sabato 1 febbraio 2014

PECCIvsPECCI


“Non è stata seguita la strada degli accordi nelle segrete stanze, ma si è scelto di operare in modo trasparente, ampliando la rosa dei potenziali candidati. La risposta é stata all’altezza delle aspettative, per la quantità dei progetti e la loro qualità. È stata strategica anche la scelta di avvalersi dell’aiuto di una commissione qualificata, composta da professionalità diverse e di grande esperienza, per valutare curricula e progetti, e la loro coerenza rispetto alle richieste contenute nell’avviso pubblico”.

Una risposta all'alluvione mediatica della conferenza stampa di Vittorio Sgarbi era, da parte del Consiglio Direttivo del Centro "Pecci", sicuramente dovuta. Tali e tante erano state le critiche rivolte da Sgarbi alla Commissione esaminatrice dei curricula dei 38 concorrenti per il posto di Direttore Artistico del Centro che era impensabile che il Consiglio rimanesse in silenzio.
Tuttavia il comunicato emesso è alquanto deludente e perfino sorprendente per quel cenno agli "...accordi nelle segrete stanze..." che sembrerebbe rivolgersi a precedenti nomine del massimo dirigente artistico del Centro.
In parole povere l'attuale board del Museo rivendica d'aver voluto la Commissione dei tre saggi per finirla con nomine decise al di fuori del Consiglio Direttivo e dunque assai poco trasparenti.
Occorrerebbe tuttavia qualche briciola di coraggio in più. Il Consiglio Direttivo dica quali direttori del passato non sono stati scelti in maniera trasparente. Giacchè ai sensi dell'art. 10, comma "J" dello Statuto del Centro, tutte le nomine dei Direttori (artistico ed amministrativo) debbono essere decise proprio dal Consiglio Direttivo.
Provi anche a raccontarci, se ne è capace, con estrema trasparenza, perchè e per come il sindaco di Prato (e presidente del "Pecci") avrebbe "promesso" la direzione artistica proprio a Vittorio Sgarbi. Almeno ad ascoltare le dichiarazioni rese alla stampa dal critico-polemista!
Oppure ci chiarisca quel che ancora non è affatto trasparente. Ovvero se il lavoro della commissione dei tre saggi (Asproni, Gori, Sacco) verrà tenuto in considerazione dal board del "Pecci", come sembra trasparire dalle dichiarazioni del consigliere Angelo Formichella. Oppure tutti e 38 i candidati che hanno fatto domanda ripartiranno alla pari come lascia intendere in diverse dichiarazioni il presidente del "Pecci" (e sindaco di Prato) Roberto Cenni.
L'impressione complessiva è che l'avviso pubblico utilizzato come mezzo per fare "trasparenza" e contro le "segrete stanze" si stia rivelando per quello che in realtà non era difficile da immaginare: fumo negli occhi dell'opinione pubblica. Per poi continuare a nominare (come peraltro a termini di Statuto, art. 10, comma "j",  è perfettamente legittimo...) il favorito (i favoriti..) del Consiglio Direttivo. 
    


Il Consiglio direttivo del Centro "Pecci" (scadenza dicembre 2015) è attualmente così composto:

Roberto Cenni - Presidente
Angelo Formichella - Consigliere
Fabio Gori - Consigliere
Piero Nieri - Consigliere
Elena Pecci - Consiglierei
Anna Maria Schinco - Consigliere
Luca Tassi - Consigliere

A parità di voti quello del Presidente vale doppio! 

CASCINE DI TAVOLA

riceviamo e volentieri pubblichiamo

CRITICITA’ GESTIONALI ALL’INTERNO DELL’ANPIL “CASCINE DI TAVOLA” (SIC/SIR “STAGNI DELLA PIANA FIORENTINA E PRATESE” IT5140011): ALCUNE OSSERVAZIONI GENERALI

a cura di

dott. Andrea Vannini, biologo ambientale (vannini.environment@gmail.com)

Fabrizio Gallotta, guida ambientale escursionista (beringei@libero.it)

INTRODUZIONE


Il complesso agricolo delle Cascine di Tavola (350 ettari circa), il cui impianto originario risale al

1477, si compone di varie strutture edilizie e dei relativi terreni agricoli e boschivi circostanti, più il

reticolo idrografico connesso al sistema delle gore della città di Prato: Fattoria (edificio principale),

Casa del Guardia, Casa del Caciaio, Podere di San Leopoldo, Podere le Polline, Podere dell’Orto,

Podere del Noce, Podere Fornace, Poderi Bogaia 1, 2, 3, Podere delle Cave. Oltre ad un valore di

tipo storico-architettonico (il progetto originale è attribuito a Lorenzo il Magnifico, che lo

commissionò per la realizzazione a Giuliano da Sangallo o a Giuliano da Maiano), che sta in parte

venendo valorizzato grazie al restauro di alcun degli edifici, il territorio attorno agli edifici stessi

rappresenta un bene di grande interesse e valore dal punto di vista ecologico e ambientale, oltre

che ovviamente culturale. I lembi di bosco che ancora persistono nell’area costituiscono infatti

l’ultimo elemento residuale del bosco planiziario igrofilo (cioè legato alla presenza quasi costante

dell’acqua, sia di falda che superficiale) che un tempo ricopriva quasi completamente tutta la

Pianura tra Firenze e Pistoia. Per il territorio della piana di Prato, si tratta dell’unico appezzamento

boschivo ancora esistente. Al suo interno vivono alcune specie di albero che altrove, nel territorio

comunale, sono quasi scomparse (perché molto esigenti), come ad esempio la Farnia (Quercus

robur), ovvero la “Quercia delle Favole”, un tempo caratteristica del paesaggio agricolo toscano e

alla quale sembrerebbe essersi ispirato anche Carlo Collodi per il suo “Pinocchio”, per la scena

dell’impiccagione ad opera del Gatto e della Volpe.

