sabato 13 ottobre 2012

CAVALCIOTTO (3)


ULTIMI COMMENTI - da www.notiziediprato.it


valerio 26 minuti fa
ma scusi G999 lei chi è?
come vede io firmo i miei interventi assumendomi la responsabilità di quello che dico e mettendo a disposizione il mio numero di telefono pubblicamente per chi voglia contattarmi ed approfondire gli argomenti.
Ha perfettamente ragione nel dire che si deve conoscere quello di cui si parla: io infatti CONOSCO il progetto di H2e che è stato messo a disposizione dalla Provincia di Prato e, ripeto, dopo averlo visto sono molto perplesso. Aspetto fiducioso il progetto definitivo.
Per quanto riguarda “13) no alle centrali nucleari, no a quelle a carbone, no al petrolio, al gas e alle rinnovabili.. Qualcuno mi dica allora quale è’ la soluzione ai problemi del mondo perché davvero sono confuso,” mi creda sono un grande sostenitore delle rinnovabili, non solo a parole o in termini di principio, ma quotidianamente in modo concreto attraverso i progetti che elaboriamo nel mio studio.
Cerco anche di rendere un servizio più generale trasmettendo questa sensibilità alle future generazioni di architetti alle quali insegno, da otto anni, alla Facoltà di Architettura di Firenze come professore di Progettazione Architettonica.
Credo che le rinnovabili siano essenziali per un futuro migliore ma sono altrettanto convinto che l’Italia debba investire ancora di più in termini di progettualità e di risorse nella sua vera e unica eccezionalità, ovvero nella cultura ed il partimonio artistico, di cui il Cavalciotto rappresenta un caso eccezionale anche per l’importanza che nella storia della tecnica rappresenta.
Allora lancio un tema di riflessione alle amministrazioni pubbliche ed ai privati, in primis H2e: perchè non iniziamo a pensare ad uno sfruttamento diffuso, reversibile, a bassissimo impatto ambientale del sistema delle gore della piana pratese per la produzione di energia idroelettrica, tramite una rete di pale a bassa velocità da far girare con la corrente attualmente presente? Questo potrebbe essere davvero un rinnovato utilizzo e sfruttamento (anche naturalmente per generare reddito) del sistema delle gore della piana che, tra l’altro, imporrebbe un loro rinnovato controllo e manutenzione complessivo e riporterebbe al centro dell’attenzione questo sistema idraulico unico.
v.barbers
Commentivalerio 17 minuti fa
cara Paola Cappellini, io non sono il progettista dell’intervento di cui parla. Comunque lo conosco e posso rassicurarla dicendole che in realtà quell’intervento ha “spostato” la fabbrica esistente,che occupava integralmente il lotto, liberando una fascia tra l’edificio ed il muro di contenimento del fiume che permetterà il proseguimento, attraverso un piccolo ponte in legno, della pista ciclable, che attualmente si ferma nella piazzetta di fronte al Cavalciotto, verso via bologna.
In realtà il ponte poteva già essere installato ma l’Amministrazione comunale ha sospeso il montaggio in vista della realizzazione della centrale idroelettrica.
v.barberis
Commentivalerio un momento fa
caro Vittorio, gli interventi di “recupero” o di ristrutturazione sugli edifici esistenti sono definiti a “volume 0″ proprio perchè non comportano un incremento volumetrico, anzi, come in questo caso, si può arrivare ad un decremento.
Se si vuole essere maliziosi su questo aspetto e, veramente la prenda come una battuta, una centrale idroelettrica comporta un “incremento volumetrico” che, nel progetto preliminare è quantificato in oltre 3.000 mc (3.400 mc di scavo): è evidente che le finalità sono completamente diverse trattandosi di uno strumento di produzione di energia verde, comunque chi lo fa, lo fa per guadagnare e in modo del tutto legittimo aggiungo (come chi vende case).
Non mi interessa entrare nel merito del progetto seguito dal mio studio ma invece mi interessa interloquire con lei su di un aspetto che mi sembra interessante: in Italia, come è ormai evidente, le amministrazioni vivono una totale carenza di risorse economiche.
Si imputa sempre la “colpa” al Comune, alla Provincia, etc. In realtà è proprio dall’interazione tra privato e pubblico -che in questi casi ha un ruolo di definizione delle strategie, delle finalità pubbliche e di controllo- che si possono fare molte cose come ad esempio riportare alla collettività un parco sul Bisenzio quando il Comune non avrebbe nessuna possibilità di acquisirlo dai proprietari.
v.barberis
CommentiAndrea un momento fa
Caro G999, se sei il privato investitore titolare di H2e o uno dei suoi tecnici lo puoi anche dire, di che cosa hai paura?
Andrea Guarducci
CommentiAndrea un momento fa
Caro (non troppo) misterioso G999,
la “soluzione ai problemi del mondo”, come dici te, non è di sicuro quella di fare una voragine profonda 8 metri, ficcarci dentro una turbina e farla lavorare solo 6 mesi l’anno, con la scusa di farlo per il bene della comunità.
Tutto questo a 2 metri di distanza da uno dei più antichi esempi di archeologia industriale della vallata, se non il più antico, con tutti i rischi del caso.
Più che altro a me questa sembra la soluzione ai problemi del tuo/vostro portafogli.
Inoltre, se invece di perdere quelle due orette a scrivere il riassuntino della serata avevi chiesto prima a Don Mauro di poter usare il proiettore, la serata di ieri poteva essere un filino più costruttiva.
Saluti, a presto
A. Guarducci
A. Guarducci
Commentivittorio un momento fa
 
Caro Prof. Barberis, credo che sia del tutto legittimo che gli abitanti vogliano prendere visione del progetto della centrale..Avrebbero fatto anche benissimo a cercare di portare alla pubblica discussione lo stato attuale di degrado e d’incuria in cui versano manufatti e pescaia del Cavalciotto…comunque se questa è un’occasione per riportare ad un pubblico apprezzamento quell’importante pezzo di storia di Prato..ben venga. Le voglio però far notare che quelle che Lei chiama “lungimiranti” amministrazioni della città hanno, di fatto, distrutto tanti anni fa, il meraviglioso sistema delle gore che dal Cavalciotto prendeva vita. Le hanno tutte trasformate in fogne..anche perchè, purtroppo lo erano già. Le fabbriche le usavano per smaltire i residui di lavorazione…Il Comune invece di imporre Ioro di non farlo, pensò bene di adeguarsi…Ma non dappertuto si è fatto così…Mi è capitato, ad esempio, di poter visitare le città di Augsburg e di Ulm in Germania. Lì gli amministratori furono davveo lungimiranti perchè preservarono, mantennero ed hanno portato intatto fin ai nostri giornil un mirabile reticolo di gore e canali che, adesso, sono diventati una vera e propria attrazione turistica. E’ bello infatti sedersi su uno dei tanti locali che costeggiano queste vie e rilassarsi con il placido e soffice scorrere delle acque limpide. Sui cosiddetti Piani di Recupero non può esistere discussione. Comunque Lei la pensi per me sono stati un grandissimo errore delle “lungimiranti” amministrazioni…Gli unici che ci hanna fatto davvero un “lungimirante” affare sono stati i proprietari. Che abbattendo delle superfetazioni senza alcun valore commerciale si sono riempite le tasche di centinaia di milioni di euro. Causando, almeno in parte, anche l’attuale crisi dell’industria tessile. Nei PdR hanno trovato un’occasione unica e forse irripetibile per abbandonare quel settore che aveva bisogno di investimenti, ricerca, rinnovo, per passare al faclissimo incasso della rendita edilizia. Nel migliore dei casi hanno abbandonato Prato e l’Italia per qualche paese straniero. Nel peggiore hanno chiuso le attività con le tasche piene dei facilissimi guadagni realizzati con i PdR. Altro che volume 0…Quelle fabbriche, quei capannoni, quelle superfetazioni hanno sì contribuito a rendere Prato ed i suoi abitanti prosperi.. ma a prezzo di gravi sacrifici per l’ambiente (inquinando Bisenzio, gore, strade, aria ecc.) cittadino…Cosicchè il costo di quelle costruzioni era stato già abbondantemente ripagato con gli immensi profitti che ne avevano tratto i proprietari. Un’amministrazione “lungimirante” avrebbe potuto anche dirglielo….o no ??? Contraccambio la Sua generosità lasciandoLe il mio numero di celluilare:
3409961856…Buona serata….

