sabato 7 novembre 2009

A/H1N1


Cari genitori,


ogni giorno parliamo della nuova influenza, e mi chiedete se sia utile e sicuro vaccinare i bambini. La mia risposta è NO!

Un "no' motivato e ponderato, frutto delle analisi delle conoscenze fornite dalla letteratura medica internazionale. Un "no" controcorrente perché molti organismi pubblici, alcune società scientifiche e i mezzi di comunicazione trasmettono messaggi differenti: avranno le loro ragioni. Influenza A/H1N1: alcuni dati L'epidemia, iniziata in Messico nel 2009, è di modesta gravità: il virus A/H1N1 si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Si manifesta come qualsiasi forma influenzale: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea tosse. Non sarà l'unica patologia che colpirà i bambini in questo inverno, e non sarà facile distinguerla dai circa 500 (tra tipi e sottotipi) virus capaci di infettare i bambini. I test rapidi per identificare il virus dell'influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). Il test quindi non garantisce con certezza se si tratti di influenza A/H1N1. Sembra però essere un virus molto contagioso, ed è stato dichiarato lo stato di pandemia. La sola parola -pandemia - fa paura. Ma questa definizione è stata appositamente modificata, facendo scomparire il criterio della gravità, cioè della mortalità che la malattia può provocare. La nuova influenza può colpire più persone, pare, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza trascorsa. La mortalità, ossia il numero di persone morte rispetto ai casi segnalati, registrata finora nei paesi dove l'A/H1N1 è circolato ampiamente è dello 0,3% in Europa e dello 0,4% negli USA. In realtà potrebbe essere ancora inferiore. Perché generalmente i casi con sintomi lievi sfuggono alla sorveglianza (e quindi i contagiati possono essere molti di più), ed alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause e non al virus (anche se ad esso viene data la responsabilità). Non deve meravigliare: purtroppo si può morire, e si muore, di influenza se si soffre di una patologia cronica, di una malformazione organica, di una malattia immunitaria, o se si è anziani. Le cifre variano in base alla fonte dei dati. Per esempio in Gran Bretagna sono stati registrati 30 morti su centomila casi e negli USA solo 302 su un milione di casi. Nell'inverno australe (che coincide con l'estate in Italia) in Argentina sono morte circa 350 persone, in Cile 128 ed in Nuova Zelanda 16. Quasi alla fine dell'inverno australe, sinora nel mondo intero si sono avuti 2501 decessi. Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno "normale" i decessi per influenza stagionale sono circa 1500-3000. La mortalità per influenza A riguarda prevalentemente persone di età minore di 65 anni, in quanto i soggetti di età superiore sembrano avere un certo grado di protezione, a seguito di epidemie passate dovute a virus simili. Il 90% dei decessi per influenza stagionale riguarda persone sopra i 65 anni di età, l'influenza A colpisce invece prevalentemente persone di età inferiore (solo il 10% dei casi mortali si colloca nella fascia di età sopra i 65 anni). Ma, in numero assoluto, l'influenza A provoca pochi decessi tra i giovani; negli USA ogni anno muoiono per influenza stagionale circa 3600 persone sotto i 65 anni, mentre finora ne sono morte 324 nella stessa fascia di età per influenza A. In Australia ogni anno per l'influenza stagionale muoiono circa 310 persone sotto i di 65 anni. A inverno ormai terminato, ne sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 sotto i 65 anni. Perché allora il panico? Quanto successo nei Paesi dell'Emisfero australe ci rassicura: l'influenza A semplicemente arriva a colpire (leggermente) molte persone. Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. E' un tipico esempio di "invenzione delle malattie" ( disease mongering ). Non si tratta della prima volta. Nel 2005 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva previsto fino a sette milioni di morti per l'influenza aviaria. Alla fine i morti furono 262. Si trattò di un gravissimo errore prognostico? Secondo una delle maggiori banche di affari del mondo (JP Morgan) l'attuale vendita di farmaci anti-influenzali e di vaccini muoverebbe un giro di oltre 10 miliardi di dollari. I medicinali funzionano? Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci antivirali, Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza), non prevengono la malattia e su individui già ammalati l'azione dimostrata di questi farmaci è di poter accorciare di mezza giornata la durata dei sintomi dell'influenza. Né va dimenticato che gli antivirali possono causare effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito, a cui è stato somministrato l'Oseltamivir contro l'A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40% sintomi gastroenterici. ... e i vaccini? I vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di sperimentazione. Nessuno è in grado di sapere se e quanto saranno efficaci e sicuri, ma vengono pubblicizzati, con gran clamore. Basta che il virus cambi (per mutazione, o per riassortimento con altri virus) per rendere inefficace il vaccino già messo a punto. Sulla sicurezza sia l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che l'Agenzia del farmaco europea (EMEA) dichiarano necessaria un'attenta sorveglianza. Alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove e saranno testati su poche centinaia di bambini e adulti volontari, e soltanto per pochi giorni. Il vaccino che meglio conosciamo, quello contro l'influenza stagionale, sappiamo che ha un'efficacia del 33% tra bambini e adolescenti e che è assolutamente inutile nei minori di due anni. Esistono anche dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani. Non conosciamo la sicurezza del vaccino per l'influenza A, ma ricordiamo che nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un'epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. La fretta non è mai utile, tanto più per fermare un'influenza come quella A, la cui mortalità è così bassa. Conviene non ripetere l'errore del 1976. Un'altra motivazione a favore della vaccinazione è il cercare di ridurre la circolazione del virus A/H1N1 per diminuire le opportunità di ricombinazione con altri sottotipi. Ma attualmente non esistono strumenti o modelli teorici per prevedere una eventuale evoluzione pericolosa del virus. Sul piano teorico, proprio la vaccinazione di massa potrebbe indurre il virus a mutare in una forma più aggressiva. Come curarsi? Per curare l'influenza A occorrono: riposo, una buona idratazione, una alimentazione adeguata, una igiene corretta. Non si deve tossire davanti agli altri senza riparare naso e bocca, bisogna evitare di toccarsi il naso, la bocca, gli occhi, facili vie di accesso dei virus, occorre lavarsi le mani spesso ed accuratamente con acqua e sapone. Non è dimostrato che l'uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell'epidemia. Se decidete comunque per la vaccinazione, vi verrà richiesto di firmare il "consenso informato", una informativa sui rischi. Leggetelo bene, prima di decidere, chiedete informazioni scritte sui benefici e i rischi. Chiedete e chiediamo insieme, per tutti i vaccinati, che sia attivato un programma di sorveglianza attivo, capace davvero di registrare e trattare i gravi problemi di salute che possono presentarsi dopo la vaccinazione. Chiedete e chiediamo che si prevedano risorse economiche per l'indennizzo ai danneggiati. Chiediamo di non speculare sulla salute e sulla paura.

Specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura-Patologia Neonatale -

Dott. Eugenio Serravalle-

BERSANI


Marco Pannella a Pierluigi Bersani: il tuo caldo e tremendo equivoco...

Roma, 7 novembre 2009

• Dichiarazione di Marco Pannella

Discorso davvero splendido e ricchissimo quello che da Radio Radicale l’Italia ha potuto ascoltare da Pierluigi Bersani. Un solo, drammatico se non pestilenziale, limite: Bersani pensa e parla come se avesse dietro di sé non la politica partitocratica, per cinquant’anni, del comunismo organizzato italiano, nelle sue varie edizioni, ma come se avesse dalla sua la storia immensa di cent’anni di “Giustizia e Libertà”, di componente liberale della sinistra europea, in una parola persino il presente ideale ed esistenziale del Partito Radicale e della sua diaspora. Noi non mettiamo in discussione la personale onestà intellettuale di Bersani: tutt’altro! Ma, poche parole, il suo rischia di essere oggettivamente copertura di una espressione della vera, attuale, Peste Italiana che insidia di nuovo il mondo, in primo luogo l’Europa.
Nella candidatura assolutamente berlusconiana di Massimo D’Alema a posizione di assoluto rilievo e potere nell’Unione europea, non v’è che la parte terminale di un lungo percorso berlusconiano e d’alemiano, e di una verità così chiara da essere accecante per troppi, quasi per tutti: la regia berlusconiana e il convergere “strategico” del leader democratico D’Alema stanno per arrivare ad una tappa finale, foriera di un epocale disastro politico e istituzionale.
Dalla metà degli anni ’90, gli episodi di questo sottotraccia della struttura e del percorso del Regime monopartitico italiano sono stati, ad esempio, ripeto: ad esempio, volti ad impedire dell’affermarsi della volontà popolare italiana di portare alla Presidenza della Repubblica nel 2000 Emma Bonino. La candidatura di Massimo D’Alema ha oggi la forza esclusiva e determinante del potere di Berlusconi e della sua proclamata ossessivamente “italianità”.
Rischia di trionfare, e per lo stesso Bersani rischia di esplodere come una seconda tragica illusione ed errore. Ma anche lui come per ora tutta la “Democrazia” (sic!) italiana, riedizione profonda di quell’”Unità Nazionale” che di già portò agli anni più tragici della seconda metà dei settanta e della prima metà degli ottanta il nostro Paese, sicché l’imperativo, tanto assoluto quanto celato, è, oggi come negli anni ’30 in Europa, eliminare, rendere inconoscibile al popolo la grande lotta, la grande Resistenza liberale contro lo tsunami fascista, nazista, comunista che, trionfante, temeva solo quella parola, quel pensiero, quella lotta. Oggi, amico e compagno Bersani, anche, persino per te, non deve esistere, deve essere assassinata.
E negli ultimi tre anni la storia del Partito Democratico sta riuscendo, pare, a essere lo strumento, il killeraggio necessario al Sessantennio partitocratico per continuare il suo tragico cammino, la sua tragica dittatura.
Voglia Iddio (al contrario del Vaticano) che questo disegno, come in gran parte degli anni ‘70, non vi riesca. So benissimo che tu e il tuo popolo non vorreste andare fino in fondo nel tentativo allora, fallito. Ma, davvero, so che tu credi di rappresentare, di avere dietro di te e di voi, non la vostra storia ma la nostra.
Noi Radicali – ripeto: Radicali – lotteremo per il possibile contro il probabile, per continuare per altri cinquant’anni a rendere sempre più viva e forte l’alternativa democratica, federalista, laica, liberale, nonviolenta. Anche per te e per voi.
(radicali.it)

SUZANNE

VERTIGO (1)

venerdì 6 novembre 2009

SPL


LIBERALIZZARE


Salvatore Ribecchini


Il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali è da molti anni in una situazione di stallo. Un settore in cui la concorrenza produrrebbe notevoli benefici, in termini di crescita e di riduzione dei costi per famiglie e imprese, continua invece ad essere condizionato dai sistemi di potere locali che ruotano intorno alle società locali.
Numerose sono state – come noto – le riforme dei governi, che si sono succedute (ben quattro soltanto negli ultimi otto anni) senza tuttavia riuscire ad innescare una virtuosa dinamica competitiva nel settore, sull’esempio di quanto avvenuto nei servizi pubblici nazionali.
Risulta, pertanto, quanto mai di attualità interrogarsi sulla validità del percorso seguito e sull’opportunità di ricercare eventualmente metodi e approcci, se non alternativi, utili tuttavia ad indicare alcuni correttivi.
Un punto pare doveroso sottolineare. L’ampiezza e la vivacità del dibattito, sviluppato nell’ultimo quindicennio attorno alla riforma dei servizi pubblici locali, sono un sicuro indice della complessità degli interessi coinvolti e delle problematiche che in esso confluiscono. È indubbio, infatti, che la disciplina di questo settore – il cui ambito locale certamente non ne attenua il rilievo (basti pensare all’incidenza delle tariffe sui bilanci familiari e su quelli dell’impresa) – taglia, in modo trasversale, una serie di problematiche di parti-colare attualità. Tra queste vi sono certamente quelle della sussidiarietà (economica oltre che amministrativa) e dell’autonomia degli enti locali.
Quello dei servizi pubblici locali è anzi uno dei terreni che più si presta a sperimentare in concreto la possibilità di raggiungimento dell’interesse pubblico con i moduli propri del mercato e del profitto, ma che inevitabilmente incide sulle scelte degli enti locali titolari dei servizi, sul loro potere di indirizzo e sulla conseguente responsabilità circa i livelli delle prestazioni rese. Di qui la difficoltà di approdare a riforme condivise e coerentemente attuate a livello locale.
C’è un’indicazione che emerge con chiarezza dall’esperienza accumulata fino ad ora: ciò che ha decretato lo stallo del processo riformatore è stata la sistematica resistenza opposta al processo di liberalizzazione da parte di diversi gruppi di interesse (amministratori e politici, locali e nazionali, imprese, pubbliche e private, incumbents, le stesse associazione dei consumatori).
Salvatore Rebecchini, autore dell'intero Paper pubblicato dall'Istituto Bruno Leoni, è componente dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato. Per leggere interamente il documento basta seguire questo link:
"Privatizzare le reti per liberalizzare i servizi pubblici locali?". (occidentale.it)

