venerdì 16 gennaio 2015

IL NUOVO INCENERITORE DI GIDA


E' con una certa sorpresa che abbiamo appreso che GIDA è intenzionata a dismettere il vecchio inceneritore di Baciacavallo. Per costruirne un altro. Più grande. Più moderno. Più conveniente. Non si limiterà, infatti, a bruciare i fanghi di risulta della filiera della depurazione delle acque ma, contemporaneamente, produrrà anche energia elettrica. Sarà, come dicono gli esperti ed i tecnici, un "termovalorizzatore". L'annuncio coglie di sorpresa per almeno due buoni motivi: 1) Il vecchio inceneritore era stato sottoposto di recente a notevoli e costose revisioni; 2) Sta per prendere il via, a Case Passerini, la costruzione di un grande termovalorizzatore centralizzato a servizio dell'intera area Firenze-Prato-Pistoia (ATO 5). Pareva naturale che anche i fanghi potessero essere smaltiti in quell'impianto. Questo, almeno, era quanto avevano sostenuto, da tempo, gli assessori all'ambiente succedutesi in Giunta comunale. Il nuovo inceneritore dovrebbe essere in grado di bruciare tutte le 40.000 tonnellate di fanghi prodotti dai 5 depuratori GIDA (Baciacavallo, Calice, Fabbro, Vaiano, Vernio). Che, dopo essere stati essiccati, equivalgono ad un incenerimento giornaliero di 60/70 tonnellate al giorno. Attualmente il vecchio impianto smaltisce circa 18 tonnellate/giorno di fanghi. Il nuovo dovrebbe dunque quadruplicarne la quantità.
Nonostante le rassicurazioni di GIDA e amministrazione comunale circa le emissioni entro i limiti di legge del nuovo e moderno impianto e senza atteggiamenti da talebani dell'ecologismo tuttavia qualche problema sorgerà.
Innanzitutto c'è la questione della localizzazione dell'inceneritore. Piazzato, ormai, in un'area fortemente (e colpevolmente) antropizzata. Il direttore di GIDA, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto ha fatto riferimento ad analoghi inceneritori presenti a Le Havre e Friburgo (non si sa se Friburgo/Svizzera o Friburgo/Germania).
Noi abbiamo preso come esempio quello di Le Havre. Che sorge in zona assai periferica e non abitata della città portuale francese. Provate a confrontare la sua ubicazione con quella di quello GIDA di Baciacavallo. Guardate le cartine. Troverete le differenze immediatamente.    


I fanghi da incenerire hanno una caratteristica peculiare. A Prato sono al 70% provenienti da liquami industriali. E contengono naturalmente molte delle sostanze usate dalle 200 aziende "umide". Chimica e metalli pesanti fanno dei fanghi della GIDA delle sostanze assai pericolose. La cui composizione varia giorno dopo giorno ed ora dopo ora. Difficile che i sistemi di monitoraggio  riescano ad intercettare le migliaia di composti che fuoriescono dal camino di post-combustione. Lo stesso essiccamento dei fanghi produce materiale finale assai differente. E tutti sanno che gli inceneritori sono macchinari assai sensibili alla presenza di acqua nel materiale che vi viene introdotto. 
Tuttavia la GIDA ci comunica che il "termovalorizzatore" non produrrà inquinanti. O almeno ne produrrà ma "nei limiti di legge". Non abbiamo alcuna controprova. E pertanto dobbiamo prendere per buono quel che ci dicono GIDA, l'ARPATe l'ASL. 

Ma un grave problema rimane lo stesso. Se all'uscita del camino i valori di diossine e furani, ad esempio, rimangono nei limiti (o sono anche molto al di sotto...) delle emissioni consentite dalla legge occorre porre attenzione a quel che succede in seguito. Diossine e furani sono inquinanti che si accumulano ed hanno una persistenza di anni ed anni nell'ambiente. E pertanto sono destinati ad aumentare. Per anni ed anni. Entrando, giocoforza, nel ciclo biologico complessivo. Cosicchè anche quella che appare una minima e legale quantità in uscita diventa, col passare del tempo, causa di inquinamento silente ed estremamente pericoloso. Dobbiamo dirvi qual'è la quantità non pericolosa di diossina per l'Organizzazione Mondiale della Sanità? ZERO!!    
In parallelo al progetto di nuovo inceneritore s'è alzato un contemporaneo fuoco di sbarramento. Teso a prevenire le proteste degli abitanti interessati e le critiche dei contrari. I corifei (di sinistra e di destra) hanno richiesto a GIDA che parallelamente (anzi prima...) del nuovo impianto siano effettuate le coperture delle vasche di trattamento dei liquami. Così da prevenire la fonte principale di inquinamento olfattivo che da Baciacavallo tracima verso gli abitati. Saranno almeno 20 anni che GIDA (e gli assessori all'ambiente) promettono, per l'anno dopo, la copertura delle vasche. Che regolarmente non si fa mai. Perchè? Per problemi tecnici e per problemi di denaro. La copertura delle vasche di un impianto di depurazione può essere una soluzione se la stessa viene progettata insieme all'impianto. Proporla ad impianto realizzato è quasi impossibile. Specialmente per le enormi vasche di GIDA. Non basta infatti costruire delle cupole. Occorre garantire che i liquami siano correttamente ossigenati, Occorre che gli "odori" siano captati e trattati prima del rilascio definitivo. Operazioni non impossibili da realizzare. Ma estremamente costose. Cosicchè GIDA non ha mai dato avvio all'operazione di copertura. Lo farà adesso? Noi siamo come San Tommaso. 
Il nuovo inceneritore allora appare come il nuovo business di GIDA. Ottenere energia dal fuoco sembra diventata la gallina dalle uova d'oro! Ma non occorre essere dei pasdaran dell'ambientalismo per giudicare estremamente rischiosa la collocazione di questo tipo di impianti in un quartiere ormai affollato di abitazioni, asili, scuole e residenti.  




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