sabato 10 ottobre 2009

GONFIENTI


Quale parco archeologico per la città di Prato?

Innanzi tutto vale un principio: in una condizione di scavo come quella rivelatasi a Gonfienti è inaccettabile separare i reperti dal loro contesto archeologico.
È certamente inconcepibile lasciare al proprio ineluttabile destino di disgregazione le aree archeologiche così com’è successo in questi anni anche per i siti posti in regime di tutela.
Una seconda considerazione riguarda il progetto adesso in gestazione da parte della Provincia, per il quale nonostante le reiterate dichiarazioni pubbliche e le discutibili enfatizzazioni del momento, ancora non è dato sapere i reali contenuti, ma di certo un parco non si costruisce sul presupposto del solo ripristino di quanto indebitamente e colpevolmente lasciato in abbandono, o poco più!
La rilevanza storico documentale della scoperta di Gonfienti è enorme, come tutti sappiamo e come formalmente è stato riconosciuto.
Oltre al valore assoluto del ritrovamento da un punto di vista scientifico, valore certamente fondato sull’esistenza assai rara nel panorama dell’etruscologia di un insediamento abitativo completo ed esteso a formare, una vera e propria “città” di 2500 anni or sono, risalente “all’età dell’oro” corrispondente al periodo etrusco arcaico e tardo arcaico di quella civiltà. Insediamento comprendente nel suo intorno stratigrafie di eccezionale valore archeologico(a partire da testimonianze ancor più remote di vari secoli, dell’Età del Bronzo Antico in avanti) ed anche di addizioni postume risalenti all’epoca imperiale romana. Questa città appare di una grande estensione, in modo conclamato dai sondaggi geofisici e da saggi di scavo su una superficie già di oltre 20/25 ettari, ipotizzando però che questa sia solo la metà ancora di quanto doveva preesistere. Straordinaria scoperta, altresì rivelando l’insediamento imponenti opere idrauliche e strutture murarie di notevolissime dimensioni che mostrano nell’impianto architettonico ed urbanistico di strade e dimore caratteristiche morfo-tipologiche assolutamente da primato nel panorama non solo nazionale. Tuttavia tale rilevanza urbanistica si basa soprattutto sull’unicità dei rinvenimenti copiosamente conferiti durante degli scavi a livello stratigrafico e per la buona conservazione degli stessi. Questa circostanza ha fatto sì che si legassero indissolubilmente alla città dei vivi i reperti del quotidiano e con essi i tesori artistici contenuti entro resedi principeschi , una grande domus di 1440 mq. Rarità ed unicità quindi, preziosità ed abbondanza di testimonianze documentali che eventi naturali particolari hanno consegnato quasi intatti nelle mani degli archeologi.
Circostanze che legano ancor più tali oggetti al loro contesto originario, creando una simbiosi particolare che consentirà alle generazioni a venire che potranno, grazie a queste relazioni instaurate tra i manufatti, incrementare in modo esponenziale la portata dei propri studi, ma anche di comprendere meglio la grande civiltà etrusca, e con essa l’origine stessa della civilizzazione della piana che si estende da Firenze a Pistoia, il nostro dna.
La quantità e qualità dei reperti è poi tale da richiamare, quando opportunamente presentati e valorizzati, l’attenzione a livello internazionale non solo degli studiosi e dei ricercatori, e dei corpi studenteschi interessati ai vari livelli, quanto dei media, già assicurando un enorme seguito di pubblico, come ben dimostra il crescente interesse collettivo verso l’archeologia ed il mondo etrusco in particolare. La possibilità di ricostruire un percorso virtuale nel tempo potrà accompagnare la verità storica di un grande sito, rimasto nascosto per 2500 anni, che adesso si vorrebbe obliterare di nuovo in una sorta di comunicazione artefatta che non disveli omissis recenti.
Si tratta di una grandissima risorsa che ha posto le radici nel nostro territorio, giunta a noi come un valore aggiunto ed inaspettato del quale oggi poter beneficiare in tutti i sensi, a cominciare dalla rilettura storica territoriale delle origini per finire alla rifondazione documentale da porre al centro del nostro Museo Civico. Una risorsa quindi che deve essere conosciuta ed osservata nel rispetto della simbiosi “manufatti-territori di appartenenza”, come evidenziato dalla incontestabile realtà archeologica. Si tratta di un legame univoco e strettissimo che nella costituzione del futuro Parco Archeologico non potrà arbitrariamente essere negato, o peggio, manipolato per accondiscendere ad altri interessi, quali essi siano. Del resto, rispondendo ad esigenze culturali ed ambientali oggi non rinunciabili, la museografia e la scienza tutta, accordandosi perfettamente con l’archeometria e le scienze naturali oggi alla base dei principi stessi entro i quali si muove l’archeologia moderna, hanno da almeno trent’anni a questa parte abbandonato definitivamente l’idea della decontestualizzazione come mezzo di divulgazione delle conoscenze, semmai incrementando il ritorno dei reperti nei luoghi di appartenenza, oppure, come nel caso in questione, creando nei luoghi di origine i necessari servizi informativi, attrezzando in situ gli spazi espositivi, curando al tempo stesso la rigenerazione paesaggistica dei territori destinati a divenire parchi archeologici. Occorre separare l’abbraccio soffocante che ha legato la Società Interporto dal nascente parco, creando una nuova entità di gestione di tali risorse che agisca nell’interesse della collettività, cercando in primo luogo di curare le innumerevoli ferite ambientali ed urbanistiche recate al territorio.
Teniamo infine presente che gli scavi di Gonfienti hanno fin qui restituito poco più del 1-1,5% di quanto ancora potenzialmente si conserva nei terreni non urbanizzati, senza contare ciò che è andato perduto o disperso per la colpevole miopia di chi ha avuto responsabilità politica ed istituzionale per la conservazione e la valorizzazione di questo inestimabile patrimonio.

Prof. Giuseppe Alberto Centauro

Prato, 10 Ottobre 2009

ZARDINI (1)


Lo Stile dello Zar. Luchetti e Bini (PdL): «Di becero c’è solo la volontà di non voler vedere i problemi

Prato, 10 ottobre 2009 - Di becero c’è solo la volontà di non voler vedere i problemi così come si pongono giorno per giorno mettendosi due belle fette di prosciutto sugli occhi. Un Presidente di un’associazione di categoria ritiene non dovuta e non opportuna una attenta analisi dell’andamento di un grande evento culturale, come la mostra sullo stile dello zar. Ma siccome si tratta di soldi pubblici ( e non di soldi di un’associazione di categoria) noi crediamo che sia necessaria un’attenta azione di controllo per verificare come vengano spesi i soldi dei contribuenti.
Nardini è evidentemente libero di credere che auto incensando l’iniziativa la si possa promuovere e così facendo si possano ottenere i risultati sperati. Noi crediamo invece che fin da queste prime settimane si possano assumere le prime indicazioni operative se solo si vogliano vedere le cose senza lo schermo della propaganda. E si possano porre quei correttivi che dai dati dei visitatori si rendono senz’altro necessari e che andrebbero anche, guarda caso, a beneficio degli associati di cui quel Presidente dovrebbe farsi portavoce.
Registriamo comunque che i dati da noi richiamati non sono stati smentiti e cioè che questo evento, così continuando e cioè continuando a non voler vedere, incasserà nemmeno 100.000 euro a fronte di costi per oltre 1,5 milioni di euro. Crediamo opportuno che i cittadini conoscano queste cifre per poter poi trarre le loro conclusioni. Se poi il Presidente volesse scegliere i termini di paragone (cioè mostre analoghe per impegno e per localizzazione) per valutare il successo dell’iniziativa, saremmo lieti di confrontare dati e costi per le opportune considerazioni.
I bilanci, si dice, si fanno alla fine. Ma tutti coloro che conoscono gli andamenti dei fatti economici sanno che i bilanci infrannuali costituiscono un elemento indispensabile per verificare se gli obiettivi previsti possono essere raggiunti. E fra questi obiettivi una mostra non può non inserire un elevato gradimento di pubblico. Ci rendiamo conto che aver gridato che il re è nudo possa non piacere agli organizzatori di una campagna di acritica autoesaltazione. Ma, forse, sapere che il re è nudo per davvero può permettere di agire per il meglio senza aspettare che sia troppo tardi. Giovanni Luchetti e Riccardo Bini, Consiglieri PdL alla Provincia di Prato».
(pratoblog.it)

BOBO


SOCIALISTI:CRAXI E ZAVETTIERI, NO PDL E SL,DIALOGO CON PR

I socialisti che non si ritrovano nel Pdl e in Sl si sono riuniti in una convention a Roma, presieduta da Bobo Craxi e Saverio Zavettieri. L'obiettivo e' quello di costruire un partito socialista autonomo "di opposizione alla destra e a questo sistema bipolare che, negli ultimi 20 anni, ha impoverito l'Italia". Per Zavettieri "serve una forza socialista a tutto tondo che sappia fare sintesi virtuosa tra il pensiero e l'azione politica di Bettino Craxi, Ugo La Malfa e Giuseppe Saragat". Bobo Craxi dice no al progetto di Sinistra e Liberta': "Ci si puo' chiedere di restare in minoranza in un Partito socialista, ma non ci si puo' certo chiedere di restare in minoranza in una corrente socialista minoritaria di un partito che ha in Vendola un leader riconosciuto e che nei tg e' gia' definito nuovamente come la 'sinistra radicale'". Craxi sottolinea che la scelta di confluire in Sl e' stata fatta "senza un congresso generale degli iscritti". Ai lavori della convention ha portato il suo saluto il leader radicale Marco Pannella. "Con Saverio lo scambio di idee e' sempre possibile - dice Pannella - con Bobo ci ritroviamo. In Italia non c'e' il bipolarismo, ma un monopartitismo sostanziale, sempre piu' sporco e sempre piu' perfetto. Non a caso D'Alema e Berlusconi sono d'accordo su Gheddafi e su Putin". Craxi ringrazia Pannella per la sua presenza: "Quando i socialisti sentono il bisogno di un amico - dice Craxi dal palco - Marco Pannella c'e' sempre". (repubblica.it)

VUOTO












SABATO 10 OTTOBRE, ore 10-11



ZARDINI


NON DISTURBARE I MANOVRATORI?


