sabato 7 giugno 2014

LA GIUNTA E' GIUNTA




Eccoli effigiati i nuovi assessori che stamattina alle 11,00 verranno presentati alla Città. In rigoroso ordine alfabetico:

FILIPPO ALESSI, VALERIO BARBERIS, LUIGI BIANCALANI, MARIA GRAZIA CIAMBELLOTTI, SIMONE FAGGI, MONIA FALTONI, SIMONE MANGANI, BENEDETTA SQUITTIERI, DANIELA TOCCAFONDI.

Due architetti, due avvocati un medico, un insegnante, 
un economista, un funzionario pubblico, una funzionaria di partito. Tutti laureati (bella sorpresa..) meno una! Per effetto di queste scelte cambia anche la composizione del consiglio comunale. L'ingresso in Giunta dei neoeletti consiglieri comunali Monia Faltoni e Simone Mangani consentirà il ripescaggio dei primi due candidati del PD non eletti immediatamente: l'ex assessore provinciale Antonio Napolitano (Area dem) e la responsabile del circolo Centro Storico Serena Tropepe (cuperliana).
C'avrà messo anche più tempo del previsto. Tuttavia la squadra di governo orchestrata da Matteo Biffoni appare, certo per ora solo sulla carta, notevole!
Ed in linea, tutto sommato, con le dichiarazioni che il neo sindaco aveva rilasciato in campagna elettorale (..."...voglio in Giunta gente motivata, determinata e che soprattutto ami la città...."...).
Naturalmente oltre a nomi e cognomi dei prescelti da Biffoni nel compito di governare per 5 anni Prato conterà anche la distribuzione delle deleghe. Se fosse simile a quella ventilata da taluni organi di informazione cittadini vi vedremmo ulteriore motivi di mano felice da parte del neo sindaco.
Tuttavia, già da adesso, possiamo dirci soddisfatti delle nomine. Matteo Biffoni e la sua Giunta si meritano, pertanto, almeno 120 giorni di luna di miele. Quattro donne e 5 uomini. Raddoppia la quota rosa impegnata nel governo della città rispetto alla squadra di Roberto Cenni. E pur essendo un monocolore PD alcuni dei personaggi indicati da Matteo Biffoni rendono comunque equilibrata la sua prima scelta politica. Certo sappiamo benissimo che due o tre nominativi faranno venire l'amaro in bocca a qualche commentatore od a qualche militante del PD.
Biffoni non ha guardato, ed ha fatto bene, alle appartenenze politiche di qualche membro della sua Giunta. Avrà applicato la massima di Deng Xiao Ping (...non importa che il gatto sia rosso o nero. L'importante è che acchiappi i topi...) oppure avrà privilegiato antiche frequentazioni amicali. Su di un piano prettamente politico la nuova Giunta è caratterizzata dalla presenza di 3 membri di Area Renzi; 2 di Area Dem; 1 civatiano; 1 cuperliano (che con Gabriele Bosi rimangono saldamente alla guida del partito pratese...). Oltre ai due "civici" Biancalani e Toccafondi. Con un'età media giovane, intorno ai 40 anni.
Una squadra con profili personali, competenze, esperienze, professionalità, provenienze assai diversificate. Ma per questo in grado, probabilmente, di rispondere alle esigenze di una società complessa ed articolata come quella pratese.
Matteo Biffoni, seppur con giusta e corretta cautela, ha dimostrato autonomia di scelta. Certo non dimenticando di fare comunque parte di un partito con al suo interno più anime ed aggregazioni. Tuttavia sbaglia, a nostro avviso, chi volesse vedere nella composizione finale del governo cittadino qualche decisivo intervento di una manona (o manina) romana.   
Fuori di metafora è chiaro che, anche correttamente, la leadership di Antonello Giacomelli si sia fatta sentire. D'altronde il simpatico sottosegretario è un autentico politico di razza. Non si "scala" il PD pratese senza avere qualche buona qualità. Nel complesso, tuttavia, chi esce vincente e rafforzato (rimanendo in attesa dell'esatta distribuzione delle nomine...) è Matteo Biffoni e la componente renziana dei democrats. Tutto il resto son chiacchiere di osservatori incattiviti o di commentatori interessati (e magari delusi...).    




Ci piace, infine, concludere con queste due foto: sono state scattate a Chiesanuova il 10 ottobre 2012. Testimoniano la prima riunione pratese dell'Area Renzi. 
Dunque non sono trascorsi nemmeno due anni. Ma, nel frattempo, questo gruppo di giovani "rottamatori" è cresciuto a dismisura, certo anche sull'onda del segretario e premier Matteo Renzi, conquistando la fiducia di militanti, simpatizzanti ed elettori e portando il "direttore d'orchestra" alla carica di primo cittadino.

venerdì 6 giugno 2014

INTERVISTA A VALERIO BARBERIS



Riproponiamo, in un unico articolo, una lunga intervista, già pubblicata il 3 e 4 settembre 2013, all'architetto Valerio Barberis. Che pare destinato a ricoprire l'incarico di prossimo assessore all'Urbanistica. I contenuti dell'intervista potrebbero allora essere la sua piattaforma programmatica. Ne vedremmo delle belle! Auguri e buone cose.....(..non siamo affatto superstiziosi...)!

Prof. Barberis, professor architetto Valerio Barberis, Lei è un docente di progettazione architettonica presso l'università di Firenze. Ma svolge anche la sua attività di architetto quale socio dello studio pratese MDU. Che oltre a lavorare a Prato (avete firmato la sede della nuova CCIAA, tra l'altro...), lavora spesso all'estero. Ci vuol spiegare quali differenze, secondo il suo punto di vista teorico e pratico, ha trovato nel lavorare in Italia ed in taluni paesi stranieri?

L'Italia è un paese fermo. 
Ci sono anche realtà che si sono mosse o che si stanno muovendo da noi (penso a Milano, Torino, Genova), ma sostanzialmente l'impressione che si ha quando si va all'estero e poi si torna in Italia è questa.
Con il mio studio partecipiamo a concorsi di progettazione in diversi paesi europei e stiamo realizzando un grosso progetto in Cina, alla quale ci siamo avvicinati dal 2004, comunque il nostro ambito di lavoro è fondamentalmente l'Italia.
In Italia il lascito del passato, la città storica, rappresenta un'indiscussa eccezionalità a livello internazionale, ma allo stesso tempo non si è più in grado di affrancarsene. E' come se non si volesse ricordare che quel lascito ha rappresentato nel momento in cui fu fatto una straordinaria innovazione. 
La cosa interessante è che “respirare” questa cultura materiale e paesaggistica diffusa fin dall'infanzia è uno strumento di conoscenza formidabile, che permette di formarsi una sensibilità ed una cultura estetica impensabile in altre realtà.
Il nostro tentativo attraverso i progetti, come MDU architetti, è quello di tentare una “collisione” tra questa storia straordinaria, che in Italia è presente ovunque, e la contemporaneità. Parliamo proprio di “collisione” nel senso che non ci interessa una sintesi, ma ci affascina molto di più mettere insieme le cose per produrre qualcosa di nuovo, una specie di corto-circuito concettuale.
Quello che cerchiamo di fare, in fondo, è superare la storia.
Ad esempio nella Camera di Commercio di Prato, che hai citato, il tentativo è rappresentare le dinamiche di una realtà in trasformazione come è quella di Prato. Abbiamo mantenuto intatto l'edificio industriale esistente che, di per sé, è una manifestazione concreta della parola “memoria collettiva” e che immediatamente ricorda la storia del distretto tessile, ma allo stesso tempo l'abbiamo avvolto con una rete metallica che opera una metamorfosi: a secondo del punto di vista si può vedere l'edificio industriale esattamente come era con tutti i suoi elementi architettonici (le finestre, i grigliati, le decorazioni, etc.), ma appena ci si sposta il tutto diventa un monolite di bronzo con un'unica apertura “trasparente”, quella della sala del Consiglio. E ciò che avvolge l'edificio è un “tessuto” metallico (non poteva essere che così a Prato) che ancora, a secondo del punto di vista diventa trasparente come un velo di seta o completamente opaco. Quindi, come vedi, Prato è sempre presente in questo progetto: la Prato del passato, del presente e, noi speriamo, del futuro.
A questo punto direi che noi siamo progettisti italiani, nel senso che la nostra poetica nasce qui, proprio dal confronto inevitabile con la storia e con la contemporaneità.
In molti paesi stranieri, anche europei, tutto questo passato semplicemente non esiste, o comunque non esiste la cappa opprimente che in Italia nel corso del '900 si è generata in nome di questo.

