Questioni Umanitarie

La presa di posizione del Rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media Miklos Haratszki sulle denunce per diffamazione del Presidente del Consiglio Berlusconi nei confronti di alcuni quotidiani italiani va salutata come un segno di attenzione verso il nostro paese. Un’attenzione che da molti anni noi radicali abbiamo sollecitato, ad esempio con la campagna per consentire finalmente anche in Italia il monitoraggio elettorale da parte dell’OSCE, un monitoraggio che però si è svolto finora in modo troppo superficiale.

L’Osce, in esecuzione del suo mandato politico, ha da sempre seguito con attenzione la situazione della libertà di informazione e di espressione nei paesi retti da regimi autoritari e dittatoriali in Asia Centrale, in Russia, in Bielorussia e non solo, e cioè in paesi dove è quotidiana la pratica delle diffamazioni nei confronti dei giornalisti “scomodi” da parte delle autorità al potere. Per questo la doverosa presa di posizione del Rappresentante della libertà dei Media Haratszki che chiede a Berlusconi di ritirare le sue denunce nei confronti di Repubblica e l’Unità dovrebbe rappresentare l’inizio da parte dell’OSCE di un’analisi complessiva più approfondita della libertà di informazione e di espressione nel nostro paese.

Una libertà di informazione e di espressione che è negata dall’intero sistema informativo, a partire dalla Televisione pubblica RAI, e che ha visto e vede pienamente coinvolti nel controllo e nella limitazione della libertà di espressione e di informazione – da molti decenni -anche i partiti politici che fanno parte dell’attuale opposizione.

La questione libertà dei media in Italia, e dunque della democrazia, non si può quindi limitare ad affrontare solo il “Caso Berlusconi” (che oggettivamente esiste), ma deve approfondire anche la questione della gestione clientelare e di potere del’informazione pubblica da parte dell’intera partitocrazia italiana, compresa l’attuale “opposizione”, cosa che noi radicali abbiamo fatto con il documento su “La Peste Italiana” disponibile su www.radicali.it
(radicali.it)

CONNECTION


Berlusconi-Gheddafi, attenti a quei due

di Va.Ve.


Il quotidiano “Europa” ha pubblicato il 18 settembre scorso il seguente editoriale sul conflitto di interesse (e altro) del presidente del Consiglio Berlusconi con il dittatore libico Gheddafi


Grazie al britannico “The Guardian”, disponiamo di una serie di informazioni, non smentite, che proverebbero uno sconcertante intreccio affaristico che sembra legare il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi al dittatore libico Gheddafi. “La Gheddafi-Berlusconi connection”, si intitola, significativamente, l’inchiesta del “Guardian”, secondo il quale ci sarebbe qualcosa di più dei reciproci vantaggi politici; se il “Guardian” ha ragione occorre stare attenti a “quei due”, dal momento che esisterebbe “un altamente discutibile comune interesse negli affari”. Il giornale inglese ha “scavato” dentro una serie di operazioni finanziarie, ed accusa esplicitamente Berlusconi di un "decisamente sconcertante conflitto d'interessi, da aggiungere ai tanti che egli ha già in Italia".
Si racconta, per esempio, di come, nel giugno scorso, una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. L'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, "con circa il 22 per cento" del capitale scrive il “Guardian”, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi.
Non solo:Quinta Comunication e Mediaset possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la “Nessma Tv”, che opera anche in Libia, sulla quale Gheddafi potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication. A “Repubblica”, Ben Ammar spiega che “Nessma Tv” è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25, di due partner tunisini per il restante 50. L'ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, spiega, è avvenuto nell'ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. Quindi solo progetti cinematografici. L'aumento di capitale non è ancora concluso, ma al termine dell'operazione Gheddafi dovrebbe avere una quota del 10 per cento.
Un legame d'affari tra Gheddafi e Berlusconi che è anche un evidente conflitto d'interessi; e l’operato del Berlusconi politico finisce con l’acquistare una diversa prospettiva e spiegazione: dai negoziati sull’immigrazione, alle compensazioni coloniali, dagli investimenti alla visita di Berlusconi a Tripoli alla vigilia delle celebrazioni per il quarantennale della presa del potere da parte del colonnello: tutto ciò acquista una nuova luce se "i due leader sono connessi da qualcosa di più della convenienza politica”.
Già il 15 settembre scorso Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, e ascoltato consigliere di Barack Obama, parlando della Russia di Putin non aveva risparmiato un pesante sarcasmo su Berlusconi: «Putin sta seguendo gli esempi di Stalin e di Krusciov. Chiunque conosca un po’ la Russia se ne rende conto. Eccetto Silvio Berlusconi».
Alla successiva domanda su cosa pensi del legame tra Putin e Berlusconi, Brzezinski rispose: «È simile a quello che Putin ha con l’ex cancelliere tedesco Schroeder». Schroeder lavora per la Gazprom?, osservò l’intervistatore, “Intende dire che Berlusconi fa affari con Putin?”. “La risposta che ho appena dato si spiega da sola”, rispose Brzezinski, che più chiaro non poteva essere. Un anticipo di quello che il neo-ambasciatore americano a Roma David H. Thorne ha detto al “Corriere della Sera”: neppure troppo velatamente ha detto che l’Italia dal punto di vista energetico, dipende troppo dai cari amici Putin e Gheddafi.
Dunque, cominciano finalmente a delinearsi compiutamente i contorni della stupefacente “operazione” di “recupero” del dittatore libico Gheddafi; operazione cui,peraltro, non sono estranei Tony Blair e l’ex presidente USA George W.Bush. E’ tempo di chiarire finalmente contenuti e “contorni” dell’ “affaire” Libia; palazzo Chigi e la Farnesina devono chiarire e spiegare la reale portata dei recenti accordi stipulati con Tripoli; è tempo che il Parlamento ne sia informato: si ha il diritto di sapere come stanno le cose, e che si esca, finalmente, dalle infelici ambiguità in cui l’attuale governo di centro-destra ci ha fatto precipitare.

