sabato 15 settembre 2012

VENICE


Ritorno dalla Biennale d'Architettura











FAVISMO


Favia a un passo dalla scissione "In migliaia attorno a me".

 E' il titolo della edizione bolognese di Repubblica replicato in nazionale. La vicenda del consigliere regionale emiliano del Movimento5Stelle continua ad interessare i grandi quotidiani. Repubblica, in particolare, è stratifosa di Favia nella sua polemica con Beppe Grillo e Casaleggio. E spera che dalle parole critiche si passi ai fatti. Ovvero che una parte del M5S saluti Grillo e si metta in proprio (ovvero approdi ad altri lidi...).

Perchè così si dimostrerebbe che anche il movimento di Grillo è un partito come gli altri. Con le stesse beghe, lo stesso personale politico, le stesse frammentazioni correntizie, le medesime scissioni.
Disinnescando, in questo modo, molta della potenzialità degli stellisti. Perchè dare fiducia ad un partito che, alla fin fine, dimostra d avere gli stessi vizi della vecchia (ed anche della più recente ...) partitocrazia?
Molto probabilmente i direttori hanno in mano i risultati di sondaggi che dimostrano l'affievolirsi della presa di Grillo sull'elettorato. E ci danno ancora dentro! Stanno "cucinando" a fuoco lento Beppe Grillo! Evidentemente lo spavento per l'esplosione del suo movimento ha messo in moto il meccanismo oggi in atto. Perchè se da un  lato va notata l'azione dei grandi media, dall'altro, sicuramente, anche i partiti in Parlamento cercheranno di costruire una legge elettorale (ammesso che ce la facciano...) confezionata in modo tale da ridurre il peso di Beppe. E mancano ancora diversi alla scadenza elettorale.  

MANGIAMANGIA


E' straordinariamente utile la lettura del Bilancio 2011 del gruppo consiliare PD della regione Lazio.
Si apprende, infatti, che il PD laziale ha ricevuto contributo annuali per euro 2.018.000!! E siccome il gruppo regionale PD ha 13 consiglieri vuol dire che ognuno di loro ha ricevuto un contributo pubblico di oltre 155.000!! Bene, direte voi, non male come risorsa annuale.Ed invece no! Il gruppo PD ha speso di più di quello che ha ricevuto. Infatti a fronte di un'entrata per 2.018.000 il PD Lazio ha avuto uscite per 2.051.000!! 
Ma il più bello deve ancora venire esaminando le singole voci di spesa. Dunque il PD laziale ha speso nel 2011 per le seguenti macrovoci:

1.. Marketing e pubblicità                                                   738.000  
2.. Per collaboratori                                                             622.000 
3.. Per riunioni e convegni                                                   210.000  
4.. mobilità                                                                              66.000 
5.. varie (non identificate)                                                     58.000 
6.. alberghi e ristoranti                                                          23.000 

Dove si evince che la spesa massima è per propagandare le gesta dei 13 consiglieri. In questa voce appaiono spese per apparizioni televisive, come già avvenuto in Emilia Romagna. Ovvero se questi vogliono comunicare qualcosa ai cittadini devono pagare i giornalisti e le emittenti disponibili.
La spesa per i collaboratori non è dettagliata. S tratta, probabilmente, dei cosiddetti portaborse, segretari/e ecc.
Dettagliatissima è invece la voce "riunioni e convegni". 
Per la voce "alberghi e ristoranti" che il bilancio riassume con una spesa totale di 23.000 euro il PD ha utilizzato qualche cautela e ritrosia. Andando a spulciare le fatture riportate alla voce "riunioni e convegni" possiamo segnalare alcune spese per mangiare e bere:

Ristorante La Foresta di Rocca di Papa               18.270
Ristorante Pinzimonio di Fiumicino                        8.000
Aniene Relais di Subiaco                                          6,480
Ristorante Barbitto di Sezze                                     4.400
Enoteca Tuscia                                                           3.500
                                                                                  -----------  
                             Totale                                        = 43.000

Ovvero quasi il doppio delle cifra pudicamente indicata dal bilancio del PD laziale. Ma in bilancio ve ne sono molte altre. Queste sono le più evidenti.

E' stato il gruppo radicale della Regione Lazio a richiedere ed a ottenere che i gruppi regionali pubblicassero tutte le voci dei loro bilanci. E' per questo che è venuto fuori lo "scandalo" del bilancio del Pdl, sul quale è in corso un'inchiesta della magistratura. 
Certo che anche il PD non ha scherzato in quanto a spese. E chissà che anche su queste spese non voglia mettere gli occhi qualche Pm!!    


ANTROPOCENE



PARTITO RADICALE

NONVIOLENTO TRANSNAZIONALE TRANSPARTITO
ONG con Status Consultivo Generale di prima categoria
presso l'ECOSOC delle Nazioni Unite

THE URBAN FUTURE
THE SIXTH SESSION OF THE WORLD URBAN FORUM
NAPOLI 1-7 SETTEMBRE


La crisi della weltstadt e
la “nuova alleanza” con la natura:
verso l’era post-consumista



Relazione del Partito Radicale

ad opera e coordinamento del Prof. Aldo Loris Rossi

«L’essenza di una civiltà non consiste nella moltiplicazione dei desideri, ma nella deli-berata e volontaria rinuncia a essi».

Mahatma Gandhi
«Se le api scomparissero dalla terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita».
Albert Einstein


Parte prima

L’Antropocene come minaccia alla sopravvivenza del pianeta

Dal dopoguerra la terza rivoluzione industriale fondata sull’energia atomica, l’automazione, l’informatica, ha ristrutturato l’intero ciclo produttivo in senso post-fordista e spinto impetuosamente verso la globalizzazione, l’economia consumista e le megalopoli provo-cando la più grande espansione demografica e urbana della storia.
Se la popolazione mondiale ha impiegato 2 milioni di anni per giungere al primo miliardo di abitanti nel 1830 e 100 anni per il secondo, dal 1930 ne sono occorsi solo 30 per il terzo mi-liardo, 15 per il quarto, 13 per il quinto, 12 per il sesto, 13 per il settimo nel 2011.
Allo stato attuale l’esplosione demografica è incontrollabile, al pari di quella urbana!
Nel 1950 New York, la più grande metropoli del mondo aveva 12,3 milioni di abitanti, ma nel 1975 era superata da Tokio (19,8 ml). Nel 2001 questa ha confermato il primato (26,5), segui-ta da San Paolo e Mexico City (entrambe con 18,3 ml); mentre New York è al quarto posto (16,8).
Le proiezioni al 2015 indicano ancora Tokio (27,3) come la più popolosa (grande quanto l’Europa augustea) seguita da 5 metropoli del terzo mondo (Dacca, Bombay, San Paolo, Delhi, Mexico City); mentre N.Y., pur crescendo di 5,6 ml rispetto al 1950, scenderà al settimo posto (17,9).
La sinergia delle due esplosioni, demografica e metropolitana, ha causato tra il 1950 e il 2000 il raddoppio della popolazione urbana (dal 25,4 % al 50,0 %) che ha superato quella rurale nel 2008.
Intanto le metropoli in espansione tendono a formare sistemi sinergici con quelle prossime configurando megalopoli definite tali se superiori a 30 milioni di abitanti.
Nel ‘61 il loro primo studioso Jean Gottmann ne individuava una decina:-
- tre in Europa (il sistema Londra-Liverpool, l’asse Reno-Rodano, quello padano prolunga-to nei corridoi tirrenico e adriatico);
- tre in nord America (New York-Boston , Chicago-Toronto, Los Angeles-San Francisco);
- una in sud America (San Paolo-Rio de Janeiro); e tre in Asia (Shanghai-Pechino, Calcut-ta-Delhi, Tokio-Osaka).


