sabato 16 agosto 2014

PROFESSIONE PARCHEGGIATORE: PARLA AHMED


Incontriamo Ahmed (il nome è di fantasia..)  al suo "posto di lavoro". Ahmed ha 24 anni. E' il primo di 5 fratelli. L'unico che è emigrato in Europa. Ahmed è nato ed ha abitato, fino a due anni fa, a Faya Largeau, città del Chad settentrionale al confine con la Libia. Proprio la Libia di Gheddafi, negli anni scorsi, ha occupato militarmente Faya Largeau. Lo sconfinamento dell'esercito libico è avvenuto più volte. Ma ogni volta, nonostante le pretese gheddafiane di annessione di quella regione alla Libia, il Chad è riuscito a respingere i libici, anche con l'aiuto della Francia, oltre i confini nazionali.
La famiglia di Ahmed tiene un piccolo appezzamento di terreno nei dintorni di Faya. Coltivazioni di cereali secondari ed un minuscolo allevamento (tre mucche e due capre) sono il loro unico sostentamento.
Proprio per essere di aiuto alla sua famiglia Ahmed s'è convinto ad emigrare verso la "ricca" Europa. Passano da Faya Largeau alcune delle principali rotte dell'emigrazione clandestina che dal subSahara conduce verso le coste della Libia. E da lì, con gommoni e vecchie barche, verso l'Italia, Lampedusa, Sicilia, Calabria.
Ahmed ha pagato l'equivalente di 1.500 euro al capo dei trafficanti di uomini. Su vetusti camion in circa trecento persone si valica il confine libico e si viaggia verso il mare. Ahmed è convinto che i trafficanti abbiano stretto accordi con l'esercito e la polizia della Libia. Il convoglio di migranti, infatti, non è stato sottoposto ad alcun controllo durante il lungo attraversamento del Paese. Fino all'arrivo a Ras Lanuf, porticciolo del golfo della Sirte. Ahmed è rimasto a Ras Lanuf almeno due settimane. Poi, di notte, è arrivato il suo momento. Con altre 30 persone è stato imbarcato su di un grosso gommone. Dopo tre giorni di navigazione (per fortuna senza problemi) Ahmed è giunto infine a Lampedusa. Dall'isola siciliana Ahmed è stato trasferito ad un centro d'accoglienza in Puglia. Dal quale Ahmed, come molti altri migranti, dopo pochi giorni, è fuggito. Dirigendosi verso la Toscana. Ahmed nella nostra regione ha diversi amici. Così gli è sembrato naturale raggiungerli. La sua meta finale è stata proprio Prato. Due suoi connazionali l'hanno accolto ed ospitato per qualche settimana. Ahmed parla fluentemente un buon francese. Adesso anche un buon italiano. Abita, con altri tre compagni, in un piccolo appartamento affittato dalle parti di Castelnuovo. Paga 150 euro al mese. Il suo primo lavoro è stato quello di posteggiatore nei tre grandi parcheggi di fronte all'ospedale Misericordia e Dolce. Poi, dall'anno scorso, per effetto del trasferimento dell'ospedale a Galciana, Ahmed (e gli altri) si sono dovuti trasferire nei parcheggi centrali di Piazza Mercatale ed Arcivescovo Martini. 

Noi l'abbiamo avvicinato in Piazza Mercatale nei giorni scorsi.         
Buongiorno Ahmed, come va?
"Non c'è male. Nonostante tutto si lavora e si tira avanti"

Come si svolge il tuo lavoro?
"Devo dire, intanto, che questo non è proprio un lavoro. Confidavo di riuscire a trovare qualcosa di meglio. Tuttavia è l'unico modo di mettere insieme qualche soldo. E' un'occupazione provvisoria. E precaria. Noi lavoriamo solo e soltanto per qualche ora al giorno. Ovvero quando il parcheggio della Piazza si riempie completamente. Noi ci distribuiamo all'interno del parcheggio per segnalare agli automobilisti i posti che via via si rendono liberi. Si tratta di un servizio che rendiamo. Evitiamo che facciano giri e giri a vuoto della piazza alla ricerca di uno stallo libero."
"Quando indichiamo all'automobilista un posto libero questo può ricompensarci con un piccolo obolo. C'è chi ci offre pochi centesimi, chi 50 centesimi. Non è raro, tuttavia, che qualcuno ci offra un euro. Ritiriamo, inoltre, anche ticket del parcheggio non completamente utilizzati. Che cediamo ad altri automobilisti."