A differenza di altri paesi europei, ad esempio la Francia, l'Italia non ha mai provveduto a dotarsi di una normativa urbanistica efficace, unitaria e coerente procedendo, spesso, per approssimazioni successive. Non crede che sia anche questo uno dei motivi del "disordine" urbanistico del nostro paese?

Direi proprio di sì. 
Siamo uno dei paesi più normati, ma tutto questo si è tradotto quasi esclusivamente in burocrazia quantitativa che auto-giustifica sé stessa.
E' come se ci si fosse dimenticati che la città procede per elementi concreti che occupano uno spazio e che, a loro volta generano a terra spazi pubblici e privati: si deve ri-cominciare a pensare a come sono fatti questi “elementi”. 
L'approccio burocratico-quantitativo deve lasciare il posto ad un approccio qualitativo.
La disciplina urbanistica nella sua evoluzione più aggiornata sta affrontando questioni che riguardano la scala regionale, cercando di delineare delle strategie di sviluppo o di recupero del territorio che non hanno niente a che fare con i Regolamenti Urbanistici delle nostre città.
Personalmente credo che ci debba essere una Pianificazione alla scala Regionale (regionale in senso europeo) seguita alla scala dei comuni da una Pianificazione Strategica stringente, che operi delle scelte precise e chiare, in grado di veicolare nel medio-lungo periodo tutte le scelte che riguardano un territorio (economiche, culturali, sociali, urbanistiche, etc.) e che poi si passi la parola ai progetti (masterplan e progetti architettonici).
L'urbanistica oggi non esiste come disciplina indipendente, la realtà contemporanea è complessa e necessita di strumenti che mettano insieme molteplici conoscenze per la comprensione del reale e la sua trasformazione e già oggi per la redazione di un piano urbanistico esiste un approccio multidisciplinare. Tutto questo, però, deve essere guidato dall'alto da una visione olistica, ovvero il progetto, rispetto alla quale la qualità del vivere (con tutto quello che ne deriva) e la sostenibilità ambientale devono essere i poli di riferimento.
In fondo in molti paesi europei si è continuato nel corso del novecento a progettare la città, ovvero a pensare la sua trasformazione fisica , piuttosto che a procedere alla divisione del territorio in aree funzionali omogenee (la pratica dello zoning) ed a definire le quantità ammissibili di questa trasformazione come è avvenuto in Italia. Per fare un esempio: quantitativamente 1.000 mq di “area verde” possono essere indifferentemente sia un'aiuola larga 2 metri e lunga 500, sia un piccolo spazio verde di 50x20 metri, ma qualitativamente non sono la stessa cosa. E , a sua volta, lo stesso spazio verde di 50x20 m può essere un parco urbano con aree di sosta, gioco, ombreggiate da alberi,  oppure un prato lasciato andare.

Concorda con l'osservazione che dopo il ventennio fascista non si sono più realizzate in Italia opere che fossero per lo meno alla pari con quelle degli architetti che operarono sotto il regime mussoliniano tipo Piacentini, Terragni, Libera, Figini, Pollini, Michelucci ecc.??

Assolutamente no.
Anzi in Italia è proprio nel dopoguerra che si è formata una scuola di progettisti, tra cui anche quelli operanti nel ventennio, la cui ricerca innovativa  ha influenzato future generazioni di architetti a livello internazionale. Il boom economico italiano corrisponde all'unica fase del '900 in cui da noi l'innovazione è stata messa nella condizioni di operare, è il momento nel quale si forma addirittura il concetto di “made in Italy” che, ricordiamocelo legava a temi di innovazione assoluti, con argomenti della tradizione italiana. Credo che la figura di Olivetti incarni e sintetizzi benissimo questa fase.
L'Italia ha prodotto numerosi momenti “epici” di formazione e proliferazione di dibattito culturale che si sono irradiati nel mondo.
Penso ai gruppi del  periodo radicale fiorentino degli anni '60-'70 le cui ricerche sono la base culturale di tutte le cosiddette archistar contemporanee ed i cui archivi, sigh, sono (quasi) tutti stati acquisiti da istituzioni culturali straniere (primo su tutti il Centre Pompidou).
Penso all'esperienza di Aldo Rossi che in tante facoltà italiane è divenuto una specie di religione, travisandone completamente il senso profondo del messaggio, ma che all'estero sta alla base della ricerca di numerosi architetti, a partire da Herzog & de Meuron in Svizzera e da Steven Holl negli Stati Uniti.
Penso infine a Renzo Piano un vero “maestro”.
Mentre scrivevo mi sono reso conto che i progettisti di cui ho parlato segnano una trasformazione: nel dopoguerra sperimentano in Italia costruendo le loro opere, progressivamente chi fa innovazione in Italia viene sempre più escluso dalla costruzione del territorio.
E questa trasformazione è evidente anche nelle vicende dell'esempio che ho citato: quello che succede dell'Olivetti nel passaggio da Adriano Olivetti a De Benedetti è lo specchio tragico di un passaggio di un'Italia che innova nel mondo ad una chiusa in sé stessa e nelle sue (piccole) clientele.

Tutte le città italiane hanno una comune caratteristica: solo i centri storici hanno mantenuto una loro intrinseca qualità. Tutto il resto del costruito appare come un informe ed a volte orribile, sia dal punto di vista urbanistico che sociale, accrocchio disordinato di edifici senza alcuna qualità. Concorda?

Mi sembra che sia un'affermazione che generalizzi ma che allo stesso tempo sia condivisibile per tutto quello che è successo nel dopoguerra.
Nel senso che esistono anche eccezioni a questa descrizione desolante, ma che quantitativamente rappresentano una percentuale irrisoria di quello che si è costruito dagli anni '50.
Un'eccezione abbastanza rappresentata in Italia a questo panorama è la città ottocentesca, che fisicamente si è sviluppata al di fuori della mura rappresentando, da un punto di vista storico, proprio il superamento e l'andare “oltre” la città chiusa. 
Altra eccezione è in alcune realtà la città “liberty” che ha prodotto numerosi quartieri borghesi di grande qualità.
Per il resto direi che l'ultima fase che ha lasciato diffusamente in Italia aree urbane che siano in grado di rappresentare di una fase storica sia la città del Ventennio. 


A questo proposito il prof. Aldo Loris Rossi dell'Università di Napoli avanza spesso la sua proposta di procedere alla rottamazione degli edifici costruiti negli anni '50 e '60 nelle nostre periferie perchè senza alcuna qualità architettonica e non antisismici. Secondo Rossi tale rottamazione oltre a risparmiare territori vergini salverebbe anche migliaia di vite umane oltre a rendere più civile la convivenza. E' d'accordo?

Assolutamente d'accordo.
In Europa è ormai chiaro a tutti gli addetti ai lavori che il tema centrale del dibattito urbanistico ed architettonico sia quello del ripensamento della città costruita.
Nei paesi “emergenti” chiaramente il dibattito è diverso e va nella direzione di indagare le megalopoli.

