lunedì 15 settembre 2014

SAN LEONARDO-FALTUGNANO-FABIO (Passeggiata 6)

Avvertenza: questa passeggiata si svolge in luoghi non molto distanti da dove, qualche giorno fa ed anche ieri, è stata avvistata una tigre del Bengala (Richard Parker - Vita di Pi - ?). Noialtri, per nostra fortuna, non ne abbiamo trovato traccia. Gli unici animali visti: innocui ed autoctoni cavalli e pecore. A vostro rischio e pericolo. Decliniamo ogni responsabilità!



Questa passeggiata inizia dal Borgo di Faltugnano. Dopo averlo raggiunto dal "guado" di Gamberame fermatevi all'altezza del cartello stradale. Da lì una carrozzabile conduce comodamente a San Leonardo in Collina.







Si oltrepassa il cimitero del paese e si prosegue lungo la cornice che segue il profilo delle prime pendici della Calvana. In vista, oltre il fondovalle col Bisenzio, il Monte Le Coste (lo Spazzavento) con il Mausoleo di Curzio Malaparte.





Bellissima la vista su Prato distesa ai vostri piedi.





Dopo aver oltrepassato vecchi campi ed oliveti, ormai per la maggior parte abbandonati, siamo quasi arrivati a San Leonardo. Gli ultimi 100 metri sono privi di asfalto.


Alla fine della strada vari cartelli del CAI indicano, per i più avventurosi, altri sentieri da percorrere lungo il corso del Rio Buti. Da questo punto sono facilmente raggiungibili pure Fonte Buia e Forra Lucia. Per entrare nella grotta di Forra Lucia occorre contattare il CAI Prato. Dentro la piccola grotta chiusa, infatti, il CAI ha allestito da anni una ministazione ipogea per rilevamenti scientifici vari. Pare che in questi dintorni si trovasse anche il nascondiglio presso il quale i rapitori trattennero a lungo l'industriale bresciano Soffiantini (poi rilasciato).














San Leonardo è abbarbicato su di uno sperone roccioso sulle prime pendici della Calvana. Come di guardia all'ingresso della Valbisenzio. Adesso tutti gli edifici sono quasi completamente ristrutturati. Muri e cancelli impediscono di entrare nel villaggio. O di dare un'occhiata alla chiesetta romanica omonima.










Percorrendo a ritroso la stradina dell'andata s'incontrano altri antichi edifici rurali ristrutturati ed abitati. Di là del Bisenzio si riconoscono i paesi di Schignano e Migliana.







Dopo aver fatto ritorno al punto di partenza arriviamo in poche centinaia di metri al Borgo di Faltugnano. Che, come Fabio, è tipico toponimo d'origine romana. Erano terre donate dai vari generali di Roma ai soldati meritevoli. Al centro dell'abitato sorge la Chiesa dei Santi Giusto e Clemente, appartenuta alle famiglie dei Vinaccesi e poi dei Buonamici.


Uscendo da Faltugnano si percorre una bellissima strada panoramicissima, zeppa di casali e ville quasi invisibili, che conduce, in breve tratto discendente, al romito Borgo di Fabio. Antica curtis romana e medievale.





Proprio davanti ad un edificio rurale adesso ristrutturato s'erge l’antica chiesa medievale di S. Martino, preceduta da un loggiatino. All'interno, se trovate aperto, è visibile una tavola dipinta del tardo Quattrocento.











Adesso prendete la stradina che si apre nel mezzo del Borgo, passando davanti alla Canonica perfettamente restaurata. Ma assolutamente sprangata e disabitata. Diversi anni fa il parroco di Fabio, il mitico Don Ezio Palumbo, seguace degli insegnamenti di Don Milani, vi aveva aperto una scuola per i figli dei contadini e dei pastori. Ed anche una comunità per il recupero di tossicodipendenti.


















Appena fuori dal Borgo una viottola immette in un mondo ancora del tutto (o quasi) rurale. Solo una pala eolica (una paletta, per la verità, ...) interrompe l'arcadia con la sua evidente inutilità tecnologica. E' ferma per mancanza di vento. Ma sembra in disuso da chissà quanto tempo.


Una bella strada, in faticosa salita, conduce, attraversando un bel bosco, verso i pianori di Parmigno. E' il regno del silenzio assoluto. Interrotto soltanto dal vostro ansimare o da qualche raro incontro (umano o animale).




Un ancor bello e antico casale ci ricorda che ormai gli unici abitatori di questi ameni siti sono i pastori sardi.

























La strada che percorriamo conduce, volendo, al passo di Valibona. Ma noi ci fermiamo assai prima. E' anche un tratto delle ippovie toscane. Come ci ricordano i cavalieri che incontriamo durante la discesa osservando ruderi di abitazioni ormai quasi sepolti dalla vegetazione. Un forte belato ci consente di immortalare uno degli ultimi abitanti della zona. Chiuso in un recinto (per via delle tigri..??). Non ci resta che ritornare sui nostri passi verso Faltugnano e riconquistare la pianura. Tempo occorrente per la passeggiata: 150 minuti.
Posta un commento