PERLAPPUNTO


La Cisl e il caso redditi "Tassiamo i consumi per alleggerire l'Irpef"

• da Corriere della Sera del 21 settembre 2009, pag. 17

di Sergio Rizzo

Nel 1996 Gianfranco Fini propose di pagare le tasse come negli Usa, abolendo la ritenuta alla fonte per i lavoratori dipendenti. Era un vecchio cavallo di battaglia di Marco Pannella e dei radicali e il leader di An lo rilanciò in piena campagna elettorale, mentre montavano le polemiche sull’iniquità fiscale. Fu sommerso dalle critiche. Sarcastiche a sinistra («vuole dire ai dipendenti che possono evadere anche loro»). Imbarazzate a destra, dove il gelo di Giulio Tremonti fece comunque più rumore dell’epiteto che Umberto Bossi rifilò a Fini: «Pataccaro». Ma qualche pernacchia arrivò perfino al premio Nobel per l’Economia, Franco Modigliani, che in una intervista al Mondo aveva osato dire: «Ritengo che sia un’ottima idea». Nessuno può sostenere che il Fisco italiano sarebbe più equo se quella proposta fosse passata. Ma nemmeno il contrario. Se nel 1993 il Corriere titolava «Nel libro mastro delle tasse i più ricchi sono i dipendenti», raccontando che i «salariati» avevano denunciato nel 1991 in media 23,4 milioni di lire contro i 20,9 milioni degli imprenditori, quindici anni più tardi appena 75.689 contribuenti hanno dichiarato oltre 200 mila euro e di questi ben 43.006 sono lavoratori dipendenti. Dice il presidente della Confartigianato Giorgio Guerrini: «La storia dimostra che la triste pratica dell’evasione è suddivisa fra tutti: autonomi, piccole e grandi imprese, dipendenti. Non c’è una categoria sola con la stella dell’infamia. Esiste un problema serio, che sottrae ingentissime risorse allo Stato. Il fatto è che c’è un rapporto molto difficile e conflittuale fra il contribuente e il Fisco». Rapporto che il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni propone di riequilibrare «con un accordo fra governo e opposizione» in questo modo: «Primo, abbassare le aliquote per lavoratori dipendenti e pensionati compensando il minor gettito con maggiori tasse sui consumi. Perché tutti consumano, ma chi ha più soldi, indipendentemente da quanto dichiara al Fisco, consuma di più. Secondo: rendiamo tracciabile tutto ciò che spendiamo, e quindi attuiamo controlli molto, più serrati. Sarebbe ancora più facile se i 75 mila finanzieri venissero impiegati solo per le mansioni d’ufficio e non per compiti di polizia o le scorte ai politici». I controlli, ovvero la nota dolente. «Fra cittadino e Fisco i rapporti sono complicati», argomenta Guerrini, «anche per le troppe imposte a più livelli. Il risultato è un’ansia che porta a trovare forme di elusione. Non voglio in alcun modo difendere chi evade, tanto più perché questa situazione determina una situazione di concorrenza sleale nei confronti di chi paga le tasse da parte di coloro che non le pagano. Il fatto è che non sono mai stati introdotti meccanismi di semplificazione che agevolino anche i controlli. Sembra un gioco delle parti che non arriva mai al risultato». L’unica soluzione, secondo il presidente della Confartigianato, è «la concreta applicazione del federalismo fiscale». Guerrini dice di sperare che «questo governo, avendo ancora quattro anni davanti a sé riesca a mettere in piedi un meccanismo efficace. Anche per assicurare un miglior controllo delle spese degli enti locali, che va di pari passo con il contrasto all’evasione. Perché se il cittadino vede che le risorse non vanno a buon fine è più portato a evadere». Speranza che Bonanni mostra di condividere fino a un certo punto: Al federalismo fiscale ci sta bene, ma a patto che non sia il cambiamento del Gattopardo, visto che non interviene nel rapporto fra il Fisco e le categoria, alcune delle quali sono tartassate con la ritenuta alla fonte. Ai lavoratori autonomi dico che dobbiamo incastrare la politica inerte con una proposta unitaria. Non so se sarà possibile andare ancora avanti così. Ora», avverte il segretario della Cisl, «appena si tocca il tasto del Fisco è come toccare un nervo scoperto. I cittadini non hanno più il potere di farsi rappresentare e questo sta avariando la democrazia». Che cosa c’entra con le tasse? Replica Bonanni: «Ricordate i coloni americani che gridavano: no taxation without representation? Devono stare attenti, perché fra tasse e rappresentanza scoppierà un conflitto molto aspro».

