sabato 28 giugno 2014

LA CINTOLA DELLA MADONNA


E' custodita nell'omonima cappella del Duomo di Prato quella che qualcuno considera la seconda reliquia al mondo (dopo la Sacra Sindone..): il Sacro Cingolo. Ovvero la cintura di Maria madre di Dio, la Madonna! L'oggetto, tessuto in pelo di cammello e di capra, fu portato in città dal commerciante di panni Michele Dagomari nell'anno 1.141. Narra la leggenda che la Madonna, prima dell'Assunzione in cielo, avesse donato la sua cintura a San Tommaso che era presente all'evento. Dopo essere passata di mano in mano era giunta a Gerusalemme in casa di una certa Maria. Che Dagomari prese in moglie. Così la preziosissima cintura venne dunque in legittimo possesso del mercante pratese. Michele la conservò assai gelosamente fino alla fine della sua vita. Donandola, poco prima di morire, alle autorità civili e religiose pratesi. Ecco perchè le tre chiavi della teca dentro la quale la reliquia è custodita sono in possesso del Comune di Prato (2 copie) e del Vescovo (una copia).
Divenuta proprietà della città la cintola fu esposta in Duomo. La chiesa maggiore, anzi, subì diversi rifacimenti e miglioramenti proprio in ragione dell'esposizione della sacra reliquia. Che divenne anche uno dei motivi per i quali grandi artisti del Rinascimento lasciarono loro meravigliose opere nel nostro Duomo.
Dal medioevo in avanti le reliquie sacre assunsero a vero e proprio motore dell'economie delle città che ne possedevano qualcuna. Non importa di che tipo e verosimiglianza (la cattedrale d'Amalfi custodisce una penna dell'Arcangelo Gabriele..).  Prato, ad esempio, divenne un eccezionale centro di pellegrinaggio religioso. Grandi folle di fedeli si mettevano in cammino per andare a vedere la cintura appartenuta alla Madonna ( Per quanto di cinture della Madonna ve ne siano altre sette quella nostra è l'unica riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa). Sull'ospitalità alle migliaia di pellegrini che vi giungevano si basò per secoli  parte dell'economia di Prato. Rendendola città ricca e fiera della propria indipendenza. La cintura della Madonna, infatti, finì per costituire una vera e propria forza identitaria. La riunione in quell'oggetto dei poteri laici e religiosi aveva infatti il potere di unificare pacificamente le diverse anime della città. La cintura ebbe così tanta fortuna da diventare pure obbiettivo di conquista da parte delle città rivali. Tra i molti tentativi di furto che si susseguirono è particolarmente noto quello attribuito al cittadino pistoiese soprannominato Musciattino. Forse per l'accesa competizione, ancor oggi viva, tra le due città confinanti, forse per la terribile e mortale punizione che i pratesi inflissero al pistoiese. La reliquia viene mostrata al popolo 5 volte all'anno. Normalmente dal pulpito di Donatello appositamente allestito. E con la partecipazione paritaria del vescovo e del sindaco della città.
Oggi, tuttavia, del grande passato del sacro cingolo non rimane che questo. La cintura della Madonna, una volta attrattrice in città di migliaia di pellegrini, è oggetto noto solo ai cittadini pratesi.
E proprio mentre la città cerca di ricavarsi una sua nicchia di economia basata sul turismo è paradossalmente il tradizionale turismo religioso, in passato vero e proprio tesoro della città, a rimanere al palo. Negli ultimi 100 anni, infatti, la forza dell'oggetto mariano pare essersi spenta. Può darsi che questo sia dovuto alla piega che l'economia cittadina ha preso. Col rafforzarsi della filiera tessile infatti la città non ha più badato a rinverdire le altre proprie attrattività artistiche, culturali ed appunto religiose. Sta tentando in questi anni con arte e musei. Non sarebbe affatto cosa sbagliata tentare di farlo, magari con evento ad hoc, pure con la Sacra reliquia della Cattedrale. 

