martedì 29 luglio 2014

PRATO E LONELY PLANET


(vignette di Atrei-TvPrato)

Dunque il lovable Lonely Planet, mitico baedeker giovanileggiante, nella sua guida (versione english) alla Toscana, non solo non dedica neanche un rigo a Prato ma la fa addirittura scomparire dalla cartina geografica regionale. La sede italiana, replicando alle critiche che le sono piovute addosso da nostri concittadini, si giustifica sostenendo che la loro guida, in lingua italica, contiene ben 5 pagine dedicate alla seconda città della Toscana. Come a dire che ai viaggiatori stranieri Prato non interessa. Mentre, forse, è meta appetibile per gli autoctoni del Bel Paese!
Si conferma una storia ormai quasi cristallizzata: la nostra è una città "trasparente", quasi invisibile.    
Prato, di fatto, non solo è sconosciuta alla quasi totalità dei turisti stranieri che calano in Italia ma anche alla quasi totalità dei nostri concittadini.
La domanda che sorge spontanea è una sola: perchè?
Già perchè una città che ha tra i suoi cittadini illustri personaggi famosissimi come Roberto Benigni, Paolo Rossi, Bobo Vieri, Francesco Nuti, Yury Chechi; due premi Strega per la letteratura. Solo per rimanere nella contemporaneità. Perchè è sconosciuta ai più?
Certamente Prato, seconda città della Toscana e terza dell'Italia Centrale, non vanta la storia, non diciamo di Firenze, ma neppure di Lucca, Siena, Pisa.
Non ha "fenomeni" monumentali da mostrare ai turisti. Non ha, non ha mai avuto anzi, eccellenze nello sport che conta. Se si eccettuano passeggere supremazie in sport estremamente "minori". Avere, ad esempio, una buona squadra di calcio significa, per la conoscenza della città, una pubblicità ineguagliabile. Pensate a fenomeni come Empoli, Sassuolo, Chievo ecc. ecc. La loro presenza (e permanenza) tra la serie A e la serie B contribuisce fortemente ad accrescere l'appeal delle rispettive cittadine.
Tuttavia Prato è segnata da presenze, oltre i personaggi prima rammentati, affatto secondari. Si pensi al Duomo di Prato ed alle opere d'arte che contiene (da Lippi a Donatello passando per Paolo Uccello). O all'unico Castello federiciano collocato in un Centro Storico di una città del Centro Italia. Oppure ai resti della città etrusca sul Bisenzio. Per non rammentare che si trova a Prato una delle maggiori reliquie cristiane di tutto il Mondo: la cintola della Madonna. Ovvero, per chi crede, quel pezzetto di stoffa che cingeva i fianchi di Maria. La sacra reliquia ha attirato a Prato, almeno fino a due secoli fa folle di pellegrini.
Poi anche questo simbolo mariano pare caduto nell'oblio. Ci sono più visitatori che raggiungono Amalfi per vedere l'improbabile penna dell'ala dell'Arcangelo Gabriele custodita nel Duomo di quella cittadina marinara che pellegrini attratti dalla cintura appartenuta alla Madre del Signore.
Neppure quell'eccezionale brano di Barbagia che sovrasta Prato sembra interessare il turismo. La Calvana, al massimo, ha attratto qualche banda di rapitori.
Per almeno 50 anni, ma anche adesso, inoltre Prato è stata la capitale europea (e forse mondiale) dell'industria tessile. Migliaia di imprese e decine di  migliaia di occupati l'hanno resa ricca. Adesso detiene il record europeo dell'immigrazione cinese. Ebbene nonostante tutto questo Prato resta, anche per gli altri italiani, una città semisconosciuta. Sono pochi coloro che ne sanno qualcosa o che sanno individuarne la posizione esatta sulla carta geografica della Regione.
Quale sia la ragione di questa "trasparenza" è davvero difficile da spiegare.
Qualcuno sostiene che sia l'estrema vicinanza con Firenze a farla scomparire. Può essere.
Forse le ragioni sono ancora più profonde. E non deve essere estranea la questione della "beceraggine" pratese. Come l'intendeva Malaparte, ovviamente! La "beceraggine", da non confondere assolutamente con la "buzzurraggine" (come quella messa in atto dal sindaco più "fallito" d'Italia - passato in 5 anni da un consenso del 51% ad uno striminzito 28%.... - in occasione della famosa intervista sul water....) è quella prosopopea cittadina che fa ritenere i pratesi superiori a tutte le altre genti di Toscana ( e d'Italia, va da sè...).
E che gli fa pensare che la loro città sia il posto più bello del Mondo! Per tanti lustri, complice la ricchezza piovuta loro addosso (siano stati imprenditori, professionisti o semplici operai, artigiani ovvero lavoranti a domicilio.....), i nostri concittadini hanno avuto l'abitudine di guardare dall'alto in basso i loro dirimpettai toscani. Forti dei portafogli gonfi e dei conti correnti (anche quelli in "nero"....) ricolmi di lire (e di euro..).
Ricchezza raramente esibita!! La "beceraggine" consiste anche in una specie di understatement dell'intera città. Meno di Prato si parla meglio è. Meno Prato era "visibile" più facile sarebbe stato continuare ad accumulare ricchezze "clandestine" nate nel cono d'ombra di un distretto industriale che, spesso, eludeva le legislazioni vigenti. In materia d'ambiente, di sicurezza sul lavoro, di durata del lavoro, di lealtà fiscale ecc. ecc.. Tant'è che la città, non appena ha potuto, ha, ad esempio, eliminato dalle sue prerogative anche un premio letterario (il "Premio Prato") che era assurto negli anni a rinomanza nazionale.
L'ombra ha sempre contraddistinto Prato. E' stato raro vedere qualcuno dei suoi ricchi imprenditori uscirne. Ci provò Enrico Befani con la Fiorentina. Vinse un campionato italiano ma sparì per sempre da Prato.
Esemplare la storia della nostra squadra di calcio. Da 25 anni ormai in mano alla Toccafondi family. Business nel ramo trasporti ed affini con location Bergamo!
Per significare che se avvengono "incidenti" come quello occorso a Lonely Planet la colpa è anche di noi pratesi. Affetti da "beceraggine" acuta! Tutti intenti a curare, sempre sottotraccia, il nostro "particulare". Con tanti saluti al lustro che Prato, anche per i meriti dei suoi abitanti, avrebbe e/o potrebbe avere.  
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