CAVALCIOTTO (2)



Commenti

manuele 1 giorno fa
Se non si vuole, giustamente, l’energia elettrica prodotta con il nucleare, non quella prodotta con le centrali eoliche o fotovoltaiche, per via dell’impatto ambientale, non quella prodotta con il carbone o il gas perchè si inquina e ora neppure quella prodotta da centrali idroelettriche, non restano, per non rimanere al buio, che i generatori a pedali !!!!!!!!!
CommentiGaia 1 giorno fa
Ma Barberis che lo sa che la centrale non consuma acqua ma ne sfrutta solo l’energia potenziale ? Prima di parlare la gente farebbe bene a informarsi! Altrimenti anche critiche costruttive diventano solo prese di posizione basate su pregiudizi e veramente sterili…
CommentiAle 1 giorno fa
Gaia, il tuo socio non ha detto se ci sarà anche un invaso a monte… Se l’acqua passa di sotto terra la pescaia rimarrà asciutta, se passa di sopra la instraderanno, creando una cosa brutta come nei giardini di Vernio. Ma un vi bastano tutte le centrali che avete messo in Bisanzio e affluenti? O quanta corrente vu volete fare, un la consuma più nessuno!
Commentitotem 1 giorno fa
Una cosa brutta di tutta questa vicenda e’ il fatto che il comune abbia dato una concessione a sfruttare l’ acqua del bisenzio( che in teoria e’ un bene comune dei cittadini visto che paghiamo ancora le varie tasse per il mantenimento dei fiumi).Addirittura x 30 anni a 100mila euro.Mi sembra una cifra veramente ridicola.Gli unici che ci guadagnano da questa centrale idroelettrica sono i due soci i quali si ritrovano una concessione a un prezzo di regalo e in piu’ hanno una fonte di energia gratuita e inesauribile per poter produrre e vendere energia elettrica.Riguardo al passaggio sotterraneo dell’acqua mi piacerebbe sapere come funziona la regimazione delle acque. Quando il bisenzio e’ in secca l’acqua passa di sopra oppure passa di sotto per fare viaggiare le turbine? Perche’ credo che la centrale idroelettrica non si possa fermare.E i pesci che moriranno? Riguardo al fatto della ditta pratese che ha a cuore la salvaguardia del territorio e la tutela dell’ambiente mi sembra che qui tuteli e salvaguardi solo il proprio portafoglio perche’ questa mi sembra solo una pura operazione finanziaria. Perche’ una ditta che investe 2 milioni di euro non li butta via a vanvera e sicuramente hanno calcolato il ritorno dell’investimento. Questo e’ un investimento privato usando un bene pubblico. ( mi auguro che la diga rimanga veramente come e’ adesso perche’ sarebbe triste x la citta’ vedere distrutti 600 anni di storia x una mera speculazione ).
Commentivalerio 1 giorno fa
cara Gaia, il problema infatti e che l’acqua della gora (il Gorone da cui parte tutto il sistema delle gore pratesi) viene in parte deviata dal suo percorso attuale proprio per sfruttarne l’energia potenziale generato dal salto che in questo punto è di circa 8,30 m.
Il progetto prevede una serie di vasche in cemento armato che partono da sotto la gora e la inglobano, incanalando l’acqua verso delle turbine e ributtandola, infine nel Bisenzio.
Per fare queste vasche verranno movimentati 3.400 mc di terra e fatti scavi per una profondità di oltre 10m.
v. barberis
Commentivalerio 1 giorno fa
caro Manuele, il problema non è certo quello della produzione dell’energia verde. Io sono un architetto impegnato quotidianamente a progettare edifici che utilizzano le energie rinnovabili. Il problema in questo caso è che si interviene in un contesto estremamente delicato da un punto di vista paesaggistico e storico, che merita grande attenzione. Il sistema delle gore pratesi è un esempio unico a livello internazionale: valorizziamolo culturalmente.
Una pala eolica in cima al campanile di Giotto funzionerebbe benissimo, ma gli argomenti legati alle energie rinnovabili devono essere inevitabilmente inseriti nel più vasto contesto culturale della sostenibilità ed il progetto di una centrale idroelettrica posta a circa 3 metri di distanza dalla presa di Cavalciotto desta preoccupazione.
v. barberis
CommentiFranco Aspite 1 giorno fa
I cittadini hanno pregiudizi nelle opere pubbliche perché troppo spesso queste sono fatte per fini economici a beneficio di qualcuno e non della collettività . Perché non creare una lobby dei CITTADINI che abbia pari dignità di ascolto e vigili su queste realizzazioni ? Abbasseremmo la soglia dei furti legalizzati |
CommentiVincenzo 1 giorno fa
certo che hanno un bel coraggio e tanta “bile” da ingoiare questi prodi investitori che hanno il coraggio di rapportarsi con la burocrazia… Avranno sicuramente un loro tornaconto economico, nessuno lo mette in dubbio, ma sbattere la testa tutti i giorni con questi ostacoli all’imprenditoria e all’innovazione non deve essere semplice. Tanto di cappello e un augurio perchè il vostro impegno porti giovamento alla comunità.
E ai nostri amministratori e burocrati le solite due parole: che tristezza…
CommentiManuele 1 giorno fa
Barberis abita vicino al cavalciotto e comprensibilmente teme che possa recargli disturbo !!
CommentiBACO 1 giorno fa
totem, te tu sei l’emblema dell’Italia attuale, non pensi al bene comune, al fatto che venga prodotta energia pulita, ma pensi a quanto ci guadagna la Società che lo fà… facile criticare è !!! e poi ci si lamenta se non ci sono investitori e si và a rotoli… ma io quelli come te li conosco bene, magari tu sei un dipendente pubblico che vive (di fatto) sulla luna e se ne frega della vita sulla terra… ma la vi finirà anche a voi prima o poi
Commentiluigi salvioli 1 giorno fa
il fiume è interrotto prima di ogni turbina e di conseguenza rivinato le turbine sono in tuttala valle in buche di cemento armato di otto metri andate a vedere prima di parlare beceroni ingnoranti
Commentiscorbutica 1 giorno fa
Manuele, se tu abiti piu’ lontano e non te ne frega nulla buon per te. Meno male che c’e’ un Barberis o un movimento civico che si interessano della cosa.
CommentiMarcello 1 giorno fa
per Vincenzo:
cosa c’entrano gli amministratori e i burocrati stavolta? Le difficoltà le sta creando il comitato, non certo le istituzioni…. Un appunto a tutti quelli che parlano di “consumo” di acqua: l’acqua in questo caso non viene consumata: viene fatta passare da una turbina e re-immessa…. fino ad oggi che tutte le tintorie hanno usato e inquinato miliardi di metri cubi d’acqua allora??? Andava tutto bene prima anche ai comitati, o sbaglio?
Commentiendrigo 1 giorno fa
il salto è veramente modesto, la produzione di EE sarà più di facciata che altro. e poi, il cavalciotto, sottoposto a vincoli tutelari dei beni artistici, ha una struttura edile sulla quale non è salutare cincischiarci tanto. cmq è molto interessante, sapevo che una volta era visitabile su appuntamento.
CommentiAndrea 1 giorno fa
qui la questione è diversa: secondo voi quanta potenza elettrica può generare una minicentrale elettrica alimentata con la acqua della gora? Ci siete mai venuti in estate a vedere quanta acqua scende dalla pescaia? Un rivolo o poco più.
Credete davvero che l’imprenditore lo faccia per il bene della collettività? Per riuscire a rifornire tutti della tanto chiacchierata energia verde? Io credo lo faccia per il bene del suo portafogli. L’energia prodotta da fonti rinnovabili viene pagata dall’amministrazione uno sproposito, rispetto a quella prodotta con mezzi tradizionali. È per questo che conviene investire in questi progetti, che, badate bene, sono sacrosanti e andrebbero fatti molti di più, però non a scapito di opere storiche e della memoria cittadina come il Cavalciotto.