venerdì 27 giugno 2014

CHATTANOOGA E PRATO


"Chattanooga choo choo...."....ovvero il trenino di Chattanooga. E' una famosa canzone di Glenn Miller degli anni quaranta. Popolarissima anche in Italia. E che ha reso familiare il nome di Chattanooga.
Chattanooga, una città di circa 180.000 abitanti sulle rive del fiume Tennessee, quarta città dell'omonimo Stato americano, fino a qualche decina d'anni fa era il simbolo, negli USA, delle città deindustrializzate ed inquinate. Il grande anchorman Walter Cronkite l'aveva definita come la città più sporca (dirtie city) degli Stati Uniti d'America.  Adesso Chattanooga è in cima alla top ten delle città più vivibili degli U.S.A.!! Divenendo la prima delle "smart cities"! Com'ha fatto?
A partire dalla fine degli anni ottanta Chattanooga ha cominciato un programma di riconversione della sua economia  (era basata soprattutto sull'estrazione del carbone e su industrie manifatturiere a forte impatto ambientale...) puntando tutto sullo sviluppo cosiddetto sostenibile. 
E, dunque, sulla valorizzazione dell'immenso patrimonio naturale costituito dal fiume Tennessee che l'attraversa e dalle colline che la circondano. Il lungofiume è diventato attrattivo con la realizzazione di numerose piste ciclabili, di playground, di spiagge, locali, botteghe artigiane, ecc.. Chattanooga s'è dotata di una grande flotta di bus elettrici gratuiti. Sono sorte in città diversi musei, istituzioni culturali ed artistiche. Si sono aperte molte gallerie d'arte. S'è dato notevole impulso alle attività del tempo libero e ricreative: canottaggio sul Tennessee; palestre di roccia; piscine; percorsi naturali nei boschi dei dintorni ecc. ecc. 
Adesso, come dicevamo, Chattanooga, da dirtie city è diventata una scenic city. E proprio questa sua nuova peculiarità positiva ha contribuito a far crescere nuovamente anche la sua vocazione industriale. La Volkswagen ha aperto, pochi anni fa, un nuovo stabilimento nei dintorni di Chattanooga. Realizzando pure un grande parco fotovoltaico che fornisce la quasi totalità di energia rinnovabile alla grande fabbrica.  
Alla stessa stregua, proprio la fama di città smart e green sta facendo di Chattanooga la meta di un turismo informato e consapevole.
Chattanooga assomiglia molto, per dimensioni e storia economica, alla nostra città. Anche a Prato, seppur timidamente, si sta cercando una nuova via dopo la crisi della filiera tessile. E probabilmente il percorso intrapreso a Chattanooga può essere preso d'esempio anche da noi. 
Le occasioni, nei prossimi anni, non mancheranno di certo. Ambiente, parchi pubblici (Calvana, Piana Sud, Monteferrato e Galceti, Bisenzio ecc. ecc.) acquisizione di beni come le Cascine di Tavola, il nuovo Pecci, la stabilizzazione del successo del Museo di Palazzo Pretorio, del Museo del Tessuto, della Biblioteca Comunale, il ruolo centrale del Bisenzio, l'apertura di nuove gallerie d'arte contemporanea, l'implementazione funzionale della rete delle piste ciclabili, lo sviluppo di industrie sostenibili nella produzione di energia da fonti rinnovabili (solare, fotovoltaico, idrico), l'innovation economy ecc. ecc. 

