domenica 29 giugno 2014

INTERVISTA A GABRIELE BOSI


Gabriele Bosi, 30 anni, dal novembre 2013 è il segretario provinciale del Partito Democratico di Prato


Buongiorno Gabriele, ad un mese dal trionfo elettorale del 25 maggio è forse giunto il tempo per una riflessione più approfondita e pacata sui motivi del successo di Matteo Biffoni e del PD alle amministrative. Su questo blog abbiamo affermato che in realtà la vittoria è frutto della B2 ( http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/06/il-pd-pratese-dalla-b1-alla-b2-passando.html). Sei d'accordo?

Non so se la vittoria sia stata merito di quella che hai chiamato la "B2", certamente è stato il frutto di un lavoro di squadra, in cui ha contato molto sia la qualità del nostro candidato in termini di rappresentatività, competenza e rinnovamento, sia l'aver avuto un Partito democratico finalmente unito in un percorso comune che ha visto ciascuno dare il proprio contributo. Se guardiamo al nostro recente passato, non era una condizione affatto scontata; è stato merito di tutti aver capito quanto fosse necessario ritrovare una unità d'intenti, insieme a un rinnovamento vero del nostro partito. Ovviamente ha poi influito anche lo slancio che Matteo Renzi ha saputo imprimere al Pd a livello nazionale.

Che percentuale assegni, nella vittoria di maggio, allo tsunami Matteo Renzi, a Matteo Biffoni, Gabriele Bosi ed alla coalizione di centrosinistra?

Ho difficoltà a destreggiarmi con numeri e percentuali. Diciamo che la maggior parte dell’esito elettorale è merito di Matteo Biffoni e dei partiti che lo hanno sostenuto, con un Pd che ha raggiunto un risultato veramente inaspettato. Renzi ha dato una grande spinta in termini di entusiasmo e consenso, cosa che abbiamo toccato con mano il giorno del suo comizio per la chiusura della campagna elettorale. Trovo però riduttiva l’analisi della sconfitta fatta dal Centrodestra pratese, secondo il quale la Giunta avrebbe fatto un ottimo lavoro e la nostra vittoria sarebbe soltanto dovuta alla popolarità del Presidente del Consiglio. C’è anche questo fattore, indubbiamente, ma trovo questa spiegazione francamente auto-assolutoria: se prendi il 28% dopo cinque anni di amministrazione vuol dire che gli elettori hanno chiaramente voluto bocciare il tuo operato. Il caso di Livorno ci dice quanto sia importante il consenso sul territorio, anche per il Pd.

All'indomani del successo di  Matteo Renzi alle primarie democrat pareva giunto per Prato il momento di eleggere un segretario "renziano". Tuttavia, forse con lungimiranza, generosità ed acume politico si scelse la strada dell'accordo, sul tuo nome, di tutte le componenti interne al PD pratese (con l'esclusione dei civatiani). Quanto merito può essere dato a questa ritrovata concordia interna nella recente vittoria elettorale?

Come dicevo prima, credo che per la vittoria elettorale sia stato determinante aver riscoperto come Democratici il valore rappresentato da un lavoro di squadra, idea che certamente nasce già con la preparazione del Congresso provinciale. Già allora avevamo capito che la complessità della sfida che avevamo di fronte richiedeva la responsabilità di lasciarci alle spalle le divisioni del passato, andare oltre le appartenenze legate all’ultimo Congresso nazionale e creare le condizioni per un percorso comune. In quella fase non riuscimmo a ottenere da subito l’unità di tutto il Partito, ma l’esito largamente maggioritario della mia candidatura e il tono sereno e pacato di quel confronto hanno certamente aiutato a raggiungere la convergenza sul nome di Biffoni da parte di tutto il partito nel suo complesso, con il sostegno attivo anche di chi non mi aveva votato.

Una delle ragioni del grande risultato raggiunto dalla coalizione di centrosinistra a Prato pare dovuto anche alla capacità di schierare in maniera compatta tutte le forze disponibili a sostenere Matteo Biffoni. Sei d'accordo?

