sabato 29 novembre 2014

TASI: UN BRUTTISSIMO PASTICCIO


Non c'è niente da fare! La Giunta comunale ha combinato un pasticcio incredibile sull'applicazione della TASI. Anzi il pasticcio l'ha combinato ai cittadini pratesi. Che, nella quasi totalità dei casi, si son trovati a pagare questa tassa sborsando il doppio di quanto pagavano in precedenza con  l'IMU.
Con in più la beffa sperequativa che solo le rendite catastale più alte sono risultate favorite dall'applicazione della nuova tassa. Pagando cifre uguali o inferiori a quanto pagato con l'IMU.
Un bruttissimo pasticcio. Che adesso, se possibile, viene addirittura peggiorato.
Il Comune di Prato infatti s'è accorto che il pagamento della TASI da parte del 95% dei possessori di prima casa ha fatto affluire nelle casse pubbliche ben 3.650.000 euro in più del previsto!
Che è la scoperta dell'acqua calda. Era tutto previsto e messo in preventivo. Come, modestamente, avevamo cercato di argomentare nei mesi scorsi.    

http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/08/manovra-fiscale-comunale-2014-un.html
http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/09/tasi-quanto-si-paga-prato-quanto-si.html
http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/10/la-tasi-e-una-vergogna.html
http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/10/tasi-la-beffa-finale.html

Adesso si cerca di proporre dei rimedi. Ovvero si restituiranno a taluni cittadini 500.000 euro (nel 2015) praticando loro degli sconti su quanto già pagato. E lo si farà sulla base del reddito (il famoso indice ISEE dichiarato "inaffidabile" in un primo momento...) ed altri criteri.
Ma è un rimedio modestissimo e con modalità che richiederanno ai cittadini ulteriori perdite di tempo e di denaro (..facendo ancora guadagnare, tuttavia, i CAF ed i Patronati vari...).
Secondo le previsioni della Giunta dall'applicazione della TASI il Comune avrebbe dovuto ricavare 17.350.000. Viceversa, ad oggi, il Comune pare incassare ben 21.000.000. Ma tenendo presente che non ha pagato il 5% dei contribuenti la somma è destinata ad aumentare ancora, superando i 22.000.000 di incasso. Gli "evasori" non potranno restarlo a lungo. I controlli in questo caso sono facili facili: si tratta di un bene (casa) che non è possibile nascondere. La previsione è stata dunque superata di circa il 30%. Frutto anche della scelta di applicare l'aliquota massima (3.30 per mille) comprensiva della quota straordinaria dello 0,8 per mille.
Ma per chi avesse scelto questa modalità d'applicazione della TASI la Legge 143/2013 era tassativa: il comma 677 prevedeva che "...nella determinazione delle aliquote TASI possono essere superati i limiti stabiliti nel primo e nel secondo periodo, per un ammontare complessivamente non superiore allo 0,8 per mille a condizione che siano finanziate, relativamente alle abitazioni principali e alle unità immobiliari ad esse equiparate, detrazioni d'imposta o altre misure, tali da generare effetti sul carico di imposta TASI equivalenti o inferiori a quelli determinatisi con riferimento all'IMU relativamente alla stessa tipologia di immobili".
Mentre il comma 682 prescriveva che "...... b) per quanto riguarda la TASI: 1) la disciplina delle riduzioni, che tengano conto altresi' della capacita' contributiva della famiglia, anche attraverso l'applicazione dell'ISEE......."
La legge nazionale, dunque, era chiarissima. Chi sceglieva di portare l'aliquota al massimo consentito (3,30 per mille) avrebbe dovuto prevedere detrazioni da applicare secondo la capacità contributiva delle famiglie ed in ogni caso la TASI non avrebbe dovuto essere superiore all'IMU precedentemente pagata. 
Il Comune di Prato ha bellamente ignorato queste due prescrizioni di legge. E così la TASI pratese si è rivelata una delle più pesanti di tutt'Italia.
In pratica si è applicata una tassa patrimoniale. Anche con effetti di diseguaglianza sociale (pagano di più i contribuenti meno ricchi..).
Risibili le due spiegazioni offerte al pubblico dalla Giunta Comunale: 

"1)Abbiamo applicato l'aliquota massima per non aumentare il costo dei servizi; 
2) Abbiamo applicato l'aliquota massima per recuperare il 'buco' di Bilancio lasciato dalla precedente amministrazione."