Il presidente dell'Unione Commercianti, Giuseppe Nardini, se l'è presa a male per via dell'interrogazione sulla mostra "Lo stile dello zar" presentata in Provincia dai consiglieri Luchetti e Bini. Comprendiamo il nervosismo di Nardini. Ma non lo giustifichiamo. Dalla risposta dell'assessore Napolitano i due consiglieri hanno, correttamente, desunto che il preteso "grande evento" si sta rivelando, al di là di qualche iniziale entusiasmo, un'operazione "a perdere"!

Le istituzioni pratesi hanno investito un paio di milioni di euro, sfilati dalle tasche dei contribuenti, per realizzare una mostra che è stata voluta da un ristretto numero di amministratori. E' inconcepibile che Nardini pretenda che tutta la città, politici compresi, si accodi ai cori dei plaudenti a prescindere. Lo capiremmo se la mostra l'avesse pagata il presidente dell'Unione Commercianti. Ma siccome l'hanno pagata tutti i contribuenti non vediamo alcunchè di male se gli organizzatori vengono chiamati a rendere conto alla città dei quattrini (molti) spesi e dei risultati (pochi) ottenuti. Conveniamo che tre settimane d'apertura sono troppo poche per sentenziare il fallimento della mostra. Ma, altrettanto, riteniamo che siano pure poche per decretarne, come cerca di far filtrare qualcuno, il "grande successo".

Noi, comunque, osserviamo che in questi eventi il buongiorno si vede dal mattino. Le mostre che avranno un esito positivo finale iniziano subito con grandi affluenze. Che poi, via via, si riducono e si stabilizzano. "Lo stile dello zar" ha avuto esiti di visite non travolgenti proprio nelle prime tre settimane d'apertura pur potendo contare sull'abbrivio della campagna pubblicitaria e su una straordinaria stagione meteo. Ci vuol poco, caro Nardini, a comprendere che quando le giornate si faranno fredde, nebbiose e piovose (come fatalmente accadrà in novembre e dicembre) l'affluenza sarà destinata inesorabilmente a calare ancora.

venerdì 9 ottobre 2009

ETNIE


COMUNICATO STAMPA


La proposta di far pagare un euro al giorno ai residenti nei cosiddetti campi nomadi avanzata nella Commissione Sociale del Comune di Prato ha immediatamente riacceso il dibattito intorno alla questione della popolazione rom e sinti.Per quanto ci riguarda giudichiamo improprie le critiche che sono piovute dall'opposizione di sinistra e da qualche esponente delle gerarchie cattoliche. Il pagamento ventilato di un euro non può essere considerato davvero una particolare tassa sugli abitanti dei campi nomadi bensì una semplice richiesta di partecipazione (e susseguente responsabilizzazione..) alle spese che tutta la comunità pratese sostiene per l'ospitalità nelle aree pubbliche di questi cittadini. Apprezzabili, invece, le osservazioni del consigliere provinciale Francesco Querci sull'attenzione alla dignità delle persone che, comunque, deve essere salvaguardata.Noi ci permettiamo di introdurre un altro elemento nella discussione. E se cominciassimo a prevedere la dismissione delle aree attrezzate dove vivono questi cittadini italiani di etnia rom e sinti? Ha senso, nel 2009, mantenere ancora in vita dei campi pensati per popolazioni non stanziali ma adesso tutte abitate da cittadini pratesi da anni e sostanzialmente stanziali? Trattando anche questi 200 cittadini come tutti gli altri 200.000 pratesi? Invitandoli, pertanto, a cercarsi un alloggio regolare (anche partecipando alle domande per le case popolari..) e, ove sia il caso, disponendo gli stessi aiuti socio-economici ai quali hanno diritto tutti gli altri concittadini?


Prato 9.10. 2009

Il Presidente della Circoscrizione Centro
Avv.Massimo Taiti

ZARETTO


ZAR NAPOLITANO


Preso in castagna dall'interrogazione dei consiglieri Luchetti e Bini l'assessore provinciale Antonio Napolitano prova "a dare i numeri" sul presunto "grande evento" pratese ovvero la mostra "Lo stile dello zar".

Intanto Napolitano intorbida le acque conteggiando tra i "visitatori" anche i mille (secondo lui...) partecipanti, gratis, all'inaugurazione della mostra. Ma, successivamente, afferma che la biglietteria del museo del tessuto, in 18 giorni, ha staccato meno di 2.000 biglietti. L'affluenza media giornaliera è stata pertanto di poco più di 100 persone. Una vera e propria miseria. Un grande flop. Che porterà la mostra sui rapporti tra Italia e Russia (?) a chiudere i battenti con un totale di biglietti venduti sotto quota 10.000.

Risibile appare poi l'argomentazione di Napolitano secondo il quale la mostra raggiungerebbe risultati al di là del numero dei visitatori. Perchè, nientemeno, avrebbe messo insieme nell'organizzazione della mostra, tutti gli enti cittadini. E allora? Cos'è una mostra autoreferenziale per promuoversi a vicenda? Perchè il successo o l'insuccesso di un'iniziativa, a nostro parere, si misura solo sul gradimento o meno da parte del pubblico.

E le intenzioni iniziali erano proprio queste. Il "grande evento" doveva servire per portare a Prato un buon numero di cittadini. E farli scoprire, insieme alla mostra, le altre nostre meraviglie artistiche ed architettoniche. Oltre a lasciare un pò di soldi in città presso ristoranti, negozi, botteghe varie!

La verità è che la Provincia ha scelto (complice l'agenzia che gliel'ha propinata...) una mostra che intrinsecamente non può definirsi un "grande evento": non ha alcun appeal particolare; non mette in evidenza alcun "fenomeno" artistico; non è minimamente legata o collegata alla storia di Prato passata (nè presente e tantomeno futura). Con gli stessi ingentissimi investimenti molte città italiane simili a Prato riescono a portare ai loro eventi folle notevoli di visitatori paganti. La stessa città di Belluno, che non ci pare proprio un luogo ad elevato tasso di visitatori, è riuscita, con la mostra (curata dalla stessa agenzia che ha venduto "Lo stile dello Zar" a Prato...) dedicata ad un grande, ma sconosciuto ai più, ebanista bellunese del seicento, Andrea Brustolon, ad attirare assai più visitatori di quanto non farà lo Zar a Prato. Per il semplice motivo che molti bellunesi e veneti sono andati anche a rendere omaggio ad un loro artista paragonato, per i sui lavori di scultura sul legno, al grande Michelangelo.

Le nostre osservazioni critiche vogliono essere anche spunti positivi affinchè, in futuro, non si ripetano gli errori commessi in questa occasione.

SANTINO

BRUNETTI: RICCHI E POVERI

A due mesi circa dalle polemiche innestate dalle dichiarazioni di Don Santino Brunetti, responsabile diocesano dell'ufficio immigrati, la realtà si incarica, brutalmente, di smentire i gridi di dolore che il parroco di Maliseti levava alti su presunti atteggiamenti antistranieri di Prato, dei suoi cittadini, delle sue istituzioni.

I dati che si leggono questa mattina sui giornali segnalano che, proprio in questo scorcio di 2009, la città sta assistendo ad un nuovo boom di immigrazione straniera. 1.700 nuovi cittadini (comunitari ed extracomunitari, di cui 700 cinesi...) sono venuti ad aggiungersi alle migliaia e migliaia già regolarmente presenti a Prato. E vanno a sommarsi alle altre migliaia e migliaia di presenze di cittadini stranieri irregolarmente presenti sul nostro territorio.

Nel frattempo anche l'allarme di don Santino sui cosiddetti "bambini fantasma" si è rivelato per quello che è sempre stato: un allarme-fantasma. Tutti i bimbi nati da genitori "irregolari" sono stati iscritti, come sempre, nei registri pratesi dello Stato Civile!

Non ci aspettiamo, di certo, le scuse (alla città) di don Santino Brunetti o di qualche improvvido suo crociato privato, purtuttavia non possiamo fare a meno di notare che, dopo gli strilli estivi, il "pretino" di periferia tace. Forse compiaciuto dall'aumentata quota di stranieri ai quali offrire i servigi "volontari" della Caritas diocesana, forse persino compiaciuta dall'aumento del proprio servizio di "badantato"!

giovedì 8 ottobre 2009

ZARNIENTE


NUMERINI

Come avevamo previsto ed anche empiricamente documentato la mostra "Lo stile dello zar" si sta rivelando, anche in relazione agli ingenti investimenti pubblici che ha attivato, un vero e proprio buco nell'acqua per gli organizzatori. Di seguito pubblichiamo l'odierno comunicato dei consiglieri provinciali Luchetti e Bini (PdL) che avevano al riguardo interrogato l'assessore competente.



«A seguito della nostra domanda di attualità che voleva conoscere i numeri dei visitatori paganti alla mostra in oggetto, l'assessore Napolitano ha comunicato che in 18 giorni la biglietteria ha registrato circa duemila biglietti venduti. Per una media di 111 visitatori al giorno. Alcune considerazioni allora vanno fatte.

Le mostre che hanno successo (tipo quella di Raffaello a Urbino) passano i 1.300 visitatori al giorno; quella sul futurismo a Rovereto ha passato i 1.100 biglietti staccati quotidianamente; mostre che non raggiungono i 300 visitatori pro die sono concordemente ritenute un flop. Teniamo anche conto che mantenendo questo trend di visite, la mostra incasserà a fine periodo circa 100.000 euro, quando solo per le spese di comunicazione e marketing sono stati impegnati 340.000 euro, come dichiarato dall'assessore Napolitano.

Invece di rilanciare entusiastiche ipotesi di affluenza sarebbe meglio che la Provincia si impegnasse a modificare e implementare le forme di propaganda e diffusione per cercare di impostare una drastica inversione di tendenza e consentire che impegni così gravosi per le finanze pubbliche abbiano risultati più soddisfacenti.

Possiamo convenire con l'assessore che il successo di una mostra non si misuri solo con il numero dei visitatori, ma certo allora la comunicazione istituzionale dovrebbe sottolineare quegli altri aspetti positivi che la Giunta Provinciale asserisce essere presenti piuttosto che magnificare dei dati di frequenza che, purtroppo, al momento sono invece molto deludenti.».

ZARUCCI


TENDENZA CORRIERE


"Sono stato a visitare con un piccolo gruppo di colleghi professionisti la mostra "Lo stile dello zar".