Anche la nostra città di Prato soffre, evidentemente, degli stessi mali prima elencati. Ad un bel centro storico denso di edifici mirabili corrisponde il caos urbanistico degli anche immediati dintorni! Per ritrovare qualcosa di umanamente accettabile occorre riandare ai centri storici, o meno storici, dei borghi periferici (Figline, San Giorgio a Colonica, Iolo, Galciana, S.Lucia ecc. ecc.) che hanno potuto conservare una loro qualche identità! Può farci qualche osservazione ulteriore?

Prato è una città unica.
La sua storia, la storia del distretto tessile del dopoguerra, è unica ed il tessuto urbano ne è la manifestazione concreta. http://www.youtube.com/watch?v=uvptCDocH54
Può piacere o meno, ma è unico nel suo genere. Secchi riprendendo un termine già utilizzato ha definito mixitè l'amalgama urbano che caratterizza parti omogenee del tessuto cittadino, molto note ai cittadini pratesi.
Può essere meno noto che le modalità con le quali l'uomo storicamente si è distribuito nella piana che va da S. Lucia all'Ombrone sono anch'esse uniche, nel senso che si sono formati piccoli borghi lungo direttrici che derivavano dalla centuriazione romana e che si sono sviluppati lungo il sistema delle gore, funzionante dal XI secolo, che incanala l'acqua del Bisenzio a S. Lucia alla presa del Cavalciotto e la distribuisce a tutta la piana riversandola infine nell'Ombrone. Questo sistema di regimazione e distribuzione delle acque è assolutamente unico ed ha garantito energia idraulica per quasi un millennio, fino, cioè, all'avvento dell'energia elettrica.
Uno dei piani urbanistici più importanti e pregno di conseguenze per il territorio pratese è il Piano Savioli – Bardazzi, un piano che non vide mai la luce, perchè rifiutava la divisione in aree omogenee del territorio pratese, ovvero la procedura dello zoning, dimostrando un approccio assolutamente innovativo e privo di altri esempi a livello nazionale nel periodo. In quel piano vengono poste le basi conoscitive e concettuali di tutta la successiva pianificazione urbanistica pratese ed uno degli elementi cardine è proprio il riconoscimento dell'importanza delle frazioni, concepite come parte di un sistema urbano in cui una rete di centri urbani storicizzati (a partire del centro cittadino), sono intervallati da parti di territorio agricolo e urbanizzato.
Questa peculiarità del territorio pratese è posta anche alla base del Piano Secchi che a tutt'oggi, rappresenta uno dei piani più innovativi prodotti in Europa negli ultimi anni, nel quale sono state introdotte tematiche legate alla sostenibilità alla scala del territorio che sono state riprese successivamente a livello internazionale.
Quando si va a Soho o a Tribeca a New York, o nella zona di Via Tortona e Milano, o nella zona dei Dora Doks a Torino, o ancora a Vauxhall a Londra ci si confronta con aree urbane nate come luoghi di produzione, che hanno trasformato in modo innovativo la loro unicità. 
Quando si va a Prato in molte aree di Via Bologna o Via Strozzi ci si confronta con aree urbane che hanno sostituito la loro unicità con i più anonimi quartieri dormitorio. 
Tutto questo per dire cosa: Prato ha delle peculiarità che potrebbero essere tranquillamente la base su cui impostare un ragionamento per un suo rinnovato sviluppo in chiave innovativa.
Il sistema del centro storico e delle frazioni che formano una rete di centri distribuiti lungo le antiche direttrici delle gore è eccezionale.
Anche la presenza delle numerose etnie che compongono la mixitè sociale di Prato ha dell'eccezionale.
Anche le Cascine di Tavola sono eccezionali.
Anche la città etrusca è eccezionale.
Anche il distretto tessile con la sua origine sul mescolo (mixitè) del cardato è eccezionale.
Anche il Centro Pecci ha dell'eccezionale (lo ricordo che è il primo centro d'arte contemporanea in Italia).
Anche il Macrolotto zero è eccezionale.
Anche il complesso del Museo del Tessuto e della Biblioteca Lazzerini.
Anche il sistema delle gore è eccezionale.
E' chiaro che il punto di partenza è riconoscere questa eccezionalità.
E' evidente a tutti i cittadini di Prato che i monumenti del centro cittadino (compreso il rinnovato Palazzo Pretorio) costituiscono un insieme eccezionale nel quale le persone si riconoscono. Non tutti sanno che uno di quei monumenti, il Teatro Metastasio, è stato negli anni '70 uno dei centri di ricerca più avanzati a livello internazionale nell'ambito teatrale  http://www.gherardovitalirosati.it/spip.php?article42 
Quindi è vero che Prato è una città priva delle qualità che vengono riconosciute ad altre città, ma è anche vero che ha delle qualità diverse ed altrettanto interessanti, che devono semplicemente essere fatte venire a galla.
Faccio un esempio: il sistema dei “Passanti Verdi” immaginati da Secchi potrebbe essere eccezionale.

Prato si è sempre dotata, almeno dall'immediato dopoguerra, di strumenti urbanistici (i cosiddetti Piani Regolatori). Tuttavia, a parte le previsioni a volte anche assai sballate di queste normative, non ha avuto, all'evidenza, uno sviluppo urbanistico coerente ed efficace. Vuol forse dire che i PR o adesso i PS ed i RU sono strumenti inutili?

Il problema è evidente che non è pratese.
Il boom edilizio connesso alla fase del boom economico in Italia ha di fatto rappresentato una cesura definitiva tra un prima ed un dopo. Le modalità di appropriazione e costruzione del territorio hanno perso qualsiasi legame con una tradizione insediativa che,di fatto, era stata la medesima da sempre.
L'unico momento di deroga alla tradizione era stato l'espandersi ottocentesco di alcune città oltre le mura, con la demolizione di queste ultime, ma di fatto la città ottocentesca rispecchia una concezione della città assolutamente coerente con il passato.
I fenomeni urbani come quelli che sono successi a Prato nel dopoguerra non avevano alcuna possibilità di essere regolamentati.
In realtà la pianificazione ha generato anche a Prato aree urbane assolutamente corrette come le PEEP o aree coerenti come il lungo fiume di Viale Galilei solo per citare due esempi.
Comunque, come ho già detto, credo che l'impostazione burocratico-quantitativa della normativa vigente debba essere superata da una visione sul progetto, ovvero su come si modifica fisicamente il territorio piuttosto che normare esclusivamente i numeri della trasformazione.
In realtà negli ultimi anni le diverse commissioni del Comune di Prato hanno posto questioni anche qualitative sui progetti, ma il mio è un ragionamento più generale che investe la normativa nazionale e regionale.

Come giudica, da questo punto di vista, ad esempio, la politica urbanistica dei cosiddetti Piani di Recupero ovvero le demolizioni con ricostruzione a volume uguale di edifici artigianali ed industriali che si è sviluppata (ed ancora è in corso) a Prato dagli anni '90 ad oggi?