L’impatto della tecnosfera sulla ecosfera è sempre più imponente: le città di oggi occupano il 2 % della superficie terrestre, ma consumano il 75 % delle sue risorse; e «in termini di consumi energetici, i circa 300 milioni di americani richiedono un apporto energetico equivalente a quello di 22 miliardi di esseri umani!» (J Rifkin, ‘80). Dunque occorrono tre pianeti solo per essi. Tale impatto, causa dell’effetto serra responsabile dell’ecocidio planetario, è evidente dalla mappa della coincidenza tra inquinamento globale e megalopoli. Nella crescita vertiginosa di quest’ultima si individuano almeno tre mutazioni genetiche che in 250 anni hanno trasformato: la città tradizionale pre-industriale - un organismo chiuso nelle mura e in equilibrio con la natura dal tardo neolitico alla metà del XVIII sec. - nella groszstadt proto-industriale borghese dilagata oltre le mura nel XIX sec.; quindi, nella metropoli industriale massificata come ville verte-ville verticale della prima metà del XX; infine nell’odierna weltstadt post-industriale “infinita e senza forma” che avvolge il pianeta.
Ma se la città tradizionale pre-industriale, cresciuta in simbiosi con la natura, non ha avuto alcun impatto sul pianeta, dalla rivoluzione industriale in poi l’habitat dell’uomo è mutato progres-sivamente e con legge esponenziale al punto da indurre il premio Nobel per la chimica 1955 Paul J. Crutzen a denominare tale era: Antropocene, che oggi minaccia la sopravvivenza del pianeta.
Precisa Crutzen: «A segnare l’inizio dell’Antropocene sono state la Rivoluzione industriale e le sue macchine, che hanno reso molto più agevole lo sfruttamento delle risorse ambientali. Se dovessi indicare una data simbolica, direi il 1784, l’anno in cui l’ingegnere scozzese James Watt inventò il motore a vapore. L’anno esatto importa poco, purché si sia consapevoli del fatto che, dalla fine del 18° secolo, abbiamo cominciato a condizionare gli equilibri complessivi del piane-ta. Pertanto propongo di far coincidere l’inizio della nuova epoca con i primi anni dell’Ottocento» (2005).
In particolare, tra la fine del XVIII e il XIX secolo la rivoluzione proto-industriale, capita-lista, liberale, borghese, alimentata dalla energia a vapore, capace di costruire gigantesche strut-ture in ferro senza precedenti, non riuscendo a dare forme nuove a tali tecniche, le maschera con gli stili storici, configurando la groszstadt eclettica, a espansione orizzontale e illimitata.
La seconda rivoluzione industriale - decollata dal terzultimo decennio del XIX secolo, a-zionata da petrolio, benzina, energia elettrica e dall’organizzazione taylorista e fordista della produzione con un l,3 miliardi di abitanti - ha trasformato tale groszstadt nella metropoli indu-striale massificata, moderna, verticale, acutizzando il conflitto tra metropoli e natura, quindi tra i modelli alternativi di città: tradizionale v/s futuribile e razionale v/s organica. Nel primo terzo del XX secolo - con due miliardi di abitanti, un inquinamento fisiologico e una grande depres-sione in atto dal 1929 - la Carta di Atene (Le Corbusier 1933) codifica la nuova città funzionale come ville verte - ville verticale, prima sintesi di Metropoli e Natura (Eco-Metropoli ante litte-ram).
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Con la terza rivoluzione industriale (post-fordista) - emersa dalla metà del XX secolo, ali-mentata ancora da combustibili fossili, ma anche dall’energia atomica e dalle rinnovabili e po-tenziata dalla robotica la popolazione giunge a 4 miliardi e redige la Carta del Machu Picchu (Bruno Zevi 1977) quale «revisione anti-illuministica della Carta di Atene». Essa teorizza la li-ving-city post-razionalista cercando di arginare il crescente conflitto tra metropoli e natura.
Infine, 31 anni dopo - quando la popolazione giunge a 6,7 miliardi, l’economia globalizza-ta crolla e l’effetto serra devasta la Natura - il Manifesto dell’UIA (2008) ha chiesto la transizio-ne dai due paradigmi, meccanicista e storicista ormai insostenibili, al paradigma ecologico per orientarsi verso una nuova frontiera eco-metropolitana e un’era post-consumista.
Dunque, nel XX secolo si assiste alla più grande espansione demografica, urbana e econo-mica della storia che ha rotto definitivamente l’equilibrio millenario Città-Natura.
Il problema di dare forma alla metropoli nella mutazione genetica post-industriale era stato intuito dalla seconda avanguardia post-bellica. Questa era stata innescata alla metà degli anni ’50, da due progetti provocatori, complementari, che ponevano il problema “della grande dimen-sione”: The Illinois, città verticale alta un miglio (’56) e la revisione, venti anni dopo, di Broa-dcare City, città-regione orizzontale (’36-’58) di F. Ll. Wright.
Essi annunciavano le nuove ricerche megastrutturali per un habitat futuribile che simula-vano la complessità delle metropoli; mentre l’avanguardia artistica scopriva il fascino di queste ultime nell’esposizione “This is tomorrow” (R. Hamilton, ’56). Questa nuova visione spaziale e artistica liquidava nello stesso tempo: l’angoscia paralizzante dell’informale, gli stereotipi del re-alismo socialista, l’accademica tardo-razionalista, il ritorno all’ordine neo-storicista. Inoltre essa, a differenza dello statuto funzionalista, avvertiva la crisi ambientale incombente proponendo per la prima volta una sintesi di architettura e ecologia (arcology con Paolo Soleri), che anticipava la rivolta ecologista consolidatasi dalla fine degli anni ’60 in poi. Questa emergeva con la fonda-zione del Club di Roma (’68), la denuncia di “The population bomb” (Paul Erlic, ’68), la pro-clamazione della “Prima giornata della Terra” (Barry Commoner, 22 aprile 1970), la nuova pro-spettiva bio-economica (N. Georgescu-Roegen, 1971), il Rapporto del MIT su “I limiti dello svi-luppo” (Dennis Meadows, ’72), la “Prima Conferenza Mondiale sull’Ambiente” (Stoccolma, 1972), la scoperta dell’”effetto serra” (F. Schneider, 1975) e la “Carta del Machu Picchu” (1977). Quest’ultima teorizzava la città post-funzionalista, anti-meccanicista, aperta, mutevole, polifunzionale, servita anzitutto dal trasporto pubblico.
Intanto, l’inaudito sviluppo post-industriale è giunto al punto da sconvolgere i cicli biocli-matici e l’ecosistema planetario. Questo ha rivelato l’insostenibilità del suddetto paradigma mec-canicista-riduzionistico su cui è fondato lo statuto funzionalista codificato dalla Carta di Atene (1933).
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Tale insostenibilità si manifesta attraverso patologie sempre più allarmanti che non possono essere più rimosse, minimizzate o ignorate dalle istituzioni, riassumibili nei seguenti fenomeni:
1. L’esplosione della bomba demografica.
2. L’espansione permanente delle mega-cities e delle galassie megalopolitane.
3. L’onnipotente sviluppo post-industriale, la globalizzazione mercatista e il controllo planetario delle risorse.
4. La mutazione genetica post-fordista della produzione, della società, della metropoli.
5. La globalizzazione di infrastrutture, mercati e sistemi urbani in un’unica weltstadt “in-finita e senza forma”.
6. L’ “Impronta ecologica” della città planetaria oltre i limiti della Natura.
7. La distruzione progressiva del patrimonio storico e delle comunità tardo-antiche.
8. Il consumismo come acceleratore esponenziale della produzione: la sua metamorfosi da vizio a virtù.
9. L’apogeo e il tramonto dell’era dei combustibili fossili: il conflitto per il dominio mondiale delle energie.
10. La crescita vertiginosa di rifiuti, inquinamento e effetto serra: l’ecocidio planetario.
11. L’autoreferenzialità dell’architettura nella società consumistico spettacolare.
Queste patologie sono giunte a un livello di pericolosità tale da minacciare, come si è det-to, la sopravvivenza del pianeta! Ormai le “cose” si ribellano alle “parole”, i problemi sfuggono alle tesi elaborate per governarli.
La sinergia tra tecnocrazia, economicismo e mercatismo ha continuato a ignorare l’ecocidio planetario in atto svelato e denunciato, dagli anni Settanta in poi, dalla nuova visione sistemica del mondo.
Essa ha evidenziato che il pianeta, in quanto ecosistema “vivente” in equilibrio autoregola-to, non può più essere governato da tali principi e dalla politica del laisser-faire laisser-passer sempre più indifferenti alla gravità della crisi ambientale, energetica e metropolitana, pervenuta a un punto di rottura.
Questo, nella consapevolezza che: «non è perché le cose sono difficili che noi non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili» (L. A. Seneca).
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Verso una “Nuova alleanza” con la natura (eco-metropoli, smart-cities) e l’era post-consumista
I 250 anni della rivoluzione industriale, ovvero della nuova era dell’Antropocene, sono sta-ti dominati per i quattro quinti dallo statuto funzionalista, cioè dal paradigma meccanicista-riduzionista e dal mito dello “sviluppo illimitato” che hanno prodotto insieme all’affluent society, patologie oggi incontrollabili.
Ma nell’ultima fase post-industriale, si è aperta una nuova prospettiva, sebbene anticipata da profetiche intuizioni: il paradigma organico-olistico (ecologico) consapevole, viceversa, della realtà dei “limiti dello sviluppo” e orientato verso un’era post-consumista, una nuova frontiera eco-metropolitana e un’architettura che viva in simbiosi con la Natura!
Questo mutamento è in sintonia con le scienze che dal dopoguerra vanno oltre il paradigma riduzionista: la Cibernetica, la Teoria dei sistemi, della Gestalt, l’Ecologia, i Sistemi dinamici complessi, la Biologia olistica, la Scienza del Caos. Esso segna la transizione paradigmatica dal “diritto alla Città” (H. Lefebvre, 1968) al “diritto alla Natura”.
Il paradigma ecologico, “a rete”, scoprendo le leggi che regolano il divenire dei fenomeni fisici e la crescita degli organismi viventi, si incarna nella visione olistica che consente la “pacifi-cazione tra tecnosfera e ecosfera” (B. Commoner) indispensabile per la sopravvivenza del pianeta.
Pertanto, se si vuole liberare la modernità dai “suoi disastrosi inconvenienti”, ormai inso-stenibili, occorre con urgenza una strategia alternativa capace di perseguire:
1. Il disinnesco della bomba demografica.
2. Un habitat entropico: da garden-city, living-city, arcology, verso la nuova frontiera eco metropolitana.
3. La rifondazione del modello di sviluppo come sintesi di economia e ecologia.
4. Il riequilibrio eco-metropolitano dell’armatura urbana disimpegnata dai grandi corridoi transnazionali.
5. L’integrazione delle reti hard e soft in un cyberspace aperto, interattivo ma in simbiosi con la biosfera.
6. Una “Nuova alleanza” con la Natura.
7. La tutela del Patrimonio storico e degli abitanti, dei siti antropizzati e delle comunità tardo-antiche.
8. Dall’economia dello spreco alla sobrietà post-consumista: la liberazione della coscien-za omologata dell’uomo-massa.
9. La città dell’era solare (Eliopolis) e delle energie rinnovabili: la riconversione dell’habitat planetario.
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10. La nuova civiltà entropica del riciclaggio, del controllo dell’inquinamento e dell’effetto serra.
11. Un’architettura digitale come “protesi della Natura”, diritto alla biodiversità estetica, etica e politica.
A chi obietterà che tale strategia è opinabile o utopica, si può replicare che, viceversa, essa è obbligata e realistica!
Questo per tre ragioni capitali: l’imminente fine dell’era dei combustibili fossili, che indur-rà la riconversione ad altre energie del ciclo produttivo e della città planetaria; la minaccia dell’effetto serra alla sopravvivenza del pianeta, che esige una svolta strategica verso la “pacifi-cazione tra tecnosfera e ecosfera”; il fallimento etico del consumismo nichilista responsabile, in nome del superfluo, della distruzione della Natura.
Ma tali smisurati problemi sono irrisolvibili senza la rivoluzionaria transizione culturale dal paradigma meccanicista-riduzionista a quello bio-ecologico capace di rimodellare la moder-nità sui cicli della Natura.
Questo nella convinzione che: «l’essenza della civiltà non consiste nella moltiplicazione dei desideri, ma nella deliberata e volontaria rinuncia a essi» (M. Gandhi).
Intanto, i tempi per una svolta radicale si riducono sempre più e non la si può delegare a nessuno. Infatti: «di tutti gli organismi viventi sulla terra, solo noi esseri umani abbiamo la capa-cità di mutare consapevolmente il nostro agire. Se si deve fare pace col Pianeta, siamo noi a do-verla fare» (B. Commoner).