L'impressione non è stata entusiasmante, ma comunque discutibile e il mio invito e quello dei miei amici è di invitare alla discussione su questo imoegnativo evento gli intellettuali pratesi e la popolazione anche per evitare di ripetere errori di scelta......" Inizia con queste parole una lettera firmata di un cittadino. Pubblicata dal "Corriere di Prato", ma non dagli altri quotidiani locali.

Le osservazioni critiche sul "grande evento" in svolgimento al Museo del Tessuto cominciamo, dunque, a filtrare, se pur a fatica, tra le maglie di una ferrea cortina di "applausi e plausi" che, epr adesso vede impegnati i maggiori giornali stampati e web cittadini.

Noi ovviamente non possiamo che concordare con ciò che sostiene il nostro concittadino ed il suo gruppetto d'amici. E confidiamo che, finalmente, Prato cominci, senza il paraocchi della propaganda, a riflettere sulla complessiva utilità della mostra di Via Santa Chiara.

CRISI


GOVERNO IN PERICOLO


Dopo la sentenza di ieri della Corte Costituzionale molti commentatori politici vedono assai in pericolo la stabilità del governo Berlusconi. Troppe, secondo loro, le nuvole nere che si addenserebbero su Palazzo Chigi e sul premier. Dopo aver passato buona parte dell'estate infilato fino al collo nello scandalo delle escort e delle fieste a Palazzo Grazioli, adesso Silvio Berlusconi si dovrà ripresentare ai processi milanesi per essere giudicato sul'affaire Mills e sul caso delle plusvalenze cinematografiche. In precedenza sul capo di Mediaset era piovuto la tegola della condanna a rifondere 750 milioni di euro al suo avversario più temibili, Carlo De Benedetti.

Nella sua stessa maggioranza le fibrillazioni appaiono, a questi osservatori, assai rilevanti. A cominciare dalle posizioni via via originali che sta prendendo il presidente della Camera Gianfranco Fini. E se anche i sondaggi confermano e rafforzano la popolarità di Berlusconi ed il giudizio positivo sull'attività del suo governo, attribuendo pure al PdL un'elevata capacità di attrarre il consenso degli italiani, si profetizzano il ricorso ad elezioni anticipate ovvero un doverso presidente del Consiglio.

Purtuttavia a noi sembra che l'arma letale in mano all'opposizione sia quella che, stamattina, ha offerto il Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini.

Che ha proposto, addirittura, che tornino ad essere i bidelli a farsi carico della pulizia delle scuole e delle aule!

Che, ovviamente, appare a tutti una proposta di buon senso e di buon risparmio (l'appalto esteno delle pulizie nelle scuole costa allo Stato, cioè a tutti noi, circa 1 miliardo d'euro all'anno...).

Ma qualcosa ci dice che sarà su questa cosa, se la Gelmini oserà a provare di portarla fino in fondo, che si aprirà una vertiginosa crisi di Governo. Come già molte reazioni, sindacali e non, lasciano presagire.

INTERNAZIONALE


MOMENTACCIO!


NOVE ROMANI HANNO DECISO DI RIMANDARLO A PROCESSO

UNO SVIZZERO GLI SFILERA' 750 MILIONI DI EURO

UN ALBANESE VUOLE LA SUA SQUADRA DI CALCIO

UN BRASILIANO LA STA PORTANDO IN SERIE B

UN LIBICO GLI HA SOFFIATO 3.000 MILIONI DI EURO
UNA NAPOLETANA L'HA INGUAIATO
UNA BOLOGNESE L'HA LASCIATO

UNA BARESE LO HA DEBILITATO

mercoledì 7 ottobre 2009

RITA


Lodo Alfano, Bernardini: una sentenza giusta non consente alla corte di ricostruirsi una verginità che non ha

• Dichiarazione di Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

Non è che se la Corte Costituzionale fa una sentenza Giusta come quella di oggi – e come altre nel settore dei diritti civili – ciò le consente di ricostruirsi una integrità che non ha.
La Corte continua da decenni a giocare la partita della politica in modo che a volte lascia il sospetto di essere volutamente provocatorio, schierandosi con una o l’altra parte della mafiosità partitocratica.
Con sentenze che poco hanno a che fare con le norme e i dettati costituzionali – ha impedito al popolo italiano di votare SI o NO sul Concordato, sui reati d’opinione, sui tribunali militari, sulla smilitarizzazione della Guardia di Finanza (1977); sui reati d’opinione e associazione, sulla caccia, sulla legalizzazione delle non droghe, smilitarizzazione Guardia Finanza, localizzazione centrali nucleari (1980); di nuovo sulla caccia e sul sistema d’elezione del CSM (1986); sulla legge elettorale del Senato e su quella dei Comuni (1990); sulla pubblicità RAI – TV, sulla Tesoreria Unica, sul sostituto d’imposta, sul Servizio Sanitario Nazionale, sulla cassa integrazione straordinaria, si nuovo sulla legge Elettorale Camera e su quella del Senato (1994); ancora sulla Legge elettorale di Camera e Senato, sulla Legalizzazione delle droghe leggere, sul sistema elettorale del CSM, sulla smilitarizzazione della Guardia Finanza, sulla Responsabilità civile dei Magistrati (riproposto dopo il tradimento del referendum Tortora vinto nel 1987), sull’aborto di Stato, sulla limitazione della pubblicità nella RAI - TV, sulla ritenuta d’acconto, sul Servizio Sanitario Nazionale, sulla scuola elementare, sul Pubblico Registro Automobilistico (1995); sul Collocamento al lavoro, sul lavoro a
Tempo determinato, sul Part time, sul Lavoro a domicilio, sul Sostituto d'imposta, sulla Smilitarizzazione della guardia di Finanza, sulle Pensioni di anzianità, sul Servizio sanitario nazionale, sul Monopolio Inail, sulla Responsabilità civile dei magistrati, sulla Carcerazione preventiva, sui Termini ordinatori e perentori, sui Patronati sindacali (1999); sulla fecondazione assistita (referendum totalmente abrogativo) (2004).
Insomma, la Corte Costituzionale ha impedito all’Italia e agli italiani di percorrere fino in fondo, come stava per accadere, il cammino della sua modernizzazione e del suo allineamento con i Paesi che quel percorso avevano da tempo intrapreso con grandi vantaggi civili, sociali e democratici. (radicali.it)

UILvsUIL


SINDACATOCRAZIA


Con un volantino a firma del segretario provinciale della UIL-enti locali Luciano Mencacci, recente candidato tra l'altro alla presidenza della Provincia per la lista civica "Città per Noi" e, dunque, affine alla maggioranza che ha conquistato il Comune, quel sindacato denuncia, con "...vivo rammarico...", "...la sostanziale inesistenza...." ..di relazioni sindacali con il Comune di Prato e... "...un forte immobilismo nel dar corso alle trattative previste anche dai contratti nazionali di lavoro...".

Naturalmente questa presa di posizione fortemente critica nei confronti dell'amministrazione comunale e della Giunta sarebbe passata, in altro momento, sotto silenzio se non fosse per il fatto che l'assessore che dovrebbe gestire le relazioni sindacali del Comune di Prato è Annalisa Nocentini, ovvero l'ultimo segretario generale della UIL pratese ed, ovviamente, il responsable gerarchicamente superiore a Mencacci nell'organizzazione!

E' singolare che per gestire in maniera corretta i rapporti tra Comune e sindacati proprio il segretario di categoria dell'UIL non trovi di meglio che diffondere un volantino assai velenoso.

Ma non sarebbe stato meglio una telefonata con la Nocentini, un incontro a quattr'occhi, una chiacchierata più o meno amichevole nelle stanze di Via Santa Trinita?

Non si comprende la ragione o l'utilità di affidarsi ad una pubblica presa di posizione per risolvere, evidentemente, questioni tra due appartenenti alla medesima sigla.

Se, invece, fosse una specie di faida di potere interna all'UIL non si capirebbe lo stesso il senso del volantino: perchè investire i lavoratori di beghe dentro a quel sindacato? Peraltro senza indicare quali vie di uscita, di conciliazione, di ricomposizione del rapporto si auspicano?

FACCETTE

FACCINE COMUNALI


Pare che ieri la Giunta abbia deciso l'introduzione presso gli uffici del Comune di Prato delle "faccette" con le quali esprimere la soddisfazione dell'utenza rispetto al servizio richiesto ed avuto. In pratica si tratta dell'attivazione, anche da noi, della proposta nazionale del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta al fine di provare a misurare, con qualche oggettività, il funzionamento dei pubblici uffici e dei pubblici impiegati.

In pratica in ognuno degli uffici individuati dall'amministrazione per questo scopo (ci immaginiamo che si tratterà, prevalentemente, di uffici che svolgono front office...) verrà installata una macchinetta con il simbolino "emoticon".

Toccando lo schermo il cittadino potrà esprimere il suo gradimento del servizio scegliendo la faccina sorridente se sarà stata soddisfatto completamente, quella neutra se non avrà notato alcun motivo di gradimento nè di insoddisfazione, quella corrucciata se il servizio non lo avrà soddisfato.

Le statistiche estratte periodicamente dal programma consentiranno sia ai responsabili dell'ufficio che agli amministratori di intervenire laddove, evidentemente, i risultati non siano stati quantomeno sufficientemente in linea con le aspettative medie degli utenti.

Si tratta, pertanto, di una misura e di uno strumento di semplice attivazione e di immediata funzionalità anche per la modesta collaborazione chiesta ai cittadini-utenti.

martedì 6 ottobre 2009

STILISTI




La mostra “Lo stile dello zar” continua a richiamare ogni giorno sempre più visitatori al Museo del Tessuto, dove è allestita. Le cifre di questi primi giorni di programmazione sono sicuramente lusinghiere e dopo il terzo week end il trend non si è assolutamente fermato, lasciando ben sperare anche per il periodo intermedio che sta tra il lancio dell’evento e il periodo natalizio, quando sicuramente molte persone si muoveranno sia dall’Italia sia dall’estero. Ma è proprio sui numeri che si incentra una interrogazione presentata dai consiglieri provinciali del Pdl Giovanni Luchetti e Riccardo Bini che chiedono di sapere “i risultati in termini di biglietti venduti e di affluenza complessiva, con la separata indicazione degli ingressi a pagamento; quale sia il target di visitatori che si riterrebbe soddisfacente; quali siano gli strumenti che si intende porre in essere per rilanciare la promozione dell’evento nei prossimi mesi”.