Sicuramente. Subito dopo essere stato eletto Segretario ho iniziato un lavoro di confronto con tutte le altre forze politiche del Centrosinistra, proponendo di costruire insieme un’alleanza vasta, aperta anche a realtà civiche. Insieme abbiamo messo in piedi un confronto programmatico molto proficuo, da cui è scaturito il programma di questa Amministrazione. L’unità d’intenti che ha caratterizzato la coalizione è stata molto importante, non solo per le idee che sono emerse dal lavoro comune, ma anche perché abbiamo presentato alla città un Centrosinistra compatto, radicalmente alternativo a un Centrodestra che si è mostrato litigioso, diviso e infine minoritario anche nell’ultima votazione consiliare sul Bilancio consuntivo.

Una delle "mosse" politiche più efficaci nel campo del centrosinistra pare essere stata la creazione della lista civica "Con Matteo Biffoni per Prato". Oltre il 6%, più di 5.000 voti e due consigliere elette ne hanno sancito un indubitabile successo. Te l'aspettavi?

Ho sempre condiviso la necessità di costituire una lista civica a sostegno di Biffoni; questa scelta si basava sul fatto che il suo nome era capace di attirare personalità che andavano oltre il nostro elettorato storico. Mi aspettavo che avesse un buon risultato e l’esito elettorale ha dato ragione alla nostra scelta.

Anche la formazione della Giunta (e pure la distribuzione delle altre cariche istituzionali - presidenza del consiglio comunale; capogruppo; presidenti delle commissioni consiliari) è stata gestita da te e da Biffoni in maniera efficace. Tutte le varie anime interne del PD sono state "accontentate" e sono state promosse anche alcune personalità civiche. Sei soddisfatto?

Sì, credo che insieme abbiamo trovato un equilibrio positivo. Il Sindaco ha avuto totale libertà di scegliere i componenti della sua Giunta, in base ai criteri di rappresentatività (non solo nel partito ma anche in città), competenza e fiducia personale. Ne è uscita un’ottima squadra. Sono contento anche degli incarichi consiliari, credo che abbiamo un buon Gruppo costituito da un mix di esperienza e rinnovamento, in grado di lavorare in sinergia con la Giunta e il partito, mantenendo un contatto diretto con il territorio.

Dall'esterno appaiono particolarmente "premiati" gli esponenti della minoranza civatiana. Gli unici che si erano contrapposti alla tua candidatura hanno ottenuto un assessorato importante; la presidenza  del consiglio comunale; la presidenza di una commissione. Si può affermare che insieme alla giusta valorizzazione di qualche personalità hai voluto, con  Matteo Biffoni, anche rimarcare la ritrovata unità del PD pratese?

Sicuramente l’assetto che si è definito nel governo della città tiene insieme tutto il Partito democratico. Credo però che le scelte fatte, sia sulla Giunta che sulla Presidenza del Consiglio e sulle Commissioni, non derivino tanto dall’appartenenza a questa o quella componente ma vedano piuttosto riconosciute le competenze delle persone scelte e il consenso da loro dimostrato nella competizione elettorale. Credo che per quanto ci riguarda ormai siamo oltre gli schemi ormai un po’ datati di maggioranza e di minoranza.

A prima vista pare che sia completamente riuscita l'operazione ringiovanimento del PD pratese. Un sindaco quarantenne; un segretario trentenne; tutti o quasi gli assessori PD under 40; il capogruppo under 30. Si tratta di un mero caso oppure di una strategia pensata a partire dalla sconfitta del 2009?