Quanto alla prima giustificazione è come dire ai cittadini: datemi adesso 100 per non dover pagare 50 domani!!
Rispetto alla seconda il nonsense aumenta ancora. Se esiste un "buco" di Bilancio e si vuole coprire occorre farne ricadere i costi su tutta la platea dei contribuenti. Mentre in questo caso s'è scelto di infierire solo sui proprietari di prima casa!!
Da qualunque parte la si guardi la manovra finanziaria 2014 e l'applicazione della TASI in particolare è un pasticcio. Indigeribile ed anche contro la ratio e la lettera della Legge!!
Una vera e propria circonvenzione d'incapienti!!! 

giovedì 27 novembre 2014

PERETOLA: IL RICORSO AL TAR DEI CONTRARI (Seconda Parte)


"..Giorgio Vasari, che, nel testo "Le Vite", racconta come Lorenzo il Magnifico, deceduto nella Villa di Careggi, si facesse portare morente nella loggia posta verso la Piana per poter 'contemplare un'ultima volta le altre Ville medicee che di lì poteva vedere'..." (pag. 113)

Non si sono fatti mancare niente i redattori del ricorso. Anche il grande Lorenzo è chiamato in aiuto alle loro tesi. Ma, purtroppo, questa è solo letteratura. Così come gran parte delle 117 pagine inviate dagli avvocati Mauro e Guido Giovannelli (padre e figlio) al TAR della Toscana. 

Il ricorso verte innanzitutto e prioritariamente su due assunti:

1) A Peretola verrà realizzato un "nuovo" aeroporto;


2) Questa infrastruttura impatterà negativamente sul futuro Parco della Piana.

I ricorrenti, quasi tutti pratesi ricordiamo, non indicano alcun danno certo per Prato. Solo uno dei diciotto punti nei quali si articola il ricorso riguarda un vago disturbo acustico che interesserebbe alcune zone di Prato dal sorvolo (atterraggio e decollo) di alcune parti della città.
Tuttavia anche su questo aspetto è davvero singolare come il Comune di Prato (Giunta Cenni) non avesse presentato, a suo tempo, alcuna osservazione particolare.


Infine gli avvocati Guido e Mauro Giovannelli, pur vertendo il loro ricorso nella difesa dei sottoscrittori (quasi tutti pratesi così come i comitati e le associazioni interessate al ricorso...), se ne escono (pag. 97) con questa singolare e clamorosa affermazione:

"La città di Firenze ed i suoi abitanti risulteranno, infatti, se mai la nuova pista parallela convergente dovesse essere realizzata, certamente i più pregiudicati"! 

Ed il lettore è autorizzato a trarre una logica conclusione: dunque Prato avrà meno da temere di Firenze dalla nuova pista!  Facendo venir meno uno degli slogan più gettonati dai NOPeretola: Firenze scarica su Prato l'inquinamento della nuova pista!! 
Che questi siano i fili d'Arianna che percorrono e tengono insieme tutte le 117 pagine e la documentazione allegata è, infatti, innegabile. 
Si chiede al TAR l'annullamento del PIT non perchè si prevedano grossi danni per Prato, i suoi cittadini ed il suo territorio, (..giacchè è Firenze, a loro dire, che subirà gli eventuali maggiori danni..) ma perchè viene pregiudicato il Parco della Piana.



Il punto 3, pagina 6 del ricorso, la dice lunga sul contenuto complessivo e sul significato non troppo recondito del ricorso prodotto per i NOPeretola dagli avvocati pratesi Mauro e Guido Giovannelli. Abbiamo dovuto leggerlo non una ma due volte! Non credevamo ai nostri occhi. Per due motivi. E' una delle poche volte in cui nel ricorso viene menzionato il fatto che, attualmente, esiste già un aeroporto a Peretola. Nel prosieguo del documento avvocati e ricorrenti tratteggiano la proposta nuova pista come se ci si trovasse di fronte ad un nuovo aeroporto che Consiglio Regionale e Comune di Firenze vogliono realizzare in una piana intonsa (come si vede nell'affresco di Baldovinetti della fine del 1400....) e per questo destinata a diventare un Parco.


(Alesso Baldovinetti, Natività, Santissima Annunziata, Firenze)

L'altro motivo, assai più grave, è relativo all'incredibile osservazione sul fatto che l'attuale pista perpendicolare all'autostrada non ha minacciato seriamente l'area a Parco!!
Affermazione da far restare allibiti ed anche da far vergognare.......Perchè praticamente l'impianto del ricorso è basato sulla salvaguardia dei terreni della Piana attualmente liberi da insediamenti umani con la nuova pista che ne metterebbero a rischio, secondo i ricorrenti, la sopravvivenza. Il fatto che l'attuale pista collocata in modo da sorvolare a bassissime quote zone con migliaia e migliaia di cittadini residenti o che vi lavorano non è minimamente preso in considerazione dai ricorrenti. Come dire vale più la rapa ed il radicchio della Piana che la qualità di vita e la salute dei cittadini ai quali evidentemente i ricorrenti augurano di continuare a sorbirsi tutti i passaggi a bassa quota degli aerei che utilizzano l'aeroporto fiorentino.