SUNNA


Islam: a nessuno è concesso di celare la propria identità

• Dichiarazione di Emma Bonino

E' da tempo immemorabile che sostengo che indossare il burqa o il niqab integrale in pubblico viola, non solo le leggi dello stato in materia di sicurezza, ma soprattutto un concetto base della democrazia e dello stato di diritto, quello della piena assunzione della responsabilità individuale. Per questo a nessuno è concesso di celare la propria identità, anche se in nome di usanze tribali. Di questo si tratta e non di Islam, come da anni ci spiega l'Imam Tantawi ed altre alte cariche della sunna islamica, compreso in questi stessi giorni. Cosa c'entri poi il fatto di garantire la libertà religiosa, come affermato da qualche collega del PD, è un mistero." Lo afferma Emma Bonino, Vice Presidente del Senato, in riferimento al dibattito che si è sviluppato in queste ore attorno alla proposta di legge presentata oggi dalla Lega sul divieto dell'uso del burqa in Italia.

BARACCA


TEATRO LA BARACCA STAGIONE TEATRALE 09-10
“SIPARIO APERTO” - Circuito regionale dei piccoli teatri della Toscana


IL TEATRO INTESO COME MILIZIA

Rassegne: La memoria scomoda - Le marzocomiche - Teatro ragazzi

LA MEMORIA SCOMODA
Sabato 10 , Domenica 11 ottobre 2009
L'INFANZIA NEGATA DEI CELESTINI

E’ il racconto del tristemente famoso orfanotrofio di Prato, fondato nel 1934 da padre Leonardo e chiuso nel 1966, il cui processo costituì il primo scandalo nazionale sulla triste condizione di molti orfanotrofi italiani.
scritto e interpretato da Maila Ermini
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Sabato 17, Domenica 18 ottobre 2009
DRAMMA INTORNO AI CONCUBINI DI PRATO

Era il 1956. Mauro Bellandi e Loriana Nunziati furono definiti ‘pubblici concubini e peccatori’ dal vescovo di Prato Pietro Fiordelli per essersi sposati col solo rito civile. Gli sposi lo denunciarono per diffamazione. Il vescovo fu condannato in primo grado e poi assolto in appello. Il processo vide l’Italia spaccata in due: chi difendeva il vescovo, sostenendo che egli aveva compiuto il suo dovere religioso, chi invece lo voleva punito, perché nella censura del prelato vedeva una crociata della Chiesa contro i matrimoni civili, tutelati dalla Costituzione.
Scritto e interpretato da Maila Ermini, con Gianfelice D’Accolti
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Sabato 24, Domenica 25 ottobre 2009
VITA RESTANTE DI CARNEFICE

Vita immaginaria e reale di Karl Laqua, il ‘boia di Figline’
Del ‘boia di Figline’ di Prato conosciamo la data e il luogo di nascita, che era un maggiore della Wehrmacht; la sua esistenza ‘scompare’ dopo l’eccidio. Il dramma ripercorre i fatti di Figline, e si inventa la vita del carnefice proprio sulla base di quella vicenda, studiata sui fascicoli processuali, sulle testimonianze e gli scritti. E anche ricordando la storia di chi, con quei tedeschi ultimi e terribili occupanti di Prato, venne casualmente a vivere.
Scritto e interpretato da Maila Ermini
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Sabato 7 , Domenica 8 novembre 2009
LARIS PULENAS

Il sarcofago di Laris Pulenas, magistrato e forse anche aruspice, è esposto al Museo Nazionale di Tarquinia. Qui si immagina uno squarcio della sua vita, a Roma, in un periodo di completo romanizzazione dell’Etruria. Un tempo, come il nostro, carico di problematiche morali e civili con cui il sacerdote si confronta.
Scritto e interpretato da Maila Ermini, con Gianfelice D’Accolti
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Sabato 21, domenica 22 novembre 2009
GONFIENTI, STORIA DI UNA BATTAGLIA

Prima nazionale
Cronaca personale e politica della battaglia per la città etrusca sul Bisenzio, detta di Gonfienti.
Scritto e interpretato da Maila Ermini

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Mercoledì 31 marzo, Giovedì 1 aprile 2010
CATTIVO LADRONE

Il cattivo ladrone, il personaggio più dimenticato del racconto evangelico, il reietto per eccellenza, si rivolge dall'aldilà al Papa (e a tutti i potenti) rivelando un esito inaspettato della sua storia.
scritto e interpretato da Gianfelice D’Accolti
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LE MARZOCOMICHE
Sabato 27, domenica 28 febbraio 2010
CENERENTOLA E' ANDATA VIA

Una rivisitazione della vecchia favola in chiave comica e attuale. Cenerentola, ormai sposata col Principe Azzurro, stanca del suo lavoro e di essere maltrattata, decide di morire per una settimana. Attraverso un buchino, dall’Aldilà, guarda il marito e i figli, vede e registra quello che accade nella sua casa senza di lei. Dal lunedì alla domenica.
Scritto e interpretato da Maila Ermini
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Sabato 20, domenica 21 marzo 2010
LA CHISCIOTTA (E SANCIO PANZA OPERAIO)

Prima nazionale
Versione moderna e al femminile del classico cervantino, dove la Chisciotta, assistita da un Sancio Panza ex-operaio tessile pratese, va in giro per il mondo a tentar di vivere i suoi ideali.
Scritto e interpretato da Maila Ermini, con Gianfelice D’Accolti.
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TEATRO RAGAZZI - PERIODO NATALIZIO
13 dicembre 2009
PAGLIACCIA SECCA E L'ALBERO DI NATALE*

Pagliaccia Secca ha il compito di costruire alberi di Natale...Ne ha tanti da costruire, di qua e di là, e il direttore Assoluto le dice di far veloce, sempre più veloce!...Ma a Pagliaccia non riesce di far presto, perché le piace stare con i bambini...Alla fine è sempre in ritardo, ma il suo albero è specialissimo, le palline contengono alcune storie e qualche sorpresa. Naturalmente ne combina di tutti i colori!
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26,27,28 dicembre 2009
GROSSO...COLPO DELLA STREGA! (Ma è la Befana che piglia i regali a Babbo Natale?)*

Uno scherzo della Befana, oppure questa volta è accusata ingiustamente? La mattina che Babbo Natale deve partire per portare i regali, chissà perché si sveglia tardi e…non trova più i pacchetti che aveva preparato! Chi glieli ha rubati? Qualcuno accusa la Befana, sarà vero?
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1,2,3 gennaio 2010
LA BEFANA BARBAGIANNA

Un classico del repertorio. La Befana Barbagianna insieme alla sua assistente Miccichina, che preparano le calzette: ma qualcosa va storto a causa di qualche ospite inatteso, fra cui il Fantasma Thoperduto e la Luna. Divertentissima.
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TEATRO RAGAZZI - LE DOMENICHE A COLORI
17 e 24 gennaio
DINA, LA VESPINA*

Dina è una vespa decisa a difendere tutte le vespe contro cui gli uomini lottano in continuazione. Gli uomini distruggono i loro alveari, mentre di notte loro dormono. E allora Dina è mandata dagli uomini a parlare. E’ una difficile missione , quella di Dina. Le cugine api sono amate, loro no, perché non producono il miele. Ma allora, a qualcosa serviranno le vespe, no? (Dai 4 anni)
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31 gennaio e 7 febbraio 2010
PAGLIACCIA SECCA, PROF D'EDUCAZIONE CIVICA*

Pagliaccia è ‘prof’ di educazione civica. Farà lezione all’Uccello Cacatone, che, indisciplinato e dispettoso com'è, sarà il primo scolaro di Pagliaccia. Ma arriveranno anche altri personaggi, come il Signor Assoluto, direttore del Circo dove lavora Pagliaccia che deve imparare le buone maniere; il Signor Spesa-Grande, che pretende addirittura di parcheggiare la sua automobile in classe, e l'incredibile curiosissimo albero Pero Però, che non vuole proprio esser di meno degli altri...Ne vedremo delle belle! (Dai 4 anni).
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14 e 21 febbraio 2010
BACO GIGI SCIO’ *

Novità 2010
Baco Gigi vive nella sua mela. Un giorno però, siccome raccolgono la mela che è casa sua, finisce al mercato. Dal mercato, dove comprano la mela rossa, finisce insieme ad altri frutti. Alla fine finisce in un piatto e sta per essere mangiato…quando…E’ qui che inizia il vero BACO GIGI SCIO’! (Dai 4 anni).


Gli spettacoli contrassegnati con l’asterisco sono presentati anche in matinée per le scuole.
Costo dei biglietti Spettacoli 10 Euro; spettacoli teatro ragazzi 6 Euro.
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Teatro La Baracca via Virginia Frosini 8 - Prato
Telefoni 0574-812363 ; 3332713136
labaracca@tin.it; www.teatrolabaracca.com

IPOD



Scoppiava due anni fa il "famoso" concorso dell'I-POD. Ovvero il caso di quel concorso durante il quale ad uno dei concorrenti venne concesso, dalla commissione esaminatrice, di presentarsi in aula con il proprio i-pod e di mettersi le cuffiette per ascoltarne il contenuto (musica rilassante...a suo dire).

Grande fu il trambusto che sconvolse gli uffici comunali e si riverberò con frastuono sulle cronache dei giornali locali. Naturalmente il concorso fu annullato. Si scatenarono estensori di scandalistiche lettere anonime. E, of course, intervenne la magistratura. Che con dispiego di mezzi e tecnologia (l'i-pod fu sequestrato durante un blitz dei carabinieri presso il domicilio del concorrente..) tentò di verificare se veramente nella macchinetta fosse stata registrata solo musica...

Ci fu un rincorrersi di voci su presunti avvisi di garanzia ricevuti da questo o quel componente la commissione di concorso incriminata. Si sprecarono interrogazioni ed interventi in consiglio comunale. Perfino i sindacati dissero la loro. I due dirigenti "colpevoli" dell'ammissione dell'i-pod furono, in seguito, trasferiti ad altri incarichi.

