venerdì 8 agosto 2014

FIGLINE E DINTORNI



Figline (Felline per i "vecchi" pratesi .....) è antico borgo del Nord pratese. Figline di razza etrusca. Figline ...dirazza!! A Figline si svolse anche il più drammatico episodio della Resistenza pratese: l'impiccagione, proprio nel centro del Paese, di 29 partigiani che scendevano a Prato da Javello. Situato nella valletta del Bardena, stretto tra le pendici del Monteferrato, la Collina di Prato e lo Spazzavento, il Paese di Figline (da figulinae, arte del lavorare la ceramica..) di sicura origine etrusca, ma anche preesistente a quel popolo, urbanisticamente è di una razza del tutto diversa dagli altri paesi e borghi che compongono la cintura pratese! Figline, anche visivamente, è rimasto un  Borgo del tutto singolare.
Non è stato (non si è fatto?....) inglobare nella malefica inurbazione che dagli anni '50 ad oggi ha completamente mutato le caratteristiche di tutti gli altri Paesi pratesi! Figline è rimasta isolata! Urbanisticamente isolata! Salendo da Villa Fiorita o da Via Sette Marzo, l'edificazione residenziale (spesso intensiva) s'interrompe bruscamente alla confluenza di Via Sette Marzo con la Via di Cantagallo! I campi agricoli, ed i muri a secco, riprendono il sopravvento sul cemento!! Il ponte sul Rio Bagni, all'altezza di Via di Vainella, segna, anche visivamente il confine meridionale del Paese. Solo da lì in avanti riprende il costruito. E lo riprende, per fortuna, subito con uno dei rari esempi contemporanei di edilizia pubblica ben realizzata: la Scuola Elementare "Italo Calvino", dovuta alla penna dell'architetto Marco Meozzi, tecnico che per tantissimi anni ha diretto l'ufficio lavori pubblici del Comune!! Sovrasta la scuola elementare la possente mole della Villa Scarselli. Che, dall'alto del suo poggiolo, domina anche Vainella e la Scuola-Laboratorio "Elena e Leonetto Tintori". Fronteggiando, su un'altra piccola altura, la Villa Massai e sul lato opposto, l'ombrosa Villa Nocchi!
Dirazza Figline anche per questa massiccia presenza di grandi ville plurisecolari. Oltre alle tre citate meritano di essere ricordate la Villa Pelagatti, proprio davanti al Circolo 29 Martiri, e la Villa Mazzi, che conclude l'abitato figlinese prima del Cimitero e delle "svolte" per Schignano!! E, proprio a fianco della Pieve, l'imponente Villa Benassai!!
Ma Figline dirazza per caratteristiche del tutto uniche e singolari nel panorama pratese! E' l'unico borgo che è cresciuto al di fuori dell'industria tessile!! Il core business figlinese è stato, fino a poco tempo fa, la lavorazione e la cottura dell'argilla per la costruzione di oggetti in ceramica! Ovvero proprio quell'attività millenaria che ha dato il nome al Paese! Due erano le principali famiglie figlinesi che hanno dato vita a questa attività: i Mercatanti ed i Felici!! L'ultimo opificio, la fornace Felici di Via Cantagallo, è stata rottamata pochi anni fa! Adesso un borghetto di civili abitazioni e negozi ne ha preso il posto!! Qualche tempo prima era toccato anche all'antichissima fornace nel centro storico di Figline di fare la medesima fine! L'altra attività preminente di Figline è stata, ancora per secoli, la "coltivazione" delle cave!! Il serpentino (verde di Prato) è stato abbondantemente tratto dalle cave sulle pendici del Monteferrato. Questa bella pietra dal caratteristico colore verdastro è stata particolarmente importante per la storia dell'arte architettonica toscana (ma non solo). Tantissimi edifici, soprattutto chiese, si sono avvalsi del serpentino di Figline per creare quell'alternanza di bianco e verde che caratterizza tanti dei nostri edifici religiosi (a cominciare dal Bel San Giovanni)! Dalle cave di "granitone" poi venivano tratte le grandi macine per mulini e frantoi!! Da quelle di diaspro, anche in epoca paleolitica, si traevano utensili che ne sfruttavano l'estrema durezza e resistenza all'uso!!
Le fornaci figlinesi per la cottura dell'argilla sfruttavano, naturalmente, le materie prime che erano sottomano! Le terre galcetine e monteferratine, i boschi delle tre colline che fornivano il necessario quantitativo di legna occorrente per farle funzionare! La vegetazione attuale del Monteferrato, quasi tutta a bosco di pini, fu introdotta a fine ottocento per ridisegnare il paesaggio reso brullissimo dagli intensi tagli effettuati per ottenere il combustibile e l'energia per il lavoro delle fornaci!
Assai conosciuti erano, fino alla metà del secolo scorso, pure i ciabattini figlinesi! Famosi, in special modo, per la realizzazione di zoccoli di legno ricavati dagli olmi all'uopo piantumati lungo il corso della Bardena!
Quasi del tutto assente era a Figline l'attività tessile. Con l'unica eccezione di non molti telai introdotti negli anni '50 nei tipici stanzoncini adesso vuoti o ricostruiti a civile abitazione!!
Figline, comunque, ha sempre goduto di una buona qualità della vita! Il lavoro non è mai mancato! Molte generazioni anche femminili, trovarono da guadagnarsi il pane nelle aziende ceramiche! Molti uomini furono impegnati nelle attività estrattive del serpentino! Parecchi artigiani fecero "fortuna" o come calzolai o come realizzatori di manufatti in pietra locale!! Furono pochi gli abitanti che andarono a trovare lavoro fuori dai confini figlinesi. E furono specialmente donne che si impiegarono nel "Fabbricone" della "vicina" Via Bologna!
E' dovuto proprio a questa "piena occupazione" dei figlinesi l'estrema ricchezza anche della vita sociale paesana. C'erano (e ci sono ancora....) ben due Circoli: il 29 Martiri ed il Giardino! C'era un grande cinema! C'è sempre stata una farmacia e numerose botteghe di ogni genere!! Che rendevano Figline quasi del tutto autosufficiente! E che rendono tutt'ora il Borgo una presenza singolare nel territorio pratese! Importanti propaggini figlinesi, oltre la "timida" e nascosta Vainella, patria di Leonetto Tintori, devono essere considerati anche i borghetti inerpicati sulla collina: Cerreto in primis! Naturale conclusione di questa "passeggiata" figlinese è l'ascesa, non molto difficoltosa, proprio partendo da Cerreto, alla sommità del Monte delle Coste. Lassù, a Spazzavento, Curzio Malaparte volle essere tumulato! Per avere sempre sott'occhi la sua città e, approfittando, della sempiterna tramontana, trovare l'occasione di sputargli anche addosso, ogni tanto!! 
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