Nei giorni scorsi, ma anche in precedenza, s'è accesa una polemica sui quotidiani locali per via di alcune minacce che qualcuno tra di voi avrebbero profferito nei confronti di donne. Che ci puoi dire di questo?
"Sono episodi, se veri, ai quali non ho personalmente assistito. Ma che mi sembrano inverosimili. Posso dire che il 70% dei cittadini con i quali veniamo in contatto ci lascia sempre qualcosa. Spesso anche senza che noi chiediamo niente! Può verificarsi, però, qualche caso di rifiuto. Com'è normale che sia. Ma noi non commentiamo assolutamente questi comportamenti. Certo a volte succede che al rifiuto dell'obolo qualche cittadino commenti in maniera cattiva la nostra presenza. Ed allora può essere che qualcuno di noi risponda per le rime. Ma niente di più. In nessun modo mettiamo in atto azioni (come quella suggerita da alcuni articoli di stampa...) tipo rigare le auto dei cittadini che non ci hanno offerto niente. Sarebbe non solo inutile ma per noi anche dannoso. Se davvero tenessimo questo comportamento il nostro lavoro verrebbe messo a rischio."

A fine giornata quanto riesci a portare a casa?
"Ovviamente tutti i giorni sono diversi l'uno dall'altro. Ma, in media, posso dire di ricavare da questo piccolo lavoro circa 20-30 euro. Sono circa 6-700 euro al mese. Tolti quelli per l'affitto e per mangiare riesco ad inviare alla mia famiglia in Chad circa 100 euro al mese. Che per loro rappresentano un bel contributo per sopravvivere."

Ahmed ormai sono due anni che sei a Prato, che ne pensi dei cittadini pratesi?
"In generale devo dire di sentirmi bene accolto. Sono davvero rarissime le occasioni in cui vengo discriminato per il colore della mia pelle. E, come ho già detto, generalmente i pratesi si dimostrano anche persone generose e comprensive".

Ma, naturalmente, non pensi a fare questo lavoro ancora per molto vero?
"Proprio no! Sto aspettando, con impazienza, una chiamata per un lavoro in Danimarca. Anche in quel Paese c'è una folta colonia di chadiani. Alcuni amici che già vi lavorano m'hanno detto che non appena se ne presenterà l'occasione mi chiameranno. Ed io andrò volentieri a fare un vero lavoro"
Grazie Ahmed e buona fortuna!   

giovedì 14 agosto 2014

VILLA FIORELLI, FIGLINE, MONTEFERRATO E RITORNO (Passeggiata 1)

Inizia con questo itinerario una serie di consigli per passeggiate a ritmo lento (slow foot). Per chi è rimasto in città e volesse distrarsi dalla monotonia delle afose (?) giornate di questa strana estate. Il periodo migliore per questa e le altre camminate è ovviamente il mattino.

Lasciate l'auto (o la moto o, meglio, la bici) nel piazzale antistante il Parco di Villa Fiorelli. Entrateci (nel parco..). Uscitene percorrendo il sentiero che costeggia la Bardena e le pendici del Monteferrato. Passate, sulla vostra destra, Villa Pandolfini. 


Arrivate a Via del Poggiolo (sulla destra, in cima al cucuzzolo, la storica Villa Nocchi, ben mimetizzata nella vegetazione...). 
Continuate verso l'antico Borgo di Figline. Prima della piazza della Chiesa, sulla destra, oltre l'arco si apre la Piazza dei Partigiani con il Monumento dedicato ai 29 Martiri.