Farnia (foto: J.P. Grandmont)

In Toscana la Farnia è in rarefazione, presente ormai unicamente con alberi isolati nei campi o

accanto a vecchi casolari, ed è pertanto stata inserita nell’allegato C (“flora protetta” della quale è

vietato il danneggiamento, l’estirpazione, la distruzione e la raccolta) della Legge Regionale

Toscana 56/2000 “Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali,

della flora e della fauna selvatiche”. Poiché la Farnia all’interno delle Cascine di Tavola forma con

altre specie un habitat di interesse prioritario ai sensi della Direttiva Europea Habitat 92/43/CE

(“Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”,

recepita in Italia col DPR 357/1997), ovvero l’habitat avente codice 91F0 “Foreste miste riparie di

grandi fiumi a Quercus robur, Ulmus laevis e Ulmus minor, Fraxinus excelsior o Fraxinus

angustifolia (Ulmenion minus), l’area delle Cascine di Tavola è stata inserita nel SIC (Sito di

Importanza Comunitaria ai sensi della Direttiva 92/43/CE) “Stagni della Piana Fiorentina e Pratese”

(IT5140011). Successivamente è stata designata anche Sito di Importanza Regionale (SIR 45) ai

sensi della L.R. Toscana 56/2000, per lo stesso motivo. In particolare, sono boschi di rilevante

interesse ecologico e paesaggistico il cosiddetto “Bosco delle Pavoniere” e il “Bosco del Canale

della Corsa”, che anche la Provincia di Prato caratterizza, nella sua scheda sull’area protetta, come

“alberi monumentali”. La stessa Provincia nel 2012 ha approvato, tramite la Deliberazione n.ro 50

del 25/09/2012, il Piano di gestione del SIC-SIR-ZPS IT5140011 “Stagni della Piana Fiorentina e

Pratese”, limitatamente alla porzione ricadente nel territorio pratese.

Nel 2008 è stata invece istituita l’ANPIL (Area Naturale Protetta di Interesse Locale) “Cascine di

Tavola” (APPO04), i cui confini ricalcano in pratica quelli del SIC-SIR.
Scorcio del Bosco del Canale della Corsa (foto: A. Vannini)

Ovviamente ambienti di simile pregio ospitano una fauna di altrettanto pregio. Senza voler entrare

troppo nel dettaglio accademico, si segnala la presenza abituale di specie di Uccelli protette dalla

Direttiva Europea 2009/147/CE “Conservazione degli Uccelli selvatici”: Garzetta (Egretta garzetta),

Airone bianco maggiore (Casmerodius albus), Martin pescatore (Alcedo atthis), Picchio rosso

maggiore (Dendrocopos major).

Sono inoltre presenti specie “rigorosamente protette” di Anfibi e Rettili ai sensi della Direttiva

Habitat 92/43/CE, Allegato IV: Rospo smeraldino (Bufo viridis), Raganella (Hyla intermedia),

Ramarro (Lacerta viridis), Lucertola campestre (Podarcis sicula), Lucertola muraiola (Podarcis

muralis), Biacco (Hierophis viridiflavus). Tra gli Insetti, degna di nota è la presenza del Cerambice

della quercia (Cerambix cerdo), presente in Allegato IV ma anche in Allegato II (“Specie animali e

vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di

Conservazione”). E’ segnalata anche la presenza, con tana, dell’Istrice (Hystrix cristata), 

anch’essa inserita nell’Allegato IV della Direttiva Habitat.

Garzetta ( foto: G. Catalano)

Picchio rosso maggiore (foto: M. Szczepanek)

Rospo smeraldino (foto: A. Vannini) e

Raganella ( foto: G. Bruni)

Oltre a queste, sono chiaramente presenti anche altre specie di mammiferi, rettili e uccelli (per

esempio il Ghiro (Glys glys), la Volpe rossa (Vulpes vulpes), il Picchio verde (Picus viridis), il

Barbagianni (Tyto alba) e la Civetta (Athene noctua)) non formalmente protette, ma importanti

per il mantenimento di un’alta biodiversità e quindi di una elevata qualità dei servizi ecosistemici

forniti dall’area.

Aree naturali strutturate come quella delle Cascine di Tavola svolgono infatti molteplici servizi

ecosistemici. Per “servizio ecosistemico” si intende l’insieme dei benefici multipli forniti dagli

ecosistemi al genere umano secondo la definizione data dal Millennium Ecosystem Assessment nel

2005. L’insieme di questi servizi costituisce un capitale naturale di area vasta, dal momento che,

sebbene con alcune difficoltà metodologiche in via di superamento, è oggi possibile attribuire a

ciascun servizio un valore monetario. I servizi sono divisi in quattro macro-categorie, a loro volta

composte da tipologie di servizio molteplici:

- di regolazione (riciclo dei nutrienti e degli inquinanti, regolazione del ciclo sotterraneo

dell’acqua, stabilizzazione del clima, sequestro di CO2, ecc.)

- di supporto (turismo e ricreazione, agricoltura e irrigazione, ecc.)

- di fornitura (acqua, cibo, legname, materie prime, ecc.)

