giovedì 18 marzo 2010

INSTALLAZIONE



Tante ragioni per stare alla larga dal sistema malato dell'arte.


Video-installazione di Savino Marseglia.

Trasformare gli escrementi in oro non è oggi solo un'arte, ma addirittura la norma di mediazione su cui oggi si basa il sistema stesso dell'arte. Come accadde a Re Mida, che non riusciva più a distinguere tra cibo e escrementi, così oggi l'arte contemporanea subisce un inarrestabile processo di “merdificazione”. Un’ invisibile e insidiosa intossicazione interiore sta diventando la conseguenza di una produzione artistica che non conosce più misura. Il dramma “ecologico” come prodotto della civiltà post-capitalistica non porta solo alla decimazione delle risorse naturali, ma all'avvelenamento dell'uomo e, si badi bene, non solo del corpo, ma anche dello spirito. Questo ostinarsi ad ogni costo a mettere in circolo non solo merci inquinanti, ma anche “opere inquinanti” porterà non solo il pianeta a non salvarsi, ma sarà ciò che determinerà anche la fine stessa dell'arte. Se, per assurdo, ogni artista decidesse di realizzare opere d'arte a partire dai rifiuti, giungendo a farsi una “casetta-studio” di spazzatura, un simile gesto non eliminerebbe l’aberrante intossicazione da merce.
Nel corso dei secoli, spinta continuamente dalla necessità, la civiltà contadina aveva imparato a fare tesoro di tutto, ovvero a riciclare qualunque cosa a partire dagli avanzi di cibo ai manufatti di lavoro in disuso. Allo stesso modo vediamo in tante parti del mondo intere popolazioni costruirsi, per motivi di sopravvivenza abitazioni e utensili con i rifiuti dell’industria.
Nel bosco di Ripapietra, vicino al suggestivo Borgo medievale di Bovino (tra i cinquanta Borghi più belli d’Italia) in provincia di Foggia, l’artista Savino Marseglia, trasforma un riparo di contadini, realizzato con materiale di recupero in uno spazio di video- installazione. L’interno appare al visitatore colmo di oggetti domestici ingombranti, tra cui un frigo, sul quale troneggia un apparecchio televisivo. Un ambiente apparentemente irreale, ma che in verità infonde sicurezza: non fanno forse parte della nostra quotidianità comuni elettrodomestici e pertanto non ci restituiscono un senso di familiarità ? Così ciò che accade in città tra le tranquille mura domestiche, viene qui riprodotto nel bosco. Vediamo una televisione interfacciarsi con gli spettatori, spegnendosi e accendendosi, al loro passaggio. L'apparecchio video trasmette la voce dell'artista che, in dialetto locale, racconta storie di contadini, proverbi e detti sull’identità culturali perdute o in fase di catalogazione. Una simile ricerca si incentra sui meccanismi di appartenenza ad uno specifico territorio e sulla complessa relazione tra alienazione urbana e la conseguente mancanza di radici. L'artista si sente libero di ritrovare nei luoghi in cui soggiorna interessi e suggestioni che provengono non solo nelle relazioni antropologiche con la storia locale, ma anche dall'interazione con le persone di quella particolare comunità, attraverso pratiche di riappropriazione della memoria storica che vanno oltre il concetto stesso di produzione di opera d’arte. Se, come è noto, l'opera di arte contemporanea nasce di per sé “decontestualizzata”, la sua dislocazione in un ambiente diverso e marginale quale quello del bosco, la rende accessibile e di facile lettura a tutti, contro l'arroganza di chi esercita qualunque forma di controllo o potere su di essa.


Savino Marseglia – Tante ragioni di stare alla larga dal sistema malato dell’arte

Videoinstallazione nel bosco di Via Ripapietra- Bovino-Foggia



Dal 25 marzo al 29 aprile 2010

Autore: Savino Marseglia

Genere: Arte contemporanea

Inaugurazione: giovedì 25 marzo 2010 – ore 18.30

Via Ripapietra – Bovino – Foggia

Biglietti: ingresso libero

Orario d’apertura su appuntamento dalle 9.30 alle 12.30 /15.30 alle 18.30

Info: 3475712780 – s.marseglia@email.it

mercoledì 17 marzo 2010

TALKSHOW


Pd (Rai) PdL responsabili della chiusura dei talk show?