Da allora nessun altra notizia è pervenuta da Viale della Repubblica. L'inchiesta risulta ancora in corso. O, forse e più probabilmente, è stata definitivamente archiviata in maniera del tutto indolore e nel silenzio assoluto di tutti i protagonisti. Così vanno, in Italia, ed anche a Prato, le notizie che riguardano il lavoro della giustizia. O no?

ZELO


LO STILE DELLA NAZIONE


Ieri sulle pagine locali del principale quotidiano toscano è apparso un altro dei molti articoli-velina che inneggiano, con zelo eccessivo, al, presunto, successo della mostra "Lo stile dello zar".

Un'entusiasta neofita della redazione dava conto che, secondo le stime ufficiali dei responsabili della mostra, in 15 giorni la stessa sarebbe stata visitata da "ben" 3.100 cittadini.

A noi risultano cifre assai diverse. Se prendiamo come base dei commenti l'unico dato oggettivo: ovvero il numero dei biglietti effettivamente staccati al box office. Ebbene a noi risultano venduti, a domenica 4 ottobre, 1.933 biglietti! Per una media di affluenza giornaliera pari a 128 persone!!! Che, per questo tipo di evento (e per i costi a carico della comunità...) non può essere definito sicuramente nè un successo e neppure una performance incoraggiante. Specialmente alla luce del fatto che i primi 15 giorni di una mostra sono (per l'attenzione mediatica accesa...) sono quelli dove si concentrano le maggiori affluenze. In questo caso, peraltro, ampiamente facilitate dalla straordinaria stagione meteo che ha interessato la nostra città!

STAMPA


MAZZETTE COMUNALI


I consiglieri comunali dovranno farsene una ragione! Nei prossimi giorni sul tavolo dei gruppi non troveranno più una serie di quotidiani Non più l'Unità, nè il Manifesto, nè il Secolo d'Italia o Libero. E nessun altro quotidiano che, più o meno, possa avere le sembianze di giornale di partito.

D'ora in poi oltre ai quotidiani locali (Nazione, Tirreno, Corriere di Prato) i nostri rappresentanti istituzionali potranno tenere tra le mani solo Repubblica, Corriere della Sera, Giornale, Sole24ore.

La drastica decisione di tagliare l'acquisto di taluni fogli di stampa è stata presa dalla presidenza del Consiglio Comunale per più ragioni. Intanto per la riduzione dei costi: l'acquisto dei quotidiani costava al Comune di Prato circa 4.000 euro all'anno. Con il taglio effettuato si cerca di dimezzare il costo dell'informazione gratuita per i consiglieri. A far propendere per la soluzione di riduzione (bipartisan...) della stampa è stata anche la constatazione che i consiglieri hanno a disposizione una quotidiana e completa rassegna stampa (sia in carta che elettronica), più che sufficiente, a giudizio della presidenza del Consiglio Comunale, a fornire a ciascun consigliere interessato le notizie, locali e nazionali, più interessanti del giorno. Altro elemento che ha contribuito alla decisione è stato anche il constatare che, giornalmente, molti dei quotidiani acquistati "sparivano" dal tavolo di lettura comune. Per finire, con ogni probabilità, nella "mazzetta" personale di qualche "furbetto" .

Sono comunque destituite di ogni fondamento le dicerie di qualche "untore" che, sul web, veicolava un'interpretazione tutta politica della vicenda del taglio della stampa: la nuova maggioranza di "destra" ha deciso di "far fuori" tutte le testate "nemiche".

In realtà l'operazione, con la quale concordiamo, appare come una corretta riduzione dei costi ed insieme una razionale distribuzione, anche informatica, delle informazioni desunte dagli articoli della stampa italiana.

lunedì 5 ottobre 2009

INTERPORTO


LETTERACCIA


Spett.le Il Tirreno
Spett.le La Nazione
Gent.ma Sig.ra Ciampi Giulia - Circoscrizione Est
Gent. Sig. Ciardi Alessandro - Circoscrizione Est

Siamo alcune persone che facevano parte del Comitato Terra di Nessuno, quel Comitato che tanto ha lottato contro la segregazione dovuta alla costruzione dell'ingresso lato tir dell'Interporto di Prato, che di fatto ci ha separati da tutto il comune di Prato stesso.
Premettiamo che dopo ANNI di lotta, di lettere scritte sui giornali ecc, abbiamo trovato un accordo con Interporto che speriamo venga messo in opera con i fatti quanto prima, e pertanto il Comitato non ha più senso di esistere.
Perchè vi scriviamo?? E' con grande meraviglia che oggi leggiamo sul giornale dei cittadini della Macine che protestano perchè Interporto ha chiuso le porte: sono solo 5 anni che Interporto lo diceva, finalmente si son decisi!
Lo sapevano benissimo i quotidiani locali perchè sono stati da noi largamente interpellati (in particolare i quotidiani sono stati contattati dalle Sig.re Bogani e Lunghi); lo sapevano le istituzioni comunali (il sindaco Romagnoli ci ha incontrati 1 volta dopo di che la sua segreteria si è sempre rifiutata di concederci una seconda occasione, abbiamo incontrato le'ex Assessore Giardi, l'ex Assessore Ciuoffo e altri), provinciali e la Circoscrizione (abbiamo parlato più volte con la Presidente Berti). Lo sapevamo tutti!
E i signori della Macine credevano forse di essere figli della gallina verde e che Interporto non avrebbe chiuso quelle sbarre che aveva più volte preannunciato di chiudere?
Lo sapevano al circolo della Macine, dove personalmente la Sig.ra Bogani aveva parlato con alcune persone del problema chiusura Interporto, e lasciato il suo numero di telefono per essere ricontattata: si sa l'unione fa la forza.
Ci permettiamo di scrivere perchè ci sono diverse cose nell'articolo che non sono esatte:
1) I giornalisti sono stati invitati più volte a venire a documentare la nostra situazione, solo il dott. Biagiotti ci ha contattati, la signora Lardara interpellata non ci ha mai contattati, per il Tirreno. Anchei giornalisti de La Nazione sono venuti ed hanno documentato il disagio, specie quello relativo alla futura (oggi attuata) chiusura delle sbarre (ho le fotocopie degli articoli degli ultimi 5 anni).
2) “Nessuno (di questi signori)” della Macine e di Gonfienti, è costretto a un lungo giro per arrivare a banche e scuole” solo noi che abitiamo alla palafitta abbiamo questo onore. Non ci sono banche raggiungibili da dentro Interporto senza passare da Ponte Petrino, e a quel punto questi signori fanno prima a passare da via Firenze. Le scuole, idem come sopra. Uffici, questo si, per andare in circoscrizione, anche NOI facevano prima attraversando Interporto. Lo stesso dicasi per il cimitero.
3) Vorrei sapere il Sig. Vezio dove va a comperare le verdure, visto che in Gonfienti non ci risulta essere negozi di nessun genere. Vengono vendutele verdure eludendo il fisco?? Noi non possiamo andare a prendere il caffè al Bar Folletto (passando da Inteporto), o ad acquistare il pane eppure non ci lamentiamo (e sono esercizi commerciali).
4) Leggo ancora: “due comunità isolate, tagliate fuori ...” ai Gonfientini di quelli della Macine poco importa, a loro basta la chiusura del borgo tramite una ztl dove possono stare da soli con ex sindaci ora in Regione e i personaggi dello spettacolo ivi residenti.
5) E noi della palafitta ? Non siamo più tagliati fuori di loro? Ma nessuno se ne preoccupa, eh, noi non abbiamo santi in paradiso.
Ed ora veniamo a noi: sono 5 anni che noi cittadini della Terra di Nessuno litighiamo con Interporto e con il Comune di Prato.
Voi signori della Macine e di Gonfienti finora dove eravate?
Quando vi abbiamo invitato alle riunioni, alle merende,alle nostre azioni di protesta dove eravate? Quante volte ci siamo sentiti rispondere: “oh proprio quel giorno lì sono al mare! Oh proprio tra 15 giorni? Che peccato, ho un impegno!“
Mica vorrete oggi quella solidarietà che per primi avete negato, vero?
Vi ricordate quando vi mandammo il volantino che diceva: “Oggi succede a noi, domani potrebbe succedere a te!” ? Siamo stati profeti evidentemente.
Come ci siamo sentiti isolati, quando delle persone di Gonfienti ci dicevano “Allora, avete ottenuto nulla? Noi si sta bene, Interporto non ci da noia, per noi non cambia nulla” adesso avete cambiato idea?
Non state più bene? Chiedano a qualcuno a chi abita nel borgo di fare spettacolo per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Voi isolati? Ma quando!
Noi come usciamo di casa abbiamo tre alternative: andare a camminare sulla via Cellerese dove le auto sfrecciano e rischiamo di essere investiti, andare a camminare in tangenziale....e non sembra opportuno, oppure andare nel pezzo di via Cellerese che va a Gonfienti, pieno di gente in cerca di compagnia.
E voi siete isolati? Ma raccontatelo a qualcun'altro!
Ah certo.... noi che siamo della parrocchia di Gonfienti andiamo a messa altrove perchè a Gonfienti c'è la ztl (noi per la parrocchia siamo di Gonfienti ma per il comune no) e non abbiamo il permesso per passare da Gonfienti. Ma a nessuno è mai importato niente. E per i Gonfientini, noi non siamo dei loro.
Adesso vi svegliate?
Non montiamo polemiche inutili, tutti sapevamo dello sviluppo di Interporto e di come lo stesso sarebbe stato chiuso, cosa che mi sembra anche giusto dopo gli incidenti che vi sono accaduti. La chiusura è solo per salvaguardare la nostra salute. Non ci avete voluto ascoltare! Bene adesso fate come noi, arrangiatevi e fate qualche chilometro in più, esattamente come facciamo noi già da molto tempo.

per Ex Comitato Terra di Nessuno
Bogani G. Lunghi L.

ETRUSCHI


UNA PROPOSTA


Probabilmente nei primi mesi del 2010 verrà, finalmente, inaugurata la nuova sede della nostra Biblioteca Centrale "Alessandro Lazzerini". Nelle splendide sale della restaurata e ristrutturata fabbrica tessile Campolmi di Via Santa Chiara, proprio accanto al Museo del Tessuto.