MURO


Irgendwann fällt jede Mauer - Prima o poi ogni muro cade


Nel 1961 il regime della Germania Orientale eresse una barriera per impedire che i Tedeschi dell’Est fuggissero a Ovest: nacque così ilMuro di Berlino. Presto divenne il simbolo della Guerra Fredda,quando il mondo era diviso tra Stati Uniti e Unione Sovietica, e incombeva la minaccia di un conflitto atomico. Berlino era divisa in due parti: una controllata da Stati Uniti d'America, Francia, GranBretagna, l'altra dall'Unione Sovietica..In questo evento la Berlino dei primi anni '80 vista attraverso alcune fotografie vintage di Andrea Abati, allora trentenne, e viene messa in relazione con lo sguardo contemporaneo dal video di una bambina di otto anni. Chiude o apre le riflessioni un video di Abati "Filosofia della Prassi, Berlino 2008", dove "miti" vecchi e nuovi sottolineano arcaiche esigenze al riecheggiare di oramai antichi ritmi e suoni..La mostra è ospitata da Letizia Demuro, nata l'anno della costruzionedel muro, in una antica torre di Prato, la torre mozza dei Giudei detta anche della Buca. Abati e Demuro sono nati il 9 novembre, giorno in cui fu demolito il muro.

ONE DAY EXIBITION

Irgendwann fällt jede Mauer - Prima o poi ogni muro cade

Andrea Abati

Dryphoto via Pugliesi 23 Prato

dalle ore 17 di domenica 8 alle prime ore di lunedì 9 novembre 2009.

Con l'occasione sarà presentato il volume LE TORRI DI PRATO diLetizia Demuro e Marco Marcucci. Si consiglia la prenotazione

Dryphoto arte contemporanea, 0574 604939 info@dryphoto.it

andrea abati 3473624286 //

Letizia Demuro 3387440224

AZIENDE


DISMETTERLE!


Per adesso prendiamo atto che l'unica proposta operativa sul dopo Consiag è venuta da Alberto Magnolfi. Che sostiene la costituzione di un'unica holding pubblica nella quale riunire le varie aziende controllate dal Comune di Prato. E' sicuramente un passo in avanti nel dibattito seguito al blitz dei sindaci della Piana fiorentina che si sono impossessati dell'azienda di Via Panziera. E', l'idea di Magnolfi, anche in linea con il programma del sindaco Roberto Cenni. Che prometteva una forte razionalizzazione delle aziende pubbliche pratesi. E la costruzione di questa nuova holding "comunale" risponderebbe perfettamente all'esigenza sostenuta da Cenni.

Riunire in un unico contenitore tutte le aziende pubbliche cittadine permetterebbe, intanto, grandi risparmi nelle prebende ai vari Consigli d'Amministrazione delle singole società. Comporterebbe una più unitaria strategia industriale delle aziende ed una loro migliore controllabilità da parte del maggior azionista (il Comune).

Purtuttavia noi rimaniamo fermamente convinti che la strategia della dismissione della partecipazione pubblica in queste speciali società sia, alla lunga, preferibile.

Non riusciamo a comprendere, infatti, cosa comporti di vantaggio per il cittadino (che dovrebbe essere il vero core business degli amministratori eletti...) la presenza del Comune in una società che si occupa della depurazione delle acque; ovvero in una che offre una piattaforma logistica per i trasporti di merci; o in una che ha competenza nella raccolta e smaltimento dei rifiuti; ovvero in una che ha competenze nella progettazione urbanistica ecc. ecc.

Il Comune di Prato, d'altronde, ha già esperienza di dismissione (se pur parziale...): la vicenda delle Farmacie Comunali è lì a dimostrare che il passaggio ad un controllo privato non comporta, di per sè, grandi sconvolgimenti nella vitta cittadina!

Così come non comprendiamo la ragione di mantenere la presenza del Comune nel Consiag. Che è azienda che acquisisce e distribuisce gas. In tutto il mondo lo fanno operatori privati, magari anche in regime di concorrenza.


EZRA

giovedì 5 novembre 2009

FACCISTA


Filippo Facci per Libero


Questa è un'opinione di minoranza, ma rimango convinto che a dover fornire delle spiegazioni è chi vuole mantenere l'obbligo dei crocifissi, non viceversa. Vista con raziocinio, infatti, la versione di chi vorrebbe trasformare il crocifisso in una tradizione facoltativa è di una linearità annichilente.
Questa, più o meno: il crocifisso fu reso obbligatorio quando il fascismo dispose che quella cattolica era la religione dello Stato, quando cioè dei regi decreti diedero una base giuridica a quest'abitudine; dopodiché la Costituzione del 1948 sancì l'eguaglianza delle religioni di fronte alla legge sinché la revisione del Concordato del 1984 perfezionò il tutto: l'Italia da allora è uno stato perfettamente laico - dovrebbe esserlo - e quindi ogni simbolo religioso dovrebbe avere i diritti di ogni altro.
Serrano Andres, Piss Christ 1987
Ne consegue che in linea di massima l'obbligo del crocefisso presto o tardi sparirà, come pure sparirà l'ora di religione configurata come è oggi, e sparirà il diritto delle chiese cattoliche di scampanare come altre non possono fare, e sparirà insomma ogni uso e consuetudine che non sia armonizzato con la lettera del diritto positivo.
L'unica incognita è quando succederà: resta il fatto che succederà - piaccia o non piaccia - come è destino di ogni «tradizione» che la legge non preveda espressamente. Il Tar e il Consiglio di Stato, quel giorno, smetteranno di attaccarsi alla mancata esplicita abrogazione di un decreto fascista del 1924. La Corte di Cassazione, da par suo, l'ha già detto il 15 dicembre 2004: nessuna legge impone la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici
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MONTAINI