DAVID


L'architettura non avviene per caso, è una coincidenza di forze, una cospirazione di requisiti, aspettative, regole e, si spera, di visioni. Richiede collaborazione ed il suo successo dipende dalla qualità di questa collaborazione. Questa partecipazione non coinvolge solo i professionisti, ma si attua anche con la società, tra chi commissiona, regolamenta e soprattutto abita i nostri edifici e le città.
E' allettante immaginare che la buona architettura sia in conseguenza della libertà, sia intellettuale che pratica,  ma la comprensione dei limiti, il coordinamento dei vincoli e la mediazione delle resistenze sono fondamentali per una sana cultura dell'architettura. E' solo attraverso il dialogo e la volontà di capire le diverse questioni e le responsabilità che entrano in gioco nel processo del fare architettura, che queste forze possono essere incanalate verso un risultato significativo.
Se si accetta questo, allora dobbiamo anche accettare il fatto che la buona architettura non dipende solo dal genio e neppure che si possa ottenere solo attraverso il conflitto e a dispetto delle circostanze. Il talento e la creatività individuale dipendono e contribuiscono a una cultura ricca e complessa, fatta di affinità condivise, riferimenti e situazioni difficili che danno validità e significato non solo all'architettura ma al posto che essa occupa nella società.
Ho invitato i miei colleghi ad esaminare ciò che ci accomuna piuttosto che quel che ci distingue gli uni dagli altri , e così facendo a dimostrare che la qualità dell'architettura dipende da valori, sforzi e visioni comuni. Non dobbiamo dimenticare che nel progettare il nostro futuro costruiamo sempre su ciò che è venuto prima.
"Common Ground"  ci offre il pretesto per considerare gli sforzi degli architetti non come gesti isolati e alla moda , ma come parte di una ricerca intellettuale, sociale e fisica ricca e continua che trova senso solo in termini di problematiche condivise, ma anche nel desiderio di dare un contributo significativo al nostro mondo fisico.

(Presentazione dell'architetto David Chipperfield alla Biennale d'Architettura in corso a Venezia)        

ACQUAIOLI


Non ricordiamo esattamente la data ma c'è stato in primavera  un referendum per "mantenere" l'acqua  "bene comune", pubblico. I promotori della consultazione sostenevano che la legge che volevano abrogata  avrebbe trasformato l'acqua da bene pubblico a bene privato. Tutti sanno bene che non era affatto così! Ma i referendari furono così bravi a propagandare la loro verità che l'esito referendario fu bulgaro. Neppure coloro, associazioni e partiti, che avevano ispirato e promosso la legge ebbero modo (o non vollero) esprimersi a difesa di quella norma. Il risultato fu che oltre il 90% dei tanti cittadini che si recarono alle urne espresse il proprio voto contrario alla "privatizzazione". 
E dunque l'acqua italiana continua ad essere "pubblica" e bene comune di tutti i cittadini. 
Purtroppo non è mica vero. Ci sono in Italia centinaia di aziende che hanno in concessione dai Comuni sorgenti di acqua "pubblica". La imbottigliano nei loro stabilimenti "privati" e la rivendono (a caro prezzo) ai cittadini "proprietari". Certamente l'acqua delle sorgenti date in concessione rimane in mano pubblica......Ma c'è un ma! Cosa succede se un Comune chiede alla società privata di rientrare in possesso della sorgente d'acqua pubblica. Perchè, ad esempio, una grande siccità, come successo quest'estate, mette in sofferenza tutte le risorse degli acquedotti e centinaia di migliaia di cittadini restano, per giorni e settimane, a secco?
I sindaci avrebbero il potere di rientrare in possesso di quelle sorgenti. Ma non vi fanno mai ricorso. Perchè, ancorchè l'acqua delle sorgenti concesse ai privati rimanga teoricamente bene pubblico, nei fatti non è possibile per il Comune intervenire. Se non a fronte di costi che generalmente sconsigliano tali azioni essendo più conveniente dar da bere ai propri cittadini champagne di marca.  
La demagogia ed il falso popolarismo hanno purtroppo questi esiti. 

venerdì 14 settembre 2012

TRASPARENTI?