KILLERAGGIO


Leone, quell'esempio di omicidio mediatico

• da Corriere della Sera del 21 settembre 2009, pag. 35

di Pierluigi Battista

Ora va molto di moda sui giornali, anche quelli più aggressivi e senza scrupoli, deplorare la pratica chiamata character assassination, il massacro dell’immagine e della reputazione di un nemico politico sottoposto alla gogna mediatica. Non sarà dunque superfluo ricordare che, negli anni Settanta, contro l’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, l’Italia ha assistito a uno dei più riusciti esperimenti di assassinio d’immagine, a una campagna spietata di denigrazione politico-giornalistica che anticipò la condanna e sfociò nella distruzione umana e politica della vittima designata. Così come è doveroso riflettere sul fatto che, tra chi approntò la ghigliottina dove far rotolare la testa del povero Leone, si segnalarono gli sforzi congiunti del feroce giornalismo ricattatorio dei dossier e di quello progressista, altrettanto feroce ma pateticamente smanioso di conquistarsi i galloni di un caso Watergate all’italiana. Decenni dopo l’assassinio d’immagine e quello politico, Giovanni Leone fu beffardamente,«riabilitato». Ma la «riabilitazione» è un’orrenda pratica stalinista con cui gli stessi carnefici elargiscono post mortem alla vittima un derisorio risarcimento. Solo i radicali Pannella e Bonino e il presidente Napolitano hanno dimostrato un autentico rammarico per il misfatto compiuto. Ma i tardivi scopritori delle nefandezze di quel rito atroce designato come character assassination non sembrano colpiti dal cumulo di false accuse, ingiurie, diffamazioni con cui il giornalismo al veleno di Mino Pecorelli (riesaminato non senza coraggio da Alessandro Campi sul Riformista) e quello di Camilla Cederna e dell’Espresso, più blasonato e ispirato all’epopea delle inchieste civili contro il potere di matrice anglosassone, allestirono la tenaglia che avrebbe stritolato Leone e la sua famiglia. Non era vero nulla (molto utile la lettura di Giovanni Leone. Un caso giornalistico degli anni Settanta pubblicato nel 2005 da «I quaderni di Desk»). Non era vero che Leone fosse 1’«Antelope Cobbler» dello scandalo Lockeed. Non era vero che il Quirinale di quegli anni fosse il sordido palcoscenico delle presunte sregolatezze della famiglia del presidente, come insinuava con insistenza ossessiva Pecorelli e come arrivò a voler credere, per odio nei confronti di Leone e della Dc, la sinistra politica e giornalistica di allora. Ancora sotto choc per la tragedia di Moro, la De e il Pci costrinsero Leone, innocente al cento per cento, alle dimissioni. Il giornalismo duro e puro esultò: l’assassinio d’immagine aveva anticipato quello politico. Oggi chi, da destra e da sinistra, sposa nuovamente con soddisfazione quel tipo di giornalismo-scimitarra chiamato character assassination (addossandone la colpa solo all’avversario) dovrebbe meditare sulla persecuzione che colpì Giovanni Leone: una vergogna giornalistica che non ammette «riabilitazioni».

