martedì 9 settembre 2014

PALLAGROSSA: NE VALE LA PENA ?


Sosteneva Oscar Wilde che il rugby è una maniera intelligente per tenere 30 energumeni lontano dal centro città il sabato pomeriggio. Parafrasando il great english potremmo alla stessa stregua dichiarare che la Pallagrossa è un modo "scemo" per tenere 50 robusti giovanotti lontano dalle loro periferie almeno 4 volte all'anno.
L'antico (?) gioco della Pallagrossa è stato recuperato nel 2012 dalla Giunta Cenni. La "tradizione" si era interrotta nel lontano 1984. Ma, in realtà, finchè non venne in mente a qualcuno (Carlo Montaini e Silvio Giannini) negli anni '70 dell'antico gioco della Pallagrossa nessun pratese aveva mai sentito parlare.
Si conosceva invece benissimo il calcio storico fiorentino. Del quale la Pallagrossa è, in pratica, un succedaneo coatto.
I mille comuni d'Italia sono pieni di tradizioni rivisitate e consolidate (valga per tutti il Palio di Siena...). Non abbiamo assolutamente niente contro il ravvivarsi di talune manifestazioni. Nemmeno se, spesso, si colorano di valori commerciali più che popolari.
Tuttavia siamo contro la retorica che cerca di ammantare di valori popolari e folkloristici manifestazioni di puro e semplice lucro.
Deve essere dato atto agli animatori-organizzatori della Pallagrossa d'aver centrato con la loro campagna mediatica "Rivogliamo la Pallagrossa a Prato" l'obbiettivo che si erano proposti.
Non abbiamo niente in contrario a che l'iniziativa privata sconfini pure nel campo delle supposte tradizioni cittadine. Tuttavia. Tuttavia è indubbio che il gioco della Pallagrossa non riesce a far breccia nel cuore e nella mente della maggioranza dei pratesi. 
Non solo e non tanto perchè, oramai, la popolazione è un mix di 110 etnie differenti alla maggior parte delle quali sapere che esistono quattro squadre che rincorrono una palla di cuoio in un campo di sabbia non gliene può fregare de meno. Ma anche e soprattutto perchè neppure alla maggior parte degli autoctoni interessa vincere il trofeo. Son pochi i cittadini, ad esempio, che sanno a quale quartiere, colore, squadra "appartengono". A Prato non ci sono contrade! 
Praticamente la Pallagrossa coinvolge più che altro i "giocatori", i dirigenti, gli organizzatori ed i loro amici. Si parla, comunque, di centinaia e centinaia di persone. Che riescono anche a riempire (pare sempre in minor numero comunque..) le gradinate provvisorie di Piazza Mercatale.
Ma il "divertimento" (e le belle foto che si scattano..) di 6-8.000 persone possono giustificare la presa in ostaggio di un bel pezzo di centro storico per una ventina di giorni?    
Oppure la rilevante spesa che occorre per far rivivere la "tradizione"?
Solo per l'allestimento dei tre campi d'allenamento l'associazione "Pallagrossa" spende annualmente circa 100.000 euro. Ai quali devono essere aggiunti i (tanti) danari per il montaggio, noleggio e smontaggio del campo sul Mercatale. Ed il formidabile marketing che fa da grancassa all'avvenimento.
Chiaro che senza l'intervento degli sponsors (in primis dell'Esselunga...che però pare non voler più spendere un euro dall'anno prossimo..) la Pallagrossa non sarebbe possibile. Il costo, d'altronde, fu la ragione principale per la sua interruzione negli anni '80!  
Va detto che, formalmente, il Comune di Prato non spende un cent per la manifestazione. A parte il patrocinio gratuito e l'uso (gratis) del marchio "Pallagrossa" e l'utilizzo di suolo pubblico.
La Pallagrossa non ha ritorno pubblicitario serio per la città nè attira turisti (la conoscenza della manifestazione, nel migliore dei casi,  si ferma ai confini pratesi..). In compenso scatena, tutte le volte, furiose risse sul e fuori del campo. Come tutti i giochi anche questo è una parafrasi della guerra. Dunque è capace di scatenare gli umori più infimi dell'animo umano. Specie di quello maschile ovviamente!
Che dire poi dei poveri residenti in Piazza Mercatale. Che, probabilmente, vivono come un incubo l'approssimarsi dell'estate. Diventando prigionieri di tutte le iniziative che si svolgono sul grande spiazzo-arena. 
Urge, da parte della nuova Giunta, un buon ripensamento. E non sarebbe male se tra tutte le "tradizioni" che si vogliono far rivivere a Prato trovasse ascolto in Palazzo Comunale anche quella di rinverdire i fasti del premio letterario "Città di Prato". Quella sì che era una maniera intelligente ed utile per far conoscere la nostra città al di là del campanile.

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