VALTER VECELLIO

La “solitudine” dei radicali. Le “colpe” di Berardo e di Rossodivita, di Cappato e dei parlamentari, dei radicali lucani, napoletani, romani…

14-09-2012
Prendete il “Corriere della Sera” di oggi, il bell’articolo sulle spese pazze alla regione Lazio del sempre documentatissimo e preciso Sergio Rizzo: il fiume di denaro che finisce nelle casse dei gruppi rappresentati alla Pisana, e poco importa se gruppi veri o solo nominativi. Leggerete che “la storia incredibile dei finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari innescata dai radicali con la meritoria pubblicazione sul loro sito internet del bilancio 2011, è ormai una palla sempre più grossa che rotola a valle. Inarrestabile e minacciosa, come dimostra l’inchiesta per peculato che si è abbattuta sull’ex capogruppo del PdL Franco Fiorito…”. Andate poi a leggere su “Repubblica” il sempre brillante Francesco Merlo. Vive a Parigi, ma l’osservare le cose italiane da lontano gli rende la vista più acuta. Nel suo “Ostriche e festini, er Barman del PdL”, ad un certo punto si legge: “…il consiglio regionale del Lazio ha speso per ‘manutenzione e messa a norma degli immobili’ trenta milioni di euro negli ultimi tre anni e quest’anno ne aveva in previsione altri dieci, bloccati dopo le denunzie alla magistratura dei due consiglieri radicali Rocco Berardo e Giovanni Rossodivita (si, va bene, si chiama in realtà Giuseppe, ma non si può avere proprio tutto dalla vita, ndr)….”.
E siamo al Lazio, dove due consiglieri fanno in pochi mesi quello che ben più nutriti gruppi in anni non hanno saputo (o meglio: voluto) fare. Di quello che combinano i radicali e Marco Cappato a Milano, le belle imprese di Roberto Formigoni, il “Celeste” smemorato che si perde le ricevute dei pagamenti e chissenefrega, perché tanto tra amici quando si deve restituire migliaia di euro, basta la parola, nonostante i giornali abbiano fatto del loro meglio per minimizzare la cosa, è pur sempre venuto fuori, alla fine, qualcosa. Non parliamo poi dell’attività dei parlamentari: si tratti della giustizia, dei grandi temi legati alla vita e alla morte di ciascuno di noi, la libertà di cura e di ricerca, le riforme istituzionali, i diritti civili in Italia e nel mondo. Si vogliono fare altri esempi? C’è un “matto” di radicale in Lucania, che da solo fa per cinquanta; ci sono i compagni di Napoli che caparbi e ostinati sono esempio quotidiano di quello che si può farein una realtà difficile e complessa come quella in cui vivono; Roma, con la sua campagna per referendum cittadini che, indetti, mettono in moto meccanismi che allargheranno spazi di libertà e di opportunità per tutti; e insomma, non basterebbe tutto lo spazio di “Notizie Radicali” per fare il semplice elenco dei titoli delle iniziative radicali un po’ ovunque.
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Si tratta di un patrimonio straordinario di iniziativa politica, di conoscenza, di “fare” coniugato a “sapere” che non ha riscontro con altri partiti e movimenti. Una prassi che si fa teoria dei fatti, e viceversa che un giorno andrà studiata e valorizzata come merita. Una prassi e una sua teoria che – non per un caso – viene ostracizzata; così s’arriva al quesito che sempre più spesso viene rivolto, e man mano che ci si avvicina alle elezioni che a primavera prossima giocoforza saranno indette. La prima domanda è: con chi vi schierate? La seconda, successiva: ma come mai non riuscite a creare mai le condizioni per un’alleanza, e vi ritrovate sempre da soli?
La prima domanda va rovesciata: fermo restando che i radicali sono il partito della nonviolenza e del diritto, gli “altri” sono disposti a seguirli su questo terreno, e operare di conseguenza? La risposta alla seconda domanda si risolve anch’essa in un’altra domanda: hanno ragione o torto i Berardo e i Rossodivita, i Cappato e i parlamentari radicali, i nostri compagni in Lucania, Campania, Lazio e ovunque si trovano, a fare quello che fanno? Se hanno torto, ci si spieghi in cosa, e perché. Se invece hanno ragione, si chieda agli “altri” perché si lasciano soli i radicali a combattere le battaglie che combattono. Questa “solitudine” non è cercata e non è voluta, anche se ha una sua “ragion d’essere”. Per capire quale sia, basta leggere le cronache, come quella di Rizzo e Merlo di oggi.
va.vecellio@gmail.com

 da notizie radicali

GIACHETTI



“Sei l’emblema di Messegué”, gli batte sulla spalla l’ex deputato calabrese Luigi Meduri. Affossato in una poltrona di Montecitorio, smunto, il democratico Roberto Giachetti è al dodicesimo giorno di sciopero della fame anti-Porcellum. Il secondo digiuno, dopo i 35 giorni tra luglio e agosto, quando precipitò da 80 a 67 chili e si ritrovò le transaminasi più alte dello spread. Sopravvive con tre litri d’acqua giorno, gran bicchieroni d’Ace, caffè e cappuccini, “ma il peggio viene la sera, per cena: gli altri si siedono a tavola e tu non sai che fare, lì avverti lo spaesamento. Ci sono abituato: per sollecitare la nascita del Pd non toccai cibo per 47 giorni. Lo sciopero peggiore è quello della sete, lì dopo cinque giorni ti si stacca la pelle tipo le squame dei serpenti”.
Dice che andrà avanti sino a quando non ci sarà il voto di uno dei rami del Parlamento, “e non saranno tempi brevi”. È una battaglia fatta in solitudine, senza grandi echi mediatici, per il piacere di onorare il proprio ruolo di parlamentare: “Non è che abbia poi molti altri strumenti per farmi sentire”. Da nove mesi, da quando la Consulta bocciò il referendum di abolizione dell’attuale legge elettorale, va in scena questa manfrina: il presidente Napolitano con ripetuti appelli esorta i partiti a cambiare il sistema, i partiti dicono “sì, certo, faremo”, si riuniscono i comitati ristretti, s’attivano gli sherpa dei grandi leader, si alzano le vele della retorica, Schifani fa il suo comunicato per dire, “ecco, vedete, stiamo lavorando”, e poi, bum!, tutto s’affloscia come un budino.
 “La verità è qua dentro siamo tutti figli del Porcellum, dei nominati, il contatto con il territorio è venuto meno. Non esistono più le mediazioni con la base, questo vale anche per me, sia chiaro, si è servi del sistema”. Un circolo vizioso: il Porcellum è quella legge, architettata da Calderoli, e votata dall’allora centrodestra Berlusconi-Fini-Casini nel dicembre 2005, con cui le liste sono bloccate, i partiti cioè scelgono i candidati, decidendo loro in quale ordine inserirli, i cittadini possono anche votare il loro candidato, ma alla fine passano solo quelli che le segreterie hanno piazzato più in alto. Giachetti, quante chance dà a una riforma? “Non più del 30 per cento”.
“Vede, il Pdl non vuole fare nulla, perché con il porcellum Berlusconi può sempre sperare di tornare premier, e a sua volta la Lega può rientrare in Parlamento solo se si allea con il Cavaliere”. E il Pd? “Bersani la vuole cambiare, anche Letta. Bindi, Fioroni e Franceschini invece non li vedo motivatissimi: solo con questa legge ciascuna corrente può garantirsi l’elezione di un tot di deputati”. Lei teme per la sua ricandidatura? “Se avessi dovuto farmi condizionare da questo negli ultimi dieci anni non avrei fatto politica”.
di Concetto Vecchio "La Repubblica"