Carissimo Carlo,

ti leggo con sommo piacere e sottoscrivo gran parte delle tue riflessioni. Salviamo il salvabile di questa città, dove i cinesi sono diventati oggi una risorsa, magari a scapito di noi “indigeni” sempre più accerchiati, nell’ex Manchester della Toscana, dal plotone degli occhi a mandorla. Ma, porca miseria, riconsiderazione della realtà cinese, per troppo tempo lasciata proliferare senza paratie, non vuol dire accettarla sic e simpliciter. L’universalismo eucumenico senza se e senza ma, ci sta ghettizzando indipendentemente dalle visioni distorte dei mass media. Siamo diventati estranei nella nostra città, per di più impoverita dai flussi di denaro che i nostri “amici” cinesi spediscono indebitamente nelle terre di origine. Qualche sceriffo in meno e qualche pensatore in più in positivo? D’accordo, potrà essere questa la fase due del domani dei pratesi metabolizzati ed itterici. Ma intanto stabiliamo regole e comportamenti uguali per tutti, come tu hai sempre saputo fare egregiamente nella gestione delle competenze a te affidate, dove tutti…eravamo liberi di fare ciò che volevi tu (ricordi la tua ottima conduzione dell’ASL ?), secondo una sana regola democratica di libera discussione ma di decisionismo anche susseguente. Fra i tanti capataz impegnati a guidare questa città, il tuo contributo resta preziosissimo. E’ per questo che m’incazzo se ti vedo convertito al populismo vieto, che non è mai stato il tuo modello di vita e di conduzione. Ti abbraccio con l’affetto di sempre. Stammi bene, vecchio lupo,


Roberto Baldi

PIOVE!!

QUANDO AL FRANCHI PIOVE I TIFOSI S'ORGANIZZANO! (fiorentina.it)

MAR(A)INI


COMUNICATO STAMPA


Considero le lamentazioni pubbliche della consigliera Caterina Marini sulla cerimonia del 4 novembre del tutto fuori luogo. Tutti gli anni, qualsiasi sia il governo cittadino, in occasione del 4 novembre vengono apposti divieti di sosta nelle aree intorno alla P.za delle Carceri.
Con cartelli collocati con giorni d'anticipo e ben visibili. Dispiace naturalmente anche a me che alcune vetture siano state rimosse. Ma, d'altra parte, le regole debbono essere osservate da tutti. Mi congratulo infine con Caterina Marini per il colpo battuto. Ha evidentemente vinto la timidezza che le ha impedito, fin'ora, di far sentire la sua voce e le sue idee in Consiglio Circoscrizionale. E', probabilmente, questa sua timidezza che le ha anche impedito di apprezzare i molti temi di carattere strettamente locale che il consiglio della Circoscrizione Centro ha finora affrontato.

Prato, lì 05.11.2009

Massimo Taiti
Presidente Circoscrizione Centro

NAUFRAGAR

APPROFONDIRE


BERSANI ED I RADICALI


"Con i radicali abbiamo una collaborazione in sede parlamentare che ha dato i suoi frutti e che va meglio approfondita". Lo ha spiegato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani dopo aver visto, al Senato, Emma Bonino e Marco Pannella. "In generale noi riconosciamo specificita' a questa forza politica e siamo interessati a collaborare -ha aggiunto Bersani- Su alcuni temi questo e' piu' facile, come i temi economici, i diritti civili, le scadenze parlamentari". Da parte sua, Marco Pannella ha invece sottolineato: "a Bersani abbiamo espresso la nostra convinzione che e' opportuno richiamare una grande alleanza democratica contro il regime. Questa e' una posizione che puo' portare anche ad una non alleanza. Siamo fiduciosi del fatto che Bersani comprenda la nostra posizione di radicalita'. Noi costituiamo una componente silenziata che pero' esprime sentimenti ed esigenze presenti negli elettori di centrodestra e di centrosinistra". Alla domanda se nell'incontro si fosse parlato della candidatura di Emma Bonino per la Regione Lazio Pannella ha replicato: "non ne abbiamo parlato specificatamente". (adnkronos.it)

mercoledì 4 novembre 2009

STATO


IN CROCE


"Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto". Così ieri ha dichiarato alla stampa il neosegretario del PD Pierluigi Bersani commentando la sentenza dell'alta corte europea sul crocifisso nelle scuole.

Quella che a noi appare come la vittoria del buonsenso del diritto al "laico" ciellino Bersani sembra addirittura il contrario. De gustibus.....Quello che è inaccettabile è l'affermazione bersaniana " un'antica tradizione...". Ma quale antica! La "tradizione" di esporre il crocifisso nei luoghi pubblici e nelle scuole nasce dopo la firma del Concordato tra Mussolini ed il Vaticano quale forma (peraltro non prevista nell'accordo...) di ulteriore omaggio alla cristianità e, di più, alle gerarchie d'oltretevere!!

D'altra parte la Corte europea, su preciso ricorso di cittadini italiani, non ha giudicato affatto sull'offensività del crocifisso. Ma solo sulla correttezza della sua esposizione in luoghi pubblici (segnatamente nelle scuole...). Giudicando correttamente che uno Stato non confessionale, se non laico, non può discriminare i suoi cittadini sulla base delle loro convinzioni religiose.

I ricorrenti chiedevano la rimozione del crocifisso poichè la sua esposizione nella classe del loro figlio rappresentava una lesione dei valori che, loro, avrebbero voluto trasmettere al ragazzo.

