martedì 12 maggio 2015

SEGNALI DI DECADENZA RENZIANA??


Domenica sono andati al voto poche centinaia di migliaia di elettori. Concentrati all'estremo nord est (Trentino Alto Adige) e nord ovest (Valle d'Aosta). Una miniatura elettorale in territori che senza dubbio non possono rappresentare gli umori dei cittadini italiani tutti. Tuttavia anche da questa minuscola porzione di elettorato è forse possibile, con tutte le cautele e gli avvertimenti del caso, trarre qualche insegnamento generale.
I dati di Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta confermano, intanto, la crescente parabola dell'astensione dai seggi. Un altro calo di circa il 6% testimonia la perdurante disaffezione di molti italiani. Non è una novità. Ad ogni elezioni il dato si ripete con sconcertante puntualità. Che siano le regionali dell'Emilia Romagna o le comunali di domenica. Ormai quasi la metà degli elettori decide di restarsene a casa. Può essere il sintomo, secondo taluni commentatori, di un Paese, l'Italia, che viaggia nel solco dei più grandi Stati europei. In Francia, Germania ed Inghilterra questo fenomeno è noto da decine di anni. Con l'avvertenza che in queste nazioni non esiste certo la pressione che la politica esercita quotidianamente sui cittadini da ogni possibile media. Da noi l'abbandono delle percentuali quasi bulgare di votanti appare più come resa ad un sentimento di  sfinimento e di sfiducia dei cittadini nei loro governanti, locali o nazionali, che come fenomeno di understatement identitario.
L'impegno in politica appare generalmente più un modo per appagare desideri privati di chi vi si impegna più che un modo per tentare di risolvere bisogni pubblici.
Neppure la presenza di forze politiche "antisistema" di recente costituzione come il M5S appare più in grado di arginare questa disaffezione generalizzata per le urne.
Ma il dato più importante che possiamo provare ad estrapolare dalle elezioni di domenica è ancora più eclatante. I risultati paiono evidenziare segnali di decadenza della forza del messaggio rappresentato dalla presenza di Matteo Renzi alla guida del PD e del governo.
Non che ci siano da sottolineare sfracelli particolari del centrosinistra. Ma gli scricchiolii si sentono eccome! Il PD conferma il suo sindaco a Trento, pur perdendo quasi il 10% dei voti. Ma a Bolzano è costretto al ballottaggio. In entrambi i comuni cinque anni orsono il PD aveva stravinto al primo turno. Stavolta, tra l'altro, il centrosinistra giocava praticamente senza alcun avversario presentabile stando al disfacimento del centrodestra (Forza Italia non raggiunge neppure il 5%).
Matteo Renzi c'aveva messo anche la faccia. Nell'ultima settimana prima del voto era andato personalmente in Trentino-Alto Adige per sponsorizzare i suoi candidati. Ma stavolta non c'è stata alcuna ondata di renzismo. Al più, nonostante il forte astensionismo, il PD conferma le percentuali delle precedenti elezioni (2010).
In Trentino Alto Adige il PD scende dallo straordinario 40% delle europee ad un più umano 30% di domenica. Il che vuol dire che non solo perde molti suoi elettori ma non riesce neppure ad intercettare quelli che si son rifiutati di premiare l'inconsistente centrodestra. Che, infatti, o si sono rintanati nell'astensione o hanno premiato il populismo demagogico della Lega.
Il "mat-renzismo" ha dunque perduto la sua forza propulsiva? Le difficoltà del governare, al di là delle riforme portate a casa, stanno ridimensionando il fenomeno?  Le divisioni interne al PD cominciano a far sentire qualche effetto? Forse è presto per parlare di stop dell'onda renziana. Ma che qualcosa si sia incrinato nel rapporto tra Matteo Renzi e l'opinione pubblica pare abbastanza sicuro. Lo testimoniano, per quel che valgono, anche i sondaggi demoscopici preelettorali. Ma, naturalmente, ne sapremo e ne vedremo assai di più il 31 maggio in occasione delle elezioni in 7 importanti regioni.
Non resta che attendere!  
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