martedì 10 febbraio 2015

REGIONALI: BASE DEL PD IN RIVOLTA!!


Dopo il nostro articolo sui possibili candidati del PD alle prossime regionali e sulla composizione della nuova Giunta di Rossi (http://liberamenteprato.blogspot.it/2015/02/la-mole-antonelliana.html) altri media hanno fatto lo stesso giungendo a conclusioni simili.
Nel frattempo, tuttavia, sembra che nel partito siano sorte complicazioni.
Oggi pomeriggio, ad esempio, è previsto un incontro tra il segretario provinciale Gabriele Bosi ed i sindaci dei 7 comuni per tentare di accordare i suoni almeno a livello istituzionale. In particolare Bosi dovrà convivere con i malumori dei primi cittadini  di Carmignano e Poggio a Caiano, Doriano Cirri e Marco Martini.
I due sindaci medicei tenteranno di convincere Bosi ad inserire almeno un nome proveniente da quel territorio nella lista dei sei candidati che spettano a Prato.
Ma, ancora di più, cercheranno di stoppare la presenza in lista di un numero eccessivo di candidati renziani. Sospettati di poter svolgere azione di lobbing con Firenze sulla vicenda della nuova pista di Peretola. Avversata, com'è noto, specialmente dal sindaco di Poggio a Caiano per il timore delle ricadute ambientalmente negative delle nuove rotte sul suo territorio. Tutto questo, peraltro, con il sindaco Biffoni proprio in queste ore sotto il fuoco incrociato di polemiche, anche assai becere, da parte delle opposizioni di centrodestra e grillina.
Ma la chiacchierata con i sindaci non è la sola preoccupazione di Bosi.
Sta avanzando, ancorchè silenziosa e sotterranea ma forte, una critica dei militanti di base sulla questione delle primarie. Che non si terranno. Non si terranno, com'è già noto, per la candidatura a governatore regionale. Il civatiano Luciano Modica non è riuscito a raggiungere in tempo le firme necessarie per tentare un contrasto a Enrico Rossi. Ma non si terranno neppure per la scelta dei candidati da inserire nei listini provinciali. I sei di Prato saranno il frutto degli accordi che proprio in questi giorni paiono maturare tra i big locali del PD e sotto l'attenta ed occhiuta, ancorchè lontana, regia di Antonello Giacomelli.
In larghe fette di iscritti si sta facendo strada la convinzione che ormai in questo PD il tesserato non conti un bel niente. Molti per la verità debbono averlo già compreso da tempo. Pare che le tessere democrat 2014 siano la metà di quelle del 2013 ed addirittura il 25% di quelle sottoscritte nel 2012.
Proprio il fatto che la direzione regionale abbia deciso di procedere all'individuazione dei candidati al Consiglio Regionale senza passare per le primarie sta producendo grandi maldipancia ed aperti dissensi tra i residui militanti che hanno scelto di rinnovare la tessera nel 2014.
Ed ai quali la considerazione che le primarie non sarebbero necessarie poichè la legge regionale prevede la possibilità di dare una o due preferenze non appare motivazione sufficiente per rinunciare a far pronunciare gli iscritti sulla composizione dei listini dei candidati.
Neppure la norma regolamentare che dispone che i candidati debbano essere sottoposti all'approvazione della Direzione Provinciale del Partito, con una maggioranza qualificata dei 2/3, pare motivo sufficiente per l'abbandono della procedura democratica delle primarie interne.
Sanno bene che per garantirsi l'approvazione di quell'organismo sarà sufficiente, nelle segrete stanze, costruire un accordo che accontenti tutte le varie componenti e tutti i vari "colonnelli".
Stando così le cose paiono profilarsi tempi piuttosto duri soprattutto per il segretario provinciale Gabriele Bosi. La cui candidatura alle regionali non è affatto più sicura.
Perchè di certo non servirebbe a rintuzzare le critiche che stanno piovendo in queste ore sulla dirigenza del PD. Anzi ne acuirebbe la virulenza. Poichè apparirebbe chiaro che la discesa in campo del segretario ne farebbe l'uomo più forte del listino e quello quasi sicuro di essere eletto.
Forse per cercare di stemperare gli animi e di calmare le proteste dei militanti di base pare che Gabriele Bosi abbia deciso, almeno per il momento, di rinunciare alla sua candidatura. In attesa, beninteso, che le acque si calmino e che gli accordi di vertice si compiano definitivamente.

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