- culturali (ricerca ed educazione, cultura e spiritualità)

Possiamo quindi dedurre che le Cascine di Tavola, oltre ad offrire alla cittadinanza la possibilità di

svolgere attività ricreative, turistiche e sportive, svolgono un ruolo di primaria importanza nella

mitigazione degli estremi climatici nella zona sud della città, rappresentano un non trascurabile

pozzo di assimilazione di anidride carbonica e altri gas serra emessi dai veicoli e dagli impianti

industriali, contribuiscono alla depurazione dell’acqua piovana e di falda e ne favoriscono

l’accumulo sotterraneo, smaltiscono e riciclano i nutrienti dispersi nell’ambiente dall’agricoltura e

dalle attività umane, costituendo quindi un freno all’inquinamento diffuso. In uno studio divenuto

celebre, un gruppo di ricercatori coordinato da Robert Costanza nel 1997 ha quantificato in dollari

americani i servizi forniti dalle varie tipologie di ecosistemi esistenti sul pianeta. Prendendo ad

esempio le Cascine di Tavola, sommando il valore dei servizi delle zone umide e delle foreste

temperate (tipologie ecosistemiche presenti all’interno dell’area) otteniamo un valore

complessivo di 15087 $/ha/anno, ovvero 5280450 $/anno considerando (con qualche

approssimazione) l’intera superficie dell’area protetta (350 ettari). Si tratta di valori riferiti al 

1997, al cambio attuale probabilmente il valore sarebbe molto superiore. Tutti questi servizi, è 

bene ricordarlo, vengono svolti a beneficio della collettività in maniera completamente gratuita, e

contribuiscono in maniera fondamentale al mantenimento della qualità della vita della società.

Perdere simili servizi, nel caso di compromissione dell’ecosistema, significherebbe doverli

rimpiazzare con la tecnologia, investendo annualmente una cifra uguale o superiore a quella

evidenziata. Tra l’altro, i mezzi tecnologici ad oggi non consentono, tranne in rari casi, di sostituire

completamente l’attività degli ecosistemi naturali. Pertanto si avrebbe una perdita netta

irrecuperabile.

Purtroppo, trattandosi di un bene completamente pubblico e collettivo, quindi al di fuori del

mercato classico, simili valutazioni raramente vengono effettuate (la cittadinanza in genere

nemmeno ci pensa) e si sottovalutano i rischi che la gestione non corretta, o la distruzione, di un

sistema naturale, possono comportare.

CRITICITA’ RILEVATE

Durante una serie di escursioni effettuate dagli autori e da altri colleghi naturalisti e biologi

nell’ambito del gruppo “Amici della Piana Pratese”, sono state rilevate alcune criticità concernenti

dei lavori a corollario della ristrutturazione dell’edificio storico chiamato “Rimessa delle Barche”,

ed altri che riguardano più direttamente la gestione dei boschi stessi.

Sono stati osservati alcuni esemplari di Farnia (Quercus robur) in apparente stato di sofferenza;

questo è dovuto probabilmente all’abbassamento della falda freatica avvenuto in passato, come

sottolineato anche nel Piano di gestione SIC-SIR-ZPS IT5140011 della Provincia (pagina 11). In

realtà, almeno negli ultimi anni, grazie ad inverni particolarmente miti e piovosi, e ad una

diminuzione del prelievo in falda, sembra che la situazione stia tornando alla normalità, dal

momento che in gennaio e febbraio è possibile apprezzare dei ristagni d’acqua al suolo che vanno

a ricaricare naturalmente la falda a beneficio degli alberi. Sono tra l’altro state osservate

numerose plantule (piantine nate da ghianda) di Farnia, a testimonianza che il bosco, in maniera

spontanea, è in grado di rigenerarsi, dimostrando che le condizioni ambientali del sito sono

ottimali.

Alcuni dei lavori di manutenzione all’interno del Parco a nostro avviso non risultano però idonei al

mantenimento dei servizi ecosistemici del Bosco, come prescritto dal Piano Provinciale e anche

dalle più moderne conoscenze di Ecologia del Paesaggio e Restoration Ecology. Nel Bosco delle

Pavoniere è stato per esempio osservato che la maggior parte dei lavori di sfalcio lungo i canali da

riallargare è stata accompagnata dal taglio raso del sottobosco, con l’utilizzo di mezzi meccanici

pesanti. Questo ha sicuramente messo a rischio la sopravvivenza degli Anfibi e dei Rettili protetti

ivi presenti, schiacciati dai mezzi stessi (il Rospo smeraldino in questo periodo è attivo e si

nasconde proprio nella lettiera) e contemporaneamente ha determinato la perdita di tutte le

plantule di alberi pregiati (Farnia, ma anche Leccio ed altri) presenti nel sottobosco.



Taglio a raso della vegetazione erbacea e arbustiva nel Bosco delle Pavoniere, effettuata con mezzi meccanici (foto: A. Vannini)

Sebbene il Piano Provinciale reputi che i giovani propaguli al momento non siano in grado di

affermarsi a causa del forte ombreggiamento (pag. 48) riteniamo invece che sia opportuno

favorire la crescita di almeno alcuni di questi elementi vegetali, effettuando la manutenzione con

mezzi meno impattanti che permettano un parziale naturale rinnovamento del Bosco e non

mettano a repentaglio le specie protette che nel sottobosco vivono, e che non sono in grado di

scappare perché troppo lente.