giovedì 26 giugno 2014

CENTRO STUDI PRATO 2.0





















Gran battesimo ieri sera presso il Circolo Eugenio Curiel, Via Filzi, 39 (che ne diventa la sede legale...) della nuova associazione culturale "Centro Studi Prato 2.0" (socio fondatore 20 euro-socio ordinario 5 euro). Che nasce sulla scia dell'esperienza (fortunata) della lista civica "Con Matteo Biffoni per Prato". Molti i candidati di quella lista presenti tra le 70/80 persone che affollano la saletta al primo piano del circolo in Chinatown. Non presenti Rosanna Sciumbata e Marilena Garnier, le due consigliere elette dalla lista. Assente pure il sindaco Matteo Biffoni. Nessun altro componente della giunta comunale s'è fatto vedere in Via Filzi. Così come non erano presenti, qualunque cosa voglia dire, dirigenti del PD e/o di altri partiti della coalizione di centrosinistra (...della serie "Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio...."..???).
E' toccato al pimpante e strehleriano Roberto Pagliocca aprire la riunione. Con il riassunto del percorso fatto dall'associazione e con le dichiarazioni d'intenti fino ad ora elaborate.
Intenti che sono, almeno alla partenza, assai ambiziosi. Pratoduepuntozero mira a diventare un think thank interno al centrosinistra pratese con la speranza di entrare in dialogo sia con il sindaco Biffoni che con i nove assessori della sua Giunta. 
L'associazione sarà guidata da un consiglio direttivo (33 membri) e da un esecutivo (11 membri). I soci potranno partecipare ad uno dei tavoli di discussione che gli organizzatori di Prato 2.0 hanno in animo di sperimentare come forma permanente di approfondimento dei vari argomenti individuati. Sono già 50, a dire di Pagliocca, gli "spunti" che il programma amministrativo della Giunta Biffoni ha permesso alla nascente associazione di enucleare.
Pratoduepuntozero sarà organizzata come una rete circolare. Un modo per far vivere la partecipazione attiva dei cittadini anche al di fuori ed oltre la scadenza (le scadenze) elettorali. All'interno dell'associazione si ritroveranno persone che vivono già altre esperienze associative in tutti i campi del volontariato cittadino. Pratoduepuntozero potrà essere il comune denominatore e contenitore di queste molteplici esperienze. Con la speranza di ottenere un effetto moltiplicatore e divulgatore sia delle singole diverse associazioni sia delle elaborazioni che Prato 2.0 potrà consentire. Se le premesse (e le promesse) verranno mantenute Prato si arricchirà sicuramente di nuove ed importanti esperienze culturali e politiche. Alla relazione di Pagliocca è seguito un interessante dibattito-confronto!   
Avvistati tra gli astanti: Salvo Ardita; Mario Fineschi; Mila Ruggiero; Luigi Sorreca; Bruno Gualtieri; Salvatore Giaquinta; Fabio Panerai; Claudia Durso; Alessio e Sandro Mazzeo; Gabriella Melighetti; Claudio Balducci; Armando Gattai; Pasquale Bove; Cristina Tacconi; Paolo Ristori; Fabio Nardi; Vinicio Martini; Gianni Esposito; Perla Vannacci.     

mercoledì 25 giugno 2014

PROVINCIA ADDIO!!