La questione dei piani di recupero di Prato e di come sono stati interpretati – piano di “recupero” dovrebbe recuperare l'esistente - va vista nel contesto economico della città degli anni '80.
Credo che nasca proprio  in quegli anni infatti la richiesta da parte del sistema produttivo tessile di realizzare un distretto meno disperso e più concentrato fisicamente: il Macrolotto 1 è la risposta a questa esigenza.
In fondo stava cambiando il tessuto sociale e si iniziava a sentire la necessità di spostare le attività industriali inserite nella città al di fuori di essa.
Per rendere economicamente plausibile tale trasferimento che, evidentemente, sarebbe stato molto gravoso, le aziende vennero agevolate nella decisione da indici fondiari molto alti che garantivano livelli di rendita elevatissimi.
Ecco credo che quella sia stata una fase decisiva per Prato: il comune dette l'incarico ad un gruppo di ricercatori della facoltà di architettura di Firenze(guidati da Prof. Alberto Breschi) di fare una  archiviazione e verifica degli elementi caratterizzanti degli edifici industriali più rappresentativi del tessuto edilizio pratese e della vallata; successivamente gli stessi ricercatori proposero delle modalità di trasformazione degli stessi complessi edilizi improntate a criteri di progettazione estremamente innovativi, che si stavano sperimentando in diversi paesi europei e negli USA.
Quelle ipotesi metodologiche furono ignorate e le trasformazioni delle aree industriali -le prime ad esserlo furono proprio quelle ritenute esemplari dalla prima ricerca- hanno prodotto enormi condomini che, sicuramente, hanno ben poco della qualità insediativa, della complessità spaziale, delle soluzioni tecnologiche e molto spesso decorative che caratterizzavano quei complessi  industriali pratesi.
E' successo che, in assoluta buona fede, si è ritenuto che l'unica questione veramente importante fosse quella del distretto tessile e delle conseguenti ricadute di cui ha beneficiato il territorio pratese (lavoro, benessere economico e sociale diffuso, etc.) , lasciando in secondo piano tutti gli altri aspetti. Dico in buona fede, perchè questo territorio ha sviluppato una realtà economica eccezionale, quella del distretto tessile, che è stata, giustamente, il faro di ogni scelta per molti anni.
Purtroppo quelle decisioni non hanno tenuto conto del tempo medio-lungo, nel senso che le trasformazioni economiche e sociali che erano in atto a livello globale esistevano già, ma sopratutto non si è avuto la lungimiranza di dotare la città di trasformazioni di alta qualità urbana ed architettonica che oggi, ad esempio, sono la base sulla quale molte città europee impostano il loro marketing territoriale (tra tutte Barcellona e Bilbao) e che rappresentano elementi di richiamo che determinano l'insediamento, in queste città, di creativi che giungono da tutto il mondo. Per capirci la città contemporanea “bella” attrae investimenti e persone: Manchester anche grazie ad operazioni di rinnovo urbano delle sue aree industriali dismesse, è divenuto un centro di grande attrazione per imprese di design, comunicazione, ICT ed alta tecnologia.
Prato poteva trovare una sua strada e l'eccezionale trasformazione della Campolmi, che è immediatamente divenuto un nuovo polo urbano di interesse collettivo, che ha rilanciato un intero quartiere, lo sta a dimostrare. 

E' stato recentemente approvato il nuovo PS del comune di Prato. Che idea se ne è fatto?

Devo confessare che ritengo di conoscerlo troppo poco per poter fare delle valutazioni.

Si è assai discusso, specie in occasione della proposta di abolizione della Provincia, della cosiddetta area metropolitana o area vasta. Ovvero, per quanto ci riguarda, il territorio delle province PO-FI-PT. Non crede che sarebbe questo il corretto ambito di formazione delle previsioni urbanistiche? Si tratta dell'area più importante della Toscana, popolata da metà degli abitanti, ma, a ben guardare, di un territorio assai ridotto di dimensione, uniforme e delle dimensioni demografiche di una media città europea. Ha senso nel 2013 agire come se Capalle o Ponte all'Agna fossero ancora confini invalicabili?

Spero che i miei figli studieranno nei libri che esistevano così tanti comuni nella piana!
L'area metropolitana è semplicemente una realtà quotidiana per gli abitanti della piana, ritengo che sia solo a questo livello che le differenti realtà di cui si compone potranno trovare una propria vera collocazione strategica.
Ad esempio Prato non è meno di Firenze, è diversa. 
Quindi credo che operare sull'area vasta permetta di sviluppare le peculiarità delle singole parti nella logica di dare una forma concreta da un punto di vista amministrativo ad una rete che già esiste.
A livello europeo le politiche di sviluppo dei prossimi anni e, di conseguenza anche i finanziamenti, individuano nella “città” ed in particolare nelle aree metropolitane i luoghi privilegiati nei quali si generano relazioni su molteplici livelli.
La sfida vera dell'area metropolitana della Piana è quella che effettivamente si tratta di una rete con almeno tre centri urbani importanti e con numerosi altri di grande interesse: si tratta quindi, partendo da esperienze europee esistenti, di individuare un modello amministrativo innovativo, che non dimentichi che in Italia sono nati i Comuni, ma che allo stesso tempo pensi prima di tutto al benessere dei cittadini, al loro stare insieme, alla bellezza del costruito e del territorio aperto, alla nuova attrattività anche in relazione agli investimenti che un territorio come questo può generare.

Tra le altre grandi questioni che Prato dovrà affrontare una, grossissima, verrà immediatamente a scadenza. Con il trasferimento del MeD al NOP di Galciana verrà liberata l'area ex ospedaliera! Quali previsioni d'utilizzo le sembrerebbero più coerenti per la città e per quel segmento di centro storico? 

E' molto positivo che, alla fine, si sia aperto un dibattito pubblico sull'argomento. 
Credo che sia un'occasione storica per la città di Prato e, quindi, spero che sia valutata con grande attenzione, tenendo a riferimento tematiche a livello di area metropolitana e che possano introdurre in città benefici nel periodo medio-lungo.
Premetto subito che credo sia il luogo ideale per una funzione “forte”.
Credo che l'occasione di una riflessione collettiva su questa area, possa essere un specie di “banco di prova” per la redazione di un vero Piano Strategico per Prato. Uno dei problemi generali dell'Italia è che da troppo tempo si affrontano le scelte nella logica dell'emergenza e, comunque, senza un quadro di riferimento complessivo che definisca le problematiche, operi delle scelte sulle ipotesi di sviluppo, sulle strategie per conseguirli ed effettui un monitoraggio sulle azioni che si stanno intraprendendo per raggiungere gli obiettivi strategici fissati. In Cina la visione politica generale si muove su scenari a 50 anni, con  piani operativi a 20 anni.
Se a Prato ci fosse un Piano Strategico efficace -come quello ad esempio di Torino- probabilmente sarebbe più chiaro cosa fare in quell'area, perchè si dovrebbero perseguire gli obiettivi ed i temi sviluppati nel Piano: cosa vuole diventare Prato nel 2020-30?
Allora la questione dell'area MeD non può semplicemente essere affrontata come un problema di quell'area in questo momento, ma come una questione che investe il ruolo di Prato nell'area metropolitana e che porti nel territorio benefici nel medio-lungo periodo.
Per me Prato potrebbe ambire a divenire uno dei poli internazionali più importanti sul tema del riciclo. Il re-cycle sta diventando una filosofia di vita nel mondo e sta aprendo scenari di mercato enormi (architettura, urbanistica, interior design, design, moda, arte, nuovi materiali, edilizia,etc.): Prato, come ci ricorda Malaparte ne i “Maledetti Toscani” è la patria del riciclo. 
Già numerose iniziative culturali e di promozione del distretto lavorano su questo argomento -La Casa del Terzo Millennio, Rethinking the Product, Cardato Regenerated CO2 Neutral, Officina Re-Think, etc. -, esistono anche numerose aziende operanti nel settore e la vicina Corte di Via Genova  assieme ad Officina Giovani agli ex Macelli fanno del comparto urbano a sud del MeD la SoHo di Prato.
Un polo significa concentrare iniziative e finanziamenti pubblici e privati verso un obiettivo comune che apra scenari nuovi e che abbia una prospettiva di sviluppo di nuove attività economiche nel territorio.
Mi immagino un polo con centri di ricerca pubblici e privati, facoltà o singoli dipartimenti di università nazionali ed estere (moda, tessile, architettura, design, ingegneria dei materiali, arte, etc.), centro espositivo, sedi aziendali, incubatori di impresa, spazi per co-working, uffici professionali e di consulenza, showrooms, residenze temporanee, ostelli, ristoranti e locali: insomma un pezzo di città dinamico, in grado di espandersi in altri comparti urbani, di attirare a Prato nuove professionalità ed aprire o ampliare nuovi settori produttivi e di mercato.
Cioè sto parlando di un'ipotesi che agisce nel medio-lungo periodo e che tenta di introdurre un tema di innovazione nello sviluppo di Prato, ma che parte dal suo DNA: per esempio un polo di questo tipo a Firenze non avrebbe senso.
E' chiaro, quindi, che l'orizzonte è quello del comparto urbano generale che va dal Centro Storico alla Declassata e che potrebbe espandersi nel tempo al Macrolotto Zero. E' evidente che un polo del re-cycle fondamentalmente deriverebbe dal recupero dell'esistente, in particolare degli edifici industriali presenti nel comparto urbano ed in attesa di una nuova destinazione, per cui a questo punto l'area all'interno delle mura potrebbe diventare un parco urbano con alcune funzioni del polo in grado di interfacciarsi con quelle del centro storico. 
Ma questa è una proposta, come ce ne sono altre: la vera sfida è definire la cornice generale all'interno della quale l'area MeD possa diventare il tassello di una strategia complessiva e coerente di sviluppo (sostenibile) del territorio nel medio periodo.