Tra l’altro, interventi molto impattanti possono favorire l’attecchimento e la proliferazione di

specie vegetali alloctone e invasive, che nel caso delle Cascine di Tavola sono rappresentate

dall’Ailanto (Ailanthus altissima) e dalla Robinia (Robinia pseudoacacia), entrambi alberi a crescita

molto veloce, vere e proprie specie pioniere che riescono a colonizzare terreni disturbati da sfalci

o da tagli in tempo molto breve. Una volta attecchite, grazie alla produzione di sostanze

allelopatiche (che bloccano la crescita di altri alberi) riescono a formare macchie monospecifiche

che negli anni tendono ad allargarsi in presenza di disturbi antropici (sfalci).

In particolare, durante alcuni sopralluoghi la guida ambientale Fabrizio Gallotta ha constatato che,

durante le operazioni di sfalcio, numerosi individui di Ailanto e secondariamente di Robinia erano

stati inaspettatamente preservati, liberandoli dalla macchia sottostante e quindi favorendo la loro

distribuzione dei semi. Nessuno degli esemplari preservati era stato sottoposto alle tecniche di

induzione della senescenza prescritte dal Piano Provinciale (pag. 99 e seg.) per trasformare questi

alberi in tronchi morti ancora in piedi capaci di fungere da rifugio per molte specie animali. Inoltre,

nel piccolo cantiere di fronte alla Rimessa delle Barche, gli esemplari di Ailanto ivi presenti erano

stati abbattuti per far sposto ai materiali, ma il tritello risultante non era stato allontanato per lo

smaltimento, bensì accumulato poco distante all’interno del bosco. Poiché l’Ailanto ha una

grandissima capacità di rigenerazione da talea, si sono formati nuovi nuclei di questa pianta, che

potranno continuare la colonizzazione del bosco.

Il signor Gallotta ha anche constatato come alcune operazioni di sfalcio vengano eseguite in

periodi delicati come quello primaverile, per mezzo dei soliti mezzi meccanici che distruggono

giovani alberelli, piante del sottobosco, orchidee, funghi, e probabilmente anche animali, che

proprio a primavera ricominciano la loro attività.


 Robinia insediatasi nel Bosco del Canale della Corsa (foto: A. Vannini)
Ailanto insediatosi nel Bosco del Canale della Corsa (foto: A. Vannini)

Altra criticità osservata è il ripetuto non rispetto della prescrizione provinciale di lasciare a terra o

in piedi una adeguata quantità di legno morto o marcescente, ritenuto di fondamentale

importanza per la funzionalità ecologica del sito e per la sopravvivenza di molte specie di

Mammiferi, Rettili e Uccelli (pag. 49, pag. 98 e seg.). I diversi alberi di Farnia e Leccio morti oppure

caduti al suolo sono, nel corso degli anni, stati fatti a pezzi ed allontanati dal sito, invece che

spostati (se necessario) ma lasciati in loco in modo da dare adito al naturale fenomeno della

decomposizione. Se per alcuni degli alberi morti, ma rimasti in piedi, è sensato parlare di

abbattimento in nome della pubblica incolumità (ma molti di questi alberi si trovavano in zone del

Bosco non frequentate), non ha altrettanto senso giustificare la rimozione dei rami e dei tronchi

abbattuti, dal momento che si tratta di oggetti inerti che si trovano al livello del suolo, e non

possono colpire nessuna persona di passaggio.

Tronco abbattuto nel Bosco delle Pavoniere, appartenente ad un grosso leccio caduto nel periodo 2010 – 2011. Il resto dell’albero è stato purtroppo asportato, e nel 2013 anche questo pezzo sembrava essere stato rimosso (foto: A. Vannini).

Sebbene la stessa Provincia di Prato prenda atto che la principale funzione attribuita al Bosco delle

Cascine di Tavola sia di tipo ricreativo, e che pertanto la gestione selvicolturale debba essere di

tipo conservativo, è nostro parere che da parte dell’Ente gestore del verde del Parco ci sia stata

una interpretazione fin troppo zelante o parzialmente distorta della prescrizione, dal momento

che si tratta comunque di un Sito di Importanza Comunitaria e che debba quindi essere garantita

una minima dinamicità naturale di rinnovamento. Non è possibile pensare di eliminare tutte le

nuove generazioni a favore di un bosco privo di strato basale e mediano, gestito come un giardino.

Anche perché la gestione troppo invasiva favorisce sia gli impatti antropici sia l’ingresso delle

specie esotiche invasive. Interventi di questo tipo insomma, logici e giustificabili nel caso di un

normale parco pubblico, diventano ridondanti in un ambiente come questo: il risultato è che anno

dopo anno vengono “mangiati” pezzetti dell’unico bosco di pianura rimasto nella Piana Firenze-

Prato-Pistoia, e vengono modificate le condizioni ambientali (diminuzione dell’umidità relativa,

aumento dell’insolazione e del vento, esposizione agli estremi climatici, arrivo di specie esotiche

invasive); ciò alla lunga indebolisce e può far morire anche gli alberi adulti.

