lunedì 23 giugno 2014

FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI: RIFLESSI PRATESI


Secondo due autorevolissimi quotidiani nazionali i più grandi partiti italiani, escluso il M5S, hanno i bilanci in profondo rosso (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-06-18/il-rosso-senza-fine-partiti-pd-fi-113-milioni-disavanzo-094646.shtml?uuid=ABDTLISB) (http://www.repubblica.it/economia/2014/06/19/news/addio_aiuti_pubblici_partiti_in_crisi_pd_fi_pdl_e_lega_in_rosso_di_55_mln-89406177/?ref=HREC1-6).
Con la Legge 13 del febbraio 2014 il Parlamento ha proceduto all'abolizione, seppur parziale, del finanziamento pubblico ai partiti. Che, tuttavia, resisterà, pur ridimensionato, per tutto il 2015 e 2016. Nel 1978 un referendum popolare proposto dai Radicali italiani aveva cancellato, con una percentuale di SI superiore al 90%, il sistema di finanziamento pubblico ai partiti fino ad allora vigente. Com'è noto, tuttavia, la partitocrazia aggirò la volontà popolare istituendo il cosiddetto "rimborso elettorale" ai partiti politici. Una forma surrettizia per rinnovare l'attacco dei partiti (esclusi i Radicali e successivamente il M5S) alle casse dello Stato.
Dal 2017 dunque i partiti politici dovranno adeguarsi alle nuove norme. Che prevedono come principali forme di finanziamento della politica versamenti volontari dei cittadini al proprio partito ovvero la scelta di destinare al partito preferito lo 0,2 per mille della propria Irpef risultante dalla dichiarazione dei redditi. Questa norma è già in vigore a partire dalle denunce dei redditi 2014.
Naturalmente le modalità previste dalla Legge 13/2014 vanno ad aggiungersi ad altre modalità di finanziamento dei partiti. Attraverso l'acquisto della tessera annuale, ad esempio. Ovvero con la destinazione di parte degli emolumenti che ogni eletto percepisce nelle casse del partito di appartenenza.
Il Partito Democratico, come si sa, richiede ad ogni proprio rappresentante istituzionale il versamento di una quota pari all'11% del compenso lordo percepito. Sono interessati alla regola interna i parlamentari europei; quelli nazionali; i consiglieri regionali, provinciali e comunali oltre a tutti gli iscritti che svolgono funzioni di governo (dalla Presidenza del Consiglio in giù).
Questa forma di autofinanziamento è particolarmente importante perchè consente la vita delle articolazioni locali del PD. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, tuttavia, non sempre e non da tutti gli eletti e/o nominati la regola viene rispettata.
Sappiamo, ad esempio, che a Prato s'è formato un "credito" del Partito nei confronti dei propri iscritti eletti nelle istituzioni pari a circa 100.000 euro, somma cumulata negli ultimi 3-4 anni. Una cifra notevole. Che se non riscossa interamente metterà in crisi le finanze della tesoreria provinciale del PD per anni. Particolarmente "morosi" paiono essere i componenti democrats della Giunta provinciale. Unico organismo di governo di un certo peso che era rimasto al PD dopo la perdita del Comune nel 2009. A tal proposito pare che l'assenza nella Giunta Biffoni di assessori provenienti dall'esperienza provinciale sia dovuta anche a questa loro particolare condizione di "debitori" nei confronti del partito.



Posta un commento