mercoledì 20 agosto 2014

INTERPORTO: IL BUCO NERO DI PRATO





A proposito di Interporto Spa. L'ultima notizia è che l'amministrazione comunale di Prato ha ancora "bussato" a quattrini presso il  Ministero per l'Economia. Servono altri soldi (pubblici, naturalmente....) per il "buco nero" di Gonfienti.
Intanto entro la fine dell'anno la società presieduta da Carlo Longo deve reperire almeno 5 milioni di euro per rifondere un mutuo acceso negli anni scorsi.
Se non arrivano denari da Roma toccherà agli attuali soci produrre un aumento di capitale per consentire il pagamento indilazionabile. Vuol dire che il Comune di Prato, principale detentore di quote di Interporto Spa, dovrà pagare una somma variabile tra 1.500.000 e 2.500.000 di euro per far fronte a quella scadenza.
Dipenderà da quando la Regione Toscana verserà nelle casse di Interporto la somma di 1.500.000 di euro con la quale acquisirà l'area archeologica etrusca e l'edificio del Mulino.
Nel frattempo la trasparenza amministrativa della società Interporto Spa lascia alquanto a desiderare. Sul sito web della società non compare alcuna voce "Bilancio". Sul sito del Comune di Prato l'ultimo Bilancio di Interporto Spa risale addirittura a quello del 2011. Nessuna traccia di quelli del 2012 e del 2013!!
Cosicchè i cittadini che volessero informarsi sul reale andamento della società non potrebbero che affidarsi alle scarse informazioni che, talvolta, Interporto fornisce alla (sempre) compiacente stampa locale.
E' dal 1984 che inizia la storia operativa di Interporto. "Affare" che vede coinvolto, da sempre, l'intero "complesso politico-industriale di Prato". Che è la vera chiave di volta dell'operazione trentennale in corso a Gonfienti. Sinistra, destra e centro tutti d'accordo! Senza questo consenso diffuso Interporto non avrebbe potuto nemmeno vedere la luce. Già negli anni '80 erano evidenti i motivi per i quali Interporto non avrebbe funzionato come piattaforma logistica multimediale. Ferrovie dello Stato, più volte sollecitata ad entrare nella società, si è sempre rifiutata di farlo. Perchè ha ritenuto non fattibile, a Prato, la premessa del progetto: trasferire merci dalla gomma al ferro. A giudicare dai risultati, FS vide giusto. Negli anni '80 Prato movimentava circa il 3,58% delle proprie merci su ferro. Adesso quella quota s'è ridotta ad un misero 2,21%. Anche un'altra premessa di Interporto s'è rivelata fallace: quella di costituire un asse privilegiato con il porto di Livorno, il maggiore del medio Tirreno come movimento di containers. Nei medesimi anni dell'Interporto di Prato, infatti, vedeva la luce anche l'Interporto "Vespucci" di Guasticce. Che vede tra i suoi soci anche Ferrovie dello Stato. E che ha impedito, ed impedirà,  a Prato di diventare l'interfaccia privilegiato del porto labronico. Non per niente adesso i dirigenti di Gonfienti puntano al porto de La Spezia. Una soluzione di assoluto ripiego. Quasi uno schermo per mascherare il fallimento delle originarie ipotesi progettuali.
Fallimento che è stato "certificato" dallo stesso presidente di Interporto Carlo Longo. In occasione di un'audizione presso la Commissione Consiliare competente avvenuta il 22 novembre 2013 Longo dichiarò infatti che non sarebbe stato più possibile realizzare una piattaforma logistica per lo scambio gomma-ferro poichè tutte le aree disponibili erano ormai già state consumate. Longo sostenne che l'unica direzione possibile per Interporto era quella di continuare a costruire capannoni sui terreni situati in Comune di Campi Bisenzio.
Che aggiunti a quelli situati in Comune di Prato raggiungono la vertiginosa cifra di ben 110 ettari di terreno. Quanto, ad esempio, l'aeroporto di Peretola. Con la non insignificante differenza che Interporto di Prato ha cementificato assai di più dell'aeroporto fiorentino.
Dunque il progetto originario (completamente sbagliato) è fallito. Ed anche non volendo considerare l'enorme danno culturale che ha comportato il ritrovamento (ed il nuovo sotterramento) della grande città etrusca sul Bisenzio occorre domandarsi perchè le amministrazioni comunali si dannino ancora l'anima per tenere in vita una società palesemente defunta. Ed anche perchè questa debba essere in mano al pubblico per ben il 75% del suo capitale.
L'unica risposta che ci viene in mente rimanda ad interessi (politici ed industriali) non commendevoli. Che in cambio di una "razionalizzazione" della logistica del movimento merci su gomma dell'area Firenze-Prato ha comportato investimenti, quasi del tutto pubblici, per oltre 100 milioni di euro. Con tutto ciò che segue! Ma attirando verso questa porzione della Piana centinaia di TIR al giorno con il loro carico di inquinamento acustico ed atmosferico. Che, tuttavia, non pare causare reazione alcuna anche da parte di Comitati che auspicano una "Piana Sana". Chissà perchè?      

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