SINISTRA IN LIBERTA'


NICHI LISTA


Si è conclusa ieri a Napoli l'Assemblea Nazionale di Sinistra e Libertà. Per chi volesse avere qualche eco dei risultati suggeriamo di andarsi a leggere il documento finale ed i commenti dei militanti (molto spesso assai critici con quella formazione e sugli esiti politici della riunione...) sul sito nazionale di SeL.

Noi qui vogliamo esprimerci sul discorso ("appassionato") del leader di SeL Nichi Vendola.

Il governatore della Puglia nel suo intervento ha voluto dilungarsi sulle indagini giudiziarie che vedono coinvolti a Bari diversi esponenti (od ex) del suo governo regionale particolarmente in relazione alle questioni della sanità.

Il Nichi nazionale si è detto offeso, indignato e colpito dal fatto che diversi media lo hanno praticamente coinvolto con le storie di Tarantini, Frisullo, Tedesco ecc. ecc. Nichi, per il momento non sfiorato da alcune delle iniziative della magistratura, ha rivendicato la sua "verginità" ed il suo tentativo di smantellare il sistema pugliese del controllo politico sul mondo sanitario della Puglia. Noi non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscere l'estraneità di Vendola alle questioni di clientelismo, affarismo, tarantinismo che sconvolgono oggi la sinistra pugliese, specialmente nella sua corrente maggioritaria dalemiana.

Purtuttavia non comprendiamo il suo tentativo di chiamarsi fuori anche politicamente, in quanto governatore della Puglia, dall'affaire. Perchè a noi le responsabilità politiche di Vendola appaiono del tutto evidenti. Quando ha nominato assessore alla sanità l'ex socialista Alberto Tedesco (PD) Vendola non poteva non sapere che lo stesso esponente era titolare (con la sua famiglia) proprio di aziende cointeressate alle questioni commerciali sulla sanità. Così come pare assurdo che Vendola non fosse a conoscenza dei rapporti (molto "intimi"..) che il suo vicepresidente Frisullo (PD) teneva con Tarantini!

Vendola avrà subito le imposizioni della corrente dalemiana pugliese ma nominando assessore alla sanità Tedesco non poteva non essere consapevole di aver messo a capo del settore un personaggio assai chiacchierato e dai comportamenti politici ed amministrativi non troppo limpidi. Ricordiamo a tutti che Vendola è stato anche il leader di SeL che ha impedito a quella formazione un'alleanza elettorale con i radicali alle elezioni europee. Nichi giudicava i radicali "incompatibili" con i valori politici di SeL!

E' vero che non appena sorti i primi problemi giudiziari che hanno coinvolto la sua giunta Vendola ha provveduto alla sostituzione degli assessori posti sotto inchiesta dai magistrati baresi.

Ma, ovviamente, questo non basta per non far carico al Nichi nazionale della responsabilità politica di tutti i fatti oggetto dell'inchiesta giudiziaria.

E se nel Partito Democratico pugliese i conti si cominciano a farli, ad iniziare dall'abbandono della corrente dalemiana da parte del sindaco di Bari Emiliano, non è comprensibile, se non come ricerca di equilibrismi per arrivare ad una seconda candidatura alla presidenza della Regione, la complessiva silenzizzazione e sottovalutazione da parte di Vendola degli umori non proprio limpidi che hanno girato, e girano, nelle stanze del potere della sinistra regionale.

Che per uno che osa appellare i radicali come "incompatibili" non è sicuramente responsabilità politica da poco!


BRUNETTIANO


BRUNETTISMO

C'è una sinistra che non si è fatta vedere quando il governo stava gestendo (sic) la crisi. C'è una sinistra "per male". C'è una sinistra con una "élite di merda". C'è una "povera sinistra che si fa usare". Come non essere d'accordo con il sinistro Brunetta? E' tutto vero quello che dice. E' infatti grazie a questa sinistra di merda che si fa usare che lo psiconano è al governo e Brunetta ministro. Perché allora volere che "vada a morire ammazzata"? Un morto non si può uccidere due volte. (beppegrillo.it)

