domenica 7 giugno 2015

CLETOMANIA


Stanno sollevando qualche discussione in città le opere che lo street artist franco-fiorentino Clet ha installato su alcune delle porte d'ingresso al centro storico. Pare che sia un'iniziativa promossa dal locale Lions Club. Con l'evidente assenso di Comune di Prato e Soprintendenza.
Clet è diventato noto per i suoi interventi semi-clandestini sui cartelli stradali. Fantasticamente trasformati da lamiere colorate di divieti ed indicazioni in ironiche icone trasgressivamente poetiche.
Per questi suoi interventi Clet è spesso finito nel mirino delle autorità costituite. Specialmente in quello del Comando dei Vigili Urbani fiorentini. Che, codice della strada alla mano, hanno elevato a Clet multe per le sue "trasformazioni" della cartellonistica cittadina.
Negli ultimi giorni, inoltre, Clet è finito pure nel mirino della Soprintendenza per la sua opera "Cittadino Comune" imbullonato ad uno sperone del Ponte Alle Grazie. Ma senza aver preventivamente richiesto l'autorizzazione delle autorità preposte alla salvaguardia dei monumenti fiorentini.
Le installazioni pratesi sono facce, occhi e nasi di ferro appesi sopra le ogive di pietra delle antiche porte della città. Che guardano (e sono guardate..) da chi entra nel Centro Storico.
La faccia appesa alla Porta Pistoiese ha occhi vagamente obliqui. A significare che da quel varco entrano ed escono in processione le migliaia di cinesi che abitano e lavorano nella vicinissima China Town?
A qualcuno i lavori di Clet sono piaciuti. Ad altri sono apparsi inutili ed anche fuori contesto. In particolare è la collocazione sulle antiche porte che è criticata. Si ritiene, da parte di alcuni, che quei manufatti antichi siano essi stessi un'opera d'arte finita. Che non ha alcun bisogno di alcuna sottolineatura moderna e ironica. E che Clet dia il meglio di sè solo quando "invade" in maniera trasgressiva il contesto urbano. 
Coloro che hanno apprezzato le installazioni di Clet sottolineano l'operazione perchè si inserisce nel filone originario dell'artista. Tutto teso a riflettere sulla città moderna, sul suo significato profondo, sull'interazione tra edifici, luoghi, segni con i cittadini. Rimettere al centro l'uomo e l'umanità servendosi anche di artifici che possano superare la banalità dell'osservare senza vedere, del guardare senza comprendere.
Chissà chi avrà ragione? L'unica sicurezza è che, comunque, le opere di Clet sono solo provvisorie. Tra poco occhi e nasi torneranno nel laboratorio cletiano a San Niccolò.   
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