martedì 28 ottobre 2014

MUSEO DI PALAZZO PRETORIO: LA MOSTRA, UN FLOP (?)




Sono trascorse ormai tre settimane dall'apertura della Mostra "Capolavori che si incontrano" al Museo di Palazzo Pretorio. Secondo le previsioni di Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza, che ha prestato alcuni dei quadri "prelevati" dalla quadreria di Palazzo Alberti già di proprietà della Fondazione Cariprato, l'afflusso avrebbe dovuto superare, nell'ambito dei tre mesi di durata dell'esposizione, la cifra vertiginosa di 200.000 visitatori. Ovvero avrebbero dovuto varcare la soglia del Museo circa 2.600 persone al giorno. In effetti in questi primi 20 giorni l'affluenza è stata assai più modesta. I visitatori superano a malapena quota 4.000. Per una media giornaliera di poco superiore ai 200 ingressi. Lontano, lontanissimo dalle previsioni del presidente di BPV. Ma, tuttavia, in linea con le aspettative realistiche rispetto al tipo di Mostra ed alla popolarità del Museo appena riaperto.
Si è vero ci sono in mostra artisti famosi ed opere di valore assoluto. Ed un vero e proprio capolavoro: la Crocifissione nel cimitero ebraico di Giovanni Bellini. Tuttavia nessuno dei quadri rappresenta un'icona popolarmente riconosciuta. E non è presente in Mostra alcun artista davvero nazional-popolare. 
Bellini, ai più, rammenta un famoso e mondano cocktail. 
Perchè un evento artistico configuri un boom eccezionale di presenze (come  sarebbero stati i duecentomila ingressi preconizzati da Zonin...) occorre che la Mostra sia dotata di caratteristiche particolari. Vediamone qualcuna.

1) La Mostra deve svolgersi in città con lunga tradizione artistica ed al centro di un bacino d'utenza (magari anche internazionale...) già consolidato (Roma, Firenze, Venezia, Milano, Torino, Napoli, ....ma anche Padova, Siena, Vicenza, Pisa, Trento ....ecc. ecc.): Prato non solo non ha questa caratteristica (avendo riaperto il proprio Museo civico da pochi mesi...) ma sconta anche la vicinanza con il grande attrattore di turismo e visitatori rappresentato dal capoluogo. E, fin'ora, non ha messo in campo nessuna positiva sinergia con la città del giglio;

2) La Mostra deve avere qualche particolare peculiarità: essere incentrata, ad esempio, sulle opere di un singolo grande Maestro mai riunite insieme; oppure contare sulla presenza di più artisti uniti da un filo conduttore comune; o, più spesso, e meglio ancora attrarre il grande pubblico per mezzo della enorme popolarità dell'artista (Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Van Gogh, Picasso, gli impressionisti e pochissimi altri...); ovvero contare sulla presenza di una singola opera icona assoluta della pittura (o della scultura..);

3) La Mostra deve contare su un'appropriato marketing pubblicitario aggressivo, intensivo e ossessivo  in grado di "martellare", per settimane, da tutti i media, la possibile utenza. Spesso le spese per la pubblicità della Mostra superano tutte le altre. Ma il ritorno in termini di bigliettazione è quasi sicuro. E' una delle ragioni del grande successo, ad esempio, delle Mostre organizzate da Marco Goldin;

Per "Capolavori che si incontrano" nessuna di queste condizioni è stata rispettata. Cosicchè la Mostra di Palazzo Pretorio si configura come ottima esposizione destinata ad un pubblico di nicchia. Se al 5 gennaio 2015, data di chiusura, saranno stati 20 o 30.000 i visitatori che avranno oltrepassato il portone di Palazzo Pretorio il successo sarà stato lusinghiero.
Non dimentichiamo, infatti, che anche il costo del biglietto d'ingresso ha una sua importanza. Specialmente in un periodo di crisi è chiaro che una delle spese che le famiglie tagliano è quella rappresentata dal voluttuario.

Ma allora se le cose stanno così perchè Gianni Zonin ha lanciato quel numero di decine e decine di migliaia di possibili utenti? Il Presidente di  BPV non è affatto uno sprovveduto nemmeno al riguardo dell'organizzazione di mostre d'arte.
L'unica spiegazione possibile è di tipo "politico". Zonin vuole rafforzare la sua decisione di portare e far rimanere a Vicenza le opere della Quadreria di Palazzo Alberti rintuzzando le polemiche e le richieste di chi vorrebbe quei quadri di ritorno a Prato. Zonin potrà sostenere che l'insuccesso della Mostra dimostra l'inesistenza a Prato di un bacino turistico in grado di valorizzare quelle opere. Bacino, invece, esistente nella sua Vicenza, città palladiana e sotto tutela dell'Unesco. Zonin, una mente raffinitissima?

  

Posta un commento