domenica 20 settembre 2009

MR. SMITH


Lo Stato delle Polizie

La stagione è propizia. Anche a Prato decine di turisti stranire passeggiano nelle strade semideserte e scoprono ammirati,il cuore antico della città.
A rispettosa distanza decine di uomini con divise diverse,assortiti in gruppi di tre,si spostano lentamente presidiando,sotto il sole cocente,i luoghi considerati più equivoci e malfamati della città.
I turisti guardano incuriositi e scattano fotografie.
Anche Charles Smith,inglese di Manchester ,decide di fare un viaggio in Italia. Ha letto della cultura millenaria di questo Bel Paese,della genialità delle sue genti formate nei secoli da popoli e civiltà diverse. Ha in mente di conoscere bene gli italiani viverli da vicino, assaporare la loro proverbiale accoglienza e gustare l’atmosfera di libertà che si respirà nelle città storiche e nei meravigliosi borghi medioevali. Passa il confine salutato gentilmente dagli uomini della Polizia di Frontiera ed entra in autostrada dove lo fermano due agenti in motocicletta,calzoni in grigioverde alla zuava e stivali neri. “Siamo della Polizia Stradale”,lo informano con umana comprensione dopo qualche domanda:chi è,da dove viene, dove va. Entra in città e chiede informazioni ad un signore in divisa con un enorme elmo bianco in testa. “E’ della Polizia Municipale” gli sussurra un passante vedendolo perplesso. Ma Smith continua a domandarsi perché,in ogni città italiana i vigili urbani hanno divise tanto diverse. Alcune romanamente pompose con elmi di antica foggia,alamari e fregi dorati. Altre quasi dimesse,di tipo domestico con cappellino da pescatore.
L’urlo di una sirena precede due macchine azzurre che,a grande velocità attraversano strade e piazze inseguendo qualche malfattore. “Polizia di Stato” c’è scritto sulla fiancata delle auto. Ai lati della piazza,pronti all’azione,lo sguardo attento,sostano due militari con i pantaloni neri a bande rosse,mitra in braccio e manette incorporate nella grande cintura bianca. Incuriosito chiede. “Sono Carabinieri” è la risposta sottilmente orgogliosa.” E cosa fanno” chiede Smith? “Vigilano per aumentare la percezione di sicurezza e diminuire quella di incertezza”. E quelli con la tuta mimetica e gli stivali marroni? “Ah!Quelli? Sono della Polizia Provinciale,normalmente si interressano di caccia,pesca e ambiente ma a volte se occorre… Come gli agenti della Polizia Forestale,quelli con la tuta verde e gli scarponi da montagna. Loro si interessano di boschi e combattono gli incendi ma se occorre…
Ora Smith è proprio confuso.” Ma perché, cosa occorre?Please”: si è formato un piccolo gruppo di passanti. Uno risponde tutto preso dal ruolo di cittadino informato e consapevole mentre gli altri ascoltano in silenzio. “lei è straniero forse non capisce le nostre esigenze. Ci siamo organizzati per aumentare la percezione di sicurezza e diminuire quella di incertezza. È una grande operazione disposta dal nostro Governo.
È quasi l’imbrunire. Smith si avvia verso il camping mentre gli sfila davanti un blindato della Polizia Penitenziaria. Ombre furtive in bicicletta e a piedi,i Vigili Giurati delle Agenzie private di sicurezza,iniziano i loro turno di ispezione e di controllo notturno per aumentare la percezione di sicurezza e diminuire quella di insicurezza nella città.
Il nostro amico è accaldato,i capelli lunghi e biondi appiccicati sulla fronte,i vestiti in disordine, lo sguardo assente. Si siede su un muretto cerca con impazienza nella borsa a tracolla una bottiglia di birra. È quasi buio,a venti metri intravede confusamente due figure armate,si impressiona,in fretta cerca di riporre la bottiglia per andarsene ma i due gli sono già davanti con i mitra spianati. Hanno una divisa diversa dagli altri ma sono molto giovani e un po’ impacciati. Chiedono:”chi è lei,cosa sta facendo qui,da dove viene,dove va” Smith si confonde, legge sulle divise “Esercito Italiano”, si impaurisce scende dal muretto e senza salutare se ne va allungando il passo. I due non lo seguono ma parlano eccitati al telefonino. Non ha fatto cento metri che lo fermano tre persone vestite in modo strano con giubbotti e cappellini gialli. “Perché sei scappato,chi sei,da dove vieni, dove vai”. Smith,con le ultime energie rimaste chiede chi sono. “Siamo le ronde volontarie giriamo la città per aumentare la percezione di sicurezza e per diminuire la percezione dell’insicurezza, non si muova di qui che chiamiamo la polizia”.
Arrivano in tre,un poliziotto della Polizia di Stato,un Carabiniere graduato e un militare della Guardia di Finanza. Intorno al turista ora sono in otto . il carabiniere graduato raccoglie le dichiarazioni dei colleghi e chiede:”chi sei,da dove vieni,dove vai”. Si fa consegnare i documenti, perquisisce la borsa e i vestiti poi si apparta coi colleghi e parlano per qualche minuto.
Quando torna tende la mano e sorridendo:” lei è a posto,può andare.Ci scusi per il disturbo ma cerchi di capire che in Italia abbiamo in ogni città molti immigrati e molti stranieri e dobbiamo …” Smith lo interrompe ,tira fuori dalla borsa un taccuino di appunti e legge:”dovete aumentare la percezione della sicurezza e diminuire quella dell’insicurezza. Un’operazione molto geniale. Complimenti.Good bye.”