Dichiarando che il crocifisso (rappresentazione di un uomo, Dio e figlio di Dio, torturato, seminudo, sanguinante...), era l'espressione di una credenza religiosa opposta alla loro visione scientifica e filosofica della vita. Come avrebbe potuto la Corte europea dargli torto? Sulla base di quale concezione del diritto e dell'uguaglianza di tutti cittadini davanti alle Leggi dello Stato?

ANNIE

BRAVO


CONTROLLORI E CONTROLLATI


Una delle principali motivazioni con le quali i sindaci della piana fiorentina hanno deciso di riconfermare Paolo Abati alla presidenza del Consiag è che Abati è stato bravo!
Nei mesi scorsi anche il sindaco di Prato Roberto Cenni aveva pubblicamente sostenuto che Abati aveva dato buona prova di sè nella maggiore azienda pubblica pratese (ex).
Ma, stranamente, nessuno dei sindaci ha voluto esternare e/o rendere pubblici quali siano state le decisioni di Abati che lo hanno reso così popolare tra i suoi azionisti di riferimento.
I sindaci non ci possono sicuramente dire che Abati è stato bravo perchè ha presentato in attivo i bilanci di Consiag. Dalla sua posizione di monopolista assoluto nella vendita del gas questo non credo sia un gran merito. Si acquista a due e si rivende a quattro, senza alcuna concorrenza. Ci immaginiamo che almeno altri 20.000 pratesi ne sarebbero capaci!.
Ma, si dirà ancora, Paolo Abati ha condotto l'operazione Estra! Ovvero la concentrazione in questa nuova società toscana di diverse multiutility (Arezzo, Siena, Prato).
Già ma in altre regioni italiane questa operazione l'hanno già fatta da anni! E, sicuramente, la strategia non è il frutto di un'alzata d'ingegno del presidente di Consiag ma di "direttive" preordinate dai referenti politici regionali (PD ed affini..).

E allora? Probabilmente Abati è stato "bravo" nella costituzione di un'infinità di subaziende pubbliche (Fonteolica, Solgenera, Consiagservizi, Sinergie...ecc..ecc...) che, in genere, con i soldi pubblici effettuano investimenti dubbi in Puglia, Calabria, Sicilia. E che, quasi tutte, risultano con bilanci non proprio in regola! Tutte con una sicura caratteristica: un consiglio d'amministrazione più numeroso dei dipendenti e composto, tutto, da amici degli amici!

La presidenza Abati si è anche distinta per aver seguito la pratica dei precedenti presidenti: evitare che il Comune di Prato, azionista di maggioranza di Consiag, potesse controllare qualcosa delle politiche della società. Anzi con Abati si è vieppiù accentuato un fenomeno denunciato perfino dagli uffici comunali competenti: ovvero che il controllato (Consiag), di fatto, diventa controllore (del Comune).

martedì 3 novembre 2009

BERSANI


INCREDIBILE, MA VERO!


Domani una delegazione di Radicali Italiani guidata da Marco Pannella, Emma Bonino e Marco Cappato incontrerà il nuovo segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani.

Erano almeno due anni che tra RI e PD non vi erano rapporti e, tantomeno, incontri.

Eppure nel 2008 una delegazione autonoma (6 deputati e 3 senatori) è stata (anche se con non pochi contrasti e polemiche...) "eletta" nelle liste del Partito Democratico al seguito della sfortunata "spedizione" veltroniano contro le armate berlusconiane. Al centro dei colloqui vi sarà la proposta di RI di alleanze politiche ed elettorali in vista delle regionali del marzo 2010. E molto altro! Dalla riforma della giustizia (la cui esigenza si acuisce ogni giorno di più ad iniziare dalla miserevole, drammatica e tragica situazione delle carceri...) a quella elettorale (nazionale e regionale). Naturalmente Bersani ed il PD saranno invitati anche al prossimo congresso dei radicali che si terrà in Toscana, a Chianciano Terme, dal 12 al 15 novembre prossimi.

ETRUSCHI


DOURIS


Dunque il 16 novembre il presidente della Camera Gianfranco Fini taglierà il nastro dell'inaugurazione della nuova Biblioteca comunale nell'ex Campolmi di Via Santa Chiara.

Bandiere, chiarine, cravatte, lustrini vari! Discorsi, applausi, brindisi!

Benissimo. L'assessore alla Cultura Anna Beltrame ha colto l'attimo. Quale migliore occasione della presenza in città della terza carica dello Stato per portare in prima pagina la trasformazione di un'antica fabbrica di tessuti in fabbrica di cultura!

Noi ci permettiamo di avanzare un'ulteriore ideuzza! Perchè non chiedere indietro alla Soprintendenza fiorentina alcuni dei più importanti reperti archeologici etruschi rinvenuti a Gonfienti, la kylix di Douris ad esempio, e mostrarli negli appositi spazi espositivi della nuova Biblioteca? Non sarebbe l'occasione perfetta intanto per riportare in città quelle opere d'arte ed allo stesso tempo impreziosire la "Lazzerini" con questi rimarchevoli oggetti estratti dal fango millenario del Bisenzio? Quale viatico migliore per il nuovo polo culturale pratese il sottolineare che le tradizioni della città risalgono a tremila anni di storia?

PANTANELLE


INCONTRO SU LE PANTANELLE

Lunedì 9 novembre, al Teatro La Baracca, ore 21, il Comitato Ambientale di Casale insieme al gruppo libero Primavera di Prato organizza una serata dedicata alla tutela e alla valorizzazione della zona umida de Le Pantanelle.
L'ingresso è libero.
(primaveradiprato.blogspot.com)

CSNY

EMMA












2 novembre: Bar Sant'Ambrogio, Firenze: conferenza stampa di Emma Bonino sulla raccolta di pre-firme per la presentazione delle liste radicali Bonino-Pannella alle elezioni regionali di marzo 2010.



lunedì 2 novembre 2009

PUNTO POLITICO


IL PIANO DEL PARTITO DELLA PIANA


Con l'azzardata mossa della "requisizione" politica della presidenza e del Consiglio d'Amministrazione del Consiag, il Partito Democratico della Piana (come lo chiama, correttamente, il Corriere Fiorentino....) ha sicuramente messo a segno un bel colpo. I sindaci di Sesto, Campi e Scandicci sono i veri vincitori della contesa sviluppatasi, in Via Panziera, sulle sorti della maggiore azienda pratese (ex). Vittoria che, adesso, potranno giocare anche sul tavolo complessivo delle trattative e del braccio di ferro che Chini, Gianassi e, più marginalmente, Gheri, stanno sviluppando, all'interno del PD ma non solo, con il neosindaco di Firenze Renzi.