Questa gestione drastica ha colpito anche alcune specie protette presenti nel Bosco in numero

scarso, e che quindi avrebbero dovuto essere maggiormente tutelate. In alcuni segmenti del

“Bosco della Corsa” è stato effettuato il consueto taglio a raso della vegetazione del sottobosco,

stavolta però con l'impiego del trinciatore. Questo ha chiaramente comportato la distruzione

totale delle piante presenti, tra cui Bosso (Buxus sempervirens), Alloro (Laurus nobilis), Pungitopo

(Ruscus aculeatus), protette a livello regionale dalla Legge Regionale Toscana 56/2000. Per queste

specie protette la Legge Regionale 56/2000 vieta espressamente "danneggiamento, estirpazione,

distruzione e raccolta". Probabilmente l’intervento rientra nell’ambito previsto dal Piano

Provinciale (pag. 137 e seg., azione IA13) di “interventi di miglioramento boschivo al Bosco delle

Cascine di Tavola” mediante “decespugliamento delle macchie di rovo” (presenti in quel sito), ma

è evidente come la prescrizione sia stata male interpretata dal momento che ha comportato anche

la distruzione di specie di pregio (Bosso e Alloro) presenti tra l’altro in numero scarso nel parco.

L’eliminazione momentanea del Rovo sarebbe stata ottenibile anche utilizzando macchinari meno

invasivi rispetto al trinciatore, nel rispetto delle piante autoctone protette. Anche in questo caso il

materiale di risulta è stato prontamente rimosso, mentre sarebbe stato auspicabile il suo utilizzo

per la realizzazione, in luogo idoneo, di cumuli di vegetali come rifugio per la fauna.




Sfalcio a raso mediante trinciatore nel Bosco del Canale della Corsa. Assieme ai rovi, sono state distrutte piante di Alloro, Bosso e Pungitopo, protette dalla L.R. Toscana 56/2000. Il materiale di risulta è stato completamente rimosso, invece che essere utilizzato per ottenere rifugi  per la fauna  (foto: A. Vannini)


A questo punto è doveroso ricordare anche l’impatto altamente negativo che avrebbe la

pubblicizzata introduzione, all’interno di un recinto di circa 1.5 ettari, di alcuni esemplari di Cervo

(Cervus elaphus) provenienti dal vicino Centro di Scienze Naturali in Galceti, in pieno Bosco delle

Pavoniere. Lo scopo di incrementare le visite al parco tramite la presenza di questi animali appare

trascurabile rispetto al rilevante impatto ambientale che avrebbero su un bosco residuale di pregio

comunitario. Simili ungulati hanno un effetto devastante sulla vegetazione erbacea, arborea e

arbustiva: scortecciamenti, calpestio, brucatura di foglie e rametti, brucatura di germogli e semi.

Anche se regolarmente alimentati dall'uomo, appare improbabile che i cervi non integrino la dieta

con vegetazione spontanea. Inoltre, la presenza di ungulati attira inevitabilmente zecche, pidocchi

e tafani, e si renderanno necessarie periodiche disinfestazioni all'interno dell'ANPIL (con prodotti

chimici?). Il cervo tra l’altro è capace di salti in alto di notevole entità, superiori ai 2 metri, e il

rischio di fuga (e conseguente presenza di animali di diverse decine di kg vaganti in un’area tutto

sommato urbanizzata, si pensi alla vicina via Roma) è concreto.

La recinzione precluderebbe infine inevitabilmente la fruizione, anche occasionale, di oltre un

ettaro della zona più interessante dell’ANPIL, finora di libero accesso da parte dei cittadini.

Le medesime perplessità, oltre che da noi, sono state avanzate anche dal presidente dell’ordine

degli Agronomi e dei Forestali di Prato, Luca Mori (il Tirreno, 21 febbraio 2013: “Sbagliato 

inserire i cervi nel parco delle Cascine di Tavola”). Sebbene il dottor Mori proponga di sostituire i 

cervi con il Daino (Dama dama), giudicato meno impattante, è nostra opinione che l’introduzione 

deliberata di qualunque ungulato di grossa taglia, anche se confinato in recinti, contrasti in toto  

con la prescrizione di gestione conservativa inserita nel Piano di Gestione della Provincia di Prato.

Negli ultimi anni è stata inoltre ufficialmente annunciata più volte l'intenzione di convogliare, per il

riallagamento dei canali del parco, l'acqua depurata proveniente dall'impianto di GIDA in località

Baciacavallo. Questo coinciderebbe con la prescrizione provinciale (pag. 137, azione IA13) di 

“Immissione di acqua nel fosso al Bosco delle Cascine di Tavola” per “contrastare la tendenza

all’abbassamento della falda superficiale e migliorare lo stato di conservazione dell’habitat 91F0”.

Nonostante la falda, come testimoniato dalle nostre ripetute visite al sito negli ultimi anni, ad una

valutazione superficiale dia l’impressione di essere in risalita, un intervento del genere sarebbe

sicuramente meritorio ed auspicabile.

In data 11/09/2013 però GIDA ha pubblicato la nuova tabella per i limiti dei vari parametri di

qualità dell'acqua depurata. Questa prevede per alcuni parametri un valore massimo ben

superiore a quello previsto dal D. Lgs. 152/06 "Norme in materia ambientale"; deroghe ottenute  

in virtù del fatto che l’impianto depura sia acque civili che industriali mischiate. In particolare per

quanto riguarda i "Solidi sospesi totali", "COD - Chemical Oxygen Demand", "BOD5 – 

Biological Oxygen Demand a 5 giorni", "Cloro attivo libero", “Solfuri", “Solfiti”, “Solfati”, 

“Cloruri”, “Grassi e olii animali e vegetali”, “Tensioattivi totali”,“Azoto ammoniacale", 

"Idrocarburi".

