venerdì 4 luglio 2014

L'EX CAIMANO


Suscita sentimenti contrastanti questa foto "rubata". Mostra Silvio Berlusconi nella Casa di Riposo di Cesano Boscone intento a scontare la sua "pena". Munito di vestaglina bianca regolamentare; circondato dagli anziani ospiti; intento a chiacchierare con una dipendente dell'ospizio ovvero con l'assistente sociale. Tristezza?Malinconia? Imbarazzo?
Un'uscita dalla scena politica (che ha calcato, qualsiasi sia il giudizio d'ognuno, da protagonista per vent'anni...) assolutamente inimmaginabile. Se poi a questa foto aggiungiamo il risultato elettorale che la sua creatura (Forza Italia) ha ottenuto il 25 maggio il quadro pare completo. Viale del tramonto personale e politico. Sicuro!
Adesso confrontate quest'immagine con l'altra foto presa dalle ultime scene del film di Nanni Moretti "Il Caimano". Lì Berlusconi scendeva le scale di un Palazzo di Giustizia da condannato. Lo sguardo torvo. Intorno fuochi di guerriglia. Davanti una folla che lo accoglieva come un eroe e se la prendeva, con violenza, con i giudici e le Forze di Polizia. Avvisi di guerra civile, quasi! Perchè era questo quello che una certa sinistra fondamentalista, giacobina e giustizialista pensava di Silvio Berlusconi. L'aveva detto per vent'anni. Il patron di Mediaset si sarebbe ribellato all'ultimo giudizio della Magistratura. E pur di non terminare nel fango la sua esperienza non avrebbe esitato a mobilitare contro lo Stato i suoi sostenitori. D'altronde non a caso lo si era per 20 anni paragonato a Mussolini o a Hitler. Era un dittatore. Un autocrate. Un mafioso. Anzi. Di più. Il Capo della Mafia italiana!  
Cosicchè vederlo seduto in quella Casa di Riposo fa certamente effetto. Sbagliava, evidentemente, Nanni Moretti. Nel suo "delirio" poetico ma dogmatico non rinunciava a dipingere l'ultimo atto di Berlusconi come il primo passo di una nuova tragedia italiana. Invece, al più, siamo in una farsa! D'altra parte la "sinistra" è abituata a dipingere a tinte fosche i propri avversari politici. Quante volte c'hanno ripetuto che Berlusconi vinceva ed aveva consenso in ragione delle sue televisioni e della sua stampa. Quante volte c'hanno ripetuto che era il "cancro" della democrazia. Una scheggia impazzita che impediva, dall'alto dei suoi denari e del suo personale potere sui media, alla "sinistra" di vincere. Erano tutte balle. Ci stavano a menare per il naso!
Quando è arrivato il suo momento Silvio Berlusconi non è sfuggito (e nemmeno è fuggito...) alla condanna giudiziaria. Emessa da una Magistratura per molti versi e per alcune importanti parti assai militante giacchè verso di lui, e solo verso di lui, si è utilizzato tutto l'utilizzabile e forse di più. E non è sfuggito neppure al giudizio dei cittadini-elettori. Delusi dalla sua ripetuta incapacità di far seguire alle promesse i fatti. Impossibilitato a cambiare verso all'Italia. Ed anche per questo ridotto a terzo leader italiano in quanto a consensi elettorali. Ma, tuttavia, capace di recitare la sua ultima partita politica e personale restando ben dentro il recinto del gioco democratico (o meglio partitocratico...). Alla faccia di quanti, in cuor loro, confidavano che nel momento della disperazione finale Silvio Berlusconi sarebbe stato capace anche di mettersi alla testa di pulsioni e movimenti antidemocratici e/o sovversivi. L'anziano signore che racconta aneddoti e barzellette agli ospiti, quasi suoi coetanei, di una casa di riposo brianzola è invece lo stesso che il giorno dopo varca il portone di Palazzo Chigi. Andando a rendere omaggio ed a confermare accordi con quel giovin signore fiorentino che lo ha sostituito sulla poltrona più alta del governo e nell'apprezzamento della maggioranza degli italiani. Merita, comunque, l'onore delle armi.    
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