di Marco Beltrandi

Una cosa è certa: il dibattito che si è svolto in Vigilanza Rai oggi, alla presenza del Direttore Generale della Rai Mauro Masi, ha reso palesi le responsabilità della chiusura del talk show, improvvidamente decisa e riconfermata dalla maggioranza del CDA della Rai, su proposta del Direttore Generale.
Infatti, in tutti gli interventi numerosi dei componenti PD, è stato chiarito che il regolamento “Beltrandi” non imponeva affatto alla Rai la chiusura dei talk show. Anzi, il Senatore Procacci ha detto testualmente - a ragione - che la chiusura dei talk show è avvenuta in contrasto con il regolamento approvato in Vigilanza Rai.
Peccato che questa chiarezza e sincerità sia avvenuta solo oggi, dopo oltre un mese di campagna, anche televisiva Rai, in cui si è sostenuto l’esatto contrario, senza possibilità di contraddittorio, da parte degli esponenti PD, anticipandone la interpretazione distorta del regolamento fatta poi propria dai conduttori Rai. E dopo un mese di menzogne, è difficile essere credibili.
Loro quindi hanno fornito al CDA Rai il pretesto per chiudere i talk show, favorendo così il lavoro di quei settori dell’attuale maggioranza che volevano appunto le chiusure, senza nemmeno le tribune politiche, che sono iniziate solo ieri, in ritardo di 15 giorni da quanto disposto dalla Commissione.
Commissione che certamente non aveva alcun bisogno di “battere un colpo”, visto che lo aveva già fatto il 9 febbraio scorso. Il Parlamento dovrebbe essere rispettato dai vertici Rai, non dileggiato, come è accaduto anche oggi.
(notizieradicali, 1098)

lunedì 15 marzo 2010

IDENTITA' DUE


Identità 2

Il foyer
Sulla diatriba che investe il Metastasio infuocandosi ogni giorno di più, dovremo riflettere a bocce ferme perché, per ora, si recita un banale teatrino dei pupi dietro le quinte. Invece, a proposito di identità pratese e rivalutazione del centro storico, ci è sembrata rivoluzionaria e immaginifica l’idea di Marcello Bartoli, attore e regista, (La Nazione 27 Febbraio) : “Ecco cosa serve alla città: un teatro che viva 24 ore, c’è bisogno di reinvestirsi in tempi brevi “ Che l’idea dell’attore- regista abbia una sua eccezionale valenza catartica è certificato dalla impegnativa frase del Sindaco e dell’Assessore Beltrame :” il bar e il foyer del Metastasio devono rimanere aperti notte e giorno per la gente. Finalmente! Un’apertura europea riformista e socialdemocratica.
Il coprifuoco
Sere fa, per un imprevisto accidente, ho dovuto camminare dalle 21 alle 23 per le strade del centro . Giuro, tre ore, non ho incrociato più di venti persone. Deserto, tutto chiuso, fermo, silenzioso. Guardavo questa mia città sconsolato, io, che durante la guerra ho sofferto le strade sotto coprifuoco: nessuno in giro, solo qualche pattuglia di militari annoiati a vigilare le finestre per l’oscuramento. In Piazza del Duomo ho incontrato una pattuglia: due militari e un carabiniere che passeggiavano parlando. Ogni sera Prato è inutilmente cosi. Un infinito buio di silenzio intorno ai lampioni illuminati. Il bar e il foyer aperti di notte al Metastasio , potrebbero servire.

Dove vai, son cipolle
La frase del Ministro leghista Maroni, in seconda visita a Prato: “Non si costruisce la convivenza senza condividere i principi etici “, ha giustamente suscitato la reazione composta dell’On. Giacomelli : “ A nessuno può essere chiesto per essere considerato cittadino, di omologare idee, valori e principi del regime. Bravo Antonello! Hai visto? Ora, se qualcuno, come capita spesso, ha qualche dubbio sulla differenza fra destra e sinistra, fra conservatori reazionari e liberali democratici, eccolo servito! La frase di Maroni è una bestemmia costituzionale prima ancora che culturale, storica e politica. Ma siamo ormai abituati e quasi divertiti dalle battute dei leghisti incapaci di collegarsi con qualsiasi forma organizzata del pensiero. Sorprendente invece la risposta dell’On. Mazzoni che, a forza di difendere con sempre maggiore difficoltà tutto e tutti del suo partito con accenti a volte manichei, tradisce la sua indiscutibile formazione democratica e liberale. Così liquida la questione posta da Giacomelli: ”non si tratta di un eresia (quella di Maroni)….qui si dovrebbe parlare anche di etica di impresa……..che la sinistra ( e ridagli!) ha dolorosamente (?) ignorato. Da ragazzi, in casi del genere, si liquidava l’interlocutore con una sola battuta: dove vai, son cipolle.


Carlo Montaini, 14 Marzo 2010