mercoledì 21 maggio 2014

VERSO LE ELEZIONI: VISITA AD UN'AZIENDA ITALIANA IN CHINATOWN





































Esatto! Le prime immagini chiariscono inequivocabilmente che oggi ci troviamo nell'Auzziland! Le grandi installazioni pubblicitarie inneggiano al consigliere comunale uscente (e speranzoso di rientrare..) Giancarlo Auzzi. Siamo ai margini della Chinatown. In fondo alla Via Colombo capannoni abbandonati che una volta erano pieni zeppi balle di stracci, casse di filati, telai, filature ecc. ecc. aspettano che si concluda il loro ciclo di vita. Li a due passi dovrebbe svilupparsi il cosiddetto progetto "Bloomberg" ovvero la maxi lottizzazione che dalla Via Galcianese dovrebbe ricongiungersi con la nuova rotonda sopra il sottopasso del Nuovo Ospedale di Prato (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/04/macrolotto-zero.html). Auzzi ha invitato il sindaco Roberto Cenni (giunto con l'altro Cenni di giunta, l'assessore all'urbanistica Gianni...) a visitare un'azienda modello. Un'azienda italiana. Un'azienda che sopravvive, benissimo, sia all'accerchiamento cinese che alla crisi del tessile. E' una fabbrica di filati. Soprattutto destinati all'arredamento di qualità. E' attiva da circa 40 anni. E proprio in questo momento sta facendo affari d'oro. Ce lo spiega il proprietario. Che con i due figli dirige la fabbrica. E' un simpatico sessantenne foggiano giunto a Prato quando di anni ne aveva 17. Un esempio tipico d'accoglienza e d'integrazione perfetta. Ci dice che prima di scovare il suo attuale business ha fatto diversi altri mestieri. Adesso ha 30 operai impiegati direttamente. Mentre altri 120 lavorano nell'indotto. Non tralascia di raccontare che tra i suoi dipendenti diversi sono cittadini cinesi. Come cinese è la famiglia che ha sistemato in un appartamento a fianco della fabbrica. Lui i suoi lavoratori li tratta con i guanti. A chi non riesce a trovar posto nelle abitazioni di sua proprietà eroga 300 euro al mese quale contributo per l'affitto. I capannoni che ci fa visitare sono un tripudio di colori, balle di fibra, rocche di filato. Il figlio sottolinea come nell'azienda si tratti anche una fibra assai complicata da lavorare: il lino. Che arriva a Prato direttamente dalle tradizionali e secolari piantagioni della Fiandra belga. Sulla lavorazione del lino questa fabbrica non teme confronti. Nè i potenti ed industriosi cinesi nè i quasi altrettanto potenti ed industriosi indiani riescono a lavorare il lino come qui a Prato. Concorrenza pari a zero e business in espansione irresistibile. Come dimostra anche il grande TIR turco che incontriamo all'uscita della fabbrica a visita conclusa. Non sappiamo se viene a caricare merce o a scaricarla. Ma è testimone del commercio globale che ha sempre contraddistinto Prato (altro che difesa del campanile..). In conclusione la visita ad una delle aziende che restano in Chinatown ci fa percepire quanto grande sia ancora la possibilità di lavoro per la nostra città anche nel settore tessile. E quanto il lavoro sia sinonimo di integrazione, di accoglienza, di valorizzazione delle individuali capacità umane. Adesso come 40 anni fa!  
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