sabato 28 novembre 2009

NORDISMO


SEI MESI




Dell'incredibile proposta leghista consistente nel concedere solo sei mesi di cassa integrazione ai lavoratori extracomunitari non meriterebbe di parlare. Se non fosse per il paradosso che la boutade dei padani sembrerebbe incontrare l'unico riscontro positivo proprio tra i lavoratori italiani! Noi non sappiamo, ovviamente, quanto sia estesa e condivisa questa opinione. Resta il fatto che in molte fabbriche del nord le dichiarazioni-intenzioni dei leghisti pare abbiano trovato (così come in molti altri casi...) orecchie assai attente.


D'altra parte è già da molti anni che i lavoratori settentrionali si sono fatti ammaliare dalle sirene leghiste e dagli slogans dei bossiani. Ne rendono conto, assai agevolmente, gli strabilianti consensi elettorali che la Lega riesce a strappare in tutto il Nord!


Non desta nessuna meraviglia, dunque, che anche quest'ultima misura, xenofoba, razzista per non dire altro...) solletichi la pancia della classe operaia. Mors tua vita mea! Con buona pace della solidarietà di classe, di proletari di tutto il mondo unitevi, e di tutte le banali astrazioni teoriche sul ruolo che la classe dei lavoratori avrebbe dovuto giocare nella costruzione di una società più egualitaria, solidale, equa e giusta!


ALFRED

venerdì 27 novembre 2009

MARCO


Pannella, 80 anni da rompiscatole «Ma anche il Papa volle parlarmi...»

• da Il Giornale del 27 novembre 2009

di Vittorio Macioce

Je ne regrette rien. La voce è di Edith Piaf, l’anima è la sua. Marco Pannella a un certo punto lo dice: io non rinnego nulla. È la sua forza, la sua storia, la sua biografia. Non c’è perdono. Non c’è peccato. Non c’è redenzione. Quest’uomo di 80 anni puoi prenderlo solo così, come un gigante imperfetto, scomodo, qualche volta irritante, un perdente che non è mai stato sconfitto, un maestro che rinnega i suoi discepoli. Questo libro pubblicato da Bompiani sembra un’autobiografia. Il titolo è Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti). Ed è senza dubbio pannelliano. Non lasciatevi ingannare. Marco si racconta, in una lunga intervista, a Stefano Rolando, ma non mette mai la parola fine. Non c’è nostalgia. Non è il racconto di un grande vecchio. Non è il diario di un ottantenne. È la fotografia di un uomo sempre uguale a se stesso. Poi ci sono anche i ricordi e le idee e le passioni e quel restare sempre un passo fuori dalla storia. Pannella che non è di destra né di sinistra. Pannella liberale, liberista e libertario, pasoliniano, Sciascia e Cicciolina, Tortora e Toni Negri, craxiano e degasperiano, con Wojtyla e contro la Chiesa, berlusconiano e piddino, qualche volta perfino andreottiano. Pannella che è sempre e solo Pannella. Fin dall’inizio. Ti ricordi il primo sciopero della fame? «Lo ricordo bene. Inizio Anni sessanta. Lavoravo a Parigi per Il Giorno. E avevo ottimi rapporti con la resistenza algerina. C’era un vecchio anarchico francese, Louis Lecoin, uno che contro la tradizione anarchica aveva chiesto addirittura al Papa di intervenire per salvare Sacco e Vanzetti, convertito alla non violenza, con un certo prestigio nel mondo intellettuale. E a lui mi aggregai. Dopo quattro-cinque giorni smise lui e smisi io». Il motivo? L’appoggio alla resistenza algerina. Tutto comincia e finisce con i diritti umani.
Pannella è una vecchia zitella che ha avuto tanti amanti. Li ricorda tutti e non rinnega nessuno. Craxi gli diceva: «Non posso starti sempre a sentire, questi ci linciano». Marco lo ricorda così: «Quando salvammo D’Urso, prigioniero delle Br, finì a champagne con lui. Sorrideva. E siccome non aveva ancora aggiustato i denti aveva davanti una fessura, di quelle in cui ci puoi fare i tuffi. Non era bello, ma quel sorriso aveva un suo fascino». Di Andreotti dice: «Devo dargli atto che con il passare degli anni il suo cinismo cattolico romano si è trasformato in alto cinismo greco. Ha saputo crescere invecchiando».
Quelli del Pci non lo hanno mai sopportato. I radicali erano i borghesi, quelli con troppi vizi, una compagnia girovaga di buffoni e viandanti. Li chiamavano «froci e drogati». «Hanno sempre cercato di esorcizzarmi. Ci hanno vissuto un po’ come i comunisti storici avevano vissuto i trotzkisti. E mi dispiace che questo atteggiamento lo sento ancora nel Pd». È stato sempre così. La sinistra ha sempre cercato di tenere Pannella fuori dalla porta. E anche adesso lo sopportano per amore della Bonino. È difficile collocarlo. La politica è meraviglia: «Ho difeso l’Msi dal fascismo degli antifascisti». Uno dei suoi teoremi: «Il dialogo è tra persone che non condividono tutto. La sintesi è una profonda trattativa». Sembra che Papa Wojtyla ascoltasse le sue interviste: «Lo ha raccontato lui stesso. Quando arrivò a Roma, appena eletto cardinale, gli parlarono di questo politico strano che faceva scioperi della fame. Volle vedermi. Di quel dialogo ci rimase una visione non distante sull’idea di religiosità». Pannella non sarà mai un «padre della patria». Niente monumenti. «Mi offenderebbero un po’». Un giorno gli chiesero: che fai se gli italiani ti eleggono presidente? «Mi dimetto. Significa che l’Italia non ha più bisogno di me».