Lì invece bisognerebbe invece fare un’intervento culturale e didattico, bisognerebbe portarci i bambini, a vedere il punto nevralgico che ha permesso ai propri nonni di sfruttare le acque del fiume, lì dove è nata tutta la fortuna di Prato.
Commentitotem 1 giorno fa
caro baco il concetto principale e’ quello di non sciupare una cosi’ bella diga storica in uno strumento di guadagno x pochi.quelli come me non li conosci bene perche’ forse vivo sulla luna ma solamente per il fatto che lavoro in fabbrica 12 ore al giorno da 30 anni.infatti come dici te spero che mi finira’ perche’ mi sembra di avere lavorato abbastanza. ( io non so che lavoro fai e non mi interessa ma se hai notato sto intervenendo solo da pochi giorni e smettero’ presto perche’ sono a casa x infortunio .
CommentiDani 1 giorno fa
Cari cittadini, qui non stiamo parlando di energie alternative, ma di dove e di chi ci lucra. Il cavalciotto dove vogliono fare la diga è di tutti i pratesi, l’Ippodromo dove vogliono edificare tanti appartementi idem, l’area ex ospedale dove non si sa che cosa vogliono inventare pure! Ma abbiamo imparato qualcosa dai grandi abusi edilizi anni ’60 o no? Cari amministratori il territorio è cultura, storia, civiltà. Di tutti. Ripartite da questo concetto e non fatevi accecare da pochi spiccioli, il bene pubblico vale molto di più!
Commentiube 1 giorno fa
mi sembra che il percorso culturale e didattico tanto auspicato non abbia che da trarre beneficio dalla realizzazione di un nuovo impianto che genera energia. Il territorio non è fermo, non siamo più quelli di 500 anni fa, è giusto valorizzare il patrimonio culturale ma mi sembra profondamente ingiusto mummificare quello che ci circonda!
Magari chi se ne preoccupa abita proprio li, ….strano….come per i tigli di via Mayer, per via di canneto, per gonfienti, per i pini di via bologna, come per il viadotto al soccorso, ecc…ecc….ecc…
CommentiRoberto 1 giorno fa
Certo che Gonfienti e gli scavi etruschi più importanti d’Italia ci hanno guadagnato dalla costruzione dell’interporto! Facciamoci sopra una bella colata di cemento e addio, eh ube? Almeno non ci si pensa più.
Il viadotto al Soccorso è stato fatto talmente bene per la gioia di tutti i cittadini che ora lo devono rifare, con i miei e con i tuoi soldi… complimenti, se questo è il tuo ragionamento allora diamo il permesso di distruggere tutto a chiunque voglia fare impresa… Prova a pensare quando l’energia verde costerà un po’ meno e non sarà più conveniente a quell’imprenditore di ricavarla dal fiume, oppure più semplicemente tra 30 anni, quando finirà la concessione del terreno e lasceranno tutto così com’è (sempre che la ditta non venga chiusa prima).
No no, continuiamo così, muriamo selvaggi, fottiamocene della natura e di quello che ci hanno lasciato chi c’era prima di noi. Voglio vedere cosa lasceremo noi. Ai miei e ai tuoi figli.
CommentiDani 1 giorno fa
E propro questo è il limite. Ci interessiamo solo quando i problemi entrano nei nostri confini. Peccato che io mi interessi e abiti dalla parte opposta di Santa Lucia! Io firmai anche contro l’abbattimento degli alberi in piazza Mercatale, ma non abito in centro e potrei continuare. Ben venga il progresso! Ci mancherebbe! Chi vuole investire va lodato! Scherziamo! Ma fermo restando il concetto di rispetto dell’ambiente, di risparmio, etc e in particolare del concetto di colletività che non abbiamo più: per tutti e nell’interesse di tutti! O per lo meno dei più. Non solo dei soliti pochi. Fino a quando la penseremo così chi può farà bene a lucrare e a decidere a proprio comodo tanto a noi pecore basta che non tocchino il nostro orticello!!! Quando poi toccherà, perchè la ruota gira e come se gira, spero che ognuno trovi per fortuna altri come me che comunque ti aiuteranno senza tornaconto e capirai di aver sbagliato a giudicare gli altri! Gli altri siamo noi, l’ha detto qualcuno molto più saggio di me. E Prato, l’Italia, il Mondo sono nostri! Non dell’amministratore o dell’imprenditore di turno. Capitelo!
Commentiube 1 giorno fa
@ROBERTO: il viadotto al soccorso non ancora non c’è….
se non ci fosse stato l’interporto ancora nessuno avrebbe scoperto gli etruschi a Gonfienti….
il problema è SE fare ma COME fare….cotruttivi e non distruttivi….dinamici e non mummie….
poi non capisco se il problema è l’ambiente….o l’impressione che l’Amministrazione intaschi poco dall’operazione…in questo caso allora perchè non viene fuori qualcuno che offre di più?
Commentipippo 1 giorno fa
Rimango spesso sbalordito dalla superficialità che mostrano tutti i commenti. H2E ha investito a Vernio e poche centinaia di metri più avanti del cavalciotto precisamente a Madonna della Tosse creando impianti che nel pieno rispetto della natura del fiume stanno funzionando egregiamente. Perciò pare quanto meno sospetto l’intervento di Barberis e di tutti coloro che hanno a cuore il bene comune.
CommentiRoberto 1 giorno fa
@Pippo
“nel pieno rispetto della natura del fiume” è tutto da dimostrare.
Commentimariolone 23 ore fa
e i comuni introitano da H2E circa 0,02 euro a kwh prodotto dalle centrali, quindi ben vengano queste opere, che hanno tempi di rientro dei costi molto lunghi, vista la produzione modesta. le cose vanno dette tutte, non pisiare a gocciole.
Commentienjoy 23 ore fa
Da quanto scritto mi pare che in pochi sappiano che gli impianti idroelettrici possono essere molto diversi gli uni da gli altri, proprio per meglio adattarsi al contesto ambientale in cui devono essere inseriti. Non credo che la società non abbia valutato in modo esaustivo ogni aspetto di impatto ambientale che l’opera comporta su un sito di tale importanza visto che l’iter autorizzativo non è certo una “passeggiata”. Sappiamo solo lamentaci, senza neanche minimamente pensare agli aspetti positivi che l’intervento può portare: se ciò non viene eseguito chi investirà i soldi per un futuro recupero dell’opera, visto il delicato momento economico che stiamo passando? Se ci sono dei soggetti privati che investono sia per il bene comune che per il proprio perchè si deve pensare solo al tornaconto privato?
Commentivittorio 22 ore fa
Certi commenti sono davvero incredibili. La società che propone ci guadagnerà! E certo che punta a guadagnarci..non è mica una onlus…Dice: ma il fiume è un bene comune! Certo che lo è! Ed allora…Sono 700 anni che il Bisenzio, proprio grazie al Cavalciotto, viene sfruttato per fini privati: gualchiere, mulini, tintorie, ecc..
Per questo l’intervento proposto, il cui progetto io non conosco ma che mi sembra non conoscano nemmeno molti dei commentatori,se compatibile, ovvero se non interviene in maniera pesante (e per la verità neppure leggera..) sul manufatto (così come pare affermino i proponenti..) non ha niente di diverso da qualsiasi altro intervento di un’azienda privata..Anzi, potrebbe essere proposto all’azienda di restaurare la pescaia. Ora è davvero un cesso..anche se nessuno ha protestato…E’ vero che le norme italiane favoriscono spesso la speculazione sulla produzione di energia elettrica. Molte aziende che fanno l’eolico hanno interesse a costruire le torri anche in assenza di un’apprezzabile produzione di elettricità…Gli basta riscuotere i contributi pubblici..Ma questa è una buona ragione per cambiare la lege…non per smettere di pensare alla produzione verde di energia elettrica..Pertanto, calma e gesso: vediamo questo progetto, vediamo come impatta, vediamo la valutazione d’impatto ambientale. Ma dire di no pregiudizialmente mi sembra una posizione ideologica di chi, tra l’altro, dice di no a tutto con il rischio, reale, di veder passare, a pochi metri di distanza, interventi di edilizia speculativa. Guardate cosa non hanno costruito quasi sulla riva del Bisenzio proprio di fronte al Cavalciotto.Ma, in questo caso, nessuno ha sollevato obiezioni…Evidentemente gli appartamenti costruiti risultano agli abitanti perfettamente compatibili con l’ambiente, il paesaggio e la storia del quartiere..E non dite che prima c’erano capannoni industriali..peggio mi sento..a vecch errori si aggiungono i moderni errori….