giovedì 5 giugno 2014

ANALISI DEI RISULTATI ELETTORALI: M5S E GLI ALTRI


Dopo aver fatto le "bucce" ai risultati elettorali ottenuti dalla sinistra (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/06/analisi-dei-risultati-elettorali-il.html) e dalla destra (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/06/analisi-del-risultato-elettorale-il.html) oggi è il turno del M5S e delle altre liste che avevano presentato candidati sindaco. I risultati ottenuti sono i seguenti: 

PARTITI                                        2009                                                        2014

M5S.                                1.807               1,86                               8.277  9,19          + 6.470
NCD                                ------                -----                                  904  1,00           +    904          
CITTA' FORTE                    ---                -----                                442    0,49        +     442
INDIPENDENTI/FF            ----              ------                                828   0,94          +    828
RUBINO                             344                0.35                               384     0,43        +      40
STT-TOGNOCCHI            ----                  ----                                845    0,95          +   845
UMANISTI                        ----                 -------                              123    0,14          +   123
                                        -----------          ---------                     --------------------        -----------  
                                        2.151                  2,21                           11.803  13,14      +  9.652


Alle europee il M5S prende 13.520 voti ed il 14,87%. Alle politiche del 2013 il M5S prese 24.185 voti pari al 23,48%. Questi  numeri sono evidentemente impietosi ma rendono bene la bruttissima performance del M5S pratese nelle elezioni del 25 maggio scorso. Tutti in rosso i raffronti. A parte quello con le lontanissime amministrative del 2009. Nella medesima giornata del voto europeo ed amministrativo gli stellati perdono 5.243 voti alle comunali rispetto alle europee. E quasi il doppio, 10.665, sulle politiche 2013. Sempre rispetto alle europee i pentastellati, che l'anno scorso avevano preso a Prato una percentuale quasi analoga a quella nazionale, perdono nel confronto col risultato nazionale, circa 7 punti.
Un disastro, rispetto alle attese ed alle elezioni europee ed a quelle politiche del 2013, il risultato alle comunali. Mancano ai grillini quasi 16.000 voti rispetto alle politiche del 2013. Oltre 5.000 rispetto alle concomitanti europee. Una dèbacle impressionante che fa del risultato pratese uno dei peggiori del M5S a livello nazionale. Hanno pesato, eccome, le divisioni e le "guerre" tra i due Meet Up cittadini. Ed anche la scarsa credibilità della lista alla fine presentata dal gruppo risultato vincente nelle elezioni interne al Movimento. Lo testimonia anche lo scarsissimo apporto in preferenze personali dei candidati grillini. Che su  8.277 voti al simbolo sommano la miseria di sole 704 preferenze. Di cui quasi 250 addensate sul ticket (eletto) Gabriele Capasso-Silvia La Vita. Vuol dire che la stragrande maggioranza dei votanti il M5S ha segnato solo il simbolo. Risultando largamente solo un voto d'opinione guadagnato da Beppe Grillo. Le preferenze grilline sul totale dei voti sono state solo l'8,50%. Il risultato migliore, per fare un esempio, è stato quello della lista civica Biffoni che ha guadagnato ben il 72% devi voti attraverso le preferenze ai propri candidati.
Ma il pessimo risultato del M5S pratese può essere anche metafora del grillismo nazionale. Beppe Grillo, con la solita arrogante arrembanza, a volte simpatica a volte mica, aveva dichiarato in tutte le salse che dopo il previsto (da lui e dai sondaggisti, per la verità...) grande successo del Movimento avrebbe: 1) Chiesto le dimissioni di Napolitano e 2) Chiesto nuove elezioni politiche i risultati delle quali avrebbero dovuto consentire al M5S di governare da solo questo grande Paese!
Tuttavia Beppe Grillo ed i suoi non hanno proprio saputo "governare" una bega di paese come quella sviluppatasi a Prato fra i due Meet Up avversari. E non avendo saputo dirimere una banale lite tra "comari" (e bastava poco..occorreva dire "o fate un'unica lista o nessuno otterrà la certificazione"..) ha, di fatto, determinato il risultato "orribile" dei pentastellati cittadini. Ma se Beppe Grillo ed il suo staff non sono stati in grado di governare questa baruffetta locale come avrebbero (e come potrebbero...) governare l'intera Nazione? Per fortuna c'ha pensato la saggezza dell'elettorato. Di fronte alla prospettiva di avere un governo formato da credenti in sirene e scie chimiche, in parlamentari che citano un tizio di nome Pino Chet, o, da ultimo, in intrepidi nemici del grano "saraceno", han pensato bene, pur con tutte le cautele del caso e spesso turandosi non solo il naso ma anche altri orifizi, di dare forza a Matteo Renzi ed al suo Partito Democratico.....  
Le altre 6 liste che concorrevano con un proprio candidato sindaco ottengono complessivamente solo il 3,95%. Solo NCD arriva a toccare l'uno per cento dei voti. Per gli alfaniani queste elezioni pratesi si sono rivelate un vero e proprio bagno di sangue. Certo nessuno immaginava una vittoria di Carlo La Vigna e Alberto Magnolfi. Tuttavia le attese per un risultato di tenuta e di decenza politica per un partito nazionale e di governo c'erano tutte. Alle europee NCD (insieme a UDC) arriva a 2.507 voti ed al 2,76%. Lontano dal non proprio lusinghiero risultato nazionale ma quasi il triplo dei voti raccolti alle comunali.  Insignificanti, come era stato già previsto da questo blog, il risultato delle altre liste civiche. Nessuna di loro raggiunge l'uno per cento dei voti. Ed anche se sommate insieme non avrebbero concorso all'elezione di consiglieri comunali. Troppo forte il M5S, sul lato della concorrenza nella denuncia. E troppo forte, sul versante delle alleanze, dei programmi e dei candidati, la concorrenza delle liste civiche dei due schieramenti di sinistra e destra.