Il D. Lgs. 152/06 (e successive integrazioni e modifiche), che recepisce la Direttiva Quadro sulle

Acque 2000/60/CE, prevede determinati valori massimi in modo da garantire la qualità ambientale

del corpo idrico che riceve le acque depurate (Titolo II, Capo I, Articolo 76, Comma 2: 

“L’obiettivo di qualità ambientale è definito in funzione della capacità dei corpi idrici di mantenere 

i processi naturali di auto depurazione e di supportare comunità animali e vegetali ampie e ben

diversificate”). All’interno dell’area protetta, con piante di pregio e animali rari, sottoposta a vari

vincoli ambientali, si vorrebbe riallargare con un’acqua che supera, per diversi parametri

importanti, questi valori soglia. Senza entrare nei dettagli tecnici, un’acqua avente queste

caratteristiche rientra sicuramente tra quelle eutrofizzate, ovvero tra quelle non aventi

caratteristiche di qualità tali da renderne credibile lo scarico all’interno di un’area protetta. La

flora e la fauna ne risentirebbero negativamente: tanto per fare un esempio, il Rospo smeraldino

non sarebbe più in grado di riprodursi all’interno dell’area protetta.

Attualmente il corpo idrico ricevente l'acqua depurata è l'Ombrone pistoiese. L’Osservatorio per

l’acqua della Provincia di Prato, nella sua scheda sintetica, a proposito del torrente dichiara

testualmente: “L'Ombrone Pistoiese peggiora vistosamente nell'area pistoiese e riceve gli scarichi

dei due grandi impianti di depurazione pratesi di Baciacavallo e di Calice: da uno stato di qualità

elevata il corso d'acqua degrada in qualità scadente a Ponte della Caserana e in qualità pessima a

Carmignano, con contenuti di sostanza organica (COD e BOD5) caratteristici dello scarico finale 

di un depuratore piuttosto che di un fiume. Nel corso degli ultimi anni non sono visibili segnali

apprezzabili di miglioramento della qualità dei corsi d'acqua. Rilevanti sono le concentrazioni di

sostanze pericolose nei due corsi d'acqua; in particolare le concentrazioni di alcuni composti

tensioattivi (di origine industriale), come il nonilfenolo, raggiungono valori superiori di ca. 10 volte

i limiti di qualità per il 2008 e di 100 volte i limiti previsti al 2015”.

Si allega la tabella con i limiti previsti dal D.Lgs. 152/2006 e quelli concessi in deroga all’impianto 

di depurazione di GIDA, approvati il giorno 11/09/2013. La tabella è liberamente scaricabile dal 

sito internet dell’ente gestore dell’impianto.




CONCLUSIONI

In base alle nostre osservazioni, frutto di anni di visite all’interno del sito delle Cascine di Tavola,

alcune delle misure gestionali appaiono inadeguate o non sufficienti a garantire nel tempo la

conservazione dell’unico bosco planiziario residuale dell’intera Piana Firenze-Prato-Pistoia, e della

fauna (tra cui alcune specie protette) ad esso associata. Sebbene queste misure sembrino

rientrare, secondo il Piano di Gestione approvato dalla Provincia di Prato, tra quelle non

sottoponibili a VINCA (Valutazione di INCidenza Ambientale) ai sensi della Direttiva Habitat

92/43/CE, in quanto in qualche modo rientranti tra “gli interventi direttamente connessi o

necessari alla conservazione di habitat e specie previsti dal presente Piano di Gestione che per

definizione concorrono al mantenimento degli obiettivi di conservazione da esso perseguiti” (pag.

165), ovvero al mantenimento di radure e al riallagamento dei canali, appare evidente come le

prescrizioni provinciali siano state in qualche modo male interpretate o interpretate in maniera

troppo zelante, portando ad interventi che hanno, in misura più o meno importante, danneggiato

il bosco stesso e la sua funzionalità ecologica. Alcuni interventi potrebbero persino essere lesivi

della normativa comunitaria in materia ambientale, dal momento che possono mettere a

repentaglio la sopravvivenza, la riproduzione e la permanenza in loco di specie animali e vegetali

protette dalla Direttiva Habitat.

Preoccupa in particolare il progetto di riallargare i canali dell’area protetta con l’acqua

proveniente dal depuratore di GIDA in località Baciacavallo, dal momento che l’impianto lavora in

deroga al D. Lgs. 152/06 e che il corpo idrico attualmente recettore, l’Ombrone pistoiese, appare

pesantemente degradato proprio da questa tipologia di scarico.

Gli interventi di sfalcio inoltre rischiano di compromettere il naturale rinnovamento del bosco, che

potrebbe svilupparsi in proprio senza interventi esterni e quindi uso di denaro pubblico. Oltre che

una valenza ambientale, questo ha anche una valenza educativa (si pensi ad esempio alle

scolaresche in visita che possono imparare cosa è un bosco e come fa a rinnovarsi nel tempo).

Le specie arboree alloctone invasive, pur non essendo ancora presenti nella maggior parte del

bosco, appaiono in diffusione, favorite anche dal fatto che non sono praticate tecniche di

rimozione in sicurezza, anzi durante gli sfalci alcuni esemplari sono stati volutamente preservati.

Tutta la necromassa arborea ottenuta per caduta naturale di alberi, o per abbattimento di

esemplari pericolanti, viene regolarmente asportata, in contrasto con le prescrizioni del piano

provinciale di gestione. Le frasche, i rami, i tronchi, unitamente a pietre rinvenute in loco o

trasportate dall’esterno, possono essere proficuamente utilizzate per la creazione di rifugi per la

fauna, tra cui specie protette come il Rospo smeraldino, il Biacco e il Cerambice della quercia.