Dunque secondo i ricorrenti a "rischio" non sono tanto le popolazioni quanto i 7.000 ettari di terreni che rimarranno liberi da ulteriori insediamenti. Par di capire, in sostanza, che anche questo ricorso sia stato prodotto sulla stessa linea d'attacco di quello precedentemente (2013) avanzato dalla Giunta Cenni. Ricordiamo infatti che il PIT approvato dalla Regione congela ad agricoli e verde 700 ettari di terreni situati nel sud del Comune di Prato. E che il Piano Strutturale approvato da Prato prevedeva di destinare ad ulteriore espansione urbanistica. Case, capannoni, uffici sarebbero potuti sorgere proprio su questi 700 ettari che, viceversa, la Regione destina a far parte integrante del complessivo Parco della Piana. 
Per comprendere il motivo di questa singolare apparente sinergia occorre soffermare la nostra attenzione su due aspetti:

1) Chi è l'avvocato Mauro Giovannelli;
2) A chi appartengono, per la maggior parte, i 700 ettari bloccati dal PIT.

Giovannelli non è solo il principe pratese degli avvocati amministrativisti. E' anche un solido e storico personaggio pubblico di Prato. Consigliere comunale (DC) dal 1960 al 1964; consigliere provinciale (DC) dal 1970 al 1980; presidente della Cassa di Risparmio di Prato dal 1987 al 1988. E' stato, inoltre, presidente della locale Arciconfraternita della Misericordia e membro del Consiglio d'Amministrazione della Fondazione Cariprato. E' consulente di CEI, CET e di varie diocesi toscane. E', dunque, un personaggio vicinissimo alla Curia pratese.
Alla quale, pare, appartengano gran parte dei 700 ettari di terreni che il PIT destina a verde agricolo.
E che paiono essere, davvero, il core business non solo del ricorso al TAR del Comune di Prato ma anche di quest'ultimo sottoscritto da una decina di comitati e da una ventina di altri cittadini (consiglieri regionali e comunali compresi..). Da sottolineare, a questo proposito, come anche i 5 consiglieri comunali del PD che hanno sottoscritto il ricorso siano espressione dell'area cattolica di quel partito. 
Si può dire che il cerchio è chiuso? E che sia il ricorso del Comune di Prato che quello dei comitati che si sono avvalsi dell'avv. Giovannelli mirano, innanzitutto, a salvaguardare interessi che con la nuova pista di Peretola hanno poco a che vedere? Parrebbe proprio di si!!

martedì 25 novembre 2014

PERETOLA: IL RICORSO AL TAR DEI CONTRARI (Prima Parte)






Leggendo, assai faticosamente per la verità,  il ricorso al TAR proposto dai Comitati contrari alla nuova pista di Peretola e redatto dagli avvocati pratesi Mauro e Guido Giovannelli sono diversi gli aspetti che colpiscono l'attenzione. E molte le sorprese che la lettura riserva.
La qualità dei firmatari intanto. Hanno sottoscritto il ricorso 10 tra associazioni, ordini e comitati. Ma più che quelli presenti impressiona l'assoluta assenza delle grandi organizzazioni dell'ambientalismo storico italiano: Legambiente, WWF, Italia Nostra, Green Peace. Non hanno sottoscritto il ricorso neppure esponenti dei Verdi o di Sinistra Ecologia e Libertà. Vorrà dire qualcosa?
Altro dato che impressiona è il numero di pagine di cui si compone il ricorso. Sono ben 117. Più 47 documenti (molti voluminosissimi...) allegati. Solo per leggere tutto il materiale al quale il ricorso fa riferimento occorrerebbero alcuni mesi di tempo e l'ausilio di tecnici esperti nelle varie tematiche affrontate.
Impressionante è anche il numero dei motivi addotti dai ricorrenti per chiedere al Tribunale Amministrativo l'annullamento del PIT toscano. Secondo i ricorrenti per ben 18 volte la delibera del Consiglio Regionale avrebbe violato, travisato, non considerato normative regionali, statali ed europee!
Interessante anche notare come fra tutte le osservazioni al PIT giunte in Regione e citate dal ricorso non ve ne sia alcuna formulata dal Comune di Prato. Ci sono osservazioni della Provincia di Prato; dei Comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Poggio a Caiano, di Ordini professionali, ma non v'è traccia di osservazioni presentate su Peretola dalla Giunta Cenni. Che dunque si limitò a proporre ricorso al TAR solo e soltanto per la questione dei 700 ettari di territorio che la Regione Toscana con l'adozione del PIT congelò a rimanere verdi ed agricoli. Significativo no?
Altra scoperta: non c'è nessun cittadino di Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Poggio a Caiano che abbia sottoscritto il ricorso...........
Ci siamo letti attentamente tutte le 117 pagine e tutti i motivi addotti dagli avvocati Mauro e Guido Giovannelli per richiedere l'annullamento della delibera del Consiglio Regionale che approva il PIT e con esso anche la nuova pista di Peretola. Ci siamo pure letti alcuni dei documenti allegati all'atto. Altri li conoscevamo a menadito anche prima.
E' francamente impossibile provare a fare un resoconto del ricorso! Troppa carne al fuoco. Troppi argomenti affrontati. Troppe le tesi da confutare. Ci limitiamo a qualche osservazione. La prima delle quali è di natura tecnica. Quando abbiamo riferito ad un avvocato amministrativista che il ricorso era di 117 pagine la risposta secca è stata: "Troppo lungo"! Intendendo sostenere che un ricorso al TAR deve essere basato su pochi e precisi punti d'attacco al provvedimento preso in esame. Troppe "note"   rischiano di confondere non solo il lettore neutrale ma pure il giudice del Tribunale. Nella seconda parte di questo commento esamineremo da vicino le ragioni che i ricorrenti hanno messo alla base del ricorso. E ci saranno sorprese...e ne vedremo e sentiremo delle belle..."in partibus quibus"......(continua)

