sabato 28 giugno 2014

LA CINTOLA DELLA MADONNA


E' custodita nell'omonima cappella del Duomo di Prato quella che qualcuno considera la seconda reliquia al mondo (dopo la Sacra Sindone..): il Sacro Cingolo. Ovvero la cintura di Maria madre di Dio, la Madonna! L'oggetto, tessuto in pelo di cammello e di capra, fu portato in città dal commerciante di panni Michele Dagomari nell'anno 1.141. Narra la leggenda che la Madonna, prima dell'Assunzione in cielo, avesse donato la sua cintura a San Tommaso che era presente all'evento. Dopo essere passata di mano in mano era giunta a Gerusalemme in casa di una certa Maria. Che Dagomari prese in moglie. Così la preziosissima cintura venne dunque in legittimo possesso del mercante pratese. Michele la conservò assai gelosamente fino alla fine della sua vita. Donandola, poco prima di morire, alle autorità civili e religiose pratesi. Ecco perchè le tre chiavi della teca dentro la quale la reliquia è custodita sono in possesso del Comune di Prato (2 copie) e del Vescovo (una copia).
Divenuta proprietà della città la cintola fu esposta in Duomo. La chiesa maggiore, anzi, subì diversi rifacimenti e miglioramenti proprio in ragione dell'esposizione della sacra reliquia. Che divenne anche uno dei motivi per i quali grandi artisti del Rinascimento lasciarono loro meravigliose opere nel nostro Duomo.
Dal medioevo in avanti le reliquie sacre assunsero a vero e proprio motore dell'economie delle città che ne possedevano qualcuna. Non importa di che tipo e verosimiglianza (la cattedrale d'Amalfi custodisce una penna dell'Arcangelo Gabriele..).  Prato, ad esempio, divenne un eccezionale centro di pellegrinaggio religioso. Grandi folle di fedeli si mettevano in cammino per andare a vedere la cintura appartenuta alla Madonna ( Per quanto di cinture della Madonna ve ne siano altre sette quella nostra è l'unica riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa). Sull'ospitalità alle migliaia di pellegrini che vi giungevano si basò per secoli  parte dell'economia di Prato. Rendendola città ricca e fiera della propria indipendenza. La cintura della Madonna, infatti, finì per costituire una vera e propria forza identitaria. La riunione in quell'oggetto dei poteri laici e religiosi aveva infatti il potere di unificare pacificamente le diverse anime della città. La cintura ebbe così tanta fortuna da diventare pure obbiettivo di conquista da parte delle città rivali. Tra i molti tentativi di furto che si susseguirono è particolarmente noto quello attribuito al cittadino pistoiese soprannominato Musciattino. Forse per l'accesa competizione, ancor oggi viva, tra le due città confinanti, forse per la terribile e mortale punizione che i pratesi inflissero al pistoiese. La reliquia viene mostrata al popolo 5 volte all'anno. Normalmente dal pulpito di Donatello appositamente allestito. E con la partecipazione paritaria del vescovo e del sindaco della città.
Oggi, tuttavia, del grande passato del sacro cingolo non rimane che questo. La cintura della Madonna, una volta attrattrice in città di migliaia di pellegrini, è oggetto noto solo ai cittadini pratesi.
E proprio mentre la città cerca di ricavarsi una sua nicchia di economia basata sul turismo è paradossalmente il tradizionale turismo religioso, in passato vero e proprio tesoro della città, a rimanere al palo. Negli ultimi 100 anni, infatti, la forza dell'oggetto mariano pare essersi spenta. Può darsi che questo sia dovuto alla piega che l'economia cittadina ha preso. Col rafforzarsi della filiera tessile infatti la città non ha più badato a rinverdire le altre proprie attrattività artistiche, culturali ed appunto religiose. Sta tentando in questi anni con arte e musei. Non sarebbe affatto cosa sbagliata tentare di farlo, magari con evento ad hoc, pure con la Sacra reliquia della Cattedrale. 
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