Sarà un avvenimento importante per Prato. Perchè la Biblioteca godrà di una sede prestigiosa, ampia, ben organizzata e con ampi spazi esterni con una goduriosa vista sulle splendide mura medievali. I cortili della Biblioteca paiono uscire, vedere per credere, dalle visioni metafisiche di Giorgio De Chirico della serie città d'Italia!

Ebbene proprio utilizzando la data in cui verrà inaugurata e riaperta al pubblico la nostra massima Biblioteca proponiamo di esporre, negli spazi interni a ciò destinati, ovvero nei cortili esterni, una grande mostra-evento della città etrusca di Gonfienti e dei mirabili reperti lì rinvenuti. A cominciare dalla favolosa kylix di Douris, attualmente chiusa in una cassaforte fiorentina della Soprintendenza!

Ci pare che quella della presentazione al pubblico dei locali della nuova Biblioteca sarebbe occasione opportuna e favorevole per allestire alla Campolmi anche una esposizione di quella che da molte parti viene ritenuta una delle più grandi scoperte del secolo riguardo l'archeologia etrusca e la storia originale della nostra città.

Noi pensiamo, in particolare, ad una ricostruzione virtuale e, parzialmente, anche materiale della grande domus (1.400 metri quadri...) dissepolta a Gonfienti. Alla ricostruzione con i materiali in possesso della Soprintendenza fiorentina della mirabile copertura della casa patrizia gonfientina. Ad un percorso didattico-visivo attraverso il quale si ricostruiscano la vita della città etrusca sul Bisenzio; la sua importanza all'interno dell'organizzazione regionale dell'Etruria, qualificando le emergenze archeologiche che legano Gonfienti ai ritrovamenti effettuati in Calvana; i legami con Marzabotto, ecc. ecc.

Sarebbe l'occasione per Prato per riscoprire una sua identità assai più antica di quella attribuitale dalla storiografia ufficiale. Che, ad esempio, porterebbe l'origine della nostra città assai più indietro di quella di Firenze. E che consentirebbe di illustrare una capitolo del tutto nuovo della vicenda etrusca nella nostra regione ed in Italia.

All'interno della mostra-evento dovrebbe essere anche organizzato un'apposito convegno di studi, con la partecipazione dei maggiori specialisti della storia e dell'archeologia etrusca, nel quale fissare l'importanza eccezionale della città etrusca sul Bisenzio.

La proposta potrebbe essere realizzata a costi assai più modesti di quella attualmente in corso (Stile dello Zar) presso il Museo del Tessuto. Ma con esiti prevedibilmente assai superiori sia in termini di attenzione dei cittadini che dei media, locali, nazionali ed internazionali.

VERZE'


Nel nostro genoma c’è anche la religione


Anticipiamo l’articolo di Don Luigi M. Verzé che uscirà sulla rivista Kos il 7 ottobre. Kos è il bimestrale di cultura, medicina e scienze umane dell’Editrice San Raffaele che intende promuovere la visione della cultura propria del San Raffaele: da un lato la riflessione filosofica, dall’altro quella scientifica. Il numero tra pochi giorni in libreria è dedicato ai rapporti tra politica e religione, con interventi - tra gli altri - di Sergio Romano, Giovanni Filoramo e del Cardinale Carlo Maria Martini. (giornale.it)

di don Luigi Verzè*


Se non fosse perché ho l’età, non indulgerei a parlare di politica, tanto meno di religione. Sintetizzo qualche mia opzione.
Quanto a politica ne ho viste di tutti i colori. Ho convissuto con il Fascismo senza alcun mio interesse personale. Allora badavo a studiare i Padri della Chiesa, S. Giovanni Crisostomo in particolare, dal quale attinsi anche idee politiche, o meglio di politica e di religione. Non tollerava – era Vescovo di Costantinopoli – la disparità tra ricchi e poveri, ma soprattutto il lusso e gli sprechi della imperatrice Eudossia che per i suoi cavalli usava bardature e greppie d’oro, come Cleopatra. Oro e gioielli addosso alle sue dame e cortigiani che, senza pudore, insieme alla poveraglia ascoltavano le omelie irruenti dalla sua bocca d’oro. Così si guadagnò di morire in esilio sul Mar Nero con nella bocca d’oro le parole: «Gloria a Dio per tutte le cose». Eravamo nel 400 d.C.
Ebbi solo un incontro squisitamente fascista: mi preparavo all’esame di maturità classica ed era d’obbligo l’esame in ginnastica, come in cultura militare. Camminando soletto, nero-vestito in braghe e giacchetta, incrociai un gruppetto di alti notabili in divisa. Tentai di svignarmela, ma uno di quelli mi bloccò: attenti! Più magrolino che mai, accostai i tacchi e tremolando sussurrai: «Ma io vado prete!». La voce del più alto e più graduato tuonò: «Potrai, almeno, salutare!». Allungai, rigido, mano e braccio destro. Quel saluto romano fu il mio unico segno di appartenenza all’epoca fascista.
Con il Fascismo ho visto l’Hitlerismo, lo Stanilismo, il Caudillismo, il Degasperismo o Sturzismo con tutti i loro derivati, bombardamenti compresi. Ma ho visto e goduto con i miei sciuscià anche l’Americanismo e i benefici del Piano Marshall. Ho visto anche il Degollismo, il Craxismo soffocato in sul nascere. Ho visto, perfino, il Castrismo e l’ho aiutato a togliersi il tabù contro il Cattolicesimo. Anche Gheddafi l’ho incoraggiato ad avvicinarsi all’Italia, pur tenendo a bada le tribù berbere e beduine.
Esaurite le contrapposizioni massimaliste, ora sto vedendo il Berlusconismo. Non mi esprimo, perché di questo intelligente e orgoglioso italiano sono vero amico e so che il patrimonio della sofferenza ce l’ha: per un intelligente quel patrimonio vale più di qualsiasi altro. Solo vorrei che il Signore gli desse lumi per aiutare l’Europa a essere più degna della sua cultura e del suo cristianesimo.
Sempre in tema di politica, debbo confessare che il mio ideale di uomo politico è l’ateniese Pericle, figlio di Santippe, vissuto quattrocento anni prima di Cristo, di progenie aristocratica e ricca. La sua formazione politica originava dall’Aeropago, una specie di club house all’aperto, su una collina rigogliosa di olivi, tamerici e pini italici. Vi si radunavano i cervelli più raffinati in ogni scienza, anche teodicea, oltre che filosofica e politica.
Pericle, ispiratosi a Temistocle, può dirsi l’inventore della democrazia (demo-crazia = potere al popolo). Avversò e superò gli interessi di classe. Con la sua condotta e la sua cultura si guadagnò spontaneamente (oggi si direbbe con la maggioranza elettorale) la carica di Stratego che esercitò per trent’anni. Istituì l’eliea o tribunale, eletto democraticamente, per la vigilanza sulla politica democratica. Il suo ideale: la libertà individuale e la pace. Perciò, stipulò con l’eterna nemica Sparta una pace trentennale, quale barriera contro le voglie imperiali persiane. Avviò una politica liberale basata sull’associazionismo (cooperative ante-litteram) d’arte e mestiere. Creò inoltre il Consiglio dei Cinquecento per aiutare nei cittadini la consapevolezza di essere i veri artefici del progresso e della civiltà. Esaltò il primato della cultura. Da ciò il Partenone con le grandi sculture di Fidia. Sospinse la scuola di filosofia con Anassagora, il quale insegnava che tutto l’universo ha il suo epicentro nell’intelligenza o nous - ordinatrice delle particelle, che Democrito subito dopo chiamerà atomi; forse oggi li chiamerebbe adroni.
Pericle divenne campione nella promozione del bello e del buono. Costruì molti templi famosi, dedicati ad ogni devozione, simboli delle virtù umane. Con tutto ciò impresse ad Atene un che di eternità e stagliò la cornice entro la quale emersero molti grandi pensatori: tra tutti, Socrate e Platone.
Alla luce di quanto sopra, nulla mi periterei di chiedere ai governanti di oggi, neppure di durare per trent’anni. Io la penso come Kant: «La legge morale in noi e il cielo stellato sopra di noi».
Ho citato abbondantemente Pericle per avvalorare la mia modesta opinione: far politica e governare senza cultura (ma non la cultura d’oggi che è solo ostracismo) non è degno di noi uomini, tanto più italiani. Cultura politica non è partitismo. Penso ad una scuola di alta e altissima cultura politica, di politica economica, politica finanziaria, politica delle riforme, politica del globalismo ecc. Ma una scuola, insieme, integrata di filosofia metodica, di umanesimo, o valore divino dell’uomo. Una scuola degna di un Paese che è la più prestigiosa culla della civiltà.
Sono finiti i confronti tra estremismi. Carlo Marx e Max Weber sono conciliabili, a condizione di sapere e quindi insegnare che i beni della terra compresa la libertà sono di tutti. Che tutti siamo chiamati a produrre e distribuire tali beni, la cultura soprattutto. Che tutte le opinioni sono accettabili se gestite civilmente e non da galli da briga sanguinari e pettegoloni.
Ora debbo dire la mia opinione su «politica e religione». Non sono un ecclesiastico, sono soltanto sacerdote cattolico. Non credo alla teocrazia, neppure a quella che utilizza il Cristo come mezzo di potere e per catturar denaro.
È errato interpretare la storia di Israele come sistema teocratico. A Dio ci si ispirava, ma il potere era affidato a condottieri tipo Mosé Saul David, piuttosto disinvolto in rapporti extraconiugali, Salomone, il sapiente, ma donnaiolo peggio di David. Il potere qualche volta toccava anche alle donne di alto valore strategico-intellettuale, quali Debora e Giuditta. Tutti condottieri protesi, soprattutto, a salvaguardare dalla idolatria il popolo eletto, terreno riservato all’avvento del Verbo Incarnato.
Con il Cristo vera religione è dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, evitando ogni mistura di competenza anche quando i governanti fossero discoli, come dirà Pietro. Gesù era indulgente verso i peccatori e le peccatrici pubblici, ma detestava quei pavoni che si erigevano color papavero sugli artigli per impietosamente condannare in nome di Dio. A Gesù fan tenerezza quelli che, a capo basso per carico peccaminoso, in silenzio, chiedono a Dio pietà: questa è vera religione. La denuncia in pubblico è politica pubblicitaria, non religione. Quando il Cristianesimo è divenuto politica ha menato strage fra cristiani e no.
Prima di salire in cielo, Gesù disse: «Mi è stato dato ogni autorizzazione in cielo e in terra: andate dunque ad insegnare» (Mt 28,18). Exousia, infatti, non significa imposizione, né sopraffazione, ma autorizzazione in nome di Dio a fare il massimo del bene per escludere il male.
Paolo di Tarso, il più serrato apostolo di Cristo, così insegnava ai cristiani di Roma: «Rendete alle autorità costituite quello che è loro dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il rispetto, il rispetto. Infatti, il precetto non commettere adulterio, non rubare e qualsiasi altro comandamento si riassume in queste parole: amerai il prossimo tuo come te stesso», quindi anche le autorità costituite. L’amore non fa male al prossimo, conclude Paolo. Primo compimento della legge e l’amore (Rm 13,1-10).
Questa è religione essenziale. Stato del Vaticano e Santa Sede si possono tollerare perché la storia ce li ha portati in eredità, ma sono accidentali. Così le Nunziature ecc. Il sostanziale, però, è insegnare che il Regno di Dio non è di questo mondo e che il Regno di Dio è dentro di noi e, soprattutto, che il Verbo abita ormai nel nostro genoma. Questa è la religione, il resto è corteccia precaria.
Basta, dunque, frenare, la scienza come attrito alla fede! Basta imporre un’etica cui nessuno bada! Religione è insegnare di che cosa è fatto l’uomo e quindi chi è. Insuffliamo la cultura sull’uomo illustrando il come Dio l’ha stimato incarnandovisi. Dio che sta sempre aspettando, disse di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle. Non disse di cacciare fuori quelle rognose e ingrugnite, come s’usa con la scomunica. Anzi, disse di rincorrerle senza remore e con estrema tenerezza. Questa è religione!
Mi permetto di dire tutto ciò solo perché ho l’età.