BALLET

giovedì 26 novembre 2009

CESSO


Teologia del cesso

Un libro spiega brevemente quali sono le sottili differenze tra la parola di Dio e quella di Duchamp

• da Il Foglio del 26 novembre 2009

di Angiolo Bandinelli

Per Nietzsche, lo sappiamo, “se dio è morto, tutto è possibile”. Proprio vero, sembra dirci, con l’ingenua semplicità di un bambino, o di un folle, Marcel Duchamp. Conoscete Duchamp? E’ quello dell’orinatoio di porcellana firmato come un’opera d’arte (titolo: “Fountain”). Eravamo nel 1917, ma da qualche anno Duchamp produceva opere simili, poi etichettate come “readymade”, che hanno rivoluzionato l’arte: oggetti d’uso comune, frammenti di prodotti della tecnica - una ruota di bicicletta, una pala da neve - sciolti dalle loro funzioni e inseriti in un contesto nuovo, spiazzante. Queste opere ci dicono che davvero ormai tutto è possibile, che il mondo può essere letto da sinistra a destra ma anche da destra a sinistra, da sotto in su ma anche da sopra a sotto. Non c’è direzione prestabilita, obbligatoria, nell’interpretazione, e soprattutto nella costruzione del mondo: niente più regole da rispettare, comandamenti cui obbedire, sacralità da venerare. Il mondo è come ce lo facciamo noi. E come ce lo facciamo? Basterà dare all’oggetto il nome che vogliamo. Duchamp è, se volete, uno dei maggiori padri del nichilismo moderno. Però, quel che ha fatto e ci ha lasciato non è, dopotutto, negativo. Duchamp è proiettato in avanti, c’è in lui una forza che è propria dell’uomo, dell’umano, con quel tanto di spericolatezza che è propria dell’inventare.
Adesso su questo straordinario artista esce un’opera critica che non cesso di sfogliare, di consultare. E’ una raccolta di saggi curata da Stefano Chiodi (“Marcel Duchamp. Critica, biografia, mito”, Edizioni Electa, 286 pagg., 2009). Vi troverete scritti dell’artista, interviste, pagine di André Breton, Michel Leiris, John Cage, Denis de Rougemont, Jasper Johns, Alberto Boatto, Jean Clair, Achille Bonito Oliva ed altri, una biografia, una bibliografia e un indice delle opere. Di Duchamp si può dire - e questo libro ce ne espone le ragioni - che oggi il mondo viene costruito proprio sulle sue formule, e che noi ci viviamo dentro, artisti o gentarella, credenti o atei, nichilisti o clericali, e non potremmo più farne a meno. C’è chi si ostina e rema contro, opponendosi all’idea della assoluta libertà di creazione. Eppure, la creazione alla Duchamp è forse quella che più ci avvicina alla creazione opera di dio. Con una ovvia differenza: Dio estrae dal caos l’ordine delle cose, Duchamp rompe l’ordine delle cose e ritorna al caos, nella sublime speranza di poter, dalla cosa bruta, far nascere qualcosa di umano, di pensato, di pertinente alla fantasia. Che straordinario nichilismo, questo! Niente di tetro, niente di wagneriano, niente di distruttivo, di negativo, come nel filosofo di Zarathustra o in Heidegger. Duchamp aspira alla libertà dalla materia, dalla “cosa”, con la sua pesantezza ottusa. E che male c’è? Potrò sbagliare, ma la stessa aspirazione la trovo nell’abate Suger, il filosofo e architetto cristiano che strappando elementi i più disparati dalle architetture del suo tempo si inventò l’abbazia di Saint Denis a Parigi, incunabolo dell’arte gotica, che anch’essa si libera dalla grevità della materia, dalla compattezza delle murature romaniche e si slancia in alto giocando sul vuoto, sull’energia, sulle tensioni della forza di gravità, delle sue spinte e controspinte; o nel Borromini, nel suo gusto per l’illusione ottica, il trompe-l’oeil, l’assurdo; o, infine, in Gianlorenzo Bernini, che sconvolge l’ordine, la simmetria rinascimentale con le sue sensuali, immaginifiche volute, e nella statua di Apollo e Dafni mutata in albero di alloro evoca il mistero delle cose che tramutano una nell’altra, rendendo evanescente e imprendibile la realtà più massiccia.
Eppoi c’è l’ironia. Duchamp è un maestro di ironia. Non so se il dio creatore avesse questa qualità: dovrebbe, perché dio ha tutte le qualità umane al grado più alto, e l’ironia divina forse si manifesta nel fatto che il primo creatore si è divertito a far sorgere dal niente una quantità di forme, vegetali e animali, del tutto inutili, del tutto gratuite, proprio come Duchamp con le sue folli invenzioni e i suoi readymade, ma soprattutto con i suoi giochi di parole. In principio era il Verbo, era la Parola, recita la Bibbia. E Duchamp scopre che la parola è la più plastica, imprevedibile, mirabile delle invenzioni divine e/o umane: così dà alle sue opere titoli che sfidano la pesantezza della logica formale, giocano con l’equivoco, fanno del nonsense una struttura del pensare, un po’ come Alice nel paese delle meraviglie: “Rrose Sélavy”, “La marièe mise à nu par ses célibataires, mème…”, “In Advance of the Broken Arm”... Se dio ha fatto l’uomo a sua immagine, perché non accettare che anche Duchamp sia immagine del dio creatore, della sua ludica libertà, della sua infinita ironia? Duchamp non è un superuomo blasfemo, non ripete lo sconcio gesto del dantesco Vanni Fucci. E’ solo un laico.