  

mercoledì 4 giugno 2014

ANALISI DEL RISULTATO ELETTORALE: IL CENTRODESTRA


Ieri abbiamo analizzato più da vicino (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/06/analisi-dei-risultati-elettorali-il.html) il risultato elettorale ottenuto dalla coalizione di centrosinistra. Oggi guardiamo dentro quello del centrodestra. Compito, per la verità, assai più facile e di immediata comprensione. Ecco i risultati ottenuti col solito raffronto con quelli del 2009:


 PARTITI                                        2009                                                        2014

PDL/F.I.                               31.505              32,48                            9.114  10,12        - 22.391
UDC                                      3.101                3,20                               834    0,93         -  2.267
SOCIALISTI RIF.                  349                0,36                         ----------------             -    349
LEGA NORD                       4.913                5,07                             1.097    1,22      -  3.816
GIOVANI PRATESI              896                0,92                         ----------------          -    896
PRATO CIVICA                     744                0,77                          ----------------        -     744
TAITI PER PRATO                467                0,48                           ---------------       -     467
LA DESTRA                         1.075               1,11                            ---------------        -  1.075
                                           -----------         ---------                               --------------------  -----------
                                              43.050             44,39                           11.045    12,27  -  32.005


PRATO L e S                           2.587               2,67                          3.241     3,60        +     654
ALLEANZA SOCIALE           -------              -----                               224     0,25        +     224
PRATO CON CENNI             -------              -----                             8.809     9,78        +  8.809
LEGA TOSCANA                  --------              -----                                176     0,20         +    176
IO CAMBIO                           --------             ------                               284     0,32         +    284
FRATELLI D'ITALIA             --------             ------                           1.938    2,15         + 1.938
                                               ----------       -----------                              --------  ------          ---------
                                               45.637              47,06                            14.682  16,30     + 12.085

                                                                                                              ==========          ======
                                                                                                             25.717  28,57       - 19.920

Più chiaro di così! La coalizione che aveva vinto nel 2009 perde oltre 32.000 voti. Recuperandone, con i nuovi apporti, solo poco più di 12.000. Cosicchè il saldo negativo è di circa 20.000 voti. Un'impressionante massa di consensi volatilizzati in 5 anni di governo del centrodestra cittadino. I motivi dell'evidente dèbacle dei cenniani sono, ovviamente, molteplici e non tutti riferibili alla politica cittadina.
Il crollo è dovuto allo squagliamento nazionale del centrodestra ed ai guai giudiziari dell'unico leader di quello schieramento: Silvio Berlusconi. Ed al conseguente emergere del carisma di Matteo Renzi che si è abbattuto come un fiume in piena anche su Prato. Per dare ragione di questa affermazione basta considerare che alle europee il risultato del centrodestra è stato perfino assai peggiore di quello delle comunali. Le varie formazioni di destra (F.I.-FdI-Io Cambio-Lega Nord-NCD/UDC) totalizzano solo 20.687 voti pari al 22,76%. Contro il 28,57% e 25.717 voti delle comunali  (oltre i quasi 900 voti andati al NCD). Sicuramente i voti perduti dall'urna comunale a quella europea sono andati verso astensione, M5S, PD.
Naturalmente anche diversi fattori locali hanno contribuito alla sconfitta clamorosa del centrodestra.
Innanzitutto l'incapacità assoluta di mantenere unita la coalizione del 2009. Roberto Cenni è passato dall'euforia per l'insperata vittoria e da un atteggiamento politico che lo aveva fatto denominare come sindaco bipartisan (ricorderete tutte le conferme/nomine di uomini della sinistra all'interno di vari enti..) al cupio dissolvi di metà legislatura. Quando ha creduto di poter tenere a bada le legittime richieste delle varie forze politiche rispondendo di no, o quasi, a tutti (a cominciare dai radicali dell'associazione Liber@MentePrato).
Non per vantare inutili primogeniture ma il crollo della diga del centrodestra pratese è iniziato proprio da quel minuscolo forellino causato dall'uscita dei radicali dalla maggioranza....Da allora è stato uno stillicidio di diversificazioni e divisioni. Culminato con la pugnalata finale che, a pochi giorni dalle elezioni, mandò in minoranza Cenni sulla delibera d'approvazione del Bilancio 2013!
A significare che all'interno di una coalizione non possono esserci "unti del Signore" e paria. Che é una verità valida sia a destra come a sinistra!
Cosicchè il 25 maggio non ha potuto che confermare la dissoluzione della coalizione Cenni. Forza Italia, che rimane il primo partito dell'alleanza, crolla e perde quasi 23.000 voti. La Lega Nord, partito-miracolo del 2009, già sparita da tempo dalla politica cittadina, e divisa per tre, svanisce al di là dell'Appennino tosco-emiliano! L'UDC, la bad company messa in piedi dalla dirigenza locale come semplice specchietto per le allodole, fa il botto all'indietro. Facendo rimediare una bruttissima figura all'ottimo Roberto Caverni. Quasi nullo pure l'apporto delle altre liste. Ad eccezione, ovviamente, della lista civica del sindaco. Che col suo 9,78% dei voti diventa il terzo partito della città. Rimanendo, tuttavia, ben al di sotto delle previsioni della vigilia. Occorre infatti tener presente nel valutare il risultato della lista Cenni che al suo interno v'erano almeno due altre formazioni politiche: la lista Giovani e Famiglia e Antonio Longo, ovvero la parte migliore, elettoralmente parlando s'intende, dell'UDC pratese.
Dalle preferenze acquisite da Sandro Ciardi, 138, e da Antonio Longo, 546, possiamo arguire che l'apporto di GeF è stato di circa 4/500 voti; quello di Longo di circa 1000/1500. Quasi 2000 voti che consentono di ridimensionare il risultato di Roberto Cenni. Che in consiglio comunale si troverà a fare il capogruppo solo di Dante Mondanelli ed Alessandro Benelli. Quasi sicuramente, infatti, Antonio Longo darà vita al gruppo autonomo dell'UDC. Nel positivo risultato della lista Prato Libera e Sicura c'è da segnalare, comunque, la scarsa capacità attrattiva di Aldo Milone. Dopo essere stato quasi tutti i giorni e per 5 anni sulle pagine di quotidiani e tv locali e nazionali conquista, rispetto al 2009, poco più di 600 voti. Una miseria!  
Il risultato di Forza Italia è segnato dalle strabilianti performances del ticket Rita Pieri e Giorgio Silli. Che, da soli, valgono metà dei voti conquistati dai berluscones. Chiara, a questo punto, la candidatura a sindaco di uno dei due alle elezioni del 2019. Penalizzato dalla bagarre sulle preferenze esce intanto dalla scena politica un signore che l'aveva attraversata per 40 anni: Roberto Baldi. Che paga, evidentemente, una certa conduzione autoritaria, forse necessaria ed inevitabile, del gruppo consiliare piddiellino prima e forzista poi. Ha tuttavia diritto all'onore delle armi! Al momento non si hanno informazioni sul silente Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale di Forza Italia.  
Domani, formazione della Giunta permettendo, analizzeremo il comportamento elettorale del M5S e delle altre liste. 

martedì 3 giugno 2014

ANALISI DEI RISULTATI ELETTORALI: IL CENTROSINISTRA


Ad una settimana dall'apertura delle urne e dall'elezione di Matteo Biffoni e del nuovo consiglio comunale, ed in attesa di conoscere la composizione della nuova Giunta, è il momento per un'analisi più approfondita dei risultati elettorali. Cominciamo stamattina con quelli del centrosinistra, il vincitore. Domattina proveremo ad analizzare quelli conseguiti dal centrodestra, lo sconfitto. Naturalmente per un'analisi puntuale occorre tener presente i risultati della precedente consultazione. Il raffronto è il seguente:    

       RISULTATI 2009                                                              RISULTATI 2014     DIFFERENZA


PARTITO COMUNISTA    1.153                  1,19                       --------------               -       1.153
PARTITO LIBERALE           133                  0,14                        -------------                -          133  
SEL                                        2.395                 2,47                        2.267    2,52             -          128
PD                                        38.699               39,90                      42.151  46,81             +      3.452   
REPUBBLICANI                    124                 0,13                         -------------                -          124
IDV                                        4.132                 4,26                            323   0,36              -       3.809
                                            ----------           --------                          ----------------                   -------------
                                             46.636               48,09                      44.741   49,69            -        1.895

