sabato 12 dicembre 2009

CRAXI


Intervista a Bobo Craxi: Bobo Craxi e i suoi socialisti in coalizione con Pannella&Bonino


da Il Clandestino del 11 dicembre 2009


di Antonio Arabia

Si avvicinano le elezioni regionali. Craxi e i Socialisti Uniti cosa faranno?

Presenteremo una lista con il garofano in molte regioni d`Italia e daremo vita ad una coalizione insieme alla lista Pannella/Bonino e ai Verdi.
Che spazio c`è? Sarà una nuova Rosa nel pugno?
Le minestre riscaldate non sono mai buone. Solitamente le regionali non sono propizie per esperimenti in materia politica, ma molti italiani dalle ultime politiche non sentono una rappresentanza politica e noi ci rivogliamo a loro anche e soprattutto per il futuro. Quella Rosa nel Pugno fu un esperimento riuscito per metà che si arenò sull`idea di costruire qualcosa di più.
Con i radicali il rapporto è storico, vero?
Nasce nel 1987 con le liste comuni, poi è proseguito nel 1992 quando Pannella si mise a capo dei Laico Socialisti in Parlamento. Il nostro rapporto ha delle radici antiche.
Il governo in che stato di salute si trova? La fiducia in Berlusconi è immutata, meno quella di alcuni ministri?
I venti della crisi non sono stati spazzati via e l`impulso più naturale è quello della stabilità e governabilità. il mio giudizio non cambia. Non c`è nulla di significativo e nulla che abbia impattato sul Paese. Agli italiani non sfugge che viviamo in un momento storico particolare.
Il ruolo di Fini?
Ha accettato di fondersi nel Pdl e si sta ritagliando un profilo politico che lo separi da Berlusconi. Lui ha una vocazione nazional-popolare, ma non nel senso gramsciano del termine, mentre Fini è più legato ad una idea di destra conservatrice reazionaria.
Perche reazionaria?
Al di là della scoperta dei valori laici e di compassionevole tolleranza verso gli ultimi, non dovevamo aspettare Fini per scoprire l`uguaglianza tra razze diverse, bastava leggere la capanna dello zio Tom. Fini persegue un filone che fu presente anche all`interno del partito unico, e parlo di Mussolini: è un liberalismo post giolittiano conservatore espressione di una parte dei ceti medio-alto borghesi e naturalmente nazionalista e quindi di destra. Modificando quella che fu l`ispirazione di fondo dell`alleanza nazionale immaginata da Pinuccio Tatarella molto più simile al Pdl.
L`opposizione? Possibilità di accordi con il Pd di Bersani?
Regione per regione si potrà valutare. La nostra forza è di opposizione al centro destra e bisogna dare gambe all`alternativa. Questa nascerà solo dallo scontro all`interno del centro sinistra di tesi, programmi orientamenti e vocazioni che sono in molti casi divergenti. Se non precipita la situazione politica, in questi tre anni dobbiamo costruire qualcosa di realmente diverso al semplice ritorno del modello dell`unione. Senza un area laica, riformista socialista, ambientalista e radicale penso non sia possibile tornare a Governare il Paese.
Bersani è l`uomo giusto per il centro sinistra italiano?
Personale apprezzamento sulla figura dì Bersani, è stato un ottimo uomo di Governo. Scarseggia una linea del centro sinistra e capire qual è stata la causa del proprio fallimento. Vi saranno ulteriori scosse nel Pd se non miglioreranno alle regionali. Veltroni non si poneva il compito di governare ma di perdere ma contare di un ampio consenso sul suo campo.

PRIMARIE


ALLE URNE?


Alzi pure la mano chi s'è accorto che domani si terranno, anche a Prato, le primarie del Partito Democratico per la scelta dei candidati alle prossime elezioni regionali.

Eppure per un posto di consigliere si confrontano in città ben cinque esponenti democrats: i consiglieri uscenti Fabrizio Mattei e Cristina Pacini, l'ex presidente della Provincia Massimo Logli, l'ex assessore comunale Camilla Curcio e l'outsider giovanile Lorenzo Rocchi.

Il confronto tra i candidati, se mai c'è stato, è stato relegato nelle (poche) assemblee dei Circoli del PD ed in qualche ritratto comparso sulla benevola stampa locale.