ENTRETIEN

martedì 24 novembre 2009

ORSOLA (2)


COMUNICATO STAMPA

In merito allo sviluppo delle vicende relative al varco di comunicazione tra i giardini di S. Orsola e l'area ospedaliera, Il Presidente della Circoscrizione Prato Centro Massimo Taiti informa che la Azienda USL di Prato, appreso della apertura (compiuta ad opera dallo stesso Taiti e del Vice Presidente della Circoscrizione, G. Sbolgi) del cancello che dai giardini di S. Orsola immette nell'area ospedaliera, nel precisare che l'area dei Giardini di S. Orsola è di propria pertinenza esclusiva, ha diffidato la Circoscrizione dal continuare ad operare direttamente per assicurare la apertura del cancello in questione, riservandosi di adottare in caso contrario i provvedimenti necessari alla tutela dei propri diritti.

Il Presidente della Circoscrizione ha richiesto il supporto dell'Ufficio Legale e del Servizio Patrimonio del Comune al fine di verificare quanto meno la sussistenza di un diritto di passo a favore del Comune medesimo.

Al fine precisare i dettagli della vicenda e di elaborare il comunicato stampa si allegano alla presente:

a) copia della nota della Azienda USL
b) copia della risposta del Presidente Taiti
c) copia di atti di Giunta e di Consiglio comunale pregressi relativi alla questione della pista ciclabile che attraversa l'area ospedaliera e dei relativi rapporti tra Comune ed Azienda USL e specificatamente:
1) la DGC n. 470/2003 relativa alla realizzazione ed ai costi della pista ciclabile
2) la DCC n. 100/2004 relativa alla decisione del Comune di estendere la mappa di accessibilità urbana, tra l'altro, all'ambito in prossimità dell'Ospedale Misericordia e Dolce;
3) la DGC n. 619/2001 relativa al progetto esecutivo della pista ciclabile tra via Reggiana ed il centro città.

Tale documentazione dimostra come per la realizzazione della pista ciclabile oggi interrotta con la chiusura del varco di accesso di P.zza del Collegio l’Amministrazione Comunale nel corso delle precedenti legislature abbia sopportato un impegno di spesa per la realizzazione della stessa di oltre duemilioni di euro. Tale impegno di spesa ad oggi è stato investito a frutto di una pista ciclabile non utilizzabile dai cittadini titolari di uno specifico diritto.


Il Presidente della Circoscrizione Prato Centro
Massimo Taiti

AGITAZIONE


MAGGIORANZA


Aria increspata nella maggioranza che sostiene il sindaco Roberto Cenni al Comune di Prato. Intanto cominciano le manovre per posizionarsi in vista delle prossime elezioni regionali. Sulle quali pesa la voglia di rivincita del Partito Democratico e della sinistra. Il candidato al consiglio regionale, l'uscente Fabrizio Mattei, ex sindaco della città, non le manda a dire. A fine marzo, secono le sue previsioni, assisteremo non solo alla riconferma in Toscana dell'attuale maggioranza di sinistra ma anche all'affermazione a Prato del PD e dei suoi alleati. E' vero che le elezioni regionali poco hanno a che fare con quelle comunali ma, sicuramente, un ribaltone dei risultati elettorali dello scorso giugno avrebbero effetto anche sugli attuali assetti del Comune. E riverberi non eccellenti sulla stessa tenuta politica della maggioranza.