Si è trattato di una scelta politica, motivata da un ragionamento semplice: la sconfitta elettorale del 2009 e i risultati delle primarie che si sono alternate a Prato negli ultimi anni ci hanno sempre indicato la precisa volontà da parte dei pratesi di vedere realizzato un profondo rinnovamento nel nostro partito. Ma c’è anche un altro elemento, secondo me: in queste elezioni amministrative è venuto avanti un nuovo gruppo di militanti e dirigenti che si sono formati con il lavoro all’interno dei Circoli, dei Consigli di Circoscrizione e in Consiglio comunale. L’esperienza di opposizione è stata formativa per tanti di noi; ci ha permesso di imparare a fare politica, frequentare la città, stringere relazioni, acquisire competenze. Direi che i giovani del nostro partito hanno dimostrato di essersi meritati questo rinnovamento; questo non vuol certo dire mettere da parte chi è meno giovane. Credo che ognuno abbia delle competenze e un contributo da dare, a prescindere dall’età e dal ruolo ricoperto. In questo mandato le giovani generazioni del nostro partito si sono assunte in prima persona la responsabilità di dare risposta alla grande fiducia che i pratesi ci hanno consegnato con il loro voto.

Comincia a giungere alle orecchie degli osservatori una certa insoddisfazione di parte della maggioranza della coalizione del centrosinistra. Si lamenta, in particolare, che non sia mai stata ancora convocata una riunione di tutte le forze politiche che hanno consentito la vittoria elettorale. Si sostiene che vi sarebbe la tendenza da parte del PD di voler fare tutto il percorso successivo al 25 maggio in maniera solitaria. Che ci puoi dire al riguardo?

Ribadisco la mia volontà nel continuare un percorso comune con le altre forze con cui abbiamo condiviso la campagna elettorale. La Giunta è insediata da poco tempo, solo Giovedì si è conclusa l’elezione dei Presidenti delle ultime Commissioni; credo che fosse necessario aspettare qualche giorno, per portare a termine questa fase. Da ora in poi sia io che il Sindaco siamo disponibili a proseguire quel percorso, condividendo l’azione di governo con gli altri partiti e chiunque sarà interessato.

L'altra sera è stata costituita, per iniziativa anche di molti iscritti al tuo partito, l'associazione "Centro Studi Prato 2.0". Un'associazione culturale ma dai riflessi politici evidenti. Una parte di coloro che hanno sostenuto la lista civica "Con Matteo Biffoni per Prato" ritengono di proseguire quell'esperienza con questa nuova modalità. Altre componenti della lista civica, viceversa, non aderendo a Prato 2.0 continueranno a tener viva l'esperienza originaria. Che giudizio dai di queste due operazioni in corso?

Niente in contrario. La lista civica non è un partito strutturato, quindi chi ne ha fatto parte ha la possibilità di organizzarsi come meglio crede; l’importante è dare un contributo in termini di idee e proposte al governo della città, affiancando il lavoro delle altre forze politiche. Sarebbe un peccato se si disperdesse quell’insieme di competenze e professionalità riunito nella Lista civica e che potrebbe essere messo ancora a disposizione. Sulla modalità del loro impegno decideranno in autonomia. Da parte nostra c’è la massima apertura.

A tre settimane dalla costituzione della Giunta i nove assessori si stanno caratterizzando, per il momento, per una certa discrezione che qualcuno avvicina all'afasia. Quasi nessuno degli assessori ha sentito ancora l'esigenza di  esternare qualche idea, progetto, intervento caratterizzante il proprio assessorato. Si tratta solo di una fase di assestamento e di presa di conoscenza delle proprie materie di competenza o si tratta di una linea decisa comunemente oppure di difficoltà nell'approccio al governo cittadino?    

Credo che una fase di rodaggio per i nuovi assessori sia naturale e necessaria, per prendere dimestichezza con il nuovo incarico, studiare le situazioni aperte e iniziare a impostare le priorità di tutta la squadra. E’ una scelta dettata anche dalla responsabilità, dal rispetto per il ruolo importante e complesso che si ricopre. Mi sembra più saggio prendersi tempo per studiare, piuttosto che uscire sulla stampa prematuramente. Detto questo, so che tutti gli assessori stanno lavorando duramente, con molto impegno; incontrano cittadini, associazioni, istituzioni, si muovono nella città. La squadra è attiva e coesa, e i risultati non tarderanno a vedersi.  
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