Commentipippo 21 ore fa
@roberto
gli impianti sono aperti, tu li vai a vedere e ti renderai conto che è solo acqua che scorre… oppure ti fa fatica fare qualche metro senza SUV sotto i’culo?
Commentivalerio 19 ore fa
1 – è vero io abito vicino a dove è previsto il progetto della centrale idroelettrica. Non solo: sono uno dei progettisti del piano di recupero che, con lungimiranza delle amministrazioni comunali, ha portato alla cessione al comune di tutto il parco che termina alla presa del Cavalciotto. Quindi l’area la conosco abbastanza bene.
2- mi preoccupo proprio perchè l’area la conosco bene ed ho avuto modo di approfondire il progetto della centrale idroelettrica proposto da H2e.
Ma quando chiediamo se siano state fatte le opportune valutazioni ed approfondienti sull’impatto che avrà la “mungitura” dell’acqua del Gorone su tutta la rete del sistema delle gore della piana (la fognatura pratese), mi preoccupo non di me stesso o dei cittadini di S. Lucia, ma si chi sta a Tavola, Iolo, San Giorgio, etc. che potrebbero risentire della scarsa diluizione dei liquami.
3 – io sono un progettista, non ho il “terrore delle ruspe”, le frequento quotidianamente.
Il problema, lo ripeto, è QUEL progetto in QUEL punto che desta preoccupazione.
4- l’edificio residenziale posto vicino alla presa del Cavalciotto deriva dalla demolizione di alcuni capannoni industriali che occupavano integralmente l’area, tra il muro di contenimento del fiume ed il Gorone. Anche in questo caso grazie alla lungimiranza delle amminstrazioni comunali, l’intervento ha portato alla realizzazione di uno spazio aperto di fronte al Cavalciotto che sarà collegato con un piccolo ponte in legno al parco lungo il fiume e spermetterà, finalmente, il collegamento alla pista ciclabile lato destro del fiume Bisenzio.
5 – se una società privata sviluppa il bisiness delle energie rinnovabili benissimo. Non solo bene, ma è giusto che lo sforzo dell’investimento di risorse, tempo, professionalità, etc. sia ricompensato da una redditività adeguata.
In questo caso la normativa italiana da ampi sovvenzionamenti all’azione imprenditoriale proprio per favorire queste iniziative e quindi, siccome i “sovvenzionamenti” sono a carico (economico) della collettività, credo che proprio la collettività abbia il diritto di informarsi e di informare.
v. barberis
CommentiRoberto 18 ore fa
@pippo
Io ci sono stato in vallata, e ho anche parlato con i pescatori abituali
Che mi hanno detto che i pesci non ci sono più.
E il Suv non ce l’ho, fava
CommentiG999 12 ore fa
1) ben 16 enti tra cui la sovraintenza alle belle arti e quella paesaggistica hanno dato parere favorevole al progetto.
2) la centrale in periodi di siccità e’ ferma ovviamente, ha bisogno di una portata minima x lavorare e questa deve essere al netto della quantità di acqua che gli enti preposti hanno prescritto deve essere garantita al gorone e al tratto di briglia dove l’acqua viene prelevata
3) l’acqua viene rilasciata pulita e ossigenata a pochi metri da dove viene prelevata
4) la turbina non fa rumore, il generatore pochissimo , ma quello che fa la differenza e’ il raffreddamento ad acqua del generatore stesso che rispetto a quelli tradizionali ad aria (ventola) e’ molto silenzioso, appositi test e controlli a norma di legge sono stati richiesti dagli enti e l’esito delle analisi in loco combinata con i valori nominali del progetto hanno fatto si che non risultino alterazioni significative ( che danno noia x capirci) tanto da dare parere favorevole.
5) la centrale e’ a debita distanza dai manufatti storici, nessun intervento e’ stato autorizzato su di questi se non un attento restauro come richiesto dalla sovrintendenza alle belle arti
6) le attuali paratoie di gestione delle acque del cavalciotto e del gorone attualmente vengono gestite da un non ben specificato addetto che “ogni tanto” procede alla loro regolazione con tutte le conseguenze e i rischi del caso.
7) il gorone ormai da decenni non è’ più una gora di liquami a cielo aperto, il sistema fognario della città non necessita delle sue acque, anzi. Il sistema fognario di Prato e’ uno dei più avanzati in Italia, infatti siamo una delle poche città che possiede una rete di scarico industriale per la gestione delle acque di scarico delle aziende. Molte delle Gore storiche di Prato sono interrate e il fatto che ci possa passare quantità di acque superiori alla rinnovata portata può essere un problema (vedi Genova ultima alluvione), forse era meglio lasciarle a cielo aperto e tenerle pulite.. Noi Pratesi di certo però non siamo stati molto bravi, dalle biciclette alle damigiane ci trovavi di tutto…
8) le aziende che usano l’acqua del gorone a scopi industriali sono tre e tutte tre hanno accettato il progetto e fornito dati sulla quantità di acqua necessaria alla loro attività e che verrà garantita come prescritto dagli enti preposti.
8) la Gida spende ogni anno 500.000 euro per la notevole quantità di acqua “pulita” che arriva a baciacavallo per la scorretta gestione delle paratorie del gorone, i liquami si trattano meglio a solido e se troppo liquidi scombinano le quantità di enzimi necessari per il trattamento, ergo: più te,po’, più prodotti e maggiori costi.
9) argomento pesci: la turbina non avrà effetto negativo su di questi, e gli enti preposti hanno dato parere favorevole prescrivendo alcune regole da osservare durante i lavori, dopo i lavori studi dimostrano che i pesci non hanno alcun problema. Semmai beneficio per l’acqua che dopo essere stata turbinata e’ ricca di ossigeno. Il fiume viene monitorato dagli enti specifici e ad oggi non risulta quello che affermano “esperti pescatori”..
10) riqualificazione dell’area. Sicuramente il restauro della briglia (come prescritto), l’ammodernamento della gestione delle paratoie, il controllo in tempo reale dell’impianto risultano migliorare quella parte di fiume così importante x Prato e ad oggi lasciata a se stessa e sottoposta ad atti di vandalismo continui. (Scritte sui muri del manufatto, danneggiamenti alla briglia, ecc). È’ prevista la realizzazione di un percorso didattico che permetterà a chiunque di visitare il cavalciotto e approfondire la sua storia e quello che l’energia idraulica ha rappresentato per Prato nei secoli…
12) il fiume Bisenzio da vernio a Prato e’ sempre stato sfruttato per la produzione di energia, in origine era energia meccanica poi elettrica ma dagli anni 50 tutto e’ andato in disuso perché la corrente arrivava dai primi elettrodotti. Tutte le briglie sono state create per convogliare le acque e produrre energia, niente di nuovo quindi.
13) l’incentivo statale per la produzione di energia elettrica e’ di 0,19 euro per kWh prodotto e immesso in rete. Non ci sono altri guadagni per H2e, mentre la collettività si ritroverà un sito storico rimesso a posto, mantenuto e non abbandonato a se stesso come adesso.
11) e’ giusto che i residenti vogliamo approfondire gli argomenti e la discussione democratica e che si muove nel diritto e’ più che legittima. Fare commenti personali sulle persone che gravitano intorno al progetto solo per sentito dire senza essersi ben informati rappresenta un ostacolo alla civile discussione. È’ giusto che la H2E fornisca ai tecnici del comitato gli elementi di approfondimento necessari in modo che questi possano poi spiegare ai loro consociati.