In questo quadro è notizia di queste ultime ore che, ad esempio, una formazione politica che aveva contribuito all'elezione di Cenni, i Socialisti Riformisti di Paolo Calamai, si appresterebbe a sostenere Fabrizio Mattei alle prossime regionali. Causando una prima defezione nello schieramento di maggioranza.

Che soffre anche su altri versanti. Tra Lega e Giovani Pratesi è in corso una polemica sulle poltiche giovanili, appannaggio dell'esponente leghista Leonardo Soldi. Che è anche l'uomo indicato dalla Lega per ricoprire l'assessorato allo sport. Ma che La Destra, altra componente di maggioranza, non gradisce.

All'interno di queste microtensioni si è aggiunta proprio nelle ultime ore una polemica dei maggiori partiti della coalizione (PDL e UDC) nei confronti del sindaco Cenni colpevole di aver definito "capibranco" i vari leaders che lo premono per mandare propri esponenti a ricoprire posti negli enti di sottogoverno.

Non pare, dunque, dopo meno di sei mesi dall'elezioni, proprio idilliaco il clima politico in casa del centrodestra. Che, anzi, pare destinato a nuovi momenti d'attrito se quello che si va sussurrando nei corridoi si dimostrasse vero. Che cioè Cenni non manterrebbe la propria promessa di aprire la sua Giunta alla Lega entro dicembre.

ORSOLA (1)


COLPO DI SCENA!


Clamoroso copo di scena nella vicenda dell'accesso all'area ospedaliera dal varco dei giardini di S.Orsola. La ASL pratese ha diffidato la Circoscrizione Prato Centro ed il suo presidente Massimo Taiti a tenere aperto il cancello che dai giardini consente l'accesso all'ospedale.

Il fatto nuovo è che, secondo l'ASL, anche il terreno dei giardini di Sant'Orsola è di proprietà dell'azienda sanitaria pratese. E, pertanto, anche quell'apertura deve rimanere sprangato al passaggio dei cittadini così come quella già sbarrata di Piazza Cicognini.

L'affaire è veramente strano! Perchè non si capisce con quali autorizzazioni, permessi, accordi, convenzioni sia stata, negli anni scorsi, costruita la pista ciclabile che a partire dalla Piazza del Cicognini ed attraversando l'area ospedaliera aveva il compito di congiungere la stazione ferroviaria centrale con il polo scolastico di Reggiana. Opera che, tra l'altro, era costata alle casse del Comune circa 4 miliardi delle vecchie lire. Ed ora del tutto inutilizzabile per il divieto d'accesso che la ASL ha inteso far falere sulla propria area di proprietà e competenza.

Naturalmente, da oggi, la Circoscrizione Prato Centro, in virtù della diffida legale notificata al presidente, cesserà l'apertura del cancello di Sant'Orsola.

LOSING

lunedì 23 novembre 2009

KYLIX


FACCELA VEDERE!!


Signora Gabriella Poggesi faccela vedere! Faccela di nuovo vedere! Stiamo parlando, ovviamente, della mitica kylix dell'artista Douris, rinvenuta negli scavi etruschi di Gonfienti ed attualmente custodita dalla Soprintendenza in una cassaforte di Firenze. Ma mostrata dall'ispettrice responsabile del sito sul Bisenzio venerdì scorso presso il Molino Ginori all'Interporto alla delegazione organizzata dal tavolo ARCI-Associazioni. Immediatamente, riportata a Firenze. Noi pensiamo che la kylix, così come gli altri reperti di Gonfienti, debbano avere la loro sistemazione a Prato. E che debbano essere messi a disposizione dei cittadini, degli esperti, degli archoelogi. Perchè si tratta di opere d'arte d'inestimabile valore; perchè sono pezzi di 2600-2700 anni; perchè rappresentano le nostre più profonde ed antichi radici.

In attesa della riapertura del Museo Civico questi reperti possono essere opportunamente ospitati nello spazio-mostre presso la nuova biblioteca comunale nella ex cimatoria Campolmi.

Intorno a questi reperti può essere rilanciato la battaglia affinchè tutte le amministrazioni cittadine (comune, provincia, regione) si coalizzino per dare nuova vita all'ampliamento degli scavi di Gonfienti ed alla loro valorizzazione archeologica, artistica, turistica.