Addio Mister Smith

Carlo Montaini

PARASSITI


CE NE FAREMO UNA RAGIONE!!


"Non sono un ipocrita, non mi scuso per i toni che ho usato: se i giornalini o i giornaloni si attaccano a una battuta ironica fatta in romanesco facciano pure, nel merito di quello che ho detto non ho ricevuto nessuna obiezione". Torna sulle polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni il ministro Renato Brunetta che ieri aveva detto: "Sinistra golpista, vada a morire ammazzata". "I benpensanti dicono che ho usato toni forti, ma qui è in gioco la democrazia", aggiunge. E spiega: "Io ho fatto un identikit delle èlites parassitarie che si appoggiano alla sinistra e che vogliono far cadere un governo democraticamente eletto. Non chiedetemi i nomi: la domanda la giro a voi, pubblica opinione e giornalisti, basta cercare sulle pagine dei giornali negli ultimi cinque mesi". E a Dario Franceschini, che aveva commentato le dichiarazioni sulla "sinistra per male" con una battuta ("l'unica brunetta che rispetto è quella dei 'Ricchi e Poveri'"), il ministro della Pubblica amministrazione risponde: "Mi turba il commento di Franceschini, invece di interrogarsi sulla sinistra e le èlites parassitarie risponde con un commento da vero intellettuale, dobbiamo farcene una ragione". (repubblica.it)

STING


LA LISTA


Rocky, Rambo e....Sting! Cantava Antonello Venditti qualche secolo fa!

Oggi anche Sting ha finalmente firmato l'appello della Repubblica per la loro 'libertà di stampa"!

Se aderiranno anche Rocky e Rambo mancherà, alleluia, solo Jimmy il Fenomeno alla lista dei sottoscrittori eccellenti dei liber stampatori debenedettiani!! Evviva!!

BRUNETTI


ELITES PARASSITARIE


Il Corriere della Sera di stamattina (pagg. 2 e 3) rende palpabile la correttezza delle "invettive" di Renato Brunetta sulla "sinistra per male" e sulle elite parassitarie che si sono messe alla guida dell'opposizione "golpista" al governo italiano.

Il Corriere pubblica le dichiarazioni dei redditi degli italiani del 2007. Dalle quali risulta clamorosamente confermato il fatto che tutti sanno, ma che tutti, anche la sinistra (per bene e per male..) continuano a nascondere agli italiani.

Il fisco nostrano si mantiene quasi esclusivamente con le dichiarazioni "alla fonte" alla quale sono obbligati (probabilmente anticostituzionalmente) i lavoratori dipendenti ed i pensionati.

Qualsiasi altro soggetto "contribuente" "dichiara" al fisco quello che gli pare. In genere assai poco. Tra i 75.000 contribuenti che hanno dichiarato nel 2007 più di 200.000 euro di ricavi quasi 62.000 sono dipendenti e pensionati!

Appare evidente come le elite parassitarie del paese hanno tutto l'interesse a mantenere questo sistema fiscale. A loro va benissimo così. Lo Stato, di fatto, si regge quasi esclusivamente sulle tasse trattenute sulle buste paga e sulle pensioni!

Ma anche alla sinistra (per bene e per male, sindacale o meno...) va bene questo andazzo. In tutti questi anni, infatti, non hanno messo in campo, neppure quando è stata al governo politiche differenti.

Solo i radicali c'hanno provato. Col referendum, bocciato "naturalmente" dalla Corte Costituzionale, per eliminare le leggi che prevedono la ritenuta alla fonte sui redditi di dipendenti e pensionati!