Passo d'addio, ieri, per la Provincia di Prato. S'è svolto in Palazzo Buonamici l'ultimo consiglio provinciale. Da oggi l'ente cambia natura. Diventa un'istituzione di secondo livello. Dopo l'interregno dell'attuale presidente sarà uno dei sindaci dei 7 comuni che la compongono a guidarla. Ovviamente in attesa che la lunga procedura della legge costituzionale in discussione in Parlamento ne sancisca la definitiva abolizione.
Giunge dunque al termine un'esperienza lungamente voluta dalla città (o almeno da alcune porzioni....).
Reso omaggio a Caciolli, Giovannini ed al loro Comitato che tanto si prodigò per ottenerne l'istituzione (più che altro per far sì che alcuni servizi essenziali per una città di circa 200.000 abitanti, terza città dell'Italia Centrale, avrebbe comunque meritato d'avere anche senza avere l'ente che solo l'assurda stupidità di alcune leggi nazionali imponeva..) dobbiamo dire che la Provincia pratese non ha dato gran prova di sè. A cominciare dai suoi assetti strettamente politici. La Provincia di Prato, infatti, è stata considerata dal maggior partito cittadino come merce di scambio interno. La sua presidenza è andata sempre alla componente ex cattolica. Un subappalto vero e proprio che ha portato sullo scranno più alto di Via Ricasoli prima Daniele Mannocci, poi Massimo Logli ed infine Lamberto Gestri. Solo questo scandaloso aspetto avrebbe dovuto comportarne l'abolizione. Per la carica di Presidente, infatti, il PD non sceglieva il migliore dei suoi esponenti. Ma quello che rappresentativo della sua componente ex democratico-cristiana ovvero cattolica! Un vero e proprio obbrobrio istituzionale!
La Provincia di Prato s'è venuta poi caratterizzando solo per un aspetto peculiare. L'enorme quantità (e qualità) delle operazioni immobiliari che nel corso degli anni ha intrapreso.
La suddivisione dei beni al momento della separazione da Firenze portò la Provincia di Prato ad acquisire al proprio patrimonio i Palazzi Novellucci e Banci-Buonamici. Storici e centralissimi edifici che, forse, hanno rappresentato l'aspetto più importante della presenza della Provincia in città. Il Palazzo Buonamici, in particolare, divenuto sede dell'ente, fu sottoposto ad un grande e ben riuscito restauro. Con l'unica eccezione, purtroppo, del pensile Giardino omonimo (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/06/giardino-cattivi-amici-ex-buonamici.html) sconciato da una ristrutturazione "bizantina".
Purtroppo seguita da altre discutibilissime operazioni immobiliari. Ad iniziare dalla famigerata triangolazione che portò la Provincia ad acquisire dal Comune la vecchia sede ASM di Via Galcianese scambiata, nell'affaire con la Confraternita della Misericordia, con la sede di Via del Seminario e con Palazzo Gori.
L'operazione fu a suo tempo giustificata accampando la Provincia l'urgenza di venire in possesso di uffici centrali dove sistemare il proprio personale. Cosa mai verificatasi. L'ex sede della Misericordia, infatti, è restata fino alla fine un guscio vuoto. Oggi la Provincia annuncia di voler monetizzare questa proprietà, Palazzo Gori compreso, mettendola in vendita. Confessando, dunque, tutta l'ambiguità di tale acquisizione.
Le operazioni immobiliari della Provincia proseguirono con l'incredibile e vergognoso restauro di Palazzo Vestri in Piazza del Duomo. L'ex sede dell'albergo Stella d'Italia, pur rimanendo di proprietà privata, fu recuperata strutturalmente e funzionalmente con una spesa di oltre 5.000.000 di euro. E, quasi subito dopo, restituita graziosamente ai privati proprietari. Che, dunque, hanno goduto di un accresciuto valore del Palazzo senza dover spendere un euro. Anzi riscuotendone, per alcuni anni, perfino l'affitto.
Ma, naturalmente, il "capolavoro" immobiliare della Provincia è stato l'affaire CREAF. Ovvero l'acquisizione da Viscotex di un vecchio capannone industriale di Via Galcianese e la sua ristrutturazione a sede di quella società di emanazione provinciale. Ebbene l'intera operazione immobiliare (acquisto e ristrutturazione) è costata alle casse della Provincia la somma di oltre 30.000.000 di euro. E non è ancora arrivata alla sua conclusione. CREAF sarebbe dovuta diventare la sede di un think thank per favorire la nascita di nuove imprese e per il lancio di nuovi settori d'intervento a favore dell'economia cittadina alle prese con la brutale crisi della filiera tessile.
Nessuno sa che fine farà questa brutta storia. Di CREAF si son perse le tracce. Il capannone, peraltro, non figura nemmeno tra le proprietà provinciali che Gestri intende mettere sul mercato (d'altra parte a chi interesserebbe..?).
Le uniche poche cose positive che lascerà la Provincia di Prato sono: alcune scuole realizzate o ristrutturate; il tunnel sulla SR 325 alla Madonna della Tosse e la parziale messa in sicurezza di quell'arteria valbisentina; lo stop al Piano Strutturale di Prato elaborato dalla giunta Cenni per la parte che prevedeva la cementificazione di quote importanti delle aree di pianura a sud della città. Non molto. Non tanto da farci rimpiangere la fine della Provincia. Che riposi in pace!!
   