domenica 23 novembre 2014

ALESSANDRO CANOVAI: RIFIUTI E GUAI





Mascalucia è un grosso Comune siciliano, 33.000 abitanti, in provincia di Catania, alle prime pendici dell'Etna. La locale azienda che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti si chiama MOSEMA (Mongibello Servizi Mascalucia) e, come la nostra ASM, è una partecipata del Comune di Mascalucia.
Proprio questa azienda è stata al centro dell'inchiesta giudiziaria di cui ci dà conto Giorgio Bernardini sul Corriere Fiorentino di oggi. Perchè di Mosema era consigliere d'amministrazione il presidente ASM Alessandro Canovai (http://liberamenteprato.blogspot.it/2013/08/alessandro-canovai.html).
Che risulta indagato, con richiesta di rinvio a giudizio, insieme ad altre 14 persone per i gravi reati descritti nell'articolo di Bernardini. Tra gli indagati spicca il nome di Salvatore Maugeri, ex sindaco di Mascalucia (fino al 2013), pupillo di Raffaele Lombardo, ed a capo di una giunta comunale di centrosinistra. Adesso il Comune di Mascalucia è guidato dal centrodestra. 
Questa nuova indagine giudiziaria non è la sola che colpisce Canovai. Il presidente ASM risulta infatti essere interessato anche da un'azione giudiziaria in Sardegna relativa alla morte di un operaio all'interno di uno stabilimento per il trattamento dei rifiuti di cui Canovai risultava direttore a Tempio Pausania (http://liberamenteprato.blogspot.it/2014/01/alessandro-canovai-e-sandro-gensini.html). 
Come si vede dall'elenco degli incarichi (dalla Toscana al Lazio, dalla Sardegna alla Sicilia...) che si assommano sulla figura del direttore tecnico della GESENU ed uomo di fiducia di Manlio Cerroni, re dei rifiuti romani anche lui finito nella rete della giustizia (dovrebbe essere ancora agli arresti domiciliari...) non si capisce come faccia questo superman dei CdA anche ad occuparsi utilmente di ASM.  
Tuttavia l'ex sindaco Roberto Cenni, non si sa se al corrente di quest'ultima tegola giudiziaria pendente su Canovai, dispose nell'agosto del 2013, la proroga dell'incarico all'ingegner Canovai. Rimarrà alla presidenza di ASM fino al 30 aprile 2016.
Dalla Sardegna alla Sicilia, da un'isola all'altra, il passo è davvero breve. Ma a Mascalucia Alessandro Canovai è, a detta della locale magistratura, implicato in vicende ben più gravi della mancata sicurezza dell'ambiente di lavoro.
Alla luce di questa importante e rilevante novità ci pare giusto richiedere nuovamente ad Alessandro Canovai, pur riconoscendogli lo stato di attuale innocenza, di optare, serenamente, per un deciso passo indietro. Il presidente di una società pubblica che si occupa di rifiuti non può essere sospettato nemmeno lontanamente di azioni criminali in questo campo. 
In alternativa occorre che il sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale costringano Alessandro Canovai a lasciare libero il posto di presidente ASM.