lunedì 13 luglio 2015

NUOVI MOSTRI


Non è davvero un bello spettacolo. Da qualunque parte lo si guardi. L'affaire della RSA di Narnali propone molti scenari da commentare. E tutti che lasciano una striscia di sapore estremamente amaro.
Non che il caso sia una novità. In tante altre parti d'Italia la scoperta di vere e proprie "camere di tortura" in ambienti che avrebbero dovuto proteggere chi vi era ospitato è cosa quasi quotidiana.
Ma scoprire che anche la propria città non è affatto immune dalle gesta di questi "nuovi mostri" lascia interdetti ed interroga ognuno dei cittadini. 
Nel caso di Narnali, inoltre, meraviglia che l'accusa di maltrattamenti agli anziani sia stata rivolta non ad uno o due operatori ma a molti di chi avrebbe dovuto, per dovere professionale, prendersi cura dei non autosufficienti lì ricoverati. Sembra di essere davanti più ad un "metodo" generale che alla "follia" di qualche singolo infermiere/operatore. 
Stupisce, soprattutto, che di fronte agli atteggiamenti violenti messi in pratica (stando almeno a quanto risulta dalla visione dei filmati...) non ci sia stata reazione di alcuno. Nè sembra abbiano funzionato i controlli sulla struttura predisposti dalla ASL. E nemmeno i controlli sul personale assegnato alla RSA da parte del consorzio ASTIR.
E lo scaricabarile da ASL ad ASTIR e da ASTIR ad ASL non è comunque un belvedere.
Se è vero che i controlli ufficiali spettavano evidentemente alla ASL non c'è dubbio che anche ad ASTIR sarebbe spettato il controllo sul personale impiegato a Narnali da qualche sua cooperativa.
E non basta certamente che ASTIR, con gelida determinazione, si chiami fuori da quel contesto di fatti ed azioni cercando di far rimanere con la palla avvelenata solo i vertici della ASL pratese.
Meraviglia, infine, che di fronte allo scempio che è stato documentato nella RSA i vertici di ASTIR non abbiano saputo, voluto o potuto, offrire le proprie scuse, agli anziani, alle loro famiglie, alla città.
E' un comportamento che mai ci saremmo aspettati da un'organizzazione che ha il suo business proprio nell'attività sociale. E dalla  quale, dunque, ci si sarebbe aspettati ben altro tipo di reazione.
Le cooperative sociali non possono essere considerate alla stessa stregua di una qualsiasi "ditta" che vince un appalto. In questo caso ben prima degli "affari" sarebbe corretto e giusto considerare la natura intimamente delicata che vengono chiamati a svolgere gli operatori delle coop. Che dovrebbero avere professionalità e moralità sicuramente superiori alla media.
L'impressione, tuttavia, è che, visti anche i tanti esempi negativi sparsi per il territorio italiano (a cominciare dalle vicende romane...) cooperative e loro consorzi abbiano ormai in mente soprattutto il fatturato complessivo più che i compiti di assistenza cui sono chiamate a rispondere.
       

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