mercoledì 25 giugno 2014

PROVINCIA ADDIO!!


Passo d'addio, ieri, per la Provincia di Prato. S'è svolto in Palazzo Buonamici l'ultimo consiglio provinciale. Da oggi l'ente cambia natura. Diventa un'istituzione di secondo livello. Dopo l'interregno dell'attuale presidente sarà uno dei sindaci dei 7 comuni che la compongono a guidarla. Ovviamente in attesa che la lunga procedura della legge costituzionale in discussione in Parlamento ne sancisca la definitiva abolizione.
Giunge dunque al termine un'esperienza lungamente voluta dalla città (o almeno da alcune porzioni....).
Reso omaggio a Caciolli, Giovannini ed al loro Comitato che tanto si prodigò per ottenerne l'istituzione (più che altro per far sì che alcuni servizi essenziali per una città di circa 200.000 abitanti, terza città dell'Italia Centrale, avrebbe comunque meritato d'avere anche senza avere l'ente che solo l'assurda stupidità di alcune leggi nazionali imponeva..) dobbiamo dire che la Provincia pratese non ha dato gran prova di sè. A cominciare dai suoi assetti strettamente politici. La Provincia di Prato, infatti, è stata considerata dal maggior partito cittadino come merce di scambio interno. La sua presidenza è andata sempre alla componente ex cattolica. Un subappalto vero e proprio che ha portato sullo scranno più alto di Via Ricasoli prima Daniele Mannocci, poi Massimo Logli ed infine Lamberto Gestri. Solo questo scandaloso aspetto avrebbe dovuto comportarne l'abolizione. Per la carica di Presidente, infatti, il PD non sceglieva il migliore dei suoi esponenti. Ma quello che rappresentativo della sua componente ex democratico-cristiana ovvero cattolica! Un vero e proprio obbrobrio istituzionale!
La Provincia di Prato s'è venuta poi caratterizzando solo per un aspetto peculiare. L'enorme quantità (e qualità) delle operazioni immobiliari che nel corso degli anni ha intrapreso.
La suddivisione dei beni al momento della separazione da Firenze portò la Provincia di Prato ad acquisire al proprio patrimonio i Palazzi Novellucci e Banci-Buonamici. Storici e centralissimi edifici che, forse, hanno rappresentato l'aspetto più importante della presenza della Provincia in città. Il Palazzo Buonamici, in particolare, divenuto sede dell'ente, fu sottoposto ad un grande e ben riuscito restauro. Con l'unica eccezione, purtroppo, del pensile Giardino omonimo (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/06/giardino-cattivi-amici-ex-buonamici.html) sconciato da una ristrutturazione "bizantina".
Purtroppo seguita da altre discutibilissime operazioni immobiliari. Ad iniziare dalla famigerata triangolazione che portò la Provincia ad acquisire dal Comune la vecchia sede ASM di Via Galcianese scambiata, nell'affaire con la Confraternita della Misericordia, con la sede di Via del Seminario e con Palazzo Gori.
L'operazione fu a suo tempo giustificata accampando la Provincia l'urgenza di venire in possesso di uffici centrali dove sistemare il proprio personale. Cosa mai verificatasi. L'ex sede della Misericordia, infatti, è restata fino alla fine un guscio vuoto. Oggi la Provincia annuncia di voler monetizzare questa proprietà, Palazzo Gori compreso, mettendola in vendita. Confessando, dunque, tutta l'ambiguità di tale acquisizione.
Le operazioni immobiliari della Provincia proseguirono con l'incredibile e vergognoso restauro di Palazzo Vestri in Piazza del Duomo. L'ex sede dell'albergo Stella d'Italia, pur rimanendo di proprietà privata, fu recuperata strutturalmente e funzionalmente con una spesa di oltre 5.000.000 di euro. E, quasi subito dopo, restituita graziosamente ai privati proprietari. Che, dunque, hanno goduto di un accresciuto valore del Palazzo senza dover spendere un euro. Anzi riscuotendone, per alcuni anni, perfino l'affitto.
Ma, naturalmente, il "capolavoro" immobiliare della Provincia è stato l'affaire CREAF. Ovvero l'acquisizione da Viscotex di un vecchio capannone industriale di Via Galcianese e la sua ristrutturazione a sede di quella società di emanazione provinciale. Ebbene l'intera operazione immobiliare (acquisto e ristrutturazione) è costata alle casse della Provincia la somma di oltre 30.000.000 di euro. E non è ancora arrivata alla sua conclusione. CREAF sarebbe dovuta diventare la sede di un think thank per favorire la nascita di nuove imprese e per il lancio di nuovi settori d'intervento a favore dell'economia cittadina alle prese con la brutale crisi della filiera tessile.
Nessuno sa che fine farà questa brutta storia. Di CREAF si son perse le tracce. Il capannone, peraltro, non figura nemmeno tra le proprietà provinciali che Gestri intende mettere sul mercato (d'altra parte a chi interesserebbe..?).
Le uniche poche cose positive che lascerà la Provincia di Prato sono: alcune scuole realizzate o ristrutturate; il tunnel sulla SR 325 alla Madonna della Tosse e la parziale messa in sicurezza di quell'arteria valbisentina; lo stop al Piano Strutturale di Prato elaborato dalla giunta Cenni per la parte che prevedeva la cementificazione di quote importanti delle aree di pianura a sud della città. Non molto. Non tanto da farci rimpiangere la fine della Provincia. Che riposi in pace!!
   

        
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