Dopo la Pieve del paese intitolata a San Pietro 

prendete la Via Vecchia di Cantagallo (subito a destra il grande e magnifico Tabernacolo di "S. Anna Metterza" opera di Agnolo Gaddi ). 

A questo punto fate una piccola e breve deviazione sulla vostra sinistra. Imboccando la Via degli Aranci vi troverete nel cuore medievale del Borgo.

Dopo aver fatto dietro front percorrete fino in fondo la Via Vecchia di Cantagallo. Accanto al tabernacolo del Gaddi si può scorgere la notevole Villa Pelagatti.
Al termine, alla vostra destra, incrociate la splendida Villa Mazzi. 

Dimora rinascimentale che domina Figline. Adesso sbucate sulla Via di Cantagallo. A destra potete vedere la parete della Ripa o Ciompa. Adesso una porzione di una vecchia cava è stata attrezzata a Palestra di Roccia. Se siete fortunati potrete anche ammirare qualcuno che vi si arrampica.

All'intersezione con Via Cantagallo prendete lo stradello in salita alla vostra sinistra che costeggia il Rio Valloni. Dall'alto belle viste su Figline.
Sulla vostra destra si apre il grande fronte della ex cava di serpentino (marmo verde di Figline)  di Pian di Gello.

Percorrete la viottola fino alla fine degli orti. 



Inizia adesso un breve, ma ripido, tratto di strada che è stato parzialmente cementato e poi asfaltato. 

Adesso, al culmine di questa impennata, vedrete (alla vostra sinistra..) un piccolo viottolo che si apre la strada nel bosco. Imboccatelo. 

Dopo alcuni piccoli tratti in salita e discesa il viottolo spiana. Fino ad arrivare ad un pianoro. Una volta c'erano campi coltivati ed olivi. Vi conviene inoltrarvi nel campo attraverso uno dei sentieri che lo percorrono. Giungerete ad un posto magnifico. L'ex cava dove per secoli i figlinesi hanno cavato le famose macine di granitone per mulini e frantoi. Salendo sulla cima delle rocce si può ancora osservare una macina rimasta a metà lavorazione.
    
Lasciata la vecchia cava riprendete il sentiero principale. In poco tempo vi troverete a sbucare sulla Via del Monteferrato. Percorrendola in discesa vi riporterà sulla Via del Poggiolo. Da dove, ripercorrendo all'incontrario il percorso dell'andata vi ritroverete in 10 minuti nel Parco di Villa Fiorelli.
La passeggiata circolare dura all'incirca 60 minuti (con piccole soste). Sono necessarie solo buone scarpe da passeggio.
Buon Ferragosto a tutti.

martedì 12 agosto 2014

PALAZZO NOVELLUCCI (AFFARI O AFFARUCCI??)



Come avevamo anticipato il 25 luglio (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/07/provincia-di-prato-immobiliare-spa.html) la Provincia di Prato ha stabilito le modalità per la vendita del prestigioso e centralissimo Palazzo Novellucci. Asta pubblica per l'ex sede del Consiglio Provinciale. L'11 settembre, un mese esatto prima della fine della gestione Gestri dunque (che tempismo!!), verranno aperte le buste per le offerte d'acquisto del bel Palazzo che fu la prima sede del consiglio provinciale. La nostra "Immobiliare Spa", infatti, ha voluto dar seguito alla delibera di Consiglio che proponeva di mettere in vendita all'asta la sua proprietà di Via Cairoli. Il prezzo iniziale della base d'asta è di euro 3.750.000!! Il che per un immobile di pregio, sito nel bel mezzo del Centro Storico, è un prezzo mica male. Siccome il Palazzo storico misura circa 2.715 metri quadrati (catastali, su tre piani (più un interrato ed un sottotetto) vuol dire che chi lo vorrà acquistare lo avrà per la modica somma di euro 1.380 al metro quadro. O poco più. A questo prezzo anche con l'attuale crisi del mercato immobiliare a Prato non ci si compra neppure un garage!! "Il valore a base d'asta è di € 3.750.000,00, prezzo da intendersi “a corpo”". Questa la sintetica valutazione che compare nell'avviso della Provincia. Niente ci viene detto su come quel prezzo sia stato formato! A differenza, ad esempio, della messa in vendita, sempre all'asta, dei fondi commerciali di Palazzo Banci Buonamici. In questo caso la Provincia di Prato ci informa che "Il prezzo a base d'asta è stato calcolato sulla base della banca dati delle quotazioni immobiliari dell'Agenzia delle Entrate secondo un'incidenza di €/mq. 2.500,00."
2.500 euro al metro quadro è la valutazione dell'Agenzia delle Entrate. Notoriamente assai più bassa dei veri prezzi di mercato.
Dunque Palazzo Novellucci viene offerto all'asta ad un prezzo al metro quadro inferiore di circa la metà a quanto vengono valutate le botteghe di Palazzo Buonamici!! C'è qualcosa che non quadra!! Restando sempre nell'ambito delle operazioni immobiliari della Provincia vogliamo citare il caso dell'acquisto da parte dell'Ente dell'ex capannone industriale di proprietà della Viscotex di Via Galcianese. Ceduto, in seguito, al CREAF per diventarne la sede (?). Ebbene quell'operazione immobiliare costò alla Provincia la bella somma di oltre 10.000.000 di euro. Ovvero circa 845 euro a metro quadro. Dell'anno di grazia 2003. Ben 11 anni fa!! Chissà adesso quanto sarà la valutazione dell'edificio di Via Galcianese. Per ristrutturarlo (ma non terminarlo...) la Provincia ha speso ancora altri 12.000.000 di euro. Secondo il vecchio presidente di CREAF per concludere i lavori di restauro e ristrutturazione servirebbero altri 8 milioni di euro. Per una somma complessiva di circa 30.000.000 di euro.
Dunque se CREAF fosse messo in vendita dovrebbe quanto meno coprire le spese d'acquisto e ristrutturazione. La Provincia non potrebbe chiedere meno di euro 2.500 euro a metro quadro!! Quasi il doppio di quello che valuta Palazzo Novellucci. C'è di nuovo qualcosa che non quadra....!!!
Dice Gestri che quei denari serviranno per coprire il deficit di Bilancio che si è costituito a seguito delle minori risorse arrivate da Roma!
Molte domande sorgono spontanee. La prima è: perchè mai Gestri si vuole assumere questa pesante responsabilità. Ammesso che la vendita di Palazzo Novellucci vada in porto a gestire il ricavato non sarà lui ma il nuovo presidente della Provincia che il 12 ottobre verrà eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei sette Comuni facenti parte dell'Ente. Dunque appare del tutto pretestuosa la motivazione per la vendita. In nessun modo i soldi derivanti dall'alienazione del Palazzo serviranno per spese future da effettuarsi entro il 2014. Se tutta la procedura andrà in porto i soldi ricavati saranno a disposizione, dei nuovi amministratori, solo per l'anno 2015. Perchè allora tutta questa fretta?
La seconda domanda è: perchè la valutazione di partenza messa a base d'asta di Palazzo Novellucci è così bassa? Possibile che un vecchio edificio periferico come quello del CREAF possa essere costato quasi cinque volte di un prestigioso Palazzo nobiliare centrale?
La terza domanda: perchè Palazzo Novellucci non è stato offerto in locazione al Comune di Prato. Davanti a Palazzo Novellucci il Comune tiene, in locali affittati, il proprio Centro Elaborazione Dati (CED). Quei locali non sono più, da anni, consoni alle funzioni del CED. Che si trova, visibilmente, ad operare in una costante emergenza di spazio a disposizione. Perchè non trasferire tutto il CED nei ben più ampi e guarniti locali del fronteggiante Palazzo Novellucci? Vinceranno anche stavolta gli affari dell'Immobiliare Spa? O sono solo affarucci???

domenica 10 agosto 2014

IL FICO D'AMERIGO (ED IL CENTRODESTRA PRATESE)

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo




C’erano una volta la quercia e l’ulivo della sinistra. C’è oggi il fico del centrodestra. Fico verdino per l’occasione da non confondere con Verdini leader nazionale fiorentin-campigiano che ormai mangia solo aragoste e caviale. Rinviata e poi rinviata di nuovo per la pioggia, la cena sotto il fico ha avuto finalmente la consacrazione annuale. Nel momento in cui la celebre cena dei vip architettata dallo Sguanci andava in pensione, il ritrovo nel campo ai lati della strada che conduce da Vaiano a Schignano è diventato l’appuntamento-clou dell’estate, dove si sono dati convegno i politici militanti del centrodestra e i reduci dello tsunami Renzi-Biffoni per evitare di essere soppressi e fare la fine delle nutrie del Bisenzio. L’anfitrione e demiurgo, Amerigo Brandolin che ha incatenato Giove Pluvio per una giornata in cui a Prato pioveva a dirotto mentre in quel di Vaiano splendeva il sole. C’erano tutti i maggiorenti del centrodestra, non c’era il più amato dai pratesi, come dicono i numeri delle ultime votazioni e delle precedenti, il pigliatutto Giorgio Silli (responsabile immigrazione nazionale-coordinatore provinciale-consigliere comunale-presidente di commissione consiliare ecc.ecc.), assente giustificato, fresco d’investitura nazionale e d’investitura affettiva che ha trovato come Berlusconi la sua Francesca Pascale e sembra questa volta avviarsi, con gioia degli amici e con disappunto delle amiche, alle soglie del matrimonio. Anche a distanza, si è percepito l’influsso autorevole del nuovo nuovo coordinatore provinciale: tutte le volte che uno si azzardava a una mezza critica, andava via la luce dal campo e il discorso doveva ricominciare con presupposti diversi. Gli argomenti di fondo? Restituire a Forza Italia la leadership del centrodestra per una centralità lungimirante e responsabile; non uniformarsi alle sirene di sinistra anche quando ti sembra percorra il tuo stesso cammino, evitando soprattutto di essere fagocitati dal capoluogo regionale (ampliamento di Peretola ed area metropolitana in primis); opporsi alle direttive della stessa sinistra quali il sottopasso del Soccorso e la supercazzola biffoniana della messa all’incanto del vecchio ospedale; portare un contributo costante di idee in veste costruttiva con precisa distinzione di ruoli fra maggioranza e opposizione. Potesse parlare il fico, emergerebbero altri argomenti top secret che la liberalità del campo e delle abbondanti libagioni hanno posto in evidenza. Ma per tutto questo è atteso un nuovo cammino che dovrà avere naturalmente l’avallo del coordinamento provinciale, di cui un buon numero dei presenti a Vaiano fanno già parte, e quello del senatore Mazzoni che da Roma continua ad essere “mèta luce e guida” come il Santo Padre dei cattolici, ma con indispensabile celerità: la brevità della vita ci vieta di concepire speranze a lungo termine, ebbe a scrivere Orazio Flacco progenitore del neocordinatore Silli, quello del veni-vidi-vici (venni, vedi, vinsi), nominato coordinatore nell’arco di un pomeriggio, mentre il Biffoni continua a dispensare il fraterno “state sereni” di renziana memoria prima di giubilare Letta. “Se è destino che si debba essere mangiati rendiamoci almeno indigesti” hanno tuonato Mazzoni e Silli da Roma.


Roberto Baldi
(ex capogruppo consiliare di Forza Italia)