mercoledì 5 novembre 2014

FIGLINE, LA PALESTRA DI ROCCIA (Passeggiata 8)


Per questa ottava scarpinata occorrono gambe buone ed un paio di scarpe da trekking. Si parte dal parcheggio del Cimitero di Figline, proprio sotto la vecchia cava di serpentino (il marmo verde di Figline...) di Pian di Gello. In primis occorre traversare il corso del Bardena.

Lo si può fare ad un guado "naturale" proprio davanti al Cimitero. Camminando su dei sassi appositamente posizionati. 


Ma c'è il rischio di finire nelle gelide acque del torrente. Risalendo il corso del Bardena, in direzione di Cerreto per intendersi, si trova un altro punto di attraversamento. Assai più agevole. E' un ponticello rudimentale realizzato dai curatori degli orti che si trovano dall'altra parte. Suggeriamo questo passaggio.


Una volta attraversato il Bardena ci si incammina su di un sentiero in ascesa assai impervio. Formato, per lo più, da sassi (anzi da schegge..) di diaspro rosso. 
Un minerale utilizzato dall'uomo preistorico per costruire utensili (raschiatoi, punte di frecce, coltelli ecc.ecc.). Il diaspro rosso in effetti è un materiale (d'origine vulcanica) durissimo ma facilmente scheggiabile e modellabile. 


Il sentiero si snoda tra sorprendenti cespugli di fichi d'india assai rigogliosi. 


Poi s'inoltra in un delizioso boschetto di cerri.


Giunti, con qualche fatica, al culmine della salita s'incontra l'ex strada di arroccamento della cava d'alberese.


Quella, per intenderci, percorsa dai carri che portavano a valle le pietre d'alberese cavate dalla collina che sovrasta Figline (bella veduta del paese), La Ciompa.


Che è poi la meta finale di questa breve, ma intensa, escursione.


La cava è invisibile dal basso. Ed anche una volta arrivati al sentiero che vi conduce non la vediamo se non all'ultimo momento. Il sentiero corre adesso, quasi in piano, in mezzo alla folta vegetazione della Ciompa. Molte "tracce" indicano il passaggio recente di un gregge di capre. Se si è fortunati si possono intravvedere anche alcune famiglie di cervidi che abitano la boscaglia.   
Il fronte dell'ex cava di alberese, adesso diventato una naturale palestra di roccia, appare all'improvviso. In una piccola radura stracolma di vegetazione che ha colonizzato lo spiazzo artificiale.  La "palestra" consiste in 20/30 metri di fronte roccioso perpendicolare esteso per una settantina di metri. I rocciatori hanno pensato bene di indicare, sulla pietra, le "vie" da percorrere lungo le rocce. Ci saranno una trentina di possibili percorsi. Adatti, così come indicano i, a volte, bizzarri e buffi nomignoli, a tutti i rocciatori dilettanti che vogliono cimentarsi nella salita.     




























Giunti ai piedi della palestra di roccia consigliamo di rimanervi per qualche minuto. Godrete dell'intenso silenzio della valletta e della compagnia magistrale della natura che, seppur anticamente "violentata" dagli umani, si riprende, a poco a poco, il suo spazio vitale. Restituendolo in godimento ai frequentatori del sito. Adesso non rimane che riprendere la via del ritorno. Soste comprese la passeggiata si conclude in scioltezza in circa 60 minuti!











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