DIS/FATTISTI


Il quotidiano di Padellaro e Travaglio oggi gioca la carta dell'alleanza tra Antonio Di Pietro e Beppe Grillo. Per i fattisti sarebbe la cuccagna. Radunare sotto le stesse insegne (quelle del "Fatto" evidentemente) i due "brontoloni" della scena politica italiana sarebbe toccare il cielo con un dito. Da una parte la comicità, le facezie, il sarcasmo, l'ironia anche assai pepata del Beppe nazionale e dall'altra il cupo manettismo, i discorsi da mattinale di questura, le scarpe grosse di contadino (con quello che segue..) dell'ex PM molisano. Una miscela perfetta per i dis/fattisti quotidiani. Temiamo, purtroppo per i fattisti, che l'affare non si farà. Di Pietro e Grillo non diventeranno i fratelli De Rege (vieni avanti cretino...) della politica italiana. E' vero che in passato Grillo ha offerto più volte sponde all'Idv. Decisivo, ad esempio, Grillo lo è stato nell'avvio della carriera politica di De Magistris, a cominciare dalla sua elezione, con l'Idv, al parlamento europeo.
Altre volte ha appoggiato (ricambiato) alcuni referendum lanciati da Di Pietro. Ma da questo a passare  all'alleanza politica con Di Pietro il passo anche per Grillo sarebbe lungo e, forse, anche controproducente.
Chi ammira Grillo è un cittadino che ormai ha in uggia (si fa per dire....) tutto il sistema politico italiano. E Di Pietro ne è, da anni, un protagonista primario. Chi vota per Grillo (o annuncia di volerlo fare...) è stufo dei soliti politici professionali. E l'Idv ne è piena! Chi segue Grillo è, di solito, un cittadino raziocinante, quasi sempre impegnato in qualche battaglia locale. Che raramente incrocia i militanti di Di Pietro. Che non sono affatto diversi da quelli degli altri partiti. Stanno con Di Pietro adesso come stavano nella DC, nel PCI, nel MSI ieri. Con qualche speranza di carriera, piccola o grande, e/o di cavarne qualche utile personale. I militanti grillini sono, nella stragrande maggioranza, disinteressati. Con un proprio lavoro o impegno. Si applicano nei gruppi locali davvero (come dicevano gli antichi democristiani "per spirito di servizio"). I seguaci di Beppe Grillo sono per lo più praticanti del web. E sono giovani e molto giovani. E con una buona impronta culturale personale. Di Pietro pesca invece i suoi adepti negli strati più bassi della cittadinanza. Fra chi si fa impressionare da qualche voce profonda, da qualche battuta da bar, dal tifo da ultras. I grillini sembrano dotati di una buona dose di tolleranza. Sanno comprendere spesso anche le ragioni degli altri. I fans di Di Pietro pensano di aver trovato la verità rivelata e difficilmente si fanno influenzare da ragionamenti che, spesso, non riescono nemmeno a comprendere. Per tutto questo e per molto altro, e per fortuna, il matrimonio Grillo-Di Pietro non s'ha da fare e non si farà.     

ARDITO


Il coordinatore provinciale (ancora per poco...) dell'Idv Salvo Ardita comunica al pubblico che, secondo lui la giunta comunale pratese avrebbe fallito la sua prima esperienza di governo. Su cosa basa il suo ardito ragionamento Ardita? Solo sulla constatazione che le misure per rinforzare la sicurezza cittadina sarebbero state contrastate se non addirittura disapplicate dagli organi superiori (Questura, Prefettura. Ministero degli Interni, Tribunali).Non sappiamo francamente a cosa si riferisca precisamente Salvo Ardita. Se il coordinatore dell'Idv pensa all'esperienza dei vigilantes ingaggiati dal presidente della Circoscrizione Prato Centro per irrobustire la sicurezza e la tranquillità dei cittadini nei giardini del Soccorso e di Via S. Orsola Ardita manca clamorosamente il bersaglio. I vigilantes al Soccorso, per i soli mesi di luglio ed agosto, hanno consentito ai frequentatori di passarvi un'estate assai più tranquilla delle precedenti. Nei due mesi in questione sono stati segnalati solo due episodi minori: un inizio di rissa subito risolto perchè il vigilante in servizio ha chiamato il 113 ed una ragazzata di una banda di minori! I cittadini hanno ringraziato calorosamente il presidente Massimo Taiti e la circoscrizione Centro. Presso il giardino di S.Orsola il servizio sarà attivo fino alla fine del mese. Gli episodi legati allo spaccio ed al traffico di sostanze stupefacenti sono, nel frattempo, diminuiti. Anche lì i cittadini sono oltremodo grati all'amministrazione del provvedimento preso.
A seguito di queste due iniziative anche il presidente della Circoscrizione Ovest, Mosca (alleato di Ardita), ha ritenuto opportuno proporre l'ingaggio di vigilantes per la sicurezza dei giardini d Maliseti. E' in seguito alla nuova proposta di Mosca che la Prefettura e la Questura hanno bloccato l'iniziativa richiedendo un coordinamento dei vari provvedimenti. D'altra parte le questioni che riguardano la sicurezza sono (sarebbero) di stretta competenza degli organi di polizia statali. Dunque il coordinatore provinciale dell'Idv, che dimostra di non conoscere neppure il territorio ed è completamente slegato dalle esigenze dei cittadini, ha sbagliato a scagliare le sue frecce! E se il fallimento di questa giunta lo vuol misurare su questi provvedimenti ha preso un clamoroso abbaglio e segnato uno straordinario autogol!!

ACCARLESI


Brutta caduta di stile del capogruppo in consiglio comunale del PD Massimo Carlesi. Ancora più brutta perchè Carlesi non è diventato sindaco di Prato per un pelo! Una caduta demagogica! Poteva essere accettabile da parte di uno dei tanti peones che riscaldano lo scranno di palazzo comunale. Ma non da parte del capogruppo. La proposta di elargire 100.000 euro per comprare libri di testo per le famiglie bisognose Carlesi poteva proprio risparmiarsela. Tra l'altro come ex amministratore conosce benissimo i meccanismi del bilancio comunale. E sa che non si possono inventare spese ex abrupto. Se la poteva risparmiare perchè dal capogruppo del maggior partito d'opposizione la città si aspetterebbe certamente molte critiche alla giunta ma, anche, e forse soprattutto, un contributo di proposte e di idee (non al sindaco o alla giunta, ma alla città ed ai suoi cittadini). Ma su questo fronte l'encefalogramma dell'opposizione è piatto! Non hanno ancora evidentemente superato lo choc della sconfitta ovvero, come molto più probabile, esiste nel PD una profonda crisi di identità e di leadership. D'altronde anche le ultime amministrazioni PD non è che abbiano brillato per proposte ed iniziative. Cinquanta (cinquecento) sfumatura di grigio!! Alle quali si aggiunge oggi l'estemporanea, sfortunata, miserevole uscita di Carlesi. Questa città, come tutti i contesti politico-istituzionali, ha bisogno di una maggioranza ma anche di una forte autorevole, seria, serena opposizione. Se il PD pensa di riconquistare il Comune con questi debolissimi mezzucci si sbaglia di grosso. I cittadini non sono degli idioti! Sono sempre in grado di domandarsi perchè Carlesi propone ora di destinare quattrini (e perchè solo 100.000, ormai che c'era poteva sparare anche un cifra più grossa......) ma non lo ha mai fatto quando sedeva nella stanza dei bottoni di piazza del Comune.

ACCENNI


Ci vogliamo rivolgere direttamente al sindaco di Prato, Roberto Cenni. 
Caro Sindaco, stai vivendo il miglior periodo da quando i cittadini ti hanno eletto nuovo capo dell'amministrazione comunale. Questo settembre pratese è stato davvero memorabile e straordinario. Il successo di tutte le iniziative direttamente od indirettamente proposte dal Comune è stato non solo un magnifico successo ma anche un ottimo punto di ripartenza per la città. Checchè ne dicano i detrattori, non moltissimi per la verità, le iniziative che riescono a coinvolgere, seppure per una sera o per qualche ora, enormi quantità di cittadini sedimentano e ravvivano una rinnovata voglia di identità. Dal punto di vista culturale il cd. "effimero" ha sempre svolto questa funzione. Mette o rimette in moto un sentimento d'amore per la propria città e per la propria comunità. Il singolo cittadino tende a riconoscersi ed a riconoscere  il valore dell'appartenenza. Un valore che negli anni della dura crisi economica e sociale che sta attraversando Prato si era smarrito, perduto nelle mille difficoltà del vivere quotidiano.
Insieme a questo punto di eccellenza l'amministrazione che guidi sta riuscendo là dove le precedenti amministrazioni avevano clamorosamente fallito: la cura, anche spicciola, della città. 
Si sono moltiplicati durante la tua sindacatura i lavori di ordinaria manutenzione della città (strade, marciapiedi, verde.....) Ovvero quello che un'amministrazione normale avrebbe dovuto sempre fare. Ma, caro sindaco Cenni, la tua amministrazione, almeno per adesso, si dimostra anche attenta e rigorosa sulla questione dei conti del bilancio comunale. Non si fà, giustamente, il passo più lungo della gamba. Ed anche con la pericolosa eredità delle precedenti amministrazioni fatta di, spesso inutili oppure dannose, società pubbliche. A proposito delle quali deve essere segnalata come merito ulteriore dell'attuale amministrazione la verifica dell'utilità dell'ex Consiag, vero e proprio "drago" prenditutto della vecchia classe dirigente cittadina! 
Per quanto possiamo interpretare il sentimento popolare ci sembra che i cittadini, di qualsiasi colore politico, apprezzino!

