venerdì 27 febbraio 2015

METASTASIO: TRIC (O CRACK?)


Tra i bambinetti affamati di televisione degli anni '60 spopolavano le storie animate della gallina Tric Trac e dei suoi amici, Roby e 14. Tra i personaggi della serie v'era pure il volpacchiotto Celestino. Che a dispetto della fama della sua razza era il tontolone della compagnia.
Tric Trac e Celestino ci sono venuti in mente a proposito della vicenda dei Teatri d'interesse nazionale. Che, come sapete già, s'è per adesso conclusa con l'attribuzione di quella denominazione al Teatro della Pergola (Firenze) e al Teatro dell'Era (Pontedera).
Ed alle reazioni che, naturalmente, l'esito della scelta ha suscitato a Prato.
Il Metastasio non ha ricevuto alcuna nomina. E punta ora sul riconoscimento di TRIC (Teatro d'interesse culturale). Che da un punto di vista dei vantaggi economici e culturali equivale ad una pacca sulla spalla.
Su questa storia assistiamo ad un paradossale ribltamento delle posizioni politiche cittadine.
Il centrodestra, che per 5 anni ha inteso governare Prato come un'isola solitaria nel bel mezzo della Piana rifiutando ogni "contaminazione" fiorentina, adesso spara a zero sull'attuale amministrazione comunale. Perchè  rifiutandosi di fare accordi con La Pergola avrebbe "sacrificato" il nostro Teatro. L'opposizione sostiene che Prato l'ha fatto di proposito. Allo scopo di favorire il "matrimonio" tra Firenze (Renzi) e Pontedera (Rossi)!
Il Partito Democratico, viceversa, che per cinque anni ha criticato la giunta di destra anche per la sua mania di concepire la "pratesità" non accettando alcun confronto con il capoluogo toscano, difende la scelta di non accordarsi con Firenze poichè altrimenti il Metastasio sarebbe diventato "un ramo d'azienda" della Pergola!  Imbalsamando, tuttavia, la nostra massima istituzione culturale in un ruolo di secondo piano non solo in Italia ma anche in Toscana. Salvandolo dal crack facendo ricorso ad un ardito prelievo dal fondo di riserva del Comune di Prato.
Eppure il PD ha vinto le elezioni dichiarando di volere per Prato "un'altra storia". Fatta anche di nuovi e positivi rapporti con Firenze. 
Non ci piace affatto questo ritorno di fiamma del campanilismo pratese. Il futuro della città non esiste al di fuori di un rapporto intenso e corretto con Firenze ed il resto dell'area metropolitana. Che, forse non a caso, sembra argomento del tutto scomparso dall'agenda politica della nostra giunta. 
Il sospetto che abbiamo è che anche stavolta Prato abbia scelto di rappresentare, volente o nolente, il personaggio di Celestino. Il volpino che si credeva furbo ma era solo assai tontino! 

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