Alcune reintroduzioni di ungulati di grossa o media taglia non appaiono coerenti con le finalità di

conservazione ambientale intrinseche di un Sito di Importanza Comunitaria.

Si raccomanda quindi in futuro maggiore sensibilità in sede di pianificazione delle opere di

gestione all’interno del sito delle Cascine di Tavola, insistendo maggiormente sulle tecniche di

“landscape greening” in grado di coniugare le finalità ludico-ricreative con quelle di conservazione

ambientale, eventualmente ricorrendo alla consulenza di esperti esterni nelle discipline

dell’Ecologia del Paesaggio e della Restoration Ecology.

RINGRAZIAMENTI

Gli autori desiderano ringraziare Giacomo Bruni e Matteo Cantini, studenti del corso di laurea in

Scienze Biologiche presso l’Università degli studi di Firenze, per l’aiuto prestato durante le

osservazioni sul campo.

(Prato, 30/01/2014)

Questa notevole ed importante relazione è stata consegnata nei giorni scorsi al vicesindaco e assessore all'ambiente del Comune di Prato Goffredo Borchi. Andrea Vannini ci informa che, a riguardo di almeno due delle criticità rilevate (introduzione di cervi e riallagamento dei canali con acque provenienti dall'impianto GIDA di Baciacavallo) Borchi ha fornito due buone notizie. Non saranno immessi cervi nel bosco delle Cascine giacchè è stata accertata l'impossibilità di garantire la permanenza degli animali all'interno dell'area; i canali delle Cascine non verranno riallagati con acque GIDA perchè le stesse non presentano valori compatibili con la qualità del territorio e perchè la falda freatica si è a tal punto risollevata da allagare spontaneamente e con acqua di buona qualità i canali medesimi (http://liberamenteprato.blogspot.it/2013/12/cascine-di-tavola-e-gida.html). Vogliamo, infine, ringraziare Andrea Vannini e Fabrizio Gallotta per l'ottimo lavoro svolto e che ci hanno consentito di pubblicare. 

CONSIGLIO DEI MINISTRI

venerdì 31 gennaio 2014

ROBERTO CENNI OVVERO IL "SOR TENTENNA"

foto: Notizie di Prato

Pure la serata di ieri sera è passata! Ed il sindaco Cenni non ha sciolto neppure davanti alle rinnovate avances di Monsignor Vittorio Aiazzi e dei maggiorenti del centrodestra cittadino le sue perplessità.
Cosicchè l'attuale maggioranza resta al palo. Senza candidato non si può cominciare a fare campagna elettorale. Un vero peccato! Specialmente perchè, dall'altra parte, il competitore con le maggiori chances di vittoria, Matteo Biffoni, comincia a menar poderosi fendenti. Anche invadendo, guarda caso, il campo lasciato per il momento sguarnito dalla destra cittadina. Biffoni, ieri ha infatti confermato che anche per lui i controlli di legalità dovranno continuare ad effettuarsi nel distretto parallelo delle industrie cinesi. E che il governatore Enrico Rossi è sulla strada sbagliata quando offre alla comunità asiatica la possibilità di mettere a norma i dormitori all'interno dei luoghi di lavoro. Argomenti sensibili che vengono abilmente sottratti da Biffoni alla strumentalizzazione politica di Cenni e Milone e presi in carico proprio dal centrosinistra pratese.
Che con Matteo Biffoni propone da  subito un cambio di passo (o di verso, renzianamente parlando..) capace di mettere in difficoltà gli avversari assai più di mille punti e spunti programmatici frutto di qualche think tank occulto!!
E' del tutto evidente che se questa situazione di assoluto campo libero lasciato al candidato della sinistra dovesse ancora prolungarsi la destra non avrebbe alcun modo di risalire la già adesso avversa corrente.  
I segnali arrivano chiari e forti pure dai commenti che si cominciano ad addensare anche sulla rete!!
Molti non riescono a capacitarsi dei tentennamenti prolungatissimi del sindaco Cenni.  In tanti non sanno quali altri eventi possano far decidere l'ex patron di Sasch sulla sua ricandidatura. Anche se iersera ha formalizzato l'intenzione di costruire una sua personale lista civica nell'eventualità di una sua nuova presentazione. Un passo in avanti ma già noto da tempo.Tanto che l'house organ della maggioranza di centrodestra aveva pure annunciato una sorta di capolistura (Bianchi Rossi, Giovannelli e Petrai) della civica Cenni!!
I motivi per i quali "sor tentenna" Cenni non scioglie la sua riserva sono, a dire di chi gli sta accanto, molteplici. E vanno dalla conoscenza di quanto i partiti che lo sostengono vorranno investire (in termini puramente economici) nella prossima campagna elettorale (atteso che lui, Cenni, non potrà tirar fuori una lira in considerazione della sua situazione personale..), all'attesa di conoscere se la sua candidatura per le elezioni europee promessagli, pare, da Altero Matteoli ha qualche possibilità di concretizzarsi. Viste le mutate condizioni politiche (fine del PDL e scissione del NCD). Qualche maligno comincia pure ad insinuare che la novella dello stento cenniana sia anche una forma di ritorsione contro gli inaffidabili partiti che lo hanno, almeno in parte, tradito e/o lasciato solo. Alcuni accenni fatti nel discorso di ieri sera ai "traditori" pare accreditare pure questa ipotesi!! 