Cosicchè è facile prevedere che domani, dalle 8 alle 20, non moltissimi cittadini si recheranno a dare la propria indicazione nei 44 seggi disseminati in città. Probabilmente saranno di meno di quelli che andarono a scegliere i propri beniamini cinque anni fa, quando la Regione Toscana inaugurò queste primarie istituzionalizzate. Che, è bene ricordarlo, furono introdotte come una specie di foglia di fico della partecipazione, per mascherare in qualche modo la nuova legge elettorale regionale che non prevede alcuna possibilità per gli elettori di scegliersi nel segreto dell'urna i propri candidati preferiti. La legge toscana, che fece da apripista "democratica" alle successive leggi elettorali nazionali dello stesso tenore, prevede solo l'apposizione di un segno sul simbolo preferito. I consiglieri eletti risultano dalla posizione che hanno conquistato nell'ordine di lista o per il fatto di essere presenti in un listino regionale, pure bloccato.

Dunque queste primarie, nate per scopi non proprio attinenti ad una vera democrazia partecipata, sono state intanto snobbate da tutti gli altri partiti caratterizzandosi come sola prova interna al Partito Democratico.

In questa situazione il silenzio con il quale vengono vissute dal corpo elettorale queste elezioni è lo sconsolante risultato che era lecito attendersi.

Neppure ai candidati-concorrenti è apparso opportuno favorire una larga partecipazione alla giornata di domenica. Il ragionamento corrente è che proprio nella scarsa affluenza degli elettori starebbe una delle principali aspettative di successo personale. Tra i pochi che si recheranno alle urne si tratta di confidare nella fedeltà più elevata dei propri intimi sostenitori. Più che nel riuscire a convincere della propria candidatura un largo spettro di cittadini.

Le previsioni più attendibili prevedono un buon successo personale di Fabrizio Mattei. Che, a cominciare, dalla campagna per la scelta del nuovo segretario nazionale dei democrats pare essere riuscito a coltivare amicizie sia tra i sostenitori di Bersani che in quelli di Franceschini.

Attenzione, però, anche alla candidatura di Massimo Logli, ex presidente provinciale, che può sempre contare sulla capacità di mobilitazione del segmento cattolico degli ex margheritini.

mercoledì 9 dicembre 2009

ELEZIONI


Regionali: Staderini e Cappato si rivolgono ai Socialisti per una coalizione autonoma con anche i Verdi
Il Quotidiano ecologista “Terra” (preghiera di citare la fonte) pubblicherà domani, mercoledì 9 dicembre, una “Lettera aperta ai compagni Socialisti, su Regionali e oltre” di Mario STADERINI, Segretario di Radicali Italiani, e Marco CAPPATO, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni.


Roma, 8 dicembre 2009

Le elezioni regionali cadono in un momento di accelerazione del degrado istituzionale del nostro Paese. Ci rivolgiamo a voi Socialisti - organizzati e non, attivi o “in attesa”- perché riteniamo possibile, e quindi doveroso, usare questo appuntamento per rilanciare nel Paese un’alternativa riformatrice alla quotidiana rissa tra capipartito.

Nella stagione che vide la nascita dell’entusiasmante progetto della Rosa nel Pugno, chiarimmo insieme che non si trattava di unire spezzoni “socialisti”, “liberali”, “laici” e “radicali”, ma di proporre finalmente una sintesi di quelle grandi storie politiche, non attraverso un’opera riverniciatura ideologica come quelle che continua ad appassionare ex-PCI ed ex-DC nel Partito democratico, ma su obiettivi di profondo cambiamento dello Stato, dei partiti, del livello di libertà individuale e qualità democratica. Alla base di quel tentativo c’era la necessità di porre l’esigenza “liberale” del diritto e della giustizia come grande questione sociale –e socialista!- del nostro tempo, a partire dal dissesto del Sistema giudiziario italiano che travolge milioni di famiglie. Marciammo a Natale per l’amnistia contro l’impunità delle prescrizioni, e lanciammo al Paese segnali dirompenti per la riforma laica dei diritti civili e di modernizzazione del welfare a favore degli esclusi.

Dopo che quel progetto fu stroncato sul nascere dalla reazione del Regime, oggi, di fronte a un PdL a leadership leghista che disattende ogni promessa liberale e sociale, a partire da quella sul taglio delle tasse, il Partito democratico è paralizzato dal conflitto tra “dialoganti” con Berlusconi e “intransigenti”, privo di un progetto alternativo di riforma e condannato alla subalternità, cioè a rappresentare la gamba debole della conservazione di un sessantennio, sempre meno democratico, al quale è urgente porre fine.