12) questione del nessuno sapeva nulla: da parte sua l’azienda ha dovuto seguire un iter burocratico ben preciso che ha previsto anche la pubblicazione dell’inizio dell’Inter autorizzativo sui quotidiano locali; poi se il comune di Prato, la Provincia e i 16 enti che hanno partecipato alla conferenza dei servizi non hanno chiesto ai cittadini il loro parere o se non hanno avvisato la circoscrizione nord (molto sensibile ai problemi del quartiere per altro…) non può essere un problema dell’azienda che propone il progetto; c’è’ sicuramente qualcosa che non ha funzionato ma credo sia più un problema delle istituzioni quello di aggiornare i propri cittadini e coinvolgerai maggiormente.
13) no alle centrali nucleari, no a quelle a carbone, no al petrolio, al gas e alle rinnovabili.. Qualcuno mi dica allora quale è’ la soluzione ai problemi del mondo perché davvero sono confuso,
14) ultimissima cosa: eticamente si possono fare tanti discorsi, più o meno poetici e ispirati, ognuno e’ libero di pensare come meglio vuole, però prima di dire alcune cose sarebbe meglio informarsi bene, molto spesso noi Pratesi un po’ beceroni e fin troppo istintivi tendiamo a stra parlare e delle volte si fa brutta figura quando qualcuno ci mette davanti la verità inconfutabile e fin troppo chiara degli argomenti messi in discussione.. Con questo nessuno pretende di essere colui che non sbaglia mai, anzi.. L’unico che era esentato da questo e’ stato purtroppo crocifisso a 33 anni ..
Speriamo che nel prossimo incontro con i cittadini e dotati di opportuni mezzi i tecnici della h2e possano spiegare bene il progetto dal punto di vista tecnico, di funzionamento e di impatto ambientale e rispondere a tutte quelle domande tecniche che nell’incontro di stasera sono in parte mancate a causa della legittima esposizione filosofica delle persone che hanno preso la parola. Spero anche che il comune di Prato, cosa che stasera non ha fatto, mandi sul posto anche qualcuno dell’assessorato all’ambiente chiamato più volte in causa stasera dai cittadini su alcuni temi.
Finché c’e’ discussione c’è democrazia e finché c’è’ democrazia c’è’ libertà. Ci aggiorniamo più avanti, non mancheranno le occasioni.
CommentiG999 12 ore fa
Commentisantaluciainsieme 3 ore fa
Siamo stati fra i promotori dell’assemblea di ieri sera proprio perchè volevamo conoscere. Peccato che non sia stato possibile visionare il progetto. Se è stata fatta filosofia lo si deve alla mancanza oggettiva di dati, su cui tutti gli intervenuti avrebbero voluto poter discutere. Da notare che l’associazione IL CAVALCIOTTO, nel momento in cui ha fatto richiesta di accesso agli atti, le è stato fornito un progetto che non risponde a quello che ieri sera ci è stato definito come ” progetto definitivo” ( e non visionato per mancanza di un computer, la parrocchia è dotata di proiettore).. E’ su quello “vecchio”che hanno mosso le loro osservazioni “filosofiche” La totalità degli intervenuti all’incontro di ieri sera non è contraria alle energie cosiddette rinnovabili, siamo tutti consapevoli che si deve poter uscire dal “vincolo petrolio”. Semplicemente si vorrebbe capire perchè proprio li e perchè non, magari, sulla riva opposta del Bisenzio, alla stessa altezza, che ad occhio e croce presenta lo stesso salto di 8 metri. Aspettiamo fiduciosi la prossima “serata informativa” prevista per il 25 ottobre, sempre nei locali della parrocchia Regina Pacis che ringraziamo per l’ospitalità
Paola Tassi per Santa Lucia Insieme
Commentivittorio 23 minuti fa
SANTA LUCIA LOFTS
PRATO ITALY 2002 – 2007
planning
mdu architetti
with
Ricchiuti & Tanzarella
collaborators / Michele Fiesoli, Elena Fustini
consultants
mechanical engeneer / ing. L. Perone
photographer
mdu architetti
project datas
client / Be.Ca.Ba. s.r.l.
planning / 2002-2004
construction / 2005 – 2007
building cost / 3.500.000 euro
dimentions / site area 15.000 m2 ; built-up area 1.300 m2 ; cubage 8.300m3 ; public park 6.200 m2
The project is the transformation of an ancient industrial plant, located along the Bisenzio river in the city of Prato, in 19 lofts and a restaurant facing a public park and an underground parking. The project exploits the different pecularities generated during the long genesis of the plant (XIV-XX century) emphasizing them through light elements of spatial subdivision generating informal and contemporary living places.
Il progetto interviene su una serie di capannoni posti in prossimità dell’argine del Fiume Bisenzio. Alla scala urbanistica l’intervento prevede un giardino pubblico che conclude il parco fluviale del Bisenzio.
Caro Barberis non comprendo…Vanno bene i progetti di speculazione edilizia come quello da lei e soci realizzato sulla sponda del Bisenzio, certo con la “lungimiranza” dell’amministrazione precedente…(..che ha lungimirantemente ha permesso in ogni dove di sostituire ai vecchi capannoni nuovi manufatti edilizi -residenzial-commerciali -..) e non va bene un minuscolo intervento (rispetto alla media dei cosiddetti Piani di Recupero..) di realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica sfruttando le acque del Bisenzio…..
Commentivalerio un momento fa
caro Vittorio,
come già detto sono il progettista del piano di recupero del Mulino della Strisciola e per questo conosco bene quell’area.
Le mie preoccupazioni sono nate DOPO aver visionato il progetto, non sono ideologiche e, come ho detto pubblicamente ieri sera, se H2e si occupa di energia verde, mi sembra del tutto normale che cerchi di rendere redditizio un investimento ed ha la mia stima perchè investe nel settore delle rinnovabili.
Ho parlato della lungimiranza DELLE amministrazioni perchè comprendo anche questa, che si sta muovendo nella direzione di valorizzare il parco fluviale del Bisenzio anche attraverso l’intervento edilizio posto nelle immediate vicinanze del Cavalciotto.
Il piano di recupero di cui sta parlando, “Santa Lucia Lofts” ha portato alla cessione alla collettività e, quindi, anche a lei, di un parco lungo il Bisenzio di circa 4.000 mq, un parcheggio pubblico con 23 posti auto, una corte di uso pubblico collegata al parco di cui sopra.
Ma sopratutto ha fatto si che dopo diversi decenni il Cavalciotto sia tornato alla disponibilità dei cittadini che, numerosi, ogni giorno dell’anno vi si recano e si riposano nella piazzetta realizzata proprio di fronte. Almeno un paio di volte al mese c’è una scolaresca dei diversi istituti scolatici cittadini (materne, elementari, medie, istituti professionali) che viene in visita guidata con i propri docenti a vedere il Cavalciotto ed il Gorone.
Il Cavalciotto non solo non è stato minimamente toccato, ma non sono stati sfiorati nemmeno gli olivi secolari che vi sono intorno.
Io sono molto contento che lei sia sicuro che tutto andrà bene e che l’intervento non produrrà alcun problema: in base a cosa lo dice?
Ha visto il progetto?
Lo conosce nel dettaglio?
Sa l’entità dello scavo?
Io ho avuto modo di studiare il progetto preliminare e mi ha destato molte preoccupazioni: aspetto fiducioso il progetto definitivo che ci verrà gentilmente messo a disposizione dalla società H2e nella speranza di ricredermi.
Ho tutti gli elaborati di progetto e le relazioni stampati: se desidera mi farebbe piacere mostrarglieli e poterne discutere insieme.
Le lascio il numero di telefono del mio studio 0574 433345 in modo che mi possa contattare in ogni momento.
v.barberis
Paola Cappellini un momento fa
Non avevo sentito una cavolata così dal progetto del parcheggio sotterraneo in Piazza Mercatale!! Non basta aver deturpato lo storico casotto del cavalciotto con un ecomostro abitativo (ottenuto rialzando un capannone industriale preesistente) Per quest’ultimo progetto si è rinunciato anche a un pezzo di ciclabile (che avrebbe unito il lungo Bisenzio con Via Bologna) utilizzabile da tutti …per far passare due macchine del nuovo condominio!!! Ma chi fa ‘ste scelte, se po’ sape’?