        

martedì 24 giugno 2014

MASSONERIA: FLOP IN CONSIGLIO COMUNALE


La notizia ha del clamoroso. Anche se è passata sotto silenzio. Per la prima volta dal dopoguerra in Consiglio Comunale a Prato non siede alcun iscritto alla Massoneria. Nè a quella del Grande Oriente e neppure a quella di Piazza del Gesù. Eppure erano diversi i candidati che erano affiliati ad una Loggia riconosciuta da una delle due organizzazioni massoniche italiane.
Ma nessuno ce l'ha fatta a conquistare uno scranno nella sala consiliare di Palazzo Comunale.
Segno del declino della massoneria cittadina? Ovvero dello scarso appeal che riveste, oggi, la qualifica di consigliere comunale? Non sapremmo dire. Certo che s'interrompe una solida tradizione cittadina. Quella che ha visto per 14 consigli comunali consecutivi la presenza, certo discreta, di almeno un esponente delle logge cittadine salire i gradini di Piazza del Comune. In principio i rappresentanti massonici furono soprattutto presenti nelle file del Partito Socialista. In seguito anche in quelle del Partito Comunista (e successive dizioni...); in quello socialdemocratico, repubblicano, democristiano.
In diversi casi esponenti delle Logge cittadine furono pure nominati componenti delle Giunte comunali.
Naturalmente l'assenza di iscritti alla massoneria non vuol affatto dire che la fratellanza non abbia alcun riferimento nell'attuale Consiglio Comunale. Può essere che qualche consigliere si sia giovato dell'aiuto pervenutogli da amici massoni. Pratesi e/o fiorentini. Certo anche fiorentini. Le Logge del capoluogo sono "piene" di nostri concittadini che hanno optato, per motivi diversi, per l'iscrizione in una delle moltissime Logge gigliate. La città di Firenze, com'è noto, ha una delle più alte densità massoniche d'Italia (47 logge del Grande Oriente presenti). Come tutta la Toscana d'altra parte. Che, non a caso, ha espresso recentemente, un Gran Maestro senese (ma con frequentazioni in riva all'Arno) vincente su, tra gli altri, un candidato livornese.   
     

lunedì 23 giugno 2014

FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI: RIFLESSI PRATESI


Secondo due autorevolissimi quotidiani nazionali i più grandi partiti italiani, escluso il M5S, hanno i bilanci in profondo rosso (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-06-18/il-rosso-senza-fine-partiti-pd-fi-113-milioni-disavanzo-094646.shtml?uuid=ABDTLISB) (http://www.repubblica.it/economia/2014/06/19/news/addio_aiuti_pubblici_partiti_in_crisi_pd_fi_pdl_e_lega_in_rosso_di_55_mln-89406177/?ref=HREC1-6).
Con la Legge 13 del febbraio 2014 il Parlamento ha proceduto all'abolizione, seppur parziale, del finanziamento pubblico ai partiti. Che, tuttavia, resisterà, pur ridimensionato, per tutto il 2015 e 2016. Nel 1978 un referendum popolare proposto dai Radicali italiani aveva cancellato, con una percentuale di SI superiore al 90%, il sistema di finanziamento pubblico ai partiti fino ad allora vigente. Com'è noto, tuttavia, la partitocrazia aggirò la volontà popolare istituendo il cosiddetto "rimborso elettorale" ai partiti politici. Una forma surrettizia per rinnovare l'attacco dei partiti (esclusi i Radicali e successivamente il M5S) alle casse dello Stato.
Dal 2017 dunque i partiti politici dovranno adeguarsi alle nuove norme. Che prevedono come principali forme di finanziamento della politica versamenti volontari dei cittadini al proprio partito ovvero la scelta di destinare al partito preferito lo 0,2 per mille della propria Irpef risultante dalla dichiarazione dei redditi. Questa norma è già in vigore a partire dalle denunce dei redditi 2014.
Naturalmente le modalità previste dalla Legge 13/2014 vanno ad aggiungersi ad altre modalità di finanziamento dei partiti. Attraverso l'acquisto della tessera annuale, ad esempio. Ovvero con la destinazione di parte degli emolumenti che ogni eletto percepisce nelle casse del partito di appartenenza.
Il Partito Democratico, come si sa, richiede ad ogni proprio rappresentante istituzionale il versamento di una quota pari all'11% del compenso lordo percepito. Sono interessati alla regola interna i parlamentari europei; quelli nazionali; i consiglieri regionali, provinciali e comunali oltre a tutti gli iscritti che svolgono funzioni di governo (dalla Presidenza del Consiglio in giù).
Questa forma di autofinanziamento è particolarmente importante perchè consente la vita delle articolazioni locali del PD. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, tuttavia, non sempre e non da tutti gli eletti e/o nominati la regola viene rispettata.
Sappiamo, ad esempio, che a Prato s'è formato un "credito" del Partito nei confronti dei propri iscritti eletti nelle istituzioni pari a circa 100.000 euro, somma cumulata negli ultimi 3-4 anni. Una cifra notevole. Che se non riscossa interamente metterà in crisi le finanze della tesoreria provinciale del PD per anni. Particolarmente "morosi" paiono essere i componenti democrats della Giunta provinciale. Unico organismo di governo di un certo peso che era rimasto al PD dopo la perdita del Comune nel 2009. A tal proposito pare che l'assenza nella Giunta Biffoni di assessori provenienti dall'esperienza provinciale sia dovuta anche a questa loro particolare condizione di "debitori" nei confronti del partito.