Ci rivolgiamo a voi perché riteniamo esista la possibilità di dare corpo a un progetto in grado di rompere i veti incrociati alle riforme. Possiamo infatti oggi, in vista delle elezioni regionali, realizzare l’aggregazione delle energie socialiste, radicali e ambientaliste, laiche, liberali e repubblicane, in un proposta elettorale che veda i nostri rispettivi simboli presenti “in coalizione” nelle Regioni italiane, esprimendo anche candidati autonomi alla presidenza delle Regioni. In particolare, la partecipazione del simbolo Verde del “sole che ride”, del simbolo Socialista e del simbolo Bonino-Pannella rappresenterebbe la continuazione ideale del grande tentativo della Rosa nel Pugno, in sintonia con quel movimento ecologista europeo che pone la questione ambientale al cuore dei rapporti sociali, produttivi e del lavoro, liberandola dalla marginalità ideologica alla quale pure in Italia è stata troppo a lungo confinata. Anche per questo affidiamo questa lettera a “Terra”, a pochi giorni dalla riunione degli Stati generali dell’Ecologia del 12 Dicembre promossi dai Verdi e alla quale parteciperemo.

Conosciamo le obiezioni che ci vengono sollevate sulla base delle esigenze di “schieramento” all’interno della partitocrazia italiana. Sappiamo bene come nel centrodestra per i socialisti sia innanzitutto sentita l’esigenza di “pesare” nei rapporti di forza della maggioranza. Così come siamo consapevoli della necessità, per i socialisti che fanno riferimento al centrosinistra, di difendere uno spazio nel recinto del Partito democratico, magari attraverso l’appendice di Sinistra e libertà.

Come Radicali, abbiamo dimostrato di non cedere a tentazioni identitarie quando abbiamo accettato di subire il veto su Pannella, D’Elia e Viale per non offrire la soddisfazione –in particolare Oltretevere- della nostra esclusione dal Parlamento. Ma renderemmo ora un cattivo servizio al Partito democratico, nei cui gruppi parlamentari pur siedono i nostri eletti, se ci rassegnassimo a subire una politica incapace di qualsiasi scatto liberale sulla giustizia, l’economia, la politica internazionale, la laicità; se accettassimo che la preferenza del Pd per l’Italia dei Valori, dimostrata con l’apparentamento del simbolo alle elezioni, si aggravi e stabilizzi come “scelta strategica”, così come “strategica” è la convergenza con il Pdl su Gheddafi e Putin, o su D’alema candidato di Berlusconi nella UE.

Continuando a ritenere necessaria la creazione di un grande “partito democratico”, e di un grande “partito conservatore / repubblicano” all’americana, non avremmo esitazioni a stringere alleanze che ci possano avvicinare a questo obiettivo e alla realizzazione di una vera alternativa antipartitocratica in Italia. Ma riteniamo che la praticabilità di un tale progetto dipenda innanzitutto dalla capacità di presentare al Paese, all’opinione pubblica, una nostra comune proposta di coalizione Socialisti-Verdi-Bonino/Pannella, di convergenza delle ormai secolari e gloriose storie laiche, liberali ed europee. Insieme avremmo certamente il dovere di confrontarci con questo Partito democratico, volti a conquistare un grande accordo politico nazionale con il PD che non si riduca all’accettazione di marginali concessioni nel sottopotere regionale; ma anche pronti al suo contrario, cioè ad avviare un grande scontro politico per la leadership riformatrice di questo Paese che guardi anche oltre la scadenza delle Regionali. Fatevi vivi, e al più presto.

Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani

Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni

lunedì 7 dicembre 2009

EUROPA


Premessa eccezionale
Forse ci avrei pensato anche da solo ma alcuni amici,molto amici,mi hanno anticipato suggerendomi di riunire le “Riflessioni settimanali” del 2009 in un libretto,più propriamente un pamphlet.
Ottimista e remissivo come sono, ho obbedito volentieri con natalizia.. prontezza.
L’editore Attucci,oltre i confini dell’amicizia, ha accettato di stampare in fretta il libretto che con lo scontato titolo
CARLO MONTAINI
RIFLESSIONI
SETTIMANALI
2009

Verrà presentato VENERDì 11 DICEMBRE ORE 21.00 presso la libreria
IL CASTELLO

da Bruno Gabellini,giornalista
Questa “premessa eccezionale” vale come amichevole e speranzoso invito.