Commentivittorio un momento fa
Il commento è in attesa di moderazione. 
Caro Barberis, La ringrazio per la disponibilità all’interlocuzione…No, come ho già detto NON ho visto il progetto…ma sono in buona compagnia a giudicare da ieri sera…Sui suoi Lofts rimango comunque della mia opinione..la lungimirante amministrazione precedente lo sarebbe stata se avesse operato per trasformare quell’area sensibilissima in un parco sulla storia del Bisenzio, del Cavalciotto, delle gore e dunque della storia di Prato…ma è un mio personalissimo piacere.
Comprendo benissimo che per un professionista come Lei è stata migliore quella “lungimiranza”….! E’ la stessa “lungimiranza” che osserviamo in tutt’Italia…e che ha consentito al nostro paese di essere quello con il territorio più cementificato d’Europa (in Italia è cementificato oltre l’8% del territorio contro una media europea del 4%!!!!)..continuando con questa “lungimiranza” passeremo tra breve il 10% del nostro Paese cementificato…


da www.notiziediprato.it


INTENTI



BeneComune
Italia.
Carta d'Intenti

Noi democratici e progressisti ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto
di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, alla pienezza sua della vita democratica. Per questo promuoviamo le elezioni primarie. Per scegliere il candidato comune dei democratici e dei progressisti alla guida del governo del nostro Paese.
La prossima legislatura dovrà affrontare tre compiti decisivi. Guidare l’economia fuori dalla crisi. Ridare autorità, efficienza e prestigio alle istituzioni e alla politica, ripartendo dai principi della Costituzione.
Rilanciare l’unità e l’integrazione politica dell’Unione Europea.
Noi non crediamo alle bugie delle promesse facili, quelle vendute nel decennio disastroso della destra.
Crediamo, invece, in un risveglio della fiducia, a cominciare dai giovani e dalle donne. I problemi
sono enormi e il tempo per aggredirli si accorcia. Le scelte da compiere non sono semplici né scontate.
Ma la speranza che ci muove vive tutta nella convinzione che si possano combinare cambiamento
e affidabilità, uguaglianza e rigore nelle scelte.
Il nostro posto è in Europa. Noi collocheremo sempre più saldamente l’Italia nel cuore di un’Europa da ripensare su basi democratiche.
In “casa” dovremo colmare la faglia che si è scavata tra cittadini e politica. Qui non bastano le
parole. Serviranno i comportamenti, le azioni, le coerenze. Faremo in modo che buona politica e riscossa civica procedano affiancate. Il traguardo è ricostruire quel patrimonio collettivo che la destra e i populismi stanno disgregando: la qualità della democrazia, la legalità, la cittadinanza, la partecipazione.
La realtà è che mai come oggi nessuno si salva da solo. E nessuno può stare bene davvero,
se gli altri continuano a stare male: è questo il principio a base del nostro progetto, sia nella sfera
morale e civile che in quella economica e sociale.
Vogliamo che il destino dell’Italia sia figlio della migliore civiltà europea e vogliamo sentirci vicino a chi nel mondo si batte per la libertà e l’emancipazione di ogni essere umano. Oggi, in un mondo
in subbuglio, pace, cooperazione, accoglienza devono ispirare di nuovo l’agire politico. Nella coscienza delle donne e degli uomini come nella diplomazia degli Stati.
Con questa visione noi, democratici e progressisti, ci candidiamo alla guida dell’Italia.
Europa La crisi che scuote il mondo mette a rischio l’Europa e le sue conquiste di civiltà. Ma noi siamo l’Europa, nel senso che da lì viene la sola possibilità di salvare l’Italia: le sorti dell’integrazione politica coincidono largamente col nostro destino. Non c’è futuro per l’Italia se non dentro la ripresa e il rilancio del progetto europeo. La prossima maggioranza dovrà avere ben chiara questa bussola: nulla senza l’Europa.
Per riuscirci agiremo in due direzioni. In primo luogo, rafforzando la piattaforma dei progressisti
europei. Se l’austerità e l’equilibrio dei conti pubblici, pur necessari, diventano un dogma e un obiettivo in sé – senza alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e formazione – finiscono per negare se stessi. Adesso c’è bisogno di correggere la rotta, accelerando l’integrazione politica, economica e fiscale, vera condizione di una difesa dell’Euro e di una riorganizzazione del nostro modello sociale. In secondo luogo, bisogna portare a compimento le promesse tradite della moneta unica e integrare la più grande area economica del pianeta in un modello di civiltà che nessun’altra nazione o continente è in grado di elaborare.
Salvare l’Europa nel pieno della crisi significa condividere il governo dell’emergenza finanziaria secondo proposte concrete che abbiamo da tempo avanzato assieme ai progressisti europei. Tali proposte determinano una prospettiva di coordinamento delle politiche economiche e fiscali. E dunque nuove istituzioni comuni, dotate di una legittimazione popolare e diretta. A questo fine i progressisti devono promuovere un patto costituzionale con le principali famiglie politiche europee. Anche per l’Europa, infatti, la prossima sarà una legislatura costituente in cui il piano nazionale e quello continentale saranno intrecciati stabilmente. Una legislatura nella quale l’orizzonte ideale degli Stati Uniti d’Europa dovrà iniziare ad acquistare concretezza in una nuova architettura istituzionale dell’eurozona.
Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze
del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s’impegnano a promuovere un accordo
di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni. Collocare il progetto di governo italiano nel cuore nella sfida europea significa costruire un progetto alternativo alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta, inclusiva.
Democrazia
Dobbiamo sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo
al comando. E’ una strada che l’Italia ha già percorso, e sempre con esiti disastrosi. Per noi il populismo è il principale avversario di una politica autenticamente popolare. In questi ultimi anni esso è stato alimentato da un liberismo finanziario che ha lasciato i ceti meno abbienti in balia di un mercato senza regole. La destra populista ha promesso una illusoria protezione dagli effetti del liberismo finanziario innalzando barriere culturali, territoriali e a volte xenofobe.
La sola vera risposta al populismo è la partecipazione democratica. La crisi della democrazia non si combatte con “meno” ma con “più” democrazia. Più rispetto delle regole, una netta separazione
dei poteri, una vera democrazia paritaria e l’applicazione corretta e integrale di quella Costituzione
che rimane tra le più belle e avanzate del mondo. Siamo convinti che il suo progetto di trasformazione civile, economica e sociale sia vitale e per buona parte ancora da mettere in atto.
L'autonomia, la responsabilità e la libertà femminile sono una leva per la crescita e una risposta alla crisi democratica. C'è un nesso strettissimo tra il maschilismo e l'offesa alla dignità delle donne incarnati in questi anni dal berlusconismo e il degrado delle istituzioni democratiche. Il riconoscimento della soggettività femminile e l’attuazione del principio della democrazia paritaria sono oggi condizioni essenziali per la ricostruzione del Paese.
Vogliamo dare segnali netti all’Italia onesta che cerca nelle istituzioni un alleato contro i violenti, i
corruttori e chiunque si appropri di risorse comuni mettendo a repentaglio il futuro degli altri. Per
noi ciò equivarrà alla difesa intransigente del principio di legalità, a una lotta decisa all’evasione fiscale, al contrasto severo dei reati contro l’ambiente, al rafforzamento della normativa contro la
corruzione e a un sostegno più concreto agli organi inquirenti e agli amministratori impegnati
contro mafie e criminalità, vero piombo nelle ali per l’intero Paese. Vogliamo contrastare tutte le
mafie, reprimendone sia l'azione criminale che l'immensa forza economica. La presenza dei capitali
mafiosi, a maggior ragione in un momento di crisi, è un elemento devastante per ogni prospettiva
di rilancio del paese. Va reciso ogni legame o sospetto di complicità di alcuni rappresentanti politici.