VITTORIO SGARBIvsPECCI







































Come un fiume in piena! Rischia l'esondazione la saletta dell'hotel fronte Pecci! Vittorio Sgarbi arriva sotto il diluvio ed alluviona Prato e la folla di giornalisti, reporters, cameramen, curiosi che lo hanno atteso confidando proprio nelle doti spettacolarmente attraenti del critico d'arte-politico-scrittore-ex sindaco-businessman-presentatore televisivo ecc. ecc. 
Non ha proprio gradito lo "sgarbo" e l'offesa alla sua dignità il fintamente tranquillo (in realtà arrabbiatissimo..) Vittorio Sgarbi che ieri s'è presentato, puntualissimo, alla conferenza stampa all'Art Hotel. Giunto a Peretola in elicottero da Roma il critico, accompagnato dal fidatissimo Sauro Moretti, s'è accomodato al tavolo (non prima d'aver salutato le belle ragazze presenti..) accanto a Francesco Perretta. Chi è Perretta? Francesco Perretta è il giovane manager pratese che ha coinvolto, dopo averlo convinto, Sgarbi nell'avventura della direzione del "Pecci". Perretta, come lui stesso ha raccontato, ha suggerito a Sgarbi di presentare la domanda per rispondere all'avviso pubblico del Consiglio d'Amministrazione del Centro. Francesco Perretta, nelle intenzioni di Sgarbi, come lui stesso ha precisato nel corso della torrenziale introduzione, avrebbe dovuto svolgere il compito di manager "sul posto" quale braccio suo destro nella direzione del nuovo Pecci. La "benedizione" di Sgarbi da parte del sindaco Cenni sarebbe giunta, pertanto, solo in un secondo momento. Ed a quanto ha sostenuto Sgarbi Cenni non si sarebbe mosso solo congratulandosi con il critico per la domanda. Gli avrebbe pure detto che sicuramente sarebbe stato lui il nuovo direttore!!
Tutta la conferenza stampa è stata centrata sulla descrizione, minuziosa fino ai dettagli, dei tre componenti la commissione consultiva messa in piedi dal Consiglio d'Amministrazione del "Pecci". Patrizia Asproni, Fabio Gori e Pierluigi Sacco sono stati vivisezionati dl punto di vista professionale, delle specifiche competenze artistiche, ed anche umano, dal logorroico ma documentatissimo Sgarbi. Dei tre supposti "esperti" Sgarbi ha detto tutto il male possibile. Accanendosi, particolarmente, con Fabio Gori, chiamato sempre "...figlio di..."!!
Dalla descrizione che ne ha fatto Sgarbi, tuttavia, sembra davvero che nessuno dei tre sia in possesso di curricula e titoli tali da poter esaminare correttamente i 38 candidati. Perretta ha, tra l'altro, annunciato che la rosa compilata infine dai tre commissari sarebbe di 5 candidati. Tra i quali Sgarbi ha inserito almeno due sue vecchie conoscenze: Pratesi e Cavalucci!!
Bersaglio centrale delle sue frecciate critiche è stato pure il critico fiorentino e collaboratore del Corriere della Sera, Francesco Bonami. Che proprio alcuni giorni fa sul "Corriere Fiorentino" aveva scritto i motivi per i quali, a suo giudizio, Vittorio Sgarbi NON avrebbe potuto fare il direttore del nuovo "Pecci".
Secondo Sgarbi Bonami è la punta di diamante di una filiera "mafiosa" che ritiene di essere la legittima "proprietaria" dell'arte contemporanea. Così da determinarne confini e nomi e, naturalmente, commerci. Solo i loro "amici" (artisti, critici, collezionisti, galleristi ecc.) sarebbero legittimati a ri-conoscere la vera arte della contemporaneità. E ad escludere qualsiasi altro artista che non sia del loro "giro"!
Vittorio Sgarbi ha anche respinto al mittente, il sindaco Cenni, le offerte alternative che gli sarebbero pervenute: quale quella di diventare nuovo direttore del Museo Civico di Palazzo Pretorio ovvero di essere nominato consulente dell'amministrazione comunale per l'arte contemporanea.
Pare evidente che il sindaco Cenni, presidente del "Pecci", dà per scontata la sua sconfitta dentro il CdA del Centro sul nome di Sgarbi!! Cosa bizzarramente strana! Com'è davvero pure strano che il sindaco, pur avendo contribuito, come presidente del Pecci e primo cittadino, a scegliere due dei tre nomi dei commissari (Asproni e Gori) sia uscito singolarmente sconfitto dalla loro decisione finale!! 
Sgarbi è stato fermo e rigido su due punti: i commissari che l'hanno escluso dalla rosa dei cinque devono chiedergli scusa; tornerà a Prato solo e soltanto per fare il direttore del Pecci!! Vittorio Sgarbi ha comunque annunciato la sua intenzione di proporre, alla fine del procedimento amministrativo che porterà alla nomina del nuovo direttore (ove non fosse lui beninteso..), un ricorso al TAR. Basato sia sul contenuto del bando che ha indetto lo pseudoconcorso pubblico, sia sulla base delle previsioni dello statuto del Centro. Oltre che sulle mancate competenze artistiche dei tre commissari giudicanti.
Presente dall'inizio alla fine della conferenza un attivissimo Riccardo Bini, consigliere comunale e provinciale, fondatore della Lista Civica "Città Forte". Che sabato mattina presenterà il nome del candidato sindaco di Prato (si sussurra che sarà una grossa, robustissima sorpresa..) e che, probabilmente, ha in serbo anche un qualche ruolo significativo proprio per Vittorio Sgarbi.