Europa italiana

Diciamoci la verità.
Ripensandoci con la calma la trombatura di Massimo D’Alema a Ministro degli Esteri dell’Unione Europea,mi ha procurato un accidentale ma duraturo sollievo. Nonostante i finti piagnistei intonati dalle solite verginelle dai candidi manti:tutti lo volevano e,alla fine,nessuno se l’è preso.
Per me la sconfitta di D’Alema,confezionata a freddo sui piani incrociati di interessi scivolosi,è stata l’illuminazione improvvisa di un aristocratico teatro dove pensavo che attori di gran classe interpretassero,con leale professionalità,una parte dignitosa.
È apparsa invece,con impressionante evidenza,l’immagine dopolavoristica di un teatro di provincia frequentato da individui che beatamente si godono l’avventura europea. Non devono far altro che aspettare,obbedienti,che alcuni volponi uomini di mondo(pardon d’Europa) abbiano sistemato il gioco delle tre carte.
Allora è vero,succede come da noi in Italia a Roma,a Prato. La novità appagante è che ancora e finalmente “tutto il mondo è paese”,la commedia all’italiana si recita in tutto il mondo e noi ci sentiamo più amichevolmente europei. Perché ora tutti sanno che non è solo italiano l’inconcludente bizantinismo parolaio e l’inaffidabilità levantina:sono ritualità diffuse e istituzionalizzateai massimi vertici europei.
Avete sentito come anno eliminato il “nostro”?
Con gli stessi indecenti giochini,con le medesime beffarde ipocrisie in uso nel nostro criticato Paese. Allora dobbiamo ammetterlo è stato un messaggio positivo e confortante che riporta a dignità fatti,vicende e comportamenti pubblici da non frettolosamente deplorati come immorali e indegni di uomini civili. Così un po’ di sano revisionismo è indispensabile e meritorio,anche a Prato.
Qualcuno dell’ex PCI,un po’ attempato,ricorderà per esempio la famigerata deprecatissima “notte di Coiano” del 1983:all’alba un’intera classe politica,pulita e credulona(quella dei Giorgio Vestri e dei Landini,per intendersi) era stata completamente decapitata senza preavviso e senza regole da un gruppo di giovani intraprendenti e spregiudicati.
Anche qualche ex PSI dovrebbe serbare ricordo di un congresso vinto,con un vile capovolgimento delle alleanze,e la sorridente risposta data a chi,ingenuamente,chiedeva conto di un tale tradimento:”caro compagno,devi smettere di fare il poeta…”
Ora,cari compagni,avete diritto,anche se non ne sentite il bisogno,ad una congrua riabilitazione. La faremo in silenzio,senza clamore,soli con la nostra memoria. E voi scusateci se abbiamo avuto,in questi lunghi anni,qualche pensiero di non affettuosa comprensione.
Voi eravate,giovanissimi,già partiti per l’Europa e noi consapevolmente fermi su vecchi princìpi e su antiche credenze.
Tanto è vero che quasi tutti i protagonisti di quegli eventi considerati allora da molti politicamente spergevoli,sono vivi e vegeti e hanno rappresentato,senza interruzione,la classe dirigente del PCI,del PDS,dei Ds e ora,del PD. E molti che siedono da anni ai vari vertici del potere possono,con maggiore orgogliosa sicurezza di sé,proporsi all’ammirata considerazione degli elettori. Ora che sono stati perfino legittimati da una corte europea.
6 dicembre 2009

Carlo Montaini



P.S Per esperienza personale questa”Riflessione” riguarda i trascorsi di uomini della sinistra pratese. Altri potrebbero ricordare, senza sforzo,le riuscitissime emulazioni democristiane

PIAZZA


ITALIA NOSTRA

sezione di Prato
via delle Segherie 33A
59100 Prato
prato@italianostra.org

Prato, 7 dicembre 2009


Al Sindaco di Prato
Al Comandante della Polizia Municipale di Prato.


Nonostante le nostre ripetute segnalazioni, anche a mezzo stampa, sulla situazione di permanente non rispetto a Prato delle regole del Codice della Strada, in particolare nel centro storico, osserviamo che viene tollerato, pertanto consentito se non incentivato, il parcheggio delle auto sui marciapiedi, o aree assimilabili. Contemporaneamente, nelle oramai numerose vie senza marciapiede, non viene richiesto il rispetto delle distanze dal muro per la regolare sosta dei veicoli, costringendo i pedoni a transitare nel mezzo della strada. La sosta avviene anche in zone di particolare pregio storico ed architettonico, ove è leso il diritto dei cittadini a poter transitare a piedi e in sicurezza. Particolare degrado lo creano le auto che parcheggiano sotto il Castello dell’Imperatore, percorrendo tratti di marciapiede. Siamo quindi ad invitare il Sindaco ed il Comandante della Polizia Municipale a dare le opportune direttive alle forze addette a far rispettare il Codice della Strada, specialmente quelle in difesa dei più vulnerabili, i pedoni, affinché vengano costantemente monitorate e sia attuato una forma d’intervento efficace per il ripristino di questa legalità, che come tante altre, contribuiscono al degrado della città e rendono difficile la convivenza appunto civile, cioè nel rispetto delle regole.

Andrea Abati
Pres. Italia Nostra sez. di Prato