Ed anche noi siamo contenti di aver visto giusto e di avere dato indicazione di voto per te!
Caro Sindaco Cenni, noi apprezziamo anche il tuo modo soft e cortese di proporti ai cittadini. Da vero sindaco civico utilizzi un understatement da public servant che ci piace assai. Mai arrogante o autoritario. Mai perentorio nè liquidatorio, sai dialogare con tutti, com'è giusto che sia. Ed hai dimostrato anche tempra di leader autorevole riuscendo a cavartela anche nelle difficili situazioni in cui si è venuta a trovare la tua maggiioranza (pensiamo alle vicende interne alla Lega ovvero alla scissione di Fli...). Sei stato anche occhiuto e capace nello sceglierti collaboratori all'altezza (pensiamo al vicesindaco Borchi, all'assessore Caverni, all'assessore Pieri, ad altri...). 
Adesso, verso la fine della sindacatura, arriva un periodo difficile. La tua amministrazione dovrà, in quest'ultimo anno, trovare le risorse e le capacità di immaginare proposte, iniziative ed interventi per i prossimi cinque anni. Qualche idea da sottoporti noi l'abbiamo. Nei prossimi giorni te le faremo giungere pubblicamente.         

giovedì 13 settembre 2012

PROVINCIALI (3)





Reportage dal consiglio comunale sulla questione della provincia (ma era meglio, come consigliato da diversi amici, non ci fossi andato). La convocazione a mezzo stampa era per le 15,30. Due cittadini se ne vanno incazzati per aver trovato la porta chiusa. In due aspettiamo l'apertura del portone (insieme ad un piccione) fino alle 15.45.
Prima del punto riguardante la provincia il consiglio affronta alcuni question time ed approva delle delibere (nel frattempo il piccione si è introdotto nel salone consiliare. Che sia un grillino travestito?).
Alle 16.45, finalmente, parte la discussione provinciale. In sala siamo 7-8 persone (di cui 4 o 5 disoccupati al seguito del consigliere Idv Donzella...). Il presidente del Consiglio annuncia subito che nella riunione dei capigruppo è stato raggiunto un accordo per una mozione bipartisan!!
Con gli interventi dei vari consiglieri si scopre che la mozione ripete pedissequamente quanto previsto dalla normativa nazionale e dunque dimezzamento delle province toscane (da 10 a 5).
Un consigliere Pdl annuncia il suo voto favorevole on parecchi mal di pancia, Un altro consigliere Pdl tira fuori una versione fantastica delle proposte formulate dal governatore Rossi. Si faranno le tre aree vaste perchè il Pd toscano (d'accordo quello nazionale) vuol far contare meno Firenze. Per fare il culo a Matteo Renzi. Un consigliere Pd, favorevole all'abolizione di tutte le province, si sfila dall'accordo e dichiara che non parteciperà alla votazione. E, dunque, il risultato politico è che la mozione ha messo in sofferenza proprio il più grosso partito dell'opposizione!! Complimenti. Altro risultato è che la mozione, non prendendo alcuna posizione nei confronti della regione e delle sue proposte, segna una sorta di surplace. Dunque Prato, il suo consiglio comunale almeno, starà a vedere cosa combineranno a Firenze. 
Visto lo scarsissimo successo di pubblico (mancavano anche i provincialisti ad oltranza....) si può anche affermare che ai cittadini pratesi della provincia gliene frega il giusto. E che, se fossero interpellati, abolirebbero non solo la provincia ma forse anche lo stesso consiglio comunale. 
Dispiace soltanto che la nostra farfallina medaglia di bronzo alle olimpiadi, Marta Pagnini, presente a sorpresa alla riunione, non abbia ricevuto un accoglienza adeguata. Se non gli applausi dovuti e sentiti dei 35 consiglieri presenti.      

BOOM


L'attentato di Bengasi nel quale è rimasto ucciso l'ambasciatore americano in Libia ha messo in moto la flotta USA verso il Golfo della Sirte. Di più. Sta animando la campagna elettorale per le presidenziali di novembre. Ed ancora consente ad Obama di occupare, certo legittimamente, i mass media statunitensi e di tutto il mondo. Traendone, molto probabilmente, un insperato vantaggio per la sua rielezione. Perchè si sa, gli americani di fronte a pericoli attuali ed imminenti per la loro sicurezza ci pensano due volte prima di mandare a casa il loro chief commander. Se tutto il mondo arabo e musulmano è in rivolta contro il satana americano colpevole di aver denigrato e ridicolizzato la loro religione è normale che l'opinione pubblica USA sia mossa da questo riflesso condizionato. Si farà più dura per Romney. Specialmente se le navi, o gli aerei ovvero i marines a stelle e strisce dovessero essere costretti ad ingaggiare battaglia sulle coste africane alla ricerca e nel tentativo di stanare i qaedisti iperislamisti responsabili, si dice, dell'attentato libico.
Certo se il presidente USA fosse stato ancora Bush si sarebbero già palesati centinaia di dietrologisti pronti a giurare che l'attacco al consolato americano con la susseguente morte del diplomatico è opera della CIA o di qualche altro supersegreto servizio di intelligence americano. O no? 

FACCIACULO


Non si sa chi ha la faccia come il culo più grande! Tra Niki Vendola e Pierferdinando Casini! E' da qualche giorno che hanno ingaggiato tra di loro una battaglia (si fa per dire...) per le future alleanze. Niki non vuole Pierfy; Pierfy non vuole Niki! Eppure, eppure.....Risulta a tutti che Vendola ha vinto (rivinto) le elezioni pugliesi per il solo fatto che Casini ha spezzato il fronte avversario appoggiando l'autocandidata Adriana Poli Bortone. Niki vinse sul candidato del Pdl per 136.000 voti. La Poli Bortone ne prese 186.000!!
Ovvio che ad elezioni concluse Vendola abbia ricompensato Casini. Adesso fanno come i ladri di Pisa!! Litigano di giorno e vanno a fare malestri (politici) di notte!
Ha un bel da fare il PD a rimettere insieme/assieme SEL e UDC. E' vero che una volta vinte le elezioni (chissà con quale legge elettorale) i litiganti, ovvero i finti litiganti, di solito si accomodano al tavlo della spartizione di potere. Ma, considerate le precedenti esperienze del centrosinistra, Bersani non deve avere il cuore in pace. Lo comprendiamo perfettamente.  

PROVINCIALI (2)


Molta attesa per il consiglio comunale di oggi. Si discuterà, tra l'altro, del destino della provincia di Prato. Si confronteranno due (?) proposte: quella del Pdl favorevole al dimezzamento delle province toscane e che vedrebbe Prato unirsi a Pistoia mantenendo lo status di capoluogo e la proposta del presidente regionale Enrico Rossi che, invece, propone la riaggregazione del territorio toscano in tre cd. aree vaste. Prato e Pistoia andrebbero insieme a Firenze.Il Pdl ha presentato anche delle subproposte: una di queste vedrebbe Prato, capoluogo, con Pistoia e Lucca. Nessuna posizione ufficiale è stata presa dal PD. Se non da alcuni singoli esponenti. C'è attesa pertanto per conoscere quale posizione il gruppo consiliare democrat prenderà nel corso del consiglio. Smentirà le previsioni di Rossi ovvero presenterà una terza opzione?
L'associazione radicale Liber@MentePrato è, da sempre, come i Radicali Italiani, per l'abolizione di tutte le province con il trasferimento delle competenze ai comuni, alle città metropolitane, alle regioni. In subordine abbiamo dichiarato la nostra convinzione che la proposta del governatore Rossi sia quella più conveniente sia per quanto riguarda il risparmio che vi sarebbe, sia per quanto riguarda la governabilità di territori il più possibile omogenei. 
Certo che Prato, come seconda città della Toscana avrebbe diritto a mantenere i servizi statali decentrati, anche in sinergia con la vicina Firenze.

VADERETRO


Buone notizie dall'Olanda. I partiti xenofobi e di destra  escono con le ossa rotte dalla consultazione elettorale di ieri. E' un'inversione di tendenza significativa dello scenario politico europeo. Fino ad ora, infatti, le destre estreme, antieuropee, xenofobe, nazionaliste, erano sembrate avere il vento in poppa. Dall'affermazione di Marine Le Pen in Francia, fino ai nazisti di Alba Dorata in Grecia, passando dal belgaVlaams Blok   all'ungherese Partito della giustizia e della vita ed ai movimenti nazionalisti e xenofobi scandinavi, pareva quasi inarrestabile la marcia, pericolosa, retrograda, malvagia di questi estremisti che fanno leva sui sentimenti avversi all'Europa, agli immigrati, alle fedi religiose diverse da quelle cristiane.
Che dalla civile Olanda, pur segnata da mille contraddizioni interne, sia arrivato questo risultato elettorale positivo non può che aprire menti e cuori alla speranza di una Europa unita, aperta, tollerante. E' uno spiraglio di luce anche per intravedere l'uscita del continente dalla crisi economica e finanziaria di questi anni.