domenica 22 giugno 2014

FAUSTO BAROSCO, UN PERDENTE D'INSUCCESSO


Fausto Barosco, leader indiscusso del Meet Up 134 del M5S, ha le stimmate del perdente. Politicamente parlando, si capisce. E perciò ci sta particolarmente simpatico. Ci discutiamo volentieri. Anche se, spesso, non apprezziamo le sue valutazioni politiche e personali.
Fausto Barosco ha (ritiene d'avere...) la stoffa del leader politico! Pur non essendo nè un novello De Gasperi e neppure un nuovo De Gaulle. Ripercorriamone la carriera politica. Dove si affaccia come candidato sindaco della lista del M5S alle elezioni amministrative del 2009. Conquista, purtroppo per lui, solo l'1,8% dei voti, in linea con le performances complessive del movimento fondato da Beppe Grillo. Ma del tutto insufficienti ad aprirgli la strada verso la conquista di uno scranno in consiglio comunale (perdente 1). Tuttavia, al ballottaggio tra Roberto Cenni e Massimo Carlesi, tifa personalmente, senza farne mistero, per il primo. Che, come sappiamo, risultò, a sorpresa, vincente nello scontro tra centrodestra e centrosinistra.
Alcuni suoi detrattori sostengono che Barosco avesse "trattato" qualche tipo di ricompensa politica con Cenni. Tuttavia il nuovo sindaco non lo nomina nè nella propria squadra di Giunta nè gli affida altri incarichi ufficiali (perdente 2). Per sovrapprezzo la presa di posizione di Barosco a favore di Cenni causa la rottura del Meet Up. Una parte degli iscritti non gradisce l'outing cenniano di Barosco e fonda un secondo gruppo grillino. Che alimenta una polemica antibaroschiana per 5 lunghi anni e che ancora non accenna a terminare (perdente 3).
L'anno scorso Fausto Barosco, che ha l'onore di tenere un discorso dal palco del grande raduno del M5S a Piazza San Giovanni a fianco di Beppe Grillo, è candidato nella lista dei grillini toscani per il Senato. Il boom stellato lo catapulta fino quasi alla soglia di Palazzo Madama. Ma, alla fine, risulta solo il primo dei senatori non eletti (perdente 4). Tuttavia, è evidente, Fausto Barosco è lanciatissimo verso la candidatura a sindaco del M5S alle elezioni amministrative del 2014. Che, difatti, ottiene in virtù della sua vittoria nelle cosiddette "sindacarie" ovvero le primarie interne al M5S pratese (versione Meet Up 134).  Qualche suo amico combina un pasticcio nella comunicazione di risultati ottenuti e votanti contati. Che sono, per la verità, assai pochi. Pur avendo il Movimento aperto a tutti i cittadini elettori la possibilità di partecipare alla fase finale delle "sindacarie"! A dimostrazione della assoluta ininfluenza dell'azione di quel Meet Up sui cittadini-elettori! (perdente 5). Ma Barosco, comunque, non ha fatto i conti con l'altro Meet Up cittadino, gli "scissionisti". Che, nel frattempo, hanno deciso al loro interno, di proporre Mariangela Verdolini quale candidato sindaco del M5S.