FDS                                             ----                  ----                        1.047   1,16               +      1.047 
SCELTA PER PRATO              ----                  ----                           527   0,59               +         527
CITTA' PER NOI                     ----                  ----                           533   0,59                +         533
LISTA BIFFONI                      ----                  ----                         5.682   6,31                +       5.682
                                                                                                       --------                            ---------
                                                                                                        7.789                           +     7.789
                                                                                                      =======                       =======
                                                                  TOTALE                     52.530                            +   5.894   

Rispetto al risultato, negativo alla fine, del 2009 la coalizione di centrosinistra aumenta di 5.894 unità i suoi voti. Quasi tutti appannaggio della nuova lista civica "Con Matteo Biffoni per Prato".
SEL mantiene, praticamente invariati, i voti conseguiti nel 2009. 
E' bene, inoltre, tener presente che contemporaneamente alle elezioni amministrative, il 25 maggio si son tenute anche quelle per il parlamento europeo. E che nel febbraio 2013 si tennero le elezioni politiche generali.
Alle elezioni europee il PD prende 51.788 voti pari al 56,94%. Alle politiche 2013 il PD aveva riportato 38.816 voti pari al 37,68%. Alle amministrative sono 42.151 i voti presi dal PD. Possiamo dunque osservare che il PD (europee su amministrative) cala di 8.637 voti pari al 10,13%. Voti e percentuale altissimi. Che solo in parte vengono recuperati dalla lista civica "Con Matteo Biffoni per Prato" (5.682 voti pari al 6,31%). Si può anche notare che se il PD alle amministrative si fosse limitato alla tradizionale alleanza con SEL ed IDV avrebbe conquistato il 49,69% dei consensi costringendo Matteo Biffoni al secondo turno. Viceversa la politica di alleanze allargate ha consentito il recupero di 7.789 voti degli 8.637 perduti dal PD nel confronto tra europee ed amministrative. E questo senza contare le centinaia e forse migliaia di voti che sono andati alle comunali al PD anche, o soprattutto, sulla base di qualche interessata indicazione farlocca dei suoi dirigenti territoriali. Come testimonia lo scrutatore che ci scrive e la cui nota riportiamo in calce all'articolo.
In buona sostanza pare di poter affermare che alle amministrative il PD sia stato in grado di intercettare solo il voto in uscita dall'IDV che ha, di fatto, prosciugato il partito fondato da Antonio Di Pietro. Peraltro, non s'è verificato, alle comunali, l'effetto Biffoni. I voti al sindaco, infatti, sono calati dello 0,15% rispetto al totale conseguito dalla coalizione. E' stata l'intera coalizione, pertanto, più che la singola personalità, a risultare attrattivamente vincente. E se vogliamo parlare di un effetto Renzi si può anche affermare che questo si è concentrato soprattutto sulla lista civica Biffoni. Sulla quale possiamo, inoltre, effettuare altre considerazioni interessanti. I candidati della lista Biffoni hanno raccolto oltre 4.000 voti di preferenza, ovvero più del 72% dei voti andati alla lista. A testimonianza della validità delle 32 candidature. Scomponendo per aree di provenienza le preferenze scopriamo che i candidati (6) provenienti dalle file del centrodestra hanno raccolto 988 preferenze personali;  quelli indicati dal PSI (5) hanno preso 521 preferenze; quelli di area cattolica 287; quelli di area sindacale 270; quelli della minoranza UDC 213;  quelli di area ex IDV 75; quelli di area repubblicana 37. Per un totale di 2.391 voti di preferenza su 4.084. 
Se la lettura del risultato elettorale che abbiano effettuato fosse corretta dovremmo concludere che, a ben guardare, non esiste, almeno in termini di voti assoluti, un trionfo del PD pratese. Quel che è riuscita bene è invece la coalizione allargata messa in piedi a sostegno di Matteo Biffoni. Notevole e decisivo, in particolare, il risultato della lista civica a suo nome. 
In conclusione la vittoria di Matteo Biffoni e del PD pratese pare possa attribuirsi a diverse circostanze:

1) Lo tsumani renziano che, ancora una volta, s'è abbattuto anche sulla nostra città;
2) L'estrema debolezza politico-programmatica del centrodestra nazionale. Diviso al suo interno tra governativi e pseudooppositori. Condito ulteriormente dall'inevitabile caduta di prestigio e presa sull'elettorato da parte di Berlusconi;
3) L'ulteriore frammentazione cittadina delle forze di centrodestra;
4) La riuscita costruzione, a sinistra, di una variegata coalizione che, al suo interno, ha penalizzato la sinistra-sinistra e premiato il centrosinistra ed il centro;
Fa bene, dunque, il PD pratese a gioire per la vittoria. Ma, dipendesse da noi, lo faremmo in maniera sobria, equilibrata, cauta. E rispettando l'apporto di tutte le componenti dell'alleanza che l'hanno resa possibile. Specialmente il neo sindaco Matteo Biffoni farebbe molto bene, come peraltro ha più volte dichiarato di voler fare, a cercare una sintesi della governance pratese che sia il risultato di qualità ricercate e non di quote da rispettare. Questo, a naso, è quello che si aspetta l'insieme della nostra comunità.    

Ecco, di seguito, la lettera-denuncia dello scrutatore:
Ciao, buongiorno. Io sono stato scrutatore alla sezione 136, e nonostante nel nostro seggio non si siano verificati grossi problemi, sono stato testimone delle preferenze annullate. Ti copio il testo della mail che ho mandato al Tirreno:"Salve, vi scrivo in quanto ho fatto lo scrutatore nella sezione 136, alle scuole Borgonuovo per riferirvi qualche particolare aggiuntivo e penso utile a spiegare molti casi di preferenze annullate. Nel caso specifico, si dà il caso che io, oltre a svolgere con imparzialità e dedizione il compito di scrutatore, fossi anche un sostenitore della Lista Civica Con Matteo Biffoni Per Prato. Ebbene, si dà il caso che siamo stati costretti ad annullare almeno 8 preferenze per la lista civica perché era stato barrato il simbolo del PD e scritto accanto il cognome di uno della lista civica. Ad essere onesti è successo, in misura minore anche con il centrodestra, in quanto abbiamo dovuto annullare 2 preferenze sia a Silli che alla Pieri perché erano stati scritti nel riquadro della lista Prato Con Cenni ed era stato sbarrato il riquadro di tale lista. Ora, non so se per quanto riguarda il centrodestra siano dei semplici errori o c'è altro dietro. Posso dire con assoluta certezza, che le preferenze annullate a candidati della Lista Con Matteo Biffoni Per Prato non sono frutto esclusivamente di errori. Infatti, tale lista era vista male da alcuni esponenti del PD ed alcuni di loro si sono comportati in modo scorretto. Per loro, la Lista doveva andare bene ma non troppo. In particolare qualche giorno prima delle elezioni, sono stato chiamato dal segretario del circolo PD di Borgonuovo, candidato al consiglio comunale col PD che, sapendo della mia volontà di votare per la lista civica e dare la preferenza a 2 candidati di tale lista, ha cercato di dissuadermi invitandomi a mettere la croce sul simbolo del PD e poi mettere il nome dei candidati della lista civica così, testuali parole "dai il voto al PD, ma anche ai tuoi candidati della lista civica, è il voto disgiunto". Io ovviamente, avendo studiato per fare lo scrutatore, gli ho detto che così sarebbe stata annullata la preferenza. Ma chissà a quanti ha detto la stessa cosa e questi gli hanno dato retta. Inoltre ho parlato con diversi candidati della lista civica che mi hanno riferito che in tutti i seggi è successo la stessa cosa. Il candidato Giacomo Paci mi ha detto che nel seggio dove era lui, ne ha viste annullate così solo quelle col suo nome sopra 25. Idem mi hanno detto Giaquinta, El Aoufy, Zejnati, Mannini, Edy Pacini. Ergo mi pare evidente che in tal caso la colpa non è dei componenti dei seggi, ma un comportamento scorretto a priori da parte di alcuni del PD. Mi pare evidente che è stato mandato un ordine di dire a più gente possibile di fare così, in modo da prendere tutti i voti che se no sarebbero andati alla lista civica, e annullare la preferenza per i candidati della civica. Infine mi è stato riferito che in alcuni seggi alcune preferenze sono state annullate solo per un errore nella scrittura dei nomi e ciò, se fosse vero, sarebbe grave perché va contro il regolamento. In quest ultimo caso la colpa sarebbe sia dei componenti dei seggi, sia anche di rappresentanti di lista che non hanno svolto il loro compito a dovere. Mettendomi a disposizione per ulteriori spiegazioni, sperando di essere stato sufficientemente chiaro e chiedendo che, nel caso pubblicaste queste informazioni, il mio nome non venga pubblicato, Cordiali saluti, ..............." (lettera firmata)