L'aver messo nel proprio carniere il Consiag, e con il Consiag, i destini di Estra e della multiutility dei servizi toscana consentirà ai sindaci di Campi e Sesto di avere maggior potere sulle questioni che interessano più da vicino i fiorentini. Areoporto di Peretola, Castello, stadio e cittadella viola, inceneritore e tutte le altre infrastrutture che Firenze pare determinato a collocare nell'area confinante con i due comuni.

Praticamente il Consiag è stato sfilato dall'influenza cittadina e sebbene conservi alla presidenza il pratese Abati, di fatto (anche per la concomitante nomina di tre consiglieri d'amministrazione estranei alla città....) è stato consegnato alla coppia Chini-Ghinassi.

Quel che resta a Prato, probabilmente, è la riscossa dei "falchi" all'interno della maggioranza comunale ed il conseguente irrigidimento (seppure contronatura...) del sindaco Roberto Cenni su tutta la restante partita delle aziende possedute e/o partecipate dal Comune di Prato.

Per questi motivi, forse, i democrats pratesi hanno poco da cantare vittoria. Anche il loro ruolo è destinato alla marginalizzazione. I "chinassi" saranno anche poco inclini ad accodarsi alle scelte di Renzi e del capoluogo. Ma, sicuramente, sono altrettanto determinati a fregarsene di Prato, dei pratesi e delle esigenze dei loro compagni locali. Che verranno "soddisfatte" solo se e se risponderanno ai loro disegni più complessivi. D'altra parte, infatti, il risultato ottenuto al Consiag non pare aver destato o ridestato grandi entusiasmi nella nuova dirigenza del PD pratese. Sanno bene che se Cenni ha sicuramente perso la partita loro non l'hanno neppure giocata! E che il presidente pratese Abati è, in realtà, una classica foglia di fico, ostaggio, a tutti gli effetti, del partito della piana.

EXIT


E ora chiamatemi pure “comunista”

Dopo la sciagurata trasmissione di “Anno Zero” del 19 marzo denunciai,in perfetta solitudine(Riflessione del 22 marzo) la brutta figura mediatica subita,in quella occasione,dalla nostra città. Ne ricordo brevemente alcuni passaggi anche per dimostrare come è (purtroppo) facile,su certi argomenti,fare il “predittore”.
Scrivevo:”…ne è sortita(dalla trasmissione) una città incapace di presentare organicamente analisi,proposte e messaggi convincenti sulla crisi che l’attanaglia…… neppure in grado di rivendicare la propria storica e fondamentale connotazione….. i divi del giornalismo televisivo della seconda rete hanno composto,ai propri fini,la visione di una Prato mortificata e surreale….. il Sindaco non è stato invitato neppure come spettatore….. così alla fine tutti hanno capito che ci sono 30 000 cinesi che lavorano in una città che è in crisi profonda ma non ha capito perché…..”
Sei mesi più tardi,il 21 ottobre,”La 7” ha ripreso l’argomento con la trasmissione “Exit” trattandolo con la stessa spudorata spettacolarità che distingue,chissà perché, le trasmissioni che riguardano Prato.
Tanto che sembra doveroso chiedere a noi stessi se siamo sicuri di vivere ancora in una città “normale” o se hanno ragione i conduttori d’assalto mostrandola a milioni di persone come un fenomeno socio-economico da baraccone,unico al mondo,popolato da decine di migliaia di alieni. Saccheggiano senza scrupoli il benessere della città costringendola ad una crisi irrimediabile. Certamente lo fanno approfittando della tradizionale ingenuità e incompetenza dei pratesi da sempre abituati,come è noto,al vivere quieto e senza rischi.
Questa anacronistica visione trova purtroppo qualche riscontro in atti,dichiarazioni, e comportamenti ufficiali esasperanti e inopportuni che superano la misura del buon senso, descrivendo spesso una città che combatte la sua preoccupante crisi sul fronte unico dell’immigrazione cinese.
Infatti:
- Che senso ha dichiarare avventatamente che a Prato(180 000 abitanti) vivono 70 000 cinesi e che “perciò” siamo in una situazione di “emergenza esplosiva” accreditando l’immagine di una città completamente cinesizzata ,paralizzata dalla paura che vegeta rassegnata in uno stato di assedio permanente.
Rimane l’unica dichiarata speranza espressa dal Sindaco nel suo breve intervento ad “Exit”. Ottenere subito dal Governo un potenziamento massiccio(ma quanto massiccio,alla fine?) “del Tribunale,dell’Ispettorato del lavoro,della Guardia di Finanza,della Polizia,dei Carabinieri, dell’Ufficio delle Entrate”. Un grido disperato, la preoccupata ammissione di una prossima débacle.
Se così è rimane solo l’ansiosa attesa del fatidico grido:”arrivano i nostri!!!”
- Che senso ha sostenere acriticamente la irragionevole vulgata della concorrenza cinese che avrebbe messo in ginocchio il distretto tessile. Quando è risaputo(se si vuol sapere) che si tratta di settori produttivi,tessuti e confezioni, (purtroppo) assolutamente isolati e indipendenti.
Forza, ditelo chiaramente voi che lo sapete. Non lasciate questo doveroso compito soltanto allo spirito libero di Valentina Confetto, operaia tessile.
- Che senso ha tentare di far fronte al progressivo, e per buona parte illegittimo prevalere, di questa singolare e operosa etnia esclusivamente con azioni militarmente coordinate e di continuo sbandierate con il trionfante annuncio degli sceriffi nostrani:”non gli daremo tregua!!”
- Che senso ha la conseguente eccezionale campagna giornalistica che pubblica,con reiterata evidenza,i bollettini vittoriosi e i resoconti dettagliatissimi di questa strana guerriglia contro l’illegalità cinese. Editoriali, riquadri, corsivi, pagine intere, titoli a sei colonne su insegne spente con encomiata urgenza,capannoni sequestrati, macchinari requisiti, zucchine proibite, mercatini chiusi, attività agricole indagate, commercio clandestino di articoli di moda contraffatti. Pagine intere popolate da una folla di spacciatori,autisti abusivi, accoltellatori,maitresse, prostitute, disturbatori di quiete condominiale, invasori mattutini di giardini trasformati in palestre, evasori fiscali,indesiderati frequentatori di ciricoli ricreativi, professionisti di rimesse milionarie, abituali protagonisti di risse.
Tutti sempre e solamente cinesi .
Ecco le notizie che i pratesi leggono tutti i giorni nelle cronache locali dei quotidiani, ripetute con orgoglio dagli strateghi della politica del “law and order”.
Cosa si pretende, allora, dalle telecamere sempre ingorde di scene eccezionali e di dettagli scandalosi? Vengono a Prato,trovano già pronto in abbondanza il materiale per i loro scoop, confezionano il prodotto e lo trasmettono a milioni di spettatori con gli occhi fissi ai risultati dell’audience.
Avete visto “Exit” del 21 ottobre? Hanno seguito con raffinata tecnica teatrale una delle reclamizzate “operazioni “ interforze. La regia ha inquadrato scene da lager impressionanti e brutali. Ha ossessivamente fissato un povero cristo cinese impaurito, nascosto dietro un bidone in un lurido stanzino, stanato da zelanti poliziotti. Hanno inquadrato, con crudo realismo, donne con bambini in braccio che scappavano disperate cercando una via d’uscita dall’intrico dei corridoi dove vivono e lavorano, sospinte dal deciso procedere delle forze dell’ordine. Poi le telecamere si sono soffermate( forse incredule per la visione evocativa),su un gruppo di spaventati cinesi che vengono marcati uno ad uno da militari e poliziotti con la divisa italiana.