* Preside della Fondazione
San Raffaele e Rettore
dell’Università Vita-Salute
San Raffaele

SBATACCHIATI


La casa dei matti


La cosa più difficile,in pratica quasi impossibile,è riuscire ad aggrovigliare con rigorosa costanza,situazioni già ingarbugliate.
Quelli del PD ci riescono con naturalezza,quasi con distaccata compiacenza. Organizzano infatti periodicamente casini tali che possono sembrare ai non addetti ai lavori allucinanti esercitazioni di alieni.
Il problema (che ricorre da decenni nella vita dei partiti) era di una indiscutibile semplicità: eleggere, dopo la sconfitta elettorale, il nuovo segretario del partito a Prato. I modi e le procedure per superare questo obbligato passaggio, comune a tutti i partiti,si sono modificati nel tempo. Si è passati dalle proletarie seggiolate risolutive del socialismo massimalista, all’investitura bulgara dei congressi del PCI anni cinquanta(e più tardi a burocratiche dialettiche contrapposizioni fra candidati decisi dalla nomenclatura); dalle memorabili contorsioni oratorie di stile democristiano ai colpi di mano inaugurati da Craxi; dalle leggendarie irrispettose e irripetibili dinamiche social-democratiche pesantemente personalizzate al più sicuro e rapido sistema berlusconiano, li nomino tutti io perché sono il più bravo.
Manco a dirlo, fra tanti esempi, i nostri amici-compagni sono riusciti ad escogitare un metodo originale quanto suicida.
Si lascia che un ex compagno, due mesi prima della convocazione formale dell’Assemblea, si auto-proponga, con solenni interviste giornalistiche eroicamente (l’aggettivo gli è stato pubblicamente attribuito da un vecchio umorale compagno del PCI) come segretario provinciale. Per ricomporre, dichiara con tranquilla sicurezza l’unità del partito e ritornarsene stanchissimo, esaurito l’eroico compito a più riposanti e consoni incarichi.
La bomba scoppia ma non provoca reazioni, non succede niente, silenzio assoluto. Non un fiato si leva dalla stanza dove sosta inquieto il popolo unificato. Non si trova un altro “eroe” prima del giorno del redde rationem. Così l’auto-candidato rimane per due mesi penzoloni dalla sua fotografia con le parole della sua intervista a mò di aureola da festa patronale. Si va, evidentemente verso una catartica unanime elezione e arriva la serata fatidica.
Si riunisce l’Assemblea in quel di Chiesanuova. Parlano, parlano, parlano, e l’auto- candidato che nessuno contesta se ne sta immobile come un rassicurante buddha di sinistra senza tradire la gioia di essere rimasto fino in fondo (siamo oltre mezzanotte) unico vincente candidato.
Votano. Ma nel segreto delle schede la palude si increspa, affiorano tutti insieme perfettamente organizzati inespressi dissensi. Come mefitiche bolle di metano portano in superficie antiche irritazioni, contrasti insanabili, perduranti incompatibilità. Così,il riferimento unitario,il buddha pacificatore riceve 64 voti a favore,62 contro(4 schede nulle,2 bianche) su 132 votanti.
Nel silenzio turbolento che annuncia la vicina tempesta il candidato unico viene proclamato segretario e, come d’uso, pronuncia dal palco in un’atmosfera già surreale due parole di infeilce circostanza. Perché già, mentre parla, inizia in sala una tragicomica commedia senza copione e senza regista, una scomposta recita a braccio. Non fa in tempo a scendere dal palco, infatti che la sua elezione viene formalmente contestata da gruppi fino ad allora sospettosamente silenziosi. Sono ormai le due di notte e la presidenza dell’Assemblea, vista la serietà minacciosa degli oppositori che promettono formali ricorsi, decide di “snominare” il segretario appena eletto.
Francamente fa amarezza sapere che tanta brava gente si sia incastrata senza scampo in un meccanismo quasi luciferino senza avere la forza o la voglia di reagire. Ma lasciamo andare.
Sono quasi le tre e tutti si aggrovigliano vocianti in un pandemonio indescrivibile per stabilire se il quorum va calcolato sui voti espressi o su quelli validi. Nel primo caso segretario vince, nel secondo caso perde. Sembra il gioco delle tre carte ma si tratta di una questione di lana caprina che neppure il prestigioso rappresentante regionale del PD sa risolvere. Ma all’improvviso, come nel film”Amici miei” arriva l’idea geniale, il tocco intelligente, la magia trascendentale. Si decide di telefonare ad un certo Batacchi di Firenze immemore presidente della così detta commissione regionale dei garanti, comunque sconosciuto dalla totalità dei presenti. Il “nostro” si dimostra inaspettatamente raffinato esegeta di questioni giuridico-procedurali, esperto e lucidissimo risolutore in extremis di caotiche situazioni. Un fenomeno. Perché tale deve essere uno che, svegliato alle tre di notte da un concitato portavoce che gli sottopone un rompicapo giuridico procedurale, non chiede un minuto per riflettere, per dare uno sguardo alla giurisprudenza ma sentenzia, forse ancora prima di svegliarsi completamente:la votazione è valida,Ferranti è segretario.
Naturalmente per chi osserva dall’esterno il gioco è finito e vale il detto “ogni popolo (anche quello di sinistra) ha il governo (il segretario) che si merita”.
Comunque in tutto questo parapiglia il Pd realizza due punti:in qualche modo ha trovato un segretario ma, più che altro, ha scoperto un memorabile quasi unico esperto giurista formato juke-box. Uomini così sembrano veramente utili in un partito che vive permanentemente di conflitti e contrapposiizoni.
Intanto, alle prime luci dell’alba un segretario eletto con due voti di maggioranza su 132 e con il parere notturno favorevole del Batacchi di Firenze si appresta,come nulla fosse, a governare unitariamente un partito capace di deragliare ad ogni curva perché qualcuno furtivamente manomette gli scambi.

P.S 1
Questa sbrigativa cronaca evidenzia una analogia poco apprezzabile, eppure comune ai segretari provinciale del PD pratese: la faccia politicamente di bronzo.
Ricordate? La Squittieri,che dopo il non casuale rovescio alle elezioni, resiste per mesi sulla sedia di segretaria con ammirevole bronzea disinvoltura. L’attuale segretario, barone esattamente dimezzato, che invece di prendere atto della disastrosa conclusione del suo personale conclamato obiettivo unitario, dichiara imperturbabile: sono soddisfatto dei risultati e pronto a continuare la costruzione unitaria del partito. D’altra parte, afferma con pacata consapevole provocazione: più dei numeri conta il clima…
Può darsi ma, attenzione, sembra avvicinarsi una gelida stagione.

P.S 2
Una domanda per non passare da utili idioti. Cosa si nasconde dietro, anzi, sotto, questa tempestosa buriana notturna? Qualcuno dovrebbe spiegarlo ai passati, presenti e forse futuri elettori. Perché se nessuno parla c’è una sola amichevole comprensiva risposta: il PD pratese è diventato una”casa di matti”.
Amici- compagni, cui prodest?