lunedì 2 giugno 2014

UN "PERDENTE" DI SUCCESSO: SANDRO CIARDI


Sandro Ciardi, fondatore ed animatore della lista civica Giovani e Famiglia, è stato candidato stavolta nella lista civica di Roberto Cenni. Ha ottenuto 138 preferenze. E' il secondo dei non eletti.


Ciao Sandro, dopo aver sentito Marilena Garnier, una che ce l'ha fatta ad entrare nelle 32 nominations per il Consiglio Comunale, avevamo voglia di sentire sensazioni, emozioni e considerazioni di un'altro dei 670 candidati che, invece è rimasto, per il momento almeno, non eletto. Sei stato scelto per la tua, diciamo così, sportività. Pare, infatti, che tu abbia preso con grande filosofia il risultato negativo della tua coalizione, del tuo sindaco ed anche tuo personale. Che ci puoi dire al riguardo?

Se uno decide di candidarsi, deve farlo per amore della propria città e non per se stesso. Quindi deve impegnarsi al massimo ed essere preparato, sia a perdere, che a vincere senza essere eletto. Solo cosi possiamo dare il meglio anche dopo le elezioni. Non mi piacciono coloro i quali dopo le elezioni spariscono per 5 anni .

Il tuo primo ingresso nell'agone politico risale al 2004, quando, con altri amici, fondasti la lista civica "Giovani e Famiglia" e ti presentasti come candidato sindaco. A cosa si deve questo tuo interesse per la politica? E perchè nel 2004 pensaste a quel nome per la vostra associazione?

La prima formazione di GF era di stampo centrista/cattolico. Molti dei fondatori erano moderati delusi dal PD. Nel tempo si é unita una altrettanto forte componente laica. Siamo orgogliosi di non avere nel dna preconcetti di destra o sinistra.

Nel 2009 hai portato "Giovani e Famiglia" nella coalizione che elesse Roberto Cenni. Eravate, però, in tandem con l'altra lista civica "La Città per Noi". Perchè quella scelta e perchè non ha evidentemente funzionato giacchè "GeF" è restata anche il 25 maggio nella coalizione Cenni mentre "CxN" ha sostenuto Matteo Biffoni?

Nel 2009 fummo promotori del progetto polo civico. Volevamo fondere tutte le realtà civiche in un unica coalizione, con anche 5stelle e Prato Libera e Sicura. Il progetto falli' e del gruppo rimasero solo CxN e GF, che alla fine appoggiarono il civico Cenni. Penso che alla fine la differenza sostanziale tra noi che abbiamo continuato ad appoggiare Cenni  e la CxN che ha girato su Biffoni, sia solo un discorso di coerenza. In politica ce n'è sempre meno.

Per il 2019 cosa hai in mente?

Di continuare il mio impegno, assolutamente.

Come giudichi l'esperienza della prima giunta non di sinistra testè terminata? Quali i maggiori pregi ed i maggiori difetti che riconosci alla Giunta Cenni?

Pregi: ottima giunta e buoni risultati: centro rimesso a nuovo, finalizzato aperture musei, settembre pratese e soprattutto fine del metodo spartizioni poltrone partecipate ai dirigenti PD. Per finire, bene la raccolta differenziata e bene allo stop definitivo all' inceneritore del Calice.

Difetto: non aver finito per tempo il raddoppio della declassata (é più di 30 anni che aspettiamo) e aver difettato nel far sapere ai cittadini quanto fatto in 5 anni.

Cosa ti aspetti dal nuovo sindaco Matteo Biffoni? E che consiglio, te ne chiedesse uno, gli daresti?

Spero che almeno il buono di Cenni lo porti avanti: su tutti la fine della sudditanza con il Consiag e poi portare avanti il risveglio della pratesita' innescata con Pretorio e anche col settembre pratese.
Un consiglio?
Circondati solo di persone che conosci al 100%. E nel dubbio fai riferimento al bene della città e non agli interessi particolari.

Tu sei uno dei più giovani, brillanti e dinamici imprenditori della filiera tessile pratese: ti risulta un buon sussulto di ripresa del distretto? Pare che le poche filature restate facciano adesso fatica ad esaudire gli ordini. E' vero?

Il prodotto tipico pratese adesso sta facendo lavorare tutti i terzisti a tempo pieno, e sembra che fino ad agosto nel cardato ci sarà lavoro. Questo é di buon auspicio, con la consapevolezza che gli imprenditori non devono abbassare la guardia, perché la ripresa ancora é lungi da essere consolidata. Detto questo ora il cardato va' effettivamente oltre le aspettative.

Come dovrebbe essere accompagnata la diversificazione produttiva in atto a Prato? Quali politiche attive potrebbe svolgere il Comune?

Il comune purtroppo non ha molte armi per industria e artigianato: aldilà della riduzione della tassazione, importantissima, rimane solo la materia della formazione, che con l'abolizione delle province, dovrebbe passare ai comuni. Altro discorso per il commercio: lì il comune può promuovere lo sviluppo di attività commerciali in centro e nelle periferie, facilitando l'apertura di nuove attività, ad esempio  la ristorazione, facilitando la apertura di locali in centro per i giovani.

Non ritieni che la comunità cinese, al di là dei mille problemi che ha causato, sia tuttavia un fattore di crescita per tutta la città?

Siamo pragmatici: esiste una grossa fetta del business immobiliare che é ora impostato sulle attività di aziende cinesi. E molte hanno affitti regolari senza avere dormitori all'interno. Se da domani queste dovessero sparire, per molti sarebbe un problema, e non mi riferisco solo a grossi immobiliaristi, ma anche a piccoli e medi risparmiatori, ad esempio anche ex artigiani proprietari di piccoli capannoni o gente comune che affitta piccoli appartamenti.
Per il resto non vedrei traumi: se da domani a Prato spariscono i cinesi, alcuni confezionisti locali italiani, potrebbero tranquillamente far confezionare da altri cinesi presenti a Roma, Bologna, Carpi, Napoli, nel Veneto etc,etc.........
Ovviamente se sono qui a Km Zero, per le confezioni é più veloce e semplice.

La nuova pista di Peretola, avversata dalla tua coalizione, non si potrebbe rivelare una grande opportunità anche per Prato? 

No! Per gli imprenditori pratesi, ad esempio, anche con la nuova pista non sarebbe possibile raggiungere NY o Pechino. Rimane una pista europea. Noi abbiamo invece bisogno di un aeroporto, quello di Pisa, per raggiungere tali scali.