La rigorosa applicazione del codice etico approvato dalla Commissione antimafia è per noi inderogabile per le candidature a tutti i livelli.
Sulla riforma dell’assetto istituzionale, siamo favorevoli a un sistema parlamentare semplificato e
rafforzato, con un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al
Presidente della Repubblica. Riformuleremo un federalismo responsabile e bene ordinato che faccia delle autonomie un punto di forza dell’assetto democratico e unitario del Paese. Sono poi essenziali norme stringenti in materia di conflitto d’interessi, legislazione antitrust e libertà dell’informazione.
Daremo vita a un percorso riformatore che assicuri concretezza e certezza di tempi alla funzione
costituente della prossima legislatura.
Infine, ma non è l’ultima delle priorità, la politica deve recuperare autorevolezza, promuovere il rinnovamento, ridurre i suoi costi e la sua invadenza in ambiti che non le competono. Serve una politica sobria perché se gli italiani devono risparmiare, chi li governa deve farlo di più. A ogni livello istituzionale non sono accettabili emolumenti superiori alla media europea. Ma anche questo non basta.
Va approvata una riforma dei partiti, che alla riduzione del finanziamento pubblico affianchi una
legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, che assicuri la democrazia dei e nei partiti,
che devono riformarsi per essere strumento dei cittadini e non luogo opaco di interessi particolari.
Bisogna agire per la semplificazione e l’alleggerimento del sistema istituzionale e amministrativo.
Occorrono piani industriali per ogni singola amministrazione pubblica al fine di produrre efficienza
e risparmio. Riconoscere il limite della politica e dei partiti significa anche aprire il campo alle richieste d’impegno e mobilitazione che maturano nella società ed alle competenze che si affermano. Tutto ciò dovrà essere messo in atto a cominciare dalle nomine in enti, società pubbliche e autorità di sorveglianza e da rinnovati criteri di selezione nelle funzioni di governo.
Lavoro
La nostra visione assume il lavoro come parametro di tutte le politiche. Cuore del nostro progetto
è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Questa è
anche la premessa per riconoscere la nuova natura del conflitto sociale. Fulcro di quel conflitto non
è più solo l’antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè
delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa. E questo perché anche lì, in quella dimensione più ampia, si stanno creando forme nuove di sfruttamento. Il tutto, ancora una volta, per garantire guadagni e lussi alla rendita finanziaria. Bisogna perciò costruire alleanze più vaste. La battaglia per la dignità e l’autonomia del lavoro, infatti, riguarda oggi la lavoratrice precaria come l’operaio sindacalizzato,
il piccolo imprenditore o artigiano non meno dell’impiegato pubblico, il giovane professionista
sottopagato al pari dell’insegnante o della ricercatrice universitaria.
Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul
lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Quello
successivo è contrastare la precarietà, rovesciando le scelte della destra nell’ultimo decennio e in
particolare l’idea di una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo, quasi che, rimasti
orfani della vecchia pratica che svalutava la moneta, la risposta potesse stare nella svalutazione e
svalorizzazione del lavoro. Il terzo passo è spezzare la spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni a competere sul lato della qualità e dell’innovazione, punti storicamente vulnerabili del nostro sistema. Quarto passo è mettere in campo politiche fiscali a sostegno dell’occupazione femminile, ancora adesso uno dei differenziali più negativi per la nostra economia, in particolare al Sud. Serve un grande piano per aumentare e migliorare l’occupazione femminile, contrastare la disparità nei redditi e nelle carriere, sradicare i pregiudizi sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro e delle professioni. A tale scopo è indispensabile alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido. Anche grazie a politiche di questo tipo sarà possibile sostenere concretamente le famiglie e favorire una ripresa della natalità. Insomma sul punto non servono altre parole: bisogna fare del tasso di occupazione femminile e giovanile il misuratore primo dell’efficacia di tutte le nostre strategie.
Infine, il lavoro è oggi per l’Italia lo snodo tra questione sociale e questione democratica. Fondare
sul lavoro e su una più ampia democrazia nel lavoro la ricostruzione del Paese non è solo una scelta economica, ma l’investimento decisivo sulla qualità della nostra democrazia. Occorre una legge sulla rappresentanza che consenta l'esercizio effettivo della democrazia per chi lavora. Non possiamo consentire né che si continui con l'arbitrio della condotta di aziende che discriminano i lavoratori, né che ci sia una rappresentanza sindacale che prescinda dal voto dei lavoratori sui contratti.
Uguaglianza
L’Italia è divenuta negli anni uno dei Paesi più diseguali del mondo occidentale. La crisi stessa trova origine – negli Stati Uniti come in Europa – da un aumento senza precedenti delle disuguaglianze.
E dunque esiste, da tempo oramai, un problema enorme di redistribuzione che investe il rapporto
tra rendita e lavoro, mettendo a rischio i fondamenti del welfare.
Sull’altro fronte, la ricchezza finanziaria e immobiliare è diventata sempre più inafferrabile, capace
com’è di sfuggire a ogni vincolo fiscale e solidale. Non si esce dalla crisi se chi ha di più non è chiamato a dare di più. È la crisi stessa a insegnarci che la giustizia sociale non è pensabile come derivata della crescita economica, ma ne costituisce il presupposto. Ciò significa che la ripresa economica richiede politiche di contrasto alla povertà, anche in un Paese come il nostro dove il fenomeno sta assumendo caratteri nuovi e dimensioni angoscianti. I “nuovi poveri”, per altro, continuano ad assistere allo scandalo di rendite o emolumenti cresciuti a livelli indecenti, a ricchezze e proprietà smodate che si sottraggono a qualunque vincolo di solidarietà. A tutto questo bisogna finalmente mettere un argine.
Per noi parlare di uguaglianza significa guardare la società con gli occhi degli “ultimi”. Di coloro
che per vivere faticano il doppio: perché sono partiti da più indietro o da più lontano o perché sono
persone con disabilità. Se poi guardiamo alle generazioni più giovani, il tema dell’uguaglianza si
presenta prima di tutto come possibilità di scelta e parità delle condizioni di accesso alla formazione, al lavoro, a un’affermazione piena e libera della loro personalità. Superare le disuguaglianze di genere è indispensabile per ricostruire il Paese su basi moderne e giuste. Non a caso, ancora una volta, il simbolo più forte di una riscossa civica e morale è venuto dal movimento delle donne. Su questo piano la politica, il Parlamento e il governo devono assumere la democrazia paritaria come traguardo della democrazia tout court.
Nessun discorso sull’uguaglianza sta in piedi se non si rimette il Mezzogiorno al centro dell’agenda.
L’Italia è cresciuta quando Sud e Nord hanno scelto di avanzare assieme. Viceversa quando la forbice si è allargata, l’Italia tutta si è distanziata dall’Europa. Sostenere, come la destra ha fatto per anni, che il Nord poteva farcela da solo si è rivelato un grave errore, che ha impoverito il Sud e il Nord insieme.
Tutt’altra cosa è combattere sprechi e inefficienze con una nuova strategia nazionale d’intervento.
Il punto è farlo assieme al senso di responsabilità di tante amministrazioni e movimenti
meridionali, per correggere le storture di vecchi regionalismi e localismi clientelari e per promuovere legalità, civismo e lavoro.
Infine, al capitolo dell’uguaglianza è legata a filo doppio la questione di una giustizia civile e penale
al servizio del cittadino. Su questo piano è superfluo ricordare che gli anni della destra al governo
hanno sprangato ogni spiraglio a un intervento riformatore. Diciamo che si sono occupati pochissimo dello stato di diritto e molto del diritto di uno soltanto che si riteneva proprietario dello Stato.
Ma così a pagare due volte sono stati i cittadini più deboli: quelli che hanno davvero bisogno di
una giustizia civile e penale rapida, imparziale, efficiente. Nella prossima legislatura il tema dovrà
essere affrontato dal punto di vista della dignità e dei diritti di tutti e non più dei potenti alla ricerca d’impunità.