4 ottobre 2009



Carlo Montaini

domenica 4 ottobre 2009

REGIONALI



Comitato nazionale di Radicali Italiani: la mozione generale approvata
Deliberata la presenza alle elezioni regionali con liste Bonino-Pannella; inizia subito la raccolta delle pre-firme.La riunione del Comitato nazionale si è tenuta a Roma, da 2 al 4 ottobre.
Roma, 4 ottobre 2009


Il Comitato nazionale di Radicali Italiani, riunito a Roma nei giorni 2-4 ottobre 2009, ascoltate le relazioni della segretaria e del tesoriere, le approva.
Il Comitato denuncia, come già documentato nella prima edizione provvisoria de “La Peste italiana”, la progressiva degenerazione partitocratica dello Stato di diritto e lo svuotamento sistematico, già all’indomani della sua approvazione, della Costituzione repubblicana, fino alle attuali condizioni di non democrazia e di endemica illegalità.
Questo contesto politico, e soprattutto la soffocante sottrazione del diritto dei cittadini all’informazione, hanno posto l’intero movimento radicale in condizioni politiche e finanziarie sempre più insopportabili, al punto da far dipendere negli ultimi mesi l’attività e l’esistenza stessa di Radicali Italiani unicamente dall’impegno volontario e militante degli organi dirigenti e di quanti hanno collaborato con loro.
Il Comitato delibera di concorrere, in piena collaborazione con tutti gli altri soggetti dell’area radicale:
- alla edizione in tempi rapidi e in forma definitiva de “La Peste italiana”;
- all’elaborazione di un progetto organico di Riforma – ispirata al modello americano – delle istituzioni europee, dello Stato nazionale italiano e del suo ordinamento regionale;
- a ricostruire e documentare, con precisione e nei dettagli, le vicende che hanno caratterizzato la vita politica del Partito Democratico, al suo interno e nei rapporti con il movimento radicale, in particolare dalla vigilia delle elezioni politiche del 2008 – alle quali fu impedito ai Radicali di partecipare con una propria lista in alleanza con lo stesso Pd, contrariamente a quanto fu consentito all’Italia dei Valori – alle recenti elezioni europee, precedute da una modifica della legge elettorale che ha reso sostanzialmente impossibile l’elezione, dopo 30 anni di ininterrotta presenza, di deputati radicali al Parlamento europeo;
Per quanto riguarda la situazione politica e le scelte che per i Radicali devono conseguirne, il Comitato decide:
- di chiedere ai deputati e ai senatori radicali eletti nelle liste del Pd, di valutare in piena autonomia se sia ancora compatibile la loro presenza nell’ambito dei gruppi parlamentari della Camera e del Senato; o - all’opposto – l’opportunità e la necessità di adeguare la struttura e la vita del gruppo, in modo da costituire un polo di attrazione e di arricchimento anzichè di stanca resistenza passiva nella sua attuale inconsistenza politica e parlamentare. E’ del tutto evidente infatti la necessità di un chiarimento politico dei rapporti fra Radicali e Partito Democratico;
- di dare mandato agli organi dirigenti di R.I. (unitamente agli altri soggetti dell’area radicale) di chiedere, in vista delle elezioni regionali della prossima primavera, incontri urgenti sia ai nuovi vertici del Partito Democratico, sia ad Antonio Di Pietro e all’Italia dei Valori, per valutare le condizioni di un’alleanza politica ed elettorale fra questi partiti e la lista “Bonino-Pannella”, che consenta di rafforzare il ruolo dell’opposizione e di conquistare il governo di quante più Regioni è possibile. Condizione pregiudiziale per questa alleanza è di affrontare senza più alibi nè reticenze la cosiddetta “questione morale”, che non può essere ridotta a questione giudiziaria e penale, ma è questione pienamente politica, che richiede regole e comportamenti di onestà, correttezza e trasparenza, da proporre con impegni solenni all’elettorato. A tal fine Radicali Italiani chiede l’adozione generale, in tutte le amministrazioni elettive, dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, e l’immediata riforma dei criteri di selezione del personale della pubblica amministrazione, con riferimento particolare alla sanità, superando e abolendo l’attuale prassi di scelte clientelari e lottizzatorie;
- di predisporre al più presto, sempre d’accordo con gli altri soggetti dell’area radicale, la raccolta delle “pre-firme” di elettori disponibili alla presentazione, in tempi utili, delle liste “Bonino-Pannella” in tutte le circoscrizioni elettorali regionali.
Il Comitato, sulla base delle delibere del congresso precedente,
- ribadisce l’urgenza di giungere alla costituzione, in tempi politici, di un governo alternativo al sessantennio partitocratico, che dia finalmente voce alla grande maggioranza degli italiani, concordi con i Radicali nel volere la riforma americana, uninominale e maggioritaria delle istituzioni, l’abolizione di ogni finanziamento pubblico dei partiti, dei sindacati e delle Chiese, la legalizzazione dell’eutanasia.
- denuncia come, a fronte dell’aggravarsi della crisi economica in corso, in particolare per quanto riguarda l’aumento esponenziale della disoccupazione, le iniziative messe in campo dal Governo restino del tutto inadeguate ad affrontare una vera e propria emergenza sociale per milioni di persone, che dispiegherà i suoi effetti più gravi nei prossimi mesi. La crisi non potrà essere affrontata se non incardinando riforme strutturali, a iniziare dal passaggio dall’attuale welfare partitocratico – corporativo, iniquo, particolaristico, produttore di povertà - a un welfare democratico, universalistico, senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratto di lavoro, i cui costi possono essere sostenuti con la contestuale equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini e con l’innalzamento graduale della stessa per entrambi a 65 anni entro il 2018. A questo scopo, individua nell’urgentissima calendarizzazione e discussione delle proposte economico-sociali già depositate in Parlamento dagli eletti radicali, un passaggio indispensabile di lotta per la conquista di riforme che non possono più essere rinviate.
In relazione all’iniziativa “Ferragosto 2009 in carcere”, il Comitato ne sottolinea il successo, ringraziando quanti vi hanno partecipato appartenenti a tutti gli schieramenti politici, e conferma l’impegno per il ripristino della legalità nelle carceri, terminale drammatico della condizione di sfascio della Giustizia italiana. Ribadisce la necessità, in alternativa all’amnistia strisciante, illegale, di massa e di classe in corso da decenni (amplificata dai provvedimenti di condono fiscale e penale recentemente approvati) di un’ampia amnistia ai sensi dell’articolo 79 della Costituzione, pre-condizione per una complessiva riforma della Giustizia italiana, nella direzione già indicata dai cittadini con il “Sì” ai referendum radicali.
Per questi motivi, e in vista del prossimo congresso ordinario di Radicali Italiani, il Comitato delibera di convocare eccezionalmente questo appuntamento nei giorni 12-15 novembre a Chianciano, anche al fine di consentire la partecipazione di delegazioni radicali al Congresso dell’Internazionale Liberale de Il Cairo (30-31 ottobre), al convegno internazionale di Ouagadougou contro le mutilazioni genitali femminili e lo svolgimento, in concomitanza e in continuità con il congresso radicale, di importanti eventi politici europei e internazionali.
(radicali.it)

BRUNETTA


Brunetta attacca i giornalisti Rai"I programmi indichino i compensi"
Affondo anche sugli editori: "Chiudere il rubinetto dei finanziamenti pubblici a chi si occupa, oltre che dell'informazione, anche di edilizia, automobili e sanità"

"A me non piace la censura. Ma mi piacerebbe che in ogni trasmissione televisiva del servizio pubblico ci fosse il costo della trasmissione, il compenso all'autore e il compenso ai giornalisti". Questo uno dei passaggi del discorso del ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta al convegno dei democristiani del Pdl. Brunetta ha spiegato che questa "operazione trasparenza" dovrebbe prevedere anche la pubblicità dello share della settimana prima e delle querele che ciascuna trasmissione ha ricevuto compreso l'esito dei giudizi. "Continuiamo a pagare noi - ha sottolineato - i costi del risarcimento e questo non è giusto". Secondo Brunetta, l'indicazione di tutti i costi e le remunerazioni dovrebbe essere data "all'inizio di ogni trasmissione televisiva in modo tale che la gente sappia". Obiettivo è garantire la trasparenza, la tracciabilità, che se ben usate sono un grande strumento della democrazia e un grande Mastro Lindo dell'ipocrisia". "Anche perché - ha aggiunto il ministro - non posso farmi dare del 'politico castale' da un giornalista che guadagna dieci volte quello che guadagno io". Brunetta ha anche proposto di "chiudere il rubinetto dei finanziamenti pubblici a tutti gli editori 'impuri' che si occupano, oltre che dell'informazione, anche di edilizia, automobili e sanità". Il titola della Funzione pubblica ha detto di aver apprezzato la manifestazione democratica che si è svolta ieri in difesa della libertà di informazione: "Ma a me piace anche la trasparenza. Tutti i giornalisti facciano una battaglia nei loro giornali per pubblicare i nomi dei proprietari, degli amministratori e l'elenco dei conflitti di interesse che le testate hanno nei confronti delle materie che trattano".
Brunetta, parlando di "tracciabilità" della catena mediatica per tutto il mondo dell'informazione, ha invitato alla trasparenza e alla chiarezza anche i promotori della manifestazione di ieri, ricordando che il costituzionalista Valerio Onida avrebbe fatto meglio a premettere che è anche membro del consiglio di amministrazione del Corriere della Sera. Secondo Brunetta gli editori sono impuri "non perché fanno cose sessuali, ma perché usano i giornali per orientare, condizionare, fare pressioni. Tutto questo non è vietato, ma credo che deve essere dichiarato ai lettori: se allevo galline ovaiole e faccio l'editore devo avvertire che non parlerò mai male delle omelette". Secondo Brunetta il rubinetto dei soldi pubblici "non va chiuso solo ai cattivi editori, ma anche al cattivo cinema e al cattivo sindacato". "Se ce l'hanno con noi del governo - ha concluso - diamogli un motivo vero per essere arrabbiati". (repubblica.it)

CITTADELLA


BASTARDI INGLORIOSI


Chissà perchè ma ci viene in mente il titolo dell'ultimo film dell'ottimo Quentin Tarantino per commentare l'esclusione della nostra città (Provincia e Comune) dagli incontri fiorentini della prossima settimana sui destini urbanistici ed infrastrutturali della piana FI-PO.

Prato ed i pratesi sono trattati da figli bastardi e, per questo, immeritevoli di sedersi al tavolo intorno al quale presumibilmente si metteranno le basi per definire il futuro delle aree tra Castello ed i Gigli!

Come se Prato fosse ritenuto incapace di offrire un proprio originale, ed interessato, apporto alle discussioni che il capoluogo e gli altri comuni interessati proveranno ad iniziare.

Eppure ci appare evidente che la seconda città della Toscana ha, avrebbe, molto da dire su, ad esempio, l'ipotesi di cittadella viola a Castello; o sull'ampliamento dell'areoporto di Peretola; ovvero sulla direttrice fiorentina dell'Alta Velocità (Capacità).

Proprio mentre Firenze (e la Regione...) chiedono a Prato di fare un intervento faraonico presso l'ex Banci anche per sopperire alla programmata chiusura della Fortezza da basso come polo espositivo fiorentino....!

Flebile e quasi impercettibile ci sono apparse le proteste e le posizioni assunte dall'ente che avrebbe dovuto farsi carico di rappresentare al tavolo fiorentino la volontà di Prato, ovvero la nostra Provincia, presidente e giunta insieme.

Forse distratti dal voler giocare, politicamente, tutta la visibilità dell'Ente in contrapposizione con il Comune guidato da Roberto Cenni.

Ma con queste posizioni si potranno, forse, rendere servigi ai partiti della sinistra. Non siuramente a Prato ed ai suoi cittadini.