MAIALETTO



 "Lo ripeto ancora. La legge elettorale toscana non ha funzionato e va cambiata: è giusto rimettere la preferenza o il collegio uninominale. Ma è anche giusto dire che a farla fallire è stato lo schieramento che l'ha votata e poi non ha fatto le primarie. Il Pd le ha fatte e gli elettori hanno potuto scegliere i candidati: nel centrodestra sono stati nominati dal Capo. Questa è una differenza da tenere ben presente". Questa dichiarazione è di Enrico Rossi, dal 29 marzo 2010 governatore della Toscana. Ma non la troverete sui quotidiani di oggi. Risale all'ormai lontano 4 agosto 2010!! 
Pochi mesi dopo la sua elezione (nel suo programma vi era, per l'appunto, l'impegno a cambiare la legge elettorale toscana, presa a modello da Calderoli per il suo porcellum) Rossi sentiva il bisogno di ribadire una sua promessa ai cittadini toscani. Solo chiacchiere e distintivo purtroppo!! Dopo due anni la legge elettorale toscana, il maialetto fiorentino, è ancora lì! E Rossi non accenna minimamente a cambiarla. E' in buona compagnia! Neppure il Pdl ha questa intenzione. Il listino bloccato con l'elezione assicurata per i notabili del partito è troppo appetibile per metterlo in discussione da parte del maggior partito dell'opposizione.
Con queste premesse viene da sorridere quando il PD, a livello nazionale, accusa altri di non voler cambiare il porcellum.
Avrebbe un'autostrada davanti a sè il PD! Cambi in senso maggioritario (collegi e turno unico) il maialetto toscano. E contribuirà, più che con mille parole, a facilitare anche una nuova legge elettorale nazionale. Temiamo, però, che non se ne farà niente (nè in Toscana e neppure in Italia). Deputati (nazionali o regionali) nominati dalle segreterie di partito sono un'occasione troppo ghiotta per PD e PDL ( ma anche per i partiti minori....). Crediamo opportuno, allora, smuovere le acque. Creiamo su Facebook un gruppo di cittadini che richiami Rossi (ed il PD) a mantenere l'impegno preso in campagna elettorale. Costringiamoli a cambiare il maialetto toscano. Fatevi (facciamoci) sentire.    

mercoledì 12 settembre 2012

18



Articolo 18, De Lucia: i referendum di Vendola, Di Pietro e soci sono un espediente da campagna elettorale. Rappresentano il cinismo della demagogia che per conservare l’esistente impoverisce tutto un paese

Nota di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani: 
I referendum per abolire le modifiche apportate dalla riforma Fornero all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non sono referendum sull’articolo 18: sono un puro espediente da campagna elettorale, infarciti di demagogia e contrari agli interessi dei lavoratori.  
Ma davvero nel 2012, facendo il verso al Cofferati che dodici anni fa definiva i referendum Radicali “un massacro sociale”, i vari Bonelli, Di Pietro, Ferrero, Rinaldini e Vendola pensano che sia anche solo dignitoso riproporre la panzana dello “scontro di civiltà”? Quale sarebbe il “crimine” compiuto dalla riforma Fornero? Quello di aver escluso - con una misura di puro buon senso - l'obbligo di reintegro per i licenziamenti economici, lasciando al giudice la facoltà di stabilire se dietro alla motivazione ufficiale del datore di lavoro ci sia un intento discriminatorio, e quindi predisporre il ritorno alle sue funzioni del lavoratore?
Ma davvero, dopo aver impedito la riforma degli ammortizzatori sociali (quella universalistica, per cui si battono i Radicali) e ritardato di almeno vent’anni la riforma delle pensioni difendendo privilegi, rendite di posizione e di corporazione, casse integrazioni che non salvavano mezzo posto di lavoro, aiuti di stato a pioggia, spesa pubblica clientelare e quant’altro, pensano di ripetere la loro lezione da bancarottieri della politica. 
In ogni caso Vendola, Di Pietro & co. hanno già certamente raggiunto un risultato: abbattere la credibilità del centrosinistra nel suo complesso come forza effettivamente in grado di governare il Paese, e con un margine di tempo più che sufficiente a comprometterne anche i risultati elettorali. Il PD d’altra parte ha le sue pesanti responsabilità: ha cancellato, con la storia della sinistra liberale, la stessa nozione dell’esistenza di Marco Pannella ed Emma Bonino, e questi sono i risultati. Berlusconi dovrebbe sentirsi a questo punto in dovere di esprimere la propria gratitudine ai “nuovi eroi” referendari, aiutandoli: nonostante gli infiniti disastri compiuti negli anni dei suoi governi, potrebbe comunque ottenere da questa brillante operazione politica qualche punto percentuale in più.
Da decenni la sinistra comunista e i sindacati, primi alleati della partitocrazia e della Confindustria, hanno difeso l’esistente e le sue basi profondamente corporative e clientelari, dalle baby-pensioni alla finta cassa integrazione, al più becero, improduttivo, impoverente, truffaldino assistenzialismo di Stato. Berlusconi ha fatto esattamente la stessa cosa. Gli uni e gli altri senza mai dire una parola sulle misure che davvero andrebbero prese con urgenza nell’interesse generale, dalla liberalizzazione del mercato dei capitali, allo smantellamento dei conflitti d’interesse e del sistema delle scatole cinesi, fino alla farsa dei capitalisti all’italiana, capitalisti senza capitale. Il vero scontro è tra queste due opzioni, lasciando stare la “civiltà”.

SENONORAQUANDO?


Domani a Verona Matteo Renzi inizia ufficialmente il suo giro d'Italia in camper per le primarie PD. Ci sono ancora molte incertezze su questo appuntamento. Davvero si farà? Sono molti all'interno del PD che preferirebbero davvero farne a meno. Matteo Renzi dà noia a tanti. Per il momento non sono state ancora dettate le regole (turno unico, doppio turno, registro degli elettori ecc. ecc.). E, naturalmente, vi è l'incertezza legata al tipo di legge elettorale che il Parlamento metterà in campo. Da questo punto di vista ci scommetterei un coglione (non due, uno....) che riandremo a votare nel 2013 con il Porcellum. E' comodo per tanti. Quasi tutti. E non paiono esserci adesso nè i tempi nè le volontà politiche per una sua rimozione. D'altra parte guardate cosa succede in Regione Toscana. Il governatore Rossi aveva nel suo programma elettorale, al primo posto, il cambiamento dell'oscena legge elettorale toscana (sulla quale Calderoli e gli altri porcelli ricalcarono la legge nazionale). Ebbene fino ad oggi non si è mossa una foglia. Il maialetto fiorentino è sempre lì! E nessuno pare abbia interesse a discuterne e tantomeno a cambiarlo. 
Ma, comunque ed a dispetto delle incertezze, Matteo Renzi domani sarà in campo. Se non ora quando  avviare un rapido cambio di classi dirigenti?  Con soddisfazione prendiamo atto che anche A Prato, nella  sonnolenta Prato politica e nel sonnacchioso, depresso, malinconico PD qualcosa si sta muovendo. Giovani e meno giovani esponenti democrats hanno scelto di abbandonare prudenze e cautele ed hanno annunciato il loro appoggio a Matteo Renzi. Ci siamo, ci saremo anche noi!

martedì 11 settembre 2012

ROTT' AMAMI


Anche alla  Festa dell'Unità di Bologna (Bologna...) Matteo Renzi è stato accolto da grandi ovazioni da parte del pubblico presente. Erano per lo più cittadini anziani. Anche molto anziani come si può vedere dai video pubblicati...Eppure non hanno esitato a battere le mani ed a gridare la loro soddisfazione quanto Renzi ha ripetuto che occorre rottamare la vecchia classe dirigente del PD. Ed erano, lo ripetiamo, anziani bolognesi. Li si sarebbe immaginati del tutto affezionati (fidelizzati direbbe l'esperto di marketing...) ai vari D'Alema, Bersani, Veltroni, Bindi, Franceschini, ecc. ecc. Invece no! Anche loro sono stufi, arcistufi delle solite facce, dei soliti discorsi, delle solite idee (si fa per dire....). 
Chi sa cosa succederà quando, tra non molto, entreranno in campo i giovani.........................   