Dopo il rinnovarsi di polemiche (sul web e sulla stampa) a non finire, accuse e controaccuse (anche scendendo o scadendo nella tritissima e tristissima polemica personale tanto da dare la stura anche a qualche querela o minaccia di querela..) la questione viene risolta dallo staff nazionale del M5S che decide di indire votazioni sulla piattaforma web del blog di Beppe Grillo. Oltre al duello Barosco-Verdolini queste votazioni vedono coinvolto pure l'attuale sindaco di Livorno Filippo Nogarin. La decisione degli iscritti al blog grillino è una vera e propria doccia fredda per Fausto Barosco ed i suoi amici. Vince infatti Mariangela Verdolini. E la sua lista sarà quella che Beppe Grillo certificherà come unica rappresentante pentastellata alla elezioni comunali di Prato.
Dopo un attimo di smarrimento tuttavia Barosco ed i suoi proseguono la loro feroce polemica contro Verdolini ed il suo gruppo. Ottenendo, ovviamente, risposte parimenti feroci dal gruppo avversario che, sul web, arrivano a punte di violenza verbale davvero inaudite! Ma ormai il dado è tratto. Verdolini sarà la candidata sindaco ufficiale del M5S. La forza delle cose è tale che, ad un certo punto, la polemica tra i due gruppi sembra destinata a rientrare. Barosco ed il M.U. 134 offrono la loro collaborazione a Mariangela Verdolini & C. Che giudicandola strumentale e fuori tempo massimo la respingono al mittente (perdente 6). Lasciando però aperta la loro porta a militanti e semplici iscritti e simpatizzanti del 134!!
La campagna elettorale vedrà attivissimi i baroschiani a cercare di annichilire gli avversari "interni". Che, comunque, riescono, pur con un risultato nettamente inferiore alle aspettative anche a causa del flop nazionale del M5S ad eleggere tre propri rappresentanti in  Consiglio Comunale (perdente 7).
Ed a pretendere, a norma di regolamento interno del M5S, di essere considerati gli unici legittimi rappresentanti del M5S pratese (perdente 8). Ma la polemica è lungi dal placarsi. Fausto Barosco risale sulle barricate ed accusa una delle consigliere elette di impersonare un "conflitto d'interessi". Portando nuova legna all'annosa polemica. La neoconsigliera, rappresentante di una cooperativa sociale, è "accusata" di prendere "finanziamenti pubblici". In realtà alla coop il Comune ha affidato dei servizi. Ed in due anni (2012 e 2013) la coop ha rimesso fatture per la "favolosa" cifra complessiva di euro 3.220,00!! 
L'impressione è che Fausto Barosco non si sia per niente rassegnato al ruolo che la sorte (ma anche la sua ambiziosa arroganza e supponenza...) gli ha assegnato. Quello di un marginalissimo comprimario della politica cittadina. Beffato e ridicolizzato da alcuni "ragazzetti" che gli hanno soffiato da sotto il naso il suo principale core business. Resta a Barosco ed ai suoi solo una possibilità di rientrare in un gioco che li vedrà altrimenti esclusi da tutto per i prossimi cinque anni: le elezioni regionali del 2015. Chissà se avrà la forza e/o l'acume politico per rientrare nel giro della politica che conta. O, viceversa, continuerà a fare il tenace perdente (9?). A conferma dell'antico adagio: l'insuccesso dà alla testa!!