CINESI


COMUNICATO STAMPA

Il console della Cina Popolare Gu Honglin alza la voce e protesta per le troppe ispezioni nei confronti delle aziende cinesi nella nostra città. Dichiarando, pure, che anche il governo cinese è assai contrariato per questa prassi pratese.
E, non contento, il console considera un attacco ai diritti civili dei suoi concittadini la condotta fin qui seguita dalla nuova amministrazione comunale.
Queste posizioni di un'autorità diplomatica cinese ci lasciano francamente esterrefatti.
Qualcuno dica al signor Gu che non esiste un limite ai controlli che la pubblica amministrazione può disporre nei confronti di qualsiasi azienda ed anche di quelle cinesi.
Il console farebbe meglio il suo lavoro, favorendo con questo un processo d'integrazione più facile, rivolgendo un appello ai suoi concittadini invitandoli a rispettare scrupolosamente le leggi e le normative del paese che li ospita. Ovvero a spendere qualche altra parola invitando gli imprenditori cinesi a non sfruttare la propria manodopera in maniera così clamorosamente contraria a qualsiasi regola della civile convivenza. Per quanto riguarda invece l'attacco ai diritti civili dei cinesi a Prato violati a dire del console per via dei troppi controlli il pulpito non è proprio dei più immacolati. Venendo da un diplomatico di un paese in cui i diritti civili dei cittadini vengono violati tutti i giorni. E dove vengono violati i diritti di intere popolazioni (tibetane, uigure ecc.) ovvero vengono discriminati fino alla persecuzione tutti quei cittadini che, anche in campo religioso, non sono disposti a subire i comandi della dirigenza comunista cinese.


Prato, lì 23.11.2009

Massimo Taiti
Presidente Circoscrizione Centro

VALDO


Lavoro, etica e solidarietà: facciamo un patto?


Il 27 novembre la Chiesa valdese
presenta alla Città di Prato
un “Patto per l’etica del lavoro”


Un manifesto di princìpi che parte dal testo biblico per affermare il valore del lavoro come promozione dell’uomo e non come strumento di sfruttamento e discriminazione. Si tratta del “Patto per un’etica del lavoro” che la Chiesa valdese di Firenze presenterà alla città di Prato venerdì 27 novembre alle 16,45, in un incontro pubblico che si terrà a Palazzo Novellucci, nella sede della Provincia (in via Cairoli, 25) alla presenza delle istituzioni, delle categorie economiche, del vescovo Gastone Simoni e del pastore Mario Affuso .
A presentare il “Patto per un’etica del lavoro” sarà il pastore valdese Pawel Gajewski, che illustrerà il senso dell’iniziativa all’interno delle celebrazioni dei cinquecento anni dalla nascita di Giovanni Calvino, il grande riformatore protestante che ha posto l’accento sul valore sociale del lavoro e sul concetto di ricchezza come dono da vivere con responsabilità verso gli altri. Il “Patto”, dunque, affronta temi di grande attualità per il distretto pratese all’interno di una crisi drammatica che colpisce aziende e famiglie.
Il testo, che può essere sottoscritto al termine dell’incontro, prende spunto dal testo biblico (che sta a indicare il punto di partenza dal quale si muove l’iniziativa della Chiesa evangelica valdese) per proporre un percorso comune non confessionale aperto a cristiani e non.
Un manifesto che si rivolge a tutti gli attori del sistema economico e del lavoro: lavoratori, imprenditori, professionisti, amministratori pubblici. Siglarlo vuol dire impegnarsi (noi per primi) a operare secondo questi principi, che non sono solo evangelici, ma di difesa e promozione della dignità umana.
____________________
Chiesa Valdese di Firenze
Tempio: Via Micheli,26
Centro Comunitario: Via Manzoni 21
Tel./Fax 055 2477800
e-mail:concistoro.fivaldese@chiesavaldese.org
sito web: http://www.firenzevaldese.chiesavaldese.org

CAVE


CAVE CAVEM


Il Circolo Legambiente di Prato organizza per giovedì 26 novembre, alle ore 21,00, presso il Circolo Arci "I Risorti", Via Firenze, 323, La Querce, una pubblica assemblea su:


CAVE DI PIZZIDIMONTE E MACIA. I PROBLEMI E LE OPPORTUNITA'. La protesta e la proposta di Legambiente


Sono stati invitati a partecipare reappresentanti dei Comuni di Prato e Calenzano, la Circoscrizione Prato Est.


Per sabato 28 novembre Legambiente Prato organizza una visita a piedi alle cave di Pizzidimonte e Macia, con esperti e guida ambientale. Il ritrovo è fissato alle ore 14,30 presso la Chiesa di Pizzidimonte.