E ora chiamatemi pure “comunista” ma voglio protestare, anche se fossi solo,contro chi organizza con superficialtià colpevole, trasmissioni di questo genere e denunciare con forza i comportamenti che generano un clima pericolosamente sovversivo e potenzialmente incivile.
Attenzione! Prato è ormai diventata,per il grande pubblico, quella descritta da”Anno Zero” e da “Exit”:una entità culturale ed economica evanescente che sta morendo, rabbiosamente rassegnata per mano cinese.
Non è questa la mia, la vostra città. Prato è ancora una città viva,capace e intraprendente che,come altre mille nel mondo, ha il problema rilevante di un’immigrazione massiccia e disordinata,ma conserva intatta e reattiva la propria salda struttura sociale e culturale
Perciò non dobbiamo permettere a nessuno che venga esasperato il pericolo giallo come fatalità ineluttabile e distruttiva.
Costruiamo invece tutti assieme un assioma di riferimento:”a Prato ci sono i cinesi,ma i cinesi non sono Prato.”

P.S 1 Se poi alla fine dovesse prevalere la convinzione che i cinesi sono in grado di fagogitare il distretto tessile pratese c’è un’unica immediata soluzione,altrove sperimentata con discutibili risultati. Si costruisce un muro che divide due città, con nomi appropriatamente diversi:una,”Prato” (naturalmente),l’altra, “Macron Lee”(realisticamente).
E,tutti in pace,ognuno per conto proprio senza mai incontrarsi,a fabbricare pezze a Prato e cucire maglie a Macron Lee.

CARLO MONTAINI


P.S 2 Che piacere, Valentina Confetto avere seguito il tuo intervento durante la trasmissione “Exit”. Forse possiedi tre doti invidiabili che ti hanno messo così nettamente al di sopra di una discussione contorta e fuorviante:sei giovane-donna-lavoratrice.

SONNY

domenica 1 novembre 2009

COLAZIONE


TAVOLE APPARECCHIATE


Disappunto dell'Italia dei Valori per la nomina di Abati a l Consiag. La segretaria Loredana Ferrara, golosona invidiosa, dichiara:


“Registriamo con disappunto come anche in questa occasione registriamo il perpetuarsi di un comportamento del Pd che non tiene conto dell’esistenza della colazione e quindi della necessità di un costante confronto con noi su tutti i temi che riguardano il territorio pratese. Le logiche di coalizione impongono una condivisione di scelte per le strategie da mettere in campo tali da ribadire la valenza della coalizione stessa che non può essere un fatto puramente formale limitato solo al momento elettorale per logiche numeriche......"


Non solo il PD non tiene conto della colazione ma non invita nè a pranzo nè a cena i propri alleati. D'altra parte di cosa si lamenta la Ferrara? Al picnic in Provincia è stata invitata.......Per questi cinque anni si deve contentare.....!!!

POLVERIERA


BRUTTISSIMO SEGNALE


Brutto! Bruttissimo segnale quello accaduto stanotte a Prato. Il tentativo d'incendio della porta d'ingresso dell'abitazione del capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale ci fa ripiombare, con tanta angoscia, nei periodi più bui degli anni del terrorismo. Perchè, purtroppo, pare accertato che l'incendio sia stato appiccato di proposito e che abbia i connotati del'attentato terroristico. Con in più il timbro estremo della vigliaccheria più smaccata. Si è tentato di initimidire un avversario politico colpendolo nel modo più terribile. Di notte. Dandogli fuoco alla porta di casa! Solo un caso fortuito ha impedito quello che, purtroppo, in altre occasioni si è trasformato in tragedia. Comunque la si pensi e da qualunque parte si guardi la politica viene la pelle d'oca a pensare che vi siano ancora in giro nella nostra Toscana bande organizzate che pensano di risolvere ogni duello politico con l'utilizzo della violenza. Attaccando addirittura le private abitazioni di presunti nemici. Non fermandosi neppure davanti al rischio di coinvolgere in questi deliri di pura violenza bestiale i familiari, i vicini, i passanti!