FEGATO


L'UDC si rinnova. Alla recente assemblea di Chianciano il partito cattolico ha deciso di fare un balzo verso la modernità. Nel simbolo non apparirà più la parola "Casini" ma "Italia". Visto l'andazzo attuale si potrebbe anche osservare che non c'è poi molta differenza! Ma il vero rinnovamento dell'UDC è tutto  nella sua nuova classe dirigente. In compagnia del leader Pierferdinando Casini, in parlamento dal 1983, troviamo: Rocco Buttiglione in parlamento dal 1994; Mario Tassone, vicesegretario, in parlamento dal 1979, Paolo Cirino Pomicino, in parlamento dal 1976 e, dulcis in fundo, Ciriaco De Mita, deputato dal 1963!!!
Cosicchè ha buon gioco perfino Italia Futura dell'elegante Montezemolo a sbeffeggiare l'UDC  alla quale rimprovera pure l'assoluta mancanza di proposte politiche. Se poi aggiungiamo la tirata d'orecchi a Casini da parte del presidente del Consiglio Monti che ricorda la mancata conferma a Bruxelles nel 2004 attribuendola alla volontà dell'UDC comprendiamo perfettamente la scelta di Chianciano Terme come location per la riunione. Casini ed i suoi troveranno nelle acque chiancianesi qualche rimedio per il loro fegato ingrossato!

lunedì 10 settembre 2012

INGROIATO


L'associazione nazionale dei magistrati (ANM) ha stigmatizzato oggi il comportamento ( e le parole dette e quelle non dette) del pubblico ministero palermitano Antonio Ingroia.
Il (autodefinitosi) partigiano della costituzione, ormai in partenza per il Guatemala (o Nicaragua o Honduras...) pare aver sciolto qualsiasi freno inibitorio. Non si contano le sue apparizioni TV o radiofoniche o sui quotidiani o sulle riviste. Viene sentito (e lo sventurato risponde...) su qualsiasi argomento. Riferisce anche colloqui riservati (quello con il "testimone" Berlusconi sulla sua (di Ingroia) scesa in politica.
Ma quello che ha fatto davvero arrabbiare anche i suoi colleghi sindacalisti è stata la sua presenza alla festa de "Il Fatto quotidiano". Ingroia, questa volta, è rimasto immobile e silenzioso di fronte alla caterva di accuse che Travaglio e Padellaro hanno riversato su Giorgio Napolitano!! Troppo anche per i compassati sindacalmagistrati!!
Adesso il dado è davvero tratto. Nel prossimo Parlamento avremo un ex magistrato in più! Quando Sciascia tuonava contro i professionisti dell'antimafia non aveva, probabilmente, tutti i torti.

MAHATMA


Tale on. Reguzzoni, uno dei fedelissimi dell'ex leader della Lega Nord, oggi, forse preso da una sindrome di acuto fracchismo (ce lo immaginiamo con la lingua ciondoloni sulla poltrona-sacco), ha definito Umberto Bossi il Gandhi italiano........!!!!!
Non c'è neanche gusto a commentare......Ma come hanno fatto questi "cosi" a conquistare il Nord?
Tuttavia due aforismi gandhiani mi pare si attaglino perfettamente al nostro Mahatma di Ponte di Legno.
Uno, dedicabile a Maroni, dice: "Un'onesta divergenza è spesso segno della salute del progresso."
L'altro, dedicato al Trota, recita: "Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. E' bene che una volta ogni tanto si brucino le dita."

FASSINISMO


Tempo scaduto! E' sfortunato il giovane Stefano Fassina che, per conto di Pierluigi Bersani, è responsabile, nella segreteria nazionale del PD, di economia e lavoro. Fassina si è distinto negli ultimi mesi per le sue posizioni di sinistra all'interno della dirigenza PD. A difesa dell'art. 18 anche contro le manipolazioni del governo che il PD sostiene; contro Marchionne e la politica Fiat; spesso a fianco dei "duri" della Fiom nei vari conflitti sindacali. Eppure oggi, nel corso della manifestazione romana degli operai sardi dell'Alcoa a rischio chiusura è stato pesantemente contestato dai lavoratori. Niente di drammatico beninteso! Grida di "venduto", qualche spinta, qualche parolaccia gridata negli orecchi. Una giornataccia, comunque! Fassina, illeso e tranquillo dopo la sfuriata operaia, sarà invece ferito nel morale e nell'onore. Certo non se l'aspettava. L'esasperazione e la vera e propria disperazione degli operai Alcoa ha colpito un politico che si era speso per i diritti dei lavoratori anche contro parte dei suoi compagni di partito.Temiamo che questa non sia che una anticipazione di quanto potrà avvenire in autunno, in inverno, in primavera quando sarà spazzata via questa ormai degradata, esausta, vecchia, incapace ed incompetente casta dei politici di regime!  

PANZANELLA


Il consigliere comunale dell'Idv dr. Aurelio Donzella è stato l'unico esponente politico a criticare l'amministrazione comunale per il costo di "Visionaria". Dopo l'eccezionale riscontro di pubblico e dopo lo straordinario gradimento a parte dei cittadini è in evidente difficoltà dialettica. Cercando di replicare al sindaco Cenni che gli aveva fatto notare che nel 2009, come eredità della precedente giunta PD-IDV, il Luna Park fose costato al comune oltre 200.000 euro e che dal 2010 l'attuale giunta stanzia invece 40.000 euro, sostiene che l'Idv non fa sconti a nessuno e che il suo partito ha gestito in passato solo l'assessore al personale.
Precisiamo che non risultano interventi o interrogazioni del Dr. Donzella, che anche allora era consigliere comunale su questo abnorme costo della fiera 2009! 
Riguardo la presenza in giunta dell'Idv ricordo al dr. Donzella che l'assessore, Andrea Breschi, oltre il personale gestiva anche , nientemeno, l'organizzazione del comune.
Dell'assessore IDV si ricordano soltanto due episodi:

1.. Una cena scroccata ad una riunione della massoneria pratese;
2...Un grande progetto denominato la pubblicità arriva on line nei palazzi.  Si trattava di installare in una serie di condomini cittadini un magico schermo/specchio. Se il cittadino lo avesse interpellato lo specchio gli avrebbe dato l'indicazione del negozio nel quale le mele costavano meno.....!!!! Naturalmente il "progetto" è abortito! Con che costi per il comune?

Non ha lasciato altri valori l'esperienza dell'IDV al governo cittadino. Dr. Donzella non sembrano grandi risultati. Ne conviene?

PS- L'Idv mantiene comunque un assessore in Provincia. Può il dr. Donzella ragguagliarci sulla sua attività e/o iniziative?
  

   

TUQUOQUE?

Dagli amici mi guardi Iddio, dai nemici mi guardo io! Proprio vero! Il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che fu eletto parlamentare europeo dell'Idv (dando inizio alla sua strabiliante carriera politica) anche grazie alla straordinaria mobilitazione del Movimento 5 Stelle si unisce oggi allo sterminato coro dei detrattori di Beppe Grillo e della sua gracile creatura.
Agli amici stellati non resta che chiedere di: insistere, insistere, insistere!!

CASINISTI


Con una buona dose di perfidia e di sprezzo del pericolo il Presidente del Consiglio Mario Monti si è divertitamente sganciato dalla proposta del leader dell'UDC che lo rivuole premier dopo le prossime elezioni ricordandogli che, nel 2004, proprio Casini e l'Udc fecero di tutto per non confermarlo Commissario dell'Unione Europea. Ruolo che Monti aveva ricoperto con onore, per lui e per l'Italia, in coppia con l'altro commissario italiano Emma Bonino, altrettanto autorevole.
Ce lo ricordiamo bene quell'episodio. Casini, allora al governo con Berlusconi (che voleva la riconferma di Monti), puntò i  piedi. Voleva che a Bruxelles andasse Rocco Buttiglione. E vinse. Ma mal gliene (ce ne) incolse. Buttiglione non mise mai piede negli uffici del Commissariato europeo. Fu la pattugla radicale al Parlamento Europeo ad impallinarlo. Davanti alla commissione esaminatrice del Parlamento europeo Buttiglione cadde miseramente sulla questione dell'omosessualità! E fu rimandato a casa. Facendo fare una figura di tolla all'Italia, al governo, a Casini ed a tutta l'UDC. Ha fatto bene Monti (che per questo ci è molto più simpatico...) a ricordare l'episodio ed a rimettere in riga Casini, Buttiglione e tutti i suoi sostenitori dell'ultima ora!