COMMENTI


Pratovnik

Siamo finalmente riusciti a proibire l’ingresso,nel centro storico,agli esotici maleodoranti kebab e ad altre indecorose installazioni commerciali:call center,distributori automatici,internet point ecc ecc. Siamo anche soddisfatti per la preannunciata nascita di una Commissione di esteti(?)che stabilirà,con minuziose disposizioni,la qualità,la quantità e lo stile dell’arredamento interno di ogni negozio e la assoluta compatibilità dell’aspetto esterno con la tradizione storico-urbanistico-culturale dell’ambiente circostante.
A volte,si dice. Intere generazioni,per decenni si sono arrabattate sul problema senza trovare una soluzione quando all’improvviso,fortunatamente,qualcuno accende una lampadina e il gioco è fatto.
Liberato dall’impressionante degrado, ripulito dalle intromissioni mortificanti di etnie incivili e pervasive,l’anello centrale della città viene restituito all’antico splendore.
Rimane,è vero,qualche dubbioso cacamiracoli ma si tratta di retrogradi nostalgici della libera iniziativa in libero mercato. Attardati avversari del contingentamento illiberale codificato anche a Prato,per decenni,da una sinistra ottusamente statalista.
Lasciamoli brontolare nei loro sempre più ristretti e malinconici cenacoli:a noi la concretezza virile e intelligente “del fare”,tirando pragmaticamente diritto.
Domandiamoci perciò,con severa coerenza, se a questo punto il problema del centro storico possa considerarsi risolto.
La risposta,scontata,è “non completamente”. Infatti sorgono,con sorprendente serietà,scuole di pensiero attorno alle quali,finalmente,si ritrova e si riconosce una variegata intelighenzia locale fin’ora assente e depressa dal conformismo provinciale (e dai!) di una sinistra vetero-comunista.
Ora questo qualificato coacervo di saperi lascia filtrare le prime faticose elaborazioni nemmeno a dirlo,genialmente pragmatiche.
Senza presunzione di completezza riportiamo per quanto ci è dato conoscere,alcune di queste proposte che, prima o poi, saranno oggetto di impegnati confronti.

- Costruire un immenso parcheggio sotterraneo in Piazza Mercatale riservandosi,in un secondo tempo, di utilizzare nello stesso modo,Piazza del Duomo e forse Piazza San Francesco.
- Riaprire parzialmente alle auto il centro storico riesumando la proposta di un genialoide ormai dimenticato assessore del PSI:la così detta “entrata a gabbia” ovvero,se ben ricordo, la disponibilità nel centro della città di spazi non comunicanti ai quali accedere liberamente in auto,con l’obbligo di uscire senza deviazioni. Si sussurra che questa estrosa ipotesi potrebbe essere riproposta da un innovativo assessore che mediterebbe di renderla pubblica come affascinante argomento per le prossime veglie natalizie.
- Favorire,con appositi convincenti incentivi,la voglia molto diffusa di tantissimi pratesi veraci che,eliminati i kebab “et similia”,sarebbero lietissimi di riappropriarsi della “loro città”. il ritorno di questi nuovi civilissimi abitanti “d.o.c” potrebbe restituire al centro storico,insieme ad un “patto di rientro” con enti,associazioni,banche,uffici statali a suo tempo spinti all’esilio, la dimenticata funzione di elegante salotto,frequentato dalla buona,sana,media,ed alta borghesia “italiana”
- Assoldare esperti europei della valorizzazione dei centri storici che,assistiti dalla nuova intelighenzia pratese,siano in grado, in tempi ragionevoli, di proporre una definitiva soluzione del problema
- Riprodurre,con le modificazioni proprie della genialità italo-pratese i fortunati esempi di centri storici che,come quello famosissimo di Dubrovnik,fanno da soli la ricchezza di un paese.
A noi cosa manca per confezionare,in quattro e quattrotto una Pratovnik piena di vita e di quattrini?
Quasi niente.
Ripristinare materialmente in toto,e senza interferenze burocratiche, la cinta della antiche mura rendendo accessibile, soltanto a piedi, l’accesso dalle vecchie porte.
Questa nuova città, una sorta di old town moderna ,sarebbe destinata,come Dubrovnik all’uso esclusivo di migliaia di turisti stranieri trasportati giornalmente da centinaia di luccicanti torpedoni. Spensierati visitatori riempirebbero, rumorosi e fotografanti, strade,vicoli e piazze godendo un favoloso affresco cittadino:stupende bellezze monumentali accerchiate da centinaia di variopinti ristoranti e da un fittume di negozietti e bancarelle stracolme di insulsi souvenirs . Agli angoli di ogni strada ammiccanti suonatori di fisarmonica,barbuti ritrattisti estemporanei,venditori peripatetici di falsi biscottini di Mattonella. Un fiume di denaro ininterrotto concentrato e controllabile.
Il tutto,naturalmente,ideato diretto e gestito da selezionatissimi pratesi veraci autorizzati,loro soltanto,ad abitare e guadagnare,folcoristici e decorativi nella miracolosa città di Pratovnik

E la notte musica,balli,sesso e cabaret.