Ma Prato non può essere Kabul o Bagdad e nemmeno Beirut o Gerusalemme. Occorre una forte e determinata risposta di tutte le forze politiche confidando che le forze dell'ordine assicurino presto alla giustizia gli autori dell'attentato.

Ci appelliamo anche al massimo senso di responsabilità di tutti gli avversari politici della Lega. Che è legittimo criticare per le posizioni che non vengono condivise. Si eviti, tutti evitino, per cortesia, di alzare i toni delle polemiche. E si abbia cura di eliminare dalle polemiche, ripetiamo del tutto legittime, l'identificazione fisica del presunto nemico. Cosa che, purtroppo, è invece abbondantemente avvenuta in queste ultime settimane. Il drammatico episodio di stanotte ci consente di poter valutare come anche la definizione di "polveriera" che il sindaco Cenni ha utilizzato per qualificare la condizione della città non fosse così campata in aria.

Ad Emilio Paradiso ed alla sua famiglia, alla Lega Nord ed ai suoi militanti e dirigenti indirizziamo la solidarietà dell'associazione radicale Liber@MentePrato.

CONSIAG

SCOSTUMATI


MA E' GIUSTO?


E' possibile che oltre che creare scandalo l'andare con le trans sia adesso da perseguire anche il semplice andare a puttane? Ma non vi sembra che le nuove normative, regole, leggi sulla nostra vita privata comincino ad essere troppo penetranti? Non solo c'è che vuole proibire, a chi lo vuole, di mangiarsi un panino con la carne di montone; non solo è da tempo proibito e vietato fumarsi, anche a casa sua, un filo d'erba (la cui coltivazione per ogni scopo è perfino legalmente interdetta...) o bere un bicchiere di vino a cena...

Adesso è anche pericoloso, anche se non si è personaggi pubblici e/o politici, avvicinarsi ad una "bella di notte". Si rischia, come è accaduto ieri ad un pratese, di vedersi sequestrare e requisire la propria auto. E vederla finire all'asta con il ricavato destinato dal Comune ad opere di bene!

Ovvero, se permettete, proprio quel "bene" che si proponeva di ricavare il meschino concittadino da un quarto d'ora di intrattenimento mercenario con la prescelta! Oltre il danno la beffa.

Che cosa ci sia di riprovevole nel ricercare di soddisfare, ancorchè a pagamento, le proprie pulsioni sessuali francamente non lo comprendiamo. Fatti salvi eventuali reati commessi contro il cosiddetto "buon costume", l'intralcio al traffico ovvero altre ipotesi di llimitazione della libertà altrui ogni cittadino maggiorenne dovrebbe poter essere libero dall'andarsi a cercare ciò di cui ha fisicamente bisogno come gli pare e piace. Così come la professionista del sesso (ove non costretta da altri alla prostituzione...) può, a nostro avviso, mettersi tranquillamente in vendita. Che c'è di male?

ABATI (2)


PRIVATIZZAZIONE


E ora? Al Consiag con Paolo Abati di nuovo presidente sono stati eletti altri tre consiglieri d'amministrazione: tutti d'estrazione PD e tutti e tre non pratesi! La città è stata emarginata dalla cabina di regia della più grande azienda pubblica....pratese!! Prendiamo atto che il sindaco Roberto Cenni ha battuto i pugni sul tavolone del suo ufficio in Palazzo Comunale. E che ha fatto vedere la sua personale arrabbiatura nella conferenza stampa. Promettendo fuoco e fiamme nel teatro delle partecipate. Sostenendo che, d'ora in poi, si farà carico di fare esclusivamente gli interessi della città. Bene! Ne prendiamo atto. E staremo a vedere quello che succederà. Nel frattempo, però, resta come un macigno questa storiaccia del Consiag e del fatto che l'azionista di maggioranza della società non solo non ha potuto esprimere il suo gradimento verso il presidente nominato ma è stato anche tagliato fuori dal Consiglio d'Amministrazione!

La domanda sorge spontanea. Che cazzo ci resta a fare il Comune di Prato con il suo 40% all'interno di una società che, visibilmente, se ce ne fosse stato bisogno, verrà gestita anche in futuro da un partito che, da anni, la utilizza esclusivamente per i propri interessi politici e clientelari?

E che senso ha mantenere il 40% di una società che, chiaramente, non potrà corrispondere a nessuna delle esigenze dei cittadini pratesi?

A noi sembra che l'unica risposta possibile sia questa: Prato deve vendere sul libero mercato la sua quota di azioni Consiag. Al maggior offerente! Con questo dando anche un senso alle esigenze sempre agitate in campagna elettorale dal centrodestra sulla privatizzazione e liberalizzazione delle aziende partecipate. Affermazioni che, per la verità, sono sempre state smentite il giorno successivo al voto!

Ma ora, nel 2009, con questi assetti societari che la sinistra ha voluto imporre con la forza dei numeri infischiandosene delle ragioni di Prato che senso avrebbe il permanere del Comune all'interno del Consiag?

Ed ancora più chiaramente. Quale sarebbe la convenienza per i cittadini a continuare a vedere immobilizzate all'interno di una società che acquista, vende e distribuisce gas ad abitazioni ed aziende, ingenti risorse finanziarie, in un momento, tra l'altro, di grave crisi del bilancio comunale? Perchè con i soldi dei pratesi si dovrebbero agevolare operazioni, come quella di Estra, che rispondono in pieno, e soltanto, alla volontà di dominio della sinistra toscana sulle aziende pubbliche regionali? Ovvero perchè i cittadini pratesi avrebbero interesse a mantenere in piedi il carrozzone Consiag, con tutta la miriade di società satellite, che, magari, vanno a fare investimenti sull'eolico in Calabria, Sicilia, Puglia sfruttando non le opportunità di un libero mercato ma le convenienze dettate dalle logiche della politica e della cientela?

Dismettere e collocare sul mercato le azioni di Prato in Consiag sarebbe un ottimo segnale!

Intanto permetterebbe di conoscere quanto sia valutata, liberamente, lo stato di salute della società. E, di conseguenza, permetterebbe a Prato di investire in altri settori le risorse così ricavate. Contribuendo, anche per questa via, a ridare fiato, respiro e margine di crescita all'asfittica economia cittadina.