venerdì 9 gennaio 2015

CHARLIE HEBDO


La redazione di Charlie Hebdo, teatro mercoledì della terribile carneficina per mano di terroristi islamici, ha sede in Rue Nicolas Appert. Una piccola stradina, tra Place de La Bastille e Place de La Rèpublique, che si apre a metà del Boulevard Richard-Lenoir.
Boulevard Richard-Lenoir è una meta irrinunciabile, a Parigi, per gli amanti di Georges Simenon. Proprio in questa grande arteria, al numero 132, lo scrittore aveva immaginato l'appartamento privato del Commissario Maigret. Il suo buen retiro. Dove ogni sera, finito il lavoro al Quai des Orfèvres, il più grande poliziotto di carta rientrava ad assaggiare la cena della moglie Louise.
Solo poche centinaia di metri separano Rue Appert dal 132 di Richard-Lenoir.
Sotto il boulevard Richard-Lenoir scorre l'ultimo tratto del Canal Saint-Martin che dalla Villette raggiunge la Senna nei pressi della Bastiglia. A poche centinaia di metri da Rue Appert il Saint-Martin scorre ancora all'aperto. Ed è un altro punto topico di Parigi. Immortalato dagli impressionisti compare in molti films (Hotel du Nord, Il Marito della Parrucchiera, Il Favoloso Mondo di Amèlie....). Mentre i giardini del Richard-Lenoir (infestati dalle enormi pantegane che risalgono dal canale in cerca di cibo..) sono diventati rifugio per decine e decine di immigrati sans papiers e senza casa, le sponde del canale sono frequentate da migliaia di turisti, studenti, parigini che vi si trattengono nella miriade di locali (bar, ristoranti, gallerie d'arte) che vi si sono insediati.
Questa location composita di fiction letterarie, cinematografiche e turistiche era sicuramente frequentata anche dai redattori di Charlie Hebdo.   
Il massacro della Rue Appert non è stato il più grave degli attentati terroristici avvenuti in Europa. Le bombe nella metropolitana di Londra (54 morti) o alla stazione Atocha a Madrid (191 morti) fecero sicuramente più vittime. Tuttavia l'assalto a CH con l'uccisione di gran parte dei vignettisti del settimanale ha causato maggiore indignazione e rabbia nell'opinione pubblica europea. 
Perchè vissuto come violento e subdolo attacco alla libertà di stampa, di pensiero, alla laicità, alla libertà tout court!
Nell'immaginario collettivo la Francia e Parigi (e quei luoghi particolari, Piazza della Bastiglia e Piazza della Repubblica) rappresentano dal 1789 l'anelito più intimo della libertà. Politica, religiosa, sociale, economica, ecc. ecc.! L'uccisione di speciali giornalisti come erano i redattori-vignettisti-editorialisti del Charlie ha fatto debordare l'enorme emozione che da due giorni stiamo vivendo. Chi riesce a muoverci un sorriso o una risata diventa immediatamente un nostro amico e punto di riferimento magari inconscio. La loro morte violenta ha ucciso anche qualche cosa di noi.   
Ma la satira, libera e laica, è arte difficile. E mal sopportata (quando non viene uccisa...). Lo sappiamo bene noi in Italia. Dove, diversamente dalla Francia (oltre il CH hanno anche il Canard Enchainè....) le riviste satiriche non esistono più. E dove pure i vignettisti dei quotidiani non se la passano molto bene. Clamorosa fu la querelona rimediata da Forattini per una vignetta su D'Alema presidente del consiglio. Ora, da tutte le parti, spuntano "Sono CH". Ma se qualcuno avesse osato pubblicare da noi qualche vignettaccia di Charlie non avrebbe avuto vita facile. La libertà di stampa e di pensiero è bella da praticare a chiacchiere...Difficile da tollerare quando sconvolge le proprie abitudini, la propria cultura, il proprio credo religioso o politico. Adesso siamo tutti Charlie Hebdo! Solo che per sostenerlo sono serviti 12 morti ammazzati!! 
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