lunedì 17 novembre 2014

PIZZIDIMONTE E LA QUERCE (Passeggiata 9)


La vecchia cementizia Marchino è sicuramente il tratto distintivo di Pizzidimonte e de La Querce. Borghi oggetto della passeggiata odierna. L'inconfondibile silhouette del rettangolo sormontato dalle quattro ciminiere è adesso rinchiusa in un'armatura di tubi innocenti. Che ne fanno quasi un'opera d'arte contemporanea dovuta alla fantasia di un emulo tecnologico di Christo. Il recupero della cementizia faceva parte di un ampio piano di lottizzazione approvato dal Comune che l'avvenuto fallimento della ditta proprietaria ha bloccato e surgelato da tempo. Proprio in questi giorni il curatore fallimentare ha messo in vendita il complesso della cementizia e tutto il piano di recupero per la cifra di 10 milioni di euro.  
Al nostro arrivo ai piedi di Pizzimonte ad attenderci troviamo una mongolfiera che sta risalendo il fianco della Calvana.


Una veduta di Pizzidimonte dal basso. Parcheggiate nei pressi del cimitero del borgo. Poi prendete la via Bandinelli che vi sale in leggera ascesa.

Non siamo soli nella salita! Questa volta ad accompagnarci nella passeggiata è con noi il "genius loci" Mauro Franceschini. Promotore ed animatore delle ormai mitiche e tradizionali "Passeggiate tra arte, storia, natura". Franceschini è, naturalmente, un profondo conoscitore di questo territorio.


In breve raggiungiamo il pianoro dove sorge, isolata, la chiesa di San Lorenzo. Bella vista sulla Piana da una terrazza che fa da ingresso alla chiesa. La stranezza è che questo edificio si trova ben distante dal nucleo storico di Pizzidimonte. Chissà perchè vollero costruirla proprio in questo punto. Una spiegazione possibile è che in questo stesso sito fosse preesistente un luogo sacro etrusco. Amici archeologi sostengono che probabilmente su questo "pizzo" della Calvana sarebbe esistito un santuario dell'antica popolazione. D'altra parte a pochi metri dalla chiesa fu rinvenuta, nel 1735, la famosa statuetta bronzea detta dell'Offerente. Attualmente visibile al British Museum a Londra. Poco più in alto, a Poggio Castiglione, qualcuno giura di intravvedere i resti di una cavea e, poco più in basso, nella Bucaccia, addirittura un'antico insediamento preromanico.
Proseguendo il nostro cammino s'incontrano orti atterrazzati ricavati dal fianco scosceso della Calvana. Che gli uomini hanno, tuttavia, trasformato in ordinati e rigogliosi giardini.
Poco più avanti s'incontra la ferita ancora aperta e viva che il lavoro umano ha inferto alla collina. La cava di Pizzidimonte. Proprio all'ingresso del paese.


E la prima strada che vediamo non poteva che chiamarsi Via delle Cave. Cavatori sono stati, per anni, gli abitanti di Pizzidimonte. L'alberese calvanino è stato il loro "pane" per generazioni. Poi, anche quassù, al tempo del boom del tessile, sono arrivati i telai.

Nonostante la relativa altezza a cui si trova il borgo, da molti punti lo sguardo spazia dalla sottostante La Querce alla non lontana Firenze.


Con l'abbondante pietra alberese locale nei secoli si sono realizzati i tradizionali muri a secco (in molti casi riportati adesso alla condizione originaria..) e le abitazioni. Comprese le torri di guardia. Pizzidimonte, infatti, era, in un antico passato, luogo di controllo dei passaggi sulla sottostante piana sia per i viaggiatori da e verso Firenze/Bologna che da e verso il Mugello.


Il trovarsi addossato alle pietre calcaree della Calvana (di notte restituiscono il calore solare incamerato di giorno..) ha contribuito a creare a Pizzidimonte un particolare microclima. In alcune corti pare di stare a Capri o a Sorrento per l'abbondanza di frutti che pendono dagli alberi di limone e d'arancio.
Aveva scelto di farsi costruire una villa "buen retiro" a Pizzidimonte il grande scultore fiorentino michelangiolesco Baccio Bandinelli (1488-1560). Dalle finestre di casa poteva allora ammirare Firenze e la sua piana.
Come fosse al tempo di Bandinelli la vista della pianura lo possiamo vedere dall'affresco che Alesso (proprio il raro "Alesso" e non il comune "Alessio") Baldovinetti (1425-1499) dipinse nel chiostro del santuario della Santissima Annunziata. Alla sinistra dell'adorazione è ben riconoscibile il pizzo calvanino oggi denominato Pizzidimonte.

Uscendo dal paese seguiamo il percorso pedecollinare (ben segnalato sul terreno) che da Pizzidimonte conduce fino a Santa Lucia. In lontananza s'intravede già la mole imponente dell'ex cementizia.

Poco più a valle si vedono anche le tre simmetriche torri-camino di un'altra fornace, adibita alla produzione della calce.


Proseguendo lungo il sentiero pedecollinare abbandoniamo la vista dei ruderi industriali per "calare" verso il borgo de La Querce. Che si sviluppa tutto lungo, ed al di sotto, la Via Firenze proseguendo verso la Via Mugellese.


Lungo il cammino Franceschini ci indica persistenti porzioni di antiche dimore. Come pure ormai scomparsi pezzi di storia del borgo. Come un vecchio frantoio. O corti talmente riparate da consentire, a metà novembre, la crescita di pomodori in vaso!


Risalendo la Via Mugellese, dal Bar Gelli in direzione di Travalle, incontriamo quella che viene chiamata la Torre del Guardingo ("Chi siete? Dove andate? Un fiorino!"). Ad indicarne, probabilmente, la funzione di guardia lungo quell'importante, almeno in antico, tragitto verso il Mugello e la Romagna.
Percorrendo, a destra, la Via Ragnaia ci si ritrova in breve al punto di partenza della passeggiata. Che è durata circa 90 minuti.
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