Vista la irrefrenabile produzione di idee ci sarà da lavorare con eccezionale perseveranza per scegliere e realizzare quelle migliori. Ci vorrà tempo,ancora.
Pazienza amici commercianti del centro storico. Qualcosa di concretamente significativo come chiedevate da tempo,l’avete ottenuto. Vuoi mettere la nuova nitida immagine del centro storico senza kebab? Il seguito verrà.

P.S Già ,non ci pensavo. C’è anche l’apertura di nuovi mastodontici centri commerciali in periferia.
Ma questo,è un altro problema?

Carlo Montaini
22 novembre 2009



Caro Carlo,
mi costringi a travestirmi per limitare le Tue iniziative, altrimenti sei senza contraddittorio e va tutto bene, anzi benissimo, come a Vladivostock.

Quanto dici va molto bene, ma il livello generale è tale che il Console cinese afferma che ci sono troppi controlli e che questo è discriminatorio, senza domandarsi cosa sia stato rilevato durante tali controlli.....ma forse questa domanda è discriminatoria!

Mi è stato riferito che un assessore provinciale ha detto che occorrerebbe fossero gli italiani ad imparare il cinese, spero che non sia vero, ma se lo fosse, non ho sentito molto voci che gli abbiano risposto a tono.

Pare che per l'apertura degli esercizi pubblici sia titolo preferenziale la conoscenza delle lingue straniere, così gli italiani, che notoriamente studiano poco, non aprono, salvo che abbiano l'intelligenza di asserire che avranno i menù in braille ( è successo ! ).

Quando avremo l'intelligenza di reagire con intelligenza ?
Basterebbe ricominciare a pensare, ma pare che questo sia diventato un peccato grave. Un saluto a Tutti.

Avv. Alberto Valentini



Egr. Dott. Montaini,
permetta anche a me una riflessione, magari banale, ma tant'è, in un mondo sì fatto, una banalità in più chi può disturbare?
Con i Comitati Pratesi intraprendemmo una strenua battaglia, prima contro la nascita di una nuova multisala a sei chilometri dai Gigli (favorita dal cambiamento della legge regionale che imponeva la distanza minima di trenta chilometri fra un multiplex e l'altro) poi contro il progetto del parcheggio ipogeo in Piazza Mercatale. La ragioni del nostro dissenso erano chiare anzi "banali" : chiedevamo semplicemente che si facesse un'analisi seria, approfondita sui bisogni della città, sulle conseguenze di questi interventi sull'assetto urbanistico, sulla necessità/sostenibilità di tali opere. Chiedevamo di dare la parola ai "saperi esperti" sgombri dai condizionamenti politico-economici (o meglio economico-politici), di ascoltare le belle menti formate da cultura e conoscenza. Chiedevamo alla politica delegata di non limitarsi più alla sola amministrazione utilitaristica della cosa pubblica ma di farsi carico di organizzare l'elaborazione del futuro con progetti di lungo respiro che tenessero conto del governo dell'economia del territorio, non più confinati all'interno di mandati temporali .
La risposta (banale) a queste semplici domande la conosciamo tutti:" i soliti comitati del no a tutto", "la sindrome NIMBY", ecc. Risposte "banali" che nascono da un pensiero culturalmente "banale", privo di quegli strumenti culturali idonei alla comprensione delle trasformazioni sociali ed economiche ed alla soluzione dei problemi.
Eppure non era difficile da intendere che l'urbanistica ha nella sua struttura intrinseca qualcosa di vivo, di vitale, che non può essere trascurato: interventi pesanti si ripercuotono su tutto l'insieme, producono effetti a distanza, alterano gli equilibri, stravolgono le funzioni. Centodiecimila metri quadrati di superficie di vendita (in sei chilometri) e cinquanta sale cinematografiche (in quindici) non potevano non produrre un risultato devastante sui centri storici e sulle loro offerte.
Oggi coloro che accusavano i "Comitati del no" fanno una timida marcia indietro. La politica cerca soluzioni improbabili con gli strumenti culturali che ha a disposizione, rischiando di peggiorare ulteriormente il danno già consumato nel tentativo di non perdere consensi, accontentando qualche reiterata richiesta delle "categorie". Che come tutte le "categorie" sono portatrici di interessi di parte, legittimi, ma di parte. I commercianti del Centro Storico hanno finalmente ottenuto il ritorno delle "macchine" in centro, favorite dal ripensamento della ZTL e dai parcheggi gratuiti nel periodo natalizio, e qualcuno si è perfino spinto a dire che con le auto scomparirà il degrado e migliorerà la sicurezza in alcune vie (ad es. in via Cironi, a due passi dal Duomo), trascurando ovviamente l'inquinamento, il benzene e quant'altro.
Il pensiero "banale" continua ad imperversare nonostante che montagne di letteratura indichino soluzioni sostanzialmente opposte.
Noi dei Comitati Cittadini continuiamo invece a sostenere che viviamo in tempi complessi che richiedono soluzioni complesse per problemi realmente difficili e che l'unico strumento necessario rimane la cultura, la condivisione dei saperi,e la capacità di analisi supportata da quell'istituto, oggi irrinunciabile, rappresentato dalla partecipazione attiva dei cittadini. Continuiamo a sostenere che "saperi comuni" e "saperi esperti" insieme devono concorrere, in un patto di solidarietà sociale, al processo della formazione delle scelte. Solo così potremo orientare il nostro futuro, restituendo alla politica quella credibilità oggi messa in forte discussione.
Personalmente mi auguro due possibili scenari: 1) che le Amministrazioni comprendano finalmente l'importanza della partecipazione di tutti nella definizione delle scelte e nella risoluzione dei conflitti che permeano società complesse come la nostra, favorendo la creazione di nuovi istituti di decisione (come il "Comitato di Piazza Mercatale" ha indicato con una propria proposta organizzativa); 2) che i "saperi esperti", e le menti libere da condizionamenti abbiano la capacità e la voglia di incontrarsi per mettere a disposizione le migliori energie per la nostra città. Questo rimane il mio grande sogno nel cassetto, un' "utopia possibile" che riunisca in un unico orizzonte di riferimento tutti coloro che possono mettere le loro competenze al servizio della nostra comunità. E per questo continuerò a lavorare.
Cordiali saluti.