Libertà
Per noi libertà è anzitutto la possibilità concreta per le giovani generazioni di costruire il proprio
progetto di vita e realizzare le proprie vocazioni. Il nostro progetto non sarà retoricamente per i
giovani, ma dovrà essere soprattutto di giovani. Quegli stessi che oggi, pur ricchi di talento ed energie, trovano le strade sbarrate e sono sistematicamente esclusi.
Il tema del merito non può essere contrapposto a quello dell’eguaglianza delle opportunità. Libertà
dei progetti di vita e valorizzazione del merito sono i presupposti di una società più aperta ed eguale.
Attraverso l’introduzione di misure più incisive, ciò deve valere nel campo delle professioni, della
scuola e dell’università, dell’amministrazione pubblica e dell’impresa privata. Negli anni del berlusconismo l’appello alla libertà è stato utilizzato a difesa di privilegi e vantaggi privati. Noi vogliamo liberare le energie della creatività e del merito individuale contro le chiusure corporative e familistiche della società italiana.
Consideriamo essenziali il rispetto della libertà e della responsabilità delle donne. Occorre superare gli aspetti giuridicamente insostenibili della legge 40 in materia di procreazione assistita e garantire piena applicazione alla legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Su temi che riguardano la vita e morte delle persone, la politica deve coltivare il senso del proprio
limite e il legislatore deve intervenire sempre sulla base di un principio di cautela e di laicità del
diritto. Per evitare i guasti di un pericoloso “bipolarismo etico” che la destra ha perseguito in questi anni, è necessario assumere come riferimento i principi scolpiti nella prima parte della nostra Costituzione e, a partire da quelli, procedere alla ricerca di punti di equilibrio condivisi, fatte salve la libertà di coscienza e l’inviolabilità della persona nella sua dignità.
Sapere
La dignità del lavoro e la lotta alle disuguaglianze s’incrociano nel primato delle politiche per l’istruzione e la ricerca. Non c’è futuro per l’Italia senza un contrasto alla caduta drammatica della domanda d’istruzione registrata negli ultimi anni. È qualcosa che trova espressione nell’abbandono
scolastico, nella flessione delle iscrizioni alle nostre università, nella sfiducia dei ricercatori e nella
demotivazione di un corpo insegnante sottopagato e sempre meno riconosciuto nella sua funzione
sociale e culturale.
In questo caso più che dalle tante indicazioni programmatiche, conviene partire da un principio:
nei prossimi anni, se vi è un settore per il quale è giusto che altri ambiti rinuncino a qualcosa, è
quello della ricerca e della formazione. Dalla scuola dell’infanzia e dell’obbligo alla secondaria e all’università:
la sfida è avviare il tempo di una società della formazione lunga e permanente che non
abbandoni nessuno lungo la via della crescita, dell’aggiornamento, di possibili esigenze di mobilità.
Solo così, del resto, si formano classi dirigenti all’altezza, e solo così il sapere riacquista la sua fondamentale carica di emancipazione e realizzazione di sé.
A fronte di questo impegno, garantiremo processi di riqualificazione e di rigore della spesa, avendo
come riferimento il grado di preparazione degli studenti e il raggiungimento degli obiettivi formativi.
La scuola e l’università italiane, già fiaccate da un quindicennio di riforme inconcludenti e contraddittorie, hanno ricevuto nell’ultima stagione un colpo quasi letale. Ora si tratta di avviare un’opera di ricostruzione vera e propria. Nella prossima legislatura partiremo da un piano straordinario contro la dispersione scolastica, soprattutto nelle zone a più forte infiltrazione criminale, dal varo di misure operative per il diritto allo studio, da un investimento sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d’innovazione. Tutto ciò nel quadro del valore universalistico della formazione, della promozione della ricerca scientifica e della ricerca di base in ambito umanistico.
Sviluppo sostenibile
Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano. Se una chance abbiamo, è quella di una Italia che sappia fare l’Italia. Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all’estero.
Il decennio appena trascorso è stato particolarmente pesante per il nostro sistema produttivo. L’ingresso nell’euro e la fine della svalutazione competitiva hanno prodotto, con la concorrenza della rendita finanziaria, una caduta degli investimenti in innovazione tecnologica e nella capitalizzazione delle imprese, con l’aumento dell’esportazione di capitali. Anche in questo caso è tempo di cambiare spartito e ridare centralità alla produzione. Una politica industriale “integralmente ecologica” è la prima e più rilevante di queste scelte.
Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi.
La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate
alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale.
Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.
Beni comuni
Per noi salute, istruzione, sicurezza, ambiente, sono campi dove, in via di principio, non deve esserci il povero né il ricco. Perché sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti. Sono beni comuni – di tutti e di ciascuno – e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese. I referendum del 2011 hanno affermato il principio dell’acqua come bene non privatizzabile. L’energia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni.
Per tutto questo, introdurremo normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in
alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi. In ogni
caso non può venir meno una responsabilità pubblica dei cicli e dei processi, che garantisca l’universalità di accesso e la sostenibilità nel lungo periodo.
La difesa dei beni comuni è la risposta che la politica deve a un bisogno di comunità che è tornato
a manifestarsi anche tra noi. I referendum della primavera del 2011 ne sono stati un’espressione
fondamentale. È tramontata l’idea che la privatizzazione e l’assenza di regole siano sempre e comunque la ricetta giusta. Non si tratta per questo di tornare al vecchio statalismo o a una diffidenza preventiva verso un mercato regolato. Il punto è affermare l’idea che questi beni riguardano il futuro dei nostri figli e chiedono pertanto una presa in carico da parte della comunità.
In questo disegno la maggiore razionalità e la valorizzazione del tessuto degli enti locali sono essenziali, non solo per la funzione regolativa che sono chiamati a svolgere, ma perché il presidio di democrazia, partecipazione e servizi che assicurano è in sé uno dei beni più preziosi per i cittadini.
Superare le duplicazioni, riqualificare la spesa, devono perciò accompagnarsi ad un nuovo e rigoroso investimento sul valore dell’autogoverno locale che, soprattutto nella crisi, non va visto, così come ha fatto la destra, come una specie di malattia, ma piuttosto come una possibile medicina. A sua volta l’autogoverno locale deve offrire spazi e occasioni alla sussidiarietà, alle forme di partecipazione civica, ai protagonisti del privato sociale e del volontariato.
Diritti
Il principio della dignità inviolabile della persona e il rispetto dei diritti umani fondamentali sono la
cornice generale entro cui trovano posto tutte le nostre scelte di programma.
In particolare, noi ci sentiamo al fianco della lotta di popoli interi per la difesa dei diritti umani, a
iniziare da quelli delle donne. Crediamo sia compito dei democratici e dei progressisti affermare
l’indivisibilità dei diritti -politici, civili e sociali- e di farlo valorizzando il principio costituzionale della laicità dello Stato.
Nel nostro caso questo significa l’impegno a perseguire il contrasto verso ogni violenza contro le
donne, un fenomeno che affonda le sue radici in modelli inaccettabili del rapporto tra i generi e
che costituisce una vera e propria violazione dei diritti umani.
Sul piano dei diritti di cittadinanza l’Italia attende da troppo tempo una legge semplice ma irrinunciabile: un bambino, figlio d’immigrati, nato e cresciuto in Italia, è un cittadino italiano. L’approvazione di questa norma sarà simbolicamente il primo atto che ci proponiamo di compiere nella prossima legislatura.
Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una
coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico.
È inoltre urgente una legge contro l’omofobia.
Siamo per il rispetto della vita umana e quindi vogliamo che la condizione dei detenuti sia rispettosa della Costituzione.
Responsabilità
L’Italia ha bisogno di un governo e di una maggioranza stabili e coesi. Di conseguenza l’imperativo
che democratici e progressisti hanno di fronte è quello dell’affidabilità e della responsabilità. Per
questa ragione, nel momento stesso in cui chiamiamo a stringere un patto di governo movimenti,
associazioni, liste civiche, singole personalità e cittadini che condividono le linee di questo progetto, vogliamo assumere insieme, dinanzi al Paese, alcuni impegni espliciti e vincolanti.
Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a:
sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie;
affidare a chi avrà l’onere e l’onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale;
vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta;
assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni
si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona.