venerdì 21 novembre 2014

IL PARADOSSO DI GALCETI (E DEL MACROLOTTO 1)






Nel corso della conferenza stampa di presentazione, il neo presidente del Centro di Scienze Naturali, Marco Morelli (che è anche direttore del Museo di Scienze Planetarie), ha esposto il suo programma. Ad uno dei primi posti delle priorità Morelli ha messo la necessità di spostare il Museo di Scienze Planetarie dall'attuale sede presso l'ex Caserma dei Vigili del Fuoco di Via Galcianese a Galceti. Nelle immediate vicinanze del Centro di Scienze Naturali. Chiaro l'intento! Portare un nuovo e sinergico punto d'attrazione di visitatori vicino al Centro che presiede da pochi giorni in maniera di aumentare l'appeal sia dell'uno che dell'altro. Proposta intelligente e convincente. Poichè le due istituzioni non solo dovranno collaborare ma saranno destinate, probabilmente, a diventare in un prossimo futuro un solo ente (altra priorità del programma di Morelli) si rende necessario portare tra i pini del Monteferrato il Museo situato adesso in una non felicissima posizione. In Via Galcianese un visitatore ci va solo se ben motivato e determinato. In Galceti il visitatore ci va non solo perchè c'è il Centro di Scienze Naturali ma anche per godere della bellezza dell'ambiente della Val di Bardena, di Villa Fiorelli, delle piste ciclabili e pedonabili, delle prime pendici del Monteferrato. Tuttavia in Galceti c'è un problema. Apparentemente irrisolvibile. Tra il Centro di Scienze Naturali e la Villa Fiorelli ed il suo parco è situato il Tiro a Segno Nazionale. Una struttura di proprietà del Ministero della Difesa utilizzata non solo come poligono per il tiro sportivo ma anche come sede di allenamento ed aggiornamento di tutti gli appartenenti alle Forze di Polizia. Di Stato, provinciali, comunali ed anche private.  
Cosicchè, spesso, la quiete e la tranquillità di una località a forte (se non esclusiva) vocazione naturalistica, ricreativa, culturale e scientifica viene turbata dai "bum bum pam pam" che giungono dall'impianto di tiro con armi da fuoco. Sono tanti anni ormai che i cittadini residenti anche nelle immediate vicinanze chiedono al Comune di attivarsi per richiedere lo spostamento del Tiro a Segno. Uno degli ultimi Comitati sorti era presieduto da un ex segretario della CGIL pratese. Ma nonostante le richieste avanzate, con tanto di centinaia di firme di supporto, niente si è mosso.
Il paradosso "verde" di Galceti è completato, ormai da diversi anni, dalla presenza a Prato di un impianto per il tiro con l'arco. Disciplina sportiva olimpica svolta sotto l'egida del CONI. Uno sport che si svolge, ovviamente, in un quasi religioso silenzio per favorire la necessaria concentrazione degli atleti. E che come unica emissione di rumore ha il fruscio della freccia scoccata dall'arco e l'impatto della sua punta con il bersaglio. Ebbene l'impianto pratese è stato realizzato in una porzione del Macrolotto 1 all'angolo tra Via Gora del Pero e Via Toscana!! In piena zona industriale ed artigianale!
Cosicchè noi pratesi siamo stati capaci di localizzare inopportunamente non uno ma due impianti sportivi.
La conclusione allora sorge spontanea. Occorre cambiare la localizzazione dei due impianti. Quello di Tiro con l'Arco va portato in Galceti e quello di Tiro a Segno in zona industriale!  
Ma siamo in Italia. Quello che appare semplice viene sempre complicato da qualcosa. Che non è soltanto il costo (da valutare) dei due trasferimenti. Ma anche dalla sordità di qualche ente centrale (in questo caso il Ministero della Difesa).
Tuttavia la proposta che avanziamo è chiara: approfittiamo di questo momento e della necessità di trasferire in Galceti il Museo di Scienze Planetarie per provare anche a rimettere in moto la richiesta di dislocazione in altro sito più consono del Tiro a Segno Nazionale e del campo di Tiro con l'Arco. Potrebbero essere proprio il neopresidente Marco Morelli e l'assessore all'Ambiente Filippo Alessi a prendersi in carico questo compito.

mercoledì 19 novembre 2014

PERETOLA E "LA NAZIONE"




Riceviamo e pubblichiamo un comunicato inviato al redattore capo della Nazione di Prato, Piero Ceccatelli, e non (ancora?) pubblicato.

Caro redattore capo de "La Nazione" di Prato, sono stati ben due gli editoriali che si sono espressi, in due giorni, CONTRO la nuova pista di Peretola.
Non è mai stato dato spazio dalle vostre pagine alle posizioni dei cittadini pratesi che, viceversa, sono a favore della nuova pista.
Che, come dimostrato anche da recenti trasmissioni televisive, sono moltissimi. E che noi stimiamo essere la maggioranza degli abitanti di Prato.
Permetteteci, allora e per una volta, di segnalare alcune caratteristiche positive della nuova pista (12/30) progettata per Peretola.

1) Fa risparmiare circa 60.000 kilometri all'anno di movimenti inutili degli aerei sull'attuale pista. Com'è noto, infatti, adesso gli aerei, sia in decollo che in atterraggio, sono costretti a ripercorrere per intero tutta la pista (una volta verso Sesto per prepararsi al decollo; una volta all'atterraggio per ritornare, da Sesto, alla stazione aeroportuale), la cosiddetta "contropista". Con la nuova pista tutti questi trasferimenti saranno eliminati. Al decollo gli aerei si troveranno già in testa della pista. Ed ugualmente all'atterraggio. Verranno risparmiate così circa 1000 tonnellate di carburante e 3.000 tonnellate di CO2. E verrà risparmiato il relativo inquinamento puntiforme (acustico ed atmosferico). Le compagnie aeree potranno, allo stesso modo, ridurre i costi e dunque anche il prezzo del biglietto;

2) Con la nuova pista le aree residenziale si allontaneranno dalle poche centinaia di metri di adesso ai 7/8 kilometri con la nuova pista. Dunque si alzeranno anche le altezze dei sorvoli. Dalle poche decine di metri d'adesso ai 400 metri d'altezza di sorvolo delle zone abitate con la nuova pista;

3) Con la nuova pista l'operatività dell'aeroporto salirà da poco più del 90% attuale a quasi il 99%. Gli aerei non saranno più intralciati dai venti in coda e dalla presenza di ostacoli (Monte Morello, Autostrada FI-Mare). Anche in questo caso sono attesi benefici per i passeggeri;

4) Con la nuova pista di 2400 metri gli aerei, che saranno della stessa categoria di adesso (per intenderci quelli destinate a rotte nazionali ed internazionali di medio raggio con capienza fino ad un max. di 200 passeggeri), potranno, partire ed atterrare a pieno carico. L'attuale pista e le condizioni meteo non lo consentono;

5) La nuova pista, più lunga di 700 metri dell'attuale, consentirà agli aerei di non esprimere la massima potenza nè al decollo nè all'atterraggio. Con evidenti vantaggi per quanto riguarda rumori e consumi e dunque inquinamento;

6) La nuova pista sarà estremamente più sicura dell'attuale. Atterraggi e decolli avverranno su una porzione del tutto libera da ostacoli della Piana FI-PO;
.
7) la nuova pista sarà di 2400 metri ovvero 700 metri in più di quella attuale. Ovviamente una volta realizzata verrà dismessa la vecchia pista di 1700 metri. Si tratta, dunque, di ca. 5 ettari di nuova asfaltatura. Saranno tuttavia vincolati a verde ed a verde agricolo circa 7000 ettari di Piana.

Comitato Pratese per il SI a Peretola

Simona Ciardi

lunedì 17 novembre 2014

PIZZIDIMONTE E LA QUERCE (Passeggiata 9)


La vecchia cementizia Marchino è sicuramente il tratto distintivo di Pizzidimonte e de La Querce. Borghi oggetto della passeggiata odierna. L'inconfondibile silhouette del rettangolo sormontato dalle quattro ciminiere è adesso rinchiusa in un'armatura di tubi innocenti. Che ne fanno quasi un'opera d'arte contemporanea dovuta alla fantasia di un emulo tecnologico di Christo. Il recupero della cementizia faceva parte di un ampio piano di lottizzazione approvato dal Comune che l'avvenuto fallimento della ditta proprietaria ha bloccato e surgelato da tempo. Proprio in questi giorni il curatore fallimentare ha messo in vendita il complesso della cementizia e tutto il piano di recupero per la cifra di 10 milioni di euro.  
Al nostro arrivo ai piedi di Pizzimonte ad attenderci troviamo una mongolfiera che sta risalendo il fianco della Calvana.


Una veduta di Pizzidimonte dal basso. Parcheggiate nei pressi del cimitero del borgo. Poi prendete la via Bandinelli che vi sale in leggera ascesa.

Non siamo soli nella salita! Questa volta ad accompagnarci nella passeggiata è con noi il "genius loci" Mauro Franceschini. Promotore ed animatore delle ormai mitiche e tradizionali "Passeggiate tra arte, storia, natura". Franceschini è, naturalmente, un profondo conoscitore di questo territorio.


In breve raggiungiamo il pianoro dove sorge, isolata, la chiesa di San Lorenzo. Bella vista sulla Piana da una terrazza che fa da ingresso alla chiesa. La stranezza è che questo edificio si trova ben distante dal nucleo storico di Pizzidimonte. Chissà perchè vollero costruirla proprio in questo punto. Una spiegazione possibile è che in questo stesso sito fosse preesistente un luogo sacro etrusco. Amici archeologi sostengono che probabilmente su questo "pizzo" della Calvana sarebbe esistito un santuario dell'antica popolazione. D'altra parte a pochi metri dalla chiesa fu rinvenuta, nel 1735, la famosa statuetta bronzea detta dell'Offerente. Attualmente visibile al British Museum a Londra. Poco più in alto, a Poggio Castiglione, qualcuno giura di intravvedere i resti di una cavea e, poco più in basso, nella Bucaccia, addirittura un'antico insediamento preromanico.
Proseguendo il nostro cammino s'incontrano orti atterrazzati ricavati dal fianco scosceso della Calvana. Che gli uomini hanno, tuttavia, trasformato in ordinati e rigogliosi giardini.
Poco più avanti s'incontra la ferita ancora aperta e viva che il lavoro umano ha inferto alla collina. La cava di Pizzidimonte. Proprio all'ingresso del paese.


E la prima strada che vediamo non poteva che chiamarsi Via delle Cave. Cavatori sono stati, per anni, gli abitanti di Pizzidimonte. L'alberese calvanino è stato il loro "pane" per generazioni. Poi, anche quassù, al tempo del boom del tessile, sono arrivati i telai.

Nonostante la relativa altezza a cui si trova il borgo, da molti punti lo sguardo spazia dalla sottostante La Querce alla non lontana Firenze.


Con l'abbondante pietra alberese locale nei secoli si sono realizzati i tradizionali muri a secco (in molti casi riportati adesso alla condizione originaria..) e le abitazioni. Comprese le torri di guardia. Pizzidimonte, infatti, era, in un antico passato, luogo di controllo dei passaggi sulla sottostante piana sia per i viaggiatori da e verso Firenze/Bologna che da e verso il Mugello.


Il trovarsi addossato alle pietre calcaree della Calvana (di notte restituiscono il calore solare incamerato di giorno..) ha contribuito a creare a Pizzidimonte un particolare microclima. In alcune corti pare di stare a Capri o a Sorrento per l'abbondanza di frutti che pendono dagli alberi di limone e d'arancio.
Aveva scelto di farsi costruire una villa "buen retiro" a Pizzidimonte il grande scultore fiorentino michelangiolesco Baccio Bandinelli (1488-1560). Dalle finestre di casa poteva allora ammirare Firenze e la sua piana.
Come fosse al tempo di Bandinelli la vista della pianura lo possiamo vedere dall'affresco che Alesso (proprio il raro "Alesso" e non il comune "Alessio") Baldovinetti (1425-1499) dipinse nel chiostro del santuario della Santissima Annunziata. Alla sinistra dell'adorazione è ben riconoscibile il pizzo calvanino oggi denominato Pizzidimonte.

Uscendo dal paese seguiamo il percorso pedecollinare (ben segnalato sul terreno) che da Pizzidimonte conduce fino a Santa Lucia. In lontananza s'intravede già la mole imponente dell'ex cementizia.

Poco più a valle si vedono anche le tre simmetriche torri-camino di un'altra fornace, adibita alla produzione della calce.


Proseguendo lungo il sentiero pedecollinare abbandoniamo la vista dei ruderi industriali per "calare" verso il borgo de La Querce. Che si sviluppa tutto lungo, ed al di sotto, la Via Firenze proseguendo verso la Via Mugellese.


Lungo il cammino Franceschini ci indica persistenti porzioni di antiche dimore. Come pure ormai scomparsi pezzi di storia del borgo. Come un vecchio frantoio. O corti talmente riparate da consentire, a metà novembre, la crescita di pomodori in vaso!


Risalendo la Via Mugellese, dal Bar Gelli in direzione di Travalle, incontriamo quella che viene chiamata la Torre del Guardingo ("Chi siete? Dove andate? Un fiorino!"). Ad indicarne, probabilmente, la funzione di guardia lungo quell'importante, almeno in antico, tragitto verso il Mugello e la Romagna.
Percorrendo, a destra, la Via Ragnaia ci si ritrova in breve al punto di partenza della passeggiata. Che è durata circa 90 minuti.