Dr. Paolo Sanesi

domenica 22 novembre 2009

NICCOLINI


LAVATOI
Sono finalmente iniziati, nei pressi dell'ex Villa Niccolini a Gonfienti, i lavori per il restauro, il ripristino e la riqualificazione, degli antichi lavatoi.
Nessuno andrà più a farci il duro lavoro delle lavandaie. Ma sarà restituito al territorio di Gonfienti un segno importante del suo passato. Che insieme al piccolo tabernacolo nei pressi testimonierà brani, seppur minori, della vita nelle campagne pratesi. Piccoli simboli che è giusto che rimangano di sentinella a quelle pianure adesso interessate da un aggressivo e disordinato assalto urbanistico.

LACRISI


PRATESI


Le cronache dei quotidiani riportano il boom di visitatori-acquirenti-consumatori che in questi primi giorni d'apertura si sono recati al cosiddetto ParcoPrato di San Giusto.

A sentire i commenti ieri sarebbero stati ben 30.000 i cittadini che hanno approfittato del sabato per recarsi in Via delle Pleiadi! E, sicuramente, molti di essi hanno lasciato un bel gruzzoletto d'euro alle casse dei nuovi negozi e grandi magazzini nati sotto l'egida della Lega delle Cooperative nei pressi della Multisala, che pare aver avuto un analogo successo di pubblico.

Vista dalla declassata la crisi economica pratese non appare così brutta o devastante come alcuni commenti ed osservatori vorrebero far credere.

Ci pare evidente che una città ridotta quasi alla fame, secondo costoro, non potrebbe rispondere in questa maniera "entusiasta" all'evento dell'apertura di nuove occasioni di spesa.

Dunque a Prato i soldi ci sono e vi è propensione a spenderli. Si vocifera che il primo giorno d'apertura del magazzino tecnologico di San Giusto siano stati acquistati 1.000 (mille...) nuovi televisori pronti per il digitale e l'accadi! Non proprio una spesa necessaria. Non proprio il sintomo di crisi profonda e generalizzata..

E non ci pare sintomo di crisi nera neppure l'assalto al nuovo Bar-ristorante di Luca Mannori. Che probabilmente dovrà essere ampliato per far fronte all'inaudita clientela alla quale deve far fronte quotidianamente.

Ma cos'è questa crisi, allora? La drammatizzazione delle difficoltà forse non tiene conto che la città ha già reagito alla fine del monopolio tessile diversificando la propria economia e ritrovando forti impulsi di investimento, guadagni, occupazione, ricchezza.

Pur in presenza di indubitabili segmenti di cittadini nelle grinfie della disoccupazione e di aumentate difficoltà familiari si può ben affermare che la maggior parte dei pratesi non se la cava poi così male! Lo dimostra anche lo straordinario afflusso di gente alla nuova Biblioteca presso la cimatoria Campolmi. La domanda di cultura, di letture, di sapere è sempre un sintomo di vitalità estrema della società. Formidabile segnalatore di nuova linfa e di nuove opportunità che una comunità ancora in larga parte prospera lancia ai suoi amministratori.

FANDANGO